Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 226 du 26 novembre 2008 - Resoconto

OGGETTO N. 226/XIII - Interpellanze: "Modalità di applicazione in Valle d'Aosta della legge 169/2008 recante disposizione urgenti in materia di istruzione e università".

Interpellanza

Considerato il D.L. n. 133 del 6 agosto 2008 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria" e in particolare l'articolo 64;

Preso atto delle disposizioni attuative del D.L. n. 137 (Decreto Gelmini) del 1° settembre 2008 "Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università";

Preso atto della ribadita autonomia delle Regioni a Statuto Speciale ivi contenuta;

i sottoscritti Consiglieri regionali

Interpellano

l'Assessore competente al fine di conoscere gli intendimenti circa l'attuazione delle disposizioni contenute nel D.L. n. 137 del 1° settembre 2008 da parte dell'Amministrazione regionale.

F.to: Lattanzi - Zucchi

Interpellanza

Preso atto che il Senato della Repubblica il 29.08.2008 ha approvato, in via definitiva, la conversione in legge del decreto del Consiglio dei Ministri 137/08, la cosiddetta riforma Gelmini;

Atteso che nella Gazzetta Ufficiale n. 256 del 31 ottobre 2006 è stata pubblicata la legge n. 169 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1º settembre 2008, n. 137, recante disposizioni urgenti in materia di istruzione e università";

Constatato che il comma 1-bis dell'articolo 8 precisa che: "Sono fatte salve le competenze delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano.";

Richiamato l'articolo 64 della legge 133/08 che contiene Disposizioni in materia di organizzazione scolastica, relativamente al Capo II Contenimento della spesa per il pubblico impiego;

Visto che in più occasioni l'Amministrazione regionale ha dichiarato l'intenzione di voler dare applicazione solo parziale del decreto 137/08, ora legge 169/08, rivendicando le prerogative statutarie e normative in campo scolastico della Regione Autonoma Valle d'Aosta;

i sottoscritti Consiglieri regionali

Interpellano

l'Assessore competente per sapere:

1) come intenda procedere in merito alla definizione puntuale di quali aspetti della legge 169/08 siano da recepire immediatamente (qualora vi sia qualcosa da recepire), quali siano da applicare solo parzialmente e quali siano da non applicare per nulla;

2) se si intenda coinvolgere, a differenza di quanto ha fatto il Governo nazionale, le parti sociali, le famiglie e gli studenti, e in fine il Consiglio regionale per addivenire ad un provvedimento o a più provvedimenti (se necessario) approvati da un'ampia maggioranza del Consiglio regionale, nella definizione delle questioni di nostra competenza e nella deliberazione di quali parti non recepire;

3) se ad oggi sia possibile fornire un primo indirizzo alle Istituzioni scolastiche di ciò che si applica con urgenza - come nel caso dell'articolo 71 della legge 133/08 - (se si deve applicare) e di ciò che non si applica con le motivazioni delle scelte.

F.to: Donzel - Rigo - Fontana Carmela

Président - Le point 17 sera examiné conjointement avec le point 10.

La parole au Conseiller Lattanzi.

Lattanzi (PdL) - Ho accettato di unificare le due richieste perché la domanda era sostanzialmente la stessa, non so se lo spirito con il quale abbiamo fatto l'iniziativa è lo stesso, io cercherò di spiegare qual è lo spirito che mi ha portato a confrontarmi con l'Assessore sul famoso o famigerato decreto Gelmini.

Il mio non è un sostegno di parte al provvedimento Gelmini, perché mi piace su questi temi farmi una idea personale dei provvedimenti nelle loro potenzialità e nei limiti; certo mi ha sorpreso la posizione che l'Amministrazione regionale ha avuto nei confronti di questo decreto che, da una parte è stato positivo in quanto ha riconosciuto più volte che alcuni contenuti di quel decreto fossero condivisibili e addirittura auspicabili, quindi ricordo ad esempio l'istituzione del voto in condotta per riportare nella scuola un minimo di serietà o perlomeno per mandare un segnale agli studenti che l'istituzione è una cosa seria e all'interno di queste istituzioni bisogna anche sapersi comportare, quindi il voto in condotta come strumento per condizionare il comportamento. Certo, non può essere risolutivo del bullismo, perché ci vogliono poi molte altre cose: l'educazione delle famiglie, le strutture, l'avviamento ai valori che in questa società stanno venendo meno, ma è certamente un segnale che l'istituzione dà, come il fatto che il voto in condotta implichi l'avanzamento nella propria formazione oppure la bocciatura nel la propria attività formativa.

Così come Il Sole 24ore analizzava i vari aspetti del decreto Gelmini, di cui si è tanto parlato, devo dire che sono rimasto molto stupito (stupito fino a un certo punto perché in politica sappiamo che c'è molta demagogia) perché molte posizioni erano anche inconcepibili sia tra gli studenti che tra gli insegnanti, o per lo meno capivo quelle degli insegnanti precari che vedevano venir meno una possibilità di lavoro per il futuro, capivo meno gli studenti delle superiori o addirittura dell'Università che sono stati quelli che hanno protestato più forte, che contestavano un provvedimento che si occupava di scuola primaria fra l'altro, con l'introduzione del maestro unico.

Qui la posizione della Regione è stata invece diversa, e si dice: prendiamo atto che a livello nazionale si vuole istituire il maestro unico, noi riteniamo che in Valle d'Aosta si debba continuare come stiamo facendo con più maestri per ogni classe, così come tanti altri aspetti, certamente la difesa delle piccole scuole di montagna; il decreto Gelmini invece prevede una razionalizzazione là dove ci siano classi con due, tre bambini, evidentemente le situazioni di montagna oggettivamente implicano da una parte delle scelte politiche e dall'altra delle disponibilità di risorse che permettono di non desertificare i paesi.

Detto questo, vorrei però ricordare qual è stato lo spirito del decreto Gelmini, che è una attuazione di quel famoso 133, di cui abbiamo già parlato stamattina, che aveva una finalità molto precisa e cioè da una parte, cercare di creare un sistema scolastico competitivo ma anche sopportabile economicamente dal nostro Paese. Allora in un contesto di crisi, di minori risorse, di mancanza di disponibilità non voglio dire che il decreto Gelmini va solo a favore di una maggiore competitività del sistema scolastico, cosa che è secondo me nel decreto prevalente, va anche ad affrontare una situazione oggettiva che è la mancanza di risorse per sostenere la formazione in questo Paese.

L'obiezione potrebbe essere "ma perché non si investe abbastanza", no, si investe abbastanza perché siamo negli investimenti in termini di media europea, addirittura in questa Regione siamo al di sopra di questa media, ma perché ormai è noto che i cittadini vogliono pagare meno tasse. Allora quando si vogliono pagare meno tasse in un momento di crisi, cittadini e imprese fanno questa domanda in maniera incessante, è evidente che chiunque governi, lo ha fatto Fioroni prima che ha dovuto razionalizzare la spesa per la pubblica amministrazione, lo sta facendo la Gelmini adesso, è chiaro che quando la coperta è corta vanno prese delle decisioni.

