Objet du Conseil n. 22 du 10 mars 1958 - Verbale
OGGETTO N. 22/58 - CELEBRAZIONE DEL DECENNALE DELLA PROMULGAZIONE DELLO STATUTO SPECIALE PER LA REGIONE AUTONOMA VALDOSTANA.
Il Presidente, PAREYSON, dichiara quanto segue:
"Onorevoli Colleghi,
Dieci anni or sono, e precisamente il 10 marzo 1948, la Gazzetta Ufficiale della Repubblica pubblicava il testo dello Statuto speciale per la Valle d'Aosta, documento approvato con legge costituzionale n. 4 in data 26 febbraio 1948, col quale la nostra Valle veniva riconosciuta come Regione Autonoma a Statuto speciale.
La promulgazione di tale importantissimo documento rappresenta, innegabilmente, uno fra i più notevoli avvenimenti che la nostra storia bimillenaria abbia registrato.
Ritengo pertanto che mi incomba oggi il preciso dovere di ricordare qui, in occasione dell'odierna seduta consiliare, questo memorabile evento, anche perché, nonostante la solenne cerimonia che si è svolta ieri in quest'aula e le elevate parole pronunciate in tale occasione dal Presidente della Giunta, Avvocato Bondaz, mi sembra più che opportuno che la celebrazione di una ricorrenza così altamente significativa debba comunque ripetersi, se pure svolta in forma più semplice e concisa, anche e specialmente in questa sede, e ciò allo scopo essenziale che tale rievocazione risulti debitamente inserita negli atti ufficiali del nostro Consiglio.
È d'uopo, innanzi tutto, di sottolineare che la Valle d'Aosta, in forza del suo Statuto speciale, è ritornata, in parte, a quella forma di autogoverno di cui essa aveva felicemente goduto per molti secoli, e precisamente dal XII al XVIII secolo.
Infatti, in questo lungo periodo, che si inizia precisamente nel 1191 con la concessione alla Valle d'Aosta, da parte di Tommaso I di Savoia, della "Carta delle Franchigie" e si spegne gradatamente, verso la seconda metà del 1700, la Valle d'Aosta, pure essendo suddita della Casa di Savoia, - non in conseguenza di diritto ereditario o di conquista, ma per sua spontanea dedizione, condizionata però alla garanzia di speciali privilegi, - si resse sempre in maniera totalmente autonoma.
Tale forma di autogoverno, stabilita in origine, come già si è detto, mediante la "Carta delle Franchigie", venne successivamente ampliata e perfezionata da Tommaso II nel 1253. Da allora in poi, e fino al 1682, i diversi Principi che si susseguirono nella Dinastia Sabauda si impegnarono costantemente, con solenne giuramento, per sè e per i loro successori, a rispettare scrupolosamente ed inviolabilmente tutte le istituzioni ed i privilegi di cui godeva la terra valdostana, già eretta a Ducato sin dal 1238.
E le prerogative di cui godeva allora la nostra Valle non erano, invero, né poche né di lieve importanza, se si pensa che il Governo locale, rappresentato dapprima dalla "Congregazione dei Tre Stati", più tardi integrata e poi sostituita dal "Conseil des Commis", aveva la più ampia libertà in materia amministrativa, finanziaria, politica, militare e culturale.
Infatti, sarà d'uopo ricordare che il Ducato di Aosta aveva, verso la metà del XVI secolo, la facoltà di coniare monete, monete di sette diverse specie e valore, in oro, argento e rame, il cui corso legale era, naturalmente, limitato al solo territorio del Ducato.
Altra prerogativa, che pure ebbe origine, come la precedente, verso la metà del secolo XVI, era quella di avere una milizia locale composta di quattromila uomini, al comando di tre colonnelli, la quale, in diverse circostanze, seppe scrivere pagine di sublime eroismo.
La vita sociale del Ducato era disciplinata dalle norme del "Coutumier", ossia dalla raccolta delle leggi, regolamenti e consuetudini locali, norme che ne formarono una specie di codice civile e penale entrato in vigore il 12 agosto 1586.
