Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 1738 du 7 avril 2011 - Resoconto

OGGETTO N. 1738/XIII - Interpellanza: "Costituzione di un gruppo di lavoro interistituzionale per l'individuazione di un nuovo modello organizzativo dei servizi socio-assistenziali per anziani".

Interpellanza

Premesso che in questi mesi, più volte, è stata prefigurata la gestione esternalizzata di servizi residenziali e semi-residenziali per anziani e inabili;

Preso atto della deliberazione della Giunta regionale n. 161 del 28 gennaio 2011 relativa alla "Approvazione della sospensione dei termini di adeguamento ai requisiti minimi organizzativi dei servizi socio-assistenziali per anziani, previsti dalla deliberazione della Giunta regionale n. 2282 in data 23 agosto 2007";

Evidenziato che i servizi alla persona devono avere al centro dell'attenzione i bisogni di una popolazione anziana e lungodegente che sta crescendo e crescerà di numero;

Sottolineata la necessità di essere coscienti che i fenomeni demografici, gli stili di vita, i nuovi assetti della finanza pubblica rendono sempre più difficile e complesso quel percorso caratterizzato da alta qualità sociale, fiore all'occhiello degli ultimi decenni, reso possibile dalla nostra Autonomia, sia a livello normativo che finanziario;

Ribadito che per assicurare il valore della coesione sociale si devono individuare nuovi interventi e nuove politiche per garantire la sostenibilità nel lungo periodo del nostro modello di welfare pubblico;

Ritenuto che l'idea di un nuovo orizzonte del "benessere" si può concretizzare se l'intero sistema valdostano, nelle sue componenti pubbliche, private e collettive, riuscirà ad assumere come propria prioritaria responsabilità questa scommessa riuscendo, nel contempo, a superare i corporativismi e il terrore che qualsiasi cambiamento possa mettere in discussione le comodità ed i diritti di chi è già garantito;

il sottoscritto Consigliere regionale

Interpella

il Presidente della Regione per sapere se non ritiene necessario ed utile costituire un gruppo di lavoro interistituzionale con il compito di tracciare un nuovo modello di gestione del welfare ispirato a maggiore sussidiarietà in cui, accanto al tradizionale intervento pubblico, trovi spazio significativo la responsabilità dei singoli, delle famiglie, delle parti sociali.

F.to: Rigo

Président - La parole au Conseiller Secrétaire Rigo.

Rigo (PD) - Grazie Presidente.

Mi rendo conto, lo dico subito prima di prendermi un'altra rimbrottata da parte dell'Assessore, che un'interpellanza non può essere lo strumento più idoneo per un confronto sull'organizzazione sociosanitaria ed assistenziale dei servizi ad personam, ma non possiamo che usare quelli di cui disponiamo.

È indubbio che il dibattito di queste settimane sulle esternalizzazioni, dibattito che si è svolto anche in Consiglio, ha fatto emergere limiti e contraddizioni in merito all'attuale modello di gestione delle strutture residenziali in Valle d'Aosta. La stagione di incertezza e di mutamenti strutturali e demografici, mai vista fino ad ora, si percepisce anche in un contesto del tutto particolare come quello valdostano. Il mondo sta subendo la più profonda trasformazione dalla fine della seconda guerra mondiale ed appare chiaro che l'economia e la società non saranno più come prima. Per queste ragioni è evidente che le prospettive di crescita della Valle d'Aosta per i prossimi anni si rapportano, ovviamente, con questo scenario problematico. E dobbiamo essere coscienti che non sarà facile proseguire quel percorso di alta qualità sociale che ha segnato gli ultimi decenni della nostra autonomia. In questo quadro credo che il compito della politica sia quello di trovare soluzioni possibili e capaci di mettere in sicurezza il valore della coesione sociale di fronte all'incertezza, consolidando un sistema generalizzato ed efficiente di welfare. Servono però mutamenti di non poco conto, capaci di sciogliere quei nodi critici venuti alla luce e che oggi condizionano il nostro sistema assistenziale, un sistema in cui convivono potenzialità e propensione alla stessa innovazione, apertura a scenari nuovi, ma assieme a questi convivono anche corporativismi e conservatorismi.

Senza un ripensamento complessivo, molte delle politiche che stiamo ora attuando in favore della popolazione anziana ed inabile - in gran parte a carico, lo ricordo, del bilancio regionale - non potranno essere garantite nei prossimi decenni. Per mantenere la coesione sociale a cui prima facevo riferimento, che connota il vivere della nostra comunità, e, nel contempo, per ampliare gli interventi necessari a rispondere a maggiori e nuovi bisogni sociali, occorre gradualmente realizzare un modello ispirato a maggiore sussidiarietà in cui, accanto al tradizionale intervento pubblico, trovino spazio significativo anche le responsabilità delle parti sociali, delle organizzazioni del terzo settore ed anche del privato. Se vogliamo quindi continuare ad assicurare benessere anche nel nuovo scenario globale, l'intero sistema valdostano, nelle sue componenti pubbliche e collettive, è chiamato ad assumere come propria responsabilità questa scommessa.

