Objet du Conseil n. 758 du 28 juillet 2004 - Resoconto
OGGETTO N. 758/XII - Risoluzione del rapporto di lavoro del Direttore generale della Casa da gioco di Saint-Vincent. (Interpellanza)
Interpellanza
Premesso che:
- da notizie di stampa la società Casinò S.p.A. - partecipata al 99% dalla Regione - per chiudere il rapporto di lavoro con il suo ex direttore generale gli avrebbe riconosciuto una cifra di circa 1.300.000,00 euro;
- le fonti giornalistiche riportano, inoltre, che almeno due componenti del precedente Consiglio di Amministrazione della Casinò S.p.A. avrebbero intimato all'azienda un risarcimento danni per il loro prematuro congedo;
- ai primi di aprile il CdA ha deliberato di sostituire la figura del direttore generale - prevista dallo Statuto societario - con tre direttori di altrettante aree settoriali;
i sottoscritti Consiglieri regionali
Interpellano
Il Presidente della Regione e l'Assessore delegato per conoscere:
1. se la notizia del maxi compenso è vera con particolare riferimento all'ammontare lordo corrisposto e - in caso positivo - a quale titolo è stato erogato, a quale livello politico e/o aziendale è stato definito e su quali basi di congruità;
2. i motivi e le modalità che hanno portato alla risoluzione di tale rapporto di lavoro;
3. i motivi che hanno indotto la Giunta regionale a sostituire il precedente CdA;
4. i motivi per i quali i nuovi direttori non sono stati ancora individuati.
F.to: Frassy - Tibaldi - Lattanzi
Presidente - La parola al Consigliere Frassy.
Frassy (CdL) - Per una volta l'articolazione dei lavori consente una continuità negli argomenti e la consente su una materia che viene discussa e approfondita - il Casinò - per le continue richieste provenienti dai banchi della minoranza e non per quelle comunicazioni che, sistematicamente, omettete di fare in quest'aula. Mi è agevole introdurre questa interpellanza perché il collega Tibaldi e le sue risposte, Assessore, hanno tracciato una linea di ragionamento sulla quale è facile proseguire.
Penso che vada evidenziato "in primis" - e questa interpellanza penso lo evidenzi - come nella vicenda del Casinò da un po' di tempo a questa parte non si risolvano i problemi, ma si continuino a crearne di nuovi. Sicuramente il Casinò è una "fabbrica" di problemi, la vicenda che affrontiamo in questa iniziativa riguarda l'ennesimo contenzioso o perlomeno le ennesime situazioni onerose che in parte la "Casino S.p.A." ha già affrontato e che in parte dovrà ancora affrontare. Ovviamente anche su questa materia i condizionali sono d'obbligo, perché le fonti sono sempre quelle di stampa, indiscrezioni, notizie non smentite che riteniamo essere a questo punto fondate... di conseguenza. La notizia dell'ingente liquidazione, che è stata effettuata a beneficio del Direttore generale nel momento in cui ha lasciato nelle settimane scorse la sua posizione all'interno del Casinò, è rimbalzata prima sui giornali e poi nei commenti di chi leggeva i giornali. Su questa liquidazione penso che la notazione fatta in precedenza sull'onere della liquidazione stessa rispetto all'onere del nuovo contratto per i dipendenti della "Casino S.p.A." non possa non far riflettere. A quel dato ne aggiungo un altro: gli accantonamenti del TFR nel 2003 della "Casino S.p.A." sono di poco inferiori al doppio di questa cifra: 2,4 milioni rispetto a 1,3 milioni di euro, che è la cifra circolata recentemente sui giornali. Le vicende non si fermano a questa maxi liquidazione, che poi, da quello che ho capito, non dovrebbe essere "liquidazione", perché dovrebbe essere esclusa la parte propriamente detta di "liquidazione", ossia del trattamento di fine rapporto; difatti questo fa parte della prima domanda che poniamo nell'interpellanza: a quale titolo è stato erogato questo importo e qual è il livello che ne ha deciso l'erogazione e su quali basi è stata definita la congruità dell'importo erogato.
