Objet du Conseil n. 94 du 31 mars 1969 - Resoconto
OGGETTO N. 94/69 - Provvedimenti a favore delle maestranze della società "Brambilla costruzioni", con sede a Verrès. (Approvazione di ordine del giorno e di mozioni)
Germano (P.C.I.) - Pensavamo di discuterla in fondo perché è un problema che pensavamo che doveva avere un dibattito abbastanza approfondito, perché è un problema serio per la Bassa Valle; un problema che investe l'occupazione di 111 operai della Brambilla costruzioni, uno stabilimento sorto nel 1932, che non ha mai avuto, dal 1932 al 1969, nessun rimodernamento, e che gli impianti come erano in partenza sono ancora oggi. Credo che sia un'eccezione nell'industria italiana. Quello invece che è cambiato è che nel 1945 vi erano 440 dipendenti, nel 1951 erano 336 e adesso nel 1969? Prima della crisi eravamo a 111. E c'è anche un altro dato da osservare, per esempio, la lavorazione del nitrato. Nel 1951, con 336 operai, dava 280 quintali di nitrato al giorno, mentre invece, prima della crisi, stessa lavorazione, meno operai, ecc. i quintali prodotti erano 450; il che significa che ci troviamo di fronte ad una industria dove si è moltiplicata la produzione, ma solo ed esclusivamente in base allo sfruttamento del lavoro operaio. Basta considerare ancora un'altra cosa, che nel 1951 vi erano le miniere, le miniere di Champdepraz, dove si estraeva la pirite e dove si lavorava il minerale; si è ceduto la miniera, si è cercato di ridurre il tutto proprio allo sfruttamento immediato e, brutale, anche dell'operaio.
Come ha agito il padrone, in tutti questi anni, per ridurre, non è andato, solo una volta è andato incontro a notevole licenziamento di 40 operai, ma in genere, uno si licenziava, uno andava in pensione, non lo sostituiva e naturalmente tutti i lavori che facevano prima, anche aumentati perché aumentava la produzione, lo facevano in un numero sempre ridotto di operai.
Adesso siamo a 111. C'è stata la crisi: 11 si sono licenziati e sono andati ad occupare altri posti, 12 sono dai 57 ai 60 anni e si ha l'intenzione di metterli in cassa d'integrazione per 9 mesi, il rimanente della classe operaia della Brambilla, è una classe operaia con la caratteristica di essere anziana, perché si è fatta tutta in quella fabbrica lì, sono operai dai 40, 45 ai 55 anni, quindi in una situazione per una eventuale altra occupazione, di maggiore difficoltà per il collocamento e la tattica del padrone, anche in questa crisi, quale è stata? Gli rincresce di affrontare una lotta che lo squalifichi, e allora, dice, e mi pare che l'ha detto anche all'Assessore all'Industria, o l'ha detto il dirigente quando è andato dall'Assessore all'Industria, "noi dopo Pasqua riprenderemo, fermeremo solo due reparti, quello dei solfati, e riprenderemo con quelli dei nitrati, e quelli dei solfati non vogliamo perché c'è una riduzione di prezzo di 300 lire al quintale quindi il mio utile non è più il massimo profitto", ma guadagna troppo poco, "allora non mi conviene, mentre invece continuo con quello dei nitrati, elimino 25 o 26 operai, e vado avanti con gli altri fino alla fine dell'anno" perché utilizza per questo una centrale idroelettrica che utilizza sempre nel periodo estivo per il lavoro, e poi nel periodo invernale restituisce o vende l'energia elettrica dell'ENEL.
Ma gli operai, noi abbiamo parlato con una grande assemblea di operai, vi erano circa 50 operai, quindi praticamente tutti quelli che non erano al turno erano alla riunione, gli operai ci dicevano "ma questo è un inganno, è un inganno perché in questa stagione avviene sempre che vi è la revisione dei macchinari, e invece quest'anno non ha fatto la revisione del macchinario, ha fatto solo le riparazioni più urgenti, più immediate", il che gli operai concludono nel dire "questi li porterà fino alla fine di quest'anno, questi 80, 85 che restano, e poi chiuderà". E ci sarà di nuovo e forse la definitiva fermata dello stabilimento e già si dice fra gli operai che si contempla la vendita della centrale all'ENEL, naturalmente, con un altro recupero di capitali.
Cosa chiedono gli operai in sostanza? Chiedono al Consiglio regionale di non essere lasciati soli, di sapere cosa vuole fare il padrone per potersi regolare anche loro, di avere le idee chiare, di poter fare sul padrone una determinata pressione di carattere economico, di carattere sociale, di carattere politico, perché ci troviamo di fronte ad un padrone che è un padrone di tipo particolare. A parte che gli operai hanno anche saputo che è diventato, negli anni scorsi, cittadino svizzero, perché pensa che dovrà riparare, e assieme al suo riparo, penso abbia già fatto riparare anche i capitali, i profitti che ha avuto prima, ma è un padrone di tipo particolare perché è proprietario di una centrale idroelettrica e non rispetta le leggi, non rispetta le leggi. Vi è la famosa legge che tutti conosciamo, sui sovra canoni idroelettrici ai comuni rivieraschi, e il Sig. Brambilla non paga, i comuni rivieraschi avanzano circa 160 milioni ed hanno una causa in corso, e voi sapete come sono queste cause. I comuni che sono i più deboli continuano a subire rinvii, rinvii e rinvii e questa causa non si risolve, non si risolve.
Io a questo proposito direi, dobbiamo anche tenere presente che vi è un punto del nostro Statuto, l'articolo 8, il nostro Statuto, nel secondo comma dice "Il Presidente della Giunta regionale ha facoltà di provocare dagli organi competenti la dichiarazione di decadenza delle concessioni, ove ricorrano le condizioni previste dalla legge".
Ora, quando ci troviamo di fronte ad uno che non rispetta le leggi, che non paga quello che le leggi gli impongono di pagare, credo che sia uno dei casi dove un passo del Presidente della Giunta verso il Ministero dei Lavori Pubblici e così via, potrebbe anche essere un elemento di una certa pressione nei confronti del Brambilla.
Vi è poi anche un altro aspetto che gli operai hanno messo in evidenza in questa riunione ed è quello della cassa di integrazione. Qui sono venuti su e dicono loro, c'è stato un impegno di dare il 66% su 43 ore settimanali, quelle che effettivamente facevano; invece, pare, che come primo acconto, mi hanno fatto vedere delle ricevute che loro hanno firmato, hanno avuto il 66% o su 10 ore e mezza, o su 16 ore, non so bene, su 16 ore. Il che, io ho visto queste buste, gli operai avevano delle buste per due mesi, di 28.000 lire, 29.000 lire, 30.000 lire, per due mesi, per due mesi!
Ora, mi si è detto, si attende un decreto, il completamento di un decreto da parte del Ministero del Lavoro che dovrebbe dare l'80% della cassa integrazione, non il 66%. Ma certo che se arriva su queste misure di ore, ci troviamo di fronte ad operai che in questi due mesi hanno preso 14.000 lire, 15.000 lire per vivere un mese con le loro famiglie, con le loro famiglie.
Quindi bisogna che la Regione veda anche con l'Ufficio del Lavoro, questo aspetto, perché è una questione che in certe famiglie diventa tragica; mettetevi voi al posto di quell'operaio che ha moglie e due bambini, che riceva 30.000 lire in due mesi per poter vivere e con le prospettive poi che ha davanti, e ha una certa età. Quindi il problema non è tanto, non ci troviamo di fronte al problema della Cogne, dove abbiamo 4.500 operai, dove qualsiasi cosa riveste un ordine di cifre abbastanza rilevante, il problema, secondo me, è quello di vedere la costituzione o il funzionamento di un comitato presieduto dal Presidente del Consiglio, che veda come esprimere una solidarietà morale ed economica, come veda di fare una determinata pressione sul padrone, come veda di fare una determinata azione sul padrone, come veda di fare una determinata azione anche sul collocamento per creare posti di lavoro e come veda anche una determinata azione verso la cassa di integrazione, per mettere a posto le cose. Io direi però che è una cosa che bisogna fare presto perché due mesi sono passati, le prospettive che ci sono, sono abbastanza buie e se c'è un'azione immediata, da parte del Consiglio regionale, si può arrivare ad un concreto aiuto, se invece ci perdiamo per strada ci troveremo di fronte alla Bassa Valle che continua a degradare, per una continua riduzione di posto di lavoro e la situazione economica ne risente, come voi potete immaginare.
