Objet du Conseil n. 124 du 5 mai 1969 - Verbale
OGGETTO N. 124/69 - Rinvio dell'adunanza di Consiglio.
Il Consigliere MILANESIO, dopo aver chiesto ed ottenuto la parola, dichiara quanto segue:
"Signor Presidente, poiché vi è una crisi in atto al Governo della Regione, io chiedo il rinvio di questa adunanza di Consiglio, affinché tale crisi possa essere esaminata dalle parti politiche".
Il Consigliere RAMERA dichiara quanto segue:
"Il Gruppo della Democrazia Cristiana, sentite le dichiarazioni del Capogruppo socialista, ne prende atto con rammarico e aderisce alla richiesta di rinvio.
Consapevoli di non aver fornito motivo alcuno per l'attuale difficile situazione, responsabilmente riconfermiamo la nostra completa disponibilità per l'attuazione degli adempimenti previsti dagli accordi programmatici, ferma restando la sempre maggiore difesa dei postulati autonomistici nell'interesse superiore delle nostre popolazioni".
Il Consigliere GERMANO fa le seguenti dichiarazioni:
"I due precedenti interventi, evidentemente, sono stati concordati, e non è tanto sull'intervento del Consigliere Milanesio che io intendo prendere la parola, ma piuttosto su quanto ha affermato il Consigliere Ramera.
Abbiamo un vantaggio in questa crisi, - che adesso si chiama già verifica -, e il vantaggio consiste nel fatto che essa si svolge in Consiglio, nella sua sede naturale, davanti all'opinione pubblica e non tra Segreterie o tra vertici politici, questi vertici che cambiano continuamente, prima di tre, poi di cinque, poi di uno, non si capisce bene. L'ultimo verbale dell'interpartito è esemplare in materia.
Noi, in questa occasione, facciamo uno sforzo per rendere chiare le ragioni della crisi, perché la gente sappia e possa esprimere la sua opinione, e ci auguriamo che anche altri Consiglieri o Partiti intervengano con chiarezza.
Per esempio, c'è la famosa questione degli accordi protocollari, che alcuni dicono essere stati pubblicati in parte sulla Gazzetta del Popolo, accordi però che non sono stati pubblicati sulla Région, né sono stati comunicati in Consiglio. Noi abbiamo qui una maggioranza che ha fatto degli accordi protocollari e noi non li conosciamo.
Il Consigliere Ramera ha testé dichiarato che la crisi in atto è dovuta ad una violazione di questi accordi protocollari: però, noi che abbiamo esaminato questa parola "accordi protocollari", abbiamo detto: chissà che cosa sono questi accordi protocollari.
Ad ogni modo, per noi le cause della crisi sono molto chiare, e direi che anche l'ordine del giorno della Sinistra Socialista è abbastanza chiaro in materia, laddove dice, tra l'altro, che "le remore interposte dalla D.C. ad ogni iniziativa di legge, volta ad incidere in modo reale sulla situazione economica e sociale valdostana, hanno spinto gli organi dirigenti del Partito prima ad una lunga azione di verifica, poi ad un intervento a livello consiliare, per promuovere quella parte degli accordi che non trovavano spazio nell'iniziativa di Giunta". Prosegue ancora questo ordine del giorno: "Nemmeno l'azione consiliare è stata in grado di vincere le resistenze di carattere autoritario e sostanzialmente antiautonomiste del Partito alleato, situato in una posizione equivoca, che tende a ridurre il ruolo dei Governi Regionali a quello di una semplice Giunta Provinciale Amministrativa, rifiutando di utilizzare, per un malinteso senso di ossequio al potere centrale o per esigenze di potere personale, tutte le possibilità che derivano dallo Statuto Speciale".
E conclude la Sinistra Socialista (pare che anche i demartiniani abbiano aderito a questa tesi) che "la politica di centro-sinistra in Valle d'Aosta sia da ritenersi conclusa ed esaurita per l'assoluta indisponibilità sul piano delle riforme democratiche e dell'attuazione dello Statuto da parte della classe dirigente della Democrazia Cristiana". Queste sono voci che vengono dall'interno del Centro-sinistra.
