Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 2190 du 8 juin 2016 - Resoconto

OGGETTO N. 2190/XIV - Approvazione del programma pluriennale per l'innovazione e lo sviluppo dell'industria e dell'artigianato 2016/18, ai sensi dell'articolo 2 della legge regionale n. 6/2003.

Rosset (Presidente) - Punto 31.01all'ordine del giorno, ha chiesto la parola l'Assessore Donzel, ne ha facoltà.

Donzel (PD-SIN.VDA) - Non intendo certo ripresentare in quest'aula punto per punto il voluminoso programma che avete davanti, perché devo assolutamente ringraziare da questo punto di vista il Presidente della IV Commissione, presidente Isabellon, che ha permesso a questo atto un corso molto importante all'interno della Commissione; quindi intendo ringraziare tutti i commissari della IV Commissione e anche i consiglieri che, pur non facendo parte della Commissione, hanno inteso valorizzare con la loro presenza il dibattito in Commissione su questo atto. Ringraziamento sentito, perché il metodo con cui siamo arrivati a questo documento è stato, se vogliamo, un po' particolare, nel senso che, prima ancora della sua vera e propria approvazione in Giunta, è stato presentato in anticipo in Commissione e poi vi è ritornato successivamente a un parere del CELVA; quindi ha avuto due passaggi anche all'interno del Comitato permanente degli enti locali e ha ricevuto un'attenzione molto particolare.

Il documento viene da un percorso importante di confronto con le parti sociali, anche qui devo dire che c'è stato un atteggiamento molto costruttivo di tutte le organizzazioni sindacali nonché la collaborazione fattiva, veramente molto produttiva, di soggetti come Confindustria, Confartigianato, CNA, le associazioni di categoria.

Credo che da questo punto di vista per me, che ero alle prime armi come Assessore, riscontrare una disponibilità, una collaborazione così importante dalle parti sociali è stato sicuramente un elemento molto favorevole affinché alcune idee potessero camminare e realizzarsi all'interno di questo programma.

Il documento ha una grande importanza, perché dal 2012 noi non avevamo un vero e proprio programma per l'innovazione e lo sviluppo dell'industria e dell'artigianato. Avevo già spiegato che la ragione per cui si era rallentata l'approvazione di un nuovo piano era strettamente connessa all'approvazione del POR regionale 2014/20 e quindi a quella che diventava una delle fonti principali di finanziamento del piano stesso: i fondi europei.

Il piano ha quindi alle sue spalle il fatto che si sia sviluppata prima quella che chiamiamo la S3 (Smart Specialisation Strategy), un inquadramento di indirizzo che ci colloca all'interno di una strategia globale, nazionale, europea; quindi in qualche modo si sono tracciate le direttive, poi c'è stata l'approvazione del programma di finanziamenti europei e successivamente si è cercato di collocare questo programma all'interno di quel percorso.

Devo riconoscere di avere a disposizione dirigenti molto competenti e preparati, a partire dalla coordinatrice, e, in particolare, il dirigente Bonetto che ha redatto materialmente il piano, ma tutti i dirigenti hanno collaborato e vi anticipo una delle novità del piano: anche il Dipartimento politiche del lavoro è stato coinvolto nella redazione di questo piano, e spiegherò il perché.

Che senso ha un piano così e che cosa deve affrontare? Non ripercorro tutte le cifre e i dati che i Commissari conoscono, hanno letto e hanno avuto modo di discutere, però tengo a precisare un concetto che sto cercando di rappresentare in molte situazioni: noi dobbiamo affrontare una doppia crisi in Valle d'Aosta.

Una è la crisi iniziata negli Stati Uniti nel 2007, che sta arrivando al compimento del decimo anno di età. Una crisi perdurante, strisciante con delle ricadute importanti come questa, nella storia del capitalismo occidentale non c'era stata. Siamo di fronte a un fenomeno assolutamente nuovo e posso assicurarvi che i più esperti di me, i grandi docenti delle università che studiano questo fenomeno, in economia e finanza in particolare, non ci hanno azzeccato in questi anni. Hanno fatto previsioni che in molti casi si sono rivelate inesatte e quindi è un fenomeno difficile quello col quale ci confrontiamo.

Arrivano segnali di ripresa, però sono ancora timidi, vanno rafforzati da riforme strutturali dei sistemi che investono tutti i settori. In qualche modo, in Valle d'Aosta questa crisi ha avuto quello che io chiamo "l'effetto della doppia crisi": il fatto che a partire dal 2010 tutti i Governi nazionali siano intervenuti pesantemente sul bilancio regionale, con dei tagli davvero molto forti rispetto alle indicazioni dell'Unione europea di risanare i bilanci nazionali. Devo dire che non sono stati teneri con la Valle d'Aosta, questo ha ingenerato un fenomeno sul nostro territorio che, se non capito e non compreso, non ci permette di capire quali siano gli strumenti per uscirne.

