Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 1673 du 9 mars 2011 - Resoconto

OGGETTO N. 1673/XIII - Interpellanza: "Iniziative per un confronto sul fenomeno della natalità nella regione".

Interpellanza

Preso atto che il rapporto Istat sui dati demografici 2010 racconta di una Valle d'Aosta dove la natalità (9.6) è più bassa della mortalità (10.3), dove la crescita naturale (-0.7) è in gran parte compensata dal saldo migratorio totale, dove il numero di figli per donna è diminuito rispetto al 2009;

Preso atto ancora che sempre più la Valle d'Aosta sta diventando una regione di anziani che invecchieranno soli e che la nostra comunità non è luogo per bebè;

Osservato che, invece, nella vicina Francia nel 2010 c'è stato un boom di nascite, il più alto da 30 anni e che, sempre in Francia, con 2.1 figli per donna è stato superato il livello di costanza della popolazione, mentre in Valle d'Aosta ci avviciniamo al livello di "sparizione della razza";

Sottolineato che l'atto di indirizzo e coordinamento dell'assegno post-natale è rappresentato ancora dalla deliberazione della Giunta regionale n. 1877 del 13 luglio 2007;

Evidenziato che, nell'adunanza consiliare del 15 luglio 2010, è stato approvato un ordine del giorno con il quale si "impegna l'Assessore competente ad attivare un confronto con il Consiglio Permanente degli Enti Locali e la Commissione consiliare permanente sugli effetti prodotti in questi anni dal contributo a supporto della paternità e della maternità e nel sostegno economico dei figli e su possibili modifiche all'atto di indirizzo";

i sottoscritti Consiglieri regionali

Interpellano

l'Assessore competente per conoscere:

1) quali sono le valutazioni di merito rispetto ai preoccupanti indici di natalità;

2) quando intende promuovere il confronto previsto dall'ordine del giorno sopra richiamato;

3) se intende coinvolgere il Forum delle Associazioni familiari della Valle d'Aosta;

4) se sono disponibili dati aggiornati, proiezioni, indicatori sul fenomeno considerato riferiti alla Valle d'Aosta.

F.to: Rigo - Carmela Fontana

Presidente - La parola al Consigliere Rigo.

Rigo (PD) - Ai primi di febbraio dell'anno in corso, scorrendo i dati demografici, o meglio, gli indicatori demografici del nostro paese nel 2010, perché i dati reali 2010 non sono ancora disponibili, numeri che raccontano una nazione dove si vive più a lungo, calano le nascite e altro ancora; mi sono chiesto perché la politica non si interessa a questi fenomeni di grande rilevanza per il nostro futuro o, meglio, per il futuro di quelle persone che oggi non sono ancora nate. Da questo interrogativo ha preso spunto l'interpellanza.

L'Italia e anche la Valle d'Aosta è un paese di anziani che invecchiano da soli. Che la penisola non sia luogo per bebè si sapeva, ma le stime ISTAT sui principali indicatori demografici 2010 hanno aggiunto al quadro, che ritrae un paese vecchio, una buona ed una cattiva notizia. La buona, sempre che ci piaccia invecchiare in un paese di anziani, è che l'aspettativa di vita è aumentata e aumenterà, e per noi quasi over sessanta va bene; la cattiva è che le nascite, dopo quattro anni di crescita, hanno subito uno stop nel 2010: con 12.200 nati in meno sono tornate ai livelli del 2005, anno in cui nacquero 554.000 bimbi. I politici - mi scuso della generalizzazione - sono abbastanza "distratti" nel quantificare gli effetti negativi, anche economici, della bassa natalità ed è per questo che continuerò ad intervenire su questi temi.

Il primo fattore di stagnazione ultradecennale della nostra economia risiede proprio nell'invecchiamento accelerato della popolazione; le multinazionali non investono nei paesi "vecchi" per motivi di domanda e di offerta (carenza di mano d'opera giovanile). Le quote, crescenti di ultrasessantenni e decrescenti di cittadini in età da lavoro, non fanno solo aumentare le spese per le pensioni e sanità, non rendono solo necessario il massiccio apporto di immigrati che stiamo sperimentando, ma ha effetti perversi sull'economia poco e male considerati nel dibattito sullo sviluppo. È impressionante il paradosso italiano: abbiamo pochi giovani con il più alto tasso di disoccupazione giovanile...come è possibile? Per ogni dieci sessantenni che vanno in pensione ci sono cinque giovani ventenni a causa del dimezzamento delle nascite dal 1975 ad oggi. Di questi cinque quasi nessuno vuole o sa fare i lavori disponibili: falegname, meccanico, muratore, contadino, badante, cameriere...con il doppio risultato che molti italiani restano senza lavoro e che gli immigrati aumentano. Le politiche per i giovani e le famiglie servono non solo per obiettivi di equità sociale, ma per la crescita economica. Difficile fermare il declino economico se non si inverte il declino demografico che dura da molti anni!

