Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 80 du 26 juillet 2018 - Resoconto

OBJET N° 80/XV - Approbation de motion: "Engagement du Président de la Région à œuvrer auprès du Parlement italien pour obtenir une représentativité de la Vallée d'Aoste au sein du Parlement européen".

Fosson (Presidente) - Abbiamo riunito due mozioni: la mozione al punto 34 e la mozione al punto 42 dell'ordine del giorno. La parola al Consigliere Chatrian per l'illustrazione della prima mozione.

Chatrian (ALPE) - Nous avons présenté cette motion après qu'on a appris qu'à la suite de la sortie de l'Union européenne du Royaume Uni, l'Italie aura la possibilité de disposer effectivement de trois sièges supplémentaires au sein du Parlement européen. Tout d'abord, le Conseil de la Vallée le 12 mai 1977 a approuvé déjà une proposition de loi de l'État d'initiative régionale, concernant: "Disposizioni speciali per la Valle d'Aosta in materia di elezione dei rappresentanti all'Assemblea delle Comunità europee", présentée par les Démocrates Populaires. Le 25 octobre 1978 on a approuvé, à l'unanimité des votants, une motion qui engageait la Junte régionale et les Parlementaires valdôtains à garantir la présence, parmi les 80 Parlementaires européens de l'Italie, de représentants des communautés ethniques et linguistiques. Dans le mois de janvier 1984 fut approuvée à l'unanimité une autre motion de la Conférence des Chefs de groupe et en 1987, fut approuvée à l'unanimité (27 conseillers) une motion che impegnava il Presidente del Consiglio regionale e il Presidente della Giunta a prendere gli opportuni contatti con il Governo centrale il Parlamento al fine di pervenire a una modifica del sistema elettorale. Tout d'abord, le 20 décembre 1995 fut approuvée, avec 28 conseillers votants et favorables et avec l'abstention d'un conseiller, une autre résolution et après, le 14 avril 2003, à l'unanimité une autre résolution.

Cela pour dire tout d'abord que dans cette salle, depuis l'année 1977, on a abordé la question, on a essayé, comme Vallée d'Aoste, comme petite région, de créer les conditions... et d'engager le Président de la Région et d'inviter les Parlementaires valdôtains à essayer d'œuvrer pour une instance auprès du Gouvernement et du Parlement italien pour explorer les différentes formules qui permettraient d'en assurer la satisfaction d'avoir un siège, un valdôtain au Parlement européen.

Le but de cette motion est cette fois d'essayer de "jouer la partie", comme je disais auparavant, parce qu'on a la possibilité de disposer de trois sièges supplémentaires au sein du Parlement européen. Il s'agit donc d'une partie capitale, une partie importante; souvent dans cette salle on aborde des thèmes liés à l'Europe, aux indications européennes, aux lignes européennes... et donc avoir pour nous un représentant, je pense et nous pensons, qui est presque capital pour le moment difficile, on le sait, comme j'ai voulu aborder... j'ai fait quelques petits passages, dès 1977 à maintes reprises on a abordé le dossier dans cette salle. Cette fois on y peut croire, il y a peut-être la possibilité, l'objectif, le but c'est d'essayer à engager dans ce cas le Président et surtout à se faire porte-parole vers le Parlement italien. Tout d'abord, il y a une autre motion présentée par les collègues, donc j'espère, comme majorité, qu'il sera possible de trouver une synthèse pour créer les conditions pour l'année 2019.

Dalle ore 23:34 assume la presidenza il Vicepresidente Bianchi.

Bianchi (Président) - La parole au Conseiller Daudry.

Daudry (UVP) - Comme l'a bien rappelé le collègue Chatrian, c'est une question capitale, c'est une question très importante; en effet, on avait décidé, l'autre séance, de traiter ce thème, car on le voit comme une chose très importante qui doit débuter ici avec le travail...

I punti sono stati toccati anche nell'esposizione del collega Chatrian, sicuramente in questa occasione abbiamo un punto in più: con l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea l'Italia ha la facoltà di disporre di tre seggi. Qui evidentemente la questione è abbordabile, non è una questione tecnica, se uno ha la capacità di far valere il proprio peso nelle sedi opportune... e ci riallacciamo anche al dibattito che è avvenuto in Prima Commissione, quando abbiamo avuto la possibilità di sentire i nostri rappresentanti a Roma... effettivamente qui c'è la facoltà di poter ottenere questo risultato. Un risultato che sarebbe importante, perché la storia delle elezioni europee in Valle d'Aosta è stata triste, nel senso che non abbiamo mai potuto avere l'occasione di avere il seggio se non una volta con un apparentamento anche fortunoso perché ci furono delle rinunce, quindi noi riteniamo che questo momento sia l'occasione giusta per affrontare il tema nella sua interezza. Non saranno i tavoli tecnici - l'abbiamo detto - ma saranno i tavoli politici ad affrontare questa importante facoltà. La nostra mozione quindi probabilmente si differenziava dalla vostra per questo aspetto, dove noi chiedevamo un impegno sia ai nostri rappresentanti a Roma, sia al Governo, proprio perché ci sono delle forze politiche in quest'Assise che sono rappresentate entrambe nel Governo nazionale (Lega e Cinque Stelle). Noi crediamo che questa sia una possibilità per le forze autonomiste e le forze nazionali di lavorare tutti assieme per dare finalmente una risposta che i valdostani aspettano e aspettano sia da un punto di vista di concretezza, perché sappiamo l'importanza che gioca sempre di più l'Europa all'interno anche del nostro bilancio... Mi permetto una breve parentesi: lo sapete, vengo da un'amministrazione locale e molte volte ci siamo detti come Comune: "sarebbe bello poter avere delle risorse europee per mandare avanti questo progetto o quell'altro". La rappresentanza per noi, per i valdostani quindi ha sicuramente degli aspetti di importanza operativa e ha soprattutto anche un aspetto, come abbiamo sottolineato, politico anche per significare l'aspirazione e l'idea che noi tutti valdostani abbiamo di Europa, ossia un'Europa dei popoli. È per questo che condividiamo il desiderio di poter arrivare ad un testo di sintesi insieme a voi tutti, ma soprattutto chiedo a chi con i propri rappresentanti, il Senatore, il Deputato, può agire presso il Governo di lavorare veramente tutti assieme per questa che è una sfida importante, riteniamo fondamentale che tutte le Regioni italiane, anche le più piccole come la nostra, possano avere un rappresentante all'interno delle istituzioni europee.

