Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 2502 du 29 novembre 2016 - Resoconto

OGGETTO N. 2502/XIV - Interpellanza: "Attivazione di percorsi scuola e lavoro presso istituti professionali regionali".

Rosset (Presidente) - Punto n. 2.03 dell'ordine del giorno. Per l'illustrazione, ha chiesto la parola la Consigliera Certan, ne ha facoltà.

Certan (ALPE) - Ritorniamo su un'interpellanza che avevamo già presentato per lo scorso Consiglio, ma poi, vista l'assenza dell'Assessore Donzel, non avevamo potuto discutere; in realtà, non era così urgente.

Abbiamo seguito il dibattito e abbiamo credo anche un po' contribuito in questo anno al dibattito riguardante la formazione professionale. Crediamo che l'Assessore Donzel abbia portato avanti questo dibattito in modo costruttivo. Credo che le deliberazioni che sono state fatte in quest'ultimo anno, a partire dalla n. 8 di gennaio fino a quella del 28 ottobre, delineino che comunque c'è intenzione - finalmente dico, perché sul tema della formazione professionale credo che si riassuma tutto il fallimento della politica dell'Union Valdôtaine in questi anni, perché avevamo competenza primaria riguardo a questo ed è stato fatto ben poco, se non quasi nulla, negli anni, dov'è stato fatto sono stati fatti degli interventi con degli istituti con un altro ruolo e un altro Statuto, che non erano totalmente pubblici. Riguardo invece alle scuole e agli istituti professionali pubblici, credo che poco si sia fatto. In quest'ultimo anno invece qualcosa abbiamo visto e credo che l'Assessore Donzel si sia fatto carico di questa tematica, che non è banale; penso sia uno dei settori, a livello nazionale e a livello europeo, più oggetto di attenzioni. Credo che il dibattito sulla formazione professionale, sull'apprendistato, che non è la stessa cosa, però è lì vicino; sull'educazione duale, che non è la stessa cosa ma è anche quella lì vicino, sono tutti settori paralleli di istruzione e di scuola-lavoro per far crescere un concetto diverso di studente e di cittadino. Credo che questo sia un dibattito non solo attuale ma anche di estrema importanza vista la delicatezza del momento sia riguardo il settore terziario, sia però anche riguardo alla sparizione di molti mestieri. Trovo che siano tutti aspetti che non sono esattamente formazione professionale, ma che siano tutti lì vicino alla stessa. Per questo motivo abbiamo richiamato tutte le delibere che lei, Assessore, conosce bene e credo che quella un po' cardine sia la n. 8 di gennaio, che in qualche modo ha tracciato le linee guida, sulle quali il Governo regionale ha decretato i principi di attuazione, in base ai quattro punti sui quali si articola il sistema regionale IFP (Istruzione e Formazione Professionale). Lei aveva individuato cinque punti, che le delibere successive hanno ripreso.

Con la nostra interpellanza, visto che abbiamo notato che per il 2017 e 2018 ci sono un paio di modifiche rispetto alla situazione attuale, volevamo un po' capire intanto con la prima domanda, pur conoscendo e pur sapendo bene che il quarto anno la possibilità di fare questi percorsi dipende molto - ecco perché dicevo che nei dieci anni precedenti non è stato fatto nulla - dagli enti accreditati per poter attivare questi percorsi, quindi ci rendiamo conto che l'Institut agricole è uno di questi enti che negli anni, un po' autonomamente un po'...credendo in questa sfida, ha fatto questi percorsi, capiamo che l'attivazione del quarto anno per quest'anno è stata possibile con l'Institut agricole, vorremmo capire se per il prossimo anno è vostra intenzione, o comunque sta trovando dei percorsi diversi per altre scuole, altri istituti.

