Objet du Conseil n. 319 du 11 mars 2026 - Resoconto
OBJECT N° 319/XVII - Communications du Président du Conseil.
Aggravi (Président) - À la présence de 33 collègues on peut commencer nos travaux. Point n°1 à l'ordre du jour.
En ouverture de cette séance je souhaite rappeler que le 8 mars nous avons célébré la Journée internationale des droits des femmes. C'est l'occasion de reconnaître la contribution essentielle des femmes dans tous les domaines de la société et de rappeler notre engagement continu pour lutter contre toutes les formes de discrimination et de violence.
Il 9 marzo la Giunta regionale ha presentato un disegno di legge che contiene disposizioni in materia di servizi socio-assistenziali, socio-sanitari e sanitari. Il 25 febbraio i Consiglieri componenti l'Ufficio di Presidenza hanno depositato una proposta di legge di modifica alla norma istitutiva dell'Osservatorio regionale permanente sulla legalità e sulla criminalità organizzata e di tipo mafioso. L'atto è stato assegnato alla I Commissione per competenza e alla II Commissione per il parere di compatibilità finanziaria.
La Conferenza dei Capigruppo, nella riunione di ieri, ha deciso la trattazione congiunta dei seguenti punti all'ordine del giorno: 8.01 e 8.02 (le interrogazioni a risposta immediata); le interrogazioni 11, 12, 13, 14, 15 e 17, nonché le interpellanze 44 e 45.
Les 2 et 3 mars derniers j'ai participé à la réunion du Réseau des jeunes parlementaires de l'Assemblée parlementaire de la francophonie, réuni en Principauté de Monaco. J'ai envoyé un rapport de mission aux Conseillers.
La collègue Baccini a demandé la parole.
Baccini (LRV) - Spesso l'8 marzo le Istituzioni e i media parlano delle donne come una fascia protetta, da preservare come una specie rara ma, se ci riflettiamo, la parola "protezione" implica una fragilità, come se fossimo un cristallo che rischia di rompersi senza un involucro esterno. Non siamo una categoria da salvaguardare, siamo la metà del genere umano che rivendica il diritto di non essere definita da nessuno se non da sé stesse.
Oggi siamo qui per affermare un concetto molto più potente e purtroppo ancora rivoluzionario: l'importanza della donna in quanto persona, nella pienezza della sua individualità e della sua libertà di scelta. Dobbiamo scardinare l'idea che l'identità femminile sia una missione biologica o estetica, per troppo tempo la società ha proiettato sulla donna il dovere di essere generatrice, ma una donna non è incompleta se non ha figli. La maternità è una scelta, non un destino, è un desiderio e non un obbligo. Allo stesso modo dobbiamo liberarci dalla schiavitù della donna che deve piacere, lo stereotipo che ci vuole sempre curate, giovani, accoglienti e sorridenti, una forma di controllo silenziosa. Una donna ha il diritto di invecchiare senza nascondersi, di non corrispondere ai canoni estetici imposti dal mercato o dallo sguardo altrui. Il corpo di una donna appartiene a lei. C'è poi lo stereotipo della natura femminile, dolce, empatica e votata al sacrificio; se una donna è decisa, viene definita aggressiva, se ambiziosa, viene accusata di mancanza di cuore, questo è un altro modo per dire che dobbiamo restare in una fascia protetta purché stiamo al nostro posto. Rivendichiamo quindi il diritto di essere anche difficili, nervose e arrabbiate, rivendichiamo il diritto di non essere accoglienti per forza. La libertà non è solo fare ciò che si vuole, ma essere ciò che si è, anche quando questo non è piacevole per chi ci sta intorno.
