Objet du Conseil n. 2104 du 11 juillet 2001 - Resoconto
OGGETTO N. 2104/XI Problematiche concernenti la spesa sanitaria nella Regione. (Interpellanza)
Interpellanza Premesso:
- che, analogamente alle altre regioni italiane, la Valle d’Aosta ha registrato un’impennata della spesa sanitaria;
- che da un’analisi effettuata dal Ministero del Tesoro si evince che il fabbisogno della Regione Valle d’Aosta, pari a 608 miliardi nei primi cinque mesi del 2001, segna una crescita record di 113 miliardi (23%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente;
- che il "nodo sanità" costituisce una delle pesanti eredità lasciate dal centrosinistra al Governo Berlusconi;
i sottoscritti Consiglieri regionali
Interpellano
l’Assessore alla Sanità per conoscere:
1) qual è l’odierna entità del disavanzo dell’USL;
2) a quali cause è imputabile tale squilibrio economico;
3) se e come intende intervenire sulle scelte gestionali inerenti la spesa sanitaria regionale e quale sarà la possibile incidenza sui livelli di assistenza e sulle prestazioni sanitarie.
F.to: Tibaldi - Frassy - Lattanzi
PresidenteLa parola al Consigliere Tibaldi.
Tibaldi (FI) È sufficiente scorrere le pagine di cronaca delle ultime settimane per rendersi conto della mancanza di una corretta gestione del servizio sanitario nazionale da parte degli organi centrali, ma anche da parte delle regioni relativamente a quelle che sono le loro competenze.
Lo dicono i conti pubblici, lo dice la relazione - l’allarme che è stato lanciato in particolare dalla Corte dei conti per il disavanzo -, lo dice lo stato in cui versa, a due anni dal varo, la "riforma Bindi", soprattutto lo dicono gli utenti, che in un recente sondaggio del CENSIS, formulato per conto del Forum per la ricerca biomedica, hanno confermato la loro sfiducia nelle istituzioni sanitarie, dal Ministero della sanità fino alle aziende sanitarie locali.
Sono questi gli organi deputati alla gestione del servizio del denaro pubblico, che finisce troppo spesso in inutili sprechi o in evidenti disservizi ai danni degli assistiti, così abbiamo lunghe liste di attesa per gli esami diagnostici e con i cittadini che sono alla mercé dei computer per le prenotazioni. Abbiamo casi di malasanità ai quali peraltro fanno da contrappeso anche prestazioni di medici bravi e professionalmente preparati, ma ci sono comunque inevitabilmente casi di malasanità che rappresentano una grave situazione, vuoi perché colpiscono immediatamente l’attenzione dei cittadini, vuoi perché rappresentano i fallimenti di un servizio che è fondamentale per la vita umana.
La Valle d’Aosta non fa difetto a questi casi, ne abbiamo uno che recentemente è salito agli onori della cronaca e si riferisce a un'errata diagnosi di un caso di idrocefalia di un neonato aostano con il conseguente rinvio a giudizio di cinque medici per lesioni personali colpose e questo solamente per tenere alta l’attenzione anche su questi casi.
Dicevo che a questo quadretto poco confortante la Valle d’Aosta purtroppo non fa difetto, analogamente ad altre regioni italiane essa ha registrato anche una notevole impennata della spesa sanitaria.
In queste ultime settimane sono state pubblicate le statistiche in rosso delle voci di costo della sanità italiana le quali indicavano i dati relativi alle diverse realtà regionali. L’aumento della spesa pare determinato principalmente dall'abolizione dei ticket sanitari, fatto che ha contribuito ad incentivare il ricorso ai farmaci come ben si sa. Si stima che il solo incremento della spesa farmaceutica nel primo trimestre 2001, ma oggi i dati parlavano anche di un altro valore, oscilli intorno ai 5.500-5.700 miliardi.
Nella classifica regionale la Valle d’Aosta segna una lievitazione del 32,7 percento tra il primo trimestre 2001 e il medesimo periodo dell’anno precedente, una dilatazione che non possiamo giudicare irrilevante, anzi è al di sopra della media italiana che si attesta sul 30,6 percento e vede purtroppo la Valle d’Aosta contendersi il primato con poche altre regioni.
