Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 430 du 25 février 2004 - Resoconto

OGGETTO N. 430/XII - Tutela sanitaria delle attività sportive. (Interpellanza)

Interpellanza

Preso atto:

- dei dati che sono stati presentati a Roma nel corso di un convegno nazionale all'Istituto superiore di sanità dedicato alla tutela della salute e la lotta al doping;

- che il 3% degli sportivi italiani esaminati dalla commissione di vigilanza sul doping usa sostanze dopanti, e che, rispetto ai controlli precedenti, l'utilizzo di queste sostanze è in crescita;

- che a utilizzare le sostanze sono sportivi che esercitano la loro attività in sport "minori" e che tale diffusione è in forte crescita anche nel mondo sportivo dilettantistico;

Constatato che il piano socio-sanitario 2002-2004 prevede negli obiettivi della tutela sanitaria delle attività sportive la predisposizione di sistemi di sorveglianza inclusi i controlli anti doping;

i sottoscritti Consiglieri regionali

Interpellano

l'Assessore competente per conoscere:

1. se tali controlli sono già stati effettuati e quali sono i risultati;

2. qual è la situazione in Valle e se ritiene che il doping sia un problema in crescita anche nella nostra regione;

3. quali sono le misure che l'Assessore vuole adottare per contrastare tale fenomeno.

F.to: Comé - Viérin Marco - Stacchetti - Salzone

Presidente - La parola al Consigliere Comé.

Comé (SA) - L'attualità del problema del doping nello sport è sotto gli occhi di tutti: atleti di alto livello indagati, società sportive sospettate di aver favorito l'uso di sostanze proibite, poi i recenti fatti luttuosi che hanno colpito giocatori ed in ultimo la morte di Pantani hanno sicuramente impressionato molto l'opinione pubblica. Il doping è un problema che va affrontato con provvedimenti e azioni urgenti e risolutive sia a livello sportivo che a livello politico.

Dai dati illustrati a Roma - di cui abbiamo preso nota - nel convegno nazionale organizzato dall'Istituto superiore di sanità dedicato alla tutela della salute e alla lotta al doping, emergeva che: il 3% degli sportivi italiani esaminati dalla Commissione di vigilanza sul doping usa sostanze dopanti; rispetto ai controlli precedenti, l'utilizzo di queste sostanze è in crescita; ad utilizzare le sostanze sono sportivi che esercitano la loro attività in sport minori; tale diffusione è in forte crescita anche nel mondo sportivo dilettantistico; esiste quindi un "sottobosco" di sportivi amatoriali che fa uso di sostanze proibite.

Dal punto di vista legislativo, l'Unione europea si era attivata predisponendo una convenzione contro il doping, chiedendo quindi ad ogni Stato di attivarsi per la predisposizione di leggi per la tutela sanitaria delle attività sportive. Lo Stato italiano ha predisposto con la legge n. 376/2000 e successivamente con un regolamento concernente l'organizzazione e il funzionamento della Commissione per la vigilanza e il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive… insomma, lo Stato si è attivato fornendo un disegno di legge. Anche il Piano socio-sanitario 2002-2004 prevede, negli obiettivi della tutela sanitaria delle attività sportive, la predisposizione di sistemi di sorveglianza, inclusi i controlli anti-doping. Volevo chiedere all'Assessore, visto che non ho dei dati in quel senso, se questi controlli sono già stati effettuati, quali sono i risultati e qual è la situazione in Valle, se ritiene che il doping sia un problema in crescita anche nella nostra Regione e quali sono le misure che vuole adottare per contrastare tale fenomeno.

Presidente - La parola all'Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Fosson.

Fosson (UV) - Parlo di questo argomento molto volentieri, anche se alla fine dovremo tutti renderci conto che abbiamo le mani legate, che comunque non si vuole risolvere il problema, perché la considerazione finale sarà questa.

Come ha detto, esiste una legge di tutela sanitaria, la n. 376/2000, che ha come titolo "Tutela delle attività sportive e della lotta contro il doping"; su questo argomento non abbiamo capacità normativa e la legge a cui facciamo riferimento è questa. Se va a vedere attentamente questa legge, arriverà al passaggio che dice: "Ai sensi della suddetta legge, i controlli sul doping possono essere disposti (prelievo dei flussi organici) esclusivamente dal CONI e dalla commissione di vigilanza. Le analisi devono essere obbligatoriamente effettuate in un laboratorio approvato dalle federazioni sportive nazionali del CONI accreditato dal CIO e gestito dalla Federazione medico-sportiva". In Italia l'unico laboratorio accreditato è quello dell'Acqua Acetosa di Roma; le analisi pertanto non possono essere effettuate in nessuna altra struttura regionale o nazionale.

