Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 84 du 25 septembre 2008 - Resoconto

OGGETTO N. 84/XIII - Approvazione di mozione: "Approfondimento degli effetti della prospettata riforma in materia di federalismo fiscale sulle finanze regionali".

Mozione

Premesso che l'11 settembre scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato un Disegno di Legge recante "Attuazione dell'articolo 119 della Costituzione: delega al Governo in materia di federalismo fiscale" con cui s'intende dare applicazione ai principi di solidarietà e di coesione sociale, sostituendo gradualmente, per tutti i livelli di governo, il criterio della spesa storica, per garantire responsabilizzazione, oltre che effettività e trasparenza del controllo sulla spesa pubblica;

Constatando in particolare, per quanto riguarda la Regione Valle d'Aosta, il rilevante impatto del Disegno di Legge in questione in ordine alle prospettive future dell'autonomia finanziaria regionale, atteso che l'articolo 20 prevede il concorso delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome di Trento e di Bolzano conseguimento degli obiettivi di perequazione e di solidarietà secondo criteri e modalità stabiliti da norme di attuazione ai sensi dei rispettivi statuti, da emanarsi entro 24 mesi "secondo il principio del superamento del criterio della spesa storica";

Sottolineato l'interesse ad un attivo ed informato concorso di tutte le componenti del Consiglio regionale allo scopo di rafforzare l'autonomia regionale in materia finanziaria e realizzare le migliori condizioni di autonomia e responsabilizzazione finanziaria per tutti i livelli di governo;

Evidenziati anche i probabili rilevanti risvolti della riforma avviata dal Governo rispetto agli assetti attuali della finanza locale, oggi prevalentemente improntata in Valle d'Aosta - diversamente da quanto previsto dalla proposta in discussione - al principio di assegnazione di risorse parametrate ai proventi dell'IRPEF; nonché al rispetto del Patto di stabilità;

Il Consiglio regionale

Impegna

La Commissione regionale competente in materia di finanza regionale e locale ad approfondire sollecitamente gli effetti della prospettata riforma, per valutarne i futuri riflessi sulle finanze regionali e locali, e il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore alle Finanze a riferire entro trenta giorni alla stessa Commissione le prime valutazioni del governo regionale in ordine alle proposte che saranno avanzate in sede di Commissione paritetica, con particolare riferimento alla possibile acquisizione di nuove funzioni in capo alla Regione;

Impegna

Il Governo regionale a proporre agli enti locali la costituzione di un tavolo di confronto in merito ai possibili sviluppi della finanza locale in conseguenza della profonda modificazione che si prospetta nell'allocazione delle risorse fiscali;

Invita

i Parlamentari della Valle d'Aosta ad informare costantemente la competente Commissione del Consiglio in merito agli orientamenti che emergeranno in Parlamento in ordine al testo presentato alle Camere.

F.to: Louvin - Bertin - Cerise Giuseppe- Chatrian - Morelli Patrizia

Presidente - La parola al Consigliere Louvin.

Louvin (VdAV-R) - Grazie, Presidente. Non abbiamo l'abitudine di essere tignosi, ma crediamo che ci siano argomenti che, per la loro portata politica generale e di prospettiva per questa regione debbano essere trattati con la necessaria attenzione. Fra questi mi pare esservi quello del federalismo fiscale, di cui si è parlato molto in queste ultime otto settimane, nel periodo in cui il Consiglio regionale ha avuto la sua sospensione. Lo consideriamo un tema sul quale il Consiglio deve misurarsi con l'opportuno approfondimento.

Quando nel 1988 questa assemblea si trovò di fronte alla questione dell'abbattimento delle barriere doganali deciso da Maastricht, in vista del 1993, lo ricorda bene il Presidente, fu investita una commissione speciale presieduta dal compianto collega Demetrio Mafrica che operò durante tutta la legislatura per preparare il Consiglio regionale, le istituzioni regionali all'impatto di questa grande rivoluzione che rappresentava per le nostre finanze la perdita della compartecipazione sull'IVA da importazione. Credo che non sia stato inutile questo lavoro ai fini del successivo negoziato per la norma di attuazione che ha consegnato alla Valle un cospicuo pacchetto di risorse, legate alla forfetizzazione di questi tributi dell'IVA da importazione.

Ci troviamo oggi in una situazione simile, con un orizzonte che, pur non avendo ancora un termine preciso, comincia a delinearsi molto chiaramente, ed è quello di una complessa e articolata riforma finanziaria dello Stato che, secondo quanto indicato dallo schema di disegno di legge predisposto dal Ministro Calderoli, dovrebbe permettere la quadratura dei principi di solidarietà e coesione sociale, sostituendo gradualmente per tutti i livelli di governo il criterio della spesa storica, per garantire responsabilizzazione oltre che effettività e trasparenza del controllo sulla spesa pubblica.

Abbiamo l'impressione che questo, se letto opportunamente, non sarà un passaggio indolore per la nostra regione, non solo in termini di quantità ma anche in termini di allocazione di risorse sui diversi livelli di governo. C'è una tesi che sta sotto questa manovra e che apparentemente è molto attraente: il federalismo come competizione virtuosa dei territori, ma sotto, se rimane fermo (come penso che dovrà rimanere fermo) il limite del non aumento della pressione fiscale, ci troveremmo di fronte a una guerra accanita fra territori per l'accaparramento di quantità maggiori di risorse finanziarie.

La Lombardia ha dato una spinta in questo senso con la sua legge 40. D'altra parte non è stato solo questo governo regionale di centro destra a tracciare una linea in quella direzione, perché anche il Partito Democratico di quella regione con un suo importante documento sul federalismo fiscale responsabile ha spinto nella stessa direzione. Questo ci fa capire come siano in campo oggi i grossi calibri, che non possono non avvedersi di una forbice molto larga fra le risorse che sono in questo momento derivanti da entrate di tributi propri e da compartecipazione a beneficio della nostra regione, che a seconda delle stime variano da i 12mila e i 14mila euro pro capite, a quelli della Campania, che sono sicuramente intorno al decimo di questa quantità in assegnazione alla regione.

