Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 2048 du 21 avril 2016 - Resoconto

OGGETTO N. 2048/XIV - Reiezione della proposta di legge: "Copertura in lose di pietra. Modificazione alla legge regionale 1° giugno 2007, n. 13".

Viérin M. (Presidente) - Punto 45 all'ordine del giorno, la parola al collega Fabbri.

Fabbri (UVP) - Una breve illustrazione della modifica alla legge n. 13/2007 che oggi presentiamo all'attenzione del Consiglio. La modifica, introducendo un semplice ma fondamentale comma nell'articolo 2, ha lo scopo di dare attuazione completa alla legge stessa, onde evitare che le finalità che si prefigge vengano vanificate dall'eccessivo tempo di applicazione della legge stessa.

Infatti, a distanza di nove anni dalla promulgazione della legge n. 13/2007, la legge non è ancora del tutto operativa, in quanto molti comuni non hanno ancora provveduto a individuare nei loro PRGC gli ambiti territoriali nei quali, secondo la legge, il manto di copertura deve essere realizzato in lose di pietra.

Questo notevole ritardo ingenera il proliferare di varie tipologie di copertura e corre il rischio di alterare il paesaggio architettonico caratteristico della nostra valle, soprattutto nei villaggi rurali. L'obiettivo di preservare e valorizzare il paesaggio montano, in cui si inserisce perfettamente il materiale lapideo usato nelle costruzioni rurali, e non solo, è la ratio fondante della legge che prendiamo oggi in considerazione. Chiediamo dunque ai consiglieri la condivisione di questa nostra proposta, per salvaguardare questa specificità valdostana. Né deve essere ostativo all'approvazione di tale modifica della legge il timore di imporre vincoli eccessivi ai proprietari degli immobili, in quanto le difficoltà nella sua applicazione e le conseguenti eccezioni sono previste nelle deroghe contenute nell'articolo 5 della stessa legge.

La richiesta della modifica della legge potrebbe anche, a nostro avviso, stimolare la ripresa della coltivazione delle cave di lose locali, con il conseguente indotto sull'occupazione. E si potrebbe pensare di premiare l'utilizzazione di tali coperture con benefit di tipo indiretto. Riteniamo comunque, come gruppo dell'Union Valdôtaine Progressiste, che questa modifica sia un primo atto che deve preludere a un più ampio cammino che dovremmo intraprendere per riqualificare il patrimonio edilizio e sostenere il settore delle costruzioni. A nostro avviso, un effetto collaterale di non secondaria importanza, che deriverebbe dall'applicazione della legge modificata, sarebbe quello di non creare ulteriori rifiuti speciali, poiché oggi vi è la tendenza a riutilizzare le lose vecchie e in buono stato di conservazione.

Presidente - Siamo in discussione generale, la parola alla collega Certan.

Certan (ALPE) - Il nostro gruppo, in Commissione e comunque anche durante lo scorso anno, aveva sostenuto queste iniziative. Il collega Fabbri ha spiegato chiaramente qual era l'intento di questa proposta di legge: ultimamente la mancanza di attenzione verso questa problematica e verso il sostegno di questo tipo di copertura - perché comunque si è lasciato molta più libertà - e l'applicazione parziale della legge n. 13/2007 hanno sicuramente creato uno scenario che si discosta un po' da quello che era il paesaggio culturale e storico valdostano dei tetti in lose.

Quindi crediamo che sia sicuramente un passo piccolo, ma fondamentale. E soprattutto crediamo che sia necessario che tutti i comuni intervengano, perché in Commissione, con gli Assessori Baccega e Bianchi, abbiamo avuto questo tipo di confronto, e credo che conveniamo tutti che sia discrezione dei comuni applicare o meno questo tipo di intervento. Non è obbligatorio e quindi ogni comune si comporta un po'a modo suo e il territorio valdostano, che prima aveva una omogeneità, inizia a perderla, soprattutto nei villaggi e nei centri storici, o comunque attorno ai centri storici., intendo i villaggi che si sono allargati - perché nei centri storici è obbligatorio - ma nel caso dei centri storici che si allargano e diventano un tutt'uno con la periferia, che a volte dista solo venti o trenta metri, crediamo che sia fondamentale fare questo primo passo.

