Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 569 du 20 mai 2009 - Resoconto

OGGETTO N. 569/XIII - Discussione generale congiunta della proposta di regolamento: "Nuove disposizioni per la concessione di mutui ad interesse agevolato a favore di persone fisiche nel settore dell'edilizia residenziale. Abrogazione dei regolamenti regionali 27 maggio 2002, n. 1, 17 agosto 2004, n. 1, e 18 gennaio 2007, n. 1" e del disegno di legge: "Modificazioni alle leggi regionali 28 dicembre 1984, n. 76 (Costituzione di fondi di rotazione per la ripresa dell'industria edilizia), e 28 novembre 1986, n. 56 (Norme per la concessione di finanziamenti agevolati a favore delle cooperative edilizie)".

Président - Pour ce qui est des points 23 et 24 il est nécessaire de faire une sorte d'inversion, parce qu'on devrait discuter avant la loi et le règlement, mais je pense qu'on pourrait faire la discussion ensemble et après on fera les deux votations distinguées: pour la loi et pour le règlement. Vous êtes d'accord? On passe maintenant au point 24, avec la discussion qui est conjointe.

La parole au rapporteur, le Conseiller Comé.

Comé (SA-UdC-VdA) - Merci, M. le Président. Come ha annunciato il Presidente del Consiglio, inizio ad illustrare la relazione al punto 24, che riguarda il disegno di legge regionale n. 25, che è necessario per permettere le modifiche sul disegno di regolamento regionale n. 4.

Il disegno di legge regionale interviene su due leggi e precisamente sulla legge regionale 28 dicembre 1984 n. 76, che riguarda la costituzione di fondi di rotazione per la ripresa dell'industria edilizia, e sulla legge regionale 56/1986, norme per la concessione di finanziamenti agevolati a favore delle cooperative edilizie. Le modifiche alla legge 76/1984, necessarie, sono propedeutiche all'approvazione delle nuove norme previste dalla proposta di regolamento regionale n. 4. In particolare, le modifiche proposte a questa legge prevedono: primo, la riscrittura dell'articolo 3 per eliminare dallo stesso il riferimento, ormai anacronistico, agli Enti pubblici territoriali. A tale proposito si evidenzia che il finanziamento agevolato previsto dalla presente legge regionale non è mai stato concesso a tali enti. Secondo punto, l'aumento del periodo massimo di ammortamento del mutuo, che passerebbe da venticinque a trent'anni, così come sarà poi previsto nel regolamento. Terzo punto, la soppressione della commissione prevista dall'articolo 6, in quanto la stessa diventa superflua a seguito dell'eliminazione della graduatoria e l'introduzione in via definitiva del "sistema a sportello" previsto nella proposta di nuovo regolamento regionale.

Le modifiche alla legge regionale 56/1986 hanno l'obiettivo di rendere coerente tale normativa con le nuove norme previste dalla proposta di regolamento regionale, tenuto conto che il finanziamento agevolato concesso alle cooperative edilizie ai sensi di tale normativa incide sullo stesso fondo di rotazione previsto dalla legge regionale 76/1984. In particolare si prevede anche in questo caso l'aumento dell'ammortamento del periodo di mutuo che passa dai vent'anni attuali a trent'anni, per renderlo uniforme al regolamento regionale rivolto alle singole persone.

Direi che proseguo ancora con la relazione che riguarda il disegno di regolamento regionale: questa è sottoscritta e firmata anche dal collega Crétaz.

Vi è certamente un'aspirazione che accomuna la maggior parte delle persone: quella di avere una casa in cui abitare stabilmente e in cui far vivere la propria famiglia e veder crescere i propri figli. Questa aspirazione però può effettivamente rafforzarsi nella giusta misura nel momento in cui la casa in cui si abita è la propria casa fino in fondo: se cioè essa diventa di proprietà. Questa esigenza è stata da lungo tempo compresa da coloro che hanno amministrato la Valle d'Aosta e che, proprio per questo motivo hanno dato vita a quello che possiamo definire come un progetto complessivo di politica della casa.

Sin dal 1983, con la legge regionale n. 31 si prevedeva l'abbattimento del tasso di interesse sui mutui per la prima casa stipulati con istituti di credito privati convenzionati con la Regione. L'anno successivo, vista la rilevanza della questione, veniva promulgata l'attuale legge 76/1984 con cui il sistema veniva innovato, creando un fondo di rotazione per l'erogazione di mutui a tasso agevolato: si passava cioè dalla logica dei contributi a quella dell'erogazione diretta di mutui, individuando Finaosta quale ente erogatore.

Dall'entrata in vigore della legge, dalla 76/1984, fino a tutto il 2008 la Regione ha finanziato un totale di 10.018 domande. I risultati di tale attività hanno creato i presupposti affinché oggi ben il 75 percento dei nostri concittadini sia proprietario dell'alloggio in cui vive, dato significativo e importante. Oggi però tale strumento ha bisogno di una ulteriore messa a punto, finalizzata a semplificare le procedure, ad accelerare i tempi per la concessione dei finanziamenti, a ridurre i tassi di interesse e adeguare l'entità degli importi ammessi a rimborso che, data l'evoluzione dei costi di costruzione, necessitano di un incremento significativo.

È questa la ratio che ha mosso il governo regionale nell'elaborare le modifiche al regolamento regionale oggi all'esame di quest'aula, modifiche che in tempi di crisi come quella attuale vanno nella duplice direzione di attribuire nuove risorse economiche ai cittadini valdostani e di fornire all'imprenditoria locale un'ulteriore occasione di slancio produttivo, grazie all'immissione di denaro fresco sul mercato dell'edilizia. L'allungamento del periodo di ammortamento dei prestiti che passa da venticinque a trent'anni anni consente inoltre, in rapporto all'aumento del mutuo concedibile e alla riduzione del tasso di interesse, di mantenere una rata costante di importo simile all'attuale, non andando quindi a gravare sulla spesa mensile della famiglia. È questo un ulteriore segnale di attenzione nei confronti della famiglia in momenti difficili come quello attuale.

Il presente disegno di regolamento regionale sostituisce e abroga il regolamento regionale 27 maggio 2002 n. 1. In particolare il nuovo testo normativo si propone di assicurare a tutti coloro che ne hanno il bisogno e le possibilità, l'aiuto necessario e sufficiente per poter diventare il proprietario della propria casa di abitazione.

Prestare maggiore attenzione alle famiglie numerose con l'introduzione dei parametri ISE e ISEE per determinare le fasce di reddito per l'accesso ed i relativi tassi di ammortamento. Il meccanismo dell'ISEE, infatti, prevede che lo stesso si riduca proporzionalmente al numero di componenti il nucleo familiare ed alle loro caratteristiche.

Uniformare il reddito di accesso al mutuo e l'attribuzione dei relativi tassi di interesse eliminando la distinzione presente nel sistema vigente tra reddito da lavoro dipendente (che veniva considerato solo per il 60 percento) ed altri redditi (considerati al 100 percento), che penalizzava ingiustamente i lavoratori autonomi.

Prendere in considerazione, oltre al solo parametro del reddito, l'intera situazione patrimoniale del nucleo familiare. Infatti l'ISE/ISEE è composto dal valore assoluto del reddito a cui va sommato il patrimonio mobiliare ed immobiliare della famiglia, la cui percentuale di incidenza non supera il 20 percento del suo valore, tenuto anche conto di una serie di franchigie. Con l'ISE/ISEE tutti saranno trattati alla stessa maniera (lavoratore dipendente, autonomo o chi vive di sole rendite finanziarie o immobiliari) e per ogni cittadino sarà sufficiente recarsi presso un CAF per ottenere gratuitamente l'apposita certificazione.

Aumentare gli importi di mutuo favorendo in particolare gli interventi di recupero di fabbricati esistenti per disincentivare l'occupazione delle aree libere. L'importo massimo riconoscibile per il recupero è pari a euro 120.000 per i nuclei famigliari, aumentato quindi del 60 percento, mentre per il mononucleo l'importo è pari a 90.000 euro aumentato quindi del 29 percento. Gli importi per l'acquisto e nuova costruzione: si va ad un importo fino a 100.000 euro per i nuclei famigliari con un aumento del 43 percento, mentre per il monoreddito l'importo si innalza fino a 70.000 euro con un aumento quindi del 16,6 percento.

