Objet du Conseil n. 76 du 5 octobre 1988 - Resoconto
OGGETTO N. 76/IX - DIBATTITO SULL'AUTONOMIA FINANZIARIA DELLA REGIONE AUTONOMA VALLE D'AOSTA. (Iscrizione di nuovo oggetto - Ritiro di mozioni).
PRESIDENTE: Ai sensi dell'art. 53. 2° comma, del Regolamento, chiedo al Consiglio di deliberare di procedere all'immediata discussione e decisione sulla risoluzione presentata dal Presidente della Giunta, concernente la materia finanziaria nei rapporti fra Stato e Regione.
Secondo l'art. 53 è ammissibile l'iscrizione in via d'urgenza previa maggioranza di due terzi dei componenti l'assemblea.
Pongo in votazione l'iscrizione d'urgenza:
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti, votanti e favorevoli: 33
Il Consiglio approva all'unanimità
PRESIDENTE: Unitamente alla risoluzione presentata dal Presidente della Giunta, vengono discusse la mozione iscritta al punto 40 dell'ordine del giorno dell'adunanza del 28-29 settembre, presentata dai Consiglieri Mafrica, Tonino, Chenuil, Bajocco e Dolchi, e la mozione iscritta al punto n. 13 dell'ordine del giorno dell'adunanza odierna, presentata dal Consigliere Riccarand.
Do lettura della risoluzione presentata dal Presidente della Giunta:
RISOLUZIONE
Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
consapevole e partecipe delle difficoltà che si pongono al Governo nell'elaborazione della sua programmazione legislativa finanziaria a motivo del lievitare della spesa pubblica, nel dichiararsi disponibile e pronto a collaborare con il Governo affinché i problemi sopra accennati possano trovare soddisfacente soluzione, non può assolutamente accettare che una norma legislativa ordinaria deroghi ad una disposizione di legge costituzionale.
RITENUTO CHE
l'articolo 2 del disegno di legge recante norme in materia di finanza regionale è in palese contrasto con il disposto dell'articolo 50, terzo comma, dello Statuto speciale, non essendosi sul
punto raggiunto alcun accordo fra Governo e Regione;
l'attuale ordinamento finanziario, che ha chiuso con reciproca soddisfazione una annosa vertenza fra Governo centrale e Regione Valle d'Aosta, rappresenta uno strumento irrinunciabile per la vita e il progresso della Valle stessa e per far fronte alle varie e complesse esigenze che sono state riconosciute dal legislatore costituente, ponendole a base dell'autonomia speciale.
AFFERMA
la sua netta opposizione alla proposta contenuta nel citato articolo 2 del disegno di legge e impegna la Giunta a non concordare svantaggiose condizioni di modifica dell'attuale ordinamento finanziario della Regione, pur accettando di discutere altre eventuali soluzioni per la definizione dei problemi che stanno di fronte al Governo e che sono stati sopra sintetizzati.
Impegna altresì la Giunta, nel caso in cui il disegno di legge venisse approvato con la disposizione testé definita inaccettabile, di proporre avverso la disposizione medesima ricorso alla Corte Costituzionale ai sensi dell'articolo 2 della legge costituzionale 9 febbraio 1948, n. 1, e della susseguente conforme normativa statale.
PRESIDENTE: Do lettura della mozione presentata dal Consigliere Riccarand:
MOZIONE
Sono ormai da tempo avviate le operazioni per giungere, entro il 31 dicembre 1992, alla creazione del Mercato unico europeo: una grande area, popolata da 323 milioni di persone in cui saranno superate le barriere fisiche, doganali e fiscali presenti attualmente fra i 12 paesi della C.E.E..
La creazione del Mercato unico avrà un forte impatto finanziario, istituzionale e anche culturale su tutti gli Stati e sulle numerose regioni della Comunità europea.
In Valle d'Aosta la creazione del Mercato unico avrà, probabilmente, un impatto ancor più rilevante che altrove per la particolare incidenza che ha nel Bilancio della nostra Regione l'I.V.A. da importazione, una Entrata che, in base alle notizie attualmente in circolazione, è destinata a scomparire.
Risvolti importanti ci saranno inoltre nell'organizzazione dell'industria e del sistema creditizio, mentre è tutta da verificare la possibilità e l'opportunità di mantenere una rivendicazione di "Zona Franca" nella nuova realtà unitaria che si sta determinando.
La creazione del Mercato unico avrà, quindi, un'incidenza notevole sulla nostra economia, modificherà lo stesso ruolo del Consiglio regionale, influenzerà le condizioni di vita dell'intera popolazione valdostana.
Tutto ciò premesso va rilevato che a pochi anni di distanza da una scadenza così importante c'è una grave mancanza di notizie certe, di informazioni precise, di studi e di previsioni attendibili. Occorre, quanto prima, dotare il Consiglio regionale e l'intera Comunità valdostana di informazioni e dati tali
da permettere di valutare preventivamente la conseguenza che la creazione del Mercato unico avrà sulla nostra Regione, consentendo di assumere i necessari provvedimenti.
A tale fine il Consiglio regionale
DELIBERA
di impegnare la Giunta regionale a predisporre e presentare, entro sei mesi, all'esame delle Commissioni consiliari un Rapporto sul 1992, con particolare riferimento alle conseguenze che la creazione del Mercato unico europeo avrà sulle finanze e sull'economia della Regione Valle d'Aosta, nonché sul principio statutario della "Zona Franca";
INVITA
la Giunta ad avvalersi per la redazione di tale Rapporto degli Uffici regionali competenti in materia di programmazione e di finanza nonché delle eventuali consulenze esterne che si riterranno necessarie.
PRESIDENTE: Do lettura della mozione presentata dai Consiglieri Mafrica, Tonino, Chenuil, Bajocco e Dolchi:
MOZIONE
AVUTA NOTIZIA
che la Commissione Tecnica per la spesa pubblica avrebbe proposto una riduzione delle quote e delle voci del riparto fiscale vigente tra Stato e Regione Autonoma Valle d'Aosta;
RICORDATO
che la legge 690 del 1981, concernente l'ordinamento finanziario della Regione, è stata approvata, nel rispetto delle norme stabilite dallo Statuto Speciale, sentito il Consiglio regionale della Valle d'Aosta;
RIAFFERMATO
che risultano infondate e largamente pretestuose le ragioni che porterebbero oggi a modificare criteri ritenuti validi e congrui nel corso della lunga trattativa che ha preceduto la legge 690 del 1981;
RIBADITO
che comunque sarebbe giudicata come inaccettabile e lesiva dell'autonomia valdostana una decisione unilaterale dello Stato su una materia oggetto per legge costituzionale di trattative tra Regione e Stato;
Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
ESPRIME
un ferma opposizione ad ogni iniziativa volta a modifiche unilaterali del riparto fiscale
DELIBERA
1) di impegnare la Giunta regionale, l'Ufficio di Presidenza del Consiglio e la Conferenza dei Capigruppo ad avviare in modo unitario iniziative di confronto con il Governo e con il Parlamento, al fine di difendere l'autonomia finanziaria e le competenze statutarie della Regione Valle d'Aosta;
2) di inviare copia del presente documento al Presidente del Consiglio dei Ministri, ai Ministri competenti in materia finanziaria ed ai Capigruppo parlamentari della Camera e del Senato.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Presidente della Giunta per relazionare circa la risoluzione, ne ha facoltà.
ROLLANDIN (U.V.): Les possibilités de discuter les problèmes de la répartition financière pour la Région Vallée d'Aoste et les conséquences d'une loi, qui a été approuvée en 1981, la loi n° 690, ont déjà fait l'argument de différentes réflexions de la part des Groupes politiques. Nous en discutons aujourd'hui tout particulièrement pour essayer de donner une réponse aux propositions qui ont été présentées de la part du Conseil des Ministres avec la loi de budget 1989.
Il faut avant tout distinguer deux aspects du problème: le premier aspect c'est une question de principe, très importante, sur laquelle c'est indispensable qu'il y ait la possibilité d'avoir l'avis des différentes forces politiques; le second aspect c'est le problème plus strictement financier, c'est-à-dire de savoir quelle est l'alternative, quel est le montant des recettes de l'Administration régionale qui serait enlevé par rapport au projet de loi qui a été présenté de la part du Conseil des Ministres, et en même temps de savoir quelle est l'intention face à l'exigence de réduire les frais et par conséquent de réduire le montant du déficit de budget 1989.
Sur le premier point il y a déjà eu une rencontre avec les Chefs de Groupe et je crois que là on ne peut que souligner à nouveau l'importance et l'exigence qu'il y ait une voix unanime face à un problème de principe qui est clairement inconstitutionnel, comme nous l'avons déjà dit. En effet l'article 50 du Statut prévoit que les modifications de la partie financière soient "in accordo con la Giunta"; la Junte s'est exprimée contre cette proposition, par conséquent on ne peut que faire remarquer cet aspect.
L'ordre du jour qui a été présenté reprend ces arguments:
"Consapevole e partecipe delle difficoltà che si pongono al Governo nell'elaborazione della sua programmazione legislativa finanziaria a motivo del lievitare della spesa pubblica, nel dichiararsi disponibile e pronto a collaborare con il Governo affinché i problemi sopra accennati possano trovare soddisfacente soluzione, non può assolutamente accettare che una norma legislativa ordinaria deroghi ad una disposizione di legge costituzionale.
RITENUTO CHE
l'articolo 2 del disegno di legge recante norme in materia di finanza regionale è in palese contrasto con il disposto dell'articolo 50, terzo comma, dello Statuto speciale, non essendosi sul punto raggiunto alcun accordo fra Governo e Regione;
l'attuale ordinamento finanziario, che ha chiuso con reciproca soddisfazione una annosa vertenza fra Governo centrale e Regione Valle d'Aosta, rappresenta uno strumento irrinunciabile per la vita e il progresso della Valle stessa e per far fronte alle varie e complesse esigenze che sono state riconosciute dal legislatore costituente, ponendole a base dell'autonomia speciale.