Sui dati abbiamo tutti consapevolezza che nessuno, in Italia, sa con precisione quali siano realmente i flussi finanziari in corso: è l'unico punto fermo di tutta questa situazione, nella quale c'è una prima necessità che è quella di adottare dei criteri, delle misure di analisi che siano omogenee. Ma noi siamo poco omogenei, noi non siamo quasi per niente omogenei al resto del paese, sia nel finanziamento degli enti locali a cui devolviamo una quota rilevante dell'IRPEF che ci è assegnata, sia per quanto riguarda la nostra diretta posizione, che risente di compartecipazioni importanti e anche di altri cespiti. Noi siamo oggettivamente poco comparabili - ricordiamocelo sempre - per territorio, per vocazioni, per necessità storiche, culturali, linguistiche, scolastiche, sanitarie; noi ci consideriamo diversi, ma questo ovviamente si offre a diverse letture da più parti.

Nelle scorse settimane abbiamo avuto l'impressione che ci fosse, attorno a questa manovra, una sorta di messianismo del federalismo fiscale - per cui l'espressione federalismo fiscale è stata sposata da tutti i fronti politici con le necessarie sfumature - ma che ci fosse anche una sostanziale convergenza sull'idea che comunque questo avrebbe portato dei vantaggi di ordine generale. Qualcuno ne ha approfittato però anche per spingersi oltre e rimettere in dubbio alcuni capisaldi: lo ha fatto - ed è ormai un classico - il Presidente della Calabria, Agazio Loiero, ma anche autorevoli economisti e studiosi del diritto fiscale, mettendo in discussione direttamente la fonte della nostra diversità anche di ordinamento fiscale che è lo statuto speciale. Abbiamo in questa ondata registrato purtroppo un incantamento anche di esponenti politici locali, in particolare - lo dico con molta sorpresa e altrettanta preoccupazione - quello del nostro Senatore Fosson, che ha espresso a chiare lettere non un'adesione, ma addirittura un entusiasmo nei confronti di queste proposte di federalismo fiscale. "Con la Lega Nord condividiamo molto l'idea di realizzare il federalismo fiscale e da qui partire per un percorso comune": sono dichiarazioni rese al quotidiano "La Padania" di pochi giorni fa, il 16 settembre, legate alla partecipazione del nostro Senatore alle celebrazioni del secondo parlamento padano. E il suo apprezzamento per il popolo unito in marcia verso il federalismo fiscale è stato accompagnato da altre espressioni curiose per il tono e per il trasporto emotivo: "Per la Valle d'Aosta è musica questo progetto. Con Calderoli ne abbiamo già parlato: l'idea di passare dalla spesa storica alla spesa reale è geniale; dietro la voce spesa storica si nascondono i soldi buttati via, sprechi di ogni genere e l'assistenzialismo".

Non è tempo qui per approfondire queste opinioni o sensazioni del Senatore Fosson, ma mi permetterete di esprimere a nome del nostro gruppo una viva preoccupazione per questo entusiasmo, per una lettura acritica di quello che sarà il nostro domani. Si possono anche immaginare dei percorsi politicamente nuovi per la Valle: non ci sono difficoltà a cogliere degli spostamenti o anche delle sensibilità diverse di singoli esponenti politici. Ma spaventa che non ci si preoccupi o comunque non si ritenga necessaria un'adeguata ponderazione di una svolta che non sarà oggi, non sarà domani, ma arriverà... La stessa Giunta regionale ha fatto sapere, nel corso dell'estate, che gli impatti non saranno immediati, d'altra parte lo stesso disegno di legge Calderoli parla di decreti attuativi che arriveranno nei 24 mesi. Non mettere in conto un impatto da tsunami, in prospettiva, sul nostro sistema fiscale, che oggi ci consente di attutire con relativa facilità dei colpi come quelli di cui abbiamo parlato nei dibattiti precedenti - sulla gestione straordinaria in liquidazione, sul casinò, eccetera - non farci carico di quello che sarà dopo, è segno di una certa naiveté che riteniamo debba essere messa da parte.

Riteniamo che questo Consiglio, proprio sulla linea di un pensiero che non è rivolto all'oggi e alla polemica del momento, ma che si ricollega a un modo di agire che ha avuto questa assemblea nel passato su temi di fondo, debba interrogarsi sul disegno costituzionale che sta dietro, o accanto alla riforma federale fiscale: si parte da lì. Questo è il nodo vero delle riforme costituzionali che avremo di fronte e che, credo, non si tradurranno solo in un negoziato sull'attribuzione di alcune competenze, ma ci imporranno una rivisitazione complessiva dei nostri rapporti con lo Stato.

Noi abbiamo le nostre idee in proposito. Il federalismo generico e di facciata crediamo che ormai sia stato soggetto ad usura e che si debba invece attrezzare la Valle d'Aosta, anche politicamente e dal punto di vista della proposta costituzionale, per un federalismo sostanzialmente a geometria variabile, che altri paesi hanno iniziato a praticare. D'altra parte, in questo dibattito - il Presidente Rollandin vi ha preso parte in queste settimane e di questo abbiamo piacere di parlare oggi - vorremmo anche capire come ci posizioniamo come Regione nel complesso fronte regionale.