Fosson (U.V.) - Je n'ai pas grandes choses à ajouter à ce qu'a dit le Conseiller Germano qui a déjà touché différents points et je ne voudrais pas répéter; certainement que la situation de la Brambilla Costruzioni est une situation critique. On doit, l'administration régionale doit intervenir, elle a le devoir d'intervenir pour voir ce que peut faire en appui des ouvriers. Elle doit certainement faire une certaine pression avec la société qui a cette volonté de porter, de faire, de tirer le maximum de profit jusque au moment qu'elle peut encore travailler, et, disait il y a un instant le Conseiller Germano que cette année on n'a pas fait la révision des différentes machines, et il me résulte, il nous résulte qu'on fait des travaux vraiment d'ordinaires administration, seulement pour pouvoir permettre encore de produire une certaine partie d'énergie électrique et on dit "nous ne voulons pas dépenser de l'argent pour mettre, pour faire complètement ce qu'il faut faire, la révision à la centrale électrique parce que, tant, nous ne savons pas où nous allons finir". Il y a de la part de la société, il y a aussi un certain chantage, parce que on dit "ne faites pas trop de questions pour la Brambilla Costruzioni parce que sans quoi nous nous ressentirons aussi pour la Brambilla Filatura"; la situation du personnel, du nombre, de l'âge du personnel, du nombre de ceux qui ont déjà abandonné l'usine, de l'âge de ceux qui sont en train, et que la société voudrait mettre "in cassa integrazione", jusque pendant, 9 mois, a déjà été illustrée, et je ne veux pas m'arrêter encore sur cela.
Une question concrète, effectivement, que l'administration peut faire, à part tout ce qu'elle pourra faire dans l'intervention vis-à-vis de la société pour voir si on peut continuer une certaine activité, c'est tout de même dans le champ de la "cassa integrazione". Dans le champ de la "cassa integrazione" je pense que l'appui de l'administration régionale vis-à-vis de l'organe qui, délibérant organe, puisse arriver à une conclusion d'augmenter le nombre des heures sur lesquelles on donne le pourcentage et on pourrait aussi voir d'accélérer la question du 80%, parce que il me semble que cette affaire du 80% on devrait déjà pouvoir l'appliquer.
La question, la situation de Verrès est une situation critique, et une autre question de l'administration régionale doit faire, parce que c'est inutile de se faire des illusions que l'activité de la Brambilla Costruzioni, même à travers une intervention, même à travers une intervention de force, vis-à-vis de la société on pourra prolonger la vie de cette société, mais pour que cette société puisse de nouveau avoir une vitalité il faudrait renouveler complètement les installations et ceci je pense que ce ne soit pas absolument dans les plans de la Brambilla, et alors l'administration régionale doit se poser, à travers aussi la Commission de la programmation, doit se poser le problème de pouvoir créer certaines d'autres industries à Verrès qui puissent donner du travail surtout à la main d'œuvre jeune, parce que sans quoi la main d'œuvre qui est employé à Verrès a continué, comme il a déjà été dit, à diminuer énormément dans ces dernières années, et continuera à diminuer, et ceci en portant une crise profonde vraiment dans toute la région de Verrès.
Donc, il y a une urgence d'intervenir pour voir ce qu'il est possible de faire immédiatement, immédiatement pour venir à la rencontre de ces nécessités qui ont été éclaircies des travailleurs de Verrès, immédiates, mais il y a aussi toute une action à faire pour penser au futur, parce que, sans quoi, plus tard on arrive et pire sera la situation.
Caveri (U.V.) - Le cose gravi che il Consigliere Germano ha denunciato in questa seduta del Consiglio un momento fa, non mi hanno stupito perché, per molti anni io ho avuto dei rapporti come Presidente della Giunta regionale, con la Direzione della Brambilla, sia per questioni sindacali, sia per la questione dei rapporti umani, sia per la questione del BIM ecc., e posso dire di aver fatto un'esperienza negativa, anzi devo dire che è stata sempre l'esperienza la più negativa che io abbia mai fatto nei rapporti con direzioni degli stabilimenti industriali, esperienza talmente negativa che in confronto, persino i vecchi dirigenti della Cogne che erano di quella vecchia scuola che noi conosciamo, poiché i nuovi metodi neocapitalistici che noi respingiamo non erano stati ancora inventati, ebbene quei vecchi dirigenti della Cogne, non voglio citare i nomi perché alcuni di questi sono deceduti, in confronto alla Direzione Brambilla erano rose e fiori poiché la Direzione degli stabilimenti Brambilla ha sempre battuto tutti i datori di lavoro per la loro mentalità chiusa e...
Mi ricordo perfino questo episodio, che avendo io una volta chiesto, come Presidente della Giunta regionale, di visitare gli stabilimenti Brambilla di Verrès, di cui avevo tanto sentito parlare in modo così negativo, la Direzione dello stabilimento mi aveva in un primo tempo rifiutato di fare questa visita degli stabilimenti di Verrès, al che io avevo protestato energicamente, perché avevo detto che erano fuori dalla grazia di Dio, perché evidentemente era un diritto e un dovere dell'autorità politica di visitare gli stabilimenti.
Quindi, non siamo stati stupiti di quanto hanno detto i Consiglieri che ci hanno preceduto e voglio ricordare fra parentesi anche quel processo che si è svolto al Tribunale di Aosta nel quale erano implicati proprio i datori di lavori, industriali e dirigenti di questa società, antipatico processo con una antipaticissima imputazione e abbiamo avuto l'impressione che quelli che sono stati condannati, sono stati condannati anche un po' per quegli altri più importanti di loro che sono stati assolti per insufficienza di prove.
Quindi, io mi associo pienamente alle proposte che mi sono state fatte finora, affinché sia esercitata dalla Giunta regionale la pressione politica più energica sulla direzione di questo stabilimento per un intervento a favore degli operai, e voglio dire anche qualche cosa di più.
Oltre l'azione immediata che deve tendere a scopi immediati ed efficaci per i lavoratori di questo stabilimento, c'è un altro problema di cui noi ci dobbiamo preoccupare. Lo hanno detto già prima i Consiglieri regionali che mi hanno preceduto che la zona di Verrès è diventata veramente una zona depressa con questa contrazione del numero dei lavoratori degli stabilimenti industriali, e allora, quando noi pensiamo che in Valle d'Aosta si è fatto uno stabilimento industriale, in un comune della Valle, dove non c'era mano d'opera disponibile, e i dirigenti di questo nuovo stabilimento si mettevano le mani nei capelli perché non trovavano la mano d'opera in quel comune, e allora, io dico, si parla tanto di pianificazione, di programmazione, ma allora, cerchiamo di orientare le nuove industrie che speriamo abbiano da sorgere in Valle d'Aosta, orientiamole non là dove non c'è mano d'opera disponibile, ma in quelle zone, come in primo luogo Verrès, zona depressa sia per il Comune di Verrès, ma anche gli altri comuni, il Comune di Issogne, di Champdepraz, di Montjovet, di Arnaz, comuni tutti depressi, cerchiamo di orientare lì le nuove iniziative, oltre che a Pont-St-Martin o al Comune di Chambave, che sono comuni notoriamente depressi.
Tonino (P.S.I.U.P.) - Come è già stato detto da coloro che mi hanno preceduto, la situazione dello stabilimento Brambilla Costruzioni di Verrès, si trova sulle soglie della chiusura totale, quindi 111 operai che verrebbero a trovarsi sul lastrico da oggi a domani. Sindacare quali siano le cause che hanno originato questa crisi, possono essere molte, ma la più evidente è la completa noncuranza del solito padrone che gli preme sopra ogni cosa spremere fino in fondo l'operaio, come si fa con un limone, senza minimamente provvedere all'installazione di nuove macchine, dimostrando un totale disinteressamento su quello che è il processo tecnologico in materia.
E difatti, a confermare che a quel padrone, come per tanti altri padroni, interessa soprattutto sfruttare l'operaio fino in fondo, vi sono dei dati che abbiamo potuto ottenere e che sono stati testé detti dal Consigliere Germano, e che riguardano per l'appunto, come il Brambilla sia riuscito, senza rimodernare gli impianti, ad avere maggiore produzione, con meno operai, e fare dell'operaio una macchina moderna, senza tirare fuori un soldo, per facilitare, sia la produzione sia il duro lavoro degli operai.
Nel 1951, ripeto, perché magari la mia deposizione può avere un altro colorito, nel 1951, si dice, che vi erano 386 operai, fra miniere che sono state poi accantonate e che la produzione giornaliera, con 7 giorni di lavoro continuativo, era di 280-300 quintali di solfato ammonio giornaliero. Nel 1968 e nell'ultimo scorcio 1969, con una novantina di operai che lavorano 6 giorni alla settimana, senza, come abbiamo detto, rimodernare gli impianti, facendo passare tutto sulle spalle dei lavoratori, l'aumento della produzione, la stessa raggiunge oggi i 400 quintali giornalieri, quindi, come si può parlare di crisi quando noi vediamo che con meno operai si raggiunge un cospicuo aumento di produzione.
Da tutto questo si può desumere, come ho detto prima, che alla Brambilla interessava solamente fare quattrini, lasciare gli impianti di cento anni fa, per poi magari, giungere alla chiusura del complesso, avendo nel frattempo accumulato una riserva monetaria tale da essere tranquillo e di non avere pertanto nessuna preoccupazione in avvenire. Può essere così per il Brambilla, ma naturalmente non può essere così per i lavoratori che vengono gettati sul lastrico, dopo essere stati sfruttati in tutti i modi. Qualcuno dice che la Centrale Elettrica di proprietà del Brambilla dovrebbe passare all'ENEL in un prossimo futuro e anche queste voci, se corrispondono al vero, avvalorano l'ipotesi, che è generale oggi a Verrès, della smobilitazione dello stabilimento.