Nella stessa dichiarazione del Consigliere Pollicini, riportata sulla "Région", si dice: "La difesa delle nostre prerogative statutarie ci troverà sempre consenzienti da qualsiasi settore essa parta. Abbiamo lavorato per anni allo scopo di addivenire ad una collaborazione con le forze democratiche popolari della nostra Regione. Purtroppo oggi questa collaborazione non è completa e non dà i frutti sperati, ma non per questo deve essere interrotta anche solo in parte e sostituita da una collaborazione semiclandestina di centro destra che sarebbe anacronistica e incoerente".
Questi sono i risultati di una tale azione. Esaminiamo ora perché è finito il Centro-sinistra in Valle d'Aosta; analizziamo gli argomenti.
La programmazione, che data dal 1966 (era alla base del primo e del secondo programma Bionaz), era stata definita un modo moderno, un modo nuovo, adatto ai tempi, di concepire un'Amministrazione che superi, da una parte, il clientelismo e uno sviluppo distorto dell'economia, e tenda, dall'altra parte, ad un progresso economico e sociale migliore e ad una migliore ridistribuzione del reddito.
Ebbene, sono tre anni che questi sono punti programmatici di fondo dei due programmi enunciati da Bionaz; sono tre anni, e noi in questi tre anni abbiamo presentato e discusso in questa sede 14 o 15 mozioni, ottenendo per risposta promesse e impegni. Però, la realtà è che il condizionamento della Destra Democristiana ha fatto sì che oggi, a tre anni di distanza, questo Consiglio non ha ancora avuto la bozza di Piano da esaminare e da discutere.
Alcuni mesi fa, la stessa Sinistra della Democrazia Cristiana ha dovuto presentare, tramite due suoi Consiglieri regionali, una mozione in cui si denunciava il fatto che, per l'inerzia della Giunta, per quasi un anno il Comitato Tecnico per la Programmazione non aveva potuto tenere neanche una riunione. E questo è uno dei punti di fondo del programma di Bionaz.
Altro problema di fondo della nostra economia: la "Cogne". Ebbene, nella campagna elettorale del 1968 era stato presentato come un problema risolto: 20 miliardi per il rimodernamento dello Stabilimento in quattro anni, una Direzione nuova formata di uomini rappresentativi del Centro-sinistra, e tutto sarebbe stato risolto alla Cogne. Invece si è resa necessaria una lotta poderosa dei lavoratori della "Cogne", accompagnata dalla solidarietà di tutti gli strati economici della Città di Aosta, che ha dimostrato che occorrono altri 60 miliardi per il rimodernamento dello Stabilimento e, soprattutto, che ci vuole un controllo diverso e che non è con soluzioni verticistiche che si risolve questo problema, ma con un controllo, con un appoggio dei lavoratori, dei Sindacati, degli Enti Locali e, soprattutto, del Consiglio Regionale.
Prendiamo i punti autonomistici (io non svelo niente di nuovo, perché tutto è stato vissuto qui assieme, da tutti noi, in questi tre anni).
Attuazione della zona franca: non è stata presentata alcuna legge, eppure figurava in tutti e due i programmi Bionaz. Nell'altra legislatura avevate addirittura votato contro la nostra proposta di legge sulla zona franca. Adesso abbiamo quella famigerata ordinanza della C.E.E. che limita le zone franche; da parte vostra non è venuto alcun cenno. Noi abbiamo presentato una mozione su tale ordinanza, mozione che si dovrebbe discutere in questo Consiglio.
Guardiamo i "contingenti". È stata per voi una buona speculazione elettorale, però noi avevamo allora chiesto nuove voci per favorire l'attuazione della zona franca. Voi non avevate accettato questa proposta. Mi ricordo che allora Bionaz e Benzo avevano detto: per ora otteniamo questo; subito dopo presenteremo la richiesta per nuove voci. Ebbene, sono passati gli anni, ma richieste in questo senso non ne sono venute.
Riparto fiscale. Sono tre anni che rincorriamo il nostro amico Bordon, tre anni che gli corriamo dietro, ma lui corre più di noi. Finalmente si decide a presentare una legge. Noi l'approviamo in Commissione e gli chiediamo di presentarla all'approvazione del Consiglio. Non la presenta; la presentiamo noi. Ma cosa fate, cosa fa Bordon? Chiede un rinvio per accertamenti.
