Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 180 du 7 avril 1982 - Resoconto

OGGETTO N. 180/VII - PARTECIPAZIONE DI GIOVANI ATLETI ALLE GARE SCIISTICHE DI DISCESA LIBERA. INTERVENTI PER UNA MAGGIORE SICUREZZA DEI TRACCIATI DELLE GARE STESSE - (Interpellanza).

PRESIDENTE: Do lettura dell'interpellanza presentata dal Consigliere De Grandis:

Preso atto che recentemente diversi atleti valdostani partecipanti a gare di discesa libera sono stati vittima di gravi e luttuosi incidenti sportivi;

Venuto a conoscenza che in Valle d'Aosta gi sciatori appartenenti alle categorie "Allievi" e "Ragazzi" vengono costretti a cimentarsi nelle gare di discesa libera, pena l'esclusione da quelle di slalom speciale;

Rilevato che la mancata partecipazione alla gara di discesa libera comporta l'automatica esclusione dalla partecipazione alle gare valide per il Campionato Italiano di categoria;

INTERPELLA

il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore al Turismo, Urbanistica e Beni Culturali per sapere:

1) se risulta essere vero che se un atleta appartenente alla categoria "Allievi" o "Ragazzi" della Federazione Italiana Sport Invernali, Comitato Valdostano A. S. I. V. A. non partecipa alla specialità della discesa libera non è convocato nella squadra rappresentativa del Comitato Zonale Valdostano;

2) se risulta essere vero che per tale motivo non possono partecipare ai campionati Italiani "Allievi" e "Ragazzi" coloro che si rifiutano di partecipare a gare di discesa libera;

3) se non si ritiene opportuno, alla luce degli ultimi tragici eventi che si sono registrati a danno di atleti valdostani, effettuare un sopralluogo sulle piste di discesa libera regolarmente omologate dalla F. I. S. I. in Valle d'Aosta per constatare lo stato attuale delle misure di sicurezza e per predisporre eventualmente un piano di interventi atto a rendere più sicure le piste e conseguentemente le competizioni di discesa libera;

4) nel caso di risposte affermative, se non ritiene opportuno, l'Assessore competente, sentito anche il parere del Delegato regionale del C.O.N.I., di intervenire affinché cessi questa discriminazione che obbliga ad una disciplina oltremodo rischiosa e pericolosa, ragazzi che sovente non possono disporre per gli allenamenti, di piste chiuse, sicure ed opportunamente preparate, eccezione fatta - forse - per la pista di Chamois.

PRESIDENTE: La parola al Consigliere De Grandis che illustra l'interpellanza.

DE GRANDIS - (P.R.I.): Gli incidenti avvenuti recentemente a ragazzi che praticano l'attività sportiva dello sci, in particolare la disciplina della discesa libera, hanno certamente colpito un po' tutti per la loro gravità e anche per la loro frequenza. Mi sembra che da parte della A.S.I.V.A. ci sia una normativa che prevede che se i ragazzi non partecipano alle gare di discesa libera non sono ammessi all'accredito dei punteggi ottenuti nelle gare di slalom gigante e di slalom speciale; siccome la gara di discesa libera ritengo sia insopprimibile per la sua validità sotto l'aspetto tecnico e sotto l'aspetto sportivo - è anzi ritenuta la disciplina più affascinante di questo sport particolarmente praticato in Valle d'Aosta - è necessario però che siano osservate alcune cautele per evitare incidenti gravi o addirittura mortali, che si sono verificati ultimamente nella nostra Regione e ad atleti valdostani fuori della Valle d'Aosta.

La gara di discesa libera non solo richiede una capacità atletica particolarmente spiccata, ma richiede anche di essere dotati di una rapidità di riflessi del tutto eccezionale. La mancanza o la scarsa dotazione di queste specifiche caratteristiche può determinare di per sè stessa degli incidenti, perché le altissime velocità che si raggiungono con questa disciplina richiedono allo sciatore, in caso di difficoltà determinate dal terreno, dalla velocità stessa, o da cattive condizioni di visibilità, tempi di reazione di una immediatezza eccezionale. Se i tempi di reazione non sono adeguati, l'atleta è esposto ai rischi gravissimi di cadere, di uscire di pista, di finire sulle piante, come è capitato.