Dalle ore 23:38 riassume la presidenza il Presidente Fosson.

Fosson (Presidente) - La parola al Consigliere Bertin.

Bertin (IC) - Il tema è un tema importante che meriterebbe un dibattito approfondito. Considerata l'ora e dopo due giorni di Consiglio, cercherò di essere il più sintetico possibile, seppure l'argomento sia interessante e importante.

Da più di trent'anni oramai nel dibattito europeo riguardo alle istituzioni europee si parla di deficit democratico, in effetti le istituzioni europee hanno un rapporto molto difficile con i cittadini europei ed è palese che ci sia un problema democratico. Nel tempo, tra l'altro, da Maastricht in poi, anche in seguito all'allargamento ai Paesi dell'Est, questo aspetto è stato sottovalutato, questo deficit democratico, che ha avuto come risultato quello che i cittadini percepiscono le istituzioni europee come distanti, come estranee e come a volte ostili. Quello che ha permesso ai partiti populisti di inserirsi e di avere un grande successo dando molto spazio a quegli atteggiamenti antieuropei che stanno avendo successo in tutta Europa: questo fa parte di questa percezione che i cittadini hanno di distanza tra le istituzioni europee e la loro vita. Da questo punto di vista, un Deputato legato al territorio e alle Regioni, alle istituzioni più piccole può essere anche uno strumento per avvicinare le istituzioni viste così distanti dai cittadini. Certamente qualcosa va fatto anche in questa direzione per dare maggiore democraticità al processo europeo. In Italia gli attuali collegi sono collegi enormi, ad esempio, il nostro collegio nord-occidentale è composto da 16 milioni di persone, un collegio enorme nel quale il rapporto tra eletti ed elettori è impossibile. Da questo punto di vista, come vediamo ciclicamente, per poter affrontare queste campagne elettorali, ci vorrebbero dei fondi e dei costi enormi e, come vediamo, spesso vengono eletti personaggi che hanno avuto la loro popolarità in altri contesti, dai vari Gerry Scotti, Iva Zanicchi, piuttosto che altri personaggi dello spettacolo, proprio in ragione di quella mancanza o di quella impossibilità per un candidato legato al territorio di avere uno spazio, poiché il collegio è talmente grande che imporrebbe per farsi conoscere dei costi enormi e anche questo è un segno di poca democrazia, tanto che vengono eletti personaggi popolari in altri settori che poi risultano totalmente disinteressati alle attività che dovrebbero svolgere al Parlamento europeo.

Per la nostra Regione, come per tutte le Regioni, sarebbe importante avere un interlocutore nel Parlamento europeo, poiché oggi il Comitato delle Regioni è un comitato consultivo con pochissime competenze, difatti è qualcosa di quasi inutile e, per quanto riguarda il processo dal basso di costruzione delle politiche europee, non è certamente un Comitato delle Regioni che vede il suo strumento. Un avvicinamento alle Regioni da parte del Parlamento europeo al quale andrebbero dati in questo processo di maggiore democratizzazione ancora maggiori poteri perciò è certamente un fatto importante, anche perché l'Unione europea vede nelle Regioni un elemento indispensabile. Come sappiamo, tutti gli Stati europei hanno al loro interno un'organizzazione simile a livello regionale proprio per rispondere anche alle politiche europee.

Tornando alla situazione italiana, come detto, la legge attuale è pessima da questo punto di vista, fatta apposta dal lontano 1978 per tutelare esclusivamente una Regione, una minoranza linguistica: quella sudtirolese, con un accordo politico tra la Democrazia Cristiana e l'SVP, lasciando tutte le altre minoranze, anche istituzionali, completamente non rappresentate, tant'è che molte Regioni italiane rischiano spesso di non avere rappresentanza, come la Valle d'Aosta. La Valle d'Aosta l'ha avuta una volta l'occasione di avere un rappresentante nel caso dell'apparentamento con l'allora Asinello di Prodi e Di Pietro, eccetera. Un po' rocambolesco, però un Deputato l'abbiamo avuto. Ripeto quanto detto allora: l'aver rinunciato a quel seggio per venire a concorrere alle elezioni regionali è stato un gravissimo errore e si è rinunciato ad un'occasione che andava invece consolidata. È stato un grave errore, lo dicevo allora, lo dico anche oggi, lo dicevo anche al Deputato europeo. Certamente è stato un errore perché difficilmente si ripetono queste occasioni.

