Rédaction informelle du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 198 du 28 juillet 1972 - Resoconto

OGGETTO N. 198/72 - Cessione in affitto dello stabilimento industriale sito in Comune di Arnaz. - Costruzione e cessione in affitto nuovo stabilimento in Comune di Arnaz. (Discussione generale)

Caveri (U.V.) - Devo fare un'istanza preliminare, per piacere, e l'istanza preliminare è questa: io chiedo che si discuta, nello stesso tempo, del numero 14 e del numero 15, dato che c'è un rapporto evidente tra un argomento e l'altro.

Naturalmente le votazioni saranno separate ugualmente, ma io chiedo e raccomando che si discuta e del 14 e del 15, dato che si tratta di due problemi che ne formano uno solo.

Montesano (P.S.D.I.) - Presidente della Giunta, cosa risponde a questa proposta?

Dice che per forza sono uno integro all'altro; quindi, si discutono insieme e poi si voteranno con votazioni separate.

Allora, la parola al Presidente della Giunta.

Dujany (D.P.) - Quanto riguarda l'argomento numero 15, relativo alla cessione in affitto dello stabilimento industriale, sito nel Comune di Arnaz, già adibito a produzione dolciaria, è oggetto che ha formato una prima discussione nella precedente riunione di Consiglio, che ha costituito oggetto di alcune osservazioni da parte dei Consiglieri dinnanzi a una proposta di larga massima.

Il Consiglio regionale del 29 maggio 1972, provvedeva all'acquisto dell'area e delle costruzioni insistenti nella zona del Comune di Arnaz già di proprietà della Compagnia generale dolciaria, ciò allo scopo di avviare a soluzione il problema della disoccupazione che è venuto a verificarsi nel comprensorio dei Comuni di Verrès, a seguito della chiusura dello stabilimento della Brambilla di Verrès.

La Giunta regionale ha provveduto successivamente, con opportuni contatti a cercare imprenditori idonei per dare in affitto queste aree, onde creare una certa quantità di posti di lavoro essenzialmente femminile che in questo momento rappresenta la parte più grave di disoccupazione in quella zona.

E si sono presi contatti con due imprenditori, l'uno riguardante la zona a monte della strada nazionale e esattamente la zona di proprietà della Sirca Davit, su cui insisteva lo stabilimento della Sirca Davit, e un altro contratto con un altro imprenditore per la costruzione di uno stabilimento nuovo sull'area acquistata dalla Regione e la cessione di detta area in affitto a un altro imprenditore.

Per quanto riguarda l'oggetto 15, e cioè la cessione in affitto dello stabilimento situato a nord della strada nazionale e, più precisamente lo stabilimento già utilizzato come attività dolciaria, abbiamo ritenuto di proporre all'approvazione del Consiglio una convenzione, una bozza di convenzione di affitto che preciserò, e alcuni dettagli, e preciserò adesso, in relazione alle richieste che sono state fatte da parecchi Consiglieri nella precedente riunione e che sono già state comunicate alla Commissione industria e commercio che si è riunita a questo scopo parecchie volte. E la ditta trovata, la ditta che si è trovata disponibile di intraprendere questa iniziativa è la ditta Sassone di Biella, che si interessa del settore della tessitura, e che sarebbe disposta ad affittare questa area e questi stabili per un certo periodo di tempo, garantendo una occupazione di ottanta persone per un primo anno, portando successivamente l'occupazione a centoventi persone circa, installando un'attività di tessitura.

Fra le varie obiezioni fatte nel precedente Consiglio, c'erano le seguenti: avere informazioni precise circa la serietà, la solvibilità e lo spirito di iniziativa dell'imprenditore; secondo, il problema della durata del contratto di affitto.

Per quanto riguarda la solvibilità, io ho qui alcune informazioni che per ragioni, direi, così, di discrezione, mi riservo di distribuire ai Consiglieri personalmente, come hanno già avuto i membri della Commissione consiliare e i membri della Commissione consiliare industria e commercio e altri Consiglieri per questo e sono informazioni che mi pare diano garanzia di serietà sia sul piano della capacità di iniziativa, sia sul piano della liquidità finanziaria, sia sul piano della solidità economica e di solvibilità.

Per quanto riguarda la durata del contratto, che è prevista nell'articolo 1 della bozza di convenzione, si propone che l'affitto abbia la durata di anni nove, rinnovabili successivamente.

Questo è il problema riguardante l'affitto dell'area situata a nord della strada nazionale.

E vorrei ancora precisare: la quota dell'affitto rimane di mille lire all'anno.

Per quanto riguarda invece l'area a sud, i contatti si sono svolti con parecchie imprese e si sono poi indirizzati sulla ditta Carminati, la cui solvibilità e la cui serietà imprenditoriale è ampiamente conosciuta e che è stata anche da noi verificata sotto vari aspetti e mi pare che non presenti dubbi di sorta.

Per questa area, su questa area, l'Amministrazione regionale dovrà costruire uno stabilimento che abbia la capacità in un primo tempo di occupare circa centoventi persone. Il costo dello stabile ammonta a circa ottocento milioni che dovrebbe essere costruito con dei criteri estremamente moderni e con delle strutture imprenditoriali di primo piano. E la durata del contratto è previsto con dei criteri estremamente moderni e con delle strutture imprenditoriali di primo piano. E la durata del contratto è prevista in trentasette anni, con un affitto da pagare all'Amministrazione regionale di venti milioni all'anno, partendo dal terzo anno di attività, tenendo conto che primi due anni sarà un affitto gratuito.

Queste, mi pare, sono le condizioni così, espresse in un modo molto sintetico, delle due proposte portate alla discussione e all'approvazione del Consiglio regionale. E con questo riteniamo di poter dare un avvio alla soluzione del problema occupazionale femminile di quella zona.

Rammento che i due stabilimenti occupavano l'uno la Brambilla Costruzioni, trecentoventi persone, di cui l'ottanta per cento femminile, e la Sirca Davit occupava circa cento-centocinquanta persone, di cui prevalentemente femminili. Quindi, con la chiusura di questi due stabilimenti, sono venute a trovarsi senza un posto di lavoro circa quattrocento-quattrocentocinquanta persone.

Quindi, lo scopo di questo intervento che è un intervento straordinario e particolare, dinnanzi a una situazione straordinaria e particolare per la zona e particolare per la situazione imprenditoriale generale, dinnanzi alla quale ci troviamo in questo momento, la Giunta ritiene opportuno di proporre dei provvedimenti ad hoc e che tendano a una soluzione limitata a questo stretto fenomeno, per cercare una soluzione valida occupazionale a favore di quella popolazione.

Caveri (U.V.) - Je dois adresser au Président de la Junte une question; je prie le Président du Conseil de ne pas considérer comme un discours sur l'argument, comme une intervention - ceci aux fins du règlement...

Montesano (P.S.D.I.) - Però deve essere breve.

Caveri (U.V.) - Comme la Caisse de prévoyance cet après-dîner, autre délice que nous a servi notre ami Fosson.

Alors, la question est celle-ci: je voudrais savoir quels sont les rapports entre la Société SIVE, la Société SIV et Monsieur Carminati et, à propos de la SIVE et de la SIV, je voudrais que le Président de la Junte nous dise qui étaient les Administrateurs et qui étaient les syndics.

Dujany (D.P.) - La société Carminati, qui a un capital de deux milliards et sept-cent millions a les suivants Administrateurs: Conseil d'administration: Monsieur Amsler - Président; demoiselle Carminati Rita - Consigliere delegato et directeur général; Carminati Angelo - Conseiller; Docteur Honneger Frédéric - Conseiller; Docteur Lombardini Aldo - Conseiller; Collegio sindacale: Prédaval Gustavo - Président; Battiato Ignazio, Pelanda Alessandro - Syndics; Agostoni Ernesto - Syndic; Grosselli Attilio - Syndic.

Pour la gestion de l'établissement, la présidence est prévue à Monsieur Docteur Amsler Henri et conseiller délégué et directeur général c'est Madame Carminati.

J'ai répondu?

Caveri (U.V.) - SIVE?

Dujany (D.P.) - Pardon?

Caveri (U.V.) - Société SIV et SIVE.

Ramera (D.C.) - La stessa domanda che volevo porre io, il Presidente della Giunta, non so, se... praticamente, noi negli allegati troviamo che "la Presidenza della Giunta" - dice a un certo momento - "ha condotto trattative con i rappresentanti della società SIV SpA, con sede in Aosta, Via Festaz..." nella bozza di convenzione c'è scritto che la società Carminati ha rilevato una società già operante nella Regione e che si chiama SIV - deve essere talmente nota da fare concorrenza con Gianni Agnelli, quindi vorremmo sapere chi è...

Dujany (D.P.) - ...chi è? È la signora Carminati...

Andrione (U.V.) - Ma non può essere una signora sola...

Ramera (D.C.) - La Signora Carminati, a un dato momento, si dice - mi spiace di non essere stato presente a queste parecchie riunioni della Commissione industria e commercio - che solo il Presidente della Giunta è a conoscenza, che abbia tenuto varie riunioni in proposito, perché io non ho partecipato all'ultima, visti i telegrammi che giungono dopo le riunioni, ma qui si dice esplicitamente: "La Presidenza della Regione ha condotto trattative con i rappresentanti della Società SIV SpA con sede in Aosta Via Festaz,"- ecc. - "capitale un milione e duecentomila". Quasi si trattasse la vendita di scatolette e poi, nella bozza di convenzione, nella premessa, all'ultimo punto della premessa "che la Società Carminati industrie tessili si è dichiarata disposta ad esaminare la possibilità di insediare... e ha rilevato una società già operante nella Regione per lo sviluppo industriale e commerciale, turistico e finanziario della Valle, società denominata SIV SpA un milione e duecento mila", ecc. ecc. Quindi, vogliamo sapere cos'è questa SIV famosa che ha operato tanto bene nella nostra Regione da poter essere assorbita da questo industriale capace, perché io ho sempre visto assorbire delle società esistenti, ma... questa, se esisteva e ha operato così bene per la nostra industria, chiediamo almeno di sapere da chi è composta.

Pollicini (D.P.) - Chiamato in causa, penso sia opportuno rispondere per quanto riguarda le riunioni della Commissione industria.

Se, per un caso particolare, la Posta non ha funzionato, non ha funzionato soltanto per il Consigliere Ramera perché gli altri essendo venuti, anche quelli che abitavano fuori Aosta, come il Consigliere Tonino, vuol dire che hanno ricevuto il telegramma in tempo. Quindi, è un fatto che, caso mai, il Commendator Ramera deve vedersela con le poste.

Ecco, le altre riunioni sono avvenute il 25, il 19 e, direi, settimanalmente, della Commissione industria e commercio. Se poi, per motivi di salute o di altri impegni personali del Consigliere Ramera, non è stato presente alle riunioni, questi sono fatti che interessano soltanto l'amico Ramera.

Perché se fosse venuto, avrebbe già saputo i rapporti fra SIVE e SIV largamente spiegati nella sede della Commissione, largamente spiegati in sede di Commissione industria e commercio, cioè, è stata rilevata questa SIV, così largamente spiegato in due riunioni di questa Commissione, è stata rilevata la SIVE dalla SIV, è stato mantenuto il capitale sociale proprio per usufruire di taluni sgravi fiscali, di talune facilitazioni di ordine fiscale. L'unico motivo per cui si è rilevata una società già esistente che, indubbiamente, aveva cessato o comunque non aveva motivo di continuare un'attività; e la SIV ha approfittato di questo fatto per usufruire delle stesse agevolazioni che venivano concesse in un'epoca in cui forse oggi non ci sono più.

Mentre invece, se ne facevano una, probabilmente non l'aveva; probabilmente, io non sono un esperto di diritto fiscale e come penso non lo siano il Commendatore Bordon e il Geometra Manganone.

Quindi, la realtà di fondo è questa, che è stata rilevata ed è stato mantenuto lo stesso capitale... (Voce di Ramera) ...No, no, in Commissione sono stati fatti anche i nomi. Io le dirò che, sostanzialmente non sono Pico della Mirandola, come penso nessuno qui dentro e non mi ricordo, però in Commissione è stata chiaramente illustrata la figura di questa società rilevata, con i nominativi.

È una società, direi, è scritto che era di incremento di sviluppo industriale. Che cosa abbia fatto non lo so; d'altra parte a noi neppure interessa, a noi interessa soltanto che il rilievo e il motivo per cui il capitale è rimasto di quella quota un milione e duecento mila, è soltanto perché si è rilevato il capitale che già aveva questa società. Però c'è l'impegno di portarla, appena perfezionato l'atto, appena perfezionato l'atto, l'impegno di portare il capitale della SIV a cinquecento milioni. Questo, per quanto mi riguarda, in Commissione...

Montesano (P.S.D.I.) - Siamo sempre sulla fase procedurale, no, Consigliere Caveri. Prima Consigliere Bancod, poi un attimo...

Bancod (U.V.) - Io, il Signor Pollicini ha detto, insomma, erano tutti presenti in Commissione, io nell'ultima Commissione non ero presente.

Non ero presente, io per un impegno, ho ricevuto il telegramma in mattinata, insomma, e francamente non ho potuto, sono sempre venuto a tutte le riunioni, alla penultima riunione l'Assessore Albaney, all'atto di uscire, ha accennato vagamente al nome della, per forma che dovrebbe rilevare la Sirca Davit.

Ma non si è parlato più di cose. Abbiamo discusso un po', c'è stata anche una piccola discussione anche con la signorina Personnettaz che ha detto che, quando si chiedevano notizie diceva: "ma non ho ancora capito". Lì sotto, ma insomma io praticamente non avevo capito insomma un bel niente. Non avevo capito un bel niente e chiedo scusa, insomma, su quella prima parte.

Sull'ultima riunione non ho potuto partecipare, però, io dico questo, insomma, sembra un po' strano, dico francamente, insomma, questa procedura, sembra un po' strano, non è che non voglia insomma, assolutamente, insomma, aderire alla costruzione di uno stabilimento perché io, francamente, ho sempre cercato di poter sviluppare anche nella mia zona, anche nella mia zona ci sono parecchi disoccupati qua e là. Domani spero che la Soie di Châtillon, insomma, vada avanti bene, insomma, non abbia bisogno anche lei un domani delle punture come succedono per gli stabilimenti tessili in questo momento. Comunque, io mi auguro che si possa fare ad Arnaz, ma che si possano fare anche nelle altre zone perché non, adesso, sì ad Arnaz è giusto, insomma, poter dar lavoro a quei disoccupati, ma è giusto poi anche nelle altre zone dove ci sono, anche nelle altre zone molti disoccupati. Bisogna premettere questo. Naturalmente, quel fatto del capitale di un milione e duecentomila, io non so, noi non siamo tanto competenti in questa, ma ci sembra un po' strano, insomma, quando si trattano quasi di miliardi, insomma, un capitale di un milione e duecentomila, insomma, ci appare un po' irrisorio, insomma, e non ci appare abbastanza cosa seria insomma.

Noi vorremmo che principalmente, che Arnaz, naturalmente, che si facciano delle cose serie, che non un domani vengano a trovarsi come si sono trovati adesso con la Sirca Davit pure adesso, pure ha ben trattato con delle persone, insomma, che erano delle persone serie con dei capitali formidabili; eppure la Sirca Davit com'è andata a finire?

Allora, noi vorremmo che, effettivamente, siano fatte le cose per bene e che si vada avanti per poter dare lavoro e tranquillità a quelle popolazioni, non solo parole.

Caveri (U.V.) - Ma, io risponderò, visto che il Presidente della Giunta è stato colto da improvvisa amnesia, e lo stesso si dica del Consigliere Pollicini, Presidente della Commissione industria, anche lui colpito da una forma evidentemente epidemica di amnesia. Non si vogliono dire i nomi di questi amministratori della SIV, della SIVE, diventata poi SIV. E allora, visto che voi non dite i nomi, i nomi li dico io, no?

Così è presto fatto.

Dujany (D.P.) - ... Si va in Tribunale e si vede tutto quello che si vuole.

Caveri (U.V.) - Certo, appunto, ma non so perché voi non volete dire i nomi, appunto per quello.

Dujany (D.P.) - Perché sono cose che non interessano queste... i problemi concreti.

Caveri (U.V.) - Interessano a noi, come vedremo, e ora devo interessare tutto il Consiglio anche.

Al Presidente del Consiglio, dico, siccome il Presidente del Consiglio diceva la parte preliminare, la parte non preliminare, io adesso entrerei nel vivo della questione.

Montesano (P.S.D.I.) - Allora conta un intervento.

Caveri (U.V.) - Conta un intervento... (risate) ...Qui bisogna fare un contratto ogni volta.

Dunque, la SpA SIV è stata iscritta in Tribunale, come dice il Presidente della Giunta, n. 893, con sede in Aosta, via Festaz, 88, cioè, praticamente nell'Ufficio del dottor Laurencet.

L'atto costitutivo, ai rogiti del notaio Amati di Châtillon, è del 2 ottobre 1969.

Della Società SIVE, poi trasformata in SIV. Il programma di questa società era molto ambizioso, poiché si diceva: "la società ha per oggetto lo sviluppo industriale, commerciale, turistico finanziario della Valle d'Aosta e potrà pertanto espletare la propria attività in tutti i suddetti settori. A tal fine la società potrà compiere tutte operazioni commerciali, industriali, immobiliari, immobiliari finanziarie, ivi comprese poi le operazioni varie specificate" - che non leggo - "che a giudizio del Consiglio di amministrazione saranno ritenute necessarie e utili per il conseguimento dello scopo sociale. Prestare garanzie fidejussorie, assumere interessenze e partecipazioni in ditte, società e imprese costituite e costituende aventi oggetto analogo o, comunque, connesse al proprio sia direttamente che indirettamente, ecc.".

Consiglio di amministrazione di questa società: Dottor Silvio Laurencet, DP, pilastro della finanza DP, pilastro dell'autoporto e pilastro di tutte le personalità occulte presenti nell'autoporto; e occulte perché non figurano, trovano molto comodo di non figurare nella società beniamina dell'autoporto.

Poi c'è Bonin Riccardo di Brusson, Provaney Guido, nato il 26 luglio 1933 ad Aosta e residente in St-Vincent. Questo, guarda, combinazione, un altro DP che è stato uno dei capi dello sciopero dei croupiers e per cui non è un mistero per nessuno i collegamenti che c'erano tra la manovra dello sciopero dei croupiers e l'aspirazione a dare a questa società SIVE, poi diventata SIV, la gestione del Casinò di St. Vincent.

Quindi, questa società SIVE o SIV voleva essere, non so se in modo velleitario o meno, questo non interessa, comunque voleva essere una macchina da guerra, una macchina di guerra DP per attività molto interessanti, non esclusa la gestione del Casinò da ottenersi attraverso lo sciopero dei croupiers e relative conseguenze.

Non leggo i nomi dei sindaci di questa società... (voce: li legga) ...Sì leggo, tanto già che ci siamo, Rag. Guichardaz Michele, Thiébat Stefano, Lischetti Carla, Rag. Zanin Flavio, Rag. Franceschini Armando.

