Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 3060 du 18 octobre 2007 - Resoconto

OGGETTO N. 3060/XII - Inizio discussione del disegno di legge: "Disposizioni di riordino in materia di edilizia residenziale. Modificazioni alla legge regionale 8 ottobre 1973, n. 33".

Président - La parole au Conseiller Secrétaire Venturella, pour motion d'ordre.

Venturella (Arc-VA) - Solo per informare i colleghi Consiglieri che all'interno del disegno di legge n. 184 esiste una norma da "Pollicino"...

Presidente - ... stiamo parlando del disegno di legge n. 173...

Venturella (Arc-VA) - ... appunto, esiste una norma finanziaria che ha delle ripercussioni sul disegno di legge successivo, perché porta in aumento... ossia direi prima di discutere di questa norma finanziaria... sto leggendo la relazione al disegno di legge n. 184, che è al punto n. 36. Poi facciamo come vogliamo, ma una legge di riordino generale che non discute prima delle variazioni di bilancio che la riguardano... anche perché è punto a sé stante, che riguarda: "Primo provvedimento al bilancio di previsione della Regione per l'anno finanziario 2007..." e, tra l'altro, sposta all'interno del settore dell'edilizia abitativa dei fondi. Vorrei discutere prima di questo provvedimento, anche per rispettare l'ordine del giorno.

Presidente - Capisco il suo ragionamento, non sono nella condizione di dirle se è vera l'affermazione che lei ha fatto, vorrei che vi fosse qualcuno da parte del Governo regionale, Presidente o Assessore competente, che sia nella condizione di rispondere. Non tocca a me fare valutazioni nel merito su una proposta di questo genere. Sto cercando l'Assessore Marguerettaz, se qualcuno ha la cortesia di dirmi dove è andato. Posso proporre un'inversione dell'ordine del giorno, ossia trattare il punto n. 38.1? Collega Tibaldi, il punto n. 38 è quello sul quale il collega Venturella ha fatto delle obiezioni circa il fatto di trattarlo prima, dato che a monte c'è una variazione di bilancio che interessa tale oggetto. Propongo, se il Consiglio è d'accordo, di discutere un oggetto successivo e poi di tornarci nelle forme che proponeva il collega Venturella.

La parola al Consigliere Segretario Venturella.

Venturella (Arc-VA) - Credo che un po' di sano realismo dovrebbe ogni tanto impregnare quest'aula, mi scusi, Signor Presidente, ma su questo disegno di legge esistono 15 emendamenti, che saranno tutti bocciati, e speriamo lo sia anche quello dell'Assessore, ma è una discussione che ci prenderà minimo tutto un pomeriggio, perché - Presidente Borre - le vogliamo tanto bene, ma non speri che su tale disegno di legge non diamo battaglia. Credo che anche il disegno di legge - punto n. 38.1 - sui maestri di sci, non disperi la collega Viérin Adriana perché anche su questo, insieme ai colleghi del gruppo "La Casa delle Libertà", daremo battaglia.

In conclusione faccio solo notare, senza entrare nel merito, che abbiamo licenziato 2 provvedimenti dell'Assessorato delle finanze - punti n. 34 e n. 35 - senza Assessore alle finanze. Potremmo togliere l'Assessorato delle finanze, far sì che "ad interim" se lo prenda il nostro Presidentissimo e così risolviamo il problema delle assenze. Chiedo a questo punto una sospensione del Consiglio per una riunione dei Capigruppo e un aggiornamento dell'ordine del giorno.

Presidente - La parola al Presidente della Regione, Caveri.

Caveri (UV) - Mi scusi, l'Assessore Marguerettaz aveva precisato che stamani per un problema personale non poteva esserci. Credo che la presenza del Governo regionale sia una garanzia assoluta dal punto di vista della possibilità di procedere con regolarità nei lavori che ci sono oggi...

(interruzione del Vicepresidente Tibaldi, fuori microfono)

... cosa vuole che le dica, senta, collega Tibaldi, se fossimo in un posto normale, i membri del Governo dovrebbero arrivare esclusivamente quando si trattano gli argomenti del Governo, perché è così in tutti i Parlamenti del mondo. Noi invece come dei soldatini siamo qui, io sono andato ad urinare, purtroppo mi rendo conto che è un'esigenza disdicevole, farò come il dottore... come si chiama quello di ieri sera del telefilm, che si è messo il catetere, chiederò cortesemente al collega Fosson se più tardi vorrà procedere nell'operazione...

Non penso vi siano dei problemi, ma chiedo agli uffici che vi sia un rapporto causa-effetto fra la variazione di bilancio e questa legge, perché immagino che, quando tale legge è stata presentata, avesse una sua copertura finanziaria, altrimenti non credo vi sia un rapporto del punto n. 36 con il provvedimento n. 173, perché sono arrivati in Consiglio per caso assieme, in più depositati uno prima dell'altro. È probabile che vi siano delle variazioni di bilancio che concernono l'edilizia, ma non ha rapporti con questo perché sono stati presentati indipendentemente. Nel momento in cui vengono presentati i disegni di legge, questi in Giunta passano solo se hanno la copertura finanziaria, altrimenti non passano, quindi non è che vi possa essere un collegamento.

Se il Presidente consente, l'Assessore Cerise può spiegare meglio.

Presidente - La parola al Consigliere Bortot sulla mozione d'ordine.

Bortot (Arc-VA) - Vi è una cosa sostanziale: dopo questo provvedimento n. 184... ossia vi è una variazione di bilancio e poi discutiamo di una legge che non tiene conto di una variazione di bilancio, dove il settore dell'edilizia abitativa, in cui vengono spostati 1,5 milioni di euro dai contributi in conto capitale per gli interventi di edilizia abitativa convenzionata, 1,5 milioni di euro, 3 miliardi di lire, per gli interventi di edilizia abitativa convenzionata vengono spostati al Fondo di rotazione dei mutui per la prima casa; allora dopo di cosa discutiamo? Lo so che non c'entra niente ma, siccome presenteremo degli emendamenti per reperire maggiori fondi e qui invece prima di approvare la legge vengono tolti i fondi, poi approviamo la legge e ci giustificherete che non vi sono i fondi per l'emergenza abitativa!

Presidente - La parola all'Assessore al territorio, ambiente e opere pubbliche, Cerise, sulla mozione d'ordine.

Cerise (UV) - Per quanto riguarda i fondi che sono previsti in questa variazione di bilancio, a parte che ve ne sono 2 se non vado errato, perché c'è anche un milione di euro per l'emergenza abitativa, voglio dire che questi con la legge assolutamente non c'entrano niente, perché qui riguarda l'esercizio finanziario di quest'anno. Quel milione e mezzo destinato all'edilizia convenzionata non ha avuto nessuna richiesta, di conseguenza non capisco perché avremmo dovuto mandarli in economia. Cosa si fa con questa legge? Si prende tale milione e mezzo per il quale nessuno ha fatto domanda e si destina laddove ce n'è bisogno, ossia a coprire il fabbisogno di domande per i mutui prima casa. Riguarda l'esercizio di quest'anno e riguarda tutto il pregresso. L'altro milione di euro viene messo proprio per quello che chiede lei, ossia per venire incontro all'emergenza abitativa...

Bortot (fuori microfono) - ... vorrebbe dire fare le case, non integrare gli affitti perché qualcuno ce l'ha troppo alto...