Un’altra analisi, che è stata pubblicata qualche settimana fa, effettuata dal Ministero del tesoro, ha permesso di evincere che il fabbisogno della Regione Valle d’Aosta è pari a 608 miliardi. Nei primi 5 mesi del 2001 ha registrato una crescita record - qui siamo i primi - di 113 miliardi, più 23 percento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Immaginiamo che su questi valori l’incidenza della spesa sanitaria sia di un certo impatto, non è dato però conoscerne ad oggi la specifica entità e di qui la nostra interpellanza.
Abbiamo visto, ad onor del vero oggi pubblicata sulla stampa, una dichiarazione del Presidente della Regione e dell’Assessore alla sanità che fa riferimento al debito dell’azienda sanitaria locale per il 2000 di 24 miliardi, debito che si preannuncia che verrà coperto con mutuo, ma di questa cifra farà menzione anche l’Assessore nella risposta, immagino.
Il nodo sanità, come abbiamo scritto nelle premesse dell’interpellanza, costituisce una delle pesanti eredità lasciate dal Centro Sinistra al "Governo Berlusconi". È naturale che adesso le regioni battano tutte cassa, chi più chi meno hanno dei disavanzi che dovranno in qualche maniera essere coperti.
Le regioni fanno riferimento, e lo ha fatto anche l’Assessore nella dichiarazione che ha rilasciato stamani sul giornale, al rapporto spesa sanitaria/PIL come il più basso d’Europa, una giustificazione che è stata adottata anche dalla Confregioni, la quale sta individuando delle modalità di intervento per far fronte ai deficit sanitari nell’anno in corso. Diciamo che il documento più importante sul quale si farà riferimento per l’abbattimento della spesa sanitaria è il DPEF, documento di programmazione economica e finanziaria, in questi giorni all’esame del Governo. Anche oggi su "Il Sole 24Ore" è stato fatto riferimento ai provvedimenti che si intendono adottare per alleviare i costi della spesa sanitaria, senza dover abbassare i livelli di assistenza essenziali e quindi i livelli delle prestazioni a favore dei pazienti.
Si prospetta una riforma del servizio sanitario nazionale con un forte impulso al ruolo dei privati, con la massima libertà di scelta degli assistiti, con il ricorso alle fondazioni non profit per gestire gli ospedali oltre alla reintroduzione del ticket anche per i ricoveri.
Senza dimenticare che in quello che sarà, come ci auguriamo, la futura devoluzione di competenze dallo Stato alle regioni che investirà anche il settore sanitario, l’obiettivo sarà quello di migliorare la qualità dell'organizzazione, ottenendo consistenti risparmi senza tagliare la spesa sanitaria bensì ottimizzando le risorse e sull'ottimizzazione delle risorse ci sono diverse cose da dire.
Le voci di spesa che sono pubblicate sul rendiconto della gestione 2000, che sarà esaminato domani, ci danno dei dati che sono interessanti, sui quali si possono effettuare delle riflessioni. Le spese di funzionamento della sanità e delle politiche sociali valdostane si sono attestate nel 2000 sui 327 miliardi, l’ammodernamento delle strutture sui 43 miliardi, l’assistenza sociale e la beneficenza 52 miliardi e i servizi sociali poco meno di 9 miliardi.
L’Assessore ha gestito nel 2000 poco più di 430 miliardi. Vuol dire che se facciamo la divisione di questa disponibilità pro capite sui cittadini residenti in Valle, per ogni Valdostano sono stati impegnati e spesi qualcosa come 3,645 milioni.
Nonostante questa spesa le sacche di disagio patite dagli utenti ci sono e restano; possiamo citare quelle già più volte sottolineata dal nostro gruppo consiliare, quale la carenza di anestesisti, l’assunzione di convenzioni estremamente onerose per reclutarli all’esterno, la carenza di infermieri. Carenze che sono purtroppo spesso motivate non solo dall’assenza di professionalità sul territorio, ma anche da quello scoglio dell’esame linguistico che viene anteposto alle conoscenze professionali dei medesimi.
L’interpellanza che oggi proponiamo mira quindi a conoscere dati certi in merito alla situazione sanitaria valdostana e anche le modalità di intervento sulle scelte gestionali future. Qui, come leggiamo sulla stampa, l’Assessore e il Presidente hanno già anticipato la necessità di intervenire attraverso un nuovo mutuo per coprire questo buco dell’azienda sanitaria locale; direi che la situazione comune a tutte le regioni non debba essere però vista come "un mal comune, mezzo gaudio" anche perché delle economie di spesa non ci sentiamo di condividere quanto scritto, ovvero che non possiamo incidere sui costi. Sui costi si può incidere, eccome! Forse è più difficile incidere sulle entrate, anche perché la futura abolizione dell’IRAP comporterà un cambiamento radicale nell’approvvigionamento di risorse per il sistema sanitario nazionale e di conseguenza per quelli regionali, però la possibilità di operare sui costi esiste ed è quanto mai necessaria senza nulla togliere ai livelli di assistenza essenziali.