AFFERMA
la sua netta opposizione alla proposta contenuta nel citato articolo 2 del disegno di legge e impegna la Giunta a non concordare svantaggiose condizioni di modifica dell'attuale ordinamento finanziario della Regione, pur accettando di discutere altre eventuali soluzioni per la definizione dei problemi che stanno di fronte al Governo e che sono stati sopra sintetizzati.
Impegna altresì la Giunta, nel caso in cui il disegno di legge venisse approvato con la disposizione testé definita inaccettabile, di proporre avverso la disposizione medesima ricorso alla Corte Costituzionale ai sensi dell'articolo 2 della legge costituzionale 9 febbraio 1948, n. 1, e della susseguente conforme normativa statale".
Je crois donc, sur le problème de principe, qu'il ne s'agit pas de faire de discussion. Le problème, au contraire, pourrait se poser pour ce qui est des évaluations qui ont déjà été faites ce matin de la part de quelqu'un, à propos de la possibilité de modifier la loi 690, ou quand même de vérifier quelles seront les conditions des recettes financières de l'Administration régionale face aux événements de 1992.
La proposition que le Gouvernement veut faire aujourd'hui c'est de prévoir qu'il y ait sur ce point un débat au moment où on aura l'ensemble des données, qui ne soient pas uniquement les données - que tout le monde connaît - à propos des frais pour l'instruction publique, pour les forestiers, pour toute une série de compétences qui en sens grossier ont un certain poids sur le budget de l'Administration régionale. Sur ce point l'Assessorat compétent est en train de préparer un dossier qui pourrait être discuté au niveau de Commission et par la suite faire l'objet d'un débat au Conseil régional.
L'autre problème c'est la question de 1992 et comment se préparer à cet événement. La proposition que le Gouvernement fera c'est d'instituer à ce sujet une Commission qui puisse examiner dès aujourd'hui les différentes propositions qui seront faites, soit de la part du Gouvernement central que de la part des différentes Commissions de la C.E.E., compte tenu qu'il y a déjà des Commissions qui, soit au niveau de Régions d'Europe qu'au niveau de la C.E.E., sont en train de travailler pour examiner les différences qui existent à présent entre les divers Etats et les possibilités de modifier par exemple la T.V.A. (I.V.A.) et les possibilités de réglementer le trafic des marchandises au moment où, au premier janvier 1993, devrait être approuvée une réglementation différente.
L'Administration régionale depuis une année et demie a chargé un expert d'examiner les différentes réglementations qui existent et je crois qu'au moment où cette commission sera instituée, elle pourra faire une comparaison entre les différentes propositions qui sont déjà aux examens des différentes Administrations et avoir la possibilité de faire un débat sur les choix conséquents.
Voilà donc la raison pour laquelle nous retenons aujourd'hui de faire avant tout un débat sur la question de principe et de prévoir qu'il y ait la possibilité de discuter sur les données que d'ici quelque temps feront l'objet d'une présence de la part de l'Assesseur compétent et des techniciens pour débattre ce thème; après chacun fera les analyses qu'il voudra.
Nous avons déjà dit qu'il y a toute une série de frais que l'Administration régionale soutient, mais c'est quand même important d'avoir les données précises à ce sujet, autrement on risquerait à chaque instant de faire une guerre de chiffres. Mais ce n'est pas là la question; la question c'est de voir quel est le programme que les différentes forces politiques peuvent approuver, pour soutenir que le développement de l'Administration régionale soit à même de suivre un développement régulier et qu'il y ait une économie saine au niveau de notre Région.
En prévoyant ce débat, personne n'a plus rappelé les difficultés de la sidérurgie, les difficultés de l'économie qui étaient à la base aussi d'un choix qui avait été fait à ce moment, de demander que de la part du Gouvernement il y ait une attention particulière face au problème contingent de l'Administration régionale. Je crois que la crise de l'Ilssa et de la Deltacogne ne sont pas de données qui remontent à trop d'années, pour oublier ces phénomènes. A ce moment-là on nous avait dit qu'il y aurait la possibilité d'interventions spécifiques. On a demandé avant tout qu'il y ait la possibilité d'intervenir directement de la part de l'Administration régionale et c'est ce qui s'est passé, tandis que dans d'autres Régions il y a toute une série d'interventions extraordinaires qui ne sont pas prévues dans les différents budgets et qui vont, par exemple dans la zone de Trieste, intervenir pour le soutien de l'économie.
La plupart des budgets de l'Administration régionale est à soutien de l'ensemble de l'économie régionale; je crois que là il faudra faire une analyse du programme que les forces politiques vont prévoir d'ici à 1992 et surtout sur les possibilités de développement de l'économie régionale.
Aujourd'hui les forces de la majorité ont avant tout l'exigence de soutenir une question de principe, en renvoyant le débat dans son ensemble au moment où il y aura la possibilité de discuter sur l'ensemble des dossiers qu'on est en train de préparer. En même temps j'annonce qu'il y aura la possibilité d'instituer une nouvelle commission afin qu'il y ait dès à présent la possibilité d'examiner les différents dossiers concernant l'évolution de l'économie face à 1993.
Voilà donc la proposition que nous sommes en train de faire aujourd'hui, étant donné que demain il y aura cette rencontre avec le Ministre Maccanico pour examiner la question de constitutionnalité.
Un autre problème qui doit être souligné est le suivant: s'il y a l'exigence de prévoir qu'il y ait une réduction des frais ou quand même qu'on puisse maintenir les frais pour la "parte corrente", à soutenir sous un certain délai - par exemple de ne pas augmenter plus de 4% - l'Administration régionale est disponible; ce serait une politique qui peut donner un essor nouveau aux différentes Régions. C'est la position qui avait été soutenue de la part de la Sardaigne, qui a présenté une nouvelle loi financière qui se rattache à la répartition de la Sardaigne, mais qui va prévoir librement la répartition des frais et donc de maintenir les mentions sous un certain délai. Il s'agit là de la ligne que depuis toujours nous soutenons, de donner autonomie aux Régions, comme on prévoit de donner une certaine autonomie aux réalités locales.
Il faut aussi souligner qu'une partie non indifférente du budget est allouée aux communes, justement pour leur donner la possibilité d'avoir une programmation sérieuse. Alors c'est là qu'il faut prévoir, au moment où on fait un débat sur l'ensemble des données du budget et des recettes de l'Administration régionale, l'adresse qu'on veut donner à ces mêmes recettes.
Pour l'instant je ne veux pas continuer sur le thème, étant donné qu'on préfère reprendre le débat au moment où on aura ces données.
PRESIDENTE: Sono autorizzati a prendere la parola, ai sensi degli artt. 64 e 65, un Consigliere per Gruppo, limitatamente a dieci minuti ciascuno.
Ha chiesto di parlare il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.
RICCARAND (N.S.): Mi sembra che nella riunione dei Capigruppo fosse stato richiesto e confermato dal consenso della Presidenza che si inseriva l'ordine del giorno del Presidente della Giunta nella discussione del Consiglio con aggregate due mozioni: una è la mozione presentata dal Partito Comunista, che non ha potuto essere discussa nel Consiglio scorso e che riguarda proprio la questione dell'ordinamento finanziario, e l'altra è la mozione iscritta al punto 13 del Consiglio di oggi, che riguarda una mozione del Gruppo di Nuova Sinistra rispetto al mercato unico europeo.
Si tratta di tre oggetti su cui viene unificata la discussione e su cui non vale assolutamente questo principio di limitare gli interventi ai dieci minuti, nel senso che sono tre oggetti su cui ogni Consigliere interviene con gli spazi che ritiene più opportuni.
PRESIDENTE: Sono d'accordo sulla procedura se questa va estesa anche alla discussione delle mozioni, per le quali terremo conto degli interventi già effettuati.
Ha chiesto di parlare il Consigliere Tonino, ne ha facoltà.
TONINO - (P.C.I.): Avevamo presentato una mozione in data 15 settembre 1988, alla luce delle dichiarazioni che nello scorso Consiglio abbiamo definito autorevoli da parte del Governo di operare un taglio alle entrate della nostra Regione. Abbiamo detto la volta scorsa che, di fronte ad un pericolo di questo tipo, sarebbe stata necessaria una risposta di alto profilo da parte della Regione e una iniziativa all'altezza del rischio.
Gli avvenimenti di questi ultimi giorni mi confermano che in realtà la risposta di alto profilo autonomistico da parte di questa Regione non c'è stata, che anzi nella trattativa un po' di pasticcio sia avvenuto. Devo dire onestamente che non ho capito ancora cosa si sia detto nelle varie sedi di confronto fra la Giunta regionale e il Governo.
Le forze politiche tutte hanno manifestato una disponibilità seria ad un contributo di questa Regione per affrontare e contribuire a risolvere il pesante deficit che il bilancio dello Stato presenta, ed è una affermazione che nell'ordine del giorno che oggi il Presidente della Giunta ha ripresentato ritroviamo nelle prime parti. Ma se è così, qual è stata la proposta che ha fatto la Regione Valle d'Aosta in sede di incontri con il Governo? In altre parole: il Presidente della Giunta nel momento in cui si è incontrato con il Governo, con quale mandato è sceso a trattare con il Governo? Non tutto a me pare sia lì chiaro; in questo senso lamento una grave sottovalutazione anche di questi appuntamenti molto importanti.
Noi avremmo dovuto arrivare a quell'appuntamento con quella documentazione, con quella posizione che giustamente il Presidente della Giunta Rollandin dice adesso è necessario predisporre. Su questo punto dal Presidente della Giunta attendo dei chiarimenti, perché in una prima fase sembrava, da dichiarazioni fatte dall'Assessore Voyat, che non si trattasse di tagli ma di un piccolo aggiustamento, che la cosa comunque non toccasse il principio dei nove decimi del riparto fiscale. Il Presidente della Giunta ritorna da un incontro dicendo che il riparto fiscale dovrebbe essere salvaguardato, che la riduzione semmai interessa altre cose. Il Governo presenta il disegno di legge scrivendo che esiste un accordo con le Regioni; il Presidente Rollandin dice che l'accordo non c'è.
