Objet du Conseil n. 648 du 9 juin 2004 - Resoconto
OGGETTO N. 648/XII - Valutazione su una recente indagine Eurostat sul sistema economico regionale. (Interrogazione)
Interrogazione
Premesso:
- che una recente indagine di Eurostat, l'ufficio statistica dell'UE, ha rilevato che la Valle d'Aosta figura tra le regioni europee meno dinamiche sotto il profilo economico;
- che tale indagine si riferisce al periodo 1996-2001, fase in cui la crisi congiunturale dei mercati era meno accentuata rispetto al momento attuale;
tutto ciò premesso, i sottoscritti Consiglieri regionali
Interrogano
l'Assessore delegato per sapere:
1) quali considerazioni esprime sull'indagine di Eurostat;
2) quali sono (se esistono) le strategie dell'esecutivo regionale per superare - o quanto meno mitigare - le criticità e le debolezze del sistema economico valdostano.
F.to: Tibaldi - Lattanzi
Président - La parole à l'Assesseur aux activités productives et aux politiques du travail, Ferraris.
Ferraris (GV-DS-PSE) - Rispetto alle questioni poste, si tratta di questioni che fanno riferimento ad indagini statistiche, quindi porrò in premessa alcune questioni di metodo, nel senso che, per una realtà di piccole dimensioni come la nostra, l'analisi dei dati economici richiede una certa cautela; infatti, come spesso accade, i dati possono essere condizionati da fattori legati alle fonti utilizzate, oltre che alla rilevazione ed alla metodologia statistica. L'Istituto Tagliacarte, ad esempio, nel 2002 aveva stimato una crescita del PIL doppia rispetto a quella nazionale, mentre l'ISTAT fornisce un dato sensibilmente diverso. Dicevo, le dimensioni territoriali molto diverse, pensiamo alle dimensioni di regioni come Rhône-Alpes e la Valle d'Aosta, sicuramente possono comportare rischi di errori statistici rilevanti.
Pur trattandosi di aspetti tecnici molto specifici, appare tuttavia opportuno evidenziare alcuni elementi tecnico-metodologici che possono consentire di leggere meglio i dati presi in esame, soprattutto in ragione del fatto che le informazioni più recenti si differenziano in misura sostanziale da quelle discusse nel passato. Innanzitutto è fondamentale ricordare che le rilevazioni Eurostat si basano sulle rilevazioni effettuate dai diversi istituti statistici dei singoli Stati membri; pertanto, nel caso dell'Italia la fonte dei dati è in realtà l'ISTAT, Eurostat al massimo può apportare eventualmente solo alcuni correttivi al fine di omogeneizzare le diverse rilevazioni. Per quanto riguarda lo specifico delle rilevazioni di dati economici, nel corso del 2000 l'ISTAT, adottando il regolamento europeo n. 2223/1996 sul sistema europeo di conti - il SEC 1995 -, quindi proprio per uniformare le proprie rilevazioni con gli standard definiti a livello comunitario, ha rivisto le serie storiche costruite secondo il precedente sistema e ha conseguentemente dovuto aggiornare i dati relativi ai conti economici territoriali a partire dal 1995. Il completamento del lavoro di ricostruzione del complesso dei conti ha richiesto circa 2 anni; in realtà, ancora recentemente sono stati pubblicati dati rivisti relativi a questi ambiti di analisi, al fine di produrre serie storiche omogenee e sufficientemente lunghe. Si deve poi segnalare che i risultati così ottenuti hanno prodotto modifiche di modesta entità nei valori assoluti, soprattutto per le regioni di piccole dimensioni qual è la Valle d'Aosta.
In termini relativi e comparativi queste scelte hanno invece apportato radicali cambiamenti nel "benchmark" territoriale, tanto che su queste basi il posizionamento della Valle d'Aosta nei confronti del dato nazionale appare differente rispetto a quanto emergeva in precedenti analisi. Da ultimo è ancora utile sottolineare che, in considerazione delle ridotte dimensioni della nostra Regione, la lettura di questi dati richiede una certa attenzione, proprio in ragione del fatto che l'errore statistico può essere più elevato.
