Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 253 du 20 novembre 2003 - Resoconto

OGGETTO N. 253/XII - Impegno per la predisposizione di una normativa regionale riguardo alle procedure di qualificazione in materia di appalti pubblici. (Reiezione di mozione)

Mozione

Premesso che:

- la legge regionale 40/2001, è stata emanata a seguito della sentenza della Corte Costituzionale 207 del 26/06/01 che dichiarava l'illegittimità dell'Albo regionale di preselezione istituito dall'articolo 23 della legge regionale 12/96;

- la normativa regionale istituisce un sistema - con scadenza alla riattivazione dell'Albo regionale di preselezione e comunque al 31/12/03 - che consente la qualificazione in sede di gara alle imprese per gli appalti di interesse regionale con importi a base d'asta non superiori a 1.032.913,00 euro;

Rilevato che:

- la Corte Costituzionale, accogliendo i ricorsi presentati dalla regione Valle d'Aosta e dalle province autonome di Trento e Bolzano, ha dichiarato con la sentenza 302 del settembre u.s. che il DPR 34/2000 non può essere imposto alle regioni;

- in conseguenza della pronuncia della Corte Costituzionale l'oneroso e complesso meccanismo di certificazione SOA non è vincolante per le regioni, le quali nel rispetto del principio di cui all'articolo 8 della L. 109/94 possono legiferare autonomamente;

Evidenziato che:

- nonostante la Regione Valle d'Aosta disponga di potestà legislativa primaria in materia di lavori pubblici, l'assenza di provvedimenti normativi riguardo alle procedure di qualificazione in materia di appalti pubblici e la cessazione di efficacia al 31/12/03 della legge regionale 40/01 comporterà dal 1/01/04 l'obbligatorietà della certificazione SOA per la partecipazione agli appalti regionali di valore superiore ai 150.000 euro;

- negli ultimi quattro anni il rapporto tra imprese locali e imprese con sede legale fuori Valle iscritte a Cassa Edile - ente bilaterale necessario per partecipare ad appalti pubblici - è passato dal 80% al 50%;

Ritenuto che:

- nel rispetto dei principi della libera concorrenza è necessario tutelare le aziende locali, in considerazione sia della difesa dei posti di lavoro sia in ragione del particolare regime fiscale a riparto di cui fruisce la Regione Valle d'Aosta;

- nelle more dei tempi necessari a definire una normativa ad hoc è necessario prorogare i termini della L.R. 40/01;

Il Consiglio regionale

Impegna

La Giunta a predisporre un normativa regionale in materia di qualificazione che si basi sui seguenti principi:

- semplificazione degli incombenti amministrativi e certificativi in capo alle imprese;

- contenimento degli oneri di certificazione;

- coinvolgimento delle associazioni di categoria e degli enti di settore;

- riconoscimento, ai fini della partecipazione agli appalti pubblici regionali, dei sistemi di qualificazione adottati da altre istituzioni in applicazione dei principi contenuti nell'articolo 8 della L. 109/94.

Dà mandato

alla Giunta regionale di inserire nella legge finanziaria 2004 di accompagnamento al bilancio regionale la proroga di sei mesi dell'efficacia della legge 40/01.

F.to: Frassy - Tibaldi - Lattanzi

Président - La parole au Conseiller Frassy.

Frassy (CdL) - L'argomento affrontato in questa mozione non è propriamente nuovo, in quanto si fonda su una legislazione regionale consolidata e, aggiungerei, provata dalle pronunce della Corte costituzionale. Non è un argomento nuovo anche perché il nostro gruppo, all'inizio di ottobre, ha presentato su questo tema un'interpellanza per domandare quali fossero le intenzioni della maggioranza sulla materia. Penso sia comunque il caso di riepilogare brevemente una materia complessa che, nella sua complessità, dovrebbe essere conosciuta, perché è già stata portata, anche in questa legislatura, in tempi recentissimi, all'attenzione di questa aula.