In una situazione del genere...
Montesano (P.S.U.) - ... per favore, i Consiglieri protestano quando ci sono queste riunioni; scusate, io non posso, l'ho detto una volta, l'ho detto una seconda volta ...
Tonino (P.S.I.U.P.) - In una situazione del genere la preoccupazione è generale, sia soprattutto per gli operai, i quali, data l'età media in cui si trovano, diventa difficile per loro trovare una nuova occupazione, sia per la medesima economia locale, ove si riscontra già una grave crisi, in conseguenza dell'autostrada e la carenza degli impianti industriali, per cui la chiusura di quella fabbrica aprirebbe una crisi ancora più pesante da divenire insopportabile. Di qui la necessità di intervento da parte delle autorità, impegno che noi intendiamo dare alla Giunta di intervenire immediatamente presso la persona del Sig. Brambilla, o presso i dirigenti, per conoscere quelli che sono i suoi reali intendimenti e come potrebbe essere possibile sanare una situazione così grave. Io penso che tutti noi dobbiamo adoperarci per fare qualche cosa di utile e soprattutto nessuno di noi deve fare della falsa demagogia. Dico questo perché è proprio avvenuto, tempo addietro, tramite un buon pensante che è riuscito a portare il suo giornale, in poco tempo, che ne è direttore, alla portata della gente i giornali del Monte Bianco. Questo Signore che è direttore della Regione, organo della Democrazia Cristiana della Valle d'Aosta, anziché tramite il suo giornale portare un reale contributo costruttivo ai fini di risolvere una grave crisi, che si prospetta nella zona di Verrès, il Bonin accusava l'amministrazione di Verrès di responsabilità sulla crisi della Brambilla, dimostrando con questa infondata accusa la sua superficialità e soprattutto mancanza di cognizioni in materia, in quanto l'amministrazione comunale di Verrès non ha certo bisogno di nessuna falsa e demagogica polemica politica del Sig. Bonin. Le cose che stanno per accadere, furono state a suo tempo portate a conoscenza alla Commissione consultiva della programmazione, per il mezzo proprio del Sindaco di Verrès, in data 27 novembre 1967, e non è certamente colpa degli amministratori comunali di Verrès se questa commissione consultiva per la programmazione non ha funzionato. Semmai il Sig. Direttore della Regione si rivolga ai capi della coalizione di centro sinistra che non hanno nemmeno risposto all'ordine del giorno, votato all'unanimità, ultimamente, dal Consiglio comunale di Verrès, il quale chiede al Presidente della Giunta il proprio interessamento, tramite intervento presso la Direzione dello stabilimento, al fine di vagliare la possibilità di normalizzare i pericoli di una totale chiusura. Prendo invece atto con soddisfazione che il Presidente dell'Ufficio regionale della Programmazione, Consigliere Lustrissy, abbia risposto al Sindaco di Verrès, dicendo di interessarsi su questa questione.
Ma a parte questa polemica, con chi ha voluto fare della polemica, occorre oggi che la Giunta regionale agisca con tutta l'autorità che le compete, per cercare di risolvere una crisi che potrebbe portare a delle conseguenze ancora più gravi.
Un'altra raccomandazione che voglio fare e che sembra che l'Assessore all'Industria e Commercio sia favorevole, è quella di un interessamento immediato per l'industrializzazione della Bassa Valle, ciò naturalmente all'infuori di un immediato interessamento da parte della Giunta per la crisi della Brambilla.
Io a questo punto vorrei proporre, visto che gli operai della Brambilla, messi in cassa integrazione, hanno avuto in due mesi la somma di 24-25.000 lire e sappiamo che sono padri di famiglia, vorrei proporre che la Giunta veda la possibilità di stanziare un contributo, non so, pari a quella rimanenza che doveva essere in cassa integrazione e che vada a beneficio degli operai che sono posti in cassa integrazione.
Albaney (R.V.) - Vorrei fare una panoramica in quanto mi è stata data la possibilità, sabato, di avere un contatto, unitamente all'Ufficio del Lavoro e agli uffici della programmazione di aver avuto un contatto con i responsabili della Brambilla qui, all'Amministrazione regionale.
La situazione della Società Brambilla è venuta via via aggravandosi, da cinque anni a questa parte; i motivi della crisi sono molteplici, dovuti ai seguenti fattori: l'impianto è dell'anno 1934/35, come giustamente faceva rilevare il Consigliere Germano, quindi pertanto, vecchio. La produzione annua è di circa 200.000 quintali di fertilizzanti, mentre con impianti moderni, vi si raggiungono, con medesimo personale, produzioni di decine di volte superiori. In una riunione tenutasi presso l'Ufficio del Lavoro, i sindacati dei lavoratori hanno riconosciuto che la crisi in cui versa la società Brambilla è dovuta alla non competitività dei fertilizzanti prodotti. Infatti, il verbale che ho qui sotto mano, i Sindacati all'unanimità dicono: "consta a tutti noi lo stato di crisi in cui versa da tempo la predetta società, per effetto della non competitività dei fertilizzanti prodotti". Uno dei motivi, io sto facendo una panoramica, non do mica la colpa agli operai, io sto facendo una esposizione generale di quella che è la situazione alla Brambilla, mi lasci continuare, Germano.
I costi di produzione, sono però i motivi venuti aumentando, e i prezzi anche del CIP sono rimasti stazionari. Nel 1967 si sono venduti circa 160.000 quintali di solfato ammonico, e 160 circa di nitrato di calcio, con un fatturato di oltre 900 milioni. Nel 1968 i fatturati scesero da 900 a 500 milioni; io espongo delle cifre. Le maestranze assorbono circa il 50% delle entrate lorde, perché 100 operai, con in media, fra salari e contributi assistenziali e previdenziali sono 2.000.000, 2.500.000 pro capite, arriviamo a 250 milioni. La giacenza magazzino del solfato ammonico, invenduto, corrisponde circa a 6 mesi di produzione, con conseguenza di immobilizzo di capitale.
Le grandi industrie, quali la Montecatini, hanno ribassato i prezzi del solfato ammonico, e l'hanno ribassato di 400.0600 lire, al di sotto dei prezzi minimi stabiliti dal CIP. In queste condizioni la società ha sospeso la produzione di solfato ammonico, chiedendo il licenziamento di 40 dipendenti, ancora attualmente non licenziati; non sono stati licenziati in quanto è in corso tutta la pratica per mettere questi dipendenti in Cassa Integrazione.
Per la Cassa Integrazione è stato chiesto, per tre mesi questa indennità dell'80%, in base alla legge 1115, e detto intervento potrà essere prorogato ancora di tre mesi, e in via eccezionale, per successivi tre mesi ancora. La legge prevede tre mesi, altri tre mesi, e forse ancora tre mesi. Questo è quanto dice la legge, precisamente la legge.
In una riunione che abbiamo avuto, come ho già accennato poc'anzi, in una riunione avvenuta sabato presso l'Ufficio dell'Assessorato, i responsabili della Società hanno assicurato che a partire dai primi di aprile e precisamente dall'8 aprile, la Società stessa continuerà a titolo sperimentale la produzione del nitrato di calcio, che sembra aver maggiore possibilità di collocamento sul mercato. Con questo provvedimento la Società manterrà in forza circa 75-80 dipendenti, giustamente, come faceva notare il Consigliere Germano.
Di quegli altri 40 dipendenti che è intendimento della società, licenziarli, la situazione è la seguente: 14 già se ne sono andati per conto loro e già hanno trovato una soluzione: questi dati sono precisi, perché ce li ha dati l'Ufficio del Lavoro, sabato. 11 hanno compiuto i 57 anni quindi in base alla nuova legge sulle pensioni, potrebbero andare in pensione; rimangono lì una decina di operai, che, allo stato attuale delle cose, come dico, non sono ancora stati licenziati. Questi 10 operai si vedrà, l'Ufficio del Lavoro se ne è occupato, vedrà di collocarli presso la Nazionale Cogne, certamente con grave discapito degli operai stessi, perché partire da Montjovet e venire a lavorare alla Cogne, certamente non è una cosa molto interessante. Si è parlato di esperimento da parte della Società Brambilla, ma, data la situazione, non dobbiamo farci soverchie illusioni circa il buon esito e la buona continuazione della fabbrica; infatti, dobbiamo tener presente che la vendita del nitrato di calcio che lo scorso anno di 150.000 quintale, cioè l'anno 1967, l'anno 1968 è 115; quindi questo esperimento rimarrà... questo esperimento fatto dalla Società durerà fino al 30 di novembre. La Società in sede di riunione si è impegnata, di fronte all'Ufficio del Lavoro, il responsabile dell'Assessorato, si è impegnata la Società a non licenziare, diciamo, rimanere intatte come unità lavorative questi 80 circa dipendenti.
