Objet du Conseil n. 147 du 1er juillet 1969 - Verbale

OGGETTO N. 147/69 - Accettazione delle dimissioni della Giunta regionale.

Il Presidente, MONTESANO, fa presente che i Signori Consiglieri hanno ricevuto, quali allegati all'ordine del giorno dell'adunanza, le copie delle lettere con le quali il Presidente della Giunta Regionale, Avv. Cesare Bionaz, e gli Assessori regionali hanno rassegnato le dimissioni dalle rispettive cariche.

Dichiara che il Consiglio è invitato a prendere atto delle dimissioni della Giunta e apre quindi la discussione sull'argomento, con riferimento alle sottoriportate lettere di dimissioni:

"Prot. n. 1134/Gab.

Milano, 21 giugno 1969

All'Ill.mo Signor PRESIDENTE

del Consiglio Regionale della Valle d'Aosta

AOSTA

Ricoverato in un Istituto specializzato milanese per risolvere, come spero e come finalmente appare probabile, una grave malattia che sembrava dapprima di modeste proporzioni, sono stato qui raggiunto oggi dalle lettere di dimissioni da Membri della Giunta Regionale in data 19 giugno da parte dei Signori Assessori Socialisti Colombo e Balestri.

In una successiva lettera con la stessa data gli Assessori Regionali Signori Bordon, Dujany, Mappelli, Maquignaz e Albaney, rassegnano ognuno le stesse dimissioni dalla Giunta, facendo seguito a quelle già presentate dagli Assessori Socialisti.

Dichiaro di ricevere le sopradescritte lettere di dimissioni e ne prendo atto.

A mia volta rassegno le dimissioni dalla carica di Presidente della Giunta Regionale della Valle d'Aosta.

Ringrazio quanti mi hanno espresso un pensiero di augurio e gli amici della Giunta per la collaborazione prestatami.

Con rispettoso ossequio.

F.to: Avv. Cesare Bionaz"

All'Illustre Signor PRESIDENTE della Giunta Regionale

Palazzo del Governo Regionale

AOSTA

e, p.c.:

All'Illustre Signor PRESIDENTE del Consiglio Regionale

Palazzo del Governo Regionale

AOSTA

Il sottoscritto Francesco Balestri, in conformità alla deliberazione assunta dal Consiglio Regionale nella sua seduta del 13 giugno 1969, con la presente rassegna le proprie dimissioni da Assessore regionale.

Con distinti saluti.

F.to: Balestri

Aosta, lì 19 giugno 1969"

"All'Illustre Signor PRESIDENTE della Giunta Regionale

Palazzo del Governo Regionale

AOSTA

e, p.c.:

All'Illustre Signor PRESIDENTE del Consiglio Regionale

Palazzo del Governo Regionale

AOSTA

Il sottoscritto Mario Colombo, in conformità alla deliberazione assunta dal Consiglio Regionale nella sua seduta del 13 giugno 1969, con la presente rassegna le proprie dimissioni da Assessore regionale.

Con distinti saluti.

F.to: Colombo

Aosta, lì 19 giugno 1969"

"Ill.mo Signor

PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE

e, p.c.:

Ill.mo Signor

PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE

I sottoscritti, mentre Ti esprimono i sensi della loro cordiale ed affettuosa solidarietà nell'attuale circostanza, rassegnano le loro dimissioni da Assessori regionali, facendo seguito a quelle presentate stamani dagli Assessori del P.S.I.

Ti ringraziamo per la reciproca fiducia che sempre ha improntato i rispettivi rapporti e Ti rinnovano il più fervido augurio d'un pronto ristabilimento.

Con vivissima cordialità.

Aosta, lì 19 giugno 1969

F.ti: Mauro Bordon, Dujany Cesare, A. Mappelli, Giuseppe Maquignaz, G. Albaney"

Il Consigliere TONINO dichiara quanto segue:

"Preciso, anzitutto, che il mio intervento vale come dichiarazione di voto.

