Objet du Conseil n. 153 du 14 juin 1974 - Resoconto
OGGETTO N. 153/74 - Disegno di legge regionale concernente "Provvedimenti per la zootecnia, con particolare riguardo all'incremento della produzione di carne bovina". (Discussione)
Dolchi (Presidente) - Passiamo ora al punto 10 all'ordine del giorno a cui è iscritto il disegno di legge regionale concernente "Provvedimenti per la zootecnia, con particolare riguardo all'incremento della produzione di carne bovina". Anche questo punto era stato iscritto all'ordine del giorno con la riserva che sarebbe stato discusso se nel frattempo le competenti Commissioni consiliari avessero espresso il loro parere. Questa mattina è stato distribuito il parere della Commissione Affari generali e Finanze che, in data 12 giugno, ha espresso unanime parere favorevole, in via di massima, all'approvazione del provvedimento, con riserva da parate di alcuni componenti, di formulare in aula osservazioni in merito. Sempre stamattina vi è stato trasmesso pure il parere della Commissione consiliare permanente per l'Agricoltura, la quale non si è limitata ad esprimere il parere, ma ha fatto un lavoro di rifacimento del disegno di legge, che ha integrato con altre norme più particolari. In un certo qual modo, ha fatto una serie di proposte talmente modificative, che ne risulta un nuovo disegno di legge che voi avete nelle vostre mani e sul quale pregherei il Consiglio di discutere e di pronunciarsi. Quindi senza escludere il riferimento al primitivo disegno di legge della Giunta, il Consiglio, con una procedura un po' alla garibaldina, è in grado oggi di adottare i provvedimenti richiesti, proprio perché si è provveduto a rielaborare il testo primitivo.
La parola all'Assessore all'Agricoltura Lustrissy.
Lustrissy (DP) - Vorrei aggiungere a quanto detto dal Presidente del Consiglio che il testo definitivo oggi sottoposto all'approvazione del Consiglio è il frutto della unificazione di due testi di legge predisposti dalla Giunta, che si riferivano all'applicazione dei provvedimenti del piano-carne per la Valle d'Aosta. Erano stati predisposti il testo di legge per gli interventi e parimenti il regolamento di applicazione. Allora, per esigenze tecniche e per superare i tempi morti dell'approvazione dei due distinti disegni di legge, si è deciso in Commissione, su proposta mia, di unificare i due testi; naturalmente con questa unificazione sono state apportate alcune modifiche in base a quanto era venuto fuori nel corso della discussione in sede di Commissione, sentiti anche i rappresentanti delle categorie interessate. Mi pare che la relazione allegata al disegno di legge, predisposta dall'Assessorato, muova da considerazioni abbastanza concrete riferite alla nostra situazione particolare per quanto riguarda la zootecnia. Io non sto a leggerla, anche se merita lettura, in quanto sotto il profilo tecnico si può considerare ottima ed inquadra molto bene il problema, perché tutti i Consiglieri ne hanno avuto modo, essendo la stessa allegata al disegno di legge. Più che altro vorrei mettere in rilievo un aspetto fondamentale del provvedimento oggi all'esame, cioè che per l'attività base si parte dall'utilizzazione della razza valdostana, per fare un discorso nuovo sulla produzione di carne, anche in rapporto alle esigenze che oggi si sono manifestate relativamente ai consumi della carne e ad una certa ristrutturazione degli allevamenti finalizzata a questo tipo di produzione. Ora, abbiamo in primo luogo ritenuto opportuno di giustificare il provvedimento anche in rapporto alle discussioni che sono avvenute in sede nazionale di fronte ai due testi di legge predisposti dal Governo, il primo, il cosiddetto piano-carne 1974, chiamato anche legge urto per la zootecnia, che si riferisce solo all'anno 1974 e l'altro già approvato dal Consiglio dei Ministri che, muovendo invece da considerazioni diverse, fa un discorso più generale e rimanda tutto alla competenza della Regione. Ebbene, in armonia con l'esperienza acquisita e con le discussioni avvenute in sede parlamentare e di incontri tra Regioni e Governo, noi rivendichiamo la nostra competenza statutaria di legiferare sui problemi relativi alla zootecnia, che è una delle materie di competenza legislativa esclusiva della nostra Regione, anche per il motivo fondamentale che il più delle volte le norme nazionali non muovono da realtà concrete e diversificate all'interno della nazione, ma prendono in esame gli aspetti generali che non sempre collimano con quelli più particolari delle singole Regioni, dove i provvedimenti devono essere applicati.
Da queste considerazioni è nato il disegno di legge che, come dicevo prima, tende soprattutto a valorizzare anche per la produzione di carne l'apporto determinante della nostra razza, con la conseguenza facilmente prevedibile di potenziare e di incrementare gli allevamenti della nostra Regione. Le provvidenze previste dalla legge, da una parte offrono agli agricoltori opportuni incentivi per l'ingrasso dei vitelli, quali sono gli indennizzi previsti, da un'altra spingono a sostenere la rimonta delle manze, mediante un premio per le manze che rimangono nella stalla a produrre vitelli. Uno dei grossi problemi della zootecnica italiana, che, per fortuna, la Valle d'Aosta oggi non conosce, essendo ancora una zona tipicamente zootecnica, è quello dell'importazione di vitelli da ingrasso. È chiaro che, essendo la Valle d'Aosta produttrice, abbiamo portato soprattutto il nostro discorso sul potenziamento degli allevamenti e sul mantenimento di una certa situazione che ci è particolare.
Questi provvedimenti regionali, però, muovono anche da altre considerazioni che sono più complete e cioè noi abbiamo fatto un discorso di bilancio reginale e, come i colleghi Consiglieri ricordano, in sede di approvazione di bilancio abbiamo previsto per l'anno in corso 400 milioni quali fondo del bilancio da destinare alla zootecnia per il piano-carne.
Il discorso potrebbe ampliarsi e prendere in esame anche i provvedimenti approvati dal Parlamento, almeno il primo di essi che prevede da una parte indennizzi e sussidi agli allevamenti e dall'altra provvidenze e crediti per l'attività zootecnica. Per quanto riguarda questo secondo aspetto, noi abbiamo già anticipato i tempi in quanto abbiamo due leggi regionali fondamentali, che sono la legge sulla cooperazione e sulle cooperative e la legge sui fondi di rotazione, che ci permettono di mantenere certe provvidenze, che oggi non ci sono in campo nazionale, relativamente al credito per l'agricoltura e al potenziamento delle attività cooperative, non escludendo in questo caso le attività di allevamento e di macellazione delle carni.
Uno dei grossi inconvenienti che oggi si manifestano in campo nazionale è che, purtroppo, l'agricoltura è priva di crediti soprattutto per l'organizzazione di cooperative, mentre noi come Regione, per fortuna, li abbiamo predisposti in tempo e oggi siamo in grado di valorizzarli. In genere non ci sono più crediti perché, come sapete, il piano verde da più di due anni non è più rifinanziato e il disagio dell'agricoltura nazionale è molto più evidente che in Valle d'Aosta. Dobbiamo dire anche che la legge nazionale per il piano-carne dell'anno 1974, se è stata ripresa da noi per certi concetti che ci riguardavano e potevano essere applicati n Valle d'Aosta, adotta dei provvedimenti senza fornirne i relativi stanziamenti. Sapete che la legge prevede una serie di sussidi e di indennizzi per gli allevatori, che però non trovano riscontro nella parte spesa della legge, in quanto i fondi messi a disposizione ammontano a soli 45 miliardi, che non sappiamo neanche come verranno ripartiti, perché l'unica cosa chiara in questa legge è che non tutti gli allevatori potranno usufruirne, anche se ne hanno il diritto in base alle disposizioni della legge stessa. Per applicarla in Valle d'Aosta così come è stata concepita occorrerebbero due miliardi: non sappiamo ancora quale somma sarà invece disponibile per la Valle d'Aosta, perché il riparto fatto nei confronti delle Regioni è ancora da definire, però secondo un calcolo approssimativo che abbiamo potuto fare non supereremo certo i 200-250 milioni. Pertanto è impensabile che le Regioni possano far fronte alle provvidenze previste dalla legge senza ricevere dallo Stato gli stanziamenti necessari.