Modificare alcuni dei requisiti soggettivi per favorire i nuclei più radicati sul territorio. In particolare gli anni di residenza richiesti a chi presenta domanda di finanziamento al massimo una sola volta ed in tale caso, che lo stesso risulti estinto alla data di presentazione della nuova domanda.

Rendere definitivo il sistema a sportello, sperimentato negli anni 2007 e 2008, che prevede la presentazione della domanda durante tutto l'anno e l'ammissione a finanziamento secondo l'ordine cronologico di presentazione.

Ridurre i tassi di interesse del mutuo, che vengono stabiliti in misura fissa all'l percento, 2 percento e 3 percento anziché agganciati ad una percentuale del tasso di riferimento del credito fondiario, le cui quotazioni possono cambiare mensilmente. È inoltre prolungato fino a trent'anni il periodo di ammortamento del mutuo.

Ridurre il fenomeno della rinuncia dopo che la domanda è stata presentata, istruita ed ammessa per limitare i casi di improvvisazione dei richiedenti che creano carichi di lavoro inutili e penalizzano, in termini di tempi di risposta e finanziamento, le domande successive nell'ordine di ricezione, grazie all'introduzione di una norma che impedisca di ripresentare una nuova domanda prima che siano passati... qui ho messo i due anni, pur sapendo che a livello di commissione... ma io ho predisposto la relazione prima ancora che fosse presentato l'emendamento, rispetto a quanto è stato depositato oggi, dove sono previsti 18 mesi dalla data di rinuncia. Tale norma elimina anche il rischio che molte delle domande già ammesse e in attesa di stipulare il contratto di mutuo siano ritirate per beneficiare del previsto incremento degli importi, il beneficio della riduzione dei tassi è garantito a tutti i mutui ancora da stipulare. Grazie.

Presidente - La parola alla Consigliera Carmela Fontana.

Fontana (PD) - Grazie, Presidente. La modifica al regolamento regionale in merito alla erogazione di acquisto della prima casa è un momento importante per una riflessione che va al di là delle contingenze. A dicembre saranno esattamente venticinque anni che l'erogazione dei mutui agevolati da parte della Regione è stata approvata da questo Consiglio, quindi ne possiamo trarre un bilancio abbastanza preciso. Il giudizio non può che essere positivo, perché questa legge ha permesso in tutti questi anni a moltissime persone di poter acquistare la casa di residenza o di ristrutturarla o di costruirsela nuova. Il risultato finale è che la percentuale delle famiglie valdostane proprietarie del proprio alloggio è molto alto, e questo è indubbiamente un vantaggio per tutta la società valdostana. Infatti, questo è uno dei pilastri della percezione del benessere da parte della nostra popolazione, un benessere di cui può godere pienamente e che certamente è l'obiettivo finale di chiunque si occupi di politica o abbia a cuore la nostra comunità.

Un altro effetto positivo di questa legge è stato quello di favorire l'integrazione sociale fra valdostani da generazioni e nuova immigrazione, perché in questa maniera, potendosi comprare casa, tante persone venute da fuori valle si sono inserite a pieno titolo nella nostra struttura sociale, e noi sappiamo che questo fattore giocherà un ruolo determinante nei prossimi anni. Proprio perché stiamo vivendo una fase di forte immigrazione, è necessario che si sappia dare una risposta integrativa a tutti coloro che vogliono diventare a pieno titolo valdostani, portando il loro apporto di lavoro, di intelligenza e di passione.

E allora noi dobbiamo continuare in questa strada positiva, cercando di mettere a punto le cose che servono a rendere questo meccanismo del mutuo regionale ancora più funzionale ed efficace. Già nella scorsa legislatura come gruppo consiliare del Partito Democratico avevamo presentato delle modifiche al regolamento regionale 2002 n. 1, proprio al fine di venire incontro ai tre problemi principali: l'eccessiva rigidità dei requisiti richiesti e delle procedure per ottenere il mutuo, il tetto massimo fruibile piuttosto basso e soprattutto in rapporto all'evoluzione del mercato, fasce di reddito non corrispondenti alla effettiva capacità a far fronte al mutuo e alla necessità di dare una risposta anche alle classi intermedie. Dopo aver stimolato la riflessione con specifiche interpellanze e nel dibattito sul bilancio regionale il 5 marzo scorso il gruppo regionale del Partito Democratico ha presentato le proprie proposte di modifica del regolamento per la concessione dei mutui ad interesse agevolato, per l'acquisto o la ristrutturazione di una casa ad uso di abitazione principale. Due settimane più tardi la Giunta regionale ha presentato la propria proposta, che ha recepito grande parte delle nostre proposte. Oggi finalmente la discussione, attorno alla necessità di aggiornare il vecchio regolamento per far fronte alle criticità e ai limiti emersi in questi anni, approda in Consiglio regionale.

È un provvedimento atteso, questo: l'acquisto o la ristrutturazione di una casa infatti è un aspetto fra i più importanti per la vita di molti cittadini, ma è anche uno dei settori più colpiti dalla crisi finanziaria e immobiliare globale. Infatti è proprio sulla capacità di far fronte al rilevante impegno economico del mutuo, che si possono più facilmente riflettere gli effetti negativi della crisi economica ed occupazionale, per aiutare le famiglie valdostane ad acquistare la propria casa, evitando che siano costrette - come avviene troppo spesso - ad accendere un secondo oneroso mutuo con le banche e a tassi sensibilmente più alti rispetto a quello del finanziamento regionale. Occorre pertanto intervenire con un rilevante innalzamento dell'importo massimo erogabile. Il nostro gruppo regionale aveva proposto di innalzare a 110.000 euro l'importo massimo, sia per l'acquisto che per la ristrutturazione della casa. La proposta della Giunta invece intende incentivare i recuperi, fino a un massimo di 120.000 euro finanziabili, rispetto alle nuove costruzioni, per le quali procede a concedere un mutuo per un massimo di 100.000 euro. Si tratta di una proposta che ci trova d'accordo con favore.

Poi il gruppo del Partito Democratico vede accolta nel testo della Giunta la propria proposta di allungare a trent'anni il periodo di ammortamento del mutuo: questo consentirà una rilevante riduzione dell'importo delle rate mensili a carico delle famiglie, al tempo stesso il nostro gruppo aveva proposto un adeguamento delle fasce di reddito per l'accesso al finanziamento regionale, innalzando a 20.000 euro il reddito minimo e a 50.000 euro quello massimo, con l'obiettivo di incentivare l'accesso ai mutui da parte di famiglie con un reddito compatibile con l'acquisto di un immobile, riservando alle fasce più deboli un forte impegno nei provvedimenti di integrazione dell'affitto. La Giunta nella sua proposta di regolamento non ha invece voluto modificare i limiti di reddito e questo è un errore, così come è un errore allungare i tempi della residenza in valle per poter accedere al mutuo. Noi abbiamo bisogno di integrare solidamente chi si dà da fare e produce reddito, perché questo è una risorsa per tutta la Valle d'Aosta.

Al di là di questioni marginali comunque resta il fatto, come è già successo per altri provvedimenti nei mesi scorsi, che il governo regionale ha messo mano a una materia di grande importanza per la vita di molti cittadini, con la collaborazione anche propositiva del Partito Democratico. In questo senso il nostro gruppo ha presentato alcuni emendamenti alla proposta di regolamento della Giunta, condividendo l'impianto generale del testo che contiene in linea di massima le proposte avanzate dal Partito Democratico nel proprio testo. Grazie.

Presidente - La parola al Consigliere Segretario Tibaldi.

Tibaldi (PdL) - Grazie, Presidente. Anche noi vorremmo fare alcune considerazioni su questi importanti provvedimenti che sono oggi all'esame del Consiglio.

Nulla quaestio sulla modifica della legge 76/1984 e la legge 56/1986: il disegno di legge regionale infatti contiene principi che sono totalmente condivisibili, di conseguenza su questo provvedimento esprimeremo il nostro voto favorevole in maniera convinta. L'allungamento dei termini per ammortizzare il mutuo fino a trent'anni ci sembra cosa buona e giusta, anche perché in linea con le attuali proposte di ammortamento che sono tuttora effettuate dalle banche. Addirittura ci sono banche che arrivano a quarant'anni, ma pensiamo che una legge regionale che sia modulata su questo termine temporale sia assolutamente equa e da questo punto di vista possa venire incontro alle richieste di famiglie, che si vedranno secondo le stime di Finaosta ridurre le attuali rate annue da 3.200 euro di oggi a 2.700 di domani. Parallelamente anche il fatto che gli enti pubblici territoriali vengano esclusi dai soggetti che possono beneficiare dei finanziamenti ci sembra una innovazione condivisibile, e così anche le altre norme importanti che sono contenute in questo disegno di legge.