Quindi non mi voglio mascherare dietro il fatto, è poi altrettanto vero che sono stati stanziati dei soldi per la ristrutturazione degli istituti scolastici, la Val d'Aosta in questo ha competenza primaria, risorse, e ha una eccellenza - va ricordato in questi giorni di disgrazie in cui vediamo le scuole che crollano - noi speriamo in questa Valle e dovremmo essere in uno stato di avanzamento delle strutture logistiche abbastanza indirizzato.

Certamente, però, il decreto Gelmini affrontava anche la questione della razionalizzazione delle spese, partendo da un presupposto: spendere tanto per questo sistema è sintomo di risultati importanti per questa nazione? Tutti i dati OCSE ci dicevano no, perché poi le valutazioni politiche si fanno sui numeri e non sulle chiacchiere e sulla demagogia. I numeri dicono una cosa molto chiara: il sistema scolastico italiano è fra i più costosi in Europa e fra i meno produttivi in termini di efficacia qualitativa della formazione. Lo dice Lattanzi? No, lo dice il sistema OCSE che prende i dati dall'ISTAT.

Vi leggo un piccolo stralcio: "L'Italia rimane distante dall'Europa anche sul fronte dei titoli di studio, a dircelo è l'ISTAT attraverso il rapporto del centro statistiche per il paese, presentato il 7 maggio 2008 a Roma. Secondo l'Istituto nazionale di statistica, un italiano adulto su due (il quarantotto per cento della popolazione italiana fra i venticinque e i sessantaquattro anni) ha come titolo di studio più elevato solo la licenza media inferiore".

Il dato si riferisce al 2007 e fa sì che il nostro Paese, nel contesto dell'Unione europea, allargata ai ventisette Paesi membri, si sia piazzato fra i bassifondi della graduatoria. Dati simili all'Italia vengono riscontrati solo in Spagna, Portogallo, Malta, mentre la maggior parte dei Paesi del Vecchio Continente fanno registrare percentuali dei cittadini fermi alla licenza media pari al trenta per cento. Il divario ancora una volta è alto e, come è accaduto alcuni mesi fa con i dati OCSE-PISA 2006, si colloca in posizione poco difendibile. In Italia nel 2005 l'incidenza della spesa in istruzione e formazione sul PIL è stata infatti di poco inferiore alla media europea (4,4%) e leggermente al di sotto della media del 5% nel 2004. A preoccupare non poco la situazione italiana vi sono anche altri riferimenti dell'ISTAT come quello che dal 2004 al 2007 ha visto nelle regioni del sud aumentare la popolazione in possesso della sola licenza media (2,4 punti percentuali) per non parlare dell'alto tasso di abbandono scolastico, nell'anno scolastico 2005-2006 il numero di studenti che ha lasciato la scuola al primo anno delle superiori e che ha ancora una istruzione obbligatoria, è stato dell'11%, dato nazionale. Brutte notizie anche per quel che riguarda gli abbandoni scolastici in età di obbligo formativo. L'obiettivo UE fissato nell'ambito della strategia di Lisbona sarebbe del 10%, ma nel 2006 il valore medio dell'Unione si è attestato al 15%. La corrispondente media per l'Italia è pari al 20%. Tra i paesi più virtuosi con una bassa percentuale di abbandono degli studi da parte dei giovani, si segnalano invece la Slovenia, 5%, la Repubblica ceca, 5%, e la Polonia, 5,6%. Paesi dell'est che forse andrebbero rivalutati almeno sotto l'aspetto formativo o forse più semplicemente da prendere in considerazione per cambiare il nostro modello del sempre più avvilente stato di istruzione. Qualche timido segnale, tornando all'Italia, c'è stato fra il 2004 e il 2007 nella incidenza degli abbandoni precoci, l'Italia è scesa di due punti percentuali e il Mezzogiorno di tre punti. Nel 2007 solo la Provincia autonoma di Trento ed il Lazio hanno raggiunto obiettivi vicini a quelli di Lisbona del 10%, altre Regioni con valori contenuti sono Friuli (12,6), Umbria (12,7%), quelle più distanti da Lisbona sono Campania (29%), Puglia (25%). Fra il 2006 e il 2007 gli abbandoni sono aumentati in Valle d'Aosta, Liguria, Toscana, Molise, Campania e in particolare il fenomeno risulta preoccupante anche in alcune regioni del nord, fra le quali spiccano le alte percentuali della provincia di Bolzano e della già detta Valle d'Aosta. Inoltre in Italia il tasso di abbandono al primo anno... eccetera.

Aggiungo due dati che avevamo valutato a fine legislatura passata, cioè che a questo dato del più alto tasso di abbandono fra le regioni italiane, la Valle d'Aosta purtroppo ha un altro primato, cioè il più basso numero di laureati per popolazione e il più basso numero di diplomati per popolazione. Questo non è Lattanzi che sta sparando sulla Croce Rossa o sul sistema scolastico valdostano che è di eccellenza, così ci dicono le conferenze stampa fatte dal Provveditore agli studi, ma è Lattanzi che porta in Consiglio regionale una problematica di cui sa che l'Assessore è pienamente cosciente e parte da un presupposto: ma siamo sicuri che anche il nostro famigerato modello scolastico valdostano non debba essere rivisto? Ecco perché mi sono permesso insieme ai colleghi del PD di portare l'attenzione sul decreto Gelmini, perché parliamo della Val d'Aosta come se fosse un modello di eccellenza, e a me risulta che così non è.

Possiamo poi andare a contestare i dati, ma credo che da questi dobbiamo partire. Chiedo se non è il caso di applicare la Gelmini anche in Val d'Aosta per riscuotere il nostro sistema valdostano.

Président - La parole au Conseiller Donzel.

Donzel (PD) - Egregio Presidente, cari colleghi, non era concordata questa cosa con Lattanzi di presentare le due interpellanze. Però è vero che rispetto allo scorso Consiglio, mi avevano particolarmente preoccupato alcune affermazioni del collega Lattanzi che oggi ha corretto nella precedente interpellanza sul 133 e che mi avevano spinto a scrivere una interpellanza che apparentemente è simile a quella del collega Lattanzi, ma contiene un elemento di distinzione molto forte ed è il preciso richiamo alla legge n. 133, cioè decreto n. 112, e poi cercherò di spiegare perché.

Intanto rilevo questo cambiamento di atteggiamento, nel senso che l'altra volta si era invocato il 133 (decreto Brunetta) come un vangelo che in tutta Italia dovesse essere applicato e permeare tutte le strutture pubbliche, mentre oggi nel precedente intervento si rileva come vediamo di applicarlo soprattutto in una realtà autonoma come questa avendo la capacità...