In politica l'autonomia del Ducato di Aosta era così vasta, ed il suo prestigio così altamente quotato anche oltre i suoi confini, al punto che i nostri delegati, secondo quanto afferma lo storico Edouard Aubert, avevano, presso la Corte Sabauda, diritto di precedenza sullo stesso Senato di Torino; grazie a tale prestigio, la Valle d'Aosta fu appunto in grado di concludere direttamente con la Francia diversi trattati di neutralità e, precisamente, nel 1538, 1542, 1552, 1554 e 1556.
Ritengo che questi brevi cenni storici siano sufficienti a dare una idea concreta di quella che era l'autonomia, di cui beneficiava la Valle d'Aosta nei secoli scorsi, per cui, pure tenendo conto della sua formale sudditanza alla Casa di Savoia, essa poteva essere considerata, dato il suo reggimento totalmente autonomo, quasi come un piccolo Stato a sè, chiuso dalla altissima barriera delle Alpi e padrona delle chiavi degli importantissimi passaggi del Piccolo e del Gran San Bernardo.
Non vi può quindi essere motivo a soverchio stupore se, dopo l'ultima guerra mondiale, epoca in cui la carta geografica dell'Europa ebbe a subire così notevoli e sostanziali mutamenti, ed in Italia ebbe a verificarsi la caduta della Monarchia e la instaurazione della Repubblica, si sia tenuto conto, nella formazione della nuova Costituzione italiana, di questa nostra piccola minoranza etnico-linguistica, concedendole, al pari di alcune altre Regioni, l'autonomia amministrativa e restituendole così una parte delle prerogative di cui essa già aveva goduto per lunghi secoli.
Ma, se pure si tratta, sotto un certo aspetto, di un giusto e doveroso riconoscimento, la Valle d'Aosta sente nondimeno la più profonda gratitudine verso i Costituenti della nostra giovanissima Repubblica, per essere stata istituita a Regione Autonoma, in seno alla comune Patria Italiana, e per la consacrazione del suo Statuto Speciale in così alto documento quale la Costituzione.
È questo un provvedimento che torna a particolare onore dei Valdostani i quali, con la loro ben nota lealtà, non ne posso dubitare, sapranno dimostrarsene degni in ogni circostanza.
Chers Collègues,
vous ai retracé jusqu'ici, à grandes lignes, les précédents historiques qui constituent le bienfondé des aspirations de la population valdôtaine à son autonomie, mais je considérerais un oubli impardonnable de ma part si je ne vous retraçais pas aussi les événements plus récents qui ont déterminé la réalisation, sur le plan national, de cette autonomie dont nous jouissons aujourd'hui, rappelant aussi les personnes auxquelles nous en sommes surtout redevables.
Ces événements, dont je me limiterai à vous en citer que les plus saillants, se sont déroulés dans l'ordre suivant:
- LA "DICHIARAZIONE DI CHIVASSO"
Le 19 décembre 1943 avait lieu à Chivasso une réunion de six représentants des populations alpines qui, par leurs traditions historiques, ou par leur bilinguisme, avaient conservé une physionomie et un cachet culturel particulier. En faisaient partie la Vallée de Pignerol, celle du Chisone et la Vallée d'Aoste, celle-ci représentée par le notaire Emile Chanoux et par l'avocat Ernest Page.
Nous ne pouvons prononcer le nom vénéré d'Emile Chanoux, notre grand et héroïque martyr, sans rappeler que c'est dans son esprit, animé d'un amour fervent pour le sol natal, qu'à jailli particulièrement l'idée primordiale de l'autonomie valdôtaine et que à est idéal. Il a consacré tous ses efforts jusqu'au sacrifice suprême de sa jeune et précieuse existence.
La Vallée d'Aoste doit à ce fils d'élite sa reconnaissance profonde et impérissable; je vous invite, chers Collègues, de vouloir bien dédier, en hommage à sa chère mémoire, un instant de pieux recueillement.