Abbiamo dimostrato che questo rinvio per accertamenti è un pretesto che non ha nessun senso. Bordon si trova in mala parata e allora, più che parlare a noi, si rivolge ai suoi e dice: "State tranquilli, non accettate queste proposte, perché, nel mese di febbraio, al massimo nel mese di marzo, avremo concluso le trattative con il Governo". Siamo a maggio e siamo sempre al nulla. Quanti mesi ancora passeranno?
E così, per brevità, per i problemi delle acque, della Scuola, dei beni demaniali, anche per questa piccola cosa dei beni demaniali. Tutto a questo punto, al nulla.
Se passiamo alle realizzazioni che non dipendono da Roma, ma dipendono da noi, vediamo le cose che vediamo; le abbiamo viste qui, vissute insieme.
Legge per il controllo degli atti degli Enti Locali. Badate che la Democrazia Cristiana al governo nelle Regioni a Statuto speciale da anni ha approvato una legge simile, legge tuttora in vigore. Non è una cosa da inorridire, che cambi o che rivoluzioni tutto. Nel Friuli, in Sicilia e in Sardegna vi è una Commissione di controllo agli atti degli Enti Locali.
Ebbene, la destra D.C. (qui, addirittura, si rasenta il ridicolo) in un primo tempo, sempre per bocca di Bordon, dichiara di votare a favore per rispetto della maggioranza, ma nel medesimo tempo, di nascosto, organizza il voto contrario. In seguito si dichiara disposta a ripresentare la legge; adesso non sappiamo se la presenterà o no. Non si sa che cosa si vuole.
Per che cosa poi? Per un punto che sconvolgerebbe tutto? No, ma per una legge autonomistica che è già in vigore nelle altre Regioni autonome a Statuto speciale, dove al Governo ci sono i democristiani. Si vede che la nostra destra è formata di democristiani di tipo particolare.
Per riassumere, questa Giunta rappresenta un caso classico di immobilismo, di ordinaria amministrazione e, aggiungo, di sperpero del denaro pubblico.
Su questo punto credo che fra poco inoltreremo una richiesta per una seduta straordinaria del Consiglio, per esaminare, cioè, come spendete i soldi. Per tre anni non si è voluto permettere che i Revisori dei conti facessero il loro lavoro. Finalmente, però, riusciamo ad arrivare ad esaminare i conti consuntivi e riscontriamo delle cose, - io adesso ve le risparmio perché dedicheremo tutta una seduta a questo argomento -, delle cose che fanno inorridire qualsiasi amministratore onesto e qualsiasi cittadino onesto.
Così è questa Giunta, che, anche se potranno esserci delle ricuciture, resterà in crisi fin quando in essa la destra D.C. avrà una posizione preponderante; questa è una cosa che ormai è assodata.
Le nostre proposte sono quelle, invece, di un programma serio, chiaro, non segreto, steso davanti al Popolo valdostano, che venga chiamato ad appoggiarlo con la sua lotta, perché con i soli contatti al vertice, alla Bordon, non si risolverà mai niente. Ci vuole la lotta del Popolo valdostano per attuare lo Statuto e per la realizzazione di questo programma, ci vogliono delle forze autonomiste di sinistra, laiche e cattoliche.
Noi appoggeremo senza equivoci, con molta chiarezza e senza milazzismi questo programma e queste forze; lo appoggeremo direttamente o indirettamente, perché per noi quello dei posti non è un problema. Non l'abbiamo mai avuto questo problema e la storia del nostro Partito in Valle d'Aosta a questo proposito insegna.
Quindi, secondo noi, questa è l'unica strada che dobbiamo seguire, se vogliamo che l'attuale crisi non si risolva con una ricucitura parziale, che lasci irrisolti i problemi; se vogliamo che la crisi permetta finalmente alla Valle d'Aosta di imboccare la strada per uno sviluppo, un rilancio dell'autonomia e del progresso sociale.
