Objet du Conseil n. 126 du 13 juin 1969 - Verbale

OGGETTO N. 126/69 - Sospensione della seduta e rinvio dei lavori del Consiglio alla prossima adunanza fissata per il giorno 20 giugno.

Il Presidente, MONTESANO, informa il Consiglio di aver ricevuto in data 9 giugno 1969 dal Capo Gruppo consiliare democristiano, Ramera, la seguente lettera, di cui dà lettura, e che è stata già portata a conoscenza dei Capi Gruppo consiliari nella riunione dei Capi Gruppo tenutasi l'11 giugno u.s.:

"Aosta, 9 giugno 1969

Ill.mo Prof. Giuseppe Montesano

Presidente del Consiglio

Regione Autonoma Valle d'Aosta

AOSTA

A nome del gruppo DC La prego di voler cortesemente consultare i Capi dei vari Gruppi consiliari perché vogliano considerare l'opportunità di un rinvio della seduta del 13 c.m. essendo il nostro partito impegnato nelle fasi conclusive del Congresso Regionale.

Desidero sottolineare alla Sua cortese attenzione e a quella dei Capi Gruppo che la presente richiesta trova di norma analogo riscontro presso il Parlamento nazionale e presso le altre assemblee regionali.

Ringraziando porgo distinti ossequi.

F.to: Sergio Ramera"

Il Presidente, MONTESANO, dà la parola al Consigliere Ramera per l'illustrazione dei motivi che l'hanno indotto a presentare la richiesta di cui alla lettera soprariportata.

Ramera (D.C.) - Signor Presidente, Signori Consiglieri,

il testo della lettera che, a nome del Gruppo D.C., ho inviato al Presidente del Consiglio, richiedendo il rinvio dell'odierna seduta, ritengo sia sufficientemente chiaro e motivato per ottenere dai Gruppi consiliari un'adesione alla nostra richiesta.

È divenuto, infatti, prassi costante del Parlamento Nazionale e dei Consigli delle Regioni Autonome sospendere i lavori assembleari in occasione dei Congressi politici, considerando indispensabile la partecipazione di tutti gli appartenenti ad un Partito alle fasi preparatorie della massima assise politica del proprio movimento.

Di qui, l'istanza avanzata, unitamente ai miei colleghi di Gruppo, al Presidente del Consiglio, perché venisse sottoposta alla cortese attenzione dei Gruppi la necessità per noi di ottenere una pausa atta a consentirci di svolgere il nostro Congresso senza che turbative esterne potessero influenzarne, in qualunque modo, il risultato.

Purtroppo, la riunione dei Capi Gruppo indetta dal Presidente del Consiglio non ha sortito un risultato concreto, per cui mi trovo costretto a rinnovare in aula, a tutto il Consiglio, la richiesta di voler accordare col proprio voto il rinvio di questa seduta, mentre ritengo doveroso a nome del Gruppo D.C. e mio personale esprimere al Presidente Montesano il nostro più vivo apprezzamento per la sua sollecita opera di mediazione condotta tra i Gruppi in merito alla nostra istanza.

Per evitare errate interpretazioni o discussioni e polemiche inutili, dirò subito che il nostro Partito, che rappresenta la maggioranza relativa di questo Consiglio e al quale compete la responsabilità di guida dell'attuale governo di Centro-sinistra, non intende con questo rinvio sottrarsi al dibattito cui tutti i Gruppi saranno chiamati per giudicare la crisi apertasi il 5 maggio scorso, né tanto meno intendiamo con questo rinvio protrarre una crisi che, per il bene del Paese, va invece risolta il più rapidamente possibile.

Di questa realtà siamo pienamente consapevoli e vogliamo rassicurare il Consiglio che non sarà certo il nostro Partito a voler privare la Regione della sua funzionalità, anche se con molta amarezza dobbiamo rilevare la scarsa sensibilità dimostrata da taluni ambienti per il dramma in cui si dibatteva e si dibatte tuttora il Governo regionale e il nostro Partito per la grave malattia che tuttora immobilizza il Presidente Bionaz, al quale desidero far giungere da questa tribuna il nostro più affettuoso saluto e i nostri più fervidi auguri.

Detto questo, non ritengo vi sia molto da aggiungere, se non sottolineare ancora brevemente, ma con estrema sincerità, alla vostra cortese attenzione la validità delle ragioni per le quali sono qui a chiedere il rinvio della seduta.

Noi ci assumiamo il preciso impegno di risolvere la crisi subito dopo il Congresso di domenica e vi diciamo che il Consiglio sarà chiamato tra non molti giorni a prenderne atto con i conseguenti provvedimenti.

Se ciò non è stato possibile prima, la causa va ricercata unicamente nella indisponibilità dei nostri responsabili, tutti impegnati nei lavori pre-congressuali, tenuti nei 74 Comuni della Valle, e impossibilitati quindi a riallacciare appieno quel discorso di chiarificazione resosi necessario dopo la apertura della crisi.

Quel dialogo è stato ripreso e approfondito in questi giorni e si concluderà nella prossima settimana.

Consentiteci, dunque, questa breve pausa che vi chiediamo per svolgere domenica il nostro Congresso in un'atmosfera serena, dove non gravitino influenze di carattere esterno, e ci ritroveremo la prossima settimana per quel dibattito ampio e approfondito che deve ridare alla Regione un Governo idoneo ad attuare quel programma che è nelle attese di tutti i Valdostani.

Il Presidente, MONTESANO, dichiara aperta la discussione sulla richiesta di sospensione della seduta e di rinvio dei lavori del Consiglio stesso alla prossima adunanza consiliare.

Prendono quindi la parola i seguenti Consiglieri:

Tonino (P.S.I.U.P.) - Signor Presidente, Signori Consiglieri, ero già stato d'accordo, nella riunione di mercoledì dei Capi Gruppo, per il rinvio dei lavori di questo Consiglio, anche se ritenevo che il rinvio della seduta per causa del Congresso non giustificasse la richiesta avanzata dal Capo Gruppo della Democrazia Cristiana, ma fosse una scusa intesa a dare tempo al tempo, perché conosciamo tutti quale sia oggi la situazione, cioè la crisi.

L'accettazione del rinvio è stata da parte mia condizionata all'impegno che immediatamente dopo la riunione odierna seguissero le dimissioni della Giunta.

Ho già detto, nella riunione dei Capi Gruppo, che le dimissioni della Giunta non risolverebbero, però, l'attuale crisi, se si pensasse di procedere poi ad un semplice rimpasto.