Sentiamo le risposte dell’Assessore e ci riserviamo la replica.
PresidenteLa parola all’Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Vicquéry.
Vicquéry (UV) Ringrazio il Consigliere Tibaldi di aver voluto trattare questo argomento che è à la Une dei giornali, un argomento che mi permette di smentire una notizia errata o quanto meno male interpretata, una notizia diffusa da un organo di stampa di cui parlerò dopo. Potrei sottoscrivere quasi all’80 percento le premesse del Consigliere Tibaldi perché ha già ben illustrato molte delle cause del disavanzo o meglio quello che noi tutti Assessori definiamo una sottostima della spesa sanitaria che sono due concetti ben diversi.
Ma per rispondere puntualmente alle domande poste, la spesa sanitaria nella Regione nell’ultimo triennio è aumentata secondo i valori indicati e desunti dal bilancio di esercizio di riferimento:
- 1998: 273 miliardi e rotti;
- 1999: 301 miliardi;
- 2000: 346 miliardi,
con un aumento del 10,5 percento nel 1999 rispetto al 1998, del 14,8 percento nel 2000 rispetto al 1999.
Gli aggregati di spesa che sono cresciuti più significativamente si riferiscono:
- al personale dipendente: da 137 miliardi nel 1998 a 157 nel 2000;
- all’acquisto di beni e servizi da 56 miliardi nel 1998 a 74 nel 2000;
- alla farmaceutica convenzionata: da 23 miliardi a ben 31 miliardi nel 2000;
- all’assistenza medico-generica da 14 miliardi a 18 miliardi nel 2000;
- all’assistenza specialistica convenzionata esterna: da 5 miliardi a 8 miliardi nel 2000.
Tutte voci di spese difficilmente controllabili se non l’acquisto di beni e servizi.
Il fabbisogno tendenziale di spesa indicato dall’USL per il 2001 è stimato in lire 380 miliardi, importo che aumenterebbe la spesa sanitaria regionale rispetto al 2000 di circa il 10 percento. Sulla gestione 2001 grava infatti l’impatto di rinnovo dei contratti collettivi del personale dirigenziale, medico, veterinario, tecnico e amministrativo che oggi stesso notizie di stampa danno come bocciato dalla Corte dei conti, rinnovo che ovviamente verrà ripresentato ed è relativo al biennio economico 2000-2001, l’abolizione del ticket sui farmaci come è stato detto nonché l’adeguamento legato al tasso di inflazione pari a circa il 3 percento.
Rispetto al dato di fabbisogno di lire 608 miliardi, indicato nell’interpellanza, il Ministero del tesoro interpellato ha chiarito che deve intendersi non fabbisogno di spesa sanitaria, ma quale impatto della Regione Valle d’Aosta sul fabbisogno e in questo impatto vi è anche la spesa sanitaria, ma si tratta di un dato di cassa che pertanto non è da prendere in considerazione nell’ambito dell’argomento di cui parliamo perché ho la tabella trasmessaci dal Ministero del tesoro e sui dati di cassa trimestrali vi sono delle variazioni in aumento e in diminuzione che dipendono dalle necessità di spesa delle singole regioni che non hanno nulla a che vedere con la parte riguardante le necessità finanziarie in quanto tali.
Comunque questa notizia, nel momento in cui è stata vista dall’Assessorato, ha messo in allarme l’Assessorato perché l’aumento di spesa da 350 a 608 sarebbe fuori da ogni portata.
Ciò premesso, rispetto ai punti richiesti l’USL ha precisato che la stima tendenziale dei costi 2001 evidenzia, rispetto ai costi 2000 una previsione di aumento in linea con l’aumento nazionale del 9-10 percento; l’analisi dei costi dopo un semestre conferma che i costi che determinano tale aumento sono principalmente non preventivabili a livello aziendale, sono già stati citati dal Consigliere Tibaldi: l’aumento della spesa farmaceutica convenzionata che nei primi tre mesi è di circa il 32 percento in più, la Valle d’Aosta si caratterizza su questo versante per un numero di ricette mediamente più basse pro capite rispetto al dato nazionale, ma con un costo medio più alto.
