Objet du Conseil n. 400 du 8 avril 2026 - Resoconto
OGGETTO N. 400/XVII - Approvazione di mozione: "Rinnovata espressione di vicinanza del Consiglio regionale della Valle d'Aosta al popolo ucraino a oltre quattro anni dall'invasione russa".
Aggravi (Président) - Point n° 5 à l'ordre du jour. Pour l'illustration, la parole au collègue Guichardaz.
Guichardaz (PD-FP) - Presentiamo questa mozione con uno spirito molto semplice, che è quello di rimettere il Consiglio regionale dentro una responsabilità che, forse anche per una certa disattenzione, o per il ritmo stesso dei lavori, non siamo riusciti ad assumere pienamente nelle settimane scorse.
Il 24 febbraio, ormai lo sappiamo tutti, non è una data qualsiasi: è il giorno in cui quattro anni fa la Federazione russa ha avviato un'invasione su larga scala dell'Ucraina, aprendo un conflitto che non solo non si è esaurito, ma che continua a produrre effetti profondi, drammatici e direi strutturali sull'assetto geopolitico europeo e internazionale. Esattamente quel giorno del 2022, come Consiglio regionale, noi prendemmo una posizione chiara, unanime, senza distinguo. Votammo una risoluzione, il Consiglio intero, tutti e 35, in quella giornata drammatica. Credo sia importante ricordarlo, sicuramente non per celebrare noi stessi, per celebrare un'idea di Consiglio regionale, ma perché in quel momento dimostrammo che anche una piccola Assemblea come quella della Valle d'Aosta è pienamente dentro la storia e non ai suoi margini. Quest'anno invece quella ricorrenza è passata senza una commemorazione condivisa. C'è stato - ed è giusto ricordarlo - l'intervento dell'assessore Leonardo Lotto, che è intervenuto a titolo personale, senza che vi fosse una programmazione o una possibilità esplicita per tutti di partecipare a quel momento.
Ovviamente io credo che questo non debba diventare oggetto di polemica, credo però che sia giusto riconoscere che è mancata un'occasione istituzionale e che questa mozione dovrebbe servire esattamente a questo: a colmare quel vuoto e a ricostruire una posizione comune, cioè a ridare voce a un Consiglio che su questi temi quattro anni fa aveva saputo parlare con estrema chiarezza. Lo facciamo oggi in un contesto che, se possibile, è ancora più complesso, perché la guerra in Ucraina non è più percepita come un fatto straordinario, ma rischia di diventare - non mi viene un altro termine - uno sfondo permanente, mentre intorno a noi, a distrarre da questa guerra, da questo evento, si moltiplicano i focolai di crisi, si irrigidiscono gli equilibri internazionali, si indeboliscono le sedi multilaterali e riemergono logiche di potenza che pensavamo superate. Allora il punto non è solo ribadire una solidarietà, che pure è fondamentale, ma riaffermare un principio: la violazione della sovranità di uno Stato e il tentativo di piegare un popolo - e ribadisco un popolo - con la forza, non possono mai essere normalizzati, né giustificati, né relativizzati.
L'Ucraina in questi quattro anni non si è limitata a resistere, ha difeso un'idea di Europa, ha difeso un principio di autodeterminazione che riguarda tutti noi e credo che per una Regione come la nostra, che dell'autonomia e dell'autodeterminazione, come dicemmo peraltro quattro anni fa, ha fatto un tratto identitario, questo non sia un elemento secondario, ma un punto di immediata comprensione politica e, se vogliamo, anche umana.
Questa mozione è volutamente semplice, non pretende di aggiungere analisi a ciò che già sappiamo, ma chiede al Consiglio regionale di fare ciò che gli compete: esprimere una posizione, rinnovare una vicinanza e dare un segnale, un segnale che ha un valore simbolico certo, ma che non è irrilevante, perché le istituzioni, come abbiamo avuto occasione varie volte di dire, vivono anche di questi atti, di queste prese di parola, di questa capacità anche di non voltarsi dall'altra parte quando la storia si presenta in modo così evidente.
C'è anche un altro elemento che mi preme sottolineare. Questa mozione non richiama solo la questione internazionale, la questione che tocca il popolo ucraino in Ucraina, ma richiama anche il popolo ucraino nel suo insieme, quindi anche i cittadini ucraini che vivono qui in Valle d'Aosta, che lavorano, che fanno parte della nostra comunità e che portano con sé, così come portavano quattro anni fa - ma oggi sono decisamente di più, anche perché tanti sono transfughi, sono persone che hanno dovuto abbandonare le loro terre -, il peso di una guerra che continua a colpire le loro famiglie. Credo che anche per questo il nostro gesto, così come non lo fu quattro anni fa, non è solo formale, ma è concreto.
Chiudo con una considerazione molto semplice. Quattro anni fa abbiamo preso una posizione chiara, oggi non si tratta di cambiarla ma di confermarla e, se possibile, di farlo con ancora maggiore consapevolezza, perché in questi quattro anni abbiamo capito che quella guerra non riguarda solo l'Ucraina, ma riguarda l'idea stessa di Europa, di diritto internazionale e di convivenza tra i popoli.
Per queste ragioni, ripeto, che sono ragioni molto semplici, per nulla polemiche, non vogliono alzare nessun tipo di contrapposizione, chiediamo al Consiglio di sostenere questa mozione.
Presidente - La mozione è stata presentata, la discussione generale è aperta. Qualcuno vuole intervenire? La parola alla collega Minelli.
Minelli (AVS) - Questa mozione, nel primo punto delle sue premesse, richiama l'articolo 11 della Costituzione e noi crediamo che quell'articolo vada preso a riferimento fino in fondo, senza selezionare solo le parti che possano risultare a noi più comode: "L'Italia ripudia la guerra non solo come aggressione, ma anche come strumento per risolvere i conflitti". Oggi è esattamente questo, a nostro avviso, il nodo politico che abbiamo di fronte. La condanna dell'invasione russa dell'Ucraina è netta e per noi non è mai stata in discussione. Avevo votato quella deliberazione a cui ha fatto riferimento il collega Guichardaz poco fa, così come non è in nessun modo in discussione la solidarietà al popolo ucraino, che sta soffrendo terribilmente da quattro anni, solidarietà anche a chi vive e lavora nella nostra regione, contribuendo alla sua economia, a chi vi ha trovato rifugio, soprattutto nelle prime fasi della guerra, in cui credo anche personalmente molti di noi sono stati impegnati in questa opera di accoglienza. Se ci fermiamo qui, tuttavia, rischiamo di dire, secondo me, una verità parziale. Dopo oltre quattro anni, questa guerra è entrata in una fase in cui la prosecuzione del conflitto non sta dando delle soluzioni, ma provoca un logoramento progressivo, umano innanzitutto, ed è la cosa più importante, ma poi sociale, economico e politico. Allora il punto diventa un altro ed è questo: è ancora credibile pensare che la guerra possa risolversi sul piano militare oggi? Noi crediamo di no e crediamo che continuare a muoversi dentro questa logica significhi nei fatti accettare una guerra ancora lunga, con costi sempre più alti e senza una prospettiva chiara di uscita. Per questo da una posizione come la nostra il rifiuto della guerra non è un'affermazione generica. È una posizione politica che implica una scelta: spostare con decisione il baricentro sull'iniziativa diplomatica. Oggi il tema non è se aprire una nuova e più robusta prospettiva negoziale, ma quando e in che termini. Continuare a rimandarla significa solo rendere questa prospettiva più fragile, più difficile. In questi anni l'Europa ha mostrato un limite evidente: quello di non essere un soggetto politico capace di un'iniziativa autonoma per la pace, anzi, troppo spesso un attore che si colloca dentro una dinamica che è prevalentemente militare. È stato corretto all'inizio, ma ancora adesso sostenere un'azione importante nei confronti dell'Ucraina, ma, a mio avviso, adesso occorre interrogarsi se questa continua attenzione all'aspetto militare possa portarci da qualche parte.