Noi riteniamo particolarmente necessario ed urgente, ed in questo senso va benissimo l'incontro di domani con il Ministro Maccanico, che questo problema del rapporto fra la Giunta regionale ed il Governo, nella fase di predisposizione del Governo, sia chiarito prima di arrivare al dibattito parlamentare, perché nel dibattito parlamentare credo sia necessario fare in modo che questo Consiglio arrivi con il massimo di unità, in modo che tutte le forze politiche svolgano lì una azione unitaria positiva, ma anche con il massimo di chiarezza per quanto riguarda i rapporti che prima sono intercorsi fra il Governo regionale e il Governo della Repubblica.
Su questo, ripeto, attendo dal Presidente della Giunta qualche chiarimento in più; è meglio, se necessario, qualche momento ulteriore di discussione fra le forze politiche.
Per quanto riguarda invece la sostanza, abbiamo detto già nella riunione scorsa del Consiglio che proviamo un certo disagio a discutere di privilegi, di vistose sperequazioni, senza entrare nel merito delle funzioni che sono attribuite a questa Regione, del particolare regime di autonomia che contraddistingue questa Regione rispetto ad altre.
Abbiamo detto, la volta scorsa, che non ci stiamo in ogni caso a fare un ragionamento sulle ripartizioni delle risorse tra lo Stato e le Regioni nel loro complesso, in un'ottica che non sia quella di una radicale riforma dello Stato, che ridia funzione alle Regioni e rilanci la specialità delle Regioni a statuto speciale, perché questa è una valutazione politica che noi diamo; in realtà in questi anni si è fatto avanti un processo di segno diverso. Non sono io qui solo a parlare di crisi delle Regioni e di perdita graduale di funzioni delle Regioni.
Quindi, nel momento in cui si discute di una parte così vitale del rapporto fra le Regioni e lo Stato, che è quella relativa ai trasferimenti finanziari, è chiaro che quella deve essere a nostro avviso l'impostazione che deve sovrintendere a qualsiasi posizione politica. In questo senso abbiamo da svolgere una funzione, un ruolo che è molto importante.
Nella mozione paventavamo inoltre il rischio di un taglio del riparto fiscale che avvenisse con una aperta violazione dello Statuto speciale; ricordavamo nella mozione la necessità che una misura di questo tipo doveva essere concordata con la Regione. Anche su questo attendo un chiarimento da parte del Presidente della Giunta, perché, se negli incontri che si sono avuti, prima con l'Assessore Voyat, poi con il Presidente della Giunta, noi abbiamo fatto presente l'art. 50 dello Statuto che prevede l'accordo e, malgrado questa precisazione, il Governo decide il taglio violando la norma che ha valore costituzionale: è chiaro che questo è un atto di estrema gravità.
In questo senso ci siamo pronunciati il giorno dopo la notizia e in questo senso ci ritroviamo anche nelle affermazioni contenute nell'ordine del giorno. Il taglio operato dopo incontri con il Governo regionale, in aperta violazione ad una norma che ha valore costituzionale, dobbiamo considerarlo tutti come un fatto di estrema gravità. Questo, al di là della collocazione politica dei singoli Gruppi, è un fatto che deve essere assolutamente censurato.
Per quanto riguarda la questione di principio e la sostanza delle procedure, siamo in questo momento assolutamente per ribadire che ci troviamo in presenza di un atto grave; in questo senso concordiamo con la necessità che fin da domani il Presidente della Giunta si presenti con alle spalle una posizione unitaria del Consiglio, in cui si fa presente la possibilità di un ricorso alla Corte Costituzionale, perché di una violazione palese si tratta. In questo senso ci troviamo d'accordo con il contenuto dell'ordine del giorno.
Non mi dilungo sulle questioni di prospettiva, se non per ribadire una richiesta che sentiamo come particolarmente urgente: la Commissione che deve valutare i rapporti fra Regione e Stato deve essere istituita rapidamente. Si parla di una nuova commissione "ad hoc" per quanto riguarda la scadenza del 1992, il rapporto fra Regione ed Europa; penso che potrebbe essere anche la stessa commissione, ma, se è un'altra commissione che si deve costituire, ci va bene lo stesso. Quella è una scadenza di grande rilievo a cui la Regione deve essere assolutamente preparata, quindi siamo disponibili a fare su questi temi una discussione più avanti, con la necessaria documentazione e preparazione.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Aloisi, ne ha facoltà.
ALOISI (M.S.I.): Vi è un gran parlare in questi giorni della legge finanziaria dello Stato, una legge finanziaria che tenta di coprire quell'enorme deficit che ormai ha raggiunto i 120-130 mila miliardi. In questa legge vi sono vari aspetti negativi: innanzitutto il risanamento economico è soltanto abbozzato, quindi non tenta di sanare la situazione; in secondo luogo una politica fiscale che rinuncia a colpire gli evasori; infine una spesa sanitaria che viene tagliata secondo una logica antisociale.
In questo contesto abbiamo dei provvedimenti che vengono presi dal Governo con un decreto-legge, un provvedimento di accompagnamento della legge finanziaria che interessa le finanze delle Regioni a statuto speciale. Questa proposta di legge è composta da tre articoli; quello che interessa le Regioni a statuto speciale è l'articolo 2, che prevede che per il 1989 le entrate spettanti alle Regioni Valle d'Aosta, Friuli-Venezia Giulia, Sardegna, per quote fisse e per quote variabili di tributi erariali, sono fissate in misura complessivamente pari a quelle attribuite per il 1988, maggiorate del 4%.
Detto questo, ho ascoltato con attenzione l'intervento del Consigliere che mi ha preceduto, che ha fatto delle osservazioni che intendevo fare anch'io e che voglio fare anche io al Presidente della Giunta.
Quindici giorni prima della riunione del Consiglio dei Ministri, vi era stato un incontro con il Ministro Maccanico e in questa occasione suppongo che tutta la problematica sia stata chiarita, o dal Presidente della Giunta o dall'Assessore alle Finanze - adesso non so chi era presente a quell'incontro. Penso che sicuramente in quella riunione vi sia stato un dibattito, un confronto di idee, di proposte, quindi la Regione sia andata là con le idee chiare. Se da parte del Ministro Maccanico ci fosse stata una proposta che andava contro a quelle che sono le prerogative dello statuto speciale, sicuramente il Presidente della Giunta o l'Assessore alle Finanze si sarebbero opposti, avrebbero convocato la Conferenza dei Capigruppo e ci avrebbero informati sull'andamento di questa discussione. Invece noi non abbiamo saputo nulla, ci siamo trovati a dover discutere in una riunione di Capigruppo quelle che sono state delle imposizioni - si dice - da parte del Governo. E' una imposizione che viola l'art. 50 dello statuto speciale.
Allora vi sono almeno tre osservazioni da fare. La prima: vi è stato un equivoco fra il Presidente della Giunta, l'Assessore alle Finanze e il Ministro Maccanico, probabilmente non si saranno ben capiti; non si è compreso quello che era l'indirizzo proposto dal Governo, quindi in questa probabile confusione si è arrivati all'art. 2, dove si prevede una violazione al nostro statuto.
Se così non fosse, visto che all'interno di questo Consiglio vi sono due forze qualificanti nazionali che fanno parte di questa maggioranza regionale e che detengono il potere a livello centrale (mi riferisco alla Democrazia Cristiana, che ha il Presidente del Consiglio, e al Partito Socialista, che ha il Ministro Amato che sta portando avanti questa legge finanziaria), le scelte di questi partiti all'interno di questo Consiglio dimostrano che probabilmente o sono loro latitanti, cioè non si sono interessati sufficientemente a fare pressioni a livello nazionale per far sì che venisse rispettato lo Statuto, oppure dimostrano che probabilmente i dirigenti locali di queste due grosse forze politiche nazionali, a livello nazionale hanno un peso ininfluente, sterile, quindi hanno scarsa capacità di poter incidere a favore della Regione Valle d'Aosta.
Con questa operazione condotta da Amato-De Mita, non solo viene mortificato lo Statuto speciale, ma si profila proprio una vera compressione della dinamica del bilancio regionale, perché non dobbiamo dimenticare che il tasso di inflazione è molto superiore al 4%. Poi vi sono, come già è stato accennato, circa 300 miliardi che sono accollati come oneri di istituto al bilancio regionale per il pagamento della indennità di bilinguismo (40 miliardi) e per il mantenimento delle spese scolastiche (260 miliardi).
Infine è da notare che sul piano tecnico la stessa formazione del bilancio di previsione per il 1989 della Regione, dopo dieci anni, con questa proposta di legge è subordinata alla finanziaria dello Stato.
Quindi vi sono due aspetti a mio giudizio: il primo è un aspetto di carattere formale, il secondo è di carattere sostanziale. Sulla forma concordiamo con il Presidente della Giunta, là dove si critica la decisione del Governo di violazione dell'art. 50 dello Statuto speciale, e quindi, pur essendo un partito nazionale, rispettiamo quelli che sono i diritti delle Regioni a statuto speciale e condividiamo la critica nei confronti del Governo, perché, se esiste una legge, questa venga applicata. E' per questo motivo che a nome del Movimento Sociale Italiano concordo con la critica rivolta al Governo e condivido l'ordine del giorno.
Nella sostanza però riteniamo che anche la Valle d'Aosta debba partecipare a quei sacrifici che vengono imposti a tutte le Regioni per cercare di sanare il bilancio dello Stato. Dovremmo fare delle enormi critiche nei confronti della gestione del potere centrale, ma ciò non esime che le critiche si possano anche fare nei confronti del Governo regionale. Quindi bisogna fare molta attenzione; se qui viene violato un principio, siamo d'accordo affinché ciò non avvenga, però oltre che fare una giusta critica, bisogna anche saper amministrare con oculatezza, con serietà, senza sperperare del denaro pubblico, perché anche noi amministriamo denaro pubblico. In questa tematica avrei molte cose da dire; non è oggi il momento adatto per poterlo fare, perché, come aveva accennato prima il Presidente, abbiamo trovato un accordo che questi problemi li affronteremo in un secondo momento.