Ho già detto chiaramente, - e lo ha detto anche il mio Partito in un comunicato stampa -, che non sarebbe sufficiente a questo Consiglio Regionale un nuovo equilibrio politico per risolvere la crisi di fondo che si dibatte fin dal primo giorno dell'insediamento di un Centro-sinistra che, a parer mio, è un semplice Centro-sinistra altamente gonfiato.

Le lotte degli studenti e degli operai della Cogne in questi ultimi tempi stanno a dimostrare la stridente incompatibilità di una maggioranza di centro-sinistra, incapace di controllare le spinte della classe operaia e di mediarne le istanze.

Ne abbiamo la prova proprio oggi, perché vediamo che non si riesce a garantire nemmeno le istanze dei dipendenti regionali, i quali sono oggi in sciopero totale per la prima volta da che esiste il Consiglio Regionale.

Non può quindi una formula politica di centro-sinistra, ridotta ormai ad una vuota formula di potere, continuare a recitare la finzione giuridica di rappresentare in questo Consiglio la popolazione valdostana; e tanto meno voi, Centro-sinistra, potete rappresentare, come dicevo prima, le istanze dei lavoratori, dei contadini, degli operai e degli studenti in lotta per una società giusta. Anzi, direi che questa attuale formula politica è contradditoria con se stessa, quando essa vuole far credere di difendere gli interessi di quegli strati sociali.

Vediamo, infatti, che il tentativo di reazione padronale è violento e repressivo, perché inteso ad arginare l'offensiva e la combattività della classe operaia, ormai matura; si è concretato con la denuncia contro rappresentanti di Partiti politici, contro sindacalisti, contro operai rei di avere lottato per affermare il diritto dei lavoratori.

Quindi, per noi Socialisti di Unità Proletaria, questa crisi, che è nata nella contraddizione generale, può avere un solo sbocco: lo scioglimento del Consiglio Regionale per indire nuove elezioni.

Deve essere il Popolo valdostano il giudice dell'attuale situazione.

Per questo noi ci rivolgiamo ai lavoratori, ai contadini, a tutte le forze sociali, per un accrescimento delle lotte, onde rovesciare l'attuale equilibrio di potere, fondato sullo sfruttamento capitalistico.

La Regione deve avere quali suoi rappresentanti coloro che sinceramente difendono i lavoratori, i contadini e le forze sociali avanzate, i quali vedono che l'attuale formula politica di centro-sinistra è ormai declassata sia nella nostra Regione Autonoma, sia nel resto del Paese.

Riepilogando, il sottoscritto, quale rappresentante del Partito Socialista di Unità Proletaria in seno a questo Consiglio, chiede ufficialmente, dando la responsabilità all'attuale maggioranza, che, al fine di risolvere in modo democratico l'attuale crisi, nell'interesse del Popolo valdostano, vengano indette nuove elezioni.

So che anche da parte del Partito Liberale si tende a chiedere nuove elezioni; l'ho appreso l'altro ieri in un comizio tenuto dal collega Pedrini e l'ho pure saputo dalla mozione da lui presentata.

Desidero soltanto precisare che, mentre il Consigliere Pedrini chiede nuove elezioni con la speranza di fortificare la rappresentanza dell'ala destra in seno al Consiglio Regionale, noi chiediamo nuove elezioni perché vogliamo dare la Regione in mano ai lavoratori.

Pedrini (P.L.I.) - Siamo noi che abbiamo presentato per primi la mozione di sfiducia a questa Giunta e quindi semmai siete voi a rimorchio nostro.

Caveri (U.V.) - L'opinion des Conseillers de l'Union Valdôtaine est la suivante: la Junte Régionale pourrait et devrait présenter sa démission aujourd'hui même, d'autant plus que la solution de la crise sera possible après une certaine période de temps, en tout cas après le Congrès de la Démocratie Chrétienne, qui aura lieu dimanche 15 juin, c'est-à-dire après demain.

Milanesio (P.S.U.) - Il nostro Partito, che ha provocato la crisi che in questo momento travaglia l'Amministrazione Regionale, vuole, prima di entrare nel merito delle dichiarazioni e della richiesta avanzata dal Consigliere Ramera, brevemente ricordare le ragioni che hanno portato questa crisi di sostanza, anche se la crisi non ha ancora trovato il suo atto formale che ne segni l'epilogo.

La crisi, - e questo lo devo e lo voglio dire per evitare che da qualche parte si facciano delle speculazioni interessate quanto maldestre -, è stata originata dal voto negativo sulla legge concernente l'esercizio di funzioni di controllo nei confronti degli Enti locali.

Non vi sono all'origine di questa crisi altre ragioni; esistono dei motivi che si sono sommati a questo nel corso della crisi che si va trascinando da qualche tempo a questa parte, anzi da molto tempo, direi, a questa parte.

Quindi, è evidente che il nostro Partito ritiene necessarie al più presto le dimissioni dell'attuale Giunta e, con questo, non si intende mettere in discussione la formula di Centro-sinistra, la quale è uscita, evidentemente, da una chiara indicazione del corpo elettorale.

Si intende mettere in discussione questa Giunta per gli scarsi risultati che ne sono derivati sul piano delle realizzazioni ed evidentemente si intende, nello stesso tempo, risolvere un problema che ha dei risvolti umani, molto drammatici e delicati e per i quali noi, Socialisti, abbiamo il massimo rispetto.

Esiste anche il problema di dare funzionalità ed una guida alla Giunta Regionale, guida che è rappresentata fino ad oggi, ancorchè malato, dall'Avv. Bionaz, Presidente della Giunta, al quale vanno i nostri sinceri auguri di guarigione e tutta la nostra stima per l'opera che ha svolto quale Presidente di questa Giunta e per la lealtà che ha dimostrato nei confronti della formula di Centro-sinistra.

La malattia impedirà forse al Presidente Bionaz di riprendere la politica attiva; questo è un problema che si pone alla formula di Centro-sinistra, ma anche e soprattutto alla Democrazia Cristiana.

Difatti, se il nostro Partito non ha portato alle logiche conseguenze la minaccia di crisi, è proprio per rispetto alla persona del Presidente della Giunta e per delicatezza del momento che sta attraversando la Democrazia Cristiana come Partito che affronta un Congresso.

Non sono di diverso tipo le ragioni che sino ad oggi ci hanno portato a differire queste dimissioni. Certo è che noi ci auguriamo, - e dopo le parole del Consigliere Ramera non dobbiamo più avere dubbi -, ci auguriamo che, concluso il Congresso Democristiano, l'intera Giunta si presenti dimissionaria. Se questo non sarà ritenuto opportuno da parte dei nostri alleati, questo gesto sarà compiuto dal Partito Socialista Italiano, in quanto dopo il Congresso verrebbero a cadere le ragioni di attesa e di riserbo che noi abbiamo ritenuto valide e riteniamo valide.