Pensiamo che serva un protagonismo europeo capace di costruire le condizioni per un cessate il fuoco e per un negoziato credibile, fondato sul diritto internazionale e sulla sicurezza collettiva.
Anche il richiamo all'autodeterminazione che è presente in questa mozione va tenuto, secondo noi, dentro questa prospettiva, perché non si riesce a organizzare un'autodeterminazione dentro a una guerra permanente, ma dentro a un equilibrio costruito attraverso la politica, non attraverso il conflitto armato. Sosteniamo questa mozione e dichiariamo la nostra solidarietà a questo popolo che davvero da troppo tempo ormai è in una situazione di gravissima difficoltà. Ci sono bambini che non hanno visto altro che bombe, macerie e distruzione in questi anni. Lo facciamo però dicendo con chiarezza che non è sufficiente riaffermare dei principi che sono comunque condivisi, serve indicare una direzione politica e quindi lavorare per fermare la guerra. Dopo quattro anni la pace non può più essere un auspicio, ma una responsabilità.
Presidente - Ha chiesto la parola l'assessore Marzi.
Marzi (CA) - Intervengo - e mi scuso - dai banchi del Governo rispetto a questa mozione, che di fatto richiama valori che questa Regione ha fatto propri fin dall'inizio del conflitto, ma crediamo anche sia necessario riportare il confronto su un piano di realtà operativa.
La Valle d'Aosta non si è limitata a esprimere solidarietà formale rispetto al tema richiamato da questa importante iniziativa, ma di fatto ha agito con tempestività e in modo strutturato fin dal 2022, attivando un sistema di accoglienza che ha garantito non solo un tetto, ma una presa in carico reale delle persone, con accesso ai servizi sanitari, l'inserimento scolastico dei minori, l'accompagnamento lavorativo e l'integrazione sociale. Oggi infatti parliamo di nuclei che in molti casi si sono per fortuna radicati sul territorio, lavorano, hanno figli nelle nostre scuole e relazioni nella comunità. Questo cambia completamente il quadro, perché non siamo più di fronte a una situazione meramente emergenziale. Proprio per questo, già nei mesi scorsi, quando a livello ministeriale veniva ipotizzata la possibile cessazione delle misure emergenziali, la Regione non è rimasta in attesa, ma ha avviato interlocuzioni con i Sindaci e con la Prefettura, consapevoli che un'interruzione improvvisa avrebbe di fatto prodotto effetti sociali rilevanti su persone ormai integrate nei territori. In questo contesto si inseriva il progetto "Germoglio", che rappresentava un cambio di paradigma, passando da una logica emergenziale a un modello di housing temporaneo orientato all'autonomia, con prese in carico multidisciplinari e percorsi individualizzati per accompagnare i nuclei, in particolare quelli provenienti dal CAS, verso una progressiva stabilizzazione sia abitativa che economica e sociale. Questa ipotesi risultava oggettivamente prematura rispetto al percorso dei nuclei inseriti nel CAS, ma avrebbe comunque consentito di garantire continuità alla fase emergenziale, orientandola progressivamente verso un radicamento stabile delle persone sul territorio.
Nel frattempo il quadro nazionale, come sappiamo, si è evoluto e l'emergenza ucraina è stata prorogata fino a marzo 2027, con la conseguente prosecuzione del sistema dei CAS, ma è importante essere chiari: questa proroga non rappresenta un arretramento, né un ritorno alla gestione emergenziale, bensì una misura di continuità necessaria per evitare rotture nei percorsi delle persone.
Parallelamente infatti il lavoro della stabilizzazione è già stato avviato e continua a rappresentare la direzione strategica di tutta la nostra Regione. Il punto politico è quindi semplice: non stiamo inseguendo l'emergenza, stiamo cercando di governarla e trasformarla, costruendo già oggi le condizioni per il suo superamento attraverso un lavoro integrato con i territori, i servizi e il terzo settore, mettendo al centro non solo l'accoglienza, ma la responsabilità di accompagnare percorsi di vita ormai parte della nostra comunità.
Presidente - Ha chiesto la parola la collega Forcellati.
Forcellati (PD-FP) - A oltre quattro anni dall'inizio dell'invasione russa in Ucraina, discutere questa mozione non è un atto formale, ma un dovere di coerenza istituzionale e civile. Dobbiamo forse ripartire dalle fondamenta, cioè dall'articolo 11 della nostra Costituzione, che è una bussola e che ci guida: l'Italia ripudia la guerra non solo come una scelta etica, ma come un impegno giuridico. L'aggressione della Federazione russa contro uno Stato sovrano è una violazione brutale di questo principio e dell'intero ordinamento internazionale. In questi giorni, in questo periodo vediamo che il rispetto del diritto internazionale si è fatto abbastanza carta straccia. Non possiamo abituarci però alla guerra. È interessante il confronto con tutte e tutti voi. Mi sembra che ci sia un percorso di normalizzazione dei conflitti, normalizzazione di questo conflitto, che è il primo passo all'essere un po' anestetizzati rispetto ai conflitti mondiali e anche ai piccoli conflitti nazionali e quotidiani, con un'esaltazione del conflitto o con una minimizzazione del conflitto. Questo è il primo passo verso il rischio della perdita dei nostri valori democratici. Perché noi Valle d'Aosta e perché noi oggi? Al di là del collega che ha appena detto - e ce ne facciamo anche una responsabilità noi come gruppo -, al di là dell'intervento dell'assessore Lotto: noi tutti non abbiamo detto nulla in quel momento e c'è stato un vuoto, un vuoto che oggi era giusto in qualche modo colmare, ma perché noi? Noi rappresentanti di una Regione autonoma sappiamo bene qual è il concetto di autodeterminazione dei popoli, che non è una formula astratta: è la radice stessa della nostra esperienza istituzionale. La Valle d'Aosta sa cosa significa lottare per la propria identità, per il diritto ad autogovernarsi ed è proprio per questo motivo che non possiamo restare indifferenti quando l'autodeterminazione di un popolo europeo, di un popolo vicino a noi viene calpestata per di più con le armi. La nostra solidarietà all'Ucraina, concordo con l'assessore Marzi, non può rimanere solo una solidarietà sulla carta, ma tutte quelle azioni che sono poste in essere, che continuano a essere attive in fondo rappresentano una difesa dei principi che rendono possibile la nostra stessa autonomia.
La comunità ucraina in Valle d'Aosta: io ho avuto l'onere, ma soprattutto l'onore, di incontrare le decine e decine di persone, di famiglie, che sono arrivate da noi con bambini, persone anziane, donne che avevano lasciato figli e mariti nel loro Paese, perché non potevano muoversi da lì. Io ho visto quegli occhi persi, pur accolti, pur con il sorriso nei nostri confronti, ma persi: persi perché non comprendevano la nostra lingua, perché non erano a casa loro, perché erano persone abituate a una vita esattamente come la nostra, occidentale, con tutta una serie anche di servizi, comodità, tranquillità economica e strutturale. Li ho visti perché li ho accompagnati negli appartamenti messi a disposizione all'interno del comune di Aosta, appartamenti che sono stati davvero l'esempio della nostra solidarietà, della nostra capacità del popolo, io dico aostano, ma valdostano, di accogliere, perché ho visto mettere a disposizione ville, appartamenti davvero molto belli proprio nei confronti di queste persone. Persone che oggi a centinaia e a migliaia vogliono tornare e tornano nel loro Paese nonostante la guerra, ci dicono: "Ci sentiamo esiliati. Dopo quattro anni ci sentiamo esiliati e vogliamo tornare. Meglio morire sotto le bombe piuttosto che stare lontano dai nostri cari, dalle nostre case e dal nostro Paese". Questo conflitto non è lontano da noi, ha proprio il volto di tutti questi cittadini e cittadine ucraine che vivono, lavorano, ancora oggi contribuiscono alla crescita sociale ed economica della nostra comunità, ma che hanno il desiderio di rientrare presso le loro case, quello che rimane delle loro case. A loro va la nostra vicinanza e non è stata, non è e non può essere una vicinanza solo ideale, ma anche politica, quindi riconoscere la loro stessa esistenza sul nostro territorio e il loro contributo significa anche rafforzare il legame, un legame che tiene unita una comunità e la comunità regionale.