I protocolli di prelievo - questa è la circolare che lei giustamente riferiva - sono stabiliti in modo da garantire sia la privacy dei soggetti sottoposti a test, sia la correttezza del risultato delle analisi medianti i controlli, eccetera; questa modalità è l'unica cosa che abbiamo affrontato anche in ASIVA, nel senso di prevedere, laddove vi sono delle gare importanti, di avere un bagno dove questi prelievi possono essere effettuati secondo queste modalità. Nessun altro soggetto però, oltre al CONI e a quella commissione da lei citata, e in Italia alla Federazione medico-sportiva, può disporre e chiedere controlli. Per lo stesso motivo i controlli non possono essere richiesti da organizzatori di gare o manifestazioni, da gestori di palestre, eccetera, cioè lei sa che imporre un prelievo di sangue ad un atleta può essere configurato come violenza personale, per cui noi con questa legge ci troviamo nella situazione di non poter predisporre prelievi a nessuno.

Cosa è successo in Valle d'Aosta lo scorso anno? Sono stati effettuati 54 prelievi. Lì bisogna fare un'altra osservazione: che i prelievi fatti attualmente sono i prelievi sulle urine, perché non si è ancora arrivati ad una certezza di laboratorio e comunque quanto emerse 2 anni fa al "Giro d'Italia", che addirittura si usavano dei prodotti che erano sperimentali in America, ci dà una dimensione di cosa "giri attorno" dal punto di vista della correttezza diagnostica. Noi facciamo dei prelievi delle urine in cui i metabolici che ricerchiamo sono molto pochi rispetto a quelli che possono essere in causa.

Sempre in questa legge che è stata aggiornata, vi è una lista delle sostanze proibite o concesse, con alcune deroghe, come ad esempio il famoso ciclista, che ha avuto una malattia, che può usare cortisone, anche noi abbiamo degli allievi che hanno delle crisi asmatiche, facciamo dei certificati e questi possono tutelarli. Di fronte a questa legge, in cui noi non possiamo intervenire… non solo, ma io, come medico ASIVA, mi trovo ad avere degli esami del sangue che giudico non regolari e non ho alcuno strumento per intervenire.

Per rispondere alla sua questione, lo scorso anno sono stati fatti 54 prelievi sulle urine, 8 di questi nel corso del "Trofeo Mezzalama", sempre predisposti da questi organismi, 28 su squadre di calcio e altre su competizioni sciistiche minori; di questi 54 nessuno è risultato positivo, però ho detto "sulle urine" e qui vorrei continuare parlando proprio come medico ASIVA.

Lei ha chiesto se è in aumento il fenomeno in Valle d'Aosta, non abbiamo dati; direi comunque che esiste il fenomeno. Mi ha impressionato sentire alla tivù alcune sere fa, in conseguenza di quello che diceva lei, parlare il Prof. Salizzoni di Torino, che è un noto chirurgo trapiantatore di fegati e anche il Responsabile della Federazione medici sportivi del Piemonte, che ha dato un dato impressionante: nel 50% dei dilettanti che praticano il ciclismo hanno trovato sostanze proibite, mentre lei ha detto il 3%.

Sempre continuando su questa onda, se mi permette, ho visto "cose" particolari in Valle d'Aosta: ho visto delle squadre di sci di grandi federazioni sportive conosciute che arrivavano a Courmayeur per delle gare internazionali di slalom, entravano in albergo con la loro "ciclette" e il padrone, mio amico, si chiedeva come mai degli sciatori si portassero dietro la "ciclette". La risposta è che l'eposerina, l'eritropoietina, che aumenta la quantità di globuli rossi nel sangue, produce degli effetti negativi cioè, quando il battito cardiaco si riduce oltre un certo limite e la concentrazione dei globuli rossi è maggiore, vi è un cardiofrequenzimetro che suona, questi atleti si svegliano, iniziano a pedalare per tutta la notte in modo da riportare il flusso… ecco.

Abbiamo cercato di fare tanto in ASIVA - qui ringrazio i Sig.ri Borbey e Zampieri, attualmente rispettivamente Presidente e Vicepresidente della FISI, che su questo hanno lavorato -, abbiamo fatto delle convenzioni per cui, per esempio, tutti gli atleti dell'ASIVA vengono sottoposti gratuitamente a visite al centro di "haute performance" di Brusson, le stesse visite sportive che vengono fatte per l'autorizzazione, che sono gratuite al di sotto dei 18 anni, portano in rilievo alcuni di questi aspetti.

