Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 464 du 10 mars 2004 - Resoconto

OGGETTO N. 464/XII - Iniziative per la prevenzione dei fenomeni di povertà ed esclusione sociale. (Interpellanza)

Interpellanza

Preso atto della recente ricerca effettuata dall'ISTAT circa la dimensione del fenomeno della povertà in Italia, ricerca da cui risulta che in Valle il 7% delle famiglie vive in una situazione di povertà relativa, a fronte di una media dell'11% a livello nazionale e del 5% nelle regioni del Nord;

Considerato che vengono fatti rientrare nella categoria di povertà relativa tutti coloro che consumano meno della spesa media pro-capite del Paese;

Considerato che, al di là di eventuali scarti percentuali dovuti alla dimensione piccola della nostra Regione, questa ricerca evidenzia e traduce in numeri un fenomeno di cui in questi ultimi tempi si è preso sempre più consapevolezza anche nella nostra Regione, e può offrire spunti di riflessione circa la programmazione di strategie per contrastare la povertà e l'esclusione sociale;

Ritenuto che, pur in attesa di analisi più dettagliate delle cause del fenomeno in Valle e dei possibili interventi di prevenzione e di sostegno alle famiglie in difficoltà, possa essere utile almeno adeguare la definizione del "minimo vitale" di cui alla legge 19/94 con la soglia della "povertà relativa";

Vista la DG n. 301/2004 con la quale viene definito in euro 713,56 la quota mensile del minimo vitale per una famiglia di due componenti, con abitazione in affitto;

Constatato che tale quota è inferiore a quella definita come soglia della povertà relativa che, per una famiglia di due componenti, si colloca su 823,45 euro al mese;

i sottoscritti Consiglieri regionali

Interpellano

la Giunta regionale per sapere:

1) se ritiene che i dati dell'Istat offrano elementi interessanti per cogliere ed affrontare il problema della povertà in Valle;

2) quali iniziative sono in atto o si intendono porre in atto per definire e programmare strategie di prevenzione e di contrasto alla povertà ed esclusione sociale;

3) se non intenda modificare la soglia del "minimo vitale" per adeguarla al livello emerso della povertà relativa.

F.to: Squarzino Secondina - Lanièce

Président - La parole à la Conseillère Squarzino Secondina.

Squarzino (Arc-VA) - L'ISTAT presenta per la prima volta delle informazioni sulla povertà e sull'esclusione sociale nelle regioni italiane, con una ricerca svoltasi nel 2002, ma pubblicata nel dicembre 2003. A nostro avviso sono dati interessanti, perché analizzano con gli stessi parametri la popolazione delle diverse regioni.

Questa volta il campione su cui si svolge l'indagine è più significativo rispetto al passato: sono state introdotte nuove informazioni da ricercare, informazioni relative al tipo di abitazione, all'accesso ai servizi di base; informazioni che, associate ai dati sulla povertà, consentono di delineare un quadro più articolato dei diversi aspetti che riguardano i fenomeni di inclusione ed esclusione sociale nel nostro Paese: questa - dice la ricerca - è la filosofia con cui si è operato.

Quali sono i dati che emergono? I dati che emergono fanno riflettere. Innanzitutto viene delimitata con chiarezza la consistenza delle famiglie che, in Italia e nelle diverse regioni, vivono sotto la soglia di povertà relativa, cioè che spendono mensilmente meno della media mensile pro-capite di una famiglia di 2 persone. Nel 2002 la media mensile pro-capite di spesa per una famiglia di 2 persone era di 823 euro. In Italia, c'è un'incidenza dell'11% di famiglie che sono sotto questa soglia, che quindi spendono meno di questa cifra al mese; in Valle d'Aosta, l'incidenza si attesta sul 7%, decisamente meno della media nazionale che è sull'11%, ma superiore alla media delle regioni del nord. La Valle d'Aosta si colloca quindi chiaramente in una situazione migliore rispetto all'intero Paese ma, rispetto alle regioni del nord, le più ricche, anche qui, vi sono dei dati che fanno apparire consistente questo fenomeno della povertà relativa in Valle d'Aosta.