Ieri c'è stata ricucitura di una frattura evidente fra le speciali stesse; i viaggi estivi, le gite fra l'Alto Adige e la Sicilia del Ministro Calderoli durante l'estate hanno segnato tutta la volontà di tenere insieme, almeno su un documento generico, degli estremi che rischiano di rappresentare un problema. Ma come siamo schierati noi? Qual è il nostro punto di vista su queste questioni? Ancora il Consiglio non lo ha neanche posto come interrogativo, perché siamo appena agli inizi di questa legislatura. Quindi è normale, è giusto che il governo si muova su questo, ma il Consiglio è un organismo di fronte al quale ci si presenta non soltanto per valutare delle proposte della Giunta regionale, ma anche per tracciare una linea politica e di comportamento: sulle accise, su altre problematiche che non riguardano solo le altre regioni, ma riguardano un gioco complesso di attribuzioni.

Abbiamo ritenuto di non soprassedere, anche se solo di una settimana, alla discussione di questo tema, perché l'impatto di questa riforma finanziaria coinvolgerà sicuramente gli enti locali, come già li sta coinvolgendo - lo hanno ricordato i colleghi del PD con una interpellanza che è stata discussa stamani - attraverso misure finanziarie importanti come quella della soppressione dell'ICI. Sul coinvolgimento degli enti locali, l'apertura - come proponiamo alla Giunta - di un tavolo di discussione, di un tavolo di lavoro comune ci sembra quanto mai necessario.

In questo periodo, i Comuni si trovano di fronte a un'emergenza legata a una manovra che è di ritocco soppressivo di un'imposta, di uno dei pilastri della fiscalità degli enti locali; farebbero bene i nostri Comuni a immaginare anche un futuro diverso del loro quadro finanziario attuale. Noi non stiamo facendo del terrorismo, ma sappiamo della condizione particolare in cui si trovano i 74 Comuni della Valle rispetto ad altri Comuni vicini e lontani: se passa la logica del federalismo fiscale, che è quella per cui le funzioni comunali devono essere assicurate a parità di risorse proporzionalmente su tutto il territorio, questo non potrà non avere ripercussioni per loro, per le loro piante organiche, per le loro possibilità di investimento. Quindi l'avvicinare nella riflessione non solo la Giunta, ma anche la commissione consiliare, con gli organismi degli enti locali competenti, ci sembra quanto mai utile.

Abbiamo all'orizzonte un sistema nel quale si andrà verso una trasparenza di risorse. In questi anni non siamo stati in regime di trasparenza, abbiamo avuto una condizione molto singolare, ma la trasparenza avrà in futuro dei riflessi di grande importanza.

D'altra parte il Presidente Rollandin poco fa ricordava anche la particolarità del nostro patto di stabilità rispetto agli altri territori: anche questo è un tema che proponiamo venga attentamente valutato dalla commissione competente. Non siamo in questa sede né a suggerire né ad orchestrare manovre lobbistiche di regioni, ma sappiamo che le Conferenze Stato - Regioni e le Conferenze Stato - Regioni - Città sono sedi decisive, nelle quali anche questi problemi possono trovare approfondimento, se c'è anche una linea prospettiva indicata con precisione dalla nostra Regione, non solo un'azione di contenimento. Non siamo solo a parare i colpi: possiamo anche avere qualcosa da proporre.

Da ultimo - so che la questione trova informato e competente anche il Presidente per trascorsi comuni nella Commissione paritetica - anche il coinvolgimento della Commissione paritetica nella definizione di queste allocazioni di nuove risorse può essere conseguente a due diverse azioni da parte nostra: o si lascia alla Giunta di vedere quali competenze chiedere di attribuire alla Regione Valle d'Aosta, oppure si allarga il discorso a questa assemblea e, in particolare, alle sue commissioni, affinché dicano la loro. Non è indifferente per noi chiedere o non chiedere determinate competenze non solo a causa degli importi di risparmio erariale, ma a fronte di quello che vuole essere la Valle d'Aosta fra 5, 10 o 15 anni.

Questo è in buona sostanza il nostro punto di vista. L'auspicio del nostro gruppo va nella direzione di un'attribuzione di un mandato alla competente commissione, di una sollecitazione alla Giunta a collaborare su questo piano nel tenere informato costantemente il Consiglio, dell'attivazione di un tavolo di concertazione con gli enti locali e dell'invito, da ultimo, ai parlamentari, affinché su questo tema mantengano adeguata consonanza di vedute con questa assemblea.

Ripeto, si possono avere diverse valutazioni, però è auspicabile che su temi di questa portata le rappresentanze parlamentari, quale che sia la loro provenienza, se interpretano la posizione del Consiglio regionale, queste rappresentanze parlamentari siano rafforzate nella loro azione, piuttosto che conducano un'azione esclusivamente individuale e personale.

Presidente - La parola al Consigliere Donzel.

Donzel (PD) - Sarò più breve del collega, perché spero che su questa questione ci sia modo di tornare con un dibattito più sentito dall'aula. É evidente che l'indicazione a parlarne, a individuare anche momenti in commissione in cui approfondire i temi mi pare una cosa più che doverosa. Ritengo che, anche se noi non siamo presenti ufficialmente nella commissione competente, sicuramente su questioni e argomenti di questo tipo faremo il possibile per seguire anche i lavori in commissione.

Bisognerà che troviamo tutti la voglia di affrontare la questione in modo approfondito, perché ha una delicatezza enorme per le ricadute che ha sulla comunità valdostana, ma anche per i rapporti che vanno stabiliti con il governo nazionale e fra le singole forze politiche, anche con quelle che hanno tradizioni culturali diverse. Questo argomento non è così riducibile alla questione: ci tolgono dei finanziamenti, quanti finanziamenti rimangono. Lo dicevo già ieri sulla questione delle elezioni europee: ci sono per noi dei valori a monte, delle questioni che fanno parte della nostra storia e che sono importanti, che presuppongono al ragionamento delle conseguenze economiche; non vorrei che ne facessimo sempre e solo questione di portafogli.