Quello che chiedo all'Assessore è, innanzitutto, se non, sia possibile rimuovere questa normativa che pretende di obbligare l'atleta a partecipare a questo tipo di gare: evidentemente, se uno vi partecipa perché vi è portato è una cosa, se invece la partecipazione è obbligatoria, si possono determinare situazioni di paura, e sappiamo come la paura, l'attimo di smarrimento provochi un blocco della capacità di reazione sia psicologica che fisica, determinando quelle condizioni di pericolo gravissimo che si vogliono evitare.

In secondo luogo, chiedo se non sia possibile fare una serie di sopralluoghi sulle piste che vengono messe a disposizione degli atleti per gli allenamenti, per fare in modo che questi tracciati non solo siano chiusi in modo assoluto all'accesso degli altri sciatori, ma siano anche preparati in modo tale da creare le massime condizioni di sicurezza. Per quello che mi risulta, c'è'un solo tracciato che risponde a queste caratteristiche di massima sicurezza, ed è quello di Chamois; se non mi sbaglio, si tratta della pista del lago di Lod.

Credo che la questione non possa essere trascurata e debba essere senz'altro affrontata con il massimo impegno, perché se lo sport è una pratica che dobbiamo in tutti i modi favorire per i suoi riscontri favorevoli nell'attività dei giovani e anche per il fatto che li distrae da altre cose non auspicabili, dobbiamo però operare in maniera tale che tutte le possibili norme di sicurezza vengano attentamente attuate affinché lo sport non si trasformi, come purtroppo è accaduto ad alcuni nostri atleti, in una tragedia irreparabile.

PRESIDENTE: La parola all'Assessore al Turismo, Urbanistica e Beni Culturali Pollicini per la risposta.

POLLICINI - (D.P.): Va detto innanzitutto che il problema così come è stato posto, cioè in relazione a fatti luttuosi, certamente lascia perplessi per i rischi che questo sport comporta. D'altra parte, questo si può dire per tutti gli sport, e comunque i rischi si corrono tutti i giorni anche camminando per la strada.

Vorrei precisare, però, che i due incidenti mortali che si sono verificati, uno a Pila nel gennaio dello scorso anno e l'altro in Val Zoldana recentemente, hanno riguardato la categoria "Giovani", cioè quella dei nati dal '63 al '66; per questa categoria non esiste alcuna norma che regoli la partecipazione alle tre specialità; non è cioè una delle categorie sottoposte alla norma di partecipazione obbligata alle tre specialità. Dirò poi di questa "partecipazione obbligata" alla discesa, allo slalom gigante e a quello speciale.

I due atleti vittime di incidenti mortali, a detta di tutti, erano preparatissimi, allenati, idonei alla specialità, tant'è che quello recentemente scomparso in Val Zoldana faceva parte della squadra zonale e rappresentava la Valle d'Aosta ai Campionati Nazionali. Consideriamo anche un altro fatto - bisogna riconoscerlo per essere obiettivi nella valutazione - e cioè che i due incidenti sono avvenuti in zone non pericolose; l'ultimo, quello in Val Zoldana, addirittura sull'arrivo, dove normalmente il tracciato è diritto, largo, non in pendenza, privo di ostacoli: quindi è stata una fatalità che l'incidente sia avvenuto sul punto più sicuro: certamente il più sicuro dei tratti di una qualsiasi discesa libera è quello dell'arrivo, specialmente a dieci metri dal traguardo.

Per quanto riguarda il regolamento della cosiddetta obbligatorietà a partecipare alla libera se si vuol partecipare anche alle altre specialità, innanzitutto esso riguarda le categorie "Allievi" e "Ragazzi", e poi va detto che questo regolamento non costringe nessun atleta a partecipare alla libera: lo dimostra il fatto che alla libera sono iscritti 120 atleti - parlo della stagione appena conclusa -, allo slalom speciale 140, al gigante 220. Quindi nello slalom gigante sono iscritti il doppio degli atleti iscritti alla libera, e non c'è un collegamento diretto. Esiste invece la cosiddetta "regola del 3 a 1", cioè ogni club ha la possibilità nella gara di slalom abbinata alla libera - normalmente si fa la libera il sabato e lo slalom la domenica - di iscrivere in aggiunta ai tre ragazzi che hanno partecipato alla libera e che quindi sono iscritti allo slalom, un altro concorrente, esclusivamente per lo slalom speciale, che non ha partecipato il giorno prima alla libera.