Ma non tutti i paesi europei sono però come l'Italia. Nel 2010 in Francia c'è stato un boom di nascite, 830.000, il più alto da 30 anni. In Francia, con 2.1 figli per donna è stato superato il livello di costanza della popolazione, mentre in Italia con 1.29 figli per donna, stime e indicatori 2010, ci avviciniamo al livello di "sparizione della razza". Se per adesso la popolazione non cala è solo per l'apporto degli immigrati, che contribuiscono anche al tasso di natalità, che sarebbe ancora più basso se non fosse per le 104.000 nascite da mamme straniere. I risultati della Francia credo non vengano per caso: in quel paese le politiche per la famiglia si fanno sul serio - non solo nidi o servizi, ma incentivi economici, detrazioni fiscali, politiche per la casa e per l'occupazione (superando quindi la precarietà giovanile causa non secondaria della denatalità) - mentre in Italia di "famiglia" si parla ogni giorno tanto e spesso demagogicamente, ma si fa poco o niente!

Certo, in Valle d'Aosta non possiamo intervenire sulle detrazioni fiscali, ma il resto che rimane è tanto e su questo vogliamo aprire un confronto serio e concreto, e non solo mediatico. Ecco il senso della principale questione posta nell'interpellanza: quando si intende promuovere il confronto, previsto dall'ordine del giorno votato all'unanimità dal Consiglio regionale? Lo ricordo ai colleghi: "un confronto con il Consiglio permanente degli enti locali e la commissione permanente consiliare sugli effetti prodotti in questi anni dal contributo a supporto della maternità e della paternità e nel sostegno economico dei figli e su possibili modifiche all'atto di indirizzo"; il riferimento in questo caso è all'assegno post-natale.

Vogliamo seriamente lavorare sui dati ISTAT regionali che segnalano fenomeni preoccupanti. Il documento presentato alle forze politiche durante la campagna elettorale del maggio scorso dal Forum delle Associazioni familiari della Valle d'Aosta è in questo senso esplicito (leggo): "Le statistiche parlano chiaro: con questi indici di natalità la Valle d'Aosta non ha futuro; senza nuovi valdostani non ci saranno più tradizioni, non ci sarà più particolarismo; scomparirà quella comunità alla quale siamo abituati a riferirci sul piano culturale e politico". Allora, partendo dalla necessità ribadita dall'Assessore il 3 dicembre 2010, di rivedere l'atto di indirizzo e coordinamento per la concessione dell'assegno post-natale, utilizzare quel momento di confronto per analizzare nel suo complesso la situazione valdostana. Con i tempi e le regole di discussione di un'interpellanza non è possibile quel confronto che riteniamo utile per tutti. Il contributo economico non è la sola soluzione; certo la sua riconsiderazione è necessaria, ma esistono altri strumenti, di portata regionale, che potrebbero essere presi in considerazione, almeno in un confronto fra diversi attori. Assessore, lei sa bene che la nostra sollecitazione non è né di parte, né demagogica. Questo fenomeno ci preoccupa da sempre e in questi anni ne abbiamo più volte sottolineata la delicatezza. Siamo quindi disponibili a lavorare senza pregiudizi con l'unica volontà di mettere in campo innovazioni utili alla Valle d'Aosta.

Ciò detto, visto che mi rimane un po' di tempo, un ultimo quesito, e non è una provocazione. Lei Assessore Lanièce, nello scorso dicembre, ha detto che ci sarà la revisione dei parametri dell'assegno post-natale, parametri che non vengono rivisti da quattro anni. Orbene, se per il 2010 - come lei ha ricordato - la Regione ha messo in campo 1.267.000 euro per questo contributo economico, come facciamo a rivedere, penso aumentandoli, gli importi e l'indicatore IRSEE se con la deliberazione della Giunta regionale del 4 febbraio 2011, con la quale viene distribuito alle strutture dirigenziali il fondo delle politiche sociali, vengono destinati all'assegno post-natale 1.250.000 euro, cioè minori risorse rispetto a quelle del 2010? Mi sembra una contraddizione. Grazie.

Presidente - La parola all'Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Albert Lanièce.

Lanièce A. - Grazie Presidente. Ringrazio il Consigliere Rigo...non le prendo come provocazioni, concordo anch'io sull'importanza generale del tema che è uno dei punti deboli della società occidentale e credo che sia uno dei punti su cui lavorare seriamente, perché ci troviamo in un periodo storico simile alla decadenza dell'Impero romano, e chiudo qui. La mia passione sulla storia mi porterebbe a fare ulteriori considerazioni, ma...