Il motore di questa interpellanza è costituito quindi dalla preoccupazione di far crescere dentro di noi e nell'opinione pubblica la consapevolezza che il "registro" - chiamiamolo così - è cambiato anche per e nella nostra società valdostana. In sostanza, la partita richiede a tutti l'assunzione di nuove responsabilità, capaci di superare il terrore, la paura che il cambiamento possa mettere in discussione lo status quo e la qualità dei servizi alla persona fino ad oggi garantita. Ecco quindi subito smentito chi ieri ha detto che la sinistra ha paura del cambiamento, delle innovazioni, di percorrere strade nuove, ma non sono presenti qui coloro che ieri gridavano molto forte parlando di politica!

Il dibattito che ha coinvolto la Comunità montana Grand Paradis, il confronto ancora in atto alla Casa di riposo Festaz, le difficoltà gestionali nell'organizzazione del personale presenti ogni giorno, lo sanno bene gli ex sindaci, nelle strutture residenziali, la loro insufficiente integrazione con l'organizzazione sanitaria (vede, Assessore, che ritorno su questa cosa), la necessità di sospendere i termini di adeguamento ai requisiti minimi organizzativi dei servizi alla persona, la sperimentazione dell'accreditamento del servizio di assistenza domiciliare nel Comune di Aosta (un'altra deliberazione di questi giorni), la sentenza pronunciata dal giudice del lavoro nei confronti della direzione della Casa di riposo Festaz, l'allarme lanciato dall'Azienda USL sulle malattie professionali nelle microcomunità, la presa di posizione della Fédération des Coopératives valdôtaines sulla gestione delle strutture residenziali, impongono a mio avviso alla politica, e non solo all'Assessore, un confronto a tutto campo.

Nell'interpellanza si chiede una riflessione sulle diverse strategie organizzative e gestionali di questi servizi. In Valle d'Aosta finora abbiamo utilizzato due modelli: la gestione diretta e la convenzione. Perché non verificare la possibilità di imboccare altre strade? Strade peraltro già percorse, ci sono già esperienze con risultati differenti in altre realtà. Faccio un esempio: la concessione di una struttura residenziale e la relativa responsabilità gestionale. Attraverso l'utilizzo della concessione del servizio la Comunità montana può instaurare con il soggetto concessionario - che in tal modo viene delegato all'esercizio della pubblica funzione, e non solo nella gestione della struttura che si realizza attraverso il servizio concesso - un rapporto di sussidiarietà particolarmente solido e coinvolgente. L'impresa sociale può così adempiere pienamente alle sue prerogative e sfuggire al ruolo spesso surrettiziamente ad essa affidato di mero fornitore di mano d'opera. Il concessionario così gestisce un pubblico servizio - la microcomunità - in nome proprio assumendo tutti i relativi rischi imprenditoriali. Oppure, perché non domandarci come affrontare il problema della qualità del servizio offerto e, nel contempo, la difesa dei diritti acquisiti dei lavoratori, con l'impossibilità di sostituire o di assumere nuovo personale qualificato? Altre realtà stanno utilizzando la disciplina del comando, assegnando al gestore no profit, oltre alla struttura, i propri dipendenti a suo tempo assunti dal Comune o dal consorzio, con le specifiche qualifiche di ADEST, di OSS o di cuoco, lavoratori che rimangono, a tutti gli effetti, dipendenti pubblici con la salvaguardia di tutti i diritti acquisiti e di quelli che matureranno nel frattempo. Due esempi, che l'Assessore certamente conosce, insieme ad altri esistenti nella realtà italiana, che potrebbero essere oggetto di confronto fra le parti, fra le quali metto, non certo per ultime, anche le organizzazioni sindacali, indispensabili per trovare un modello funzionale condiviso.

Se al centro della nostra attenzione ci sono la qualità del servizio, i diritti degli utenti e quelli del personale, e se il nostro fine è il benessere di tutte le persone coinvolte a livelli e responsabilità diversi, perché non proviamo a sperimentare percorsi nuovi con il tempo dovuto, con la necessaria calma? Credo che tutto ciò sia possibile se ognuno responsabilmente accantona, per un momento, la difesa aprioristica delle proprie posizioni per guardare più avanti.

Si dà atto che, dalle ore 11,55 alle ore 11,56, assume la presidenza il Consigliere Segretario Emily Rini e che alle ore 11,56 riassume la presidenza il Presidente Alberto Cerise.

