Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 3190 du 9 janvier 2008 - Resoconto

OGGETTO N. 3190/XII - Ritiro di mozione: "Impegno a predisporre un rapporto sugli infortuni sul lavoro".

Mozione

Ricordato che anche nella nostra Regione gli incidenti sul lavoro sono una realtà anche troppo frequente e che questi episodi drammatici evidenziano spesso disattenzione e incuria sui temi della sicurezza, come lo dimostra il ripetitivo richiamo al "primo giorno di lavoro" o la rapida chiusura delle ditte interessate, con riapertura sotto altro nome;

Richiamato il radicato rispetto del lavoro proprio della nostra comunità e l'ampiamente condiviso desiderio di raggiungere lo zero nelle statistiche di mortalità per incidenti sul lavoro;

Preso atto che i differenti enti interessati alla prevenzione degli infortuni, al controllo delle norme di sicurezza e alle indennizzazioni delle vittime, non sono riusciti, singolarmente o insieme, a raggiungere tale obiettivo;

Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta

Impegna

la V Commissione consiliare a predisporre entro tre mesi un rapporto sul tema degli infortuni sul lavoro, ed in particolare di quelli mortali, che contenga non solo un'analisi del fenomeno, ma anche un'identificazione dei fattori di rischio e di ogni altra azione, propositiva o repressiva, atta ad avviare un progetto coinvolgente tutti i soggetti interessati in grado di ridurre drasticamente e, se possibile, eliminare gli incidenti mortali nei luoghi di lavoro.

F.to: Sandri - Fontana Carmela

Président - La parole au Conseiller Sandri.

Sandri (PD) - Tale mozione è molto datata, è stata iscritta all'inizio di questo Consiglio per decorrenza di termini in quanto più volte è stata rinviata nelle scorse adunanze consiliari; si riferisce a novembre dello scorso anno, tuttavia il tema è un tema al di là del tempo, nel senso che purtroppo gli incidenti sul lavoro esistono in Valle d'Aosta come in tutto il mondo, purtroppo alcuni di questi sono casi mortali e ancora in Valle d'Aosta ci si è dovuti rendere conto di incidenti gravi successi nella scorsa estate-inizio di autunno. Tenuto conto che questo dato è un dato rilevante, sono 5 morti nel 2006, il dato complessivo del 2007 non lo so, ma credo che siamo sempre su quell'ordine o simile, ci dobbiamo porre come Consiglio regionale innanzitutto il problema di come arrivare alla cifra zero. Non dico zero infortuni sul lavoro, credo che questo sia nei secoli probabilmente, ma che vi siano zero incidenti mortali. Arrivare alla cosiddetta "tolleranza zero" su questo tema ritengo sia molto importante, purtroppo per arrivare lì occorre fare una serie di riflessioni, perché i casi che sono avvenuti in Valle... in particolare quello dell'incidente di quell'immigrato che è caduto dal tetto della ristrutturazione del "Lidl" ad Aosta nella sua periferia est, un "supermarket" cosiddetto "hard discount", è un esempio abbastanza tipico di situazione che fa pensare, perché casualmente era il primo giorno di lavoro, è sempre così, perché così si evita l'obbligo della denuncia. È chiaro che, se era il primo giorno di lavoro, non era obbligatoria la denuncia, se già fosse stato il secondo, avrebbero dovuto denunciare; allora questo cosa significa? Che il margine fra infortuni sul lavoro e lavoro nero è un confine molto labile, credo che cominciare a fare una serie di ragionamenti per capire se nel caso degli incidenti sul lavoro la questione del primo giorno sia radicata, sia presente e quindi necessiti di un monitoraggio anche nei confronti delle ditte che sono colpite da tali eventi... per andare a verificare la contabilità di tali ditte dal punto di vista delle assunzioni. Come è possibile che sia sempre il primo giorno? Anche in un caso ad Antey di un ragazzo giovane, che ha avuto un incidente mentre stava ridipingendo l'esterno di una casa, primo giorno di lavoro, tutti al primo giorno di lavoro: ma com'è questa storia? Si va poi a vedere in tale caso di Antey la ditta edile che aveva in appalto i lavori e che aveva assunto questo ragazzo quel giorno, dopo poche settimane dall'incidente chiude, ma i titolari nel giro di qualche giorno riaprono una nuova ditta con lo stesso tipo di oggetto sociale, con gli stessi lavoratori; allora cosa si vuole fare? Si vuole evidentemente evitare che i provvedimenti che avvengono in conseguenza di analisi, rapporti e relazioni su come sono andate le cose possano ricadere sulla ditta stessa. Questo è un regime di impunità per chi non rispetta le regole di assunzione del lavoro e le regole di sicurezza sui luoghi di lavoro e noi abbiamo un bel dire che la legge n. 626 è importante e fare tutta una serie di rogne e di complicazioni se la luce all'impiegato dell'Amministrazione regionale gli arriva da destra o da sinistra, il caso è che nelle imprese artigiane ed edili valdostane c'è una sacca grave di inadempienze dal punto di vista della sicurezza del lavoro e questo è dimostrato dagli incidenti.