Cerise (UV) - ... qui bisogna che ci mettiamo d'accordo perché, se non facessimo l'aiuto all'affitto, sa quanta gente avremmo in emergenza abitativa! Non diciamo allora queste cose! Quel milione di euro non è vero che ci consente... non lo destiniamo al sostegno all'affitto, lei deve fare un po' di chiarezza, non metta sempre tutto assieme che alla fine la gente diventa confusa. Quel milione di euro viene destinato all'emergenza abitativa e cosa vuol dire? Vuol dire che sono soldi che metteremo a disposizione di Comuni e di quant'altro per trovare degli alloggi in affitto da dare a gente che non ha la casa...

Bortot (fuori microfono) - ... perché non facciamo le case in edilizia convenzionata...

Cerise (UV) - ... ma cosa c'entra? Se non mi fanno le domande, scusi!

Presidente - Stiamo discutendo su una mozione d'ordine, non nel merito del provvedimento.

Cerise (UV) - ... ripeto: tutto questo riguarda l'attuale normativa che, comunque sia, quand'anche fosse modificata dal nuovo disegno di legge che stiamo discutendo, non va a pregiudicare l'utilizzo di questi fondi, altrimenti andremmo a dire che tali fondi convergeranno al limite in questo unico grande fondo, ma noi da qui al 31 dicembre questi soldi li spendiamo, perché abbiamo in previsione di avere qualche centinaio di domande per il mutuo prima casa, così come abbiamo delle situazioni di emergenza abitativa alla quale vogliamo dare risposta e la daremo con quei soldi previsti dalla variazione al bilancio.

Presidente - Collega Venturella, lei è già intervenuto 2 volte, ha avanzato una proposta e mi pare che siano stati forniti elementi che fanno propendere per la possibilità di discutere adesso del punto n. 173. Lei ha presentato la mozione d'ordine, è intervenuto ancora, mi spiega cos'altro vuole dire? Mi pare chiara la mozione d'ordine, uno a favore e uno contro, io faccio esprimere il Consiglio.

La parola al Consigliere Salzone.

Salzone (SA) - Parlo contro la proposta del Consigliere Segretario Venturella. In questo caso devo dire che l'esposizione dell'Assessore mi trova assolutamente d'accordo, perché questi finanziamenti sono solo degli spostamenti, tranne il milione di euro che viene assegnato, è già stato annunciato, non è tanto per l'emergenza abitativa quanto per la manutenzione straordinaria... che non c'entra niente con la legge che andremo a discutere dopo, tanto che nella legge che discuteremo dopo non c'è niente.

Presidente - La parola al Presidente della Regione, Caveri.

Caveri (UV) - Visto che è "scoppiata una tempesta in un bicchiere d'acqua" e non capisco alla fine a cosa serva, immaginiamo che serva a qualcosa... se il Consiglio non avesse obiezioni, discutiamo la legge sui maestri di sci, poi tornerà l'Assessore Marguerettaz e andremo avanti. L'unica cosa chiara è che, se il richiamo alla mozione d'ordine era motivato da un rapporto causa-effetto fra il provvedimento di variazione al bilancio e la legge sulla casa, non c'era rapporto, quindi era impostato in maniera speciosa. Se si può immaginare di procedere con il punto n. 38, procediamo con il punto n. 38...

(interruzione della Consigliera Squarzino Secondina, fuori microfono)

... ma come nessuno ha risposto! Collega Squarzino, telefoniamo all'"Amplifon" perché ... come dicono i Napoletani: "scurdammoce ò passato" e passiamo al punto n. 38.

Presidente - La parola al Consigliere Segretario Venturella, lei ha avanzato una proposta, mi dica cosa vuole aggiungere.

Venturella (Arc-VA) - Aggiungo che l'intervento dell'Assessore Cerise poteva essere fatto benissimo affrontando il punto n. 36, era questa la nostra richiesta. Non si può prima affrontare il punto n. 36 anche in mancanza dell'Assessore Marguerettaz, dato che riguarda l'Assessorato dei trasporti... perché la richiesta era di conoscere se vi era un rapporto causa-effetto, noi pensavamo di sì. Il punto n. 36 allora potremmo affrontarlo ora, oppure lo affrontiamo "sine die"? Anche quello dell'edilizia residenziale quindi ... se è il punto n. 38.1 va bene, ma non potevamo farlo affrontando l'ordine del giorno normalmente?

Presidente - Ritengo che siamo assolutamente nelle condizioni di discutere il punto n. 38 - non il punto n. 38.1 -, che è il disegno di legge di riordino in materia di edilizia residenziale. Per quel che mi riguarda, possiamo procedere con l'esame di questo argomento.

La parole au rapporteur, le Conseiller Borre.

Borre (UV) - Prima di iniziare, vorrei togliere qualunque preoccupazione al collega Venturella: abbiamo sempre discusso con tutto il tempo necessario tutte le leggi, anche se le facevamo a mezzogiorno, alle 13,00 si finisce e si riprende tranquillamente, quindi nessuno si è mai posto il problema di discutere in Consiglio le leggi.

Il 16 maggio scorso, al termine dei lavori del Tavolo di concertazione sulle politiche abitative, è stato sottoscritto un documento unitario che ritengo possa costituire un preciso punto di riferimento per la nostra discussione. Tavolo di concertazione istituito ai sensi della legge 8 febbraio 2007, n. 9 per far sì che le istituzioni centrali, regionali e locali individuassero le risorse e gli strumenti finanziari e normativi necessari alle nuove politiche abitative da avviare nel Paese e nelle singole Regioni. Esso, infatti, permette di collocare il disegno di legge n. 173 nel nuovo scenario istituzionale che si sta delineando e di poter valutare in modo oggettivo i contenuti e le potenzialità che in esso sono presenti.

"Il programma nazionale..." - è scritto nel documento approvato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome - "... dovrà, sostanzialmente, costituire una cornice di riferimento per la programmazione regionale, indicando gli indirizzi e gli obiettivi di carattere generale necessari per dare risposte alle problematiche comunque presenti nel Paese. I programmi regionali avranno il compito di individuare puntualmente i bisogni specifici di ogni territorio e le tipologie di interventi necessari per risolverli, valorizzando la progettualità degli enti locali e degli operatori accreditati".

È proprio alla realtà regionale, nel suo contesto ambientale e sociale, che si è guardato per affrontare in modo organico le tematiche abitative e dare una risposta complessiva alle varie esigenze ad esse legate. Per operare in questa direzione, si è ritenuto prioritario definire un percorso che, all'interno di un preciso quadro programmatico, partisse dall'individuazione dei bisogni, differenziasse la tipologia degli interventi e ne assicurasse la fattibilità attraverso la definizione delle procedure e delle fonti finanziarie. Non un "libro di sogni", dunque, quello che stiamo esaminando, ma uno strumento agile e concreto, che guarda in modo realistico alle priorità da affrontare, senza cancellare le norme che allo stato attuale sono ancora funzionali o possono essere oggetto di specifiche integrazioni o modifiche che si rendessero necessarie.

