Objet du Conseil n. 2787 du 6 juin 2017 - Resoconto
OGGETTO N. 2787/XIV - Interpellanza: "Demansionamento di personale operante presso l'Azienda USL".
Rosset (Presidente) - Punto n. 19 dell'ordine del giorno. Per l'illustrazione, chiede la parola il collega Guichardaz, ne ha facoltà.
Guichardaz (PD-SIN.VDA) - Parliamo di un argomento che può apparire anche questo limitato ad un ambito specifico: i demansionamenti del personale dell'USL. Tema certamente circoscritto, ma che dice di un momento storico in cui i lavoratori sono considerati, quando va bene, risorse umane da usare a piacimento dal dirigente di turno e, quando va male, un fastidio da ricollocare magari sotto la minaccia del licenziamento o di chissà quale provvedimento disciplinare: "o vai lì o siamo costretti - dice qualcuno - a seguire altre strade". È una storia vecchia questa dei dirigenti che si risvegliano dopo anni di torpore, forse sollecitati da qualcuno, e che vengono presi dal sacro furore di rimettere a posto le cose. Ricordo, ad esempio - ho fatto anche un'interpellanza -, il problema di quella decina di ausiliarie interinali mandate a casa senza nessun riguardo, dopo anni di onorato lavoro in USL, alcune dopo oltre dieci anni, sostituite, guarda caso, con altre lavoratrici, interinali anch'esse, ma con due livelli superiori. Mi chiedo chi paga qui l'uso non consono delle lavoratrici, le mansioni superiori abusate per anni. Al momento, Assessore, a pagare sono solo le lavoratrici. Ricordo ancora come fu gestita tutta la questione dei trasferimenti del personale amministrativo del Dipartimento di prevenzione, questione che conosco molto bene avendoci lavorato per 25 anni, personale che veniva spostato come fossero pacchi da un giorno all'altro, magari dopo anni di carriera senza macchia. Anzi, a volte assistiamo nei posti di lavoro, Assessore, al paradosso per cui lavoratori bravi e capaci vengono fatti girare come delle trottole e altri non particolarmente meritevoli restano dove sono e vanno dove chiedono di andare, è un po' la storia della prepotenza. Dicevo delle amministrative del Dipartimento di prevenzione trasferite da un giorno all'altro con la scusa che servivano altrove, lasciando anche scoperti posti in cui queste lavoravano, con tutti i problemi annessi e connessi. Dirigenti che peraltro - e l'abbiamo visto discutendo diverse iniziative in quest'aula - a volte si prendono la libertà di mantenere in servizio personale, di assumerne di nuovo ma anche di licenziare - diciamo di non rinnovare, che più o meno ha la stessa valenza - ai limiti delle scuole regole contrattuali, con presupposti diciamo un po' naïf. Le anticipo che la prossima volta discuteremo della questione degli autisti soccorritori, Assessore, e della recente estromissione dall'USL di alcuni ambulanzieri provenienti dalla Croce Rossa Italiana, giusto per rimanere in tema di gestione del personale, ma ho pronta anche un'iniziativa sull'uso delle graduatorie concorsuali in USL, peccato che se ne possono presentare solo sei alla volta.
Questa iniziativa - dicevo - tratta del demansionamento del personale, una pratica che sì è prevista dai contratti di lavoro, ma per casi assolutamente circoscritti: il cosiddetto "mutamento di profilo per inidoneità psicofisica", che mai e poi mai - lo dico con forza, alzando anche un po' la voce - deve essere utilizzata come arma per gestire il personale fastidioso, o quello che non dà fastidio per tornare al paradosso di prima. I demansionamenti, colleghi, sono argomento delicatissimo che attiene alla sfera dei diritti inalienabili dei lavoratori: in questo caso il diritto di vedersi garantita sempre la propria posizione lavorativa, la retribuzione del livello e il profilo con il quale si è stati assunti, di vedersi riconosciuta la propria dignità di lavoratore. Demansionare un dipendente senza che sussistano motivi di salute o comunque legati ad alterazioni irreversibili della sfera psicofisica è una violenza intollerabile alla dignità della persona. Tra l'altro, demansionare dopo aver usato per anni...in base alle esigenze aziendali, organizzative e personali che si è reso disponibile ad assecondare le esigenze e necessità dell'azienda, magari rinunciando alla propria collocazione, all'opportunità di fare turni, progetti retribuiti, reperibilità, senza che gli sia stato concesso di fare la formazione specifica e obbligatoria per il suo profilo di provenienza, è un atto di una gravità assoluta.