Riprendendo la notizia che è stata riportata dall'ANSA pochi giorni fa, si evidenzia come la Valle d'Aosta per frequenza e gravità degli incidenti delle imprese artigiane, che sono il 14,8% del totale, pone la Regione Valle d'Aosta al primo posto in Italia: questo è grave. È un settore su cui occorre molta più attenzione di quanto è stata posta finora, occorre un forte richiamo a tutti gli istituti che se ne occupano e qui all'USL, ad un ispettorato in materia che deve fare con più determinazione il suo lavoro e questi ispettori devono essere messi nelle condizioni di fare il loro lavoro con serenità, ma anche con accesso costante a tutto il territorio e avere gli strumenti per fare il proprio lavoro. Così come deve essere chiamato l'INAIL, l'Ente nazionale preposto alla tutela dei lavoratori infortunati, ma per questo investito da una serie di competenze in materia di prevenzione; così come deve essere coinvolta tutta la struttura che regola il lavoro e l'occupazione, perché abbiamo visto già da prima i collegamenti strettissimi che ci sono fra i lavoro nero e gli incidenti.

Non solo, credo che la nostra Regione dovrebbe porsi delle domande sulla necessità di escludere da qualunque appalto pubblico i gestori di aziende che fanno questi trucchi: che chiudono l'azienda in cui hanno avuto un lavoratore con un infortunio grave sul posto di lavoro e ne riaprono un'altra uguale. Indipendentemente dal nome, questa gente deve essere estromessa dagli appalti pubblici, perché solo così è possibile spiegare che in Valle d'Aosta il lavoro è al primo posto come recita la Costituzione. Mi permetto di fare un invito alla Presidenza del Consiglio, oltre che alla Presidenza della Regione: siamo nel 60° Anniversario dello Statuto di autonomia, ma anche della Costituzione, un momento di riflessione del Consiglio potrebbe essere utile; sul lavoro dobbiamo dimostrare alla popolazione che è al primo punto dei nostri obiettivi, la sua difesa a difesa dell'integrità delle lavoratrici e dei lavoratori. Per queste riflessioni insieme alla collega Fontana ho deciso di richiedere al Consiglio regionale l'impegno a predisporre entro 3 mesi un rapporto su questo tema, soprattutto sugli incidenti mortali - perché non si può fare tutto nella vita, bisogna avere degli obiettivi principali -, ma credo che, puntando sull'obiettivo arrivare ad incidenti mortali zero - non ci si riuscirà in un anno, né in 2 anni, ci si riuscirà in 4 o 5 -, si dia un esempio che poi può provocare effetti positivi su tutto il sistema della prevenzione degli infortuni. In particolare questo rapporto non deve fare solo la classica analisi del fenomeno, tipo l'ottimo lavoro che è il terzo rapporto dell'Osservatorio sui servizi sociali, il quale fa una bellissima foto del tema - e ne parleremo in questi giorni -, anche se i dati che emergono non sono tutti condivisibili. Qui bisogna fare uno sforzo in più: bisogna identificare i fattori di rischio, ossia questo rapporto deve identificare i fattori di rischio e ogni altra azione propositiva, ma anche repressiva, quello che dicevo io, ad esempio valutare la possibilità di escludere da qualunque tipo di appalto pubblico, non solo della Regione, ma anche degli enti locali e di ogni altra società collegata con la Regione tutti coloro che, coinvolti come responsabili di questi incidenti sul lavoro, hanno avuto non dico il dolo, ma anche la colpa o colpa grave nella situazione che ha prodotto l'incidente mortale. Questo è il nostro intendimento, questo è il modo con cui iniziamo il 2008, credo sia in parte casuale perché legato al fatto che la mozione precedente è stata rinviata, ma ritengo sia un buon modo di iniziare il 2008 dimostrare che il Consiglio regionale il tema del lavoro lo considera al primo posto nelle proprie priorità.