Va precisato questo, che non è stato detto né dal Presidente della Giunta né dal Consigliere Pollicini, e cioè che i due principali amministratori della società SIV conservano il dieci per cento delle azioni della SIV assorbita da Carminati. Questi sono i precedenti di questa operazione.

Su questi precedenti...oh, i soci fondatori ai quali viene assegnato il dieci per cento delle azioni dell'attuale società SIV Carminati, sono Bonin Marco e Bonin Riccardo.

Ecco, questi dunque, sono i precedenti della SIVE; della SIV della Carminati, precedenti sui quali noi chiedevano precisazioni al Presidente della Giunta, precedenti sui quali il Presidente della Giunta, come da parte del signor Pollicini, non hanno risposto. Crediamo che Pollicini parlava di Pico della Mirandola; non occorre disturbare l'ombra di Pico della Mirandola, perché questa amnesia appare essere un po' troppo voluta e interessata.

Comunque, voglio parlare di altri aspetti di questa questione che si presenta poliedrica e complessa.

Noi tutti abbiamo criticato la vecchia legge sui contributi, la vecchia legge sull'industrializzazione della Valle d'Aosta. L'abbiamo criticata col senno di poi, dopo le amare soprese delle decine di milioni, delle centinaia di milioni perse dal BIM e dall'Amministrazione regionale.

E, allora, col senno di poi siamo tutti diventati improvvisamente sapienti e abbiamo fatto la critica della vecchia legge sull'industrializzazione della Valle d'Aosta.

Però, io non posso fare a meno di rilevare che la vecchia legge, con tutti i suoi difetti, con tutte le sue lacune e con tutte le sue ingenuità, però questa legge presentava un lato, diciamo, più positivo del nuovo sistema adottato testé dalla Giunta e che è stato esposto in modo molto sintetico, direi troppo sintetico, dal Presidente della Giunta.

E qual è il lato positivo della vecchia legge? Il lato positivo della vecchia legge è che si stabiliva un parametro fisso, i contributi erano ancorati al numero degli operai per cui, in questo caso, la legge era uguale per tutti purché ci fossero le condizioni volute dalla legge. L'ampiezza, la dimensione del contributo era ragguagliata al numero degli operai e, così, c'era un trattamento equo, giusto, uguale per tutte le industrie che facevano domanda di questi contributi.

Invece, col sistema nuovo, si sono persi gli ancoraggi ai parametri fissi e certi che vengono dati dei contributi, vengono previste delle spese, non più di decine o di centinaia di milioni come nella vecchia legge, ma suon di miliardi; ma questi miliardi vengono disancorati dagli elementi certi, concreti e positivi e si dà così, si dice, facciamo, l'Amministrazione regionale fa uno stabilimento industriale che costerà ottocento milioni.

Quindi, qui navighiamo in pieno arbitrio. Qui sembra di leggere i proclami del Granduca Trombone, che noi leggevamo sul giornale umoristico "Bertoldo" ai tempi del fascio.

Quel giornale umoristico "Bertoldo", che era considerato coraggiosissimo e che se noi, io ne ho ritrovata una copia per caso e l'ho ritrovata abbastanza insulsa questa pubblicazione. Però c'era il proclama del Granduca Trombone, il quale ordinava e mandava così, come gli pareva e gli piaceva.

E questo è lo stesso sistema che è stato adottato dalla Giunta, che affitta da un lato un patrimonio; vuole affittare per mille lire simboliche un complesso industriale con annessi e connessi del valore di quattrocento-quattrocentocinquanta milioni, per mille lire simboliche da un lato e dall'altro lato vuole costruire uno stabilimento per il valore di ottocento milioni.

Qui non c'è nessuna norma, qui non c'è nessuna regola, qui non c'è nessun ancoraggio, non c'è nessun parametro. Qui c'è l'arbitrio puro e semplice.

Cosa ci sia di moderno in tutto questo, io non lo so. Quindi, tutto è rimesso all'improvvisazione e ogni rapporto tra il contributo, tra l'intervento finanziario e gli elementi obiettivi dell'azienda, ogni rapporto viene distrutto e annullato.

E poi si parla di modernità di questa Amministrazione, ma, a me pare che si torni ai sistemi della monarchia assoluta, perché anche Enrico IV, Francesco I, non so, Luigi XVI creavano, con questi sistemi, con sistemi un po' migliori, veramente, ma con sistemi che possono essere paragonati a questo, creavano l'industria delle porcellane o l'industria delle sete a Lione.

Proprietario era il re, il re che dava in gestione, che dava in appalto la conduzione di queste aziende.

Ora, noi qui ritorniamo ai sistemi della monarchia assoluta, selon le bon plaisir du roi, qui est le bon plaisir de Monsieur le Président de la Junte ou de madame la Junte si c'est préférable.

Io penso che ritorneremo sul colore di quella società SIVE SIV, di cui non si voleva dire i nomi degli amministratori DP e, per chi conosce le tendenze industriali o, meglio, gli appetiti industriali di certi personaggi passati attraverso le esperienze delle cooperative sorte sotto l'egida del Ministero competente e con i mezzi finanziari del Ministero, e che poi si trasformavano in società per azioni, in società di speculazioni vendute poi, io non so a quale prezzo, alla Standa, per chi conosce queste tendenze e questi appetiti c'è un largo campo di meditazione per quelli che possono essere i rapporti tra la SIV, la SIVE e la SIV Carminati. Perché qui vien fatto di chiedersi, noi non affermiamo, ma questo favore di natura direi quasi regale, questo favoritismo, questo privilegio, perché si tratta di privilegio ogni qualvolta l'Amministrazione interviene con dei mezzi finanziari a favore degli uni e non a favore degli altri, ma questo privilegio è gratuito o ci sono delle contropartite occulte? Ma lasciamo pur stare le contropartite occulte, che noi non affermiamo; l'uomo della strada può dubitare che vi siano queste contropartite, noi non lo affermiamo, non lo affermiamo perché possiamo avere dei sospetti ma non possiamo avere, almeno allo stato degli atti, delle prove.

Ma c'è un'altra considerazione che va fatta, e cioè vi sono altre industrie in Valle d'Aosta, le quali fanno sforzi sovraumani per sopravvivere, che si arrampicano sui vetri per evitare il fallimento, e a queste società non è stato offerto il becco di un quattrino.

Ma allora, non so, gli amministratori della Guinzio Rossi, per esempio, di Verrès potrebbero dire: ma noi siamo proprio i più cretini della compagnia. Ma allora, visto che si danno ottocento milioni, cioè si spendono ottocento milioni per dare al signor Carminati uno stabilimento industriale, visto che si affitta un complesso industriale di quattrocento-quattrocentocinquanta milioni per mille lire annue, ma allora andiamo anche noi e diciamo, facciamo un piccolo discorso che è un discorso che potrebbe essere questo: "voi ci costruite uno stabilimento? Voi ci aiutate per i macchinari, voi ci aiutate per la nostra difficile situazione? Se non ci aiutate, noi domani mattina andiamo alla cancelleria del Tribunale di Aosta e presentiamo un'istanza di fallimento e allora avrete duecento, trecento, quattrocento operai disoccupati". Ma voi, come Amministrazione pubblica, che siete così sensibili per i disoccupati e le disoccupate di Arnaz, non potete non essere sensibili per gli eventuali disoccupati di Morgex, di Pollein, di Châtillon eventualmente, perché con questa Montedison non si sa veramente quale sarà il destino della Soie di Châtillon. E poi anche l'ILLSA, io non conosco la situazione dell'ILLSA, può darsi che sia abbastanza buona, non lo so, ma a un certo momento anche l'ILLSA potrebbe dire: "ma come, ma come, voi spendete miliardi per altre industrie, voi non avete onorato di un centesimo l'ILLSA di Pont-Saint-Martin".

E allora, vedete che questo sistema, Signori della Giunta, che voi avete adottato è un sistema non solo dell'arbitrio, non legato a niente di preciso, di obiettivo, di concreto, non solo è il sistema del favoritismo ma è il sistema dell'ingiustizia e dell'iniquità, è il sistema dell'inuguaglianza quindi, proprio il contrario di quei principi sociali di sinistra, non ho ancora capito di quale sinistra si tratti, comunque dei sistemi finanziari e industriali della monarchia francese assoluta.

E poi, e poi c'è un'altra considerazione da fare e mi spiace che sia assente il Presidente della Giunta, spero bene che qualche collega di Giunta gli ripeterà quello che sto per dire perché sarà detto, io penso, da altri Consiglieri regionali, perché l'osservazione è più che ovvia: ma come, due stabilimenti industriali tessili ad Arnaz, non uno, due, di quel ramo dell'industria italiana che è veramente quello che va peggio.

È prudente? È saggio in questo momento voler fondare due stabilimenti industriali tessili quando, non più tardi di dieci giorni fa, i Sindacati tessili hanno rivelato quale sia la tragica situazione dell'industria tessile italiana che, nell'ultimo anno e mezzo, ha licenziato sessanta mila operai. E noi, a cuor leggero, andiamo ad aprire due stabilimenti tessili. Questa è un'altra considerazione che io sottometto al Consiglio, sottopongo al Consiglio.

La convenzione, la convenzione è fatta abbastanza male. La convenzione di cui al numero quindici.

Si dice, intanto mi voglio sbarazzare il terreno di un argomento, si dice Carminati, Carminati uomo potente, industriale di qua, industriale di là. Noi non facciamo apprezzamenti su signor Carminati, però noi diciamo questo: chi c'era dietro la Sirca Davit? C'erano i Rivetti, e chi c'era dietro i Rivetti? C'era Pesenti, niente meno che Pesenti.

Ora, se il Presidente della Giunta avesse chiesto informazioni sul signor Pesenti, le informazioni sarebbero state ottime perché il signor Pesenti è uno degli uomini più potenti del mondo industriale finanziario italiano.

Ma è bastata la presenza di Pesenti, uomo potentissimo finanziariamente a salvare la Sirca Davit dal disastro? No, questo non è bastato, la Sirca Davit è andata a pallino ugualmente. E perché? Per una ragione molto semplice, che nel mondo capitalista c'è una legge di ferro, da non confondersi con la legge di bronzo di La Salle, una legge di ferro che stabilisce che, quando per un industriale uno stabilimento diventa passivo e deficitario, l'industriale capitalista chiude la baracca. Che si chiami Pesenti, che si chiami Carminati, che si chiami come si vuole.

Quindi, anche la faccenda delle informazioni, la faccenda delle informazioni è una faccenda molto ma molto relativa.

Il signor Dujany dice di aver avuto buone informazioni del signor Sassone. Noi abbiamo avuto, da ambienti industriali, informazioni non buone, poiché il Sassone viene dipinto più procacciatore di affari che industriale, uomo definito uomo molto svelto, forse troppo svelto.

Ad ogni modo, teniamo conto anche di questo, ma soprattutto teniamo presente che ci può essere l'uomo più potente della finanza e dell'industria italiana e, il giorno che quel ramo di attività è condannato dal momento industriale finanziario, quella fabbrica chiude ugualmente, malgrado tutti i santi patroni, come ha chiuso la Sirca Davit, anche se c'era Pesenti.

Quindi, anche questo è un elemento importante da collegarsi con l'altro elemento di cui ho parlato prima ed è che l'industria tessile italiana, in questo momento, soffre di una crisi gravissima. Ripeto: sessanta mila operai licenziati nel periodo di un anno e mezzo.

Parlavo della convenzione, perché io ho chiesto al Presidente della Giunta, che è sempre assente, ma almeno la Giunta è presente, speriamo che serva a qualche cosa questa presenza. Ma perché ho chiesto dei dati sui rapporti tra la SIV, la SIVE e Carminati? Perché, se si guarda ai raggi X questa convenzione, si nota che le parti del contratto sono da una parte la Regione autonoma Valle d'Aosta e, dall'altra parte, la SIV. È vero che, al punto quarto delle premesse si dice, cosa si dice però, che la società Carminati industria tessile SpA si è dichiarata disponibile a esaminare la possibilità di insediare uno stabilimento.

Quindi, la società Carminati industrie tessili come impegni è molto prudente, è molto generica e laconica e gli impegni, gli impegni di cui al numero 2 della convenzione, nel numero 3 vi sono gli impegni della Regione, al numero 2 vi sono gli impegni di chi, della Società SIV SpA, quindi non c'è una responsabilità diretta, se non mi sbaglio, del signor Carminati. E quindi c'è la lettera a-b-c-d-e-f, ci sono questi impegni, impegno non dell'industriale Carminati ma della società SIV. Anche questo motivo di meditazione per il Consiglio.

E poi voglio sottolineare un'altra cosa, che si riferisce sempre alla convenzione ed è che non si fa soltanto uno stabilimento che verrà a costare alla Regione ottocento milioni, ma si concede in locazione alla SIV il terreno e lo stabilimento per un periodo di 37 anni.

Ma, io mi permetto molto sommessamente di dire che, in base al Codice Civile, una locazione di trentasette anni l'Amministrazione regionale non la può fare. Io non so chi è che ha consigliato questa convenzione. Questo, sotto l'aspetto giuridico e, poi, oltre agli ottocento milioni c'è un canone di venti milioni, e poi i primi due anni lire mille, i primi due anni, poi venti milioni, mentre invece il canone di affitto, facendo i dovuti calcoli al 5 per cento, l'affitto dovrebbe essere di quaranta milioni.

Quindi vedete che il peso finanziario per la Regione è un peso notevole perché, se voi moltiplicate la differenza di venti milioni all'anno per x anni, vedete che viene una bella zuppa, e siamo all'incirca sull'ordine di un miliardo e mezzo.

Quindi, questi per noi sono tutti motivi per lo meno di perplessità e di dubbio e di forti dubbi.

Io non vorrei portar via un argomento che qualcuno dirà dopo di me in ordine cronologico; ma questo qualcuno lo ha detto prima, io commetto un po' un reato di sottrazione al consumo, ma è stato osservato giustamente che la vecchia legge sull'industrializzazione della Valle d'Aosta è sempre in vigore e che, prima di assumere i provvedimenti che vengono proposti al Consiglio, bisogna abrogare la vecchia legge. Non si può, e questo lo dirà meglio di me qualcuno che ha visto particolarmente il lato giuridico della questione, in relazione alla vecchia legge sull'industrializzazione.

Io ho finito e ho esposto i principali argomenti che si possono esporre in dissenso all'opinione espressa dalla Giunta.

Si parla, naturalmente si parlerà a lunghezza di giornata degli operai, dei lavoratori, dei disoccupati. Dei lavoratori e dei disoccupati, degli operai siamo altrettanto preoccupati anche noi, ma noi non crediamo che con questi strumenti, che non sia con questi favoritismi, che non sia con questi arbitrii che si possa veramente venire incontro agli interessi degli operai perché così facendo si rischia di fare delle altre Fera, delle altre Sirca Davit e altre industrie che possono fare, che rischiano di fare la fine che hanno fatto molte, quasi tutte le industrie che si sono aperte in Valle d'Aosta.

Se si vuole veramente fare l'interesse degli operai e dei disoccupati, bisogna agire con decisione, sì, ma con ponderazione, con avvedutezza e senza voler fare favoritismi per nessuno.

Montesano (P.S.D.I.) - Sono iscritti a parlare Manganoni, Pollicini e Tonino. Il Presidente della Giunta chiede la parola, se permettono i Consiglieri che dia la parola al Presidente della Giunta. La parola al Presidente della Giunta.

Dujany (D.P.) - La ringrazio perché desideravo rispondere immediatamente a quanto affermato dall'avvocato Caveri che, come al solito, oggi si è imbarcato sul cavallo della distruzione e dell'accusa senza nessuno scrupolo, senza tener conto dei sacrifici che si fanno per poter trovare soluzioni concrete a dei gravi problemi.

L'avvocato Caveri dice meglio: la vecchia legge che d'altra parte dimostra di non conoscere, perché dice che la vecchia legge teneva conto delle quantità occupazionali. La vecchia legge regionale non ha mai tenuto conto delle quantità occupazionali; se mai erano i provvedimenti in vigore in un certo tempo, da parte dell'amministrazione dei Bacini imbriferi, che tenevano conto di questo elemento, ma non i provvedimenti regionali. I provvedimenti regionali precedentemente esistenti, e tuttora ancora in vigore, consistono in questi termini: milletrecento lire al metro quadro per area coperta, più un contributo del dieci percento a fondo perduto, con un massimo di cento milioni.

Comunque, vediamo un po' qual è il risultato dei provvedimenti precedenti. Contributi per decine di milioni alla Fera, la Fera chiusa; contributi per decine di milioni alla Sirca Davit, Sirca Davit chiusa; contributi per decine di milioni alla Mec Meccanica, Mec Meccanica chiusa; contributi ai mulini di Aosta, è chiusa. Senza che l'Amministrazione regionale abbia la minima possibilità di poter intervenire su questi stabilimenti che si chiudono.

Quindi, mi pare che la vecchia legge ha dimostrato di non, almeno per iniziative di queste proporzioni, ha dimostrato di non essere nell'interesse dell'Amministrazione regionale e, soprattutto, di non garantire le finalità che si proponeva l'Amministrazione pubblica, che era quella di incentivare le possibilità occupazionali.

Problema SIVE SIV: qui, come al solito, si imbastisce un grosso cumulo di parole per poi aver nulla in mano.

Avvocato Caveri, lei, quando era in questo posto mi aveva accusato di essere un disonesto; poi gli anni e i tempi hanno dimostrato il contrario e lei, oggi, sta di nuovo inforcando quella strada scandalistica che è veramente disonorevole, che è poco corretta ed è poco cortese.

Che cos'è questa SIVE? Era una società costituitasi casualmente nel 1969. Non eravamo membri della Giunta, no, o perlomeno non eravamo dinanzi a questi problemi e non avevamo intenzione di affrontare, in quel momento, problemi di quel genere.

La Signorina Carminati è venuta, ha preso contatto con un commercialista di Aosta e, siccome noi pretendevamo che si costituisse una società con sede legale in Aosta al di fuori dell'altra rete di stabilimenti che lei possiede nella zona del milanese, ha preso contatti con un commercialista e con un notaio, i quali hanno fatto presente che era inutile costituire una nuova società, i cui costi sarebbero stati più alti, che non utilizzare una vecchia società che non aveva funzionato e che si stava per sciogliere.

Quindi, è un calcolo meramente e puramente economico di rapporti personali per costituire una società in sede locale.

Quindi, non esiste il trasferimento di azioni, non esistono quei signori che lei ha citato in questa società. La società è costituita da esclusivo capitale della SIV e della Signorina Carminati per il dieci percento e per il 90 percento della Società SIV, capitale interamente ed esclusivamente versato dalla signorina Carminati.

Il problema della duplice ripartizione ha semplicemente lo scopo di obbedire a delle regole formali di costituzione di società. Quindi è fatto meramente ed esclusivamente tecnico.

Quindi, nessuna contropartita, nessuna forza occulta. Rifiuto queste accuse di disonestà! E rifiuto anche questo metodo di scandalo e rifiuto queste accuse di superficialità, perché non sono vere, sono perlomeno ingenerose.