Ho esplicitato questa premessa di carattere metodologico, ovviamente elaborata da parte di chi di statistica se ne occupa, per fare le valutazioni successive. Cosa ci dicono i dati e le dinamiche economiche ed il livello di reddito? I dati presi in considerazione considerano il reddito pro capite in termini di potere d'acquisto standard, ovvero al netto degli effetti dei prezzi, che fornisce invece una misura dello sviluppo delle singole economie e poi i dati presi in esame riguardano anche la dinamica economica negli ultimi anni; in sostanza, per fornire un quadro completo della situazione, occorre tenere conto di entrambi gli elementi.
In merito al primo punto si deve osservare che la Valle d'Aosta, fatta 100 la media europea, nel 2001 presentava un reddito pro capite superiore del 24% rispetto al livello medio europeo. Questo valore risultava nettamente superiore a quello dell'Italia, il cui valore era di fatto simile alla media europea, e dell'Italia nord est, mentre era sostanzialmente simile a quello dell'Italia nord ovest. Anche prendendo in esame il valore medio del periodo 1999-2001, la Valle d'Aosta si posiziona decisamente meglio rispetto alla media europea, all'Italia, all'Italia nord est, mentre il livello di reddito pro capite della nostra Regione è di fatto simile a quello dell'Italia nord ovest.
Per venire alle dinamiche recenti, nel periodo 1999-2002 il prodotto interno lordo a prezzi costanti della Valle d'Aosta è cresciuto complessivamente del 3,2% ad un tasso medio annuo inferiore all'1%, a fronte di un dato medio nazionale del 5,4% e di un valore riferito all'Italia nord occidentale del 4,5%; quindi la Valle d'Aosta è cresciuta meno da questo punto di vista. Anche con riferimento ai tassi di crescita reali le "performances" dell'economia regionale appaiono leggermente inferiori al dato nazionale: l'economia valdostana sarebbe infatti cresciuta ad un tasso medio nel periodo 1999-2002 del 2,3%, contro il 2,9% dell'Italia nel suo complesso. Infine, un dato analogo come tendenza, ma diverso sotto il profilo quantitativo si osserva prendendo in esame le stesse dimensioni riferite al valore aggiunto regionale. In sostanza, nel periodo considerato il sistema produttivo valdostano risulta essere, dal punto di vista dinamico, meno performante, sia rispetto alla media nazionale, sia con riferimento alla media europea, che, come è noto, è stata in quegli anni superiore alla media nazionale. Si deve però evidenziare che ciò deriva dal fatto che complessivamente il nostro Paese risulta meno performante rispetto alla media Unione europea; in secondo luogo, si deve osservare che nel periodo in esame l'economia regionale ha evidenziato un primo biennio 1996-1997 di rallentamento, a cui è seguita una fase espansiva. La sensibile crescita avviatasi a partire dalla fine del 1998 appare essere stata però frenata nel biennio 1999-2000, in particolare da due rilevanti elementi slegati dallo specifico della congiuntura economica: la chiusura del Traforo del Monte Bianco a partire dal marzo del 1999, protrattasi fino a metà 2002, quanto meno per il traffico commerciale e gli eventi alluvionali dell'autunno del 2000. Infine, nel 2001 si è avuta una nuova fase di ripresa.
Pur sostenendo che i fattori richiamati possono essere indicati come i principali agenti inibitori la fase di sviluppo del sistema regionale, analizzando i singoli comparti economici non si può comunque escludere la presenza di punti di debolezza propri dell'economia regionale; ad esempio, nel periodo considerato il settore delle costruzioni ha evidenziato dei "trend" non positivi. Sintetizzando la situazione si può affermare che il livello di benessere della nostra Regione si mantiene elevato, mentre sotto il profilo delle dinamiche economiche si osserva un rallentamento. In questo contesto le dinamiche occupazionali sono comunque delle dinamiche positive, nel senso che abbiamo raggiunto per quanto riguarda l'occupazione dei livelli che sono in linea con la strategia europea dell'occupazione; questo è un dato simile a molte economie, compresa quella nazionale che, a fronte di un rallentamento dell'economia, mostra un incremento dell'occupazione.