(interruzione del Consigliere Lattanzi, fuori microfono)

...stai calmo, ci sono le registrazioni del precedente 133, aspetta e poi capirai, hai parlato... ci sono le registrazioni dell'altro Consiglio regionale sul fatto che bisognava colpire tutti i fannulloni attraverso quel sistema lì.

Allora, venendo a noi, andiamo a vedere nel dettaglio cos'è esattamente la "Gelmini", che cerca di riprendere e applicare l'articolo 64 della 133.

Cosa c'è dentro questa grandiosa riforma Gelmini, che dovrebbe trasformare il pessimo livello di scuola italiana e - sentite, sentite! - il famigerato modello scolastico valdostano? Andiamo a vedere. Intanto una piccola precisazione. Quando un sistema scolastico va male, bisogna riformarlo. Di questo ne sono consapevoli sia coloro che sono a sinistra, sia coloro che sono al centro, sia coloro che sono a destra, è dagli anni '70 - io ero studente allora e manifestavo - che si chiede la riforma dell'istruzione secondaria di secondo grado in questo Paese...

(nuova interruzione del Consigliere Lattanzi, fuori microfono)

...con calma, scusi, Presidente, posso parlare e poi gli darà la possibilità di replicare...

Allora, è dagli anni '70 che si chiede questo, nel 1996 fu avviata una riforma dall'allora Ministro Berlinguer che, come in tutti i paesi sappiamo che è difficile fare le riforme, non fu completata, anzi, invece di andare nell'ordine di idea di applicare questa riforma, il governo di centro destra la spazzò via con la riforma Moratti. Fu la volta di nuovo del centro sinistra e qui va detto, nonostante le pressioni sindacali, il Ministro Fioroni non spazzò via la riforma Moratti, ma tentò di perfezionarla e di migliorarla, con un atteggiamento di responsabilità. La riforma della scuola va fatta in Italia. Allora c'è chi è responsabile e c'è chi invece, nel momento in cui bisogna fare una riforma, sottrae ingenti risorse al mondo della scuola, dicendo non abbiamo i soldi, qui vogliamo pagare meno tasse, quindi andiamo a fare una operazione di razionalizzazione che è soprattutto ridimensionamento della scuola, sottraendo risorse nel momento in cui dovremmo investire nell'istruzione di questo paese, soprattutto della Valle d'Aosta.

Su questo il mio grande auspicio è di non vedere la sottrazione di risorse, almeno in Valle d'Aosta, al settore della scuola, invocando l'idea di pagare meno tasse.

Sono d'accordo anch'io che devono pagare meno tasse i lavoratori dipendenti eccetera, ma quelli che non le pagano mai in questo Paese, le paghino una buona volta le tasse e ci permettano di fare le cose che servono allo sviluppo di questo Paese!

Decreto 137 diventato legge 169. Intendiamoci, molte questioni sono degli interventi che in alcun modo sono decisivi per riformare una scuola, per darle una qualità, sono degli specchietti per le allodole. Faccio un esempio, si introduce di nuovo il voto numerico e così torniamo a ricordarci di quando c'era il tre, il quattro, il due, il sette... qui mi rivolgo però all'Assessore: rispetto alla questione del voto numerico su cui non c'è nessuna prevenzione, sappiamo che in alcune scuole si applica, in altre non si applica, in alcune si applica il sistema misto (fritto misto...). Anche qui voto numerico, lo dico a chi pensa di trasformare la scuola con il voto numerico, ma se non diamo nessun indirizzo agli insegnanti, siamo tornati a quando eravamo bambini noi, cioè c'è quello che dà il voto da zero a dieci, c'è quello che dà il voto da quattro a otto 8 (ah, io più dell'otto non do....). E questa cosa qui trasformerà la scuola italiana? Anzi, getterà il caos nella scuola, perché soprattutto nella scuola primaria possiamo forse dare due meno meno a un bambino piccolo? Fra l'altro è tornato l'uno meno, il più più, il sei al sette che nessuno ha mai capito cosa voleva dire. E questa è la grande riforma della Gelmini!

Viene reintrodotto il voto in condotta: su questo, ci fosse stato un dialogo con gli studenti, forse molte cose potevano essere appianate, ecco perché qui mi rivolgo all'Assessore. Noi quello che chiediamo è un metodo diverso da quello del Governo, non vogliamo un decreto, vogliamo una attenzione che sia invece di confronto fra le parti.

Guardate, sul voto in condotta si può essere tutti d'accordo, ma come è usato il voto in condotta? Rispetto a questo strumento che viene introdotto spero che l'Amministrazione valdostana abbia l'attenzione di fare corsi di formazione e discutere con gli insegnanti e non buttare delle cose molto delicate, senza che ci siano percorsi di attenzione e di formazione, perché può essere un deterrente ma può essere anche una cosa che, come hanno detto gli studenti che secondo me vanno anche ascoltati, può cambiare ben poco.

Si introducono norme come quella del maestro unico, e anche qui vengo a dire: maestro unico che qualche volta viene chiamato prevalente, ma sempre con un meccanismo che non è mai la chiarezza. In Valle d'Aosta faremo chiarezza sul fatto che non è vero che c'erano tre maestri in una classe. I tre maestri sono sempre stati in tutta Italia e in Valle d'Aosta, che in questo fu pioniera, prima Regione italiana ad applicare questa norma, tre maestri su due classi e tenete conto che qui ne abbiamo tre su due classi perché abbiamo ventisette ore e mezza di lezione normale, diffusa in tutte le classi.

Quando si dice: i bambini quando stanno in classe ventiquattro ore ce n'è abbastanza, quindi si parla di un altro modello che non c'entra niente con il modello della Valle d'Aosta, che a mio avviso non è famigerato, è sicuramente un modello che necessita di correzioni e di essere implementato, ma distinguerei il modello valdostano nella sua parte scuola primaria e secondaria di primo grado, da quello secondario, dove lì sì, abbiamo il modello che è ripreso dal livello nazionale.

E poi quali sono i punti salienti della Gelmini? Non sono altro che la ripresa dell'articolo 64 del Brunetta: blocco del turnover. Guardate che il blocco del turnover nella scuola è una barzelletta per chi non conosce la scuola, si chiama blocco del turnover e ha un senso là dove il numero delle persone che mi servono sono legate al fatto che posso dire in questo ufficio metto una persona in meno, perché metto un computer. Ma se io ho quindici bambini, devo per forza mettergli un insegnante. Non è che se l'insegnante va in pensione, non gli metto un insegnante; il blocco del turnover nella scuola significa creare precari, cioè mettere dei supplenti, quindi del personale che spesso non è neppure qualificato.