Io avrei voluto che l'avvocato Caveri, a questo proposito mi avesse potuto fare delle controproposte, mi avesse voluto dire in quale modo risolviamo i due, tre, quattrocento posti di occupazione; in quale modo troviamo nuove fonti di lavoro e di occupazione; in quale modo cerchiamo di trovare delle soluzioni più valide di queste. Queste sono le soluzioni contributive di opposizione che mi pare opportuno di accettare. Ma non un'opera esclusivamente demolitrice, un'opera esclusivamente di accusa di sottobanco, inventando di pura fantasia tutto quello che non è vero.

Quindi, nessuna macchina DP, nessuna macchina di sottobanco, semplicemente una volenterosa, faticosa ricerca di una soluzione, che può essere discutibile, che può essere valutata in un modo diverso. E questo lo accetto, però è una proposta di soluzione. Se voi, Consiglieri, se lei, avvocato Caveri, me ne propone un'altra, io sono felice di poterla esaminare.

D'altra parte, questo argomento è già stato affrontato anche nella precedente seduta e sull'impostazione dell'acquisto di un bene patrimoniale da parte dell'Amministrazione regionale e del relativo affitto di questo bene nessun Consigliere ha trovato delle obiezioni, ed è solo oggi che si viene a rovesciare la situazione di una indicazione precedentemente scelta dal Consiglio unanimemente, che si vuole naturalmente buttare a mare una proposta contro la quale non si propongono altre soluzioni valide.

Durata del contratto trentasette anni. Mi sono informato. Non esiste nessuna difficoltà sul piano del Codice civile; è un problema che è già stato sollevato nella precedente riunione consiliare. Ho preso le opportune informazioni e vi posso assicurare che non esiste alcun problema.

Quindi, mi pare di avere chiarito il problema SIVE e il problema SIV, una società casualmente costituitasi nel 1969 in fase di scioglimento, per ragioni puramente economiche, interessanti. L'interessato ha preferito utilizzare questa società già esistente, anziché costituirne un'altra, in quanto i costi e in quanto, diciamo, dei problemi economici glielo suggerivano.

Secondo problema, il problema della durata: non c'è nessuna difficoltà.

Il problema della scelta. Voglio tornare sul problema della scelta.

Noi ci troviamo dinnanzi a una serie di iniziative sollecitate dall'Amministrazione regionale, attraverso concessioni di contributi a fondo perduto per centinaia di milioni.

Purtroppo non è stata un'esperienza positiva; nessuno ne ha colpa, perché quei provvedimenti erano stati fatti con finalità positive; purtroppo tutte le iniziative vanno viste alla luce della realtà.

Cerchiamo un'altra soluzione e vi dirò che non ha nulla di strabiliante e non ha nulla di regale e non ha nulla di sovrano. È un'umile proposta fatta da una Giunta che cerca una soluzione e che non fa altro che riferirsi a un tipo di soluzione che l'Amministrazione regionale, nel 1956, ha già percorso costruendo la Casa da gioco per conto proprio e l'ha data in gestione a una società. Forse che la Casa da gioco di Saint-Vincent è di proprietà dei gestori? Forse che la Casa da gioco non è un patrimonio immobiliare dell'Amministrazione regionale? È un patrimonio immobiliare, è un po' diverso... però, il principio, si poteva risolvere anche quel problema in un altro modo, facendolo costruire ai privati. Si è preferito in quel modo costruire un patrimonio regionale per dei motivi ben chiari e per delle ragioni naturalmente ben chiare.

Quindi, mi pare che non ci sono soluzioni che hanno nulla di originale; sono soluzioni che cercano di incrementare la possibilità occupazionale in una zona in cui la disoccupazione è particolarmente grave, in cui si cerca di far sì che l'intervento regionale sia costituito non da un capitale in denaro dato a fondo perduto senza più nessuna possibilità di controllo, ma attraverso un capitale investito in un patrimonio di proprietà regionale, la quale Regione sarà libera successivamente di affittare ad imprenditori, perché la sua preoccupazione è quella di creare posti di lavoro.

Certo che se la situazione congiunturale, se la situazione economica generale fosse in condizioni diverse, noi non ci troveremmo oggi costretti, come Amministrazione regionale, a far fronte a questo problema.

Però la realtà è quella che è e dobbiamo scegliere una qualche soluzione. Mi pare che quella proposta sia la soluzione più valida. L'esperienza ci dirà se questa scelta sarà una scelta valida o sarà una scelta difettosa.

Però, dinnanzi a dei dubbi, bisogna avere il coraggio di scegliere qualcosa; non scegliendo niente non si può sbagliare, ma non si fa mai nulla.

Manganoni (P.C.I.) - Si è accennato qui ai telegrammi delle convocazioni delle Commissioni. Io devo dare atto alla Commissione dell'industria e commercio che si riunisce spesso e lavora; è forse una delle prime volte che è stata convocata con telegramma. D'altronde, eravamo stati preavvisati nell'ultima riunione che, dato il tempo che stringeva per giungere prima del Consiglio, saremmo stati convocati così all'ultimo momento. Io non ero in casa, naturalmente il telegramma l'ho visto il giorno dopo; però, se io fossi stato in casa l'avrei avuto. Comunque, io pregherei il Presidente di continuare come in passato, cioè solo in casi eccezionalissimi convocare con telegrammi, no, che d'altronde lo ripeto, nel passato era un sistema che non veniva usato.

E adesso vengo al problema. Qui si è parlato molto della società, della serietà per evitare i guai che la Valle ha già subito.

Su questo siamo tutti d'accordo, il nostro Gruppo particolarmente è d'accordo. Però, le garanzie chi ce le dà? Si è parlato qui dei Rivetti e dei Pesenti, proprietari della Sirca Davit, no? Non so, più garanzie di così, eppure la Sirca Davit ha chiuso. E allora quali sono queste garanzie che noi dobbiamo cercare, chi è che ci può assicurare che una data ditta o che una data impresa non chiuda? Questo non è facile, io non so se questo interrogativo che ci poniamo tutti e che ci poniamo innanzi tutto noi, se può essere risolto, se ci sono dei Consiglieri che hanno delle proposte da farci. Io inviterei i Consiglieri a farci queste proposte e io penso che prima la Commissione, e poi anche il Consiglio, le prenderanno in esame.

Ma fin quando si tira avanti, è da due anni che noi tiriamo avanti, è da due anni che hanno licenziato in bassa Valle, e se noi, tutte le volte che si presenta la possibilità di un impianto, no, solleviamo i problemi che è giusto e legittimo sollevarsi; però, se siamo lì, ma, ma, non abbiamo delle garanzie, non facciamo niente, io mi chiedo cosa noi concludiamo nella bassa Valle.

Vi dirò di più, la Commissione all'industria e commercio ha fatto diversi sopralluoghi, ha preso contatto con diverse imprese, con diverse industrie, industrie dolciarie, industrie tessili che però, che però tutti hanno detto sì, ma, forse, alcuni chiedevano addirittura la luna, no, e quindi la Commissione ha detto no, la luna non ve la diamo.

Quindi, date queste difficoltà, le ricerche, e il fatto che fino adesso non abbiamo reperito delle industrie che vogliono venire, io penso che questa, adesso ne abbiamo due che vogliono venire, facciamo pure gli accertamenti, ecc. però noi non possiamo così, di punto in bianco, respingere e lasciare le cose come stavano prima.

Si dice la congiuntura. Ma è tutto vero, la congiuntura è difficile, ecco perché è sempre più difficile trovare delle imprese che vengano in Valle, delle industrie; perché attraversiamo una congiuntura difficile, perché si chiude, specialmente nel ramo tessile.

Però noi non dimentichiamo che, in questo modo, noi finalmente, se non risolviamo totalmente il problema della disoccupazione femminile in bassa Valle, diamo lavoro a ottanta donne nel vecchio capannone della Sirca Davit e a circa cento donne che poi aumenteranno, nella parte a valle della statale, nell'altro terreno ex proprietà della Sirca Davit. E saranno 180 donne, che sono pochi i posti di lavoro in confronto alle cinquecento licenziate. Non dimentichiamo che erano trecentocinquanta della Brambilla tessiture e circa centocinquanta della Sirca Davit, che sommate fanno cinquecento. E allora, riuscendo dopo due anni a dar lavoro a centottanta, ne rimangono ancora trecento senza lavoro. E su questo dovremmo riflettere, noi dovremmo pensare, noi Consiglieri, perché...però mettiamoci nei panni di queste donne.

Ora, si dice la vecchia legge: ragguaglianti al numero degli operai...No, qui ha già risposto il Presidente, non ragguagliava assolutamente niente, era quello del BIM.

Però si dava a fondo perduto. A fondo perduto voleva dire trovarsi nella situazione che ci siamo trovati nei confronti della Sirca Davit. Noi diamo le centinaia di milioni a fondo perduto, l'impresa chiude, poi noi dobbiamo acquistare a prezzo, a prezzi anche magari troppo elevati quello che, in un certo modo, avevamo già contributo a pagare prima. Ora, ora, con il nuovo sistema, con questo sistema proposto dalla Commissione, dalla Giunta e proposto adesso al Consiglio, noi, è vero che investiamo delle cifre superiori, è vero, però noi ne rimaniamo proprietari, la Regione ne rimane proprietaria.

Noi non ci troveremo più nelle condizioni che ci siamo trovati oggi con la Sirca Davit che chiude, e poi dobbiamo trattare per degli anni e passare un po' sotto le forche caudine per acquistare i terreni e i capannoni. Perché quelli saranno nostri e, se una ditta chiuderà o non rispetterà i contratti, il capitolato con la Regione, noi riavremo le possibilità di cacciarla via e di sostituirla con altro, ma noi avremo già i terreni e non dovremo perdere tempo anni per reperire dei terreni.

Si è anche detto: ma perché tutto ad Arnaz. Ma come perché tutto ad Arnaz? Ad Arnaz, vi dicevo, sono stati licenziati cinquecento nella zona e, pertanto, se si dà lavoro a centottanta neanche alla metà del numero che sono stati licenziati.

Con questo io non dico che non si debba creare delle industrie altrove; creiamone pure anche altrove, ma innanzitutto vediamo di dare del lavoro a chi è stato licenziato, a chi è stato disoccupato.

Anzi io vi dirò che, come Gruppo consiliare, questo nuovo sistema di investimento, di investire dei fondi, dei capitali della Regione e dare in affitto rimanendo proprietari, secondo noi, secondo il nostro Gruppo, è un sistema notevolmente migliore di quello di dare dei milioni a fondo perduto, centinaia di milioni a fondo perduto.

Ora, noi in Valle, la questione dell'industria l'abbiamo sempre trascurata, e io vi ho già citato i dati e ve li ripeto, la Regione Friuli-Venezia Giulia, in due anni stanzia venticinque miliardi, fondo di rotazione per le industrie.

La Valle d'Aosta stanzia poche centinaia di milioni l'anno per l'industria e oggi i nodi vengono al pettine, e oggi paghiamo, purtroppo non noi, paga la Valle in genere, ma pagano quei lavoratori che perdono il loro posto e non ne trovano un altro.

Pagano quelle alcune migliaia di operai che dalla Valle d'Aosta vanno a lavorare a Torino o ad Ivrea perché in Valle non trovano lavoro.

Quelli stanno pagando perché noi la questione dell'industrializzazione l'abbiamo trascurata, troppo trascurata in Valle.

Ora, e pagano quelle donne che devono andare in Svizzera che devono fare les effeuilleuses, e noi sappiamo che genere di vita è quella che fanno in Svizzera le nostre donne che vanno a fare les effeuilleuses.

Ora, io pongo una domanda ai Consiglieri. Quando si è parlato della società Alpila in questo Consiglio, dove i miliardi della Regione, e vedremo dove andranno a finire i miliardi della Regione, con un sistema di amministrazione che io mi permetto solo di definire non onesto, ed i dati che sono stati citati in Consiglio, non nell'ultimo ma nei Consigli precedenti lo hanno dimostrato. Ebbene, i Consiglieri regionali, noi, abbiamo sollevato le obiezioni contro quello sconcio.

Fosson (U.V.) - Manganoni, e noi no?

Manganoni (P.C.I.) - Prima sì, nell'ultimo Consiglio no. Leggete i verbali! Prima sì, prima io mi ero felicitato con voi perché avevate avuto il coraggio assieme a noi, a denunciare quello che vi è sotto l'Alpila. Nell'ultimo Consiglio, invece, noi abbiamo, abbiamo approvato anche noi, però noi abbiamo denunciato le cose che non vanno e io vi ho detto allora, abbiate pazienza amici dell'Union, vi ho detto che io ero stupito nel vedere che l'Union, contrariamente alla battaglia giusta, legittima e onesta che faceva prima, nell'ultimo Consiglio in quel campo si era un pochetto afflosciata, no.

Ebbene, dall'Alpila quali utili ne ricaverà la Valle d'Aosta, le casse della Regione? Mentre là noi rimaniamo proprietari dei terreni, e ci sono almeno venti milioni all'anno di affitto, per la parte inferiore, quella a sud, dall'Alpila cosa ne ricaveremo, pagheremo i deficit?

Ora, chi oggi è lì io avrei voluto vedere, lì però andava tutto bene; bisognava approvare a tambour battant alla sera, bisognava fare presto e i Consiglieri comunisti che denunciavano gli svantaggi, i lati negativi no, che ne uscivano da questa convenzione erano guardati, tollerati come per dire: ma voi ci fate perdere del tempo.

Ma io vi dirò di più, io voglio attirare l'attenzione del Consiglio sul bilancio del '72. Noi abbiamo: lavori pubblici cinque miliardi; agricoltura, circa no, quattro miliardi; turismo due miliardi.

Bene, questi miliardi che noi spendiamo, se partiamo dal criterio che devono fruttare alla Regione, quanto dovrebbero fruttare alla Regione, ma allora non dovremmo spenderli perché nelle casse della Regione non entra nessun vantaggio, non entra nessun affitto. Ma gli investimenti della Regione devono avere uno scopo sociale, umano e sociale; questo che noi dobbiamo tenere presente e nell'investire i soldi nel campo industriale per dare lavoro ai disoccupati, a delle disoccupate, da due anni è una questione umana e sociale che non dovrebbe lasciare insensibili molti Consiglieri.

Ora, noi investendo questo miliardo circa ad Arnaz che rimane proprietà della Regione e, scusate se io insisto su questo, ma penso che ancora debba entrare in testa a molti Consiglieri; noi diamo un lavoro fisso tutto l'anno a queste duecento donne, noi diamo un lavoro fisso tutto l'anno. Ma io voglio citarvi un altro esempio, agli ultimi punti dell'ordine del giorno abbiamo: "sottoscrizione di capitale azionario per le funivie e le seggiovie", io non ho fatto i calcoli ma così, grosso modo, si tratterà di circa mezzo miliardo. Con quali conseguenze, cosa entrerà nelle casse della Regione facendo quel ragionamento? Entrerà che ogni anno copriamo il deficit per circa duecento milioni all'anno, passato i... no, quando si tratterà di sostituirne i cavi, perché sappiamo l'Ispettorato della Motorizzazione... (discussione) ...Presidente...

Montesano (P.S.D.I.) - Io li richiamo....

Manganoni (P.C.I.) - No, io volevo dirle, li lasci parlare, li lasci parlare, no, quando avranno finito loro riprenderò io.

Allora, noi non dovremmo investirli partendo da quei criteri perché nella cassa della Regione non entrano dei soldi, ma noi facciamo l'investimento perché, perché è uno scopo sociale quello di sviluppare il turismo, anche se si possono fare tutte le obiezioni che sarà il caso di fare allora.

Quindi, vi dico: teniamo conto di questi fattori, teniamone conto, con la differenza che qui si dà del lavoro fisso tutto l'anno a duecento operaie. Tutti questi investimenti di miliardi che facciamo per le funivie danno del lavoro forse a duecento operai, ma per alcuni mesi all'anno. Quindi, lo scopo qual è? È lo scopo sociale, lo scopo umano.

Ora, io vorrei concludere, concludere con un'altra osservazione. Non mi si dica che io sono maligno o che voglio fare dello spirito di campanile, ma io ho l'impressione che, tutte le volte che si parla di interventi finanziari nella bassa Valle, ci sia una certa insensibilità da parte di molti settori di questo Consiglio.

E vedete, sulla questione della bassa Valle io voglio solo citarvi dei dati: sui due miliardi del turismo, quanto si investe per la bassa Valle, a Coumayeur si fanno i palazzi del ghiaccio che costeranno miliardi, a Pré-Saint-Didier si fanno le piscine coperte che costeranno miliardi, giusto? Giusto, perché si deve sviluppare il turismo. Sui quattro miliardi dell'agricoltura, penso che i due terzi e forse di più andranno all'alta Valle perché, nella bassa Valle, di campagna quasi non ce n'è. Mi faceva osservare tempo fa un'insegnante, convitti, a parte Aosta che è il centro, a parte Aosta, nell'alta Valle noi abbiamo, alta e media Valle, Châtillon, un convitto, a Quart Villair c'è un altro convitto, a Valgrisanche ce n'è un altro; a Valsavaranche ne stiamo costruendo un altro, no. Nella bassa Valle, cioè da Montjovet in giù, c'è un convitto? Smentitemi.

Allora, i terreni noi dove li andiamo acquistando a parte questi della Sirca Davit, no, che è stata la disoccupazione, che sono gli operai disoccupati che hanno indotto l'Amministrazione regionale a quell'acquisto, no, i terreni, dove si acquistano in genere, basta vedere sulle deliberazioni. Media, Aosta, media e alta Valle; nella bassa Valle non si acquistano. Si dice, ma i Sindaci s'interessano, non s'interessano. Queste sono delle belle scuse.

Ora, io mi dico, io di dati ve ne potrei citare ancora per mezz'ora per dimostrarvi la differenza di trattamento fra la bassa e l'alta Valle ma non voglio tediarvi, ma se sarà necessario ribadirò e ne citerò altri. Questo vi dimostra che la bassa Valle è l'eterna Cenerentola.

E ora, ed è tempo che si cambi sistema e, quando si tratta di dare del lavoro ai disoccupati, anche qui viene fuori un problema.

Io non dico, non voglio dire che questo sia fatto appositamente perché si tratta della bassa Valle; però è anche un sospetto che può sorgere perché vi è una discriminazione, magari non voluta, sarà il caso, saranno i fatti che ci portano in queste condizioni, sarà forse perché quelli in bassa Valle non fanno le régiment des socques, ma se lo facessero avrebbero ragione per farsi rispettare. Bisogna che anche questa discriminazione... e, quando si parla della bassa Valle, si discuta con altri criteri, perché in questo caso, e non mi si dica che io voglio fare il piagnone per aiutare i disoccupati. In questo caso, se abbiamo delle soluzioni migliori proponiamole e noi saremo i primi ad accettarle, ma dopo due anni che si tira per le lunghe, che si promette a questi disoccupati e mai si conclude niente, solo delle chiacchiere, quando finalmente si può concludere qualcosa di concreto, se non ci sono delle proposte migliori, io dico il progetto deve essere approvato.