Secondo la ricerca, questa incidenza del 7,1% corrisponde circa a 3.800 famiglie, a 10.000 persone; se poi si guardano i diversi tipi di povertà vediamo che le famiglie più povere, cioè quelle che sono sotto l'80% di questa soglia di povertà, sono in Valle d'Aosta circa il 3%, quindi non è molto alta questa cifra. È una percentuale che, guarda caso, corrisponde anche alle famiglie che vivono in case con infiltrazione di acqua, quindi sembrerebbe quasi che vi sia uno "zoccolo duro" di povertà molto intensa, quindi non solo povere-povere, ma che hanno un'abitazione poco salubre, e comunque si sottolinea ancora che è alta la percentuale delle famiglie che sono quasi povere. Questo significa allora che la diffusione della povertà, forse della povertà-povertà, è bassa (il 3% circa), ma c'è una fascia di famiglie economicamente fragile abbastanza alta. Questo trova riscontro in questi dati: una percezione che già da alcuni mesi si ha abbastanza chiaramente qui, in Valle, della fragilità di molte famiglie, per le quali basta un imprevisto - una malattia, una perdita di lavoro, una separazione, anche la nascita di un figlio - per passare da una povertà dignitosa ad una situazione di povertà estrema.

La povertà non è solo una povertà di tipo economico, è anche una povertà che si esprime in difficoltà di relazioni e anche di utilizzare i servizi; per esempio, è significativo che in Valle d'Aosta, mentre un 10% delle famiglie dichiara di avere difficoltà, nel momento in cui accede al Pronto Soccorso, a relazionarsi con il Pronto Soccorso, per quanto riguarda le famiglie povere, o anziani soli o persone sole con meno di 65 anni, la difficoltà è doppia: la povertà fa sì che aumenti ulteriormente la difficoltà di accesso al Pronto Soccorso. Questo per dire che esiste un problema di tipo non solo economico, ma anche di povertà di relazioni sociali, povertà di aiuti nel momento in cui si accede ad un servizio, difficoltà anche di utilizzare i servizi che l'ente pubblico mette a disposizione. Ci sarebbero tante cose da dire; questa è un po' una sintesi degli elementi che sono evidenziati da questa relazione.

La domanda che ci poniamo - perché ne abbiamo discusso con il collega Lanièce e abbiamo deciso, avendo lo stesso interesse, di fare una unica iniziativa - è la seguente: cosa si fa rispetto a questa situazione di povertà? Certamente sul territorio vi sono degli aiuti, dice la ricerca, e l'ISTAT registra che un 2-3% afferma in Valle di aver trovato un aiuto, ma tutte le altre, o perché non sono ricorse ad aiuti o perché non ne hanno trovati, non sono state aiutate a superare questo momento di difficoltà; quindi vediamo che manca quel 3-4% di famiglie povere che non hanno usufruito di aiuti particolari.

La Regione ha una legislazione abbastanza ricca a questo proposito; basta ricordare la legge n. 19 sul "minimo vitale", ma, proprio confrontando i dati del minimo vitale così come sono stati ridefiniti recentemente, con i dati che indica la povertà relativa, si vede che c'è una differenza di oltre 100 euro al mese per una famiglia di 2 persone. In Valle il minimo vitale è di 713 euro per una famiglia di due persone e con la casa in affitto, mentre la soglia della povertà relativa nazionale si colloca su 823 euro.

Intanto vogliamo capire se di fronte a questi nuovi apporti che la ricerca ISTAT ha dato, se questi aiutano a programmare strategie per prevenire e contrastare la povertà e l'esclusione sociale e, poi, se quasi in attesa che si ridefinisca una strategia più ampia e complessiva, per la quale sappiamo che sta lavorando l'Osservatorio sulla povertà e sull'esclusione sociale, non valga la pena di sperimentare forse la modifica della soglia del minimo vitale, per adeguarla al livello emerso dalla ricerca sulla povertà relativa.

Président - La parole à l'Assesseur à la santé, au bien-être et aux politiques sociales, Fosson.

Fosson (UV) - Mi dispiace che tutti siano andati via per un argomento così importante come quello della povertà, che è sicuramente molto serio, da affrontare con estrema attenzione e senza formalismi e populismi.