Infine, il concetto fondamentale è la razionalizzazione. Guardate che la razionalizzazione di cui si parla è il taglio del personale non solo docente, ma anche tecnico e amministrativo. Allora chiunque conosca la scuola, lo sa bene l'Assessore Viérin, sa che in Val d'Aosta - e di questo spero avremo conferma nei mesi a venire - abbiamo creato delle istituzioni scolastiche autonome che hanno necessità di personale perché la scuola sia autonoma, se noi sottraiamo personale tecnico e amministrativo alle scuole, certo sì siamo costretti ad accorparle, perché nessuna segreteria può funzionare dando più oneri alle scuole e sottraendo loro il personale. Quindi l'operazione sostanzialmente per il rilancio della scuola in Italia consiste nel ridurre il numero degli insegnanti, e qui anche con una falsità...

Président - ...merci, Conseiller Donzel, c'est presque deux minutes...

Donzel (PD) - ...ho finito, l'ultima battuta.

In Valle d'Aosta non è mai stata aperta nessuna scuola con due o tre bambini, chiedo anche di informarsi prima di parlare. In Italia nessuna scuola con due o tre bambini....

Président - La parole à l'Assesseur à l'éducation et à la culture, Viérin Laurent.

Viérin L. (UV) - Merci, Monsieur le Président. Je remercie les collègues pour leurs considérations, car le débat surtout sur des thèmes comme celui de l'école est très important et la confrontation doit passer forcément à travers toute une série de procédures, mais au sein du ce Conseil c'est très important de nous confronter sur ces aspects.

Pour ce qui est du décret Gelmini en effet nous avons décidé d'appliquer certaines parties, on a cité le voto di condotta, bien évidemment cela existe, finalement on redonne aux enseignants des instruments pour se faire respecter, pour reporter un peu de sérieux à l'intérieur de l'école, même si j'aime bien toujours rappeler que souvent - le collègue Lattanzi l'a dit - on a un peu la pente à décharger sur l'école des problèmes qui sont des problèmes de la société, de la famille, le manque de valeurs et de respect.

Nous avons décidé de ne pas appliquer par contre certaines dispositions du décret Gelmini, et, plus précisément, celles de l'enseignant unique et l'horaire de l'école primaire, décision qui est étayée par nos compétences statutaires et par la législation régionale en vigueur. En effet, la définition de l'organigramme des enseignants valdôtains relève du Gouvernement régional depuis l'adoption du décret du Président de la République n° 861 de 1975 et les modalités de calcul, de même que les horaires, sont définis par la loi régionale n° 18. Donc nous n'avions pas besoin d'aller repenser un système qui en effet marche.

Nous allons conserver notre modèle éducatif non seulement du point de vue de l'organisation mais aussi de l'offre pédagogique, mais une offre et un système que je veux défendre même dans ses contenus.

PISA-OCSE n'a pas des données sur la Vallée d'Aoste car PISA-OCSE sera pour la première fois appliqué en 2009 par la Vallée d'Aoste et là ce sera intéressant voir les données et je crois qu'on devra réfléchir sur les données qui vont arriver, cela pour dire que ce sera un instrument que nous n'avions pas et que pour la première fois nous avons décidé d'introduire - et c'est quelque chose que nous retrouverons dans la discussion sur le bilan où j'ai prévu des dotations financières - car c'est un aspect très important pour évaluer un système éducatif et voir s'il a des résultats ou non.

Pour ce qui est de l'abandon scolaire, deux réflexions. L'abandon scolaire est plus élevé quand un système scolaire est plus sévère, attention, pas toujours, mais c'est un élément très important. Dispersion scolaire et abandon scolaire que nous avons envie de combattre avec les parcours intégrés, instruction et formation, car si on s'obstine à faire étudier un jeune et lui il est plus porté pour d'autres matières ou pour le travail ou pour la formation professionnelle, c'est inutile. Là nous avons expérimenté pour la première fois en exerçant nos compétences primaires en la matière les parcours intégrés d'instruction et formation professionnelle, l'abandon scolaire diminue, car il y a plus de volonté d'aller envers les inclinaisons de ce jeune. Donc les deux aspects, pas seulement le premier.

Pour ce qui est des autres données, je crois qu'une réflexion va faite, mais je crois que des grandes différences entre le système scolaire valdôtain et le système scolaire en Italie existent. Par exemple, si les precari ont des problèmes hors de la Vallée d'Aoste, ici nous avons passé de temps déterminé à temps indéterminé plus de cent-trente enseignants et là nous avons résolu une partie de précaires, car les précaires il faut les résoudre, on ne peut pas continuer à travailler avec des situations de tel genre, mais parce que les exigences de l'école existent, pas simplement pour assumer!

Au passage j'aimerais bien rappeler que notre modèle éducatif n'a jamais été calqué sur le modèle national, donc ça a été en partie un choix et en partie non, nous avons déjà un système éducatif différent. Nous n'avons jamais mis en place cette double organisation, avec un horaire normal et un horaire prolongé: chez nous, l'horaire scolaire a toujours été le même sur tout le territoire, donc le problème ne se pose pas parce que le système marche. Un choix qui n'a pu se concrétiser que grâce à l'engagement des collectivités locales - donc là synergie avec les collectivités locales - qui organisent un service de restauration et de transport pour les élèves dont les parents le demandent.

Nous avons bien l'intention de continuer à protéger un certain nombre des caractéristiques qui font la qualité de l'offre scolaire de la Vallée d'Aoste et je rappelle les ressources financières - pour répondre aux réflexions de Donzel - destinées à l'intégration et au soutien des élèves, autre aspect qu'on n'a pas soulevé mais qui hors de la Vallée d'Aoste représente un problème; sont le nombre maximum d'élèves par classe qui est ici moins élevé (cinq/dix) et enfin aux petites écoles et aux écoles de montagne, qui constituent l'un des piliers de notre système scolaire.

Notre objectif reste d'offrir aux jeunes un enseignement qui soit à la fois lié aux caractéristiques, aux besoins et à l'histoire de notre territoire, mais aussi ouvert sur l'Europe et le monde. Nous voulons être profondément enracinés sur notre réalité mais surtout ouvert vers le monde et les nouveaux défis de cette société et hors de la Vallée d'Aoste aussi il y a cette exigence, d'étudier la citoyenneté italienne, la citoyenneté en général, l'educazione civica, c'est quelque chose qui veut être un enracinement à notre réalité, mais aussi une ouverture.

Nous voulons des jeunes bi et plurilingues, une école qui accompagne les enfants dès les toutes premières années de leur scolarisation vers ce parcours. En effet, le nombre d'élèves qui terminent l'université est en train de remonter grâce à la présence de l'Université de la Vallée d'Aoste, c'était quelque chose qui freinait assez le fait de pouvoir étudier à l'Université car pas tout le monde abandonnait la Région pour aller étudier ailleurs.