Esisteva un'economia importante strettamente legata all'attività dell'Amministrazione regionale, in particolare nel settore dell'edilizia che è stato quello più colpito, perché innanzitutto lì c'è stata un'incidenza pesante dei tagli del bilancio regionale, che ha portato indubbiamente alla chiusura di tante aziende.

Ma tutto un sistema economico che ruotava e aveva come principale committente l'Amministrazione regionale, è entrato in drammatica crisi nel settore commerciale, artigianale, in modo particolare nel mondo dei professionisti. Ieri il collega Marquis riprendeva correttamente in un passaggio che c'è anche tutto un mondo di professionisti che è in difficoltà, ma è strettamente legato a questa doppia crisi che stiamo affrontando.

Il settore industriale, che magari aveva perso il suo ruolo strategico negli anni, è tornato sotto i fari dell'attenzione. Quindi si è detto: perché non fare quello che in qualche modo Bolzano per esempio ha sempre fatto? Cioè dire: il motore dell'economia è il turismo, nessuna ambizione personale dell'Assessorato di stravolgere il ruolo e la preziosa collaborazione con il collega Marguerettaz, ma cerchiamo di valorizzare anche questo settore all'interno dell'impostazione generale della nostra economia valdostana. Quindi un piano orientato soprattutto a un'idea di sostenibilità ambientale, orientato soprattutto a una logica di green economy, perché possa essere a sua volta di volano alla principale economia valdostana che è quella del turismo. Un piano che naturalmente, dai dati iniziali, cerca di capire quali sono le opportunità del nostro territorio e le nostre criticità.

Come ho cercato di rappresentare in questi mesi, non siamo un territorio in cui -nonostante le tante crisalidi e carcasse di stabilimenti abbandonati e chiusi - sia scomparsa la nostra attività industriale. Paradossalmente, e lo dimostrano anche i dati contenuti all'interno di questo documento, se depurati dal contesto, soprattutto edilizio, noi abbiamo una sostanziale tenuta, nonostante la terribile doppia crisi, del nostro sistema produttivo, perché molti di questi attori avevano come interlocutori, come committenza non la Valle d'Aosta ma il resto del mondo: vendono i loro prodotti all'esterno e quindi in qualche modo, stringendo i denti, facendo sacrifici, sono rimasti sul mercato e oggi sono punto di partenza per un nuovo sviluppo.

Abbiamo un territorio bellissimo dal punto di vista ambientale, caratterizzato dalla produzione di energia pulita, alta qualità della vita, nonostante non ci nascondiamo che siano cresciute situazione di povertà, e questi sono degli atout molto importanti da cui partire. Le criticità le abbiamo spesso condivise insieme, riguardano magari il fatto che alcune nostre realtà sono caratterizzate da piccoli numeri, e lo dimostrano anche questioni concrete di alcuni nostri imprenditori che sono costretti magari a cedere a multinazionali, perché l'impatto con il grande mercato cinese, indiano, obbligano a scelte strategiche di tipo diverso. Dall'altra parte, uno dei nodi più delicati è quello dei trasporti: quello sappiamo che è un punto delicato, soprattutto la ferrovia; tuttavia, anche da questo punto di vista lo sforzo per trovare una soluzione congiunta con il Piemonte e il Governo nazionale sembra essere la strada per riuscire a incidere anche su quel settore.

Un tema da non trascurare è quello dell'abbandono scolastico, e questo spiegherà il perché dentro i ragionamenti di un programma di sviluppo industriale siano stati collegati anche dei ragionamenti che noi stiamo facendo con il Dipartimento politiche del lavoro e soprattutto l'importante riforma che abbiamo avviato riguardante l'istruzione e la formazione professionale.

Che cosa portiamo in questo piano di sviluppo che possa essere considerato in qualche modo innovativo? Io direi innanzitutto un concetto: la sua concretezza e la sua solidità. Quando ho parlato con i miei dirigenti, mi hanno detto che non ci sono le risorse del passato e che avrei rischiato di espormi con dei numeri: parliamo di 12 milioni di euro quest'anno, 6 milioni l'anno prossimo, 8 milioni nel 2018, che non sono i numeri del passato e gli ho risposto che questa è la realtà. Quello che conta, è che però questi numeri sono veri, sono concreti, sono già in atto tutte le procedure perché questi numeri si trasformino in spesa reale fatta bene, quindi anche la parte del FESR è già in cammino. Le schede sono state sviluppate, quindi non sono numeri messi lì in astratto, si tratta di azioni concrete che si stanno sviluppando.

Io credo che il fatto di dire che non è un documento di intenti e basta, è un fatto importante. E vorrei su questo riprendere un pensiero importante, visto anche che il documento lo merita. Per mia natura sono un sognatore, riprendendo un concetto di Adriano Olivetti: "Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia da qualche parte, solo allora diventa un proposito: qualcosa di infinitamente più grande". Noi in qualche modo questa attività, queste iniziative che sono contenute per esempio nel piano, le stiamo mettendo in campo. Si dice che la Valle d'Aosta è un sistema chiuso, che i nostri relazionano poco con l'esterno? Ci siamo aperti: accordo con la Regione Piemonte per la fabbrica intelligente; accordo con il centro di ricerca e sviluppo MESAP di Torino; accordo con il "Biomed" e il "Bioindustry Park" di Ivrea, accordo con il POLIGHT di Torino, per dire ai nostri imprenditori che bisogna aprirsi, quindi l'importanza di valorizzare queste cose.

