Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 2149 du 25 juillet 2001 - Resoconto

OGGETTO N. 2149/XI Accertamento di un caso di B.S.E. bovina in Valle d’Aosta. (Interpellanze)

Interpellanza Preso atto che è stato accertato nella nostra Regione un caso di B.S.E. bovina;

Dato atto che nell’immediatezza del fatto è stata fornita, dai competenti servizi regionali, idonea informazione sull’accaduto;

Richiamati tutti i dibattiti consiliari avvenuti nell’ultimo anno sul tema del cosiddetto morbo della "mucca pazza";

Ritenuto opportuno avere ulteriori informazioni sul caso verificatosi e sul fenomeno in generale;

il sottoscritto Consigliere regionale

Interpella

l’Assessore competente per sapere:

1) se nell’allevamento in cui si è verificato il caso di B.S.E. e nell’alpeggio frequentato dalla bovina si sia mai fatto uso delle cosiddette "farine animali";

2) se ritiene plausibile (e sulla base di quali elementi) che la bovina in questione abbia consumato "farine animali" in Svizzera, da dove proviene;

3) se intenda assicurare maggiori controlli, con particolare riferimento ai capi provenienti dall’estero.

F.to: Curtaz

Interpellanza Premesso:

- che anche nella nostra regione è stato accertato un caso di BSE;

- che precedentemente i NAS avevano requisito presso stalle ubicate in Valle d’Aosta mangimi a base di farine animali, il cui uso è proibito per le potenziali correlazioni con la patologia dell'encefalopatia bovina spongiforme;

- che l’Assessore alla Sanità nel rispondere ad interpellanze presentate dal Gruppo di Forza Italia aveva rassicurato circa la totale assenza di presupposti - mangimi di origine animale - al rischio BSE nelle stalle valdostane e aveva avallato la veridicità della campagna pubblicitaria patrocinata dalla Regione sulla "garanzia di sicurezza delle carni bovine di razza valdostana";

i sottoscritti Consiglieri regionali

Interpellano

l’Assessore alla Sanità per sapere:

1) sulla base di quali dati oggettivi è stata impostata la campagna di cui in premessa e su quali dati si fondavano le risposte fornite alle iniziative richiamate;

2) quali sono le cause che hanno determinato il caso di BSE di cui in premessa;

3) se alla luce degli ultimi avvenimenti ritenga ancora valide e fondate le certezze manifestate nelle risposte precedentemente fornite.

F.to: Frassy - Tibaldi

PresidenteLa parola al Consigliere Curtaz.

Curtaz (PVA-cU)Ci dobbiamo occupare tardivamente, ma i tempi del Consiglio non sono quelli della cronaca, del caso di BSE in Valle d’Aosta. Direi che ce ne dobbiamo occupare con una punta di amarezza perché è un tipo di interesse del quale avremmo fatto volentieri a meno.

Ma come l’Assessore avrà potuto apprezzare dalla nostra interpellanza, non abbiamo inteso dare un taglio polemico e neanche sottolineare come alle continue rassicurazioni date attraverso gli organi di stampa, e in questa sede, circa la quasi impossibilità che nella nostra Regione capitassero casi del cosiddetto "morbo della mucca pazza", ci troviamo invece di fronte a un caso conclamato e a doverci probabilmente interrogare sulle certezze che erano state manifestate.

Direi che lo scopo della nostra interpellanza è un po' quello di avere dei chiarimenti, è quello di capire perché, nonostante le dichiarazioni esternate su questo punto, quando l’argomento mucca pazza era all’ordine del giorno in Italia e in Europa e qui il tema veniva considerato di secondaria importanza perché la tradizione dell'allevamento ed i controlli erano tali da far scongiurare questo pericolo, ora ci troviamo di fronte a un caso concreto. Si tratta soprattutto di capire se questo sia, come ci si augura, un caso anomalo, isolato, oppure se vadano fatte delle valutazioni meno consolatorie, se c’è il pericolo che altri casi vengano accertati.