La questione del federalismo è una battaglia che viene portata avanti nel nostro paese da anni, e ci sono stati anche dei momenti in cui con orgoglio la nostra regione è stata capofila di questa battaglia. Questo deve essere il nostro atteggiamento: non ritrovarci in un momento così delicato nelle retrovie. É per questo che puntualizzo la posizione che magari hanno assunto alcuni esponenti del PD, come il mio collega segretario della Lombardia, Martino, che hanno una posizione molto aperta rispetto alla bozza Calderoli, ma ovviamente questo va collocato in un dibattito che esiste in Lombardia. Va collocato in un dibattito, che avrò modo magari un giorno di spiegare anche in quest'aula, sulle posizioni del Partito Democratico a livello nazionale e che è motivato dal fatto che nella realtà lombarda la bozza Calderoli supera in maniera positiva tradizionali posizioni leghiste, che assolutamente avevano una visione che è completamente diversa da quella che assume adesso la bozza Calderoli, la quale infatti è già più aperta al confronto con altri territori. In questo senso va discussa meglio la posizione della Valle d'Aosta rispetto al collocarsi in questo grande dibattito che viene fatto a livello nazionale, ma per ribadire che una delle pecche di fondo di questo dibattito è che viene spesso ridotto il federalismo - con questa bruttissima definizione del federalismo fiscale - a una questione di ripartizione di soldi fra lo Stato e le Regioni. C'è qualcosa di molto di più, c'è la Costituzione italiana che ha riconosciuto un ruolo alle Regioni e credo che da lì bisognerebbe partire.

Un'ultima questione che pongo è che in questo dibattito sarebbe interessante poi poter fare delle sollecitazioni, una delle quali rivolgo subito al Presidente: a Bolzano stanno parlando fra l'altro della questione delle poste, che è una questione annosa anche per la nostra regione e visto che di trattativa si tratta, sarebbe importante che fra i punti che la Valle d'Aosta mette sul tavolo, anche quello delle poste fosse approfondito.

É un argomento di tale portata che ridurlo in coda a un Consiglio che si sta per esaurire è davvero un peccato, quindi auspico e sono breve perché spero che torneremo a parlare con maggiore ampiezza di questo argomento.

Presidente - La parola al Consigliere Lattanzi.

Lattanzi (PdL) - Grazie, Presidente. Per dichiarazione di voto.

Pleonastica mozione. Pleonastica, perché chiede tre cose che se non venissero in quest'aula, mi chiederei cosa stiamo qua a fare.

Stiamo parlando di un argomento rivoluzionario per il sistema del nostro paese. Vorrei ricordare - anche per confrontarmi con il collega Donzel, il quale chiede perché si parla sempre di federalismo fiscale e non si parla di federalismo vero e proprio - che un vecchio mio docente di economia diceva: se vuoi capire come gira il mondo, guarda dove vanno i soldi. Il federalismo fiscale è l'unica chance che questo paese ha per poter rimettere la classe politica alle proprie responsabilità. Il federalismo fiscale è responsabilità, sussidiarietà, che sono parole che ho sentito in questi decenni molte volte dette, ma poche volte applicate.

La bozza Calderoli, quello che ne conseguirà, il disegno di legge che le camere approveranno è l'ultima chance che abbiamo per far restare questo paese in Europa. Ci avete provato anche voi: so che il PD (quello che prima era il DS) si era molto impegnato su questa questione, non riuscendo a portare a casa un risultato, perché la materia era molto complessa, perché si vanno a toccare le tasche non dei cittadini, ma dei governanti e dei loro poteri di influenza dell'elettorato e dei governi dei Comuni e delle Regioni. Non possiamo nasconderci, su una problematica che la Lega ha espresso a volte anche in maniera forte, una disuguaglianza di comportamenti che vede una parte del paese completamente in mano alle organizzazioni mafiose, criminali, al punto che dobbiamo mandare giù i carabinieri e le forze dell'ordine, gli eserciti, perché ci sono interi territori in mano alla criminalità organizzata che esprime parlamentari, senatori, assessori, consiglieri comunali, che determina le classi politiche di questo paese! Abbiamo un pezzo di territorio che non è più governabile!

Il federalismo fiscale che va a toccare i danari, mette nelle condizioni... spero che si possa fare perché non è detto che passi. I climi sono quelli di valutazione: ho visto che il PD a livello nazionale ha espresso una disponibilità molto concreta alla riflessione seria, perché si rende conto quel partito - Veltroni lo ha detto più volte - che c'è un problema di default di questo paese, che è un default di democrazia prima ancora che di denari.

La questione del federalismo fiscale si rende necessaria, perché dal 1972 in avanti - chi ha studiato la finanza di questo paese lo sa - si sono accumulati qualcosa come 2 milioni di miliardi delle vecchie lire che costano un punto in percentuale di PIL, circa 20mila miliardi di vecchie lire, praticamente una finanziaria all'anno di interessi passivi. Questo debito si è accumulato per due fattori strategici. Il primo è perché la politica aveva bisogno di soldi ed emetteva i titoli di stato prendendo i risparmi degli italiani, pagando degli interessi stratosferici pur di averli in cassa, per poter affrontare zone disagiate con falsi progetti, finte pensioni di invalidità e tutto quello che è successo in questo paese, che ha portato persone a 42 anni ad essere in pensione (i baby pensionati di un quindicennio fa, mica ventimila anni fa). L'altro è stato la spesa pubblica esorbitante: risorse centralizzate da Roma e riaffidate alle amministrazioni locali che soprattutto nel Sud sono state messe alla mercé della popolazione, senza far arrivare questi danari alla popolazione stessa. Se andate in Sicilia e parlate con i cittadini, gli manca l'acquedotto, la luce, le strade, le ferrovie e ti chiedi tutti i danari della Cassa del Mezzogiorno degli ultimi 50 anni dove sono andati. Sono andati nelle tasche dei mafiosi e dei loro amici conniventi.