Presidente - La parola al Consigliere Bortot.

Bortot (Arc-VA) - Sono assolutamente d'accordo con le affermazioni del collega Sandri, innanzitutto c'è un fattore culturale di cui non si fanno carico le imprese ed un fattore economico, perché la mancata prevenzione sui luoghi di lavoro fa sì che in caso di infortunio -mortale o no - tutti i costi vengano scaricati sulla collettività, quindi non ci si fa assolutamente carico di intervenire sulla prevenzione.

Volevo fare un'integrazione a quanto affermato dal collega Sandri: non vi sono solo gli infortuni denunciati il primo giorno - questo vuol dire che prima i lavoratori non erano assunti, ma erano in nero -, vi sono, anche grazie alla legge n. 626, gli infortuni mai denunciati, infortuni che non esistono. Arrivano persone al Pronto soccorso o all'Ospedale, anonime, che denunciano lesioni non indifferenti e salta fuori che sono inciampate, sono cadute dagli scalini o non si sa bene cosa sia successo, soprattutto per intimidazione - senza voler criminalizzare le imprese - di una parte dei responsabili all'interno delle aziende, non solo le imprese, perché vi sono anche le aziende.

Si presupponeva che con l'innovazione tecnologica gli infortuni sui lavori sarebbero diminuiti in questi 20 anni, abbiamo scoperto invece che con l'introduzione della legge n. 626 - che va completamente riformata e io l'avevo detto nel 1996, quando ho partecipato ad un primo corso per avere l'abilitazione poi ad essere responsabile della sicurezza nei luoghi di lavoro - se un'azienda assume un lavoratore e si rifiuta di lavorare su un impianto o su una macchina o di svolgere delle mansioni perché l'impianto, la macchina o le mansioni non sono a norma, viene lasciato a casa, salvo che sia obbligato a lavorare; se lavora su quell'impianto o su quella macchina o con determinate mansioni, se si fa male, le responsabilità sono di tipo individuale, perché lui ha lavorato su un impianto o su una macchina che non era a norma: questo è un fattore estremamente negativo, nel senso che le ricadute di tipo economico e sociale sono sui lavoratori stessi.

Vi è poi un altro fatto negativo: il fatto che sui luoghi di lavoro è scattato un meccanismo di penalizzazione forse giusto delle imprese - come il "bonus malus" per le polizze assicurative della RC Auto - che, nella misura in cui aumenti gli infortuni, ti aumenta l'assicurazione infortuni a carico dell'INAIL: questo fa sì che vi sia sempre pressione, salvo casi eclatanti, sui lavoratori affinché non si denuncino o si denuncino sempre meno gli infortuni.

L'altra cosa gravissima, e ha ragione anche il collega Sandri, è che, mentre una volta gli infortuni denunciati erano interamente a carico dell'INAIL, sono anni che l'INAIL tenta di sbattere fuori i lavoratori a suo carico, nonostante infortuni sul lavoro, per passarli all'invalidità e quindi a carico della società civile: questo avviene sistematicamente, poi non capiamo perché i bilanci dell'INAIL sono in attivo e tali soldi che sono delle imprese e dei lavoratori... perché le imprese considerano giustamente il costo dell'assicurazione INAIL dei lavoratori salario differito... non si capisce l'uso improprio di questi denari e del cercare di evitare di farsi carico degli infortuni, sbattendo fuori i lavoratori dall'INAIL per passarli alla Protezione civile. Evidentemente siamo tutti capaci di portare i bilancio in pareggio o in attivo con questi criteri e scaricare sulla collettività!

Abbiamo un intreccio perverso nelle nostre aziende che è rappresentato dall'attingere a fondi pubblici per la formazione professionale, per l'apprendistato, quindi contributi e finanziamenti di denaro pubblico e un uso improprio della formazione professionale e dell'apprendistato. "Uso improprio" significa che non vado in un'azienda - ovviamente non voglio generalizzare - per fare della formazione... nonostante sia a carico dei finanziamenti della collettività e non dell'azienda... ma, nel momento in cui metto piede nell'azienda, divento operativo e produttivo a tutti gli effetti, indipendentemente dai corsi di formazione ai quali dovrei essere sottoposto. Qui c'è un ulteriore aggravamento delle condizioni di lavoro e un ulteriore aumento di infortuni sul lavoro. Invito in questo caso anche il Governo e l'Assessore a fare un'indagine sull'uso improprio di questo denaro, sappiamo bene che in certe situazioni tale denaro viene dato anche per aiutare aziende in crisi. Non è grave, ma, quando l'uso improprio dei denari della formazione professionale o di sgravi fiscali per assumere apprendisti o giovani o precari, diventa una costante, dobbiamo "metterci le mani".

