Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 2281 du 14 novembre 2001 - Resoconto

OGGETTO N. 2281/XI Iniziative per la tutela della sicurezza sui luoghi di lavoro. (Interpellanze)

Interpellanza A conoscenza della relazione presentata dall’Assessore regionale all’Industria sull’andamento degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali;

Constatato che, nonostante la grave situazione illustrata, la Regione Valle d’Aosta si è limitata ad indire solo una conferenza stampa nel corso della "Settimana Europea per la sicurezza e per la prevenzione nei luoghi di lavoro";

il sottoscritto Consigliere regionale

Interpella

la Giunta regionale e l’Assessore competente per conoscere:

1) quali iniziative intende intraprendere, oltre a quella di assumersi l’onere economico per la sicurezza nei luoghi di lavoro (Disegno di legge n. 135) a sostegno della prevenzione e la difesa della salute e della vita di chi opera nelle imprese valdostane;

2) come, quali e quante sono state le verifiche, gli accertamenti messi in atto, negli ambienti di lavoro da parte dell’USL e dell’ARPA in questo ultimo anno;

3) quali e quanti sono stati i provvedimenti presi, dagli Enti preposti, nei confronti delle imprese che non hanno rispettato le norme di legge sulla sicurezza;

4) se, e quali iniziative intende intraprendere per sensibilizzare ed educare alla prevenzione i soggetti interessati.

F.to: Beneforti

Interpellanza Visti i dati sull’andamento degli infortuni professionali presentati dall’Assessore regionale all’Industria e Artigianato nell’ambito della Settimana europea per la salute e la sicurezza;

A fronte di un aumento degli infortuni mortali negli ultimi due anni, ed in particolare nel settore dell’edilizia, che denotano la mancanza di una cultura della sicurezza nei posti di lavoro;

Considerato che si tratta di un settore molto importante nel panorama economico regionale e che manterrà questo suo ruolo trainante anche in conseguenza dei lavori che l’alluvione dell’ottobre 2000 impone alla regione (ripristino di infrastrutture, prevenzione di frane, riparazione e/o ricostruzione di edifici pubblici e privati danneggiati, opere di delocalizzazione, ecc.);

Constatato che gli strumenti finora messi in atto non sono adeguati per garantire condizioni di sicurezza negli ambienti di lavoro;

Ritenendo che è compito della regione operare perché diminuiscano sempre più le condizioni che sono alla base degli incidenti, specie di quelli mortali;

i sottoscritti Consiglieri regionali

Interpellano

la Giunta per sapere:

1) se ha fatto un’analisi puntuale delle concause che sono all’origine dell’aumento degli incidenti mortali sul lavoro ed in particolare nel settore dell’edilizia;

2) come intenda operare perché diminuiscano gli incidenti sul lavoro, specie nel settore più colpito, quello dell’edilizia.

F.to: Squarzino Secondina - Beneforti - Curtaz

PrésidentA ce propos je demanderais, s’il n’y a d’opposition, d’unifier la discussion de l’objet n° 16 avec l’objet n° 20 qui est quasiment identique.

La parole au Conseiller Beneforti.

Beneforti (PVA-cU)Abbiamo presentato questa interpellanza in quanto il problema degli infortuni sul lavoro, delle malattie professionali, ha raggiunto un'ampiezza tale che impone, almeno a chi come noi s'interessa dei problemi di carattere sociale, di richiamare sulla questione l’attenzione la più generalizzata possibile. Oggi il problema della sicurezza è al centro dell’attenzione a tutti i livelli: da quello europeo a quello nazionale e regionale, tant’è vero che ogni anno viene celebrata la settimana della sicurezza, quest’anno, come abbiamo già ricordato in un precedente Consiglio, è stata celebrata nella seconda quindicina del mese di ottobre.

Non so se la Regione era presente alle iniziative che sono state prese a livello nazionale o se è stata invitata ai convegni organizzati dall’INAIL o dal Ministero del lavoro, comunque abbiamo preso atto che, nel corso della "Settimana europea per la salute e la sicurezza sul lavoro", in Valle d’Aosta è stata presentata almeno l'indagine sugli infortuni e sulle malattie professionali, indagine predisposta dal Comitato regionale di coordinamento in materia di sicurezza sul lavoro.

Dai dati che emergono da questa indagine, relativa agli anni 1997-2000, abbiamo appreso che i decessi per infortuni sul lavoro sono stati 23 e che nel 2001 ne sono già capitati 3, quindi in totale si sono verificati 26 infortuni, e che manteniamo un record di infortuni e malattie professionali non indifferente rispetto al resto d’Italia, in particolare abbiamo il record nel settore artigiano e in quello edilizio.

È chiaro che agli infortuni mortali in questi ultimi tempi hanno contribuito il grave incidente del Traforo del Monte Bianco e l'alluvione dell'ottobre 2000.

Non ci sentiamo, di fronte al quadro che come Regione ci avete presentato, né di dire che conoscevamo già quanto illustrato, né di formulare accuse particolari o strumentali, ci poniamo però una domanda: in Valle manca solo una cultura della sicurezza oppure esistono carenze? Gli enti preposti svolgono i necessari controlli? Esiste un ufficio ispettivo sufficiente a svolgere il compito che gli è assegnato? A parte le imprese, che nella maggior parte si preoccupano prima di tutto del profitto e di pagare meno i premi assicurativi, c’è da chiedersi anche se i lavoratori e le loro organizzazioni sindacali si rendono conto che c’è di mezzo la vita, la salute, la sicurezza della persona fisica dato che non si vede quel "movimento" che ci dovrebbe essere in base al quadro delle disgrazie che vengono denunciate.