Ovviamente è un disegno di legge che - come detto - è propedeutico alla modifica regolamentare, che poi contiene la vera sostanza della materia applicativa dei benefici che vengono erogati in materia di casa, e possiamo giustamente sottolineare, come mi sembra sia stato fatto, che ben otto valdostani su dieci ormai sono proprietari della casa nella quale risiedono e quindi c'è oltre a una forte propensione della nostra comunità a cercare di consolidare subito il bene primario che è l'abitazione di residenza, anche una elevata attenzione alla proprietà della casa. E questo sarà indubbiamente un indice di benessere della nostra regione, ma è anche una sensibilità che forse non in tutte le altre regioni è così accentuata.

Finaosta peraltro nelle audizioni che abbiamo fatto in commissione ha evidenziato come siano stati erogati oltre diecimila mutui per un montante di capitale di oltre 230 milioni di euro dal 1984 ad arrivare ad oggi, da quando ha iniziato la sua vigenza la famosa legge 76. La proposta di regolamento introduce alcune novità, sicuramente la più eclatante è quella che prevede l'inserimento dei meccanismi ISE e ISEE nell'ambito dei requisiti soggettivi previsti per il riconoscimento di questi mutui, ovvero per diventare beneficiari. Sappiamo che questo meccanismo ha creato qualche problema in passato, in particolare l'IRSEE, qui non previsto, perché l'IRSEE, l'indicatore regionale, è ancora più restrittivo. Sappiamo che si tratta di meccanismi che normalmente vengono adoperati per la concessione di prestazioni sociali agevolate. Sappiamo che i mutui regionali sono contratti di finanziamento e che quindi in linea di principio non hanno grande connessione con le prestazioni sociali agevolate. Tuttavia le nostre perplessità sono state dissipate anche a seguito di una attenta analisi fatta nelle commissioni competenti, e l'inserimento di questi meccanismi ISE e ISEE introduce sicuramente dei principi di equità, perché non c'è solamente una valutazione reddituale del soggetto richiedente, ma una valutazione di un contesto patrimoniale che prima era completamente ignorato.

Sono state fatte diverse simulazioni su nostra richiesta da parte degli uffici competenti. Queste simulazioni hanno dimostrato che questa equità può essere rispettata e venire incontro anche a situazioni in cui ci sono famiglie o single che fanno richieste e che magari oggi sarebbero esclusi dalla norma vigente e domani possono essere invece inclusi. Fra l'altro su questi passaggi tecnici anche il nostro gruppo proporrà alcuni emendamenti, che verranno illustrati in corso di esame. C'è però da dire che il meccanismo dell'ISE/ISEE inevitabilmente contiene un rischio, ed è il rischio burocratico. Si tratta di fornire delle documentazioni più copiose, più ampie, più articolate alle strutture regionali competenti e c'è il rischio che questa mole cartacea, che viene prodotta dai richiedenti, possa intasare le strutture e gli uffici pubblici e rallentare un percorso di elargizione dei mutui, che sono comunque soldi che vengono prestati e poi vengono restituiti, e quindi mettere non dico in difficoltà ma creare qualche complicazione alle famiglie o ai nuclei che fanno le relative richieste.

Sul punto della residenza e della cittadinanza siamo assolutamente d'accordo: innalzamento del requisito di residenza, e con un emendamento proporremo anche il requisito della cittadinanza; sono principi che qualificano l'appartenenza a una comunità. Per tale ragione, con tutto il rispetto per i concetti di integrazione che non rifiutiamo, ma che non vogliamo siano prevalenti rispetto ai principi di residenza e cittadinanza, crediamo che vadano salvaguardati e valorizzati.

Abbiamo poi proposto una serie di emendamenti che riguardano l'innalzamento delle quote dei mutui concedibili, che prendono in considerazione da un lato i single, o meglio le famiglie composte da un solo componente, da chi vive da solo, perché come ben sappiamo il mercato oggi vede dei prezzi che sono particolarmente elevati. Benché sia intervenuta una proposta che sia più generosa rispetto al passato, quindi questi nuclei crescono da 60 a 70 mila euro per i single, da 70 a 100 mila euro per le famiglie se si parla di acquisto di una prima casa, o ancora più elevati se si parla di recupero di edifici esistenti, a nostro avviso questa generosità da parte dell'ente concedente può essere, anche perché sono soldi che vengono prestati e poi restituiti, un poco più profonda.

Con un'altra serie di emendamenti proponiamo anche di sottolineare l'attenzione sul recupero di edifici già esistenti, questo per evitare delle costruzioni scriteriate come è avvenuto anche in altri anni e in numerosi borghi e paesi della valle, ma anche per sollecitare la gente al recupero di edifici che si trovano nei nuclei storici e che spesso vengono abbandonati, vuoi per convenienza ed opportunità economiche ed anche per comodità di andare ad alloggiarsi in edifici nuovi e più confortevoli, più adeguati alle moderne esigenze delle famiglie. Credo che il recupero invece debba essere potenziato, valorizzato, e questo potenziamento e questa valorizzazione passano attraverso la sensibilità della pecunia, che viene concessa naturalmente in termini superiori rispetto a quella che viene prevista per il semplice acquisto della prima casa.

Queste sono in linea di massima le osservazioni che ci sentiamo di fare su tali provvedimenti. In corso di esame degli articoli ci soffermeremo su alcuni degli emendamenti che ho adesso sinteticamente presentato.

Presidente - La parola al Consigliere Giuseppe Cerise.

Cerise G. (VdAV-R) - Merci, M. le Président. Solamente per confermare, come ho già fatto in commissione, che daremo il nostro sostegno convinto a questi due provvedimenti. Non starò a ripetere tutto quanto è già stato detto, un passaggio però lo voglio fare, è un po' la chiusura che ha fatto il collega Tibaldi, cioè riteniamo un aspetto qualificante l'aspetto che si va a premiare gli interventi di recupero. Quello sicuramente andrà ad incentivare il recupero del patrimonio edilizio esistente.

Abbiamo condiviso con i colleghi del PD alcuni emendamenti che riteniamo migliorativi a questi due provvedimenti: speriamo che possano ricevere la dovuta attenzione da parte dell'assemblea. Di conseguenza voteremo convintamente a favore di questi due provvedimenti.

Presidente - La parola al Consigliere Rigo.

Rigo (PD) - Grazie, Presidente. Ha già spiegato bene il mio capogruppo l'impegno del Partito Democratico su questo tema in questi mesi. Io mi permetto di fare tre considerazioni di carattere generale, perché - consentitemi - l'aula consiliare mi sembra la sede più opportuna. A mio parere ogni provvedimento legislativo deve essere valutato non solo in ragione della sua particolare e specifica funzione, ma deve anche armonizzarsi con un progetto globale di intervento dell'amministrazione, questo come di altri ovviamente. Il nostro impegno in qualità di amministratori è quello di essere capaci di ascoltare i cittadini, rispondere con politiche che pongono al centro la persona, i diritti di cittadinanza, le esigenze della vita di tutti i giorni, offrendo risposte ai loro bisogni, ma anche favorendo le opportunità per migliorare la qualità della vita e le condizioni di vita.

E una delle questioni che riguardano la vita quotidiana di ciascuno di noi è sicuramente il tema delle politiche abitative. Diritto di abitare, si dice, e diritto alla qualità della vita sono questioni alle quali occorre dare risposta sia nell'immediato, per le emergenze che ci sono ampiamente e si manifestano ogni giorno, sia in prospettiva dato che queste sono strettamente connesse con il governo del territorio che non è infinito. La società, lo abbiamo detto più volte in questi mesi in quest'aula, è molto cambiata dal punto di vista sociale, demografico e culturale. Oggi siamo in presenza di una crisi economica che in modo sempre più marcato sta investendo le società moderne. In questi anni si è diversificato e ampliato il fabbisogno abitativo in relazione all'innalzamento della vita media e alla composizione delle famiglie per componenti, per nazionalità, per reddito. Disagi e difficoltà presenti anche nelle nuove generazioni: le giovani coppie che molte volte ci dimentichiamo, che non riescono a lasciare le famiglie di appartenenza.

