Objet du Conseil n. 370 du 26 mars 2026 - Resoconto
OGGETTO N. 370/XVII - Interrogazione: "Piano vaccinale dermatite nodulare contagiosa".
Lattanzi (Presidente) - Passiamo, come condiviso nella Conferenza dei capigruppo, all'ordine del giorno n. 15. Il n. 14 sarà discusso col n. 41, come condiviso.
Ordine del giorno n. 15. La parola all'assessore Marzi.
Marzi (CA) - È all'ordine del giorno della seduta della prossima Giunta del 27 marzo, quindi domani, la delibera di approvazione del Piano di vaccinazione ufficiale obbligatorio 2026 nei confronti della dermatite nodulare contagiosa nella nostra Regione. Si dà quindi continuità di protezione ai nostri bovini per porre in sicurezza i nostri territori dal rischio di introduzione del virus della dermatite, con l'obiettivo prioritario di garantire la tutela del patrimonio zootecnico regionale e quindi la salvaguardia della filiera lattiero-casearia valdostana.
La copertura vaccinale sostanzialmente totale del patrimonio bovino è stata condizione essenziale per la gestione delle movimentazioni interregionali dei mesi successivi alla fine della vaccinazione della scorsa estate e quindi quelli autunnali e invernali tra il 2025 e l'inizio del 2026.
L'efficacia della gestione regionale con l'elevato livello di copertura vaccinale raggiunto nel 2025, che di fatto ha visto 35.000 capi vaccinati in 27 giorni, è stata quindi riconosciuta dal Ministero della Salute e dal Centro di referenza nazionale CESME, i quali hanno quindi espresso apprezzamento formale per la qualità delle misure attuate e per la tempestività delle stesse.
Questa attività è stata ed è tuttora possibile, tra l'altro, grazie a un costante confronto tecnico-istituzionale tra la nostra Regione, l'azienda USL, l'Ordine dei medici veterinari, l'Istituto zooprofilattico del Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta, e le associazioni di categoria a vario titolo coinvolte, che ringraziamo nella loro totalità.
Tale tavolo di confronto continua a essere operativo anche nel 2026, con l'obiettivo di monitorare la situazione epidemiologica e programmare in modo coordinato le nuove misure di prevenzione, tenendo conto dell'andamento della dermatite nel resto dell'Europa, in particolar modo in Francia e in Spagna.
Proprio in tale ottica di condivisione, alla luce della persistente circolazione della malattia in diversi Paesi europei, della peculiarità del nostro sistema zootecnico, fortemente orientato alla monticazione, e inoltre della necessità di garantire la continuità dello stato immunitario della popolazione bovina - e questo ha dei risvolti in termini di movimentazioni - in collaborazione con l'Assessorato all'Agricoltura e Risorse naturali, che ringraziamo per il contributo reso sulla risposta, abbiamo avviato un nuovo percorso di valutazione condivisa che ha portato, nel corso dei primi due incontri del tavolo nel mese di febbraio scorso, a una decisione pienamente condivisa sull'opportunità di procedere al richiamo vaccinale obbligatorio nella primavera del 2026.
A ciò si è aggiunto un incontro operativo, che si è svolto all'inizio di marzo, per un ulteriore aggiornamento sulle determinazioni che poi hanno formato i contenuti della deliberazione che appunto approverà il Piano vaccinale obbligatorio 2026 rispetto alla dermatite nodulare contagiosa.
L'amministrazione regionale, sentiti pertanto il Ministero della Salute e il CESME, ha ottenuto dalla Commissione europea una valutazione favorevole alla prosecuzione della profilassi vaccinale anche per il 2026, in continuità con il ciclo vaccinale precedente; ciò purtroppo non è sussistito per la Regione Piemonte, che ha chiesto lo stesso tipo di proposta ma non gli è stata approvata.
La decisione di procedere quindi con il richiamo vaccinale primaverile 2026, condivisa con tutte le associazioni e gli enti presenti al tavolo, risponde pertanto a esigenze di tutela del patrimonio, mantenimento della continuità immunitaria e il raggiungimento della copertura vaccinale attraverso l'obbligo di vaccinazione dei capi provenienti da fuori regione, oltre naturalmente all'armonizzazione con le misure nazionali e comunitarie, incluse quelle relative alla movimentazione degli animali.
Rispetto ai capi piemontesi, i dati relativi all'annualità 2025, desunti dalla banca dati nazionale dell'anagrafica zootecnica, attestano la monticazione di 3.546 capi provenienti da fuori Valle, di cui 3.525 provenienti dal Piemonte e 21 provenienti dalla Lombardia. Per il 2026 ci si attesterà sostanzialmente sugli stessi numeri.
L'amministrazione regionale, a seguito della richiesta di approvazione del Piano vaccinale 2026, ha ricevuto comunicazione la settimana scorsa da parte del Ministero della Salute nella quale viene ribadito, richiamando il parere del CESME, che la vaccinazione 2026 ha lo scopo di consolidare e mantenere adeguati i livelli di immunità della popolazione bovina regionale, supportando pertanto la scelta regionale di procedere al richiamo vaccinale primaverile di quest'anno. In tale senso, i bovini introdotti nella zona di vaccinazione Valle d'Aosta devono essere vaccinati al momento dell'arrivo per mantenere la copertura richiesta.
Di conseguenza, la Regione applicherà l'obbligo di vaccinazione per tutti i capi provenienti da fuori regione.
Il Ministero chiarisce che per l'ingresso di animali provenienti da altri Stati membri si applicano le condizioni del regolamento delegato 2023/361 UE, oppure eventuali accordi stipulati dal Ministero con i singoli Paesi, se non dalle Regioni.