Anche nel mondo del lavoro l'importanza della donna viene spesso pesata sulla bilancia della conciliazione, come se il problema fosse sempre come far incastrare la nostra vita professionale con i doveri familiari. Questo presuppone che la famiglia e la casa sia solo un affare nostro, invece dobbiamo affermare che il successo di una donna è un valore in sé, non è un di più rispetto alla famiglia, è la realizzazione di un talento. Una donna deve poter puntare ai vertici non perché va protetta la sua quota, ma perché il suo contributo intellettuale e operativo è fondamentale e dobbiamo essere altrettanto netti quando parliamo di potere e di ruoli apicali. Troppo spesso, quando una donna raggiunge una posizione di prestigio, il mormorio del pregiudizio cerca un uomo alle sue spalle per giustificarne il successo. È tempo di dichiarare che questa è una narrazione tossica e falsa, le donne che si siedono nei consigli di amministrazione, nei laboratori scientifici o ai vertici delle aziende non sono lì per interposta persona, sono lì per la loro competenza, per la loro tenacia e per la loro intelligenza. Le politiche di pari opportunità non dovrebbero servire a difenderci, ma a rimuovere quegli ostacoli che impediscono il libero sviluppo della persona. Non vogliamo concessioni, vogliamo spazio: lo spazio di decidere, di dedicare la vita alla carriera senza essere giudicate fredde, lo spazio di scegliere di non avere figli senza essere etichettate come incomplete o egoiste, lo spazio di vivere la propria sessualità, i propri studi e il proprio lavoro senza dover rispondere a un copione scritto da altri. Il progresso di una società non si misura dal numero di leggi che proteggono le donne, ma dal grado di libertà che le donne hanno di non dover somigliare a nessun stereotipo. L'augurio che ci facciamo oggi non è quello di essere più protette, ma di essere più libere, libere anche dal peso delle aspettative. Una donna deve poter essere scienziata, artista, operaia, leader, senza che nessuna di queste scelte diventi una gabbia o un obbligo morale. Dobbiamo arrivare al punto in cui una donna possa essere semplicemente ciò che vuole, senza spiegazioni, senza giustificazioni e senza permessi, perché il diritto più grande non è quello di essere uguale agli uomini, ma quello di essere semplicemente quello che vogliamo.
Président - La collègue Forcellati a demandé la parole.
Forcellati (PD-FP) - Celebrare l'8 marzo significa innanzitutto restituire dignità alla memoria. Spesso sentiamo parlare di diritti concessi, ma la storia ci insegna che ogni centimetro di libertà è stato il frutto di una rottura.
Dobbiamo arrivare al 1977 quando le Nazioni Unite hanno ufficializzato la Giornata invitando ogni Paese a dichiarare un giorno all'anno come Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle donne e per la pace internazionale; guardate, l'accostamento non è banale. Anche nel nostro Paese una storia lenta ma fatta di conquiste inarrestabili, tutto parte dal 1946, ottant'anni finalmente di diritto di voto e l'ingresso ufficiale nella cittadinanza attiva, ma poi la società italiana ha lavorato nel 1970 con il divorzio, nel 1975 con la riforma del diritto di famiglia, nel 1978 con la legge 194 e dobbiamo arrivare al 1981 per abolire il diritto d'onore, il matrimonio riparatore e solo nel 1996 la violenza sessuale è diventata un reato contro la persona e non più contro la pubblica moralità, ma la realtà dei numeri, il gender gap in Italia, ci dice che siamo ancora in difficoltà. L'Italia, secondo il Global Gender Gap Report, continua a zoppicare, specialmente nella partecipazione economica. Il Gender Pay Gap: nonostante una scolarizzazione spesso superiore, le donne guadagnano in media il 10-15% in meno degli uomini a parità di mansione. Il carico di cura, che è ancora del 70%, l'occupazione che sfiora il 55% al di sotto della media europea. Poi arriviamo alla violenza - di cui oggi non parlerò - di genere, che ormai è un fatto strutturale, non più un'emergenza, ma stiamo assistendo davvero a una reale emancipazione o a una mascolinizzazione del successo femminile? Spesso le conquiste di cui parliamo richiedono che la donna si adatti a modelli prestazionali maschili, come la disponibilità totale oraria, il sacrificio della cura, ma vogliamo che le donne, noi donne, occupiamo posti in una struttura esistente o vogliamo che le donne abbiano il potere di contribuire a cambiare la struttura stessa? Vedete, parliamo di meritocrazia molto spesso, ma che cos'è la meritocrazia se questa può diventare uno strumento di discriminazione? Sì, se il merito viene valutato solo sulla base della produttività lineare e dell'assenza da interruzioni, maternità e assistenza anziani. Ecco, la meritocrazia presuppone che la competizione avvenga su un terreno di gioco livellato, tuttavia, se i concorrenti partono da posizioni diverse, premiare solo chi taglia il traguardo per primo non è merito: è la ratifica di un privilegio pregresso. Allora, in un sistema meramente meritocratico, alla donna è chiesto di essere eccezionale per essere considerata pari a un uomo medio. Se per occupare un posto di rilievo una donna deve dimostrare competenze doppie, la meritocrazia non è più un ascensore sociale, ma un filtro che lascia passare solo le super donne, escludendo la massa e mantenendo intatta la struttura di potere. Vedete, la sfida politica non è premiare il merito in un sistema ingiusto, ma rendere il merito possibile per tutti.