I colleghi sanno che la Regione Valle d'Aosta ha competenza primaria - competenza riconosciutale all'articolo 2 dello Statuto - in materia di opere pubbliche e sanno anche che su tale materia lo Stato, ormai da parecchio tempo, ha messo mano a una normativa importante, che ha ridisegnato le procedure di appalto e di qualificazione in merito a gare pubbliche. La legge regionale n. 12/96 aveva a suo modo cercato di definire le procedure da seguire nell'assegnazione delle opere pubbliche di interesse regionale. Penso che i colleghi ricorderanno come l'albo di preselezione, previsto dall'articolo 23 di tale legge, sia stato poi cassato con una sentenza del giugno 2001 della Corte costituzionale, in cui si evidenziava che il limite di questo albo di preselezione era la pretesa che le imprese intenzionate a partecipare agli appalti regionali avessero una stabile organizzazione in questa Regione: era un'imposizione che, secondo la Corte costituzionale, andava a contrastare con i principi di libera concorrenza e di libero transito delle merci e delle persone. Il Consiglio regionale, successivamente a questa sentenza, nel 2001, varò la legge regionale n. 40 che, prendendo atto della sentenza della Corte costituzionale, aveva inventato un meccanismo che consentiva alle imprese interessate a partecipare agli appalti pubblici banditi dalla Regione Valle d'Aosta di by-passare il meccanismo della certificazione SOA. Il meccanismo della certificazione SOA è previsto da una norma dello Stato, che è sostanzialmente cogente e che comporta una serie di oneri amministrativi ed economici in capo alle imprese. È una certificazione con validità triennale, nel senso che, alla scadenza della sua validità, devono essere riformulate le istruttorie necessarie per ottenere una nuova certificazione e dà "disco verde" alle imprese che vogliono partecipare alle gare degli appalti pubblici. Fino al 31 dicembre 2003 è in vigore il dettato della legge n. 40/2001, la quale consente per gli appalti pubblici fino a 1.032.000 euro di by-passare il meccanismo di certificazione SOA e di qualificarsi direttamente in sede di gara, producendo una serie di documenti, che sono gli stessi che devono essere allegati per la certificazione SOA. Gli oneri in questo caso, ovviamente, sono assenti, perlomeno in capo alle imprese.

Quando abbiamo sollevato questo argomento all'inizio di ottobre, abbiamo posto la domanda alla Giunta per capire che ne sarebbe stato della legge n. 40. Qui devo fare un passo indietro nel tempo e tornare al dibattito che aveva accompagnato le discussioni e le votazioni sulla legge n. 40 e non posso non citare le perplessità che i miei colleghi ed io all'epoca avevamo espresso su questa "legge a tempo", che finiva i suoi effetti alla fine del 2003, sapendo che la legislatura scorsa sarebbe finita a giugno. Avevamo evidenziato come, su un argomento delicato ed importante per i riflessi economici ed organizzativi dell'Amministrazione regionale, sarebbe stato importante che la definizione avvenisse in corso di legislatura da parte di chi aveva pensato a questa "prorogatio" contenuta nella legge n. 40 e avevamo espresso il dubbio che si volesse demandare alla legislatura successiva la risoluzione del problema. Devo dire che così è stato. L'allora Assessore alle opere pubbliche, Vallet, nel replicare a queste nostre preoccupazioni, a nostre affermazioni del tipo: "scaricate il problema perché non lo volete più affrontare, volete rinunciare a legiferare su una materia di competenza", rispondeva: "Non sarà questione di 31 maggio - 31 dicembre, ma l'albo regionale che verrà ricostituito avrà valenza anche oltre il 31 dicembre 2003". Precisava poi: "Queste sono le motivazioni per cui riteniamo di non dover accogliere l'emendamento presentato", appunto l'emendamento che faceva anticipare la scadenza di questa "legislazione ponte" al 31 maggio.