Voglio subito fare una precisazione sull'assegno post-natale. Come sa bene il Consigliere Rigo, il fondo delle politiche sociali è un fondo elastico e ci permette, di volta in volta che si prendono dei provvedimenti, di fare delle variazioni e delle modifiche. Il post-natale è soggetto a delibere attuative - e qui colgo l'occasione per dire che sono delibere, e sono tante - della legge Testo Unico assistenza economica, che porteremo a breve in V Commissione. L'aver lavorato due mesi in più è dovuto al fatto che ho voluto rapportarmi e la settimana prossima ci sarà un incontro, con i patronati anziani in particolare, per condividere alcune novità e soprattutto cercare, visto che si è aperto un confronto da dicembre con loro, di accogliere alcuni suggerimenti. Quindi predisporremo delle delibere, che sono importantissime, e che vanno ad incidere in modo fondamentale sull'assistenza economica e pertanto abbiamo voluto condividere il più possibile i contenuti.

Per quanto riguarda le valutazioni in merito al rispetto dei preoccupanti indici di natalità, il saldo demografico naturale, dato dalla differenza fra natalità e mortalità, in Valle d'Aosta, come in molte regioni italiane, approssima il punto di pareggio o è lievemente positivo da alcuni anni per effetto della maggiore propensione a procreare nella popolazione immigrata rispetto a quella autoctona. La bassa natalità di una popolazione in un paese sviluppato è un fenomeno complesso e multifattoriale, che non può essere ridotto ai soli fattori economici, come dimostra l'elevata natalità dei paesi in via di sviluppo, tragicamente ridimensionata dall'elevata mortalità infantile o neonatale. La congiuntura economica sfavorevole, la crisi globale, l'instabilità lavorativa e abitativa e, conseguentemente, economica dei nuclei familiari, incidono sulla progettazione familiare, ma si integrano con una profonda crisi valoriale che investe la famiglia come valore umano e sociale. Dalla conferenza nazionale sulla famiglia tenutasi a Milano nel novembre 2010, oltre agli aspetti sopra elencati, emerge anche una fragilità culturale diffusa, sia rispetto all'idea di famiglia, sia rispetto alla costruzione di rapporti stabili con prospettive a lungo termine; infine, la bassa natalità si affianca ad aspetti positivi come l'aumentata sopravvivenza delle persone anziane che accentua ancora di più l'immagine di una società senza il giusto ricambio generazionale. L'Assessorato in questa situazione generale può mettere in campo iniziative di settore che, seppure importanti, è illusorio immaginare come risolutive.

Rispetto agli interventi di sostegno economico, si sottolinea che ormai da molti anni è prevista la concessione dell'assegno post-natale erogato per i primi tre anni di vita e che nel corso del 2009 sono state evase 1.682 domande di assegno per un impegno economico ricordato prima dal collega Rigo. Nel 2010 è stato attivato un intervento di sostegno alle famiglie numerose, la cui istruttoria è ancora in corso, che ha comportato un impegno di spesa pari a 142.000 euro. Anche i servizi per l'infanzia vedono la Valle d'Aosta tra le regioni più virtuose, con una dotazione di 18 posti ogni 100 bambini tra zero e tre anni ed una varietà di offerte di servizi flessibili, attenti alle diverse esigenze delle famiglie.

Riguardo al secondo punto, si fa presente che il confronto di cui sopra avverrà in tempi brevi - cioè il confronto di cui all'ordine del giorno che è stato richiamato dal collega Rigo -, presumibilmente a partire dal mese di aprile, nell'ambito della V Commissione e del Consiglio permanente degli enti locali, sui contenuti delle delibere applicative della legge regionale n. 23/2010. Si ricorda inoltre che l'Assessorato alla sanità ha attivato da diversi anni un gruppo regionale di lavoro su tematiche inerenti le politiche familiari avente il compito di esaminare gli aspetti relativi alla promozione della famiglia, della natalità e di ricercare possibili soluzioni alle problematiche della famiglia nel suo complesso.

Il Forum delle Associazioni familiari della Valle d'Aosta - se si intende coinvolgerlo - ritengo che sia un'importante istituzione ed è stato coinvolto fin dal 2004 nell'analisi, nella progettazione e nella realizzazione di attività e di eventi inerenti le tematiche della famiglia, e ha partecipato attivamente alla realizzazione della seconda e della terza conferenza sulla famiglia. È stato inoltre uno dei principali partner della Regione nell'organizzazione della prima settimana della famiglia, nella quale sono stati coinvolti, oltre al Forum, cinque Assessorati regionali, il Consiglio permanente degli enti locali, l'Azienda USL, proprio con la finalità di esaminare la situazione della famiglia in Valle d'Aosta e di iniziare un percorso condiviso di costruzione delle politiche familiari nella regione. Precisato quanto sopra, è evidente che il Forum delle Associazioni familiari della Valle d'Aosta continuerà ad essere partner della Regione anche nell'ambito delle politiche familiari.