Soprattutto ci interessa capire come questo sia potuto avvenire, se il morbo sia stato contratto in Svizzera, come è stato subito ipotizzato, quale fondatezza ha questa ipotesi, se sono stati utilizzati da questo piccolo allevatore delle farine animali oppure questo sia avvenuto nell’alpeggio frequentato in estate dalla bovina ammalata.

Direi che l’oggetto dell'interpellanza è volto soprattutto ad avere dei chiarimenti, per quanto mi riguarda, senza polemiche e senza allarmismi, ma tuttavia le domande sono date dalla necessità di avere ulteriori informazioni su un tema che ha interessato in maniera forse eccessiva e poco razionale per un certo punto l’opinione pubblica, ma che deve essere comunque considerato ancora importante e sul quale credo non solo il Consiglio regionale, ma l’opinione pubblica abbiano il diritto di avere le più ampie informazioni possibili, anche se devo dire, ne ho dato atto anche nella premessa, che mi è che l’informazione sull’accaduto sia stata puntuale e tempestiva. Le domande sono quelle inserite nel testo, mi riservo all’esito della risposta dell’Assessore di fare ulteriori osservazioni.

PresidenteLa parola al Consigliere Frassy.

Frassy (FI)Brevemente, nell’aggiungere alcune considerazioni che stanno alla base della nostra interpellanza sull’argomento, alcune considerazioni che partono ovviamente da una promessa che è doverosa: la BSE non è un problema valdostano e non è neppure un problema che è nato in Valle d’Aosta.

Riteniamo però di dover fare su questo aspetto della BSE delle riflessioni su due concetti che riteniamo importanti perché sono poi due concetti sui quali deve misurarsi la capacità di un governo, in questo caso regionale, di operare in situazioni di emergenza. Sono i concetti della sicurezza e della tranquillità:

- sicurezza che riteniamo essere un concetto che ha delle implicazioni di tipo sanitario perciò riguarda tutta la procedura di controllo, di certificazione, di attenzione affinché l’aspetto sanitario sia monitorato in maniera efficace e continuativa;

- tranquillità che è la capacità da parte dell’amministrazione pubblica di dare un'informazione corretta e di non ingenerare quella situazione di panico e di sfiducia che comporta poi il crollo dei mercati e tutta una serie di fenomeni negativi.

Sulla vicenda BSE ci sono tanti punti interrogativi perché ancora oggi la scienza non ha delle risposte esaustive su quella che è l’evoluzione della malattia, su quelle che sono le cause scatenanti della malattia.

Sono state comunque attuate una serie di misure di profilassi e di prevenzione per evitare, rispetto alle conoscenze nostre, il dilagare di questo contagio, paradossalmente oggi si dice che è più sicuro di quanto non lo fosse ieri consumare le carni bovine e probabilmente sull’onda di questi ragionamenti già mesi fa, quando eravamo in pieno allarme, emergenza mucca pazza, l’Assessorato insieme all’AREV, per motivi non meglio identificati - possiamo dire - ad oggi, probabilmente l'Assessore potrà esserci d'ausilio nel chiedere questi motivi, ha ritenuto che le carni bovine di razza valdostana - è l’Assessorato dell’agricoltura, ma mi sembra che qui l’interlocutore forse sia l’Assessorato della sanità, ma per carità l’iniziativa è stata politica immagino - erano garanzia di sicurezza e di sapore superiore.

Un'affermazione come questa, impegnativa in un momento critico come era allora e come rischia in certi momenti di ritornare ogni volta si verifica un nuovo caso di BSE, è un'affermazione che ha delle implicazioni perché un messaggio di questo tipo o viene supportato da certi fatti oppure rischia di ottenere l’effetto opposto: perdita di credibilità da un punto di vista economico e di mercato del prodotto, perdita di credibilità dell’Amministrazione che si fa sostenitrice di una campagna forte, che tende a rassicurare, ma che poi si trova ad essere smentita dai fatti.