Noi, da parte nostra, con tutte le riserve della serietà delle ditte perché, chi è che ne può rispondere, chi è che ne può garantire? E poi, chi stabilisce la serietà, la garanzia, no. Noi siamo del parere che questo venga approvato e realizzato al più presto.

Pollicini (D.P.) - Noi stiamo discutendo di due proposte della Giunta per la creazione di duecento posti di lavoro in bassa Valle. Mi pare che sia importante questo tipo di proposta che tende a risolvere un problema che ormai incominciava a essere un pochino lungo nel tempo. Tanto è vero che, dai giornali dell'Union Valdôtaine, della Democrazia Cristiana, appariva più volte l'attacco alla Giunta dove si diceva: "questa Giunta, mentre rimane al proprio posto dicendo che uno dei grossi problemi che si è impegnata di risolvere è quello dell'occupazione in bassa Valle, in effetti questo problema non lo affronta neppure".

Ebbene, oggi che portiamo la proposta di soluzione, proposta io ritengo valida, ci troviamo di fronte ad un atteggiamento che mira alla scandalistica, all'allarmismo dell'Avvocato Caveri.

In effetti, noi ricordiamo che la posizione dell'opposizione è utile, direi un ruolo importante, determinante, perché nel ruolo di stimolo, un ruolo di controllo per il Governo regionale. Però, quando viene sviluppata con il fine che l'ha sviluppata l'avvocato Caveri, ebbene, è un ruolo negativo, controproducente, contro gli interessi della Regione della Valle d'Aosta.

Ma noi siamo di fronte a una scadenza che è quella del mantenimento dell'impegno. Oggi siamo qui per tener fede a questo impegno.

È evidente che è un costo sociale pesante quello che viene proposto dalla Giunta, un costo sociale che rasenta il miliardo, che supera il miliardo.

È un costo sociale in un momento in cui nel Paese vi è una crisi nazionale di occupazione, è una crisi pesantissima, e io dico che noi siamo fortunati, proprio in questo momento, a trovare occasioni di occupazione.

Si è fatto dello scandalismo sulle persone che rappresentano la SIV. Noi possiamo dire che in Commissione abbiamo avuto, per tre sere, la presenza del rappresentante della SIV, un commercialista di Aosta, il quale ci ha illustrato ed ha risposto a tutte le domande che noi abbiamo posto e possiamo dire, ad esempio che l'IMI ha concesso alla SIV, alla SIV, un mutuo di un miliardo e mezzo destinato allo stabilimento che dovrà essere installato in quel di Arnaz; ed esclusivamente a quello e non alle altre sette aziende Carminati operanti attualmente con 1444 dipendenti.

E le sette aziende... (voce) ...1444 dipendenti, la Carminati ha stabilimenti a Bergamo, a Gallarate, Lonate Pozzolo, ecc.

Ebbene, questi dipendenti non hanno conosciuto crisi, questi dipendenti non hanno conosciuto riduzione di orario. Mi pare che, in un'epoca in cui tutta l'industria tessile è in grossa crisi, addirittura le aziende di Stato, il gruppo tessile è in crisi, addirittura la GEPIC (?) non riesce a mettere a posto, troviamo una azienda privata che riesce a stare in piedi senza aiuti governativi.

Mi pare che questo possa essere un certificato di efficienza industriale da tenere presente al di sopra e al di fuori di tentativi di mescolare questo problema con dei personalismi locali; e mi pare che questa sia la garanzia per le prospettive di serietà di questo stabilimento che dovrebbe costituirsi in quel di Arnaz.

Ma è chiaro che il discorso può avere i suoi risvolti, cioè, il costo di un'opera quale quella di uno stabilimento, il cui prezzo è previsto in ottocento milioni. Però, non dimentichiamo, l'hanno già detto chi mi ha preceduto, che è un'opera che rimane alla Regione, che, se è vero che l'affitto annuale è di venti milioni, è altrettanto vero che, in base alla previsione fatta in Commissione, vi sono nelle casse regionali da prevedere il ritorno annuali di venticinque milioni, che sono i nove decimi della ricchezza mobile sugli stipendi del personale previsto che verrà occupato, e venticinque di imposta di fabbricazione.

In sostanza, all'incirca 70 milioni all'anno rientrerebbero nella casse regionali da questa azienda Carminati.

Ma vi è ancora altro da aggiungere e cioè, di fronte a questo problema che, in fondo, è un problema che interessa la gente che non ha lavoro, anche noi diciamo fateci delle proposte alternative, occupateli come dite voi di occuparli in altre aziende come l'Illsa-Viola; non sapendo, magari, che non è affatto vero quello che ha dichiarato l'avvocato Caveri che non è stato dato niente all'Illsa-Viola perché, non oltre un anno e mezzo fa, all'Illsa-Viola è stato dato un contributo di cento milioni per l'ammodernamento degli impianti.

Sarà meglio informarsi, com'era stato meglio informarsi sullo spirito e il contenuto della legge attuale sull'industrializzazione.

Quindi, io invito il Consiglio proprio a prendere atto delle cifre in sostanza che vi abbiamo elencato, della serietà, io ritengo, che nasce dal fatto di avere sette stabilimenti in piena efficienza e con piena occupazione del personale per 1444 persone a tutt'oggi, e di considerare che, in effetti, un certo tipo di posizione negativa non ha interesse che questa Giunta risolva i problemi. Questo è il vero sottofondo del discorso dell'avvocato Caveri. Noi, quindi, respingiamo questo metodo che è contrario alla serietà del Consiglio e all'interesse della Valle d'Aosta.

Tonino (P.C.I.) - Io ho seguito molto attentamente l'intervento del Consigliere Manganoni, direi l'appassionato intervento del Consigliere Manganoni, specie per quanto riguarda la sua ultima parte, quando parla dei problemi della bassa Valle. Bassa Valle sovente dimenticata, sovente, così, discriminata magari involontariamente e che, finalmente, ci sono dei provvedimenti che riguardano la bassa Valle.

Io prendo la parola come Consigliere regionale e come cittadino della bassa Valle e, contrariamente al giudizio che alcuni hanno dato, prendo atto che, finalmente, si arriva a qualcosa di concreto per risolvere una parte della crisi occupazionale.

Prendo anche atto che a questa risoluzione si arriva non già con quella vecchia legge sull'incentivazione, ma si arriva tramite un modo che garantisce maggiormente la Regione di non buttare i soldi dalla finestra ma di garantire che comunque la Regione rimarrà pur sempre proprietaria sia degli stabili sia dei terreni.

Come Commissione consiliare abbiamo esaminato le due questioni, sia quella della Sirca Davit sia quella dell'altra Società SIV. Abbiamo ritenuto, come Commissione, convenienti le due questioni.

A me me ne frega che nel Consiglio di amministrazione della Società SIV ci sia un certo Laurencet. L'interessante è che si porti a termine questo problema della disoccupazione femminile in bassa Valle.

Se poi nel Consiglio di amministrazione vi sono dei DP, dei DC, degli unionisti o dei comunisti, ciò non importa, importa invece molto di più dare lavoro in una zona che, a causa di una chiusura di alcuni stabilimenti, un'intera zona si impoverisce sempre più costringendo i cittadini a trovare lavoro fuori della Valle d'Aosta.

Quindi, io sono d'accordo con questa convenzione perché, ad un certo momento, bisogna pur uscire fuori da una situazione che si aggrava sempre più. Quindi, io sono personalmente d'accordo.

Io non sono d'accordo, scusi avvocato Caveri, che di solito riescono magistralmente sovente a capovolgere una versione da un modo in un altro; io sono, oltre che Consigliere regionale, un cittadino della bassa Valle preoccupato del perdurare di una grave situazione di disagio. Quindi, io guardo alla soluzione del problema, alle garanzie e consolidamento di queste garanzie.

Il loro partito, se poi questa gente appartiene a un partito, la loro provenienza a me non interessa niente. Interessa dare finalmente lavoro a tutti quei disoccupati che vi sono nella bassa Valle. Le polemiche a me non interessano, interessano i fatti e, dato che il problema che oggi discutiamo sono fatti, io accolgo i fatti e non le polemiche, che hanno tutto un altro fine.

Fosson (U.V.) - Signor Presidente e colleghi Consiglieri, io cercherò di essere il più possibile obiettivo, di non lasciarmi trasportare in polemiche, ma dire molto sinceramente quello che penso su queste due operazioni che vengono proposte oggi al Consiglio regionale.

Vorrei prima di tutto sgombrare il terreno da alcuni preconcetti perché, da quanto è stato detto dal Presidente della Giunta, da quanto è stato detto dal Consigliere Pollicini, da quanto è stato detto da Manganoni e attualmente da Tonino, sembrerebbe quasi che noi, dell'Union Valdôtaine, non ci preoccupiamo della disoccupazione della bassa Valle, che noi siamo insensibili ai problemi sociali, e praticamente tutti questi problemi sociali sono, stanno solo a cuore ad altri e non a noi.

Credo che abbiamo dato la dimostrazione, parecchie volte, che questi problemi stanno a noi a cuore non per una semplice demagogia, ma effettivamente perché abbiamo l'intenzione di risolverli nell'interesse dei lavoratori e nell'interesse anche della Regione, con una certa prudenza in quel che dobbiamo fare e non con delle proposte avventate, come una parte di quelle che sono state fatte. E mi permetta, signor Presidente, perché ne parleremo a fondo.

Noi siamo stati favorevoli all'acquisto dei terreni della Sirca Davit e dello stabilimento della Sirca Davit. Ne abbiamo, abbiamo detto chiaramente qui in Consiglio regionale, abbiamo detto che questo non doveva costituire un precedente per l'acquisto di tutti gli stabilimenti che avrebbero fallito o che sarebbero stati senza lavoro in Valle d'Aosta; e abbiamo detto, consenzienti in questo con la Giunta e con il Presidente della Giunta, che eravamo pronti a fare questo acquisto eccezionale per fare un esperimento, per vedere se era possibile di fare qualche cosa di diverso, in base alla legge che avevamo sull'industrializzazione. Fare un esperimento, e ormai questo esperimento siamo pronti a farlo con lo stabilimento che abbiamo acquistato, perché ormai quello stabilimento lo abbiamo acquistato, l'abbiamo di proprietà della Regione e, quindi, è logico che noi dobbiamo e siamo consenzienti di fare questo esperimento.

Ritorneremo anche su questo argomento per vedere a quali condizioni, eventualmente.

Ma oggi, noi abbiamo discusso il 14 luglio della proposta che è stata fatta per dare in affitto lo stabilimento della Sirca Davit. Noi ci siamo permessi, allora, non abbiamo detto che eravamo contrari, abbiamo ribadito queste cose, abbiamo però chiesto formalmente di sapere qual era quella società sostituenda che avrebbe dovuto gestire lo stabilimento della Sirca Davit. L'altra volta si è detto che non si poteva dire chi era perché le trattative non erano ancora a buon punto, ed eravamo il 14 di luglio. Oggi, 28 luglio, apprendiamo che è un certo signor Sassone, che io non ho il piacere di conoscere, le informazioni le ha date il Presidente della Giunta. Probabilmente in parte saranno anche buone, per qualcun altro queste informazioni sono meno buone, ma io non voglio entrare in questo momento sulla questione dell'informazione.

Certamente che, pur essendo favorevoli al signor Sassone o ad altri, noi pretendiamo che questo esperimento sia fatto con qualcuno che possa dare affidamento e non con qualcuno che eventualmente non dà affidamento. Questo in senso generale, senza andare a parlare del singolo in questo momento.

Però la Giunta oggi, 28 luglio, porta al Consiglio regionale non solo la proposta del primo stabilimento ma, così, con una certa disinvoltura, porta la proposta di fare, a spese dell'Amministrazione regionale, un secondo stabilimento del costo di ottocento milioni.

Non vi nascondo, e non le nascondo, signor Presidente della Giunta, che quando io ho appreso questa seconda proposta sono stato lì senza fiato; e per dir poco ho manifestato un certo stupore anche con una certa decisione.

Non la potevo, non potevo manifestare questa decisione col Presidente della Giunta e l'ho manifestata con il primo che mi era vicino in quel momento. Il mio primo pensiero è stato questo: o il Presidente della Giunta si presta all'attuazione di un piano assecondante interessi per il momento poco chiari, oppure, siccome ho anche detto ho sempre avuto stima del Presidente Dujany, oppure è stato colto da un raptus e, a un certo momento, ha deciso di fare questa seconda proposta.

Ho rimeditato, perché quella era la prima reazione, quando ho sentito questa seconda proposta. Ho rimeditato su questa mia prima impressione, ma in nessun modo riesco a giustificare una tale decisione.

Tutti noi leggiamo i giornali ogni giorno, le difficoltà delle varie industrie sia per la questione congiunturale, sia per la crisi, sia per la loro struttura; una cosa o l'altra, vediamo che l'industria tessile è quella che è la più marcata in questo momento, è quella che è maggiormente in crisi.

Ora, la prima domanda che ci facciamo, e che mi sono fatto, è questa: noi, in tutti gli altri posti, l'industria tessile è in crisi, noi, per risolvere la questione occupazionale in bassa Valle, pensiamo non solo di metterne una e fare l'esperimento, ma addirittura ne mettiamo due costruendo a nostre spese un secondo stabilimento.

Io vorrei citarvi alcuni passaggi, e chiedo scusa ai Consiglieri, ma desidero citarli, perché se dico io certe cose, può essere un profano in campo tessile e praticamente lascia il tempo che trova. Ma, siccome in diversi articoli di giornali non si fa altro che ribadire la questione della crisi tessile, sarà bene che io legga alcuni passaggi che avrete avuto la possibilità di leggere tutti voi, ma desidero leggerli perché prima di tutto siano inseriti a verbale, e si possa dire domani, se eventualmente il Consiglio si lanciasse in questa avventura, che per noi è assolutamente balorda, quella del nuovo stabilimento, scindo una cosa con l'altra, che almeno resti qualche cosa che eventualmente qualcuno ha fatto presente alla Giunta e ai Consiglieri qual è la situazione.

Praticamente questo lo faccio per ricordarmelo anche a me stesso e ricordarlo a tutti gli altri.

Ho preso solo alcuni giornali di questi ultimi mesi, praticamente, e non vi leggerò degli articoli, leggerò alcuni passaggi, perché...ma a un certo momento c'era una riunione a Busto Arsizio indetta dalla Democrazia Cristiana, dove hanno partecipato dei Senatori, hanno partecipato duecento industriali del ramo e ha partecipato anche l'Onorevole Donat-Cattin; e quindi, cosa di diceva? "È stato davanti a oltre duecento imprenditori che il Senatore Calvi ha detto ieri, a Busto Arsizio," - questo è del 20 giugno - "città cotoniera, durante il convegno 'I problemi e le prospettive dell'industria tessile in Italia': "Noi stiamo celebrando il funerale del settore tessile, perché si parla di ristrutturazione e di ridimensionamento, il che vuol dire che alla fine si smobiliterà il comparto dopo avervi magari immesso apparti nuovi".". Questo calza per noi e veniamo poi di nuovo.

E vi faccio grazia di diverse altre cose; a un certo momento la voce del vostro nume tutelare diceva questo: "Il convegno è servito a chiarire che la crisi tessile italiana e lombarda, in particolare, non può essere risolta né con la legge tessile, né con l'intervento della Gepi che non è un Ente assistenziale. "Qualcosa di positivo si potrà sperare di ottenere" - ha sostenuto il Ministro del lavoro - "unicamente dall'individuazione di una ben precisa linea politica, da una programmazione di settore, che guidi e dimensioni tutti gli interventi finanziari e operativi."".

Io penso che i nostri interventi, in questo momento, non tengono certamente conto di una programmazione o di aver esaminato a fondo il problema dell'industria tessile.

Titolo: "Aziende tessili, duecento miliardi da spendere bene. I finanziamenti devono essere accordati solo quando esistono reali possibilità di riordino. Sollecitare delle misure per le zone tessili della Lombardia".

È noto come in Lombardia, ove ha origine gran parte della produzione tessile nazionale, vi siano zone a esclusiva o prevalente attività tessile, la cui stasi determina già, o può determinare a breve scadenza, una crisi dell'intera rete economica e sociale delle zone stesse. Si giustificano le proposte della Regione per l'individuazione delle cosiddette aree tessili, con cui si rendono possibili agevolazioni finanziarie alle attività sostitutive, in modo da consentire il riassorbimento delle forze di lavoro tessili, rese eccedentarie, e si comprende l'iniziativa per richiamare l'intervento del Fondo sociale europeo, in alcune di tali zone, nelle quali si pone maggiormente l'esigenza di qualificazione e riqualificazione della mano d'opera.

La stessa cosa nel Biellese: "Il piano industriale del Biellese trasmesso alla CEE"; e si prevede la riqualificazione di 1581 addetti tessili con una serie di corsi e di previdenze particolari, il cui costo globale si aggira intorno ai due miliardi di lire; metà dei finanziamenti sarà erogata dal Fondo sociale europeo, l'altra metà... (Interruzione della corrente) ...La crisi nel settore tessile a Napoli: "Manifatture e cotoniere meridionali, ristrutturazione come primo passo verso un rilancio, il personale dimesso dallo stabilimento di Napoli verrà assorbito in parte dall'Alfa Sud. Previste altre iniziative".

Ristrutturazione delle aziende tessili venete: "Pesanti conseguenze della crisi, particolarmente nel Vicentino".

E qui ci sono alcuni dati: "il settore dell'industria tessile rappresenta nel Veneto un'attività di carattere tradizionale, con una notevole concentrazione di impianti nelle provincie di Vicenza e di Treviso; ma è dagli anni cinquanta che il settore si trova ad affrontare periodiche crisi strutturali. Infatti, l'occupazione nelle fabbriche venete del ramo è passata da 51.000 addetti nel 1951 a 36.000 nel 1961, per scendere ancora a 30.000 verso la metà dell'anno scorso. Le provincie più colpite sono Vicenza..." e via dicendo.

E qui c'è un'altra nota che dobbiamo tener presente e che è logica e dice che si deve tener presente che, in questi ultimi anni, la Germania Federale ha quasi completamente abbandonato l'attività tessile, puntando invece verso altri settori tecnologicamente molto più avanzati e, quindi, si è rivolta ad altri mercati.

"Intesa sul settore tessile fra regioni e sindacati"; e anche qui: "mentre il settore tessile continua a boccheggiare, regione e sindacati hanno costituito un fronte comune con una duplice finalità: trovare subito l'ossigeno necessario" - questo in Lombardia, cioè fra tutte le regioni che hanno fatto un congresso, la Lombardia - "subito l'ossigeno necessario per la sopravvivenza delle aziende sull'orlo del precipizio, in modo da salvaguardare i già precari livelli occupazionali e studiare insieme un piano organico di medio termine che consenta di venir fuori con le minori perdite, se non con i massimi vantaggi, da una crisi destinata altrimenti a divenire perenne. Considerata la gravità dei problemi che angustiano l'industria tessile, l'urgenza di una terapia che non deve restare fine a sé stessa, ma configurarsi come il primo passo per garantire un fondamentale requisito, quello di una possibile ristrutturazione, e non di una obbligata smobilitazione".