I bandi di ricerca del FESR sono già decollati, i bandi di unità di ricerca sono adesso in corso di valutazione e quindi la possibilità di finanziare innovazione e sviluppo è partita, cercando di fare ancora più rete; abbiamo chiesto che non fosse più solo un soggetto imprenditoriale più un centro di eccellenza, più un'università a mettersi in rete, ma abbiamo detto che devono esserci due soggetti produttivi: uno può essere grande e uno piccolo insieme ai centri di eccellenza, e qui centri di eccellenza ne abbiamo da valorizzare.

Altro concetto importante è quello di continuare a veicolare una cultura imprenditoriale, e questa è una sfida difficilissima da affrontare. Noi abbiamo avuto una società che giustamente trovava molta risposta nell'occupazione pubblica, perché lo richiedevano le esigenze di quei tempi, perché così era organizzata la nostra Regione. Non potendo più assumere nel settore pubblico, avendo ridotto fortemente le risorse nel settore pubblico, occorre non soltanto aspettare che cali dall'alto un posto di lavoro, bisogna anche ricreare, rigenerare una cultura imprenditoriale, e guardate che i giovani da questo punto di vista stanno dando delle risposte molto importanti; bisogna che tutto il sistema si attrezzi e si adegui in quella direzione.

Le imprese valdostane, già quelli esistenti, si lamentano di non trovare personale adeguato, ma perché, è ovvio, un sistema fortemente incentrato in certi tipi di occupazione pubblica generava quella tipologia di forza lavoro. Oggi bisogna riorientare i nostri giovani verso altri tipi di professione: non è un percorso che si può improvvisare, tant'è che abbiamo deciso di partire con un sistema di istruzione professionale, che farà passi uno dopo l'altro. Non in modo dirompente, ma la rivoluzione è in atto, è già presente. Alcune iniziative, soprattutto quelle di relazione con l'esterno, sono partite, sono decollate, fatto che mi dà la forza di presentare oggi questo piano. Non tutte magari andranno a buon fine, ma per molti siti industriali che sembravano perduti vi sono dei progetti sui quali si sta discutendo, sui quali si sta riflettendo, sui quali si sta intervenendo. Riguardo al ritorno del cioccolato in Valle d'Aosta, i mi permetto di fare un breve passaggio rispetto al fatto che l'annuncio della MAVEL ha generato un certo fermento e poi alcuni lavoratori si sono lamentati di non essere stati assunti il giorno successivo. Anche qui bisogna capirsi, quando noi diciamo che in un piano industriale sono previste delle assunzioni, non è che il giorno dopo uno si presenta in azienda e viene assunto; non c'è ancora neanche l'installazione dei macchinari all'interno del sito produttivo, ci vorrà del tempo per sviluppare.

Ma c'è una cosa che mi permetto di indicare qui all'amico Vicepresidente del Consiglio Cognetta, che giustamente si è preoccupato che il giorno dopo non c'erano le assunzioni: senza l'intervento diretto dell'Assessore che gode della collaborazione fattiva di VDA Structure, di Finaosta, non ci sarebbe stato quell'insediamento in Valle d'Aosta. La multinazionale francese, quando è venuta a vedere il sito, ha detto che non c'erano le condizioni. Abbiamo deciso di intervenire seduta stante con l'apertura della porta che manca nello stabilimento, senza andare a cercare altre risorse, ma sfruttando parte delle risorse che permetteranno di sostenere l'intervento.

La parte della ex XEROX. Come a dire, non ci sono domani mattina le assunzioni, però le assunzioni ci saranno e ci saranno perché c'è un'azione decisa di reinsediamento sul territorio.

Se oggi "Finaosta" è riunita in conclave con i nostri dirigenti per cercare di trovare delle soluzioni per un inserimento importante nella ex BALZANO, è perché ci sono delle richieste di interesse di importanti soggetti, esterni alla Valle d'Aosta, che vogliono venire a investire qui. Quindi la Valle d'Aosta non è più quel luogo dove nessuno vuole venire, ma può diventare attrattivo; e io spero nelle prossime settimane di riuscire a sbloccare la trattativa con LAVAZZA, grazie di nuovo a una collaborazione che si è aperta con l'azienda stessa.