Ho visto che anche l’INAIL ha stilato un quadro nazionale della situazione delle disgrazie e delle morti per infortuni e di infortuni sul lavoro, dove non siamo classificati fra quelli che sono "i più bravi" rispetto al resto d’Italia.

La Regione, di fronte al quadro che è stato presentato a livello locale, come a livello nazionale, oltre a questo bilancio degli infortuni, dei casi di morte, degli invalidi, cosa ha fatto? Non basta fare il bilancio di quanti sono stati gli infortuni, di quante sono state le malattie professionali e di quanti sono stati i casi di morte: si è fatto anche un bilancio del lavoro di vigilanza e accertamenti che è stato svolto in questi quattro anni per prevenire gli infortuni e dare sicurezza sul lavoro nelle imprese e nei cantieri? Ci siamo domandati i motivi per i quali succedono tanti infortuni, accadono certi casi di morte e aumentano le malattie professionali nella nostra Regione? Vi siete resi conto anche dei problemi, delle difficoltà, dei ritardi che sussistono e che occorre superare? Si è mai fatto il punto sulle malattie professionali in Valle? Io penso di no, perché sul rischio di amianto dal 1992 per dieci anni nessuno si è attivato per analizzare le ripercussioni che aveva nei confronti dei lavoratori che operavano alla Cogne e all’Ilssa Viola perché, prima del 1992, si è fatto uso di amianto da tutte le parti.

Mi pongo queste domande e le ho poste, anche quando me ne hanno parlato, a coloro che sono interessati al problema, agli amici operanti nelle fabbriche e anche nel sindacato, perché di questi problemi se ne deve solo parlare quando succede un caso di morte? Allora in quel momento, quando non ci rimane che piangere, si prendono gli impegni (bisogna fare, bisogna dire, bisogna prevenire), poi di fatto l’azione, che deve essere effettuata, non viene più sviluppata.

Lo slogan, che si ripete quando vi è un caso di morte: "di lavoro si deve vivere e non morire", deve essere uno slogan che ci segue sempre nel tempo. Occorre tener conto delle vecchie e nuove patologie, delle malattie professionali i cui rischi non vengono eliminati se non in ritardo, come accade alla Cogne per l'amianto.

Occorre pertanto procedere al rafforzamento dei servizi di prevenzione regionali e dell’USL in modo da garantire una presenza effettiva sull’intero territorio. Infine, come abbiamo più volte ripetuto, occorre assicurare un coordinamento e un comportamento omogenei delle norme in materia di sicurezza per il controllo del lavoro "sommerso".

PrésidentLa parole à la Conseillère Squarzino Secondina.

Squarzino (PVA-cU)Credo che sia stato opportuno mettere insieme i due argomenti perché si completano l’un l’altro.

Vorrei solo ricordare alcuni dati. Dal rapporto, che è stato fornito dal Comitato regionale di coordinamento in materia di sicurezza e salute sul luogo di lavoro, comitato regionale che ha un compito istituzionale ben preciso e che è tenuto ogni anno a fare una relazione sull’andamento degli infortuni in ambito regionale, abbiamo appreso che gli infortuni sono ancora molto alti in Valle d’Aosta. Si può rilevare, per quanto attiene il periodo esaminato (1997-2000), che il 52 percento degli infortuni riguarda il settore dell'edilizia, quindi gli infortuni sono molto alti e concentrati in modo particolare in questo settore.

Non solo, ma c’è, purtroppo, anche un rapporto alto rispetto all’andamento nazionale dell'incidenza degli infortuni mortali sull’insieme degli infortuni. Nel testo dell'interpellanza abbiamo detto che questo denota sicuramente che c’è una mancanza della cultura della sicurezza nei posti di lavoro, cultura che non si improvvisa solo facendo alcune affermazioni. C’è tutto un lavoro nel settore della prevenzione che probabilmente è stato fatto non in modo sufficientemente chiaro e preciso e vorrei ricordare un dato importante: con la legge n. 626 c’è stata tutta un'attenzione particolare proprio per la sicurezza sui posti di lavoro e, mentre in molte altre regioni d’Italia si è visto che, dal 1997-1998, con l’applicazione di questa legge, c’è stato un lieve decremento, una flessione almeno in alcune situazioni?, da noi questo non è avvenuto.

Qui sottolineo come elemento grave il fatto che non c’è stata alcuna modifica in senso positivo, migliorativo, dell’andamento degli infortuni in seguito all’applicazione della legge n. 626 dal 1998 in avanti. Allora anche questo elemento ci deve far riflettere perché vuol dire che tutta la cultura della prevenzione e della sicurezza, che a livello nazionale è stata introdotta nell’ambito del lavoro, qui non sta prendendo piede o prende piede nel settore industriale piuttosto che nel settore edilizio. Secondo me, bisognerebbe su questo fatto svolgere delle riflessioni: alcune le accennava prima il collega.

Io credo che nel settore dell'edilizia vada preso seriamente in mano il problema dei subappalti e del lavoro nero e parlo non di imprese che lavorano per i privati, ma di imprese che lavorano per il pubblico.