Se qualche anno fa, quindici o venti direi, il tema della casa e in particolare quello della locazione sembrava sotto traccia e si incrementava e si favoriva l'acquisto, oggi è chiaro che anche questa via diventa sempre più difficile, per le ragioni che dicevano prima i colleghi. La Banca d'Italia, nel rapporto del 2006 sui bilanci delle famiglie, ha messo in evidenza il divario crescente fra salari e stipendi e il valore della casa. Nel 1995 bastavano 8 anni e 5 mesi della retribuzione media netta di un lavoratore dipendente, per acquistare un appartamento, nel 2006 ci volevano 12 anni per acquistare una casa di 100 metri quadrati, quindi in 11 anni il rapporto è cresciuto di ben il 43 percento, rapporto che in questi ultimi due anni non è certo migliorato, anzi.

Il disegno di legge in discussione quindi cerca di rispondere alla situazione sopra rappresentata, ma ecco la prima considerazione: il disegno di legge cerca di riempire una casella vuota, ma non si capisce come questo intervento si andrà ad armonizzare con una politica programmatica più complessiva, che non c'è; manca il piano. La programmazione per noi significa metodo strategico per una politica che voglia perseguire la pianificazione degli interventi nel difficile e complesso settore delle abitazioni. Insomma, manca quel percorso a cui faceva riferimento l'Assessore Marco Viérin nel suo intervento in Consiglio regionale il 13 novembre 2008, non tanto tempo fa, sul disegno di legge in merito alle disposizioni urgenti per il finanziamento di interventi regionali in materia di edilizia residenziale. Leggo dal resoconto: "Si tratta - diceva l'Assessore - dell'inizio di un percorso che nei prossimi mesi ci dovrà condurre al completamento di un piano per la casa, che riesca meglio a sostenere le necessità delle famiglie con particolare attenzione agli anziani, alle giovani coppie e ai nuclei con minori, in sostanza alle famiglie". Continuo nella lettura: "A breve termine potremo lavorare sull'adeguamento della realtà dei criteri di valutazione dei metodi di risposte in materia di emergenza abitativa, e nel medio periodo potremo fare una riflessione sulle opportunità di ammodernamento delle leggi regionali 39/1995 e 28/2007 propedeutiche - diceva l'Assessore - all'approvazione del piano triennale 2009-2011- che abbiamo per il momento accantonato, si ricorderanno i Consiglieri - previsto dalla legge n. 28, quale strumento per una gestione realmente efficace della politica della casa". Fine della citazione.

A parte la parziale modifica della legge 39 attualmente all'esame della III Commissione, modifica che voci maligne attribuiscono a una sensibilità dovuta alle imminenti elezioni nel Comune di Aosta, ma ne parleremo poi nel Consiglio dell'11 e 12 giugno, degli altri provvedimenti non ho conoscenza, sicuramente l'Assessore sta lavorando ma io, ripeto, non ne ho conoscenza. Ricordo che siamo in attesa del primo piano triennale definito dalla legge di riordino in materia di edilizia residenziale, legge approvata nel 2007, piano triennale che dovrebbe indicare gli indirizzi ed i criteri programmatici finalizzati alla realizzazione delle politiche abitative regionali. Il piano triennale dovrebbe essere approvato entro il 30 settembre, da qui a quella data non sono molte le riunioni già previste da questo Consiglio regionale, se poi come affermato dall'Assessore si vuole altresì ammodernare la legge in questione, i tempi sono molto, molto stretti per l'approvazione del piano triennale.

Bene, quindi, il provvedimento di oggi, ma la Valle d'Aosta ha bisogno di definire gli obiettivi che si intendono perseguire e come si intende intervenire nelle aree di criticità. Ricordo ai colleghi Consiglieri che per l'edilizia residenziale pubblica, a parte i 78 alloggi e quelli della ex casa Gagliardi, che sta costruendo l'ARER, e la ristrutturazione di alcuni alloggi del quartiere Cogne, non si prevedono altri rilevanti interventi in Valle d'Aosta per i prossimi anni. Ma, come saprete bene, la richiesta di alloggi a canoni di edilizia sociale è alta, ci vogliono forse idee e proposte nuove e noi ci permetteremo di segnalarle quando avremo l'opportunità di discutere il programma del governo regionale.

Forse sono ormai un vecchio illuso sognatore e come tutti gli anziani ho anche io delle fisse: una di queste è il piano di zona della Valle d'Aosta. In quel documento, Assessore, nel suo processo di costruzione è stato sottolineato con forza il problema della casa, in particolare sono state evidenziate, fra le altre, alcune problematicità che ricordo: la casa è un bene primario ed il suo costo deve essere rapportato al guadagno familiare; l'edilizia sociale deve rappresentare ancora un sostegno certo per le famiglie a basso reddito; l'offerta di alloggi o il sostegno a categorie deboli; la promozione e la incentivazione di azioni atte a dare risposta temporanea anche alle emergenze (quelle che ricordavo prima); il sistema di valutazione del reddito dei beneficiari che deve essere uniforme ed omogeneo; il recupero degli immobili di proprietà pubblica; il monitoraggio ex post degli effetti delle agevolazioni pubbliche; l'osservatorio della condizione anziana. Quindi, caro Assessore, attendiamo da lei quel progetto complessivo, ben delineato dalla legge regionale 28/2007, piano triennale che deve essere frutto di una concertazione all'interno del governo regionale innanzitutto, certo, ma anche attraverso un confronto effettivo con quei soggetti che ogni giorno si misurano con i problemi legati al diritto dell'abitare.

La seconda considerazione riguarda il sistema di valutazione della capacità economica del nucleo e l'utilizzazione di criteri unificati, che diano certezza di parità di trattamento e congruenza delle prestazioni o dei servizi erogati. Mi riferisco ovviamente all'introduzione nel disegno di legge del parametro ISE/ISEE: i commissari della V Commissione sanno bene che anche questa è una delle mie fisse, però per me questo argomento non è certamente un argomento strumentale. L'ISE (l'indicatore della situazione economica) nel decreto legislativo 109/1998 fa esplicito riferimento a "criteri unificati", quelli che ricordava in sostanza il Consigliere Tibaldi, di valutazione della situazione economica di coloro che richiedono prestazioni o servizi sociali o assistenziali non destinati alla generalità dei soggetti o comunque collegati nella misura o nel costo a determinate situazioni economiche. La norma nazionale e le successive leggi quadro per la realizzazione del sistema integrato di servizi e servizi sociali fanno riferimento a prestazioni assistenziali o a servizi di pubblica utilità. A mio parere quindi è, in questo caso, improprio utilizzare l'indicatore ISE. Non conosco (ma non le ho ovviamente visitate tutte) Regioni o Province che utilizzano l'ISE in materia di mutui casa. Badanti, scuola, canoni di locazione, trasporti, mensa, borse di studio, servizi sociali o socioeducativi, insomma tutte prestazioni erogate sulla base dell'ISE o ISEE o riferite a indicatori regionali, ma nessun accenno ai mutui casa.

L'introduzione dell'ISE per i mutui casa è una scelta politica che non capisco, quindi, il riferimento al reddito, o comunque principalmente al reddito rimane, per me in questo caso il riferimento più opportuno. Ma - e qui la seconda considerazione - detto questo, fatta la scelta di utilizzare un indicatore, quello che trovo sconcertante, carissimi amici della Giunta regionale, è l'utilizzazione dell'ISE e non dell'IRSE, indicatore regionale della situazione economica. Il piano sociosanitario regionale per il triennio 2002-04 stabilisce che in Valle d'Aosta la condizione economica di soggetti tenuti alla compartecipazione economica alla spesa sociale è determinata sulla base dell'indicatore regionale della situazione economica. Su questa base sono state approvate via via dalla Giunta regionale le prime deliberazioni sperimentali, in particolare la n. 2.454 del 2004, che definiva, in un allegato, i servizi e gli interventi con i quali si dava applicazione all'IRSE. Nel 2006 il piano regionale per la salute e il benessere sociale ne prevede addirittura l'estensione e il suo completo sviluppo. Non c'è un ritorno indietro, ma anzi. E la deliberazione della Giunta regionale n. 1.266 dell'11 maggio 2007, quella che comunemente viene chiamata delibera madre, stabilisce che l'ISEE è la base di calcolo generale per stabilire l'indicatore regionale, cioè l'IRSE.