Consideriamo, tra l'altro, che l'USL è un'azienda pubblica, alla quale per poter accedere normalmente, occorre un concorso pubblico. Dico: normalmente, Assessore, perché la nostra USL è famosa nel mondo per l'uso indiscriminato fatto nel passato, ma mi risulta ancora piuttosto in auge, di contratti precari, flessibili, a tempo determinato, interinali, liberi professionisti, convenzionati, questi fanno entrare a seconda delle esigenze o delle predisposizioni... Lo status di dipendente pubblico - dicevo - presuppone un accesso al ruolo attraverso un concorso ed è per questo che lo stesso contratto di lavoro prevede la possibilità di passaggi all'interno della categoria ma tra profili diversi. Significa sostanzialmente che un dipendente assunto in un ruolo, ma impiegato in compiti propri di un altro ruolo: ad esempio, un infermiere utilizzato come amministrativo, può chiedere, dopo qualche tempo passato a fare altre funzioni, la trasformazione del proprio profilo professionale previsto dal contratto. In quanto può capitare - è già capitato, Assessore - che un'azienda, in questo caso l'USL, abbia la necessità di utilizzare il personale in modo flessibile, in base ai propri bisogni del momento e alle competenze e alle predisposizioni e disponibilità possedute dal dipendente interessato. La ricollocazione in un profilo diverso, ma all'interno della stessa categoria dello stesso livello riconosce in qualche modo una disponibilità che il dipendente ha concesso all'azienda e la famosa flessibilità di cui tanti si riempiono la bocca, spesso a sproposito, che dovrebbe rendere più dinamica un'organizzazione, motivando il personale, il quale si mette alla prova, si rimette in gioco in base ad un patto bilaterale con l'azienda, per cui io vado oltre il mio ruolo, tu azienda però mi riconosci alla fine ciò che ho fatto trasformando, a richiesta naturalmente, il mio profilo originale in quello attuale, mantenendomi però la categoria, il livello, gli stipendi e tutto quanto previsto dal contratto, è così in tutti i contratti di lavoro, in tutti i rapporti di lavoro ed è evidente che dovrebbe essere così anche se non fosse esplicitamente previsto dai cosiddetti "atti pattizi", i contratti appunto. Nella nostra USL purtroppo accadono dei fatti che mettono in discussione la natura pattizia del rapporto di lavoro, ne minano il carattere bilaterale.
Nel caso specifico dell'interpellanza, ho avuto notizia di tentativi di demansionamento imposti dall'USL ad alcuni dipendenti, utilizzati per anni come amministrativi pur provenendo dal ruolo sanitario. Demansionamenti giustificati secondo l'azienda non da motivi di salute, che è l'unica giustificazione per produrre un demansionamento, ma dal fatto che il dipendente usato per anni dall'azienda in un ruolo diverso da quello di provenienza ad un certo punto deve essere regolarizzato. Per l'USL e per i dirigenti che si occupano del personale regolarizzare significa abbassare di livello cancellando d'emblée la carriera acquisita nel corso degli anni. È un'ipotesi che neanche il Jobs Act prevede, tanto per dire. È proprio così, colleghi, in quell'azienda succede che dopo anni, e posso citare il caso di una dipendente che fa funzioni amministrative da nove anni, il dirigente ti chiama e ti dice: "dal prossimo mese o ritorni a fare quello che facevi dieci anni fa - per esempio, il tecnico di neurofisiopatologia, l'infermiere, il tecnico di laboratorio - o ti abbasso il livello rispetto al tuo di provenienza". Come se tu fossi appena stato assunto, non che dal D6 io magari ti metto al C6, che è il massimo livello del C. Uno ha fatto un concorso 25-30 anni fa, ha fatto tutta la sua progressione di carriera, ad un certo punto ha accettato di cambiare funzione su richiesta dell'USL, non su sua richiesta perché in quel momento ne aveva bisogno l'USL, e dopo quasi 10 anni il dirigente si risveglia dal suo torpore e ti distrugge in un colpo solo una carriera portandoti a livello di neoassunto, addirittura abbassandoti la categoria rispetto a quella posseduta dall'inizio. Facciamo il caso di un dipendente in D6, giusto per citare un caso, che viene passato in C0, retrocedendo di 12 posizioni orizzontali: 6 da D e 6 da C. Una cosa che grida vendetta al cospetto di Dio. Naturalmente il dipendente in questione da dieci anni non fa più formazione obbligatoria, i famosi ECM, che devono essere fatti tutti gli anni da operatore sanitario, mentre segue quella per il suo nuovo ruolo di amministrativo.
