Objet du Conseil n. 475 du 24 octobre 1979 - Verbale
OGGETTO N. 475/79 - Servizi di assistenza psichiatrica ospedaliera ed extra-ospedaliera in Valle d'Aosta. (Interpellanza del Consigliere Riccarand)
Interpellanza
Il sottoscritto Consigliere regionale di Democrazia Proletaria-Nuova Sinistra
Rilevato che il "Servizio di assistenza psichiatrica e tutela della salute mentale" istituito dall'Ente Ospedaliero Regionale, in applicazione della delibera di Giunta regionale n. 3222 del 23.6.1978, contrariamente a quanto previsto dalla legge statale n. 180 del 13 maggio 1978 e dalla stessa delibera n. 3222, non ricovera pazienti per trattamenti sanitari obbligatori in condizioni di degenza ospedaliera per malattie mentali;
Rilevato altresì che esiste addirittura una disposizione del Direttore sanitario dell'EOR rivolta ai medici di pronto soccorso e accettazione che stabilisce l'invio dei pazienti con ricovero obbligatorio a "un settore di degenza extra-regionale idoneo a tale tipo di ricovero";
Considerato che tale disposizione, motivata con la "mancanza di strutture idonee al malato ed alla tutela della salute pubblica", appare priva di giustificazione poiché nel "reparto" di psichiatria esistono camere con finestre sigillate, vetri anti-proiettile e altre adeguate misure di sicurezza (possibilità di chiudere a chiave la porta del "reparto", mezzi di contenzione fisica e farmacologica del paziente ecc.);
Appurato che attualmente, in contrasto con le disposizioni statali e regionali, i trattamenti sanitari obbligatori vengono demandati a cliniche psichiatriche extra-regionali (ad esempio la Casa di Cura "Fatebenefratelli" di San Maurizio Canavese), senza peraltro che siano state stipulate con detti istituti psichiatrici le convenzioni previste dagli artt. 6 e 7 della 180/78 e dagli artt. 41 e 44 della 833/78;
Rilevato d'altra parte che i posti letto ospedalieri del Servizio di psichiatria, che dovrebbero servire anzitutto per i ricoveri obbligatori, sono addirittura in numero superiore a quello previsto dalla legge 180/78, dalla legge 833/78 (art. 64, sesto comma) e dalla delibera n. 3222;
Rilevato inoltre che nella citata delibera di Giunta si faceva una netta distinzione fra 15 posti letto "ospedalieri" e altri 18 posti letto di "foresteria", mentre attualmente non viene fatta nessuna distinzione (neppure a livello burocratico-amministrativo) e si continua ad utilizzare indistintamente tutti i 33 posti letto;
Constatato infine che il suddetto Servizio Psichiatrico, contrariamente a quanto previsto dalla delibera n. 3222, non si è dotato di nessuna struttura di assistenza extra-ospedaliera (ad esempio cura ambulatoriale e domiciliare) e non si fa carico dell'assistenza e del reinserimento sociale in Valle d'Aosta dei pazienti dimessi dai manicomi;
Interpella
l'Assessore alla Sanità ed Assistenza Sociale per sapere:
1) se l'Amministrazione regionale intende, in palese contrasto non solo con le disposizioni legislative, ma anche con lo spirito e gli intendimenti della nuova organizzazione dell'assistenza psichiatrica, continuare a promuovere l'esodo dei pazienti valdostani verso strutture extra-regionali;
2) quale tipo di assistenza psichiatrica è in grado di effettuare l'apposito servizio istituito dall'EOR visto che, oltre a non effettuare i ricoveri obbligatori, risulta anche che non sia ancora iniziata nessuna forma di assistenza extra-ospedaliera. Si chiede in particolare se l'Amministrazione regionale intende continuare a rispondere ai bisogni "psichiatrici" della popolazione (che hanno molto spesso alla loro base disagi economici, sociali ed esistenziali) con l'unica risposta del ricovero ospedaliero, oppure se si ha un programma operativo di altro tipo;
3) quali iniziative si intendono assumere per garantire una adeguata assistenza extra-ospedaliera ai valdostani già dimessi o che saranno dimessi dai manicomi.