La Regione mi sembra abbia così espresso la volontà di estendere l'applicazione dell'IRSE non solo per l'accesso di servizio socio assistenziali ed educativi, bensì anche a tutte le altre aree di governo della programmazione regionale, quali l'istruzione, la casa ed i trasporti. L'obiettivo del legislatore regionale, cioè noi, è dunque quello di migliorare l'attuale sistema di valutazione della capacità economica del nucleo familiare introducendo criteri più mirati alle specifiche condizioni di ogni nucleo. È evidente che queste innovazioni, volte a garantire l'equità e la omogeneizzazione delle politiche nei servizi per i cittadini valdostani, comporteranno per un certo periodo di tempo un notevole onere per gli uffici o comunali o regionali. Mi chiedo se non sia proprio questo il motivo della introduzione dell'ISE, dichiarazione preparata dai CAAF e non dell'IRSE, che fino ad oggi invece devono fare gli uffici competenti (non di merito, ma di opportunità quindi).

Per favorire il cittadino e per non appesantire ulteriormente la macchina burocratica in questi lunghi mesi l'Assessorato regionale alla sanità, salute e politiche sociali, in un lavoro secondo me molto positivo, in collaborazione con il Consiglio Permanente degli Enti Locali e con i CAAF stessi, sta lavorando per la costruzione di una banca dati regionali di tutte le dichiarazioni IRSE, non ISEE. Nello stesso tempo è in fase di elaborazione una convenzione fra i CAAF tutti, CAAF Regione ed Enti locali, per stabilire che siano gli stessi CAAF, che già elaborano le dichiarazioni ISE, a certificare anche le dichiarazioni IRSE. In questo modo renderemmo un utile servizio al cittadino, che avrebbe un unico interlocutore e un unico documento per la valutazione della sua condizione economica e sociale, e anche all'ente Regione o Comune o Comunità montana che avrebbe lo strumento completo per determinare l'accesso e la contribuzione delle prestazioni o dei servizi erogati. Tutto ciò poi dovrà essere inserito nella banca dati regionale dei soli indicatori IRSE, unico centro di raccolta delle dichiarazioni e di tutte quelle informazioni atte anche a facilitare i controlli; ricordiamoci che dobbiamo fare anche i controlli, che la legge impone agli enti erogatori di servizi, quindi più facilità per i controlli. Una banca dati regionale che potrebbe diventare risorsa preziosa per l'ente Regione, in quanto attraverso la lettura, l'analisi, la valutazione dei dati raccolti, si potrebbero sviluppare strategie, sperimentazioni utili a un migliore governo delle problematiche socioeconomiche della nostra regione.

Ecco perché non capisco l'introduzione in questo disegno di legge dell'ISE, e se indicatore deve essere, perché non quello regionale? Si dice che l'ISEE sia più favorevole al cittadino: anche qui sinceramente non capisco. Se per determinati servizi o prestazioni si vuole favorire una particolare fascia sociale o particolari nuclei familiari, numerosi oppure i minori, oppure le giovani coppie o altro ancora, lo strumento più opportuno è proprio l'IRSE, perché essendo regionale possiamo utilizzarlo adattandolo, di volta in volta, alla situazione considerata. Così non si può fare per l'ISEE che è lo strumento nazionale, e in quanto tale non modificabile. Quindi ritengo che i diversi assessorati per i diversi servizi dovrebbero utilizzare l'indicatore della situazione economica regionale, perché è adattabile e compatibile con la nascente banca dati, banca dati che avrà un costo anche di gestione e quindi deve essere utilizzata compiutamente e non fare scelte di opportunità contingente.

Insomma, occorre lavorare con la stessa determinazione messa in campo dalla Giunta provinciale di Trento, che proprio in questi giorni ha definito le nuove disposizioni per la valutazione della condizione economica familiare, là si chiama ICEV, dichiarazione prevista per tutte le politiche di settore. Trento ha lavorato dal 2001 con varie sperimentazioni sulla base di tre obiettivi: coordinamento, la banca dati è uno di questi, e semplificazione, parole tanto care al Presidente Rollandin, e il terzo è l'equità. Abbiamo l'ISE, l'ISEE, l'ISEU, l'IRSE, l'IRSEE e altri parametri che anche la pubblica istruzione utilizza per l'università, e sono utilizzati anche dalla Regione e dagli altri Enti locali, abbiamo una miriade di indicatori. L'articolo di oggi su La Stampa, relativo alla riunione del Consiglio comunale di Hône e le problematiche relative alle tariffe, è un segnale non positivo in questo senso. I costi dei servizi e la loro tariffazione devono essere seguiti con maggiore attenzione, a mio modo di vedere, da parte di tutti gli assessorati, ma in maniera coordinata e conseguente. Per questo che non capiamo come mai questa introduzione.

La terza considerazione, perché mi sembra opportuna, riguarda l'articolo 7, lo ha richiamato anche il Consigliere Tibaldi, il comma 1 della lettera c), la norma relativa agli otto anni di residenza nella regione, anche non consecutivi c'è scritto. A me sembra ovviamente evidente il richiamo agli immigrati, anche se non c'è scritto, ma il concetto che voglio esprimere vale anche per gli italiani. Permettetemi però una considerazione in quest'aula, una valutazione che va al di là delle questioni legate agli anni e che vuole invece affermare la nostra visione di una società solidale ed inclusiva. L'Italia in queste settimane sta dando di sé l'immagine inquietante di un paese in cui la paura dell'invasore domina sui valori della solidarietà e dell'accoglienza. Ma ci siamo chiesti veramente quale significato storico e politico ha questo fenomeno macroscopico di pressione di masse, che con tutti i mezzi cercano di raggiungere l'Europa?

Credo che ci si debba porre seriamente il problema e forse ce lo porremo domani pomeriggio, quando discuteremo dell'Europa a tutti i livelli, di quali trasformazioni economiche e sociali si stanno verificando in Africa e in Asia, tali da spingere alla fuga quantità così significative di persone, bambini compresi, e quali siano le responsabilità nostre, dei paesi ad economia avanzata. Dobbiamo interrogarci su questo, perché non è pensabile che in un mondo globale non si globalizzino anche le responsabilità. Ciò significa che a monte delle disposizioni di legge e di sicurezza indubbiamente necessarie va delineata una vera e propria politica delle immigrazioni, che tenga conto anche delle difficoltà, al limite della impossibilità per molti di sopravvivere nei paesi di origine. Con questa logica, nella predisposizione urgente di una politica delle immigrazioni dell'Europa, la politica di respingimento, che presenta aspetti come avete visto di crudeltà, deve essere una soluzione che va superata e l'Italia non può limitarsi all'accompagnamento nel porto di Tripoli.

E poi questo dibattito ha finora trascurato un dato, che dovrebbe invece far riflettere, oggetto lunedì scorso di un interessante articolo apparso su La Stampa di Torino. In Italia la quota degli immigrati irregolari, cosiddetti clandestini, provenienti dal mare, sul totale dei regolari è appena del 15 per cento, La Stampa parlava sotto il 13 per cento, mentre a livello europeo questa percentuale scende addirittura sotto il 10 per cento. Anche nel nostro paese, come nel resto dell'Europa, gli immigrati regolari sono in larghissima parte persone entrate con un regolare visto, e poi trattenutesi dopo la sua scadenza, lo dice ancora oggi un articolo de La Stampa, nel 2006 il 64 per cento del totale, mentre la frontiera di gran lunga più permeabile dell'Europa è quella orientale, non è il Mediterraneo.

Siamo quindi di fronte a un vero e proprio mito, alimentato artificiosamente da gran parte dei media e sul quale si innestano l'allarmismo e la retorica del centro destra, un mito che favorisce la diffusione nell'opinione pubblica di una visione impropria dell'immigrazione irregolare, delle sue lotte, che è strettamente collegato a un atteggiamento asimmetrico dell'Europa verso i due principali confini. Il poderoso investimento economico e politico che in questi anni ha portato ad erigere un vero e proprio muro nei confronti del continente africano, che si è tradotto anche in drammatico aumento del numero dei morti nel canale di Sicilia: 200 nel 2004, 642 nel 2008, 339 nei primi quattro mesi del 2009. Sembra che la vita valga solo per il concepimento e per il testamento biologico, non per quella degli immigrati, ma il muro, dicevo, è infatti innanzitutto riflesso della scelta europea di privilegiare la direttrice orientale rispetto a quella mediterranea. La nostra politica, quella dell'Italia, del respingimento va in quella direzione: scelta miope, subalterna a parer mio, a detta di molti economisti e sociologi, che non comprende come la costruzione di una vera partnership euro-mediterranea (mi sento un po' "andreottiano") fondata sul dialogo e sulle aperture, non sulla erezione di barriere politiche e culturali, sia essenziale per il futuro del nostro continente e per gli interessi dell'Italia.