E uso il plurale: "dai fatti" perché, a seguito di quella campagna elettorale o meglio in seguito a quella campagna di stampa, un lapsus freudiano?, ma poteva forse essere elettorale perché in effetti erano ancora da venire le elezioni politiche e sappiamo che sulla zootecnica qualcuno ha cercato di imbastire un discorso elettorale e - apro una parentesi - ancor oggi sta cercando di gestire in quel di Roma un riscontro elettorale.

Su questo aspetto è curioso, è una parentesi che rapidamente chiudo, è curioso leggere come qualcuno dica: "Siamo contenti che l’ordine del giorno che abbiamo presentato sia stato recepito dal Governo".

È il Senatore Rollandin che parla e si compiace con sé stesso per il fatto che in un decreto legge, convertito proprio qualche giorno fa, il 19 luglio, siano state prorogate le date di alcuni benefici inerenti le misure di tipo finanziario, ma anche di tipo sanitario sostanziale sull'emergenza BSE. Dopodiché io potrei essere la parte politica che viene qui e recita la sua parte e di conseguenza attacca un’altra parte politica.

Invece "L’Informatore zootecnico", che non penso sia organo di stampa accreditabile in quota Forza Italia, penso proprio che sia un organo lontano da Forza Italia e forse anche da altri partiti, dice un’altra cosa: dà parere favorevole l’Associazione siglata MIPAF sull’emendamento al decreto sugli aiuti alla BSE presentato in Commissione agricoltura della Camera dal relatore di maggioranza, Giovanni Iacini, che per la cronaca è un Deputato di Forza Italia?

(interruzione dell’Assessore Vicquéry, fuori microfono)

? non so nella vita civile cosa facesse, probabilmente non è veterinario.

Chiudo la parentesi per dire che bisogna fare attenzione quando si fa della vetrina perché la vetrina poi può rischiare di essere un boomerang o avere effetti opposti o di infrangersi come è successo in quel di Genova per altre vetrine, ma questa è un’altra storia.

A marzo, e qui mi ricollego, avevo parlato di campagna elettorale mentre era campagna stampa, ma in un periodo elettorale, comunque a marzo 2001 esce la notizia delle cinque stalle in cui erano stati riscontrati mangimi con frammenti di ossa animali, cioè quei mangimi che sono vietati a seguito delle note norme comunitarie e nazionali.

Ora esce il caso della BSE nella stalla di Champdepraz e possiamo dire che l’affermazione fatta in piena emergenza mucca pazza forse è un'affermazione un po' avventata che rischia oggi di non rendere credibili eventuali e successive comunicazioni sull'argomento. Allora con la nostra iniziativa vorremmo conoscere oggi con il senno del poi quali sono stati i dati oggettivi sui quali si è fondata la campagna di stampa a cui ho fatto riferimento nell’illustrazione di questa interpellanza. Penso che questo sia un elemento centrale per capire quali sono i meccanismi di comunicazione all’interno dei servizi dei vari assessorati, cioè come vengono filtrate le notizie.

Dopodiché gli altri due punti sono sufficientemente chiari nella loro descrizione in interpellanza e li richiamo brevemente: se ci sono degli elementi allo stato attuale sulle cause del caso di BSE che è stato riscontrato nella stalla di Champdepraz e se l’Assessore, ma soprattutto la Giunta, cioè la parte politica ritiene che quelle certezze espresse in quella campagna stampa siano ancora valide e fondate o se forse sarebbe stato opportuno avere ulteriori dati prima di fare un'iniziativa di quel tipo.

PresidenteLa parola all’Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Vicquéry.

Vicquéry (UV)I sentimenti di amarezza che prova il Consigliere Curtaz li abbiamo provati innanzitutto il collega Perrin ed io, direi che abbiamo provato anche sentimenti che vanno ben al di là dell’amarezza e che non possono essere esplicitati in un contesto civile come questo e i sentimenti che abbiamo provato erano dovuti al fatto che, a fronte di una serie di controlli precisi ad alto livello, capillari e diffusi su tutto il territorio regionale, ci siamo trovati di fronte a un caso di BSE di una vacca di 14 anni che obiettivamente avrebbe già dovuto essere macellata prima, ma tanto è.

