Objet du Conseil n. 3065 du 5 décembre 2017 - Resoconto
OGGETTO N. 3065/XIV - Interpellanza: "Ritardi nella realizzazione del centro educativo assistenziale per persone disabili nel Comune di Gressan".
Rosset (Presidente) - Punto n. 23 all'ordine del giorno. Per l'illustrazione, ha chiesto la parola il Vicepresidente Morelli. Ne ha facoltà.
Morelli (ALPE) - Ritorniamo su un argomento già trattato diversi anni or sono - credo ormai cinque o sei - quello del costruendo CEA di Gressan. I CEA sono centri educativi assistenziali, sono una realtà molto importante della nostra organizzazione del welfare. Sono centri diurni che ospitano i disabili, dando loro la possibilità di ottenere un'integrazione (anche lavorativa), di svolgere attività che qualificano anche le persone. Sono strutture che apportano un sostegno importante alle famiglie. La scorsa settimana si è tenuto un convegno, un momento di riflessione, che ha coinvolto anche i CEA, che sono nati in Valle d'Aosta circa una ventina di anni fa e che nel tempo hanno cercato di adeguarsi al mutare delle esigenze.
Il CEA di Gressan nasce dall'esigenza di costruire una struttura nella zona di Aosta per sopperire alla mancanza di posti in questa zona e anche per sopperire alle esigenze dell'Alta Valle, dove non è presente nessun CEA. Nasce dal lascito di una famiglia di Gressan, che ha voluto donare all'Amministrazione regionale un terreno, vincolandone la destinazione proprio alla realizzazione di un centro. Il lascito riguardava una superficie complessiva di circa 2.900 metri quadrati da destinare alla realizzazione di una struttura da adibire a centro educativo assistenziale per persone disabili. Nel 2005 il Consiglio regionale approvava una convenzione tra l'Amministrazione regionale e la famiglia per l'acquisizione di questo terreno. Convenzione che prevedeva una clausola: che la realizzazione della struttura non prendesse più di dieci anni, oltre i quali il terreno sarebbe dovuto tornare di proprietà della famiglia. Ma anche un'altra clausola era prevista: entro i primi cinque anni l'Amministrazione regionale avrebbe dovuto essere in grado di far partire i lavori di costruzione. Il percorso per la costruzione di questa struttura è stato alquanto travagliato, perché si sono verificati in questi anni alcuni intoppi, quegli intoppi che molto spesso caratterizzano i lavori pubblici. Si è passati attraverso due cessioni di affitto da parte delle imprese che si erano aggiudicate i lavori e il tutto, naturalmente, ha subìto dei rallentamenti. Da parte della famiglia vi era stata - comprendendo evidentemente le difficoltà che avevano caratterizzato questo percorso di realizzazione - la concessione di una proroga di un anno, che, a quanto leggiamo nelle delibere, è scaduta. L'atto di convenzione, stipulato in data 20 febbraio 2006 tra la Regione autonoma e la famiglia proprietaria, prevedeva che le opere fossero terminate entro dieci anni dalla sottoscrizione della stessa convenzione e successivamente, in data 31 ottobre 2014, la famiglia ha comunicato l'assenso a concedere una proroga di un anno per la conclusione dell'opera, subordinandola al fatto che la struttura venisse completata in ogni sua parte secondo quanto previsto dal progetto esecutivo, ivi compresi gli spazi per il sollievo. Dunque la proroga è scaduta il 20 febbraio 2017.
Quindi noi oggi siamo a richiedere all'Assessore competente lo stato dell'arte della costruzione di questo CEA, per quali ragioni non sia ancora stato completato, nonostante l'allungamento dei tempi, e quali siano i tempi entro i quali si prevede che la struttura possa finalmente diventare operativa per rispondere a delle esigenze reali e stringenti da parte dei cittadini.
Presidente - Per la risposta, ha chiesto la parola l'assessore Bertschy. Ne ha facoltà.
Bertschy (UVP) - Rispondo anche a nome del collega Baccega, che ha ereditato dal collega Borrello la situazione a sua volta ereditata dal collega Baccega e, se andiamo fino al 2005, l'eredità diventa lunga.
Visto che rappresentiamo l'amministrazione pubblica, della situazione di questo investimento pubblico non possiamo che vergognarci oggi, perché mettere dieci anni per realizzare un'opera pubblica (dodici ormai), è il sintomo, il sinonimo e l'evidenza di come non funziona il sistema della gestione degli appalti, degli investimenti, della realizzazione dei desideri dei cittadini.
Quindi oggi rispondere è dovuto, ma è una risposta di "vergogna" per il sistema non solo dei dirigenti, delle imprese e del sistema tutto dei professionisti, perché arrivare così dopo tanto tempo a dare una risposta a un investimento, che doveva dare una risposta a persone che tra l'altro - come ha ben ricordato la collega Morelli - ne hanno bisogno - sono persone che hanno necessità di stare in locali migliori, più ampi e più utili a realizzare i servizi per i quali sono stati pensati - non può che essere da sottolineare con amarezza.