Tutti noi vediamo, andando in giro, enormi cartelloni su cui figurano le imprese che lavorano per il pubblico, penso a costruzioni di scuole, adeguamento di edifici, e poi seguono almeno cinque, dieci, undici imprese subappaltatrici che svolgono quel lavoro. Che sicurezza abbiamo che quelle imprese funzionino? Già lo facevo notare in un precedente intervento con l’Assessore Vallet cioè, in seguito agli eventi alluvionali, le imprese in ambito edilizio si sono moltiplicate ad un ritmo eccessivo rispetto agli altri settori. Nello stesso rapporto di Interreg, che ha studiato le eventuali conseguenze della chiusura del Traforo del Monte Bianco sull’economia valdostana, si dice che nel settore edilizio non si è visto un decremento, anzi probabilmente in seguito all'alluvione si è visto un aumento del 6-7 percento.

Rispetto a questo aumento progressivo, continuo di piccole imprese in ambito edilizio, come facciamo a garantire la professione di queste persone, come facciamo a garantire che le norme della sicurezza siano rispettate in questi cantieri? E ancora, per quanto riguarda il lavoro nero c’è in previsione un osservatorio sul lavoro nero organizzato dalla guardia di finanza a cui deve partecipare anche la Regione. Io credo che su questo osservatorio la Regione debba chiedere che si lavori celermente perché non possiamo lasciare tutto questo settore così all'improvvisazione e fuori da ogni controllo.

E quando parlo di controllo, non parlo di gente che va lì a dare la multa, perché non è questo che mi interessa, ma di gente che verifichi se in quelle situazioni di lavoro le norme di sicurezza sono rispettate sostanzialmente e non solo formalmente in modo da prevenire e far diminuire gli incidenti.

PrésidentLa parole à l’Assesseur à l’industrie, à l’artisanat et à l’énergie, Ferraris.

Ferraris (GV-DS-PSE)Indubbiamente il tema che è stato affrontato nell'interpellanza dei Consiglieri Beneforti e Squarzino mette in evidenza un problema: quello degli infortuni sul lavoro che hanno nel nostro Paese e nella nostra Regione dei costi, umani e sociali prima ancora che economici, inaccettabili e che dipendono anche dalla tipologia delle imprese, dalla struttura produttiva.

Vi è la necessità di fare degli interventi di prevenzione e di far nascere una cultura della sicurezza.

Per quanto riguarda la prima domanda, dove si chiede "quali iniziative siano state intraprese, oltre a quella di assumersi l’onere economico per la sicurezza nei luoghi di lavoro a sostegno della prevenzione e della difesa della salute e della vita di chi opera nelle imprese valdostane", coglierei non tanto un piccolo intento polemico che c’è nella domanda stessa, ma la sostanza della domanda, appunto quella di fare un primo quadro e quali sono le iniziative.

Anzitutto, come veniva ricordato, il problema degli infortuni ha una valenza di carattere non solo regionale o nazionale, ma anche di livello europeo e non è un caso che di questo problema se ne occupi l’Agenzia europea per la sicurezza e che il mese di ottobre sia stato dedicato, a livello europeo, ad un momento di riflessione e di iniziativa sui problemi della sicurezza. Anche noi in Valle abbiamo preso alcune iniziative pur sapendo che non è la settimana della sicurezza risolutiva per queste questioni, ma semmai è risolutiva un'azione di prevenzione e di sensibilizzazione che si deve svolgere costantemente e non solo durante un periodo dell’anno.

Nella settimana europea della sicurezza c’è stata un'illustrazione, come veniva ricordato, della relazione sull’andamento dei fenomeni antinfortunistici che è stata realizzata dal Comitato regionale di coordinamento in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, che ha evidenziato una serie di problematiche. Questa non è stata l’unica iniziativa. Veniva ricordato come ieri l’INPS abbia illustrato una relazione sull’andamento degli infortuni a livello nazionale e regionale e precedentemente, nel mese di aprile, è stata fatta un'iniziativa congiunta fra l’Assessorato dell'industria e l'INAIL per sensibilizzare su questo problema le imprese, le organizzazioni sindacali, per far sì che venga applicata la normativa esistente, utilizzando anche le incentivazioni di carattere finanziario per potenziare l’opera di prevenzione e di formazione sui luoghi di lavoro.

Per quanto riguarda il disegno di legge n. 135, credo che anche gli interpellanti sappiano bene come il disegno di legge non finanzi gli adempimenti che le imprese devono realizzare per osservare la normativa sulla sicurezza, ma come siano solo finanziati gli interventi che vanno oltre gli obblighi imposti dalla legge per quanto riguarda la certificazione nel campo della sicurezza, quindi direi che è un incentivo ad andare oltre e da questo punto di vista la nostra Regione è l’unica che interviene in questo settore con queste modalità.

Come è stato detto, la situazione degli infortuni in Valle va analizzata attentamente, il fenomeno ha una gravità sociale che va tenuta in assoluta considerazione, va tenuto conto del fatto che ci troviamo con alcuni settori che sono più coinvolti nell’ambito degli infortuni, in particolare l’edilizia, l'impiantistica, la lavorazione del legno e in alcuni casi anche l’agricoltura.

In una realtà di ridotte dimensioni come la nostra Regione incrementi anche unitari e limitati possono provocare oscillazioni di un certo rilievo nei coefficienti di rappresentazione del fenomeno e in tal senso una notevole incidenza hanno avuto gli infortuni anche mortali che nell’ultimo triennio sono accaduti a seguito dell’incidente del Traforo del Monte Bianco e dell'alluvione. Pur tenendo presente ciò è possibile delineare la situazione degli infortuni in Valle, tenendo conto anche di un confronto con le altre realtà territoriali.