Queste sono le argomentazioni che stanno alla base di una necessità urgente, questa e molte altre. Chiedo scusa ai colleghi per la sintesi: non volevo dilungarmi, in quanto credo che questa mozione sia veramente pleonastica. Stiamo affrontando la valutazione di un federalismo fiscale che, purtroppo per la Valle d'Aosta, ha delle leve di intercessione legate ai due parlamentari - uno si è espresso e l'altro è silente - e al governo di questa Regione che sta dialogando con il governo, come ha fatto anche ieri, per trovare un equilibrio che possa permettere a questa Regione di incassare le proprie risorse fiscali e di poterle continuare ad amministrare, così come ha fatto da quando è stato attuato, dal 1973 in avanti, il federalismo fiscale valdostano, grazie alla nostra autonomia.

Questo credo che sia il compito di una Giunta regionale di destra, di sinistra, di centro che abbia a cuore gli interessi di questa regione e che debba dialogare con chi oggi governa, che propone un federalismo fiscale che deve necessariamente partire da questo presupposto: il principio di sussidiarietà e di responsabilità. Questo vuol dire: quello che tu produci nella tua Regione te lo spendi; poi se la tua Regione con quello che produce non riesce a far fronte alle esigenze primarie di primo livello (sanità, scuola), le altre Regioni creano un fondo di solidarietà e di perequazione. Ma si va sullo speso reale, non sullo speso storico! Cioè, siccome ho sempre speso in Sicilia, perché ho sempre avuto 14 portaborse, continuerò ad avere come Presidente della Sicilia 14 portaborse: no! Ci si basa sull'esigenza reale di una Regione, di quello che è l'apparato pubblico necessario minimo e non massimo, perché alla fine bisogna essere responsabili di fronte ai cittadini che pagano mediamente il 43% dei loro redditi in tasse che vanno così purtroppo sperperate!

Questa è la necessità del federalismo fiscale. Allora comprendo la preoccupazione che credo sia di tutti i valdostani, di destra, di sinistra, di sotto e di sopra, che al di là della vetrina per farsi più o meno belli, stanno lavorando affinché il Presidente della giunta che rappresenta tutta la regione, nel dialogo con il governo possa trovare degli interlocutori con i quali condividere non un protezionismo, ma una equità. Chiediamo di continuare a poter gestire le nostre risorse e di poter essere aiutati là dove, per economia di montagna, per situazioni di complessità di struttura sociale, abbiamo bisogno di una serie di sussistenze. In quella direzione andavano quei famosi 500 milioni di euro dell'IVA di importazione, che ancora ci vengono concessi, perché siamo un territorio di montagna e abbiamo delle esigenze diverse: perché gli uffici postali in montagna costano di più; perché fare le scuole in montagna costa di più; perché il pronto soccorso in montagna costa di più; perché avere un sistema scolastico in montagna costa di più che in Padania. Questa è la situazione su cui ci si sta confrontando. Non credo che ci sia un solo valdostano seduto in quest'aula, né di sinistra prima, né di centro destra oggi, né autonomista piuttosto che liberista o socialista, che non abbia nella sua mente e nel suo cuore la preoccupazione di mantenere gli equilibri finanziari che questa Regione ha duramente conquistato e che si produce, perché noi abbiamo i 9/10 di quello che produciamo. Che poi lo produca la Regione, la Cogne, il turismo, che possiamo far meglio, che dobbiamo crescere questo è vero.

Oggi la bozza di federalismo fiscale prevederà avanzi di amministrazione ricorrenti per i prossimi anni. Non abbiamo problemi di penuria, abbiamo problemi di investimenti, che è diverso: bisogna riuscire a conquistare dallo Stato la possibilità di investire in momenti come questi. Poter investire, quando si andranno a rifare i calcoli, gli eventuali avanzi di amministrazione che invece potrebbero essere destinati: ad equilibrare i conti verso l'Europa, alle Regioni più disagiate... Noi dobbiamo poter conquistare che i prossimi avanzi di amministrazione, che abbiamo avuto anche in questi anni per la nota partecipazione all'erario, possano essere investiti. Poi ci sarà la battaglia in quest'aula fra chi come sempre pensa che gli investimenti siano continuare a fare un certo tipo di cose, e altri, come noi, che pensano che gli investimenti hanno le i davanti, non sono vestimenti ma investimenti e quindi non orientati al clientelare e all'elettorato, ma a creare economia, PIL, favorire l'industria, la ricerca. È, infatti, evidente che di solo turismo non si può vivere, altrimenti viviamo a stagioni e non tutti vogliono fare i camerieri: i valdostani non vogliono più fare né i camerieri né i lavapiatti - chiedete agli albergatori e ai ristoranti se non si ha contezza di questo.

L'interesse per una riforma fiscale è urgentissimo e necessario, il coinvolgimento della II commissione è doveroso, l'interesse del Presidente della giunta che voi auspicate e l'invito che voi fate lo ritengo doveroso: dovrebbe dimettersi, se non facesse questa cosa qua! Il fatto che questo Consiglio ne potrà dibattere, lo credo auspicabile, ma su cosa lo facciamo? Sulle bozze che poi la Camera cambierà? Di cosa parliamo?

Siamo in una fase di negoziazione; quando sarà finita la negoziazione e avremo le bocce ferme sul campo, potremo dire se queste bocce ci piacciono. Voi vi scatenerete per dire: ecco Berlusconi cattivo, ci ha tolto i soldi; noi magari faremo la nostra parte, come fa il teatrino della politica. Ma andremo a vedere la realtà: se la Regione Valle d'Aosta, con il nuovo federalismo fiscale, che è responsabilità di gestione delle risorse finanziarie, vedasi tasse dei cittadini, avrà maggiori benefici o maggiori disagi. Al momento non appaiono disagi, anzi il problema è legato agli investimenti che dovremo fare.