Nel frattempo la Corte costituzionale, con la sentenza n. 302 di fine settembre, ha accolto le rivendicazioni della Regione Valle d'Aosta e delle Province autonome di Trento e Bolzano in materia, perché il DPR n. 34, che statuisce il meccanismo SOA, era stato contestato dalla nostra Regione e dalle due Province autonome in quanto invasivo delle competenze statutariamente riconosciute come competenze primarie. Oggi ci troviamo di conseguenza a dover decidere se sia il caso di riappropriarci di queste competenze legislative e di intervenire sulla materia o se continuare ad applicare il meccanismo SOA. Ora, non è che la nostra forza politica si sia improvvisamente ammalata di "localismo", ma riteniamo - come abbiamo già detto - che le competenze si debbano difendere, non si debbano dismettere e soprattutto debbano essere fatte valere. Se vi erano delle buone ragioni - probabilmente più di principio e forse ideologiche - per ricorrere alla Corte costituzionale contro un DPR che andava ad invadere la sfera delle nostre competenze, riteniamo che, alla luce del risultato della sentenza della Corte costituzionale, che ci ha dato ragione, e di una certa situazione economica sulla quale mi soffermerò fra breve, sia il caso di riappropriarci di questa materia.

Abbiamo potuto constatare, dopo la presentazione della nostra iniziativa ai primi di ottobre in Consiglio, come l'argomento non fosse solo un argomento per addetti ai lavori di questioni legislative, ma fosse un tema sul quale vi fosse l'interesse e le aspettative delle categorie produttive di settore.

Penso che abbiate avuto modo anche voi, colleghi, di leggere gli ampi articoli che, da "Il Sole 24Ore" alla stampa locale, hanno dato una fotografia di evidente crisi del comparto edile valdostano. La percentuale delle imprese valdostane che si aggiudicano gli appalti pubblici, rispetto alla totalità delle imprese, è scesa al 50%; 4 anni fa tale percentuale era dell'80%. Questo vuol dire che la concorrenza delle imprese con sede fuori dei confini regionali è diventata più pesante ed insidiosa, ma soprattutto vuol dire anche che le imprese valdostane stanno perdendo quote di mercato e che vi è una tendenza a ridurre quel numero di imprese che facevano mercato in Valle d'Aosta. Questo dato, purtroppo, non è compensato da un dato analogo, ma inverso di imprese valdostane che riescono ad ottenere lavori fuori dei confini regionali.

Siamo consapevoli che non possiamo fare dei discorsi di tipo protezionistico e di conseguenza che vi devono essere delle misure che contrastino quei principi già cassati dalla Corte costituzionale (articolo 23 della legge regionale n. 12/96). Siamo però anche consapevoli, perché la Corte costituzionale nell'ultima sentenza lo dice, che il meccanismo SOA è un principio contenuto all'articolo 8 della "legge Merloni" e che su questo principio si devono adattare le legislazioni nazionali e le legislazioni regionali, ove vi è competenza in materia. Questo vuol dire che, come a livello europeo vi sono tanti sistemi di certificazione, così potrebbe accadere anche a livello valdostano. Qualcuno mi domanderà: ma qual è la "ratio" se sostituiamo la certificazione SOA con una certificazione regionale? La "ratio" è nel semplificare le procedure e soprattutto nel renderle meno onerose.