In conclusione, il Ministero della Salute approva integralmente il Piano vaccinale regionale 2026, condivide le misure previste e invita a garantire che gli animali introdotti da fuori regione vengano vaccinati per mantenere la copertura immunitaria nella zona di vaccinazione.
In ultimo, per venire alla risposta anche al quesito n. 3, allo stato attuale non risultano pervenute alle strutture regionali competenti disdette di monticazione da parte di aziende piemontesi o di altre regioni nelle quali non vige l'obbligo vaccinale.
Presidente - La parola al consigliere Carrel.
Carrel (ADC) - Lei, come al solito, parte da lontano per rispondere a dei quesiti molto puntuali a cui, come ho avuto modo di dire anche in Capigruppo, mi aspettavo rispondesse appunto l'assessore Girod, perché sono questioni che riguardano esclusivamente la gestione delle mandrie e delle monticazioni in Valle d'Aosta da capi non valdostani.
Mi stupisce la sua risposta, ma credo che vada in linea un po' con quanto è accaduto a partire dall'anno scorso, cioè che la sanità si occupa di agricoltura, che i veterinari si occupano della gestione delle stalle, e non più gli allevatori, e questo è un fattore su cui ci siamo anche confrontati diverse volte e su cui non sono assolutamente d'accordo.
Per cui lo ribadisco, come lei ha avuto modo di ribadire che il Piano vaccinale 2025 ha ottenuto tutte le medagliette da parte di tutti gli organi che lei ha ben citato, peccato che l'abbiamo fatto solo in Valle d'Aosta e in altre regioni invece non è stato effettuato. Mi auguro, e ci auguriamo tutti, che questo non abbia poi effetti collaterali nel medio-lungo termine, perché se no il nostro patrimonio zootecnico che lei ha citato, e di cui lei spesso e volentieri si riempie la bocca per giustificare determinati obblighi, non venga gravemente leso e messo in difficoltà. Io questo me lo auguro seriamente.
Mi auguro anche che, a fronte di questo nuovo obbligo vaccinale, avremo finalmente la deroga, che è l'elemento fondamentale per poter obbligare i nostri allevamenti al vaccino. Cioè, nel caso in cui in Valle d'Aosta arrivasse un caso di LSD, non dobbiamo abbattere tutta la stalla. Perché, se dobbiamo abbattere tutti i capi all'interno di una stalla, nonostante noi abbiamo due vaccini, allora non abbiamo ottenuto nulla, se non fare da cavie a un sistema molto più ampio del nostro.
Io questo glielo dico perché le critiche al modo con cui abbiamo gestito questo piano vaccinale sono notevoli e arrivano da più parti, anche dai suoi veterinari che, se non erro, hanno avuto alcune perplessità e gliele hanno anche presentate più e più volte.
Bene che quest'anno finalmente non andiamo in piena estate, quando le mandrie sono già sul nostro territorio in alpeggio, ma ci muoviamo prima. Meno bene il fatto che obblighiamo tutti a prescindere, indistintamente, senza dare la possibilità all'allevatore di gestire la propria mandria come meglio crede. Ma questo è un punto di vista mio, che sto da questa parte, quindi a voi la scelta, a voi la responsabilità di fare determinate scelte.
Cosa abbiamo chiesto? Ecco perché non mi aspettavo la risposta dell'assessore Marzi, ma dell'assessore Girod: quanti capi piemontesi o di altre regioni monticano in Valle d'Aosta? Questo perché già l'anno scorso abbiamo avuto dei problemi con la gestione dei capi piemontesi o lombardi che dovevano essere vaccinati in Valle d'Aosta, ma poi dovevano fare un periodo di quarantena prima di ritornare nelle proprie stalle in Piemonte e Lombardia.
Quest'anno ci dicono che dobbiamo vaccinarli a monte. Verifichiamo e sicuramente mettete in piedi un iter che sia rispettoso nei confronti di tutti, perché l'anno scorso è successo che abbiamo derogato, o meglio la sanità ha derogato per due-tre volte, ed è successo un mezzo pasticcio dove qualcuno è stato obbligato a vaccinare e qualcun altro non è stato obbligato a vaccinare, e questo non è sicuramente carino.
Vogliamo capire se questo porterà a dei risultati. A noi invece risulta che alcuni Piemontesi non vogliono più salire a fronte dell'obbligo. È un pour parler, lo verificheremo. Sicuramente, se questo è, può essere un vantaggio per la zootecnia valdostana se quegli alpeggi poi vengono comunque manutenuti dagli allevatori valdostani, in caso contrario abbiamo quello che si chiama abbandono della montagna, perché sicuramente, se nessuno ci pascola, poi avremo dei problemi.
Assessore, lei ha voluto occuparsene in prima persona, me lo ricordo benissimo, l'anno scorso andava con la sua moto addirittura tra un alpeggio e l'altro a vaccinare, e sono sicuro che lo farà quest'anno, nuovamente con la stessa inerzia, anche se non ci sono le elezioni, e potrà sentire gli allevatori che cosa le dicono. Sono certo che l'entusiasmo di quello che doveva essere un piano vaccinale straordinario, perché alle riunioni questo era stato detto, che doveva essere solo per il 2025... riproporlo per il 2026 sta creando delle tensioni, e il fatto che lo creiamo e lo applichiamo esclusivamente in Valle d'Aosta non è un buon segnale.
Mi auguro veramente che stiamo facendo il meglio per difendere il nostro patrimonio zootecnico e non per metterlo in difficoltà.