Circa i dati aggiornati, proiezioni e indicatori sul fenomeno, come ha ricordato il collega Rigo, purtroppo quelli dell'ultimo anno sono ancora da elaborare; noi abbiamo dei dati che si riferiscono al decennio appena passato. I dati sul fenomeno della natalità sono mostrati a partire dal 2002, dove si evince che la nostra regione approssima i valori di riferimento per le altre aree geografiche con oscillazioni casuali di poco superiori o inferiori dovute ai piccoli numeri (parliamo di poco più di mille nati in un anno su una popolazione di 127.000 abitanti). Nel 2002 la situazione presentava un tasso di natalità che era di 9,2 a fronte di un tasso nord ovest di 9,1 e in Italia di 9,4. Con i dati nel 2003, 2004, 2005 in Valle d'Aosta passiamo da 9,4, 9,6 e 10,1 a fronte di un tasso, in Italia, di 9,4 nel 2003, e poi di 9,6 e 9,5; con gli ultimi, 2007 e 2008, la Valle d'Aosta passa da un tasso di natalità da 9,9 a 10,2 (in Italia erano 9,5 e 9,6). I dati, insomma, sono quelli che sono stati condivisi prima. Devo ricordare come la Valle d'Aosta abbia il tasso di mortalità infantile più basso in Italia: questo è un altro dato importante che dimostra qual è l'attenzione e quali sono i servizi per la prima infanzia.

Più in generale devo dire che concordo con la sollecitazione; le politiche familiari sono politiche che sono un po' trasversali a tutti i settori delle politiche sociali, quindi sostenere la natalità è veramente uno dei compiti - assieme alle politiche giovanili - più difficili e, come ho detto e come anche è emerso nella settimana della famiglia, credo che ci sia, anche grazie a sollecitazioni e ad istituzioni come il Forum delle famiglie e alle forze politiche, la possibilità di lavorare e di portare avanti in modo concreto quello che c'è già in essere. Io starò attentissimo a tutte quelle che sono le sollecitazioni che arriveranno in questo senso. Grazie.

Presidente - La parola al Consigliere Rigo.

Rigo (PD) - Ringrazio l'Assessore per la sua affermazione iniziale, il riferimento della natalità come debolezza della società occidentale...grazie Assessore, è importante partire da questo approccio per discutere di questi temi.

Volevo poi fare una precisazione rispetto ai dati che sono usciti in questi giorni sulle notizie ANSA della Valle d'Aosta rispetto ai dati dell'Osservatorio 2010 sulla salute. Non sono dati comparabili con quelli indicati nella premessa all'interpellanza perché i dati dell'Osserva salute si riferiscono a dati del 2009 rapportati al 2008, mentre quelli ISTAT sono stime di indicatori demografici riferiti al 2010 e nel sito ISTAT è proprio in evidenza il fatto che il 2010 inverte la tendenza del 2008 e del 2009 che era in lieve risalita. Proprio l'ISTAT ci fa notare che il dato 1.29 di natalità italiano, e non 1.32 come riferisce Osserva salute, è preoccupante per quanto riguarda i livelli di costanza demografici.

Detto questo, accolgo la precisazione dell'Assessore per quanto riguarda il fondo delle politiche sociali; mi ero preoccupato di quel dato perché era in controtendenza rispetto al dato del 2010, mi dice che con le variazioni di Giunta si possono armonizzare gli importi a seconda delle necessità delle singole strutture dipartimentali...ma le faccio notare che guardiamo attentamente anche i dati economici! Quindi prendiamo atto della disponibilità riconfermata di aprire questo confronto e mi permetta, Assessore, a me piacerebbe aprirlo prima ancora di discutere delle deliberazioni, per avere un confronto con i dati che ha fornito lei prima, per vedere quali potrebbero essere all'interno della commissione quelle indicazioni, quelle possibili vie di uscita che dobbiamo ricercare e poi, di conseguenza, anche la discussione sulle deliberazioni.

Credo che il dibattito che c'è stato in Valle d'Aosta negli anni '70 per quanto riguarda l'inversione di tendenza della Valle d'Aosta - e di conseguenza a livello nazionale - sulle persone anziane è stato un dibattito interessante: lì sono nate l'assistenza domiciliare e le microcomunità. Bene, credo che anche per quanto riguarda la denatalità dovremmo, come piccola regione, poter essere un laboratorio per sperimentare innovazioni. È il dato di una Valle d'Aosta in cui non si può dire che i servizi sono precari, così come anche i contributi non solo economici che vengono offerti alle famiglie non sono secondari; eppure anche la nostra regione subisce questo effetto pesante della denatalità. Dobbiamo interrogarci per scoprire ed innovare le nostre politiche. Su questo siamo attenti, disponibili e lo riconfermiamo.