Aosta, 11 ottobre 1979
F.to: Elio Riccarand
Dolchi (P.C.I.) - Il Consigliere Riccarand intende illustrare l'interpellanza? La parola al Consigliere Riccarand.
Riccarand (Dem. Prol.-Nuova Sin.) - La legge n. 180 del 13 maggio 1978, che istituisce nuove norme per il trattamento sanitario delle malattie mentali, pur essendo stata approvata principalmente per evitare il referendum sui manicomi, ha introdotto dei notevoli elementi innovativi nel campo dell'assistenza psichiatrica.
La vecchia legge sui manicomi, che risaliva al 1904, equiparava, infatti, i disturbi di ordine psichiatrico alla delinquenza e stabiliva il ricovero coatto in manicomio su mandato dell'autorità giudiziaria degli affetti da malattie mentali.
La nuova legge invece, la legge 180, assimila i malati di mente ad altre forme di malattia e riconduce ad un problema sanitario quello che in passato era considerato un problema di ordine pubblico. La chiusura graduale dei manicomi e il nuovo ruolo del Sindaco che sostituisce il giudice in qualità di autorità sanitaria nel disporre i ricoveri sono espressioni di questa nuova impostazione. Questa nuova legge, approvata nel maggio 1978, ha posto la Regione Valle d'Aosta di fronte ad un nuovo grosso problema. Con questa legge la Regione Valle d'Aosta non potrà più, o almeno non potrebbe, sbarazzarsi del problema inviando i nuovi casi acuti fuori Valle e deve anzi prevedere, oltre all'assistenza dei nuovi casi che si presentano, anche il rientro e il reinserimento dei Valdostani che in passato erano stati ricoverati nei manicomi che sono in via di chiusura. La legge 180 avrebbe dovuto cioè mettere in moto un tipo di assistenza psichiatrica totalmente nuovo.
La delibera di Giunta n. 3222 del 23 giugno 1978, cioè il primo provvedimento assunto dall'Amministrazione regionale subito dopo l'emanazione della legge 180, pareva andare proprio nella direzione indicata dalla legge statale. Infatti, in questa delibera del giugno del 1978, si parla di deospitalizzazione dell'assistenza psichiatrica attraverso la collocazione dei servizi a tutela della salute mentale nell'ambito dell'organizzazione dei servizi socio-sanitari nel territorio. Allo stesso modo si parla di reinserimento sociale in Valle d'Aosta di malati psichiatrici attualmente in cura fuori dalla Regione, cioè c'era tutta una serie di affermazioni di principio che erano rispondenti a quelle che erano nella legge nazionale e che prefiguravano un tipo di assistenza totalmente nuovo.
Ora è passato oltre un anno dalla delibera, sia dalla legge nazionale, sia dalla delibera della Giunta regionale, e alle affermazioni di principio non ha fatto seguito una capacità di organizzazione effettiva di questa assistenza psichiatrica.