Quindi il piano di sviluppo industriale non è una fantasia, non è un sogno, è una cosa che già cammina, che è una realtà. Già proprio oggi presenteremo, successivamente a questo piano, una legge che va nella direzione di guardare anche ai grandi investimenti e, penso nelle prossime settimane, proporremo un atto in questo Consiglio, in cui dei soggetti valdostani, imprenditori valdostani ci chiedono di occupare delle aree, ma per cultura loro ci chiedono di acquisirle queste aree. C'è l'investimento estero che arriva da molto lontano, c'è l'investimento nazionale e c'è l'investimento regionale: qualcosa si sta muovendo nella giusta direzione. Quindi non è un libro dei sogni: è stringato, concreto, ha avuto, e ringrazio, il contributo e la collaborazione dei consiglieri. Devo dire che se questo è stato possibile, se in questi mesi siamo riusciti a ridarci una prospettiva, una visione di sviluppo anche nel settore industriale, lo devo molto anche alla collaborazione che ho avuto dai colleghi della Giunta, in particolare dal Presidente che sempre, ad ogni mio dubbio, richiesta è sempre stato presente con risposte puntuali: questo permette di cambiare i tempi della realizzazione delle iniziative, permette di concretizzarle.

Mi avvio a concludere il mio intervento, io non penso che abbiamo risolti i problemi; ogni giorno la sfida industriale obbliga a essere flessibili, a cambiare. C'è un testo che mi è molto caro di un epistemologo che si riferisce alla scienza relativamente all'atteggiamento da assumere rispetto alle teorie, dice: "La proliferazione delle teorie è benefica per la scienza, mentre l'uniformità ne menoma il potere critico. L'uniformità danneggia anche il libero sviluppo dell'individuo".

Quindi questo piano, come ho cercato di spiegare in Commissione, non è un vangelo, come ho cercato di spiegare anche alla dirigenza dell'Amministrazione regionale, non è un vangelo, è una strada, è un indirizzo chiaro. Ma dobbiamo essere più flessibili, più attenti a tutte le sollecitazioni che ci arrivano dall'esterno, dobbiamo collegare di più le azioni che facciamo: lo sviluppo, per esempio, di un piano sull'installazione di colonnine elettriche, diventa un altro tassello di una visione generale di una Valle d'Aosta che si sviluppa in senso green.

Come diceva il grande campione dello sport Muhammad Alì: "Dentro e fuori dal ring non c'è niente di male a cadere - noi stiamo vivendo una crisi difficile - è sbagliato rimanere a terra". Io penso che noi valdostani ci rialzeremo.

(Dalle ore 10:38 assume la Presidenza il Vicepresidente Viérin M.)

Viérin M. (Presidente) - Siamo in discussione generale, ha chiesto la parola la Consigliera Morelli, ne ha facoltà.

Morelli (ALPE) - Mi sembra doveroso fare un apprezzamento nei confronti dell'Assessore e dei suoi dirigenti per un percorso che è stato avviato in Commissione. Abbiamo avuto modo, come commissari, di venire a conoscenza diretta di situazioni industriali della bassa valle che io personalmente, direttamente, non conoscevo; di situazioni anche di qualità, di buon livello che ci fanno comprendere come uno sviluppo industriale della nostra regione sia possibile.

Personalmente appartengo, orbito in un altro settore, che è quello del turismo, a cui l'Assessore riconosce la funzione di volano dell'economia; noi reputiamo che lo sviluppo economico della Valle d'Aosta non possa prescindere da un'armonizzazione e da un'integrazione fra tutti i diversi settori.

Nella sua introduzione a questo piano, che peraltro- non arrivo al punto di dire di piacevole lettura - ma è sicuramente molto chiaro e molto leggibile, l'Assessore dice che il sistema industriale e artigianale non è all'anno zero e bene fa a ricordarlo, perché nonostante si immagini la Valle d'Aosta come paese bucolico, delle praterie e dei boschi, in realtà la Valle d'Aosta ha una tradizione industriale plurisecolare. Fin dal 1600 sono documentati insediamenti: fonderie e fabbriche legate a un patrimonio di risorse del sottosuolo che la Valle d'Aosta aveva, a conferma del quale peraltro abbiamo assistito nello scorso fine settimana alla riapertura di siti minerari che nel passato sono stati importanti e a cui viene ridata una nuova vita dal punto di vista turistico e culturale.

Ha giustamente sottolineato il problema della sostenibilità, perché credo che il clou sia lì, nella sostenibilità di un'attività che deve poter convivere con altre attività e che deve far sì che la nostra regione s'épanouisse, possa vedere valorizzate appieno le sue risorse ambientali. Tra l'altro, il problema della sostenibilità - per tornare alla storia - se lo ponevano già nel 1600 e nel 1700: nei documenti vi sono testimonianze del fatto che i contadini protestavano contro l'attività delle fonderie e che in certi periodi dell'anno l'Assemblée générale des trois États aveva impedito proprio l'attività delle fonderie per non andare ad inquinare i prodotti dell'agricoltura.

Quindi, giustamente la Valle d'Aosta è una realtà dove attività produttive devono cercare di convivere; e non dimentichiamo che il settore manifatturiero in Valle d'Aosta comunque, nonostante la crisi, occupa - se ho letto bene i dati - intorno al 22 percento della manodopera: è un dato significativo.