Sur les diplômes aussi c'est une donnée qui ouvre une réflexion, le fait qu'il n'y ait pas eu un grand nombre de diplômés était souvent lié au fait que les gens trouvaient tout de suite une occupation après les écoles moyennes, mais là aussi les données vont être rapportées à une situation qui est en évolution.

Nous investissons d'ailleurs dans ce domaine, en veillant à ce que les jeunes puissent bénéficier du soutien de personnel compétent, y compris pour ce qui est de l'anglais.

Le maxi-amendement adopté par la Chambre dans un second temps comporte, grâce à la précieuse synergie entre l'Assessorat et les représentants de la Vallée au parlement, une mesure - à laquelle les auteurs de l'interpellation se réfèrent d'ailleurs, à juste titre - qui préserve les compétences de notre Région et des Provinces autonomes, grâce à la formule fatte salve le competenze, qui a été insérée dans le maxi-amendement et donc nous en sommes réjouis.

Je crois que nous ne devons pas seulement veiller à préserver nos compétences, mais qu'il nous faut aussi les étendre et là c'est un défi que j'ai lancé car étendre ces compétences signifie adopter de nouvelles dispositions d'application qui nous permettraient également de valoriser l'action - une fois évalué comment notre système scolaire grâce à PISA-OCSE est en évolution et comment il se mesure - des enseignants valdôtains et nous dégageraient définitivement de toute obligation en matière d'application de la législation nationale quant au statut juridique et économique de ces derniers, sans qu'il soit possible de procéder ni à des ajustements, ni à une concertation entre les différents partenaires. C'est quand même un paradoxe.

J'aimerais aussi rappeler que l'article 1er de ce décret sur la citoyenneté ramène l'attention du monde de l'école sur le thème de l'éducation civique, je souligne la validité, cela pour dire qu'il y a des aspects que nous apprécions beaucoup, et de la formation globale du citoyen, une démarche que nous partageons, et qui introduit d'ailleurs l'étude des institutions locales dans notre Région, l'étude du statut spécial, la civilisation valdôtaine dans son acception historique, géographique, sociale, culturelle et institutionnelle et, attention, civilisation valdôtaine non pas comme fermeture mais comme culture et diversités: comment la civilisation valdôtaine a évoluée dans le tissu social valdôtain, qui a évolué grâce aussi à la présence chez nous de toute une série de nouveautés sociales qui dans le temps représentent un acquis.

Pour ce qui est du retour aux notes sur dix (decimali) accompagnées d'une appréciation, à l'école primaire et secondaire du premier degré, je dirais qu'il est évident que le mode d'évaluation de l'élève doit être le même dans toute le territoire national. Cela a d'ailleurs toujours été le cas: autrefois, il y avait les notes chiffrées, puis dans les années '80 aussi les appréciations; dans les années '80 on est passé à l'échelle graduée en lettres et enfin, jusqu'à l'an dernier, il y avait une appréciation par matière. Ces différents changements ont d'ailleurs été le fruit d'indications ministérielles successives, tout comme le mode d'évaluation du comportement de l'élève et les règles relatives au choix des manuels scolaires. Mais ce n'est pas avec cela qu'on va résoudre des situations, voilà que le texte que le parlement italien vient de voter ce n'est que dans des cas exceptionnels et pour des raisons bien précises, pour une décision prise à l'unanimité, qu'un élève ne peut pas être admis à la classe supérieure à l'école primaire, tandis qu'à l'école secondaire du premier degré, cette décision peut être prise par la simple majorité des enseignants. Donc ces nouvelles mesures ne s'écartent pas fondamentalement des dispositions précédentes.

Quant à la construction scolaire, en Vallée d'Aoste - comme vous le savez - les fonds qui y sont consacrés proviennent principalement des caisses régionales. Les rares fonds nationaux auxquels nous avons accès ont été systématiquement utilisés, mais ils sont exigus et nos programmes à cet égard ont toujours reçu l'approbation du Ministère.

Donc je crois que sur ce dossier on peut être un peu plus tranquille.

Pour ce qui est par contre des autres aspects soulevés par le Conseiller Donzel - vous souleviez la question du dialogue pour reformer notre système scolaire - moi je suis d'accord avec vous sur l'importance du dialogue, de l'information et de la concertation, car c'est un enrichissement réciproque et c'est une façon de favoriser l'adoption de solutions plus largement partagées, après il y a les diversités et on le voit dans le débat, mais il faut que ce soit quelque chose de partagé. Le fait du partage est un élément fondamental dans un moment de crise et nous sommes ouverts au partage, toujours en respectant les différences.

Pour ce qui est du dialogue avec les partenaires sociaux, dans ce cas précis, avec le Conseil scolaire régional et les représentants des organisations syndicales scolaires, c'est-à-dire du corps enseignant et dirigeant, l'action de l'Assessorat a suivi point par point l'évolution de la situation et je vais vous rappeler brièvement seulement pour vous énoncer comment on s'est bougé. Le 10 septembre, première réunion pour étudier ce qui n'était encore que le décret Gelmini; le 1er octobre, Conférence des services des dirigeants scolaires; le 23 octobre, Conseil scolaire régional; le 24 octobre, rencontre avec les organisations syndicales, les parlementaires valdôtains et institution d'une table ronde technique; le 14 novembre, la délibération du Gouvernement régional n° 3232 sanctionne la constitution d'un groupe de travail chargé d'analyser les problèmes relatifs au second cycle et aux éventuelles réformes visant tous les dirigeants scolaires, y compris ceux des établissements paritaires de la Vallée d'Aoste qui dispensent un enseignement secondaire du deuxième degré, le dirigeant technique et les dirigeants de l'Assessorat - ce groupe s'est déjà réuni le 20 novembre dernier, pour un premier examen de la question; le 21 novembre, conférence des services des dirigeants scolaires; d'ici la fin du mois, une nouvelle rencontre avec les organisations syndicales devrait avoir lieu sur ce thème et aussi sur d'autres thèmes, par exemple la réouverture des listes d'aptitude permanentes pour les étudiants inscrits dans les écoles de spécialisation pour l'enseignement scolaire, que ce soit dans le cadre de cours qui s'achèvent ou de nouveaux cours, comme celui aussi destiné aux professeurs d'instrument de musique qui s'est ouvert à Aoste, grâce à la collaboration de l'Assessorat.

J'ai participé à toutes les réunions politiques et techniques de la Commission Education de la Conférence Etat-Régions, à Rome, demain il y aura une autre rencontre - je ne sais pas encore car nous sommes engagés avec la séance du Conseil, en tout cas quelqu'un de l'assessorat sera présent - et je me suis tenu constamment en contact avec les parlementaires durant la phase d'élaboration du maxi-amendement dont on a parlé avant.