In conclusione che cosa chiedere o che cosa condividere con questa mozione? Votare questa mozione, quindi accoglierla, significa ribadire che la Valle d'Aosta è un presidio di democrazia. Io mi spingerei un po' più in là: un presidio di accoglienza e di democrazia. Significa dire che il nostro Consiglio non volge lo sguardo dall'altra parte e che i valori di libertà, democrazia e sovranità sono, e noi speriamo resteranno sempre, i pilastri del nostro impegno politico.
Président - Le collègue Martinet a demandé la parole.
Martinet (UV) - Intervengo con uno spirito che vorrei fosse condiviso da tutta quest'aula: quello della solidarietà, della responsabilità istituzionale e della difesa dei valori fondamentali che stanno alla base della nostra convivenza democratica.
Da oltre quattro anni l'Europa è attraversata da una guerra che pensavamo appartenere al passato. Con l'invasione russa dell'Ucraina del 2022 si è aperta una ferita profonda nel cuore del nostro continente, una ferita che riguarda non soltanto la sicurezza internazionale, ma anche i principi fondamentali del diritto internazionale, di rispetto della sovranità degli Stati, dell'integrità territoriale e dell'autodeterminazione dei popoli.
Quando parliamo di questa guerra, non dobbiamo dimenticare che, dietro alle analisi geopolitiche e alle notizie quotidiane, ci sono in realtà soprattutto le persone. Ci sono famiglie costrette a lasciare le proprie case, bambini che crescono sotto l'esplosione delle bombe, città distrutte e vite spezzate. Esprimere solidarietà all'Ucraina significa prima di tutto riconoscere questa dimensione umana della tragedia, significa ricordare che la guerra non è mai un fatto lontano o astratto, ma riguarda la dignità delle persone, la libertà dei popoli e la sicurezza di tutti noi. La nostra Regione ha dimostrato concretamente che la solidarietà non è solo una parola, lo ricordava prima la collega Forcellati. Come Sindaco di Gressan, abbiamo avuto la prima famiglia il 25 febbraio del 2022, rifugiata proprio in Valle d'Aosta, a Gressoney, quindi so bene di cosa si sta parlando. Molti cittadini, associazioni, Enti locali, organizzazioni di volontariato si sono mobilitati per accogliere i profughi, per inviare aiuti umanitari e per sostenere chi è stato costretto a fuggire dalla guerra. Queste iniziative rappresentano il volto migliore delle nostre comunità, un volto fatto di responsabilità civica, di umanità e di vicinanza concreta verso chi soffre.
Oggi il nostro compito è anche quello di ribadire con chiarezza alcuni principi: il primo è che la pace non può essere costruita sull'aggressione e la violazione del diritto internazionale; il secondo è che la solidarietà verso le popolazioni colpite dalla guerra non deve venire meno con il passare del tempo o con l'abitudine alle notizie. Le guerre rischiano di diventare con il passare dei mesi una presenza costante, ma distante dal nostro orizzonte, ma per chi le vive ogni giorno non esiste in realtà una distanza, esiste solo l'urgenza di sopravvivere, di ricostruire e di tornare a vivere in pace. Per questo motivo ritengo importante che anche le istituzioni regionali continuino a esprimere con chiarezza la propria vicinanza al popolo ucraino. Solidarietà significa anche sostenere tutti gli sforzi diplomatici e politici che possono portare a una pace giusta e duratura, una pace che non sia semplicemente l'assenza temporanea di combattimenti, ma il risultato di un percorso fondato sul rispetto del diritto internazionale e sulla sicurezza dei popoli. In questo senso la vicenda ucraina ci ricorda quanto siano preziosi e fragili la pace e la libertà. Sono conquiste che spesso diamo per scontate, ma che nella storia europea sono state pagate a caro prezzo. Il nostro compito, come rappresentanti delle istituzioni, è anche quello di coltivare una memoria vigile e una responsabilità condivisa. Difendere i valori della democrazia, della cooperazione internazionale e della solidarietà tra i popoli significa anche non restare indifferenti quando questi valori vengono messi in discussione. Per queste ragioni desidero esprimere, a mio nome e - mi auguro - dell'intero Consiglio, un sentimento di vicinanza e di solidarietà al popolo ucraino, una solidarietà che si accompagna all'auspicio più forte: quello che si possa arrivare quanto prima a una pace giusta, capace di restituire sicurezza, libertà e futuro a milioni di persone.
Con questo spirito rinnovo il nostro impegno affinché le istituzioni continuino a fare la propria parte nel sostenere iniziative di aiuto umanitario, nell'accoglienza e nella difesa dei valori che sono la base dell'Europa democratica, perché la solidarietà non è soltanto un principio astratto: è una scelta concreta che definisce chi siamo come comunità.
Presidente - Ha chiesto la parola il collega Marquis.
Marquis (FI) - Intervengo al nome del gruppo, con la consapevolezza che il tema trattato supera ogni tipo di appartenenza politica e chiama in causa i valori fondamentali della nostra democrazia. Per questo ringrazio i colleghi del PD, che hanno sottoposto all'attenzione dell'aula questa mozione. Sono trascorsi quattro anni dall'invasione dell'Ucraina, non possiamo che ribadire oggi con chiarezza la posizione che questo Consiglio ha espresso già nel 2022. Un'iniziativa di aggressione che era iniziata come una missione militare speciale si è trasformata in una guerra lunga e duratura, che ha prodotto tantissime vittime. Ancora oggi diventa difficile conoscere il numero delle vittime e questo dipende dalle narrazioni che vengono fatte. Si legge di centinaia di migliaia di vittime, sino a un milione di persone morte, ferite o che sono disperse, che hanno lasciato la propria terra.
Inizio pertanto con l'annunciare il nostro voto favorevole a questa iniziativa, perché riteniamo doveroso rinnovare la vicinanza al popolo ucraino, vittima di un'aggressione ingiustificata e inaccettabile, ma lo facciamo anche con molta convinzione, nella piena coerenza dei valori europei e atlantici che da sempre contraddistinguono la nostra posizione. Proprio per questo riteniamo anche in questo momento di ricordare cosa è stato fatto a livello locale e a livello nazionale. A livello locale, ovviamente con le nostre piccole forze, sono stati dati dei buoni contributi, sia a livello di Amministrazione regionale che di Enti locali, ma anche e soprattutto a livello di associazioni e di privati. Associazioni come la Croce Rossa, che si sono messe da subito a disposizione per organizzare la macchina dell'accoglienza, e ricordo in questa circostanza l'accoglienza che è stata fatta ai profughi a Chavonne, ma ricordo anche tutti i privati che hanno messo a disposizione con grande generosità i loro appartamenti, per accogliere delle famiglie che hanno lasciato il Paese in cerca di un posto sicuro, lasciando le loro famiglie, i loro parenti per cercare di dare un futuro alla propria famiglia e ai propri bambini, tante di queste famiglie a distanza di quattro anni si sono integrate nella comunità valdostana. Ci sono dei piccoli bambini che hanno imparato l'italiano e probabilmente tra queste famiglie, nonostante il richiamo della propria terra, delle proprie radici, magari qualcuno sceglierà di vivere in Valle d'Aosta, perché sente che questo è un territorio sicuro, sente una situazione nettamente migliore rispetto a quella che ha dovuto lasciare. Sono trascorsi quattro anni. Numerosi quartieri e tante città, al di là di vivere sotto il terrore delle bombe, sotto il terrore di attentati continui, vivono anche in condizioni di grossa difficoltà, in carenza di energia elettrica e quindi di acqua calda, dei servizi fondamentali di cui ha bisogno una famiglia.