L'analisi di contesto che introduce il piano traccia un quadro della situazione esaustivo, significativo, che è chiaro. Intanto, come ha già detto bene l'Assessore, colpisce il fatto che sia per quanto riguarda le attività più propriamente industriali, che per quanto riguarda quelle artigianali, la maggiore concentrazione è nella fascia che va da zero a cinque addetti, e sarebbe interessante capire quante di queste aziende corrispondono addirittura a un addetto: al titolare. Questo è sicuramente un problema, a cui si può parzialmente ovviare, favorendo la messa in rete delle aziende, ed è una questione che anche nell'ultima audizione con il rappresentante di CNA, il signor Zappaterra, è stata affrontata e che sconta un po' anche un certo tipo di mentalità che bisogna cercare di superare.

Per quanto riguarda l'analisi dei punti di forza e delle opportunità, giustamente sono evocate la qualità e l'unicità del territorio, che devono assolutamente essere considerati i capisaldi da cui partire. Altro punto di forza, che però forse non lo è più così tanto, sono i dati strutturali del mercato del lavoro: alta partecipazione e tasso di disoccupazione inferiore di tre o quattro punti rispetto alla media nazionale, però giustamente questo punto va comparato, intersecato al dato del settore pubblico che è sovradimensionato, che non sarà sostenibile negli anni prossimi e su cui bisognerà fare una riflessione, così come su quello che viene definito come la qualità della vita, qualità e diffusione dei servizi di welfare. Servizi di welfare che sono sicuramente stati un punto forte per la nostra Regione, ma che vediamo sempre più difficilmente sostenibili. Naturalmente il punto di forza assolutamente non contestabile, è l'autosufficienza energetica sostenibile.

Fra i punti di debolezza, è una realtà di piccoli numeri - come già abbiamo detto - vi è una bassa apertura del sistema produttivo locale a relazioni commerciali extraregionali, o ancor più internazionali, e forse potrebbe costituire un aspetto marginale, ma io ritengo che i nostri atout culturali linguistici potrebbero essere più e meglio valorizzati, anche attraverso una facilitazione di relazioni con Paesi francofoni, paesi vicini, ma anche quelli che non necessariamente confinano con noi

Il fenomeno della disoccupazione giovanile e i limiti dell'accessibilità del trasporto pubblico: questi sono nodi importantissimi che non saranno facilmente risolvibili e in questo senso smorzano di molto gli entusiasmi rispetto alla possibile realizzazione di questo piano, perché questa è una zavorra che ci porteremo avanti ancora per lungo tempo.

Il tasso di abbandono scolastico è sicuramente un problema, a cui le riconosciamo di avere sempre posto la giusta attenzione fin da quando era all'opposizione, a questo riguardo abbiamo già visto qualche passo concreto in questo senso.

In merito al fatto della mancanza di manodopera specializzata, che è un problema questo che ci è stato sollevato da parte di alcuni impresari durante un sopralluogo a Pont-Saint-Martin, non si tratta solo di scuola superiore, si tratta anche di fare una riflessione importante sull'università, anche se poi da un lato mancano le competenze, dall'altro però osserviamo che là dove ci sono ragazzi laureati, molto spesso questi non trovano lavoro, anche ragazzi che potrebbero ambire a lavorare nel mondo dell'industria, ed è una riflessione da fare, è una questione da approfondire.

Poiché anch'io, come lei, ho la passione dei libri - questa è sicuramente un'attenzione che condividiamo - di recente al "Festival della parola" Les Mots è intervenuto Giovanni Solimine, un ricercatore che ha scritto un saggio che si intitola "Senza sapere, il costo dell'ignoranza in Italia", che ad un certo punto sulla disoccupazione giovanile dei laureati fa una riflessione e dice: "L'elevato tasso di disoccupazione e di sottoccupazione intellettuale, pur in presenza di un numero di laureati inferiore a quello di altri Paesi", perché comunque abbiamo un numero di laureati inferiore a quello degli altri Paesi, ma nonostante ciò questi giovani laureati sono disoccupati, "sta a dimostrare che il nostro apparato produttivo non richiede personale con alti livelli di istruzione". Aggiunge: "Alla base vi sarebbe soprattutto un sistema universitario che si ostina a sfornare lavoratori non richiesti dal mercato e, in seconda battuta e parallelamente, un sistema produttivo arretrato che non assorbe laureati". È una contraddizione su cui riflettere anche in Valle d'Aosta, io ritengo.

Lei dice, Assessore, che non siamo all'anno zero, sicuramente è così, ma visto il cambiamento, la rivoluzione che si è prodotta in questi ultimi anni per effetto della crisi economica, non è l'anno zero ma sicuramente dovrà essere un nuovo inizio e sarà necessario compiere un'azione di rilancio importante; azioni che vengono individuate di formazione, di marketing perché per reperire nuovi investitori sono delle azioni importanti, scontano un pochino certi ritardi che il nostro territorio fa registrare: quello dei trasporti, la banda larga che, è vero, fra due anni forse sarà completato ma intanto non ce l'abbiamo, e poi ancora delle lungaggini burocratiche contro cui bisogna assolutamente mettere tutta la determinazione e tutto il lavoro necessario per arrivare a una semplificazione.