Prima le dicevo: quando ho un ragazzo con un 50 di ematocrito, cosa faccio? Non posso fare nulla, perché non ho una normativa che me lo permette. Avverto la famiglia ma, quando la famiglia mi dice che è un disturbo congenito e poi vado a scoprire che gli esami effettuati alcuni anni prima avevano un ematocrito normale, la cosa mi insospettisce, ma non posso fare nulla!

Ho visto qui in Valle delle squadre di atleti che fanno uso di integratori in un modo importante, integratori ammessi nel commercio con costi elevatissimi; questa è la stessa mentalità, cioè il pensare che, per avere una certa prestazione, io debba comunque fare qualcosa o aggiungere qualcosa alle mie normali capacità. Le strutture esistono, ma qui non è tanto il problema di prevenzione sul ragazzo o sul cittadino normale, perché questi non si trovano di fronte al problema, che si ha quando un atleta comincia ad affacciarsi alla scena nazionale o internazionale, quando arriva ad un certo livello. Questo atleta e la sua famiglia, se si propone con qualche aiuto di superare questo livello, sanno limitarsi in questo o invece accedono a questo miraggio, a questa possibilità con estrema facilità?

Concludo dicendo che, con questa normativa, non possiamo fare molto. Adesso è in discussione la legge regionale sullo sport e la tutela della salute delle persone sportive, che è un'occasione per fare qualcosa di più, ma, in base a questa normativa, non si può fare molto, cioè non possiamo fare dei prelievi, non abbiamo dei limiti su cui intervenire. La mia sensazione è che il problema esista, probabilmente in aumento, si stia a guardare, ma gli interessi siano così tanti che non si voglia più intervenire; d'altronde, come sportivi, ci adatteremmo a ritornare a delle prestazioni di una volta in cui non vi erano questi integratori? Ad un "Giro d'Italia" in cui non si percorrano alla media di 40 chilometri orari 200 chilometri ogni giorno per 20 giorni anche in salita? Neanche le motorette vanno a questa velocità. Noi in Regione, avendo solo il compito della prevenzione, possiamo parlarne, ma in questo momento abbiamo le mani legate.

Vorrei concludere con un'immagine che mi sta a cuore. In Valle abbiamo un grandissimo atleta, uno dei più grossi fenomeni fisici che esistano: Bruno Brunod. Ho avuto la fortuna di incontrarlo come medico sportivo e di chiedergli qual è la sua alimentazione in un giorno normale. D'estate si sveglia alle 5 del mattino, fa il muratore fino alle 10-11, poi fa un po' di colazione: 2 uova con un po' di fontina e con questo parte e va su di corsa al Cervino, torna giù, lavora ancora un po' e poi alla sera… Questo esempio lo faccio perché Bruno Brunod è stato preso in una squadra ciclistica, è stato un anno in questo ambiente e poi ha concluso che non faceva per lui ed è tornato a questa sua dimensione. Di fronte a un campione così, che, come medico, non sai giustificare, se presentiamo questa immagine ai nostri figli e diciamo: "vuoi diventare come Bruno Brunod o come il grande campione del calcio", cosa ci rispondono i nostri figli?

Presidente - La parola al Consigliere Comé.

Comé (SA) - Lei ha citato Bruno Brunod, che ha fatto la naia con me, eravamo a La Thuile, e lui, dopo che avevamo fatto la marcia tutto il giorno, nella libera uscita prendeva la bici e andava a trovare i suoi a Châtillon dalle 6 alle 10 con pioggia, neve o vento, ritornava poi a La Thuile pronto per ripartire il giorno dopo; ecco questi sono gli esempi da prendere a riferimento.

Lei mi ha detto che non vi sono oggi le possibilità perché "abbiamo le mani legate". Sappiamo bene che il doping, purtroppo, è sempre 4-5 anni avanti rispetto all'anti-doping, quindi vi è una grossa difficoltà per trovare misure da controbattere alle azioni illecite che vengono messe in campo. Ritengo, forse proprio perché è importante la prevenzione, che si debba cercare nel mondo della scuola, anche a seguito degli eventi luttuosi avvenuti in questi ultimi mesi, di sollecitare e portare i giovani a conoscenza di quali sono i rischi in cui si può incorrere usando delle sostanze proibite. Sono convinto che non sia facile, ma penso che questa sia una delle armi che abbiamo e che su questo dobbiamo tenere alta l'attenzione.