Intanto con la prima domanda mi si chiede se i dati di questa inchiesta ISTAT siano interessanti: sono sensazionalistici sicuramente! La "Gazzetta Matin" del 23 febbraio 2004, che titola: "In Valle oltre diecimila poveri", chiaramente ottiene un risultato sensazionale. È un argomento molto difficile e molto interessante, ma di fronte a queste inchieste e statistiche dell'ISTAT, bisogna essere molto attenti perché hanno molti limiti; intanto è la prima ricerca ISTAT effettuata, ma soprattutto è un'inchiesta ISTAT su un campione estremamente ridotto, può falsare completamente i dati.

L'inchiesta dell'ISTAT ha una stima del fenomeno, non un'analisi dello stesso; infatti lei ha citato tutto di questo articolo, tranne l'ultimo pezzo, che giustamente ha citato il giornale, là dove dice: "Lo stesso istituto di statistica però avvisa che la ridotta numerosità del campione di famiglie povere, osservato nelle singole regioni, rende la stima dell'incidenza di povertà meno precisa rispetto a quella nazionale ripartizionale; infatti, a livello regionale, l'errore statistico campionario è sicuramente maggiore".

Se andiamo a vedere… fra l'altro, mi scusi, c'è stato un piccolo errore, ma quando si parla di linea di povertà relativa di 823 mila euro, si intende per una famiglia di 2 persone e l'indice di 823 è la spesa media mensile pro capite, vale a dire quanto spende mediamente un individuo in Italia viene assunto come linea media relativa di povertà per una famiglia di 2 persone. Questa inchiesta infatti, se lei va a vedere i dati in modo attento e preciso, evidenzia - sempre guardando quella delle persone residenti, cioè i 10.000 poveri - che in Valle d'Aosta la percentuale è di 8,7. Lo stesso dato riportato - sempre perché questa è una stima, non è un'analisi perfetta -, rileva che a Trento sono 12,1% i poveri e a Bolzano sono 11,1%; se poi va a vedere vicino all'errore relativo, dice che per la Valle d'Aosta, siccome il campione era molto piccolo, l'errore relativo è del 20,9%, quindi è il più alto di tutte. Sicuramente questa inchiesta ci fa riflettere, però la prendiamo con grandi limiti, con questi limiti con cui viene fatta. È un argomento molto difficile da affrontare, ma quello che mi ha sempre stupito è stato vedere come venisse affrontato, senza un'analisi precisa del fenomeno.

Il Consigliere Lanièce, stamani diceva giustamente che è giunta l'ora di affrontare tutti i problemi con una coscienza e conoscenza numerica del fenomeno. Due anni fa, quando è stata saggiamente messa in piedi la prima "Commissione povertà" - che è stato il primo tentativo antecedente all'ISTAT di analizzare questo fenomeno in dettaglio - partecipavo come rappresentante del "Banco alimentare"; quando ci siamo trovati, in questa prima riunione, nessuno aveva i dati della povertà esistente in Valle d'Aosta. Si sapeva, mi permetta, quanti TIR passavano, giustamente, ma non si sapeva quanti poveri esistevano in Valle!

Vi erano 2 indagini: una, della "Caritas", fatta su questionari e una, del "Banco alimentare", che sapeva di dover assistere 300 persone ogni 15 giorni, che di queste 300 persone il 25% era rappresentato da extracomunitari e gli anziani erano pochissimi; altri dati sul "fenomeno povertà" in Valle d'Aosta non esistevano! Non esiste un coordinamento fra chi aveva fatto la domanda per la casa, chi aveva avuto l'assegno neonatale, chi aveva avuto il sostegno in applicazione della legge n. 22 o della legge n. 19! Questo cosa vuol dire? Che mi stupisce, appunto, che associazioni o enti che si occupano di povertà, che parlano molto di povertà non avessero seguito un procedimento corretto, quello - come diceva il Consigliere Lanièce - di analizzare il "problema povertà" in Valle d'Aosta, di cercare di coordinare tutti i dati che avevamo.