Io non ho molto da aggiungere; voglio solo rispondere brevemente a Tonino.

La crisi di una Giunta per noi non significa una crisi della formula; quindi noi non riteniamo che sia necessario, allo stato attuale, fare ricorso al corpo elettorale per nuove elezioni.

Se la crisi di una Giunta sarà anche la crisi di una formula e se diverse indicazioni si vorranno dare o trarre da questa crisi, evidentemente, ci sarà un rapporto di fiducia che verrà a mancare tra l'elettorato e gli eletti e, a questo punto, si potrà anche esaminare il discorso del ricorso alle urne.

Per il momento non mi pare che questo problema si ponga nel modo più assoluto, tanto più che vi è stato anche un ordine del giorno approvato all'unanimità, - mi pare dai Gruppi consiliari della Democrazia Cristiana, del Partito Socialista Italiano e del Rassemblement Valdôtain -, nel quale si auspica la risoluzione rapida di questa crisi ed il rilancio su basi più chiare e più avanzate della formula di Centro-sinistra.

Quindi, noi concordiamo con la proposta, fatta dal Consigliere Ramera, di rinvio di questo Consiglio ad un giorno della prossima settimana, che io mi permetterei di indicare, ad esempio, per il giorno 20; ed in quella sede io mi auguro che, - e noi da parte nostra faremo il nostro dovere -, mi auguro che la Giunta saprà trarre le conclusioni di questa crisi.

Chamonin (R.V.) - Le Rassemblement Valdôtain, pris acte des assurances formelles sur la convocation à très bref terme de ce Conseil, - assurances qui nous ont été faites par les autres Partis de l'actuelle coalition -, déclare qu'il votera à faveur de la demande de renvoi avancée par le Chef de Groupe Démocratique.

Germano (P.C.I.) - A nome del nostro Gruppo io intendo dichiarare pregiudizialmente che la richiesta di rinvio avanzata dal Gruppo Democristiano e motivata da esigenze congressuali non è molto fondata.

Noi sappiamo, perché ce lo dicono i giornali, che il pre-congresso della Democrazia Cristiana si limiterà a constatare i voti assegnati alle singole correnti e ad assegnarli ai Delegati da inviare al Congresso Nazionale.

Non si tratta, al Congresso della Democrazia Cristiana, di un dibattito politico sulla situazione locale, né della formazione di una maggioranza locale che possa assumere decisioni sulla situazione locale. Non si elegge, infatti, un nuovo Comitato Regionale, perché il vecchio scadrà, mi è stato detto, tra sei, otto, dieci mesi e, quindi, non si eleggerà un nuovo Comitato Regionale in grado di prendere decisioni diverse dall'attuale, perché sarà sempre lo stesso Comitato.

Del resto, il Consiglio regionale della Valle d'Aosta si è riunito mentre vi era il Congresso Nazionale del Partito Comunista a Bologna e due Consiglieri nostri che erano presenti al Congresso del nostro Partito, Dolchi e la Signora Siggia, non sono intervenuti all'adunanza consiliare e noi non abbiamo chiesto un rinvio del Consiglio Regionale per questo.

Constatato ciò, la nostra parte politica non può esimersi dal rappresentare in questa sede le sue vive preoccupazioni per la grave crisi politica che investe la nostra Amministrazione regionale.

Dal 4 aprile, data dell'ultimo Consiglio regionale, non si è più tenuta regolare seduta; sono più di due mesi, nonostante la regolare convocazione, che non si tengono sedute e non si tengono riunioni delle Commissioni regionali.

Dal 2 febbraio è assente, per gravi motivi di salute, il Presidente della Giunta regionale, Bionaz. A Lui vadano tutti i nostri sinceri auguri per la sua salute. Non credo che siamo noi quelli che possono essere tacciati di insensibilità su questo. Però sono quattro mesi e più che manca questa guida e la vita regionale, a giudizio di tutti, ne risente.

Tutta la vita amministrativa e politica è ferma, dagli uffici regionali ai Comuni, dall'amministrazione straordinaria a quella più ordinaria. Eppure, i problemi da affrontare e da risolvere ci sono e premono.

Abbiamo assistito, in questi ultimi giorni, al fatto che la Giunta si arroga il diritto di nominare i rappresentanti del Consiglio regionale nel Consiglio di Amministrazione della Società Autostrade Valdostane (S.A.V.), - ciò che, a nostro giudizio, non è di sua competenza -, e abbiamo assistito al tentativo dei Gruppi privati, che non sappiamo ancora se andrà in porto, tentativo che, con la modifica dello Statuto, lederebbe profondamente gli interessi della Regione.

Se questo tentativo riuscisse, potremmo trovarci di fronte al fatto compiuto del prolungamento dell'autostrada fino a Courmayeur, senza poter intervenire in alcun modo, problema che dovrebbe essere dibattuto in Consiglio.

Vi sono i problemi autonomistici, insoluti, del nostro Statuto, e non si fa nulla; particolarmente vi è il problema del riparto fiscale, che si fa più acuto. L'Assessore alle Finanze si era impegnato a risolverlo entro il mese di febbraio o marzo 1969; siamo a giugno e non vi è niente di fatto.

Inoltre, sappiamo che, prossimamente, si discuterà in Parlamento la legge finanziaria per le Regioni a Statuto ordinario. Io ho esaminato alcuni di quei progetti di legge: stiamo attenti che, se passa prima quella legge, sarà molto difficile, dopo, portare avanti la nostra richiesta di revisione del riparto fiscale sulla base del 75%.

Vi è il problema grosso della "Cogne". La Direzione della "Cogne" ha richiesto allo Stato 57 miliardi per completare il suo rammodernamento. E dire che il Centro-sinistra si era vantato, a suo tempo, di aver risolto tutto con 20 miliardi! Ma lasciamo stare le polemiche, ora bisogna che la nostra maggiore industria abbia i mezzi per il rammodernamento ed occorre che la produzione sia orientata verso la qualità, con la creazione di nuove industrie per una ulteriore lavorazione dell'acciaio.

Occorre anche che gli operai siano trattati diversamente che possano da una parte contare nelle decisioni che la "Cogne" vuole assumere e, soprattutto, bisogna che si risolva il problema della loro salute. Il 60-70% degli operai della "Cogne" continua a contrarre quella terribile malattia professionale che è la silicosi, che è una condanna a morte anticipata. Fino a che non si risolverà questo problema, cioè il problema dell'uomo, non sarà risolta la questione della "Cogne".

La Commissione di studio nominata dal Consiglio sta esaurendo il suo mandato; direi che praticamente l'ha già esaurito. Occorre passare dalle parole, dalle visite, dai colloqui ai fatti, all'azione, all'iniziativa politica. In questa situazione di crisi politica come si può fare? Anche questo problema rimane necessariamente fermo.