Molte motivazioni potrebbero essere date, soprattutto: l’invecchiamento della popolazione e soprattutto la ricerca di prescrivere farmaci puntuali, precisi, costosissimi; vi sono alcuni farmaci per alcune patologie che costano 1 milione l’uno a settimana e il sistema lo paga: gli effetti economici a seguito della sottoscrizione del contratto del personale del comparto per il biennio 2001 e l'ulteriore incidenza del contratto della dirigenza sull’esercizio 2001; il tasso ufficiale di inflazione sui costi per i beni e servizi; maggiori costi per l’applicazione degli effetti economici 2001 delle convenzioni nazionali uniche, medico generica, pediatrica, specialistica e quant’altro.
Rispetto al terzo punto, le scelte programmatiche rispetto al finanziamento della spesa sanitaria regionale vengono assunte in sede di approvazione del bilancio regionale che diviene il presupposto per la predisposizione delle linee di indirizzo e programmatiche per l’organizzazione dell’attività sanitaria a livello regionale.
La realizzazione concreta del processo avviene con la stipula annuale dell’accordo di programma tra la Regione e l’azienda. Per il 2001 la Giunta regionale ha già approvato la deliberazione n. 3.849/2000 con la quale sono state impartite, al di là delle disposizioni "routinarie", così possiamo definirle, ulteriori disposizioni all’azienda finalizzate alla razionalizzazione della spesa sanitaria e consistenti in una riduzione dei costi totali e in un aumento dei ricavi.
Ad oggi abbiamo delle proiezioni trimestrali, aspettiamo di fare il punto della situazione con l’azienda USL entro fine estate per avere precisa contezza dei risultati raggiunti che sono stati contrattati a livello di definizione del budget con i singoli responsabili di reparto.
Siamo inoltre in attesa di conoscere l’esito di uno studio effettuato dal Cresa di Torino a cui la Giunta ha conferito un incarico di consulenza sull'evoluzione della spesa sanitaria regionale nel prossimo quinquennio. Tale studio si articola in due fasi:
- la prima prevede una prima analisi sulle fonti di finanziamento, dei livelli assistenziali e della spesa sostenuta al fine di evidenziare le criticità esistenti e gli scenari evolutivi della spesa sanitaria;
- la seconda consiste in un approfondimento delle aree maggiormente critiche al fine di individuare in termini analitici i determinanti della spesa ritenuta anomala e definire le linee di intervento possibile.
L’incarico terminerà presumibilmente a fine settembre, primi di ottobre e su questo, anche in relazione alla mozione che è all’ordine del giorno, l’invito è di aggiornare l’argomento a quella data perché avremo tutti degli elementi conoscitivi migliori non solo rispetto all'evoluzione tendenziale della spesa a livello regionale, mi riferisco al Consigliere Beneforti, ma sulle proiezioni future sull’impatto che avranno alcune scelte nel prossimo futuro. L’analisi che il Cresa sta facendo, specificatamente la Prof.ssa Dirindin, consiste in un’attenta valutazione delle proiezioni nel prossimo quinquennio, anche con tutte le difficoltà che ci sono, per dare modo alla Giunta e al Consiglio regionale di definire scelte programmatorie anche in funzione delle disponibilità finanziarie che vi sono. Tornerò dopo su questo argomento. Evidentemente anche le decisioni che saranno assunte a livello statale in merito alla ridefinizione dei livelli essenziali di assistenza, nonché la manovra governativa di raffreddamento della spesa, incideranno sulla gestione della spesa sanitaria regionale.
Il Consigliere Tibaldi ha detto giustamente che il problema è a livello nazionale e qui condivido tant’è che alcuni documenti pubblicati ultimamente danno delle dimensioni di aumento di spesa dal 1995 al 1999 a livello nazionale non solo a livello locale:
- per quanto riguarda il personale, un aumento di ben il 37 percento, anni 1995-1999;
- beni e servizi un aumento del 22 percento;
- medicina di base del 5 percento;
- farmaceutica del 12 percento - per questa eravamo fermi alla data del 31 dicembre 1999, l’aumento della farmaceutica nel 2000 lo conosciamo e nel 2001 anche -;
- ospedaliera convenzionata del 12 percento.
Siamo a percentuali assolutamente anomale rispetto all’aumento della spesa pubblica globale.