È evidente che una liquidazione di questo genere - continuo a chiamarla impropriamente così per individuare il fatto che si interrompe il rapporto di lavoro - deve essere fondata su dei motivi, che peraltro non sono stati resi noti, ma penso debbano esserlo nella misura in cui riguardano una società per azioni a totale capitale pubblico; i motivi e le modalità fanno parte della seconda domanda che poniamo, Assessore, nell'ambito della nostra interpellanza. Sempre da notizie non smentite apparse sui giornali dei mesi scorsi è emerso che ben 2 amministratori del precedente consiglio di amministrazione hanno già formalizzato una richiesta di risarcimento danni alla "Casino S.p.A.". Vorremmo capire se la chiusura del rapporto con il Sig. Trentaz in funzione di amministratore delegato, piuttosto che di direttore generale, sia la volontà di una prima chiusura di un ennesimo contenzioso che stava per nascere. Vorremmo perciò avere notizia su quali sono le vicende in itinere su questo nuovo filone di contenzioso, ma tutto ciò non avrebbe un senso compiuto, per capire quello che sta accadendo all'interno del Casinò, se lei, Assessore, non ci spiegasse una volta per tutte quali sono state le motivazioni politiche che hanno indotto questa Giunta ad arrivare alla sostituzione del precedente consiglio di amministrazione e alla chiusura del rapporto con il Direttore generale Roberto Trentaz. Penso che, a fronte di 1,3 milione di euro, la comunità abbia il diritto di sapere perché si è arrivati a chiudere in maniera così onerosa un rapporto di lavoro, che si era per certi versi così consolidato nel tempo che il consiglio di amministrazione passava in secondo piano rispetto alla figura del direttore generale, il quale rappresentava a tutti gli effetti il Casinò.
Rimanendo alle indiscrezioni a mezzo stampa, sembrava che il direttore generale - per una scelta politica? Aziendale? Questo farà parte delle precisazioni che l'Assessore darà in risposta all'interpellanza - fosse stato ritenuto superfluo in una ridisegnazione della gestione aziendale, non più verticistica con un direttore generale, ma orizzontale con la nomina di 3 direttori di area: tecnico, giochi e amministrativo. Non sappiamo se in quella assemblea dei soci, a cui si faceva riferimento nella precedente interpellanza, si sia parlato o meno di queste vicende, non sappiamo di conseguenza se la definizione del rapporto di lavoro con il Direttore generale abbia determinato l'istituzione di questi nuovi 3 settori orizzontali (come abbiamo letto e nessuno ha smentito). Ci chiediamo di conseguenza, se così fosse, come mai da quella data ad oggi alcuna notizia in merito all'individuazione di queste nuove figure manageriali sia emersa dalle cronache o dalle informazioni politiche nel merito.
Penso di non avere da aggiungere altro ad illustrazione dell'interpellanza, salvo fare un richiamo all'intervento relativo alla precedente interpellanza, quando abbiamo scoperto che l'Assessore, tra le tante "palle" che ha usato nella vicenda del Casinò, ha utilizzato anche la "palla di cristallo", al cui interno avrebbe trovato questo dato positivo che andrà ad invertire la tendenza. Come Valdostani e come amministratori, non possiamo che rallegrarci di questa ipotesi, ma voglio leggerle quello che sta scritto a pagina 32 della relazione predisposta da questo consiglio di amministrazione ad illustrazione del bilancio 2003: "È probabile un calo nei proventi, che potrebbe raggiungere e superare anche la percentuale del 30%; il futuro non è certo confortante sia sotto il profilo del mercato, sia sotto il profilo delle cause legali in corso e infine sotto il profilo normativo. Non è più procrastinabile una ridefinizione del piano strategico di sviluppo". Ho voluto fare questa citazione perché lei ha chiuso la sua risposta alla precedente interpellanza con un dato di ottimismo; noi auspichiamo che così sia, il consiglio di amministrazione, però, che dovrebbe avere il polso della situazione, sembra avere una visione diversa. Nel terminare l'illustrazione dell'interpellanza, perciò, la inviterei a darci delle risposte sui fatti e non sulle sensazioni!
Presidente - La parola all'Assessore al bilancio, finanze, programmazione e partecipazioni regionali, Marguerettaz.