Abbiamo avuto modo di evidenziare, durante la discussione di altre iniziative concernenti appalti di lavori pubblici o di interesse pubblico come quelli del comparto elettrico, che, oggi come oggi, per partecipare all'insieme delle gare dei lavori pubblici regionali, le gare dei lavori del comparto elettrico - che prevedono fra l'altro dal luglio 2004 la certificazione ISO 9001 -, le imprese valdostane devono sostenere ogni triennio degli oneri che si aggirano intorno ai 20.000 euro. Saranno tanti, saranno pochi, sono comunque cifre significative in un settore in crisi, un settore che si fonda su piccole imprese artigiane, imprese che hanno normalmente una vita a misura dei confini regionali: nascono, operano e muoiono in questa Regione, non sono le grosse imprese che partecipano agli appalti banditi dalla Regione Lombardia o piuttosto dall'ANAS o da altri enti pubblici. Riteniamo pertanto che sia politicamente doveroso che questa Assemblea con potere legislativo si ponga il problema se sia il caso o meno di intervenire, nel rispetto dei principi di concorrenza di cui parlavo prima, a tutelare le imprese valdostane, che stanno in maniera preoccupante perdendo quote di mercato. Il dato ancora più preoccupante è che non perdono solo quote di mercato, ma che, pur perdendo quote di mercato, in realtà sono le imprese che fanno l'esecuzione dei lavori pubblici, perché un altro dato che è stato ampiamente divulgato e commentato in questi tempi ci dice che, nonostante il rapporto ormai sia al 50% fra imprese valdostane e imprese di fuori Valle, gli stipendi pagati dalle imprese valdostane sono di gran lunga superiori rispetto agli stipendi pagati dalle imprese con sede fuori Valle. Questo vuol dire che il meccanismo dei subappalti leciti, ma anche dei subappalti illeciti, ossia non autorizzati e di cui l'Amministrazione regionale non viene neppure a conoscenza, portano paradossalmente a far lavorare in questa Regione in una situazione di condizioni capestro le imprese valdostane, che hanno invece la difficoltà ad aggiudicarsi come appaltatori principali i lavori pubblici oggetto di gara a livello regionale.

Riteniamo di conseguenza che non si possa ignorare questa situazione, non si tratta solo di rivendicare delle competenze - dunque non solo una questione ideologica o di principio, a seconda di come ciascuno di noi la vuole definire -, è una questione che incide sull'economia valdostana, su un comparto che oserei dire essere il terzo comparto più significativo in quanto, dopo il comparto pubblico - quello che ha il maggior numero di addetti e che produce la maggiore distribuzione di reddito - e dopo quello del turismo, il comparto dell'edilizia è sicuramente in ordine di importanza il terzo comparto economico a livello regionale. Da qui la mozione, che individua dei principi e chiede un fatto concreto… ovvero domanda di essere consapevoli che, se si fa nulla a fine anno, la legge n. 40 perde di efficacia. È vero che qualcuno potrà dire che potremo sempre recuperare gli effetti di tale legge in una legge diversa, ma sarebbe un pessimo segnale. Chiediamo di conseguenza una proroga dei termini della legge n. 40 e, nella consapevolezza che non vi siano i tempi materiali per mettere in piedi una legge complessa, ma neanche i tempi materiali per mettere in piedi una leggina di proroga dei termini, pensiamo che la legge finanziaria regionale - che sarà in discussione nelle prossime settimane - possa essere lo strumento legislativo utile per inserire una proroga di 6 mesi della legge n. 40/2001 e consentire alle forze politiche presenti in questa Assemblea di confrontarsi su quella che può essere una nuova ed organica legislazione che, andando a metter mano alla legge n. 12/96, possa anche affrontare il problema della legge n. 40, che noi proroghiamo.

In questa mozione individuiamo comunque dei principi, che riteniamo, più che politici, di politica di buon senso: riguardano la semplificazione delle procedure complesse - da me ricordate prima - in materia di certificazione SOA, con il conseguente scopo di contenere gli oneri della certificazione. Reputiamo che sia comunque importante in questo contesto coinvolgere le associazioni di categoria e gli enti di settore non solo per la fase preliminare di studio della nuova legislazione, ma anche nella fase di gestione di quello che potrebbe essere un meccanismo nuovo di certificazione a livello regionale. Questa è una suggestione che dovrebbe essere poi oggetto di confronto e di approfondimento.

Questi sono in sintesi i motivi che ci portano oggi a presentare questa mozione, ci auguriamo possano essere condivisi da questo Consiglio sul presupposto che sono motivi che, più che avere un "vestito" politico, hanno soprattutto un "vestito" economico, del quale noi dobbiamo farci carico per dare una risposta ad un settore che - non a nostro dire, ma per quanto emerso dalle dichiarazioni riportate sulla stampa di queste settimane - è effettivamente in grande crisi.