Così dicasi per le iniziative riguardanti il problema della industrializzazione.

La crisi che attanaglia tutta la bassa Valle non si può risolvere che con iniziative per l'industrializzazione; si devono creare nuovi posti di lavoro per i nostri giovani e per le donne, che sono obbligati a recarsi fuori Valle o all'estero se vogliono trovare lavoro.

Bisogna affrontare al più presto la grave crisi della nostra agricoltura, così come non si possono più disattendere i problemi che derivano dalla mancanza di una legge urbanistica socialmente avanzata, che difenda le bellezze del nostro paesaggio, ma che garantisca anche il diritto della casa per tutti.

Occorre pure affrontare il problema di fondo della Scuola, dei giovani, per realizzare il grande obiettivo, - che dovrà essere posto davanti a molti altri -, di garantire il diritto allo studio per tutti, in una Scuola democratica, moderna e adatta ai tempi.

Occorre, infine, affrontare seriamente alcuni dei grossi problemi che premono e che devono essere risolti.

Noi, oggi, ci troviamo qui a subire questa richiesta di rinvio, anche se non motivata. Ci auguravamo, quando siamo venuti a questo Consiglio, di sentire una parola chiara, cioè un impegno preciso per le dimissioni della Giunta e dobbiamo rilevare che dal Rassemblement Valdôtain non è venuto questo impegno.

Ramera ha detto: "Noi non vogliamo sottrarci al dibattito sulla crisi, che deve essere risolta il più rapidamente possibile"; ma il primo atto della crisi sono le dimissioni.

Noi vogliamo sentir dire chiaramente che all'ordine del giorno del prossimo Consiglio ci saranno, quale primo argomento, le dimissioni; altrimenti si pesca nel torbido.

Il Rassemblement Valdôtain non ha preso alcun impegno in questo senso.

In proposito, vorrei ancora una volta ribadire la posizione comunista, perché mi sembra che ce ne sia bisogno, per le strampalate interpretazioni che vengono date al nostro atteggiamento.

La crisi c'è, è profonda, non è dovuta soltanto al voto negativo a sorpresa della legge concernente l'esercizio di funzioni di controllo nei confronti degli Enti locali, ma a tutto il fallimento della politica di Centro-sinistra.

Siete voi del Centro-sinistra, non noi, a dichiarare l'esistenza della crisi e siete ancora voi che negli accordi programmatici e prioritari dimostrate con elenchi e decaloghi cose che intendete fare o che promettete di fare; e siete ancora voi, del Centro-sinistra, che dovete ricorrere alle verifiche, ai controlli, alle dichiarazioni di crisi esistente per constatare che nulla di quanto prima concordato siete poi in grado di realizzare.

Mi sembra quindi chiaro, - e su questo punto possiamo concordare -, che fra immobilismo e crisi bisogna giungere ad una chiarificazione. Spetta alla maggioranza di realizzarla. Noi riteniamo, e lo diciamo nella mozione, che le dimissioni della Giunta sono la via più corretta per mettere il Consiglio in condizione di pronunciarsi sulla costituzione di una amministrazione regionale efficiente.

Dunque, bisogna giungere rapidamente alle dimissioni della Giunta, primo passo necessario e indispensabile per risolvere la crisi; nel medesimo tempo, però, ammoniamo i Gruppi politici della maggioranza contro i tentativi, in atto, di ricucire con uomini squalificati un nuovo Centro-sinistra. Ciò non risolverebbe nulla, ma aggraverebbe anzi e prolungherebbe la crisi e l'immobilismo; questo vogliamo che sia molto chiaro.

Questa formula infausta è fallita ad Aosta, come ormai è dimostrato, è fallita in tutto il Paese e non ha risolto alcun problema autonomistico, non ha neanche affrontato alcun problema di fondo dell'economia valdostana, alcuna questione di carattere sociale; in compenso, ha portato la vita amministrativa della nostra Regione a dei livelli degradanti che nessun Governo regionale nel passato aveva toccato.

Solo alcuni esempi: ferie pagate a dirigenti politici, a parlamentari, per decine di milioni; viaggi pagati ad estranei dell'Amministrazione Regionale per milioni e milioni; milioni e milioni spesi da alcuni Assessori in viaggi e spese di rappresentanza senza alcuna motivazione; rimborsi ad estranei di tutti i tipi per le questioni più strampalate; migliaia di pranzi pagati a destra e a manca; centinaia di milioni spesi in films che non danno alcun vantaggio; altre decine di milioni per iniziative che non rendono nulla.

E pensare che la campagna per le elezioni amministrative comunali di Aosta la Democrazia Cristiana l'aveva condotta sul fatto che il nostro compagno Dolchi, allora Sindaco, aveva acquistato per l'ufficio un fumoir, un portacenere del valore di lire sette mila; qui sono decine, centinaia di milioni sperperati, sperperati in un modo vergognoso. Questo è il livello a cui il Centro-sinistra ha portato la nostra Amministrazione.

Nessun Centro-sinistra, dunque, ma una nuova unità tra le forze di sinistra, laiche, cattoliche ed autonomistiche su un programma preciso, con alcuni punti di fondo, con scadenze precise. Noi non chiediamo di partecipare a governi, non abbiamo problemi di posti e di sistemazioni; chiediamo un programma autonomistico e di progresso sociale, per la cui realizzazione siamo pronti a dare il nostro disinteressato contributo.

Pedrini (P.L.I.) - Signor Presidente, Signori Consiglieri,

Abbiamo avuto la fortuna, oggi, di sentire il parere di tutti i Gruppi politici sulla richiesta della Democrazia Cristiana, parere che ovviamente non era stato dato mercoledì in quanto forse Lei, Signor Presidente, si era dimenticato di dire, fra le altre cose, che il Gruppo Liberale non si era volutamente presentato.

È doverosa questa precisazione, doverosa perché il fatto che il Partito Liberale non si fosse presentato a questa riunione di Capi Gruppo, - tenendo poi presente il telegramma ecc., ma lasciamo correre su queste cose -, era una chiara indicazione di che cosa il Partito Liberale pensava su questo problema.

Ed allora vogliamo dire il nostro pensiero, dopo aver sentito l'esposizione del Capo Gruppo della Democrazia Cristiana, esposizione che potremmo approvare per un riguardo particolare all'Avvocato Bionaz, al quale siamo stati noi, Liberali, i primi a mandare un saluto da questa aula a suo tempo e quando nessuno ne parlò.