L'altra aggravante è la precarietà, parlo soprattutto negli stabilimenti con grandi impianti e nelle imprese; non c'è più il lavoratore assunto che gradualmente acquisisce una professionalità sul luogo di lavoro, ma viene assunto per quel tipo di impianto e mansione in rapporto con altri lavoratori, giovani e meno giovani, che non hanno nessuna preparazione. Non c'è più il concetto di "bocia", ossia, quando uno entrava in un'impresa, veniva affiancato ad un lavoratore che aveva professionalità ed esperienza per imparare il mestiere, di questo dobbiamo dire grazie a tutta la legislazione che è stata introdotta sui lavori precari: questo è un ulteriore fattore di rischio e di percentuale di infortuni.

Un'altra cosa di cui dovremmo stare attenti... ho partecipato al rapporto annuale presentato dagli uffici preposti sugli infortuni sul lavoro; ebbene, senza voler accusare nessuno, il rapporto ha tenuto un profilo molto basso, di tipo statistico, matematico e tecnico, senza dare nessuna valutazione politica di come uscire da tali macelli. Questo è grave perché si tratta di uffici pubblici e - ripeto - i nostri uffici pubblici dovrebbero essere preposti per reintervenire non in modo burocratico o fiscale nei confronti delle imprese, ma dovrebbero intervenire dando orientamenti, facendo memoria e patrimonio di come avviene l'infortunio e intervenire per ridurre o evitare che si possano ripetere. Faccio un esempio: gli infortuni che si ripetono nell'edilizia sono quasi sempre dovuti agli stessi fattori, ecco i fattori di rischio di cui parlava il collega Sandri, fattori di rischio che si ripetono continuamente ed è lì che dobbiamo intervenire! Se si fa uno scavo per un immobile e lo scavo non è fatto a regola d'arte e comunque sempre ci finisce qualche lavoratore sotto e questa cosa va avanti da decenni... ci sarà un altro modo di intervenire nel fare gli scavi, ci sarà un altro modo di fare le ispezioni, ci sarà un altro modo di fare prevenzione per evitare che si ripetano sempre gli stessi infortuni? È di queste cose che gli uffici pubblici e il Governo devono farsi carico, non tanto entrare nel merito dell'attività e dell'autonomia delle imprese, ma quanto imporre dei criteri e dei vincoli. Conosco le imprese, soprattutto gli artigiani quanto sbuffano per fare della prevenzione e aprire un cantiere che sia a norma, è vero, sono costi aggiuntivi, allora capiamoci nel fare gli appalti e qui scatta il meccanismo per cui bisogna sempre fare gli appalti al ribasso, gli appalti al ribasso significa peggiori condizioni di lavoro e di salario e peggiori condizioni di lavoro significa non fare la prevenzione, né organizzare il cantiere come si deve. Colleghi, quando come Amministrazione regionale in un appalto o in un subappalto risparmiamo l'1%, il 2% o il 3% e poi queste cifre la collettività, che siamo sempre noi, le deve tirare fuori per pagare tutta la vita un infortunio o un infortunio mortale agli eredi, cosa abbiamo portato a casa noi? Assolutamente niente, perché l'infortunio mortale viene a costare ben più di quello che l'amministrazione pubblica ha portato a casa con un appalto esclusivamente al ribasso. Ripeto: dovremo rivedere tutto il sistema degli appalti, soprattutto i subappalti, perché c'è una cascata di responsabilità, dove succede come ha detto il collega Sandri: alla fine uno cambia ragione sociale, ne va di mezzo quasi mai nessuno e quasi sempre la negligenza del lavoratore, un po' come quando c'è un incidente aereo, quando muoiono i piloti quasi sempre c'è la responsabilità dei piloti, tanto più che non possono difendersi perché sono periti. Insisto allora su un concetto di una visione di insieme del problema partendo dal presupposto che se le amministrazioni pubbliche risparmiano una lira per fare appalti al ribasso e la società civile deve farsi carico dei costi degli infortuni... evidentemente se mettiamo questi conti assieme, è meglio che scegliamo altri parametri per fare gli appalti non esclusivamente legati ai ribassi, ma introdurre parametri di informazione corretta e di formazione corretta e di prevenzione corretta.