Président - La parole à l'Assesseur à la santé, au bien-être et aux politiques sociales, Albert Lanièce.

Lanièce A. - Grazie Presidente.

Ringrazio il collega Rigo per aver portato all'attenzione dell'aula tale argomento...e soprattutto per il modo nel quale ha finito il suo intervento, cioè che qualcuno faccia un passo indietro sulle posizioni preconcette, esternalizzazione del diavolo e non esternalizzazione dell'acqua santa, e altre cose del genere...

Noi abbiamo dimostrato come, per un determinato servizio, abbiamo affermato che era meglio mantenere il servizio a capo dell'Amministrazione, mentre per altri servizi abbiamo detto che c'era la possibilità di una gestione diversa. Però le sono grato per avere aperto questo dibattito che - come è stato già accennato - abbiamo già rimesso sul tavolo con il Consiglio permanente degli enti locali e con il Comune di Aosta; posso fin da ora dire che sono disponibilissimo ad aprire anche il dibattito in V Commissione per vedere quali sono le suggestioni in modo più approfondito.

In Valle d'Aosta, nel 2008, la popolazione anziana di età compresa fra 65 e 74 anni, ammontava a 13.709 unità e rappresentava il 10,8% del totale, mentre quella di età oltre i 74 anni contava 12.638 unità, pari a 9,9% del totale. In totale la popolazione di età superiore ai 64 anni nel 2008 era pari a 26.341 unità, il 20,7% della popolazione, in linea con il 2007 e in media con il nord occidente dell'Italia. Sempre nel 2008, in Valle d'Aosta, vivevano 151,2 anziani ogni 100 giovani di età compresa fra 0 e 14, e a 100 persone attive corrispondevano a 52,5 anziani; il trend, non solo in Valle d'Aosta, ma in Europa, prevede un'ulteriore crescita sia dell'età media della popolazione che delle situazioni di non autosufficienza. In questo contesto il nostro sistema di strutture socio-assistenziali dedicate a questo tipo di cittadini in situazione di necessità ha subito, negli ultimi anni, un'evoluzione conforme ai mutati bisogni della popolazione anziana. La sempre maggiore consistenza di anziani e, al loro interno, della componente di anziani di età superiore a 74 anni, ha portato all'aumento delle richieste di cura da parte di soggetti con patologie croniche e degenerative, e, di conseguenza, alla conversione di molte strutture originariamente a carattere alberghiero, in realtà organizzative e logistiche a maggiore coefficiente socio-sanitario. Questo è un concetto che abbiamo ripetuto più volte, che a 30 anni dalla nascita delle microcomunità sono diventate strutture a valenza sanitaria e, a volte, altamente sanitaria. Tra gli inserimenti di utenti nel corso del 2009, che sono stati 657, la demenza si è confermata la patologia più diffusa con 187 casi, seguita dall'insufficienza cardiaca con 87 casi, e dal diabete con 77. Gli utenti presenti in strutture al 1° gennaio 2009 erano 884, 40 casi in più rispetto al 2008; gli utenti gravemente dipendenti (N3) erano il 59% (contro il 55% nel 2008), in aumento in tutti i distretti rispetto all'anno precedente; gli utenti autosufficienti erano il 4%, uno percento in più rispetto al 2008.

È evidente come nel tempo sia l'aumentata durata della vita e il conseguente aumento di casi di non autosufficienza, sia il conseguente aumento di richieste di inserimenti definitivi che influiscano sulla ricettività dei servizi residenziali e semi-residenziali per anziani. Questi dati giustificano la grande attenzione che la Regione pone nei confronti della popolazione anziana, sia a livello di programmazione di servizi rispondenti alle necessità in corso di cambiamento, sia a livello di investimenti finanziari. Per il 2011 sono stati stanziati 23.430.000 euro per i servizi pubblici (assistenza domiciliare, ADI, strutture residenziali e semi-residenziali), 6.250.000 euro per le convenzioni con le strutture di accoglienza private, e 7.500.000 euro di investimenti per l'adeguamento delle strutture.