Ma non è sufficiente, noi auspichiamo che si vada oltre. L'abbiamo chiesto tante volte lo scorso anno, quella delibera cappio del 2013, che ha soppresso tutti i mutui, ha sicuramente contribuito a creare questa disomogeneità.

Credo che ci sia un altro aspetto che sicuramente approfondirà il mio collega Roscio, che è quello del recupero, del riuso del materiale: credo che sia un altro aspetto che vada tenuto in considerazione.

Presidente - La parola al collega Marquis.

Marquis (SA) - Il progetto di legge n. 74 è modificativo della legge n. 13/2007, che sostanzialmente ha come obiettivo tutelare le qualità ambientali, paesaggistiche del territorio e valorizzare gli elementi tipici che ci sono pervenuti e che si sono sedimentati storicamente e con questo disciplina la copertura dei tetti in manto di lose e di pietra.

La proposta è stata posta all'attenzione della III Commissione e direi che è stato fatto un percorso interessante, nel quale sono stati auditi gli assessori competenti, Baccega e Bianchi, sono stati sentiti i rappresentanti dei losisti, ma c'è stato anche un confronto serio e approfondito sull'argomento. Mi spiace che non si sia arrivati a una posizione unanime sull'argomento, perché credo che la finalità di approccio sia la medesima da parte di tutti i commissari, quello che sta a cuore, è il mantenimento e la valorizzazione delle caratteristiche tipiche dell'architettura valdostana.

Sicuramente la legge n. 13/2007 è stata innovativa sull'argomento perché, tra tutte le cose che ha affrontato, ha anche dato ai comuni un'espressa delega di individuare non solo i fabbricati che di per sé erano già previsti come sottostanti al vincolo - cioè i monumenti e le zone A - ma di individuare altre zone sul territorio, o sottozone, che potessero avere le caratteristiche per il permanere di questo interesse.

Noi riteniamo che questo sia stato un approccio molto corretto da parte dell'Amministrazione regionale, perché non si tratta di definire un obbligo tout court generalizzato al mantenimento laddove già c'è una situazione preesistente di copertura in tetto in pietra, ma di fare una valutazione complessiva a livello di dettaglio, che può essere solo perseguito nella pianificazione urbanistica comunale, dove si dispone sostanzialmente di tutti gli elementi utili per fare una valutazione compiuta, corretta che possa anche valutare tutti gli elementi a livello multidimensionale. Bisogna anche tenere conto che c'è tutta un'altra serie di aspetti che vanno considerati nelle valutazioni, che portano poi a disciplinare un argomento così complesso. Bisogna tenere conto anche di tutta la normativa intervenuta nel frattempo, quindi tutta l'armonizzazione alla legislazione nazionale, che comunque di per sé aggrava questo tipo di valutazione. Come dite voi, ora la questione potrebbe essere superata attraverso un vincolo di natura generale, demandando poi nella sua applicazione al principio della deroga.

É vero che nella legge n. 13/2007 esiste il principio della deroga a cui si può fare riferimento o di cui si può avvalere il proprietario dell'immobile nel caso dovesse effettuare un intervento di ristrutturazione, ma è anche vero che si deve assoggettare a delle procedure burocratiche molto onerose per riuscire ad ottenere questa deroga perché bisogna fare delle verifiche di tipo antisismico, devono essere fatte delle valutazioni complesse, affinché si possa dimostrare di avere diritto a questo istituto.

Quindi questo in un momento particolarmente difficile per l'economia valdostana, per il comparto delle costruzioni rischierebbe di creare delle ulteriori difficoltà al comparto. Riteniamo quindi che il livello di prossimità della pianificazione comunale sia quello che si adatti meglio a regolamentare questa disciplina. E questo è un po' emerso dalla valutazione del Celva e quindi del Cpel, che ha valutato il progetto di legge.

