Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 302 du 11 juin 1981 - Resoconto

OBJET N° 302/81 - FOUILLES ARCHEOLOGIQUES MISES EN OEUVRE DANS LA VILLE D'AOSTE. (Interpellation)

Presidente - Do lettura dell'interpellanza:

INTERPELLATION

Le Conseiller régional, René Faval;

DEMANDE

à l'Assesseur régional au Tourisme, Urbanisme et Biens Culturels:

1) quel est l'état des travaux concernant tous les chantiers archéologiques de la ville d'Aoste;

2) s'il existe un schéma organique et finalisé qui oriente et guide les travaux techniques et scientifiques des différents opérateurs.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Faval. Ne ha facoltà.

Faval (UV) - Je crois que c'est là la quatrième interpellation que je présente à cet égard. On m'a toujours dit de belles choses et on a promis aussi de belles choses, non pas à moi, évidemment, mais à la population. Toutefois, dès la première interpellation que j'ai faite, je n'ai pas vu d'améliorations dans l'attitude des techniciens, de l'Assessorat, de tous les intéressés, envers cette question.

Nous savons très bien que, dès que l'on gratte un peu la terre, il y a le petit romain, etc., qui nous attend. Je crois donc qu'il est indispensable que l'on sache ces choses-là et que l'on n'attende pas la dernière minute pour intervenir. En effet, quand dans la ville d'Aoste ou même ailleurs s'ouvre un chantier, dans une certaine enceinte, nous savons ce que nous allons trouver. On a tout de même l'impression qu'on agisse toujours sans méthode, sans un schéma organisé qui pourrait conduire à une activité même scientifique dans ce domaine. Alors, je voudrais savoir, comme je l'ai demandé dans l'interpellation, s'il existe enfin quelque chose de nouveau à cet égard.

Presidente - Risponde l'Assessore al Turismo, Antichità e Belle Arti, Pollicini. Ne ha facoltà.

Pollicini (DC) - Questo è uno degli argomenti che periodicamente affiorano e la tonalità della domanda e della risposta nel tempo che sono qui non si sono mai modificate.

(Fuori microfono)

Vorrei cogliere questa occasione, ma mi mancano gli strumenti per dare al Vice Presidente Faval la risposta che si aspetta.

Vorrei solo ricordare in maniera succinta, ma abbastanza chiara una cosa: il tipo di intervento, di ricerca scientifica rappresentata dalla ricerca archeologica non può essere paragonabile alle attività che normalmente la nostra amministrazione fa nel campo dei Lavori Pubblici.

Questo penso che sia abbastanza noto a tutti, però i tempi, probabilmente in carattere, sono tempi archeologici, cioè lunghissimi.

Questa è la realtà che, indubbiamente, ha creato, in particolare nella città per i motivi a cui faceva cenno il Consigliere Faval, una serie di situazioni di notevole insoddisfazione e preoccupazione appena una pala meccanica si accinge ad alzare la costa della terra. Certamente, qui non è possibile fare quella che può essere la previsione di tempi tecnici per realizzare uno scavo o per sistemare una zona, proprio per la materia di cui si tratta ed il modo con cui va trattata. Una cosa mi pare da mettere in evidenza: la ricchezza di reperti archeologici che ha, specialmente il sottosuolo urbano della città di Aosta è tale da creare, ogni volta che si cerca di fare qualcosa, delle notevoli preoccupazioni e dei grossi limiti anche di intervento sul piano della edificazione nelle zone prescelte, soprattutto se queste sono nel famoso quadrilatero dell'Aosta romana.