Come detto, questa dimensione regionale va vista positivamente. Il seggio della Valle d'Aosta anche in questo senso, proprio per una maggiore partecipazione dal basso di tutte le Regioni, deve essere parte attiva riconosciuta. Teniamolo in considerazione da un punto di vista costituzionale, siamo comunque riconosciuti tramite il nostro Statuto, una nostra presenza al Parlamento italiano, pertanto, potrebbe anche da questo punto di vista essere uno strumento in più per essere poi riconosciuti nel quadro europeo con sempre maggiore importanza nella vita dei cittadini. Da questo punto di vista, a nostro avviso, bisognerebbe anche agire in modo più collettivo con le altre Regioni per cercare di avere un rappresentante di tutte le istituzioni regionali creando delle sinergie, magari con altre Regioni a Statuto speciale e anche ordinarie per garantire a tutti una rappresentanza regionale, poiché anche altre Regioni... addirittura una Regione come la Liguria è a rischio spesso di non essere rappresentata. È un fatto che va tenuto in considerazione e, a mio avviso, nella risoluzione forse un accenno in questo senso andrebbe fatto per permettere anche ad altre Regioni, a tutte le Regioni di essere rappresentate per aumentare l'impatto anche di quest'azione politica, ma anche per rendere conto a quel bisogno di democraticità e di vicinanza nei cittadini che la dimensione regionale da questo punto di vista può permettere, con una revisione peraltro dei collegi al fine di permettere questa rappresentanza. Il seggio per la Valle d'Aosta sarebbe positivo per la nostra Regione, ma in generale per l'Europa e per un'idea di Europa. Personalmente sono un vetero-europeista e un federalista convinto e credo che la nostra partecipazione in questo processo sia indispensabile e vadano combattuti anche in questo modo quegli atteggiamenti antieuropei che sono molto pericolosi.

Presidente - La parola al Consigliere Mossa.

Mossa (M5S) - Intanto volevo ringraziare il collega Bertin del suo intervento che per buona parte condivido.

La mozione presentata dai colleghi Consiglieri e anche oggi la proposta di legge del Senatore Lanièce, che presumo venga condivisa anche dall'Union, è sicuramente una proposta valida: una rappresentanza a livello europeo ci darebbe senza alcun dubbio la possibilità di opporci con più efficacia nel caso in cui dovessero nascere direttive o regolamenti europei che vadano contro i diritti dei cittadini e delle aziende valdostane. Noi stessi nel nostro programma elettorale proponevamo di introdurre la figura del lobbista del cittadino, rappresentata da uno degli eletti del Movimento Cinque Stelle nel Parlamento europeo con l'incarico di lavorare sinergicamente con noi Consiglieri regionali per seguire i lavori ai tavoli di Bruxelles e tutelare così i diritti dei valdostani, in modo da ottenere una maggiore attenzione per l'accesso ai fondi europei, sia diretti che indiretti, e per tutelare il nostro territorio e i nostri prodotti a livello comunitario. Quello che però ci lascia perplessi è che, se si vuole conseguire realmente quest'obiettivo, bisogna agire con una strategia che possa portare dei risultati. Proporre una circoscrizione elettorale per la sola Valle d'Aosta, anche motivandola come una forma di tutela delle minoranze linguistiche nei confronti di una Regione francofona, è sicuramente un gesto di rilievo, ma poco condivisibile dai rappresentanti delle altre Regioni nel nostro Parlamento italiano. La proposta invece attualmente al vaglio della nostra Deputata Elisa Tripodi è quella di garantire un seggio uninominale a ciascuna Regione e i restanti seggi distribuirli tra le cinque circoscrizioni con il sistema proporzionale. Questo, oltre a garantire una rappresentanza minima per ogni Regione, può diventare interesse anche per i vari rappresentanti delle altre Regioni, in modo tale che si possa raggiungere in egual maniera l'obiettivo prefissato: quello di avere un rappresentante a Bruxelles senza che venga visto questo come un privilegio, ma come un'applicazione del federalismo regionale. Per questi motivi, se la mozione verrà modificata in tal senso, noi la voteremo. In caso contrario, comunque porteremo avanti la proposta della nostra Deputata, in maniera tra l'altro urgente viste le imminenti elezioni dell'Europarlamento previste per il 2019.

Presidente - La parola al Consigliere Testolin.

Testolin (UV) - Le fait qu'il y ait deux motions dans la substance et dans les prémisses qui sont égales veut dire qu'il y a tout de même à l'intérieur de ce Conseil de la Vallée une idée forte: celle de voir finalement rejoindre un but, qui, comme a bien dit qui m'a précédé, revient à des initiatives qui ont démarré déjà en 1977, si je ne me trompe pas.

Le fait que, comme on peut bien lire dans le contenu de la motion, au mois de mai, aux élections régionales, tous les mouvements et tous les partis qui se sont présentés pour la compétition électorale ont bien voulu insérer à l'intérieur de leur programme une initiative qui puisse donner satisfaction dans ce sens à la Région autonome de Vallée d'Aoste est un autre signal extrêmement important.