Quindi riteniamo che, al di là dell'espressione conclusiva del voto in cui la maggioranza si è espressa in modo contrario, la finalità rimanga la medesima. Cambia il metodo per arrivare a raggiungere un obiettivo. Il progetto di legge prevedrebbe sostanzialmente un'obbligazione di tipo generale e un ricorso al principio della deroga, mentre noi privilegeremmo la continuità di approccio introdotta con la legge n. 13, che dà ai comuni la possibilità e l'autonomia di fare una valutazione complessiva per salvaguardare questa tipologia di tetti da valorizzare e nello stesso tempo di tenere conto di quella che è stata nel frattempo l'evoluzione degli interventi sugli insediamenti nel singolo territorio di competenza.

Presidente - La parola al collega Roscio.

Roscio (ALPE) - Ho ascoltato le parole dei colleghi Fabbri e Certan e la relazione del presidente della Commissione Marquis, noi riteniamo che l'obiettivo finale sia "quale paesaggio vogliamo per la Valle d'Aosta", perché un conto è l'intento di dare continuità alla legge del 2007, un conto è la realtà dove si sta andando. L'intento della legge vorrebbe che il paesaggio fosse di un certo tipo, ma la realtà, dal 2007 a oggi, dice che invece la strada che si sta percorrendo è un'altra. Questo è sotto gli occhi di tutti. Si vedono in continuazione scelte che hanno nulla a che vedere con quella tutela del paesaggio di cui la copertura dei tetti in lose è una parte importante. Quindi un conto è dove si vorrebbe andare e un conto è dove si vada in realtà. Siccome forse la vera ricchezza della montagna sta non solo nelle bellezze naturali, ma anche nelle bellezze del paesaggio, di cui fa parte l'intervento umano, forse questi aspetti bisogna prenderli maggiormente in considerazione.

E anche l'aspetto di cui si è parlato delle deroghe, da un lato vi sono le deroghe strutturali, per cui - come ha ricordato il collega Marquis - vi sono degli oneri a carico dei proprietari che difficilmente si possono perseguire, perché quando un proprietario si trova di fronte alla scelta di costruire in un certo modo oppure di dover andare in deroga, per cui ha degli oneri aggiuntivi, forse lascia perdere. Ma l'altro aspetto che prevede la legge, è l'analisi di contesto che forse troppo spesso viene dimenticata. Forse quello bisognerebbe approfondirlo, perché a oggi è stato dimenticato.

Non ritorno a parlare di quello che è emerso in Commissione, come le grandi criticità del passato, dove, anche lì, i contributi avevano un intento, ma spesso questo intento dato dai contributi è stato vanificato perché non si è stati in grado di sviluppare una filiera locale, ma spesso e volentieri dove sono state scelte strade esterne alla Valle d'Aosta, ancora oggi, è vero che abbiamo dei tetti in lose, ma con lose che nulla c'entrano con la Valle d'Aosta e che spesso sono anche di qualità scadente.

Altro aspetto - come ha ricordato la collega Certan - è quello legato al riuso. Le scelte legate ai contributi del passato hanno fatto in modo che - ahinoi - lose nuove che venivano tolte dai tetti, hanno riempito le discariche di inerti della Valle d'Aosta. Questo è un dato di fatto. Camion interi tiravano via tetti con lose ancora buone che venivano buttate per essere sostituite in virtù di un'economia che era sostenuta con dei contributi che hanno fatto degenerare il mercato e portato anche delle storture evidenti. Forse questa cosa potrebbe essere risolta neanche con una legge, ma semplicemente mettendo di fronte al proprietario l'obbligo di pagare lo smaltimento di materiale ancora riutilizzabile. Quando il proprietario decide di fare un tipo di tetto o un altro, se deve andare a pagare per lo smaltimento di materiale ancora utilizzabile, forse la valutazione la andrà a fare il mercato.