Voglio leggere alcune affermazioni contenute in una relazione fatta da un operatore del servizio psichiatrico esistente in Valle d'Aosta che illustra abbastanza bene quelli che sono alcuni dei nodi più grossi per quanto riguarda l'assistenza psichiatrica. Dice questo operatore: "A distanza di quasi un anno, quasi nulla è cambiato nella mentalità e nella pratica di operatori e amministratori. La segregazione dei malati in altre Regioni, l'assenza di una struttura manicomiale paradossalmente ha impedito il crearsi di un dibattito, di una presa di coscienza generalizzata a livello di massa sui problemi della follia e sulle contraddizioni che porta con sé e riflette sugli altri il malato mentale. Il reinserimento delle persone finora dimesse dagli ospedali psichiatrici e rientrate in Valle nel loro ambiente d'origine non è avvenuto; i nuovi pazienti che dovrebbero essere sottoposti al trattamento sanitario obbligatorio, come prevede la legge 180, vengono inviati in Case di cura extraregionali arbitrariamente, vista l'assenza delle convenzioni apposite previste dalla legge 180 e dal successivo decreto ministeriale. Le strutture di assistenza extra-ospedaliere, asse portante della legge 180, e le strutture prefigurate dalla stessa delibera di Giunta non sono state istituite. Per quel che riguarda la possibilità di uscire sul territorio da parte del personale medico e paramedico nulla è stato fatto; le uniche occasioni sono quelle dell'accompagnamento in ambulanza di pazienti psichiatrici o di traumatizzati cranici in altri ospedali"...e si potrebbe continuare a lungo. Sono concetti che ho ripreso nell'interpellanza e su cui vorrei sentire una risposta da parte dell'Assessore alla Sanità.
Dolchi (P.C.I.) - Allora risponde l'Assessore alla Sanità Rollandin, che ha la parola.
Rollandin (U.V.) - Dunque, innanzitutto nella premessa, devo dire che non concordo su quanto è scritto nel rilevato, cioè che la delibera, la 3222 che è stata richiamata, in cui si dice: "contrariamente a quanto previsto dalla 180, non ricovera pazienti per trattamento sanitario obbligatorio". Ora, la delibera prevedeva che ci fosse una progressione di lavori per cui si arrivasse naturalmente a ristrutturare nella previsione dell'istituzione del servizio la parte ospedaliera, cosa che si sta facendo adesso, quindi non era possibile farlo in assenza delle strutture apposite.
Non sto a fermarmi sul "considerato", cosa invece su cui non concordo assolutamente è dove si dice: "appurato che". Ora, lì non si è appurato proprio niente, perché si dice: "Appurato che attualmente, in contrasto con le disposizioni statali e regionali"...e le disposizioni statali e regionali a cui si riferisce sono gli articoli 6 e 7 della 180, dove si dice...nell'articolo 6, l'unico punto dove si parla delle convenzioni, dice: "In relazione alle esigenze assistenziali, le Province possono stipulare, con le istituzioni di cui al precedente comma, convenzioni ai sensi del successivo articolo 7" e all'articolo 7 in cui si recita: "I rapporti tra le Province...eccetera...e gli Enti sono regolati da apposite convenzioni conformi ad uno schema-tipo da approvare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge...con decreto del Ministero della Sanità e d'intesa con le Regioni e l'Unione Province", eccetera.
Nelle norme finali della stessa legge si dice (articolo 11 della 180): "Le disposizioni contenute negli articoli 1, 2, 3, 4, 5, 6 e 7 - quelli che sono richiamati - restano in vigore fino alla data di entrata in vigore della legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale" che, ricordo, è il 23 dicembre 1978, quindi quelle norme non contano più niente. Però vorrei ricordare che lo schema-tipo che era previsto col decreto del 15 giugno 1978 non faceva altro che regolare rapporti economici, quindi non c'entra niente con i rapporti istituzionali, regolava esclusivamente i rapporti economici.
Venendo poi agli articoli 41 e 44 della "833", che possono essere giustamente richiamati, nell'articolo 41 l'unica parte dove si parla delle convenzioni dice: "Le convenzioni di cui al 3° comma del presente articolo devono essere stipulate in conformità a schemi-tipo approvati dal Consiglio dei Ministri su proposta del Ministero della Sanità, sentito il Consiglio Sanitario Nazionale", cosa che non è mai stata fatta. Nell'articolo 44 si dice: "Dette convenzioni sono stipulate dalle Unità Sanitarie Locali - e quindi non dalle Regioni - in conformità a schemi-tipo approvati dal Ministero della Sanità sentito il Consiglio Sanitario Nazionale". Questi schemi-tipo non esistono, quindi chiaramente non c'è nessun contrasto perché, non esistendo lo schema, vorrei sapere in base a che cosa dovrebbero essere stipulate queste convenzioni. Quindi lì "l'appurato" non esiste. Però tutto lo schema-tipo che si richiama e che sembrerebbe in contrasto, ripeto, non faceva altro che regolare i rapporti economici, rapporti economici che riguardavano un trattamento particolare di cui usufruiva il personale dell'assistenza psichiatrica legati agli istituti.