Même au mois de mars, quand on voyageait dans les pays pour l'élection de nos parlementaires, de note Sénateur et de notre Député, on a bien voulu souligner avec force l'importance et l'engagement que les mêmes auraient pu avoir à Rome pour soutenir n'importe quelle initiative à même de nous amener à avoir un résultat important et historique, pas seulement pour ceux qui représentent, ont l'honneur de représenter aujourd'hui le Conseil de la Vallée ou les Parlementaires valdôtains, mais pour toute la communauté valdôtaine.

Credo che l'importanza strategica che è già stata sottolineata un po' da tutti, ma che potrebbe avere l'elezione di un rappresentante valdostano a Bruxelles debba superare ogni tatticismo e debba vederci finalmente uniti nel raggiungimento di un obiettivo che deve essere assolutamente centrato questa volta, perché ci sono i presupposti, a differenza di quello che c'era negli anni precedenti e anche nella legislatura precedente, probabilmente anche quando altre mozioni votate all'unanimità sono state presentate per sollecitare i Governi di turno a sostenere un'opportunità che garantisse alla Valle d'Aosta un europarlamentare, credo che questa occasione che si crea ex novo di avere la prossimità di aumentare i parlamentari italiani da 73 a 76 debba essere di stimolo per lasciare da parte tutta una serie di valutazioni o di punti di vista personali per focalizzarci su qualcosa di più concreto, di più incisivo possibile.

Ci sono delle situazioni o dei punti di vista che sono leggermente diversi; io condivido il ragionamento fatto poc'anzi dal collega Daudry nel cercare di trovare una sintesi tra queste due proposte, una sintesi che sia la più forte possibile, nel rispetto di tutto e di tutti, ma nel rispetto anche di situazioni che sono andate avanti malgrado tutto. Noi abbiamo audito anche in I Commissione sia il Senatore che il Deputato, che la Presidente in merito anche a questo, sinceramente il Premio Nobel per la collaborazione non lo merita nessuno, però in questo senso possiamo e dobbiamo migliorare nel parlarci e nel trovare una sintesi che ci permetta di andare a Roma con forza e di chiedere, in forza anche di una specialità valdostana. Lo Statuto di autonomia ci riconosce come minoranza linguistica e, come tale, possiamo portare avanti anche questa battaglia perché, come si vanta anche il Governo a livello nazionale nei rapporti con l'Europa e più in generale con il mondo, l'Italia è stata in grado nel tempo di riconoscere quelle particolarità, quelle specificità di cui noi abbiamo l'onore e il piacere di far parte e che sono state riconosciute in seguito ad una legge costituzionale che ancora oggi ci dà determinate caratteristiche e che sono fondate espressamente anche sul discorso della lingua. Il discorso linguistico non è assolutamente secondario, così come non lo sono neanche altre nostre caratteristiche geomorfologiche che ci permetterebbero di avere delle sinergie forti e importanti anche all'interno della macroregione alpina che potrebbe portarci non soltanto delle risorse specifiche per le zone di montagna, ma potrebbe portarci anche delle opportunità legislative che vadano a snellire tutta una serie di situazioni che all'interno del panorama complesso delle leggi europee potrebbe assolutamente agevolarci in molti campi: primo tra tutti probabilmente quello agricolo, ma anche altre situazioni nell'ambito del sociale, nell'ambito dei trasporti. Oggi parlavamo di possibilità a trecentosessanta gradi per portare avanti dei progetti molto ambiziosi e questa possibilità di andare in Europa potrebbe veramente aprirci molte porte.

Io cercherei di trovare la possibilità di uscire di qua ognuno mettendoci un pezzo della sua voglia, del suo cuore per non perdere un'occasione come questa, ma per uscire da qua forti e con un'idea forte e gli impegni da tutte le figure istituzionali possibili che ci permettano di ottenere il risultato. Questo penso che sia l'obiettivo e la giustificazione per essere qua a mezzanotte per prendere questa importante decisione.

Presidente - La parola alla Consigliera Pulz.

Pulz (IC) - Nell'ascoltare con attenzione gli interventi dei colleghi Consiglieri mi sono resa conto della notevole distanza dalla mia analisi dalla maggior parte e, siccome dopo i quarant'anni non ho più tempo da perdere per raccontare "fuffole", vi faccio innanzitutto una domanda essenziale: ma quale modello di rappresentanza democratica abbiamo in mente per l'urgente e il necessario rilancio dell'Europa? Qual è in definitiva la nostra, la vostra idea di Europa? Cerco di dare il mio piccolo contributo alla risposta ricordando in primis le procedure per eleggere il Parlamento europeo, che sono regolate, come sapete benissimo, sia dalla legislazione europea che definisce norme comuni per tutti gli Stati membri, sia da disposizioni nazionali specifiche che invece variano da uno Stato membro all'altro.

Per semplificare una materia che è complessa, possiamo dire che vi sono in sostanza due modelli tra i quali gli Stati membri possono scegliere e recito brevemente l'articolo 2 dell'atto del 1976, che è stato poi modificato nel 2002: "in funzione delle loro specificità nazionali, gli Stati membri possono costruire circoscrizioni elettorali per le elezioni del Parlamento europeo o prevedere altre suddivisioni elettorali senza pregiudicare complessivamente il carattere proporzionale del voto".