Questa è una regola normalmente applicata, e va detto anche che proprio in questa categoria dove è applicata la "regola del 3 a 1" non si sono verificati incidenti mortali e negli ultimi anni neanche incidenti traumatici, fratture e altro che invece si sono verificati nelle specialità dello slalom. Questa regola discende dal Regolamento federale, il quale prevede che per la ammissione alle fasi zonali e quindi ai Campionati Italiani, per le categorie "Allievi" e "Ragazzi", debba essere fatta una graduatoria sulla base della somma dei punteggi ottenuti nelle tre specialità; quindi ogni Comitato Zonale per poter accedere ai Campionati Italiani deve presentare la graduatoria di atleti che hanno punteggi nelle tre specialità della discesa libera, dello slalom speciale e dello slalom gigante. Quindi un ragazzo che va ai Campionati Italiani è previsto dal Regolamento federale che partecipi a tutte e tre le specialità. Di li è nata la cosiddetta "regola del 3 a 1".

In base a questo Regolamento, che fra l'altro è conosciuto all'inizio della stagione dai ragazzi e dai genitori, poiché ai Campionati Italiani non sono previste delle riserve, se c'è un ragazzo che non vuole partecipare alla libera, proprio per non perdere il punteggio lo lasciano a casa, altrimenti si ridurrebbe la presenza, sul piano della graduatoria, della rappresentanza zonale. Tutto questo deriva dal Regolamento federale.

Vorrei ora fare alcune considerazioni sui problemi sollevati nell'interpellanza. La prima cosa da dire è che coloro che intendono praticare lo sci agonistico lo fanno per libera scelta, non esiste certamente alcun obbligo; chiaramente gli stessi rischi ci sono quando ai ragazzini si affidano i motorini o altri mezzi moderni che comportano gli stessi pericoli; del resto il caso avvenuto sta a dimostrare che si è trattato di fatalità, tant'è vero che, come dicevo, nelle categorie per le quali c'è la partecipazione obbligatoria, incidenti non ne sono avvenuti.

Altra cosa da considerare è che lo sci, comunque, ha un suo coefficiente di rischio, come tutti gli sport, anche quelli più semplici.

Per quanto riguarda la domanda più specifica, se non sia opportuno rimuovere la normativa, va detto che c'è una autonomia delle Federazioni che certamente non può essere sottoposta alla censura di un organo esterno quale potrebbe essere la Regione. Le nostre piste - e rispondo ad un'altra domanda - sono in regola, perché sono state omologate sia a livello nazionale che a livello internazionale; l'omologazione è fatta da tecnici, da esperti e sarebbe strano che l'Assessore, il C.O.N.I. o un Magistrato facessero un sopralluogo e giudicassero della pericolosità o meno della pista. Questo giudizio deve essere dato dagli esperti, dai tecnici e non da chi tecnico non è, come il C.O.N.I., o l'Assessore al Turismo, o il Magistrato.

Va riconosciuto poi che le gare di discesa libera per giovani, proprio per il rapporto lunghezza-dislivello sono certamente meno pericolose delle gare di discesa libera per adulti; questo rapporto impedisce il raggiungimento di elevate velocità; sotto questo aspetto, l'unica pista che ha una vera sicurezza è quella di Chamois: è una pista totalmente all'aperto, priva di alberi o altri ostacoli; è difficile però trovare un terreno idoneo e realizzare una pista dove non ci siano ostacoli che possano costituire elemento di pericolo.

E' opportuno, e probabilmente nel tempo sarà possibile, creare tre piste di discesa libera con i requisiti di sicurezza: una in Alta Valle, una in Media Valle, una in Bassa Valle; non dimentichiamo però che la libera per sua natura è una gara che presenta un certo grado di rischio, che dipende -è inutile nasconderlo - dal fatto che si raggiungono velocità superiori che nelle altre specialità. Mi pare perciò che si debba considerare che quando una pista di discesa libera è stata omologata dagli organi tecnici, dopo la valutazione dei rischi e la ricerca di tutte le garanzie possibili, non è possibile aggiungere ulteriori interventi perché altrimenti si rischia di interferire in una competenza che è esclusiva degli organi tecnici della A.S.I.V.A o della F.I.S.I., che sono tutte affiliate con il C.O.N.I. e quindi dipendono dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano, che è il massimo organo che _gestisce lo sport nel nostro Paese.

C'è poi una valutazione mia, personale, per la quale la prudenza comunque va raccomandata; le piste vengono continuamente migliorate, però è difficile che un intervento regionale possa arrivare là dove non è arrivata la Federazione; io sono convinto che la Federazione e i tecnici della A.S.I.V.A. e della F.I.S.I. abbiano il massimo senso di responsabilità, per dare il massimo delle garanzie compatibili con la specialità.

PRESIDENTE: La parola al Consigliere De Grandis per la replica.