Marguerettaz (UV) - Evidentemente non vorrei "scadere" su commenti abbastanza espressi con linguaggio triviale, nel momento in cui parliamo di "palle" o non "palle"; normalmente nel momento in cui facciamo delle affermazioni, cerchiamo di farle documentandole. Probabilmente il Consigliere Frassy è abituato a rapportarsi con soggetti che hanno una finanza creativa o sono abituati a dire delle cose che poi regolarmente non vengono confermate.
Cercando di essere puntuale, nell'ambito delle informazioni che possono essere date in Consiglio, mi corre l'obbligo di rappresentare una mia impossibilità nel dare delle indicazioni numeriche sul trattamento che è stato riservato e negoziato con il Direttore generale, questo perché la trattativa è stata conclusa dal consiglio di amministrazione ed è stato sottoscritto un documento di cui le parti si sono impegnate a non rendere noti gli importi, ma credo che la sensibilità giuridica del Consigliere Frassy possa immaginare perché in un Consiglio regionale non vengono date indicazioni relativamente alle remunerazioni e ai trattamenti economici. Detto questo, non voglio sottrarmi alla risposta perché il risultato della trattativa è il risultato di un'applicazione del seguente ragionamento. Dal punto di vista decisionale, l'assemblea di riferimento è quella del 6 aprile 2004; in tale data era stata convocata l'assemblea per ridefinire l'organizzazione ed individuare un certo tipo di percorso ed è esattamente in quella assemblea che il consiglio di amministrazione ha rappresentato la volontà - poi approvata dall'assemblea - di sopprimere la carica di direttore generale, di individuare delle aree e conseguentemente di affidare nella sede del consiglio di amministrazione responsabilità agli amministratori; in quella sede non fu mai detto che sarebbero stati individuati dei direttori; erano state individuate delle aree e ci sarebbe stata un'assunzione di responsabilità da parte del consiglio di amministrazione. Il consiglio di amministrazione ovviamente è nella sua piena legittimità di individuare o meno dei responsabili, che siano dirigenti o non dirigenti, per seguire l'andamento di queste aree. Da questa decisione discendeva la soppressione della carica di direttore generale, che a sua volta presupponeva un "esodo" del Direttore generale. "L'esodo" del Direttore generale è stato concordato sulla base di questi elementi: una quantificazione rapportata al periodo mancante al raggiungimento della pensione, quindi il Dirigente soggetto ad "esodo" veniva incentivato "all'esodo" dietro corresponsione di quanto avrebbe percepito dal giorno del licenziamento al giorno della sua pensione. L'importo è direttamente proporzionale a quanto guadagnava, quindi quell'importo dovrebbe essere - lo si prenda con beneficio di inventario - qualcosa di più di 2, 3 anni. L'altro tipo di riconoscimento è quello previsto dal contratto dei dirigenti, quindi il TFR e l'indennità di preavviso. Queste sono le voci che hanno rappresentato il riconoscimento del compenso; ho risposto quindi a quanto è stato richiesto all'interno dell'interpellanza. I motivi e le modalità che hanno portato alla risoluzione di tale rapporto le ho enunciate. In data 6 aprile vi è stata questa assemblea, vi è stata questa riorganizzazione, quindi vi è stato questo tipo di decisione. Il consiglio di amministrazione ha ritenuto che la figura del direttore generale non fosse più compatibile e coerente con le loro intenzioni di gestione.
Nella terza domanda mi si chiede: "i motivi che hanno indotto la Giunta regionale a sostituire il precedente consiglio di amministrazione". Ricordo che il consiglio di amministrazione è stato sostituito perché l'articolo 16, comma 5, dello statuto della "Casino S.p.A." riporta che: "qualora per dimissione o altre cause venisse a mancare la maggioranza degli amministratori, l'intero consiglio si intenderà decaduto e si dovrà provvedere alla nomina di un nuovo consiglio a termini di legge". In quella data 3 consiglieri, rassegnando le loro dimissioni, costituirono le premesse per la decadenza di tutto il consiglio di amministrazione.