Quindi, vi faccio grazia, perché ve ne sarebbe ancora, non solo perché la crisi tessile è ben lungi dall'aver toccato il fondo e lascia aperte più che mai inquiete prospettive, e via dicendo.

Ora. Tutte queste cose, che sono presenti, saranno presenti certamente, alla Giunta, dovrebbero essere presenti ai membri della Commissione industria e commercio, dovrebbero essere presenti a tutti i Consiglieri e renderli molto prudenti proprio per l'operazione che ci viene proposta.

Effettivamente, ritorno a quello che ho detto all'inizio: noi siamo disposti a fare un esperimento con lo stabilimento attuale, non siamo disposti a costruire un nuovo stabilimento per fare un secondo esperimento e perché? Perché, ho già detto prima, il primo stabilimento lo abbiamo, si tratta di vedere a chi lo si vuol dare, avendo le garanzie che si devono avere e praticamente per lasciarlo lì, inoperoso, noi lo possiamo dare e fare un esperimento che può risolvere, se non completamente, almeno in parte la situazione della mano d'opera disoccupata, perché non c'è da aspettare la costruzione dello stabilimento nuovo.

Veniamoci invece al secondo. Noi costruiamo uno stabilimento del costo di ottocento milioni; per poco che ci va, ci vuole almeno un anno, un anno e mezzo perché questo stabilimento sia costruito con tutti i suoi impianti. Altri otto mesi li ha richiesti la società per installare i macchinari e poter rendere funzionante almeno una prima parte, e sono al minimo due anni. Se fra due anni la crisi tessile è più acuta ancora che in questo momento, noi, con la soddisfazione di Manganoni, avremo sulle spalle un bellissimo stabilimento tessile, che però rimarrà chiuso, perché anche lo stabilimento della Sirca Davit, per quanto concerne, concerneva l'industria dolciaria, non era un vecchio stabilimento, perché è uno stabilimento che è stato fatto alcuni anni fa.

E allora, quando avremo uno stabilimento sulle croste che ci è costato ottocento milioni, che è stato fatto con delle caratteristiche che serviranno solo a quell'industria, se noi vorremo installare un'altra industria dovremo spendere di nuovo qualche centinaia di milioni per una ristrutturazione dello stabilimento per quello che si vorrebbe fare.

Quindi, solo questo richiamo dovrebbe far pensare e dovrebbe far meditare la Giunta e i Consiglieri che devono prendere la decisione.

Questo dal punto di vista tecnico, perché c'è un'altra questione: noi, quello che viene proposto, viene proposto di fare un accordo con la società SIV.

Io non voglio entrare nella costituzione della società SIV, anche se non tutto è chiaro in questa costituzione. Non tutto è chiaro. Però, noi non abbiamo dirimpettaio l'industriale Carminati che si assume lui la responsabilità, no, perché la proposta viene fatta di un accordo con la società SIV, attualmente con capitale di un milione e settecentomila lire. Elevabile entro un dato tempo a cinquecento milioni.

Noi non sappiamo chi saranno i sottoscrittori del momento dell'elevazione del capitale a cinquecento milioni.

Quindi, praticamente, noi in questo momento, cioè la proposta che viene presentata a noi è un'altra cambiale in bianco in questo senso. Quindi, questo altro argomento da aggiungere al primo, che per me è ancora fondamentale, ed è quello della crisi dell'industria tessile e di non fare l'errore noi, Amministrazione regionale, di installare, di credere di poter risolvere la situazione occupazionale della bassa Valle con due stabilimenti tessili, quando abbiamo a pochi chilometri di distanza un altro stabilimento tessile già chiuso, che è quello della Brambilla.

Se si deve fare qualche cos'altro, se si vuol ricercare qualcos'altro, si può, possiamo orientarci, dobbiamo orientarci verso quelle industrie a più alto contenuto tecnologico che, eventualmente, potranno avere una ripresa. Tutto questo è abbastanza, in questo momento non ci sono tante prospettive, ma certamente che ci sono migliori prospettive in altri campi di industria che non nell'industria tessile. Questo è matematicamente sicuro, perché basterebbe che domani si desse il via alla televisione a colori, e praticamente tutte le industrie che lavorano e stanno battendosi per quello, tutte le industrie che lavorano nell'elettronica e via, potrebbero avere effettivamente una ripresa immediata, perché si lavorerebbe sia per il mercato italiano sia per il mercato di esportazione. Per un ramo nuovo, che attualmente è in crisi per la sovra-produzione, la super-produzione degli altri apparecchi in bianco e nero.

Quindi, tutto questo, non dico che sia semplice, però si fa un esame obiettivo. Noi abbiamo cento volte meno la possibilità di sbagliarci se si prendono due direzioni diverse nella stessa località che non mettere due stabilimenti dello stesso ramo: che poi questa crisi tessile non è destinata a essere risolta, questo lo avete letto a tutte lettere in diverse altre disquisizioni di economisti o che, ma l'industria tessile, quella che lavora il cotone, la lana e via dicendo, i paesi produttori sono tutti paesi del Terzo mondo, tutti paesi sottosviluppati che oggi tendono che cosa? Tendono di portare nei loro paesi le industrie di trasformazione e, portando nei loro paesi le industrie di trasformazione con la materia prima sul posto, e con un costo della manodopera molto inferiore, possono tranquillamente sostenere la concorrenza e il caso che vi ho citato della Germania, dove praticamente ha eliminato in gran parte le industrie tessili e si serve dall'estero, perché? Perché ha ritenuto che era molto più conveniente, per la manodopera che aveva in Germania e per poter sostenere una concorrenza, di trasformare queste industrie in industrie a più alto contenuto tecnologico.

Quindi, tutte queste cose devono essere tenute presenti; quindi a Manganoni dico: se noi dovessimo fare uno stabilimento e poi dopo alcuni anni averlo e aver solo la soddisfazione di dire: abbiamo i capannoni che sono di nostra proprietà, non avremmo certamente risolto il problema che ci siamo posti.

Vorrei rispondere ancora una cosa al Consigliere Pollicini perché, oramai, mi sembra che sia un po' una solfa e in ogni occasione, quando noi parliamo seriamente, perché non credo di aver detto delle fesserie in tutto quello che ho detto; forse il Consigliere Pollicini sarà molto più informato, come Presidente della Commissione industria e commercio, forse è molto più addentro in certi problemi e penserà di dire: quelli lì parlano così per parlare e hanno detto tante fesserie. Vedremo poi chi ha detto le fesserie, prima di tutto; ma vorrei ribadire una sua affermazione che lei da un po' di tempo la fa così, con troppa leggerezza.

L'Union Valdôtaine ha interesse che questa Giunta non risolva i problemi. Io smentisco categoricamente, caro Consigliere Pollicini, perché se noi abbiamo qualche cosa, lo diciamo perché ci sta a cuore; ripeto quello che ho detto all'inizio ci sta a cuore l'occupazione della bassa Valle, ma in modo concreto. Ci sta a cuore, però, anche che i soldi della Regione siano spesi bene, e non trovarsi a un certo momento con delle sorprese che...noi troveremo nel futuro, quindi, stia tranquillo che siamo sempre stati molto obiettivi, abbiamo sempre detto quello che pensavamo, abbiamo sempre detto chiaramente, forse ci siamo anche sbagliati, noi non siamo padreterni, quindi possiamo anche sbagliare; ma se certe cose fossero andate a un certo tempo, come le avevamo previste o avevamo detto in quest'aula, forse certi errori non sarebbero stati fatti. Perché lei una volta ha detto che la Fera era una cosa nostra, invece la questione della Fera... basterebbe andare a vedere quello che si è detto allora, c'è stata una spinta a ottocento atmosfere, perché si costruisse la Fera in quel posto, perché la Fera doveva essere costruita e la Fera per fortuna che non l'abbiamo fatta, che non l'abbiamo fatta noi. Per fortuna che non abbiamo fatto i capannoni, perché altrimenti sarebbe uno di quei musei che terremmo sulle spalle e, praticamente, oggi saremmo qui a dire: cose ne facciamo di questi capannoni. Quindi, caro Manganoni, quello è un esempio; i capannoni della Fera, anche se fossero nostri, cosa ne faremmo, se avessimo fatto noi con quell'altro criterio... (Voce) ...Ma noi siamo pronti; incominciamo ad affittare quelli, e io ho detto che noi siamo d'accordo, vedendo tutte le questioni nei particolari, e siamo d'accordo. Ma non siamo d'accordo per il secondo, non siamo d'accordo per costruire un secondo capannone: ora, la questione della legge attuale, che c'è sull'industrializzazione, possiamo fare tutte le critiche possibili e immaginabili, possiamo vedere di trovare dei sistemi migliori, però andiamo con una certa prudenza, cominciamo a fare l'esperimento con lo stabilimento che abbiamo acquistato e poi vedremo come dovremo fare.

Ne ricaveremo una certa indicazione e, allora, con cognizione di causa potremo elaborare eventualmente una legge diversa che dia un maggior incentivo.

Quindi, guardate, c'è un conto presto fatto, e questo vorrei dirlo a coloro che dicono: noi risolviamo. Intanto ho chiarito e ho detto che per due anni, anche se si costruisce lo stabilimento nuovo, per due anni non c'è occupazione, in quello stabilimento. Costa in questo momento 800 milioni, per un'occupazione di 120 operai dando ottantacinque mila lire al mese, ad ognuno dei 120 operai. Noi, con la stessa cifra potremmo andare avanti sette anni e qualche cosa; non è un'indicazione che mi permetto di sottoporre alla Giunta ma è un dato di confronto, con la differenza che, eventualmente, questi ottocento milioni andrebbero direttamente in un dato posto, mentre nell'altro non so. Quindi, credo che non ho da dire di più per il momento, ma vorrei richiamare veramente l'attenzione della Giunta sull'enormità, e mi permetto di dire enormità per non chiamarla diversamente.

Ramera (D.C.) - Io avevo preparato quattro appunti, ma quando ci sono problemi tanto importanti, naturalmente poi, come sempre si ammucchiano.

Direi che si rimane perplessi di fronte ai diversi toni dei diversi interventi. Si è passati dal drammatico al patetico, dall'iroso al commosso-sentimentale; però, quello che mi ha colpito di più è stato quando l'avvocato Caveri parlava, e che mi informava di quanto io avevo chiesto. Perché, a un certo momento, mi sono ricordato del libro di Puzo, quello che ha avuto tanto successo, "Il padrino", e mi chiedevo, in tutta quella complessa operazione che lei stava così denunciando al Consiglio, chi potesse essere il padrino di queste operazioni e chi il consigliore? Il consigliore è l'avvocaticchio di "cosa nostra", che in Sicilia si chiama l'avvocaticchio perché, nonostante tutto, e voglio chiuderla però subito questa parentesi, questi "incontri casuali", come li chiama il Presidente della Giunta, sono tanto casuali che, caso strano, si rinnovano troppo sovente in questa Valle di lacrime. Perché questo signor Carminati, che vuole operare in Valle d'Aosta e al quale si chiede che la sede legale venga messa nella nostra Valle, non so cosa gli possa costare a questo esimio industriale con sette stabilimenti e un capitale sociale di due miliardi e settecento milioni, di costituire una società apposita in Valle d'Aosta e debba, invece, rilevare questa altra società dove così, tra l'altro, ho scoperto che c'erano un paio di croupiers. E mi immagino con quale attività operosa, quale contributo di rinnovamento industriale, commerciale e turistico e via via potessero dare con la loro esperienza al tavolo verde. Ma questo non mi interessa, il Presidente ha smentito determinate cose. Rimane solo quell'accenno di quel dieci percento che io mi sono segnato, rimane nella nuova società. Io non ho ben capito, e allora quei due nomi... (Voce) ...spariscono anche questi? Mi fa piacere, comunque.

Ora, si parla; quello che interessa, però, è il problema, il problema che innanzitutto ha un aspetto, dietro al quale tutti, naturalmente, si riparano per alzare le loro pallottole: lo spettro della disoccupazione. La situazione delle duecento donne, detto con termini più o meno drammatici o patetici che io stesso ebbi a denunciare alla tribuna televisiva nel febbraio scorso. Quindi sono passati esattamente diciotto mesi, per cui, se queste povere ragazze avessero dovuto attendere una soluzione in una situazione di fame, come denuncia qualcuno, a quest'ora non so se noi parleremmo ancora di queste duecento ragazze, e se fossero agonizzanti dovremmo aspettare gli altri due anni per il nuovo stabilimento.

Si chiede a noi una soluzione alternativa: innanzi tutto, mi sembra poco serio; io ritengo che sia sempre chi ha il governo che porta delle soluzioni. Le porta dopo un anno e mezzo? Benissimo, e noi diciamo che non vanno bene e diremo perché. Ma non siamo noi che possiamo andare alla ricerca di quello che possono essere le soluzioni. Noi possiamo indicare delle soluzioni, ma non andare alla ricerca dell'eventuale industriale o dell'eventuale società che può improvvisamente risolvere i nostri problemi.

Ora, si sono scoperte due soluzioni; improvvisamente, poi, con una celerità che anche qui mi lascia dubitare, perché il sistema è uguale a quello sperimentato un anno fa dalla Commissione industria e commercio, quando ci recammo in quel di Pont-St.-Martin o Verrès ad ascoltare, mi sono segnato qui, l'industriale serico di Como; il quale chiedeva a noi di impiantare lo stabilimento, i macchinari e non so che cosa, tanto è vero che io, ad un dato momento, innocentemente gli feci la domanda se glielo dovevamo poi, se dovevamo poi noi vendergli la merce e portargli i quattrini a Como, dato che in quel modo chiunque è capace di fare l'industriale.

E credo che, anche in questo modo, chiunque è capace di fare l'industriale perché, quando gli si costruisce uno stabilimento ad hoc, in una situazione particolare, come quella della bassa Valle, io vorrei sapere che cosa accadrà se tra un anno, persistendo la crisi del settore, questo industriale verrà a dirci che è costretto a chiudere.

Ci terremo lo stabilimento, per carità. Su questo Manganoni, già in Commissione, ce l'ha detto cento volte. Oggi ha ribadito cento volte questo concetto: noi saremo padroni dello stabilimento. E io già in Commissione vi dicevo che nei programmi turistici l'Assessore al turismo, oltre alle passeggiate archeologiche, potrà includere le passeggiate agli stabilimenti falliti della Valle d'Aosta.

Ma, mentre prima, e mi sembra ricordato sia da parte del Presidente sia da parte di altri, ricordando la vecchia legge si è detto: siamo intervenuti a fondo perso per questo, per quest'altro, per quattro-cinque aziende, che ne so io, e sono stati soldi a fondo perso. Ma io ritengo che l'incentivazione industriale è un rischio che corrono due parti, sia l'ente pubblico, l'amministrazione pubblica che vuole incentivare e sia il privato che vuole essere industriale o vuole continuare la sua attività industriale.

Perché nel nostro caso della vecchia legge dei cento milioni come massima cifra, noi, dall'altra parte avevamo un signore che rischiava di tasca propria almeno un miliardo; questo è il principio della legge vecchia e che non è stato sottolineato abbastanza, perché il rischio è nel costume dell'industriale, perché altrimenti tutti farebbero gli industriali a questo mondo. Sarebbe tanto comodo, dato che questa figura viene vista così facile, perché vengono visti solo i lati più comodi, ma il rischio a un certo momento deve esserci.

A questi signori che verranno qui, noi gli forniamo tutto e quando va bene intascano tutto, quando va male ci lasciano lo stabilimento ed è una fortuna che non possano portarselo via. Ma dico, e per di più non solo gli diamo lo stabilimento, ma a un certo punto della convenzione leggo che verrà favorito, naturalmente è giusto ed è logico, perché finché la legge attuale sull'incentivazione industriale non viene abolita, questi potranno chiedere le agevolazioni che sono attualmente in vigore e, tant'è vero, viene ribadito nella convenzione che la SIV potrà beneficiare di tutte le leggi di favore per l'industria.

Quindi ottocento milioni per la costruzione, avrà altri cento milioni per... potrà anche avvalersi della legge attuale perché, scusa Pollicini, quando una legge è operante, me ne servo, altrimenti la abroghiamo. Va bene; comunque gli diamo tutto e credo che sia sufficiente dargli tutto per essere anche facile fare l'industriale.

Abbiamo le garanzie: solvibilità, spirito di iniziativa, capacità, sette stabilimenti per una parte, invece tutto tranne gli stabilimenti per la seconda parte. Io ritengo di rispondere all'interrogativo che ognuno di noi si pone: chi può garantire oggi? Ma neppure Gianni Agnelli mi garantisce nulla se viene a impiantare in Valle d'Aosta. Non ci ha garantito niente Pesenti, che è uno dei colossi dell'economia nazionale; perché ti fanno la società ad hoc per la Valle d'Aosta per cui, quando il ramo è secco, lo tagliano e dicono: ci ho rimesso abbastanza, punto e basta ed è chiuso lì.

Quindi, non si dovrebbe tentare? Giusto tentare, però bisogna scegliere il settore. Ma qui che cosa si sceglie? Amici della Giunta, ma come? Abbiamo aspettato un anno e mezzo e scegliamo in due esperimenti nel medesimo settore, entrambi nel settore tessile, che è agonizzante, dove giorni fa la CEE addirittura accusa il governo italiano di aver fatto dei, diciamo, dei benefici contro il trattato di Strasburgo?

Quindi, un settore che è agonizzante. Pollicini ci dice che questo sta bene, nonostante tutto ha ancora dell'ossigeno. Ma io, quando vedo che tutto un settore è agonizzante, ci studio due volte prima di concedere uno stabilimento e di costruirne un altro sempre per il medesimo settore. Perché poi, anche questo è pericoloso: perché noi ci siamo trovati con la Sirca Davit in una situazione balorda, io ritengo; anche quando in Commissione abbiamo esaminato il problema, e ci siamo trovati di fronte a uno stabilimento che era stato costruito ad hoc per l'industria dolciaria, quindi poteva servire unicamente per una industria leggerissima, perché in quei capannoni non ci sta neppure una gru a scorrimento, quindi non poteva servire per un'industria meccanica in nessun modo.

E abbiamo dovuto fare i salti mortali, come ritengo abbia dovuto fare la Giunta per trovare questa soluzione di affitto che ci porta oggi all'approvazione.

Visto questo, costruiamo un altro, proprio vicino, stabilimento ad hoc per il Signor Carminati, il quale domani può avere la grande fortuna di farsi i miliardi ad Arnaz, ma potrebbe avere la grande disgrazia di chiudere il prossimo anno. Noi ci troveremo a breve distanza due stabilimenti, costruiti per industrie speciali; la Brambilla, ormai è diventata un museo che nessuno vuole più quindi quello rimane lì e chiuso, ma avremo due stabilimenti, per iniziative speciali.

Ora, io ritengo che, con tutta la buona fede, con tutta la buona volontà, di venire incontro alle difficoltà che ritengo abbiamo avuto tutti sulle spalle, per questa situazione della bassa Valle e un esperimento del genere, questo doppio esperimento noi non ce la sentiamo di farlo, almeno io personalmente non mi sento di fare, perché è una scelta di settore quella che noi dobbiamo fare.