Detto questo, in questi mesi - come nei mesi che hanno visto l'attenzione da parte dell'attuale Presidente della Giunta, collega Viérin - abbiamo continuamente sollecitato l'Assessorato ai lavori pubblici che, a sua volta ha sollecitato l'impresa, che a sua volta ha sollecitato i collaudatori, di arrivare alla conclusione di questi lavori, perché attualmente i ragazzi del CEA stanno in un altro edificio - nei locali della fondazione Ollignan - e hanno necessità di avere questa sede. Il 27 luglio 2016 (alcuni) lavori sono terminati, ma da allora a oggi c'è stato tutto un problema legato ad alcuni interventi che l'impresa è dovuta tornare a fare per poter collaudare l'opera. Alcuni interventi sono stati realizzati in questi giorni, alcuni si stanno avviando a conclusione; si tratta d'interventi di tipo strutturale e d'interventi sugli spazi esterni dell'edificio. Nel frattempo noi abbiamo lavorato all'appalto per la fornitura degli arredi: abbiamo avuto in consegna la struttura e in questi giorni stiamo provvedendo ad arredare il CEA. Quindi siamo alla fine di questo lunghissimo iter, i termini a questo punto dovrebbero essere per i primi giorni del prossimo anno. Rimane da acquisire l'agibilità, che si ottiene dopo aver collaudato tutte le opere, ed è un documento che a noi servirà nella fase in cui dovremo dare ai ragazzi e al personale che opera nei CEA la possibilità di utilizzare i locali.
Quindi in questa fase abbiamo i locali per arredare, per mettere dentro i mobili e aspettiamo a giorni di avere anche l'agibilità della struttura, di modo che (speriamo nei primi giorni del prossimo anno) si possa dare la possibilità di cominciare ad utilizzarla e soprattutto rispettare l'impegno che l'Amministrazione regionale ha assunto con la signora Curtaz, che non possiamo che ringraziare per la pazienza che ha avuto e per l'attenzione che ha dato con la sua donazione a un importante servizio come quello che andiamo a concludere dopo così tanti anni.
La risposta che le do è questa. Non le leggo neanche il passaggio più giuridico, perché mi sembra di prendere in giro chi ci ha dato la possibilità di realizzare questo investimento.
Quindi l'impegno è quello di chiudere il più velocemente possibile (in questi giorni) i lavori per permettere a tutti di finalmente utilizzare questa struttura.
Presidente - Per la replica, ha chiesto la parola la consigliera Morelli. Ne ha facoltà.
Morelli (ALPE) - Assessore, se da una parte trovo pretestuoso il rimpallo da un Assessore all'altro, dall'altra apprezzo l'onestà intellettuale della sua risposta. È assolutamente vero ciò che dice e mi permetto di fare tre considerazioni.
La prima. Abbiamo la necessità di aumentare i posti all'interno dei CEA, in particolare in questa zona, a cui fa riferimento anche tutta l'Alta Valle che è completamente sprovvista di questo tipo di servizio. Vi è una mancanza, quindi, alla quale dobbiamo sopperire nel più breve tempo possibile, perché questo comporta dei disagi di spostamento per gli utenti e conseguentemente delle oggettive difficoltà di fruizione da parte delle famiglie degli utenti.
La seconda considerazione l'ha già anticipata lei. È assolutamente spiacevole e riprovevole che da parte dell'Amministrazione regionale non vi sia il rispetto degli impegni presi nei confronti di una famiglia - la famiglia della signora Curtaz, che lei ha nominato, io non lo avevo fatto per semplice pudore ma è giusto riconoscere loro tutti meriti che competono - famiglia che, con un senso civico raro, ha fatto dono di una sua proprietà, ponendo giustamente delle condizioni di fruizione. Il tempo di dieci anni era evidentemente considerato congruo e ritengo che la proroga di un anno ulteriore avrebbe dovuto consentire l'ultimazione dei lavori. Credo che, veramente, sarebbe assolutamente auspicabile più rigore, in particolare in casi come questi.
La terza ed ultima considerazione è più di carattere generale. Dieci anni per la realizzazione di una struttura di questo tipo sono veramente troppi. È una struttura che - e lo si legge molto bene in tutta la documentazione, copiosa, che abbiamo a disposizione - deve essere debitamente concepita e studiata, rispondendo ai requisiti e a standard richiesti proprio dalla normativa, ma anche dalle esigenze particolari a cui deve rispondere questo tipo di struttura. Non si tratta di un edificio che deve accogliere degli uffici, ma che deve accogliere un centro educativo assistenziale, quindi con requisiti e necessità di soddisfare bisogni molto specifici. Dieci anni sono oggettivamente troppo lunghi, ma anche in funzione dell'evoluzione che queste strutture devono poter garantire, in funzione dell'evoluzione dei bisogni. E questo è stato detto in modo molto chiaro al convegno della scorsa settimana, dove un pomeriggio è stato proprio dedicato ai CEA e a ripercorrere la loro storia e di come queste strutture sono cambiate nel tempo.
Quindi sarebbe veramente auspicabile che per questo tipo di strutture si adottassero metodologie di costruzione più agili, più moderne e meno rigide, tali da consentire anche una realizzazione più rapida. La ringrazio comunque della risposta.