A fronte di questa situazione mi accingo a rispondere puntualmente prima alle domande del Consigliere Curtaz e poi a quelle del Consigliere Frassy.

Rispetto alla prima domanda: "se nell’allevamento in cui si è verificato il caso di BSE e nell’alpeggio frequentato dalla bovina si sia mai fatto uso delle cosiddette "farine animali"", è in corso da parte dei servizi veterinari dell’azienda USL, in collaborazione con il NAS di Aosta e con il Centro di referenza nazionale per la BSE di Torino, un'accurata indagine epidemiologica nel rispetto delle disposizioni ministeriali che prevedono fra l’altro la raccolta delle informazioni sui mangimi eventualmente utilizzati in azienda e in alpeggio.

Nell’allevamento del Sig. Daniele D'Herin preciso che non erano presenti mangimi al momento del sequestro cautelativo operato dai carabinieri NAS di Aosta di concerto con l’Unità budgetaria dell’USL e l’abbattimento e la distruzione di tutti gli animali che hanno condiviso gli stessi fattori di rischio.

Il Sig. D'Herin ha precisato a questo proposito che i suoi bovini sono sempre stati alimentati con mangimi acquistati presso l’Agraria di Champdepraz, prodotti dal mangimificio Borello ubicato nella Regione Piemonte, mangimificio che a quanto ci risulta non ha mai avuto problemi di certezza di provenienza del mangime.

In merito all’abbattimento e alla distruzione dei capi precitati la Commissione bonifica sanitaria regionale, alla presenza mia e del collega Perrin, riunitasi in data 18 luglio 2001, ha stabilito le modalità di indennizzo dei capi da abbattere e abbiamo deciso di dare il massimo dell’indennizzo ammissibile, lire 3.700.000 a capo, e ha verificato l’ammontare dell'indennità per il riavviamento delle aziende con bovini positivi per BSE previste dalla legge 9 marzo 2001, n. 49, erogate dall’Agenzia per l’erogazione in agricoltura.

Per ottenere ulteriori informazioni in merito al capo contraddistinto dalla marca auricolare CH1464 è stata segnalata la sua positività anche al Servizio veterinario del Canton Valais.

È stato deciso dalla Commissione bonifica sanitaria di macellare anche gli altri 4 capi per misura precauzionale, e rispondo in questo anche al Consigliere Frassy, proprio per dare tranquillità a tutti i cittadini perché la legge stabilisce che devono essere macellati i capi che hanno condiviso gli stessi fattori di rischio ed è tutto da dimostrare che i 4 capi hanno condiviso gli stessi fattori di rischio, ma per tranquillità e per tagliare la testa al toro?

(ilarità dell’Assemblea)

? scusate questo modo di dire, abbiamo fatto questa scelta.

Rispetto alla seconda domanda, in merito al caso di BSE accertato in Valle d’Aosta, è stato interpellato il Preside della facoltà di Medicina veterinaria di Milano, Professor Giorgio Poli, noto studioso delle encefalopatie spongiformi trasmissibili e il Professore ha affermato testualmente che: "Non è possibile escludere?" due negazioni che non sono uguali a un'affermazione "? che la contaminazione del capo sia avvenuta in Svizzera perché i dati epidemiologici raccolti finora nell’ultimo decennio evidenziano che nella maggior parte dei casi la malattia ha inizio negli animali fra i 6 e i 12 mesi di età".

Siamo di fronte a un caso che farà scuola da un punto di vista epidemiologico e che servirà sicuramente per dare delle risposte più vicine alla realtà agli studiosi del problema.

Ricordo che l’importazione in Italia di animali vivi della specie bovina originaria della Svizzera è vietata fin dal 1996 e proprio per questo motivo, se non vi è stata più importazione da quell’anno si presume che non dovrebbero esserci altri casi di BSE, ma è una presunzione pura e semplice.