Si dà atto che dalle ore 10,14 assume la presidenza il Vicepresidente Tibaldi.

Presidente - La parola al Consigliere Sandri, per mozione d'ordine.

Sandri (PD) - Per mozione d'ordine. Vedo che la maggioranza è scesa a 11, 12 Consiglieri, se vogliamo ragionare tutti insieme, non sarebbe male che vi fosse una partecipazione della maggioranza a questo dibattito.

Presidente - Ci stiamo attivando, abbiamo azionato il meccanismo tecnologico per farli tornare in aula.

La parola all'Assessore alle attività produttive e politiche del lavoro, La Torre.

La Torre (FA) - L'argomento sollevato dalla mozione è molto serio e importante, la sicurezza sui luoghi di lavoro è qualcosa che non solo ci investe tutti per le notizie che apprendiamo dai giornali e gli eventi tragici che ci troviamo ad affrontare, ma in realtà, se riflettiamo fino in fondo, ci investe tutti, perché il lavoro è intorno a noi, sono i nostri figli, sono i nostri genitori, siamo noi stessi, sono tutte le persone che operano nell'interesse delle proprie famiglie e della collettività. Se cominciamo ad analizzare questo argomento così importante, comprendiamo che è un argomento di cui si discute troppo poco, è un argomento di cui molte volte ci interessiamo in modo episodico in funzione di sollecitazioni esterne, che vorremmo che non accadessero mai. Affrontiamo quindi l'argomento in modo concreto, che è quello che serve anche per le sollecitazioni che vengono dalla mozione, dagli interventi che sono stati fatti ed è la sollecitazione ad agire su un settore di questo tipo.

La prima cosa che va detta è che esistono delle leggi molto precise, leggi che devono essere applicate, ma, come dicevo prima, ancor prima di avere una visione della sicurezza come una legge applicata, dovrebbe essere un patrimonio della collettività, un patrimonio culturale; la sicurezza è un bene dell'individuo, è un bene che dobbiamo salvaguardare a tutela dell'uomo. Questo primo elemento culturale fondamentale è un elemento su cui ci deve essere confronto e informazione. Sono stati dati dei riferimenti, si è parlato di incidenti mortali; se si va a vedere nelle statistiche degli incidenti mortali, la maggioranza degli incidenti mortali la subiscono proprio i piccoli imprenditori, i lavoratori autonomi e gli artigiani, quindi non solo i dipendenti, ma anche i piccoli imprenditori, che sono gli artefici stessi della loro sicurezza. Ecco che allora c'è una mancanza culturale della collettività, che recepisce la sicurezza come un costo aggiuntivo, come un onere in più, come un problema di cui bisogna tener conto, ma che fino in fondo non viene percepito nella sua importanza: questo è il vero problema, perché le leggi esistono, esistono anche gli organi preposti per l'applicazione di tali leggi. È vero non si può delegare solo alle attività di controllo, perché se pensiamo di risolvere il problema delegando solo alle attività ispettive di controllo la questione, non abbiamo fatto il nostro dovere. È giusto quindi un richiamo al rafforzamento delle norme e anche al potenziamento della vigilanza, in questo sottolineando anche l'importanza del sanzionamento; nello stesso tempo dobbiamo prendere atto che esiste un lavoro di enti, di istituzioni, di organismi su tale settore e io li posso citare perché non sono pochi: il Dipartimento della sanità, salute e politiche sociali; il nostro Dipartimento dell'industria; il Dipartimento delle politiche del lavoro; la Regione nel suo complesso e adesso parliamo dei servizi: quelli di igiene pubblica, di sicurezza del lavoro, di medicina del lavoro dell'USL; l'Unità operativa di medicina legale dell'USL; la sede periferica dell'ISPEL per quel che riguarda l'operatività locale; la Direzione regionale del lavoro; i vigili del fuoco; l'INAIL e poi tutte le responsabilità legate ai consorzi e agli enti locali che hanno anche delle precise responsabilità. Questo per dire che la mozione ha un senso. È vero, è un po' datata perché era del 9 novembre, motivi di Consiglio non hanno permesso di discuterla prima e il fatto che sia stata rinviata ha permesso nel frattempo la presentazione della relazione che è prevista anche dalle leggi regionali e dalla responsabilità del Comitato per la sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro. La relazione è stata presentata il 14 dicembre ed è una relazione corposa, che tratta l'argomento della Valle d'Aosta e degli incidenti come sono avvenuti, non l'argomento della sicurezza del lavoro in modo generico.