Quindi, per il momento, io mi limiterei a questo, cioè praticamente riassumendo: noi non accettiamo questo doppio esperimento perché si tratta di un unico settore industriale che è quello tessile; quindi, è una spesa che noi riteniamo in questo momento rischiosa, troppo rischiosa, troppo onerosa, proprio perché non sappiamo se può risolvere i problemi, e quindi non per le garanzie delle persone. Per carità, perché ho detto che neppure Gianni Agnelli, massimo industriale italiano ci darebbe queste garanzie se venisse a mettere l'industria uguale tessile.

E secondo: di stare attenti prima di criticare la legge attuale, perché io ci ho sempre creduto in quella legge. Se mai chiedevo di modificarla, questo sì; in Commissione abbiamo discusso più volte di modificare, se veramente si voleva una maggior incentivazione industriale, ma io mi permetto di sottolineare ancora e di dire che quella legge, se non altro, ci dava una garanzia perché sì rischiavamo, ma di fronte a noi avevamo un contraente che rischiava dieci o venti volte più di noi.

Abbiamo trovato degli industriali che sono andati a pallino, rischiando però delle loro fortune; abbiamo perso dei milioni anche noi. Vuol dire che c'è stata una crisi, non so perché siano andati a pallino, io non ho fatto le indagini del caso, però quella legge rispettava il rischio che nel gioco dell'economia, è previsto e non può essere annullato.

Manganone (D.C.) - Mi ero illuso di entrare nella fase preliminare, in quanto ho solo delle lunghe domande da sottoporre.

Vorrei sapere qual è la reale situazione attuale della disoccupazione o dell'occupazione nei Comuni di Pont-St.-Martin, Donnaz, Bard, Arnaz, Verrès, Issogne e Champdepraz, cosa che non ho ancora sentito, nessuno mi ha fornito i dati della reale occupazione.

Vorrei sapere qual è la reale disoccupazione nel settore maschile e nel settore femminile.

Se si è a conoscenza che molte imprese di costruzione non trovano personale da impiegare nei lavori di manovalanza; se si è a conoscenza che alcune piccole e medie industrie in bassa Valle non trovano persone da occupare e che alcune di queste industrie, ne faccio i nomi Ilssa-Viola, hanno reperito manovalanza da Ivrea, in parte licenziati dalla Rossa-Rival (???), se si è a conoscenza che una media industria del fondo Valle, che attualmente occupa circa centocinquanta unità, quaranta assunte della Sirca Davit e dalla Brambilla sta cercando di reperire verso Borgofranco e, quindi, fuori Valle o a Ivrea dei locali idonei a sviluppare la propria attività, in quanto in Valle e in bassa Valle, particolarmente, non si riesce a reperire personale né di genere maschile, né di genere femminile.

Vorrei inoltre sapere il perché, prima di iniziare gli accordi con la SIV, la Giunta non ha ritenuto di tener conto dei suggerimenti fatti dal sottoscritto e dal Gruppo della D.C. di sentire alcuni imprenditori della zona, della bassa Valle, fra i quali dirigenti della Enrietti, il Sindaco di Verrès, baricentro di una zona dove esiste la crisi; perché non si è sentito il dovere di sentire almeno qualche Consigliere regionale della bassa Valle che mi pare conosca più della Giunta determinati problemi, determinate situazioni.

E il perché non si è trattato con la Brambilla, per occupare i locali della Brambilla, per occupare la superficie della Brambilla, perché noi, spostandoci con un nuovo edificio ad Arnaz, creiamo un sacco di inconvenienti, inconvenienti anche urbanistici, ma soprattutto inconvenienti di zona; lì avremmo poi e la Sirca Davit, che diventerà poi Sassone, e la Carminati.

E se si è a conoscenza, inoltre, che una ditta di Champdepraz vuole chiudere i battenti perché non trova personale e il perché non si è sentito il dovere, unitamente alla Commissione industria e commercio, di interpellare anche i sottoscritti Consiglieri Pedrini e Manganone; e poi vorrei sapere i due problemi sia quello dell'acquisto, sia quello della cessione in affitto che quello della costruzione sono inter-indipendenti o sono connessi uno con l'altro.

Chincheré (P.C.I.) - Credo che la posizione comunista su questo problema sia abbastanza chiara e perciò non ho niente di particolare da aggiungere. Vorrei solo fare anch'io, come il Consigliere Manganone, una domanda.

Mi rendo conto, questa è la premessa, che quando si dibatte di un argomento così importante, come quello dell'industrializzazione, soprattutto in un momento di grave crisi nazionale e regionale, alcuni elementi che potrebbero portare un po' di chiarezza nella discussione possono essere trascurati.

Infatti, noi abbiamo parlato di molte cose, alcune demagogiche, alcune indubbiamente valide; non abbiamo però parlato di cosa pensano sull'argomento specifico gli amministratori della zona e i sindacati di categoria.

La domanda è questa: si sono susseguite, in questi ultimi tempi, numerose riunioni fra i sindaci delle zone particolarmente interessate alla crisi e i sindacati sui problemi di nuovi impianti industriali in bassa Valle. Io vorrei sapere se la Giunta ha tenuto, è a conoscenza di queste riunioni; ha tenuto al corrente gli enti locali della zona e i sindacati delle sue iniziative e qual è il loro parere.

Dujany (D.P.) - Risponderò brevemente ad alcune osservazioni fatte soprattutto dai Consiglieri Fosson, Ramera, Manganone, che sono osservazioni critiche, in parte comprensibili e in parte no.

Consigliere Fosson, definisce questa proposta una enormità rivolgendosi, soprattutto, alla seconda proposta ed esprime molta incertezza e ci richiama a molta prudenza.

Consigliere Fosson, ci conosciamo, credo, su piano personale, e io capisco che si trovi in questa situazione di incertezza e che possa definire questo problema un'enormità, in quanto non ha avuto forse la possibilità di seguire questa vicenda che non è piovuta dal cielo, quindici giorni fa, ed è venuta la signora Carminati a dire: "signori della Valle d'Aosta, io sono qui disponibile per darvi un'industria valida". La Signora Carminati l'abbiamo contattata fin da un anno fa, e si è persuasa a venire in Valle d'Aosta dopo numerose sollecitazioni fatte, non solo da noi, ma da suoi amici, conoscenti e parenti che vivono nella zona di Verrès e di Arnaz, poiché la Carminati è originaria di Verrès, la madre è di Arnaz. Quindi, il sentimento ha anche giocato in parte per questa sua decisione che si è conclusa solo adesso.

Mi dispiace che il Consigliere Fosson non faccia parte della Commissione industria e commercio perché, se ne avesse fatto parte, avrebbe potuto approfondire tutti questi aspetti che oggi sono stati oggetto di discussioni, aspetti che lui approfondisce sempre con molta diligenza. E siccome i problemi si presentano così, in modo semplice, senza nessuna "arrière pensée", oggi sarebbe stato un nostro sostenitore di questa tesi, mentre forse, trovandosi dinanzi a questo problema un po' in modo improvviso, si trova dinnanzi a molta incertezza e fa delle dichiarazioni forse un po' pesanti che si possono però capire.

Non vorrei ritornare sul problema della costituzione della società che è stata dichiarata non chiara. Mi pare di aver spiegato in un modo sufficientemente chiaro. Se ciò, se non fossi stato capito, per non perdere ulteriore tempo, mi riprometto di darvi tutta la documentazione prima che la Giunta proceda oltre.

E siccome il Consigliere Fosson ha voluto citare Donat-Cattin, mi permetta di citarlo anch'io, non attraverso "Il sole 24 ore", ma attraverso un suo intervento riportato in virgolette sul giornale odierno, il quale dice che Donat-Cattin dal canto suo ha affermato che il Ministro dell'industria non ha dato una risposta adeguata sul tema dell'occupazione.

E aggiunge che "la crisi dell'industria tessile non è di carattere congiunturale, bensì di carattere strutturale. Tale crisi trova la sua spiegazione nell'inesistenza di una vera politica industriale in Italia nell'ambito di una effettiva programmazione economica. Fino ad oggi ci si è affidati piuttosto alla pura meccanica economia di mercato, una scarsa programmazione ha dato libero sfogo alle tendenze settoriali, che hanno aggravato la già precaria situazione del settore tessile sempre più soggetto alla concorrenza".

Nel respingere la distinzione tra l'economico e il sociale, ha detto il Ministro, traspare dalle dichiarazioni del Ministro Donat-Cattin, ha ribadito che "l'obiettivo prioritario del piano economico era la piena occupazione per un settore come quello tessile, a elevato tasso di occupazione, cui fa riscontro un tasso di investimento molto basso, è necessario da un lato agire per accrescere la domanda e dall'altro stimolare gli investimenti economicamente validi anche sostitutivi e non fermarsi a misure di tipo assistenziale che possono determinare un'ulteriore crisi del settore".

E aggiunge: "è mancata una visione d'insieme a monte della legge per l'industria tessile, che consentisse un'adeguata utilizzazione degli strumenti predisposti. Le Gepi ha finito col soggiacere alle direttive confindustriali, come hanno dimostrato alcuni recenti episodi. L'assurdo di questi interventi poco qualificanti per i pubblici poteri sta nel fatto che esiste, in una più ampia prospettiva produttiva e di occupazione, uno spazio sul mercato italiano ed europeo che consentirebbe a tutti di trovare uno sbocco, ciò che avviene del resto per altri settori".

Ho voluto rileggere quanto ha citato il Consigliere Fosson, riferendosi a dei giornali che forse ricavano il sunto di un intervento per citare i termini esatti dell'intervento.

Conferma, però, conferma in un modo diverso e in un modo più completo che gli interventi sono tali che non favoriscono uno sviluppo strutturale di un'industria di quel genere e afferma che esiste una possibilità di mercato nel mondo italiano e nel mondo europeo soddisfacente.

Ora, le vostre preoccupazioni espresse dai Consiglieri Fosson e Ramera circa la crisi di questo settore sono state le preoccupazioni anche della Giunta. Oltre a queste dichiarazioni, avvenute così in quest'ultimo giorno, abbiamo chiesto alla signorina Carminati che vive oramai da anni in questo settore, se veramente e concretamente esistevano questi rischi di ricollocazione commerciale di questo prodotto. Ci ha risposto chiaramente che per la sua azienda questo problema non esiste; lei non ha nessuna preoccupazione di collocazione commerciale del suo prodotto, anzi, si trova nelle condizioni di non avere una produzione sufficiente per far fronte alle richieste.

È chiaro che qui subentrano, come in tutte le cose, elementi di qualità, elementi di serietà, elementi di comportamento che non è di tutti, compreso nel mondo industriale.

Il Consigliere Ramera, che mi dispiace, non è più in aula...va bene, grazie, sostiene che noi, qui, forniamo tutto e non coinvolgiamo l'imprenditore in un intervento responsabile.

Vorrei che sia precisato che il nostro intervento si limita alla costruzione dello stabilimento del costo di ottocento milioni e l'imprenditore ha la spesa della posa della fornitura dei macchinari che, in questo caso ammonta, a un miliardo e mezzo, due miliardi. Quindi in un investimento globale di circa due miliardi e mezzo, tre miliardi, due miliardi sono a carico dell'imprenditore.

Quindi, mi pare che la regola del rischio e la regola del rapporto tra l'Amministrazione pubblica e il privato sussista anche in questo tipo di proposta.

Scoperte due soluzioni improvvise, dice Ramera. Ripeto anche a Ramera che non sono soluzioni improvvise, sono soluzioni che sono state ricercate da un anno, un anno e mezzo a questa parte e sono delle conclusioni a cui si è giunti, ritenendo di aver fatto la scelta più valida fra le varie scelte disponibili e che si sono presentate in questo frattempo, una delle quali è stata oggetto di citazione da parte del Consigliere Ramera.

È chiaro che in tutte le scelte, in tutte le decisioni c'è un rischio, e questo rischio, se vogliamo risolvere un problema, lo dobbiamo correre. A noi pare che questa sia una soluzione che non presenta un salto nel buio, ma che rappresenta una scelta coraggiosa e che speriamo dia frutti buoni.

D'altra parte tutti i Consiglieri che sono intervenuti si sono limitati a fare un'azione critica, valida, ma non sono stati in condizione di proporre soluzioni alternative.

Qual è la situazione occupazionale della bassa Valle? Chiede il Consigliere Manganone. La situazione occupazionale della bassa Valle mi pare che si possa definire in queste due linee: non c'è un problema pressante e preoccupante in questo momento sul piano dell'occupazione maschile. Esiste invece un problema preoccupante su piano dell'occupazione femminile; tanto è vero che, nel frattempo, abbiamo aperto una certa quantità di cantieri di lavoro forestali e questi cantieri di lavoro sono praticamente svolti quasi esclusivamente da personale femminile.

Quindi, esiste il problema della disoccupazione femminile, per cui, la scelta di industria è stata costretta ad un tipo di industria che occupa manodopera femminile, poiché l'occupazione della manodopera maschile è garantita da quelle altre industrie già esistenti e, come ha affermato il Consigliere Manganone, oggi stanno richiedendo altra manodopera. Non è vero che non abbiano trovato manodopera; mi risulta che la Genesis di Champdepraz stava ricercando manodopera e ha trovato la manodopera.

E ha trovato la manodopera raccogliendola parte ad Arnaz, parte a Verrès.

Questa è un'informazione precisa e non è manodopera proveniente da fuori.

Sul piano, poi, della scelta dell'industria di Genisio, vorrei qui richiamare l'attenzione del Consiglio se questa è stata una scelta valida oppure no; perché è un tipo di lavorazione pesante che non è ambita e che non è richiesta dalle nostre persone.

Quindi, qui dobbiamo fare un altro esame di coscienza su noi stessi, perché il contributo che abbiamo dato a questa industria che sta in piedi ed è valida, però svolge una attività che non ha sempre la possibilità di interessare soprattutto i nostri giovani che escono dalle scuole professionali; perché è un tipo di lavorazione di stampaggio abbastanza pesante e abbastanza penoso.

Comunque, quell'industria ha trovato la sua manodopera richiesta nella zona di Arnaz e nella zona di Verrès.

D'altra parte, vorrei anche avvertire il Consiglio di non fare la scandalistica su queste cose, perché quando un'industria mi chiede una certa quantità di manodopera in un momento estivo in pieno mese di luglio, è chiaro che le persone che vogliono lavorare hanno fatto le loro scelte a luglio o hanno scelto la vita alberghiera o hanno scelto il lavoro dei cantieri, o hanno scelto altre attività.

Non staranno con le mani in mano al mese di luglio. Comunque, malgrado tutte queste considerazioni il Genisio ha trovato la sua manodopera di otto persone che chiedeva... (voce) ...Come, scusi? Genisio e Enrietti mi hanno affermato ieri che hanno manodopera a sufficienza. Il Genisio era venuto da me a lamentarsi che non trovava manodopera, ho interessato immediatamente il direttore del lavoro, che è andato sul posto e, attraverso colloqui locali, hanno immediatamente trovato la manodopera necessaria.

Perché non si è trattato con la Brambilla? Eh, caro Manganone, siamo mica così stupidi da non trattare con la Brambilla.

Sapete quale è stato il risultato? Ci ha chiesto un miliardo per quello stabilimento. Un miliardo con i macchinari, cinquecento milioni senza macchinari... (Voce) ...Ah! Sì, ragioniamo...

Manganone (D.C.) - ...tutte le opere di urbanizzazione, parcheggi e strade... insomma...

Dujany (D.P.) - Acquistando uno stabilimento vecchio, che oggi l'imprenditore rifiuta perché ha delle strutture che non rispondono più all'esigenza attuale, il tipo di lavorazione e il tipo di organizzazione di lavoro oggi non è più in senso verticale, ma è in senso orizzontale.

Avessi potuto trovare una soluzione in quel senso sarebbe stata la soluzione più semplice. L'abbiamo tentata, però, dinanzi a queste schioppettate, naturalmente ci siamo ritirati e abbiamo detto che si tenga la sua proprietà... (Voce) ...Perché non abbiamo sentito i sindaci del posto? Ripetutamente abbiamo sentito i sindaci delle località e il sindaco di Verrès, e il sindaco di Champdepraz, e il sindaco di Arnaz e il sindaco di Issogne. Sono stati ripetutamente sentiti.

Il sindaco di Verrès è stato ripetutamente sollecitato di cercarsi delle aree idonee, prima che ci inoltrassimo verso l'acquisto dello stabilimento della Sirca Davit, di ricercarsi delle aree idonee nella zona di Verrès.

Purtroppo non è riuscito a reperire aree idonee ad un prezzo ragionevole.

Questo problema è stato sottoposto anche all'esame e all'approvazione delle organizzazioni sindacali e dei sindaci dei Comuni interessati, i quali hanno dato il loro parere favorevole.

Mi pare di aver risposto a tutti gli interventi e mi pare di poter affermare che, dinanzi ad una scelta che riconosco difficile e che riconosco gravosa per il bilancio regionale, non c'è la possibilità di trovare altre soluzioni dopo un anno e mezzo che gli stabilimenti sono chiusi.

Qualcuno sostiene: ma questo stabilimento di Arnaz richiederà almeno un anno di costruzione e l'occupazione verrà dopo; è chiaro, però se non iniziamo mai non facciamo altro che protrarre questi tempi.

D'altra parte la disoccupazione femminile è costituita da trecento persone licenziate da Brambilla, più un centinaio della Sirca Davit.

E noi ne utilizziamo in un primo tempo solo circa duecento persone.

Quindi, la quantità di posti di lavoro che creiamo con queste iniziative sono quantità ancora inferiori a quelle precedentemente esistenti.

Andrione (U.V.) - Lasciando perdere ogni altra considerazione; io vorrei porre al Presidente della Giunta una domanda precisa, e cioè se le due operazioni sono separate o se una è condizione dell'altra.

Io non vorrei che l'acquisto dei locali Sirca Davit fosse un'operazione che in realtà è fatta in funzione della costruzione dello stabilimento per la società SIV; ma vorrei che Sassone, come si chiama, fosse l'avant courrier, l'esploratore per poi la società che viene dopo.

Allora io vorrei porre la domanda al Presidente della Giunta in questa maniera.

È possibile, sempre in teoria, acquistare lo stabilimento di Arnaz e non costruire il nuovo stabilimento?

Dujany (D.P.) - Rispondo subito: le due operazioni sono assolutamente indipendenti; sono due operazioni a sé stanti, autonome, ognuna cresciuta per conto suo e si sviluppa per conto suo.

È chiaro che, se vogliamo creare una certa quantità di posti di lavoro, utilizzando al massimo possibile l'area che abbiamo disponibile, dobbiamo utilizzarle tutte e due.

Una non può essere sostitutiva dell'altra, perché il Sassone si impegna entro un anno per l'occupazione di ottanta persone; la seconda, entro un anno dalla costruzione dello stabilimento centoventi persone.

Quindi, noi avremmo al massimo occupato duecento-duecentoventi persone entro un anno e mezzo, due anni.

Mi pare che la quantità occupazionale ci richiede l'accettazione delle due soluzioni, che sono due soluzioni indipendenti e autonome.

