Objet du Conseil n. 2654 du 24 octobre 2012 - Resoconto
OGGETTO N. 2654/XIII - Interrogazione: "Situazione delle strutture funiviarie e di risalita dismesse".
Interrogazione
L'art. 19 della legge regionale 18 aprile 2008, n. 20 prescrive che nel caso di cessazione della concessione di costruzione ed esercizio di linee funiviarie e impianti di risalita il concessionario è obbligato a proprie spese alla restituzione in pristino, parziale o totale, del terreno su cui insistono tali opere e le opere complementari, nonché all'asporto del materiale di risulta.
È inoltre previsto che qualora il concessionario non provveda alla restituzione in pristino entro diciotto mesi o entro i termini specificatamente definiti con deliberazione della Giunta regionale, all'esecuzione provveda direttamente la Regione e le relative spese siano poste a carico del concessionario;
i sottoscritti Consiglieri regionali
Interrogano
la Giunta regionale per conoscere:
1) se è disponibile, aggiornato e consultabile pubblicamente il censimento delle strutture funiviarie e di risalita dismesse;
2) quante siano attualmente le strutture dismesse ancora presenti sul territorio valdostano e dove siano localizzate;
3) se siano stati necessari o se siano in programma interventi di ripristino coatto per decorso del termine di legge o del termine assegnato dalla regione;
4) a quanto sia stimabile l'importo degli interventi eventualmente necessari allo scopo.
F.to: Louvin - Chatrian
Presidente - La parola all'Assessore al turismo, sport, commercio e trasporti, Marguerettaz.
Marguerettaz (UV) - Grazie Presidente.
Sul primo quesito: "se è disponibile, aggiornato e consultabile pubblicamente il censimento delle strutture funiviarie e di risalita dismesse", presso le infrastrutture funiviarie è disponibile e aggiornato l'elenco degli impianti a fune dismessi; se il collega lo ritiene, gli posso fornire l'elenco delle strutture che ho.
Secondo quesito: "quante siano attualmente le strutture dismesse ancora presenti sul territorio valdostano e dove siano localizzate", nel 2006 sono state censite circa 40 strutture funiviarie dismesse e non ancora completamente smantellate. Le strutture sono in diverse località valdostane e anche qua c'è un elenco che metto a disposizione, elenco che però non è consultabile su internet.
Terzo quesito: "se siano stati necessari o se siano in programma interventi di ripristino coatto per decorso del termine di legge o del termine assegnato dalla Regione", tutte le strutture concessionate ex legge regionale n. 29/1997, in seguito sostituita dalla n. 20/2008, sono state smantellate nei termini previsti dalla legge a seguito dell'estinzione a vario titolo della concessione; pertanto non sono stati necessari, né sono in programma interventi di ripristino coatto. Le strutture dismesse precedentemente all'entrata in vigore della legge del 1997 erano esercite secondo disciplinari di concessione sottoscritti fra concessionario e Comune fino al 1982 e poi fra concessionari e Regione, che non riportavano nella maggior parte dei casi gli obblighi di ripristino introdotti in legge a partire dal 1997. Pertanto per gli impianti nati dopo il 1982 e dismessi prima del 1997, posto che sia possibile reperire i disciplinari di concessione nell'archivio trasferito nel 1999 dall'USTIF di Torino alla Regione, sarebbe necessario effettuare una ricerca caso per caso per individuare i contenuti dei disciplinari di concessione e verificarne le possibili azioni. Si segnala che molti dei concessionari degli impianti dismessi oggi non sono più esistenti e che in passato non sempre è stato costituito un diritto reale sul terreno per la costruzione del manufatto, la cui proprietà sarebbe quindi oggi da porre in capo al soggetto che possiede il terreno. In ogni caso, per ovvie ragioni di opportunità, tutela e sicurezza degli utenti, parrebbe oggi preferibile concentrare le risorse disponibili sugli interventi di sviluppo, sorveglianza e controllo degli impianti attivi in servizio pubblico. Questo non vuol dire, collega Louvin, che quell'altro è un problema che non esiste, perché convengo con lei che questa è una testimonianza da un lato e dall'altro un ingombro che sarebbe meglio rimuovere; quindi, da questo punto di vista, creare un tavolo comune fra Regione e concessionari - ma molte volte i concessionari non ci sono neanche più - per andare ad eliminare questi manufatti è cosa buona e giusta.