Un criterio di priorità è stato scelto, ma quali sono stati i limiti dell'intervento della Pubblica Amministrazione? I limiti sono di due tipi: il primo, che si è cercato di "correre dietro" - mi si passi il termine - alle novità le scoperte che vengono di volta in volta fatte quando si inizia uno scavo. Siccome la ricerca scientifica, quindi da parte della sezione archeologica, è di verificare il valore degli eventuali reperti antichi che si trovano nel sottosuolo, la possibilità di intervento si basa su un congelamento e un blocco del cantiere. Se si aprono, per ipotesi, contemporaneamente 50 cantieri in 50 città c'è il rischio che vi siano 50 interventi della sezione archeologica quindi, considerando le disponibilità sul piano finanziario - basti dire che i due capitoli che interessano l'archeologia, hanno un cento milioni per gli scavi, l'altro 60 per la manutenzione delle zone archeologiche - risulta evidente che non vi è possibilità di porre fine, in tempi abbastanza brevi, al blocco dei vari cantieri e alla sistemazione definitiva delle aree.

Che cosa occorre fare? Non è possibile impedire, quando affiorano dei reperti archeologici, l'intervento dell'archeologia, quindi sarebbe necessario avere strumenti, finanziamenti e disponibilità di tecnici tale da poter, nel più breve tempo possibile, sistemare le zone, dire dove si deve intervenire, dove, invece, è superfluo perché il valore scientifico della scoperta non è tale da richiederne la conservazione, e quindi di definire, una volta per tutte, il problema.

Le scoperte che sono state fatte, anche recentemente - basta citare le terme romane della scuola di Piazza San Francesco - hanno costituito un elemento di blocco di interventi in corso in altri cantieri poiché il personale è stato dirottato. Il personale preposto a queste funzioni, è costituito da 5 persone; inoltre ci si avvale dell'aiuto di organi tecnici, anch'essi estremamente ridotti, e dell'ausilio di personale di imprese nella misura di circa 15 persone.

Per citare altre scoperte avvenute in tempi abbastanza ravvicinati: la necropoli della Scuola media di San Rocco, quella dell'area Gomiero, la sistemazione avvenuta di recente della chiesa parrocchiale di Saint-Vincent, il cimitero della chiesa di Villeneuve, il cantiere ormai abbastanza anziano di Saint Martin de Corléans, l'ex Mont-Blanc, la scuola Quartiere Europa e l'edificio termale a cui avevo fatto cenno prima.

Uno dei problemi posti dall'interpellanza è di sapere com'è la situazione di tutti i cantieri nella nostra Regione. I cantieri dal '68 ad oggi, che sono stati aperti e riconsegnati ai proprietari sono di un certo numero e vanno a finire a 16 che voglio citare: cantiere Benati, in Via Losanna, cantiere del '68, erano strutture abitative dell'età romana, del V, IV secolo; cantiere Vercellin, anche questo in Via Losanna, sempre dello stesso anno, erano i resti di isolati di un'abitazione romana, strutture sovrapposte dal V e IV secolo; cantiere Rossi, circonvallazione di Via Roma, sono state scoperte nel '71, strutture preromane di 100, 200 anni A.C.; cantiere Barello, sempre in Via Roma, '71/'72, strutture murali sub-urbane legate a una villa romana, dal I al IV secolo dopo Cristo.

La chiesa parrocchiale di Saint-Vincent è un cantiere che è stato aperto dal '68 al '71, hanno trovato un impianto termale romano, strutture paleo-cristiane ed è stato sistemato, adesso è aperto al pubblico con regolare possibilità di visita; a Porossan nella frazione Roppoz nel '72 con i resti di una villa romana risalenti al IV secolo; a Sarraillons nel '72 i resti dell'impianto romano dal II al IV secolo d.C.; nella Regione Collignon nel '72 i resti di una fattoria romana del II secolo; nella scuola media San Rocco un cantiere del '73, una Necropoli romana del I secolo; la nuova chiesa di Saint Martin de Corléans, del 73 Necropoli romana della seconda metà del I secolo; il cantiere Gomiero in Corso Battaglione Aosta; un altro cantiere fatto nel '74 dall'archeologia; una Necropoli romana del I e II secolo; l'area Mont-Blanc cantiere, dal '74 al '79 una necropoli romana e un complesso cimiteriale paleocristiano i cui edifici funerari si è deciso di conservare alla visita del pubblico. Altro cantiere: l'ampliamento del cimitero di Villeneuve nel '78; durante la costruzione dell'asilo-nido in Viale Europa sono stati trovati i resti di strutture megalitiche del III millennio a.C. e tombe tardo romane del IV e V secolo d. C., nella costruzione della nuova palestra in località Saint Martin de Corléans altro cantiere aperto nel '79, i resti di strutture romane e tardo-romane; nella ristrutturazione della scuola 25 aprile, quella a cui facevo cenno, cioè Piazza San Francesco, un impianto termale romano, di cui era già stato iniziato lo scavo nel 1896 dal D'Andrad. Attualmente sono in corso scavi in queste aree: ad Aosta l'ex-albergo Couronne, l'ex-caserma Challand, l'area ex-polveriera, è in corso di sistemazione quasi definitiva lo scavo in via Festaz attiguo al giardino dei Ragazzi, dove l'Assessorato ai lavori pubblici dovrà provvedere la sistemazione di un'area parcheggio; inoltre sono in corso scavi anche a Vetan.