Non voglio ripetere tutto ciò che ho già avuto occasione di dire nelle sedute precedenti e mi limiterò, quindi, a prendere atto delle dimissioni al completo del Governo della Regione. Nel prenderne atto intendo esporre chiaramente le cause di questa crisi, soffermandomi su alcuni aspetti che gravano sulla responsabilità di un Centro-sinistra che non poteva in alcun modo marciare di pari passo con il crescere delle lotte a tutti i livelli e con la presa di coscienza dei lavoratori, che hanno capito qual era lo strumento per la loro integrazione nel sistema.

I lavoratori hanno capito che la riorganizzazione capitalistica la si può battere con la lotta continua.

Ripeto ancora una volta che non è valso a nulla l'insediamento alla "Nazionale Cogne" di un Presidente socialista per frenare la nuova organizzazione del movimento operaio. Credevano i social-democratici ed i democristiani di avere in mano la classe operaia con una operazione al vertice del genere, proprio nel momento in cui si intensificava lo sfruttamento degli operai.

I lavoratori hanno saputo rispondere a questo scontro, hanno saputo smascherare con la lotta le manovre che si tramavano alle loro spalle, ponendosi come obiettivo la costruzione di nuovi strumenti di organizzazione e di potere nei luoghi di produzione e di residenza operaia e contadina.

Per questo il Centro-sinistra si trova in crisi, per questo siamo arrivati allo sfaldamento di una maggioranza che non era altro se non uno strumento di integrazione dei lavoratori nel sistema padronale. E non è passato tanto tempo, ma appena un anno esatto dalle elezioni per il rinnovo di questo Consiglio Regionale, ed ecco che il connubio fra democristiani, socialisti unificati e Rassemblement si spacca.

Lo stesso matrimonio fra social-democratici e socialisti del P.S.I. si dimostra anch'esso fallimentare; vediamo addirittura in questi giorni dei compagni del P.S.I. occupare le sedi delle proprie Federazioni in Città importanti come Roma e Salerno.

Abbiamo visto, in questi ultimi tempi, i Partiti del Centro-sinistra lottare fra di loro per acquisire ognuno quanto più potere possibile al livello di sottogoverno e a tutti i livelli.

Nell'interno degli stessi Partiti abbiamo assistito ad una vera e propria battaglia per i medesimi motivi: una parte dei socialisti unificati voleva la crisi immediata, l'altra parte non la voleva.

Nella Democrazia Cristiana avviene la stessa cosa.

Nel Rassemblement l'Assemblea degli iscritti decide che i loro due rappresentanti partecipino alla riunione del Consiglio Regionale del 30 maggio ed essi, invece, non partecipano. Grosse beghe, quindi, nell'interno dei vostri medesimi Partiti.

Sono affari vostri, d'accordo, però non posso non rilevare come da tutte queste lotte interne, all'infuori della reale crisi nella sua globalità, si sia lottato soprattutto per un maggior potere contrattuale sulle spalle dei lavoratori, abusando della determinazione.

A questo punto non posso non riallacciarmi a quanto giustamente ebbe a dire l'On.le Caveri nella passata seduta, quando parlava sull'urgenza di ristabilire la moralità.

Il Consigliere Milanesio ha più volte ribadito che il motivo primo di questa crisi era stata la non avvenuta approvazione della legge sul controllo degli Enti locali.

Io non discuto sull'importanza di quella legge; è chiaro però che il voler farci credere questo significa voler prenderci tutti per il naso, significa volutamente chiudere gli occhi di fronte a tutti i problemi scaturiti dall'accordo politico-programmatico dei Partiti del Centro-sinistra, accordo che noi, come opposizione, abbiamo criticato per la sua genericità, per la mancanza di una scadenza e che, in effetti, non ha avuto esecuzione.

Ed allora, Consigliere Milanesio, io direi che sarebbe stato molto meglio, molto più onesto elencare e rendere pubbliche tutte le inadempienze e l'immobilismo della Giunta, in ordine agli accordi programmatici ed alle dichiarazioni fatte dal Presidente della Giunta nella seduta del 1 luglio 1968, dalle quali rileviamo che nel punto primo si dice: "Intransigente difesa della democrazia e della libertà di ciascuno e di tutti".

Vediamo invece che, al posto della democrazia e della libertà, è subentrato l'uso sistematico dell'autoritarismo e della repressione. Ne sono esempi lampanti la lotta degli studenti e le ultime denunce contro nove persone, in relazione alle vicende dei recenti scioperi della Cogne.