Arrivo alla seconda domanda. Sicuramente il "problema povertà" in Valle d'Aosta esiste e probabilmente è anche in aumento, perché è chiaro che tutte le cose da lei enunciate sono giuste, c'è una crisi, c'è una labilità di alcune famiglie, per cui sicuramente il problema esiste. Cosa stiamo facendo noi? Cerchiamo di muoverci in un modo molto serio. Intanto partiamo dalla legge n. 19 e dalla legge n. 22, che non sono da poco: la Valle d'Aosta riconosce a tutti i poveri, cioè a tutti quelli che non possono sostenere un livello decente di vita un "minimo vitale", e questo è già un punto da cui partire non indifferente. La "Commissione povertà", istituita molto correttamente negli anni precedenti, è stata riconfermata, ma mi permetterei di dire "implementata", vale a dire che ogni mese questa commissione si riunisce, è stata riconfermata la sua metodologia e la sua dirigenza. Perché è stata implementata? Si svolge una riunione ogni mese in modo assolutamente non formale, a cui partecipano tutti i direttori, a cui finora ho partecipato sempre anch'io dall'inizio alla fine; questa commissione ha delle regole che sono state imposte da chi la dirige, di numeri, di metodologia, di funzionamento, ha avuto un'audizione con la V Commissione, ha avuto degli incontri con l'Agenzia del lavoro e con altre entità.

La stessa "Commissione povertà", nella riunione del 27 febbraio ha deciso di fare una riunione pubblica proprio sul "fenomeno povertà", che si svolgerà il 18 marzo pomeriggio alle ore 15 presso la Biblioteca regionale, quindi implementato il lavoro della "Commissione povertà", non solo, ma è stato aggiunto un dato molto importante: è stato associato a questo studio la partecipazione del prof. Negri dell'Università di Torino, sociologo, il quale cercherà di mettere in piedi il primo dato corretto, cioè di fare un'anagrafe della povertà, il che significa riunire coloro che fanno una domanda di casa, coloro che hanno l'assegno neonatale, e via dicendo. Alla fine dell'anno spero che avremo, per la prima volta, un'indagine corretta del fenomeno, la quale non si baserà più su sensazionalismi, tipo questa indagine ISTAT, che riconosce lei stessa i propri limiti e afferma che più la campionatura è piccola, più i risultati non sono attendibili!

Cosa ha fatto inoltre la "Commissione povertà"? Ha affrontato il problema non solo numericamente, ma ha affrontato la ragione per cui la gente valdostana accede al "minimo vitale" e quindi ha avuto un incontro con l'Agenzia del lavoro, ha cercato di esplorare le cause per cui queste persone non trovano un lavoro. L'altra volta, dicevo che, se vi sono delle indagini corrette o delle proposte corrette per un'ipotesi di lavoro in Valle d'Aosta per chi non ha lavoro, queste saranno prese in considerazione.

La "Commissione povertà" ha analizzato il discorso del minimo vitale, non tanto sull'entità, su cui si può discutere e probabilmente alla fine di questo lavoro si arriverà a una revisione della legge n. 19, però ha visto soprattutto i meccanismi con cui questo minimo vitale viene elargito, perché alle volte viene elargito troppo tardi rispetto ai bisogni, anche perché deve tener conto di un dato estremamente importante: l'obiettività con cui questi aiuti vengono dati, perché non si può dare un aiuto a tutte le persone che vengono, senza analizzare il problema e senza vedere se esiste oppure no una necessità!

È stato analizzato il problema della casa con l'ARER, lei saprà sicuramente che la maggior parte delle disdette delle case popolari avviene proprio perché gli utenti non riescono a pagare l'affitto, quindi noi diamo una casa, ma se non hanno i soldi per pagare l'affitto praticamente non otteniamo alcunché! È stata iniziata con l'Assessore Cerise una grossa campagna di studio della problematica e di allargare le possibilità di dare una casa a chi non ce l'ha; non solo, ma se nell'ambiente delle necessità lavorative, si sta parlando con l'Assessore Caveri, il 50% degli operatori turistici vengono da fuori Valle, come mai non abbiamo possibilità di lavoro? Non solo, la dott.ssa Saraceno faceva un'ipotesi molto corretta, diceva: "è giusto dare un minimo vitale e poi non chiedere nulla di ritorno a queste persone a cui diamo un aiuto o forse non è meglio utilizzarle in alcuni settori a cui possono accedere?". Questo per dire che stiamo lavorando molto e credo anche seriamente su questo argomento, non solo per raccogliere i dati, ma anche per raccogliere una situazione giusta e corretta di quella che, in questo momento, è la povertà in Valle d'Aosta.