Il metodo nuovo di lavoro che impronta tutto il disegno di legge lo si coglie già all'articolo 1, che evidenzia le finalità a cui tendere. Il che fare non è costituito dal semplice elenco degli obiettivi da perseguire e dei principi a cui fare riferimento, ma da subito viene posta l'esigenza di una concertazione a tutto campo con i Comuni ed i soggetti - pubblici e privati - che agiscono nel settore dell'edilizia residenziale. Concertazione necessaria affinché gli interventi messi in atto non siano tasselli isolati fra loro, ma mirino a perseguire, unitariamente, obiettivi di qualità e di vivibilità non solo dell'ambiente interno all'abitazione, ma anche del contesto esterno in cui essa si colloca e in questa visione si è ritenuto di assegnare un valore primario al contenimento dei costi di costruzione ed all'individuazione di soluzioni di architettura ecocompatibile e di risparmio energetico.

Un altro elemento che conferma la validità delle scelte non solo del presente disegno di legge, ma di tutto il lavoro fatto dall'Amministrazione regionale dall'entrata in vigore del decreto legislativo n. 112/1998 è costituito dai contenuti della sentenza della Corte costituzionale n. 94, del 7 marzo 2007. Essa, infatti, nel definire in termini puntuali le competenze dello Stato e delle Regioni sulla materia dell'edilizia residenziale pubblica, ha ribadito che a queste ultime spetta il governo del territorio e quindi la programmazione degli interventi. L'articolo 2 si muove, appunto, in questa prospettiva, agendo in 2 direzioni: riempie di contenuti concreti il principio espresso dal pronunciamento della Corte costituzionale; definisce le modalità e gli strumenti attraverso i quali rendere operativa la pianificazione regionale. I punti essenziali di tale percorso - le priorità di cui tener conto, le categorie a cui prestare particolare attenzione, gli incentivi per i Comuni che maggiormente concorrono al perseguimento delle finalità previste, eccetera - sono evidenziati in modo dettagliato nella relazione che accompagna il provvedimento.

Vi è, tuttavia, un elemento che mi preme sottolineare, poiché va oltre la valorizzazione ed il coinvolgimento degli enti locali, che il Documento sulle politiche abitative, citato in premessa, indica come un passaggio nodale della programmazione regionale ed è il ruolo, forte e pregnante che il disegno di legge affida al Consiglio permanente degli enti locali. È, infatti, d'intesa con il CELVA e sentita la Consulta sulla casa, che il piano triennale, proposto dalla Giunta regionale, viene approvato dal Consiglio regionale, ma un progetto di governo, per essere credibile, deve avere alla base la certezza finanziaria.

L'istituzione del Fondo regionale per le politiche abitative, previsto dall'articolo 5, costituisce il cuore di questo disegno di legge. Mentre continua, insieme a tutte le altre Regioni, la battaglia per rivendicare dallo Stato appositi trasferimenti finanziari per dare nuovo vigore alle politiche per la casa, il progetto di legge n. 173 si assume il compito di dare forma organica ed estendere il campo d'azione degli impegni finanziari, di cui, già oggi, Regione, Comuni e ARER si fanno carico.

L'articolo 6 precisa le diverse categorie d'intervento - sia di tipo strutturale che economico - che possono essere oggetto di finanziamento.

È facile vedere che accanto ai settori già da lungo tempo operativi, quali l'edilizia residenziale sovvenzionata e convenzionata, i mutui per la prima casa ed il sostegno alle locazioni, sono stati previsti i nuovi capitoli di spesa che permettono di ampliare il raggio di azione degli interventi e di dare risposta concreta a problemi affrontati fino ad oggi più in chiave ideologica che operativa. Il piano triennale e i relativi programmi operativi triennali individuano, infatti, le risorse finanziarie da destinare al recupero del patrimonio edilizio esistente, al sostegno delle categorie sociali più deboli, alle emergenze abitative, alla copertura della morosità, alle iniziative tese a favorire il risparmio energetico e a sperimentare nuove soluzioni costruttive ed organizzative degli spazi abitati.

Punto di partenza di ogni azione che il progetto di legge si prefigge di mettere in essere è l'utilizzo prioritario del patrimonio abitativo esistente e questo per una motivazione ben precisa: l'esaurimento delle aree edificabili a cui si accompagna un grande quantità di abitazioni inutilizzate dalla popolazione residente - circa il 46% del patrimonio complessivo -, in parte perché degradate, ma più spesso perché il proprietario preferisce locarle in modo non continuativo o addirittura non metterle sul mercato. Qui mi dispiace polemizzare con il collega Bortot, ma questo è un punto che riteniamo molto importante: l'utilizzo prioritario del patrimonio abitativo esistente, proprio per non andare a costruire, Consigliere Bortot, proprio per la campagna che state facendo adesso voi sull'agricoltura: se continuiamo a costruire nuove case, portiamo via il terreno all'agricoltura, quindi siamo per il recupero delle case esistenti, del patrimonio esistente. Per contribuire a sbloccare questa situazione si agisce sia sul versante pubblico, sia su quello privato. Da un lato, come sta per altro avvenendo in altre realtà del Paese, si prevede di attivare programmi di edilizia sovvenzionata non solo attraverso il recupero o la nuova costruzione, ma anche mediante l'acquisizione; dall'altro, si agisce sul fronte degli affitti prevedendo non solo contributi a favore dei cittadini meno abbienti per attenuare il loro disagio economico, ma incentivi per i proprietari disposti a mettere sul mercato i loro alloggi.

Con lo stesso realismo viene affrontato il problema delle emergenze abitative. Nel settore, preso in esame dall'articolo 15, sono state introdotte importanti modifiche a livello di contenuti, di trasferimento di competenze, di definizione delle risorse a cui accedere, di procedure da seguire. Infatti se, da un lato, si è voluto giustamente ribadire il carattere eccezionale ed imprevedibile delle situazioni delle emergenze alle quali non sia possibile dare risposta attraverso gli strumenti ordinari; dall'altro, si è ritenuto necessario distinguere la diversità della causa che ne determina l'insorgenza. Il disagio derivato da situazioni di natura sociale e/o sanitaria è stato così separato da quello indotto da rilasci forzosi dell'abitazione che coinvolgono nuclei familiari socialmente deboli, prevedendo per ciascuna categoria percorsi d'intervento diversificati. Nel primo caso, infatti, si è precisato che le iniziative messe in atto devono essere coordinate con gli altri settori di competenza, individuando, come precisato dal comma 3 dell'articolo in questione: le forme e le modalità di presentazione dei progetti di recupero che si intendono mettere in atto e le modalità di controllo degli stessi; le modalità di pagamento, di presentazione degli oneri contrattuali, dei canoni di locazione e delle spese per i servizi accessori. Un passo di enorme importanza per regolamentare una situazione diventata sempre più insostenibile a livello sociale ed economico. Basta pensare alla tensione accumulata nel Quartiere Cogne di Aosta o la morosità accumulata dall'ARER, o dai Comuni, che si sono dovuti far carico degli interventi. Una seconda scelta è stata quella di responsabilizzare i Comuni interessati, prevedendo nuove possibilità operative e appositi finanziamenti per fare fronte alle situazioni emerse nei vari ambiti territoriali. Fino ad oggi, infatti, le soluzioni abitative venivano trovate unicamente attraverso l'utilizzo di alloggi di edilizia sociale che si rendevano liberi, con la conseguenza di accollare solo ai Comuni proprietari di alloggi di ERP ed all'ARER la soluzione del problema. D'ora in poi saranno i Sindaci di ogni Comune a dover intervenire e, se non avranno alloggi di ERP da utilizzare, potranno ricorrere al mercato privato, stipulando, direttamente o attraverso l'ARER, un apposito contratto di locazione. L'alloggio reperito attraverso questa nuova possibilità operativa sarà poi subaffittato al soggetto che si trova in stato di emergenza e il Fondo regionale per le politiche abitative concorrerà alla copertura della spesa sostenuta dai Comuni.