È vero che abbiamo dei dati, per quanto riguarda gli infortuni mortali, che sono superiori alla media nazionale, così come si evince dalla relazione che è stata illustrata dal comitato regionale - anche l’INAIL lo ha ricordato ieri nella sua relazione sul 2000 -, però, per quanto riguarda il fenomeno infortunistico, prescindendo appunto dagli infortuni mortali, la situazione in Valle vede una presenza di infortuni inferiore rispetto alla media nazionale, ad esempio, la relazione del comitato regionale ci ricorda come, per quanto riguarda la frequenza degli infortuni, siamo al 72° posto rispetto alle 103 province italiane, ovviamente la classifica inizia con le province che hanno il più alto numero di infortuni per "scendere" a quelle che ne hanno meno; per quanto riguarda il dato regionale, siamo sempre in una classifica di carattere decrescente: al 14° posto su 20 regioni; per quanto riguarda la gravità, anche qui siamo all’85° posto su 103 su una classificazione di carattere provinciale e al 16° su 20 per quanto riguarda una classificazione su base regionale.

La relazione dell’INAIL conferma questi dati perché se prendiamo il periodo 1997-1999 nel settore dell'industria e dei servizi, "fatto" 100 l’indice medio degli infortuni, la Valle d’Aosta si situa all’88,9 percento: quindi siamo a un livello più basso, e lo stesso dicasi per il periodo relativo ai confronti fra 1999 e 2000 dove, per quanto riguarda tale settore, abbiamo avuto una diminuzione del 5,86 percento degli infortuni.

Mentre abbiamo un'elevata presenza di infortuni mortali, gli infortuni che comportano inabilità in Valle d’Aosta si presentano con dati molto bassi, ad esempio sulla classifica a livello provinciale ci collochiamo al 93° posto su 103 province italiane, quindi ci sono alcuni dati che vanno letti, sapendo che un dato con cui bisogna fare i conti è quello degli infortuni di carattere mortale.

Il Comitato regionale di coordinamento in materia di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro interviene per quelle che sono le sue funzioni e i suoi compiti, che gli sono stati assegnati in base ad una delibera di Giunta del 1999, e attua quanto previsto dal decreto legislativo n. 626 e dall’accordo sancito dalla Conferenza Stato/Regioni nel dicembre 2000 per la realizzazione del Piano straordinario per la sicurezza sul lavoro.

Il comitato ha cercato di coinvolgere tutte le parti sociali, cercando di fare quanto veniva detto nell'illustrazione dell'interpellanza, quindi si sono coinvolte le organizzazioni sindacali, i datori di lavoro, i colleghi professionali, chiedendo la più ampia collaborazione, avendo chiara la necessità di concordare su un obiettivo comune di riduzione del fenomeno infortunistico e delle malattie professionale in un'ottica di prevenzione e di protezione dei lavoratori.

Proprio sulla base di quanto segnalato dalle parti sociali si è provveduto alla stesura di un elaborato intitolato "Cantieri e sicurezza dei lavoratori", decreto legislativo n. 494/96, modificato dal decreto legislativo n. 528/99, per far sì che la normativa di riferimento per i cantieri temporanei e mobili, e quindi per il settore dell'edilizia, sia compiutamente riconosciuta dai soggetti coinvolti nella sua adozione, al fine di adottare conseguentemente le necessarie misure di prevenzione. Si è cercato cioè di operare nel settore dell'edilizia che è un settore che sviluppa il maggior numero di infortuni. Sempre in questo filone si stanno definendo ulteriori schede tecniche su alcune particolari attività a rischio, quali ad esempio la realizzazione di muri in pietrame e malta.

Un'ulteriore attività che il comitato compie è il coordinamento degli interventi di formazione/informazione, sempre previsto dall’accordo sancito dalla Conferenza Stato-Regioni del 2000, e l’obiettivo è quello di orientare tutte le attività e gli interventi per la prevenzione infortuni e malattie professionali verso quei settori e quelle aziende che sono ritenute prioritarie sotto il profilo del rischio lavorativo, tenendo conto di quanto emerso nell’ambito dell’analisi del fenomeno infortunistico. Inoltre, fra le attività programmate dal comitato, vi è un ulteriore approfondimento delle cause all’origine del fenomeno infortunistico.

Infine un aspetto sicuramente importante da rilevare è che la stessa relazione presentata in occasione della settimana europea per la sicurezza rappresenta un'importante azione di coordinamento svolta dal comitato in quanto, per la prima volta, in Valle d’Aosta è stato possibile disporre di dati elaborati in un'ottica di prevenzione degli infortuni sulla base di una proficua collaborazione fra gli enti competenti: INAIL, USL e gli enti locali, con la possibilità di attivare nel medio periodo una banca dati sugli infortuni utile ad uno studio delle cause e delle soluzioni più efficaci.

Per quanto riguarda la seconda domanda: "come, quali e quante sono state le verifiche, gli accertamenti messi in atto, negli ambienti di lavoro da parte dell’USL e dell’ARPA?", la situazione è la seguente.

Quanto all’USL, la legge regionale che ha istituito l’agenzia ha istituito anche il Dipartimento di prevenzione dell'USL. Al Dipartimento di prevenzione sono state attribuite le funzioni di cui agli articoli 16, 20 e 21 della legge n. 833/78, funzioni svolte in precedenza dal Servizio di igiene pubblica e ambientale dell'alimentazione e della sicurezza nei luoghi di lavoro e dal Servizio di igiene e sanità pubblica ed assistenza veterinaria.

Il Dipartimento di prevenzione è articolato in diversi servizi, fra cui il Servizio di igiene e sanità pubblica e il Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro.