Concludo dicendo che l'8 marzo non festeggiamo un traguardo, ma rinnoviamo una promessa necessaria - finisco Presidente -: quella contro l'indifferenza di un sistema che si dice neutro, ma che nel silenzio continua a scegliere per noi. Restiamo noi donne critiche, restiamo presenti, ma soprattutto restiamo unite nel pretendere una società che non ci chieda più di essere eccezionali per essere semplicemente libere.
Président - La parole à la collègue Petey.
Petey (UV) - Intervenir aujourd'hui devant cette Assemblée à l'occasion de la Journée internationale des droits des femmes signifie rendre hommage à un parcours historique d'émancipation qui en Vallée d'Aoste a des racines profondes et qui a vu les femmes non seulement comme spectatrices, mais comme des véritables protagonistes de la cohésion sociale et économique de notre montagne.
Cette année revêt d'ailleurs une importance toute particulière: nous célébrons le 80ème anniversaire du premier vote des femmes en Italie. En 1946 pour la première fois les femmes franchissaient le seuil des bureaux de vote transformant notre démocratie en une réalité enfin complète. Ce n'était pas une concession mais l'affirmation d'une citoyenneté pleine et entière. Depuis ce printemps 1946 le chemin parcouru est immense, les conquêtes ne sont pas seulement législatives, elles sont culturelles. Aujourd'hui la présence des femmes dans les institutions, dans les entreprises et dans les professions libérales de notre région n'est plus une exception, mais une force motrice. Nous avons su bâtir des remparts contre la violence avec le renforcement des centres d'écoute et l'introduction de mesures concrètes comme il reddito di libertà qui sont autant des piliers de notre civilité valdôtaine. Ce succès témoigne d'une société qui a compris que la liberté des femmes est la mesure de la liberté de tous. Cependant nous ne pouvons céder à l'autosatisfaction car de nouveaux défis plus insidieux se dressent devant nous. Il nous faut d'abord mettre en lumière ce qui demeure encore dans l'ombre. Je pense notamment aux nouvelles formes d'emprise et de persécution numérique qui frappent les jeunes générations. Ces violences modernes passent souvent entre les mailles du filet de nos protocoles actuels et exigent de notre part une vigilance et une formation accrues.
Dans le même temps je crois que le défi de demain consiste à changer profondément le paradigme avec lequel nous abordons l'équité de genre dans le monde du travail et de la représentation. Nous devons avoir l'honnêteté de dire que la politique ne peut se limiter à la promotion de quotas numériques qui sur le long terme risque de dévaluer la perception du talent et de la compétence féminine.
Le défi de demain est de passer de la protection à la valorisation, plus que d'intervenir sur les parcours individuels, la Région doit, par conséquent, assurer un contexte territorial favorable. La véritable équité se construit en renforçant, par exemple, le welfare d'entreprise et public, en garantissant des services à l'enfance, accessibles et flexibles et en promouvant une culture de la conciliation.
En conclusion le 8 mars n'est pas un rite de commémoration mais un appel à l'action. Honorons cette journée en offrant aux femmes non pas seulement un soutien, mais la liberté réelle de s'accomplir et la force de faire entendre leur voix et pour célébrer une force qui ne connaît pas de genre, mais seulement la dignité de l'être humain et la valeur des résultats obtenus ensemble pour le bien de notre communauté, non pas seulement un soutien mais la liberté réelle de s'accomplir et la force de faire entendre leur voix et pour célébrer une force qui ne connaît pas de genre, mais seulement la dignité de l'être humain et la valeur des résultats obtenus ensemble pour le bien de notre communauté.
Président - La collègue Minelli a demandé la parole.
Minelli (AVS) - Credo sia utile ricordare una cosa molto semplice: l'8 marzo non è una festa, è una giornata - è stato detto - : la Giornata internazionale della donna, che in alcuni Paesi si celebra, tra l'altro, fin dal 1909, come momento di rivendicazione dei diritti delle donne e che dovrebbe servire oggi, a mio avviso, a fare il punto sulla condizione femminile e sul lavoro che ancora resta da fare per la tutela dei diritti e per rendere effettive le pari opportunità.