Président - Je déclare ouvert le débat. Est-ce qu'il y a des collègues qui souhaitent intervenir? Je ferme la discussion générale.

La parole à l'Assesseur au territoire, à l'environnement et aux ouvrages publics, Cerise.

Cerise (UV) - La situazione attuale determinata dalla sentenza della Corte costituzionale n. 302 non è così chiara, Consigliere Frassy, nel senso che dall'Amministrazione dello Stato non è ancora trapelato alcun intendimento relativamente al da farsi in merito alla qualificazione.

Per quanto riguarda le regioni, comprese quelle a statuto speciale, peraltro, è in atto una specie di pausa di riflessione. È una situazione che è stata evidenziata dai responsabili dell'Istituto per la trasparenza, l'aggiornamento e la certificazione degli appalti, che sono stati contattati nei giorni scorsi. Sempre lo stesso istituto ha previsto di svolgere un incontro, data la delicatezza della materia, con tutti i responsabili dei lavori pubblici delle regioni, alla fine del mese di novembre o ai primi di dicembre, per individuare una strategia comune di confronto con lo Stato. Voglio ricordare come su questa materia sia imminente l'emanazione di una direttiva europea che disciplinerà in un unico provvedimento le gare di appalto di lavori, forniture e servizi; di questa direttiva è previsto il recepimento diretto da parte dalle regioni.

A livello nazionale l'ANCE, in una circolare emanata il 30 ottobre 2003, ha svolto un'articolata disamina delle sentenze della Corte costituzionale n. 302 e n. 303, esprimendo perplessità sulla competenza regionale in materia di qualificazione, affermando in conclusione che: " la qualificazione sembrerebbe poter rientrare nella materia della concorrenza per la quale lo Stato mantiene una potestà legislativa esclusiva; senz'altro la sentenza della Corte n. 303 pare avallare concretamente la lettura proposta".

Come si può vedere, il tema è molto ingarbugliato. È vero che, per quanto ci riguarda, da più parti sono state avanzate delle richieste di modificazione della legge regionale n. 12, una revisione complessiva che prende in considerazione diversi aspetti. Voglio ricordare come questa sollecitazione sia stata accolta dalla Regione, che ha inserito nel programma di legislatura la revisione della legge; peraltro, questo processo di revisione è già avviato informalmente. In questa revisione occorre, nella specifica materia della qualificazione, gettare le basi per istituire un sistema di qualificazione delle imprese che garantisca tutti i soggetti, sia le stazioni appaltanti che le ditte appaltatrici, anche sulla scorta dell'esperienza acquisita con l'albo regionale di preselezione.