Evidentemente, sono state dette, in questa relazione, delle cose che non rispondono al vero; sono state dette delle cose che, sotto un certo profilo, ci hanno anche stupito, perché il voler girare la ruota del mondo della Democrazia Cristiana nella Regione e farci vedere che si chiedeva questo rinvio solo ed esclusivamente per motivi di Congresso, mentre tutto il resto funziona perfettamente, non risponde al vero.

Diremo il nostro pensiero non soltanto al Capo Gruppo della Democrazia Cristiana, ma a tutto il Consiglio, soffermandoci per un attimo su quanto ha detto il Segretario del Partito Socialista, Consigliere Milanesio.

Egli ha detto che questa crisi si è creata perché non è passata la legge sul controllo degli Enti locali. Io mi permetto di dire che questo tentativo da parte del Consigliere Milanesio fa apparire quanto mai dubbia una determinata situazione politica perché, manco a farlo apposta, questa legge aveva l'approvazione non soltanto del Rassemblement Valdôtain, della Democrazia Cristiana di sinistra, ma anche dei Comunisti.

Ora io non vorrei, con queste mie parole, creare dei dubbi che già in realtà ci sono, ma evidentemente questo tenere i piedi, se mi si passa il termine, in due staffe su certe cose, o in una seconda quando serve, ci ha lasciati assai dubbiosi.

E io direi che lo scatto del Consigliere regionale Milanesio sia forse dovuto a tutta una logica conseguenza di azioni precedenti, poi sfociata in questa che è stata determinante.

Si dice, nell'esposizione molto chiara del Consigliere Germano, che alla Regione il Centro-sinistra è fallito, così come è fallito in campo nazionale. E ottimamente, come sempre, i Comunisti riescono ad infilare i loro programmi elettorali ogni qualvolta se ne porge loro il destro, così come avviene oggi.

E noi dobbiamo subirlo perché siamo dei democratici, dobbiamo subirlo dicendo, però, chiaramente che non condividiamo su certi aspetti la loro impostazione, dicendo sinceramente che, quando il Consigliere Germano viene a dire "fate attenzione ai bilanci, alla legge sulle Regioni ordinarie, ecc. ecc.", egli mi fa un enorme piacere perché queste cose noi, Liberali, sono dieci anni che le andiamo dicendo. Ed oggi si arriva al punto cruciale di dover dire effettivamente come le Regioni a Statuto ordinario danneggeranno veramente quelle che sono le cinque Regioni a Statuto speciale se non ci muoviamo in tempo, se non corriamo veramente ai ripari.

Io sono felicissimo di parlare della questione dell'autostrada in questa sede ed in modo particolare di quanto ha scritto, - non giudico, non voglio giudicare perché le mie parole sarebbero troppo pesanti -, qualcuno che di questi problemi evidentemente non capisce nulla e ne scrive soltanto per sentito dire o perché qualcuno in malafede ha riportato male le cose.

Lietissimo di parlare di queste cose perché ci sarà da dire parecchio, scopriremo magari anche qualche altarino e diremo le cose come stanno e, se sarà il caso, arriveremo anche in sede giudiziaria; perché noi Liberali abbiamo la coscienza pulita e possiamo dire tranquillamente quello che pensiamo nella maniera più larga possibile.

Noi dobbiamo poi sapere dai quotidiani quello che avviene in campo politico in Valle d'Aosta; io prendo atto, per esempio, che oggi l'Assessore Colombo è il Consigliere Colombo, perché si è già seduto sui banchi di questo Consiglio. È una anticipazione. Io sarei lieto che questa anticipazione fosse una certezza fra dieci minuti, in mattinata, durante la giornata, non rimandata al futuro.

Perché è evidente che quando il Consigliere Milanesio dice "si possono cambiare gli uomini, la formula rimane uguale perché quello è lo spirito della formula", io rispondo che non è vero, perché ci sono certi uomini che fanno parte di determinate correnti politiche e che non pensano, né penseranno mai come pensava il Presidente della Giunta, Avvocato Bionaz, il quale, con il suo stragrande numero di voti di preferenza, aveva avuto l'indicazione chiara, dalla popolazione valdostana, di quale doveva essere la via da seguire in questa sede di Consiglio Regionale.

Ed allora noi, già fin d'ora, diciamo che non possiamo seguirvi su questa strada; noi diciamo chiaramente che vogliamo nuove elezioni, perché, cambiando radicalmente l'impostazione politica, - questa è la realtà di fatto che viene a crearsi in Valle d'Aosta -, noi non possiamo fare altro che rivolgerci alle urne, affinché la popolazione dica se vuole questo cambiamento al vertice e in che maniera lo vuole, con quali uomini, con quali tendenze della Democrazia Cristiana.

Soltanto in questa maniera noi possiamo sapere quello che noi dobbiamo vedere, ma...

Fosson (U.V.). - Perché non avete richiesto le nuove elezioni nel 1966?

Pedrini (P.L.I.) - Ma è l'evoluzione politica, caro Signor Fosson, la quale sta a dimostrare che lei era con la Democrazia Cristiana, che lei era con un certo berretto, fez, che aveva in testa; oggi lei ha cambiato idea, caro Signor Fosson.

Queste cose a me lei non le deve dire, perché io le rigetto a lei in maniera molto più chiara, perché il sottoscritto il pugnale sguainato non l'ha mai portato e non si è mai fatto fotografare.

Questo è soltanto affinché lei ben capisca come stanno le cose e le ripeto che, se si presentasse di nuovo la situazione del 1966, i Liberali avrebbero nuovamente il coraggio di schierarsi con i Partiti democratici; non come voi, che vi siete schierati con quelli che avevano messo il "fil di ferro" e che non volevano lasciarci fare i Consiglieri regionali.

Questa è la realtà di fatto. È che vi dispiace che vi si dicano sulla faccia queste cose, vi dispiace e ridete amaro, come sta ridendo lei in questo momento, egregio Consigliere, perché proprio lei dovrebbe pensare quattro volte prima di dire certe cose.

Comunque... e mi bevo un po' d'acqua alla sua faccia.

Riprendendo il discorso, bisogna dare atto che le formule politiche cambiano, che i pensieri degli uomini cambiano indipendentemente dai posti o dai sottoposti di governo, - a buon intenditor poche parole bastano -, che evidentemente ci avviamo, - egregio Signor Fosson, lei camerata Fosson, lei che in questo momento viene qua a rinfacciare le posizioni del 1966 -, ci avviamo addirittura ad una Repubblica conciliare e noi stiamo qui a discutere del 1966.