Noi abbiamo fatto un discorso più completo: ci siamo limitati, per il momento, alla utilizzazione dei 400 milioni previsti in bilancio e, con un calcolo di previsione, a restare in quest'ordine di spesa, prevedendo, però, nella legge stessa gli eventuali fondi che saranno messi a disposizione dallo Stato per l'attuazione del piano-carne e non escludendo la possibilità di rivedere in un secondo momento il provvedimento, in caso di ulteriori finanziamenti.
Ora, come ho detto, la nostra legge prevede un contributo per l'ingrasso dei vitelli maschi, di razza valdostana, portati al peso di Kg. 350, di 60 mila lire e un contributo per le manze che partoriscono nelle aziende di 30 mila lire per ogni manza. Originariamente erano state proposte 25 mila lire per manza, ma, poi, in sede di Commissione, verificando meglio le statistiche e la disponibilità di bilancio, sempre rimanendo nell'ambito dei 400 milioni di spesa, si è constatato che era possibile elevare il contributo a 30 mila lire, cosicché, aggiungendo a questa cifra le altre 30 mila lire, che noi già eroghiamo agli allevatori in base alla legge sull'indennità per il mantenimento del verde rurale, si avrà una somma di 60 mila lire, pari al premio previsto per l'ingresso dei vitelli.
In più abbiamo voluto fare anche il discorso sull'incrocio, che già nel passato era stato affrontato e poi accantonato perché, io almeno, condivido l'opinione di chi dice che l'attività di incrocio potrebbe anche, in definitiva, rivelarsi pericolosa per la nostra zootecnia e portare, se non ben controllata, all'inquinamento della razza nostrana. Non possiamo, però, di fronte a dei problemi di questo genere, una volta riconosciute le difficoltà, concludere: "non facciamo niente".
Il settore della sperimentazione deve essere seguito attentamente e essere curato anche per dare la possibilità di sbocchi diversi ed aggiuntivi ai nostri allevamenti. Noi sappiamo che in questi ultimi tempi si stanno concretizzando iniziative per stalle sociali che prevedono, oltre all'attività tradizionale di allevamento, anche la possibilità di attività di ingrasso e di commercializzazione delle carni prodotte. Per questi motivi con determinate cautele abbiamo voluto anche prevedere una attività di incrocio tra la razza bovina valdostana e il toro di razza piemontese, che è già stata sperimenta e che ha dato dei risultati notevoli, non tanto per l'aumento di peso, quanto per il rendimento della bestia macellata, Quindi la sperimentazione è già stata fatta e, anzi, in qualche vallata del Piemonte sono anni che si porta avanti un'attività di questo genere con soddisfazione degli allevatori.
Inoltre per questa attività sperimentale, che era stata prevista dalla legge e che era già di per sé limitata alle bovine non appartenenti all'albero genealogico, con l'obbligo della macellazione di tutti i meticci così ottenuti, per evitare, come dicevo, l'inquinamento dei nostri allevamenti, abbiamo concordato, anche in base alla discussione avvenuta in Commissione, per ridurre ulteriormente i rischi, il rilascio di un'apposita autorizzazione da parte dell'Assessorato.
Pertanto, tutti coloro che vorranno intraprendere questa attività di incrocio mediante fecondazione artificiale a carico dell'Amministrazione regionale dovranno, di volta in volta, ottenere l'autorizzazione da parte degli organi competenti, affinché questi possano seguire l'attività da più vicino.
La concessione di indennizzi e di contributi per potenziare l'attività zootecnica in Valle d'Aosta, soprattutto per quanto riguarda la produzione di carne, sarebbe vana, se anche in questo settore non portassimo avanti con coerenza ed impegno il discorso sulla cooperazione. Noi abbiamo verificato in questi anni un notevole incremento delle attività cooperative negli ambiti della produzione lattiero-casearia, della frutticultura e della viticultura. Nel settore degli allevamenti però, purtroppo dobbiamo dirlo, non abbiamo fatto grossi progressi sotto questo profilo. Stanno prendendo avvio oggi, grazie anche alla legge approvata nel 1973 dal Consiglio regionale sulla cooperazione, prevista anche per la costruzione di stalle sociali, per la costituzione di allevamenti e non escludendo la macellazione delle carni, alcune iniziative in tal senso, mentre altre sono in preparazione, il che ci lascia sperare in una abbastanza rapida marcia in questa direzione. Nel complesso, però, ora nel settore dell'allevamento non c'è ancora un'effettiva cooperazione; ci sono delle organizzazioni di allevamento, a volte provviste anche di mutua interna, che però non sono ancora cooperazione. Cooperazione è qualcosa di diverso che prevede un impegno comune di gestire tutta l'attività in una forma nuova, più rispondente a quella che oggi è un'esigenza di ristrutturazione dell'attività agricola.
Noi pensiamo, almeno questo è il discorso che facciamo in tutte le occasioni, soprattutto nelle rassegne del bestiame con gli allevatori, e abbiamo già avuto la soddisfazione di constatare che alcune iniziative nel settore sono in corso, di arrivare al più presto, se non quest'anno, l'anno prossimo, a dar vita a una prima organizzazione per la macellazione delle carni bovine prodotte in Valle d'Aosta, perché il mercato delle carni è difficile e vede il più delle volte impreparato l'allevatore di fronte al commercio. Già quando si è parlato della frutticultura, dei vini e della produzione lattiero-casearia si è detto che l'agricoltore singolo è indifeso di fronte all'organizzazione commerciale. Per difendere la produzione del singolo agricoltore e in definitiva anche il consumatore, dando garanzie sulla genuinità del prodotto, è conveniente oggi puntare molto di più sull'organizzazione cooperativa. Per questo abbiamo gli strumenti legislativi e per questo ci siamo impegnati tutti quanti, ma non vorremmo che questi provvedimenti di sostegno ad una attività essenziale per la nostra regione si concludessero nell'aumento di contributi e di indennizzi, senza che si verificasse una più marcata attività cooperativa, l'unica che in definitiva potrà garantire noi e gli agricoltori per quanto riguarda la produzione.
Mi pare di aver detto le cose più importanti e vorrei ancora riaffermare la concretezza di azioni dell'Amministrazione regionale. Noi non abbiamo mai illuso la nostra gente con dei provvedimenti di legge in forma demagogica, che non trovano corrispondenza nel bilancio regionale. Per tutti i provvedimenti che abbiamo preso, che comportavano un impegno di spesa, abbiamo sempre potuto riscontrare la cifra relativa nel bilancio, in modo che, per esempio, tutti coloro che si trovano nelle situazioni previste da qualche legge che stanzia contributi ne possano beneficiare. Ora, noi abbiamo individuato, e le portiamo in Consiglio come proposta di intervento, queste forme di indennità, che da una parte possono e devono risponder a determinate esigenze dell'attività zootecnica in Valle d'Aosta, mentre dall'altra noi sappiamo che il bilancio regionale può sopportare questo carico in quanto nel bilancio di previsione è già predisposta la somma necessaria. Come dicevo prima, se giungeranno i fondi del piano carna da parte dello Stato, non sappiamo né come né quando, la nostra legge ne prevede l'utilizzazione; non è escluso che dopo un primo periodo di verifica dell'applicazione si possa anche rivedere il presente provvedimento alla luce dell'esperienza acquisita e di quelle che saranno le provvidenze nazionali nel settore.
Ci sono state, e le abbiamo discusse anche in Commissione con i rappresentanti delle categorie interessate, delle obiezioni sul limite minimo dei 5 capi bovini per azienda per ottenere il premio per l'ingrasso degli stessi. Dopo un'ampia discussione sul problema, anche se, diciamo, prima o poi si porrà anche per noi l'esigenza di fare un discorso nuovo nei confronti dell'agricoltura, al fine di organizzare quelle attività agricole che devono essere conservate e sostenute, abbiamo riconosciuto che, in effetti, oggi la situazione è di transizione e molte delle nostre aziende, soprattutto nella parte bassa della regione, non dispongono di 5 capi bovini. La media si aggira sui 3, 4; per questi motivi abbiamo eliminato l'inciso "in numero minimo di 5" contenuto all'articolo 3 del primo testo del disegno di legge e deciso di applicare la legge per qualsiasi numero di capi bovini allevati nell'azienda.