Rispetto alla terza domanda, per evitare l’introduzione clandestina di capi bovini dalla Svizzera, in particolare di vitelli di pochi giorni, i quali essendo di mole ridotta potrebbero essere introdotti in Valle d’Aosta anche con automezzi non adibiti al trasporto di bestiame, l’Assessorato ha chiesto con lettera in data 7 dicembre 2000, per cui con tempi non sospetti, alla Direzione della circoscrizione doganale di Aosta, al Comando della guardia di finanza, al Direttore dell’Ufficio veterinario di confine, al settore polizia di frontiera, al Comando gruppo dei carabinieri, al Comando carabinieri per la sanità, ai NAS, alla sezione polizia stradale di intensificare i controlli alla barriera del Traforo del Gran San Bernardo.

Purtroppo il caso di BSE in Valle d’Aosta conferma le nostre preoccupazioni che avevamo già nel mese di dicembre dell’anno scorso rispetto ai capi svizzeri. Su questo avevamo anche fatto incontri con gli allevatori valdostani invitando loro stessi di fare opera di propaganda presso i loro colleghi perché evitassero di comprare capi svizzeri.

Per quanto invece riguarda l'introduzione abusiva attraverso i valichi collegati alla vicina Svizzera soprattutto nel periodo estivo di bovini destinati ad essere immessi negli allevamenti valdostani, è stato allertato anche il Corpo forestale regionale che ha assicurato la propria disponibilità a garantire una costante azione di sorveglianza sul territorio con lettera del 25 giugno ultimo scorso. Questo riguarda il passaggio sugli alpeggi del vallone soprattutto del Gran San Bernardo.

L’accertamento di un caso di BSE in un bovino nato nel 1987 in Svizzera e importato in Valle d’Aosta nel 1990 non è certo legato al riscontro di positività per frammenti ossei di volatile in un mangime complementare per vitelli prodotti dalla ditta Zoomi di Marco Mottura di Asti, né al riscontro di positività per frammenti ossei di animali acquatici in una farina di lino macinata distribuita dalla ditta mangimi Settebello di Bosconero. Questo è da escludere in modo assoluto perché questi sono i mangimi trovati in Valle d’Aosta con delle piccolissime percentuali di farina animale. Tali mangimi, utilizzati in alcuni allevamenti valdostani, contenevano infatti un tenore di frammenti ossei bassissimo non in grado - dicono gli specialisti del settore, non l’Assessore alla sanità - di provocare un accumulo di particelle proteiche (proteina prionica) nel tessuto nervoso e di generare quindi l'encefalopatia spongiforme bovina.

La presenza di questi frammenti ossei nei mangimi precitati sembrerebbe più legata a una contaminazione della catena di lavorazione che a un'aggiunta fraudolenta di proteine animali.

Negli allevamenti della Lombardia e dell’Emilia Romagna in cui sono stati registrati dei casi di BSE è stato verificato l’uso giornaliero per le bovine ad alta lattazione di mangimi con tenore di proteine animali dai 250 ai 500 grammi al giorno, quantità sicuramente in grado, dicono gli esperti, in caso di farine prodotte con materiali specifici a rischio e infetti, di provocare nel tempo l’insorgenza della malattia.

Per cui siamo su due fronti totalmente diversi ed è per questo motivo che si presume che la malattia sia stata contratta in Svizzera fermo restando quanto dirà l’indagine epidemiologica che ha dei tempi di accertamento molto complessi.

Si fa presente inoltre che il piano di controllo mangimi negli allevamenti e nelle rivendite è stato concordato fra i competenti servizi veterinari dell’USL e i carabinieri del NAS anche per evitare duplicazioni di intervento.

A titolo informativo preciso che la sezione zooprofilattica di Aosta ha finora esitato 48 campioni di mangime di cui 4 positivi per presenza di frammenti ossei di animali.