La presenza della popolazione anziana più consistente e grave, le esigenze di contenimento della spesa hanno portato di recente l'Amministrazione regionale, di concerto con gli enti locali, ad avviare un percorso di riflessione sugli standard organizzativi per elaborare proposte capaci di salvaguardare livelli quantitativi elevati e insieme a razionalizzare il più possibile la spesa. Qui mi riferisco al fatto che è stata sospesa la delibera che prevede l'adeguamento delle strutture entro il termine del 2011...da questo punto di vista si è aperto un tavolo. D'altro canto, per l'aumento delle aspettative di vita è obbligatorio promuovere iniziative per il mantenimento dell'autonomia e dell'utilità sociale della persona anziana attraverso la valorizzazione di capacità, competenze e conoscenze ancora preziose per la comunità di appartenenza, anche con il concorso e la partecipazione progettuale concreta del terzo settore, del privato sociale e del volontariato. Qui voglio ricordare come ritengo importante il piano di zona, perché qui, sia per quanto riguarda la conferenza di piano, che per quanto riguarda il piano politico, gli aspetti più tecnici, uffici di piano e gruppi tecnici, sono rappresentati tutti gli attori, quindi il terzo settore, gli enti locali, la Regione, l'Azienda USL, e come questo sia un importante piano di confronto per portare avanti anche delle proposte. Fra l'altro, devo dire che il gruppo tecnico del Sub-ambito 1 ha previsto un progetto di piano di zona che prevede la valorizzazione dell'anziano attivo, quindi stanno partendo in modo inizialmente sporadico su tutta la Regione delle considerazioni su questa possibilità. Ci sarà la legge anziani e ci sarà la possibilità di ragionare in questi termini. Più in generale devo dire che è stata richiamata la delibera n. 651 del 18 marzo con cui si è avviato un percorso con il Comune di Aosta sull'accreditamento dei servizi domiciliari, quindi ci stiamo muovendo in quest'ottica.

Per quanto riguarda l'integrazione socio-sanitaria, concordo pienamente che è un punto ancora da sviluppare, parlo in particolare delle microcomunità, perché è lì che deve ancora avvenire un'integrazione sociosanitaria importante, anche perché siamo a conoscenza della differente tipologia di figure professionali che fanno capo talora all'USL e talora agli enti locali, e come questo non sia il massimo come integrazione; dunque da questo punto di vista l'impegno è già iniziato.

Non ultimo, vorrei sottolineare il ruolo rilevante che stiamo cercando di dare sempre di più alla famiglia nel farsi carico degli anziani non autosufficienti. Come sapete, il nuovo testo unico sull'assistenza economica dà possibilità importanti, rispetto a prima, con questo voucher che sarà spendibile attribuendo maggiori risorse per la famiglia, per gestire anziani non autosufficienti che così non vanno necessariamente ad aumentare i posti nelle strutture. Detto questo, ci sono già degli ambiti importanti: dove si sta già ragionando in questo senso il gruppo tecnico, dove si sta lavorando sugli standard con gli enti locali con il Comune di Aosta e il piano di zona. Come già affermato in precedenza, sono sicuramente disponibile ad iniziare a fare questo ragionamento anche in V Commissione, come già abbiamo iniziato nell'ambito della questione sulla natalità.

Président - La parole au Conseiller Secrétaire Rigo.

Rigo (PD) - Grazie Presidente.

Ringrazio l'Assessore per la sua relazione, per il contributo che ha voluto dare a questo Consiglio su un argomento non secondario e per la fotografia che ci ha presentato, molto chiara, numeri e percentuali che dobbiamo raccogliere come segnale di attenzione collettiva. Non possono essere solo le amministrazioni e, in questo caso, gli uffici burocratici, gli Assessorati o anche i Comuni a farsi carico di questo problema. Benissimo, quindi, il confronto plurale nei diversi ambiti del piano di zona.

Io però credo sia necessario allargare le nostre conoscenze e non basta Internet, e non bastano questi confronti; perché non affidarci alla conoscenza di professionisti? Uno, in materia amministrativa, per indicarci le nuove strade che si sono aperte rispetto alla gestione di questi servizi e, l'altro, di modelli gestionali di servizi alla persona. Perché farlo? Per raccogliere le idee, per confrontarci su risultati che possono nascere da queste nuove conoscenze, sulle indicazioni che ci possono venire ed aprire un tavolo con tutti gli attori che devono essere coinvolti, poiché la gestione di questi servizi è materia che compete anche a loro. Qui faccio riferimento in particolare alle organizzazioni sindacali, con i dipendenti, e le forze del volontariato, un tavolo di lavoro comune in cui si possa sperimentare un modello valdostano di gestione di questi servizi. Le microcomunità sono state molti anni fa un modello di risposta ad una debolezza del territorio e di una comunità; abbiamo visto che c'è stata un'evoluzione notevole dei bisogni e quindi anche degli interventi fatti dall'Amministrazione regionale. Credo sia necessario in questo momento, per guardare con serenità al futuro, vedere se riusciamo a sperimentare nuovi modelli di interazione all'interno delle nostre strutture, o come dobbiamo ripensarle rispetto a quei numeri prima forniti dall'Assessore. Per questo abbiamo chiesto all'Assessore la possibilità di avere una conoscenza anche esterna alle nostre, che ci possa indicare strade che noi non conosciamo o strade che per noi sembrano oggi precluse.