Per concludere, ribadisco che noi condividiamo la critica nei confronti del Governo proprio sotto questo aspetto, perché viene violato un principio che è sancito, che è nello Statuto della Regione Valle d'Aosta, e quindi riteniamo che se questa legge esiste deve essere anche applicata.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.
RICCARAND (N.S.): Esattamente cinque anni fa, era proprio il cinque ottobre del 1983, il Consiglio regionale della Valle d'Aosta discusse lo stesso argomento che stiamo discutendo oggi, perché nella legge finanziaria varata l'ultimo giorno di settembre 1983 il Governo aveva deciso di ridurre a nove decimi i sette decimi della legge 690/81.
Allora ci fu una discussione come questa in Consiglio regionale, ci fu la presentazione di un ordine del giorno della maggioranza che censurava il comportamento del Governo, che - ricordo come dato di cronaca, ma anche perché ha una sua rilevanza politica - venne approvato a stragrande maggioranza, ma sul quale si astennero tre Gruppi del Consiglio: il Partito Socialdemocratico (che non c'è più), Nuova Sinistra, il Partito Socialista. Questi Gruppi si astennero perché ritennero inadeguato il contenuto di quel documento rispetto a certi dati di fatto di ordinamento finanziario che ci sono attualmente.
Oggi il Partito Socialista, se ho capito bene, assumerà un atteggiamento differente, non perché siano cambiate le tematiche e le posizioni, ma perché è cambiata la collocazione del Partito Socialista, che è passato dalla minoranza alla maggioranza.
Siccome noi invece abbiamo delle convinzioni più profonde ed abbiamo fatto una riflessione da anni su questo argomento, non cambiamo la nostra posizione. Quindi, se diciamo sicuramente di no al metodo adottato dal Governo nel predisporre questa legge riguardante le norme finanziarie per le Regioni, un discorso più articolato va sicuramente fatto sulla sostanza.
Sul metodo siamo tutti d'accordo: lo Statuto speciale prevede all'art. 50, 3° comma, che la legge che regola l'ordinamento finanziario della Valle d'Aosta deve essere adottata con l'accordo della Giunta regionale. Questo accordo - ci ha detto il Presidente della Giunta - non c'è stato, quindi non c'è dubbio che quel provvedimento non ha una sua legittimità costituzionale e quindi sicuramente è censurabile, va criticato e nei confronti di questo vanno adottati i provvedimenti giuridici necessari.
Nella sostanza, però, noi dobbiamo rispondere a un altro tipo di problema, che è molto rilevante: dobbiamo dire, cioè, se un provvedimento di contenimento del finanziamento dello Stato alle Regioni a statuto speciale è giustificato o no; più in particolare, se un provvedimento di contenimento dei finanziamenti da parte dello Stato alla Regione Autonoma Valle d'Aosta è giustificato o no. Credo che sia giustificato e mi pare anzi che questo lo dicano un po' tutti i Gruppi e tutte le forze politiche; mi pare che emerga dallo stesso ordine del giorno presentato dal Presidente della Giunta.
Il problema è questo: se si dice di sì ad un contenimento dell'erogazione dei finanziamenti dello Stato alle Regioni a statuto speciale e in particolare, per quello che ci interessa, alla Valle d'Aosta, non si possono fare soltanto delle belle parole, come a mio avviso fa questo ordine del giorno, che assicura la nostra disponibilità, ma poi afferma che non possiamo accettare delle modifiche che siano svantaggiose. Se ci deve essere un contenimento, se ci deve essere una riduzione dell'erogazione, sicuramente questa sarà svantaggiosa. Quindi non capisco qual è la rilevanza di queste cose.
In particolare, ho notato che in questa discussione c'è una posizione ampiamente maggioritaria fra le forze politiche, che è quella di dire che la legge 690/81 non si deve toccare, in quanto quello è un principio fondamentale che garantisce la nostra autonomia.
Noi invece diamo una valutazione completamente diversa; abbiamo detto già in passato e lo abbiamo scritto anche nel nostro programma elettorale, perché siamo estremamente chiari, che quella legge era sbagliata e che era da rivedere. Riteniamo ancora oggi che questo vada fatto; riteniamo che la legge 690/81 sia una legge priva di spirito autonomistico in primo luogo e sia priva di sensibilità federalista in secondo luogo; che manchi cioè di quei due requisiti che dovrebbero essere alla base dell'azione che ispira le forze politiche che operano in Valle d'Aosta, soprattutto quelle forze che si definiscono autonomiste e federaliste.
Perché è priva di spirito autonomistico? Perché quella legge in pratica ha inserito all'interno del bilancio della Valle d'Aosta una voce che prima non c'era, una voce di riparto, che è l'IVA da importazione, che - come dicevo stamani discutendo sul conto consuntivo - è una entrata di bilancio che non ha niente a che vedere con il lavoro, la ricchezza, la produzione della Valle d'Aosta. E' una gabella di transito per merci che vengono da chissà dove e vanno chissà dove, e che, per un sistema fiscale totalmente distorto che solo uno Stato sfasciato come lo Stato italiano poteva produrre, vanno a finire nelle casse della Regione Valle d'Aosta. Ma andare a ricercare, andare a fondare una politica della spesa, come è stata fatta in questi anni, sull'IVA da importazione, che rappresenta la più grossa entrata del bilancio della Regione Valle d'Aosta, è una scelta che non ha niente a che vedere con dei contenuti autonomisti.
Affermiamo che questa legge 690 è priva di sensibilità federalista, perché è una legge che è andata coscientemente a ricercare una situazione di privilegio per la Valle d'Aosta. E' andata a cercare un meccanismo per cui la nostra Regione finisce per avere dallo Stato italiano più di quello che dà allo Stato italiano sotto forma di contributi, tasse, imposte, tutte le forme di tributi erariali.
Siccome siamo per il massimo di autonomia, che è diritto e dovere di contare sulle proprie forze e risorse, però siamo anche favorevoli all'esistenza di organismi che siano sovraregionali e anche sovrastatali, non riteniamo che possa essere una linea politica lungimirante e seria, e semplicemente anche soltanto praticabile, quella di dire che noi badiamo soltanto a noi stessi, alle nostre tasche, al nostro campanile, al nostro localismo.
Si parla sempre più di Europa, per cui la prospettiva verso cui dobbiamo andare non è quella di una chiusura di tipo indipendentistico, che non sta da nessuna parte, ma dobbiamo sempre più andare verso quella che qualcuno ha definito una cultura dell'interdipendenza, cioè del rapporto fra le varie comunità. Per fare questo bisogna che ci siano degli organismi che vanno al di là della Regione, che vanno al di là della "piccola patria" che ognuno di noi può e deve avere; dobbiamo avere organismi sovraregionali e degli organismi che sono anche sovrastatali, a livello europeo. Perché questi organismi possano esistere, dobbiamo attribuire loro dei ruoli, dobbiamo attribuire loro delle competenze e delle risorse. Allora la domanda che pongo è: oggi la Valle d'Aosta, con questo ordinamento finanziario, contribuisce al fatto che esistono degli organismi sovraregionali e sovrastatali, oppure no? Ritengo di no, e lo ritengo sulla base di dati che sono tanti, che sono sotto gli occhi di chiunque voglia fare un ragionamento.
Dicevo ieri in un pubblico dibattito, ma lo riprendo dai dati del conto consuntivo del 1987, quindi dati ufficiali della Regione Valle d'Aosta - voglio fare questo ragionamento in modo che, se è sbagliato, qualcuno me lo potrà dimostrare - che nel 1987 lo Stato italiano ha riscosso dai contribuenti valdostani, nelle varie forme di tributi erariali, 560 miliardi. Di questi, ne ha versati 9/10 nelle casse della Regione, cioè 500 miliardi, ed ha trattenuto per sé 60 miliardi. Con questi 60 miliardi lo Stato nel 1987 ha dovuto pagare i suoi uffici e dipendenti che si occupano della riscossione dei tributi delle imposte, ha dovuto pagare una serie di servizi che sono gestiti dallo Stato in Valle d'Aosta; ricordava stamani l'Assessore Voyat le forze dell'ordine e la giustizia, ma ci sono anche le poste, le strade statali, la ferrovia, i finanziamenti ai Comuni, ci sono una serie di servizi che possono funzionare bene o male (ma anche i servizi della Regione possono funzionare bene o male), ci sono erogazioni che vanno nell'ordine superiore ai 100 miliardi. Non solo, lo Stato ha trasferito nel corso del 1987 alla Regione Valle d'Aosta, e risulta dal conto consuntivo, 158 miliardi per finanziamenti di leggi di settore: la legge sui trasporti, la legge per l'agricoltura, fondi investimenti ed occupazione. Non solo, nel corso del 1987 lo Stato italiano ha dovuto contribuire all'esistenza di una comunità europea, versando alla comunità europea una quota dell'IVA, che è a carico di tutti i contribuenti dello Stato italiano.
Allora, ci chiediamo come fa questo Stato a vivere in questo modo, ad erogare ad una Regione come la nostra - ma possiamo fare lo stesso esempio per il Trentino Alto Adige, per la Sicilia, in parte simile per la Sardegna e con alcune differenze per il Friuli - a riscuotere 560 miliardi, trattenerne 60 e poi erogare altre centinaia di miliardi. La risposta sta nel motivo di fondo per cui facciamo questo dibattito: lo Stato italiano ha superato queste difficoltà attraverso l'indebitamento.