Pour ce qui est des étudiants et de leurs familles, je crois qu'on peut y penser, à aujourd'hui je crois que cette exigence probablement n'a pas été manifestée mais sur cela je crois qu'on peut en parler. Je crois que hors de la Vallée d'Aoste ça a été quelque chose de différent car familles et étudiants avaient demandé les rencontres et elles sont quand même arrivées, peut-être un peu tardivement, mais le ministre après les a rencontrées.

Pour ce qui est de la participation du Conseil aux travaux, et oui bien évidemment la V commission, le Conseil devra être l'organe principal où on devra débattre des travaux, de l'évolution - je crois que c'est indispensable- et surtout d'une éventuelle reforme scolaire, mais là on ne peut pas parler aujourd'hui d'une reforme scolaire quand on ne sait pas encore; ça fait des années qu'on en parle, avec la loi 18 nous avions fait le choix de commencer par le premier bout et nous attendons l'évolution de la situation nationale pour ce qui est du reste. S'il était nécessaire de légiférer en la matière, bien évidemment le Conseil, les commissions et les institutions seront concernées car c'est fondamental sinon indispensable car les lois passent à travers le Conseil.

Pour ce qui est du dernier point, les dirigeants scolaires se sont réunis à plusieurs reprises dans le cadre de la conférence des services pour approfondir les implications des articles 1, 2 et 3 du fameux dessein de loi. Ces rencontres ont mis en évidence une volonté de valoriser l'autonomie des institutions scolaires, pour ce qui est des compétences dont elles disposent, mais également une grande sensibilité et une profonde attention pour les propositions de travail commun. Vous savez bien que, depuis l'adoption de la loi sur l'autonomie scolaire, il n'est plus possible d'appliquer le modèle top/down, c'est-à-dire que l'autorité prenne une circulaire et que les établissements l'appliquent. Aujourd'hui, la valorisation de l'autonomie scolaire passe par le dialogue quant aux procédures et, dans notre Région du moins, par des orientations communes et partagées, qui reviennent aux organes collégiaux de chaque école de moduler, puis d'insérer dans son POF et dans son règlement interne.

Pour ce qui est de l'article 71 de la loi n° 133 (Brunetta), que mentionnent les auteurs de cette interpellation, je tiens à préciser que le directeur du personnel scolaire n'a jamais fait circuler la moindre orientation, ou pire encore motivation, à ce propos, dans la mesure où le texte en question concerne le statut juridique et le traitement des enseignants qui, comme chacun sait - moi personnellement je dis malheureusement et d'autres ne le pensent pas comme ça - sont les mêmes aujourd'hui en Vallée d'Aoste que sur le reste du territoire national. Moi je ne dis pas malheureusement rapporté au Brunetta, collègue Lattanzi, moi je le dis car je souhaite que nos compétences soient accrues aussi pour ce qui est du contrat et de la valorisation des compétences de notre école qui est en effet différente, mais nous ne pouvons pas valoriser nos enseignants qui ont un travail différent par rapport à leurs collègues hors de la Vallée d'Aoste et donc nous vivons dans ce paradoxe.

Donc, l'application de l'article 71 de la loi n° 133 étant obligatoire, les seules indications qui aient été communiquées aux écoles concernent les modalités de transmission des données. Toute la documentation y afférente est à la disposition des personnes intéressées, auxquelles j'en ferai parvenir une copie.

Président - On vient de distribuer aux Conseillers le rapport du collègue Crétaz sur le projet de loi n° 9, le rapport du collègue Rosset sur le projet de loi n° 12 et le rapport du collègue Giuseppe Cerise sur la proposition de loi n° 4.

La parole au Conseiller Lattanzi.

Lattanzi (PdL) - Grazie, Presidente. Dico subito che considerata l'importanza del tema non scenderò in polemica con Donzel, che ha fatto esattamente quello che hanno fatto tutti quelli che in queste settimane si sono scagliati contro il decreto Gelmini senza averlo neanche letto, né il Gelmini, né il Brunetta! È sufficiente fare un piccolo sondaggio a quelli che erano in piazza qualche settimana fa a gozzovigliare in una mattinata di autunno, per sapere che protestavano contro una cosa che neanche avevano letto! Una demagogia pompata dalla sinistra che è chiara a tutti e non voglio enfatizzarla. Siccome sto parlando per primo e lui parlerà dopo, non gli darò il piacere di contraddirmi su quello che dirò.

Voglio invece entrare nel merito della questione. Intanto il decreto Gelmini dice una cosa all'articolo 8 "sono fatte salve le competenze delle regioni a statuto speciale" come ha ricordato l'Assessore, quindi questo è un dibattito tutto nostro, che parte dal presupposto se il decreto Gelmini indichi dei processi di riforma della scuola primaria che possono essere provvedimenti buoni anche per la nostra Regione. Io credo di sì, in gran parte questa Regione li ha recepiti. Provvedimenti per la sicurezza nelle scuole, dicevamo in questi giorni di disgrazie nelle istituzioni scolastiche, credo che la nostra Regione stia investendo molto, c'è un piano di riqualificazione dei siti scolastici che approviamo perché è sempre brutto correre a urlare dopo, quando si sono negati i finanziamenti prima. Perché nel decreto Gelmini c'è lo stanziamento per la riqualificazione degli istituti e poi dopo si va a dire che è colpa di chi taglia i soldi, mentre qui ci sono.

Così come ho capito che è stata presa a riferimento l'adozione dei libri di testo. C'era una cattiva abitudine che i libri di testo nelle scuole primarie cambiavano ogni due, tre anni per dare da lavorare agli editori amici. Si è messo per legge che non possono cambiare se non per l'aggiornamento scientifico prima di cinque anni, per dare la possibilità a un quinquennio almeno di mantenere lo studio coerente con processi di conoscenza. Credo questo sia adottabile.

Insegnamento unico nella scuola primaria: qui l'Assessore dice che non siamo d'accordo perché riteniamo che la valenza di due, tre insegnanti se c'è il sostegno, sia assolutamente un valore da mantenere, se ce lo possiamo permettere economicamente, noi diciamo di sì, in Regione si stanzia quasi il sei per cento delle risorse pubbliche e quindi più dell'Italia e dell'Europa per il nostro sistema scolastico, se i soldi ci sono e vogliamo avere più insegnanti nelle scuole, allora la domanda sorge spontanea e ricordo fra l'altro che con il maestro unico non si escludeva il sostegno per i disabili, l'insegnante di inglese, perché di falsità ne sono state dette tantissime, si parlava del presupposto se un bambino di terza o quarta elementare imparasse meglio avendo un unico riferimento o avendo più riferimenti nella stessa classe. Allora tre è meglio che uno, se te lo puoi permettere, se poi scopri che tre fanno peggio di uno perché i risultati che ho citato sono dell'ISTAT , e sono d'accordo con l'Assessore andremo a vedere i PISA-OCSE che vanno nei contenuti e di cui ho già dei dati che dicono che i nostri bambini di quinta elementare sono quelli che ne sanno meno, si collocano ottantesimi su centosessanta nel mondo per le operazioni di matematica, di quinta elementare! Poi vedremo i dati della Regione, speriamo che i nostri bambini di quinta ne sappiano di più degli altri italiani.