Ma al di là di tutto questo, forse vale la pena soffermarsi a riflettere su quale futuro del paesaggio valdostano noi vogliamo avere. Forse l'appoggio a questa legge merita un'attenzione maggiore, perché a oggi, salvo un comune, nessun altro comune della Valle d'Aosta è andato nella direzione di imporre maggiori tutele.

In Commissione, è emerso che le competenze sono in capo ai comuni, ma è evidente il proliferare sul territorio della Regione - non solo sulle nuove abitazioni, ma soprattutto sui recuperi - di materiali che spesso stridono, molto diversi rispetto a quelli tradizionali.

Quindi a oggi forse la riflessione va fatta su questo: quale tipo di sviluppo e di paesaggio noi vogliamo per il futuro.

Presidente - La parola al collega Gerandin.

Gerandin (UVP) - Questa iniziativa di legge è nata dalla consapevolezza del valore del patrimonio edilizio valdostano, in particolare della copertura in lose dei tetti, invidiataci anche a livello nazionale in contesti per i quali la salvaguardia della tradizione è un valore aggiunto.

Indubbiamente noi riteniamo che lo spirito con cui è nata la legge n. 13 sia corretto, però io penso che la politica e chi ha a cuore il futuro della salvaguardia del patrimonio edilizio valdostano debbano porsi qualche interrogativo.

Questa legge - entrata in vigore nove anni, dal 1 giugno 2007 - indubbiamente era innovativa, è una legge che stabilisce una serie di obblighi riferiti esclusivamente ai centri storici e agli edifici classificati. Questa legge ha un principio per noi assolutamente importante: responsabilizzare i comuni affinché, oltre ai vincoli di legge, di fatto si adoperino affinché vengano delimitati eventualmente edifici, zone e sottozone in cui questa particolarità sia salvaguardata.

Come diceva il collega Roscio, dopo nove anni c'è un solo comune che ha esteso a tutto il territorio questo obbligo.

Gli altri, non so per quale motivo, non sono intervenuti, e non può essere neanche una scusante dire: "non sono intervenuti, perché magari è una variante sostanziale del piano", perché era esclusivamente una variante che andava a introdurre in determinate zone o sottozone l'obbligo del del tetto in lose.

Penso sia sotto gli occhi di tutti quelli che visitano la Valle d'Aosta: dall'entrata in vigore della norma è successo che il rispetto della copertura in lose - soprattutto sugli edifici esistenti, che non siano in zona A o che non siano classificati - è a totale discrezione del proprietario, nel senso che, non essendo stata introdotta alcuna regola aggiuntiva, egli per un edificio sito fuori dalla zona A, magari costruito totalmente in pietra o quant'altro, può utilizzare per la copertura del tetto, oltre alle lose, pure le nuove coperture che adesso vanno per la maggiore e quant'altro.

A noi pareva che questa iniziativa andasse nella direzione di risolvere un problema ai comuni, nel senso che per quel che riguarda gli edifici esistenti già con la copertura in lose ci saremmo presi la responsabilità, ritenendolo corretto, di indicare di utilizzare lo stesso materiale qualora si proceda a sostituire il manto.

In Commissione ci è stato detto che ci sono dei casi, in cui magari abbiamo un edificio con coperture in lose circondato da una serie di tetti in tegole e questo era facilmente superabile con il discorso della deroga.

E qui voglio solo dare un po' d'informazione al collega Marquis. Se chiedo una deroga per mettere sul tetto lose o tegole, non ho alcun bisogno di chiedere una perizia antisismica, per il semplice motivo che devo domandarla per un edificio obbligatoriamente assoggettato a perizia antisismica, in quel caso, che io faccia il tetto in lose o che lo faccia in tegole cambia niente. La perizia è legato alla destinazione dell'edificio, a dove è posizionato l'edificio, ma non è che perché chiedo una deroga il Comune mi chiede eventualmente una perizia in più. Potranno cambiare un po' i carichi, un tetto in lose ha un carico leggermente diverso, ma non è assolutamente questo il problema.