Quarto quesito: "a quanto sia stimabile l'importo degli interventi eventualmente necessari allo scopo", nel 2006 la Regione aveva calcolato un costo delle azioni di ripristino di dette strutture ancora presenti sul territorio giungendo ad un costo attualizzato di 2.500.000 di euro, come una tabella allegata con questa previsione indica e che metto a disposizione del collega.
Presidente - La parola al Consigliere Louvin.
Louvin (ALPE) - Grazie Presidente. L'Assessore è stato esaustivo nell'informativa che avevo richiesto e nel ringraziarla la prego di ringraziare anche i suoi servizi, che in sede di prima informativa sono stati molto puntuali.
Abbiamo un problema che nell'urgenza del momento non appare così rilevante, i tempi che corrono danno altre priorità, ma è un problema esistente sul quale bisogna cominciare a pianificare degli interventi. Procedo in ordine in relazione alle sue risposte. È bene che ci sia questo elenco e, siccome non mi pare contenga notizie che possono avere problemi dal punto di vista della tutela della privacy, ma si tratta di fatti riscontrati oggettivamente nell'ambito di azioni di indagine dell'Amministrazione su luoghi e strutture, suggerirei di consentirne la consultabilità, se non mettendo su internet, almeno indicando ad eventuali soggetti interessati: associazioni di tutela dell'ambiente, cittadini, turisti che si chiedono come mai sia ancora in piedi il pilone, la teleferica...di sapere qual è la titolarità. Ripeto: non c'è bisogno di fare siti internet apposta, ma di stabilire - e lei lo può fare credo nell'ambito della sua discrezionalità amministrativa molto facilmente - che i dati del censimento delle strutture funiviarie di risalita dismessi sia liberamente consultabile da parte del cittadino.
Il numero mi pare ancora abbastanza elevato, parliamo di una quarantina di strutture, alcune minori, vecchi skilift quasi di anteguerra, ma altri di maggiore impatto. Lei ha detto che sono testimonianze-ingombro, io aggiungerei anche inquinamento, perché si tratta di materiali che, esposti alle intemperie, oltretutto per la tipologia dei materiali utilizzati all'epoca, possono rappresentare una fonte di inquinamento; anche in questo senso non sarebbe inutile individuare per l'aspetto dell'inquinamento ambientale e per l'impatto paesaggistico una qualche priorità, ovvero individuare degli impianti che hanno un ordine di rimozione più rapido.
È molto corretto quello che lei dice della problematica dell'ante 1997, l'abbiamo all'epoca valutata con attenzione e sappiamo che rincorrere con il fucile le società di funivia o i singoli che all'epoca hanno realizzato gli impianti è tutt'altro che facile. È però molto preoccupante quello che lei ha detto nella parte finale, cioè che in questo momento diventano responsabili i proprietari del terreno pur non avendo percepito neanche un soldo dall'uso del terreno. Lei qui ha sollevato una questione di prim'ordine e in questo credo che andrebbe immaginata una soluzione, non escludendo che alcuni di questi manufatti possano causare danni a terzi per cadute o loro instabilità; in questo caso, oltre a doverli rimuovere, c'è una responsabilità oggettiva dei proprietari.
Pensavamo quindi di avere liquidato in termini informativi la problematica, che invece appare più complessa di quanto si profilava inizialmente. Non è nell'ultimo scorcio della legislatura che si individueranno delle soluzioni definitive, ma non sarebbe male che ci fosse una direttiva agli uffici per preparare delle soluzioni in prospettiva che non siano di pura osservazione del fenomeno, ma che comincino a mettere qualcosa in cantiere per possibili ripristini futuri, non escludendo anche l'eventualità di azioni low cost, che coinvolgano associazioni ambientaliste o di volontariato nel ripristino dei territori, cosa che si fa con altre tipologie di attività e che potrebbe essere immaginata anche in questo settore nel quadro di una Valle d'Aosta pulita da tale genere di manufatti abbandonati. Grazie.