Andrione (U.V.) - Allora, io chiederei cinque minuti di sospensione in base a questa dichiarazione del Presidente della Giunta per determinare il comportamento del nostro Gruppo in relazione alle due proposte.

Fosson (U.V.) - Possiamo concordare con quanto ha detto il Consigliere Andrione, ma io vorrei prima fare ancora, rilevare alcune cose che ha detto il Presidente della Giunta.

Il Presidente della Giunta, rispondendomi, ha parlato dell'incertezza che aveva il sottoscritto nel discutere questo problema.

Sia molto chiaro che, per il secondo punto, io non ho nessuna certezza; ho detto e ho classificato di enormità quello che si sta facendo, perché, e non vorrei ripetere quello che ha detto in parte il Consigliere Ramera, ma noi qui costruiamo uno stabilimento nuovo che non è compito della Regione costruire?

Abbiamo acquistato la Sirca Davit e siamo stati consenzienti per fare un esperimento di affitto di uno stabilimento che esisteva. Ma se noi ci mettiamo sul piano di costruire degli stabilimenti nuovi per darli in gerenza a qualunque società, e qui non entro nel campo di uno, dell'altro, noi facciamo una cosa che non è nel campo istituzionale della Regione; questo sia molto chiaro e qui non ho nessuna perplessità.

Perché, come ha detto Ramera prima, noi qui il rischio lo abbiamo tutto al cento per cento la Regione; invece, chi prende lo stabilimento sia Tizio, Caio, Sempronio, non ha nessun rischio, perché questo tale mette i macchinari. I macchinari sono di sua proprietà, in qualunque momento se li potrà portare via; noi l'affittiamo per due anni, glielo diamo gratuitamente; poi gli fissiamo un affitto di tanto all'anno, potremmo mettergli anche una cauzione, ma qualunque. Anche se non è certo di fare un'operazione buona, è allettato di fare questo perché è sicuro di rimetterci al massimo la cauzione, niente altro, perché l'affitto non lo rimette. I macchinari, se li mette sono suoi e nessuno li può fare in base a queste convenzioni, li può fermare, e quindi tutto il rischio che ha è il rischio della cauzione. Qui non si parla, non abbiamo fissato quale cauzione, saranno venti, saranno trenta, saranno quaranta milioni o quello che saranno di cauzione, ma uno dice: io davanti ho due anni, due anni uno stabilimento gratuito, messo a posto, dato in consegna con tutto funzionante, tutti i servizi, tutta l'attrezzatura; ma chi è quell'industriale che non prende questo, in questa maniera? Anche se sapesse che dopo due anni, lo sfrutta almeno per due anni e mette nel calcolo di lasciare la cauzione.

Io non voglio fare il processo alle intenzioni, però io richiamo l'attenzione del Consiglio su questa operazione, che prima di tutto non è nei compiti istituzionali della Regione assolutamente ed è un controsenso, perché qualunque incentivo, facciamo tutto quello che vogliamo, non ritorno più a dire i motivi per cui abbiamo parlato delle due iniziative tessili invece di altre. Voi avete comodo di dire oggi, dite delle cose sostitutive, ma se è un anno e mezzo che trattate e con noi non avete detto niente, non potere pretendere che così, in dieci minuti, si dica: mettiamo altre industrie o che cosa, perché quando noi abbiamo parlato della Sirca Davit, tutte le volte che io ho parlato e sono stato vicino al Presidente della Giunta per la Sirca Davit, si è sempre parlato della questione di un'industria dolciaria.

Quindi, la questione tessile, per conto mio, è venuta fuori il 14 luglio sulla questione Sirca Davit. E, quindi, non potete dire a un certo momento: voi fate solo una critica e non fate delle proposte sostitutive. Io ho detto, in linea di generale, quello che si può dire prendendo visione di quello che proponete in questo momento. Dico, noi dobbiamo cercare: per la Sirca Davit attualmente c'è lo stabilimento, c'è qualcuno che lo vuol prendere, vogliamo mettere un'industria tessile, può essere messo in moto abbastanza presto, perché quello lo stabilimento c'è già, può occupare ottanta persone immediatamente, quando sarà messo a posto, e cominciamo a fare questo. Ma quello di costruire, io ribatto su questo punto, quello di costruire uno stabilimento nuovo, guardate che a un certo momento, da parte di tutte le altre regioni, da parte dell'Italia intera, potrebbero dirci: ma cosa sono venuti, sono venuti matti in Valle d'Aosta? Perché potrebbe capitare, mettendosi su questa linea, come è capitato quando si sono fatte le opere di modifica, che lo Stato ha fatto tutte le case, ha fatto tutte le stalle e tutto e poi quelle opere, le stalle e tutte le abitazioni sono state vuote dopo che hanno distribuito la terra ai contadini e sono ancora vuote adesso.

E noi ci troveremmo, se ci mettiamo su questa strada, state tranquilli, ci troveremmo con una serie di stabilimenti, se poi vogliamo farne altri, di stabilimenti e capannoni vuoti che, con la soddisfazione di Manganoni, diremo, siamo proprietari però del capannone che c'è ad Arnaz e dovremo andare a cerca chi vuole venire ad installare un'altra industria.

Quindi, sia ben chiaro, per quello che noi abbiamo acquistato, eravamo d'accordo di fare un esperimento e siamo pronti a fare questo esperimento; per l'altro noi diciamo che, se c'è da costruire qualche stabilimento nuovo, si vedano delle incentivazioni diverse, si veda un qualche cosa, ma assolutamente un qualche cosa che assolutamente è contro tutti i principi di sana amministrazione. Quindi, sia ben chiaro, Presidente della Giunta, che io non ho nessuna incertezza su quello che ho detto sul secondo punto e l'incertezza che posso avere sul primo è solo quella di darlo e affidarlo a delle persone che diano delle garanzie per fare quello che debbono fare.

Solo questa l'incertezza che abbiamo; perché voi potete conoscere le informazioni, qualcuno ha detto che ha delle informazioni diverse, ma questo, io non voglio entrare in questo momento, dico: è una questione che dobbiamo garantirci, facciamogli pure tutti gli agréments che vogliamo, discutiamone insieme, quell'esperimento lì, ci siamo messi su quella via al momento dell'acquisto che abbiamo deciso di acquistare la Sirca Davit, ma non facciamo, non veniamo a proporre un'altra questione. Io non voglio assolutamente, con questo, mettere in dubbio la serietà di Carminati e tutto, perché Carminati è un nome e, quindi, da quel lato lì... Ma è il sistema che dovete pensare.

Manganoni (P.C.I.) - Scusi Presidente, questo forse non è compito mio, dato che noi come Gruppo sosteniamo questo nuovo criterio, contrariamente alla legge sui contributi a fondo perduto che abbiamo sempre tutti criticato, ecco perché mi sento in dovere di intervenire per precisare una supposizione.

Dice Fosson: le opere di bonifica, i contadini sono andati dentro, hanno abbandonato, se ne sono andati, hanno lasciato la casa. È vero, ma quando un contadino è andato dentro a quella casa, non ha tirato fuori un soldo. Va bene. Io parlo di dove sono andati; perché dove non sono andati la questione è chiusa.

Qui l'industria, questo industriale che entra investe circa due miliardi, dico due miliardi di macchinari. Ora, questo macchinario lo installa, lo installa in questo capannone; ma c'è di più: se noi seguissimo il vecchio criterio della legge vigente attuale, noi cacceremmo fuori di tasca duecento milioni da dare all'industriale, il quale domani chiude; la Regione non recupera una lira, non solo ma se la Regione vuole acquistare lo stabilimento e i terreni, succede come è successo con la Sirca Davit: trattative per più di un anno e abbiamo cacciato fuori i milioni che sappiamo.

In questo caso, supponiamo che dopo un anno o due l'industriale chiude, facciamo un'ipotesi; auguriamoci di no, purtroppo chi ci rimette, come sempre, sono i lavoratori perché ne verrebbero licenziati. Ma adesso ragioniamo dal punto di vista della Regione; se noi avessimo applicato la vecchia legge, si dice che rimettevamo le centinaia di milioni e chiuso. Con questo nuovo sistema, che noi approviamo, la Regione immediatamente, o nello spazio di alcuni mesi, rientra proprietaria dei terreni e dei capannoni. Praticamente, è vero che i capannoni non è detto che subito si trovi un'altra industria e viene ad installarsi con quei capannoni, questo può essere un inconveniente; per la Sirca Davit gli attuali capannoni, per esempio, l'abbiamo trovata. I capannoni costruiti con criteri moderni, cioè nel senso dello sviluppo orizzontale anziché verticale come quello dell'attuale cotonificio della Brambilla, si ispira ai criteri moderni. Ora, la Regione non è che ci rimette i milioni, le centinaia di milioni, come la vecchia legge, perché rientra in proprietà immediatamente, nello spazio di alcuni mesi. Dipende dalla convenzione, dei terreni o dei capannoni. Chi è che ci rimette?

Ora, io mi chiedo questo, io qui non voglio né fare i complimenti ai Carminati o agli altri, agli industriali, perché noi sappiamo che gli industriali pensano esclusivamente al loro portafoglio; però quell'investimento di oltre due miliardi di macchinario, l'avviamento commerciale e tutto, è l'industriale che ce lo rimette, il macchinario installato, però le spese di installazione, macchinario che dopo alcuni anni che funziona è svalutato, noi sappiamo nel campo industriale che non ricavi più certamente quei fondi. Allora, ecco perché noi siamo favorevoli a questo nuovo criterio, anziché centinaia di milioni a fondo perduto, ma investimenti che rimangono di proprietà della Regione ed è per questo che noi ci dichiariamo favorevoli a questo criterio nuovo, indipendentemente dai Carminati o dagli altri nomi, ma è il criterio che noi seguiamo, perché noi giudichiamo migliore della vecchia legge.

Ramera (D.C.) - Dato che il Consigliere Manganoni parla a nome del Gruppo comunista, e prima non avevo citato un suo sacerdote, semplicemente questo: l'onorevole Barca, dirigente del settore economico del Partito comunista, ha detto in una recente conferenza che è ora di smetterla di creare degli squilibri - se vuoi prenderti nota, io lo dico a memoria - tra il settore pubblico e privato, perché l'IRI non deve divenire il cronicario delle aziende malate. C'è anche un motivo, se vuole glielo spiego anche, perché le industrie pubbliche che assumono troppo potere creano naturalmente il potere del sottogoverno, naturalmente.

Ad ogni modo, questo l'ha detto Barca, no, d'accordo che lui è sempre un numero suggestivo, in tutto questo, perché a un dato momento mi verrebbe voglia di dirgli: a me fa comodo la villa a Courmayeur, i mobili me li metto io, la villa me la costruisce la Regione, poi i mobili me li porto via quando fa comodo a me, dato che siamo in questa politica, no?

Già una volta, parlando di contributi, avevo detto che mi serviva la Mercedes, dato che qui in Valle d'Aosta tutti erano contribuiti in tutti i settori, io non sapevo come chiederlo; e qui stiamo discutendo di un problema serio, stiamo discutendo di un problema serio, con questo provvedimento duplice, noi stiamo facendo della discriminazione o del favoritismo, perché? Perché se altre aziende che attraversano un periodo piuttosto critico, come la Guinzio Rossi, che si è appellata a varie forze politiche perché l'aiutino a ottenere forniture dal settore pubblico, proprio per poter sopravvivere, o la Morgex-Carbo o, addirittura, la Soie di Châtillon. Visto che c'è Lustrissy, tu assumi sempre toni di sufficienza, parla, i tuoi toni di sufficienza a me indispongono anche quando li fai ad altri, e non soltanto quando li fai a me; ma tu hai solo che da prendere il microfono e rispondi, stà tranquillo che poi... (voce di Lustrissy) ...Che cosa? Io faccio delle ipotesi, se industrie attualmente esistenti possono trovarsi in difficoltà noi che cosa faremo, dato che...tipo la Soie di Châtillon. Assistiamo o lo leggiamo sui giornali che la Montedison chiude stabilimenti in varie zone, e speriamo non accada, ma accadesse, noi dovremmo prendere analoghi provvedimenti perché non si adottano due pesi e due misure qui... e tu gli vai poi a dire: arrangiatevi?

Se ti preoccupano i disoccupati, ti preoccupano sia gli uni che gli altri, non sotto un'etichetta o l'altra; qui non siamo al giro d'Italia, con gli accasati della Salvarani o della Benotto, va bene?

E poi, vorrei sapere in base a quali criteri di valutazione si porta in Consiglio un certo problema, perché allora voglio ricordare a colo che hanno assistito alla contrattazione tra la Cogne e la Brambilla, tramite la Commissione della Regione, che il signor Brambilla all'inizio chiedeva un miliardo e quattrocento milioni e noi gli abbiamo fatti gli auguri e figli maschi e l'abbiamo preso per poco più di un terzo del richiesto, come Cogne. Ma da parte di qualcuno, ci si diceva, dovete dare un miliardo; queste sono le valutazioni che si fanno da parte di terzi politici e di terzi amministratori.

Non possono che sedere al Governo regionale; perché non credo che tu Consigliere possa aver trattato questi problemi.

Quindi, io vorrei sapere in base a quali criteri di valutazione vengono portati oggi gli ottocento milioni e cose del genere.

Comunque, ancora una volta io dico che noi siamo dichiaratamente contro una scelta unica di settore, soprattutto di un settore agonizzante.

Quando si fa un esperimento lo si fa con quello che abbiamo, e abbiamo uno stabilimento acquistato recentemente a peso d'oro perché la valutazione non è certo quella che noi abbiamo pagato.

E se fosse stata acquistata da industriali diversi, state tranquilli che non si pagava quattrocento milioni, visto quel che si è pagato la Brambilla costruzioni.

Quindi, noi siamo contro la costruzione di un nuovo stabilimento, perché una scelta di settore sbagliata e, quindi, noi non possiamo che avere le perplessità di questa scelta su due binari che, però, portano, a un unico settore agonizzante come quello tessile, per il quale ci sono attualmente sessantamila disoccupati.

Mappelli (D.C.) - Io arrivo un po' con il biroccio, in ultimo, tranquillo, sentita tutta la chiacchierata, e mi sembra che vi siano due problemi. Sul primo non entro nel merito, perché tanti lo hanno fatto e hanno detto bene sulle loro e sulle nostre perplessità in merito alla scelta del tipo di attività per cui la Sirca Davit verrà di nuovo reinserita in un ciclo di produttività e, dunque, di posti di lavoro.

Io chiedo al Presidente della Giunta, ed è questo che non riesco a capire, cosa abbia espresso la programmazione della scelta della seconda attività che viene inserita immediatamente, contemporaneamente alla prima. Perché, evidentemente, se non vi sono, come lui ha detto prima, non ci sono delle seconde finalità, è chiaro come il buon giorno che ci potrebbero essere altre zone che hanno bisogno dell'inserimento. Prima valutazione.

Seconda valutazione: è chiaro, e non riesco a concepirlo nella mia mente, come mai non abbiamo ancora trovato una soluzione e messo in funzione la Sirca Davit ed è da due anni che se ne discute su questa soluzione, che già alle adiacenze la Regione dovrebbe investire - perché si parla di ottocento milioni, all'inizio, poi in finale potrebbe essere anche di più. Non riesco a capire il motivo di questo inserimento, perché si è già trovato il Consiglio di amministrazione, si è già trovata questa società che dovrebbe poi rilevare questo secondo stabilimento, quando si sta ancora discutendo la soluzione della Sirca Davit.

Ora la programmazione, che prevede in quella zona l'immediato sviluppo, in questo settore, sia della Sirca Davit e poi di quell'altra, non vi sono altre zone, altre necessità in Valle d'Aosta? Questo mi sto chiedendo, perché se no, diversamente mi viene il dubbio che ci potrebbero essere in prospettiva degli interessi da parte di persone; è chiaro come il buon giorno.

Perché, uno è il discorso della Sirca Davit e un altro è l'altro discorso. Quando il Presidente dice che uno non ha niente a che vedere con l'altro, sono due cose diverse, ma allora chiedo a lui: ma allora, perché in quella zona le due cose vengono concentrate, contemporaneamente, quando noi il problema di fondo è, sin da un anno e mezzo a questa parte, si cerca la soluzione della Sirca Davit. E allora, a un certo momento, potremmo così, io non dico Cogne, perché grazie a Dio c'è una miniera, ma evidentemente, a Valgrisanche o dove volete voi, in altre zone, con la fascia collinare degli ottocento-mille metri a Emarèse, dove volete voi, hanno delle necessità di industrializzazione e, mentre noi vediamo, ed è qui il dubbio, per le grandi perplessità, per cui non abbiamo ancora definito il problema Sirca Davit che vi è già all'orizzonte un investimento di miliardi, perché qui si parla di ottocento milioni, ma quelli sono oggi, poi si faranno i conti come sempre alla fine e sappiamo quando la Regione prende certe strade, non dico avventure, ma certe strade, evidentemente i costi e i programmi sono quelli

Ecco, tutto qui.

Io certo, potrei meravigliarmi, se Rovarey (?) adesso fa l'industriale ma come amministratore della Valle non riesco a capire, francamente, questa impostazione, se non appunto, velata di interessi o qualcosa di peggiore che ci sta sotto.

Io non riesco a capire.

Montesano (P.S.D.I.) - Altri che chiedono la parola?

Allora, io vorrei dire, io ho sentito parlare della vecchia legge e il nuovo sistema.

Ora, io per il dovere anche di mia carica, devo ricordare ai signori Consiglieri che non si tratta mica di una vecchia legge, si tratta di una legge operante, di una legge che sussiste ancora e la quale ha la sua validità sino a quando il Consiglio non l'avrà modificata.

Si può modificare con un sistema, si deve modificare con un'altra legge.

Ora, dobbiamo ricordare tutti che la legge del '62 prevedeva alcuni aspetti su questo problema dell'incentivo della Valle, per l'industrializzazione, specie nella bassa Valle, nel 1968, la legge è stata modificata ad unanimità dal Consiglio e ha preso in esame proprio la questione che prima la legge del 1962 non contemplava; cioè, a dire, non contemplava la costruzione degli stabilimenti.

Ebbene, io devo ricordare al Consiglio che con quella modifica dell'11 marzo 1968, recante provvidenze per l'impianto di nuovi stabilimenti industriali in zone economicamente depresse della bassa Valle, della Valle d'Aosta, l'articolo 2 dice: "è autorizzata la concessione di contributi straordinari ai sensi della legge regionale 21.8.1962, numero 20 anche nelle spese per la costruzione di nuovi stabilimenti industriali, e per la trasformazione, l'ampliamento, l'ammodernamento e il trasferimento di stabilimenti industriali già esistenti nel territorio della Valle d'Aosta, sino all'ammontare massimo del dieci per cento delle spese ammesse e effettivamente sostenute".

"L'importo dei contributi previsto dal presente articolo non potrà superare la somma di lire cento milioni per ciascuna impresa industriale".

Io ho voluto far emergere all'attenzione dei Consiglieri questa validità, tutt'ora esistente, della legge per l'incentivo nelle costruzioni degli stabilimenti, affinché ne tenesse il conto dovuto nel prosieguo della discussione e anche nell'interruzione del Consiglio, richiesta dal Consigliere Andrione.