Il Servizio di igiene e sanità pubblica è costituito da due sezioni, in particolare dalla Sezione di medicina del lavoro, questa sezione opera attraverso l’effettuazione della mappatura dei fattori a rischio, individuando i fattori di rischio nei vari comparti produttivi ed istituendo un registro degli esposti a rischio occupazionale, esegue il controllo e il coordinamento della sorveglianza sanitaria, esegue il monitoraggio degli ambienti di lavoro e il monitoraggio biologico dei lavoratori esposti avvalendosi delle strutture laboratoristiche dell’ASL e dell’ARPA.

Il Servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro svolge in particolare la vigilanza e il controllo dell’applicazione della legislazione in materia di prevenzione degli infortuni di igiene sul lavoro. Si è cercato di intervenire sul piano delle strutture che interagiscono su questo tema.

Nei primi sei mesi di quest’anno sono stati effettuati circa 600 sopralluoghi con almeno due operatori negli ambienti di lavoro, comprensivi sia delle prime visite che di quelle successive. Le ditte visitate sono state circa 300 e nei primi sei mesi di quest’anno sono state effettuate circa 800 verifiche tecniche agli impianti: impianti elettrici, impianti di sollevamento, di riscaldamento, in pressione, ascensori e montacarichi.

Sono state effettuate circa 100 inchieste infortuni e 4 inchieste per malattie professionali, sono state date 17 autorizzazioni per lavori di bonifica di materiali contenenti amianto e 3 autorizzazioni per l’uso di locali sotterranei e semi sotterranei.

È stata creata una struttura congiunta USL-Ispettorato del lavoro francese, per il controllo dei cantieri di ricostruzione del Traforo del Monte Bianco, detta struttura opera attraverso sopralluoghi congiunti, riunioni periodiche, riunioni con i committenti, con la direzione lavori e con le imprese in modo da assicurare un monitoraggio pressoché continuo delle attività.

In questo campo, oltre all’USL, lavora anche l’INAIL. Nel corso del 2000 19 imprese, nel primo semestre del 2001 21 imprese hanno chiesto lo sconto sul tasso, ai sensi degli articoli 19, 20 e 24 delle modalità di applicazione della tariffa, quindi le imprese ci hanno chiesto una riduzione tariffaria in quanto ritengono di avere raggiunto gli standard previsti in materia di sicurezza e 11 aziende hanno presentato progetti di formazione per lavoratori finanziati da INAIL.

Sono poi proseguiti gli accertamenti tecnici delle gravi inadempienze evidenziate e in alcuni casi queste sono state segnalate agli organi competenti alla vigilanza, ad esempio nel caso dell’amianto, è il caso Cogne, l’opera dell’INAIL è stata quella non solo di verificare la sussistenza delle malattie professionali, ma anche di consentire l’opera di un piano di risanamento dell’amianto e quindi di messa in sicurezza degli impianti.

C’è poi un’azione che viene portata avanti dall’ARPA che esercita funzioni in materia di prevenzione e tutela ambientale. Le funzioni autorizzative in materia sono svolte dall’Assessorato della sanità, salute e politiche sociali che si avvale dell’ARPA stessa per le istruttorie tecniche. L’ASL e il Dipartimento di prevenzione devono avvalersi delle strutture laboratoristiche dell’ARPA nello svolgimento dei compiti istituzionali, fra i compiti e le attività dell’ARPA figurano quelle del controllo dei fattori chimici, fisici e biologici dell’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, compreso l’inquinamento acustico e quello dei campi elettromagnetici e da radiazioni ionizzanti, un esempio è dato dai controlli effettuati nella "questione amianto", sempre presso la Cogne. Questo per dire che c’è un'iniziativa congiunta di diversi enti, che vanno dall’USL all’INAIL all’ARPA, per intervenire sia in termini preventivi e in alcuni casi anche in termini sanzionatori rispetto alla questione degli infortuni.

Si chiede poi quali siano stati i provvedimenti presi dagli enti preposti nei confronti delle imprese che non abbiano rispettato le norme di legge sulla sicurezza. Nei primi sei mesi, nei confronti delle aziende, che non hanno rispettato le norme di legge sulla sicurezza, sono stati emessi i verbali di ispezione, in totale sono stati emessi circa 60 verbali con trasmissione di notizia di reato alla locale procura della Repubblica. Per tutte le verifiche tecniche effettuate agli impianti sono stati inoltre emessi i verbali specifici con provvedimenti di carattere amministrativo.

Si domanda poi quali iniziative si intende intraprendere per sensibilizzare ed educare alla prevenzione i soggetti interessati. Da parte dell’USL sono stati attivati degli incontri specifici con gli amministratori pubblici: Regione, comuni, comunità montane, con i coordinatori della sicurezza e con le imprese edili, al fine di sensibilizzare gli attori principali della gestione della sicurezza dei cantieri edili, ognuno per le proprie competenze, sulle maggiori problematiche che si riscontrano nell’applicazione della legislazione specifica e dibattere sulle soluzioni tecniche e organizzative da attuare per ridurre al minimo gli infortuni.

Sempre l’USL ha avviato progetti specifici di prevenzione e monitoraggio per quanto riguarda la legislazione di sicurezza dei cantieri, il decreto legislativo n. 626, il settore del legno e i cantieri con amianto. Sono state attivate altresì campagne di informazione sulla sicurezza, in particolare nel settore del legno e nel settore edile inviando alle aziende delle check lists di autodiagnosi o distribuendo opuscoli informativi al fine di fornire strumenti pratici per la verifica dello stato di sicurezza dell’azienda. Il Servizio di prevenzione ha anche fornito la docenza per incontri formativi organizzati dai vari enti e destinati ad imprenditori e tecnici.