Risulta che la Società sarebbe intenzionata ad alienare lo stabilimento; si è rivolta alla Montecatini, una delle sue grandi concorrenti, la Montecatini, ad un prezzo abbastanza, almeno, da profano ritengo un prezzo abbastanza buono, un prezzo che poteva aggirarsi sui 300 milioni. Infatti, lì, dallo stabilimento reparto chimico, lo stabilimento a 100.000 mq a 3000 al metro, 3000 milioni; quindi però anche la Montecatini, dovendo ammodernare questi impianti, dovendo fare sì che funzionino meglio, la Montecatini non ha accettato. Pare che la Società si sia ancora rivolta ad altre industrie di tale tipo, però non so a che punto potrà arrivare la conclusione. Comunque, assicuro il Consiglio che seguirò il caso della Società Brambilla, con la massima attenzione, riservandomi poi di conferire al Consiglio. Per quanto riguarda la richiesta fatta, che è la più sostanziale, diciamo, vogliamo in questo momento essere vicini agli operai, non funziona ancora questa cassa integrazione, la richiesta fatta dal Tonino, cercando di venire in aiuto a questi operai e io ritengo e chiedo cinque minuti di sospensione in modo che la Giunta possa decidere e dove reperire questi fondi; non ho ancora parlato con l'Assessore alle Finanze, quindi lo stesso ci dirà qualcosa in merito.
L'altro impegno che dobbiamo prenderci come Giunta, e la Commissione Industria e Commercio sta già muovendosi su questi passi, è questo di cercare di trovare degli stabilimenti che possono venire qui nella nostra Regione e tutta la Commissione all'Industria e Commercio sa che stiamo muovendoci su quella strada affinché in quelle zone, o in zone vicine, venga a stabilirsi un'industria la quale possa, eventualmente assorbire questi operai perché magari in un prossimo non molto lontano la Brambilla dovrà chiudere i battenti.
Lustrissy (D.C.) - Io partecipai all'incontro con i responsabili della Società, sabato scorso e ho ben poco da aggiungere a quanto ha esposto l'Assessore all'Industria e Commercio per quanto attiene alla situazione attuale dello Stabilimento.
Se vogliamo andare indietro nel passato, fare un po' una analisi della situazione, devo dire ad onor del vero che già in sede di discussione dello schema di sviluppo regionale, nella Commissione consultiva per la programmazione, era emersa questa grave situazione delle industrie della Bassa Valle, ed in particolare per la zona di Verrès, e a più riprese abbiamo sottolineato l'urgenza e la gravità del problema, per via di tanti fattori, esaminando l'occupazione nel tempo, nella zona, si è vista una progressiva diminuzione, si è constatato che diversi stabilimenti industriali della zona non sono più in grado di mantenere i ritmi della concorrenza, perché si tratta di processi tecnologici vecchi e superati che devono essere in qualche modo ridimensionati e rivisti alla luce di nuove esperienze. E questa era la situazione.
Detto questo, naturalmente, il problema che si doveva porre, che si deve porre l'amministrazione regionale, è quella, non solo di esaminare la situazione attuale e prenderne atto, perché non può fare altro, una volta preso atto di questo, accertare se vi siano le condizioni per poter, non so io, con qualche intervento, creando questa possibilità di incentivazione per l'ammodernamento di certi processi tecnologici, riuscire ad inserire questa attività e dare una nuova dimensione moderna più confacente, oppure l'altra strada che è quella della ricerca di nuovi insediamenti industriali, di nuove attività industriali, da inserire nella zona che in questo momento è in una particolare situazione di crisi.
Naturalmente, dall'esame che è stato fatto dai vari consiglieri che mi hanno preceduto, dall'esposizione stessa dell'Assessore Albaney sono emerse delle gravi responsabilità, gravi responsabilità che sono da addebitarsi a carico del datore di lavoro. In questo caso, datore di lavoro che non ha seguito l'evolversi dei tempi, ha continuato a spremere da quella fabbrichetta, quello che poteva dare, senza preoccuparsi dell'andamento della situazione dei mercati, senza preoccuparsi di tante altre situazioni che si venivano determinando in quel particolare settore che altamente specializzato, dal punto di vista scientifico, dei concimi chimici. Se un tempo, 20 anni fa, le nitratazioni, o l'uso di certi concimi ammoniacali erano considerate il non plus ultra per certe colture, tipo colture di cereali, oggi come oggi sono superati da altri tipi di prodotti che sono concimi complessi, che hanno fatto superare determinati interventi culturali, perciò hanno fatto superare determinati interventi culturali, perciò hanno fatto abbandonare certe pratiche che una volta erano in uso, e che sono state, in quel tempo, la fortuna della Società Brambilla, perché i nitrati e i solfati chimici, in quel tempo, andavano per la maggiore, ed erano molto utilizzati.
Ora, il non aver seguito l'evolversi di questa situazione di mercato, il non aver provveduto già per tempo, ai naturali processi di ridimensionamento dell'attività dell'azienda, ha portato oggi a queste conseguenze. Conseguenze che si sono aggravate dalla particolare composizione, per età, della mano d'opera occupata e quello che ha detto il Consigliere Germano corrisponde al vero, perché ho avuto modo di avere in visione l'elenco. Sono 100 attualmente occupati, perché 11 si sono licenziati e hanno già trovato altre occupazioni. I 100 dipendenti dei quali 11 sono inferiori ai 40, e gli altri 89 sono tutti, ma molto al di sopra dei 40 anni, una buona metà sono dai 50 ai 60.
Ora, in questa situazione si può immaginare benissimo, si può comprendere come domani, una possibile chiusura dell'azienda butti sul lastrico, così, decine e decine di famiglie perché, a quell'età è impossibile trovare una diversa utilizzazione di una mano d'opera che è quasi arrivata alle soglie della pensione. Esiste sì, la possibilità per alcuni che hanno raggiunto un certo traguardo di età di avere la pensione anticipata a 57 anni, ma questo però non risolve il problema, perciò, considerata la situazione, sarà necessario proseguire i contatti con le parti interessate, al fine di studiare a tavolino una soluzione che sia confacente con quelle che dovranno essere gli indirizzi produttivi dell'azienda, in base all'attrezzatura attuale, in base ad alcuni processi di ammodernamento, se non sia possibile inserire l'azienda in una attività, nella stessa attività, ma con produzione più aggiornata e più conseguente alle richieste di mercato, e d'altra parte proprio questa necessità che la Giunta segua e segua la possibilità, esamini la possibilità di suscitare, creare attorno alla zona di Verrès una determinata, un determinato tipo di incentivazione per favorire insediamenti industriali che diano una certa garanzia sotto il profilo dell'occupazione e della serietà.
Detto questo, io non avrei altro da dire, vorrei solo rilevare, Consigliere Tonino, che ha rilevato, nel passato forse, non so quando, una scarsa attività del comitato tecnico consultivo della programmazione, vorrei solo ricordare brevemente che come compiti istituzionali, il comitato è un organo consultivo, perciò una volta che ha fatto, suggerito, proposto delle soluzioni ha esaurito il suo compito e non ha la possibilità di sostituirsi a nessun organo esecutivo per promuovere certe soluzioni.
Vorrei, con l'occasione, allacciandomi alle mozioni che sono state presentate, sottoporre all'esame del Consiglio, a nome della maggioranza, un ordine del giorno:
"Il Consiglio regionale, preso atto di quanto riferito dall'Assessore all'Industria e Commercio in merito alla situazione verificatasi nello stabilimento Brambilla Costruzioni di Verrès, considerata la gravità della situazione relativa all'occupazione nel Comune di Verrès, aggravata dalla crisi che ha investito il sopraddetto stabilimento industriale, invita la Giunta regionale:
1°) a proseguire i contatti con le parti interessate al fine di rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla prosecuzione dell'attività produttiva dello stabilimento;
2°) di reperire nei bilanci regionali i fondi necessari per intervenire economicamente a favore dei lavoratori della società Brambilla costruzioni posti in cassa integrazione dal 1° gennaio 1969, al 31 marzo 1969".
Germano (P.C.I.) - Se la Giunta si ritira un momento, accorciamo anche la discussione.
Bordon (D.C.) - Come ho detto prima, io non volevo... come abitualmente gentilmente chiama Tonino il bilancio Bordon ... io dicevo proprio questo: si trattava di vedere a che cosa poteva ammontare questa spesa, perché, come eravamo d'accordo tutti non si può difendere il bilancio di fronte ad una situazione come questa, una necessità impellente, siamo tutti d'accordo, abbiamo sempre avuto paura di creare precedenti, è una cosa che ancora oggi ci deve fare paura. Purtroppo ogni tanto questi casi accadono, speriamo che accadano sempre per dei numeri di operai ridotti, come dicevamo prima con il Consigliere Germano, naturalmente io pensavo proprio di chiedere questi cinque minuti, già chiesti da Albaney, perché vorrei vedere a quanti, cioè, quanti sono questi operai, cos'è questo numero, questo ammontare di cassa integrazione, perché io credo che siamo d'accordo, se non siamo d'accordo per una cosa come questa, non so dove lo vorremmo essere. Quindi, se ritenete questi cinque minuti, vediamo insieme, ma era più per avere una cosa fondata come calcolo.