Sull'insegnante unico c'è una questione di economicità, se ci sono due, tre insegnanti che lavorano bene e non si usano per prendersi dei permessi mascherati, va bene, sempre se ce lo possiamo permettere e i risultati ci sono. A noi risulta che i risultati non ci sono, e possiamo permettercelo non sappiamo fino a quando. Quindi sono d'accordo, seria riflessione utilizzando magari PISA-OCSE.

Valutazione del rendimento scolastico degli studenti: siamo usciti finalmente dai giudizi comunisti dove leggevi dieci righe di filosofie su cosa aveva fatto il bambino e non avevi capito niente, perché davano il sei politico a tutti, scritto, ma senza numeri! Quindi non capivi mai chi era quello da dieci e chi era quello da due in termini di valutazione. Caro Donzel, dobbiamo spiegare ai maestri come si dà la valutazione da zero a dieci? Si dà da zero a dieci, punto, che tu sia a Ivrea, ad Aosta o alla Bocconi di Milano.

Poi è chiaro che c'è la sensibilità degli insegnanti e ognuno sarà libero di decidere se sei e mezzo o sette e mezzo, ma usciamo dai giudizi politici dove leggevi "il bambino è integrato nella scuola... buone competenze di storia e geografia..." sì, ma quanto sa?

Ho studiato domenica con mia figlia le frazioni, quanto ne sa rispetto agli altri mia figlia? Non lo so, non so rispetto al livello della classe se mia figlia sa le frazioni. Buono: ma cosa vuol dire? Le sa o non le sa? Poi la sinistra non è d'accordo...

Valutazione del comportamento: capisco che la sinistra non è abituata a farsi giudicare nei comportamenti, perché qui ognuno fa quello che vuole, non dico altro, fanno quello che vogliono, vivono in una società dove tutti siamo liberi, ognuno fa quello che vuole, nessuno deve rispetto a nessun altro e nessuno deve rendere conto a nessun altro.

Noi invece diciamo che il voto di condotta non è, sono d'accordo, risolutivo del bullismo che è un problema che è nelle famiglie, fra l'altro in Val d'Aosta abbiamo il 50% di separazioni e i figli se li tirano come se fossero delle coperte e poi si aspetta che la scuola li educhi - è chiaro che non è il voto di condotta che educa i figli, ma almeno che un insegnante possa dire: adesso ti do cinque e tu te ne vai a casa, esci subito, a meno che non possa parlare con qualcuno dei tuoi genitori se li hai ancora, magari può essere uno stimolo. E che questo influisca sulla media del rendimento scolastico è doveroso secondo noi in una società che deve evolvere, andando a ripescare qualcosa nelle tradizioni e nella formazione scolastica.

Cittadinanza e Costituzione: l'Assessore dice in Valle d'Aosta a maggior ragione aggiungiamo anche la specificità della nostra costituzione statutaria, siamo d'accordo, lo riteniamo un valore e quindi è condivisibile. Di tutto questo è rimasto alla fine che non condividiamo forse il maestro unico, io dico forse perché vorrei confrontarmi sul rendimento di questi tripli insegnanti, che alla fine alla quinta elementare non danno un valore aggiunto rispetto agli altri ragazzi italiani o europei. Ma su questo ci confronteremo con i dati OCSE.

Termino dicendo che il 133 ha sollecitato molti confronti in questa società, che ha bisogno di recuperare una competitività culturale. Credo che la scuola in questo senso abbia il dovere di preparare i valdostani alla competizione e questo si può fare solo attraverso il sapere, perché gli ignoranti non vanno da nessuna parte e se scopriamo che abbiamo più ignoranti degli altri, meno diplomati e laureati degli altri, dobbiamo fare una seria riflessione.

Sulle assenze chiederò di pubblicare ufficialmente il dato delle assenze anche nel sistema scolastico, dove prendo atto con correttezza è stato applicato il decreto Brunetta che vige in tutta Italia e dico in assenza di legge regionale deve essere applicato anche qui e chi non lo fa si deve assumere le responsabilità politiche, amministrative, penali e civili perché dal 25 giugno c'è una legge dello Stato che dice che chi è assente ed è fannullone per finta assenza deve essere ripreso, anche in questa Regione. Poi discuteremo sulla legge regionale che è in discussione, ma dal 25 giugno deve essere applicato in tutta la Regione perché in assenza di legge regionale vige la legge di rango superiore. E siccome non è applicato e mi fa piacere che nella scuola invece sia applicato, perché dalla sua applicazione sappiamo che i dati delle assenze nella scuola, come nell'Amministrazione regionale sono devastanti! Ad ottobre sono devastanti, sono guariti la metà di quelli che erano assenti l'anno prima! Penso che lunedì che ha nevicato le assenze siano aumentate!

Su questa cosa dobbiamo dare un segno, la politica per prima. Qualcuno ha detto sui giornali: ma Lattanzi, fatevi voi le cose per le assenze per i politici. Sono d'accordo, tant'è vero che quando siamo assenti noi paghiamo 350 euro per assenza. Vorremmo che pagassero anche gli altri. Certo noi dobbiamo dare esempio, dobbiamo esserci ed essere impegnati, quando siamo assenti dobbiamo pagare, rispondo al signore che ha scritto la lettera al quotidiano che è giusto, però la festa è finita e le caste devono finire per tutti! Sono finite le caste in politica? Bene, finiscano anche le caste dei fannulloni, quelli che il lunedì erano a palarsi il proprio giardino invece di essere in Regione a lavorare o nelle scuole ad insegnare ai nostri figli. La festa è finita e per quanto ci riguarda faremo una battaglia durissima per la ripresa di una moralità etica, politica e di tutti quelli che in questo momento stanno usando l'apparato pubblico per farsi gli affari propri!

Questa è una battaglia che dobbiamo a tutti i politici di buona volontà, a tutti i dipendenti e dirigenti che stanno lavorando con serietà in un momento difficile. Quelli che tirano la carretta non hanno il diritto di essere frenati da chi purtroppo la carretta la sta succhiando!

Président - La parole au Conseiller Donzel.