Viene chiesto poi se è stata fatta un’analisi puntuale delle concause che sono all’origine dell’aumento degli incidenti mortali sul lavoro ed in particolare nel settore dell’edilizia. Nella prima relazione sull’andamento del fenomeno infortunistico in Valle, predisposta dal Comitato regionale in materia di sicurezza, una parte specifica è stata dedicata all'informazione sugli infortuni mortali avvenuti negli ultimi 4 mesi. Si è cercato di valutare un fenomeno di rilevante gravità sociale sia rispetto all’andamento nel tempo, sia al confronto con le altre realtà regionali e italiane. Sinteticamente gli aspetti rilevanti sono, come veniva citato, 23 casi di infortuni mortali in 4 anni, dal 1997 al 2000, e 3 casi nei primi dieci mesi del 2001. I casi del 2001 sono 2 incidenti in itinere e 1 incidente che si è realizzato in un cantiere.

La legislazione nazionale ha fatto un passo avanti rispetto al passato e tiene conto anche degli incidenti in itinere, non solo degli incidenti sul luogo di lavoro, nel senso che se disgraziatamente succede un infortunio mortale al lavoratore che si reca sul lavoro, questo viene considerato a tutti gli effetti un infortunio sul lavoro, cosa che la legislazione precedente non contemplava.

Dicevo: c’è un indice di frequenza superiore alla media nazionale ed è un fatto da considerare con grande attenzione e, come ricordava anche la Consigliera Squarzino, il settore dell’edilizia ha da solo più della metà dei casi di incidenti mortali. Le cause prevalenti di infortunio mortale sono le cadute, gli investimenti o schiacciamenti da mezzi o infortuni conseguenti all’utilizzo di macchine. In alcuni casi si è verificata l’influenza di elementi esterni all’ambiente di lavoro, come per gli infortuni mortali avvenuti all’interno del Tunnel del Monte Bianco o nel caso dell’evento alluvionale che hanno pesato in questa casistica; altro caso è quello legato all’infortunio in itinere come si ricordava prima. Separare gli elementi esterni porta l’attenzione sugli aspetti su cui è possibile intervenire nell’ambito della legislazione del lavoro.

Una prima serie di informazioni sulle possibili cause di infortunio mortale sono conosciute perché il Servizio di prevenzione e salute degli ambienti di lavoro dell’USL della Valle d’Aosta interviene sempre con un'indagine specifica e le informazioni in forma sintetica sono state messe a disposizione per analizzare il fenomeno, cioè si è fatta un'opera capillare di conoscenza sulle cause che è l’elemento fondamentale per poter intervenire e porre rimedio ai problemi determinati dalle cause stesse.

Ultima questione posta è come si intende operare perché diminuiscano gli incidenti sul lavoro, specie nel settore più colpito: quello dell’edilizia. Direi che indicazioni vengono date dal Piano sociosanitario della Valle d’Aosta nella parte relativa al governo della salute, nel senso che l’obiettivo n. 1.1, "Prevenzione e promozione della sicurezza", e l’obiettivo n. 1.2, "Promozione della sicurezza nei luoghi di lavoro" si pongono questo problema e ipotizzano, come strumento adatto a cogliere le informazioni sulle problematiche relative agli infortuni, la costituzione di uno specifico osservatorio?

(interruzione della Consigliera Squarzino Secondina, fuori microfono)

? 2002, sì. Il decreto legislativo n. 626/94 e il recente accordo in sede di conferenza unificata hanno rafforzato le funzioni di organizzazione e di collegamento che sono affidate alla Regione attraverso lo strumento del Comitato regionale di coordinamento in materia di sicurezza sul lavoro che raccoglie tutti gli organismi istituzionali che intervengono in modo istituzionale in materia di sicurezza sul lavoro: Ministero del lavoro, USL, INAIL, ISPESL (Istituto superiore prevenzione e sicurezza sul lavoro), anche perché molte volte si prevengono gli infortuni già intervenendo sulla modalità di costruzione e funzionamento delle macchine che operano nei settori industriali e artigianali e ovviamente questo collegamento avviene anche con le strutture regionali.

Mentre una serie di competenze sono specifiche di alcuni enti di controllo, su una serie di attività di tipo generale possono intervenire una pluralità di organismi. Per questo motivo diventa elemento qualificante e capace di rafforzare l’efficacia delle singole iniziative sia il momento della condivisione delle informazioni e delle analisi, delle tendenze, delle evoluzioni in corso del fenomeno sicurezza e salute nei luoghi di lavoro sul territorio regionale, sia il coordinamento degli orientamenti e delle iniziative messe in campo nel rispetto delle singole competenze.

In questa direzione riveste rilevanza l’attività del comitato di coordinamento che è un organismo a responsabilità regionale.

Va detto a questo proposito che la Regione Valle d’Aosta è stata una delle prime a costituire il comitato che opera regolarmente ed effettua anche approfondimenti tematici, in particolare si evidenziano due interventi specifici: la pubblicazione delle linee guida per agevolare e diffondere l’applicazione del decreto legislativo n. 494/96 nel campo dei cantieri edili intitolato "Cantieri e sicurezza dei lavoratori"; la presentazione della prima relazione sull’andamento del fenomeno infortunistico e delle malattie professionali in Valle d’Aosta nel periodo 1997-2000 che rappresenta un primo momento di coordinamento fra strutture diverse e la costituzione di una prima banca dati. Per altri elementi si rinvia in particolare alle attività di prevenzione e controllo svolte dal Servizio prevenzione e sicurezza sul lavoro dell’USL che ha sempre programmato interventi mirati per l’edilizia anche in tempi recenti.