Quest'anno, come è stato ricordato dalle colleghe che mi hanno preceduto, ricorre anche l'ottantesimo anniversario del voto alle donne in Italia, esercitato per la prima volta nel 1946; non è una ricorrenza soltanto simbolica, è il momento in cui tutte le donne entrano pienamente nella cittadinanza politica del nostro Paese e partecipano alla costruzione della democrazia repubblicana. Da lì nasce il contributo fondamentale delle 21 madri costituenti che portarono nella Costituzione della Repubblica italiana un'idea molto chiara e cioè che la parità tra donne e uomini non fosse una concessione, ma un principio fondante della Repubblica. Lo si vede molto bene, in modo netto, nell'articolo 3, che affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che limitano di fatto l'uguaglianza, e nell'articolo 37, che riconosce la piena dignità del lavoro delle donne; ma fare il punto oggi significa anche guardare alla realtà che abbiamo davanti, dal punto di vista sociale, culturale ed economico.
I dati sulla violenza di genere e sui femminicidi ci ricordano che non siamo di fronte a episodi isolati, ma a un fenomeno strutturale che continua a interrogare profondamente la nostra società, un fenomeno che riguarda la violenza, certamente, ma anche gli stereotipi, le disuguaglianze e i rapporti di potere ancora presenti. Su questo punto Michela Murgia ha usato parole molto chiare, ricordando che la violenza maschile contro le donne non è un fatto privato, né episodico, ma un problema pubblico e politico ed è proprio per questo che riguarda direttamente anche il lavoro delle Istituzioni. In questo quadro si inserisce quest'anno, in questo 8 marzo, la discussione sulla legge sul consenso riguardo agli atti sessuali, approvata alla Camera e ora all'esame del Senato. Si tratta di un passaggio importante perché mette al centro un principio semplice ma fondamentale: il consenso non può essere…
Presidente - Colleghi, per favore…
Minelli (AVS) - …presunto ma deve essere libero, senza coercizione o manipolazione; e attuale, cioè presente e valido nel momento in cui l'atto avviene e quindi non deducibile da comportamenti pregressi. Per questo noi riteniamo che il lavoro fatto alla Camera, importantissimo e apprezzabilissimo, con voto bipartisan, non venga snaturato e che si mantenga l'impostazione di una riforma che va nella direzione di rafforzare la libertà e l'autodeterminazione delle donne. L'8 marzo 2026 per noi porta in sé questo auspicio. Naturalmente sappiamo che le leggi da sole non bastano, sarebbe fin troppo semplice. Accanto alle norme serve lavoro costante sul piano culturale, educazione al rispetto, contrasto agli stereotipi e promozione di relazioni realmente paritarie. È una strada lunga e complicata che dovremo percorrere fino in fondo. Il significato dell'8 marzo sta proprio qui: non nella celebrazione, ma nella responsabilità anche delle Istituzioni di continuare a dare attuazione concreta ai principi di uguaglianza e libertà che la Costituzione afferma con tanta chiarezza e che ormai cinque generazioni di donne hanno cercato, cercano e cercheranno di perseguire.
Président - La collègue Trione a demandé la parole.
Trione (CA) - Je souhaite une heureuse journée du 8 mars, Journée internationale des femmes, en rendant hommage à une histoire faite de visages, de voix et surtout de progrès. Cette année, alors que nous célébrons les 80 ans du droit du vote des femmes, cet hommage est plus que jamais d'actualité. L'histoire du 8 mars témoigne de la dignité d'une force extraordinaire qui a transformé le monde.
Guardiamoci intorno e guardiamo alle nostre vite. I diritti di cui godiamo oggi: il diritto di votare, di essere elette, il diritto di studiare, di possedere un conto in banca, di decidere del proprio corpo e della propria carriera non sono piovuti dal cielo, non sono gentili concessioni della storia, ma sono conquiste. Ogni nostra libertà attuale è il frutto di un "no" detto con coraggio da una donna che ci ha preceduto, è il risultato di battaglie combattute nelle piazze, nelle aule di Tribunale, nelle Università e nelle case. Pensiamo alle madri costituenti, alle scienziate che hanno sfidato il pregiudizio, alle operaie che hanno preteso sicurezza; queste donne non erano eroine distanti, erano persone mosse dalla consapevolezza che il presente non era abbastanza e che il futuro doveva essere diverso. Noi siamo gli eredi di quella forza, ma cos'è questa forza che celebriamo oggi? Non è una forza muscolare o aggressiva, è la capacità di resistere agli urti della vita e della società senza spezzarsi ma trasformandosi. È la forza di chi deve dimostrare il doppio del valore per ottenere la metà del riconoscimento, è la forza di chi sa coniugare l'empatia con la fermezza, la cura con l'ambizione. Le donne hanno dimostrato che si può guidare un Paese, una scoperta scientifica o una famiglia con la stessa inesauribile determinazione. Hanno dimostrato che la fragilità è solo un pregiudizio di chi non sa guardare a fondo.