(Dalle ore 11:01 riassume la Presidenza il Presidente Rosset)

Rosset (Presidente) - Ha chiesto la parola il Vicepresidente Cognetta, ne ha facoltà.

Cognetta (M5S) - Anch'io rispetto a questo programma volevo dire due parole riguardo all'illustrazione che ha fatto l'Assessore Donzel. Come ho già preannunciato in Commissione, è un piano che non mi soddisfa affatto; è pieno di buone intenzioni, sicuramente dà tante buone speranze, però devo dire che - al di là delle risorse, che poi di fatto non sono neanche giuste quelle impegnate, perché spesso sono utilizzate per problemi di forma, messe all'interno del piano ma in realtà non sono direttamente collegate al piano stesso, quindi fanno più numero che altro - non prende di petto da un punto di vista economico le reali esigenze e problematiche dell'industria e dell'artigianato, settori che negli anni hanno avuto grossissimi problemi in questa regione, settori che da quando c'è stata giustamente la contrazione degli investimenti da parte della Regione, soffrono moltissimo e nel piano, ripeto, al di là di alcune buone intenzioni, non c'è nulla di più.

Io comprendo i suoi sforzi, Assessore Donzel, perché la situazione che ha ereditato di per sé non era il massimo e quindi sta cercando di fare quello che può; vedo anche che ci mette del suo, di questo gliene do atto, però non possiamo sopperire a delle mancanze strutturali con la buona volontà di una persona, anche se questo è l'Assessore.

Strutturalmente credo che come Governo dobbiate prendere delle decisioni più importanti, più incisive per risolvere questi problemi; credo che dobbiate anche in qualche modo coordinarvi meglio, perché - come ha anche detto la collega Morelli - i problemi non sono soltanto quelli dell'industria e dell'artigianato, ma è il territorio che non permette, per tutta una serie di carenze strutturali, la sua crescita in maniera omogenea.

Assessore, io le consiglio sinceramente di fare ulteriori sforzi; è un po' come il discorso del fondo sociale: se poi le risorse non vengono usate direttamente per la popolazione o per gli artigiani, i commercianti e gli industriali, ma vengono in parte usate per risolvere i problemi di carenza di bilancio della Regione, non ci siamo.

Poi c'è un problema di formazione, perché chiaramente non si trovano le maestranze necessarie e questo è un problema endemico che abbiamo in Valle d'Aosta, era già stato segnalato in passato. Quindi tutto questo fa sì che questo piano purtroppo sia bello da leggere, ma nei contenuti non vada al di là delle buone intenzioni. Questo è quanto devo dirle, quindi il mio voto non sarà favorevole.

Presidente - Ha chiesto la parola il Consigliere Marquis, ne ha facoltà.

Marquis (SA) - Credo che oggi per l'industria e l'artigianato sia un giorno importante, perché si parla del programma pluriennale per l'innovazione e lo sviluppo 2016/18 che è un po' il punto d'arrivo di un percorso intrapreso due anni fa: un percorso che sostanzialmente tratta l'adeguamento del sistema programmatorio e legislativo alle nuove esigenze del comparto produttivo in un ambito di profondi cambiamenti del sistema.

Questo piano è un po' figlio della strategia di sviluppo intelligente, varata e predisposta nel 2014, che è stato un momento importante di analisi del sistema Valle d'Aosta sotto il profilo di tutti i settori produttivi, perché è stato un piano trasversale che non ha toccato solamente l'industria e l'artigianato, ma anche l'agricoltura e il turismo, proprio con l'attenzione e l'obiettivo di riuscire a fare rete e creare delle sinergie utili per garantire un momento di sviluppo.

In quell'ambito sono state analizzati tutti i punti di forza e le debolezze del sistema Valle d'Aosta, le opportunità da cogliere, ma anche analizzate le minacce, che sono in carico alla nostra Regione. Conseguentemente, il programma ha stabilito di puntare su un brand Valle d'Aosta: la montagna intelligente, la montagna sostenibile - come è già stato ben rappresentato dall'Assessore - di puntare all'eccellenza, quindi sostanzialmente di avere un atteggiamento proattivo, selettivo rispetto al passato. Credo che questo sia proprio l'atteggiamento nuovo. Il programma pluriennale che oggi è posto all'attenzione del Consiglio non è un programma che è stato realizzato in cinque minuti, è frutto, da parte delle strutture, di un anno di lavoro, di analisi, di mettere insieme tutte le problematiche e soprattutto di coordinare delle linee di intervento che siano innovative, che siano confacenti alle nuove esigenze.

Sono trattate delle misure per l'insediamento, il sostegno alla nuova imprenditoria, il sostegno al rilancio, che credo siano un importante contributo, un'importante novità per cercare di attrarre anche da fuori valle delle nuove opportunità, delle partnership con altri territori. Quindi ci sono tutta una serie di iniziative che ricoprono tutto lo spettro delle esigenze, che sono state rappresentate. C'è anche un quadro economico ben preciso, quindi credo che questo non sia un quadro prettamente teorico, ma un quadro che definisce le risorse disponibili.