Noi prestiamo tanta attenzione all'autonomia decisionale degli enti locali, vogliamo che sia salvaguardata, però ci troviamo di fronte ad una "non decisione" di nove anni e soprattutto, forse ci siamo sbagliati, avremmo dovuto chiedere di essere auditi eventualmente all'assemblea del Consiglio permanente per spiegare quali erano i motivi per cui noi abbiamo presentato questa proposta di legge.

Attenzione, vorrei arrivare ad aspetti un po'più tecnici. Noi con questa normativa ci troveremmo con dei comuni, in cui abbiamo l'ambito comunale assoggettato alla n. 1497/39, che rischierebbero di veder vanificato il bagaglio storico e architettonico che ci siamo portati dietro negli anni.

A noi non pareva così scandaloso dire che dove c'era un edificio in lose, venisse mantenuto in lose. Proprio per evitare delle decisioni che - io lo capisco, venendo dal mondo degli enti locali - sono difficili da prendere in merito a individuare una zona in cui, obbligatoriamente, i tetti vadano fatti in lose. Era il mantenimento di un patrimonio esistente. Penso che ogni tanto la politica debba porsi alcuni problemi, perché siamo tutti a difesa delle bellezze della regione, poi a volte ci perdiamo dietro a questi sofismi.

Per tornare a quanto ha detto il collega Marquis, siamo un po'stufi di sentirci dire: "siamo d'accordo sul principio ma votiamo contro". Se siete d'accordo sul principio, prendetevi la responsabilità e condividetelo o modificatelo, perché - ci tengo a dirlo - questo è un testo aperto. Vi abbiamo chiesto se volevate cambiare qualcosa. Non è stato fatto, non è stata richiesta alcuna modifica, adesso ci sentiamo dire che il principio è condivisibile, ma il voto è contrario. Se il principio va bene, modifichiamo quello che c'è da modificare, oppure, senza troppe scusanti, continuate a dire che va bene così e ritenete che la salvaguardia di un patrimonio come questo non sia così importante.

Presidente - Non ci sono altre richieste, chiudiamo la discussione generale. Per la replica, la parola all'assessore Baccega.

Baccega (SA) - Il dibattito di questa mattina sui tetti in lose accomuna un po' tutti dal punto di vista della visione: quella di riuscire a mantenere la qualità ambientale, paesaggistica e le tipicità dei tetti degli edifici in Valle d'Aosta. Un dibattito che parte da lontano - dalla delibera che ha sospeso i contributi a fondo perso - e che è stato alimentato, attraverso un percorso su tutto il territorio regionale, dall'associazione losisti valdostani, i quali avevano promosso quell'azione per sensibilizzare prima i comuni, poi la Regione e ancora di più i privati a mantenere e a qualificare i loro tetti con le lose.

In realtà, in quel periodo abbiamo più volte approfondito con l'associazione stessa le motivazioni che li portavano ad effettuare questa azione di comunicazione in Valle d'Aosta. Ci siamo confrontati in ufficio da noi, ci siamo confrontati anche con il presidente della Giunta, li abbiamo auditi più volte e ovviamente la problematica era legata ad un'azione di sensibilità che non aveva più una risposta dal punto di vista economico, laddove anche loro avevano sostenuto che forse il contributo a fondo perso era stato deleterio proprio per la tipologia di qualità di lose che si erano poi inserite in Valle d'Aosta.

Noi abbiamo anticipato loro che avremmo tenuto conto delle loro aspettative e che avremmo lavorato per sostenere comunque la particolarità dei tetti della Valle d'Aosta. Quindi, ribadendo questa particolarità, abbiamo inserito nella legge n. 3, che sarà presentata a breve in Consiglio, un articolo che finanzia con un mutuo, attraverso il fondo di rotazione, i tetti in lose.

In Commissione, dal punto di vista urbanistico, il collega Bianchi ha ampiamente chiarito la questione. Lo avete anche ribadito voi stessi. La legge prevede in tutte le zone A, quindi nei centri storici dei nostri comuni, l'obbligatorietà di copertura dei tetti con le lose. Obbligatorietà prevista anche nelle zone dove, da parte della soprintendenza, è stato posto il vincolo paesaggistico che - come in Val d'Ayas, nella Valgrisenche, nella Val di Cogne - ha raggiunto risultati importanti e significativi. Quindi è chiaro, l'avete ribadito, che le amministrazioni comunali possono allargare il vincolo di copertura su tutto il loro territorio comunale.