Altri interventi sono effettuati dall’INAIL che opera anche attraverso l’iniziativa "Carta 2000" con il finanziamento di progetti per interventi formativi e per l’acquisto di macchine e attrezzature a norma in sostituzione di impianti e macchinari superati. Infine credo di poter sottolineare come tutta l’attività svolta in materia di qualità e di sicurezza - ricordo la legge che è stata testé approvata dal Consiglio regionale - vada in questa direzione. Non ci nascondiamo che questo è un campo di interesse prioritario, ma in cui è necessario mettere in atto delle azioni che consentano di aggredire e fare in modo che questo fenomeno si contragga. Questo è l’obiettivo che stiamo realizzando e credo con la illustrazione che ho dato di aver indicato le direttrici principali su cui stiamo lavorando.

PrésidentLa parole au Conseiller Beneforti.

Beneforti (PVA-cU)Ringrazio l’Assessore per la risposta e per i dati che ci ha fornito. Ho solo dieci minuti per replicare per cui non posso soffermarmi su tutti i particolari; mi riservo quindi di riportare il confronto su questo argomento in altra occasione.

L'Assessore ha appena citato percentuali, medie, livelli; a prescindere dai dati che riguardano la Valle d'Aosta, io ritengo che non ci si debba basare su medie e livelli. Quello che conta è il numero degli infortuni e delle malattie professionali: reputo che quello registrato in Valle sia troppo elevato in rapporto all'entità della nostra regione.

Ho visto l’opuscolo sui cantieri e sulla sicurezza dei lavoratori, per quanto riguarda il settore edile, ma bisogna trovare anche il modo per "portare", a chi è interessato a leggerla e a conoscerla, la normativa riportata negli opuscoli che vengono stampati. Tuttavia, anche se si può fare tutto, mi pare che, nel campo della sicurezza sul lavoro, non si faccia abbastanza da parte degli enti pubblici, preposti a questo compito.

Sembra quasi che non si voglia, quando si interviene, andare oltre "certi confini", insomma pare che si voglia fare qualcosa, ma senza disturbare troppo sui posti di lavoro, senza creare troppe difficoltà. "Ci si potrebbe rimettere?" si dice "? in termini di occupazione". A volte non si tiene conto che un'azione di prevenzione, un'azione per portare avanti una cultura della sicurezza costa meno che curare; e costa meno in tutti i sensi: a livello di risorse economiche, di spese assicurative e previdenziali, di invalidità temporanea e permanente, di mortalità, di malattie professionali.

Ritengo che si possa e si debba fare tutti di più. È necessario che gli enti preposti siano più attivi rispetto a quanto attualmente dimostrano, creando così maggior fiducia nei lavoratori che svolgono la loro opera sui cantieri, e nei luoghi di lavoro per quanto riguarda la denuncia di ciò che accade. Gli enti preposti devono essere più efficienti, in particolare i nostri, perché noi cerchiamo di spingere a "creare" maggior sicurezza, ma poi chi deve attuare le leggi sono gli enti preposti, che devono andare dove i fatti avvengono per verificarne le modalità e le motivazioni per capire come questi fatti si possano prevenire. Non dico quindi di reprimere e creare difficoltà alle aziende ma, anche quando gli ispettori si recano nelle aziende, di cercare di educare, e mi riferisco sia ai lavoratori che ai datori di lavoro.

Se gli enti come l’USL, l’ARPA non funzionano come dovrebbero, anche tutte le iniziative previste dalle leggi, perfino l’ultima, - citavo la legge "n. 135" in quanto 135 è il numero del disegno di legge - rischiano di fallire. La legge n. 135 ci porta a fare una riflessione: non può essere, Assessore, tutto monetizzato e pagato dalla Regione.

Se tutto è dovuto ed erogato, non si creerà mai quella cultura della sicurezza che oggi si rende necessaria; io ritengo un fatto diseducativo dare l’impressione che ci sia un certo rilassamento e una certa flessibilità negli enti, ma ritengo anche diseducativo far sapere che c’è sempre la Regione che può intervenire e risolvere certi problemi. Non voglio con questo rimproverare nessuno per le iniziative che vengono prese, ma le imprese devono capire il ruolo che devono svolgere e che è loro assegnato, per cui, di fronte agli sforzi che la Regione fa, di fronte alle iniziative che prende, devono contribuire a rilanciare una strategia più compiuta, che porti a una riduzione degli infortuni sul lavoro e nelle imprese.

Termino il mio intervento ricordando all’Assessore che nella settimana per la sicurezza europea sono previste manifestazioni su tutto il territorio nazionale e regionale. Chiedo che per il prossimo anno non ci si limiti a fornire dei dati sull’andamento degli infortuni e delle malattie professionali, ma si affronti il problema cercando di coinvolgere il più possibile le parti interessate, in modo da mettere in essere una cultura della sicurezza, necessaria oggi anche nella nostra Regione.

PrésidentLa parole à la Conseillère Squarzino Secondina.

Squarzino (PVA-cU)L’Assessore ha presentato una serie di dati, di confronti, di percentuali anche cercando di interpretare le risultanze dei due studi presentati in questi giorni. È tutto vero, Assessore: ma c’è un dato da cui non possiamo prescindere, e cioè le cifre assolute per quanto riguarda gli incidenti mortali.