Ci sono state anche delle osservazioni sul discorso della macellazione delle carni fatta da cooperative di produttori; se da una parte esso può essere limitativo per quanto riguarda, diciamo, la trattativa commerciale, d'altra parte dobbiamo anche avere il coraggio, e l'hanno riconosciuto i rappresentanti delle categorie, in modo particolare di quella degli allevatori, di portare in mano degli allevatori l'organizzazione della macellazione delle carni in Valle d'Aosta, utilizzando le provvidenze che l'Amministrazione regionale mette a disposizione per quest'attività. È chiaro che il discorso è delicato in quanto si può ridurre il mercato; capisco che ci sono anche delle difficoltà, che si rischia di avere in seguito un monopolio di mercato e di mettere sempre di più l'allevatore alla mercè di pochi mediatori locali, però d'altra parte si tratta di un discorso che stimolerà sempre di più l'attività di macellazione in forma cooperativa. Comunque, il discorso non riguarda, né lo potrebbe, la commercializzazione della carne prodotta e la limitazione del mercato di vendita delle carni in Valle d'Aosta, ma è solamente quello della macellazione in forma cooperativa.
Noi riteniamo di aver risposto tempestivamente con questo disegno di legge al programma che la Giunta e la maggioranza avevano predisposto in sede di bilancio regionale destinando questo fondo alla zootecnia, creando degli incentivi, naturalmente nell'ambito dei fondi a disposizione, che meglio rispondono alle esigenze della nostra zootecnia. Questo in definitiva è stato anche riconosciuto in sede di riunione con i rappresentanti delle categorie interessate, anche se la consultazione, per via dell'urgenza del provvedimento, per cui era stata richiesta appunto la procedura d'urgenza, non ha potuto certo essere approfondita. È stato un difetto del momento l'essersi trovati un po' di fretta con le organizzazioni di categoria. D'altra parte, però, si tratta di problemi che non sono nati ieri, ma sui quali si discute già da molto tempo. Ci sono dei provvedimenti relativi ad essi in campo nazionale ed internazionale e pertanto i problemi erano conosciuti da coloro che si occupano di queste attività. Quindi, anche se la convocazione è stata un po' rapida, come lo è stata anche la discussione, credo che in definitiva chi conosce l'argomento e segue queste attività ha avuto modo di esprimere le proprie opinioni le quali, almeno in sede di Commissione, sono state unanimi, tranne come dicevo prima, per quanto riguarda la macellazione delle carni in Valle d'Aosta. L'unica grossa riserva era su questo punto, ma è stata superata con la buona volontà di tutti proprio perché vogliamo, e su questo siamo tutti d'accordo, portare con questo provvedimento un contributo alla cooperazione.
Dolchi (Presidente) - È aperta la discussione generale. Ha chiesto la parola il Vice Presidente Fosson. Ne ha facoltà.
Fosson (UV) - Il Presidente del Consiglio ha parlato di procedura alla garibaldina seguita per questo disegno di legge ed effettivamente, come Commissione consiliare per l'Agricoltura, siamo stati investiti nei nostri compiti al riguardo il 10 giugno ed oggi siamo il 14. Comunque, non ho sollevato obiezioni in sede di Commissione, proprio perché ero stato uno dei firmatari di una mozione, approvata all'unanimità dal Consiglio regionale, che chiedeva di affrontare il problema il più urgentemente possibile. Noi abbiamo approfondito questo problema attraverso una lunga discussione che ha portato anche al cambiamento di parte del disegno di legge presentato inizialmente.
Ho avuto occasione già in sede di Commissione di felicitarmi con i tecnici che avevano steso la relazione al primo disegno di legge, perché hanno messo in evidenza la costanza che si è mantenuta nella Amministrazione regionale per quanto concerne la selezione del bestiame, che, peraltro, non è iniziata certamente con l'avvento della regione, ma risale al principio di questo secolo; se oggi i risultati sono quelli che sono, dobbiamo ringraziare tutti coloro che in questo campo hanno dedicato la loro attenzione, dagli allevatori, che sono stati comprensivi ed hanno seguito le norme tecniche dettate in passato, ai tecnici, che si sono occupati anche ultimamente di questo problema. Ho voluto fare questa premessa e felicitarmi anche in Consiglio regionale con i tecnici, perché voglio ricordare alcuni passaggi della relazione che mettono a fuoco il problema che io mi sono permesso di sollevare e di indicare come pericolo per il lavoro svolto in passato e cioè degli incroci, sul quale mi permetterò di ritornare un attimo.
Non discuterò sulla questione del numero minimo dei capi da ingrassare per ottenere i premio previsto dalla legge, perché è già stata discussa in seno alla Commissione, che è stata unanime nell'eliminare il numero minimo di 5 capi e non fissarne un altro, tenendo presenti le esigenze dei piccoli allevatori, anche se, secondo me, per una migliore organizzazione sarebbe stato preferibile fissare un numero di capi minimo. Si tratta di una questione che abbiamo superato e ritengo che non si debbano spendere altre parole su di essa. Lo stesso discorso vale per la modificazione di poco conto che abbiamo portato riguardo alla quantità minima dei mangimi e foraggi prodotti in ogni azienda che pratichi l'ingrasso di bovini, con la quale devono essere mantenuti gli stessi, che è stata portata dal 40% al 50%.
Abbiamo, ancora, elevato da 25 mila a 30 mila lire il premio per ogni manza primipara destinata alla rimonta che partorirà nell'azienda e ciò per una questione di equilibrio, perché abbiamo tenuto conto delle 60 mila lire che si danno per ogni vitello all'ingrasso, cifra che si eguaglia, sommando a quelle 30 mila lire le altre 30 mila che vengono date in base alla legge sul verde agricolo.
Io avevo fatto invece delle riserve particolari, un po' drastiche, in seno alla Commissione per l'Agricoltura sulla questione degli incroci, perché praticamente ero per la soppressione del permesso di fare degli incroci tra la razza valdostana e quella piemontese nei nostri allevamenti. L'Assessore ha enunciato alcune ragioni che lo tenevano in disaccordo riguardo alla soppressione totale degli incroci e ha ripiegato sull'aspetto della sperimentazione. Ora, io posso anche concordare, perché certamente non sono contrario, con le sperimentazioni, ma bisogna intenderci sul significato che diamo alla sperimentazione ed è il punto che voglio chiarire in questo mio intervento. Se noi intendiamo scrivere sperimentazione nella legge e poi lasciare un'ampia libertà, anche se gli allevatori devono fare le denunce previste dalla legge, allora io richiamo di nuovo l'attenzione del Consiglio, dell'Assessorato e della Giunta sulla pericolosità di questa strada. Se noi invece intendiamo fare veramente della sperimentazione in una maniera limitata sotto un controllo effettivo dell'Amministrazione regionale in modo da evitare tutti quei pericoli che potrebbero sorgere e sui quali mi permetterò di intrattenere un momento il Consiglio, allora io posso concordare. È questione di intenderci per poter approvare questa parte della legge; quindi, permettetemi di ricordare al Consiglio alcune affermazioni che si trovano nella relazione che io condivido al 100% perché sono il frutto del lavoro di tutti questi anni.