Il provvedimento è stato inviato al Consiglio permanente degli enti locali, ed è stata proprio questa la motivazione che ha portato a esprimere parere negativo alla proposta di legge. Un parere contrario che è stato espresso anche dai componenti di maggioranza e che in aula confermiamo, perché il sostegno che la maggioranza ha proposto attraverso l'inserimento del mutuo per la copertura di un tetto in lose per la prima casa è un efficace strumento. Eventualmente, nelle disposizioni attuative che andremo ad approvare attraverso la delibera di Giunta, potremmo tenere conto anche della questione del riuso delle lose. Quindi finanziare anche tetti che tecnicamente hanno la possibilità di riuso.

Quindi come maggioranza, anche sulla base del dibattito che si è sviluppato, dico che, per il comparto edilizio, provvedimenti di questo tipo non arrecherebbero alcun beneficio, anzi, potrebbero essere deleteri e non favorire il rilancio perché i costi di carattere tecnico, soprattutto nell'azione di verifica sismica, potrebbero essere superiori, pertanto da questo punto di vista non siamo d'accordo.

Quindi introdurre l'obbligo del manto di copertura del tetto in lose imporrebbe un vincolo anche per gli edifici collocati fuori dalle perimetrazioni previste dai piani regolatori e andrebbe a scontrarsi con l'autonomia decisionale dei comuni, a detta degli stessi sindaci. Per questo, noi riteniamo che questa imposizione non sia condivisibile e confermiamo il nostro voto contrario.

Presidente - Per dichiarazione di voto, la parola al collega Chatrian.

Chatrian (ALPE) - Due considerazioni. collega Baccega. Noi rispettiamo il parere dei sindaci, in quest'aula più volte abbiamo rivendicato l'autonomia delle amministrazioni locali, non per questo però non dobbiamo comunque fare una considerazione di natura più generale. Il suo intervento sinceramente è un intervento in difesa, che allo stesso tempo condivide la filosofia della proposta di legge presentata dai colleghi. Quindi, des deux l'une: faccio la mia analisi rispetto alle sue dichiarazioni: positivo che si mettano in campo degli aiuti dal punto di vista dei mutui, positivo nei prossimi mesi, ma il concetto, il cuore, il dibattito legato a questa proposta di legge è un altro. É un discorso qualitativo, è un discorso ambientale, ma è un discorso architettonico. Talmente architettonico che, rispettando l'autonomia degli enti locali, riteniamo che in questo caso sia più importante la visione generale. Lei l'ha chiamata imposizione, collega Baccega, ma potremmo ogni tanto salire qualche gradino in più e andare oltre, perché è un atout, è una capacità, una qualità che ci invidiano in tutto l'arco alpino. Non so se vi sia già successo di compiere delle analisi, delle considerazioni con gli amministratori di altre regioni italiane e non solo, pure svizzere, francesi, la vicina Savoia, anche la parte del Tirolo austriaco. Ci invidiano questa nostra capacità di avere mantenuto una peculiarità che caratterizza le nostre comunità e quella che è la parte antropizzata, cioè la parte costruita, ristrutturata o restaurata dall'uomo.

Ci spiace un po', perché da una parte sembra d'accordo con l'iniziativa, dall'altra afferma di rispettare il parere dei sindaci, non volendo andare a ledere la loro autonomia; neanche noi, ma ci sono dei momenti in cui ci deve essere quella force de frappe di visione generale per mantenere quella peculiarità molto architettonica/ambientale che fa la differenza. Io dico che fa la differenza non solo dal punto di vista architettonico, ma la fa anche dal punto di vista turistico.

Sosterremo quindi la proposta presentata dai colleghi.

Presidente - La parola al collega Gerandin.