In Valle d’Aosta la spesa farmaceutica dal 1995 al 1999 è passata in globale da 16 miliardi del 1995 a 30 miliardi del 1999 con questo picco dei primi mesi del 2000 per una percentuale del 15 percento. Ripeto, sono percentuali altissime che dovrebbero fare riflettere chi fa queste scelte.
Il tema è all’attenzione principale dei Presidenti delle Giunte e proprio giovedì scorso, 28 giugno, nell’ultima riunione della Conferenza dei presidenti, Conferenza che fra l’altro domani sarà riconvocata per ridiscutere questo argomento, il Presidente Viérin, nel richiamare l’accordo intercorso fra lo Stato e la Regione Valle d’Aosta, che pone a carico di quest’ultima l’intero onere della spesa sanitaria a fronte del trasferimento dei contributi sanitari con conseguente esclusione dal riparto del fondo sanitario regionale, osserva però che l’uscita dal controllo delle regioni della spesa sanitaria a causa di eventi non imputabili a loro responsabilità e il dimezzamento dei cespiti trasferiti dallo Stato, hanno a tal punto modificato i termini dell’accordo - accordo per la Valle d’Aosta - da rendere necessario riconsiderare l’esclusione della sua Regione dal riparto così come già richiesto dalla Regione Friuli Venezia Giulia e dalla Regione Sicilia.
Il Presidente Viérin sottolinea che allo Stato non esiste un deficit pregresso imputabile a scelte operate dal Governo che impone alla sola Regione di chiedere di partecipare al riparto delle risorse supplementari riferite al fondo sanitario 2000 e a quello 2001. Questo vale ovviamente in relazione ai mutui accesi per il piano dei deficit pregressi, mutui accesi che sono lo strumento che adottano tutte le regioni per una corretta contabilità aziendale.
L’argomento è all’attenzione di tutti. Nel recente convegno organizzato dall’Ordine Mauriziano sul tema è stato detto che se la spesa sanitaria è cresciuta, non è certo colpa delle regioni, è il fondo sanitario nazionale ad essere sottostimato e che, quando si tocca questo tasto, il coro di voci dei rappresentanti regionali è unanime e non c’è schieramento politico che tenga.
Si è detto ancora che le regioni non vogliono essere messe alla gogna, anzi rivendicano autonomia e competenze per disegnare la sanità, mettono sul tavolo i risultati raggiunti e sono pronte a confrontarsi con altre realtà per cercare politiche e strategie sempre nuove.
Enzo Ghigo, Presidente della Regione Piemonte e della Conferenza delle regioni, afferma: "È ingiusto attribuire alla spesa sanitaria regionale il deficit nei conti pubblici, è sbagliata la manovra di abolizione dei ticket?" e io sottoscrivo in pieno, l’ho detto in altre sedi, l’ho detto a una riunione presso il Ministero del tesoro a cui ho partecipato in rappresentanza delle regioni a statuto speciale. Ho proposto in quella sede al Governo di passare all’assistenza indiretta dei farmaci convenzionati suscitando scandalo e disapprovazione da parte dei rappresentanti del Governo per i quali l’assistenza indiretta significa far pagare ai cittadini e chiedere dopo il rimborso.
Nelle esperienze passate l’assistenza indiretta? quando è stata attuata negli anni 1990-1991 ha eliminato immediatamente la spesa farmaceutica perché il cittadino è noto che ha fatto incetta di farmaci, sicuramente non per responsabilità del cittadino in quanto è la classe medica che prescrive i farmaci, ma la mia proposta era provocatoria per dire che la situazione di un aumento della spesa farmaceutica del 30 percento è assolutamente insostenibile. Continua il Presidente Ghigo: "? È sbagliata la manovra di abolizione del ticket non nel principio, ma per gli effetti che ha prodotto tant’è che c’è stato un incremento di spesa. Dovrà essere eventualmente lo stesso Parlamento, su iniziativa del Governo, ad inserire correttivi o a recuperare risorse finanziarie?".
Gli fa eco Bissoni, Assessore alla sanità dell’Emilia Romagna, per cui l’altro schieramento, che dice: "Abolire i ticket e dare la responsabilità alle regioni di non governarla non è un atteggiamento serio in un Paese che si dice federalista almeno nella sanità".
Per il Presidente Ghigo invece non ci sono dubbi: non c’è manovra di razionalizzazione che tenga se non si imporrà un nuovo modello culturale di utilizzo del servizio sanitario e quant’altro.