À sa digne Epouse, notre très estimée Collègue Madame Chanoux, je tiens à exprimer, en cette circonstance, au nom aussi de tout le Conseil, lequel voudra bien, j'en suis sûr, m'en autoriser, les sentiments de notre sincère solidarité et de notre cordiale sympathie.
Il est utile, enfin, de souligner que dans ladite réunion de Chivasso ont été clairement posés les points essentiels auxquels l'Etat aurait dû s'inspirer au sujet de la concession des autonomies régionales; en effet, soit les projets successifs qui ont été élaborés chez nous à ce même propos, soit les Décrets législatifs du 7 septembre 1945, qui instituent en Italie la première organisation régionale, c'est-à-dire celle de la Vallée d'Aoste, contiennent plusieurs des clauses énoncées dans le susdit document, désormais connu sous le nom de "Dichiarazione di Chivasso".
- RAPPORT DU PROF. FREDERIC CHABOD
Quelques mois plus tard, et précisément au courant de septembre 1944, le Prof. Chabod, qui devait couvrir ensuite la charge de Président de la première législature de notre Administration régionale autonome, envoyait à Milan, au C.L.N. de la Haute Italie, un premier projet concret d'autonomie, pour la Vallée d'Aoste, traitant particulièrement les matières suivantes: organisation administrative, problèmes culturels et problèmes économiques.
- DECLARATION DU C.L.N. Haute Italie
Par cette déclaration datée du 6 octobre 1944, le C.L.N. de la Haute Italie, qui représentait à cette époque la suprême autorité italienne dans les régions encore occupées par l'Armée Allemande, donnant gain de cause aux justes aspirations de la population valdôtaine, s'engageait formellement de concéder à la Vallée d'Aoste son autonomie et dans la dite déclaration nous lisons le passage suivant: "è dovere dell'Italia liberata restituire i vostri diritti violati e conculcati, attraverso l'instaurazione di una ampia autonomia linguistica, culturale, amministrativa, nel quadro di una libera comunità democratica, ispirata agli interessi locali ed al decentramento delle amministrazioni".
En force de cette déclaration solennelle et à la fois officielle, le problème de notre autonomie passe désormais de la phase préparatoire à celle exécutive et du plan local à celai national.
En effet, le 11 mai 1945, c'est-à-dire aussitôt après la Libération, le Président de la Junte régionale exécutive du C.L.N., Franco Antonicelli, adressait au C.L.N. d'Aoste l'invitation à présenter, au moyen d'une Commission locale, des propositions concrètes au sujet de l'autonomie valdotaine.
- PROJET DE STATUT DE MONSEIGNEUR JOCONDE STEVENIN
Comme nous l'avons dit, le problème de notre autonomie était désormais suffisamment mûr pour en venir à une conclusion.
Il s'agissait donc, à ce point, de concréter nos aspirations, non seulement par des programmes, mais plutôt par la formulation d'un projet de Statut, à soumettre à l'approbation du Gouvernement.
Ce Statut, ébauché par Mgr. Stévenin, a été présenté par l'Auteur dans le salon de l'Académie de St. Anselme, au début de mai 1945, et se composait de 18 articles; il s'agit du premier projet de Statut de notre autonomie.
- PROJET DU C.L.N.
Le C.L.N. pour le Piémont, saisi du Statut de Mgr. Stévenin, élaborait, à son tour, un autre projet de Statut, composé de neuf articles seulement; ce dernier projet, tout en tenant dans une certaine considération le projet Stévenin, introduisait, - ex novo -, une disposition très intéressante, c'est-à-dire l'institution du territoire de la Vallée d'Aoste en Zone Franche.
- DECRETS LEGISLATIFS DU 7 SEPTEMBRE 1945, NN. 545 ET 546
Les mémoires et les projets de Statut qui ont été mentionnés plus haut furent transmis incessamment au Gouvernement et, à la suite de négociations directes et de l'élaboration d'un nouveau projet préparé à Rome aux soins du Général Chatrian, Prof. Chabod et Doct. Dugoni, on parvint à la première concrète réalisation de notre autonomie régionale moyennant les deux décrets en question, dont le premier concernant l'organisation administrative et le deuxième touchant des points d'ordre économique.