Rispondendo puntualmente all'interpellanza del Consigliere Frassy, innanzitutto non mi pare di aver fatto delle affermazioni basate su certezze perché ho ripreso per scrupolo il verbale della riunione della seduta pomeridiana del Consiglio regionale del 29 novembre 2000, dove rispondevo ad un'interpellanza del Consigliere Tibaldi e fra le altre cose affermavo in tutta sincerità: "? Questo è quanto a tutt’oggi possiamo dire. Sicuramente sull'origine e sugli aspetti scientifici della malattia non mi azzardo a fare commenti perché siamo lontanissimi non dico da certezze, ma da approssimazioni? Dobbiamo puntare come amministratori a tutelare principalmente il consumatore e mi pare che da questo punto di vista siamo tranquilli?".

Aggiungevo: "? È chiaro che la Valle d’Aosta è un microcosmo rispetto al sistema generale e che è di tutta evidenza che i prodotti che vengono commercializzati e venduti in Valle d’Aosta provengono per la maggior parte dall’esterno, di certo i servizi veterinari sono rigidissimi perché ogni capo che viene importato in Valle d’Aosta viene controllato a Pont-Saint-Martin o negli stabilimenti di sosta?" e dal punto di vista dei controlli dei capi che vengono in Valle d’Aosta assicuro nuovamente che possiamo stare tranquilli, altra cosa è dire che i 43.000 circa capi presenti in Valle d’Aosta sono indenni da BSE. Nessuno lo dirà mai e nessuno potrà mai dirlo!

Devo dire, a onor del vero, che lo stesso Consigliere Tibaldi replicava molto opportunamente: "? Di questo oggi prendiamo atto con soddisfazione. Se le affermazioni rilasciate dall’Assessore hanno una rispondenza nei fatti, possiamo considerarci abbastanza tranquilli, anche se la Valle d’Aosta è un microcosmo di quella realtà europea molto vasta e naturalmente non è isolata da transiti e da comunicazioni per cui non è impensabile che il morbo alberghi, prima o poi, in qualche bovina valdostana e di conseguenza possa essere elemento di contagio per l’uomo?".

Ma proprio su questo l’interpellanza mi dà la possibilità di dire che stiamo parlando, e vado al punto sulla campagna pubblicitaria, non di un capo della razza D'Herens. Il capo che è stato riscontrato affetto da BSE è un capo della razza D'Herens DOC che non ha avuto durante i suoi 14 anni di presenza in Valle d’Aosta alcun tipo di contaminazione esterna ed incrocio di nessun genere.

La campagna che è stata fatta dall’AREV, patrocinata dall’Amministrazione regionale, era una campagna per tutelare la razza valdostana DOC e sotto questo punto di vista riconfermo la validità di quella campagna che si è svolta nel mese di marzo e che è stata interrotta per opportunità, su questo concordo con il Consigliere Frassy, dopo che in Valle d’Aosta sono stati scoperti i primi casi di mangimi contaminati.

È stata interrotta per opportunità, ripeto, ma per quanto riguarda l’importanza di valorizzare la carne valdostana non c’è ombra di dubbio.

Affermavo sempre in data 29 novembre 2000 che:

"? Il progetto di valorizzazione della carne valdostana, curato dall’Assessorato dell'agricoltura? si inserisce in un ideale contesto operativo che permetterà il monitoraggio di ogni singolo capo dal concepimento dell’animale al consumo alimentare della carne.

Gli obiettivi del progetto possono essere così sintetizzati: valorizzare la carne delle razze bovine valdostane, certificare l’origine del prodotto e la sua tracciabilità, garantire il consumatore circa il prodotto finale, migliorare il prodotto dal punto di vista qualitativo?".

Quali sono stati i riscontri rispetto a quella campagna? I riscontri sono stati positivi perché i pochi macelli e cooperative che vendono esclusivamente carne valdostana hanno avuto un mantenimento dei livelli di vendita, sono stati gli unici in Valle d’Aosta che non hanno perso dei clienti.