Lo stesso Ministro Sirchia, che prepara il decalogo, ha già fatto delle dichiarazioni importanti, leggo: "Non ha dubbi il Ministro, parlando la scorsa settimana di spesa sanitaria nella risposta all’interrogazione di Forza Italia?" questo è anche, tra parentesi, interessante, durante un question time alla Camera "? per agire Sirchia ha annunciato che presenterà al Governo e al Parlamento, Tesoro permettendo, un progetto preciso in cui saranno previsti interventi a breve termine senza effetti sui cittadini né sul solidarismo né sugli universalismi?" due concetti chiave che tutti tendiamo a difendere, solidarismo e universalismo nella sanità, o almeno tentiamo di difendere "? per arginare la crescita record della spesa 2001, più 8 percento rispetto al 2000. E nel cassetto di Sirchia qualche proposta da discutere c’è già, ad esempio l’eventualità di una forma di contribuzione sulla prima visita o una partecipazione all’aspetto alberghiero dei ricoveri ospedalieri mutuando l’esperienza francese, dove si paga un ticket sui ricoveri inversamente proporzionale alla gravità dei ricoveri stessi?".
Da anni questo succede senza creare sconquassi di alcun genere, è pur vero che lì esiste il sistema delle mutuelles e qui il sistema del servizio sanitario nazionale, però è interessante sentire dire queste cose.
"? L’attenzione?" continua Sirchia "? tuttavia dovrebbe essere concentrata da subito sulle misure per la farmaceutica dopo il decreto blocca prezzi nell’immediato si dovrebbe agire sulle pluriprescrizioni?" su cui concordo in pieno così come bisognerebbe anche ridurre la pluriconfezione dei farmaci perché è un evidente spreco di farmaci per tutti noi cittadini. Continua: "? ma fra le ipotesi al vaglio c’è anche quella di reintrodurre la fascia B del prontuario con un ticket del 20 percento, riempiendola con quanti più farmaci possibili, esclusi quelli necessari ai cronici e prevedendo interventi che evitino un effetto ridotto della misura causato dall'esenzione. Il guadagno potrebbe essere fra i 1.000 e i 1.500 miliardi. Nel medio e lungo termine invece potrebbe anche tornare un tetto di spesa e le regioni che lo dovessero superare avrebbero la possibilità di portare fino al 40 percento il ticket sulla fascia B. Infine da non escludere sarebbe anche la possibilità di un contributo di 2.000 lire a pezzo per ricetta con un massimo di 4.000 lire rispetto alle precedenti 6.000".
Siamo in attesa di conoscere le decisioni del Governo, ma in quale contesto generale?
In un contesto generale in cui continuiamo a dire, ripeto, indipendentemente dagli schieramenti politici, che il sistema sanitario nazionale è sottostimato e lo dice anche l’OCSE da dove arriva una conferma alle sirene italiane che da anni denunciano una sottostima nella spesa sanitaria pubblica. "Il nostro servizio sanitario nel confronto con la spesa dei Paesi più sviluppati del vecchio continente è il più tirchio?" dice l’OCSE "? se l’Italia nel gomito a gomito con gli altri sistemi sanitari è in esatta media OCSE per la spesa totale, che è l’8,2 percento sul PIL, non lo è altrettanto per quella pubblica?" perché qui è la somma della spesa pubblica più la spesa privata "? dove nel confronto con i Paesi europei, che più si avvicinano all’identikit sanitario italiano, conquistiamo il record negativo, cioè il 5,5 percento sul PIL?" e su questo ho avuto modo di dire che questa percentuale è diminuita rispetto all’ultimo decennio, dieci anni fa per la sanità in Italia si spendeva di più rispetto al PIL di quanto si spenda oggi sul globale della spesa pubblica a fronte di investimenti che sono decuplicati, centuplicati sia in termini di spesa corrente che in termini di spesa in conto capitale.
"? Un dato?" dice l’OCSE "? che diventa ancor più evidente se si va a considerare la quota di spesa pubblica su quella totale: quella italiana vale il 67,3 percento di quella complessiva, una cifra ben al di sotto, ad esempio, di quella francese o tedesca: la prima ha ben dieci punti in più, 78 percento a fronte di una spesa totale sul PIL del 9,4 percento, mentre in Germania i fondi del Governo pesano per il 75,8 percento sulla spesa totale, ben il 10,3 percento, senza considerare gli esempi della Danimarca o del Regno Unito dove la spesa pubblica conta per più dell’80 percento di quella totale".