Molti lavori, evidentemente, devono essere ancora portati avanti. Mi si chiedeva nella seconda domanda, se c'è un programma preciso, così da sapere che cosa aspettarsi. Non esiste un programma preciso per due motivi: primo, per quello cui facevo cenno all'inizio, cioè che occorre andare avanti e correre dietro alle scoperte che di volta in volta affiorano nei cantieri che si stanno, magari, mettendo in moto in questi tempi e la disponibilità finanziaria è assolutamente inadeguata, rispetto all'intervento massiccio che si potrebbe fare se ci fossero altri finanziamenti; secondo, la disponibilità tecnica è insufficiente. Occorre riuscire a rendere per quanto possibile, meno disturbante per la gente l'intervento dell'archeologia.

Ora, sono previsti alcuni propositi di definire la sistemazione, ad esempio, dell'area di Saint Martin de Corléans e posso ancora dire che, per quanto riguarda quel tipo di sistemazione, è prevista una copertura a padiglione per proteggere dagli agenti atmosferici e consentirne, quindi, la vista a definire, una volta per tutte, un'area che rimane ancora un accampamento piuttosto disordinato.

L'obiettivo è di raggiungere, per lo meno, una visione accettabile dei cantieri aperti e di ridurre, per quanto possibile, il tempo di occupazione dei cantieri stessi.

Mi auguro che la risposta possa essere, se non soddisfacente chiara, almeno su quella che è la situazione e le possibilità concrete che prima ho detto.

Presidente - La risposta è del Vice-Presidente Faval.

Faval (UV) - Je remercie l'Assesseur pour sa relation très détaillée et je voudrais bien qu'il me passe la liste qu'il vient de lire. A propos du manque de programmes, quand j'ai posé cette question, ce n'était pas en fonction des choses qu'il faudra faire aussitôt qu'une pelle mécanique sera mise à travailler dans la ville d'Aoste, mais en fonction des chantiers qui existent déjà. Je me réfère en particulier à celui de St. Martin parce que l'impression est bien celle que ce "trou" ait été abandonné et depuis longtemps. Je crois qu'il est là depuis dix ans. Alors, je me demande s'il n'est pas, non seulement utile, mais indispensable que, dans les situations de ce genre, ceux qui s'occupent de ces problèmes à l'Assessorat établissent un programme, de sorte que ces fouilles aient un projet précis et une utilisation aussi par la population sans rester limitées aux 4 ou 5 personnes qui, à l'Assessorat, comme tu viens de le dire, s'intéressent à la question. Nous aussi, la population valdotaine, nous avons droit à voir, connaître, ce qui c'est passé dans le temps. Je crois donc que, dans ce sens, un programme est indispensable.

Je ne suis pas là pour dire rien n'a été fait et je comprends toutes les difficultés - passer d'un chantier à l'autre, manque d'argent, etc. On en a parlé hier soir même, mais le problème que je voulais poser est différent. Au moins dans les grandes fouilles que nous avons ouvertes depuis longtemps, on devrait décider ce qu'on va en faire.