Non voglio fare il sindacalista, ma è il principio che mi preoccupa. Mi preoccupa che un dirigente pro tempore, il direttore amministrativo è nominato dal direttore generale di turno, come anche i direttori di struttura, quindi non c'è niente di più precario di questi dirigenti che sono lì stanziali da un sacco di anni e che nessuno ad un certo momento decide magari di fare un ricambio, che è anche opportuno...mi preoccupa che un dirigente decida della vita e della morte professionale di un dipendente senza appello, senza porsi neppure il problema di quali sono le aspettative del dipendente. Se passa l'idea che uno fa come gli pare, nessuno più potrà sentirsi tutelato nel proprio posto di lavoro e non parlo di privilegi, ma del minimo sindacale che è di mantenere la categoria con la quale si è assunti e soprattutto di mantenere la propria dignità di lavoratore.
Presidente - Per la risposta, chiede la parola l'Assessore Bertschy, ne ha facoltà.
Bertschy (UVP) - Collega Guichardaz, su questa interpellanza credo che si sia rivolto a me con tanta veemenza, ma vedeva in me l'ex Assessore Fosson, l'ex Assessore Lanièce, l'ex Presidente Rollandin e tutti quanti, perché se in tre mesi sono riuscito a fare tutto questo...
(interruzione di alcuni Consiglieri, fuori microfono)
...l'ex Assessore Laurent Viérin, li citiamo tutti. Se in tre mesi siamo riusciti a costruire un'azienda e la procedura del demansionamento, ci abbiamo messo dell'impegno. Come dice Cognetta: qualcosa abbiamo fatto, ma al contrario no.
Da un lato, capisco, credo faccia parte anche del suo vissuto in azienda, delle cose che conosce meglio di tutti noi nella sua esperienza di ex sindacalista; dall'altro, come giustamente ha detto nell'interpellanza a riguardo delle cassette di sicurezza, difficilmente su 2000 dipendenti - spero - sono così tanti i casi che lei viene a citare, tant'è vero che l'azienda nel preparare una risposta - essendo un'azienda che ha una sua autonomia, ho necessità di farmi documentare - ha citato un caso specifico che io poi le elencherò. Credo però che, nella misura in cui ha portato l'interpellanza in aula, sarà necessario un approfondimento in commissione con la nuova Direzione per capire se questo è effettivamente un valore sul quale bisogna spendere politicamente del tempo per valutare se le cose che vengono annunciate sono di così grande valenza numerica, ma anche puntuale perché non è solo una questione di numeri. Io spero che in quest'azienda, dove ci sono delle regole, dei contratti, della trasparenza che ci deve essere, dei casi come questi non siano all'ordine del giorno e soprattutto non ci siano. È giusto quindi che mettiamo in condizione le persone, oggi che l'argomento diventa pubblico, di venircelo a raccontare in commissione, di approfondire e di capire cos'è successo.
Detto questo, il valore politico della sua iniziativa sta, da un lato, nella risposta che le darò e, dall'altro, nell'impegno che ci dovremo assumere. Ribadisco: si parte con una nuova direzione, il passato se c'è, va discusso e vanno affrontate le questioni che puntualmente vengono portate qui in aula.
"Le motivazioni dei demansionamenti operati, in itinere o previsti": ad oggi io non conosco demansionamenti realizzati, nel senso che non mi sono stati documentati, quindi ho chiesto un approfondimento a riguardo. So che c'è in corso, invece, una discussione che, tra l'altro, l'ha vista coinvolta anche con i dirigenti dell'azienda. In ogni caso, prendo l'impegno per capire, a nome anche dell'Assemblea, se questo si è realizzato e se si è realizzato nel rispetto delle regole contrattuali, com'è avvenuto.