Fuori interpellanza il Consigliere Frassy mi ha "riportato" un ragionamento in termini di risarcimento, ovviamente le sue conoscenze legali lo portano a conoscere che in qualsiasi momento, indipendentemente dalle motivazioni, giusta causa o meno, l'assemblea ha facoltà di revocare degli amministratori; qualora vi sia una revoca, bisogna indennizzare gli amministratori revocati, se non vi è giusta causa, con il riconoscimento dell'emolumento che avrebbe percepito il consigliere di amministrazione fino al termine del suo mandato; quindi, essendo un mandato triennale e gli amministratori precedenti avendo terminato il loro primo anno, il risarcimento al massimo sarebbe calcolato in virtù di 2 annualità. È ovvio che i 2 richiedenti erano gli unici 2 che non hanno rassegnato le dimissioni; la richiesta è stata formulata alla società per azioni, credo che, oltre alla richiesta, i richiedenti abbiano formulato un atto di citazione. Il consiglio di amministrazione, a fronte di questa richiesta, aveva acquisito un parere "pro veritate" in cui si davano delle garanzie sulla correttezza del comportamento, quindi indicando che nulla era dovuto agli amministratori. Rispetto a quella appendice, relativamente all'interpellanza, se questo riconoscimento aveva una componente relativa a una richiesta di danni per l'attività di amministratore... devo dire che nulla vi è di questo tipo, nel senso che nel caso in esame il Direttore generale e Amministratore delegato aveva rassegnato le dimissioni.
Relativamente al quarto punto, i motivi per i quali i nuovi direttori non sono stati ancora individuati li ho enunciati nell'ambito della prima risposta, ma li ribadisco. Il 6 aprile non era stata indicata da parte del consiglio di amministrazione la volontà di nominare dei direttori, era stata indicata la volontà di costituire delle aree su cui intervenire e la prova di questo è rappresentata dal fatto che il consiglio di amministrazione, in una seduta successiva, ha attribuito, rispetto a queste aree, delle competenze in capo ai 4 amministratori su 5 che erano nelle condizioni di poter assumere tali responsabilità. In sostanza, la gestione attualmente della casa da gioco è in mano al consiglio di amministrazione, che è l'organo preposto a gestire, con il supporto delle figure dirigenziali e con le figure direttive che sono disponibili all'interno della casa da gioco.
Mi dispiace che si continui ad equivocare, perché il rapporto della relazione è un rapporto onesto, dove vengono rappresentate alcune difficoltà, che sono oggettive, per cui il fatto di rendere edotto il socio - la Regione - di alcune difficoltà mi pare sia coerente con il mandato che hanno ricevuto gli amministratori; per contro, i dati non sono dei dati rispetto ai volumi, così come lo scorso anno dicevamo con onestà che di volta in volta avevamo un "trend" continuamente in discesa, oggi diciamo che il "trend" è stabile, per cui più zero virgola meno zero virgola, ma abbiamo una situazione che è molto confortante. In questi giorni l'andamento non è tutto uguale: i giochi americani e le "slot" hanno degli incrementi notevoli, un 20% di crescita; in altri settori, come quello dei giochi francesi, l'andamento è meno brillante; tuttavia vi è un'azione che non porta ad "essere ottimisti per essere ottimisti", perché il gioco del "nascondino" dura poco, se fossi inopportunamente ottimista... arriviamo a settembre e la rappresentazione dei dati darà una conferma o una smentita dell'andamento. In un momento in cui vi è una diminuzione delle presenze turistiche, in cui abbiamo il settore che è in crisi, sto dicendo che il Casinò tiene; penso che questo debba essere preso in considerazione e io una parte di merito la imputo a tale riorganizzazione e a questa nuova voglia di fare, che ritengo coinvolga tutti. Su questo discorso credo che anche i più scettici possano verificare come siano migliorati i rapporti sindacali, i rapporti interpersonali e come vi sia un'ondata di ottimismo a fare... mi spiacerebbe che il gruppo "Casa delle Libertà" si estraniasse da tale tipo di clima, cercando di vedere "il bicchiere mezzo vuoto", quando in questo momento il bicchiere non solo è "mezzo pieno", ma è un po' di più di "mezzo".
Si dà atto che dalle ore 19,31 riassume la presidenza il Presidente Perron.