Ora, io, per mio giudizio, considero questa legge operante, che stabilisce, disciplina in modo tassativo l'intervento della Regione nell'ambito della costruzione degli stabilimenti industriali che, naturalmente, si discosta notevolmente dalla proposta fatta, che è quella della costruzione in proprio di uno stabilimento, che non so in quale disposto legislativo approvato dal Consiglio possa ritrovare domicilio coatto.

Ora, questo io lo segnalo a titolo proprio di responsabilità anche del Consiglio, affinché lo consideri nella dovuta cautela, in modo da avere contezza anche nel futuro della discussione, e poter semmai prendere i provvedimenti per ritrovare una nuova strada nell'incentivazione da parte della Regione; però quello che è certo è che la legge non è una vecchia legge ma una legge operante tuttora valida.

Allora, prima la parola al Presidente della Giunta; poi c'è la proposta della sospensione.

Dujany (D.P.) - Per quanto ha affermato il Presidente del Consiglio, vorrei precisare che, con questo atto, sottoposto all'approvazione del Consiglio, so costituisce semplicemente un patrimonio dell'Amministrazione regionale; ed è chiaro che la legge sull'industrializzazione rimane operante, in quanto servirà, qualora il Consiglio lo riterrà opportuno, per interventi diretti a contribuire a determinate iniziative.

Quindi, i problemi sono due fatti distinti e sono due fatti indipendenti.

Ripeto, vorrei ancora ripetere quanto ho già detto, in modo molto sintetico e breve.

Questo è un provvedimento straordinario in una zona particolare, in un momento particolarmente difficile.

A tranquillità di alcuni Consiglieri, vorrei precisare che la Carminati si è dichiarata disponibile a installare lo stabilimento in Valle d'Aosta solo dopo aver ottenuto l'approvazione del mutuo di un miliardo da parte dell'IMI; se non avesse avuto l'approvazione di questo, la possibilità di contrarre questo mutuo, non si sarebbe lanciata in un'iniziativa del genere.

Quindi, mi pare che il rischio di questa operazione esiste, tanto più che trattasi di un imprenditore che lancia una iniziativa in Valle d'Aosta spendendo una cifra di circa due miliardi, accendendo un mutuo di un miliardo e più, chiedendo, offrendo le garanzie sugli immobili che non esistono, nello stabilimento nel quale esercita la propria attività.

Questo volevo precisarlo, a titolo di chiarimento.

Problema della disoccupazione: dunque, Fosson dice: "ma perché non ce l'avete detto prima". Signori miei, il problema della disoccupazione è una realtà della Valle d'Aosta, qualunque Consigliere la conosce, qualunque Consigliere aveva la possibilità, naturalmente, di farla presente.

Non credo che avesse avuto bisogno che la Giunta facesse da pungolo ai Consiglieri... chiuso.

Ancora una precisazione a Mappelli: mi pare di aver capito perché create questo stabilimento nella zona di Arnaz; per una ragione semplicissima, che in quella zona abbiamo avuto la chiusura di due stabilimenti, occupanti personale femminile, ed avevamo la disponibilità dell'area in una quantità sufficiente per accelerare la creazione di un'industria.

Montesano (P.S.D.I.) - Allora il Consiglio approva questa proposta di sospensione?

Va bene.

Allora la seduta è sospesa.

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La seduta viene riaperta alle ore 20,43.

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Montesano (P.S.D.I.) - Allora, si può dare la parola per dichiarazione di voto.

Chi chiede la parola? Vice presidente Fosson. Premetto che i due oggetti si mettono a votazione separatamente.

Fosson (U.V.) - Noi abbiamo espresso ampiamente quale era il nostro pensiero sui due argomenti sottoposti all'approvazione del Consiglio; quindi, la dichiarazione di voto è molto semplice: per la prima, quella che tratta l'affitto della Sirca Davit attuale, noi rimaniamo, abbiamo preso atto delle informazioni, la Giunta dice che ha avuto delle informazioni buone su quello che dovrebbe affittarlo. Noi, qualcun altro, ha avuto delle informazioni meno buone; avremmo preferito, forse come nome, che fosse fatta una trattativa con Carminati. Per quanto concerne quella, dato che noi vediamo un primo esperimento che speriamo valido, ma a questo punto, vorremmo dire, lasciamo alla Giunta di approfondire il problema e eventualmente di portare non la convenzione, così come è portata, perché ci sarebbero diversi punti da vedere, che approfondisse il problema; e noi, su questo punto, come indirizzo saremmo favorevoli.

Sul secondo punto, invece, per tutte le ragioni che non sto più a esporre e che sono state esposte ampliamente in precedenza, noi riteniamo che non sia compito della Regione quello di imbarcarsi a costruire degli stabilimenti industriali per poi cederli in affitto e, quindi, votiamo contro.

Montesano (P.S.D.I.) - Allora, chi ha altre dichiarazioni di voto da fare? Allora, Consigliere Ramera.

Ramera (D.C.) - Non credo di dover ripetere nuovamente quello che ho già detto; per noi la scelta è la cosa principale, non siamo già entrati prima in merito alla scelta delle persone. Diciamo che per noi possono essere buone. Naturalmente, secondo le informazioni della Giunta; noi siamo contro la costruzione di uno stabilimento nella zona di Arnaz, se questo stabilimento ha la stessa destinazione dello stabilimento Sirca Davit, perché non crediamo e non ravvisiamo nell'attuale momento economico alcuna condizione perché questo settore abbia possibilità di sviluppo e dia delle garanzie per l'occupazione.

Quindi, siamo contro questo investimento di denaro della Regione.

Per la prima soluzione, è chiaro che, avendo acquistato bisogna destinare questi locali, questi immobili, io non so, adesso vedere se la convenzione è fatta con, non ricordo, Sassone, votando noi la seconda, vi rimangono due alternative di scelta. Sta a voi scegliere la migliore, per noi sta bene l'affitto dei locali per quella destinazione, anche se non ci va la destinazione di quel settore, comunque sta bene l'utilizzazione. Sta a voi scegliere fra le due soluzioni, la Sassone, o la Carminati, se possono entrambi adattarsi; per il resto, naturalmente, siamo contro.

Montesano (P.S.D.I.) - Io vorrei domandare il completamento di questa convenzione, che è stata soltanto indicata modificata nella durata dell'affitto da anni trenta a anni nove, però non ha indicazioni dal punto di vista della destinazione della società, nevvero, il nome, quindi bisognerebbe che fosse completata per poterla fare approvare dal Consiglio. L'oggetto numero quattordici. Almeno, io ho il foglio in bianco, credo che tutti abbiamo il foglio in bianco.

Il Consiglio desidera la completezza di questa bozza? Con i nominativi.

"Con la presente scrittura privata redatta in duplice originale, oltre all'esemplare... tra la Regione autonoma della Valle d'Aosta, in persona del suo legale rappresentante, dottor Dujany, ecc.... che in data... nel corso della presente potrà essere chiamata semplicemente locatrice è la società...". Ecco, non c'è nulla di preciso.

Allora, il Consiglio vuole deliberare su questo elaborato?

Fosson (U.V.) - Noi avevamo già detto il 14 luglio, che per deliberare sulla bozza di convenzione bisogna sapere, avere i particolari; non possiamo, così in bianco, a parte che ci sono altre osservazioni da fare anche sulla convenzione.

Noi, oggi, abbiamo fatto una discussione ancora generale di indirizzo, quindi, come indirizzo, di quello che abbiamo fatto come dichiarazione di voto; è per affittare la Sirca Davit, e non per la questione della costruzione del nuovo stabilimento.

Certo che per avere, per deliberare su una bozza di convenzione non possiamo dire: "la costituenda società", perché possiamo, così, in via di massima, ma assolutamente, bisogna che il Consiglio sia di nuovo investito per l'approvazione della ... ma non finiamo più. Mettiamo che, a un certo momento, voi avete dato dei chiarimenti su una persona, su una persona sola, non avete parlato di società, per questo punto qui, e la bozza di accordo è con una costituenda società; noi dovremo sapere come sarà costituita questa società e questo, mi scusi signor Presidente della Giunta, è il minimo che ogni Consigliere può chiedere. Anche con tutte le buone volontà, non è per ritardare o che, ma come si fa... e se poi, invece, noi non mettiamo qui il signor Sassone, perché dice: "la costituenda società", quale sarà l'oggetto sociale, quale sarà, chi farà parte di questa società?

Mi sembra che sia elementare.

Dujany (D.P.) - Scusatemi, se il Consiglio regionale non dà l'approvazione di impostazione a questo problema, come facciamo a fare gli atti esecutivi?

Se manca l'impostazione generale non possiamo fare gli atti esecutivi.

Quindi, la bozza è una bozza di convenzione indicativa; è chiaro che i nostri rapporti sono con questo signor Sassone di cui avete le informazioni. Poi la società si chiamerà, non so, con un nome "Società Arnaz" o vattelapesca che cosa, questo non interessa. L'essenziale è che sotto ci sia quel tipo di industriale che ha quelle capacità e quella volontà di iniziativa.

Caveri (U.V.) - Io non ho più replicato al Presidente della Giunta. Avrei avuto tante cose da dire, ma star lì a pestare acqua in un mortaio non mi piace. Io ho detto quello che avevo da dire su questo problema e non ho più replicato.

Ma adesso mi trovo davanti a un fatto nuovo, cioè mi trovo, ci troviamo tutti davanti a un fatto nuovo.

Il Presidente della Giunta se ne viene fuori, fresco come una rosa, in sostanza a farci capire che questa società non esiste ancora. C'è dunque soltanto il signor Sassone; e allora è vero quello che mi è stato detto in quelle tali informazioni, che il Sassone è un procacciatore di affari, e la società è ancora da fare.

In queste condizioni, noi eravamo pronti a votare a favore della prima proposta, di cui al numero quattordici, credendo che la bozza di convenzione sarebbe stata completata con il nome della società.

Adesso Dujany se ne viene fuori, io non voglio neanche qualificare questo comportamento, perché se lo qualificassi con dei sostantivi, degli aggettivi adatti, direste che io sono una persona cattiva; non voglio che diciate che sono una persona cattiva e, allora, non dico niente di più. Visto che il Presidente della Giunta non precisa il nome della società, evidentemente non precisa il nome della società perché la società non esiste ancora. In queste condizioni, noi siamo obbligati, anche su questo punto, per il quale noi volevamo votare a favore con tutte le riserve del caso, in questo caso siamo costretti ad astenerci.

Chiaro.

Ramera (D.C.) - Oh! Qui quando qualcuno ha parlato di malignità, io ho sollevato il libro del "Padrino", insomma, non era poi fuori posto perché, caro Presidente della Giunta, per il problema numero quindici, abbiamo una convenzione completa, sulla quale abbiamo discusso, abbiamo malignato o meno. Qui mi sorge il dubbio che questa società Sassone, seguendo quello che dice il capo gruppo D.P., deve ancora trovare la società valdostana da assorbire.

Ecco, per la celerità delle cose e per risparmio di capitale, no, Pollicini, hai detto che la SIV è stata assorbita per ragioni economiche e per celerità burocratiche, ecc., e fiscali. Invece per questa, caso strano, noi dovremmo votare in bianco. Ma siamo mica diventati matti, per caso, qui dentro? E poi sempre quella storia dei duecento, veniamo qui a mescolare le carte. Ma io non voglio mica domani essere accusato di aver votato un illecito! Va bene?

Questo da parte mia, non per parte del mio Gruppo, personalmente. Questa non è una bozza, questa è la bozza della bozza. Qui si mette nero su bianco e io voto, altrimenti, votatevelo! E questo voglio che sia messo a verbale, perché la Commissione di Coordinamento deve sapere come si vota in questo Consiglio.

Io non voto a carte false.

Dolchi (P.C.I.) - Ma io, forse nel calore della discussione, i colleghi che si sono interessati particolarmente della bozza non hanno più presente il testo della deliberazione che la Giunta sottopone all'approvazione del Consiglio, richiamo l'attenzione dei colleghi sul punto due.

Si può discutere se il punto due è una prassi da seguire o non da seguire, cioè quella di delegare alla Giunta l'adozione di ogni successivo provvedimento.

Non è la prima volta che noi, come Consiglio, e in altre occasioni l'abbiamo fatto presente e molte volte il Consiglio è stato unanime nell'accettare questa dizione, il Consiglio approvasse in linea di massima, delegando alla Giunta tutti i successivi atti deliberativi necessari al perfezionamento della deliberazione.

Mi sembra che la bozza di convenzione semmai è un di più se noi accettiamo la tesi di delegare alla Giunta tutti gli atti e facciamo un atto di fiducia alla Giunta, come l'abbiamo fatto nel corso di tutte le trattative che sono state portate avanti dalla Giunta - e mi ricordo di una deliberazione non formale, perché era sulle comunicazioni del Presidente della Giunta di alcuni mesi fa - quando il Consiglio ha detto al Presidente e alla Giunta: continuate a trattare, è importante che si addivenga rapidamente all'acquisto di questi terreni e di questo stabilimento per farne al più presto una nuova iniziativa industriale, e deleghiamo la Giunta in questi limiti a trattare. La Giunta ha trattato; la Giunta con quel mandato ha trattato. Si tratta ora di vedere se le ragioni per cui allora abbiamo preso quella decisione sono ancora valide e ancora deleghiamo la Giunta ad adottare, come scritto nel comma due del deliberato, i successivi provvedimenti deliberativi.

Andrione (U.V.) - Mi sembra che il Consigliere Dolchi rovesci completamente quella che è la posizione corretta, perché noi il punto due della delibera lo votiamo, ma sapendo con chi quei provvedimenti successivi dovranno essere adottati. L'esempio che il Consigliere Dolchi ha fatto, noi autorizziamo la Giunta a comprare da Pesenti-Rivetti per un dato prezzo; ed è chiaro al Consiglio, la trattativa era circoscritta.

Ma qui come facciamo ad autorizzare la costituzione e un contratto con una società che è bianca, che assolutamente non si sa chi sia, perché sappiamo che esiste un signore che si chiama Sassone che si interessa di questo problema, ma la società non esiste?

Anche, tu dici la beffa potrebbe non esserci; benissimo, potrebbe non esserci la beffa, però ci deve essere con si tratta e i provvedimenti con chi devono essere presi.

Chabod (D.C.) - Stamattina c'era Manganone che diceva, si lamentava delle funivie e delle seggiovie; quando diamo dei contributi alle funivie e alle seggiovie, diamo dei contributi a delle società, sappiamo a chi le diamo. Qui, addirittura, invece si fanno firmare delle cambiali in bianco. Io mi rifiuto, come Ramera diceva, di votare questo.

Manganoni (P.C.I.) - Alcuni colleghi, nei loro interventi, hanno detto: a me sorge il dubbio. Ed è giusto, ed è legittimo che dei dubbi sorgano ai Consiglieri. E adesso ne sorge uno anche a me di dubbio ed è questo: che ci sia la determinata volontà, da parte di un settore del Consiglio, di ricorrere a tutti i cavilli per insabbiare ogni possibilità di creare posti lavoro per le donne licenziate dalla bassa Valle.

Infatti, rinviando l'approvazione, noi per due mesi il Consiglio non si riunisce più e, quindi, sono due mesi persi... (Interruzione del Consigliere Ramera) ...Allora, io dirò questo a Ramera, che la propaganda che io faccio nei miei comunelli, io direi a Ramera che si interessi della propaganda che fa lui nei suoi comunelli, va bene? Primo.

In secondo luogo, i miei dubbi vengono maggiormente confermati dalla posizione di Ramera, il quale pensa, e questo è il dubbio che mi sorge, più tempo facciamo perdere e più cavilli solleviamo, chissà che non riusciamo a convincere il Gruppo comunista, che sostiene questa tesi, e forse anche gli altri, di accettare il rinvio, con due mesi di ritardo, poi lascia arrivare settembre...

Ebbene, sia molto chiaro, noi a queste manovre non ci prestiamo. Questo sia molto chiaro. Perché questo adesso lo confermi ancora tu, che il mio dubbio non è un dubbio, ma una certezza. Adesso, me l'hai confermato.

Quindi, sia molto chiaro, voi potete sollevare tutte le obiezioni che volete; noi da parte nostra preghiamo la Giunta di mettere ai voti, perché se no domattina siamo ancora qui a discuterne, e ognuno si assuma le proprie responsabilità; perché è ora di finirla, di prendere in giro i disoccupati della bassa Valle, perché anche vostri esponenti, vostri esponenti della Democrazia Cristiana sono andata laggiù a promettere la luna, vostri esponenti, Ramera, del tuo partito. Li ho sentiti io, i quali hanno promesso di interessarsi ad Aosta e a Roma di fare tutto il possibile che oggi, dopo due anni, quando ne abbiamo la possibilità, che lascia anche sorgere dei dubbi sulle garanzie, comunque abbiamo la possibilità di aprire due stabilimenti. Questa è la vostra posizione.

Quindi, adesso vi siete smascherati.

Mappelli (D.C.) - Sembrerà strano, ma io, con tutta la mia tranquillità, vorrei chiarire e dire all'amico Manganoni che lui vuol farci dire quello che noi non abbiamo neanche mai pensato.

E lo dimostro subito.

Manganoni, se fosse stato obiettivo e se la sua mente è ancora fresca, lucida, dovrebbe ricordarsi che il 14 di luglio altro Consiglieri, in questa sede, avevano chiesto e ripetutamente chiesto alla Giunta di mettere bianco su nero i nominativi della società che avrebbe poi rilevato la Sirca Davit.

Noi siamo venuti in questa sede e la dichiarazione di voto sia prima del Consigliere Fosson... non ti ho interrotto, qui non siamo al Soviet supremo, tu non mi fai star zitto, stai tranquillo e lasciami esporre il mio punto di vista, hai capito Manganoni?

Qui, prima, sia il Consigliere Fosson e dopo il Consigliere Ramera hanno detto chiaramente che eravamo disposti a votare per una soluzione della Sirca Davit, è chiaro? Se c'è un rimprovero da fare, ed è qui che non accetto l'insinuazione bassa da parte del Consigliere Manganoni, quando ritiene di volerci addossare le supposizioni e delle posizioni che noi non abbiamo mai pensato, come dicevo prima, di non volere, cavillando, dare dei posti di lavoro.

Ma se Manganoni, seriamente, se la Giunta era in una posizione di informativa come era doveroso che la Giunta mettesse a nostra disposizione, noi votavamo a favore e questo voleva dire tranquilli tutti e voleva dire fare gli interessi dei lavoratori della bassa Valle.

Ma, così, la responsabilità eventualmente morale è della Giunta che non è stata chiara nelle garanzie e nell'informativa ai Consiglieri regionali.

Ora, noi non abbiamo detto che votiamo contro, vi lasciamo la responsabilità di portare avanti un carrozzone in questo sistema. Se, invece, la cosa, l'informativa veniva seriamente messa a nostra disposizione, il voto favorevole l'avevamo già annunciato. Dunque, la tua è malafede e non voglio polemizzare di più.