Questo è veramente un dato su cui occorre riflettere. Lei ha parlato di una serie di iniziative congiunte che sono state fatte e che si stanno facendo, probabilmente non sono sufficienti se i dati relativi agli incidenti mortali, ma anche gli altri dati, non hanno fatto rilevare un miglioramento complessivo della situazione rispetto agli anni precedenti, quindi c’è ancora molto da fare. Lei ha accennato al fatto che il Comitato non ha ancora fatto un'analisi delle cause e delle concause che ci sono, poi ha parlato di cause che il Comitato e anche gli altri organismi hanno individuato, ma si tratta di cause legate al singolo incidente e non alla situazione un po' più ampia che sottende e che consente il fatto che la morte sia intervenuta perché uno è schiacciato da una piastra o caduto da cassone, ribaltato da un camion o caduto dall’alto.

Questi sono incidenti, ma è proprio la situazione complessiva che deve spiegarci perché quella caduta è diventata mortale o quelle azioni hanno avuto un esito letale. Rispetto alle cause nel suo complesso credo ci sia molto da fare. Dai dati che lei ha sottolineato prima anche rispondendo al collega, lei ha parlato come fatto positivo, e ne convengo, di aziende che chiedono di veder riconosciuta la qualità della propria organizzazione. Si tratta probabilmente di grandi aziende, mentre forse l’attenzione va posta alle piccole aziende e, quando dico che è necessario individuare esattamente la tipologia delle cause, è perché solo così si può poi individuare una via di azione mirata ai fenomeni che ci sono.

Mi spiego con due esempi. Il Direttore dell’INAIL sottolineava come ci sia una frequenza in Valle d’Aosta, come in altre regioni, di incidenti non mortali nei primi giorni di assunzione sul posto di lavoro.

Se questo dato è vero, varrebbe la pena di chiederci che tipo di verifiche sarebbe opportuno fare. Proponeva alcune domande che io ripropongo qui. Viene spontaneo notare che forse c’è gente che entra nel mondo del lavoro in edilizia senza alcuna preparazione. Se questo è vero, bisognerebbe mettersi nell’ottica di rivedere la formazione professionale anche in modo molto specifico.

Faccio un esempio: a Trento alle persone, che vanno a manovrare delle macchine nel campo dell'edilizia, non si chiede solo di avere la patente, ma anche l'attestato di frequenza ed un corso di formazione professionale e questo al fine di consentire al futuro operaio di conoscere meglio le caratteristiche delle macchine, ma soprattutto gli eventuali pericoli. È un suggerimento molto semplice, ma potrebbe essere questa una proposta per prevenire proprio quella tipologia di incidenti che è stata individuata. Ho letto con attenzione il rapporto annuale dell’INAIL e anche l’intervista fatta al Presidente Viérin, il quale parla proprio della scarsa tipizzazione del lavoro in Valle, della mutevolezza del rischio lavorativo anche per l’elevato ricorso ai lavoratori extraterritoriali italiani e non.

Se questo dato è uno degli elementi da prendere in considerazione nell’ambito dell’analisi della situazione a rischio che c’è nell’ambito lavorativo della nostra Regione, bisogna chiedersi: rispetto a questa situazione cosa facciamo, che tipo di proposte avanziamo? Mi sembra che le proposte che lei ha elencato siano tutte interessantissime, vanno nell'ottica di informare, ma quasi "a tappeto", generiche - e forse è la prima azione necessaria da fare -, non mi sembrano delle azioni mirate alla situazione tipica della Valle d’Aosta. Vorrei richiamare l’attenzione su questo aspetto, Assessore, chiedendole di farsi carico di questo problema: vedere qual è la tipicità degli incidenti e degli infortuni in Valle d’Aosta e come si può intervenire rispetto ad essa.

Infine anch’io ho letto quello che prevede il Piano sociosanitario per quanto riguarda l’obiettivo di promuovere la sicurezza negli ambienti di lavoro e l’obiettivo mi sembra ambizioso, cioè in tre anni riuscire a ridurre del 10 percento rispetto al 1999 la percentuale degli incidenti sul lavoro. Gli strumenti che mette in campo sono tre: l’Osservatorio degli infortuni, che mi sembra interessante e che, dice l’Assessore, entrerà in funzione il 1° gennaio 2002 e noi saremo qui per?

(interruzione dell’Assessore Vicquéry, fuori microfono)

? il piano? Ecco, gli strumenti saranno attivati entro il periodo di durata del piano, d’accordo. L’osservatorio sarà attivato nei tre anni, va bene, basta spiegarsi, Assessore. Ma allora vorrei capire le altre due condizioni. Sempre il piano prevede, quali presupposti imprescindibili per raggiungere nei tre anni la riduzione del 10 percento: l’Osservatorio infortuni - ma è chiaro che questo organismo non posso attivarlo l’ultimo anno per riuscire ad ottenere il 10 percento di riduzione degli infortuni -; l’incremento delle risorse destinate alla prevenzione - vedremo nel bilancio se c’è un incremento effettivo rispetto a questo settore -; il potenziamento della struttura del Dipartimento di prevenzione.

Vedremo se nel corso dei tre anni questi tre strumenti saranno attivati, ma direi che dovrebbero esserlo non l’ultimo anno, altrimenti non riescono a raggiungere l’obiettivo di diminuire del 10 percento la percentuale degli incidenti sul lavoro.