In questo senso si è pronunciato ieri il Comitato Direttivo del nostro Partito, con questo comunicato, che è molto breve, e con il quale concludo il mio intervento:
"La crisi attuale del Centro-sinistra alla Regione, in seguito al mancato rispetto degli accordi da parte della destra democristiana su un punto qualificante, è un episodio del fallimento, ormai evidente, di questa politica in Valle d'Aosta, alla Regione e al Comune di Aosta, così come in tutto il resto del Paese.
Ieri l'Union Valdôtaine e oggi i Socialisti hanno dovuto prendere atto, sulla base di una esperienza di anni di promesse non mantenute, che è impossibile portare avanti con la destra democristiana una politica autonomistica e socialmente avanzata.
Di fronte al fallimento del Centro-sinistra, il Comitato Direttivo della Federazione Valdostana del P.C.I. indica, come unica soluzione valida, la formazione di una nuova maggioranza intorno ad un programma di rilancio della battaglia per l'integrale attuazione dello Statuto speciale e di utilizzazione dell'autonomia regionale come strumento di avanzamento sociale e di partecipazione diretta dei lavoratori, programma sorretto da uno schieramento a cui partecipino, direttamente o indirettamente, tutte le forze di sinistra e autonomistiche, laiche e cattoliche.
Qualsiasi altro tentativo di soluzione, e in particolare quello voluto da alcune forze del Centro-sinistra per una sua ricostituzione, oppure quello sperato dalla destra democristiana di un allargamento della cosiddetta area democratica fino all'Union Valdôtaine, rappresenterebbe una pura operazione di potere, che ancora una volta graverebbe sulle spalle dei lavoratori della Valle d'Aosta e, quindi, destinata a non durare".
Io mi pronuncio, quindi, contro il rinvio della seduta, richiedendo si faccia una discussione aperta in questa seduta consiliare".
Monsieur le Conseiller CAVERI déclare ce qui suit:
"L'action politique de l'Union Valdôtaine, à l'avenir, sera inspirée aux décisions du Comité Central du 16 janvier 1966 et de l'Assemblée Générale du 27 avril dernier. Je ne donne pas lecture de cette dernière déclaration parce que, aujourd'hui, dans toutes les Communes, avec des affiches, nous publierons cette déclaration du 27 avril dernier.
C'est avec indignation que les Valdôtains ont appris la nouvelle de cette déclaration de Monsieur Ferri, Secrétaire du Parti Socialiste: "Comprendo il bilinguismo in Alto Adige, ma in Valle d'Aosta mi sembra piuttosto una imposizione".
Monsieur Ferri est la réincarnation de Monsieur Vegezzi-Ruscalla, avec un siècle de retard.
Je demande que Monsieur Dujany, Assesseur à l'Instruction Publique, veuille bien envoyer à ce national-socialiste, qu'est Monsieur Ferri, une copie de l'Historique de De Tillier.
Hier Monsieur Ferri a encore aggravé la première déclaration, avec une deuxième affirmation: "Il richiamo alla lingua francese contenuto nello Statuto regionale è teorico, perché i Valdostani parlano il patois, cioè un dialetto".
Ainsi Monsieur Ferri nie l'existence même de la langue française en Vallée d'Aoste.
Cela démontre encore une fois que les Valdôtains, quelque soit leur Parti ou leur Mouvement, doivent renier les dégénérations particratiques et s'unir pour empêcher que l'on continue à détruire ce que les Valdôtains avaient construit pendant ces dernières vingt années avec de si longs efforts et avec de si lourds sacrifices".
Monsieur le Conseiller CHAMONIN fait la déclaration suivante:
"Nous prenons acte des déclarations des Groupes du Parti Socialiste et de la Démocratie Chrétienne, nous nous y associons et nous demandons à ce Conseil, vue la situation qui s'est créée, de bien vouloir renvoyer cette séance.
Le Rassemblement Valdôtain confirme sa volonté et sa disponibilité pour toute solution qui tienne compte des instances autonomistes et statutaires et des inaliénables droits de la Communauté valdôtaine".
Il Consigliere MILANESIO dichiara quanto segue:
"Tengo a precisare che le dichiarazioni dell'Onorevole Ferri, pubblicate sulla Stampa, sono state malamente interpretate. Il nostro Partito è da sempre autonomista e regionalista a livello nazionale. In Valle d'Aosta noi siamo per l'attuazione integrale dello Statuto speciale e per la valorizzazione e la salvaguardia delle prerogative etniche, culturali e linguistiche della Comunità valdostana".