In secondo luogo lo Stato è andato a reperire e a drenare in direzioni diverse delle risorse che provengono da alcune Regioni italiane che contribuiscono più di tutte le altre; e anche qui voglio citare dati ufficiali. Qui si continua a dire che non ci sono dei dati, mai i dati ci sono.
La Facoltà di Economia e Commercio dell'Università di Trento ha fatto degli studi approfonditi sul finanziamento delle Regioni a statuto speciale; in questa tesi di laurea, che è stata fatta da Thomas Benedikter, che è il figlio di uno dei principali esponenti della S.V.P., in pratica uno dei leader della S.V.P. e che per anni ha trattato il riparto fiscale fra il Sudtirolo e lo Stato italiano, la sostanza che viene fuori da una analisi, da un confronto fra quello che lo Stato prende e quello che dà a tutte le Regioni a statuto speciale e a statuto ordinario, porta a questa conclusione che secondo me deve far riflettere: ci sono 4 Regioni italiane i cui contribuenti si addossano una serie di spese a favore di tutte le altre Regioni. Queste Regioni sono la Lombardia, la Liguria, il Piemonte e il Veneto; la Toscana è sostanzialmente in pareggio.
Queste 4 Regioni danno allo Stato molto di più di quello che ricevono, le altre Regioni invece ricevono più di quello che danno. Fra le Regioni che ricevono più di quello che danno ci sono gran parte delle Regioni del Sud Italia e ci sono tutte le Regioni e le Province a statuto speciale. Ci sono delle cifre notevoli. Ad esempio, il contribuente lombardo versa allo Stato mediamente 4 milioni 800mila, lo Stato invece riversa ai contribuenti lombardi in tutte le forme 2 milioni e 800mila lire, con un saldo negativo che è quasi di 2 milioni per abitante. Per il Piemonte questo saldo negativo è di quasi 1 milione 855mila per abitante. Per la Valle d'Aosta il saldo positivo è di 1 milione e mezzo per abitante.
Qui ci troviamo di fronte ad una impostazione che non sta in piedi e di cui dobbiamo avere coscienza. Quindi diciamo che questa legge 690/81 è una legge che va rivista; credo che gran parte dei Consiglieri conoscano le vicende della legge 690, ma alcune cose vanno richiamate.
L'iter stesso di questo disegno di legge, prima della sua approvazione, ma anche dopo, negli anni successivi, ha dimostrato la debolezza di questa legge che non a caso, periodicamente, viene rimessa in discussione a livello governativo, a livello di studiosi, a livello di persone che fanno i calcoli. Questa legge 690/81 era stata presentata in un primo momento come un provvedimento presentato dal Governo Forlani, che prevedeva i 7/10 per la Regione Valle d'Aosta; c'era stato un primo schema che prevedeva i 9/10, al quale aveva dato il consenso il Consiglio regionale della Valle d'Aosta. Successivamente il Governo Forlani varò il disegno di legge riducendolo a 7/10, perché ci fu una osservazione del Ministro Reviglio, il quale disse testualmente allora: "Se alla Valle d'Aosta diamo i 9/l0 oltre i normali trasferimenti dello Stato alle Regioni, la Valle d'Aosta verrebbe ad ottenere dallo Stato i 14/10 del gettito tributario realmente prodotto"; e venne fatta questa riduzione.
In sede parlamentare l'emendamento del Sen. Modica del Partito Comunista, accolto dagli altri Gruppi, riportò ai 9/10; noi abbiamo già dato in passato un giudizio negativo su quell'operazione. Nel settembre 1983, come dicevo prima, la legge finanziaria dello Stato cercò di riportare ai 7/10, ed anche qui ci fu poi uno stralcio in Commissione che riportò ai 9/10.
Recentemente - veniamo all'agosto 1988 - la Commissione Giarda sulla spesa pubblica ha raccomandato al Governo, alla conclusione dei suoi lavori, di ridurre il flusso delle risorse delle Regioni a statuto speciale; in particolare ha chiesto per la Valle d'Aosta una riduzione della quota di riparto fiscale e l'eliminazione dell'IVA da importazione.
Cosa significa tutto questo? significa che questa legge ha degli elementi che sono sicuramente di debolezza, che ormai sono evidenti. Allora riteniamo che sia sbagliato andare a chiudersi in difesa acritica di questa legge. Quindi la nostra proposta è di due tipi: noi diciamo che la legge 690 può anche essere modificata; non dobbiamo fare le barricate in difesa di questa legge che ha degli aspetti di squilibrio. Nell'immediato, per il 1989, se vogliamo andare incontro ad una richiesta precisa di contenimento dei flussi finanziari dallo Stato alla Regione, la proposta migliore per noi è ,quella di proporre una riduzione della quota dell'IVA da importazione, che è una quota anomala - ripeto - che nessun'altra Regione a statuto speciale ha nella nostra misura e su cui sarebbe opportuno andare ad una riduzione.
Credo che la proposta che dovrebbe fare il Presidente della Giunta domani sarebbe quella di dire: "Noi non accettiamo questa proposta del contenimento sulla base del 4%; siamo disponibili ad una riduzione per il 1989 della quota dell'IVA da importazione". Questa è a mio avviso la proposta valida e realistica che si può fare nell'immediato; però c'è un discorso più di prospettiva, ed è quello della fragilità dell'attuale autonomia finanziaria della Valle d'Aosta, perché noi abbiamo sicuramente tante risorse che vengono affidate, però sulla base di un ordinamento giuridico che ha una sua fragilità. Quindi proponiamo l'inserimento nello Statuto speciale della Valle d'Aosta della quota esatta che spetta alla nostra Regione di tutti i tributi erariali riscossi in Valle d'Aosta. Questo ci darebbe una reale garanzia anche nel tempo.
Crediamo che una iniziativa in questo senso sia tanto più importante perché l'art. 50, 3° comma, dice esattamente che "Entro due anni dall'elezione del Consiglio della Valle, con legge dello Stato, in accordo con la Giunta regionale, sarà stabilito, a modifica degli articoli 12 e 13, un ordinamento finanziario della Regione". Questo significa che gli artt. 12 e 13, che sono quelli che regolamentano la normativa statutaria in materia di autonomia finanziaria, non esistono più da un punto di vista costituzionale, cioè sono stati - come dicono i giuristi - decostituzionalizzati. Secondo alcune interpretazioni in pratica sono anche abrogati. Comunque non hanno più un valore costituzionale, perché è scritto nell'articolo 50 che "sarà stabilito, a modifica degli articoli 12 e 13, un ordinamento finanziario della Regione".
Adesso la nostra autonomia finanziaria si regge su una legge ordinaria, che ha come nostro unico elemento di tutela questo accordo politico. Noi non possiamo basarci su di un accordo politico, che può essere sempre soggetto a tutta una serie di ricatti, che può cambiare a seconda di come cambiano le maggioranze a livello governativo, a livello locale, e che condiziona evidentemente anche tutta una scelta di politica dell'alleanza.
Noi crediamo che oggi i meccanismi di tutela dell'autonomia finanziaria della Valle d'Aosta siano deboli e che ci si debba muovere con decisione per l'inserimento nello Statuto speciale della quota di tributi erariali che spettano alla Valle d'Aosta. Solo questo ci può dare una garanzia. Del resto, la stessa legge 690 ha al suo interno dei meccanismi, all'art. 8, che possono portare in tempi anche rapidi ad uno svuotamento di quanto spetta alla Valle d'Aosta. L'art. 8 prevede che il provento derivante alla Regione Valle d'Aosta da maggiorazioni di aliquote e da altre motivazioni di tributi ad essa devolute, disposte successivamente all'entrata in vigore della legge 6.12.71, ove sia destinato per legge, per la copertura di nuove o maggiori spese che sono da effettuare a carico del bilancio dello Stato, è riservato allo Stato. Gli artt. 6 e 8 oggi non vengono applicati, però sono due articoli che rafforzano la tesi che bisogna andare ad un rafforzamento della nostra autonomia costituzionale attraverso un inserimento in Statuto della quota che ci spetta.
A conclusione di queste osservazioni, ritengo che l'ordine del giorno presentato dal Presidente della Giunta sia condivisibile sicuramente nella critica e nella censura che fa al Governo rispetto al metodo con cui è stato predisposto il disegno di legge sulle norme finanziarie. Rimane comunque debole, sia rispetto alla parte propositiva, sia rispetto alla prospettiva in cui vogliamo porci; quindi presento, in alternativa alla risoluzione del Presidente della Giunta, un'altra risoluzione che leggo brevemente:
RISOLUZIONE
VISTO il disegno di legge "Norme in materia di finanza regionale", presentato dal Governo;
PRESO ATTO che tale disegno di legge determina, nell'ambito delle scelte operate con la predisposizione della legge finanziaria, un contenimento dei finanziamenti alle Regioni a Statuto Speciale;
RILEVATO che, per quanto concerne la Regione Autonoma Valle d'Aosta, tale contenimento comporterebbe una modificazione di quanto previsto dalla legge 690/81 che disciplina l'ordinamento finanziario della Valle d'Aosta;
RILEVATO altresì che sul testo del Disegno di legge non è stato acquisito il consenso della Giunta regionale della Valle d'Aosta, come richiesto dall'art. 50 dello Statuto Speciale;
CONSIDERATO che non si sono ancora conclusi i lavori della Commissione paritetica sull'applicazione degli articoli 6 e 8 della legge 690/81;
SOTTOLINEATO che l'autonomia finanziaria della Valle d'Aosta richiede certezza di risorse e norme che siano al riparo da variazioni annuali introdotte con legge ordinaria;
EVIDENZIATO che comunque la Regione Autonoma Valle d'Aosta è disponibile a dare il proprio contributo per una riduzione del pesante deficit dello Stato Italiano;
Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
RICHIEDE
l'inserimento nello Statuto Speciale per la Valle d'Aosta delle quote dei tributi erariali spettanti alla nostra Regione autonoma;
RESPINGE
il metodo con cui è stato predisposto il disegno di legge del Governo, in violazione dell'articolo 50 dello Statuto Speciale;
IMPEGNA
la Giunta regionale a predisporre una Proposta di legge di iniziativa regionale per modificare gli artt. 12, 13 e 50, 3° comma, dello Statuto Speciale;
ESPRIME
la propria disponibilità a contribuire alla riduzione del pesante disavanzo del Bilancio dello Stato attraverso una riduzione della, quota attualmente spettante alla Regione Valle d'Aosta dell'IVA da importazione;
DELIBERA
di trasmettere copia del presente ordine del giorno al Presidente del consiglio dei Ministri, al Ministro del Tesoro, al Ministro per gli Affari regionali e a tutti i Capigruppo del Senato e della Camera dei Deputati.