Adesso potremmo aprire un dibattito, qui ho elementi e dati, ma cerco di recepire il senso della mozione e di dare l'importanza che mi chiedete a questo tipo di argomento. La sicurezza non è un problema di maggioranza o minoranza, è un problema di serietà e di impegno di una collettività che vuole impegnarsi e dare dove possibile delle risposte su un problema così centrale. Cosa si può fare mettendo insieme la mozione, la relazione che è stata fatta e un'opera concreta che questo Consiglio possa portare avanti? Innanzitutto recepire la relazione predisposta dagli organi competenti, che hanno la possibilità di mettere insieme i dati, recepire la relazione e farla avere al Presidente della V Commissione che la possa distribuire ai componenti della stessa, perché, come tutte le cose, bisogna non solo parlarne, ma informarsi. Chiedo anche questa serietà, qui c'è una relazione, per poterne parlare bisogna capire di cosa si parla. Mettiamo quindi a disposizione questa relazione alla V Commissione, dando il tempo di recepirla, poi passiamo ad una fase più concreta: convochiamo in V Commissione i nuclei centrali di coordinamento rispetto ad un'azione di una serie di enti, faccio un esempio: il Coordinatore del Dipartimento delle politiche del lavoro, il Dirigente del servizio di sicurezza del lavoro dell'USL, il Direttore della Direzione regionale del lavoro, il Direttore dell'INAIL. Affrontiamo con loro una discussione seria che getti quei presupposti che sono stati richiesti, per mettere in atto anche delle politiche nei confronti di una materia così importante e che diano delle indicazioni a questi responsabili e a queste persone che già operano quotidianamente e che svolgono un lavoro delicato, importante e serio, per poter condividere con noi, componente politica che deve assumersi delle responsabilità, degli obiettivi che ci possiamo dare anche ambiziosamente, come diceva il Consigliere Sandri, di annullare questo tipo di incidenti. Credo che questo potrebbe essere un lavoro serio che non supera la mozione, ma che è qualcosa che indirizza realmente su un'opportunità che possiamo dare al miglioramento di una situazione, anche perché non so - e questo lo dico perché ho rispetto della mozione - come potrebbe la V Commissione realizzare lei stessa una relazione se non avvalendosi di tutti gli organi competenti. Penso quindi che potremmo recepire la relazione, metterla a disposizione dei Commissari, la V Commissione diventa un momento di concertazione al di là delle maggioranze e delle minoranze, ma nell'interesse della collettività. In conclusione propongo e chiedo di ritirare la mozione per poter agire in questo senso e condividere con tutto il Consiglio una politica che possa darci dei risultati.

Si dà atto che dalle ore 10,20 riassume la presidenza il Presidente Perron.

Presidente - È pervenuto un emendamento da parte del Consigliere Sandri che propone di ridurre da 3 a 2 mesi il tempo per la predisposizione, da parte della V Commissione consiliare, del rapporto citato nella parte impegnativa della mozione. Ne do lettura:

Emendamento

"Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta

Impegna

la V Commissione consiliare a predisporre entro due mesi un rapporto sul tema degli infortuni sul lavoro, ed in particolare di quelli mortali, che contenga non solo un'analisi del fenomeno, ma anche un'identificazione dei fattori di rischio e di ogni altra azione, propositiva o repressiva, atta ad avviare un progetto coinvolgente tutti i soggetti interessati in grado di ridurre drasticamente e, se possibile, eliminare gli incidenti mortali nei luoghi di lavoro.".

Se non ho altri interventi, dichiaro chiusa la discussione generale.

La parola al Consigliere Sandri.