Incominciamo con il fare riferimento alle direttive della CEE che sono per la conversione delle mandrie ad orientamento lattiero verso la produzione di carni in modo da diminuire la produzione di latte ed aumentare quella di carne. Visto nel quadro dell'economia mondiale di oggi ciò potrebbe anche essere accettato, ma non è il caso di applicarlo a quello che è lo sviluppo dell'allevamento in Valle d'Aosta. Siamo nella stessa situazione di quando avevamo le direttive di Mansholt che stabilivano un premio per l'abbattimento delle vacche da latte, per produrre carne, senza pensare che, per avere dei vitelli da carne, bisogna che ci siano le vacche, perché se diminuiscono queste diminuiscono anche i parti. Per fortuna allora in Valle d'Aosta ci siamo opposti a queste direttive e non abbiamo dato i premi previsti per l'abbattimento delle vacche da latte e abbiamo fatto bene. Dobbiamo fare attenzione anche adesso, perché la nostra zootecnia è basata particolarmente sulla nostra razza che è frutto di una selezione che dura da secoli e si è ambientata alle nostre condizioni di pascolo, di stabulazioni, ecc. Io ho presieduto una Commissione che ha fatto degli studi, con la partecipazione di eminenti tecnici degli studi sugli incroci, che abbiamo anche pubblicato. Ora, il tipo di incrocio, a cui noi allora pensavamo e su cui tutti avevamo dei dubbi, mirava esclusivamente a migliorare la produzione di latte, il tenore di grasso e il contenuto proteico del latte e a rendere più adatta la mammella alla produzione del latte. Per questo avevamo esaminato delle razze simili alla nostra come grossezza, difficoltà del parto, ecc., ma, con tutto ciò, abbiamo avuto delle paure immense e abbiamo stabilito in quello studio che si doveva far qualcosa esclusivamente a titolo sperimentale, sotto il rigoroso controllo dell'Amministrazione regionale e dei suoi tecnici. Quando si parla di incroci bisogna fare molta attenzione, perché nella prima generazione si possono avere degli effetti miglioratori e dei risultati molto buoni, ma, passando alla seconda generazione, abbiamo poi una degenerazione della razza principale. Se, ad esempio, incrociamo la nostra razza con la piemontese nella prima discendenza possiamo anche avere dei vitelli che danno un leggero vantaggio nella produzione di carne; se poi questi vitelli meticci entrano di nuovo in incrocio con la nostra razza, a un certo momento abbiamo una parte che è razza valdostana, un'altra parte che è razza piemontese e via dicendo. Questa è una questione di genetica, chiedo scusa al Consiglio se entro in questi particolari, ma è di una delicatezza enorme. Quindi noi non dobbiamo lasciarci trascinare con lo scopo di produrre qualche chilo di carne in più; tra l'altro, poi, nell'ingrasso dei vitelli con c'è, lo dicono gli stessi tecnici, una grande differenza tra quelli incrociati e quelli della nostra razza. C'è il pericolo poi che, se qualcuno continua a fare questi incroci, in brevissimo tempo si manda in rovina tutto il lavoro di selezione sulla razza che è stato fatto durante gli anni passati.
Prima ho detto che volevo leggervi alcuni passaggi della relazione che io condivido al 100%. Nella seconda pagina si citano le disposizioni della CEE, che indicano certe pratiche da seguire: "mentre", è scritto, "nella nostra regione questa pratica è da evitare per i motivi sopraccennati. Si reputa infatti di capitale importanza, pur nell'attuazione di un programma per la produzione della razza bovina valdostana, frutto di parecchi decenni di lavoro da parte degli allevatori, dei tecnici che si sono occupati della razza stessa". Vi leggo ancora altri passaggi. "In riferimento all'articolo 3: per i vitelli destinati all'ingrasso di razza valdostana è previsto il sesso maschile, per evitare di incentivare la macellazione di manzette e manze destinate alla rimonta". Ciò lo condivido pienamente; noi dobbiamo permettere l'ingrasso per la macellazione solo dei vitelli di sesso maschile, perché, se incrementiamo con un premio anche quello delle femmine, praticamente in futuro avremo una diminuzione della produzione di vitelli. Leggo ancora: "In riferimento all'articolo 5: per i meticci valdostana per piemontese da carne è assolutamente necessario evitare che possano essere destinati all'allevamento per non inquinare la razza valdostana con caratteri genetici negativi in una razza di montagna". Su questi punti noi dobbiamo meditare quando parliamo di incrocio; noi lo dobbiamo fare solo a titolo sperimentale, in alcune stalle, in via eccezionale ed è per questo che io vorrei rafforzare ancora nell'attuale testo del disegno di legge questo principio dell'eccezionalità. Ora, d'accordo, è stabilito che gli incroci devono essere denunciati, devono essere fatti sotto il controllo dell'Amministrazione regionale, ma io vorrei sottolineare il loro carattere eccezionale almeno in un primo momento, perché, altrimenti a qualunque azienda chieda di attuare questo incrocio, seguendo le norme dettate dalla legge, voi non potrete rifiutare l'autorizzazione e, se ciò aumenterà in un primo tempo oltre un certo numero, per dei fattori, diciamo, di novità, in seguito non ci sarà più la possibilità di eseguire i controlli su tutti e allora basterà che vi sfugga qualche capo in una stalla per correre il rischio di inquinare in modo grave il nostro allevamento. Io sono d'accordo con quanto dice l'Assessore sul discorso nuovo per la produzione di carne, ma facciamo attenzione a non fare tanti discorsi nuovi, proprio in riferimento agli esempi già avuti in passato. Gli incroci della valdostana con la piemontese sono già stati fatti in alcune zone fuori della Valle d'Aosta con dei boni risultati, ma in queste zone, se vogliono continuare a farli in modo efficace, devono comprare altre manze provenienti dalla Valle, perché, per il motivo a cui ho accennato prima, non possono moltiplicare gli incroci. Quindi comprano altre manze in Valle d'Aosta e siccome noi abbiamo del bestiame sano, non solo perché abbiamo attuato il piano di risanamento, ma perché esso va all'alpeggio, mentre il bestiame in pianura resta stabulato tutto l'anno e pertanto è più debole, più soggetto alle malattie, ecc., abbiamo la convenienza economica ad allevare il nostro bestiame per la rimonta attraverso incroci per la produzione di carne in stalle fori della Valle d'Aosta.
Un'altra questione che mi fa paura e che avevo già sottolineato in sede di Commissione è che si potranno fare questi incroci solo con le bovine non iscritte all'Albo Genealogico della razza valdostana pezzata rossa. D'accordo, questa è una cautela, ma noi abbiamo iscritti all'Albo Genealogico più o meno 4.000 capi su 45.000 capi di bestiame esistenti in Valle d'Aosta. Quindi, se il testo del disegno di legge significa permissività per tutto il bestiame non iscritto all'Albo Genealogico, significa che lasciamo fare gli incroci a quanti vogliono, allora praticamente c'è quel pericolo, evidenziato particolarmente dai tecnici, che ho detto prima e che, mi sembra, è stato riconosciuto anche dall'Assessore, perché a un certo momento non avremmo più il controllo della situazione.
Quindi la mia raccomandazione riguarda questo punto; io non pensavo che già stamattina si sarebbe discusso il disegno di legge, altrimenti forse avrei presentato alcuni emendamenti agli articoli che lo riguardano, per renderli più restrittivi per il motivo che ho cercato di sottolineare, per evitare questo pericolo che deve essere tenuto presente da tutti noi. Si tratta di questioni molto, molto delicate nel campo della genetica, non sono io che dovrei dire queste cose, e a un certo momento è presto fatto distruggere in pochissimo tempo il frutto di un lavoro di molti anni. Quindi io raccomanderei, non è una questione politica, intendiamoci, ma di preoccupazione, di rivedere un attimo, se sarà il caso, questi articoli, per apportare qualche lievissimo emendamento, che potrà essere preparto nell'intervallo prima della seduta pomeridiana. C'è l'articolo 2, l'articolo 6, dove si potrebbe aggiungere "in via eccezionale", gli articoli 12, 13 14 che potrebbero recepire quanto ho detto con dei lievi emendamenti.
Io chiederei se la Giunta e l'Assessore sono d'accordo nel riaffermare il carattere dell'eccezionalità, il resto lo potremmo esaminare con comodo dopo.
Dolchi (Presidente) - La parola al Consigliere Caveri.