Pur capendo tutte le difficoltà che nelle delibere sono state anche evidenziate in modo corretto, perché è chiaro che la Valle d'Aosta ha un numero anche particolare di studenti in questi settori, a nostro avviso, sono da favorire e da incrementare, anche facendo delle scelte come sono state fatte in questi anni. La seconda domanda riguarda soprattutto il corso professionale di operatore del legno, che non è più stato attivato. Su questo sappiamo che c'è bisogno di avere un certo numero di iscritti o preiscrizioni per poter istituire la classe e, in base a questo, credo che siano state fatte le valutazioni di non averne a sufficienza. È vero che in una delibera è anche stato richiamato che l'Assessore all'istruzione potrebbe anche fare delle scelte diverse sul numero di studenti necessari per l'attivazione di una classe. Credo che lì forse sarebbe interessante che l'Assessore usasse le proprie competenze, perché credo che anche delle classi più piccole e che non rispettano necessariamente il numero di 15, potrebbe essere interessante, soprattutto per quel settore di operatore del legno, il cui mercato in Valle d'Aosta negli anni si è saturato, si è sviluppato negli anni precedenti, ma crediamo anche che soprattutto l'Istituto professionale di Aosta abbia investito tanto nel laboratorio per falegnami e che dai prossimi anni non vedrà più l'attivazione di questo corso. Ora, credo di aver interpretato in questo modo la non attivazione del corso: di una mancanza di preiscrizioni. Ci chiediamo se c'è la possibilità, ho visto che, ad esempio, i corsi di estetica e di acconciatura sono passati da biennali a triennali con delibera, passaggio che considero interessante; mi chiedo se, ad esempio, questo corso che forse all'Istituto professionale di Aosta era di cinque anni potesse passare a tre anni così da essere corsi leggermente diversi da quelli che offre il Don Bosco e magari più attrattivi, oppure se si pensa, con i docenti e con la dirigenza di questi istituti, di provare a fare un progetto con qualcosa di particolare riguardo a questo settore, che comunque, a mio avviso, in Valle d'Aosta è fondamentale. I corsi di operatore del legno in Valle d'Aosta, a mio avviso, potrebbero essere un altro di quei settori che dovrebbero essere sostenuti e rilanciati, perlomeno crediamo che potrebbero esserci degli sbocchi interessanti.

Ascolto volentieri le sue risposte. Ripeto: le nostre richieste erano proprio per capire quali intenzioni ci sono per gli IFP il prossimo anno.

Presidente - Ha chiesto la parola l'Assessore Donzel, ne ha facoltà.

Donzel (PD-SIN.VDA) - Grazie collega per aver argomentato, per aver cercato anche di raccontare lo sforzo che stiamo facendo rispetto a questo importante settore.

Faccio una premessa e spero che questa cosa possa essere accolta con favore anche dai colleghi. Io do anche la mia disponibilità ad andare in commissione magari a spiegare in modo più ampio di quanto può essere questa risposta, che cercherò di dare, proprio perché lei ha richiamato anche la storia del passato. Io non vado a leggere proprio tutta la storia del passato, di com'è evoluta l'istruzione e la formazione professionale in Valle, perché ci vorrebbe del tempo e un po' di attenzione, ma se i Commissari hanno interesse ad approfondire, io do la mia disponibilità. Intanto mi preme dire che su questo settore è stata comunque fondamentale la collaborazione con l'Assessorato dell'istruzione, perché se i due Assessorati, per la piccola parte che compete al settore della formazione, non avessero la possibilità di collaborare strettamente con la Sovrintendenza, e in particolare l'ispettore Rosina che segue questa parte, sarebbe molto difficile per noi portare avanti questo percorso. Questo percorso però risponde - al di là che qualcuno dica che non c'è una visione - ad una visione più ampia di trasformazione della società valdostana e di ripensamento della sua scuola, in relazione anche a processi di riforma che si stanno attuando a livello nazionale. Non mi riferisco tanto alla Buona scuola quanto a come altre Regioni - e non soltanto Trento e Bolzano, ma in particolare la Lombardia e il Veneto - stiano profondamente investendo nel settore della formazione professionale. Si trattava quindi, nell'ambito della Valle d'Aosta che aveva una forte tradizione di istruzione professionale, non è che non ha nulla - gli IPR sono istruzione professionale -, di affiancare a queste forme una parte e sviluppare la formazione professionale tout court e che in qualche modo era stata relegata per dei ragazzi già un po' più grandi di età. Non è quindi che non ci fosse, era stata fatta una scelta di quel tipo.

In linea con quanto avviene a livello nazionale, con lo sforzo che fanno alcune Regioni, abbiamo fatto una rivoluzione con la delibera n. 8/2016, ma stiamo gradualmente andando a questo adattamento per non sconvolgere anche l'assetto che ha l'istruzione in Valle d'Aosta.