È semplicemente penoso, perché evidentemente ognuno sa quante volte uomini di tutti i Partiti hanno cambiato la casacca, cosa che noi Liberali non abbiamo mai fatto, in Valle d'Aosta abbiamo la presunzione di dire che non l'abbiamo mai fatto e abbiamo continuato dal 1945 ad oggi su una linea chiara; così come siamo chiaramente schierati oggi con tutto l'Esecutivo, che ha dato mandato ai due Consiglieri Liberali di presentare quella mozione di sfiducia che noi abbiamo presentato.

E su quella mozione noi oggi insistiamo. Noi oggi diciamo che la maggioranza di questo Consiglio può benissimo approvare il rinvio, non abbiamo niente da dire, siamo dei democratici e, come tali, ci mettiamo schierati decisamente con i Partiti democratici e con la loro volontà, ma sia chiaro che noi oggi avevamo fatto una richiesta di sfiducia a questa Giunta, oggi noi siamo fermi a quella richiesta, così come ci è stato dato il mandato dai Liberali della Valle d'Aosta.

Ramera (D.C.) - ... qualcuno ha ritenuto che nel mio intervento non fossi stato sufficientemente chiaro; vorrei semplicemente ripetere che ho detto questo: "Noi ci assumiamo il preciso impegno di risolvere la crisi subito dopo il Congresso di domenica e vi diciamo che il Consiglio sarà chiamato tra non molti giorni a prenderne atto, con i conseguenti provvedimenti". Ritengo che ciò sia chiaro. Se il Consiglio viene nuovamente convocato, aderisco alla proposta del giorno 20, questo per motivi prettamente personali.

È chiaro che il Consiglio non verrà qui per discutere nuovamente un rinvio; questo è molto chiaro, mi sembra, e non ho bisogno di ripetere che in quel giorno il Consiglio sarà chiamato per esaminare appunto i provvedimenti determinati dalla crisi della Giunta.

Germano (P.C.I.) - È un impegno...

Ramera (D.C.) - ... sono anche il Capo Gruppo della Democrazia Cristiana ... però è chiaro che anche il nostro Comitato Regionale ha votato in questo senso; quindi i nostri uomini chiamati alla Giunta Regionale, stai tranquillo, prenderanno quelle decisioni che sono necessarie a partire da lunedì, perché abbiamo detto che non desideriamo che turbative alcune possano influenzare il nostro Congresso.

In tale Congresso, - anche se tu hai detto che conta poco, che praticamente non è altro che una conta di delegati e di correnti -, non si può naturalmente, in questo caso, con una crisi aperta, trattare unicamente di temi di carattere nazionale, ma si farà senza dubbio anche un esame della situazione politica locale; per cui potrebbe darsi che atteggiamenti presi oggi possano determinare un diverso risultato a favore o a sfavore di qualche Gruppo che noi non intendiamo in questo modo danneggiare.

Lunedì, stai tranquillo Germano, il nostro Partito si assumerà le responsabilità che gli competono come Partito di maggioranza relativa e non ci sottrarremo certo a questo impegno che ho già precisato nella riunione dei Capi Gruppo e che rinnovo in questo Consiglio.

Montesano (Presidente) - Consigliere Germano, io desidero farLe presente che, a parte il deliberato che il Consiglio appunto va a prendere nella parte dispositiva, ci sono anche delle dichiarazioni che vengono messe a verbale.

Quindi, mi sembra che sia chiaro che nella prossima seduta del Consiglio, che sarà stabilita con il vostro deliberato, si arriverà all'apertura formale della crisi.

Vorrei aggiungere ancora un'altra cosa per poter considerare alcune proposte che sono state fatte dall'Avv. Caveri e dal Consigliere Pedrini, in riguardo alle dimissioni della Giunta nella odierna seduta. Io devo far presente che le dimissioni della Giunta potrebbero anche essere date oggi; però l'impossibilità è data dalla mancanza fisica del Presidente della Giunta, il quale è l'unico idoneo abilitato a rassegnare al Consiglio le dimissioni dell'intera Giunta.

Qui si tratta, quindi, di dimissioni di Assessori, che devono essere rassegnate al Presidente della Giunta; il Presidente del Consiglio e l'intero Consiglio prenderanno atto delle dimissioni della Giunta quando il Presidente della Giunta, purtroppo per le ragioni che voi tutti conoscete, vorrà rassegnarle al Consiglio stesso.

Questo a titolo di mio giudizio, che può essere valutato dai diversi Consiglieri. Purtroppo noi dobbiamo prendere atto delle ragioni sostanziali per cui il Presidente della Giunta oggi è assente.

Essendo sicuro di essere interprete di tutti i Consiglieri, colgo l'occasione per rinnovare da parte di tutto il Consiglio, in questa sede, i calorosi auguri di ristabilimento al Presidente della Giunta.

Quindi se non c'è nessun altro che chiede la parola...

Caveri (U.V.) - Io chiedo la parola perché non sono per niente d'accordo con quello che ha detto lei. Se lo vogliono, gli Assessori possono benissimo dimettersi oggi e possono dimettersi davanti al Consiglio e nel Consiglio; anche se è seduto sul banco da Consigliere, vi è l'Assessore Colombo che è stato delegato, per quello che era delegabile, dal Presidente della Giunta.

Quindi, io dico che, anche in assenza del Presidente Bionaz, tutti gli Assessori, se vogliono, possono dimettersi. Quindi io ripeto, l'ho detto prima in lingua francese, lo ripeto ora in lingua italiana e ripeto che la Giunta potrebbe e dovrebbe dimettersi oggi.

La scusa del Congresso democristiano è veramente una scusa perché, dopo le dimissioni della Giunta, ci dovrebbe pure essere, questo noi lo ammettiamo, un periodo di tempo per la soluzione della crisi. Ora, questo periodo di tempo non sappiamo se sarà breve o lungo; noi non vogliamo fare delle profezie in materia, anche perché in questa situazione, di confusione babelica, non è facile fare delle profezie. Comunque, noi siamo dell'opinione che un certo periodo di tempo ci vorrà.

Il Congresso Democristiano avrà luogo domenica, cioè dopodomani e, quindi, questo periodo di tempo per la soluzione della crisi è chiaro che andrà al di là di domenica, per cui questa richiesta di rinvio è assolutamente ingiustificata. E, ripeto, non sono niente affatto d'accordo con quello che ha detto, con motivi pretestuosi, il Presidente del Consiglio, perché, se vuole, la Giunta può, - ma non solo può, dovrebbe -, dimettersi proprio oggi, perché questi rinvii non hanno alcuna ragion d'essere.

Montesano (Presidente) - Consigliere, un attimo solo, volevo solo dare una piccola risposta all'Avvocato Caveri.