A livello nazionale credo sia giusto ricordare con grande orgoglio quello che è stato fatto dal Governo guidato da Giorgia Meloni, con il contributo determinante del ministro degli esteri, Antonio Tajani, che ha garantito a livello nazionale, sin dall'inizio, un sostegno concreto, continuo e senza ambiguità all'Ucraina. Un sostegno che è stato articolato sicuramente su più livelli: un livello politico-diplomatico, una linea chiara di condanna all'aggressione russa e di sostegno alla sovranità ucraina; un livello militare-strategico attraverso il supporto alla capacità di autodifesa di Kiev; economico e umanitario, con interventi a favore della popolazione civile e soprattutto nella ricostruzione, con il ruolo attivo dell'Italia nei programmi internazionali per la ripresa del Paese. A questo riguardo credo sia utile ricordare la partecipazione dell'Italia alla Conferenza per la ricostruzione economica e infrastrutturale dell'Ucraina.
C'è anche un altro aspetto, forse meno conosciuto ma che è altrettanto significativo, che caratterizza l'azione del Ministero degli esteri, un aspetto direi umanitario. Sono state promosse tutta una serie di iniziative che hanno portato nel nostro Paese bambini provenienti da zone di guerra per essere curati nei nostri ospedali, mettendo a disposizione e in campo il meglio del nostro sistema sanitario e della nostra solidarietà. Questo è il modo in cui l'Italia e il Paese hanno interpretato questo ruolo: non solo dichiarazioni, ma azioni reali, tangibili, che salvano vite e costruiscono futuro, ecco perché oggi noi votiamo a favore di questa mozione: perché è giusto che si ribadisca la nostra vicinanza al popolo ucraino, ma lo facciamo anche con orgoglio, rivendicando il lavoro che il nostro Paese, la nostra comunità e il Governo di cui facciamo parte hanno già messo in campo, senza tentennamenti e senza ambiguità.
Per Forza Italia quindi stare dalla parte dell'Ucraina significa stare dalla parte della libertà, del diritto internazionale, dell'Europa e su questo per noi non ci saranno mai delle esitazioni.
Presidente - La parola al collega Manfrin.
Manfrin (LEGA VDA) - Grazie ovviamente ai proponenti, a chi è intervenuto, che ha aperto un dibattito sicuramente dai toni pacati, che siamo lieti possa mantenersi tale.
Noi abbiamo letto con attenzione questa iniziativa e abbiamo anche letto nelle premesse un elemento importante, cioè il fatto che si richiami un elemento importante per questo Consiglio, cioè il fatto che nel 2022, quindi in imminenza degli eventi di cui stiamo parlando oggi, questo Consiglio si mosse per tempo, tempestivamente, proprio per esprimere quello che su questa mozione poi è stato riportato ulteriormente.
Io credo che non vi siano dubbi rispetto a quello che l'attuale Governo nazionale ha già messo in campo, sulla posizione che l'attuale Governo nazionale ha già espresso rispetto al tema dell'Ucraina e del conflitto. Potrei fare un'analisi di alcuni elementi, non vorrei scadere su alcuni dettagli, come il progetto europeo di cui l'Ucraina non fa parte, o il principio di autodeterminazione… peraltro nella risoluzione che venne approvata nel 2022 si parlava dell'inizio della guerra non nel 2022, ma dal 6 aprile del 2014, quando cominciò la guerra nel Donbass, appunto poi votata all'unanimità.
Io credo però che si debba venire agli elementi concreti che quest'aula può esaminare. Riteniamo che discutere più e più mozioni dello stesso tipo, che dicono le stesse cose, sia fondamentalmente un atto che sposta poco, che porta sicuramente poche novità al dibattito.
Riteniamo che soprattutto - e questo è un elemento importante, un elemento che in parte mi fa anche condividere alcune riflessioni espresse dalla collega Minelli, quando si parla di combattimenti, di guerra di aggressione e quant'altro - si dimentichi un elemento che nella scorsa comunicazione, nella scorsa risoluzione che era stata approvata c'era ed era ben vivo e presente, ovvero la necessità di una via diplomatica di risoluzione dei conflitti. Questo è un elemento che in questa mozione purtroppo non c'è, un richiamo alla diplomazia. Per noi invece il richiamo alla diplomazia è importante, crediamo che per via militare, se continuiamo in questa maniera, continuiamo ad avere un muro contro muro che non farà altro che aumentare il conflitto, che è quello che sta accadendo, senza trovare una vera soluzione. È evidente che, a fronte degli impegni già presi dal Governo e delle determinazioni già assunte da questo Consiglio, non riteniamo di poter votare questa iniziativa.
Presidente - La parola al collega Lattanzi.
Lattanzi (FdI) - Noi voteremo questa mozione, lo faremo senza "se" e senza "ma", perché, al di là del fatto che la consapevolezza ci porta a ragionare su questi documenti sempre con una certa attenzione alle posizioni, perché inevitabilmente documenti come questi, iniziative come queste ci fanno volare molto alti e anche consapevoli che la loro efficacia sia limitata al pensiero che rimane sostanzialmente in quest'aula, anche se la mozione verrà comunicata all'Ambasciata ucraina e ci fa piacere, sappiamo però, altrettanto chiaramente, che questi sono i momenti in cui bisogna prendere posizione.
Siamo felici che l'Italia, con il Governo Meloni, abbia preso una posizione chiara e netta. Condivido la perplessità del collega Manfrin sull'assenza nel documento, ma che si potrebbe benissimo emendare e condividere. Collega Manfrin, se vogliamo aggiungere che la via diplomatica è quella da tutti ricercata, quella che sostanzialmente l'Italia sta continuando a sostenere sia dai banchi di maggioranza che dai banchi di opposizione…
Crediamo però che non si debba non ricordare un passaggio importante. Qui c'è un grande assente in questo dibattito e soprattutto in questa via diplomatica: l'Europa. L'Europa che si divide, l'Europa dei "se", dei "ma", "ma nel 2014, ma chi, ma l'Ucraina, la Crimea, la Nato". Ecco, noi crediamo che in questi momenti invece sia proprio il momento di dire da che parte si sta e noi stiamo con gli Ucraini. Stiamo con quelli invasi, con quelli che ricevono le bombe, le subiscono. Stiamo con quelli che sacrificano circa 10.000 ragazzi giovani al mese su questo conflitto, più del doppio purtroppo sono anche i giovani russi che vengono immolati in questa strategia di geopolitica del Presidente russo, che tutti ormai l'hanno compreso, serve a mantenere il suo potere e a continuare a perpetrarlo. La via diplomatica è possibile solo se l'Europa c'è ed è forte, purtroppo l'Europa non c'è, dovrebbe battere un colpo, dovrebbe prendere consapevolezza che in momenti come questi, ma anche come quello che sta succedendo in Medio Oriente, l'Europa deve trovare una soluzione europea. Non può trovare la soluzione nelle personalità che di volta in volta cercano la vetrina per dire che esistono politicamente, anche in Europa. Noi quindi voteremo convintamente questo documento, questa iniziativa, quindi grazie ai colleghi del PD per averla proposta. Noi siamo con gli Ucraini: forza Ucraina!
Presidente - Ricordo ai colleghi che la discussione generale è aperta, quindi il tema degli emendamenti e della mozione è sul tavolo. Ha chiesto la parola il collega Viérin Marco.