Questo è il contesto generale. Sono, direi, grida "manzoniane" che noi facciamo perché abbiamo modo di constatare periodicamente che il Ministero del tesoro su questo versante è assolutamente sordo. Nell’incontro che citavo prima ci è stato candidamente detto che era sufficiente mettere in atto il sistema budgetario previsto con decorrenza dal 1° giugno scorso per poter ridefinire la spesa sanitaria. Abbiamo risposto indignati che questo lo stiamo facendo, ma che il sistema budgetario nei distretti sarà semplicemente un sistema di monitoraggio migliore, più preciso e puntuale sulla spesa globale, ma non produrrà assolutamente effetti se non limitati.
È riconosciuto unanimemente che i margini di risparmi ci sono, sono dell’ordine però del 3-4 percento, il che significa su una spesa nostra di risparmiare, con enormi sforzi che si stanno facendo sui rinnovi contrattuali, sui canoni, sui leasing, sulla contrattualizzazione dei budget, una cifra che va dagli 8 ai 10 miliardi, che è sicuramente una cifra significativa, ma che non è un'inversione di tendenza rispetto al tema generale.
Concordo che si può incidere sui costi, dove e come è un problema perché abbiamo due voci di spesa indifferibili: quello dell’acquisto di beni e servizi su cui si può fare qualche risparmio, ma le scelte di fondo dovrebbero essere altre. Dobbiamo essere almeno con noi stessi onesti: le scelte di fondo potrebbero essere quelle adottate dalla Regione Toscana che ha deciso che dopo le dimissioni il cittadino se ne va a casa con il pacchettino di farmaci ospedalieri che, come sapete, costano un 70 percento circa in meno rispetto ai farmaci distribuiti dalle farmacie convenzionate.
Questa decisione è stata oggetto di ricorso al TAR da parte della Farmindustria, ha dei grossi rischi di illegittimità perché c’è una normativa precisa che stabilisce che i farmaci possono essere distribuiti tramite le farmacie convenzionate e che i farmaci ospedalieri possono essere utilizzati solo all’interno delle mura ospedaliere a meno che non si metta in atto un sistema di ospedalizzazione domiciliare, che è cosa ben diversa da distribuire il pacchetto ai cittadini che se ne vanno a casa.
Ci sono altre scelte che potrebbero essere prese, fra queste il blocco del turnover che senza dubbio bloccherebbe la spesa per il personale. Sicuramente ne andrebbero di mezzo i livelli essenziali di assistenza, anche su questo mi pare il Consigliere Tibaldi si sia già espresso dicendo che si deve cercare di incidere sui costi senza toccare i livelli minimi di assistenza. Condivido.
Scelte dure noi le abbiamo stabilite con la delibera di Giunta che ho citato prima e che ha un'impostazione sicuramente non penalizzante, ma di dimostrazione di voler seguire con attenzione questo processo.
Se devo dire, in conclusione, qual è la mia impressione generale, questa è di un pessimismo diffuso perché non c’è ancora una presa di posizione precisa di cosa si vuol fare della sanità. Sicuramente la sanità sconta una fase politica, culturale e ideologica del tutto particolare.
È noto che la discussione sulla necessità o meno di riformare la "riforma Bindi" verte sul fatto se va privilegiata la sanità pubblica o privata, di questi temi dibatteremo penso nel prossimo futuro a livello di piano sanitario regionale.
Noi siamo per la difesa della sanità pubblica senza chiudere le porte alla sanità privata, in una logica di sinergia stretta, ma dietro queste dichiarazioni di principio c’è una fame di business enorme che mette il freno alla classe politica nella sua generalità.
PresidenteLa parola al Consigliere Tibaldi.
Tibaldi (FI) Ringrazio l’Assessore Vicquéry per la lunga e articolata risposta che ha dato ai quesiti che abbiamo posto come gruppo consiliare attraverso questa interpellanza.
Indubbiamente la sanità italiana e la sanità delle regioni necessita di un radicale cambiamento, di una rivoluzione che potremmo dire copernicana e naturalmente gli scogli culturali, politici, metodologici sono molti e dovranno in qualche maniera essere affrontati, e auspichiamo, anche superati.
Ringrazio l’Assessore per la mole di dati interessanti e importanti sui quali sarà necessario fare delle ulteriori riflessioni.