Non credo che il problema sia solo modificare il minimo vitale; su questo vorrei aggiungere che abbiamo deliberato e abbiamo assunto che dal 1° agosto sarà in funzione l'IRSE, l'indicatore di situazione economica; questo dovrebbe completamente modificare tutti gli accessi assistenziali. È chiaro che aumentare un minimo vitale adesso, quando il 1° agosto entrerà in funzione l'IRSE, che è stato concordato in modo sperimentale con tutti i sindacati e con tutte le forze lavorative… in questi 6 mesi, in attesa dell'entrata in funzione dell'IRSE, il minimo vitale è stato attualizzato secondo i dati ISTAT.

Per concludere, penso sia importante questo periodo di studio corretto del "problema povertà", perché sia un'analisi determinante onde poter prevedere i meccanismi per venire incontro a questo fenomeno, che non ci rende contenti e ci fa sentire sempre in colpa o, se non altro, nella necessità di mettere in atto degli interventi supplementari.

Président - La parole à la Conseillère Squarzino Secondina.

Squarzino (Arc-VA) - Brevemente, per lasciare la parola al collega Lanièce. Credo che anche il tono accorato da noi usato sta a significare come questo tema ci stia a cuore. Le assicuro, Assessore, che l'obiettivo di questa iniziativa era proprio quello da lei affermato all'inizio, di cui si lamentava un poco: quello di portare all'attenzione di un pubblico più ampio, rispetto alle solite persone interessate, questo tema della povertà.

A parte il titolo sensazionale della "Gazzetta Matin", è proprio l'intero dossier sulla ricerca che è interessante e che sottolinea, aldilà dei possibili intervalli di confidenza, che quello "zoccolo duro" su cui ho insistito, quel 2-3% esiste! Che il problema esiste, lo dimostra tutto il lavoro di cui lei ha parlato, usando il tono accorato di chi è interessato al problema: lei sa benissimo che questo problema interessa anche noi.

Con questa iniziativa volevamo fare il punto della situazione, perché da quando ci siamo visti in commissione non avevamo più affrontato questo problema, né a livello di commissione, né di Consiglio, quindi era anche un modo per capire come la Giunta si sta movendo. Abbiamo anche fatto quella proposta - se lei vuole - un po' provocatoria sul "minimo vitale", perché siamo convinti che anche l'aspetto economico, aldilà dell'aspetto relazionale che è altrettanto importante della casa e del lavoro, va affrontato. Il nostro tentativo era quello di sapere se non potevamo sperimentare, in attesa che si definisca meglio il tutto, come la cosa funziona, perché si tratta di capire l'indicatore della situazione economica cosa ci porta…

(interruzione dell'Assessore Fosson, fuori microfono)

… ho capito che cambia tutto, il problema non è cambiare tutto, ma è capire se questo indicatore ci consente di fotografare meglio la realtà economica e sociale dei soggetti: questo è importante da verificare, in modo che non sia una novità che penalizza l'utente. Varrebbe quindi la pena di fare una verifica su cosa significa "applicare l'indicatore della situazione economica rispetto alla situazione attuale", per vedere se effettivamente questa novità fotografa meglio la realtà oppure…

(nuova interruzione dell'Assessore Fosson, fuori microfono)

… lo vedremo nel momento dell'applicazione.

Président - La parole au Conseiller Lanièce.

Lanièce (SA) - La collega Squarzino ha evidenziato lo scopo di questa iniziativa, che era proprio quello di parlare di questo tema così importante, come anche l'Assessore ha ribadito nel suo intervento.