Viérin M. (CA) - Già tante parole sono state dette e c'è il rischio di parlarsi addosso, purtroppo, però non si può tacere, soprattutto perché il tempo rischia di diventare il miglior alleato dell'indifferenza. Sono passati più di quattro anni da quel febbraio che ha cambiato la storia dell'Europa e, mentre le cronache internazionali si concentrano legittimamente sull'evoluzione tattica del conflitto, noi pensiamo che abbiamo il dovere di guardare a ciò che sta dietro le linee: le persone e gli interessi, soprattutto, delle superpotenze nell'indebolire l'Europa stessa, perché parlarne qui oggi? Perché la solidarietà non è una competenza esclusiva del Ministero degli interni e di un'Europa che stenta e rischia di essere sempre più debole, qui concordo con il collega Lattanzi nel suo intervento, perché la nostra comunità valdostana ha accolto, ha curato e continua a sostenere chi scappa dalle guerre, perché il principio di fratellanza tra i popoli esiste e va mantenuto malgrado tutto, malgrado i calcoli geopolitici, malgrado le strategie scellerate di potenti accecati solo per i loro propri interessi.
Dobbiamo ribadire che il nostro sostegno non è un atto di abitudine, ma è una scelta consapevole di fronte a un popolo che sta pagando il prezzo più alto per difendere i valori. Non solo quelli propri, ma anche i nostri: l'autodeterminazione e la libertà. Non permettiamo quindi che la stanchezza e l'abitudine ci rendano cinici. Riaffermiamo oggi quindi che, oltre ai calcoli strategici e alle mappe militari, esiste un popolo che merita non solo la nostra assistenza materiale, ma il riconoscimento costante della sua umanità ferita. Noi siamo quindi con gli Ucraini per il sostegno e il sogno di vedere un'Europa, una vera Europa, non quella di oggi, e voteremo quindi con convinzione questa vostra mozione.
Presidente - La parola al collega Bellora.
Bellora (LEGA VDA) - Ho ascoltato con molta attenzione tutti gli interventi e non nascondo che questa mozione crea, secondo me, un problema di coscienza importante, ma anche un problema di ruolo istituzionale dell'aula della quale facciamo parte.
Parto dal secondo. A mio modo di vedere le cose, non ha molto senso e continuo a pensare che non ce l'abbia - vale per questa, ma vale anche per altre mozioni che ho visto essere state iscritte all'ordine del giorno - che questo Consiglio si occupi di questioni che trascendono il suo ruolo, nel senso che un Consiglio regionale deve fare il Consiglio regionale e limitarsi, secondo me, a questioni che abbiano attinenza con la competenza del legislatore regionale. È per questo che, a mio modo di vedere, da un punto di vista istituzionale io ho grosse perplessità non su questa mozione, ma su questo genere di mozioni, che è una cosa diversa.
Vi è poi un problema di coscienza, che non ho alcun problema a esternare, perché credo che l'onestà intellettuale dovrebbe essere una caratteristica di tutti noi che parliamo a nome di chi ci ha eletto. Il problema di coscienza nasce dal fatto che certamente la guerra è qualcosa di assolutamente sbagliato e negativo per chiunque e che non esistono guerre giuste e non esistono guerre in qualche modo encomiabili. Fermo restando che la notazione che ho sentito fare sull'articolo 11 della Costituzione è una notazione, secondo me, di respiro un po' più ampio, perché sicuramente l'Italia ripudia la guerra, ma la norma non contiene un solo comma, ne contiene anche altri, ma non voglio entrare in questo, non voglio parlare di diritto costituzionale, che poi ancora mi si viene a dire che io farei delle cose che non dovrei fare in quest'aula.
Il discorso è un altro. Trovo e spendo una parola, credo, corretta per la proposta che ho sentito poco fa dal collega di Fratelli d'Italia, cioè il fatto che questa mozione sicuramente ha un passaggio mancante, perché al di là, ripeto, di alcune perplessità che io evidenzio, relative, per esempio, al punto 2, in cui si dice: "Trasmettere tale espressione di vicinanza all'Ambasciata dell'Ucraina in Italia e, per conoscenza, alle competenti istituzioni nazionali ed europee", che mi fa dire… io so che da alcune parti politiche l'ironia non è gradita, ma a me piace e quindi la uso: mi sembra che ci siamo un po' montati la testa, francamente, perché da qui ad andare a fare delle raccomandazioni alle principali istituzioni nazionali ed europee forse abbiamo perso un po' di vista il nostro ruolo. Resta però il fatto che l'impianto generale di questa mozione è sicuramente condivisibile, perché è una mozione che evidentemente mira a ribadire ciò che è già stato fatto quattro… no, tre anni fa - comunque quando è stata votata io non c'ero, in Consiglio - e che certamente afferma dei principi condivisibili.
Io credo che questa mozione vada tuttavia emendata - e parlo, credo, a titolo personale, poi non so, sentiremo gli altri interventi - nel senso suggerito dal collega di Forza Italia, cioè con un passaggio più netto, più chiaro, sulla necessità di una soluzione diplomatica, di un intervento diplomatico che eviti la guerra. Questo passaggio io non lo vedo, è un passaggio secondo me molto importante, quindi io credo che con questo emendamento, che immagino possa essere tranquillamente condiviso dall'aula, le perplessità che ho sollevato a titolo personale sull'opportunità di mozioni di questo tipo potrebbero essere superate, per questo propongo questo emendamento.
Presidente - Prima di dare la parola al collega Sorbara, invito i colleghi a coordinarsi con i firmatari per la specifica dell'emendamento, perché poi nel caso dobbiamo recepirlo al banco alla Presidenza. Lo dico nell'interesse del collega Bellora, che lo ha proposto: se vuole proporre un emendamento, mettetevi d'accordo con i primi firmatari. La parola al collega Sorbara.
Sorbara (FI) - Oggi non parliamo solo di politica internazionale, parliamo di esseri umani. La guerra in Ucraina, iniziata con l'invasione della Russia, continua ancora oggi a produrre conseguenze drammatiche nel cuore dell'Europa. Non è assolutamente un conflitto lontano, è una ferita aperta e ci riguarda tutti. Oggi nell'Unione europea oltre 4 milioni di persone fuggite dall'Ucraina vivono sotto protezione temporanea. In Italia sono più di 62.000 e quasi un terzo sono bambini. Parliamo della più grande crisi di rifugiati in Europa dalla Seconda guerra mondiale. Dietro questi numeri ci sono volti, storie, vite sospese e ne abbiamo anche esempi concreti all'interno della nostra regione. L'Europa ha reagito attivando strumenti, protezione temporanea, accesso a lavoro, sanità e istruzione, sostegno economico ai Paesi membri, sanzioni anche contro la Russia. Anche l'Italia sta facendo la sua parte, ma la risposta più concreta, secondo me, nasce nei territori. Sono le nostre comunità che accolgono, integrano, accompagnano e questo dà senso al nostro ruolo istituzionale.
C'è una responsabilità che riguarda tutti noi e sono i nostri giovani. Oggi i ragazzi vedono la guerra attraverso uno schermo, attraverso il cellulare, ma spesso non comprendono davvero cosa significhi perdere tutto. Allora il nostro compito è trasformare ciò che accade in un'occasione educativa. Dobbiamo insegnare che la libertà non è scontata, la pace non è garantita, i diritti non sono eterni, bisogna guadagnarseli, bisogna saper fare sacrifici, perché basta poco, troppo poco, per perdere tutto. Per questo credo che, come Regione, possiamo fare di più, come percorsi rivolti ai giovani, nelle scuole, nelle palestre, negli oratori, testimonianze, esperti e momenti di confronto, perché la pace si costruisce anche così, attraverso la consapevolezza.
Presidente - Ha chiesto la parola il collega Guichardaz.
Guichardaz (PD-FP) - Intanto grazie ai colleghi per questo dibattito, che credo renda onore al nostro Consiglio regionale per i toni e per le argomentazioni.
Noi abbiamo messo a disposizione questo testo, ovviamente emendabile, ci mancherebbe. Non siamo guerrafondai, non pensiamo assolutamente che le guerre si risolvano ammazzando né civili, né militari. Siamo persone pacifiche e oggi credo che il Consiglio regionale abbia rappresentato anche questo anelito e questa volontà, che la risoluzione di questo conflitto possa avvenire nel più breve tempo possibile, possibilmente attraverso canali diplomatici.