Lo ringrazio anche per le citazioni autorevoli che ci ha proposto in aula, in particolare quella del Presidente della Confregioni Ghigo che sta affrontando anche lui, non solo come Presidente della Regione Piemonte, ma anche come Presidente della Conferenza delle regioni, quello che è il tira e molla di una coperta, molto stretta, una coperta stretta che si gioca fra Stato e regioni sulla base di risorse finanziarie che sono molto scarse, o meglio la cui disponibilità è estremamente ridotta e il cui utilizzo deve tendere a conciliare, da una parte la razionalizzazione della spesa, dall’altra la garanzia dei livelli di assistenza essenziali ai cittadini.
Penso che su questi ragionamenti ci sia concordia, a prescindere dall’appartenenza a uno schieramento politico o ad un altro, e la risposta che ci è stata fornita dall’Assessore lo conferma.
Naturalmente, sulla base di quelle notizie che abbiamo appreso leggendo i giornali stamattina, i segnali di questo radicale cambiamento si cominciano ad intravedere, perlomeno a livello di dichiarazioni.
Sarà necessario un processo di responsabilizzazione delle regioni e qui ci auguriamo che quella "devolution" di competenze e di risorse a livello sanitario, ma non solo, venga quanto prima attuata in modo che le regioni possano cimentarsi e confrontarsi su quelle che sono le capacità di offerta di un servizio sanitario che sia qualitativamente all’altezza delle comunità che esse vogliono rappresentare.
Ci vuole questo forte spirito innovativo, il Ministro Sirchia ha fatto delle dichiarazioni che anticipano un decalogo di comportamento che dovrebbe portare nella sanità italiana elementi di meritocrazia, di competitività e soprattutto di efficienza e poi ovviamente i tagli alla spesa, la scure dei tagli in qualche maniera dovrà battersi.
Si paventano tagli anche sul costo del personale, soprattutto su quella che sarà la spesa farmaceutica e con la reintroduzione dei ticket anche lì si preannuncia una manovra di intervento e naturalmente i livelli di operatività ed incidenza potranno essere effettuati soprattutto su quella che è la spesa per l’acquisto di beni e servizi.
A questo punto ci ha fatto piacere che l’Assessore abbia riconosciuto che i margini di manovra esistono anche in Valle d’Aosta e noi vogliamo citare un esempio che non vogliamo qualificare deprecabile, ma che è un esempio che vogliamo sottolineare.
Abbiamo letto nei giorni scorsi sui giornali che saranno investiti 10 miliardi per rifare le centrali energetiche dell’Ospedale. Non abbiamo qui gli elementi per effettuare una valutazione tecnica approfondita; l’Assessore è a conoscenza del progetto e dell’intervento nel suo complesso, quindi ha elementi di valutazione decisamente superiori ai nostri. Sottolineiamo però che sono 10 miliardi e 10 miliardi non sono noccioline, di conseguenza l’attenzione sui livelli di spesa deve partire anche da iniziative come questa, che tendono ad ammodernare il servizio sanitario regionale, con quella che sarà l’innovazione del suo principale presidio ospedaliero, ma che lasciano un segno nell'opinione pubblica o nelle valutazioni di comuni mortali, come possiamo fare anche noi che apprendiamo dai giornali di certe iniziative.
Abbiamo saputo, e sul tema torneremo, che l’Assessorato ha conferito uno studio di alto livello per analizzare le risorse disponibili e il loro utilizzo nell’ambito della galassia sanitaria e socio-assistenziale valdostana. Anche qui auspichiamo che questa consulenza, una delle tante che vengono assegnate dalla Regione o dall’USL, sia foriera di azioni concrete da parte dell’Assessore che rappresenta il vertice di questo importante settore in Valle d’Aosta.
Per il resto ci dichiariamo attenti alle affermazioni fatte oggi dall’Assessore. Chiederei, se possibile, di avere una copia della risposta, soprattutto nella parte in cui egli ha citato numerosi dati che testimoniano quello che è l’incremento delle diverse voci di spesa e permettono di avere una fotografia della sanità valdostana e di valutarla in una maniera più conveniente che non è quella del dialogo a distanza come avviene durante la discussione sulle interpellanze. Certi dati avrebbero la necessità di essere analizzati con più calma, magari ai tavoli di qualche commissione; penso che la V Commissione avrà l’opportunità di farlo con maggior serenità e tempo a disposizione.