Gli articoli 16, 17 e 18 regolamentano, rispettivamente, la mobilità straordinaria, la qualità del processo edilizio e i costi massimi di costruzione.

L'ultima parte del provvedimento riguarda le modificazioni introdotte alla legge regionale 8 ottobre 1973, n. 33. Le modifiche introdotte, come è scritto nella relazione che accompagna il disegno di legge ed a cui rimando per una specifica e dettagliata analisi, hanno lo scopo di attualizzare tale intervento finanziario alle esigenze emerse nel corso del tempo, semplificando contestualmente casistiche e modalità di accesso.

Va, infine, precisato che il nuovo testo predisposto dalla III Commissione consiliare permanente ha introdotto alcune integrazioni al documento presentato dalla Giunta regionale nel maggio scorso. Gli emendamenti approvati interessano gli articoli 1, 5, 19 e 21. In particolare, per quanto concerne l'articolo 1, la III Commissione ha deliberato di aggiungere: al comma 1, il punto i), finalizzato ad attivare iniziative con i Comuni proprietari di alloggi ERP per giungere ad intese finalizzate alla riduzione dell'imposta comunale sugli immobili (ICI) relativamente al patrimonio dell'ARER; al comma 4, il punto g), per far sì che fra i soggetti che concorrono al perseguimento delle finalità delle legge siano presenti anche l'Unione piccoli proprietari (UPPI) e gli altri sindacati di categoria. Si tratta, nel primo caso, di un'esigenza peraltro avanzata in forma ancora più radicale nel documento del Tavolo di concertazione sulle politiche abitative. Si è ritenuto opportuno inserirlo fra gli obiettivi. L'emendamento approvato dalla Commissione contiene, tuttavia, un'imprecisione formale che va modificata, quindi ho presentato un emendamento: le iniziative per la riduzione o meglio ancora per l'eliminazione dell'ICI non vanno intraprese con i Comuni proprietari di alloggi ERP, ma con i Comuni sul cui territorio sono ubicati alloggi di edilizia residenziale pubblica.

La modifica introdotta all'articolo 5, che interessa il punto e) del comma 2, ha inteso escludere l'ARER dai soggetti che, mediante il versamento del 5% dei canoni riscossi, contribuiscono ad alimentare il Fondo regionale per le politiche abitative. La Commissione ha ritenuto, infatti, che gli enti proprietari interessati fossero unicamente gli enti locali, mentre l'ARER è lo strumento attuativo della politica della casa.

Questi emendamenti sono stati presentati in Commissione dal collega Salzone e dibattuti, quindi hanno trovato una soluzione nella legge.

L'emendamento che interessa l'articolo 21 è una richiesta del CPEL: ai punti a) e b) del comma 4, al posto di "piano regolatore generale" viene usata la dizione "strumenti urbanistici vigenti".

Voglio terminare la mia relazione citando il punto di partenza contenuto nel documento approvato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome per presentarsi al Tavolo di concertazione con il Governo con una posizione chiara ed unitaria: "il problema della casa è tornato ad essere in questi ultimi anni un'emergenza nazionale che non può essere risolta soltanto con risposte parziali e insufficienti, senza una prospettiva futura di lungo respiro". Infatti il documento richiede in particolare l'intervento da parte di Enti locali, Regioni ad orientare le risorse che si rendessero disponibili alla realizzazione d'interventi caratterizzati da rapidità fattiva privilegiando prioritariamente, ove possibile, quelli finalizzati al recupero del patrimonio edilizio già esistente e non occupato.

La Giunta regionale con il protocollo d'intesa Regione, Comune di Aosta e ARER per la realizzazione di interventi di manutenzione al patrimonio comunale di ERP del 20 luglio 2007 ha già avviato il percorso sollecitato dal documento sopra richiamato. Con questo protocollo la Regione si impegna a finanziare la manutenzione ordinaria per 350mila euro al Comune di Aosta, 650mila euro all'ARER per la manutenzione straordinaria del patrimonio ERP del Comune di Aosta. Con il decreto legge n. 159, "Interventi urgenti in materia economico-finanziaria per lo sviluppo e l'equità sociale", il Governo stanzia 550 milioni di euro per il 2007, nel programma straordinario di ERP: è una prima risposta alla rivendicazione delle Regioni allo Stato di appositi trasferimenti finanziari per il rilancio della politica della casa.

Per concludere, informo che c'è un altro emendamento che ha presentato l'Assessore, frutto di un dibattito in Commissione sollevato dal collega Stacchetti e anche quello trova risposta.

Quello che mi dispiace, non riesco a capire, quindi non capisco neanche tanto la funzione della Commissione, è il fatto che si arrivi in Consiglio con 10-12 emendamenti che magari avrebbero potuto trovare dopo un confronto anche una risposta, perché tutte le volte che ci siamo confrontati in Commissione è sempre nato qualcosa di positivo. Il collega Venturella, che stimo, in Commissione ha presentato un'unica richiesta: continuare a rinviare il disegno di legge perché si voleva un testo unico di legge. Non ha presentato gli altri emendamenti che oggi mi sono trovato qui, su cui avremmo potuto confrontarci e trovare delle soluzioni, per questo sono dispiaciuto.

Président - Je peux déclarer ouverte la discussion générale.

La parole au Conseiller Salzone.

Salzone (SA) - Per la legge di uno a favore e uno contro, ho deciso di prendere la parola adesso.

Ringrazio intanto l'opposizione che in questa discussione mantiene il numero legale, perché mi pare che sia un tema non così amato, anche perché non c'è un grande interesse, però cominciamo con il dire 2 cose. Voglio subito ringraziare la III Commissione, che non tanto per la velocità che il Presidente ha voluto mettere nell'ambito della discussione stessa, ma per la discussione che c'è stata, per le audizioni che abbiamo avuto, perché nelle audizioni tutti gli operatori del settore hanno dichiarato le criticità esistenti, riconoscendo le cose buone esistenti nella nostra Regione. Lo ringrazio anche perché nell'ambito collaborativo c'è stata la volontà di accettare alcuni emendamenti, come il Consigliere Borre annunciava prima, tanto che i nostri 3 emendamenti - di cui 2 di sostanziale importanza - riguardano il fatto di attivarsi con i Comuni proprietari degli alloggi ERP per giungere ad un'intesa finalizzata alla riduzione dell'imposta degli immobili ICI relativamente al patrimonio ERP: questa è una battaglia che stiamo facendo da diversi anni, non si poteva mettere in legge perché ci devono essere degli accordi con i Comuni, ma il manifestare tale intenzione è stato un atto lodevole. Nel secondo emendamento si chiede di inserire nella legge la presenza dell'Unione dei proprietari, che ritengo abbiano dato un contributo importante nelle audizioni: importante perché, quando ci sono delle audizioni di organizzazioni che si propongono anche alla collaborazione dei regolamenti, questo diventa un segno di collaborazione che deve farci pensare che coinvolgere le organizzazioni interessate a volte ci può servire. L'ultimo è quello che mi sta più a cuore: riguarda il comma 2 dell'articolo 5, che ha inteso escludere l'ARER dai soggetti che mediamente versano il 5% dei canoni riscossi. Lo dico perché, per l'esperienza più che ventennale che ho avuto, so quanto l'ARER arranchi per far quadrare i conti di bilancio e per dare una risposta positiva al proprio funzionamento.