Vorrei evidenziare proprio il testo che approvammo quattro anni fa, nella parte in cui "si attivino tutti i canali diplomatici affinché - e questo è corretto - si ponga immediatamente fine all'attacco in corso e allo spargimento di sangue". Era il primo giorno dell'evento, dell'aggressione da parte della Federazione russa all'Ucraina. Sono passati quattro anni. I tentativi di vie diplomatiche sono stati perseguiti da tutti, credo: sono stati perseguiti dal nostro Stato, dal nostro Governo attraverso plurime iniziative sia da parte della Presidenza del Consiglio e del Ministero degli affari esteri, ma anche da parte di chi all'interno della maggioranza magari non condivide la via militare. Il problema è che magari è ancora più vicino a un'affinità più stretta alla Federazione russa rispetto ad altre componenti del nostro Governo, ma anche ad altri rappresentanti di altre Nazioni. Purtroppo questa via diplomatica, che credo sia un auspicio da parte di tutti, non ha trovato una sua esplicitazione e una sua conclusione.
Per quanto mi riguarda e ci riguarda, quindi, rispetto a qualsiasi tipo di emendamento ciò che conta è l'espressione, a distanza ormai di quattro anni, della solidarietà immutata, e a questo punto rafforzata, del nostro piccolo Consiglio regionale a una popolazione che noi sentiamo particolarmente vicina. La sentiamo vicina per le cose che ho detto in presentazione, che non ripeto, ma anche perché è una popolazione che, lo vorrei dire, non paga solo nelle zone contese, perché poi, se si volesse fare un discorso legato alle pretese dell'una o dell'altra parte in causa, qualcuno ogni tanto evidenzia il fatto che il Donbass e le altre terre russofone, o comunque con una predominanza di popolazione magari diversa rispetto al complesso dell'Ucraina, possano in qualche modo desiderare un'annessione. Qui parliamo di un conflitto che si è esteso in maniera importante e che oggi tocca l'intera Nazione ucraina, tocca uno Stato sovrano nei suoi fondamenti, nelle sue infrastrutture stradali e nelle sue infrastrutture energetiche. Ogni giorno centinaia di droni e di missili attraversano il cielo ucraino e colpiscono popolazioni civili che sono oramai portate allo stremo.
Io credo che il problema oggi sia ancora più acuto rispetto a quel 24 febbraio 2022 in cui questo Consiglio, io credo anche con un certo senso di responsabilità, avvertiva la gravità di un'invasione che all'epoca veniva classificata dalla Federazione russa come "operazione speciale" e oggi sappiamo essere una vera e propria guerra, una vera e propria carneficina ai danni di una popolazione civile, che, come sempre succede in questi conflitti, non ha alcuna responsabilità rispetto ai fatti che avvengono.
Io vorrei solo ricordare, senza polemica, a chi è intervenuto: è qualcosa che ci diciamo spesso, ogni volta che affrontiamo dei temi alti o dei temi che per qualcuno possono sconfinare le competenze del Consiglio regionale. Noi negli anni abbiamo approvato decine di mozioni, abbiamo fatto delle discussioni. All'interno di questo Consiglio regionale la risoluzione di quattro anni fa guardava ben fuori dai nostri confini regionali, ma diceva di una comunità scossa, di una comunità partecipe.
Abbiamo votato delle risoluzioni in solidarietà al popolo catalano, perché il nostro è un popolo che si riconosce fortemente nell'idea di autodeterminazione dei popoli e abbiamo discusso mozioni che guardano ben fuori dai nostri confini.
Io ricordo, anche solo qualche tempo fa, questa mozione, per esempio, sull'intitolazione di una sede universitaria a un personaggio che di sicuro non è autoctono valdostano, questo signor Charlie Kirk, che in qualche modo è una sorta di sguardo ben oltre i nostri confini. Ricordo anche, per esempio, la mozione che fu portata in questo Consiglio rispetto a una sensibilizzazione sul tema del "sì" e del "no" al referendum nazionale sulla riforma della Magistratura, che potrebbe essere un tema sensibile, un tema che riguarda magari il singolo cittadino, ma che in quel momento poteva anche essere rubricato e considerato come un tema nazionale, tra l'altro, sensibilmente nazionale, perché in quel momento toccava anche delle corde politiche che andavano ben oltre il nostro Consiglio regionale, così come tanti altri temi che negli anni sono stati affrontati all'interno di questo Consiglio. Faccio l'esempio solo di una recente mozione che fu portata in questo Consiglio rispetto alla condanna delle violenze perpetrate a Torino, all'interno di una manifestazione di un centro sociale, che esprimeva solidarietà alle Forze di polizia e tante altre iniziative che guardano fuori dai nostri confini.
Io penso che questa sia un'Assise e un luogo in cui si può tranquillamente discutere anche di temi internazionali, o di temi nazionali, non mi sono mai scandalizzato. Tra l'altro, devo dire che questo tema, quello legato al conflitto ucraino, così come quello che discuteremo alla fine di questo Consiglio, sulla solidarietà al popolo iraniano, toccano sicuramente quelle popolazioni che oggi subiscono fortemente l'autorità e il conflitto in prima persona, ma sono tematiche che in qualche modo comunque influenzano anche la nostra piccola Regione, la nostra piccola realtà. Il conflitto ucraino, lo sappiamo benissimo, ha determinato degli squilibri a livello geopolitico, un aumento delle spese militari, che sono state richieste proprio a seguito di un presunto disimpegno da parte dell'Europa per quanto riguarda la partecipazione attiva alla NATO, quindi si è chiesto di aumentare le spese militari, e questo significa che, aumentando le spese militari, ovviamente vengono meno e diminuiscono poi investimenti magari in altri settori. Così come il conflitto iraniano, che è un conflitto lontano da noi, ma lo vediamo alla pompa della benzina tutti i giorni: aumentano considerevolmente i costi a carico dei cittadini e quindi anche a carico dei Valdostani, se vogliamo rimanere sull'aspetto più funzionale delle nostre iniziative. Questa è un'iniziativa che guarda al popolo ucraino. Il collega Lotto l'altro giorno ha fatto un bell'intervento, che parlava dei giovani e di questi ragazzi che comunque pagano, così come in Iran e in altri scenari di guerra, tutti i giorni anche il fatto di essere giovani. Io credo che il nostro Consiglio abbia la legittimità, poi ognuno è libero assolutamente di pensarla come ritiene, di occuparsi anche di questioni alte. Siamo una piccola goccia nel mare, penso però queste piccole gocce, messe tutte insieme, possano alla fine creare sensibilità all'interno di una popolazione sensibile come la nostra e dall'altra parte anche ottenere, quando la marea diventa montante, dei risultati.
Chiudo dicendo che il collega Bellora dice che sembra una cosa poco consona immaginare di esprimere la propria solidarietà all'Ambasciata e alle Autorità statali europee. È la stessa cosa che scrivevamo cinque anni fa. Io ho ripreso pari pari le parole contenute in quella risoluzione, in cui dicevamo proprio, "nelle sedi opportune", quindi "a manifestare la propria solidarietà al popolo ucraino presso l'ambasciata dell'Ucraina in Italia e a presentare, presso l'Autorità statale europea, la viva preoccupazione dei Valdostani per l'azione bellica".
Cose che dicevamo quattro anni fa, quando ancora la guerra era all'inizio e non potevamo sospettare che potesse durare quattro anni, le ripetiamo oggi ancora più motivati credo.
Benissimo l'accoglimento dell'emendamento. Io chiederei a questo punto… magari se vuole intervenire il collega Perron e poi chiede lui l'interruzione per poter inserire l'emendamento, sennò chiediamo noi… ditemi voi…
(intervento di alcuni Consiglieri fuori microfono)
…allora chiederei l'interruzione per poter inserire l'emendamento.
Presidente - Chiede la sospensione?
Guichardaz (PD-FP) - Sì, una sospensione breve.
Presidente - Allora, se siete d'accordo, io ci aggancerei la pausa, così almeno la anticipiamo visto che poi abbiamo altre mozioni… un quarto d'ora di pausa.