In data 14 novembre 2003 si è tenuta una seduta del Patto per lo sviluppo avente per tema l'analisi delle problematiche del settore edile. In quella sede, alla presenza di tutti gli operatori del settore, si è convenuto di riportare queste problematiche in sede di consulta, eventualmente allargando quest'ultima a dei soggetti che possano dare dei contributi per altre questioni, più propriamente la tutela dei lavoratori, aspetti sindacali, la sicurezza e via discorrendo. Faccio presente che il tema della qualificazione, allo stato attuale, non rientra tra quelli prioritari, come affermato dagli operatori presenti in quella sede, tanto che non è stato neppure oggetto di discussione, se non addirittura in senso opposto a quanto sollecitato dai proponenti della mozione, sono cioè state espresse delle perplessità sull'opportunità di rivedere la SOA, in quanto il rischio è quello di aprire ad una situazione di incertezza, di precarietà, peraltro danneggiando le imprese serie. Nel documento prodotto in tale riunione dalle organizzazioni imprenditoriali sono invece contenute delle richieste - e qui bisogna essere più chiari per non fare confusione - di revisione delle modalità e dei criteri di affidamento dei lavori negli appalti pubblici, che è argomento ben diverso da quello della qualificazione. Anche questa richiesta, evidentemente, va nella direzione di una tutela delle imprese locali a fronte di una crescente invasione del mercato valdostano da parte di imprese esterne, però gli ambiti entro i quali è possibile muoversi appaiono ristretti - come peraltro ha detto anche lei, Consigliere Frassy -, dovendosi salvaguardare i principi comunitari della libera concorrenza. Noi riteniamo comunque che il tema della qualificazione sia da inserire nella fase di confronto con tutti i soggetti interessati, in particolare con sindacati ed imprenditori, per il tramite delle organizzazioni che li rappresentano e che fanno parte della consulta, la cui ricostituzione è in itinere. Dopo il confronto tra le parti interessate sarà necessario, anche se l'operazione è contestuale, valutare come si collocano le proposte all'interno del nuovo scenario relativo alla potestà legislativa della nostra Regione, alla luce delle sentenze della Corte costituzionale n. 302 e n. 303. In questo senso abbiamo avanzato una richiesta di parere - l'abbiamo avanzata anche al legale che ha difeso la nostra causa avanti la Corte costituzionale - per comprendere quali sono gli ambiti entro i quali potrà spaziare la Regione nel legiferare in materia di qualificazione.

Per quanto riguarda la proposta di prorogare l'efficacia della legge n. 40/2001, rileviamo che una proposta del genere non produca dei benefici apprezzabili, peraltro questa legge ha esaurito la sua "funzione ponte" nel passaggio dall'albo di qualificazione regionale alla qualificazione SOA. Peraltro, lo voglio ribadire, potrebbe favorire la partecipazione alle gare di appalto di ditte esterne non certificate SOA e questo sarebbe un passo indietro molto pericoloso, perché il sistema complessivo degli appalti pubblici ha da beneficiare - questa è fra l'altro una sollecitazione che arriva da più parti - dal confronto con imprese che sono sempre più qualificate. Ricordo ancora che chi possiede la certificazione SOA, al di là di sistemi di qualificazione regionale, ha il diritto di partecipare agli appalti; questo è stato confermato. È vero che non sono moltissime le imprese che necessitano della SOA per poter partecipare alle gare superiori al secondo titolo, ma resta il fatto che non è questo un motivo sufficiente per fare in modo che in sostanza si torni indietro.

Per quanto riguarda la valutazione fatta sugli oneri, questa non è così immediata perché è vero che la certificazione SOA è costosa, ma dura da 3 a 5 anni; questo significa che avremo delle ditte che non avranno più la certificazione SOA - in quanto sarà andata in scadenza - da qui a qualche tempo, tempo entro il quale confidiamo di avere risolto il problema con un'apposita normativa regionale. Non è vero che la qualificazione in gara sia gratuita, al contrario è costosa perché occorre produrre ogni volta tutta una serie di documenti che non costano poco.

Credo che in questo momento quindi sia irrazionale porre in essere affrettatamente un sistema di qualificazione, perché rischieremmo addirittura di porci in contrasto con la nostra stessa legislazione regionale. È qui che è importante avere, al di là di una rivendicazione della propria potestà legislativa, un tavolo di confronto con tutte le regioni per poterci muovere in una maniera coordinata, anche perché ormai le imprese non hanno più degli spazi di tipo territoriale, ma hanno bisogno, anche per meccanismi di scambio, di lavorare al di là degli ambiti delle singole regioni; di conseguenza bisogna che questo processo sia fluidificato… e per poter conseguentemente legiferare. Abbiamo già compiuto i primi passi per modificare la legge n. 12 con particolare attenzione al tema dell'affidamento dei lavori pubblici.

Sono questi i motivi per i quali chiedo ai promotori di ritirare la mozione, stante il fatto che vi è un impegno di legislatura, ma vi è anche l'impegno del Governo regionale di risolvere quanto prima questa problematica in accordo e sulla base dei solleciti fatti dal mondo imprenditoriale interessato a questa materia.