Successivement, au courant du mois de novembre 1945 et de l'année suivante, ont paru cinq autres décrets législatifs, tous concernant des questions administratives, mais d'une importante tout-à-fait subsidiaire.
Les Valdôtains n'avaient cependant pas attendu ces derniers décrets pour se mettre activement à l'ouvrage, car, dès l'apparition des décrets nn. 545 et 546, les cinq partis politiques qui constituaient notre C.L.N. s'accordaient pour la formation de notre premier Conseil régional, désignant, chacun d'eux, cinq représentants, soit, au total, vingt-cinq membres, dont la nomination fut aussitôt ratifiée officiellement par Décret Ministériel.
Le Conseil régional de la Vallée d'Aoste, ainsi composé, se réunissait régulièrement, la première fois, le 10 janvier 1946, dans le but de procéder à la nomination de son Président et de la Junte, celle-ci composée alors de cinq Assesseurs.
C'est donc précisément par cette séance que débute la première législature de l'Administration régionale de la Vallée d'Aoste autonome, législature qui resta en charge jusqu'au 24 avril 1949.
Notre Conseil régional avait cependant, tout d'abord, comme vous le savez, des fonctions et des pouvoirs pas encore clairement définis, particulièrement sous le rapport du pouvoir législatif, et notre autonomie manquait surtout d'une garantie constitutionnelle.
Dans le but de sortir le plus tôt possible d'une situation si précaire, notre Conseil prenait alors l'initiative d'élaborer un projet de Statut régional, lequel venait discuté et approuvé dans la séance du 3 mars 1947 et transmis instamment à l'Assemblée Constituante pour son approbation.
De son côté la dite Assemblée confiait ce projet à l'examen du Comité d'Etude pour les Autonomies régionales, - déjà en fonction et formé par dix-huit parlementaires, parmi lesquels notre député Avt. Bordon, - Comité connu sous le nom de "Commissione dei 18", avec le mandat de préparer un nouveau projet de Statut pour notre Région.
Et c'est précisément ce dernier projet qui, examiné et approuvé presque intégralement par l'Assemblée Constituante dans sa séance du 31 décembre 1947, est devenu, en fin, le "Statut spécial pour la Vallée d'Aoste", promulgué par loi constitutionnelle n. 4 le 26 février 1948 et publié sur le Journal Officiel de la République Italienne sous la date du 10 mars 1948.
Voici, en résumé, les précédents de notre Autonomie.
Je ne crois pas que ce soit le cas de vous exposer ici les innombrables bienfaits que notre Vallée a déjà réalisés dans cette première courte période de son nouveau régime administratif, car Vous les connaissez tous aussi bien que moi; d'ailleurs, pour nous en rendre bien compte, il suffit de jeter un coup d'œil rétrospectif et nous apercevons alors, dans tonte leur imposante envergure, les immenses progrès, dont notre chère Vallée à bénéficié depuis le début de son autonomie jusqu'à ce jour.
Ce sont là des résultats positifs et grandioses dont nous avons le droit de nous en réjouir et d'en être bien fiers.
Il ne me reste, chers Collègues, qu'à former le vœux ardent, au sujet duquel je pense avoir aussi votre consentement unanime, que l'esprit valdôtain ne tarisse jamais, afin que notre Petite Patrie soit toujours vivante, toujours plus belle et plus prospère et que son nom soit toujours, comme par le passé, digne de la plus haute considération".
Il Consigliere CHABOD Renato dichiara quanto segue:
"Vorrei solo aggiungere due parole a quanto ha detto il Presidente, Pareyson.
Penso che sia nostro dovere ricordare oggi, assieme a Chanoux, tutti gli altri caduti della resistenza, dai più umili fino a Chanoux, il Capo della resistenza, di cui vorrei ricordare brevissimamente quello che di lui scriveva un altro valligiano non valdostano, in un opuscolo clandestino, parlando del Convegno di Chivasso:
"Era presente Emilio Chanoux, uno dei rappresentanti più convinti e più intelligenti delle autonomie alpine, torturato e ucciso pochi mesi dopo ad Aosta.