Al punto secondo si legge: "Potenziare l'autonomia regionale".

Come è stata potenziata questa nostra autonomia? Con il voto contrario dei vostri rappresentanti alla Camera, assieme alle destre fasciste, sull'emendamento proposto dall'Onorevole Ollietti, di cui ne prendo atto, per la difesa della lingua francese in Valle.

Si parla anche di superare gli squilibri sociali, settoriali e territoriali.

Anche qui, cosa si è fatto per superare lo squilibrio esistente fra l'agricoltura e gli altri settori? Abbiamo due leggi: una sui lattodotti, l'altra sulla istituzione di Cooperative di produttori agricoli per la valorizzazione dei loro prodotti. Due leggi importantissime, tutte e due ferme e si continua con piccoli contributi frammentari.

Sulla industrializzazione qualche piccola e timida iniziativa si è avuta, senza per altro avere i fondi necessari per affrontare le richieste.

Il Presidente della Giunta, Bionaz, nell'esporre il programma, ha detto, per quanto riguarda la Società Nazionale Cogne, che la Regione avrebbe dovuto esplicare la propria azione presso gli organi competenti per ottenere l'incremento della produzione e dell'occupazione, avendo di mira soprattutto l'obiettivo della trasformazione del prodotto Cogne in loco.

Cosa si è fatto in tale senso? Nulla, anzi si è fatto nettamente il contrario: anzichè battersi per creare nuove industrie collaterali alla "Nazionale Cogne", industrie da destinarsi nei centri dove vi è crisi di quel settore, si sa invece che i Dirigenti della "Nazionale Cogne", - alla cui testa vi è un Presidente socialista, che in qualche comizio aveva parlato della esigenza di creare nuove industrie collaterali alla "Nazionale Cogne" -, acquistavano Stabilimenti a Monfalcone e a Modena, mentre qui, con una industria statale, con una Regione Autonoma, non si fa nulla per risolvere in modo globale il problema dell'industrializzazione tenendo fede al programma concordato.

Per quanto riguarda il turismo in genere, si diceva di voler favorire il potenziamento ed il miglioramento delle attrezzature alberghiere; ma proprio su questo problema io ho visto delle pratiche che si ammucchiano perché non ci sono più fondi.

Circa quelle poche richieste accolte dalla Giunta, vi cito, a titolo di esempio, solamente un caso che io personalmente conosco, dove è da sei o sette mesi che un tale aspetta che l'Istituto Bancario gli dia i soldi del mutuo concessogli. Questo tizio continua a sentirsi dire dalla Banca che deve ancora aspettare e che, se proprio ha urgente bisogno di denaro, l'Istituto sarebbe disposto ad anticiparne una parte, naturalmente pagando l'interesse. Così questo tizio è costretto a pagare e l'Istituto Bancario percepisce un interesse e dal singolo e dalla Regione.

La legge urbanistica, con tutto il caos che abbiamo in Valle d'Aosta sull'ordinamento dell'edilizia, sta ancora aspettando tempi migliori.

Non vi parlo poi delle infrastrutture fisiche e sociali, cioè del piano regionale di acquedotti, del potenziamento delle attrezzature sanitarie ed ospedaliere e dell'Ente Ospedaliero previsto dalla legge Mariotti, Ente che è ancora da costituire.

Insomma, tutto un nulla di fatto di quel poco che il Centro-sinistra aveva programmato.

Quindi, Consigliere Milanesio, il dire che la mancata approvazione della legge sul controllo degli Enti locali ha provocato la crisi significa voler nascondere le inadempienze generali di tutto un programma concordato, significa non voler recepire i veri motivi della crisi e voler mettere le mani in avanti tentando di restare in piedi, pur non avendo più alcun contatto con la realtà sociale.

In merito a questa crisi, ho già detto altre volte che sarebbe inutile voler usare i medesimi vestiti ormai logori, oppure confezionare da se stessi un vestito. Per confezionarsi un vestito nuovo bisogna andare dal sarto e il sarto, in questo caso, è rappresentato dai Valdostani, siano essi di origine o di adozione. Solo essi sono in grado di confezionare un vestito veramente nuovo.

