Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 2921 du 20 septembre 2017 - Resoconto

OGGETTO N. 2921/XIV - Interrogazione: "Azioni intraprese a seguito della chiusura dell'attività produttiva da parte dell'azienda Lavazza di Verrès".

Rosset (Presidente) - Punto n. 10 all'ordine del giorno. Per la risposta ha chiesto la parola l'Assessore Roscio; ne ha facoltà.

Roscio (ALPE) - Ringrazio i colleghi che hanno riportato il tema della chiusura dello stabilimento Lavazza di Verrès all'attenzione del Consiglio, perché consente in questo momento di fare un aggiornamento sulla situazione attuale.

Nella domanda n. 1 si chiede "di esplicitare lo stato dell'arte della trattativa". Prima di rispondere a questa domanda, riteniamo opportuno premettere alcuni dati rispetto allo stabilimento e ripercorrere alcune tappe della vicenda. Ad oggi lo stabilimento è chiuso. La cessazione della produzione è avvenuta già nell'estate del 2016 con la chiusura definitiva che è avvenuta all'inizio del 2017, dopo il licenziamento collettivo dei cinquantadue addetti, e tale procedura si è avviata in accordo tra l'azienda e le parti sociali. Va detto che lo stabilimento è molto rilevante, perché il volume del caffè prodotto annualmente era intorno alle 20 mila tonnellate l'anno. Questo è importante, perché è un volume davvero molto grosso e rende il sito poco appetibile, anche per diversi competitor del settore. Tanto per fare un esempio dell'ordine di grandezza di cui stiamo parlando, è di una volta superiore rispetto alla totalità di tutti i produttori valdostani, per cui non è attrattivo per i locali e non è attrattivo neanche per molti produttori, anche se grandi, sul mercato, di fuori.

Oggi il sito industriale si trova nella condizione di essere svuotato di pressoché tutti i macchinari necessari per la lavorazione del caffè, fatta eccezione per alcune macchine di proprietà della Lavazza che integrano quelle di proprietà della Regione. In particolare Lavazza ha delocalizzato tutto quello che era in capo e in coda alla produzione. I macchinari ancora presenti hanno un valore commercialmente interessante, solo a condizione di essere trattati unitariamente, nel senso che la parte Lavazza senza la parte Regione - e viceversa - sono poco interessanti, perché subirebbero importantissime svalutazioni. Solo recentemente l'Amministrazione ha ottenuto da parte di Lavazza l'inventario dei macchinari di loro proprietà, con l'autorizzazione - previo assenso - a divulgarlo ad eventuali soggetti interessati (cosa che prima si erano riservati come parte non cedibile all'esterno). L'immobile è di proprietà di Structure VdA, è locato alla società Lavazza fino al 2022 con un canone annuo di 125 mila euro. I pagamenti ad oggi sono regolari e puntuali. Dei cinquantadue lavoratori iniziali, da una ricognizione puntuale che abbiamo effettuato presso i centri per l'impiego, è emerso che le situazioni più critiche riguardano diciannove lavoratori. Ancora oggi costoro risultano essere ancora in cerca di un'occupazione, altri hanno trovato altri impieghi a tempo indeterminato o determinato, o hanno aperto una partita IVA, o sono andati a lavorare presso un altro stabilimento, sempre della Lavazza. Comunque ho i dati e, se volete, ve li posso poi dare.

Alla luce di quanto sopra richiamato, ad oggi non si può parlare di una vera e propria trattativa in corso. È evidente che, se ci fosse davvero una trattativa, questa comporterebbe l'obbligo di una certa riservatezza, vista la delicatezza e il tema estremamente complesso. È vero che l'impegno di cercare di far ripartire lo stabilimento contraddistingue anche questa Amministrazione, per cui sono state tentate alcune azioni per fare fronte al problema, soprattutto per quanto riguarda la situazione dei dipendenti.