Venendo alla questione, devo confessare che, prima di mettermi a lavorare su questo mio intervento, ho dovuto decidere come affrontarlo. Potevo scegliere di presentare un progetto diverso sul sistema abitativo, non in alternativa, ma complementare, ma per questo abbiamo capito che non c'erano le condizioni. Abbiamo allora optato per una disamina di ampio respiro, speriamo costruttiva, del disegno di legge in oggetto, portando alla luce anche le numerose criticità del nostro "sistema casa" e cercheremo di farlo in modo aulico e garbato. Come ho avuto modo di dire al Presidente Caveri, e coerentemente con il mio atteggiamento in Commissione, non voterò questa legge e ne spiegherò i motivi, ma allo stesso tempo ho chiesto al gruppo di votarla e di adeguarsi con serietà alle esigenze che una compagine di maggioranza deve avere nel rispetto degli accordi e delle alleanze. Con un ragionamento articolato cercherò di spiegare le motivazioni per le quali a mio avviso abbiamo perso una grande occasione, perché, invece di elaborare un testo che rappresenta solo delle volontà, avremmo potuto riempirlo di contenuti, avremmo potuto dimostrare che l'attenzione della politica verso chi vive in difficoltà è reale e non le solite chiacchiere. Se sfogliamo i quotidiani di questi giorni o accendiamo il televisore, seguendo programmi come "Porta a Porta", ieri sera ce n'è stato uno molto importante, o come "Matrix", scopriamo che i titoli che ronzano sulla stampa sono ricorrenti. Il problema è che vi sono 3,6 milioni di famiglie italiane che vogliono una casa, che il canone può pesare più dell'80% del reddito, la stampa lo riportava in questi giorni, lo stesso discorso lo facevamo ieri... a "Porta a Porta" è stato tutto improntato su, "Casa, il caro mutui, boom dei pignoramenti": anche questo riportava "La Stampa" qualche giorno fa. Ancora: "Caro mutui, l'Italia è in ginocchio" ("La Repubblica") -; "In povertà il 13% degli Italiani" ("Il Sole 24Ore" di qualche giorno fa); "Le famiglie povere sono più di 7,5 milioni" ("La Repubblica" proprio ieri) e noi in Valle d'Aosta scopriamo per la prima volta forse che la forbice fra chi è più ricco e chi è più povero si sta allargando sempre più. Secondo alcuni indicatori, siamo diventati la Regione più povera del centro nord. So che sono dati che non piacciono, ma su questi dovremo discutere; sono dati dell'ISTAT, potremo approfondirli, ma restano dati fortemente impegnativi per quanto ci riguarda. Oggi non possiamo più permetterci di ridurre il problema casa solo a chi una casa la cerca - e sono tanti -, oggi dobbiamo pensare che chi ha una casa in molti casi non riesce a pagare l'affitto. È emblematica l'intervista su "La Stampa" di domenica, dove un capofamiglia dimostrava come in 5 anni la rata mensile del mutuo è salita da 535 euro a 954 euro per effetto dei tassi variabili.

Quando ho preso visione di questa proposta di legge, mi sono subito posto alcuni quesiti, cercando di essere il più obiettivo possibile. Risponde alle reali esigenze della nostra Comunità? Dà le risposte giuste alle nostre aspettative e a quelle dei cittadini? Si concretizzano finanziariamente gli obiettivi da raggiungere? Si tiene conto dei dati forniti non solo dall'ISTAT sull'aumento della povertà? Si prevedono interventi per coloro che non riescono più a pagare il mutuo? Cosa dà di innovativo ai giovani soprattutto che si vogliono sposare e che cercano casa? Mi sono chiesto quali studi sono stati fatti, quali dati abbiamo, su che numeri abbiamo ragionato. L'Osservatorio ha presentato documenti che non conosciamo? A queste domande non sono riuscito a dare una risposta. L'emergenza casa in Italia investe più di 10 milioni di persone, non parlo di famiglie perché, tornando al ragionamento di prima, i figli adulti oggi tendono a rimanere in famiglia; io non li definirei "bamboccioni", come li ha definiti il Ministro Padoa Schioppa, ma su questo si può discutere per carità! Perché rimangono in famiglia? Perché intanto non hanno la possibilità di trovarsi un alloggio, pensate solo agli studenti maggiorenni, anche per loro non c'è la possibilità. Queste cose le denunciano sia i sindacati degli inquilini, sia le associazioni immobiliari, che hanno presentato studi dettagliati che evidenziano come ormai la pressione sui redditi delle famiglie in affitto non sia più sopportabile, con la conseguenza di una progressiva esclusione dei redditi bassi dal mercato e il conseguentemente aumento degli sfratti per morosità, che in realtà sono sfratti per povertà. Da studi ormai consolidati una famiglia si trova in condizioni di disagio quando spende più del 30% del reddito disponibile per l'abitazione e più di 1/3 si trova in condizioni precarie e non riesce a pagare il canone. La percentuale scende a circa il 10% per le famiglie che hanno acquistato l'alloggio e sono in difficoltà con le rate del mutuo e cominciano ad essere troppi anche in Valle d'Aosta. Servono circa 6-700 euro al mese per affittare una casa di 80 metri quadri ad Aosta e mi tengo verso il basso, ma bisogna aggiungere le spese di condominio, le rate per il riscaldamento, spese che non sono paragonabili a quelle del resto del Paese. Al di là dei dati incrociati con le altre Regioni, pare ovvio che l'incidenza dell'affitto sul reddito per una famiglia media è diventato in alcuni casi insopportabile. È pur vero che i contributi sull'affitto nella nostra Regione sono forse maggiori rispetto ad altre realtà, ma bisogna tener conto dell'incidenza dei costi di riscaldamento, ma anche dei numerosi contratti in evasione, la metà dei contratti di locazione sono irregolari e non consentono ai richiedenti il contributo di attestare l'esatto importo del canone, con il risultato di avere un contributo non rispondente all'effettiva congruità.

Finora abbiamo fatto l'esempio delle famiglie che fino a qualche anno fa avevano un tenore di vita considerato accettabile, un reddito da lavoro dipendente che non aveva ancora subito l'aumento incontrollato dei prezzi al consumo, che con l'avvento dell'euro ha raggiunto livelli di soglia di difficoltà. Per questi motivi negli ultimi anni sono sempre più le famiglie che hanno raggiunto livello di povertà. Ricordo tale argomento, perché mi pare che da questo qualcuno voglia sfuggire, invece dobbiamo renderci conto che questa è la realtà del Paese. Sono quasi 3 milioni le famiglie povere, rappresentano circa 8 milioni di individui residenti nel nostro Paese, ma saranno anche di più, vedrete i dati dell'anno prossimo. I dati, è vero, li fornisce l'ISTAT in un'indagine sulla povertà relativa, ma altri 2 milioni di persone sono molto prossime alla soglia di povertà. Come sapete, la soglia di povertà si fissa a 970,34 euro per 2 persone, un valore che aumenta in base all'ampiezza del nucleo familiare. Per una persona la soglia di povertà si attesta a 582,20 euro, per una famiglia di 4 persone il livello di povertà è 1.581,65 euro. Le famiglie che hanno una spesa media, pari o inferiore a tale soglia quindi vengono classificate povere, ma si badi bene che questi sono dati "standard" nazionali, che devono essere valutati nella maniera corretta, perché i 1.000 euro di una famiglia del sud o del centro Italia valgono più dei 1.000 euro guadagnati in Valle d'Aosta. Basta pensare che da noi il trasporto, il vestiario, il riscaldamento incidono molto di più che in altre zone.