Aldilà del titolo sensazionale di questo organo di informazione, l'importante è discutere. Dall'Assessore abbiamo avuto alcune risposte sulla volontà di porre in essere azioni che vadano a fronteggiare questo problema. Non siamo qui a misurare quante siano le famiglie, ma di fatto siamo consapevoli che esiste il problema e che si sta accrescendo di giorno in giorno, alla luce anche di situazioni contingenti come la crisi dell'industria, ad esempio. Ovviamente la serietà di un organismo politico come questo è quello di cercare di affrontare al più presto i problemi; in pratica è necessaria una presa d'atto e un'assunzione di responsabilità da parte di tutti, in quanto si tratta di problemi che richiedono scelte coraggiose per cercare di raggiungere un livello di equità accettabile.

Come dicevo stamani, è importante l'analisi numerica precisa del fenomeno; quindi questo è un invito che rivolgo all'Assessore per far sì che si possa venire in possesso di dati precisi, per poi poter scegliere e porre in essere politiche adatte a fronteggiare questi problemi.

La prima proposta che facciamo è quella di modificare il "minimo vitale", sulla quale lei ci ha già risposto; è comunque una piccola proposta, e va nella direzione di cominciare a dare un segnale della volontà dell'Amministrazione regionale di fronteggiare questa problematica.

Altre proposte, già discusse, ma non so se sono già state attuate, possono essere quelle di aprire un tavolo sociale, del quale facciano parte non solo le Istituzioni, ma anche il mondo del privato sociale, le associazioni laiche e confessionali, e tutte quelle persone che fronteggiano, giorno per giorno, il problema della povertà. Parlo della "Caritas", ma anche di altre associazioni laiche che, giorno per giorno, lavorano sul territorio valdostano per dare il loro contributo, per far sì che vi siano meno poveri possibili. Un tavolo sociale può essere un esempio. Ovviamente è importante vedere se le risorse finora utilizzate siano sufficienti o meno. Lei prima parlava del minimo vitale, che spesso viene erogato con ritardo: questo è un aspetto importante, perché se abbiamo una legge come la n. 19 con la quale riusciamo a venire incontro a queste famiglie in situazione di disagio, occorre che l'intervento sia veloce ed immediato, altrimenti se ci vogliono diversi mesi dal momento in cui qualcuno fa domanda al momento in cui vengono erogati i fondi...

(interruzione dell'Assessore Fosson, fuori microfono)

… certo, bisogna però studiare meccanismi più veloci per dare l'aiuto quando serve!

Ho visto che anche il Canavese si sta mobilitando sul problema della povertà: è stato istituito un piano di zona, una specie di piano regolatore con cui i servizi assistenziali vengono pianificati, progettati, gestiti e infine verificati; per la realizzazione di questo piano non sono solo coinvolte le amministrazioni, ma anche le associazioni che si occupano di privato sociale. Questo piano di zona è diviso in 3 parti: c'è un tavolo politico, quindi le Istituzioni che riguardano la politica e l'USL, un tavolo tecnico, in cui vi sono i funzionari delle amministrazioni e dell'USL, e poi un tavolo tematico di cui fanno parte le varie associazioni che individuano i vari temi. Il piano di zona può essere uno strumento con cui possiamo dimostrare attivamente di voler affrontare tale problematica nel miglior modo possibile.

La nostra iniziativa serviva proprio per portare in aula questo tema in discussione e sentire - come abbiamo sentito - dall'Assessore la volontà di azionarsi nel modo migliore e più celere possibile, perché di giorno in giorno c'è la sensazione che la situazione della povertà possa aumentare nella nostra regione. Se vogliamo dimostrare che l'Amministrazione regionale vuole intervenire su questi temi, occorre mettere al più presto in campo le azioni necessarie ad affrontare tale grave fenomeno.

Invitiamo l'Assessore a continuare in questa sua azione; ben venga questo convegno "Profili di povertà in Italia e in Valle d'Aosta", che serve per avere ulteriori dati, nell'ottica di avere quanto prima i dati ufficiali, in modo che possiamo tutti renderci conto quanto pesa questa situazione in Valle d'Aosta e, da qui, poter predisporre nuove azioni ed erogare maggiori fondi.