Il principio di fondo, principio che deve sempre essere rispettato, è quello della rappresentanza proporzionale sia nel caso di un modello che dell'altro. Quali sono questi due modelli molto brevemente li richiamiamo, perché non so se sono presenti a tutti: il modello proporzionale che prevede liste contrapposte con scrutinio proporzionale con collegio unico nazionale o anche con suddivisione del territorio nazionale in circoscrizioni elettorali - e questo è il caso che noi conosciamo meglio, il caso italiano che ha cinque circoscrizioni con predeterminazione del numero dei seggi per ciascuna circoscrizione, è il caso anche di altri Paesi: per esempio, della Polonia -; altrimenti c'è il modello uninominale preferenziale con riporto di voti proporzionale, in questo caso la competizione non avviene tra liste ma tra candidati di collegio. Il discorso poi è più complesso di così, ma credo sia sufficiente il richiamo ai due modelli. Da questa breve e incompleta analisi si può già dedurre che sono da escludere i modelli misti. Non sarebbe consentito introdurre un collegio uninominale riservato nel caso specifico della Valle d'Aosta nell'ambito di un modello proporzionale a collegio o unico nazionale, o con circoscrizioni com'è il nostro. A questo punto, sulla base di questi brevi richiami proprio da educazione civica - quell'educazione civica che, tra l'altro, si vorrebbe reintrodurre per fortuna con più forza nelle scuole -, quali considerazioni politiche possiamo fare? Innanzitutto c'è una logica di sistema che, anche se siamo valdostani, va rispettata: se noi chiediamo un seggio per la Valle d'Aosta, in qualche modo inseriamo provocatoriamente un elemento di incoerenza che le altre Regioni non tarderebbero a percepire. Già si parla - basta uscire dalla Valle - dei soliti privilegi dei valdostani. Questa proposta finirebbe per dividere quando invece, se noi vogliamo avvicinare i cittadini all'Europa - e credo che lo vogliamo - nella speranza di una sua democratizzazione, bisognerebbe trovare nuove convergenze politiche anche con le Regioni ordinarie.

Nonostante quanto detto, ritengo che questo dibattito - purtroppo è tardi, meriterebbe veramente un'analisi molto più approfondita - sia molto importante, dal mio punto di vista sostanzialmente allo scopo di richiamare l'attenzione sulla necessità di una diversa suddivisione del territorio nazionale in circoscrizioni: questo è il punto sul quale, secondo me, dobbiamo dibattere. Certo, queste circoscrizioni potrebbero anche coincidere con le Regioni, la normativa europea lo consente - per esempio, la Spagna sta andando in questa direzione -, certo che il problema è sempre quello di tenere fermo il principio di rappresentatività e le Regioni italiane hanno diverse dimensioni. Una soluzione di questo tipo, magari associata anche al discorso dell'abbassamento della soglia al 4 percento perché le liste possono accedere all'assegnazione dei seggi, potrebbe comunque trovare un certo accoglimento almeno in quelle forze politiche o in singoli esponenti che sono sensibili alle ragioni del regionalismo democratico e tra questi mi piacerebbe che ci potessimo collocare.

Se invece il fine di questo Consiglio è quello di innalzare la bandiera del particolarismo di una rappresentanza identitaria che ci vede sempre diversi, io credo che alla fine rischiamo di non ottenere un bel niente, perché, se è vero che i territori hanno una grande importanza e che le loro istanze devono essere sempre ascoltate, allo stesso tempo la Valle d'Aosta - e questo lo voglio proprio dire, anche se siamo tutti stanchi, e con grande puntualizzazione - ha diritto di essere coinvolta in un'idea di Europa più avanzata e non ci sembra di aver assistito a questo scenario nei dibattiti che si sono svolti anche in quest'aula negli ultimi anni. Secondo me, forse posso dire anche secondo noi, o almeno secondo alcuni di noi, si dovrebbe praticare di più l'europeismo dei diritti sociali e avere l'idea di un'Europa più democratica e più solidale, e il pensiero non può non volare a quegli oltre cento morti nei terribili roghi dell'Attica nei pressi di Atene, che sono la drammatica conseguenza di un'Europa che non ha saputo essere solidale, che ha lasciato colpevolmente sola la Grecia dopo averla strangolata con politiche di austerità che potrebbero anche capitare al nostro Paese. Direi quindi che dobbiamo puntare l'attenzione sulla valorizzazione dell'Europa, di un'Europa più democratica attraverso un maggior coinvolgimento dei cittadini, anche dei cittadini valdostani e valorizzare tutte le occasioni di partecipazione che in qualche modo già ci sono.

Occorre lavorare innanzitutto, più che per affermare noi stessi, per affermare l'idea di una cittadinanza europea che diventi una realtà, perché altrimenti cosa ce ne facciamo di questa Europa? Dovremmo avere il coraggio di rilanciare, anche come piccola Regione autonoma, l'idea innanzitutto di solidarietà e di giustizia sociale, quell'idea che fu di Altiero Spinelli, di Ernesto Rossi nel Manifesto di Ventotene del 1941, scritto durante il loro confino. Tra l'altro, ci permettiamo di ricordare che ieri era il 25 luglio e che il 25 luglio 1943 cadde il Fascismo. Qualcuno l'ha festeggiato ieri questo momento in Italia, mentre noi ad Aosta a che cosa abbiamo dovuto assistere? All'entrata in Consiglio comunale di CasaPound: quelli che sono definiti i "fascisti del terzo millennio", per sostituire tra l'altro alcuni Consiglieri che sono qui.