Un altro aspetto da non sottovalutare è la difficoltà che incontriamo nel reperire i dati relativi alle famiglie in difficoltà economiche. Sovente vengono nascosti da quella che io chiamo "dignità montanara", atteggiamento che contraddistingue la nostra Comunità. Molte persone hanno una dignità particolare, non vogliono dichiarare la loro povertà, che nascondono.

Arriviamo ad uno dei punti cruciali. Oggi comunque, valutando i dati forniti dall'ISTAT, pur discutibili come dicevo prima - mi ricollego al dibattito di ieri fra la collega Squarzino e l'Assessore Fosson -, la situazione peggiore del centro nord è nella nostra Regione, che ha più povertà di quelle del centro nord. Basti pensare che il livello di indigenza del 2006 a Trento è del 5,3%, a Bolzano del 7,1%, in Toscana è il 6,8%, ma in Emilia Romagna è del 3,9%, mentre in Valle d'Aosta raggiungiamo l'8,5% con il PIL che, rispetto al resto dell'Italia del nord, cala dello 0,9%. Trascurerò i dati "Zancan" di cui ha già parlato la collega Squarzino. Se questi dati hanno un senso - dico "un senso" nonostante le numerose iniziative a sostegno dei più deboli e nonostante si possa affermare che siamo all'avanguardia in materia di politiche sociali, abbiamo un osservatorio che funziona, lo stesso Assessore Fosson con onestà intellettuale ha ammesso ieri che la povertà in Valle d'Aosta non è diminuita -, ci devono far capire quanto la casa pubblica ha rappresentato e rappresenta ancora un ammortizzatore sociale importante. È questo il messaggio che vogliamo far capire, perché quando lei dice, collega Borre - con questo le rispondo a una delle cose che ha detto alla fine dell'intervento - che non ci sono più terreni per fabbricare case nuove, io l'ho sempre rispettato tale concetto e ho sempre puntato sulle ristrutturazioni, ma vada a vedere quanti cantieri privati ci sono ad Aosta oggi! Ve ne sono 10 o 11 solo ad Aosta per 600 alloggi e sono alloggi che vengono venduti in speculazione, io sono uno di quelli che ne ha acquistato uno. Non sono alloggi che daremo alle persone che hanno bisogno: questo è il problema! Vendiamo frottole perché, se fosse vero tale concetto, non avremmo concesso di costruire in tale maniera!

Siamo sempre più convinti che esistono e continuano ad aumentare troppe fasce di cittadini con problemi che si moltiplicano e si aggravano e chi è attento capisce che nel 2007 saranno dati ancora più allarmanti. Basta pensare ai cassaintegrati, ai licenziamenti nelle imprese della bassa Valle, ma aggiungo anche che i prezzi al consumo dei beni primari come pane, pasta, frutta, uova, ortaggi, carne sono aumentati mediamente dal 3 al 7%. Ci sono purtroppo molti casi nella realtà quotidiana in cui questi problemi assumono connotati diversi, quando la casa più che un desiderio diventa un'angosciante speranza, come le numerose famiglie che sono in graduatoria da tanti anni e non hanno ancora nessuna certezza o quando la precarietà del lavoro crea ansia e insicurezza o quando si deve convivere con una disabilità. Queste dovrebbero essere le preoccupazioni primarie di noi amministratori pubblici, perché evidenziano problematiche più complesse e diverse, perché, come abbiamo più volte detto, riguardano il serio, diffuso e spesso nascosto disagio sociale, perché attengono ad aspetti che non dovremmo trascurare nel vero senso del termine e che dovrebbero guidare le nostre scelte politiche con leggi serie e lungimiranti, perché, quando non si dimostra a favore dei cittadini e della loro necessità, la politica allora segue percorsi sbagliati. Quando siamo sulla difensiva, rischiamo di nascondere la realtà e sbagliamo: ecco perché, a proposito del disegno di legge in questione, chiedevamo anche in Commissione più tempo ed un impegno diverso, ma cercavamo anche le espressioni di una volontà politica diversa, con modifiche che sensibilizzassero ad una maggiore attenzione verso queste problematiche. Abbiamo sempre pensato che di fronte a un bisogno specie di natura sociale come la casa... se gli strumenti esistenti siano concreti e soddisfino sufficientemente quanto la gente ci richiede... ci siamo chiesti se chi detiene il potere di proporre nuove proposte al bisogno sia in grado di capire i reali bisogni che la gente ci esprime.

Tornando alla legge, ci siamo chiesti con quali studi si siano concertate certe proposte anche puntuali, ma così astratte e vuote di contenuti; quali e quanti sono gli operatori del settore coinvolti nella stesura del disegno n. 173? C'era un gruppo di lavoro? Lo abbiamo letto dai giornali. Quanto tempo ha lavorato a questo progetto? Sono stati coinvolti degli esperti? Si sono fatti dei confronti con altre esperienze? Noi non sappiamo nulla, perché noi non c'eravamo e non ci si venga a dire che in Commissione avremmo potuto modificare quello che volevamo, perché sapete benissimo - se vogliamo essere seri - che il disegno di legge era "blindato". A proposito di serietà e correttezza, basta ricordare come sia stata una presa in giro la delega sull'emergenza abitativa assegnatami a fine 2006, quasi in contemporanea con la presentazione del disegno di legge di riordino dell'edilizia residenziale pubblica, di cui né io, né i miei colleghi sapevamo nulla di concreto. Sia ben chiaro a tal proposito che non si vuole assolutamente asserire l'indispensabilità della mia presenza a quel tavolo di lavoro, anche se riteniamo, proprio per l'esperienza acquisita nel passato, che un contributo maggiore avremmo potuto darlo, avremmo cercato di convincervi che questo testo è monco, che, secondo noi, non avete fatto bene i conti con i dati reali sulla crescita delle povertà e che uno sforzo maggiore in questa direzione allevierebbe le sofferenze di molte famiglie e la legge avrebbe potuto individuare diverse opportunità.