Si dà atto che alle ore 16,17 il Consigliere Lanièce lascia l'aula consiliare.

Président - La parole au Conseiller Frassy.

Frassy (CdL) - Mi dispiace che su un argomento del genere vi sia un colloquio fra il gruppo proponente e l'Assessore, cioè con l'assenza anche di altre forze politiche che hanno in Giunta delle responsabilità in materia di lavoro e di occupazione.

Noi, Assessore, non condividiamo la sua impostazione sotto diversi punti di vista, che adesso cercherò di sintetizzare. Innanzitutto il suo esordio non ha fondamento giuridico, non ha fondamento sostanziale, non ha precedenti di dottrina; quando c'è una sentenza della Corte costituzionale, non c'è da aspettare che lo Stato o la Regione o il soggetto soccombente esprima delle valutazioni, ma si dà attuazione al dettato della sentenza e, se la sentenza dichiara incostituzionale una certa norma, quella norma non deve essere più applicata. Voglio leggere al Consiglio per chiarezza - perché spesso si equivoca non avendo presente il testo delle norme - la sentenza della Corte costituzionale, la quale ad un certo punto dice:

"Il DPR n. 34/2000, e particolarmente le norme dello stesso impugnato, è incostituzionale nella parte in cui dispone la propria applicabilità anche alle Regioni a Statuto speciale." Proseguendo, la Corte costituzionale dice: "Va dichiarato che non spetta allo Stato adottare un sistema di qualificazione per gli esecutori dei lavori pubblici, individuando fra i destinatari del sistema unico di qualificazione gli esecutori di lavori pubblici di importo superiore a 150.000 euro affidati dalle Regioni anche a Statuto speciale, dalle province", eccetera.

La sentenza della Corte costituzionale è chiarissima e mi fa specie che con una considerazione a questo punto di tipo politico… un ragionamento del genere provenga dalla forza di maggioranza assoluta che ha sempre fatto dell'autonomia una bandiera cioè, a fronte di una sentenza della Corte costituzionale, che abbiamo invocato, che abbiamo cercato arrivasse a queste conclusioni, una volta avute le conclusioni, diciamo che lo Stato non ha ancora deciso cosa fare. Lo Stato, Assessore Cerise, prenderà atto che il DPR n. 34/2000 emanato dal "Governo D'Alema" è incostituzionale in relazione agli obblighi che impone alle regioni. Questa è la prima obiezione che noi muoviamo al suo ragionamento. L'esordio del suo ragionamento politicamente non sta in piedi, perché non ha dei presupposti giuridici fondati; dopodiché le valutazioni politiche che fanno la vostra Giunta e la maggioranza che la sostiene sono legittime, ma non le condividiamo, in primo luogo perché non è vero che sono conclusioni dovute a quella impostazione: quella impostazione non esiste nella misura in cui la vuol far credere la sua esposizione.

Patto per lo sviluppo, programma di legislatura: è vero, la legislatura è appena iniziata; dal nostro punto di vista non è iniziata nel modo migliore, perché nel programma di legislatura avete anche delle prospettive di un certo tipo - faccio un esempio fra i tanti - sul Casinò, non mi sembra che in questi primi 6 mesi siate riusciti a fare dei passi avanti - forse ne avete fatto qualcuno indietro - sulla materia. Il programma di legislatura, allora, è un programma che si scrive e poi, se si riesce, lo si porta a compimento con gli adattamenti da adottare in corso di legislatura.