Secondo il mio modestissimo parere, l'obiettivo a cui dovrebbe mirare anche la Valle d'Aosta potrebbe essere non il ritorno agli identitarismi, ai particolarismi che dividono, ma all'avanzamento verso un'idea di Europa che sappia costruire e valorizzare le differenze, valorizzare la storia peculiare di ciascun territorio. Il modo di arrivarci è quello di evitare la disgregazione di un'Europa, che, al di là della crisi attuale, ci ha permesso di vivere in pace. Questo non va mai dimenticato, perché gli egoismi esasperati nazionali hanno determinato due guerre mondiali che, per fortuna, nessuno di noi ha dovuto vivere. L'idea quindi è quella di costruire modelli e prassi di rappresentanza delle istanze sociali e non soltanto delle istanze territoriali.

Per concludere, se questo Consiglio intende tenere presente questo quadro complessivo e richiedere con forza ai nostri Parlamentari di ripensare la suddivisione nazionale delle circoscrizioni, allora potrò votare a favore, altrimenti, se la richiesta è proprio quella di un seggio riservato alla Valle d'Aosta sulla base di posizioni localistiche, io credo che la mia sottoscrizione sarebbe debole e, in definitiva, un errore che non voglio fare. Penso che, perseguendo quella strada, non si otterrà quel seggio a breve, perché non ci sono le condizioni giuridiche e nemmeno le condizioni politiche affinché ciò avvenga, ma penso che - poi magari mi smentirà la realtà - non lo si otterrà nemmeno un domani se la logica è quella del particolarismo a tutti i costi, anziché quella della costruzione di ponti, per giungere anche ad immaginare coraggiosamente - è già stato fatto questa sera un appello al coraggio che poi non è stato soddisfatto purtroppo - un qualcosa di nuovo: per esempio, dei collegi transnazionali, e a convocare una vera e propria Assemblea costituente europea al fine di riscrivere insieme le regole costituzionali di una nuova, necessaria e urgentissima Europa.

Presidente - La parola al Consigliere Viérin.

Viérin (UVP) - Nous avons écouté avec attention les collègues qui sont intervenus, au-delà des collègues qui ont présenté l'initiative et les collègues ne nous en voudrons pas si nous prenons encore quelques minutes, surtout après les interventions, qui ont ouvert des réflexions importantes même si l'heure est assez avancée.

À partir de 1979, la première date des élections européennes, il est intéressant de penser qu'à l'époque il y avait neuf États, que furent élus 410 membres et que le 61,99% des gens a voté pour ces élections. Une Europe qui à l'époque était quelque chose d'abstrait, que d'autres pères fondateurs avaient théorisée dans leur idéologie, mais qui ne s'était jamais réalisée. La Vallée d'Aoste a été toujours profondément européiste, européenne convaincue de part de son idée, de part de ses représentants et nous voulons rappeler ici Bruno Salvadori, qui à l'époque avait théorisé, lors des premières élections européennes, déjà une confédération de peuples fiers, de peuples minoritaires, qui auraient pu avoir la possibilité d'être représentés.

Les réflexions de la collègue Pulz, comme d'autres collègues, bien évidemment sont actualisées par rapport à l'époque, mais nous croyons aussi qu'une réflexion sur une Europe des peuples, qui malheureusement ne s'est jamais réalisée, est un sujet profondément de brûlante actualité.

Je dis cela, car si aujourd'hui nous avons des instruments comme le Comité des régions, comme la possibilité de négocier la politique agricole, que le collègue Testolin rappelait, plutôt que d'autres mesures, c'est parce que ce sont les identités régionales qui après ont des conséquences directes sur les politiques européennes et un des sujets d'envergure et d'actualité est justement sur comment répartir les nouveaux financements et sur comment avoir la possibilité d'investir des ressources sur les politiques transfrontalières, qui aident la collaboration entre les Régions limitrophes même de Pays différents. Autre chose est la représentativité, mais à partir de cette première expérience de 1979, avec cette première liste valdôtaine de "Federalismo, Europa e Autonomia", ce fut une première expérience, après il y a eu le 1984 et la fameuse expérience du sarde Columbu, qui ne céda pas la place au valdôtain qui aurait eu le droit d'avoir cette place... beaucoup de choses se sont écoulées.