Due parole per concludere sulla mozione che Nuova Sinistra ha presentato rispetto al 1992. Ho sentito prima che il Presidente della Giunta parlava di una Commissione che si occupi di questo problema; nella mozione veniva fatta una proposta che in una certa misura si integra con quella del Presidente della Giunta, ma che ha anche elementi di diversità. La proposta era quella di impegnare la Giunta regionale a presentare, entro sei mesi, all'esame della Commissione consiliare, un rapporto sul 1992, con particolare riferimento alle conseguenze che la reazione del mercato unico europeo avrà sulle finanze e sull'economia della Regione Valle d'Aosta, nonché sul principio statutario della zona franca.
La proposta è che in pratica la Giunta, avvalendosi dei funzionari della pubblica amministrazione, dei responsabili della programmazione e degli altri uffici che si occupano di queste materie, più una serie di consulenti esterni che dovranno essere ricercati, predisponga un rapporto su questa scadenza di cui molto si parla, ma di cui poco conosciamo.
Non so se questa proposta viene accolta dalla Giunta e dal Consiglio; vorrei solo sottolineare che questa proposta a mio avviso non è in contrasto con la proposta di commissione che faceva il Presidente della Giunta, perché il problema è di avere un gruppo di esperti che predisponga del materiale, delle conoscenze, dei dati, su cui poi anche una commissione di uomini politici possa lavorare. Però è necessario che ci sia un lavoro alla base, di ricerca di dati e di informazioni che devono essere fornite.
PRESIDENTE: Vorrei chiarire in linea d'ordine che ci adeguiamo ad una discussione congiunta di questi argomenti, anche se l'art. 110 del Regolamento Lo vieterebbe. Il rodaggio del nuovo Regolamento comporta questa anomalia, ma la vera interpretazione era quella primordiale, resa all'inizio della discussione generale. Ci adegueremo in modo più corretto al Regolamento nelle prossime sedute. Quindi l'art. 110 va fatto valere.
Adesso, nell'ambito della discussione dell'oggetto 40 del precedente ordine del giorno, dell'oggetto 13 e della risoluzione presentata dal Presidente della Giunta, unifichiamo la discussione.
Ha chiesto di parlare il Consigliere Gremmo, ne ha facoltà.
GREMMO (U.A.P.): Signor Presidente, colleghi, debbo notare che vi è una palese contraddittorietà rispetto alla formulazione dell'ordine del giorno che, in alternativa a quello della Presidenza, ha presentato Riccarand e che contiene delle affermazioni interessanti e in linea di principio condivisibili, e il distorto periodare con cui egli ha motivato questo ordine del giorno.
L'ordine del giorno dice delle cose ed io ho sentito un intervento che probabilmente avrebbe avuto diritto di cittadinanza in altra sede geografica, in altro Consiglio regionale, ma che secondo me è del tutto fuori posto nel Consiglio regionale della Valle d'Aosta.
Perché sono così fermo in questa affermazione? Parto proprio dal dato che il Consigliere Riccarand ha portato per suffragare affermazioni pesantemente antiautonomistiche. Ci sono in Italia quattro Regioni che mantengono tutte le altre; è un dato reale. Forse è per questo che in quelle Regioni, fortunatamente, la gente scopre la necessità dell'autonomia, cioè per difendere il proprio, e siccome ci sono queste quattro Regioni che mantengono le altre, noi saremmo una sorta di assistiti che debbono restituire il mal tolto. Questo è il tipo di ragionamento che è stato fatto.
Ebbene, non è così. Non si può in nessuna maniera fare di ogni erba un fascio. Vi è una gran bella differenza, Consigliere Riccarand, lei che si occupa spesso di problemi di autostrade, ad esempio fra una richiesta di autostrada alpina che colleghi l'Italia all'Europa e le autostrade dell'Abruzzo, dove parte una volta al mese un carretto. Vi è una bella differenza fra le opere pubbliche che vengono realizzate in Valle d'Aosta per adeguare l'esigenza del Piemonte di avere un collegamento con l'Europa, rispetto allo stretto di Messina, che, pur non essendo stato ancora realizzato, ha già inghiottito centinaia di milioni.
Parliamoci chiaro: è vero che ci sono delle Regioni propulsive, ma ci sono delle Regioni propulsive perché hanno attorno altre Regioni (e la Valle d'Aosta è fra queste) che garantiscono un indotto di strutture, un indotto di investimenti, che fanno in maniera che l'anello forte, cioè l'asse cisalpino, non vada a fondo.
Allora, Consigliere Riccarand, se è vero che occorre contenere le spese, se è vero che occorre colpire lo spreco, non è certo in Valle d'Aosta che si va a cercare questo spreco. Non è qui che bisogna tagliare, non è rispetto ad una Regione che è funzionale ad uno sviluppo di Regioni che sono già proiettate nell'interscambio economico e commerciale europeo, che bisogna andare a colpire. Il dato che lei ha portato era corretto, ma non è corretto dire che tutto il resto poi è tutto uguale. No, tutto il resto non è tutto uguale; esistono delle ben chiare differenze. Tanto per capirci, lei stamattina - e con lei qualche altro collega - andava a sollevare l'onere che deriva dall'attribuzione dell'indennità di bilinguismo: pensiamo all'onere reale che hanno i 23mila forestali della Calabria, che non fanno i forestali ma che rimangono dietro alle scrivanie.
Se vogliamo essere chiari nelle cose, andiamo a dire - e questo è un discorso federalista, è un discorso autonomista - che occorre certamente rivedere i rapporti fra le Regioni e lo Stato (in questo ha ragione il Consigliere Tonino), rivedere il ruolo propulsivo dell'ordinamento regionale rispetto ad una spinta centralista che in qualche modo si vuole attuare, ma andiamo a vederlo in una funzione propositiva. Questo vuole dire che dobbiamo trovare il sistema di fare sì che le Regioni che in qualche modo appoggiano questo sviluppo propulsivo, non vengano bloccate nel loro sviluppo, perché la logica di dire che tutti quanti dobbiamo comunque pagare, dobbiamo comunque tirare la cinghia, non è convincente, non è una logica accettabile, perché con la scusa di tirare la cinghia si vanno a bloccare dei processi produttivi di tipo europeo.
E' un ragionamento che l'ex Presidente della Regione Lombardia Guccetti, che non è un autonomista, che è un democristiano, ha fatto quando ha coniato il termine "la questione settentrionale"; cioè esistono delle Regioni, fra le quali metto la Valle d'Aosta, al di là del dato che il Consigliere Riccarand ha portato, che non possono essere bloccate nel loro sviluppo, non possono essere condizionate in quella che è la loro propulsività, il loro essere anello forte di tutta l'economia, la struttura civile, sociale dello Stato italiano, in nome di sacrifici omnicomprensivi.
Allora, il ragionamento del contenimento che in qualche modo si fa nell'ordine del giorno, se è giustificabile rispetto all'esigenza di arrivare comunque ad un dialogo, perché chiaramente una forza responsabile come è l'Esecutivo della nostra Regione è disposta al dialogo ed al ragionamento, tuttavia non nega che, rispetto alle questioni generali, alle questioni globali che ci interessano, noi dobbiamo avere un atteggiamento di fermezza.
Lei contestava la legge 690: ebbene credo che è proprio da un punto fermo, contraddittorio, controverso fin che si vuole - cioè il fatto che comunque questa Regione è riuscita (e questo è un punto fermo autonomistico, federalistico e dirò poi il perché) ad avere un punto fermo di chiarezza che garantisce una certezza di disponibilità legalmente acquisita - che bisogna partire.
Mi permetto di pensare che anche altre Regioni dovrebbero chiedere questo; in Piemonte, in Lombardia si chiedono i 9/10, perché questa è una condizione "sine qua non" per mantenere le energie, le risorse, perché poi permettono all'anello forte di non scivolare rispetto al clientelismo.
ricordava il discorso sull'IVA, sostenendo che noi dovremmo in qualche maniera rifiutarlo: noi non dobbiamo rifiutare niente. Dobbiamo invece aprire un discorso in cui sosteniamo che ci accontentiamo, per ora e finché è possibile, di questa risorsa, perché lo Stato - ed è stato ricordato stamattina - su altre risorse di ben più ampio respiro è oggi latitante ed assente; è il discorso della zona franca. Si dice che alla CEE non ci sentono da questo orecchio; ebbene, proprio per questo è importante che si avvii il discorso del cambiamento della legge elettorale per il parlamento europeo, che garantisca comunque una rappresentanza della Valle d'Aosta in qualche maniera.
Credo che il discorso che lei faceva di proiettarsi verso l'Europa si misura e si verifica proprio nella capacità che la Valle d'Aosta ha di mantenere le prerogative di tipo autonomistico e non solo - ecco il discorso federalista che si proietta fuori - mantenerle nella sua Regione, ma essere in qualche maniera propositiva rispetto alle Regioni affini e limitrofe.
Proprio partendo dai dati che lei portava, perché non ipotizzare il fatto che si vada ad aprire un rapporto nuovo fra Regione e Regione, con dei trasferimenti diretti mirati, che facciamo in maniera che il Piemonte possa trasferire una parte delle sue disponibilità eccedenti, non a Roma, dove sappiamo già bene che fine faranno, ma direttamente alla Valle d'Aosta? Perché non ipotizzare un asse preferenziale di questo tipo fra Regioni limitrofe ed affini? Questo secondo me è giustificato sotto ogni punto di vista, essenzialmente dal punto di vista economico.