Caveri (UV) - Le Conseiller Fosson a cité certaines positions prises dans le passé par M. Mansholt à ce propos, mais je pense qu'il est bien que le Conseil prenne acte aussi de certaines déclarations récentes de M. Mansholt, lequel a admis de s'être trompé d'une façon tout à fait totale dans cette matière. « Il a dit à peu près : si j'eusse su que le monde était susceptible d'entrer dans une ère de pénurie alimentaire, je n'aurais jamais proposé la réduction de la surface cultivable ». Or, le Pays Vaudois dans un article récent a commenté ces déclarations : « voilà aujourd'hui l'aveu de l'ancien Président de la Commission du Marché Commun, qui a entrainé, il y a quelques années, toute la CEE dans un vaste mouvement de déplacement de millions d'agriculteurs dans l'industrie et les autres branches économiques. Rendons lui justice ; il a eu, au moins, l'honnêteté de reconnaître son erreur ; on aimerait bien voir si nos petits Mansholt fédéraux l'ont en faire tant au moins à abandonner discrètement leurs prétentions de restructurer à leur façon l'agriculture de notre pays ; mais pour cela il faut que les paysans tiennent bon, sachent ce qu'ils veulent et en exigent la réalisation, avec toute la ténacité nécessaire. L'aveu de Mansholt trouve que les faits ne tarderont pas à leur donner raison ; cela veut dire que les démocrates et les super-démocrates souvent se trompent dans leurs jugements et dans leurs prévisions ». M. Fosson a parlé d'un danger, du danger que les veaux survivent et qui ne soient pas abattus. Alors il nous faut citer un précédent, qui s'est vérifié quand nous avons approuvé la loi pour le traitement contre certaines maladies ; dans ce cas nous avons vu que des agriculteurs recevaient les contributions de l'Administration régionale et n'abattaient pas certaines têtes de bétail ; et tout ça avec la complicité de certains vétérinaires du Canavais, qui déclaraient le faux. Cela veut dire que le danger dénoncé par M. Fosson est réel ; il y a effectivement la possibilité que des veaux survivent et que l'Administration régionale soit trompée. Pour cela il faudra une grande vigilance de la part du département.
Dolchi (Presidente) - La parola al Consigliere Bordon.
Bordon (DC) - Malgrado tutto quello che è già stato detto, malgrado il contributo dell'amico Fosson, che in questo campo effettivamente mette tutto se stesso, sia per il suo passato di Assessore, che per la maggiore disponibilità di tempo e la competenza, c'è sempre qualcosa da aggiungere, essendo leggi di basilare importanza per noi valdostani. Se non ci fosse la sicurezza di fare leggi, non dico perfette, perché, come ha detto molto bene l'Assessore Lustrissy, è cosa difficile se non impossibile, ma per lo meno buone, l'aver portato avanti alla garibaldina questa legge ci metterebbe in difficoltà. Quindi, il mio intervento, che cercherò di limitare, si fonda su un giudizio favorevole a questa legge, nonostante tutte le perplessità e le possibilità di modifica. Vorrei, quindi, mettere da parte ogni attrito, anche perché devo dare atto che le trattative si sono svolte in modo soddisfacente. Nella Commissione per l'Agricoltura la Democrazia Cristiana ha un valido rappresentante, il Consigliere Chabod, che ha vissuto la vita e le difficoltà degli agricoltori e, inoltre, abbiamo avuto la possibilità di conoscere il parere degli agricoltori, per mezzo dell'associazione convocata giustamente dall'Assessore con la quale finalmente essi potranno far sentire la loro voce direttamente e non tramite interposte persone. Non voglio, quindi, criticare l'intervento di Lustrissy, che ho seguito con molta attenzione, ma tutt'al più portare un piccolo contributo a questa legge, se possibile. Io penso che in questa Assemblea ci siano delle persone che hanno condotto, come ho fatto io dal 1947 al '70, un'azienda agricola, azienda, la mia, di circa 40 capi in pianura e di 100 in alpeggio, naturalmente con dei salariati, con dei collaboratori e, indubbiamente, rimettendoci del denaro di tasca mia; per cui degli amici di Nus mi dicevano che io mi divertivo a perdere dei soldi in agricoltura, invece che al Casinò di Saint Vincent; ma ognuno ha le sue soddisfazioni. Ora, quando parlo di questo argomento ho l'impressione di essere fuori del tempo. Stamattina mi sono fatto portavoce, come anche ora, di alcune osservazioni scaturite dal dibattito svolto in seno a queste associazioni di agricoltori, le quali si sono permesse di presentare una lettera al Presidente della Giunta, mentre una l'ho consegnata io all'Assessore all'Agricoltura, nella quale hanno avanzato delle osservazioni che sono state giustamente recepite in questa sede, e hanno presentato una protesta per essere stati chiamati, forse, troppo all'ultimo momento. Non è un rimprovero, anche perché, se fossi stato nei panni dell'Assessore, non so cosa avrei potuto fare di più; proporrei, però, di far arrivare, se possibile, gli allegati a questi nostri amici, di modo che possano vederli ed esaminarli prima. Quindi questa loro protesta dobbiamo prenderla come protesta di amici che vogliono dare tutto il loro contributo, manifestando punti di vista che, se non collimano con quelli qui espressi, in fondo sono stati però recepiti; ed io, pur essendo dalla parte degli agricoltori, devo riconoscere che qualche volta certe impostazioni di categoria non possono essere accettate in blocco. Per cui riteniamoci soddisfatti che, per la prima volta, si sia riconosciuta questa specie di sindacato delle sei associazioni, che, portando il loro contributo in sede di Commissione, probabilmente ci daranno la possibilità di evitare attriti. Il limite dei 5 capi, che volevano fosse tolto, è stato tolto. Si è già fatto un grosso sacrificio perché, come è stato giustamente ricordato, il controllo sarà meno facile, ma la legge, in questa piccola agricoltura valdostana ammalata, aiuterà certo molto gente.
Passiamo all'obbligo di macellazione nel territorio della Regione e alla dichiarazione di Mansholt, già ricordata dall'amico Caveri.
Questo signore è venuto, ha scombussolato tutta l'economia della carne in Europa, e di conseguenza in Valle d'Aosta, e ora ammette di aver sbagliato tutto. Come dicevo a Maquignaz, sembrerebbe che siamo molto più in gamba noi qui in Valle, perché, quando ci sono venuti a dire di offrire un certo capitale, di non so quante migliaia di lire, noi abbiamo subito ravvisato l'errore; quindi, o noi eravamo delle intelligenze superiori, o Mansholt era un incompetente. E sono veramente stupito che, in un consesso come quello europeo, questo signore abbia potuto dettare leggi che dopo 4 o 5 anni si sono dimostrate completamente sbagliate! In questa sede noi abbiamo sempre detto quello che pensavamo di Mansholt, ma, oltre a ciò, questa legge mi preoccupava un po'; come vi dicevo, però, non si possono avere leggi ottimali, e l'amico Fosson con Lustrissy, prima, hanno già messo a punto tutte queste perplessità. Incominciamo, però, a vedere in pratica cosa fa il nostro contadino, che ha 8 o 10 bovine, che sono di media già un buon numero; queste mucche vitellano, e in genere va tutto bene, grazie al risanamento che ha diminuito gli aborti; se nasce una vitellina non ci sono problemi, perché, essendo il nostro bestiame apprezzatissimo, la si venderà presto. Il problema scaturisce quando nasce un toro, prima di tutto c'è già l'enorme differenza di prezzo, e se, poi, lo si ingrassa, dopo aver sprecato un sacco di latte naturale, perché questo è l'allevamento che si fa in casa, ci si accorge che il ricavato della vendita è inferiore al costo dell'allevamento. Ora noi ci troviamo di fronte alla necessità di trovare una razza che dia più carne che latte, che non è quindi quella valdostana; di conseguenza si sono fatti gli esperimenti illustrati da Albaney e Lustrissy, che consistono nell'incrocio di mucche valdostane con il toro bianco piemontese. Facciamo pure questo esperimento, però con tutte le accortezze possibili, perché sarebbe veramente il colmo aiutare un certo settore, per poi danneggiarne un altro; quindi, questi incroci sono veramente pericolosi riguardo la possibilità di inquinare la nostra razza; gli agricoltori stessi hanno colto il fatto, chiedendo l'abolizione del limite di 5 capi. Per quanto riguarda poi l'obbligo della macellazione nel territorio della regione, legato alle norme degli articoli 5, 6 e 7, circa la sperimentazione già in atto, onde arrivare a prove pilote, io non lo critico, non ho criticato niente di quello che è stato detto prima. Cerco solo di venire incontro all'allevatore valdostano, perché, quando io avevo 5 o 6 torelli da vendere, preferivo darli a un compratore di Chivasso o di Ivrea, che mi dava un prezzo maggiore di quello che avrei ottenuto sul posto; ma forse lo scopo di questo obbligo è proprio quello di contenere i prezzi sul posto, o, come dicevi tu, Lustrissy, di obbligare gli agricoltori a questa cooperazione. Io mi auguro che il nostro agricoltore, che è a volte di carattere un po' difficile e si adombra subito per niente, capisca il problema, e non incominci a chiedersi perché lo si obbliga a vendere qui, prendendo 100 lire, quando fuori ne prenderebbe 120; ma questa è una malattia che ci proviene dal passato, quel senso di autonomia e di libertà, quella volontà di dire: io l'ho allevato e lo vendo dove voglio. Si dovrà certamente spiegare molto bene questo punto, perché gli agricoltori non ne sono molto soddisfatti; si propongono delle Cooperative anche per limitare i prezzi sul posto, giustamente, ma questa limitazione potrebbe essere mortificata un po'. Speriamo che abbiano a modificare questa loro richiesta, a trovarla meno penosa, meno pesante di quella che è. Per il resto non so che cosa si possa aggiungere: forse bisognerà aiutare le Cooperative sotto un'altra forma, sull'esempio di quelle per la frutta; ma sono tutte cose che devono ancora prendere l'avvio e un po' di paura c'è.