Ora, noi avevamo effettivamente con Grugliasco determinati rapporti di proprietà che sono stati regolati con l'ultima delibera di Consiglio, però i rapporti, dicevo, erano essenzialmente di differenza di trattamento economico; ancora ultimamente le Regioni che avevano queste difficoltà hanno dovuto sollecitare il Consiglio dei Ministri affinché venisse varato il provvedimento che liquidava le somme contemplate in questa differenza e mi riferisco all'articolo 3 della legge 300 che richiamava queste disposizioni, quindi regolava definitivamente per il 1978 quello che era il trattamento economico.
Per quanto riguarda, invece, le questioni di fondo, vale a dire quanto si dice e si chiede, dove si dice "Constatato infine che la Regione non si fa carico dell'assistenza e del reinserimento sociale in Valle d'Aosta dei pazienti dimessi dai manicomi" devo dire innanzitutto che, per quanto riguarda le strutture la Regione, naturalmente non poteva farle in attuazione della delibera 3222 se non era prima liberata la sede del Brefotrofio, cosa che è stata fatta con tutto l'iter che il Consiglio conosce, in quanto è stato portato in Consiglio questo, e attualmente stanno lavorando proprio per portare il numero dei letti - come detta la "180" - a 15 per i trattamenti obbligatori, e nel contempo si stanno predisponendo per l'eventuale foresteria 18 posti letto con le soluzioni tecniche che già sono state illustrate in altra sede. Quindi per quanto riguarda l'attuazione della "180" non c'è alcun dubbio che viene rispettata.
In più, naturalmente, si è fatta un'indagine nelle case che attualmente ospitano i malati di mente, chiamiamoli così, valdostani, e cosa è stato appurato? Che in parte questi sarebbero dimissibili...dico "sarebbero" perché naturalmente, contemporaneamente, è necessario avere il personale che li segua poi quando sono dimessi sul territorio. Ora, per avere questo, cosa era necessario? Attuare le disposizioni che prevedono il tempo pieno ospedaliero e quindi i sanitari che attualmente sono in numero inferiore, perché naturalmente non sono ancora stati espletati i bandi di concorso, non c'è ancora l'organico completo, e quindi non è possibile. Sono state fatte diverse riunioni con i sanitari dell'Ospedale per vedere come attuare quanto previsto anche dal contratto riguardo alla mobilità del personale, perché l'ultimo contratto che è stato approvato...ma è già scaduto a giugno...tra l'altro prevede che, secondo accordi con le OO.SS., i sanitari possono seguire sul territorio anche questi casi, quelli a tempo pieno, come nel caso naturalmente degli psichiatri e dei neurologi. Ora, fino adesso, quanti seguivano questi malati all'Ospedale? ...che sono poi tre, erano neuro-psichiatri, è stata istituita la sezione, quindi seguono questi malati, però per la Neurologia deve essere ancora istituito il Servizio di neurologia e naturalmente si potrà, con l'aumento di organico, supplire anche a queste carenze, e quindi servire da base per questa assistenza sul territorio.