Comunque, tornando all'articolo 7, l'Italia multietnica e multiculturale è un valore ed esiste già di fatto. L'Italia è parte di un mondo multietnico e culturalmente interdipendente. Il presidente degli Stati Uniti è espressione di questa molteplicità.

Io sono milanista da sempre, l'altra sera per diletto ho visitato il sito della società; nelle squadre giovanili...

(interruzione del Consigliere Lattanzi, fuori microfono)

...Massimo: giocano nigeriani, sudanesi, albanesi, marocchini, tunisini e fra i pulcini ci sono i figli degli immigrati, una lista infinita. Eccola lì, l'Italia multietnica, musulmani e cattolici, neri e bianchi, che ci piaccia o non ci piaccia, come diceva qualcuno in quest'aula. L'Italia dove anche l'esercito diventa sempre più multietnico: attualmente sono oltre 1.500 gli stranieri in servizio effettivo, ma il numero è di gran lunga in ascesa nel nostro esercito. L'Italia delle tragedie è multietnica: da un servizio televisivo l'altro giorno abbiamo appreso che in uno dei tanti campi attrezzati nella terra di Abruzzo vivono 400 stranieri su un totale di 1.350 residenti. 3.432.651 è il numero dei cittadini stranieri residenti in Italia in modo regolare: questi sono dati del Ministero degli interni. 5 miliardi di euro di contributi, l'INPS dichiara i dati ogni anno: nel 2007 entrano nelle casse dell'istituto 5 miliardi di euro in contributi per i lavoratori o gli autonomi immigrati. E questi 5 miliardi sono risorsa benefica per le casse dell'INPS e per le nostre pensioni, perché questi contributi loro non li riceveranno mai. 2.175.545 è il numero dei lavoratori assicurati all'INPS alla fine del 2007.

Se questa è la fotografia del nostro paese, ecco che dobbiamo lavorare tutti insieme per una vera politica di integrazione. Il paradosso, cari colleghi, è che per sanare la piaga della clandestinità, si fa di tutto tranne l'unica cosa realmente efficace: denunciare dove gli immigrati regolari lavorano in nero e offrire loro l'opportunità di regolarizzazione. In questo modo la clandestinità criminale, quella fiorente industria che è la clandestinità criminale, sarebbe isolata e più facilmente perseguibile. Invece molte delle norme previste - qui arriviamo a noi - sono punitive nei confronti degli immigrati regolari, restrizioni e vessazioni persecutorie che riguardano lavoratori e cittadini immigrati che pagano le tasse e rispettano le leggi di questo stato.

La verità è che con il pretesto della sicurezza si vogliono colpire tutti gli stranieri indistintamente, per ragioni propagandistiche e per dare sponda a un'onda di razzismo pericolosamente dilagante. Ma stiamo tutti attenti: a forza di giocare con le parole ci si può trovare invischiati in un modello di società dal quale poi è davvero difficile tornare indietro.

Ecco quindi che prevedere norme che nulla hanno a che vedere con l'immigrazione regolare, l'articolo 7, e la sicurezza, pone forti limiti a una vera integrazione. La norma contenuta in quell'articolo è volutamente una norma di contrasto che lede non gli irregolari, ma la famiglia. E invece dati alla mano è dimostrato come la famiglia sia stata e sia il principale strumento di integrazione effettiva degli stranieri. Questa norma non favorisce per nulla il ricongiungimento familiare, e poi lo troveremo anche nella legge l'11 e 12 giugno, e quindi pone ostacoli alla vita serena di una famiglia che vuole qui, in questa comunità, costruirsi il futuro per loro e per i loro figli.

Non è giusto! Questo è un frutto di una cultura sbagliata, che l'immigrazione sia un fenomeno transitorio: "ma mettiamo quegli anni li, intanto poi passa..." Non è così! Continuiamo ad avere bisogno di lavoratori stranieri anche in questo momento di crisi. Ecco la proposta che poi illustrerà il capogruppo: cinque anni consecutivi, a nostro parere, è una norma più includente, perché si dà la possibilità di verificare se è effettiva la volontà di stabilirsi qui in Valle d'Aosta. Cinque anni consecutivi, non otto non consecutivi, senza sapere il futuro di questa persona. Cinque anni sarà anche presto - lo dico agli amici del Popolo della Libertà - una proposta di legge degli Onorevoli Moffa e Granata, li conoscete benissimo, del Popolo della Libertà per il riconoscimento della cittadinanza agli immigrati che vivono regolarmente in Italia da cinque anni. Quindi questa non è una nostra elucubrazione.

Detto questo, lo ripeto e lo ripeterò ogni volta che mi sarà data la possibilità, e mi rivolgo a lei, signor Presidente Rollandin, occorre andare oltre i singoli interventi e definire una politica capace di governare il fenomeno dell'immigrazione, perché non si fa così! Attraverso una legge regionale che sia strumento di crescita e di indirizzo anche per tutti gli assessorati, anche per le altre comunità, per le altre istituzioni, che sia strumento di crescita e di dinamismo culturale ed economico. Il governo della Valle d'Aosta, il buon governo che auspichiamo tutti, passa ormai anche attraverso la nostra capacità, di questo Consiglio, di governare la transizione verso questa società, che è una società multietnica.

Presidente - La parola all'Assessore alle opere pubbliche, difesa del suolo e edilizia residenziale pubblica, Marco Viérin.

Viérin M. (SA-UdC-VdA) - Grazie, Presidente. Riprenderò la parola anche per la replica dopo, per correttezza e per dare la giusta opportunità ai colleghi che hanno lavorato anche sugli emendamenti. Ho chiesto la parola in discussione generale in modo che si possa anche vedere se su qualcosa, perlomeno un emendamento, si possa trovare una condivisione.

Voglio solo dire alcune cose. In premessa, che il presente disegno di regolamento regionale sostituisce e abroga il regolamento 27, come qualcuno aveva già detto. La necessità di modificarlo è stata chiara, notata da tutti sia in commissione, sia all'esterno, come oggi detta in maniera chiara dal collega Rigo nel suo intervento e principalmente, secondo noi, per i seguenti motivi: rendere definitivo il sistema sportello, quindi la presentazione delle domande durante tutto l'anno e l'ammissione al finanziamento secondo l'ordine cronologico di presentazione, fatto che era già avvenuto in questi ultimi due anni, ma si doveva decidere se fare questa raccolta sportello in maniera definitiva o meno. Dopodiché dare maggior peso alla residenza, un tema che nella replica affronterò perché Rigo lo ha toccato. Aumentare gli importi massimi di mutuo, favorendo in particolare gli interventi di recupero; riduzione dei tassi di interesse e aumentare gli anni di ammortamento fino a trenta; presentare maggiore attenzione alle famiglie numerose con l'istituzione dei parametri ISE e ISEE, idea completamente opposta a quella che è stata sviluppata da Rigo; semplificare il procedimento amministrativo di concessione del finanziamento.

Tutto questo era partito con un iniziale progetto, che prevedeva una modifica dell'attuale regolamento regionale, con il passare del tempo però ci si è resi conto dell'opportunità di poter ottenere un miglior risultato semplificando le norme in favore dei cittadini, con la riscrittura totale della normativa e l'abrogazione del regolamento regionale del 2002.

Rispetto alla normativa attuale, anticipare le modifiche introdotte con la proposta del regolamento regionale: sono certamente gli importi di mutui, sono certamente i tassi di interesse. Qui a qualcuno che ha già toccato l'aspetto che bisognerebbe osare di più, credo che per parecchi anni si è detta questa parola, si sono fatte queste affermazioni, ma credo che con l'aumento del 17 percento alla persona singola per il nuovo e arrivare al 60 percento di aumento per la ristrutturazione, credo che sia non un bel segnale, ma un segnale molto forte.