Montesano (P.S.U.) - ... siete d'accordo di sospendere?
Manganoni (P.C.I.) - 12 operai, si è detto, verranno collocati alla Cogne, quei poveretti si faranno 12 ore al giorno per venire alla Cogne; teniamo presente questo fatto, perché è una soluzione che non so se è da proporre.
Secondo, undici - perché voi l'avete dato come scontato questo - undici operai hanno raggiunto i 58 anni, adesso con la nuova legge sulle pensioni che per pigliare il 74% bisogna avere 40 anni, se noi li mandiamo via ... si è detto ... pertanto se questi vanno via prima dei 60 anni perdono tre anni, tenuto conto che adesso si calcolano sugli anni di anzianità, e quindi diminuisce notevolmente la pensione. Quindi sono delle soluzioni ... non è che, qui si dà come scontato, come una soluzione risolta; e va bene, ma noi con quali danni noi collochiamo questi operai?
Si è detto, fino al 30 novembre rimarranno 80 dipendenti; va ben, e dopo? Il Sig. Brambilla ha la cittadinanza svizzera, i capitali in Svizzera, lui è tranquillo dopo, ma gli operai no, non hanno i capitali in Svizzera e la cittadinanza in Svizzera, pertanto, il problema della cassa integrazione che voi proponente, va bene. Ma questa è una cosa provvisoria, ma sulla cassa integrazione io vi chiedo questo: oltre ai fondi che potrebbe stanziare l'Amministrazione regionale, è stato assicurato, promesso agli operai che gli si dava il 66% su 43 ore, ma momento, invece gli si è dato il 60% su 24 ore. Ora, questi fondi doveva darli chi? Lo Stato, l'ufficio del lavoro, no? Ma, momento, l'impegno che è stato preso, agli operai è stato promesso il 66% su 43 ore. Ora, possiamo noi pretendere dall'Ufficio del Lavoro, il quale era presente, il quale si è impegnato, che intanto gli vengano versati il 66% su 43 ore e non su 24, cioè che si mantenga l'impegno? Intanto quelli sono fondi che vengono fuori non dalla Regione, ma vengono fuori dalla cassa integrazione. Primo, possiamo noi ottenere questo? È vero che c'è quell'impegno, e se c'è quell'impegno pretendiamo il rispetto.
Poi, la Regione stanzi, d'accordo, io sono pienamente d'accordo in questo, ma oltre, dopo aver fatto rispettare gli impegni assunti e non mantenuti. Questo è il problema che io vi pongo. Io propongo questo e chiedo ad Albaney: si può pretendere il rispetto dell'accordo del 60% sul 44 ore, anziché su 24 ore com'era stato concordato? Perché se si può, cominciamo a pretendere questo, diamo anche noi Giunta ma diamo oltre a quello, perché quelli sono fondi che noi recuperiamo dello Stato, no? Questo che io chiedo ad Albaney.
Montesano (P.S.U.) - ... Allora, non continuiamo, sospendiamo la seduta, quando la Giunta avrà dato la risposta ... io desideravo approfittare adesso, per proporre al Consiglio, data l'ora e dati gli impegni che ci sono da parte dei Consiglieri in merito a quella questione Cogne di questa mattina, almeno il Presidente del Consiglio, dell'Assessore Colombo, di rimandare al giorno 4, venerdì, le altre due mozioni. I proponenti sono d'accordo, per venerdì?
Seduta sospesa dalle ore 19,49 alle ore 20,07.
Lustrissy (D.C.) - La maggioranza, in relazione all'ordine del giorno presentato dal sottoscritto, ritiene di sottoporre ora all'attenzione del Consiglio regionale l'ordine del giorno così compilato:
"Il Consiglio regionale, preso atto di quanto riferito dall'Assessore all'Industria e Commercio in merito alla situazione verificatasi nello stabilimento Brambilla costruzioni di Verrès;
considerata la gravità della situazione relativa alla occupazione del Comune di Verrès, nel Comune di Verrès, aggravata dalla crisi che ha investito il sopraddetto stabilimento industriale,
invita la Giunta regionale
1) a proseguire i contatti con le parti interessate al fine di rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla prosecuzione dell'attività produttiva dello Stabilimento;
2) ad esperire tutte le vie possibili ed a porre in essere le opportune iniziative per favorire l'insediamento nella zona di Verrès di nuove attività industriali valide;
3) di intervenire a favore dei lavoratori della Brambilla Costruzioni che non potranno beneficiare della cassa integrazione, nella misura dell'80%, cioè che non potranno beneficiare della Cassa Integrazione nella misura dell'80%".
... d'accordo, ma la Giunta ha un mandato preciso, farà gli accertamenti del caso e poi disporrà; mi pare che ... oggi non siamo in grado di ...
Colombo (P.S.U.) - Volevo dire questo, abbiamo aggiunto e trovato questo forma, perché giustamente metteva in evidenza il Consigliere Manganoni che lì c'era un impegno che avrebbero dovuto essere messi in cassa integrazione tutti all'80%; quindi, la nostra prima azione sarà proprio quella di esperire che ci sia il mantenimento di questo impegno da parte dell'azienda. Se su questo problema, immediatamente, non troviamo corrispondenza, si tratta di valutare quelli che sono, perché una parte non sono stati messi in cassa integrazione nella misura dell'80%, 35, a quelli che mi risulta sono messi in cassa integrazione nella misura dell'80%.
Si tratta appunto di esaminare tutto questo problema e dare a chi si trova in questa situazione un determinato contributo, a chi si trova invece nell'altra situazione delle 16 ore, che è il terzo delle 48, naturalmente è un'altra soluzione del problema. Quindi c'è un problema di vedere, il problema della cassa integrazione, di valutare quali sono gli operai che si trovano in questa situazione e quale deve essere naturalmente il contributo da parte della Giunta.
Fosson (U.V.) - In linea di principio siamo d'accordo, ma io vorrei sottolineare un pericolo, che esiste nella decisione presa in questo senso, cioè, a parte l'immediatezza di poter venire incontro in qualche maniera, io non dico in quale misura, ma abbiamo sottolineato tutti la necessità immediata di poter intervenire, quindi la formula trovata non permetterebbe intanto questa immediatezza.
Secondo, c'è un pericolo e lo sottolineo così, non è che, mi augurerei che questo pericolo non esistesse, ma che noi sanciamo un principio di integrazione della cassa integrazione che non può essere domani approvato dall'autorità tutoria, cioè dal Comitato di Coordinamento. Ora, solo questo, volevo sottolineare perché sia ben chiaro, perché almeno noi abbiamo tutti, è stata manifestata da tutti la volontà di poter venire incontro agli operai della Brambilla, data la situazione critica. Ora, in questo stato delle volte è preferibile non avere, avere un qualche cosa immediatamente che un qualche cosa di meglio in un certo periodo di tempo, e poi, volevo sottolineare quel pericolo che allora, se effettivamente esistesse, metterebbe nel nulla tutto quello che noi vogliamo fare per le maestranze della Brambilla.
Manganoni (P.C.I.) - Dunque, io penso che qui bisogna distinguere un po' bene il problema.
Agli operai, gli operai, almeno, avevano capito che era stato loro promesso, parlo del passato, della cassa integrazione del passato, il 66% su 44 ore, o 43 ore lavorative; è stato loro versato il 66% solo su 24 ore lavorative, cioè, praticamente è stato versato solo la metà, pertanto dovrebbe la Giunta, integrare questa differenza, portare - parlo sempre del passato - cioè, loro hanno percepito circa la metà di quanto era stato loro promesso, la Giunta metta la differenza in modo che si arrivi al 66% per le 44 ore. Questo, per il passato.
Secondo impegno, questo è stato detto mi pare da Albaney, impegno per ottenere da oggi, o da domani, in poi quel decreto dell'80%, no.
Terzo: distribuire questi fondi in accordo con la Commissione Interna perché? Anche questo per, in un certo modo mettervi, togliervi delle responsabilità, in che senso? Voi non potete sapere esattamente come stanno le cose, la Commissione Interna sa esattamente: questo operaio ha tante ore, questo operaio ha tanti mesi, in modo che siamo sicuri che si dà a chi deve avere, con un senso di equità.