Punto n. 2: "per quali motivi l'azienda ha ritenuto di destinare personale sanitario ad altre funzioni, per quanto tempo e con quale inquadramento". Intanto l'azienda ribadisce che non c'è in corso una procedura generalizzata di demansionamento. L'azienda riferisce di un unico caso di una dipendente inquadrata in qualità di tecnico sanitario di laboratorio biomedico (categoria D) adibita a funzioni amministrative, inquadrabile nel profilo professionale di assistente amministrativo (categoria C) a decorrere dal 1° gennaio 2009. Le tappe sono che, a decorrere dal 1° gennaio 2009, la dipendente in questione è stata adibita a funzioni amministrative a seguito della sua esplicita richiesta avanzata al direttore generale in presenza di un rappresentante sindacale. La dipendente ha sempre svolto mansioni proprie del profilo professionale di assistente amministrativo categoria C e non D, profilo per il quale la dipendente è in possesso dei prescritti requisiti professionali e culturali. In data 12 maggio 2017, tenuto conto della necessità di inquadrare la dipendente in un profilo professionale coerente con le mansioni effettivamente svolte, del fatto che il passaggio ad un profilo professionale diverso da quello di appartenenza può avvenire solo previo consenso dell'interessato, alla dipendente è stata avanzata la proposta di essere inquadrata nel profilo professionale di assistente amministrativo afferente ad una categoria inferiore rispetto a quella di appartenenza, categoria C, anziché D, con diritto alla conservazione del più favorevole trattamento economico corrispondente alle mansioni di provenienza, assegno ad personam non riassorbibile, oppure di essere nuovamente assegnata alle mansioni del proprio profilo di tecnico sanitario di laboratorio biomedico, la dipendente non ha ancora dato riscontro.
"Nel caso si ravvisasse la necessità di demansionamento dovuto ad un utilizzo improprio del personale, a chi dovrebbe essere attribuita la responsabilità dell'eventuale danno erariale e di altro genere": evidentemente deve essere attribuita a chi ha responsabilità nella gestione nello specifico del personale, o della situazione che viene rappresentata, quindi, come sempre in ambito pubblico ci sono responsabilità a livello dirigenziale che ognuno si dovrà o si deve assumere.
"Se è sua intenzione di intervenire in merito a quanto rappresentato nella presente interpellanza": pur comprendendo credo un po' tutti che si tratta di questioni che hanno valore politico, ma sono legate a discorsi contrattuali sindacali, ritengo sia per tutti noi importante comprendere se nella nostra azienda, con la quale finanziamo i nostri servizi sanitari... Questo non è un modo di fare, questo non è un modo di agire, certo quindi che intervengo e certo che chiederò, oltre all'interpellanza, di poter discutere di questo argomento nelle sedi opportune e anche, se sarà il caso, in V Commissione. Certamente credo che siano discussioni che nel merito hanno anche la possibilità di avere altre rappresentanze e quelle sindacali nello specifico. Da parte mia quindi vi è l'impegno di verificare questo aspetto sollevato, segnalato e soprattutto di dare mandato a far sì che nella nostra azienda il personale venga stimolato, che non viva le difficoltà che qui sono state annunciate, che ci sia un coinvolgimento nel recupero dell'immagine dell'azienda e soprattutto una partecipazione ad un valore complessivo, che un'azienda importante come questa deve rappresentare per la politica, per i cittadini e per tutti quelli che hanno bisogno di buoni servizi e di persone che, oltre ad essere efficienti, lavorino coinvolte in un progetto per una buona sanità.
Presidente - Per la replica, chiede la parola il collega Guichardaz, ne ha facoltà.
Guichardaz (PD-SIN.VDA) - Siamo venuti a parlare, Assessore, di un caso specifico, ma questo è uno dei tanti casi, io le ho citato diverse situazioni, a mio parere - e lo dico esplicitamente -, di malagestione del settore del personale. Un personale che viene gestito tenendo dipendenti interinali per decine di anni, dopodiché ci si accorge che i limiti sono magari più brevi e bisogna mandarli a casa. Le ho citato prima il caso delle ausiliarie, chi è responsabile di aver tenuto delle ausiliarie di categoria A lì per 12-13 anni, donne di 60-65 anni che adesso - tra l'altro, poi se mi aggiorna rispetto a questo percorso di riqualificazione - magari si devono mettere in aula e si devono inventare un nuovo ruolo: il ruolo di OSS o di chissà che cosa. Chi è responsabile di magari utilizzare personale proveniente da altri contesti per anni, anni e anni e dopo lo prendiamo e lo mandiamo a casa? Chi è il responsabile di trasferimenti fatti senza chiedere niente a nessuno? Solo perché le persone magari le consideriamo delle risorse che possono essere sballottate di qua e di là. Le ho citato il caso delle mie colleghe amministrative, il collega Restano sa benissimo di cosa parlo, lavoravamo insieme, persone che da un giorno all'altro sono state collocate una di qua, una di là, una di là. Poi succedono delle cose sgradevoli, per cui c'è gente che è incollata sempre nello stesso posto da anni, e magari è pure interinale con delle graduatorie in essere, magari c'è personale pure interinale che continua ad essere messo lì chissà come mai. Questo è un caso specifico e questo caso è l'ennesimo caso che dice di una gestione fatta così, che io ho denunciato da sindacalista 15 anni fa...