La seduta è sospesa dalle ore 10:21 alle ore 10:45.
Aggravi (Presidente) - Colleghi, riprendiamo i lavori. So che i proponenti hanno depositato un emendamento, che poi verrà illustrato. Chi intende intervenire? La parola al collega Perron.
Perron (LEGA VDA) - Illustriamo brevemente la nostra proposta di modifica, che è stata accettata. Questo emendamento dice: "E invitando la Commissione del Consiglio europeo ad aprire al più presto la strada della diplomazia per fermare questa guerra nel continente europeo".
Riguardo alla nostra posizione, come Lega, tra l'altro, ci rifacciamo anche al solco della mozione che fu votata, è stato già ricordato, quattro anni fa, all'epoca dell'inizio del conflitto russo-ucraino. In questo caso anche sulla mozione e sui principi generali che essa in qualche modo esplicita siamo d'accordo. Allo stesso tempo però, come è noto, il nostro partito ha espresso dei distinguo, che faremo anche noi in questa sede e in questo momento. Quanto sento dire da dei colleghi che in qualche modo la guerra e le guerre non vanno guardate nella parte precedente, chiaramente è una questione su cui noi dissentiamo. Le guerre vanno guardate non soltanto nella fase finale, ma soprattutto nelle fasi precedenti e in questo non possiamo dire che la guerra non abbia attinenza con quanto accaduto già dal 2014 nel Donbass. Noi questo principio, al di là del voto sulla mozione e sui principi generali, continuiamo a sostenerlo.
Inoltre, se vogliamo dire in generale, e questo sarà un principio che esporremo sulla mozione sull'Iran… e sono d'accordo, l'ha già detto il collega Bellora, ci siamo confrontati varie volte, cominciamo a essere un po' scettici sul fatto che si debba portare questo tipo di mozioni in Consiglio, perché in linea generale, se vogliamo dire che le guerre sono brutte, chiaramente questo penso che nessuno possa negarlo, ma, allo stesso tempo dobbiamo fare dei ragionamenti forse un po' più sofisticati e anche capire quando possiamo intervenire sulle cose e quando invece diventa una mera rappresentazione di principi, che per un po' va bene, però a un certo punto penso che sia anche una perdita di tempo per il Consiglio.
Come dicevo, se vogliamo guardare alle guerre e vogliamo discuterne, si potrebbe anche fare in questo Consiglio, ma forse le sedi più opportune… ogni partito può fare degli eventi che possono invitare degli storici, gente che si occupa di geopolitica, o gli stessi politici possono parlare di queste tematiche, però magari con un po' di approfondimento o di visione generale in più.
Quello che noi vogliamo dire - ed è la posizione del mio partito - è che non possiamo guardare agli avvenimenti attuali senza capire il quadro generale, quello che sta succedendo nel mondo, cioè la fine di una lunga epoca, l'epoca della globalizzazione imperante dalla fine dell'Unione Sovietica negli anni Novanta. Abbiamo l'ascesa della Cina, abbiamo un ruolo degli Stati Uniti che sta cambiando con forza, con violenza: piace o non piace, questi sono attori che passano sopra di noi, quindi da europei… tra l'altro, su questo anche il ruolo dell'impero russo, che è sempre stato un impero… e gli imperi si comportano in modalità piuttosto classiche nella storia, basta studiarla.
Quando c'era l'impero romano, ovviamente c'erano guerre continue su delle faglie e questo probabilmente è ciò che succederà al mondo nei prossimi anni. Se non capiamo questi meccanismi globali, è inutile che ci intestardiamo sul fatto singolo.
Il fatto poi che le guerre siano brutte, ripeto, questo ça va sans dire, ma, se vogliamo fare dei ragionamenti che esulino un po' dalla banalità di dire: "Umanamente è una cosa terribile", io direi che è quella la strada. A livello umanitario poi si deve fare di tutto, ma nei fatti, non nelle dichiarazioni. Le dichiarazioni sono tanto belle, ma non muovono neanche un moscerino qua fuori, invece i fatti sono importanti e bisogna mettere poi in campo delle risorse e l'accoglienza per coloro che purtroppo le guerre le subiscono.
Ci smarchiamo anche, come Lega, da discorsi che anche qui riteniamo di una certa banalità, discorsi pacifisti sui generis, per chi non ha ancora compreso che qualsiasi popolo, qualsiasi Nazione, qualsiasi continente, se vuole la sua libertà e la sua sovranità, deve essere in grado di mantenerla e l'unico modo di mantenere la propria sovranità in questo mondo, purtroppo, è quello di avere Forze armate che funzionano, servizi segreti che funzionano, in grado di mantenere apparati di intelligence, in grado di avere una popolazione capace di rispondere alle sfide e anche alla guerra in caso di necessità. Abbiamo la Svizzera qui vicino, che è un Paese in cui si fa il servizio militare, mentre qui in Italia l'abbiamo tolto, quindi ci troviamo una popolazione totalmente incapace di affrontare ogni tipo di difficoltà. Questo per noi è un male e lo sarà sempre, perché purtroppo il mondo normale non è tutto rose e fiori e il pacifismo sui generis non può che essere un'arma letale per chi, purtroppo, lo applica, perché il mondo non funziona così, non ha mai funzionato così.
In ultimo, riguardo alle politiche energetiche - e anche qua il nostro partito si sta smarcando, ma lo fa da tempo -, sentirete dire alla Lega che giustamente ora è il momento di riguardare i nostri rifornimenti energetici, che all'epoca delle sanzioni, che noi avevamo anche criticato, hanno portato e portano a dei gravissimi problemi qualora lo scenario internazionale cambiasse, come sta succedendo. Anche qui, se vogliamo usare il principio per cui trattiamo solo con quelli che sono belli e democratici, ci dispiace ma l'Europa non va praticamente da nessuna parte. Bene quando sviluppa le sue energie di tipo verde, di tipo green, è bene che si sviluppino, in Europa molti Paesi hanno il nucleare, l'Italia non ce l'ha, quindi anche quello è un grave problema. Abbiamo bisogno di energia e il continente russo è un continente che produce grandissime quantità di energia, che abbiamo avuto per tanti anni a un prezzo calmierato e che oggi non abbiamo più. Anche lì la posizione della Lega non è a favore di Putin, come viene dipinta da qualcuno, al di là magari di qualche errore di comunicazione, che, per carità, l'abbiamo fatto anche noi. Al di là di Putin o contro Putin, se si va a un livello un pelino più complesso di ragionamento, noi diciamo che forse è ora che rivediamo certe strategie che sono state suicide per l'Europa ed è esattamente quello che stiamo vedendo ed è esattamente quello che noi rivendichiamo. Dobbiamo essere pragmatici, facciamo affari con tanti Paesi che non per forza sono democratici e questo fa parte del gioco, dobbiamo guardare ai nostri interessi e vivere di ideologie non ci porta da nessuna parte. Questi sono alcuni distinguo che il nostro partito legittimamente fa e continuerà a fare, perché sono ragionamenti che, a nostro avviso, sono sensati, quindi, al di là di questa mozione, che, sul solco di quella già votata quattro anni fa, noi voteremo, perché nei principi generali non possiamo che essere d'accordo, questi distinguo per noi era doveroso farli, perché rappresentano la nostra linea, la nostra visione politica, che poi purtroppo su molti aspetti, con la crisi energetica che abbiamo in questo periodo, si è rivelata in realtà lungimirante. Dobbiamo trovare delle soluzioni e in questo caso anche Paesi che hanno delle guerre su alcune zone possono essere degli interlocutori, altrimenti l'Europa rimarrà bloccata tra dei grandi giganti, nella sua incapacità di guardare davvero al futuro, come potenza però, non come luogo in cui si crede che la storia sia finita. La storia non è affatto finita, i popoli europei devono rialzare la testa e una delle prime cose che devono fare è appunto trovare la loro collocazione tra grandi giganti in un mondo che sta cambiando a una velocità assolutamente vertiginosa.