Il rallentamento dell'economia regionale quindi è spiegabile sia con un andamento non ottimale dell'economia italiana, sia con ragioni proprie, prevalentemente di natura extraeconomica, sia ancora con una fase non brillante di alcuni settori economici; a questo proposito si fa tuttavia presente che il settore industriale regionale, pur presentando significative difficoltà, evidenzia "trend" migliori sia dell'Italia, sia del complesso delle regioni del nord ovest.
"Quali sono le strategie dell'Esecutivo regionale per superare - o quanto meno mitigare - le criticità e le debolezze del sistema economico valdostano". Innanzitutto le strategie di fondo sono riportate - il tempo consentito da un'interrogazione non è tale da permettere di esaminare in modo approfondito tutte le questioni, mi limiterò ad alcune considerazioni di carattere generale - nel programma di maggioranza, che prevede interventi specifici per i diversi settori dell'economia valdostana, che nel complesso mantengono la loro validità. Va detto che nella nostra situazione pesano i limiti di una politica europea e di una politica nazionale. Non voglio iscrivere la Confindustria ad alcun polo, anzi ritengo che, proprio sulla base di quanto è stato detto dai massimi rappresentanti di questa organizzazione, questa voglia essere assolutamente autonoma rispetto alle organizzazioni politiche, ma sia il convegno di studi della Confindustria tenutosi nel mese di aprile, sia l'ultima relazione del Dott. Montezemolo abbiano messo in evidenza i limiti e la debolezza del nostro sistema produttivo, soprattutto insistendo sulle questioni dell'innovazione e sulla necessità di investire nella ricerca e di dare nuovo respiro alla concertazione, temi che erano stati oggetto di un accordo interconfederale fra la Confindustria e le organizzazioni confederali dei lavoratori. Questo per dire che questo tipo di analisi risponde ad alcuni criteri di oggettività e fotografa una situazione che presenta delle problematicità a livello nazionale. Quello che si rischia in una situazione di questo genere - rischio assolutamente da evitare - è l'insorgere di una competizione campanilistica fra entità provinciali, ovvero uno sviluppo di una mentalità conservativa e di sopravvivenza, che rischia di non portare avanti uno sviluppo che consenta di affrontare i nuovi mercati e le nuove sfide. Siamo convinti che lo sviluppo economico debba confrontarsi con la qualità e non solo e non tanto con la quantità; siamo convinti altresì che la concertazione fra le parti sociali, soprattutto in una piccola realtà come la nostra, sia un tema che debba essere necessariamente supportato. La Valle d'Aosta è un distretto turistico, ha produzioni agricole di eccellenza, ha un settore industriale che, al di là della fase congiunturale particolarmente negativa, può svilupparsi ulteriormente facendo soprattutto sistema e puntando sulla qualità e sull'innovazione, quindi puntando sulla creazione di filiere trasversali tra i diversi settori economici, favorendo un'integrazione fra le diverse attività economiche.
La Regione in questi anni ha posto le basi affinché il "sistema impresa" possa beneficiare di una serie di strumenti innovati, mi riferisco alla revisione degli incentivi, all'avviamento di progetti di semplificazione amministrativa, al miglioramento delle infrastrutture, all'adozione di strumenti funzionali all'occupazione e alla formazione professionale quale il nuovo Piano delle politiche del lavoro - che nel corso dei lavori di questo Consiglio verrà affrontato successivamente -, alla creazione dell'università come volontà di investire sul capitale umano, che diventa decisivo per lo sviluppo di qualunque territorio, penso a nuovi progetti di legge quale quello relativo alla pianificazione delle opere pubbliche, come un intervento sul piano delle infrastrutture. Delle cose vanno sicuramente fatte, ma credo che i problemi di competitività siano problemi della Valle d'Aosta, ma complessivamente del "sistema paese". In sintesi, come Amministrazione, dobbiamo scegliere fra due vie: la "via bassa", cioè bassa competitività, bassi livelli di professionalità, bassa capacità tecnologica e la "via alta", e questa è la sfida a cui è di fronte la Valle d'Aosta, che è quella di puntare a settori economici di maggiore eccellenza dal punto di vista della qualità delle produzioni, della capacità professionale degli operatori, della possibilità di introdurre elementi di innovazione e ricerca. Questa è una sfida che riguarda la nostra Regione, così come concerne altri settori territoriali del nostro Paese, ma anche il sistema europeo; credo che non si debba rinunciare ad obiettivi che sono quelli sì di competitività, ma anche di coesione sociale e di mantenimento di strutture di solidarietà che sono essenziali per ogni modello di sviluppo.