Lei ricordava prima la necessità di trovare, dal punto di vista della superiore necessità europea, dei rapporti nuovi fra le Regioni; perché non ipotizzare allora un interscambio transalpino che veda anche un confronto su questo terreno?
I colleghi del PCI ed anche il collega del MSI facevano (non ho capito bene se in modo strumentale o se davvero ci credono) quasi una accusa al Presidente della Regione perché questi non riesce abbastanza a farsi sentire o ad avere chiaro in testa quali sono i giochi politici che si fanno a Roma. Ma sappiamo benissimo qual è il sistema dei partiti di Roma, da sempre: è quello del fatto compiuto, è quello di portare in giro la gente il più possibile e poi imporre le cose. Quindi certamente non è attribuibile al nostro Esecutivo se la volontà politica di Roma è quella di far pagare a noi per cose che non ci competono.
Però c'è una cosa che mi sentirei di aggiungere rispetto al ragionamento globale più politico che mi sono permesso di fare: credo che seguendo questo sistema, di cercare in modo contorto, continuo, sotterraneo, di attentare ai principi dell'autonomia (perché questa è la sostanza), da parte dei vari governanti di Roma, alla fine si tira sempre molto la corda.
Il Consigliere Aloisi ricordava prima la storia del pozzo di S. Patrizio: non so in che Regioni c'è l'abitudine di avere il pozzo di S. Patrizio, dove comunque viene sempre fuori qualcosa; non è il Piemonte, non è la Valle d'Aosta. E' opportuno forse ricordare la leggenda del pozzo dei Signori di Gaby, secondo la quale lì c'è certamente un tesoro, ma tutti quelli che vogliono mettere la mano su quel tesoro, mentre una volta c'erano i signori che lo difendevano, adesso si trovano di fronte al diavolo che è pronto a saltar fuori per difenderlo. Questa sana leggenda montanara dei nostri vecchi in qualche maniera può essere utile rammentarla ai signori di Roma. E' vero che il tesoro nascosto nell'operosità della nostra gente fa gola a tanti, ma stiano ben attenti che a forza di volerci mettere sopra le mani non salti fuori qualche diavolaccio pronto a rispondere. Il diavolaccio della coscienza autonomista è un diavolaccio ben difficile da esorcizzare.
Fatto questo ragionamento molto alla buona, mi sentirei ancora di aggiungere una riflessione molto pacata, ed è quella che riguarda il discorso dei servizi che lo Stato farebbe in Valle d'Aosta. Ora, ognuno è libero di enfatizzare quello che più gli fa comodo, e qui rilevo una contraddittorietà nell'opposizione, perché, quando fa gioco, si sposa la causa di dire che tutto va a rotoli, da qui l'interpellanza sulla ferrovia, a cui comunque aderisco, ma poi si dimentica che questo capita perché paghiamo proprio su questo il disservizio dello Stato centrale, paghiamo la mentalità e la non funzionalità, non nostra, non alpina, di queste cose. Allora diciamoci tutta la verità e non lasciamola da una parte.
In questo senso credo che l'ordine del giorno rispecchi una auspicata presa di posizione unitaria del Consiglio e credo che su questo non veniamo certamente meno ad una vocazione autonomista e neanche ad una vocazione federalista, perché la vocazione federalista, Consigliere Riccarand, non è quella di dire: "C'è un piatto di minestra, dividiamola a metà, così facciamo la fame in due", ma è quella di dire: "Adesso ho abbastanza forze per insegnarti come piantare i fagioli e per farti la minestra anche tu". Se andiamo a fare il discorso largamente demagogico, pietistico, che da quarant'anni nasconde le peggiori clientele e i peggiori sprechi demagogici in altre Regioni, se andiamo ad accettare questo discorso è finita, perché a quel punto diventiamo incoscientemente la testa di montone che rompe la cittadella della difesa degli interessi della nostra Regione, per far entrare chissà che cosa. Credo che la responsabilità nostra debba stare nel capire che in certi momenti la difesa di certi principi viene prima di qualunque schermaglia polemica.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Milanesio, ne ha facoltà.
MILANESIO (P.S.I.): Signor Presidente, colleghi Consiglieri, questa discussione doveva essere breve e sintetica, doveva riguardare l'ordine del giorno presentato dal Presidente della Giunta a nome del Governo regionale, e poi ha coinvolto anche due mozioni presentate dal PCI e da N.S.. Mi sembra in verità che siamo usciti abbastanza dal seminato, non tanto perché siano stati enunciati dei concetti che meriterebbero e meriteranno un approfondimento, ma perché mi sembra che alcune tesi siano state portate avanti, soprattutto da parte del Consigliere Riccarand, un po' come si comporta l'elefante in un negozio di cristalleria. Ho l'impressione che le cose che ha detto stasera il Consigliere Riccarand, senza voler criminalizzare il suo intervento, abbiano fatto più danni delle cose che in cinque anni riuscirà a dire l'On. Bassanini.
Ho l'impressione che ci sia un "filo rosso" che collega certe prese di posizione che accadono a volte a livello parlamentare da parte di autorevolissimi parlamentari, che magari hanno una casa in Valle d'Aosta (per carità, sono ben accetti), e certe tesi che poi vengono portate avanti in questo Consiglio, secondo me stravolgendo completamente quella che è l'impostazione autonomistica; ma non l'impostazione autonomistica dell'Union Valdôtaine o di chissà chi, l'impostazione autonomistica in genere, per quanto attiene ai rapporti fra Governo nazionale e Regione in materia di finanza locale.
Ho sentito questa sera, da parte del Consigliere Riccarand, enunciare una stranissima teoria che mi ricorda quelle teorie che alcuni monaci di sette - poi riconosciute eterodosse dalla Chiesa e quindi condannate in qualche modo - sostenevano in materia di egualitarismo nel Medioevo. Mi è sembrato che il Consigliere Riccarand agognasse ad una Italia in cui tutti sono più uguali e magari un po' più poveri; a parte che questo tipo di ragionamento non trova una rispondenza, né nel dettato statutario, né nella Costituzione italiana, perché, se da parte dello Stato è stata riconosciuta con la suprema carta costituzionale la specialità di alcune Regioni, qualche ragione ci doveva pur essere.
Consigliere Riccarand avrebbe logicamente concluso il suo intervento dicendo: "Pertanto propongo che la Valle d'Aosta venga declassata da Regione a statuto speciale a Regione a Statuto ordinario"; a quel punto sarebbe stato coerente con tutte le cose che ha detto stasera. Altrimenti non si giustifica la presentazione di questo ordine del giorno che è una contraddizione in termini, perché è riuscito a sostenere tutto e il contrario di tutto.
Il Consigliere Riccarand stasera a mio avviso ha distolto il Consiglio regionale dalla centralità di un argomento che va trattato con i piedi ben saldi per terra e senza voler stravolgere l'ordinamento costituzionale.
Non sono neanche tanto d'accordo con il Consigliere Gremmo, quando contrappone ad una visione dello Stato unitario, quale datoci dalla Costituzione e dalla storia, una visione diversa, direi centro-regionalista, riferita al nord Italia, e quindi in qualche misura sostiene una idea diversa di Stato, che non è quella nella quale siamo chiamati ad operare.
Sia ben chiaro: il tipo di Stato nel quale siamo chiamati ad operare non è uno Stato che si pone in antitesi ad una discorso in prospettiva federalista, europeista; è uno Stato-Nazione che, così come abbiamo avuto modo di dire senza approfondirlo nell'altra circostanza, ha già visto evolversi il concetto di nazione non più inteso nel senso di razza e, con tutto quello che ne conseguiva, potrà evolversi in senso europeista e federalista.
Prima arriveremo all'Europa delle nazioni e poi probabilmente arriveremo all'Europa dei popoli, però sono passaggi storici molto lenti. Questa sera ho avuto l'impressione che si volessero saltare; qualcuno voleva tornare indietro per la Valle d'Aosta, forse il Consigliere Gremmo voleva andare troppo avanti.
Tornando a noi, volevo lamentarmi con il Consigliere Riccarand perché lui sovente fa dell'antisocialismo da quattro soldi, quando rimprovera al Partito Socialista un comportamento avuto nella votazione di un certo ordine del giorno. Non ero in Consiglio, non c'era il collega Bich, ma c'era il compagno Pascale. Mi ha ricordato che l'astensione, allora, del Partito Socialista non era sulla sostanza in cui era stato formulato quell'ordine del giorno, ma sulla forma, che veniva giudicata troppo aggressiva. Quindi respingo l'ennesima provocazione antisocialista del Consigliere Riccarand.
Voglio andare avanti. Credo che l'ordine del giorno presentato dal Presidente della Giunta, rispetto all'ordine del giorno che è stato concordato dai Capigruppo in una riunione che si è tenuta una decina di giorni fa, è più esplicativo, è meno sintetico; porta delle argomentazioni giuridicamente più valide e quindi non può che essere accolto con favore da parte del Partito Socialista. Riteniamo che questo ordine del giorno rispecchi appieno la nostra volontà e la nostra intenzione su questo argomento.
Devo anche aggiungere qualcos'altro circa quanto detto dal Consigliere Tonino, che mi pare abbia fatto un intervento di buon livello e che abbia cercato, a differenza di chi sta alla sua destra (in questo caso), di volare molto più alto. Ritengo che siamo in una situazione che potremmo definire di "allarme rosso" rispetto alla legge sull'ordinamento finanziario, perché è chiaro che la decisione del Consiglio dei Ministri di approvare quel testo ci mette in grossa difficoltà.