Presidente - Ha chiesto la parola il collega Bellora.
Bellora (LEGA VDA) - Un brevissimo intervento solo per evidenziare… io prima ho parlato di un problema di coscienza, probabilmente io sono ancora in quella fase, nel senso che non sono ancora forse - e spero di non diventarlo mai - troppo abituato a un ruolo politico…
Presidente - Colleghi, per favore…
Bellora (LEGA VDA) - …e forse mi pongo ancora delle problematiche legate alla coscienza. In coscienza quella mozione, senza quell'emendamento, io non avrei potuto votarla, perché credo che la soluzione diplomatica sia qualcosa di assolutamente non eludibile in un contesto del genere. Proprio perché ho sentito da Sinistra dire che le guerre sono sempre sbagliate, allora mantenere in piedi una guerra, nel momento in cui c'è la possibilità di tentare di eliminarla, credo che vada comunque sottolineato.
Visto che facciamo una mozione che è - me lo si consenta - un po' un libro dei sogni, perché è una serie di dichiarazioni di principio che non porteranno a livello pratico da nessuna parte, allora, se vogliamo fare il libro dei sogni, facciamolo in maniera anche coerente, dicendo che la prima cosa da fare è il canale diplomatico.
Una brevissima considerazione legata a un intervento che mi ha preceduto, relativo appunto all'opportunità o meno di mozioni come questa: lo dico perché lo ha già accennato il collega Perron con un intervento che condivido in pieno, ma verrà poi ribadito in mozioni successive, per esempio, quella sul popolo iraniano, sulla quale io ho una posizione un po' diversa rispetto a quella che abbiamo assunto qui.
Va tutto bene, io eviterei di confondere i piani e di fare delle insalate miste su cose completamente diverse tra di loro, cioè io ho solo detto che, a mio modo di vedere le cose, il nostro ruolo è quello di legislatori regionali, il nostro ruolo è quello di un Consiglio regionale, non siamo un Parlamento, non siamo un Parlamento europeo, tanto meno siamo il Consiglio di sicurezza dell'ONU. Tutto sommato, quindi, certe iniziative, tipo rivolgersi alle competenti istituzioni nazionali ed europee mi sembrano un po' eccessive.
Ho sentito fare un esempio, secondo me, totalmente fuori luogo, quando mi è stato detto: "Sì, però è stata proposta l'intitolazione di un'aula a Charlie Kirk, che non è Valdostano". Al di là del fatto che la mozione è stata ritirata, al di là del fatto che mi rendo conto che c'è qualcuno a cui dispiace da pazzi che la mozione sia stata ritirata, perché non vedeva l'ora di fare un po' di polemica su questo e non l'ha potuta fare, quindi gli abbiamo un po' tolto il giocattolo dalle mani, soprattutto non è questo il problema, perché allora a questo punto, se fosse vero quello che ho sentito dire sull'esempio che è stato fatto dell'intitolazione dell'aula, allora io non sapevo che Luigi Einaudi fosse Valdostano, eppure c'è una scuola in Valle d'Aosta intitolata a Luigi Einaudi. Non sapevo che Gramsci fosse valdostano, eppure c'è una via ad Aosta che è intitolata a Gramsci, non sapevo che Roma fosse in Valle d'Aosta, eppure c'è una via Roma ad Aosta. Capiamoci: il problema non è di contenuto delle intitolazioni o di altro, il problema è di tipo operativo, cioè noi siamo un Consiglio regionale, siamo liberissimi di dedicare un'aula dell'università, una via o una piazza a Gandhi, a Einaudi o a chi diavolo vogliamo noi, nel momento in cui evidentemente c'è la volontà di farlo e c'è il voto del Consiglio che autorizza a farlo, ma sicuramente questo non significa… scusate…
Presidente - Colleghi, per favore.
Bellora (LEGA VDA) - …che noi abbiamo una capacità operativa su istituzioni, su ruoli, su contesti che travalicano la nostra dimensione. Quando dico che ho la sensazione che con mozioni del genere ci stiamo un po' montando la testa, evidentemente ricorro all'ironia, che so non essere compresa da alcuni, ma voglio semplicemente evidenziare il fatto che noi abbiamo un ruolo e una capacità operativa su determinate tematiche e a quelle ci dobbiamo limitare. Un conto è intitolare una piazza, una strada o un'università; un conto, evidentemente, è andare al Consiglio di sicurezza dell'ONU e dirgli: "Dovete fare così", o anche "Preferiremmo che faceste così". Non dimentichiamoci mai che noi siamo un Consiglio regionale, siamo un'istituzione importante, che merita rispetto e attenzione ma, ripeto, non montiamoci la testa.
Presidente - Se non ci sono altri interventi, chiudo la discussione generale. La discussione generale è chiusa. Per il Governo, la replica al presidente Testolin.
Testolin (UV) - Una discussione molto ampia, che ha visto la partecipazione di tutti i gruppi in Consiglio, con delle considerazioni che in larga parte riscontrano il nostro punto di vista. Un punto di vista che fa di questa mozione un momento di attenzione su una situazione che ci ha caratterizzato, nel 2022, con una capacità di accoglienza molto importante, che ha visto le strutture dell'Amministrazione regionale, della Croce Rossa Italiana e della Protezione civile operare sul territorio con attenzione e con quello spirito di accoglienza che ha coinvolto circa 29 Comuni che sono stati il centro dell'ospitalità messa a disposizione da parte del sistema Valle d'Aosta nel suo complesso.
Oltre 450 persone accolte nel centro di Chavonne per le dovute visite mediche - e mi accodo all'intervento del collega Marzi - con un'attenzione particolare all'inserimento dei ragazzi, dei giovani all'interno dei contesti scolastici molto complessi, molto complicati, un percorso che è stato caratterizzato da una reciproca attenzione sia da parte delle centinaia di persone che la Valle d'Aosta ha accolto e della loro disponibilità anche a trovare dei percorsi di inserimento importanti in un contesto molto complesso, che era quello anche di prospettarsi a un rientro presso le loro abitazioni, che spesso non è potuto avvenire. È una mozione che quindi ha della concretezza ed è per quello che raccoglie sicuramente la nostra attenzione e il nostro voto favorevole, al netto di emendamenti che evidentemente parlano di questioni internazionali, che comunque rimangono attinenti a un percorso di attenzione alle prerogative di ogni popolo, ma che sono anche molto concrete, molto tangibili e ci vedono non solo esprimere una situazione, un momento di attenzione a queste popolazioni, ma vogliono ribadire il nostro impegno, che è un impegno costante ancora oggi, con circa una quarantina di persone ancora ospitate in quel di Donnas, come diceva il nostro Assessore, e che vedono ancora il Governo regionale lavorare per la gratuità dei trasporti pubblici per la popolazione ucraina che è ospitata in Valle d'Aosta e con un'attenzione che non può e non deve calare per tutta una serie di motivi. È una mozione che, a differenza di altre - e raccolgo anche le riflessioni che sono state fatte da qualche forza politica -, è più concreta, più tangibile. Non parliamo solo di aspetti di pacifismo sui generis, raccolgo una suggestione che è stata espressa, perché il perbenismo ha un senso, ma l'attenzione concreta e la volontà di dare risposte a chi ne ha bisogno, con questo evidentemente allargando il ragionamento a discorsi più ampi, sono qualcosa che ci trova più attenti, più convinti nel votare questo tipo di mozione. Sono quindi sicuro che raccoglieremo all'interno dell'aula una prova, una conferma del voto del 2022 e dell'impegno della Valle d'Aosta in questo contesto.
Presidente - Pongo in votazione la mozione come modificata dall'emendamento che vi è stato trasmesso. La votazione è aperta. Chiedo ai colleghi di votare. Chiudo la votazione.
Presenti, votanti e favorevoli: 35
La mozione è approvata all'unanimità.