Qui vado a rispondere alla seconda domanda, che è quella "di fornire informazioni precise circa le azioni intraprese dall'attuale Assessore per fronteggiare il post dimissioni". Sono stati fatti alcuni incontri con i delegati della proprietà Lavazza, è stato visitato il sito ed è emerso che la scelta di chiudere lo stabilimento è derivata dalla necessità aziendale di razionalizzare il numero di siti produttivi, a discapito - purtroppo - di quello dove, nel corso anni, non era stato possibile investire per ammodernare gli impianti e i processi produttivi. Da qui è derivata la scelta - purtroppo per la Valle d'Aosta - di chiudere lo stabilimento di Verrès. Da contatti intercorsi è emersa comunque la disponibilità a sospendere temporaneamente l'ulteriore dismissione e di accettare - questa è cosa inedita - il subentro di un eventuale concorrente operante nel mercato del caffè - cosa che, fino a poco tempo fa, Lavazza aveva rifiutato dicendo: "piuttosto continuiamo nell'affitto" - e, inoltre, ad alienare la parte restante di macchinari ancora di sua proprietà. A tal fine sono stati intrapresi alcuni contatti con aziende produttrici di caffè, e anche con mediatori, che hanno portato ad alcune visite dell'immobile stesso, ma ad oggi senza risultati tangibili, prevalentemente proprio in virtù delle difficoltà di cui si è detto in premessa: lo stabilimento è veramente molto grande, per cui pochi operatori possono avere quei volumi di lavorazione.

Per quanto riguarda le prospettive future, è intenzione di questa Amministrazione proseguire nella ricerca di possibili produttori da insediare nell'immobile, ma anche di utilizzare lo strumento fornito dalla legge n. 8/2016 per l'insediamento di imprese, nonché di proseguire con iniziative di formazione e di politiche attive del lavoro per i lavoratori che attualmente si trovano in stato di difficoltà.

Presidente - Per la replica chiede la parola il Consigliere Guichardaz; ne ha facoltà.

Guichardaz (PD-SIN.VDA) - Assessore, lei ci ha rappresentato una situazione che già conoscevamo. Ci ha fatto un refresh sui dati, che sono sempre utili; però, alla fine della fiera, rassicurazioni o indicazioni su possibili soluzioni al problema Lavazza non mi pare di averne colti, se non questa inedita "disponibilità" da parte di Lavazza di permettere il subentro di concorrenti. È una novità che può essere utile.

Ci sono in ballo diciannove lavoratori, più probabilmente altri lavoratori che oggi lavoricchiano, fanno dei lavori a tempo determinato, o comunque non hanno quella sufficiente e necessaria tranquillità per potersi dire stabili o stabilizzati. Questo è pertanto un problema che la politica deve affrontare con piglio. Credo che anche la politica, così com'è avvenuto per esempio con la Feletti, pur non essendo quest'ultima una struttura di proprietà regionale - però il suo predecessore se lo ricorda bene -, fece una serie di interlocuzioni, di mediazioni che poi portarono comunque ad un interessamento e ad un successivo sviluppo. La politica, in questo caso ancora di più, proprio perché la struttura e parte di questi macchinari che convivono con quelli di Lavazza sono pubblici, deve impegnarsi di più. Non può pensare che si faccia un Portes Ouvertes di Lavazza per capire chi è interessato e... vediamo chi arriva! Me l'ha detto lei per primo: che l'azienda, così come è confezionata, è poco attrattiva, perché allo stato attuale la destinazione d'uso e la speranza d'uso probabilmente è ancora di un certo tipo.

L'invito è quindi di attivarsi in maniera un po' più operativa. Con la precedente Giunta c'erano state delle interlocuzioni, se ben ricordo, erano state rappresentate delle interlocuzioni anche con dei grossi gruppi stranieri, un gruppo turco e altre questioni. Chiedo veramente di riprendere in mano questo dossier, perché è vero che sono diciannove e sembrano pochi, ma è comunque un'economia che gravita intorno ad una grossa azienda come questa. Al di là del problema lavoratori, che è un problema sociale di cui noi ci dobbiamo occupare, tanto più perché quell'azienda è sostanzialmente pubblica - perché è vero che ci sono dei privati che gestiscono, ma chi l'ha costruita e messa in piedi è la Regione, attraverso una propria progettualità -, non possiamo rinunciare a trovare le soluzioni più adeguate e migliori. Ribadisco quindi l'invito: datevi da fare e non dimenticatevi della Lavazza.