E quindi, Colleghi Consiglieri, ribadisco ancora una volta: se si vuole rispettare la democrazia, se si vuole dare a questa crisi il suo reale contenuto, la sua giusta interpretazione, non si può macchinare fra pochi, alle spalle di tanti.

Occorre indire nuove elezioni: questa è l'unica via d'uscita per lo sblocco della crisi, a giudizio di noi social-proletari.

Naturalmente voterò a favore dell'accettazione delle dimissioni della Giunta".

L'Assessore BALESTRI dichiara che, nel prendere atto delle dimissioni rassegnate dal Presidente della Giunta, Bionaz, e dalla Giunta, è doveroso rivolgere un pensiero all'Avvocato Bionaz e un sentito ringraziamento per i rapporti di reciproca fiducia che vi sono stati in Giunta nel periodo in cui egli fu Capo del Governo della Regione.

Formula i più sinceri e fervidi auguri per il ristabilimento della sua salute.

Monsieur le Conseiller FOSSON déclare ce qui suit:

"Je pense de ne pas avoir beaucoup de choses à dire à l'occasion de la démission de la Junte, parce que ce que l'Union Valdôtaine avait à dire a déjà été dit dans la séance passée.

Ce ne serait cependant peut-être pas mal que je renouvelle aujourd'hui, à nouveau, les souhaits que nous avons formulés en cette dernière séance pour la nouvelle Junte, qui devra se former et que je souligne les principes sur lesquels veut s'inspirer l'Union Valdôtaine.

Monsieur le Conseiller Caveri a dit en cette occasion qu'un des points fondamentaux, dont nous souhaitons l'application, c'est la moralisation de la vie publique en Vallée d'Aoste et il a souligné la nécessité, à cet effet, d'une loi qui confirme l'incompatibilité entre les charges politiques et les grandes charges financières.

Je retiens que des commentaires ne soient pas nécessaires à ce propos, parce que les exemples que nous avons eu sous les yeux, dans ces dernières années, prouvent une fois de plus que la moralisation de la vie publique en Vallée d'Aoste est indispensable.

Je me permets de rappeler à cet égard que, lors des élections du 1963 pour le renouveau du Conseil Régional, le Vice Directeur de "La Stampa" de Turin, Dr. Giovanni Giovannini, tout en confessant qu'il était contraire aux Régions à Statut spécial, avait reconnu pouvoir changer d'opinion si les Administrations des autres Régions à Statut spécial auraient été sérieuses et honnêtes comme celle de la Vallée d'Aoste.

Il est bien qu'on sache que Monsieur Giovannini affirmait, dans ses articles, que toutes les Administrations qui s'étaient suivies au Gouvernement de la Région de la Vallée d'Aoste, à partir de l'époque de la Libération jusqu'alors, avaient été des Administrations honnêtes et sérieuses, auxquelles confiance pouvait être faite.

Or, plusieurs faits sont survenus dans ces derniers temps, qui ne permettent plus aujourd'hui de faire de telles affirmations et c'est justement pour ce motif que nous disons, - et nous pensons d'avoir avec nous tous ces Conseillers qui tiennent encore à la défense de certaines valeurs -, que nous devons absolument chercher de moraliser la vie publique en Vallée d'Aoste.

Le deuxième point c'est celui de la défense de l'avenir valdôtain et de la main d'œuvre locale.

Il faudra, à cet égard, que la nouvelle Junte ne se limite pas à des affirmations de principe ou qui se rallient aux ordres du jour ou aux motions présentées par l'Union Valdôtaine, mais il faudra qu'elle travaille vraiment dans ce sens, si nous voulons conserver l'ethnie valdôtaine et si nous entendons que les travailleurs valdôtains ne soient pas obligés d'aller chercher leur pain hors de la Vallée d'Aoste, comme il est arrivé dans le passé et comme malheureusement il arrive encore aujourd'hui.

En effet, plusieurs jeunes gens vont actuellement travailler à l'établissement Olivetti d'Ivrea ou à celui de la Fiat de Turin, tandis qu'en Vallée d'Aoste les entreprises disent qu'il n'y a pas de main d'œuvre spécialisée et elles engagent les premiers manœuvres qui arrivent de dehors.