Certo, qualcuno come in Sicilia o in Calabria deve cominciare ad alzarsi le maniche della camicia e andare a lavorare, perché in quei posti da Roma in giù si può continuare a pensare che la Cassa del Mezzogiorno manda giù i soldi. Non voglio fare il leghista di turno, ma oggettivamente l'ho detto anche ai miei colleghi laggiù: non è che possono continuare a pensare che c'è qualcuno che paga e i soldi arrivano! La festa è finita.

Presidente - La parola al Presidente della Regione, Rollandin.

Rollandin (UV) - Grazie, Presidente. Credo che sia stato importante e corretto fare sull'argomento del federalismo fiscale una riflessione, perché in effetti è da tempo che se ne parla ed era giusto fare il punto in quest'aula.

Faccio però una precisazione che credo sia corretta e che avevo anticipato per dire il limite di questa discussione. Il dibattito sul federalismo fiscale sicuramente obbliga tutti a fare una riflessione attenta su quella che è la propria operatività, sul modo di gestire e sul modo di immaginare il proprio futuro dal punto di vista dell'economia, zona per zona. Parte da un concetto che è previsto dalla Costituzione, il 119; non è che se l'è inventato un governo piuttosto che un altro, è che non è mai stato attuato.

La nota un po' atipica è che si parte dal federalismo fiscale senza considerare cosa si intende per federalismo. Lì si è abbastanza fantasiosi e su questo ognuno cerca di guardare i propri limiti e soprattutto cosa può guadagnarci: questo è il tema. Tornando alle Regioni a statuto speciale, il dibattito è stato quello di capire come riuscire a fare l'operazione verità, cioè capire quali sono le reali situazioni di spesa zona per zona, non la spesa storica, ma la spesa reale.

Voglio sottolineare che nella sanità questo progetto non è riuscito. C'era stato un accordo fra le Regioni e il governo di turno, che aveva detto: benissimo, partiamo da adesso, poi facciamo sulla sanità l'operazione che permetta di dire quant'è la spesa e da lì andiamo avanti. Ancora oggi non si sa - e non faccio il nome delle Regioni - quanto spendano in alcune realtà, ma continuano a introitare somme. Questo ha penalizzato anche il dibattito sulle Regioni a statuto speciale rispetto a quelle a statuto ordinario, creando una situazione di obiettiva difficoltà, perché oggi viene letto: Regione a statuto speciale uguale privilegi. Ma in un momento di vacche magre gli altri dicono: ma perché?

Invece quello che si è cercato di fare con l'articolazione nell'ambito di un progetto che contiene riferimenti per le Regioni a statuto ordinario e speciale, è una logica che permane e che è unitaria come idea di utilizzo diversificato e solidale delle risorse, per cui nel fondo perequativo è giusto anche che ci siano le Regioni a statuto speciale. Questo significa che rispetto a situazioni di difficoltà in alcune Regioni, ci sia una partecipazione di tutte le Regioni, al di là dei 12-14 mila euro di intervento per ogni famiglia nella nostra regione, piuttosto che in altre, là dove il calcolo, anche lì, è sempre da stimare in modo appropriato.

Oggi il dibattito, ed è quello che mi porta a dire poi, perché in riferimento a questo giusto esame che deve essere fatto, la logica con cui stiamo andando avanti con i tempi. Oggi con il progetto di federalismo fiscale si stanno affrontando dei temi su come prevedere l'operatività nei prossimi mesi: si pensava 12 mesi, poi Tremonti ha detto che in 12 mesi era inimmaginabile passare dal sistema attuale a un sistema che veda nei tributi erariali una modifica totale, che permetta di riquantificare le esigenze delle Regioni a statuto ordinario e anche delle speciali, per cui si è chiesto 24 mesi. Nei 24 mesi il punto nodale saranno i decreti attuativi, perché lì ci sarà la reale possibilità di valutare quanto e come si andrà eventualmente ad incidere sui sistemi attualmente esistenti.

Oggi nel testo - poi chiederò alla presidenza di distribuirlo, non per farne oggi l'oggetto di discussione, ma per permettere l'approfondimento nella commissione, come mi sembra corretto - dicevo, oggi nella logica con cui è stato scritto il progetto Calderoli e con cui è stata scritta la proposta delle Regioni a statuto ordinario e a statuto speciale, si va nella direzione di fissare i criteri base su cui decidere di impostare i decreti attuativi. Quelle sono le norme: le Regioni a statuto ordinario hanno deciso ognuna i paletti entro cui attivarsi, per rendersi responsabili di quello che succede nella propria regione. Per le Regioni a statuto speciale sicuramente la situazione, sotto il profilo della coincidenza fra la responsabilità e quindi le funzioni già attuate - che sono diverse da quelle delle Regioni a statuto ordinario, perché oggi abbiamo un sistema, come il Sudtirolo, che svolge già una serie di funzioni a cui gli altri stanno arrivando o arriveranno chissà quando, perché il passaggio è diverso - creerà delle premesse per valutare le eventuali compartecipazioni a un sistema che rende nella solidarietà uno dei principi che poi travasano nella perequazione.

Nel dibattito che ho sentito c'è un impegno e si chiede un coinvolgimento anche degli enti locali. Faccio presente che abbiamo appena ricostituito la commissione specifica che tratta la finanza con gli enti locali, quindi direi che quella è la sede in cui anche questo sarà discusso. Chiederei, proprio perché c'è questo, di ritirarlo, mentre suggerirei solo per la prima parte, dove si dice "impegna la commissione", potrebbe essere, se mi permettete, tradotto in: "invita il Presidente della giunta e l'Assessore competente a riferire entro 30 giorni alla commissione regionale..." e segue tutto il resto. L'ultimo, "invita i parlamentari...", va bene.