Giustamente l'Assessore ha evidenziato che non ci sono più le risorse che c'erano qualche decina d'anni fa a disposizione del settore, però credo che ci sia una rappresentazione di un buon utilizzo delle disponibilità che ci sono attualmente. Il quadro prevede le disponibilità dell'Unione europea, dello Stato e della Regione, quindi credo ci sia una rappresentazione organica che vada nell'interesse di spendere e di investire bene le risorse pubbliche a disposizione. Credo che da oggi si possa partire, quindi, con un approccio nuovo, un approccio confacente alle esigenze attuali per dare nuovamente fiato e rilancio al comparto che riveste comunque un'importanza notevole, sia sotto il profilo del prodotto interno lordo per la Valle d'Aosta, ma anche per le opportunità occupazionali che potrà essere in grado di continuare a garantire per la nostra regione.

Presidente - Ha chiesto la parola il Consigliere Chatrian, ne ha facoltà.

Chatrian (ALPE) - Alcune considerazioni, anche perché insieme a Morelli e a Certan abbiamo seguito in Commissione l'iter di questo documento. La collega Morelli ha già tracciato il posizionamento del gruppo e i punti di forza e le necessità. A seguito di questa approvazione, dovremo cercare di velocizzare le procedure, ma soprattutto passare dalle parole ai fatti.

Non so se lei abbia avuto modo di dettagliarlo meglio, collega Donzel, la prima interessante considerazione riguarda le imprese artigiane: tre sono i settori più performanti soprattutto dove il trend viene mantenuto e probabilmente c'è spazio per fare di più e per fare meglio. Il primo concerne le industrie alimentari dove, da zero a cinque e anche da sei a diciannove addetti c'è sostanza e c'è oltretutto movimentazione; il secondo settore, per il quale che penso che ci sia veramente spazio anche per esportare le nostre maestranze nella vicina Savoia o in questo momento anche nel vicino Vallese, è inerente all'industria del legno e dei prodotti in legno. Io penso che lì ci sia veramente spazio per aggredire il mercato fuori dalla Valle d'Aosta, grazie alle professionalità che ci sono all'interno della nostra regione e che mancano sia nel vicino Vallese sia nella vicina Savoia. Sta profilandosi anche da parte del Tirolo un interesse verso le nostre maestranze, dal punto di vista finale e operativo; sarebbe bello se riuscissimo anche a intercettare la prima parte legata all'architettura, al design, all'innovazione. Abbiamo le maestranze che ci vengono importate, tanto è vero che i trend tengono, nonostante le difficoltà, io credo che lì ci sia spazio. Guardate nella slide principale: sul settore dell'industria dei prodotti in legno nella branca dai sei ai diciannove addetti abbiamo perfino un trend positivo. Questo ci permette di dire che non solo c'è spazio al nostro interno ma vi è pure la possibilità di esportare le nostre competenze.

Terza considerazione, perché conosco bene il settore, ho avuto modo di confrontarmi con diversi artigiani e attori del mobilio che è un altro settore, piccolo magari ma su dei livelli qualitativi "con un'asticella molto alta", perché sebbene sulla quantità indubbiamente non siamo assolutamente competitivi, già solo al confronto della "Provincia Granda", senza scomodare il Veneto e il Friuli, dove la fanno da padroni, però in quei contesti noi esportiamo le maestranze di nicchia, che possono legare o collegare le nostre attività.

Ultima considerazione sulla slide relativa agli aiuti, collega Donzel. La comunicazione, mi sembra questo sia il trend che state cercando di mettere in campo, avviene attraverso i bandi, noi abbiamo chiesto se sia possibile far sapere alle aziende quali aiuti ci siano - lo abbiamo domandato anche in Commissione senza far perdere tempo, perché non è nostra abitudine, il nostro obiettivo è di sapere le cose per poter contribuire con le nostre elaborazioni e le nostre idee - perché il piccolo artigiano, lo dicevamo prima, deve lavorare, non può permettersi di perdere tempo, di venire il martedì ad Aosta, ma dobbiamo essere noi più bravi nel far arrivare le idee che vengono messe in campo, in questo caso gli aiuti di natura economica e non solo.

Abbiamo espresso queste considerazioni per giungere a dire che questa è una piattaforma interessante, ma poi bisogna darle gambe e corso: Come pubblico, io penso che dobbiamo provare a raccordare tutti questi gioielli che abbiamo in certi settori, soprattutto quelli artigianali, per poter far crescere non solo il fatturato, io penso che l'altro obiettivo forte, dal punto di vista pubblico, sia quello di creare occupazione: posti di lavoro, per cui dobbiamo assolutamente rivedere e potenziare la formazione, perché abbiamo bisogno di giovani che non siano solo volenterosi ma che siano formati e disposti ad aprirsi. Io dico di aprirsi, amiamo le nostre montagne, viva la nostra forte identità, l'enracinement, ma non dobbiamo avere assolutamente paura di confrontarci verso l'esterno, di migliorare le nostre capacità e di aggredire il mercato in un momento che non è di difficoltà, perché ci sono spazi, e gli spazi bisogna anche saperli cogliere.