Quarto: entro quale data facciamo questo? Perché parlavano, i colleghi che mi hanno preceduto dicevano che hanno preso, e questo è vero, ho sentito anch'io 15-16.000 al mese, per famiglia, per operaio, con 15-16.000 lire al mese, questi mesi passati, che era in cassa integrazione, si paga forse, sì e no l'affitto, sì e no l'affitto, però non si mangia tutta la famiglia. Allora, loro hanno bisogno immediatamente di questa modestissima cifra, che sarebbero altre 15 o 16.000 lire, o 18, non so quanto, al mese, per questi tre mesi, che sono in cassa integrazione. Questi però vengono dati, non so, io non vi dico domani mattina, ma non so, entro una settimana, entro 8 giorni, 8 o 10 giorni, se voi stabilite, ad ogni modo stabiliamo una data, che gli operai sappiano che entro quella data abbiano questi fondi. Siamo d'accordo su questo? Perché questo, si trattava solo di questo problema, adesso immediato, poi, degli 60 operai, dopo il mese di novembre, questo è un altro problema, che potremo discutere a parte, ma io dico, su questo, perché si tratta, non sono degli importi notevoli, degli importi elevati, perché non so, io non so neanche, quanti erano gli operai in cassa integrazione, io non ho le note ... una quarantina, pare che erano in cassa integrazione, per tre mesi, quindi dare la differenza che sono, non so, 15-18.000 lire al mese, adesso non so, non sono delle cifre elevate, però bisogna intervenire subito perché con 15-20.000 lire al mese, voi sapete benissimo che si paga l'affitto e basta.
Montesano (P.S.U.) - In ordine sono iscritti Caveri, Germano, Colombo, e l'Assessore alle Finanze e anche Milanesio. Allora, prima Consigliere Caveri.
Caveri (U.V.) - Io volevo dire questo: quando c'è stato lo sciopero alla Cogne, che era particolarmente grave, e allora c'era la Presidenza Marcoz, c'era la Giunta Marcoz, la Giunta e il Consiglio sono venuti incontro a questa situazione particolarmente grave e delicata. In un certo senso, che una amministrazione pubblica intervenisse durante uno sciopero a favore dei scioperanti era un qualche cosa di veramente eccezionale, diciamo, perché io non so se in Italia o un'altra amministrazione pubblica ha fatto quello che ha fatto la nostra amministrazione allora, ma questo non lo dico per scopo di autopanegerico, d'altra parte allora non ero il Presidente, il Presidente era Marcoz, ma io dico, è stato un provvedimento eccezionale quello. Questo provvedimento che la Giunta dovrebbe prendere oggi non avrebbe questo carattere di eccezionalità perché qui non c'è uno sciopero, non si tratta di dare un contributo a degli scioperanti, quindi avrebbe un intervento della Giunta, un intervento, parlo, finanziario, avrebbe, non avrebbe quel carattere di eccezionalità che ha avuto il provvedimento della Giunta Marcoz e del Consiglio a quell'epoca.
Ora, noi siamo nemici di ogni forma di demagogia, però, però quando ci si trova di fronte a delle situazioni particolari, situazioni particolari di lavoratori che si trovano nella situazione che è stata lumeggiata di quelle poche decine di migliaia di lire, che vengono erogate a quegli operai che si trovano in questa congiuntura particolare, a me sembra che un intervento finanziario sia doveroso, e d'altra parte mi pare pure che questo intervento debba avere carattere di immediatezza se vogliamo che abbia una efficacia, per cui, o io proporrei queste due soluzioni, o la Giunta, e d'altra parte non è un grosso problema finanziario, perché il numero di questi operai da aiutare non è un gran numero e non è poi una somma enorme che si debba dare a ciascuno di questi. Ad ogni modo io prospetterei alla Giunta e al Consiglio queste due soluzioni, si potrebbe fare così: o dare un contributo "X" immediato, però bisognerebbe nella motivazione non prestare il fianco e quindi io riecheggio le preoccupazioni di Fosson, preoccupazioni che Fosson ha espresso e che sono giuste nel senso di temere che poi la Commissione di Coordinamento pianti la grana e dica, ma qui, lì, là. Allora per evitare queste difficoltà, diciamo così, procedurali, sarebbe bene di motivare il modo da non parlare nemmeno della Cassa Integrazione, altrimenti noi andiamo a metterci in un pelago, nel quale si possono trovare molti scogli di natura giuridica e per cui effettivamente una decisione della Giunta o del Consiglio in questo senso potrebbe essere bocciata dalla Commissione di Coordinamento. E allora si può parlare di un contributo di assistenza. La parola assistenza è una parola antipatica, se vogliamo, perché nel concetto di assistenza dobbiamo sganciarci, perché dobbiamo arrivare al concetto di sicurezza sociale, ma ad ogni modo siamo ancora a questo stadio, e allora, per una volta parliamo ancora di contributo di assistenza. Allora mi pare che se la Giunta decidesse di dare, con carattere di immediatezza questo contributo di assistenza a questi, in definitiva, pochi operai che si trovano in questa situazione, io non credo che dobbiamo urtare contro degli scogli, degli ostacoli da parte della Commissione di Coordinamento.
Questa sarebbe la prima proposta che io faccio in via principale.
In via subordinata, se la Giunta non credesse di aderire a questa prima proposta in via principale, e allora, io direi che per quella decisione che è stata prospettata dalla Giunta, mi pare in relazione ad un ordine del giorno che è stato presentato da uno dei Consiglieri di maggioranza, e allora, se non va questa prima soluzione, si potrebbe, io farei questa proposta subordinata e cioè, comunque, di fissare un termine, cioè la Giunta esercita questa pressione politica perché questi diritti siano assicurati a questi lavoratori della Brambilla, però bisogna stabilire un termine oltre il quale se la Giunta non riesce a spuntare per la questione, allora, si rientra nel concetto della soluzione principale, prima, che io ho prospettato, cioè di una erogazione immediata di un contributo.
Ecco, mi pare che la soluzione razionale di questo problema possa essere questa.
Germano (P.C.I.) - Io vorrei chiarire ancora un momento come è la situazione, perché se no, non ci comprendiamo più.
In cassa integrazione sono stati messi 100, ci sono di quelli, tutti meno quelli della centrale - ci sono di quelli che sono stati un mese in cassa di integrazione, quelli che sono stati un mese e mezzo, quelli che ci sono ancora adesso. Quelli che ci sono ancora adesso hanno preso quella misera somma delle 14.000 lire, per il mese di gennaio e di febbraio, di marzo non hanno preso niente, quindi in tre mesi hanno quelle 28.000 lire. Quindi, io dico, non possiamo stare lì tanto tempo senza arrivare con un aiuto. Capisco che è anche una cosa complessa; non voglio andare io a distribuire i fondi, voglio che sia l'Assessore, in accordo con la Commissione interna. Ed allora, che ci sia lo stanziamento, sono d'accordo anche con le preoccupazioni di Caveri. Facciamo lo stanziamento per assistenza e che questa voce venga ripartita secondo quanto la Commissione Interna dice, si capisce, chi è stato un mese solo, gli verrà dato per un mese, chi è stato per tre, verrà dato per tre, chi è stato per due, verrà dato per due, ma però da farsi presto, perché, tenete conto, siamo al 31 marzo, e i 30 che sono ancora adesso in Cassa Integrazione, hanno ricevuto per questi tre mesi 28.000 lire; questa è la situazione.
Quindi, era solo questo che io volevo sottolineare perché vi rendeste conto, ecco, che non è che si chiede così per chiedere; si chiede perché è una situazione, in tante famiglie, veramente seria. Ecco, veramente seria, perché se pensate tre mesi con 28.000 lire, sfido tutti, neanche l'affitto di casa in certi casi.
Colombo (P.S.U.) - Noi avevamo visto un po' il problema sotto questo aspetto, perché ci sono due leggi che regolamentano l'andata in cassa integrazione da parte degli operai. C'è una legge che prevede la copertura delle ore non lavorate dalle 24 alle 40 e, normalmente, a questa legge fanno ricorso, naturalmente, le aziende che, è scontato, non avranno più possibilità di rioccupare questa mano d'opera.
C'è un'altra legge, invece, che quando si tratta di sospensione temporanea dei lavori e poi ripresa dell'attività lavorativa, deve corrispondere l'80% dell'intero orario di lavoro previsto nel contratto.
Ora, a me pare che qui ci troviamo di fronte ad una fabbrica che tende a ridurre, perché chiude una lavorazione, di una ventina di operai, mentre invece è previsto, perlomeno, la riapertura dell'attività lavorativa per altri 80. Ora, a mio parere, gli 80 dovrebbero avere diritto al'80% della indennità di integrazione, ecco il motivo per il quale noi ci siamo riservati di vedere un po' il problema in Giunta, alla luce naturalmente dei diritti di questi lavoratori, per evitare che il padrone e lo Stato ci speculino sopra, naturalmente, non dando quello che è previsto dalle relative leggi.
Sorge naturalmente e giustamente, come evidenziato dal Consigliere Germano, il problema della necessità, di cui io mi sto rendendo conto in questo momento, perché questi hanno avuto soltanto fino a questo momento questa anticipazione di due mesi sulle 16 ore di integrazione dalle 24 alle 40. È un problema che veramente a me era sfuggito; comunque, io direi questo, se siamo d'accordo. L'impegno della Giunta è di vedersi tutto l'intero problema, fermo restando che nella Giunta di mercoledì prossimo, affronterà il problema, naturalmente, nella sua integralità, alla luce dei nuovi elementi.