Voglio ricordare, collega Borre, che quasi tutte le leggi regionali del settore - mi riferisco alle leggi di edilizia sovvenzionata - sono state proposte da me e dai miei collaboratori di allora: mi riferisco in particolare alla legge n. 15/1987, la prima vera riforma della nostra Regione sui canoni di locazione e sulla gestione dell'ERP. Allora proposi, da Presidente delle case popolari, una Commissione che fu coordinata su mia richiesta dal dott. Barbagallo e dai migliori operatori del settore, che elaborò una legge che rimane ancora oggi l'impianto con cui si governa tutto il settore dell'edilizia pubblica sovvenzionata. Con lo stesso criterio nel 1995 scrivemmo la legge n. 39, che andava a modificare la legge n. 15 adeguandola alle esigenze dell'epoca; sempre nel 1995 scrivemmo la legge n. 49 sulle vendite. Nel 1998 collaborammo alla stesura della legge n. 36 sul fondo regionale. Nel 1999 scrissi con i miei collaboratori la legge n. 30, "Istituzione dell'Azienda regionale per l'edilizia residenziale - Agence régionale pour le logement", frutto in questo caso dell'esperienza acquisita in "Federcasa", dove per 10 anni ho avuto l'onore di presiedere la Commissione legale, considerata la più importante del settore a livello nazionale. Oggi ci troviamo in imbarazzo a dover discutere di una proposta di legge che manifesta esclusivamente una serie di buone intenzioni, dando alcuni indirizzi condivisibili senza dire come e quando si potranno concretizzare. L'impianto rimane vuoto di contenuti, non c'è nessuna garanzia di completarla con appositi regolamenti. Vi è poi l'aspetto più tecnico: diversi articoli non sono chiari, altri ribadiscono concetti e situazioni già normate, pertanto risultano inutili, come hanno sottolineato altre organizzazioni audite. Vengono messi insieme vari tipi di intervento: la sovvenzionata, l'agevolata, la convenzionata, che oggi hanno limiti di accesso diversi per quanto riguarda i reddito e andrebbe fatto uno studio diverso.

Le dichiarazioni di intenti sono generiche e non trovano definizione nel testo, come dicevamo. Mi viene in mente una telefonata che ho ricevuto ieri sera. Una Signora che non conosco assolutamente mi dice di essere sfrattata - probabilmente per morosità - e di essere sola con un bambino di 5 anni. Si è rivolta all'Assessore del Comune di Aosta, che le ha detto: "lei è residente a Quart, si deve rivolgere al suo Sindaco". Come sapete, a Quart non ci sono alloggi di edilizia economica popolare, nelle indicazioni di questa legge sembra che tutto si possa risolvere. Mi immagino il Sindaco Rosset che da domani acquisterà un alloggio a Quart e sistemerà la Signora prendendo i soldi dal fondo sociale. Io dico che questa è una "bufala", Presidente, vedrà che non funzionerà! Quando si parla di pianificazione regionale, non si tracciano né i criteri, né le linee guida per definire le priorità di tali obiettivi. Si parla giustamente di un sistema di incentivi per i Comuni maggiormente impegnati nel settore, ma non si specifica né l'entità degli incentivi, né con quali criteri si erogano, né come si individuano i Comuni virtuosi e non si fa mai cenno al famoso egoismo perpetrato da anni dai Comuni vicino ad Aosta e "stendo un velo pietoso", perché sono stufo di parlare sempre delle stesse cose! Voglio proprio vederlo, collega Borre, il coinvolgimento del Celva con questa legge!

Il più curioso però è l'articolo che riguarda i finanziamenti del piano triennale e l'istituzione del fondo regionale: qui si dice che, se arrivano finanziamenti dallo Stato, li mettiamo nel fondo, se arrivano finanziamenti europei, si mettono nel fondo. La Regione però non mette niente, si vedrà in finanziaria, a discrezione, perché si usa molto nel verbale tale parola. Vorrei fare un esempio a proposito di questo: ho visto delle ANSA trionfalistiche sul fatto che era stato dato un incarico all'ARER, molto ben fatto, dove ha reperito 100 alloggi su tutto il territorio, adesso non ho sottomano il numero dei Comuni, erano tanti, non ce n'erano di quelli vicino ad Aosta, Consigliere Borre, come mai? Uno studio però ben fatto, ancora una volta l'ARER ha svolto bene il suo lavoro. Leggo l'ANSA: "finalmente risolto il problema abitativo, l'emergenza, 99 alloggi per la precisione per 16 milioni di euro". Io questi 16 milioni di euro, li avessi trovati in legge, mi sarei seduto e forse non avrei fatto questo tipo di intervento perché sarebbe stato serio, annunciata una cosa, rispondente, poteva andare bene... Non è che l'Assessore dice che i soldi non li metterà, certo, lui dice che li metterà, ha dimostrato anche che 1 milione di euro li ha messi, per ristrutturare gli alloggi per l'emergenza, ossia qui stiamo parlando di un mondo che rappresenta il 15% della nostra popolazione, abbiamo messo 1 milione di euro! Meglio che niente insomma... Dicevo però i Comuni invece sì: per fare cassa, versano il 5% dei canoni riscossi per una quota annua di partecipazione. Di nuovo non c'è praticamente nulla, anche se le quote agli enti locali sono 250mila euro per il 2008-2009, una cifra irrisoria insomma. Sempre nella pianificazione regionale si definisce un piano triennale che però dovrà essere approvato il 30 settembre; anche qui non voglio fare polemiche, ma si potrebbe fare prima. Il 30 settembre chi lo farà? Non sappiamo neanche se ci siamo noi... anzi probabilmente non ci saremo.

Come dicevamo, è un testo di legge tutto proteso a promuovere ed incentivare, piuttosto che a regolamentare e a sostenere finanziariamente la politica abitativa, non c'è né un regolamento, né un nuovo finanziamento. Abbiamo cercato di vedere se almeno si fossero razionalizzate le azioni di intervento nel settore, come per gli enti operatori: Regione, Comuni, ARER. Fra le poche novità c'è che gli interventi di recupero - le nuove costruzioni già lo facevano - sono attuati dall'ARER. Noi pensiamo però che sono maturi i tempi per mettere un po' di ordine nel settore, non è più tempo di mantenere una politica abitativa così frastagliata, burocratizzata e in confusione, ci vuole razionalità e buon senso. Non è più pensabile che un servizio regionale si occupi di contributi per l'affitto e di una parte dell'emergenza abitativa, che un servizio della sanità regionale sostenga finanziariamente sfrattati ospitati in albergo, ossia uno fa una cosa e uno fa l'altra, che un Assessorato del Comune di Aosta si occupi di patrimonio abitativo e un altro si occupi di ERP e di emergenza abitativa, che l'APS poi amministri il Quartiere Cogne, ma possa intervenire solo per la piccola manutenzione, mentre per le cose più grosse c'è un altro Assessorato. Non è per invadere le competenze del Comune di Aosta, ma qui si parla di razionalizzazione delle scelte che interessano tutti. Vi è poi l'ARER, che per il proprio patrimonio fa quasi tutte queste cose insieme, anche se crediamo che abbia perso quella fisionomia di ente imprenditoriale e non certo per colpa sua, ma anche perché i tempi cambiano. Cosa vogliamo dire? Che se questo testo vuole essere di riordino della materia, allora ad esempio i tempi sono maturi, dopo anni di consolidata esperienza e riconosciute capacità di gestione, per trasformare l'ARER in un'agenzia che assuma carattere di struttura di supporto e di assistenza tecnico-amministrativa a livello intercomunitario, Regione e Comuni, a cui sia demandata sì la realizzazione degli interventi, ma anche la gestione dell'intero patrimonio per conto dei Comuni. Certo questa scelta, per essere praticata, ha bisogno di un coordinamento dei diversi progetti, in modo da evitare una frammentazione organizzativa che non favorirebbe l'attuazione di una vera politica pubblica delle abitazioni. La divisione della gestione del patrimonio pubblico abitativo vede l'ARER da una parte e l'APS dall'altra, è un esempio negativo di una programmazione politica che non tiene conto delle reali esigenze della gente, ma soprattutto crea sovente disparità di trattamento evidenti, ma questo lo avevo già detto. L'importanza che l'ARER ha assunto in ambito locale come interlocutore sulla questione casa va infatti ben al di là dei suoi compiti istituzionali e continua a rivestire un ruolo propositivo e dai più apprezzato. Per dare razionalità al settore, occorre quindi una precisa volontà politica che definisca sì le priorità negli obiettivi, ma si tramuti poi in concretezza negli investimenti produttivi, partendo dal presupposto che l'edilizia abitativa pubblica ha costituito e costituisce ancora oggi uno dei nodi centrali non solo del processo sviluppo economico, ma anche uno strumento per migliorare l'elevazione morale e sociale della famiglia.