Président - La parole au Conseiller Frassy.
Frassy (CdL) - Nell'esordio della replica devo evidenziare che intanto la sua risposta, Assessore, è stata parziale, perché su alcuni aspetti lei stesso ha annunciato che la risposta non l'avrebbe data e, al di là degli aspetti, sui quali ha enunciato che la risposta non l'avrebbe data, sul "quantum" - poi ci arriviamo -, si è dimenticato probabilmente di indicare le modalità con cui si è arrivati a questa chiusura del rapporto di lavoro con il Direttore generale. Ci ha parlato del livello, ho scritto: "trattativa conclusa dal consiglio di amministrazione", perciò livello aziendale...
(interruzione dell'Assessore Marguerettaz, fuori microfono)
... che sia l'assemblea mi sembra il minimo, ma lei mi ha detto che la trattativa era stata conclusa dal consiglio di amministrazione, quindi è un livello aziendale e non politico, perciò è rimasto nella sfera della potestà decisionale del consiglio di amministrazione. Lei ci ha detto anche che il titolo è un'indennità equivalente a 2 o 3 anni mancanti per il conseguimento della pensione, oltre al TFR, perciò questa somma... che lei non vuole definire, ma che sui giornali circola, lei dovrebbe smentirla, perché qui stiamo parlando di una società per azioni a capitale totalmente pubblico, cioè sono soldi dei contribuenti.
Mi domando se questo tipo di risoluzione sia sostenibile in punto di equità: se a tutti i dipendenti o a tutti i dirigenti che ad un certo punto decidono di andare via o che decidiamo di mandare via, perché abbiamo deciso di cambiare le regole - perché questa è la motivazione per cui si sarebbe interrotto il rapporto di lavoro - gli andiamo ad erogare un'indennità equivalente ai 2 o 3 anni... È vero che il concetto del prepensionamento in Italia ha assunto "cittadinanza" nell'ambito delle vicende aziendali, ma è un concetto straordinario, legato a situazioni particolari di crisi dei settori, delle aziende. Ora, rileviamo che in questo caso si è fatta prevalere una valutazione soggettiva rispetto a quelle che dovevano essere delle valutazioni più oggettive. Prendiamo atto di questa sua spiegazione, siamo comunque perplessi della sua risposta. Perché? Noi i giornali li abbiamo letti, lei in parte ha contribuito a fare scrivere certi articoli, perché non avendoli mai smentiti ed immaginando che il suo Assessorato disponga di una rassegna stampa...
(nuova interruzione dell'Assessore Marguerettaz, fuori microfono)
... perché deve smentirli? Non deve smentirli perché sono probabilmente fatti veri. Quando leggo una notizia del 26 ottobre 2003 che 3 "manager" su 5 rimettono il mandato alla "Giunta Perrin" e quando leggo su una rassegna stampa del febbraio 2004 che il Direttore generale non ha la fiducia dell'Assessore Marguerettaz, che ha la delega per il Casinò - e lei non smentisce - sono indotto a ritenere che sui giornali abbiano scritto delle verità.
(nuova interruzione dell'Assessore Marguerettaz, fuori microfono)
... che c'entra lei? C'entra nella misura in cui vi sono delle notizie scritte riguardanti vicende di interesse pubblico, e lei non smentisce. Lei ora conferma che il 6 aprile il consiglio di amministrazione ha scoperto "l'acqua calda", accorgendosi che questo Casinò non funziona perché è sbagliata l'impostazione aziendale di tipo verticistico e decidendo così di applicare un modello orizzontale. Ma cosa costa il modello orizzontale? Costa metà deficit! A tanto ammonta, infatti, la buonuscita del Direttore generale. È da folli allora ipotizzare che un'azienda decida, anziché di riconvertire le capacità manageriali che ha al suo interno, di dire: "tu, direttore generale, d'ora in avanti te ne vai a casa perché cambiamo il modello gestionale". Questo lo si dice ad aprile e lo si concretizza un paio di mesi dopo; se così è, caro Assessore Marguerettaz, devo dire che l'attuale consiglio di amministrazione è composto da personaggi che rasentano la follia, perlomeno dal punto di vista delle scelte economiche e gestionali. Ho fondati motivi per sostenere che così non sia, non perché lo dico io, ma perché lo dice questo consiglio di amministrazione. A pagina 23 della relazione di accompagnamento al bilancio 2003 il consiglio di amministrazione in carica dice:
"Sotto il profilo organizzativo il consiglio di amministrazione appena insediato ha dovuto affrontare una rivisitazione dell'organigramma aziendale; la situazione, che si era ormai consolidata da diversi anni, prevedeva una situazione di vertice condizionata da una funzione di direttore generale prima con la Gestione straordinaria e poi di una carica di amministratore delegato e direttore generale dopo la costituzione della S.p.A., condizionate entrambe da un forte accentramento sulla medesima persona di ampi poteri gestori. Tale situazione ha contribuito a porre l'azienda in una condizione di estrema precarietà con una struttura di vertice molto carente per l'assenza di una direzione giochi, di una direzione amministrativa: funzioni non assenti, ma confluite nella direzione generale. In presenza di tale quadro, il consiglio ha ritenuto di procedere nell'attribuzione di specifiche deleghe..." e arriviamo al livello orizzontale.