Per quanto riguarda il ragionamento: cosa succede rispetto ai quarti anni? Fino adesso c'era una formazione professionale con un sistema dell'istruzione pubblica definito in "sussidiarietà integrativa". Vuol dire che sostanzialmente all'interno di un percorso di cinque anni già nei primi tre anni era possibile conseguire una qualifica e questo c'è ancora. I ragazzi alla fine del terzo anno, nell'IPR di Aosta possono fare il quarto e quinto anno e prendere un diploma. Adesso abbiamo aperto anche nel pubblico dei corsi grazie alla collaborazione che arriva dalle scuole e bisogna riconoscere che in questo senso l'IPR di Aosta è stato molto attento a quello che stiamo facendo e ha aperto dei corsi che già per l'anno prossimo vedono due corsi di operatore elettrico ad Aosta al Corrado Gex e un corso di operatore elettrico al Brambilla di Verrès. Questi corsi sono in sussidiarietà complementare: viene ridotta la parte dell'istruzione non delle materie di classe per aprire spazio alle materie di laboratorio. Io sto sollecitando queste istituzioni a guardare anche al duale, ad aprirsi al mondo privato. La stessa cosa avviene anche nel mondo della formazione professionale, dove partono per la prima volta già quest'anno e l'anno prossimo, grazie alla collaborazione anche qui con l'Assessorato del turismo, anche all'IPRA riusciremo a far partire i primi corsi di formazione professionale vera e propria. Questi corsi in sussidiarietà complementare e in formazione professionale non hanno il quarto e il quinto anno, però quello che abbiamo detto: se dentro questi tre anni si costruiscono dei ragazzi che hanno una voglia di imparare e di fare, dobbiamo dare loro degli sbocchi. Per questo si è ragionato intorno ad un quarto anno e si è partiti dall'Institut agricole perché aveva già i corsi in sussidiarietà complementare, però anche sull'Institut agricole stiamo cercando di sollecitare che questi corsi in sussidiarietà complementare rafforzino la parte laboratoriale e addirittura guardino al duale, tutti quanti dobbiamo fare un cammino in quella direzione. La stessa cosa la sto dicendo anche ai corsi che sono partiti per il benessere: di non chiudersi nella logica laboratoriale, ma di guardare anche al percorso in duale.

Mi collego alla sua seconda domanda: del perché il corso del legno soltanto a Châtillon. Per fare questi corsi di formazione professionale, sempre più servono investimenti molto forti in attrezzature, macchinari, laboratori che non possono più essere fatti soltanto dalla parte pubblica, perché i costi stanno diventando esagerati, tant'è che addirittura abbiamo dovuto fare un incontro con il settore dell'istruzione e dire che c'è un problema negli IPR, che hanno aperto al complementare perché bisogna finanziare il materiale addirittura per svolgere le attività. La scuola pubblica fa un po' fatica a correre dietro a questi meccanismi. Per darle un esempio, dentro alcune esperienze di formazione professionale che abbiamo avuto ci sono dei collegamenti strettissimi con il settore privato, tant'è che addirittura sono dei soggetti privati che forniscono macchinari, attrezzature e in questo modo si crea questa sinergia nella formazione professionale con il mondo privatistico. Faccio un esempio: oggi una macchina a controllo numerico - nella falegnameria bisogna imparare sempre ad usare anche gli antichi attrezzi, non dico di no - ci costa 100 mila euro e oggi non possiamo permetterci una spesa di questo tipo in due o tre scuole della Valle d'Aosta. Possiamo fare un laboratorio molto performante, ancor di più se addirittura c'è una collaborazione con il mondo privato, che magari fornisce vecchie macchine che non sono più in uso. A Châtillon hanno rifatto un laboratorio completamente nuovo facendo un grossissimo investimento e i numeri degli alunni ci dicono che stanno appena appena in piedi con quella struttura, ad Aosta da tre anni non riescono a fare una classe. Piuttosto che aprire una classe ad Aosta per ritrovare tre o quattro alunni, che magari avevano voglia di fare questa cosa, ma poi all'ultimo momento si sentono di dire di no...è meglio dar loro la possibilità di farlo ad alto livello da un'altra parte: è questo che stiamo cercando di fare. È chiaro che non è una cosa facile, non è una cosa scontata. Vorrei però dirle che è un territorio che ha visto chiudere un liceo, ha visto chiudere un istituto tecnico, allora il fatto di dire: "cerchiamo di non fare azioni di competizione territoriale spinta" quando all'IPR di Aosta abbiamo due corsi di operatore elettrico aggiuntivi...uno si specializzi in un settore, l'altro provi a specializzarsi nell'altro, aumentando la qualità di queste scuole. Io quindi capisco il suo ragionamento, ma, per fare un percorso dove si punti alla qualità, alla crescita, io credo che dobbiamo fare questa strada. Per adesso, dai dati che abbiamo, non ci sono ragazzi che sono tagliati fuori, perché anche al Don Bosco i numeri non erano altissimi: parliamo nel 2016-2017 di 17 alunni iscritti, quindi non sono dei numeri altissimi, rischiare di spaccare ancora ulteriormente è molto delicato.