DE GRANDIS - (P.R.I.): Prendo atto della risposta dell'Assessore Pollicini, però credo che qualcosa di più si possa fare. Se è vero che questa normativa che obbliga i giovani a praticare anche la discesa libera riguarda gli "Allievi" e i "Ragazzi", è altrettanto vero che queste sono le categorie più vulnerabili. Non mi sembra sufficiente la considerazione che in queste categorie non si siano verificati incidenti gravi o gravissimi, perché l'incidente è sempre in agguato. Credo che in effetti per questo tipo di gara esista un coefficiente di rischio ineliminabile, però ritengo anche che il coefficiente di rischio debba essere in qualunque modo ridotto al minimo; eliminarlo forse non si può, ma ridurlo al minimo è necessario.

D'altra parte, la omologazione delle piste da parte dei tecnici della F.I.S.I. tiene conto certamente dei fattori di sicurezza, però è fatta in funzione di atleti adulti; l'atleta "Allievo" o "Ragazzo" non è un atleta adulto, è un atleta in fase di formazione; le norme di omologazione non sono rapportate alle sue capacità, ma sono rapportate alle capacità di un atleta già completamente formato: è questo che può creare motivi di preoccupazione ed è questo che mi preoccupa in effetti. Atleti come Stenmark o Gustavo Thoëni non mi danno queste preoccupazioni perché si tratta di uomini fatti, di atleti completi, i quali però non soggiacciono all'obbligo di partecipare alla discesa libera; ci sono state delle normative per la Coppa del Mondo che attribuivano punteggi per la combinata, cioè chi partecipava anche alla discesa libera poteva ottenere punteggi per la combinata, però non c'è mai stata l'esclusione dell'acquisizione di punteggi nelle singole specialità per quegli atleti che non partecipavano alle gare di discesa libera. Ora, mi sembra un controsenso porre questo obbligo per gli "Allievi" e per i "Ragazzi", ossia per le categorie di atleti giovani, più vulnerabili. Anche perché io sono convinto di un altro fatto, che se un giovane, un "Allievo" o un "Ragazzo", si avvicina alla discesa libera per sua naturale attrazione, per sua naturale predisposizione i rischi sono di gran lunga inferiori a quelli cui vanno incontro coloro che sono costretti a farla da regolamenti core quelli che sono in atto. E' questo che mi preoccupa. E' vero che queste normative dipendono dalla F.I.S.I. e non dall'Assessore regionale al Turismo ed allo Sport della Regione Valle d'Aosta, però io credo che un'azione per sensibilizzare i responsabili e attirare la loro attenzione su questo problema, la Regione e il Delegato regionale del C.O.N.I. possano e anzi debbano farlo.

Così come credo sia importante che le piste, anche se omologate dalla F.I.S.I. per la discesa libera e quindi dotate di tutte quelle caratteristiche di lunghezza, pendenza, dislivello e sicurezza per gli atleti adulti, siano riviste per le gare degli "Allievi" e dei "Ragazzi", perché "Allievi" e "Ragazzi" hanno bisogno di una maggiore tutela, non possono certamente competere con atleti di 18, 2C, 25 anni. che hanno ben altra struttura fisica e psicofisica e quindi possono affrontare situazioni che non sono alla portata dei ragazzini i quali, oltre tutto, hanno in genere una maggiore predisposizione a rischiare, proprio perché vedono meno il pericolo di quanto pub vederlo un atleta adulto. Di questa minore capacità di vedere e di affrontare il pericolo noi adulti dobbiamo tenere conto, dobbiamo farcene carico, così come ci preoccupiamo di non mandare il nostro bambino in mezzo al traffico della superstrada che attraversa la città, o facciamo particolari raccomandazioni nel momento in cui lo vediamo andare in motorino o, come padri, ci rifiutiamo di comprarglielo proprio perché abbiamo paura dei rischi che è costretto ad affrontare se usa un mezzo di questo genere; evidentemente anche in campo sportivo uno sforzo di questo tipo lo possiamo fare.

Io credo quindi che l'Assessore possa assumere qualche iniziativa attraverso il Delegato del C.O.N.I. o direttamente o parlando con i responsabili dell'A.S.I.V.A. per vedere se non si pub in campo nazionale fare recedere la F.I.S.I. da una normativa che io credo abbia in sè i germi di un rischio che noi dobbiamo evitare.

PRESIDENTE: Passiamo alla trattazione dell'oggetto iscritto al n. 9 dell'ordine del giorno.