è 20 anni che io denuncio questo tipo di gestione, prima che ci fosse questo dirigente, è da sempre che c'è questa gestione! È una gestione un po' così, ma che, purtroppo, forse per le regole nuove: il Jobs Act e tutte le regole sui limiti dei contratti, adesso viene in essere, ma quando io dicevo: qua continuate a tenere 500-600 persone con contratti flessibili e prima o poi qualcuno verrà a chiedervi conto... Oggi ci inventiamo il demansionamento: "una dipendente e allora qual è il problema? Una dipendente su 2000, possiamo demansionare". Ma qua creiamo un principio per cui chi lavora in quell'azienda può essere demansionato a piacimento della dirigente: "ti uso per 10 anni perché mi servi"! Mi faccia vedere la lettera dove questa persona richiede di essere spostata e poi ne parliamo, visto che ha dichiarato quella roba lì, mi faccia vedere quella lettera! Nel 2009 c'era il Direttore generale Riccardi, chiediamolo a Riccardi... Dopodiché tu vieni lì e mi demansioni, ma "mi demansioni" cosa vuol dire? Gli è stato proposto adesso un demansionamento, ma il demansionamento di 12 posizioni orizzontali, quindi da D6, che è il massimo livello per il D, a C0, che vuol dire che un diplomato appena assunto viene immediatamente collocato in C0: 12 livelli orizzontali. E noi di cosa parliamo qua? Io parlo di un principio, per cui se do fastidio, magari entro lì dentro e cominciano poi a dire: "se vuoi, ritorni a fare il tecnico di laboratorio". Dopo 10 anni che non faccio formazione obbligatoria mi mandi a fare il tecnico di laboratorio, dopo che mi hai tenuto incollato a fare altre funzioni perché ne avevi bisogno, sfruttando la disponibilità del dipendente. Questo è un modo di gestire l'Azienda sanitaria, e ne avrei da dire visto che ci ho fatto lì dentro quasi 30 anni! Non mi vengano qua a citare i casi particolari come se fossero dei casi eccezionali!
Io mi ricordo che un tempo addirittura l'azienda, gli stessi dirigenti che oggi sono quelli che ti chiamano nel loro ufficio da soli e ti dicono: "o così o dal prossimo mese torni a fare il tecnico di laboratorio", cavoli, sono gli stessi che misero in piedi la "carta etica", la "casa", perché l'Azienda sanitaria deve essere la casa di tutti, la casa aperta dove ci si sente accolti, dove tutti si è famiglia, ma di che carta etica parliamo, ma di che famiglia parliamo! Ma qua veramente siamo alla follia della gestione di quest'azienda! Uno di questi, il direttore amministrativo adesso si è dimesso, ci sarà poi il problema di trovarne un altro, ma mi auguro davvero che si trovi un gestore di risorse, una persona che sia in grado di entrare in empatia con i lavoratori, che non si trovino sempre dei ragionieri che ragionano sui numeri e che ragionano con le persone come se fossero delle risorse.
Poi sulla responsabilità, Assessore: mai nessun dirigente ha pagato per proprie responsabilità, credo che questa sia una regola fissa, eventualmente possono pagare perché non si rinnova loro l'incarico di struttura. Rispetto a tutta una serie di irregolarità: mantenimento, assunzioni, mettiamo lì, addirittura la Sezione della Corte dei conti ad un certo punto ha chiesto chiarimenti, perché dopo anni e anni di utilizzo del personale - si ricorda, avevo fatto l'interpellanza anche di INVA, perché lì era stata trasferita una parte del personale -, dopo anni la Sezione di controllo della Corte dei conti ha detto: "basta, chi è il responsabile di questa cosa?". Non c'è mai una responsabilità perché i dirigenti - glielo dico per esperienza - non pagano mai, chi paga è sempre l'ultimo dei lavoratori e se non è difeso e se non è difeso bene, a quest'ultimo dei lavoratori l'azienda gli fa un mazzo così. Quelli difesi invece, ebbene no, quella è un'altra questione, lì se abbiamo dei buoni sindacalisti e delle buone "entrature", allora quelli li difendiamo bene. Non deve essere così, un'organizzazione di 2500 dipendenti, la più grossa organizzazione, al di là dell'Amministrazione regionale, non può permettersi di gestire così il personale!