Prendiamo atto che le associazioni di categoria avrebbero dichiarato… anche perché non è emerso… anzi è emerso il contrario sui giornali, ma sappiamo che la categoria dei giornalisti è una categoria di cui bisogna diffidare: qui fra professionisti e pubblicisti - nei quali mi metto anch'io - ne abbiamo tanti… perciò diffidiamo sempre. Curiosamente però quello che hanno scritto i giornali è di segno opposto rispetto a quello che vi sareste detti nell'incontro riservato del Patto per lo sviluppo, ossia che la qualificazione non solo non rientra tra le priorità, ma addirittura è bene che questo argomento non venga affrontato. Ne prendiamo atto, ma non possiamo non esserne sorpresi di fronte alla realtà economica emersa, che è una realtà economica di segno diametralmente opposto.

Dopodiché mi si dice: "la legge n. 40 è ormai superata, non ha più senso prorogarla, anche perché abbiamo altre idee". Assessore, io non metto in discussione le idee, quello che mi permetto di mettere in discussione sono i fatti, perché nel 2001 - forse era fine anno, deve essere dicembre 2001 - la legge n. 40, dibattuta in quest'aula, era incentrata sulla volontà politica espressa dal gruppo "dell'Union Valdôtaine" di fare in fretta e di arrivare a rimettere mano alla legge n. 12/96. Dal 2001 ad oggi non sono passati tanti anni, ma ne sono passati 2, cosa è successo? Nulla. Non solo non è successo nulla, ma ai primi di ottobre, quando abbiamo portato questo problema in aula alla luce della sentenza della Corte costituzionale, la sua risposta è stata diversa, è stata: "non interessa a questa Giunta, a questa maggioranza porre mano a certi meccanismi di qualificazione". Assessore, sono visioni e sensibilità diverse, chiaramente ognuna ha la sua legittimità, ma sono antitetiche. Non è assolutamente vero che questo tipo di atteggiamento sia conseguente a una sentenza non chiara della Corte Costituzionale, questa è l'unica cosa sulla quale noi pretendiamo chiarezza: la sentenza della Corte costituzionale è chiarissima; la volontà politica di darci o, meglio, di non darci seguito e attuazione è altra cosa!

Consentitemi in chiusura di fare un'annotazione sull'involuzione politica della maggioranza che sta caratterizzando questo avvio di legislatura: oggi assistiamo a una serie di retromarce su tutte le "pietre miliari" che avevate difeso nella scorsa legislatura, su tutte le teorie che avevate sostenuto. Mi riferisco alla vicenda della Gestione straordinaria del Casinò che, fino ad un certo punto, andava bene con una certa impostazione, che abbiamo scoperto - dopo che lo avevamo già dichiarato - essere forse non la migliore. Lo abbiamo visto stamani con il primo disegno di legge regionale che avete portato in aula, dove avete fatto una retromarcia su certi cespiti che sono spariti dal bilancio, che andremo a discutere nelle prossime settimane; lo vediamo sulla legge n. 40, che, nel dicembre 2001, era una legge da difendere, una "legge ponte" sulla quale bisognava intervenire, mentre nel 2003 non è più fra le priorità.

I dati non sono assolutamente soggetti ad interpretazioni, ma sono nudi e crudi nella loro sinteticità: il comparto dell'edilizia valdostano è in crisi, la Regione Valle d'Aosta cosa fa? La Regione Valle d'Aosta non fa niente! Oggi come oggi, al di là delle chiacchiere, la Regione Valle d'Aosta non fa niente e noi riteniamo che sia ancor più grave questo far niente, a fronte di un contenzioso costituzionale che ci ha dato ragione.

Président - S'il n'y a pas d'autres collègues qui souhaitent intervenir, je soumets au vote l'objet n° 39:

Conseillers présents: 30

Votants: 2

Pour: 2

Abstentions: 28 (Borre, Caveri, Cerise, Cesal, Charles Teresa, Comé, Curtaz, Ferraris, Fey, Fiou, Fosson, Isabellon, Maquignaz, Marguerettaz, Nicco, Pastoret, Perrin, Perron, Praduroux, Riccarand, Rini, Salzone, Squarzino Secondina, Stacchetti, Vicquéry, Viérin Adriana, Viérin Laurent, Viérin Marco)

Le Conseil n'approuve pas.