Concludo affermando che questa legge lascia molte perplessità. Però, Signori, dobbiamo votarla con piacere, perché, altrimenti, di questo passo, non faremo niente neanche in questo settore. Naturalmente tengo a precisare che, se ci saranno delle imperfezioni, faremo tutto il possibile, come abbiamo sempre fatto, per modificarle.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Manganoni. Ne ha facoltà.
Manganoni (PCI) - In questa assemblea ci sono dei Consiglieri che hanno condotto degli alpeggi per anni, e ci sono dei Consiglieri che, per degli anni, hanno fatto i bergers, alzandosi per tutta l'estate alle tre del mattino. Per venire alla legge, devo dire che mi lascia alquanto perplesso.
Qual è il problema che ci siamo posti da anni in questo Consiglio, se non quello di fermare lo spopolamento della montagna, l'abbandono della terra: e questo lo si fa incrementando la zootecnia, cioè prati e pascoli, al fine di mantenere il verde. Questa legge raggiunge lo scopo solo in parte: condivido l'articolo 6, quando stabilisce le 25.000 lire, poi portate a 30.000 per le manze, ma non l'articolo 3, che parla di 60.000 lire per l'ingrasso dei vitelli maschi; do atto alla Commissione di aver già migliorato la legge, togliendo il massimo di 5, perché in questo caso voleva dire aiutare solo i grossi allevatori, e di aver tolto il passo riguardante il 40% dei mangimi prodotti dall'azienda; infatti in Valle d'Aosta non c'è una sola azienda che produca il 40% dei mangimi per l'ingrasso, che sono costituiti da latte in polvere, pannelli, farine e mangimi bilanciati; e qual è l'azienda che, da noi, li produce, quando non si coltiva nemmeno più il granoturco, essendo antieconomico? Comunque, queste modifiche non toccano il premio delle 60.000 lire per l'ingrasso. Ora, in tal modo, noi non incrementiamo il verde, dato che il vitello rimane nella stalla, non lo si manda a pascolare, e lo si riempie di mangime, cioè di un prodotto che deve essere importato. In questo modo, quindi, noi non incrementiamo nemmeno la zootecnia, ma gli allevamenti industriali, anche perché non c'è più il limite che il buon senso della Commissione ha tolto. Così, però, lo scopo che ci prefiggevamo con questa legge non è raggiunto; proviamo a vedere cosa fanno le altre regioni, non per copiare, ma per poter utilizzare anche la loro esperienza, che in molti campi è senz'altro pari alla nostra: il Piemonte dà 70.000 lire per tutti i capi, incrementando così l'allevamento, e 40.000 lire per ogni vitella, avendo capito che per fare altri vitelli sono necessarie le femmine, cosa di cui non si era accorto Mansholt, e, ho l'impressione, neppure questa Assemblea. E non credo che in Piemonte, per non parlare dell'Emilia-Romagna, di cui ho qui tutti i dati, incrementino le vitelle perché sono più stupidi. Sulla questione della macellazione, poi, mi sembra che, così facendo, si venga a creare un monopolio dei commercianti della Valle; a questo proposito mi dicevano gli allevatori, che in questo campo se ne intendono sicuramente più di tutti i Consiglieri qui presenti: "le 60.000 lire que nos baillades féyon cetta fin: lo commerçant prend 60.000", allora siccome "30.000 vegnon a me, 30.000 en moin"; e hanno perfettamente ragione. Noi ci lamentiamo che molti nostri contributi all'agricoltura vanno a finire nelle tasche degli speculatori; purtroppo è vero. Anche in questo caso, limitando la macellazione in Valle d'Aosta, finiamo per favorire pochi commercianti, che, naturalmente, si metteranno d'accordo per stabilite i prezzi a loro vantaggio. Il fatto positivo è da ricercarsi, forse, nella difesa della qualità della carne; ma ciò non toglie che noi mettiamo gli allevatori alla mercè dei commercianti e che le 60.000 lire andranno nelle tasche loro.
Per concludere, ribadisco il parere favorevole all'articolo 6, anche se secondo me 30.000 lire sono poche, dal momento che la Regione Piemonte, in pianura, dove il costo della lavorazione della terra e dell'allevamento non è quello della montagna, ne dà 70.000. E ribadisco, anche, la mia opposizione all'articolo 3, per le ragioni che vi ho detto; perché non incrementa la zootecnia, né mantiene il verde, ma favorisce gli allevamenti industriali, dato che, l'ho già detto, e lo ripeto per chi non l'avesse capito, i vitelli si ingrassano con i mangimi e non con il foraggio. A mio parere la nuova legge non era indispensabile; infatti bastava rivedere in aumento le provvidenze, già contemplate dalla legge 32 sul verde, e del resto i due incentivi contemplati dall'articolo 6 sono cumulabili, a differenza dell'articolo 3. Per quanto riguarda la cooperazione, noi, come gruppo, abbiamo sempre sostenuto la necessità delle forme associative; ma non è sufficiente sostenerlo in questo consesso, bisogna farlo entrare anche nella testa degli interessati. Sulla cooperazione vorrei, però, domandare all'Assessore se corrisponde al vero il fatto che si stia costituendo, o sia già stata costituita, con l'approvazione della Regione, una stalla sociale, creata da un gruppo di 7 persone, le cui proprietà di prati sono sufficienti per mantenere dai 10 ai 15 capi bovini come foraggio, mentre la stalla ne prevede 100; inviterei l'Assessore ad indagare perché , se questo corrisponde al vero, c'è solo da dire "alla larga da queste Cooperative fasulle", perché certamente, Signori, le forme associative sono quelle che possono salvare l'agricoltura, ma attenzione a questi falsi. Non è un'accusa che rivolgo all'Assessore, ma è un interrogativo che pongo per sapere se questo corrisponde al vero; e mi auguro che queste mie informazioni siano sbagliate, me lo auguro sinceramente. Tenuto presente quanto detto, visto anche il parere favorevole delle associazioni di categoria, soprattutto sulla questione dell'ingrasso, anche se da me criticato, voterò a favore della legge.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Maquignaz. Ne ha facoltà.