Successivamente parleremo dell'altro disegno di legge che il collega Donzel ci ha presentato come Governo, su questa piattaforma noi ci asterremo, invece interverremo sul disegno di legge che affronteremo fra poco.

Presidente - Ha chiesto la parola il Consigliere Bertschy, ne ha facoltà.

Bertschy (UVP) - Per dichiarare il sostegno a questo documento, che mette insieme una serie di lavori di preparazione, di progetti che sono in corso da tempo e dà una prospettiva di lavoro. Come detto in Commissione, una prospettiva di lavoro che, per come si evolvono oggi il mercato del lavoro e la situazione industriale, ci permette di avere una visione che nel futuro ci darà la possibilità giorno dopo giorno di verificarlo, completarlo, adattarlo ai nuovi disegni di legge e al pensiero che sta dietro a questa nuova vita che si dà a questo settore occupazionale e che dovrà essere accompagnato evidentemente da documenti e da fatti concreti, come quelli che sono stati annunciati in questi giorni e che ci auspichiamo che si possano verificare al più presto.

La cosa più importante è sapere rilevare, attraverso dei dati, la situazione. Far politica in questo modo può aprire delle possibilità, perché attraverso dei dati di occupazione, ma non solo, pure attraverso una visione nel mondo della scuola, una visione sull'esterno, una politica estera che diventa interessante con gli altri territori nonché un collegamento con i poli tecnologici, si può giungere a vedere l'industria non più come un elemento isolato che arriva in Valle d'Aosta e si può compiere un lavoro di preparazione, anche culturale, che darà i suoi frutti negli anni.

In passato, forse il fallimento di certi progetti era dato dal fatto che si veniva a cercare un territorio che non sempre era pronto ad accoglierli e non sempre aveva lavorato sui bisogni e sulle necessità. Quindi a oggi questo è un documento che ha l'intenzione di creare una programmazione e di valorizzare le potenzialità che già ci sono e altre che verranno create. Noi ci esprimiamo a favore del programma, con l'impegno di verificarlo "passo passo" e di vederne una sua attuazione.

Presidente - Non ci sono altre richieste di intervento, chiudiamo la discussione generale. Ha chiesto la parola l'Assessore Donzel, ne ha facoltà.

Donzel (PD-SIN.VDA) - Breve replica per ringraziare della qualità degli interventi che sono arrivati dalle forze politiche. Ho molto apprezzato l'intervento della collega Morelli, e anche la riflessione sull'occupazione che poi in altra sede (in Commissione) sarà importante riprendere. Sia lei che altri hanno citato le lungaggini burocratiche; ieri su "Il Sole 24 Ore" Roberto Napoletano diceva: "Bisogna fare le cose difficili. Tra queste, per rilanciare l'economia bisogna sporcarsi le mani con la più oppressiva e ottusa delle amministrazioni pubbliche nazionali e territoriali, non priva peraltro di valori intellettuali e intelligenze individuali - di cui io ho beneficiato nella stesura del piano - e fare in modo che cambino le teste e i comportamenti collettivi prevalenti". Questa è una sfida sicuramente difficile da accogliere, penso che la delibera n. 1883/2015 sugli insediamenti sia uno di quei segnali di cambiamento.

Ringrazio il collega Marquis che ha citato anche il settore dell'agricoltura che mi era inopinatamente sfuggito, ma è importante: c'è una collaborazione anche con l'Assessorato all'agricoltura, perché penso che da lì possano venire interessati sviluppi.

Sulla questione legno ci torneremo con il collega Chatrian, perché è molto interessante; anche lì possibilità vere di sviluppo della filiera del legno in Valle d'Aosta, e colgo con lui il riferimento all'interessante potenziale che hanno i nostri mobilifici. Vorrei ricordare tra l'altro iniziative di promozione come "Maison&loisir" e anche le nostre foires, l'Atelier des métiers e quant'altro, che sono sicuramente luoghi di promozione forte di un settore che sta crescendo.

Mi permetto di collegarmi al collega Bertschy con un aspetto che non ho citato prima, cioè che l'azione di monitoraggio prevista nel piano sarà molto più puntuale del passato, perché collegata al monitoraggio dei fondi europei: quella struttura di monitoraggio ci permetterà di seguire passo passo e quindi di valutare lo sviluppo del piano.

Ringrazio in modo particolare anche i colleghi dell'ALPE, perché il voto di astensione comunque è un segnale, che apprezzo, di attenzione rispetto a questo programma di innovazione.

Presidente - Non ci sono richieste per dichiarazione di voto, dichiaro aperta la votazione.

Presenti: 34

Votanti : 29

Favorevoli: 28

Contrari: 1

Astenuti: 5 (Si sono astenuti i consiglieri Bertin, Certan, Chatrian, Morelli, Roscio).

Il Consiglio approva.