Per arrivare ad oggi e al senso di questa iniziativa, noi cogliamo in modo favorevole i propositi di tutte le sensibilità, compresa quella del Movimento Cinque Stelle che ha introdotto un ulteriore elemento. Crediamo sia importante arrivare ad avere una posizione comune, malgrado le sfumature e i distinguo delle impegnative, fatto tesoro anche della suggestione dei colleghi, ai quali ci permettiamo di dire, come abbiamo rilevato anche in altri interventi, che non esistono le proposte del Deputato o del Senatore, esistono le proposte che questo Consiglio regionale può dare in termini di indirizzo ai nostri Parlamentari, almeno su queste tematiche istituzionali: questo è il nostro punto di vista. Ci siamo permessi anche noi in altri momenti di chiedere dei raccordi nella scorsa legislatura maggiori fra le nostre istituzioni, abbiamo preso atto in modo positivo che il Presidente della I Commissione ha chiesto a tutti gli attori istituzionali locali e istituzionali nazionali di essere raccordati se non altro su queste questioni istituzionali; noi crediamo sia giusto lo spunto, ma che non sia altrettanto corretto dire che seguiremo una proposta del nostro Deputato o del nostro Senatore giù. Quando si è eletti - lo abbiamo affrontato oggi nel rispetto dei ruoli e delle funzioni - e quando si assume un ruolo, anche se giustamente eletti direttamente dal popolo, si diventa rappresentanti di tutta la comunità. In questo senso quindi noi chiediamo che ci sia veramente un documento unitario e diamo la nostra disponibilità ad arrivare ad un documento di sintesi che possa tenere in conto che noi siamo sempre stati favorevoli sicuramente alla rappresentatività territoriale di tutte le sensibilità anche di altre piccole Regioni italiane che, come noi, hanno il medesimo problema.

Sono meno d'accordo, collega Pulz, sulla questione numerica, perché lo ricordava Chanoux sulla questione dei numeri che non fanno grandi i popoli e le comunità, ma al di là dei valori che lui citava, sono segni distintivi e caratteristici di una comunità che porta in sé anche dei valori culturali e delle difficoltà territoriali, quindi essere assimilati... quando si va alle riunioni a misurarsi con altre Regioni che hanno territorialmente delle entità e si va a parlare di piano di sviluppo rurale, di politica europea sulla PAC post 2020... Quando ci troviamo a misurarci con numeri che annientano le piccole realtà, non è l'identità regionale intesa nel senso localistico o di chiusura che lei giustamente rileva essere come un limite, ma diventa un atout o, meglio, una risorsa da valorizzare in un'Europa dove siamo bon gré mal gré inseriti. Se oggi la nostra piccola comunità di alta montagna incorre in un'infrazione, perché non ha la possibilità... o magari è già difficile far sentire la propria voce a Roma, pensiamo alle piccole scuole di montagna se oggi contabilmente, economicamente è legittimo tenere aperta una scuola con tre bimbi perché esistono le questioni di rispetto dell'economicità o di altre questioni... figuriamoci quando dobbiamo misurarci con quelle disposizioni europee che non permettono alla nostra comunità, ai nostri commercianti, al nostro tessuto socio-economico di poter essere almeno difeso dalle grandi lobby!

Abbiamo avuto la possibilità di avere un Eurodeputato, l'Europarlamentare Cirio, europarlamentare piemontese di centro-destra molto sensibile alle politiche agricole e montane, è stato molto sensibile a certe tematiche legate alla Valle d'Aosta, ma è stata una sensibilità che le nostre categorie, che l'Amministrazione hanno dovuto andare a sollecitare fuori dai nostri confini non perché non sia qualcosa da poter fare, ma perché noi crediamo che la Valle d'Aosta abbia la possibilità di avere almeno un rappresentante eletto democraticamente dal popolo con un collegio se possibile uninominale che, visto che la Brexit dà la possibilità di averne tre, anche ad altre piccole realtà (mi risulta, per esempio, che anche il Molise non ce l'abbia). La sussidiarietà è qualcosa di fondamentale anche in un sistema perequativo che possa aiutare i più deboli, però questo non deve farci dimenticare che, se non siamo difesi a livello istituzionale, a livello veramente di istanze sovranazionali, diventerà difficile per le piccole realtà che alla fine spesso vengono banalizzate come un quartiere di Torino o di Milano... a me piace spesso usare la parola "glocale": le parole "globale" e "locale" unite... pensare e magari globalmente agendo localmente ma per avere la possibilità di essere effettivamente rappresentati, chiunque sia poi il rappresentante, ma con un collegio uninominale significa che la comunità e i votanti di quella comunità in quel momento decidono, un po' come nelle elezioni politiche, quale potrà essere il loro rappresentante.

Oggi sono due i limiti: uno è che c'è una possibilità, ma la soglia numerica e l'impossibilità spesso di accordarsi su una candidatura ha posto delle soglie impossibili numeriche proprio rapportate ai numeri della nostra popolazione. Il secondo limite è che si devono spesso fare degli apparentamenti che sono tecnici, ma che sono anche politici e che obbligano a certe scelte che magari, anche ideologicamente, non sono consone o propedeutiche a quello che uno sente, ma magari per andare dove tira il vento, come qualcuno ci ha detto su qualche organi di stampa: "non avete saputo usare dove l'aria tirava". Noi non pensiamo che si possano ridurre le rappresentatività, soprattutto quelle istituzionali sovranazionali al fatto di dovere una volta scegliere la destra, una volta la sinistra: o si crede in qualche cosa e lo si fa, sennò diventa difficile cedere, se non andare a chiedere ad un partito nazionale di essere inserito in una lista, magari con un candidato scelto da qualcun altro e quindi svilisce anche la comunità locale che deve uscire dei propri confini per avere una rappresentatività.