Se oggi parliamo di forza e di conquiste, non posso non ricordare una delle donne che ha tracciato la strada per tutte noi, l'onorevole Tina Anselmi, partigiana, a soli 17 anni è stata la prima donna nella storia italiana a diventare Ministra. A lei dobbiamo conquiste che oggi diamo per scontate, ma che hanno cambiato la vita di milioni di persone: dalla legge sulle pari opportunità nel lavoro, alla nascita del nostro servizio sanitario nazionale, fino alla firma della legge che ha introdotto la parità salariale. Tina Anselmi ci ha insegnato che la politica e l'impegno sociale non sono affari da uomini, ma spazi che le donne devono abitare con competenza e rigore. Lei, a mio giudizio, ma non solo, è stata la personificazione della forza, delle Istituzioni e della coerenza. Due frasi mi hanno sempre colpito, la prima quando dice: "Capii allora che, per cambiare il mondo, bisognava esserci" e la seconda: "Nessuna conquista è per sempre, c'è sempre qualcuno che vuole tornare indietro". La sua forza non era fatta di grida, ma di una costante incrollabile presenza nei luoghi dove si decideva il futuro del Paese. Ci diceva che la guardia non va mai abbassata. Sappiamo infatti che il cammino verso una parità reale è ancora lungo e che in molte parti del mondo i diritti conquistati sono messi in discussione ogni giorno. Onorare la forza delle donne oggi significa impegnarsi affinché nessuno debba più scegliere tra carriera e famiglia, affinché ogni voce sia ascoltata e ogni corpo sia rispettato. Continuiamo a tessere questo filo della libertà con l'orgoglio di chi sa da dove viene e la ferma volontà di decidere dove vuole andare.
Président - Le collègue Marquis a demandé la parole.
Marquis (FI) - Cari colleghi, oggi, seppur in ritardo, celebriamo la Festa della donna e questo vuole essere soprattutto un momento di riflessione.
L'8 marzo ci ricorda quanto sia stato lungo e difficile il cammino delle donne verso la piena affermazione dei propri diritti e quanto lavoro resti ancora da fare per costruire una società davvero equa e inclusiva. Le donne rappresentano il cuore pulsante delle nostre comunità, sono madri, lavoratrici, imprenditrici, professioniste, studentesse, volontarie, ogni giorno contribuiscono con competenza, determinazione e grande sensibilità alla crescita economica, culturale e sociale del nostro Paese e del nostro territorio.
Come Istituzioni, abbiamo il dovere di trasformare le parole in azioni concrete, dobbiamo continuare a promuovere le politiche che favoriscono la pari opportunità, la conciliazione tra lavoro e famiglia, l'accesso delle donne alle posizioni di responsabilità e la tutela contro ogni forma di discriminazione. La libertà e la dignità delle donne sono il termometro della qualità della nostra democrazia, dove le donne sono valorizzate, libere di realizzare il proprio talento, l'intera società cresce e diventa più forte.
Come rappresentanti delle Istituzioni e soprattutto noi come rappresentanti del Partito di Forza Italia, sentiamo forte la responsabilità di sostenere politiche che mettono al centro il merito, il talento e le opportunità senza ostacoli né barriere di alcuna sorta. In questa giornata voglio rivolgere un pensiero speciale quindi a tutte le donne che ogni giorno affrontano le sfide difficili, alle lavoratrici che conciliano mille impegni, alle giovani che costruiscono il proprio futuro, alle imprenditrici che creano lavoro, alle donne che con coraggio combattono contro le ingiustizie e la discriminazione, a tutte loro va il nostro augurio più sincero e un grande grazie. La Festa della donna non deve essere solo una celebrazione simbolica, ma un rinnovato impegno collettivo: quello di costruire una società in cui ogni donna possa sentirsi libera, sicura e pienamente protagonista della propria vita. Buona festa a tutte le donne.
Presidente - Ha chiesto la parola il collega Sorbara.