Maquignaz (DP) - Penso non ci sia molto da aggiungere, perché il problema, mi pare, è già stato sufficientemente dibattuto. Condivido l'ampia relazione svolta dall'Assessore all'Agricoltura, sia perché mi pare abbracci il problema nella sua totalità, sia perché considero che la legge sia stata studiata per incentivare la produzione di carne, non per mantenere il verde, problema affrontato da una legge regionale già operante. Non bisogna confondere: questo è un provvedimento particolare, che mira proprio ad incrementare la produzione di carne in Valle, giustamente, credo dato che la carne qui prodotta è, certamente, di migliore qualità di quella che oggi forniamo alla nostra popolazione. In secondo luogo, poi, è anche un provvedimento concreto, dal momento che si allaccia alle disponibilità di bilancio, e alla possibilità di poter effettivamente liquidare i contributi promessi: sarebbe, infatti, stato assurdo stanziare 60 e 70 o 100.000 lire, se poi fossero venute a mancare le disponibilità finanziarie. Del resto, vorrei dire al Consigliere Manganoni, che non mi risulta che le leggi approvate dal Piemonte siano già operanti, mancando varie approvazioni, tra le quali quella della CEE; e, dal momento che superano di molto le direttive indicate da questa, penso che troveranno difficilmente applicazione. Questo non significa molto; non è detto che non ci si debba battere per modificare tali direttive, come del resto abbiamo già dimostrato anche noi, riguardo appunto il piano Mansholt: infatti siamo stati i primi a dimostrare come tale piano fosse negativo per l'agricoltura di montagna. Mi ricordo che, a Trento, in occasione del primo Convegno con i rappresentanti della CEE, avevo preparato una relazione, che quasi volevo stralciare, dopo aver sentito tutti i vari interventi di plauso al piano; ma ho fatto ugualmente la mia relazione, e oggi vediamo che avevamo ragione noi. Per ritornare al provvedimento in esame, mi pare che il lato più carente sia quello della commercializzazione. La Regione ha già approvato una legge che prevede contributi in conto capitale del 70%, 75%, mutui dal 25% al 2%, restituibili in 20 anni, oppure, in alternativa, la possibilità di un intervento diretto da parte della Regione, con la costruzione di tali opere, da dare poi in affitto o in riscatto. Quindi mi pare che il provvedimento, da un punto di vista finanziario, dia un certo affidamento, una garanzia agli agricoltori; quella che manca è, invece, tutta l'azione di informazione, che, del resto, dovremo certo fare, in modo che gli agricoltori capiscano l'importanza di arrivare alla cooperazione nel campo della carne, come del resto hanno già fatto per la frutta e la fontina. Infatti, anche se noi riusciamo a costituire una prima cooperativa, finiremmo per svolgere un'azione calmieratrice in senso inverso per il produttore, perché, se questi mette direttamente in commercio il proprio prodotto lavorato e finito, è chiaro che, evitando molti passaggi, può avere, così, un provento maggiore, e il consumatore, di conseguenza, può avere costi minori. Quindi l'azione da svolgere, e lo dicevo anche l'altro giorno ai rappresentanti delle associazioni di categoria, è quella dell'informazione. Vorrei accennare ancora al problema degli incroci, riguardo al quale devo dare ragione al Consigliere Fosson, perché, effettivamente, chi ha lavorato per alcuni anni nell'agricoltura, sa lo sforzo che abbiamo dovuto fare per mantenere la purezza della razza, della pezzata rossa, soprattutto, e della pezzata nera che hanno qui in Valle la loro culla, e che questi esperimenti potrebbero mettere in pericolo. Però devo riconoscere che l'emendamento proposto dall'articolo 6, per cui la fecondazione artificiale e l'allevamento dei meticci sono ammessi in via sperimentale, previo rilascio di singole autorizzazioni e sotto stretto controllo dell'Assessorato all'Agricoltura e Foreste, dà una certa sicurezza, e, non essendo la sperimentazione libera, si può fare una selezione anche degli allevatori, scegliendo solo quelli che danno maggiori garanzie di serietà. Oltretutto, avendo avuto modo di vedere questi meticci presso l'Istituto Zootecnico di Torino, devo riconoscere che, agli effetti della produzione di carne, sono certamente molto migliori dei nostri; il problema è solo quello di un accurato controllo. Per concludere ritengo questo provvedimento valido, anche se avrà certamente delle lacune, essendo stato studiato affrettatamente, in una sola seduta, e non essendo quindi perfetto. Quello che voglio mettere in evidenza è che, secondo me, deve essere portato avanti contemporaneamente al problema della commercializzazione, perché solo così noi potremo veramente aiutare gli agricoltori, e far sì che abbiano un profitto maggiore. Non credo, poi, contrariamente al Consigliere Manganoni, che questo provvedimento debba comprendere anche indennizzi per il verde agricolo, essendoci già un provvedimento in merito.
Dolchi (Presidente) - Do la parola al Consigliere Prof.ssa Viglino.
Viglino (RV) - Avevo l'intenzione di chiedere alcuni dati tecnici sulla sperimentazione, ma l'Assessore Maquignaz mi ha già in parte risposto. Dove rimango, invece, dubbiosa è su un altro punto, cioè se una sperimentazione di questo tipo sia già stata fatta in Valle e non soltanto presso un istituto di ricerca, perché, evidentemente l'ambiente potrebbe influire in un modo o nell'altro sui risultati. Certo non ho la competenza di altri Consiglieri, però anch'io per alcuni anni, ho aiutato mio padre a portare avanti la nostra piccola cascina di Saint Christophe, e, quindi, anch'io sono stata a contatto della vita dei nostri contadini; per questo motivo riconosco la validità della legge in esame e vedo in essa un passo non indifferente nell'aiuto che è nostro dovere portare agli agricoltori. L'unico punto interrogativo, anche per me, è quello della macellazione in Valle d'Aosta.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Pedrini. Ne ha facoltà.
Pedrini (PLI) - Evidentemente, Signor Presidente, non possiamo che inchinarci di fronte alla competenza del Consigliere Maquignaz, e direi che ha anticipato le stesse osservazioni che volevamo fare noi, puntualizzandole molto bene. Siamo quindi perfettamente d'accordo nel votare a favore di questo provvedimento, soprattutto con gli emendamenti aggiunti, che mettono ben in chiaro il problema nella sua interezza.
Dolchi (Presidente) - La parola al Consigliere Parisi.
Parisi (MSI-DN) - Signor Presidente e Signori Consiglieri, dopo la discussione appassionata e competente che vi è stata in quest'aula, il mio intervento vuol essere solo una dichiarazione di voto, che, ovviamente, va data anche per la complessità della legge e per l'impegno che la Commissione ha messo nel formulare il suo giudizio.
Evidentemente tutte le leggi peccano in qualche cosa, ma, come giustamente diceva il Consigliere Pedrini, che mi ha preceduto, quanto è stato asserito dal consigliere Maquignaz, circa il piccolo emendamento all'articolo 6, serve a togliere ogni dubbio. L'unica perplessità potrebbe sussistere se non si prendessero accorgimenti e controlli tali da evitare le preoccupazioni del Consigliere Fosson. Non penso, però, che si voglia danneggiare, con l'incremento della produzione di carne, quella che è la produzione lattiera, anche perché i Valdostani sono troppo gelosi delle loro cose e dei loro prodotti. Non è certo possibile pensare che in un domani si potrebbe porre soltanto il problema delle carni e non della produzione del latte; per queste ragioni io voterò a favore di questa legge.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Vice Presidente Fosson. Ne ha facoltà.