Condivido una parte di ragionamento sull'aprire un dibattito di rappresentatività intera nei Paesi che oggi si sono anche espansi in termini di appartenenza e che poi ognuno nel proprio interno porta avanti in termini di scelte in modo difforme. Questa occasione della Brexit forse è l'elemento di novità - e lo diceva bene il collega Daudry - nel chiedere soprattutto in un momento, al di là delle visioni magari difformi che ci sono o che ci potranno essere sui temi amministrativi... ma su questo piano istituzionale avere un'autonomia reale della nostra comunità nello scegliere, anche con sensibilità politiche su fronti opposti, meglio sarebbe che non ci fossero, almeno in quell'occasione... o, meglio, confrontarsi sui programmi piuttosto che sugli apparentamenti, ma avere la possibilità di avere questa rappresentanza. Questo solo per spiegare che è un documento di apertura e non di chiusura rispetto magari anche a dibattiti del passato, ma non per il passato che hanno rappresentato ma per l'epoca storica contingente che oggi è cambiata rispetto ad allora e che ci fa dire con forza che, se almeno su questo tema riuscissimo a trovare una sintesi, saremmo più forti o, meglio, daremmo più forza a chi dovrà andare, pensiamo ai nostri Presidenti e ai nostri Parlamentari che poi dovranno parlarsi sul fatto di riuscire a presentare almeno un testo comune al nostro Parlamento o nelle negoziazioni affinché almeno ci sia un'idea comune istituzionale della nostra comunità.

Presidente - La parola alla Consigliera Minelli.

Minelli (IC) - Volevo aggiungere un piccolo contributo alla discussione che è stata aperta. Il tema che stiamo affrontando a quest'ora è un tema che richiederebbe molto più tempo e una maggiore discussione ed è un tema che è stato e sarà di grande attualità nei prossimi mesi, almeno fino alla primavera del 2019, fino alla vigilia della presentazione delle liste. La domanda che ci si pone, che mi pongo è sostanzialmente questa: è giusto rivendicare alla Valle d'Aosta il diritto di un parlamentare europeo? C'è un pensiero federalista che vorrebbe un'Europa meno somma di Stati e più somma di Regioni, di popoli e di comunità. Non è chiaramente un'idea sbagliata, è un'idea condivisibile, ma credo che siamo ancora molto lontani da tale prospettiva. L'idea di un Parlamento che non sia soltanto un'espressione di Stati ma anche di Regioni, se accompagnata da un forte vincolo federale, è un'idea che ritengo interessante, un'idea da appoggiare. Ipotizzare un Parlamento europeo composto da un mix di rappresentanti designati dalle Regioni e una quota di rappresentanti designati dagli Stati sarebbe effettivamente l'idea che io preferirei... poi 21 rappresentanti eletti con collegi uninominali alle Regioni e alle Province autonome e gli altri su base statale con una circoscrizione statale unica, a mio avviso, sarebbe meglio delle attuali cinque circoscrizioni. È una prospettiva evidentemente molto difficile da applicare, ma nell'ottica di un autonomismo responsabile, che è quello in cui mi riconosco maggiormente, potremmo chiedere un collegio uninominale per la Valle d'Aosta, ma anche per tutte le altre Regioni e Province autonome e poi una circoscrizione unica nazionale. Questo, a mio avviso, sarebbe un discorso serio, che possiamo vedere se è possibile cercare di enunciare se si mettono insieme le due mozioni e se si riesce ad arrivare ad una sintesi.

Quello che tengo a dire comunque è che, al di là di quello che sarà il testo definitivo di questa mozione, anche se io su alcuni aspetti ho dei dubbi, come ha evidenziato anche la collega Pulz, dire di no tout court ad un collegio uninominale per la Valle d'Aosta credo che non sarebbe corretto, anche perché immagino che la maggioranza dei valdostani si aspetti da noi una cosa diversa.

Presidente - Propongo una sospensione affinché i proponenti si incontrino per vedere se è possibile avere un testo condiviso.

La seduta è sospesa dalle ore 00:31 alle ore 00:39.

Fosson (Presidente) - Riprendiamo i lavori. La parola al Consigliere Chatrian.

Chatrian (ALPE) - On a une synthèse et on a modifié la partie finale de la motion; voilà, alors, la proposition à nom du Conseil qu'on va faire: "le Conseil régional de la Vallée d'Aoste invite les Parlementaires valdôtains à agir en ce sens et engage le Président de la Région à se faire le porte-parole de cette instance auprès du Gouvernement et du Parlement italien, ainsi qu'à explorer les différentes formules qui permettraient d'en assurer la satisfaction dans le but aussi de permettre à toutes les Régions italiennes d'avoir une effective représentation au sein du Parlement européen". Questa è la proposta condivisa da tutti i Capigruppo.

Presidente - La parola al Consigliere Bertin.

Bertin (IC) - Soltanto per prendere atto del fatto che con questa integrazione permettiamo anche una sinergia con le altre Regioni, dando una rappresentanza maggiore, una maggiore democraticità al sistema in sé e pertanto aderiamo alla proposta.

Presidente - Non ci sono altri interventi, pongo in votazione la proposta di mozione, come emendata. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.

Presenti: 34

Votanti : 33

Favorevoli: 33

Astenuti: 1 (Pulz)

Il Consiglio approva.