Sorbara (FI) - Quando si parla dell'8 marzo, della Festa della donna, spesso si pensa a un gesto simbolico e a una festa, ma questa giornata, in realtà, ci invita a riflettere su qualcosa di molto più profondo, la dignità, il rispetto e l'onestà. Quando si vivono momenti di difficoltà, ci accorgiamo che spesso le persone più forti sono proprio le donne, sono le donne che aspettano, che resistono e che tengono insieme le famiglie quando tutto sembra crollare. Ho visto madri, mogli e figlie attraversare chilometri per pochi minuti di colloquio, ho visto donne sostenere chi era in difficoltà con una forza che spesso non viene raccontata e che noi uomini non saremmo mai in grado di avere. Per questo oggi non voglio limitarmi a fare gli auguri, voglio parlare di rispetto e di onestà, perché una società si misura da come si tratta le persone più fragili e, purtroppo, ancora oggi, molte donne subiscono violenza, discriminazione e mancanza di opportunità. Il rispetto verso le donne non è un gesto simbolico una volta all'anno, è una responsabilità quotidiana, significa educare i nostri figli al rispetto, significa combattere la violenza anche quella solo semplicemente fatta di parole, significa costruire una società in cui nessuna donna debba lottare per dimostrare di valere quanto un uomo. Ricordiamoci che la donna mette al mondo la vita. La dignità non ha genere, la libertà non ha genere, la giustizia non ha genere e, se vogliamo davvero onorare questa giornata, dobbiamo ricordarci che il rispetto per le donne è il primo segno di civiltà di una comunità. Per questo oggi non celebriamo soltanto le donne, celebriamo la forza, il coraggio e la dignità che ogni giorno portano all'interno della nostra società e all'interno delle nostre famiglie.
A tutte le donne voglio dire semplicemente un grazie, un grazie con il cuore, perché la vostra forza, la vostra pazienza e la vostra capacità sono quelle di non smettere mai di credere nella vita, anche quando la vita mette davanti a prove difficili.
Président - La collègue Borre a demandé la parole.
Borre (UV) - Le 8 mars n'est pas seulement une date symbolique de notre calendrier. C'est une journée qui nous invite, en tant qu'Institution, à réfléchir au long chemin qui a conduit à la reconnaissance des droits des femmes et au rôle que ces droits jouent dans la construction de notre démocratie. L'égalité entre les femmes et les hommes est aujourd'hui un principe que nous considérons comme évident mais, du point de vue du droit et des Institutions, il s'agit en réalité d'une conquête relativement récente.
Pendant longtemps les femmes ont été exclues de la vie politique, de nombreuses professions et des lieux où se prennent les décisions publiques. C'est surtout au cours du vingtième siècle que les choses commencent à changer. Une première étape importante est celle des luttes pour le droit de vote des femmes entre la fin du XIXe siècle et les premières décennies du vingtième siècle. Dans plusieurs Pays les femmes obtiennent progressivement le droit de participer à la vie politique. Après la Seconde Guerre mondiale une nouvelle phase s'ouvre avec la naissance de la communauté internationale moderne. L'adoption en 1948 de la Déclaration universelle des droits de l'homme affirme un principe fondamental : tous les êtres humains naissent libres et égaux en dignité et en droits. Dans les décennies suivantes cette reconnaissance se renforce grâce à des instruments juridiques spécifiques. Au niveau européen l'Union européenne a également joué un rôle important en introduisant des directives sur l'égalité salariale, l'égalité des chances dans le travail et la lutte contre la discrimination. Plus récemment la Convention d'Istanbul, adoptée en 2011, a établi des normes juridiques pour prévenir et combattre la violence à l'égard des femmes. Cette étape montre clairement que l'égalité entre les femmes et les hommes est devenue, au fil du temps, un principe central du droit international et des démocraties contemporaines. En Italie ce parcours s'inscrit dans un moment fondamental : la naissance de la République. Le 2 juin 1946 les femmes votent pour la première fois lors d'une consultation nationale et entrent dans les institutions représentatives. Elles venaient de raisons politiques différentes mais elles partageaient une conviction commune : la Nouvelle République devait se fonder aussi sur l'égalité entre les femmes et les hommes. Le résultat de ce travail se retrouve dans l'article 3 de notre Constitution qui affirme que tous les citoyens sont égaux devant la loi sans distinction de sexe. Aujourd'hui cela peut sembler évident, mais en 1947 c'était une affirmation profondément innovatrice.