Gerandin (UVP) - Noi non abbiamo certamente l'ardire di provare a farvi cambiare idea. Abbiamo capito anche in Commissione che non c'era la volontà di modificare il testo che, lo ripeto, non era un testo blindato ma aperto alla discussione. Dopo quello che ha detto lei, Assessore, c'è qualche rimpianto in più, perché se da una parte lei mi dice che addirittura avete intenzione di finanziare un mutuo relativamente ai tetti in lose, e addirittura il riuso, motivo in più per mantenere il patrimonio che abbiamo. Questo è un po' il rammarico che abbiamo.

Per quello che riguarda il discorso dell'autonomia decisionale degli enti locali, noi ci siamo e ci saremo sempre e non ci pareva di andare a incidere in alcuna maniera sull'autonomia decisionale degli enti. L'autonomia decisionale degli enti l'avremmo eventualmente messa in discussione, se avessimo tolto la possibilità di deroga, ma la deroga rimane in tutti i casi, per cui l'intento era solo d'introdurre un concetto di carattere generale, dopo di che avremmo risolto. Sicuramente le avranno riferito, assessore, che all'interno dell'assemblea del Consiglio permanente c'è stata un'ampia discussione e tanti sindaci - e non erano schierati dalla nostra parte - avevano visto questa proposta come un'opportunità e non come una imposizione, ci tengo a dirlo. Poi nel voto, giustamente, è prevalso questo parere, che personalmente mi dispiace un po'.

Un'ultima considerazione, per evitare che diciamo delle bufale sulla verifica sismica. Se io ho un tetto in lose e chiedo di farlo in tegole, diminuisco il carico, per cui nessun comune chiederà mai una verifica sismica, se diminuisco il carico. Voi sapete benissimo che il carico fra un tetto in lose e un tetto in tegole è diverso. Per cui, non è vero il discorso della verifica sismica, è un'invenzione di sana pianta.

Presidente - La parola al collega Fabbri.

Fabbri (UVP) - Io vorrei concludere ringraziando una associazione di cittadini che si è presa a cuore questa nostra prerogativa architettonica, i tetti in lose, e non tanto per interesse personale, ma per un vero amore, per il loro lavoro e per la Valle d'Aosta, perché - l'ha detto prima l'assessore Baccega - si sono spesi per più di un anno per sollecitare prima i comuni, poi la Giunta e infine il Consiglio regionale per poter mantenere una prerogativa estremamente caratterizzante del nostro ambiente, del nostro milieu culturel, e non solo, pure architettonico. Per cui, io vorrei ringraziare questi cittadini per aver portato con amore, con affetto e con determinazione questa proposta di legge che ora qui il nostro Consiglio boccia.

Presidente - La parola al presidente della Regione.

Rollandin (UV) - Je crois que le débat sur ce thème est important, car, sans doute, il est toujours intéressant de voir qu'elle est l'attitude vis-à-vis de ce qui est l'idée d'environnement et comment on va l'interpréter selon les différentes phases. En tout cas, je crois que tout le monde partage le fait de maintenir une caractéristique de la plupart des communes. Je dis de la plupart, car, comme vous le savez, il y a des communes où les toits sont rouges et il n'y a pas de lauze; il s'agit des communes qui n'ont pas cette caractéristique ; alors, cela ne signifie pas que ces communes sont contre la culture de la lauze, tout simplement elles ont eu cette caractéristique dès le début et l'ont maintenue. Alors, si on allait forcer la main, en demandant de changer à faveur des lauzes, peut-être qu'on irait changer quand même une caractéristique de ces communes ; donc, on a respecté ce qui est, ce que vous avez tous bien dit.

Et alors, de notre part il ne s'agit pas d'être contraire à la loi, dans le sens qu'on ne veut plus les lauzes.

Le seul aspect qu'on a essayé de souligner est qu'avec le système qu'on ira proposer, au moment où il y aura un nouveau bâtiment, on imaginera de donner un supplément d'emprunt, comme a dit l'assesseur, pour tenir dans la due considération le fait qu'il y aura une valeur ajoutée et au même temps on aura des dépenses supplémentaires pour faire de façon qu'il y ait la lauze.