Avvocato Caveri, io ho fatto presente il mio giudizio; per la prassi, che lei fra l'altro come ex parlamentare sa benissimo, io non ho mai visto un Ministro presentare o i Ministri presentare le dimissioni al Parlamento. I Ministri presentano le dimissioni al Presidente del Consiglio dei Ministri; a sua volta, il Presidente del Consiglio presenta le dimissioni del Governo. La prassi è questa; che poi ci sia o non ci sia la volontà, oggi o domani, da parte degli Assessori di dimettersi, io non entro in merito affatto.

Comunque, io non voglio entrare in merito, io rappresento tutti voi qui e, quindi, io trarrò le conseguenze deliberative del dibattito su questo argomento.

Caveri (U.V.) - Non voglio ricordare i tempi in cui un Ministro, come il Ministro Nasi, si dimetteva solo perché era stato accusato di aver asportato un quadro dal suo ufficio, quadro che poi, tra parentesi, era di sua proprietà.

Allora i Ministri si dimettevano per quello; evidentemente quei tempi sono passati, perché oggi i Ministri sono accusati di ben altro che di aver portato via dei quadri dal loro ufficio e non sentono mai il dovere di dimettersi.

Quindi io non parlo di quei tempi, però ripeto che io non sono niente affatto d'accordo con quello che ha detto il Prof. Montesano, perché proprio il Consiglio Regionale, come il Parlamento in campo nazionale, sarebbe la sede per dimettersi.

In questo Consiglio è presente l'Assessore Colombo, che è Assessore e delegato dal Presidente della Giunta Regionale e, quindi, può benissimo ricevere lui questa dichiarazione in presenza di tutto il Consiglio, anche se, forse per eccessiva modestia, oggi ha avuto l'idea di sedersi su una sedia di Consigliere e non su una poltrona di Assessore.

Pedrini (P.L.I.) - Io, se concordo con lei, Signor Presidente, sulla prassi che si segue in campo nazionale, devo pur tuttavia aggiungere che la tesi del Consigliere Caveri risponde al vero.

Noi abbiamo avuto una Giunta che è stata presieduta dall'Assessore Colombo e che ha sempre preso tutte le decisioni che ha voluto; ora non vedo perché, a un dato punto, il facente funzione del Presidente della Giunta, che ha sempre firmato e preso tutte le decisioni che più riteneva opportune, non possa oggi accogliere in questa sede le dimissioni degli Assessori. Ciò sarebbe addirittura più simpatico ancora perché sarebbe a lui, come facente funzione del Presidente della Giunta, e addirittura a tutto il Consiglio convocato, che verrebbero presentate le dimissioni degli Assessori.

Dujany (D.C.) - Ci troviamo dinanzi ad una richiesta del Capo Gruppo dell'Union Valdôtaine, il quale chiede le dimissioni immediate della Giunta nella giornata odierna. Personalmente nessuno di noi ha delle preoccupazioni in questo senso, però mi pare che il nostro Capo Gruppo, Ramera, abbia già illustrato al Consiglio quali sono i motivi per cui oggi non possiamo procedere in tale modo: problemi di Congresso, problemi di decisioni di organi di Partito.

Impegno di dimissionare appena avvenuto il nostro Congresso, pare sia questo l'impegno assunto.

Indipendentemente da quella che è la nostra volontà, che potrebbe essere la volontà personale, ognuno di noi è legato a determinate decisioni del proprio Partito dalle quali non ci sentiamo e non possiamo derogare.

Milanesio (P.S.U.) - Io potrei anche aderire, in via logica, alle proposte dell'Avv. Caveri e del Consigliere Pedrini; però c'è una necessità, anche di correttezza, che io invoco in questa sede prima ancora dei deliberati di Partito e che è quella correttezza che si deve usare nei confronti del Presidente della Giunta. Perché non sarebbe certo bello che le dimissioni presentate al Consiglio dagli Assessori di questa Giunta non fossero accompagnate, - in questo caso non potrebbero esserlo materialmente -, da quelle del Presidente della Giunta.

Sarebbe questo un modo, io ritengo, poco corretto per arrivare a delle dimissioni.

Quindi io, pur aderendo in linea di principio alle osservazioni dell'Avv. Caveri, ritengo che, se qui tutta la Giunta fosse presente, potrebbe e secondo me dovrebbe dare le dimissioni; però tutta la Giunta non è presente e manca il suo Capo.

Quindi io ritengo che si possa portare avanti questo problema in modo più opportuno; io ritengo che si possa così continuare a discutere di queste cose che sono anche così opportune sotto un profilo, diciamo così, dell'esame della prassi parlamentare o della correttezza della prassi parlamentare.

Io, però, direi che oggi, - dopo aver sentito tutti gli interventi, soprattutto quelli della maggioranza -, potremmo limitarci a proporre l'aggiornamento del Consiglio a un giorno della prossima settimana, che io avevo indicato per il giorno 20, tenuto conto di molte esigenze che esistono anche all'intero del nostro Partito.

Questo potrebbe, penso, soddisfare anche quei Gruppi dell'opposizione che avevano invocato una risoluzione rapida della crisi, perché io, dopo la precisazione del Consigliere Ramera, non ho più dubbi sulla volontà di questa maggioranza di arrivare a compiere l'atto formale della crisi con le dimissioni.

Montesano (Presidente) - Per meglio chiarire il mio pensiero... (voci) ...io vorrei dire ancora qualche cosa in proposito; con tutto il rispetto che io porto alle argomentazioni dell'Avv. Caveri e del Consigliere Pedrini, Capo Gruppo Liberale, devo dire che le dimissioni del Presidente della Giunta non sono delegabili a nessun Assessore anziano. Io vorrei vedere, domandare al Presidente del Gruppo dell'Union Valdôtaine e al Presidente del Gruppo Liberale se i loro Vice Presidenti venissero un giorno qui, in loro assenza, a dare le dimissioni in loro vece.

Io non posso, come Presidente del Consiglio, accogliere un concetto di questo genere.

Non mi risulta che l'Assessore Colombo sia delegato dal Presidente della Giunta in questo senso.

In sostanza, io ho voluto chiarire questo concetto, perché sia messo anche a verbale.

Ci sono le proposte già avanzate, che io devo mettere ai voti dopo avere dato la parola al Consigliere Germano.

Germano (P.C.I.) - Noi, dopo che avremo sentito il tipo di deliberazione che lei propone, chiederemo, come Gruppo, cinque minuti di sospensione per poter valutare le dichiarazioni del Capo Gruppo, Ramera, e del Capo Gruppo del Rassemblement Valdôtain.

Montesano (Presidente) - Allora vi leggo il dispositivo della deliberazione; nessun altro chiede la parola? Allora:

"Il Consiglio, sentite le dichiarazioni dei Capi Gruppo consiliari favorevoli all'aggiornamento dei lavori del Consiglio, con voti espressi per alzata di mano, delibera di approvare la proposta soprariportata per il rinvio ad una prossima adunanza, da tenersi alle ore 9,30 del giorno 20 giugno, della discussione degli oggetti iscritti all'ordine del giorno dell'odierna seduta" e io avevo aggiunto: "e per la formale presentazione delle dimissioni della Giunta".