Sandri (PD) - Ringrazio l'Assessore per la considerazione con cui ha voluto affrontare questo tema e anche il Presidente della V Commissione che vedo che si sta interessando del problema. Ritengo però doveroso evidenziare come il discorso fatto adesso dall'Assessore si ritrovi pienamente nella mozione, ossia il percorso che lui ha proposto mi sembra giusto, corretto, che va al di là di questa legislatura, perché è un discorso di lungo termine; ma, per dare un senso all'avvio di quel progetto che condivido pienamente e che anzi trovo particolarmente efficace come presupposti e come premesse, mi permetto di ribadire la necessità che questo Consiglio, tenuto conto che non impegna la Giunta, ma impegna la V Commissione... in tale maniera recepiamo con questo piccolo lavoro di Commissione che si farà in questi 2 mesi la relazione che lei ha fatto, dopodiché verrà integrata da qualche audizione e comunque verrà fuori un quadro più ampio, non tanto di quello che è stato predisposto nella relazione, ma più ampio, nel senso della partecipazione dei gruppi politici, perché dovranno prendere atto di questa cosa. Richiedo all'Assessore di votare tale mozione, perché recepisce in pieno quanto da lui proposto ed è un atto formale di indirizzo che, secondo me, consente al Presidente della Commissione di recepire quella relazione che lei ha fatto e di poterla condividere in modo più ampio. Anche perché non ha nessuno sviluppo pratico, nel senso che non deve essere presentata al Consiglio, ma è un rapporto che rimane a livello di Commissione e che si baserà sulla relazione che gli uffici hanno predisposto in tale frangente, per questo motivo ho ridotto da 3 a 2 i mesi: affinché sia una presa di coscienza di questo Consiglio, nella sua ultima fase, di tale problema.

Presidente - La parola all'Assessore alle attività produttive e politiche del lavoro, La Torre, per dichiarazione di voto.

La Torre (FA) - Intanto mi fa piacere che ci siamo intesi e che vi sia questa volontà di operare insieme. Cosa mi lascia perplesso? La V Commissione non ha gli strumenti per realizzare "... un rapporto sul tema degli infortuni sul lavoro, ed in particolare di quelli mortali, che contenga non solo un'analisi del fenomeno, ma anche un'identificazione dei fattori di rischio e di ogni altra azione, propositiva o repressiva, atta ad avviare un progetto coinvolgente...". Bisognerebbe quindi almeno modificare questa "cosa", perché la Commissione può recepire la relazione, andarla ad approfondire e integrare con le audizioni e alla fine di tale percorso può uscire magari con un indirizzo, ma io dico che non è in grado di fare una relazione, bisognerebbe modificare... se la votiamo così, diamo alla V Commissione un compito al quale non è in grado di adempiere.

Presidente - La parola al Consigliere Sandri.

Sandri (PD) - Chiaramente, tenuto conto della questione formale che non è possibile modificare il testo, intendevo che la mozione viene approvata con l'intendimento di non "andare" in tutto quanto previsto, ma che fosse rispettato solo l'indirizzo politico che abbiamo qui concordato: che viene recepita la relazione da parte della V Commissione e se ne fa una discussione in Commissione.

Presidente - La parola all'Assessore alle attività produttive e politiche del lavoro, La Torre.

La Torre (FA) - Siamo d'accordo, ma il testo è il testo, ossia potrei dire una cosa: se tornando sulla proposta che avevo fatto, visto che c'è questa "cosa", se la mozione viene ritirata e ci prendiamo un impegno così come lo abbiamo detto e lo ribadiamo... chiedo anche al Presidente se vuole intervenire, così abbiamo anche la sua conferma, credo che abbiamo tutte le certezze e possiamo agire con serenità.

Presidente - La parola al Consigliere Comé.

Comé (SA) - Ho sentito la proposta ultima fatta dal collega Sandri, che è il proponente della mozione; da parte mia vi è la disponibilità totale per portare avanti il lavoro richiesto da lui. Certamente il testo così come scritto impegna in una maniera completamente diversa, cosa che certamente la Commissione non potrebbe fare. Da parte mia quindi c'è la totale disponibilità a portare avanti il lavoro richiesto dal collega Sandri; quindi, se il collega ritira la mozione, vi è l'impegno mio e dell'Assessore per andare nella direzione richiesta dal proponente della mozione.

Presidente - La parola al Consigliere Bortot.