Sugli emendamenti - non voglio dilungarmi perché lo farò nella replica - crediamo che si possa fare un ragionamento sull'emendamento n. 7 del PdL, cioè l'emendamento che dice che i limiti di reddito di cui al presente articolo - parlo del comma 3 dell'articolo 8 - i limiti di reddito di cui al precedente articolo possono essere modificati in caso di necessità con deliberazione della Giunta regionale, sentite le commissioni consiliari competenti. Per noi questa prima parte potrebbe andare bene, perché si è aperti a fare qualsiasi ragionamento e qualsiasi confronto, su questi temi soprattutto. È chiaro che non sta bene la seconda parte, "tenuto conto dell'adeguamento ISTAT...", perché è sinonimo di burocrazia di nuovo per l'ennesima volta, perché se ci sono le necessità reali non è che uno domani modifica perché c'è l'ISTAT o non l'ISTAT. Se ci sono le necessità reali, ci sono le risorse finanziarie, ci sono nicchie di popolazione che possono attivarsi verso il ragionamento di poter usufruire del mutuo, è giusto che la Giunta prenda in esame queste situazioni e possa agire in maniera celere, perché queste situazioni ti permettono di rispettare quel famoso tanto declamato tema della sburocratizzazione e velocizzazione delle scelte da fare nei confronti delle necessità dei cittadini. Questo mio intervento è stato semplicemente per dare l'opportunità ai consiglieri che hanno presentato quell'emendamento, se vogliono proporre un sub-emendamento, se fatto in quella maniera potremmo accettarlo.

Gli altri due emendamenti presentati dal sottoscritto non sono nient'altro che due emendamenti concordati in commissione, cioè quello di portare da 2 anni a 18 mesi il periodo di stop per coloro che, presentata la domanda, la ritirano. Questo è un discorso molto importante, perché abbiamo avuto parecchi casi, segnalatici dagli uffici, di cittadini che, nel tempo, presentavano la domanda, facevano impegnare le risorse umane della Regione per fare tutta l'istruttoria, facevano impegnare le risorse finanziarie per quella domanda, a scapito di altri cittadini che stavano ad aspettare e il giorno prima di firmare con Finaosta ritiravano la domanda. Credo che non sia un ragionamento di serietà, credo che sia un discorso da arginare. Avevamo presentato due anni di stop per chi fa quella scelta, in commissione abbiamo concordato che poteva essere proposto, perché qualcuno proponeva 12 mesi e noi 24, un emendamento per portarlo a 18 mesi.

L'altro emendamento è rivolto ad equiparare sempre maggiormente le varie categorie nei loro diritti e, quindi, abbiamo presentato un emendamento che anziché lasciare la deroga degli 8 anni a tutti i dipendenti pubblici, visto che i dipendenti pubblici secondo noi sono parificati per i diritti anche a quelli privati e agli altri provenienti dall'esterno, lascia la deroga, anziché a tutti, solo alle forze dell'ordine. Anche su questo ne avevamo parlato in commissione, quindi come impegnatomi in commissione ho presentato questi due emendamenti.

Presidente - Siamo sempre in discussione generale.

La parola al Consigliere Segretario Tibaldi.

Tibaldi (PdL) - Non per un secondo intervento, ma per una semplice precisazione, visto che l'Assessore ha fatto riferimento ad alcuni nostri emendamenti e in particolare all'emendamento n. 7 che verrebbe accolto a condizione di una leggera modifica. Siamo disponibili a presentare un sub-emendamento e di condividerlo nel senso da lui auspicato. Vorrei solamente farle notare, Assessore, che l'ISTAT, l'indice che viene indicato come possibile strumento per modificare con deliberazione di Giunta i limiti di reddito come previsto da questo articolo, è un indice che è stato inserito dall'estensore della norma in originale, non è stato da noi messo nell'emendamento. Noi lo abbiamo ripreso con l'aggiunta delle commissioni che eventualmente devono essere coinvolte in questa nuova definizione dei limiti di reddito, ma l'ISTAT è stato scritto in versione originale da chi ha esteso la legge.

Se è d'accordo, Assessore, visto che siamo ancora in discussione generale, proporremmo il testo del sub-emendamento e se è condiviso lo possiamo firmare, oppure se lo ritiene il Consiglio chiediamo la sospensione per esaminare tutti gli emendamenti. Grazie.

Presidente - Credo che non sia il caso di sospendere il Consiglio, visto che è stato concordato. A questo punto basta che si presenti alla Presidenza il sub-emendamento e lo facciamo distribuire.

Se non ci sono più interventi sul disegno di legge e sul regolamento, dichiaro chiusa la discussione generale.

La parola all'Assessore alle opere pubbliche, difesa del suolo e edilizia residenziale pubblica, Marco Viérin.

Viérin M. (SA-UdC-VdA) - Grazie, Presidente. Innanzitutto voglio ringraziare gli uffici dell'Assessorato, gli uffici dell'ufficio legale e tutti i commissari che hanno lavorato anche all'interno delle commissioni e anche la consulta regionale per la casa, con la quale abbiamo lavorato sia su questo regolamento e questa legge, ma anche su altre, tipo la 39 che è già in commissione e che arriverà in quest'aula ai primi di giugno.

Oltre a questo ringraziamento vorrei ringraziare anche i Consiglieri che sono intervenuti in aula, ma anche quei Consiglieri che sono intervenuti fuori dall'aula negli scorsi mesi, perché su questo argomento ci siamo confrontati con parecchi di voi anche a voce e ho cercato di recepire alcune sensibilità e alcune idee per cercare di portare un prodotto che fosse il migliore possibile. Tutto è perfettibile, tutto è migliorabile e quando si può fare un ragionamento anche di revisione dopo un anno o due dall'applicazione, nulla o nessuno ha la verità in tasca e quindi si potrà fare anche un domani. Chiaramente crediamo in quello che abbiamo fatto: lo hanno detto anche parecchi Consiglieri dell'opposizione, questo mi fa piacere, perché vuol dire che si è lavorato tutti insieme. In merito ad alcuni interventi è chiaro che ci sono delle visioni anche diverse, sta nelle cose, se non ci fossero probabilmente sarebbe peggio perché vorrebbe dire non volere o che non ci si porterebbe al dovere del confronto, ma si sarebbe appiattiti a una idea comune a tutti.

La collega Fontana ha richiamato la loro proposta, ci sono delle cose similari. È chiaro che noi abbiamo fatto un nuovo regolamento, quindi nella vostra proposta c'è una parte anche importante ma che è abbastanza minimale, ci sono i due o tre concetti cardini degli importi e quant'altro, ma avendo fatto tutto un nuovo regolamento è chiaro che si è lavorato sulla proposta della Giunta. È un provvedimento atteso, e anche la collega condivide. La collega ribadisce che è un errore levare gli anni, voglio solo ribadire - vi ritornerò toccando l'intervento di Rigo - che è un impegno che questa maggioranza si è presa con gli elettori quando nel programma ha ribadito di voler agire in questa legislatura per far pesare la residenza.

Credo che invece il collega Cerise abbia fatto delle riflessioni anche importanti soprattutto in commissione. Oggi ci ha rimandato un po' a quella discussione: qui non voglio ricordarla tutta, ma lo ringrazio come ho fatto all'inizio.

Il collega Tibaldi ha fatto delle riflessioni, anche qui, fatte in commissione, che bene o male tutti noi sappiamo, condivisibili o meno, perché vanno anche in contrasto con il lato sinistro del tavolo, ma è chiaro come ho detto prima che il confronto è indispensabile.

Credo che Rigo invece abbia fatto un ragionamento più profondo, cercando di creare un po' di discussione in aula, me ne rallegro. Voglio solo, riprendendo anche gli impegni che il sottoscritto, la Giunta si è presa nel mese di novembre, quando ha richiamato le parole del sottoscritto: particolare attenzione alle famiglie, alle giovani coppie, agli anziani, con l'ammodernamento delle varie leggi del settore casa. Ebbene io voglio solo ricordare al collega Rigo che da novembre ad oggi sono passati sei mesi, lasciamo anche Natale in mezzo e l'Epifania, contiamoli, sono giorni di lavoro, ma abbiamo modificato con questa già quattro leggi o regolamenti inerenti la casa. Quattro su sei! Perché la normativa sugli affitti l'abbiamo modificata e posso dire oggi qui ai colleghi che il termine di arrivare a inviare a fine giugno i pagamenti degli affitti 2008 e 2007 sono raggiunti. In tre mesi si sono fatte tutte le procedure di due anni di domande, perché le abbiamo raccolte in un mese e mezzo a dicembre e metà novembre, quindi abbiamo rispettato anche i tempi non solo della modifica della legge, ma anche di risposta diretta sul territorio.