La partecipazione di Chanoux, con quel calore appassionato che egli metteva in tutte le cose e le attività del suo apostolato politico, è stata veramente fondamentale ed altrettanto il suo contributo al documento.
Egli è stato lo spirito animatore della riunione e questo Convegno rimarrà per tutti noi che vi partecipammo, e che ricordiamo Chanoux con profondo affetto, il momento in cui ci è stato dato di raccogliere il suo testamento spirituale ".
Dice ancora: "Chi scrive queste righe ha conosciuto Chanoux da vicino; ha vissuto con lui mesi di attesa, di sfiducia, d'incertezza, e ore di febbrile ed ansiosa felicità. Ha apprezzato in lui lo spirito eletto, l'impareggiabile compagno, l'uomo capace di sacrificio e di umiltà quanto di azione e di comando. Ha trovato in lui appoggio e soccorso in ore difficili e che potevano essere fatali".
"Ciò malgrado, egli confessa di non aver mai ritenuto, prima della sua morte, che Chanoux potesse diventare un martire, un eroe della guerra di liberazione; ed ora deve recitar il "mea culpa", deve riconoscere di non essere andato immune da certa retorica quarantottesca, che era precisamente agli antipodi del modo di essere e di pensare di Chanoux; la retorica dell'"elmo di Scipio", quella a cui egli faceva risalire tanta parte dei mali costituzionali della Nazione italiana; quella retorica che Chanoux ostinatamente combatteva, nella sua fierezza e insieme nel suo pudore di montanaro, nella sua umiltà di credente e nella sua consapevolezza di uomo moderno.
Chanoux ha affrontato la morte perché in quel momento la sua fede ed i suoi affetti gli imponevano di agire così; non certo per ubriacatura di gloria, bensì per cosciente obbedienza a un imperativo morale".
Questo era il capo e come lui erano tutti gli altri, da Emilio Lexert a Don Prospero Duc, da Giorgio Elter a Mésard, il nostro comandante di settore, uomo giovanilmente scherzoso, sempre ilare, che sembrava un ragazzo in vacanza e che tuttavia era un degno comandante. Era un uomo che pensava seriamente ai motivi per cui allora si era in lotta e che non si riassumevano soltanto nella vittoria militare: si riassumevano nella libertà vera, in una giustizia maggiore per il nostro Paese; si riassumevano per la Valle d'Aosta nella parola "autonomia", nelle parole che Chanoux scriveva a commento del manifesto di Chivasso e che per noi sono di grande valore. Chanoux diceva ad un certo punto del suo studio fondamentale queste parole sacrosante:
"Nell'equilibrio della reciproca tolleranza, la personalità dell'uomo, vero soggetto di diritto, sarà rispettata e salvaguardata. Ma questo diritto a vedere rispettata la propria personalità non è solamente dell'uomo individuo, ma anche dell'uomo organizzato nei diversi corpi sociali. Questa è l'essenza del federalismo. Lo Stato non è l'unico organismo sociale in cui vive il diritto: ma è uno degli organismi sociali i quali adempiono per il bene del singolo a certe funzioni proprie."... "L'Europa ha nella Svizzera l'esempio vivente, semplice e tangibile, di ciò che potrebbe essere domani se, caduta quella bardatura di ferro, di odi e di orgogli che li tiene separati, i suoi popoli sapessero comprendere che vi è fra di loro una storia comune ed una vita comune ed un comune avvenire".
Con questo io potrei chiudere se non dovessi aggiungere due parole per sottolineare un fatto che per me è di importanza fondamentale e precisamente questo: se soltanto oggi si compie il decennale del nostro Statuto, se soltanto dieci anni sono passati da quando la nostra autonomia ha avuto la sua consacrazione costituzionale definitiva, noi non dobbiamo dimenticare mai che l'autonomia è nata dalla Resistenza e nella Resistenza, è nata nel 1944 con il proclama del Comitato di Liberazione Alta Italia, è nata infine legislativamente nel 1945 con i due decreti che, sia pure con le forzate limitazioni del tempo, istituivano "de facto et de iure" l'autonomia valdostana.