Cosa si è anche fatto? Si è cercato di vedere con le famiglie, quelle che avevano ancora dei rapporti, se era possibile un reinserimento, naturalmente seguendo anche una possibilità di intervenire economicamente verso le famiglie, oltre che con l'assistenza delle assistenti sociali, di cui c'è una relativa disponibilità, non essendoci quella medica, e...cos'è successo? Che le famiglie in generale si sono rivelate contrarie a questo reinserimento; quelle poche che si sono dichiarate disponibili ad accettare nuovamente questi che sono attualmente ricoverati, naturalmente hanno detto che lo faranno al momento in cui sarà garantita quella determinata assistenza medica, perché sappiamo benissimo quali sono le conseguenze e i relativi rischi nello spostare questo malato che da anni è degente negli ospedali psichiatrici e quindi dovranno essere reinseriti gradualmente.
Per tutto questo attualmente non si è potuto - ripeto - per i gravi disguidi che ci sono, soprattutto legati alla carenza di personale, non si è potuto fare di più; si sta predisponendo e anche attuando tutta una serie di incontri per arrivare a questa deospedalizzazione, come è richiamato nella "3222" che naturalmente non fa altro che ribadire o richiamare i concetti fondamentali della "180".
Penso che, per quanto riguarda l'attuazione della "180", si è perfettamente in regola, anche se attualmente è chiaro che, non esistendo ancora la possibilità di dare un ricovero a livello ospedaliero per quello che riguarda i trattamenti obbligatori decenti si provvede ancora con istituti fuori Valle, anche senza convenzione, perché, ripeto, lo schema-tipo di convenzione non ci è ancora stato presentato, ed è per questo che si continua con questa prassi.
Dolchi (P.C.I.) - La parola al Consigliere Riccarand.
Riccarand (Dem. Prol.-Nuova Sin.) - Io non capisco come faccia l'Assessore alla Sanità ad affermare che si è perfettamente in regola con l'applicazione della legge 180 quando presso l'Ente Ospedaliero Regionale non vengono effettuati i ricoveri obbligatori dei pazienti. Esiste una circolare, addirittura una disposizione del Direttore sanitario dell'Ente Ospedaliero Regionale che recita: "Considerata la mancanza di strutture idonee all'assistenza al malato ed alla tutela della salute pubblica, si ritiene doveroso non autorizzare il ricovero presso l'Ente Ospedaliero Regionale dei pazienti sottoposti a trattamento sanitario obbligatorio" - e ancora dice: "I pazienti che si dichiarano non disponibili ad avere un ricovero volontario, quindi che devono essere sottoposti a trattamento obbligatorio, dovranno essere sottoposti ai trattamenti terapeutici urgenti del caso ed avviati successivamente in un settore di degenza extra-regionale idoneo a tale tipo di ricovero".
Praticamente, quello che era uno dei contenuti fondamentali della legge 180, cioè il fatto che la cura ai malati mentali venisse fatta non in ospedali psichiatrici e in Case di cura situate al di fuori del territorio in cui viveva il malato, ma all'interno, diciamo così, di strutture legate all'Ospedale generale, non viene applicato in Valle d'Aosta; questo è un principio fondamentale, questo è uno degli elementi fondamentali della "180". Già qui c'è una non-applicazione totale di questo punto, non è questione di mesi, ormai siamo dal giugno del 1978 e, per arrivare all'ottobre 1979, ne sono passati parecchi, è passato parecchio tempo e non è stato fatto nessun passo in avanti; direi di più: presso l'Ospedale, presso i servizi ausiliari, ci sono anche le strutture per cominciare, almeno in parte, a fare questo servizio di ricovero di quelli che devono avere il trattamento obbligatorio; ma questo non viene fatto, anche perché esiste una prassi consolidata che è sempre esistita e si continua a mandare tranquillamente i pazienti fuori Valle. Questa, evidentemente, è una carenza a livello sanitario che non può essere...diciamo negata, non si può dire che si applica la legge 180 quando non si fanno queste cose qui.