Il Consigliere PEDRINI fa le seguenti dichiarazioni:
"Signor Presidente, Signori Consiglieri,
abbiamo sentito l'espressione di tutti i Gruppi politici che sono rappresentati in questo Consiglio e, evidentemente, il Partito Liberale vuole anche dire la sua parola; una parola, mi si permetta, del cittadino della strada, una parola che vuole essere apportatrice di un qualcosa di posato e di serio, nel senso che dobbiamo constatare che quanto succede in campo nazionale si riflette spesso e sovente nella Regione Valdostana.
Noi non siamo qui a denunciare le varie cose promesse e non fatte o quelle fatte e non promesse; noi diciamo, e vogliamo ripetere ancora una volta, quanto già abbiamo detto all'atto dell'insediamento di questo Consiglio, che i voti del Partito Liberale sono a disposizione di tutte quelle forze democratiche che lavorano nell'interesse della Valle d'Aosta.
È evidente che questa crisi, - io la chiamo crisi -, deve risolversi, e noi Liberali ci auguriamo una sola cosa (questo al di fuori e al di sopra di qualsiasi malignità di parte che verrà fatta su questa nostra frase, perché in questa sede è cominciato un certo gioco dopo che il Presidente Bionaz ha dovuto lasciare la sua carica), noi ci auguriamo che il Presidente Bionaz riprenda al più presto le sue mansioni di Presidente della Giunta, perché così si potrà riprendere, - e lo auguriamo noi che non siamo affatto, checchè si dica, partecipi di questa maggioranza -, si potrà riprendere quella strada che, fino a prova contraria, si era imboccata nel lontano 1966.
Penso che non ci sia altro da aggiungere, se non di inviare i nostri più cordiali e fervidi auguri di pronto ristabilimento al Presidente della Giunta, Avv. Bionaz".
Il Consigliere MANGANONI dichiara quanto segue:
"In quasi tutte le sedute di questo Consiglio si sentono delle grandi affermazioni da parte di Consiglieri di maggioranza, cioè di Consiglieri del Centro-sinistra, e particolarmente di membri della Giunta, che si appellano alla democrazia e alla sovranità del Consiglio.
Belle parole, ho avuto occasione di dirvelo altre volte; però i fatti, purtroppo, contrastano con le vostre belle parole, con le vostre affermazioni di principio. Ve lo abbiamo dimostrato in tante occasioni ed oggi ne abbiamo un altro esempio: si convoca il Consiglio per il giorno 5 maggio allo scopo di proseguire la discussione degli argomenti già iscritti all'ordine del giorno della ultima adunanza; ed ora che cosa ci sentiamo dire? Ci sentiamo delle dichiarazioni, le dichiarazioni dei Socialisti, che chiedono un rinvio della seduta perché le parti possano esaminare la crisi in atto; ci sentiamo le dichiarazioni dei democristiani, che "prendono atto con rammarico delle dichiarazioni dei Socialisti"; sentiamo il Rassemblement che si associa. Ma a quale delle due dichiarazioni si associa il Rassemblement? A quella del rammarico, o alla prima? Io non penso che ci si possa associare ad entrambe, perché una è in contrasto con l'altra.
Quindi, vi sono delle divergenze. Benissimo, discutiamole in Consiglio. È il Consiglio l'organo sovrano, è qui che si possono esaminare queste divergenze per giungere ad una conclusione. Questa è la sede giusta.
Invece no; questi problemi, secondo voi, devono essere esaminati al vertice, nelle alte Segreterie, dagli alti papaveri, i quali decideranno, porteranno il piatto ben confezionato in Consiglio ed il Consiglio, come al solito, ratificherà, approvando decisioni prese in altro loco.
Ora, osate ancora parlare di democrazia e di sovranità del Consiglio? Noi siamo contrari a certi sistemi, noi siamo contrari al fatto che i Consiglieri, nella prossima seduta, saranno chiamati qui per votare sulle decisioni che verranno prese al vertice. Quindi disapproviamo questo vostro sistema.