Questo ci hanno riferito perché così è stato, ma devo anche dire che la campagna che è stata impostata dall’AREV si è basata non su propaganda, si è basata su un tentativo di fare corretta informazione, il tentativo di dire: "Guardate che la carne valdostana è testata, segue queste procedure, pertanto possiamo stare relativamente tranquilli".

Concordo con le osservazioni fatte dal Consigliere Frassy rispetto a quelli che lui ha definito i due concetti: sicurezza e tranquillità.

La sicurezza delle procedure di controllo: sotto questo punto di vista i controlli sono ferrei, abbiamo raggiunto un sistema in Valle d’Aosta che ha toccato l’apice, siamo ufficialmente indenni da brucellosi, siamo ufficialmente indenni da TBC.

A scanso di equivoci, perché nel prossimo autunno non mi si venga a dire che ho dato delle certezze in data odierna, dico anche che siamo comunque preoccupati per la campagna autunnale essendoci un numero di capi presenti in Valle d’Aosta non dico abnorme, ma sicuramente superiore alla media degli ultimi anni.

Pur avendo appena ottenuto ultimamente il certificato di Regione ufficialmente indenne da TBC, cosa che non avveniva da anni ed anni, siamo comunque preoccupati perché questa commistione di capi in Valle d’Aosta ci induce a dire che i controlli li faremo ancora con maggiore forza e con maggiore rigidità. Lo diciamo in quest’aula, lo diciamo per rassicurare i cittadini che stiamo operando con tutte le forze per dare delle garanzie non solo agli allevatori, ma a tutti i cittadini.

Questo è quanto possiamo impegnarci a fare. "Di certo la tranquillità?" dice il Consigliere Frassy "? si esplicita tramite la capacità di dare informazioni corrette".

Il Consigliere Curtaz lo ha riconosciuto: gli organi di stampa in occasione del caso di BSE hanno dato delle informazioni assolutamente corrette, abbiamo detto immediatamente che non c’era rischio per la salute umana perché non c’è e non c’è mai stata una condivisione dei fattori di rischio.

Tenete presente che un'interpretazione larga va nella direzione di considerare presenza di fattori a rischio e condivisione di fattori di rischio anche i capi che hanno avuto comunque un contatto con i capi infetti ed è notizia di queste ore che il neo Ministro dell’agricoltura sta dando disposizioni in senso di apertura rispetto a queste logiche rigide che alcuni volevano dare.

Teniamo presente che in Italia al 17° caso se ne sono aggiunti altri 3, siamo a 20 casi di BSE nel nostro Paese rispetto a centinaia di migliaia di capi in Inghilterra ed è una situazione ottimale e questo probabilmente permetterà di emanare delle disposizioni che consentiranno di consumare di nuovo la fiorentina, di tranquillizzare ulteriormente il consumatore.

Certamente dobbiamo porci in una logica da un lato di controllo e dall’altro di dare certezze al consumatore. Non abbiamo problemi di perdita di credibilità, anzi ribadiamo che la campagna per la tutela della razza valdostana andava fatta e che dovrà essere ripresa a breve termine.

Si dà atto che, dalle ore 17,44, riassume la presidenza il Presidente Louvin.

PrésidentLa parole au Conseiller Curtaz.

Curtaz (PVA-cU)Sarò brevissimo perché prendo atto delle risposte dell’Assessore.

Non mi sembra che siano emerse delle cose nuove rispetto a quelle che avevamo sentito in occasione del verificarsi di questo evento.

Lo scopo dell'interpellanza era quello di raccogliere ulteriori informazioni; direi che l’Assessore, da un certo punto di vista è anche comprensibile, è stato piuttosto abbottonato nelle sue esternazioni, nel senso che è stato rassicurante, ma fino ad un certo punto. Mi sembra questo ad onor del vero un atteggiamento ragionevole.