Tornando un attimo alla discussione, sempre per correttezza, credo sia giusto correggere nell'incipit della mozione, "premesso che l'11 settembre il Consiglio dei Ministri ha approvato": non c'è ancora nessuno schema approvato. Lo dico solo per evitare che si faccia polemica nel senso di dire: ma come, non sapete che...

(Interruzione del Consigliere Louvin, fuori microfono)

Siccome poi giustamente la vostra attenzione anche ai movimenti dei nostri parlamentari è esemplare, vorrei dire a questo proposito brevemente che mi è stato riferito che il sen. Fosson ha partecipato a questo incontro della Lega, che avveniva all'interno di una manifestazione, cioè non è che sia andato a celebrare il secondo anniversario, perché da come è stato posto sembra che fosse andato a celebrare... Scusate, è come se un movimento organizza un evento e nell'ambito invita a un dibattito: credo che sia prudente partecipare. In questo senso è lodevole l'impegno del sen. Fosson che ha voluto andare a portare il suo contributo nell'ambito di quella che è una discussione, tenendo conto che Calderoli era il dominus in questa occasione e quindi doveva discuterne.

Sull'interpretazione delle affermazioni - la condivisione "geniale" - adesso non...

Louvin - (fuori microfono) ...testuale...

Rollandin (UV) - ...sai, il testuale è sempre un discorso che lascia...

Credo che possa essere perlomeno condiviso l'impegno che porta a individuare un percorso che è quello del federalismo fiscale, previsto dalla Costituzione.

Nel merito oggi c'è un' attenzione, che voi avete sottolineato, per vedere i riflessi di questo che - mi permetto di dire oggi - è l'attuale documento. Vedremo quando verrà approvato dal Parlamento, perché giovedì prossimo sarà oggetto di questo confronto definitivo con Calderoli per proporlo al Consiglio dei Ministri e per attivare la discussione all'interno del Parlamento. Faccio presente che fra poco si stopperà il discorso delle commissioni, perché c'è la finanziaria. Questo per dire che sui tempi e sull'urgenza, da come ho capito, c'è qualche problema in più a livello nazionale con i Comuni e le Province, perché non si sentono tutelate, a differenza di quello che succede a livello regionale, là dove le competenze che abbiamo nei confronti degli enti locali ci permettono di dare una garanzia in più, che da altre parti non c'è. Questo va sottolineato ed ecco perché c'è questa commissione con gli enti locali; quindi la nostra situazione sicuramente è diversa.

É di tutta evidenza che l'approfondimento serve. La partecipazione nostra alla Conferenza Stato - Regioni, ieri in modo particolare, è servita per evitare una rottura che non portava bene alle Regioni a statuto speciale, in quanto c'era un'insistenza da parte delle Regioni del Sud a volere la compartecipazione nelle accise, che ha trovato quel compromesso che coinvolge un po' tutti. Ma c'era soprattutto una novità che ha stupito tutti e che ha fatto riflettere, relativa al Friuli Venezia Giulia, che ha portato un concetto che è stato un po' devastante. Dice: io, Friuli Venezia Giulia, continuo a vedere le mie imprese che vanno in Slovenia e in Austria; io voglio che mi sia riconosciuto lo sviluppo competitivo, cioè che io possa prevedere con soldi miei di ridurre il costo fiscale per le imprese, in modo che le mie imprese non vadano via. Siccome però nella norma precedente delle Regioni a statuto ordinario avevano già messo che i Comuni che sono vicini alle Regioni a statuto speciale possono avere entro certi termini le garanzie per..., con questa catena di Sant'Antonio tutta l'Italia diveniva speciale. Questo per dire che sicuramente ci sono dei problemi da affrontare non indifferenti.

In conclusione credo che sia stato opportuno sottolineare l'esigenza di un confronto continuo e condivido anche che ci sia la possibilità di prevedere un confronto anche sugli indirizzi che verranno dati alla paritetica, perché questo è un altro punto essenziale. Fra l'altro la Commissione paritetica - la proposta verrà fatta al prossimo Consiglio - è già stata attivata, e credo che sotto questo profilo ci rendiamo conto dell'esigenza di portare al più presto.

Ultima nota per correttezza nei confronti delle nuove competenze. La formulazione che è stata ripresa, per quanto riguarda l'ultimo capoverso di questo documento, dice in modo chiaro e inequivocabile: "a fronte di nuove ulteriori funzioni alle Regioni a statuto speciale, i decreti attuativi - ecco il punto - definiranno le modalità di finanziamento attraverso forme di compartecipazione ai tributi erariali e alle accise". Ciò significa che se vengono attribuite nuove funzioni, su cui discutere... le Poste è uno degli argomenti e non voglio ora entrare nel merito, ma sicuramente è difficile sostenere che la situazione attuale di funzionamento delle Poste sia compatibile con un sistema come il nostro regionale, perché i disservizi sono quotidiani. Già lì si è fatto molto come Regione per cercare di venire incontro alle Poste: sui locali, sui costi della luce... Malgrado questo, la situazione è ancora devastante. Ma ci sono altri problemi come quello della strada nazionale, come quello della previdenza, quindi sono temi che potrebbero essere discussi come oggetto di questa trattativa. Quindi è opportuno che ci sia questo confronto.

Non credo che sotto questo profilo ci debba essere, giustamente per evitare che ci siano sorprese... abbiamo parlato tanto di Casinò, sappiamo che ci sono altri temi che ci impegneranno per vedere come abbiamo delle difficoltà ad affrontare temi storici. Vedasi a questo proposito, e chiederei, avendone parlato con l'Assessore, che quanto prima il Presidente della IV Commissione abbia la cortesia di cominciare il dibattito sul problema del trenino di Cogne, perché ormai la relazione è stata depositata e chiediamo che ci sia questo dibattito, in modo che si decida il quando e il come coinvolgere, su decisione della commissione, il Consiglio, perché è uno dei problemi che va affrontato in modo da capire dove vogliamo andare. Ci sono, quindi, dei problemi che ci porteranno ad affrontare temi sempre più importanti.