Quanto al numero minimo di alunni per classe, è un ragionamento che va fatto con molta cautela perché in Valle d'Aosta l'abbiamo già abbassato ulteriormente nella formazione professionale. Abbiamo dei numeri che sono molto al di sotto del livello nazionale, quindi la Valle d'Aosta sta già facendo uno sforzo enorme dal punto di vista dell'istruzione per tenere aperte le scuole.

Comunque rimango a disposizione per quegli approfondimenti che lei ha fatto in premessa.

Presidente - Ha chiesto la parola la Consigliera Certan, ne ha facoltà.

Certan (ALPE) - Grazie Assessore per le risposte. Credo che su molta parte del suo intervento ci sia piena condivisione. Io ho citato i processi di riforma della Buona scuola, semplicemente perché la legge li ha ripresi. In Valle d'Aosta li abbiamo ripresi un po' all'acqua di rose: li abbiamo citati, li abbiamo messi in legge, non sono così dettagliati ma poi in effetti si sta lavorando anche nelle politiche del lavoro e quindi si sta portando avanti. Concordo con lei che la visione più ampia, i processi di riforma che sono in atto in Europa ormai chiamino proprio assolutamente una visione più ampia, ma anche più tecnica e più specializzata. Lo ha detto, ad esempio, riguardo proprio al corso professionale di operatore del legno, però, a mio avviso, proprio perché altre Regioni - come ha ricordato lei - sono davvero molto più avanti di noi e hanno fatto dei percorsi forse à petits pas anche loro all'inizio, perché credo che Trento e Bolzano, pur avendo numeri diversi dai nostri, avevano una realtà fatta di piccole realtà, però non hanno mai abbandonato i corsi tradizionali che vi erano. Ecco perché, guardando un po' quello che è stato fatto nelle delibere, credo che si inizino ad intravedere i passi e le tappe che si vogliono raggiungere, e sono stati affiancati, oltre a quelli dell'estetica, che probabilmente stanno ancora tirando molto: ci sono due classi credo attivate, quindi credo che siano in effetti ancora molto interessanti per il territorio, però penso che si siano affiancati tutta una serie di percorsi sia nel campo dell'elettrico che nel campo agricolo, che sicuramente vanno riconosciuti. Capisco il discorso e sono d'accordo anche che se per i prossimi anni si riesce a favorire il percorso formativo di questi ragazzi in un centro molto più specializzato, con un'attrezzatura molto all'avanguardia, come può essere quella del Don Bosco, e in qualche modo si favorisce, si fa vivere un tessuto, che non è proprio quello della città di Aosta, mi può anche andare bene, però non abbandonerei quanto è stato fatto dal IPR ad Aosta. In qualche modo cercherei di favorire o farei in modo di poter comunque potenziare e riattivare qualcosa che magari possa anche essere da potenziamento a quello che viene fatto a Châtillon, in che termini non lo so. Probabilmente incontrandosi con gli insegnanti, con i dirigenti e anche con l'ispettore Rosina, che comunque lo scorso anno ha seguito anche tutto il percorso des adaptions in quel settore, credo che possano esserci degli spunti.

Sulla formazione delle classi e la diminuzione del numero posso capire la sua preoccupazione, però, a mio avviso, nell'ambito di quella che lei chiama la "visione più ampia" c'è bisogno di capire quali sono in futuro...e sono d'accordo con lei che si debba anche in collaborazione con delle imprese private, l'ha richiamato...è un po' il sistema duale che viaggia in Svizzera. Noi in Valle d'Aosta siamo stati molto cauti, in questi anni non abbiamo fatto quasi nulla, è difficile: c'è un sistema imprenditoriale che è una rete, che c'è ma è labile e non è così facile probabilmente in questo momento da attivare, soprattutto nel campo della formazione. Credo che alla fine sia anche fondamentale per la rete di piccole imprese in Valle d'Aosta che ci sia un gruppo di giovani e una formazione nuova. Ritengo quindi che le cose siano ancora dei tasselli del puzzle che si devono mettere ancora insieme in modo migliore, però, a mio avviso, non va tralasciato nulla. Ora, posso capire la risposta sul punto n. 2. Per quanto riguarda il punto n. 1, sono d'accordo che si sia passati dalla sussidiarietà integrativa a quella complementare, ma sul punto n. 2 le chiedo di non abbandonare, anche se per il prossimo anno non è attivato, la possibilità di attivarlo, pur non essendo adesso previsto...trovare comunque un qualcosa per poterlo fare.