Il Consiglio è d'accordo sulla richiesta di sospensione della seduta per cinque minuti? Allora, cinque minuti di sospensione.

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La seduta è sospesa alle ore 10,49.

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La seduta viene riaperta alle ore 11,15.

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Montesano (Presidente) - Leggo il testo di deliberazione che viene presentato alla approvazione del Consiglio:

"Il Consiglio, sentite le dichiarazioni dei Capi Gruppo consiliari sulla proposta di aggiornamento dei lavori del Consiglio;

con voti... espressi per alzata di mano,

DELIBERA

di approvare la proposta di aggiornamento dei lavori del Consiglio ad una prossima adunanza, da tenersi alle ore 9,30 del giorno 20 giugno c.m., per la formale apertura della crisi della Giunta Regionale e per l'eventuale discussione di oggetti iscritti all'ordine del giorno dell'odierna seduta".

Sono tutti d'accordo?

Fosson (U.V.) - Je déclare, au nom des Conseillers de l'Union Valdôtaine, qu'ils ne peuvent pas approuver l'attitude suivie par les Assesseurs présents aujourd'hui au Conseil Régional et qu'ils voteront contre la proposition, contre cette délibération.

Germano (Presidente). - Questo voto che ci apprestiamo a dare è un primo risultato, direi, dell'azione che noi abbiamo condotto per l'apertura di questa crisi. Abbiamo ottenuto finalmente, dopo mesi, la decisione da parte degli Assessori di dare le dimissioni. Lo consideriamo un passo importante verso la soluzione della crisi. È importante anche che il Partito Socialista abbia dichiarato apertamente, che l'Assessore Dujany abbia dichiarato apertamente e che il Presidente del Consiglio abbia inserito nella deliberazione la questione dell'apertura della crisi.

Ci preoccupano ancora, diciamo così, il bizantismo del Consigliere Ramera e il silenzio del Rassemblement Valdôtain.

È questo il motivo per cui noi ci asterremo dal voto su questa decisione.

Però noi assicuriamo il nostro impegno e la nostra iniziativa per una soluzione rapida della crisi, non nel senso di rattoppare o di cucire un abito vecchio, liso, che non serve più, ma nel senso di cercare di costituire un abito nuovo più pulito, più robusto, più adatto ai tempi, che serva meglio agli interessi della Valle d'Aosta.

Il nostro impegno in questo senso sarà sempre presente e sarà sempre, io penso, anche efficace.

Pedrini (P.L.I.) - Signor Presidente, avremmo effettivamente voluto sentire altre voci, altre voci che spiegassero meglio il loro atteggiamento ed in particolare quello del Rassemblement Valdôtain, perché, in realtà, non si sa mai con esattezza le cose e noi le dobbiamo sempre apprendere dai giornali.

Si dice che la volta scorsa sia mancata la maggioranza, eravamo infatti, - Lei Signor Presidente se lo ricorderà benissimo -, in diciassette, proprio per causa dei due membri del Rassemblement che avevano avuto ordine dal loro Movimento di non presentarsi in questa aula.

È per questo motivo che noi avremmo voluto, - almeno dopo la spiegazione del Segretario del PSI, Milanesio, dopo l'esauriente richiesta fatta dal Capo Gruppo Ramera -, avremmo voluto sapere qualche cosa di più; perché io penso che ogni Partito, ogni Movimento, debba, a un dato punto, esprimere di fronte al Consiglio regionale quali sono i suoi concetti e non limitarsi a votare "sì" o "no", secondo le varie occasioni.

Comunque, detto questo, sentita l'astensione del Partito Comunista, il Partito Liberale rimane fermo su quanto dichiarato prima e voterà contro.

Chamonin (R.V.). - È evidente che se quel giorno, il giorno 20, il Consiglio sarà chiamato a prendere decisioni di cui hanno parlato i Capi Gruppo della Democrazia Cristiana e del Partito Socialista, il Rassemblement Valdôtain è pronto a prendere le sue adeguate decisioni.

Tonino (P.S.I.U.P.) - Chiarisco la mia astensione sull'argomento motivandola con il fatto che, se da una parte o due vi è stata una chiara posizione sulle dimissioni, da altre parti dello schieramento di Centro-Sinistra le posizioni sono apparse dubbie.

Da una parte vi sono state precisazioni circa le dimissioni della Giunta e da una altra parte, addirittura, sullo stesso problema non vi è stata alcuna precisazione.

Quindi dichiaro la mia astensione e questa astensione è anche in relazione alla diversa interpretazione che dò allo sbocco che dovrebbe avere la crisi, cioè il ricorso a nuove elezioni.

Il Presidente, MONTESANO, invita il Consiglio a votare, per alzata di mano, per l'approvazione della proposta di aggiornamento dei lavori del Consiglio al giorno 20 giugno.

IL CONSIGLIO

sentite le dichiarazioni dei Capi Gruppo consiliari sulla proposta di aggiornamento dei lavori del Consiglio;

con voti favorevoli diciotto e voti contrari otto, espressi per alzata di mano (Consiglieri presenti: trentaquattro; Consiglieri votanti: ventisei; Consiglieri favorevoli: Albaney, Balestri, Benzo, Bordon, Chabod, Chamonin, Colombo, Dujany, Lustrissy, Manganone, Mappelli, Maquignaz, Milanesio, Montesano, Personnettaz, Pollicini, Quaizier e Ramera; Consiglieri contrari: Andrione, Bancod, Caveri, Fosson, Freppaz, Maghetti, Pedrini e Perruchon Vedova Chanoux; astenutisi dalla votazione i Consiglieri Crétier, Dolchi, Germano, Macheda, Manganoni, Savioz, Siggia in Bianco e Tonino);

DELIBERA

di approvare la proposta di aggiornamento dei lavori del Consiglio ad una prossima adunanza, da tenersi alle ore 9,30 del giorno 20 giugno c.m., per la formale apertura della crisi della Giunta regionale e per la eventuale discussione di oggetti iscritti all'ordine del giorno dell'odierna seduta.

Si dà atto che l'adunanza ha termine alle ore undici e minuti ventuno.

Letto, approvato e sottoscritto.

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

(Montesano Prof. Dr. Giuseppe)

IL CONSIGLIERE SEGRETARIO DEL CONSIGLIO

(Manganone Geom. Eraldo)

IL SEGRETARIO ROGANTE

(Brero Dr. Attilio)