Fosson (UV) - Non vorrei essere stato frainteso, sia quando ho affermato di condividere gli emendamenti apportati, sia quando ho espresso parere favorevole alla sperimentazione; infatti, credo di aver detto che questa, per il momento, deve avere carattere eccezionale, quindi non ho niente da modificare all'articolo 6; desidererei, invece, quando esamineremo articolo per articolo, fare degli emendamenti che, appunto, sottolineino la eccezionalità di tale sperimentazione. Per esempio, all'articolo 2 proporrei questa aggiunta "Agli agricoltori singoli od associati in cooperative che, in applicazione della presente legge, mantengono nelle loro aziende bovini di razza valdostana o, a titolo sperimentale, meticci di prima generazione...". Quindi, non è un sovvertimento di quello che è il principio dell'articolo, ma si ricollega a quanto prima ho voluto sottolineare, in modo di non trovarsi di fronte a delle sorprese quando è troppo tardi. Deve essere ben chiaro che questo lo si fa a titolo sperimentale e eccezionale per il momento, per facilitare, così, tutti i controlli da parte dell'Amministrazione regionale. Non sono, perciò, in contrasto con quanto ha detto anche l'Assessore Maquignaz, che ha condiviso il mio punto di vista sulla pericolosità degli incroci, e si è preoccupato di sottolineare con questo emendamento l'eccezionalità della cosa. Chiedo solo all'Assessore e alla Giunta che, eventualmente, durante l'esame del disegno di legge con i nuovi emendamenti aggiuntivi, questo carattere venga messo in evidenza in tutti gli articoli interessati.
Dolchi (Presidente) - Avendo alcuni Consiglieri già fatto le dichiarazioni di voto, e altri potendole ancora fare in sede di dichiarazione di voto vera e propria, vorrei chiedere all'Assessore Lustrissy se intende concludere in veste di Assessore il dibattito generale. La parola all'Assessore all'Agricoltura Lustrissy.
Lustrissy (DP) - Il dibattito è stato armonioso e costruttivo, e non credo ci sia molto da aggiungere, in quanto mi pare che tutto il Consiglio sia d'accordo sul provvedimento proposto, ad eccezione poi delle osservazioni e dei rilievi relativi alla sua applicazione pratica. Devo sottolineare, però, che il provvedimento stesso sarebbe vanificato dalla mancanza di una cooperazione effettiva nel settore; questo è uno degli scopi principali della legge e anche una delle sue più gravi limitazioni, riguardo soprattutto il problema della macellazione delle bovine in Valle d'Aosta; ho detto macellazione, non commercio della carne, per rendere, limitando a questa, più incisivo il discorso sulla cooperazione, e per evitare quegli inconvenienti che riguardano direttamente il produttore. Parlo della difesa del prezzo del produttore, cosa che oggi si può raggiungere in modo diverso che non nel passato, attraverso forme nuove e più organizzate di tutta l'attività in questo settore. Per quanto riguarda il problema generale, torno a ripetere al Consigliere Manganoni che le leggi proposte nelle altre Provincie non sono ancora state approvate, tant'è vero che abbiamo una legge della Regione Piemonte, che, in risposta a una richiesta della Presidenza del Consiglio, puntualizza come il provvedimento debba essere ancora esaminato dagli organi comunitari. Non esiste, quindi, oggi, in Italia nessun provvedimento analogo a quello adottato dalla Valle d'Aosta; esistono molte proposte, ma non esiste nessuna disposizione similare già approvata. Per quanto riguarda, invece, il problema generale della sopravvivenza dell'agricoltura di montagna, e le dichiarazioni recenti di Mansholt, sembra non siano altro che la conseguenza della grossa battaglia fatta dalla Valle d'Aosta in sede comunitaria; infatti , proprio dopo di questa, il Sig. Mansholt ha dovuto riconsiderare tutta la sua impostazione sull'agricoltura, soprattutto riguardo le zone meno favorite e quelle in montagna, tant'è vero che, come conseguenza, è nata la direttiva del dicembre scorso, del tutto diversa dalle precedenti. Tutti ricordano l'iter difficile di questa legge, tutti ricordano, e il Consigliere Maquignaz l'ha richiamata alla mente, la riunione di Trento, e cosa è successo in Parlamento quando la Regione Autonoma Valle d'Aosta ha osato proporre questa legge anche in sede comunitaria, e l'interpellanza alla Camera dei Deputati su come mai alla nostra Regione era permesso sostarsi dalle direttive comunitarie. Oggi è più facile fare un discorso di questo tipo, ma, quando la battaglia è stata portata avanti, noi eravamo purtroppo soli, e non abbiamo avuto molti aiuti. Riguardo, poi, la domanda posta dal Consigliere Viglino, rispondo che sperimentazioni in questo settore in Valle d'Aosta non ne abbiamo fatte, ed è per questo che oggi non siamo ancora in grado di avviare il discorso in modo diverso, cioè di un allevamento impostato su una scala più ampia che non quella della sperimentazione. Questa, in concreto e sulla base di studi fatti presso l'Istituto Zooprofilattico del Piemonte, è avvenuta in alcune vallate piemontesi, in quella di Lanzo e in altre, dove da anni si sta praticando questo incrocio. In Valle d'Aosta, però, proprio per i motivi da Lei indicati, è necessario verificare se un certo tipo di prova è in grado di dare quei risultati che noi ci attendiamo; anche per questo motivo ci sono delle preoccupazioni, da noi sempre tenute presenti in passato, di difesa, cioè, e di miglioramento della nostra razza bovina, preoccupazione che noi tutti condividiamo, al punto che la Commissione Consiliare ha ritenuto di porre dei limiti ben precisi, che dovranno poi essere applicati dagli organismi tecnici dell'Assessorato, i quali, in base a quanto discusso in Commissione e in Consiglio, effettueranno questi controlli. Rilasciando le autorizzazioni a casi ben limitati e a ragion veduta. Perciò siamo favorevoli ad accogliere la proposta del consigliere Fosson, di rendere più incisivo il discorso, introducendo il concetto dell'eccezionalità, affinché non si faccia della sperimentazione a tutti i costi e in qualsiasi situazione. Non credo, però, sia necessario introdurla in tutti gli articoli interessati al problema; basterebbe introdurla all'articolo 6, che è quello che regola tutta l'attività sperimentale e di rilascio delle autorizzazioni: propongo, quindi, che nell'articolo 6 accanto a "sperimentale" compaia la dizione "eccezionale". In sede applicativa, poi, esiste tutta una regolamentazione ben precisa, che gli organi tecnici dovranno osservare scrupolosamente, e che potranno garantirci da tutti questi pericoli. Concludo ricordano come, essendo un provvedimento innovativo, e che tende ad impostare le cose in modo diverso dal passato, sia necessaria una verifica, così come, diciamo, avremo, entro la fine dell'anno, la verifica dell'applicazione della legge sull'indennizzo per il verde agricolo. È certamente una legge dinamica, aperta a qualsiasi altro provvedimento migliorativo, anche in relazione a quello che succederà in campo nazionale e internazionale nel settore della carne, e ai fondi che lo Stato, eventualmente, ci metterà a disposizione; ma, come dicevo prima, il consenso di tutte le categorie interessate, e quello del Consiglio regionale, darà più forza a questo provvedimento di legge, che troverà, così, la possibilità di una applicazione completa e rapida, come è nelle aspettative di tutti.
Dolchi (Presidente) - Dichiaro chiusa la discussione generale. Visto che nessuno intende fare delle dichiarazioni di voto, proporrei ai Colleghi che hanno annunciato degli emendamenti di rimandare, se sono numerosi, la votazione articolo per articolo ad oggi pomeriggio; se, invece, possiamo contenere la discussione sui singoli articoli, proporrei di concludere con l'oggetto in esame. La parola al Consigliere Fosson.
Fosson (UV) - Potrei concordare con quanto detto dall'Assessore Lustrissy: ritengo, però, necessario ribadire maggiormente il concetto dell'eccezionalità, inserendolo in tutti gli articoli che riprendono il problema della sperimentazione. Capisco che, non essendo emendamenti sostanziali, basterebbe una piccola correzione all'articolo 6; penso, però, che non ci sia nessuna difficoltà da parte dell'Assessore di adeguarsi a questa richiesta; ma la legge è abbastanza vasta, e c'è anche la questione delle votazioni. Sono quindi d'accordo nell'aggiornare la seduta.
Dolchi (Presidente) - La discussione degli emendamenti e le votazioni, sia quella palese che quella segreta finale, sono rimandate al pomeriggio di oggi. Prego il Vice Presidente Fosson di trasmettere nel frattempo alla Presidenza, per iscritto, gli emendamenti, in modo da agevolare la votazione e la lettura. La seduta è tolta. Riprenderà alle ore 16.
La seduta è tolta alle ore 13,02.