A propos de l'ethnie valdôtaine et de la défense de la main d'œuvre locale, j'invite Messieurs les Conseillers à noter ce qui est arrivé ces dernières années dans ce palais même et ils conviendront, j'en suis sûr, qu'il faut mettre le mot "fin" à ce système.

Le troisième point concerne la réalisation du Statut spécial de la Vallée d'Aoste et je n'ajoute pas un mot à ce sujet, parce que les problèmes qui sont encore à résoudre nous les avons discutés longtemps et ils sont connus par tour les Conseillers.

Le quatrième point est celui de la défense des valeurs intellectuelles, culturelles et artistiques.

Voilà les points fondamentaux dont nous souhaitons l'application par la nouvelle Junte afin que la Vallée d'Aoste continue à se faire honneur et que l'Administration de la Région ne dégénère pas sur l'exemple de ce qui est arrivé aux Communes de Rome et de Palerme et à la Province de Palerme; nous devons suivre une ligne de conduite qui soit autonomiste, honnête et juste.

Je conclus en déclarant que nous voterons à faveur de l'acceptation de la démission de la Junte".

Il Consigliere DOLCHI dichiara quanto segue:

"Signor Presidente e Colleghi Consiglieri,

noi Consiglieri Comunisti voteremo a favore della presa d'atto delle dimissioni della Giunta Regionale facendo rilevare che già un anno fa, quando, esattamente il 1 luglio 1968, si insediava il Centro-sinistra, affermavamo i nostri dubbi sulla sua possibilità di esprimere una politica adeguata alle aspettative della popolazione.

Dicevamo un anno fa che sul programma, sulla soluzione dei problemi si sarebbe provata la volontà del Centro-sinistra.

Avevamo ragione e le dimissioni, di cui oggi siamo chiamati a prendere atto, sono la dimostrazione che la formula è fallita e che è mancata, - della parte più conservatrice del Centro-sinistra, la Democrazia Cristiana soprattutto -, la volontà di realizzare quel programma faticosamente allora concordato in 70 giorni di trattative.

Ecco perché noi diciamo che qualsiasi tentativo di rimettere in piedi, anche con qualche rimpasto, la formula scaduta, è destinato a fallire e ad aggravare lo stato di immobilismo, di disagio e di stenti.

Auspichiamo, pertanto, che per la prossima seduta consiliare si possa giungere alla chiarificazione, indispensabile per assicurare una Amministrazione socialmente avanzata ed in grado di dare soluzione ai vari problemi della popolazione valdostana che da troppo tempo attendono.

Per fare questo si proceda, quindi, alla consultazione fra le varie forze politiche rappresentate in questo Consiglio per la elaborazione di un programma avanzato, serio, autonomistico, concreto e con scadenze precise.

Per la realizzazione di un tale programma siamo sicuri non mancheranno, non solamente la collaborazione dei Comunisti e di tutte le forze di sinistra, autonomistiche, laiche e cattoliche, ma anche l'appoggio ed il consenso della popolazione valdostana tutta".

Il Presidente, MONTESANO, dopo aver constatato che nessun altro Consigliere intende prendere la parola sull'argomento, invita il Consiglio a prendere atto per accettazione, mediante votazione a scrutinio segreto, delle dimissioni della Giunta Regionale.

Procedutosi alla votazione a scrutinio segreto ed allo spoglio dei voti, con l'assistenza degli scrutatori Consiglieri Signori Crétier, Lustrissy e Milanesio, il Presidente accerta e comunica i seguenti risultati della votazione, dichiarando che le dimissioni della Giunta risultano accettate dal Consiglio:

- Consiglieri presenti e votanti: ventinove;

- Consiglieri favorevoli: ventisette;

- Consiglieri contrari: due.

Il Consiglio prende atto.

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Si dà atto che l'adunanza ha termine alle ore undici e minuti nove.

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Letto, approvato e sottoscritto.

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

(Montesano Prof. Dr. Giuseppe)

IL CONSIGLIERE SEGRETARIO

(Manganone Geom. Eraldo)

IL SEGRETARIO ROGANTE

(Brero Dr. Attilio)