Io penso che otto giorni, non cada il mondo, e che quindi, dico, si possa in quel caso, naturalmente, intervenire a maggior ragione, a maggiore motivo, con la situazione più chiara nelle mani; mercoledì della prossima settimana... guarda io avrei proposto, ti confesso, Germano, se non c'era il Consiglio venerdì, io avrei proposto il Consiglio. Se la Giunta è d'accordo, possiamo anche vedere, dopo il Consiglio di venerdì, di fare una Giunta straordinaria. Io non ho niente in contrario; avremmo bisogno soltanto di due o tre giorni per acquisire questi elementi, fermo restando che riconosciamo anche noi l'urgenza del nostro intervento. Io non ho niente in contrario; ho parlato di mercoledì, perché venerdì c'è il Consiglio, però... quindi ci riuniamo un momento e deliberiamo.
Milanesio (P.S.U.) - Volevo semplicemente dire questo: che la Giunta e la maggioranza hanno espresso abbastanza chiaramente quali sono le proprie opinioni in questa materia e hanno espresso anche la volontà di intervenire e di agire con una certa sollecitudine. Quindi che si faccia un po' di fiducia nei confronti di questa Giunta. Questo voglio dire ai colleghi dell'opposizione; questa Giunta mi pare che abbia dimostrato in altre circostanze la propria sensibilità e non è sempre il caso di stare lì a ... Ci hanno detto, la Giunta ha dichiarato di voler esaminare questo problema alla svelta, noi gli facciamo fiducia e riteniamo che la sensibilità sociale di questa Giunta sia tale da risolvere il problema nel più breve tempo possibile.
Caveri (U.V.) - Non voglio fare polemica con Milanesio, perché non voglio esagerare, perché con Milanesio la polemica forse la faccio anche persino troppo spesso, ma io volevo rilevare una cosa che, io non so se ho capito bene le parole del Consigliere Milanesio o no, ma mi pare che le sue parole sono completamente superflue perché abbiamo già detto, mi pare abbastanza chiaramente, che questo termine di una settimana indicato dall'Assessore Colombo ci soddisfa e siamo d'accordo, quindi, perché dire, la minoranza abbia fiducia. Per noi questo termine va bene; non so perché Lei sfonda queste porte aperte, Lei sfonda una porta aperta.
Bordon (D.C.) - Anche le mie parole sono superflue perché è stato detto tutto; è un argomento, avevo preso nota qui, pare sia cosa salutare non adirarsi mai, non scaldarsi mai, il non preoccuparsi mai, ed è quello che io cercherò di attuare da adesso in poi.
Io ringrazio in modo particolare i consiglieri che, da sempre alcuni, e altri, da un po' di tempo, ci aiutano un po' a difendere questo nostro bilancio, un bilancio che è quello che è ...
A me sembra però che noi siamo andati fuori strada, per questo motivo: non è la preoccupazione di sentirsi parlare di 30, 50 operai, di 100 operai a 50.000 lire al mese, pardon, a 50.000 lire come contributo, che fa 5.000.000; a me non preoccupa questo. Io vorrei un po' vedere domani se il bilancio della Regione si dovesse chiudere con un disavanzo; io vi garantisco che tutti noi dormiamo sonni tranquilli, perché forse sarebbe anche una cosa saggia per certe dimostrazioni finanziarie che noi abbiamo sempre sostenuto. La mia preoccupazione è un'altra; noi vorremmo vedere, innanzitutto, di stabilire una misura equa di corresponsione. Questa è la mia preoccupazione e quindi mi riallaccio a quanto ha detto il Consigliere Caveri, pieno di saggezza da un po' di tempo. Mi fa veramente piacere perché oggi parliamo di 100 operai, di cassa di integrazione. Io non sono mica tanto convinto che voi facciate bene a fare tutti questi calcoli che fa l'amico Manganoni, il 60%, l'80%, perché il giorno in cui noi cominciamo a creare questi precedenti, incominciamo a fare questi ancoraggi e questi calcoli, ma e se domani, invece di 100 operai ci troviamo la Soie, o dico, l'Ilssa Viola. Per arrivare ovviamo ad una Cogne, dove ci sono tre o quattromila operai, io non so come faremo a dire a quelli della Brambilla, a quelli che abbiamo già dato prima, alla Fera, era giusto che lo dessimo questo nostro aiuto e non è giusto darlo a questi. Ma voi capite che 100 operai sono 5 milioni, e se mi consentite, fa ridere i polli, ma 1000 operai sono 50 milioni se non sbaglio e quattromila operai sono 200 milioni. Questa è la nostra preoccupazione. Quindi io vorrei, se fosse possibile, a parte quello che è stato detto benissimo dal Consigliere Caveri, quando fa due proposte, dice, vedere di venire incontro al più presto. Ma io non sono molto convinto di fare questo calcolo in Giunta, di ancorarlo a determinate differenze, a determinate cose. Noi dobbiamo, eventualmente, attraverso l'Assessore all'Industria e Commercio, che ha presentato una relazione che mi sembra ben preparata, attraverso chi ha studiato la programmazione, sentite pure questa Commissione Interna, ma che sia un po' fuori dal nostro ambito della Giunta e del Consiglio, perché arrivati ad un certo momento, se noi andiamo a fare questi calcoli, i calcoli che noi abbiamo fatto questo volta per la Brambilla, noi lo potremmo fare per altri casi analoghi. Quindi ha da essere un contributo che noi vogliamo versare al più presto possibile, e come dicevamo prima, venerdì abbiamo un Consiglio. Sarebbe bellissimo potessimo dire a questi operai: vi diamo "x", invece di 50 sarà quello che sarà, prima di Pasqua, mi sembra che sarebbe la cosa più bella. Però io ritengo che sia assolutamente necessario, per la serietà della Ditta, che si tengano conto di queste cose, perché, non è niente i 100 operai, parliamo di domani, se ci fossero 3000 operai, che ragionamento faremmo? Ecco perché io mi sono permesso di richiamare la vostra attenzione e di essere solidale con l'impostazione che ha dato il Consigliere Caveri e che ha proposto Colombo. Noi, nel minor tempo possibile, servendoci di tutti gli elementi dei quali ci dobbiamo servire, si venga incontro per dare questo aiuto per il quale siamo tutti d'accordo, è un po' questo, ma tenere conto di questo precedente, che fa paura.
Montesano (P.S.U.) - Allora, Consigliere Lustrissy, Lei ha sentito le perplessità avanzate dal Consigliere Fosson e dal Consigliere Caveri per questa formulazione e agganciamento alla Cassa Integrazione, cioè, loro esprimono il timore, che in questo caso è anche mio, che il provvedimento potrebbe anche essere non accolto dalla Commissione di Coordinamento, inserendolo con una frase che contempla la cassa integrazione, quindi mi sembra che si trattava di vedere, di dare dei contributi anche sotto forma di assistenza, di intervento assistenziale, questo lo lascio decidere al Consiglio, proprio allo scopo di intervenire al più presto.
Lustrissy (D.C.) - Io voglio solo svolgere ... un aspetto forma dell'ordine del giorno è questo, secondo me, che l'ordine del giorno non deve essere trasmesso alla Commissione di Coordinamento. Qualora la Giunta regionale adotti una deliberazione a favore dei dipendenti interessati, la delibera della Giunta sarà sottoposta al visto della Commissione di Coordinamento, ma l'ordine del giorno non deve essere per niente ...
Montesano (P.S.U.) - ... è stato sempre trasmesso ...
Lustrissy (D.C.) - ...no, ma non deve essere trasmesso ... la Commissione di Coordinamento ...
Montesano (P.S.U.) - Allora, quando il Presidente del Consiglio sarà Lustrissy lo potrà fare, io ho sempre fatto questo, perché? Perché i Presidenti del Consiglio l'hanno sempre fatto!
Lustrissy (D.C.) - ... non è una deliberazione amministrativa!
Montesano (P.S.U.) - Ad ogni modo, io lo faccio, lo dico subito ...
Lustrissy (D.C.) - ... se Lei lo vuole fare, mi scusi Presidente ...
Montesano (P.S.U.) - L'ordine viene trasmesso, quindi il discorso non lo facciamo.
Lustrissy (D.C.) - Mi scusi Presidente, se Lei lo vuole fare lo può fare benissimo, ma la Commissione di Coordinamento non è tenuta ad esprimere nessun parere su un ordine del giorno.
Montesano (P.S.U.) - ... difatti, prende atto ...
Lustrissy (D.C.) - Prende atto e basta, perciò non potrà dire alla Commissione di Coordinamento "non prendo atto...".
Caveri (U.V.) - L'osservazione del Consigliere Lustrissy è degna di riflessione, perché effettivamente, una delibera, sì, deve essere trasmessa alla Commissione di Coordinamento, ma un ordine del giorno, non vedo come ci sia un obbligo di trasmissione. Le cito, per esempio, anche il parere che mi dava parecchi anni fa, perché qui si risale alla preistoria dell'autonomia, ai tempi in cui il Presidente della Commissione di Coordinamento, c'era il Prefetto Alliaudi, il quale Prefetto Alliaudi mi ha detto una cosa, parecchie volte, una cosa, il Presidente di Commissione di Coordinamento ha detto a me o agli altri Presidenti della Giunta, cioè il Prefetto Alliaudi proprio, va ben me lo diceva un po' amichevolmente se vogliamo, ma mi diceva: "Ma vuiate mandeve tropa roba a la Commissiun del Cuurdinament, aiè pa da manca da mandé tut".