Si dà atto che dalle ore 10,55 presiede il Vicepresidente Lanièce.
Presidente - La parola al Consigliere Tibaldi.
Tibaldi (CdL) - Prendo spunto dal suo ultimo passaggio, Assessore, quando ha detto che ci troviamo di fronte a due vie: una "via bassa" e una "via alta"; non ho capito però alla fine quale via vogliate percorrere voi dell'Esecutivo nell'affrontare questa sfida competitiva, che ci vede di fronte non solo ad altre regioni italiane ed europee, ma ci vede coinvolti in una sfida globale. Questo sarebbe un primo punto al quale voi stessi, che avete le redini dell'amministrazione regionale, dovreste dare una risposta in termini concreti e rapidi.
Lei ha tracciato un profilo dei dati congiunturali esaminati da diversi istituti, la nostra domanda si incentrava su una delle recenti statistiche effettuate da Eurostat, che aggiunge al mosaico delle situazioni critiche a livello continentale il tassello valdostano. In questo fa riferimento al periodo 1996-2001, dove si evidenzia che la Valle d'Aosta è nel fanalino di coda delle regioni che hanno avuto un dinamismo economico più lento - lei lo ha poi parafrasato, dicendo che è un tasso di crescita inferiore - sia in ambito italiano che europeo. È vero che vi sono fenomeni congiunturali che hanno causato un rallentamento della nostra crescita regionale, ma è altrettanto vero che vi sono fattori strutturali che rimangono irrisolti e penso che l'Assessore li conosca molto bene, perché un eccesso di presenza regionale nella economica locale non è motivo di sviluppo o di stimolo alla crescita e alla competitività delle imprese che risiedono in questa regione; tanto che, se l'indagine Eurostat prende ad esempio il PIL delle singole regioni, vediamo come il PIL valdostano sia fortemente condizionato dalla presenza del comparto regionale, che, in termini nominali, ci dà dei valori che sono in termini di ricchezza lodevoli, ma, in termini sostanziali, costituiscono un "dato drogato", che non fa un riferimento preciso alla capacità di sviluppare ricchezza e lavoro nella nostra Regione.
Sappiamo che le statistiche vengono prese con cautela e con prudenza, lei peraltro si è agganciato all'ISTAT oggi criticato dai suoi colleghi della Sinistra a livello nazionale, che lo additano come un istituto che non fornisce dati reali del "sistema Italia". Ora, la Valle d'Aosta si inserisce in un "sistema Italia" da un punto di vista politico, geografico ed economico, però è vero che il "sistema Italia" conosce realtà analoghe alla nostra, penso alla Provincia autonoma di Bolzano, che ha dei presupposti simili ai nostri, mi riferisco alle competenze legislative ed amministrative, alla specialità di cui gode la stessa Regione, alle risorse di cui dispone anch'essa grazie a dei cospicui trasferimenti statali, ma che, nonostante questa analogia nei presupposti, ha conseguito risultati decisamente differenti in materia di sviluppo e di dinamismo economico, tanto che l'indagine Eurostat la classifica fra le zone più virtuose d'Italia e del resto d'Europa. È vero che negli anni 1998-2001 l'evento alluvionale e la chiusura del traforo sono stati dei freni alla crescita, però l'evento alluvionale ha riguardato anche altre regioni, come Piemonte, Liguria e Lombardia, che hanno tassi di crescita regionale ben superiori al nostro e la chiusura del traforo, alla luce di uno studio commissionato dalla scorsa Giunta regionale, ha evidenziato che l'impatto economico non è stato così devastante come inizialmente prefigurato; quindi queste considerazioni vanno a correzione della sua analisi poc'anzi esposta.