Ora, non abbiamo partecipato... né il testo che è stato approvato, ripeto, da tutte le Regioni a statuto speciale, che credo abbia fatto oggetto di approfondimento da parte di tutti, anche da un punto di vista tecnico oltre che politico, quindi sotto questo profilo credo che il testo che andrà la prossima settimana all'attenzione del governo sia sufficientemente coerente con lo spirito degli statuti speciali, anche con le diversità che sappiamo esistenti.

In pratica chiederei, rispetto ai punti della mozione, sulla parte prima se è possibile modificarla nei termini che ho detto: "invita il Presidente e l'Assessore a riferire alla Commissione regionale in materia di finanza e approfondire sollecitamente..." e tutto quello che segue. L'"impegna" lo toglierei per i motivi che ho detto, perché c'è già questa cosa, e "invita i parlamentari", questo credo sia giusto coinvolgerli. Con questo credo che si vada nello spirito di una leale collaborazione e di un approfondimento che è giusto avvenga con tutto il Consiglio.

Président - La parole au Conseiller Louvin.

Louvin (VdAV-R) - Non abbiamo fatto dei patti oscuri con il Presidente della Regione, ma abbiamo solo voluto verificare che il testo della mozione fosse opportunamente concordato e anche i colleghi del Partito democratico convengono sull'accettazione di questi emendamenti che sono stati proposti. Non li ripeto: consegneremo il testo che riprende puntualmente quanto il Presidente della Regione ha già indicato poco fa. Se desiderate, lo enunciamo: mi rivolgo alla segreteria.

In breve, c'è una puntualizzazione formale sulla prima premessa che preciserà che non è stato adottato l'11 settembre un disegno di legge, ma che ha preso avvio al Consiglio dei Ministri l'approfondimento su questa problematica.

A metà del primo punto della impegnativa, dove c'è la congiunzione "e il Presidente della giunta", "invitando il Presidente della Regione e l'Assessore alle finanze a riferire - non alla stessa, ma - alla commissione competente".

É eliminato il secondo punto dell'impegnativa, poiché il Presidente ha indicato in una prossima riunione della commissione contabilità, che unisce CELVA e Regione, la sede nella quale verrà attivato questo dibattito, e noi lo seguiremo in quella via.

Rimane inalterato l'invito ai parlamentari.

Non aggiungiamo nulla alle considerazioni svolte finora: ci saranno occasioni per farlo, ma credo che valga la pena ripartire dal lavoro di commissione. Domani è convocata alle 14,30 la II Commissione: Presidente Rosset, saremo al lavoro per pianificare i nostri impegni in questa materia fin da domani, per fare l'apposito calendario.

La ringrazio e ringrazio i colleghi per la pazienza che hanno avuto, ma ogni gruppo ha le sue valutazioni, anche in ordine all'importanza degli argomenti e vi siamo grati che sia stato trattato con la dovuta attenzione anche questo.

Presidente - Pongo in votazione la mozione con gli emendamenti che sono stati enunciati dal collega Louvin:

Mozione

Premesso che l'11 settembre scorso il Consiglio dei Ministri ha avviato l'iter per una iniziativa di attuazione dell'articolo 119 della Costituzione e di delega al Governo in materia di federalismo fiscale con cui s'intende dare applicazione ai principi di soli-darietà e di coesione sociale, sostituendo gradualmente, per tutti i livelli di governo, il criterio della spesa storica, per garantire responsabilizzazione, oltre che effettività e tra-sparenza del controllo sulla spesa pubblica;

Constatando in particolare, per quanto riguarda la Regione Valle d'Aosta, il rile-vante impatto del Disegno di Legge in questione in ordine alle prospettive future dell'autonomia finanziaria regionale, atteso che l'art. 20 prevede il concorso delle Re-gioni a statuto speciale e delle Province autonome di Trento e di Bolzano conseguimen-to degli obiettivi di perequazione e di solidarietà secondo criteri e modalità stabiliti da norme di attuazione ai sensi dei rispettivi statuti, da emanarsi entro 24 mesi "secondo il principio del superamento del criterio della spesa storica";

Sottolineato l'interesse ad un attivo ed informato concorso di tutte le componen-ti del Consiglio regionale allo scopo di rafforzare l'autonomia regionale in materia fi-nanziaria e realizzare le migliori condizioni di autonomia e responsabilizzazione finan-ziaria per tutti i livelli di governo;

Evidenziati anche i probabili rilevanti risvolti della riforma avviata dal Governo rispetto agli assetti attuali della finanza locale, oggi prevalentemente improntata in Valle d'Aosta - diversamente da quanto previsto dalla proposta in discussione - al principio di assegnazione di risorse parametrate ai proventi dell'IRPEF; nonché al rispetto del Patto di stabilità;

Il Consiglio regionale

impegna

la Commissione regionale competente in materia di finanza regionale e locale ad appro-fondire sollecitamente gli effetti della prospettata riforma, per valutarne i futuri riflessi sulle finanze regionali e locali, invitando il Presidente della Regione e l'Assessore alle Finanze a riferire entro trenta giorni alla Commissione competente le prime valutazioni del governo regionale in ordine alle proposte che saranno avanzate in sede di Commis-sione paritetica, con particolare riferimento alla possibile acquisizione di nuove funzioni in capo alla Regione;

invita

i Parlamentari della Valle d'Aosta ad informare costantemente la competente Commis-sione del Consiglio in merito agli orientamenti che emergeranno in Parlamento in ordine al testo presentato alle Camere.

Consiglieri presenti, votanti e favorevoli: 28

Il Consiglio approva alla unanimità

Presidente - Grazie, colleghi consiglieri.

La seduta è tolta.

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La réunion se termine à 14 heures 14 minutes.