Abbiamo modificato la normativa sui tetti in lose, che fa parte della casa. Siamo arrivati con questa legge sui mutui prima casa, e anche qui da parte sua come di altri è stato chiesto un confronto. Noi abbiamo fatto un confronto con la consulta della casa, ci siamo confrontati anche nelle commissioni, è chiaro che un po' di tempo ci è servito anche con il CELVA, o CPEL oggi, per fare questo confronto. Siamo già arrivati in commissione con la modifica della legge 39, quella delle case popolari, dell'emergenza residenziale pubblica, quindi arriveremo fra quindici giorni in Consiglio anche con quella. All'appello manca il discorso del piano triennale che fa riferimento alla legge 28.

Anche qui quindi probabilmente si vuole... non so, non ho capito tanto bene l'intervento del collega Rigo a cosa servisse o fosse propedeutico a cosa. È chiaro che stiamo già lavorando sul piano triennale e sulla modifica della 28...

Rigo (fuori microfono) ...io ricordavo solo i dati...

Viérin M. (SA-UdC-VdA) - ...no, ma "solo i dati"! Ho voluto ricordare i dati: che quattro su cinque sono già arrivate, ma non è che lo dico io, lo dicono i dati.

Dopodiché sul parametro ISE/ISEE nessuno lo ha ancora fatto, spero che magari qualcuno ci ricopi e magari fra un anno qualcuno potrà dire: abbiamo copiato la Valle d'Aosta, perché noi sulle altre normative che ho citato abbiamo utilizzato lo stesso parametro proprio per fare un discorso unico, per non complicare le cose, affinché il cittadino sappia che sulla casa utilizza gli stessi parametri.

E poi c'è il discorso, quando si parla di queste cose, di chiedere sempre la concertazione. Noi questo sistema o meglio le modifiche che abbiamo portato a queste normative, quest'ultima e quella che verrà a giugno, le abbiamo dibattute, ci siamo confrontati con le categorie, ci siamo confrontati con i sindacati, ci siamo confrontati con la consulta della casa e guarda caso anche i verbali della consulta della casa sono alla unanimità: non saranno tutti assenti nel loro lavoro e nel loro compito anche nella consulta della casa. Credo che con un ragionamento convinto di tutti e il lavoro fatto tutti abbiamo ragionato sul lavoro svolto. E proprio su questo ho voluto che sulla consulta della casa si facesse un verbale, perché ci sia anche una memoria scritta su queste cose. Vedete, quando si chiama la concertazione e poi quando la concertazione avviene, si dice che forse i parametri sono sbagliati...

(interruzione del Consigliere Rigo, fuori microfono)

...ma dal suo intervento mi è parso di no.

Dopodiché sull'articolo 7, quando si parla di paura degli invasori, noi non abbiamo paura degli invasori, noi non abbiamo fatto questo ragionamento. Abbiamo fatto un ragionamento sui residenti, non abbiamo fatto un ragionamento di tipo diverso discriminatorio, abbiamo fatto un ragionamento del peso della residenza. Può essere condivisibile: cinque anni, otto anni, dieci... Noi abbiamo fatto un ragionamento su otto, quindi nulla abbiamo detto di diverso in merito al concetto che lei ha espresso sulla multietnicità. Abbiamo fatto un ragionamento chiaro, che queste provvidenze come altre devono arrivare alle persone che hanno dimostrato di voler rimanere e stare in Valle d'Aosta. E sulla 39 quando ne discuteremo, ci sono dei passaggi ancora molto più pregnanti su questo significato.

Quindi la ringrazio comunque per il dibattito, o meglio, il contributo al dibattito che lei ha portato, e ritengo che gli emendamenti si possono anche illustrare uno a uno, in modo che si possa anche capire perché la maggioranza non intende approvare gli altri emendamenti presentati dalle altre forze politiche.

Presidente - La parola al Presidente della Regione, Rollandin.

Rollandin (UV) - Grazie, Presidente. Credo sia corretto fare due considerazioni sull'argomento che è stato introdotto a latere del problema dei mutui di cui stiamo trattando, ma fino a un certo punto perché il discorso degli immigrati, della presenza quindi di lavoratori, di persone che provengono da parti diverse del territorio, sia dall'Africa che dall'Asia o da altri territori, credo che sicuramente sia un problema impegnativo.

La proposta e il riferimento ha dato lo spunto per fare una digressione molto importante sotto il profilo della filosofia con cui si fa un approccio al problema dell'immigrato, che per quanto ci riguarda dovrebbe sempre partire da una nota che molto spesso è dimenticata: noi dovremmo fare di tutto perché nel proprio paese uno possa vivere, perché non debba emigrare, perché sicuramente la soluzione non è quella di fermare né con le armi né con altri metodi chi cerca di fuggire dalla povertà. Sembra così scontato, purtroppo non lo è perché gran parte degli aiuti internazionali... noi nel piccolo ripresenteremo la legge per dare sostegno e aiuti alle collettività che ne hanno bisogno. Il punto focale è sempre lì, purtroppo a livello internazionale come nazionale le grandi associazioni hanno fallito. Ha fallito la banca mondiale degli investimenti, credo che basterebbe leggere i libri sui risultati di questa politica per capire quanto è stato sprecato e come si è in ritardo nell'ambito dell'aiuto a queste popolazioni. Sono zone ricchissime dove, guarda caso, non si può fare nulla e la gente fugge! Qualcosa che non va c'è. Quindi credo che noi siamo sempre convinti che la partenza sia quella di dare l'opportunità di lavorare e rimanere nel proprio paese, ma per mille e una ragione che non sto a ricordare a chi oggi questi problemi giustamente conosce meglio di me.

Detto questo, sulle persone che regolarmente sono presenti nel nostro territorio come su altri, riteniamo di svolgere una azione che credo sotto il profilo della integrazione, sotto il profilo del sociale, sotto il profilo del sanitario hanno tutte le attenzioni che sono non solo necessarie ma uguali a quelle dei residenti. Credo che chiunque sia in Valle d'Aosta abbia il diritto di essere assistito, di avere l'assistenza, di avere le integrazioni, di fruire degli stessi servizi comunali, prima infanzia, asilo e così via nelle scuole. Quindi credo che sotto questo profilo la Valle d'Aosta è sovente citata come un esempio.

Ora, sulle politiche del lavoro si fa di tutto per creare le premesse (ne discuteremo a breve) anche per dare la possibilità, nella regolarità di partecipare alla crescita del paese, a cui anche queste persone contribuiscono.

Detto questo, non mi sembra che l'atteggiamento e il riferimento con cui in questa legge noi facciamo in qualche modo pesare la residenza sia un'azione contro qualcuno. È una azione che va nella direzione di tener conto che la residenza, ma non parliamo solo di Aosta, qui il provvedimento è per la valle intera. Noi parliamo di chi ha la residenza ad esempio nelle valli laterali, problema che ancora è di attualità, perché quanti ormai lasciano le valli laterali! Lì della residenza credo che sia giusto tenerne conto, che i Comuni tengano conto nella propria discrezionalità anche di questi punteggi, e la legge lo prevede.

Quindi è una legge che non ha nessun atteggiamento punitivo, è una norma... regolamento e legge sono, credo, mirate ad ottenere dei risultati importanti sia con i provvedimenti legati alla disponibilità finanziaria, sia con l'operazione fatta nell'ambito del regolamento, con la massima attenzione alle persone che in Valle d'Aosta si presentano per lavorare con tutti i documenti in regola: possono lavorare nelle aziende, possono lavorare nel sociale, non dimentichiamo cosa è successo per le badanti o per la regolarizzazione di tanti immigrati, che per diverse ragioni avevano dei problemi e che hanno trovato una soluzione.

Per il resto riteniamo che l'attenzione alla presenza in valle per un certo periodo sia un elemento che è caratterizzante, a cui riteniamo di dare un giusto peso, senza offendere nessuno e senza creare le premesse per far passare questa come una politica contro l'immigrato. Non è questo: per noi l'immigrato ha tutti i diritti di cui deve essere investito come persona che investe sul suo lavoro e come tale va rispettato fino in fondo.

Président - Pas d'autres interventions? On peut passer à l'examen de la loi, article par article, c'est-à-dire le point 24 à l'ordre du jour.