Per quanto riguarda poi le convenzioni, non sono d'accordo con quanto dice l'Assessore. La legge nazionale prevedeva che si dovevano fare le convenzioni entro un certo lasso di tempo, si prevedeva che si dovevano fare le convenzioni entro un certo lasso di tempo, è uscito lo schema-tipo del decreto ministeriale in data 15 giugno 1978. Ecco, in data 15 giugno 1978 la Regione doveva fare queste convenzioni, la Regione doveva fare due tipi di convenzione, una con l'Ente Ospedaliero Regionale e una con le Case di cura private fuori Valle. Doveva fare due tipi di convenzione, non ha fatto nessun tipo di convenzione, nessuna delle due convenzioni, e non serve dire che tanto questo tipo di convenzione viene a scadere con l'ingresso della riforma sanitaria, perché è chiaro che quando verranno approvati i nuovi schemi-tipo di convenzione basati sulle Unità Sanitarie Locali allora è chiaro che queste sostituiranno le vecchie, ma fino a quando non ci sono i nuovi schemi-tipo di convenzione rimangono in vigore quelle previste dalla vecchia normativa; questo è lapalissiano! E quindi qui siamo di fronte ad una seconda, grave inadempienza da parte dell'Amministrazione regionale e credo che da parte di qualsiasi altra Provincia - perché nel caso della Valle d'Aosta è la Regione - queste convenzioni siano state fatte, mi risulta che siano state fatte. La Regione Valle d'Aosta non le ha fatte, mi risulta invece che in molte situazioni queste cose siano state fatte in tutte quelle situazioni che conosco...queste cose sono state fatte.
Sul contenuto di queste convenzioni, l'Assessore dice che si tratta semplicemente di convenzioni che regolano i rapporti economici: non è vero, ce l'ho anch'io qua! Se noi guardiamo quello che c'è scritto nello schema di convenzione Province, o Regioni/Ente Ospedaliero, dice: "Nell'ambito -articolo 1 dello schema - del predetto collegamento sono comunque assicurati presso il servizio psichiatrico dell'Ente Ospedaliero: a) la consulenza e la pronta disponibilità; b) la consulenza nei riguardi dei degenti, eccetera; c) la cura diretta in condizione di degenza ospedaliera; d) utilizzazione"...questi non sono rapporti, queste sono le finalità del servizio psichiatrico, così come, in un punto precedente, si indica chiaramente che nella convenzione deve essere stabilito che il numero massimo di posti letto è 15, e non 33 come nella Regione Valle d'Aosta, anche se questa distinzione di 33 inizialmente era stata impostata in un certo modo, cioè 15 posti letto e 18 foresteria; attualmente presso il servizio psichiatrico non si fa nessuna distinzione, sono 33 posti letto, sono tutti utilizzati nello stesso modo, senza nessuna distinzione fra foresteria e normale servizio psichiatrico. Anche questo è in contrasto completo con quella che è la normativa nazionale.
Riguardo al problema del reinserimento dei dimessi dai manicomi, anche qui trovo abbastanza grave l'affermazione dell'Assessore, dice: "ci sono dei pazienti valdostani che potrebbero essere dimessi e non abbiamo le strutture, non abbiamo il personale per seguirli, non possiamo farli dimettere". È già passato tanto tempo, cerchiamo di provvedere, di assumere delle iniziative; quelli che sono stati dimessi finora, io avevo presentato mesi fa, 6-7 mesi fa, un'interrogazione con risposta scritta all'Assessore per chiedere come venivano assistiti i dimessi...ecco, l'Assessore mi ha risposto che venivano assistiti dall'équipe sanitaria dell'Ospedale di provenienza, perché qui, in loco, non esiste niente. Qui però ci troviamo di fronte ad un problema sociale che è di enorme importanza e non si può venire a dire in Consiglio o affermare che si applica la legge 180 quando tutta una serie di punti essenziali non trovano assolutamente applicazione.
In Valle, di fatto, si è continuato a seguire la linea di gestione che c'era prima della legge 180 e nulla sostanzialmente finora è cambiato, se non nelle affermazioni di principio; nella pratica, la situazione è quella di prima!
Si dà atto che dalle ore 11,13 assume la Presidenza il Vice Presidente Renato Faval.