Analizzando il disegno di legge constatiamo che manca un progetto nuovo ed innovativo di riordino vero e proprio che costituisca un sistema abitativo, capace di rispondere a caratteri di snellezza burocratica per garantire una sufficiente efficienza amministrativa. La Regione dovrebbe limitarsi ad essere l'organo di controllo politico, raccogliendo in eredità le funzioni di programmazione e di controllo che sino dal 1998 erano del CER (Comitato per l'edilizia residenziale), oggi invece la Regione distribuisce ancora per conto dei Comuni i contributi all'affitto.

È necessario avere un vero osservatorio regionale, capace di monitorare in tempo reale i numeri e le problematiche relative ai reali bisogni del sistema abitativo. Oggi veniamo a sapere da alcuni servizi, come il TG3, uno recentissimo, che operatori del settore di Aosta consegnano dati inverosimili, come quando è stato affermato che le domande di alloggio per l'anno in corso sono state 62 e che solo 37 famiglie sono in attesa di alloggio. Qui c'è continua confusione, mi sono fatto dare la cassetta apposta per capire. A domande poste per conoscere qual è la reale richiesta di abitazione si risponde con dati che fanno riferimento all'emergenza, che ha un settore complementare, ma ha un percorso e numeri diversi. Non si dice che è da 7-8 anni che mancano le richieste ufficiali perché ad Aosta non è più stato fatto un bando classico, che le vecchie graduatorie hanno ancora 4-500 famiglie che aspettano! Ma quante sarebbero se si riaprisse il nuovo bando dopo 7-8 anni? Con i tempi che corrono, azzarderei da 1.000 a 1.500, solo Aosta. Ho l'impressione che non si vogliano conoscere i dati reali.

Per tornare al disegno di legge, valeva la pena trattare il tema della socialità in modo diverso e qui sarebbe necessario almeno unificare i criteri di valutazione per l'assegnazione degli alloggi e dei contributi di sostegno alla locazione; bisognerebbe istituire un metro di valutazione unitario per stabilire il disagio e il bisogno anche economico di un nucleo familiare. Per tutti coloro che rientrano nel mondo dell'ERP si dovrebbe adottare un parametro ISEE, non sto a spiegarlo, perché mi sembra di essere in ritardo, ma potremmo continuare con altre proposte, come quella in cui i Comuni dovrebbero diventare proprietari dell'intero patrimonio pubblico o quella proposta di stabilire una legge - questo lo dirò - sull'anagrafe del patrimonio di edilizia residenziale pubblica annuale; eviteremmo di scoprire solo dopo alcuni anni che Aosta ha circa un centinaio di alloggi vuoti alcuni dei quali non sono mai stati assegnati, parlo di 25 anni! E gli altri, sono andati a vederli, sono mediamente vuoti da 4-5 anni. Mi chiedo come la Regione abbia eseguito il suo ruolo di controllo! Sono infastidito da questa cosa perché per primo non me ne sono accorto, perché ho fatto 20 anni in tale settore, quindi qualche responsabilità ci sarà!

Voglio che ci si fermi a pensare quali sono i danni non solo economici prodotti da questo fatto. A proposito dei veri costi della politica, il collega Ferraris non c'è e quindi non gli racconto la storia della sua ANSA, potremmo anche in tale caso parlarne a lungo. Mi limiterò ad evidenziare 2 aspetti: il primo riguarda il costante mancato incasso degli alloggi, che dal 1983 ad oggi a scalare sono rimasti vuoti, anche se appare ovvio che di alcuni casi per un lasso di tempo limitato ci saranno delle giustificazioni più o meno plausibili. Per capire il danno amministrativo causato, basterebbe moltiplicare l'affitto ipotetico, anche minimo, per il numero di anni che gli alloggi sono rimasti vuoti, aggiungendo anche le spese che negli anni il Comune ha dovuto integrare al posto di un inquilino. Funziona come le amministrazioni di condominio, paga il proprietario. Il secondo aspetto riguarda la mancata risposta sociale: mi riferisco a quelle famiglie che, pur avendo acquisito un diritto perché regolarmente collocate nelle varie graduatorie, non hanno potuto accedere al patrimonio in oggetto e molti sono a carico della Regione, perché qualcuno è in albergo, paga l'Assessorato di Fosson, piuttosto che altri.

La morale: a fronte di un costo non comprensibile sostenuto, a fronte di una risposta mancata e di un mancato introito, se si tirano le somme - prima o poi le tirerò -, il Comune di Aosta avrebbe recuperato cifre da capogiro. Ancora oggi non capiamo come tutto ciò possa essere avvenuto e la speranza è che tutti si faccia autocritica, evitando le solite minacce velate o i mugugni vendicativi. A mio avviso, vi sono delle responsabilità evidenti che vanno individuate e sanzionate, nella consapevolezza che cercare giustificazioni "pelose" fa male a noi stessi, ma prima di tutto alle persone che aspettano risposte.

Per concludere, è evidente che alcune nostre puntuali richieste e alcune osservazioni per noi sempre in senso costruttivo non piacciono e non sono piaciute già in passato; nell'arco della legislatura abbiamo probabilmente leso la suscettibilità di qualche operatore ed è altresì evidente che la mia passione per tale tema ha dato e dà fastidio: questo è sintomo di un'insicurezza di una certa classe politica di tuttologi che mal si concilia con una buona amministrazione, peggio ancora quando le reazioni si tramutano in arroganza, un'arroganza del potere, o sfociano nella maleducazione. Noi continueremo per la nostra strada, ricordando che la casa nell'animo di ognuno di noi richiama sensazioni di tranquillità e di sicurezza, ma soprattutto rafforza e richiama l'unione della famiglia. Rimaniamo ancorati a questi aspetti, ribadendo quanto sia necessario valutare con attenzione la nuova gamma di risposte concrete che si devono manifestare non solo nell'individuazione di nuovi strumenti, ma in quella che più volte abbiamo definito una nuova sensibilizzazione culturale di tutti i soggetti interessati al "fenomeno casa". A mio avviso, abbiamo perso un'occasione, questa legge non risponde alle esigenze della nostra Comunità.

Presidente - Credo che possiamo chiudere i lavori per la mattinata, il Consiglio è riconvocato alle ore 15,30.

La seduta è tolta.

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La séance se termine à 13 heures 3.