Il est d'ailleurs significatif de rappeler que le 8 mars du 1947 la Journée internationale des femmes fût évoquée à l'intérieur de la même Assemblée constituante italienne, une Députée très jeune prît la parole et déclara : "il est juste de la rappeler également ici, dans l'Assemblée démocratique de la République, où les femmes, pour la première fois dans notre histoire, sont directement représentées". (incompréhensible) un moment historique, pour la première fois les femmes ne sont plus seulement l'objet des lois, mais elles deviennent actrices de leur élaboration et ce qui frappe aujourd'hui c'est à quel point ces paroles restent actuelles. En 1947 parler des droits des femmes signifiait déjà reconnaître que l'égalité ne se limite pas à une règle écrite dans la loi, elle suppose aussi une transformation profonde de la société et des mentalités. Si nous regardons notre réalité aujourd'hui, nous pouvons voir un parallèle évident : de nombreux droits ont été reconnus, les femmes participent pleinement à la vie publique, dirigent les institutions, les entreprises et les universités et pourtant certaines inégalités persistent : les écarts salariaux, les difficultés d'accès aux postes de responsabilité et le déséquilibre dans la répartition du travail de soin. C'est pourquoi les paroles prononcées à l'Assemblée constituante du 1947 ne sont pas seulement un souvenir historique, elles continuent de nous interpeller aujourd'hui. Elles nous rappellent que la démocratie n'est jamais un acquis définitif, c'est un processus qui demande un engagement constant pour rendre concrets les droits que nos Constituants proclament.
Le 8 mars est encore une fois une journée de mémoire et une journée de responsabilité. Ce souvenir des mères constituantes signifie reconnaître leur contribution à la naissance de la République, mais aussi poursuivre le chemin qu'elles ont ouvert, car la qualité de la démocratie se mesure aussi considérant sa capacité de garantir l'égalité des chances, la dignité et la liberté pour toutes et pour tous.
Président - Le collègue Campotaro a demandé la parole.
Campotaro (AVS) - La chiamiamo "Festa della donna" ma, in realtà, come hanno ricordato le colleghe, non è mai stata una festa: è una data che esiste perché qualcuno per molto tempo è stato escluso dal pieno esercizio dei diritti. In questi giorni anche Laura Mattarella ha ricordato che "la vera parità sarà raggiunta quando delle donne che arrivano ai vertici si parlerà per il loro curriculum e non perché sono donne; quando cioè smetteranno di essere raccontate come un'eccezione". È una frase semplice ma dice molto, perché una democrazia matura non dovrebbe vivere di eccezioni, dovrebbe vivere di normalità; eppure sappiamo che la parità non è ancora normalità. Lo sappiamo dai dati sulle violenze di genere, ma anche da ciò che spesso scegliamo di minimizzare.
In apertura del convegno di venerdì pomeriggio presso la Sala Viglino, il Presidente della Regione ha ricordato che dietro alla violenza di genere c'è "un approccio culturale sbagliato, che si intreccia anche con altri fenomeni, come, ad esempio, il bullismo". È un passaggio importante perché ci dice che il problema non nasce solo nei gesti estremi. Nasce molto prima, in un clima culturale. Nasce nelle parole che tolleriamo, negli insulti che banalizziamo, nei comportamenti che vengono liquidati come semplice goliardia. Sono piccoli segnali a volte, ma sono segnali di una cosa più grande, di un rispetto che lentamente si assottiglia. Ed è per questo che anche le Istituzioni devono dare l'esempio, a partire da quest'Aula. Faccio un esempio molto banale, ma che sentiamo - penso - tutti i giorni. Chiedo scusa alle colleghe, ma sentiamo, ad esempio, "la Girod, la Forcellati, la Baccini", ma sono "l'assessora Girod, la consigliera Forcellati e la consigliera Baccini". Può sembrare una sfumatura linguistica, ma le parole non sono mai solo parole: costruiscono il modo in cui riconosciamo l'autorevolezza, il ruolo e la dignità delle persone. La parità non si costruisce solo con le leggi, si costruisce anche con il linguaggio, con l'attenzione quotidiana, con la capacità di non ridere quando qualcuno riduce il rispetto a una battuta. Perché quando il rispetto arretra, la democrazia arretra con lui. E la politica, se vuole essere all'altezza del proprio compito, deve essere il luogo in cui il rispetto torna a essere la regola.
Président - Le collègue Torrione a demandé la parole.