Il livello orizzontale non è frutto del caso, è frutto di una gestione che ha condizionato e creato estrema precarietà. A fronte di una situazione del genere, se voi andrete a resistere in giudizio di fronte alla citazione che lei ha annunciato stasera essere già stata fatta da 2 amministratori del precedente consiglio di amministrazione... ho forti dubbi che vi fossero i presupposti contrattuali e giuridici per riconoscere una buona uscita al direttore generale, perché, a fronte di questa situazione disastrosa - non frutto del caso, ma dell'accentramento, del condizionamento che hanno determinato una situazione di estrema precarietà -, vi erano forse i presupposti per risolvere in maniera diversa quel rapporto di lavoro, perciò non possiamo rimanere indifferenti. Quando il consiglio di amministrazione in carica dice che tutto il disastro accaduto nella gestione di questo Casinò è imputabile a chi ha gestito prima come direttore generale e come amministratore delegato dopo, voi lo liquidate con 1,3 milione di euro! In virtù di cosa? In virtù del fatto che gli consegnate quello che avrebbe percepito, lo prepensionate. Noi - Assessore - prendiamo atto che lei ha sostenuto che la trattativa è stata fatta a livello aziendale, ma non per questo ci rassegniamo, perché riteniamo che quei soldi siano anche nostri, ma "nostri" come comunità! Allora se il Casinò va bene, c'è gloria per tutti, ma se va male e se la responsabilità non è a livello politico... perché ci sembra di capire che l'abbiate sempre rimandata al consiglio di amministrazione, perché avete sostituito i vertici, non è pensabile che questi vertici, nel momento in cui vanno a scadenza, in quanto risultano essere stati inadeguati nell'espletare il loro mandato, vengano pure premiati. Questa è una situazione non sostenibile! La Regione, come socio pressoché totalitario o di larghissima maggioranza, ha il diritto dovere di impugnare la deliberazione che ha portato il consiglio di amministrazione alla conclusione di erogare questa maxi liquidazione.
Chiederemo formalmente che vi sia un atto politico nei confronti di questa delibera societaria, affinché venga ridiscussa e soprattutto vengano spiegate le modalità; di queste modalità non se n'è parlato. I giornali ipotizzavano un divieto di concorrenza per un certo periodo... era una clausola a tutela della "Casino S.p.A.", ma lei non ne ha parlato e penso fosse una clausola che potesse essere portata in quest'aula e che fosse fra l'altro scontata, perché in tutte le situazioni di questo genere si verificano clausole analoghe. Pensi a quel "manager" della "General Motors" che, quando ha chiuso il rapporto con una liquidazione stratosferica, ha dovuto firmare una clausola che gli impediva di ricollocarsi in aziende che potessero andare in concorrenza con la "General Motors". Se nemmeno questa clausola è stata fatta firmare, siamo esterrefatti!
Ribadiamo perciò la nostra totale insoddisfazione per il tenore della sua risposta, ma la ribadiamo ancora di più per come si è conclusa la vicenda, che, per quanto ci riguarda, non si chiude con questa interpellanza.