Questo più d'una vota me l'ha detto, con quella bonomia che certe volte hanno i piemontesi, piemontesi che poi sono abbastanza duri, in genere sono i più duri che ci siano in Italia, infatti lo ha dimostrato il Risorgimento, perché senza i piemontesi il Risorgimento non sarebbe avvenuto.
Però ogni tanto i piemontesi hanno un po' di bonomia e proprio io mi permetto di ricordare quella in relazione a quello che dice Lustrissy, "ma vuiate mandé tropa roba a mi a venta mandé meno", adesso che è morto il Prefetto Alliaudi lo possiamo dire perché non può più ricevere una pipa dal Governo Centrale, ma io credo e condivido l'opinione di Lustrissy il quale dice che l'ordine del giorno non siamo obbligati di mandarlo in Commissione di Coordinamento, la delibera sì ma l'ordine del giorno no, non vedo come sia obbligatorio, obbligatoria la trasmissione.
Montesano (P.S.U.) - Anche se io condivido, è importante questo, anche se io condivido nella sostanza la vostra idea, però io ho trovato qui un'eredità, l'eredità è quella che tutti i Presidenti del Consiglio, compresi i suoi precedenti, hanno sempre mandato, quell'osservazione che fa Lei, la poteva più idoneamente rendere operante in quel momento lì, cioè noi ci rifiutiamo di mandare gli ordini del giorno, ora un momentino, ho visto che chiedete la parola, ora io non mi sento di rompere questa tradizione ereditata da voi... (voci)
Lustrissy (D.C.) - Io volevo solo aggiungere questo, che evidentemente la maggior parte degli ordini del giorno che adotta il Consiglio, per ovvie ragioni vanno trasmesse alla Commissione di Coordinamento perché in genere sono dirette all'Autorità Centrale, al Governo si sollecita un qualcosa. Dico quasi il 90% degli ordini del giorno sono diretti al Governo nazionale ma gli ordini del giorno che servono solo per uso interno del Consiglio e ad altri scopi, non vedo proprio la necessità di inviarli alla Commissione di Coordinamento, non c'è nessun motivo.
Caveri (U.V.) - Lei, Presidente del Consiglio ha parlato in termini polemici nei nostri confronti. Noi non raccogliamo questa polemica perché vogliamo essere sereni, quindi parliamo in un altro modo, e cioè noi diciamo se anche nel passato, adesso chi si ricorda se gli ordini del giorno sono venuti trasmessi o non trasmessi, quali sono stati trasmessi, quali non sono stati trasmessi. Qui non possiamo mica avere un cervello elettronico per ricordare tutte queste cose, però io dico se anche sono stati commessi, io voglio dire due cose a questo riguardo. Primo, se anche sono stati commessi degli errori anche dai nostri Presidenti del Consiglio, in ipotesi, io non lo so se questo è avvenuto, ma ammettiamo per un momento che questo sia avvenuto, se vi sono stati degli errori da parte dei suoi reali non successori ma antecessori, non è detto che bisogna persistere nell'errore perché persistere nell'errore è diabolico, quindi, e poi in fondo una rondine non fa primavera, va ben che secondo Lei non si è trattata di una sola rondine, ma forse di uno stormo di rondini, ben comunque se si sono commessi degli errori di eccessivo conformismo verso il potere centrale non è detto che dobbiamo persistere in questo errore. E poi io mi permetto di fare un rilievo e questo rilievo io me lo sono fatto nel passato a me stesso, cioè, ogni nostra debolezza di noi potere regionale di fronte al potere centrale, diventa purtroppo, può essere domani invocato come un precedente ed è per quello che io in una polemica che c'è stata qualche Consiglio fa, quando io insistevo sulla questione del mattinale e dicevo "il Presidente della Giunta dovrebbe pretendere il mattinale dal Questore tutti i giorni, ogni mattina", io dicevo questo perché, non che interessi poi di sapere che tizio è stato arrestato per atti osceni o che un altro ha rubato la frutta dal fruttivendolo di Piazza Chanoux, non per questo, ma per stabilire un principio, cioè per confermare il potere del Presidente della Giunta. Ecco, vede quello che dice Lei conferma proprio quel timore che abbiamo avuto noi tante volte, cioè un momento di debolezza da parte nostra, da parte di noi potere regionale verso il potere centrale poi rischia di diventare un precedente che poi noi stessi ce lo troviamo come una pietra d'inciampo, però, tutto questo non vieta a me, come penso ai Consiglieri di opposizione, di condividere quello che ha detto il Consigliere Lustrissy. Anche se nella fattispecie tutta questa discussione, se vogliamo è un po' platonica perché se anche non si trasmette l'ordine del giorno alla Commissione di Coordinamento la delibera poi della Giunta quella deve essere trasmessa. Quindi diciamo dal punto di vista pratico questa discussione è una discussione bellissima, io sono contento che un Consigliere di maggioranza una volta tanto abbia dimostrato di avere veramente dei sentimenti autonomistici. Questo mi rallegra molto, però, tra parentesi, voglio anche ammettere che dal punto di vista pratico, in questo momento, non è una grandissima questione, è una questione sì importante, sempre per la questione del precedente, di non ricadere nell'eterno precedente. Allora in quel senso sono perfettamente d'accordo con quello che ha detto il Consigliere Lustrissy.
Lustrissy (D.C.) - ... dovrà adottare la deliberazione, userà tutti quegli accorgimenti idonei per far sì che la deliberazione sia approvata, tutto lì.
Montesano (P.S.U.) - Io domando questo, ho fatto una domanda precisa perché io lo metto ai voti, l'ordine del giorno va votato così come l'ha consegnato, ecco io allora leggo in conclusione a questo, sì... dica.
Caveri (U.V.) - ... in relazione a quello che ha detto il Consigliere Lustrissy e l'osservazione è questa. Il Consigliere Lustrissy ha detto che la Giunta poi deve pensare a certi accorgimenti, noi veramente nelle vecchie Giunte avevamo trovato l'accorgimento e l'accorgimento sapete qual era che quando noi prevedevamo che la Commissione di Coordinamento non avrebbe approvato la nostra delibera, noi facevamo eseguire, io personalmente davo l'ordine di eseguire il pagamento prima ancora che arrivasse la risposta della Commissione di Coordinamento, quello era il migliore accorgimento. Poi, purtroppo, è avvenuto che ad un certo momento il Presidente della Commissione di Coordinamento ha detto ad un certo un Presidente di Giunta regionale, bisogna stabilire il principio che non si fa nessun pagamento da parte dell'Amministrazione regionale se non c'è il visto della Commissione di Coordinamento.
Quel Presidente della Giunta regionale ha accettato il principio e così si è tagliato le gambe, quindi quello era un bellissimo accorgimento, quello era il più bell'accorgimento, pagare prima, una volta che è pagato, se la Commissione di Coordinamento non approva.
Montesano (P.S.U.) - Ma in ogni modo il Presidente del Consiglio fa quello che desidera il Consiglio, però io non mi sento, non mi sento come attuale Presidente del Consiglio di fare contrariamente a quello che hanno fatto i miei predecessori, questo lo dico chiaramente con tutte le sollecitazioni, perché mi attengo a questo articolo dello Statuto che dice: "La Commissione di Coordinamento preveduto l'articolo precedente esercita il controllo di legittimità sugli atti amministrativi della Regione nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge dello Stato".
In ogni modo io sono stato chiaro, io non mi sento di dare questa virata, quindi perciò non continuiamo su questo discorso perché io non l'accolgo che io debba essere il primo che non mandi un atto che è stato sempre mandato.
Consigliere Caveri è inutile che insista su questo!
Caveri (U.V.) - ... essere inopportuno, ma io mi permetto di dire che non sono d'accordo con quello che dice Lei, se proprio l'articolo che Lei ha letto dice che la Commissione, sono soggetti all'esame della Commissione di Coordinamento gli atti amministrativi, dove l'ordine del giorno non è atto amministrativo.
Montesano (P.S.U.) - Consigliere Caveri io le ripeto, sono qui al 21° anno dell'autonomia a coprire questo posto, per 21 anni voi avete mandato questi atti alla Commissione di Coordinamento, quali sono le ragioni per cui il Presidente Montesano non lo deve mandare più? Ecco questo lo domando a voi, ditelo, passerò alla storia per aver continuato l'opera degli altri.
Dunque mettiamo ai voti, poi ne discuteremo in separata sede, mettiamo ai voti questo ordine del giorno, chi approva alzi la mano, contrari? Astenuti? Il Consiglio approva all'unanimità.
Allora le mozioni non vengono votate e allora bisogna ... (voci, discussioni)
Mozione oggetto 19: chi è d'accordo alzi la mano, contrari, astenuti? Il Consiglio approva all'unanimità.
Mozione n. 23: chi è d'accordo alzi la mano, contrari, astenuti? Il Consiglio approva all'unanimità.