Bortot (Arc-VA) - Non vorrei che facessimo una questione di "lana caprina"... se ci intendiamo sui contenuti e sul problema. Noi abbiamo sollevato il problema che la V Commissione con il mandato che viene dato deve coordinare i lavori di tutti questi organismi che lavorano sugli infortuni sul lavoro e sulla prevenzione. "Coordinare" vuol dire occuparsi di prevenzione, di formazione e di cultura, perché, quando l'Assessore dice: "un sacco di artigiani cadono dal tetto, si infortunano loro stessi come titolari di azienda", è assolutamente vero! È anche vero però che c'è un "gap" culturale che passa in mezzo alle persone, per cui "io sono immortale, a me non succede mai...", è un po' come gli incidenti stradali: "succedono sempre agli altri, a me non succedono mai", invece succedono. Vi è un problema di cultura, di prevenzione e faccio un esempio... vi è tutto un meccanismo sanzionatorio... quello che è successo a Torino: la fabbrica siderurgica è ferma evidentemente, ma se vi fosse stata tutta una serie di interventi prima e non solo di tipo sanzionatorio, forse non ci sarebbero stati quei 7 lavoratori morti e l'azienda continuerebbe a produrre. Siamo tutti capaci di intervenire dopo, a sanzionare... va cambiata anche la cultura e il modo di pensare degli operatori sul comparto del lavoro e della prevenzione degli infortuni, questo dovrebbe essere l'indirizzo nei confronti della Commissione: di mettere assieme tali soggetti che lavorino con un'altra "forma mentis".

Presidente - La parola al Presidente della Regione, Caveri.

Caveri (UV) - Ho l'impressione che si stia creando una piccola confusione istituzionale. Vorrei che il collega Bortot mi seguisse per un attimo, perché si sta innescando un equivoco, nel senso che la V Commissione e lo stesso Governo regionale non hanno in questa materia dei poteri per coordinare il lavoro dei diversi enti che si devono occupare della stessa, questa è una materia che, alla luce delle norme di attuazione dello Statuto, è saldamente nelle mani dello Stato, attraverso un ente che è l'INAIL e attraverso quegli uffici del lavoro che sono rimasti in capo allo Stato. Non è che noi oggi chiamiamo il dott. Ferrarese, piuttosto che la dott.ssa Goglia e gli diciamo cosa deve fare, o il Consiglio regionale che sarebbe ancora più sbagliato, ma neppure il Governo regionale può dire come devono svolgere il loro lavoro, perché loro agiscono sulla base di direttive nazionali. Diverso è fare un'attività a cui siamo disponibili e collaborativi, di tipo informativo, ossia nessuno impedisce di fare... come dire... abbiamo collaborato a delle campagne che l'INAIL ha fatto in Valle d'Aosta con dei finanziamenti del Governo regionale, perché riteniamo con spettacoli musicali, incontri di fare una cultura della prevenzione sugli infortuni. Non vorrei però che si creasse l'equivoco che questi possono essere chiamati in Commissione per dire loro come devono lavorare, come non possono essere chiamati dall'Assessore La Torre, se non a puro spirito collaborativo.

Qualche settimana fa ho scritto al Direttore degli uffici del lavoro statali dicendo che non condividevo il trattamento dei dati che è stato fatto nel corso di una serie di conferenze stampa, perché questi dati davano un'immagine sbagliata della situazione antinfortunistica della Valle, perché o le statistiche si sanno leggere e vengono lette, oppure su un campione piccolo come la Valle d'Aosta è sufficiente un incidente mortale per farci balzare in testa: questo è scorretto, glielo ho scritto. Lui abbastanza sgarbatamente mi ha risposto dicendo che lui gli indirizzi li prende dal Ministero del lavoro, che va benissimo, che è una forma collaborativa che apprezziamo... laddove esistono degli uffici statali in questa regione, normalmente sono sgarbati e antipatici con la Regione e poi hanno le "pezze nel sedere" e vengono a chiederci aiuto e collaborazione, comunque uno ne tiene conto. Credo sia meritoria l'iniziativa che è stata presentata dal collega Sandri, ma nell'ambito di un'attività informativa alla quale ci presteremo volentieri; immaginare invece forme di coordinamento sarebbe non solo non consentito dalle leggi, ma inopportuno.

Presidente - La parola al Consigliere Sandri, per dichiarazione di voto.

Sandri (PD) - Ringrazio il Presidente Caveri per il suo intervento, anche se ho una visione completamente diversa delle statistiche, in questo caso anche l'1 non va bene. Prendendo atto delle dichiarazioni ultime del Presidente della Commissione e dell'Assessore, con l'impegno a verificare con iniziative consiliari prima della fine della legislatura, però ritiro la mozione.

Président - Avec ces précisions la motion est retirée.

Il Consiglio prende atto.