Torrione (AVS) - In realtà non avevo preparato un discorso, però, sentendo un po' tutti gli interventi, mi è venuta da fare una considerazione molto concreta, a parte il ribadire che, come è stato già detto in precedenza dai miei colleghi, non stiamo parlando di una festa e che non c'è bisogno di retorica in un giorno come questo. Io parto solo da un elemento che mi ha sempre stupito tantissimo, cioè il diritto di voto delle donne in Italia nel 1946, stiamo parlando di non tanti anni fa, pochi anni fa; è un dato che ogni volta mi stupisce tantissimo ed è però, secondo me, il segno di quello che è il problema fondamentale del rispetto delle donne, cioè fondamentalmente un problema storico-culturale che ha trovato un piccolo traguardo solo pochi anni fa, nel 1946.
La storia dell'umanità è un "ciccinin" - per usare un termine molto tecnico -, un pochettino più importante e un pochettino più lunga e parto anche da un'affermazione che ha fatto la collega Baccini che condivido: le donne non devono essere difese, c'è solo un problema di modo verbale. Le donne non dovrebbero essere difese, non andrebbero difese in una società e con una cultura di questa società di un certo tipo le donne non andrebbero difese perché, e chiudo, la questione è una questione di pari diritti e di pari dignità. Faccio un parallelo che può sembrare magari poco calzante ma, secondo me, invece lo è: noi viviamo nell'ambito della disabilità una rivoluzione importante dopo la Convenzione ONU, cioè viviamo una situazione in cui la disabilità non va difesa, la disabilità va vista semplicemente come pari diritti e pari dignità. Qui è la stessa cosa, cioè il mondo e la questione delle donne va visto con questa logica, pari dignità e pari diritti per tutti quanti.
Président - La parole au président Testolin.
Testolin (UV) - Seulement deux mots de ma part aussi, parce que ce sujet a été touché dans toutes ses facettes, dans une situation bien claire qui a repris un peu l'histoire de ce qui les femmes représentent dans le monde des droits acquis dans le temps. C'est quelque chose qui est à retenir et nous cherchons de le faire comme Gouvernement, mais comme société civile dans toutes les occasions. On a eu… l'a rappelé le collègue Campotaro… un événement qui nous a mis face à face avec un de ces phénomènes qui malheureusement arrive encore dans une façon importante sur le territoire local, en Italie, mais dans le monde entier, envers les femmes, mais ce sont des arguments qui trouvent une réponse seulement avec l'éducation, avec une approche correcte et continuelle.
J'ai fort apprécié l'intervention des femmes qui sont intervenues et j'ai retenu surtout la nécessité d'engagement exprimée par la conseillère Borre qui a touché, à mon avis, l'aspect le plus important. Ce sont des situations qui doivent être analysées et connues et valorisées dans le temps, non? Et on ne doit pas baisser la garde sur ces aspects.
Penso che la forza delle donne la si debba valorizzare giornalmente, nelle scelte professionali che si fanno all'interno delle attività dei professionisti e soprattutto penso che in questo contesto vadano valorizzate le capacità organizzative delle donne.
Quando penso alla Festa delle donne, penso ad un'associazione che sul nostro territorio rappresenta un punto di riferimento da moltissimo tempo nel contesto del sociale e delle malattie che toccano in particolar modo le donne; l'Associazione Viola perché mi ispira una capacità di messa in rete, una capacità di passare oltre ai problemi con tenacia, con perseveranza e con unione. Quest'aspetto esprime, in maniera completa e complessiva, la forza delle donne, il rispetto che necessitano e anche quell'attenzione continua, quotidiana, che non è squisitamente da ricercarsi nella retorica, così come è stato detto poc'anzi di una giornata particolare, ma nelle attività di tutti i giorni, nelle attività che vanno dalla famiglia alla grossa azienda, alla politica e a tutti i contesti che ci toccano, così come attenzione va posta all'interno del contesto delle pari opportunità a tutte le altre categorie di persone che sono magari più deboli e che vanno valorizzate per le loro caratteristiche e non perché rappresentano un qualcosa da salvaguardare solo per norma o solo per decisioni che esulano invece da un contesto di considerazione più generale. Questo penso sia il messaggio che trasversalmente è uscito e per il quale io mi permetto di ringraziare, a nome del Governo, tutti coloro che sono intervenuti in questa discussione.
Président - Point n° 2 à l'ordre du jour: communications du Président de la Région.
Il n'y a pas de communications.