Voglio fare un'ultima osservazione da cittadino che segue queste cose e che segue anche le vicende dell’agricoltura, un’osservazione che mi aspettavo venisse fatta proprio dall’Assessore. Questo caso presenta un'anomalia perché ci saremmo aspettati un caso eventuale di BSE in un grosso allevamento, in chi commercia, in chi fa traffici, insomma i sospettabili sarebbero stati altri.

Ora io pongo un problema, non ho una soluzione che sia rassicurante, però il fatto che questo caso di BSE si sia verificato in un allevamento, almeno apparentemente, per quelle che sono le mie cognizioni, di un piccolo agricoltore che lo fa per passione, che non svolge questa attività con intenti speculativi, mentre sappiamo che ci sono allevatori che sono ormai più commercianti che agricoltori e che quindi operano speculazioni con pochi scrupoli, questa osservazione mi porta a fare una domanda a cui non so dare una risposta.

E cioè se il verificarsi di questo caso in un piccolo allevamento sia una circostanza più o meno preoccupante rispetto al fatto che si fosse eventualmente verificato un caso analogo in un allevamento di grosse dimensioni.

PrésidentLa parole au Conseiller Frassy.

Frassy (FI)Alcune brevi considerazioni alla risposta che l’Assessore ha fornito alla nostra interpellanza, brevi considerazioni perché l’Assessore - che l’ha riconosciuto in più di un passaggio - ha condiviso il percorso del ragionamento sostenuto nell’interpellanza e nell’illustrazione della stessa.

C’è solo un elemento di contraddittorietà sul quale è opportuno che ci si chiarisca, soprattutto prima che parta la nuova campagna per quanto riguarda le carni di razza valdostana.

Nella premessa noi diciamo che: "l’Assessore alla sanità nel rispondere alle interpellanze presentate dal nostro gruppo aveva rassicurato circa la totale assenza di presupposti - mangimi di origine animale - ? e aveva avallato la veridicità della campagna pubblicitaria?" e questo nei fatti è perché, rispondendo a una nostra iniziativa del marzo e discussa ad aprile, ma anche adesso rispondendo a questa iniziativa e comunque in quella occasione l’Assessore affermò che la filiera della carne valdostana era la migliore al mondo che è un'affermazione pesante, Assessore, impegnativa.

Quando però poniamo le stesse domande oggi, alla luce di quello che c’è stato: le cinque stalle dove c’erano i frammenti ossei del caso di Champdepraz, l’Assessore risponde intanto che il mangime era una modica quantità perciò non è necessario allarmarsi, che la mucca di Champdepraz aveva 14 anni, era ormai esausta, non era sicuramente più da farne carne e tra l’altro era anche svizzera? adesso abbiamo anche i clandestini svizzeri a quattro zampe, ma questo è un altro problema.

Il problema di fondo è invece che lei, Assessore, non ha dato una risposta a quella richiesta, a cui è difficile forse dare una risposta, di quali fossero i dati oggettivi sui quali si è fondata quella campagna perciò facciamo un invito all’Assessore alla sanità, che è l’interlocutore di questa interpellanza ed è anche il responsabile della salute pubblica, anche se poi sappiamo che probabilmente la campagna ricadrà nelle competenze dell’Assessore all’agricoltura, e l’invito che gli facciamo è di fare attenzione perché una campagna che, come voi avete riconosciuto, ha dovuto essere sospesa non può ripartire in assenza di elementi nuovi e devono essere elementi nuovi significativamente convincenti, altrimenti sono soldi buttati via, ma si ottiene un effetto praticamente inconsistente rispetto allo scopo che ci si prefigge.

Perciò, non essendo stati oggi forniti questi elementi oggettivi, auspichiamo che prima di far partire una nuova campagna di autunno, se sarà questo il periodo in cui dovrà svolgersi questa nuova campagna, ci siano degli elementi oggettivi che siano possibilmente anche oggetto di comunicazione, altrimenti il messaggio sarà debole e rischierà di ottenere un effetto diverso rispetto a quello voluto.