Io non aggiungo altro a quanto detto da Germano, ma voglio solamente sottolineare che questa è l'ennesima dimostrazione di che cosa voi del Centro-sinistra intendete per democrazia. Questi sono i sistemi del Centro-sinistra, che noi disapproviamo e che noi condanniamo.
Pertanto, voteremo contro questa vostra richiesta di rinvio".
Il Presidente, MONTESANO, dopo aver constatato che nessun altro Consigliere intende intervenire nella discussione in corso, dichiara che è suo intendimento porre ai voti la proposta di rinvio della seduta fatta dal Capogruppo del P.S.I., a cui hanno aderito i Gruppi consiliari della D.C. e del Rassemblement Valdôtain.
Il Consigliere GERMANO chiede che gli sia precisato l'articolo del Regolamento interno del Consiglio in base al quale si intende porre ai voti la proposta di rinvio della seduta.
Il Presidente, MONTESANO, osserva che la procedura che egli intende seguire, anche se non contemplata da precise disposizioni del Regolamento interno del Consiglio, è giustificata dalla prassi normale seguita da tutti gli organi parlamentari sia nell'ambito statale sia nell'ambito regionale in caso di crisi di Governo.
Dichiara di dissentire dalla tesi, sostenuta dal Consigliere Manganoni, che una crisi di Giunta debba essere discussa e risolta in seno al Consiglio, perché, trattandosi di una crisi di Governo, questa deve essere risolta nell'ambito del Governo medesimo che, in un secondo tempo, porterà le proprie proposte all'esame del Consiglio.
Rileva, pertanto, che la sovranità del Consiglio rimane comunque salvaguardata, perché in definitiva spetterà al Consiglio di esprimere il proprio giudizio sulla soluzione della crisi.
Ribadisce che, essendo stata fatta una precisa proposta di rinvio dell'adunanza da parte della maggioranza consiliare, egli è tenuto a porre ai voti la proposta stessa.
Il Consigliere GERMANO dichiara che non è suo intendimento sollevare una questione di principio sulla tesi del Presidente del Consiglio e che il Gruppo consiliare del Partito Comunista accetta che si ponga ai voti la proposta di rinvio dell'adunanza.
Rileva, però, che il Regolamento interno del Consiglio non contempla questa procedura e che, pertanto, la strada che la maggioranza consiliare dovrebbe seguire per ottenere lo stesso risultato sarebbe quella di far mancare il numero legale dei presenti, abbandonando l'aula.
Il Presidente, MONTESANO, ribadisce che la procedura che egli intende seguire è ampiamente giustificata dalla prassi seguita in tutti i Parlamenti statali e regionali in caso di crisi di Governo.
Invita, quindi, i vari Capigruppo presenti in aula a fare, se lo ritengono opportuno, le proprie dichiarazioni di voto.
Monsieur le Conseiller CAVERI déclare que les Conseillers de l'Union Valdôtaine s'abstiendront de la votation sur la proposition de renvoi de la séance.
Il Presidente, MONTESANO, pone ai voti, per alzata di mano, l'approvazione della proposta di rinvio dell'adunanza consiliare odierna fatta dal Consigliere Milanesio.
Procedutosi alla votazione, per alzata di mano, il Presidente accerta e comunica che il Consiglio, con voti favorevoli diciotto e voti contrari sei, ha approvato la proposta di rinvio dell'adunanza odierna a data da stabilire (Consiglieri presenti: trenta; - Consiglieri votanti: ventiquattro; - Consiglieri favorevoli: diciotto; - Consiglieri contrari: Crétier, Dolchi, Germano, Macheda, Manganoni e Siggia in Bianco; - Consiglieri astenutisi dalla votazione: Andrione, Caveri, Fosson, Freppaz, Perruchon Vedova Chanoux e Savioz).
Il Consiglio prende atto.
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Si dà atto che l'adunanza ha termine alle ore dieci e minuti diciotto.
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Letto, approvato e sottoscritto.
IL PRESIDENTE
(Montesano Prof. Dr. Giuseppe)
IL CONSIGLIERE SEGRETARIO
(Manganone Geom. Eraldo)
IL SEGRETARIO ROGANTE
(Brero Dr. Attilio)