Donzel (PD) - Parlerò soprattutto di scuola, ci sarà occasione di tornare su altri argomenti. Intanto quando si citano dati PISA-OCSE di paesi che sono in testa alle classifiche, bisogna sapere che in quei paesi non si sono tagliati i finanziamenti sulla scuola ma si sono fatti degli investimenti, cioè l'opposto di quello che si sta cercando di fare nel nostro Paese. Mi fa piacere che la Valle d'Aosta grazie ai suoi parlamentari abbia visto ribadito nella legge Gelmini che noi come Regione autonoma possiamo fare un percorso diverso, anche grazie a competenze che avevamo al di là di quella norma che è ribadita, ma che è importante che sia ribadita, perché ripeto in Valle non c'è un famigerato sistema scolastico, c'è un importante modello scolastico unico in Europa che può avere delle pecche che spetta a tutti noi migliorare, ma bisogna ricordare prima di dare dell'ignorante a chi va in strada a manifestare che non ha letto nulla, che forse bisogna conoscere di più la nostra scuola che è un caso unico al mondo che non imita altri modelli e quindi abbiamo un percorso originale che dobbiamo difendere e anche - guardo l'Assessore - implementare con il concorso e le intelligenze di tutti. Quindi dico bene a questa volontà di dialogo che è stata assente a livello nazionale, diamo un segnale diverso in Valle d'Aosta perché sono d'accordo che importanti scelte vadano fatte.

Anche io farò una battuta sulla questione di come far alzare il livello di istruzione dei nostri ragazzi. Uno degli strumenti usati dalla Gelmini, che riprende il decreto Brunetta, è quello di aumentare il numero degli alunni per classe. Se qui in Val d'Aosta l'Assessore volesse fare quel provvedimento, andremmo in totale contraddizione con il tema della sicurezza scolastica. Abbiamo degli edifici - andate alla Scuola media Saint-Roch - che già oggi fanno fatica ad ospitare i ventitré, ventiquattro alunni che potrebbero stare in quella classe, poi per fortuna abbiamo delle norme che non ci consentono di avere trenta alunni per classe, ma se anche decidessimo di farlo andremmo incontro ad una situazione che metterebbe in pericolo gli alunni che frequentano quelle scuole, perché sono state progettate con certi criteri, a meno che non ci svegliamo la mattina e le rifacciamo diverse.

È inutile invocare chi non ha mai girato il mondo, io sono stato in licei francesi grazie ai corsi di formazione dell'Assessore all'istruzione e cultura e ho visto delle classi che possono ospitare trenta ragazzi ma sono scuole diverse e concepite in modo diverso. Non è che si possono lanciare dei provvedimenti e dire riempite gli istituti ammucchiando gli alunni come un branco di pecore dentro le classi...

(interruzione del Consigliere Lattanzi, fuori microfono)

...sei tu che non hai letto correttamente i provvedimenti che parlano di aumento del numero degli alunni per classe per ridurre il numero degli insegnanti.

Altra questione è l'educazione civica. Sono d'accordo, è uno degli elementi qualificanti del decreto Brunetta, ma chi conosce la scuola valdostana sa che la civilisation valdôtaine è un punto di forza nelle nostre scuole, quindi ben venga che lo stato italiano riconosca l'esigenza che non penso sia né di destra, né di sinistra né di centro. L'educazione civica è di tutti ed è importante, era inutile farne la bandierina dell'uno o dell'altro, è una cosa importante che qui da noi però già c'era e ben venga una implementazione in questo senso. Per cui dal mio punto di vista sono soddisfatto di questo atteggiamento costruttivo rispetto a queste cose, consentitemi però di chiudere con una battuta su questa questione, come se ci fosse qualcuno che ha la prerogativa della battaglia sui fannulloni.

Penso che nessuno sia d'accordo a che una persona che non lavora abbia una retribuzione, questa è una cosa assolutamente condivisa e bisogna perseguire i fannulloni, ma vi cito due casi. Comune di Gressan, riduzione rispetto al mese precedente del 50% delle assenze, due dipendenti, uno era ammalato veramente, è chiaro che quando questo torna abbiamo la riduzione del 50% delle assenze. Allora dati veri. Parliamo dei dati veri. Andiamo a vedere e porterò in quest'aula dei certificati di servizio dove ci sono persone (fra cui il sottoscritto) che possono far vedere che in oltre 10-15 anni di servizio hanno 1-2 assenze per malattia. Quindi non è vero che tutti sono uguali, quello che bisogna colpire è chi fa il furbo e sta assente e troviamo la norma, colpiamolo duramente, ma non colpiamo la persona ammalata. Mi rivolgo all'Assessore per dire che è vero, qui è stato applicato nella scuola, ma mi risulta che ci sono le parti sociali che nella scuola elementare eccepiscono sul tipo di interpretazione: qui l'indennità di francese è parte del salario, quindi perché andare a ridurre parte del salario e non invece dare un'altra interpretazione? Mi attengo e rispetto l'interpretazione dell'Amministrazione, ma anche su questi temi varrebbe la pena fare qualche piccolo approfondimento.

Non dico che è applicato male, dico che sarebbe opportuno verificare questa cosa della indennità non di bilinguismo ma di francese nella scuola elementare, su cui ci sono interpretazioni diverse.

Rispetto a queste cose l'atteggiamento non è quello di fare delle battaglie ideologiche, ma di essere seri e applicare in modo corretto le norme. Penso che la Valle d'Aosta ha una scuola che deve crescere soprattutto nella parte che diceva l'Assessore, l'istruzione secondaria, soprattutto per la parte in cui noi abbiamo competenza primaria, l'istruzione professionale regionale e la formazione professionale, c'è un enorme lavoro da fare in quel settore e penso che in quella direzione sia il percorso da fare rispetto all'abbandono scolastico e a come combatterlo.

Sventolare, quasi con piacere, che in Valle d'Aosta ci sono dei dati molto negativi in quel settore... inviterei a fare una riflessione molto banale. In Valle d'Aosta esistono dati che dimostrano che qui c'è il minor numero di disoccupati. È chiaro che qui c'è un mercato del lavoro che alle volte disincentiva percorsi scolastici, per cui alle volte essere virtuosi rispetto a certi percorsi crea dei problemi negli altri, dobbiamo far capire ai nostri giovani che per il futuro quei percorsi scolastici non sono più sufficienti, che bisogna arrivare a una istruzione secondaria di secondo grado e all'università.

Sono processi culturali complessi, in cui bisogna coinvolgere le famiglie, creare un società che si muova in una certa ottica perché spesso i ragazzi che abbandono, sono dei ragazzi abbandonati dalle famiglie e non dalla scuola. Qui convengo che alle volte le nostre scuole, i nostri licei, avendo un atteggiamento rigoroso, non sono luogo dove dei ragazzi che non manifestano interesse per lo studio, possono andare avanti ed essere coccolati. In altre regioni i dati dell'abbandono scolastico sono più bassi perché esistono tante scuole private che regalano diplomi, qui in Valle d'Aosta per fortuna questo atteggiamento non c'è, qualcuno non ce la fa, dobbiamo costruire quella scuola per quelli che hanno dei problemi. Facciamolo insieme!

Président - Nous terminons ici les travaux de cette matinée, les travaux reprendront l'après-midi à 15 heures 30.

La séance est levée.

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La séance se termine à 13 heures 17.