Questi due decreti sono stati emanati dal Governo della Resistenza, presieduto da uno dei maggiori esponenti della Resistenza, cioè da Ferruccio Parri, e portano le firme di uomini della Resistenza, perché dopo la firma di Parri, noi leggiamo quelle dei Ministri: Brosio, Nenni, De Gasperi, Togliatti, Ruini, Scoccimarro, Ricci, Jacini, De Courten, Cevelotto, Arangio Ruiz, Romita, Gullo, La Malfa, Scelba, Gronchi, Barbareschi, Lussu, Molè.
Questi uomini alla Costituente hanno sostenuto quello che avevano approvato nel 1945. Taluni di loro avevano alla Costituente una posizione particolare. De Gasperi era diventato Presidente del Consiglio dei Ministri; Ruini il Presidente della Commissione dei 75 e Lussu, infine, era il relatore del nostro progetto di Statuto, ed è stato uno strenuo difensore dei nostri diritti assieme al Deputato della Valle d'Aosta, Onorevole Giulio Bordon.
A tutti loro esprimiamo la nostra riconoscenza, la esprimiamo ai vivi ed ai morti, ma anzitutto ai morti, perché hanno pagato con la vita, pur sapendo di avere moglie e figli."
Il Presidente della Giunta, BONDAZ, dichiara quanto segue:
"A nome della Giunta mi associo "toto corde" alle espressioni profondamente sentite che sono state pronunciate testè. Non sarà mai abbastanza sottolineata l'importanza storica di questa data per la Valle d'Aosta.
La Regione ha celebrato ieri, con l'anniversario dell'entrata in vigore dello Statuto speciale, i primi dieci anni di autogoverno della Regione Valdostana sulla base di questa nostra legge costituzionale e lo ha fatto con una cerimonia semplice e pacata, come è costume dei Valdostani, ma non per questo meno sentita e meno commovente.
Non è il caso che io ripeta quanto ebbi a sottolineare ieri alla presenza delle autorità convenute alla cerimonia. Un unico concetto mi preme di ricordare: la necessità pratica che i problemi della amministrazione siano da tutti sentiti e penetrati onde si possa formare una coscienza sincera della importanza del pubblico ordinamento, delle sue esigente e dei suoi alti e superiori fini, affinché più intensa sia la partecipazione del popolo alla vita pubblica.
En ce qui concerne notre activité comme administrateurs, il est bon, dans cette circonstance, d'exprimer encore une fois notre volonté d'intensifier toujours davantage l'œuvre d'assistance et d'amélioration du standard de vie de tous nos concitoyens.
Nous savons quelles sont leurs nécessités et nous avons la ferme résolution de faire en sorte que chacune des 74 Communes qui forment la couronne d'espérance de notre Vallée soit valorisée dans tous les domaines où cela est faisable.
Il faut être animé de bonne volonté et employer le meilleur de nous-même pour atteindre ce but, car nous aimons notre Pays, parce que nous sommes engagés tous à le transformer ou, du moins, à l'aménager et à lui faire un visage plus souriant, plus digne de la personnalité humaine.
C'est ma conviction profonde que, si nous voulons faire une œuvre solide, nous n'avons pas de temps à perdre et qu'il faut continuer dans notre tâche afin que, de l'effort commun, naisse une nouvelle Vallée d'Aoste plus confortable, de manière que dans la fraternité des enfants d'un même pays surgisse l'œuvre dont tous, dans notre cœur, nous désirons la réalisation".
Il Consigliere BARMASSE auspica che lo Statuto regionale della Valle d'Aosta sia adottato come base dell'insegnamento dell'educazione civica nelle Scuole della Regione, affinché le nostre nuove generazioni si rendano conto, attraverso la cronistoria dei precedenti della nostra autonomia, della importanza dello Statuto regionale.
Il Consiglio prende atto.
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