En effet, le problème de la lauze n'est pas seulement au niveau du coût, mais aussi au niveau technique car le toit doit être capable de supporter le poids d'une lauze différente.

Et sur la lauze, il faudrait aussi ouvrir un débat ; pendant des années, nous avons essayé d'exploiter les carrières régionales, mais pour des raisons environnementales on n'a pas pu utiliser les lauzes de la Vallée d'Aoste ; c'est pour cela que les lauzes arrivent de la Chine, du Nord de l'Europe, de tous les Pays, sauf de la Vallée d'Aoste. On connait les lauzes de Bergamo, après quatre années il fallait les remplacer, mais on les posait quand même, puisqu'elles coûtaient moins cher, car jusqu'à un certain moment il n'y avait pas de contrôle sur la typologie de la lauze : si je payais très peu la lauze, je prenais la même contribution qui revenait à celui qui allait choisir la lauze la meilleure.

Il y a eu dans le temps tout un passage très difficile sur la question du coût des lauzes, du marché des lauzes, étant donné, je le répète, qu'en Vallée d'Aoste il n'y a pas de carrière de lauzes, et cela n'est pas pour le fait qu'il n'y a pas de belles lauzes - à Morgex, comme dans les autres vallées - mais pour le fait qu'on n'a pas la licence pour les exploiter.

Alors, il faudrait traiter ce thème et expliquer la raison pour laquelle, lorsqu'il y a quelque chose de locale, on ne l'utilise pas. Là c'est un des points capitaux de ce thème, car si on avait toutes les lauzes comme les nôtres, même les toits seraient très différents. Si vous allez voir les toits de lauzes, vous verrez qu'ils ne sont pas tous égaux, il y a des lauzes qui sont un miroir, qui vont refléter l'image, d'autres qui sont des lauzes traditionnelles, plus proches de la lauze que nous avions. C'est celui-ci le thème. Il faudrait revenir à discuter sur ce thème et voir s'il est possible d'avoir des lauzes locales ; alors, dans ce cas-là, on pourrait dire que, même pour les châteaux, pour les monuments, il faudrait avoir des lauzes locales, mais cela n'est pas possible, car il n'y a pas la possibilité d'exploiter les lauzes. Et la raison est "ambientale", on ne peut pas faire de carrières des lauzes.

Ce sujet a été discuté à différentes reprises et le thème de la lauze est plus engageant que de dire seulement qu'on est contre cette loi.

Ce n'est pas pour être contre les toits en lauze, on est contre cette loi pour les raisons que j'ai expliquées : je ne veux pas revenir sur le fait que les communes aient la possibilité de choisir... Cependant, et on y reviendra au moment où on présentera la loi, qui prévoit cette contribution ou cette possibilité d'avoir un emprunt.

Je crois qu'on pourrait terminer ce débat important, mais non pas pour dire qu'il faut obliger tout le monde à mettre les lauzes ou de déroger, par exemple, c'est un absurde.

Dans les hameaux de haute montagne, parfois, mettre la lauze alourdit le toit et donne des dégâts même à la bâtisse. Dans ce cas-là il faudrait faire des bâtiments très solides pour maintenir le toit, car différemment la neige, avec les lauzes, ne descendrait pas. Le problème est délicat et vous le savez.

Ma considération finale est que sur ce thème on peut revenir de façon convenable afin d'essayer de comprendre si, avant tout, on peut avoir en Vallée d'Aoste des lauzes de qualité et, ensuite, si on peut faire un discours important avec les communes pour choisir où et comment tenir les lauzes.

Presidente - Non ci sono altre dichiarazioni di voto, possiamo porre in votazione la legge nel suo complesso. Avendo un solo articolo, votazione unica. Dichiaro aperta la votazione.

Presenti: 34

Votanti: 34

Favorevoli: 14

Contrari: 20

Il Consiglio non approva.