Non vogliamo un contrasto con lo Stato, in questo caso con il Governo (è improprio dire Stato, perché la Regione fa parte dello Stato), perché riteniamo che ci siano dei margini ancora di spiegazione e di trattativa. Certo è che se il Governo ha approvato quel testo, conoscendo l'esistenza dell'art. 50 dello Statuto speciale della Valle d'Aosta, ha fatto una clamorosa autorete, perché non vedo come ha potuto nello stesso disegno di legge menzionare tutte quelle cautele che sono state menzionate per le altre Regioni a Statuto speciale che disciplinano nel loro statuto la materia e i rapporti finanziari tra Stato e Regione e gli danno una tutela particolare.
Quindi, o il Governo non conosceva l'esistenza dell'art. 50, o, se lo sapeva, allora qui dobbiamo fare attenzione. O c'è una volontà, cosa che non voglio attribuire al Governo in questo momento, di declassare la Valle d'Aosta a Regione a statuto ordinario, oppure dobbiamo raccogliere tutte le forze (lì do ragione al Consigliere Tonino, perché la nostra battaglia è legittima, sacrosanta, doverosa) nel modo più congruente possibile, per fare in modo che a livello parlamentare vengano introdotti degli emendamenti che consentano alla nostra Regione di recuperare l'intangibilità di quella legge che è a fondamento del nostro ordinamento finanziario e che non può essere assolutamente toccata.
In questo ordine del giorno si esprimono quei concetti di partecipazione alla manovra finanziaria nazionale, che è giusto, che è doveroso che la nostra Regione faccia, perché con la politica che sta tentando in questo momento il Governo di fare - cioè finirla con l'allegra finanza, con la spesa pubblica che è diventata una voragine e con gli sfondamenti di carattere clientelare che poi si manifestavano sempre, quando si discutevano queste leggi, nell'intimità del voto segreto - spero che tutto questo venga inibito per l'avvenire. Se uno sforzo bisogna farlo, anche la nostra Regione deve partecipare a questo sforzo, perché non si può sottrarre a questo dovere di solidarietà nazionale. Però concordiamo che se questo deve avvenire, non deve avvenire toccando la legge 690, perché si viola, oltre che la nostra autonomia finanziaria, la Costituzione.
Per quello che ci riguarda, concordiamo sulla opportunità di creare una specie di staff operativo, politico e tecnico, che segua, assieme al Presidente della Giunta, molto da vicino, queste vicende e che sia in grado, concordando le proposte che possono promanare dal Consiglio regionale o dalla Conferenza dei Capigruppo o da quegli organi che riterrete più opportuno individuare, di prendere delle iniziative che siano per quanto possibile concordate.
Se dobbiamo investire i parlamentari, gli uomini di governo, che hanno riferimento alle sigle politiche a cui apparteniamo, lo vogliamo poter fare con cognizione di causa. Qui mi pare di dover rispondere al Consigliere Aloisi quando dice: "La Democrazia Cristiana e il Partito Socialista cosa hanno fatto in questa vicenda?". Noi abbiamo fatto i Consiglieri regionali, intanto, in questa vicenda, perché non potevamo fare di più; certi compiti di istituto spettano al Presidente della Giunta ed è logico e normale che sia il Presidente della Giunta a prendere i contatti. Noi chiediamo solo, per quello che ci riguarda, di essere informati nel modo più preciso per poter intervenire nel modo più preciso.
Noi possiamo anche ipotizzare, se sarà necessario, un conflitto e un contrasto, se non verranno ascoltate le nostre posizioni, fra la Federazione della Valle d'Aosta del PSI e la sua rappresentanza al Governo. Noi crediamo di avere delle buone argomentazioni e le useremo, e pensiamo che il nostro partito, anche nella sua espressione ministeriale, non sia in modo né preconcetto, né in modo artato, ostile a risolvere in modo adeguato la vicenda finanziaria della Valle d'Aosta. Anzi, riteniamo che ci sia, pur nel quadro del contenimento della spesa pubblica, la massima disponibilità a rispettare lo Statuto e le nostre prerogative. Se così non fosse, vi ripeto, noi protesteremo energicamente e assumeremo degli atteggiamenti conseguenti; però quello che voglio ricordare a tutti è che su questi argomenti non bisogna cercare di fare delle polemiche per il gusto di farle. Bisogna cercare di risolverli questi problemi, perché la nostra Regione ha bisogno certamente di approfondire tutti quegli aspetti a cui hanno fatto cenno i Consiglieri Tonino e Mafrica e lo stesso Consigliere Riccarand per certi aspetti.
E' chiaro che dobbiamo fare un'analisi critica delle entrate regionali, ma dobbiamo fare anche una analisi critica delle uscite regionali, perché ci sono molte uscite regionali che comportano un irrigidimento della spesa pubblica, e dobbiamo anche cercare di capire cosa ne sarà di noi fra qualche anno, con tutte le leggi che abbiamo approvato, con quelle che approvano e poi ci danno incarico di applicare, come quella della indennità della seconda lingua. Dobbiamo porci anche il problema della nostra struttura produttiva e della capacità che ha tale struttura di fornire dei cespiti di carattere tributario.
Il Presidente della Giunta ha detto giustamente che questo è un discorso che dobbiamo affrontare: non possiamo affrontarlo questa sera, lo affronteremo con la nomina di una commissione, e mi auguro che questa Commissione venga messa al lavoro quanto prima, perché raccolga tutti gli elementi e faccia anche delle analisi comparate con le altre Regioni a statuto speciale.
Mi permetto di dire con le altre Regioni a statuto speciale, perché è inutile che andiamo a fare delle analisi comparate con l'universo mondo: non ci interessa. La nostra è una realtà di un certo tipo, noi vogliamo rientrare in questa casistica, non possiamo andarci a confrontare con il Piemonte, con la Lombardia. Siamo la Regione più alpina d'Italia, con la massima concentrazione di montagne al di sopra dei 4000 mt.; tutto questo comporta delle conseguenze grandissime e inevitabili. Basta solo questo per spiegare cosa siamo.
Per non voler "allungare il brodo", altrimenti qualcuno potrebbe dire che sto facendo perdere del tempo al Consiglio, ribadisco il voto favorevole del PSI all'ordine del giorno presentato e la nostra disponibilità ad intervenire presso tutte le sedi governative, ministeriali e parlamentari per portare avanti il discorso che consegue da questo ordine del giorno.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Martin, ne ha facoltà.
MARTIN (A.D.P.): Volevo esprimere l'assenso del nostro Gruppo a questo ordine del giorno, che prende spunto da un argomento che ogni tanto viene riproposto e viene riproposto soprattutto in occasione della discussione al Parlamento italiano della legge finanziaria.
In questa occasione viene fatta un po' una radiografia di quella che è la salute dello Stato italiano e ci si accorge che questo Stato è perennemente in difficoltà, che il debito pubblico assume dei toni molto aspri. Quindi si cerca di raspare il barile per cercare di portare più soldi possibili nelle casse dello Stato. Ora, come è anche espresso nell'ordine del giorno, la Valle d'Aosta penso sia disposta a contribuire, come d'altronde tutte le altre Regioni, a queste difficoltà, però ci pare che in questa occasione il Governo abbia sbagliato nella forma e nella sostanza: che abbia sbagliato nella forma, in quanto non ha tenuto conto dell'art. 50 del nostro Statuto, che prevede che per toccare la legge finanziaria della Regione Valle d'Aosta ci debba essere un accordo con la Regione stessa; che abbia sbagliato nella sostanza, perché penso che non si possano accettare i facili conti, le facili statistiche, le cifre che in questo periodo circolano un po' dappertutto.
Si dovrebbe tener conto delle competenze diverse che hanno le varie Regioni, si dovrebbe tener conto della diversità degli enti che ci sono nelle varie Regioni, si dovrebbe tenera conto dei finanziamenti straordinari che vengono dati a diverse altre realtà. Qualcuno prima ricordava la Cassa del Mezzogiorno: ebbene, bisognerebbe approfondire questo dato, vedere quanti soldi vanno a queste Regioni del sud, senza parlare dell'ultimo decreto sui mondiali di calcio, che pare una legge fatta per sfruttare un avvenimento particolare, mentre in effetti è una legge che prevede di fare posteggi, fognature, strade, aeroporti, cioè per dotare le Regioni di tanti servizi di cui necessitano. Questo è un modo come un altro per trasferire a queste Regioni dei soldi; quindi, quando si fanno dei confronti, bisognerebbe tenera conto anche di tutto questo.
Bisognerebbe tenera conto, come diceva qualcuno prima di me, che la Valle d'Aosta è un territorio di montagna, che ha i suoi problemi, che è in presenza di una agricoltura molto povera, che deve essere assistita dalla Regione. Bisognerebbe tenera conto dell'assenza totale dello Stato nella ristrutturazione delle grandi industrie in Valle d'Aosta e dell'assenza totale dello Stato nella reindustrializzazione della nostra Regione. Soprattutto bisognerebbe tener conto che la nostra Regione sta impiegando le risorse di cui dispone attualmente per prepararsi al 1992; la nostra Regione sta cercando di crescere in ogni settore, di essere autosufficiente nel settore economico per essere pronta al grande appuntamento del 1992. Ma facendo questo la nostra Regione in effetti sta lavorando anche per il Paese, perché se è vero, come penso sia vero, che l'occasione del mercato unico europeo sarà una grande occasione per tutti, ebbene sarà soprattutto una grande occasione per quei paesi che disporranno di una economia forte. Quindi se la nostra Regione, insieme alle altre Regioni, sta cominciando a prepararsi per il 1992, certamente renderà molto più facile l'ingresso nella comunità europea dello Stato italiano.
Pensiamo anche che, trattandosi di rivedere i trasferimenti dello Stato verso la Regione, si dovrebbe forse cercare di completare al più presto il trasferimento delle competenze dallo Stato verso la Regione. E' una politica che in effetti la Regione persegue da anni, perché c'è al lavoro una commissione paritetica formata da funzionari regionali e statali, che sta trattando di questo problema. Però penso che se venissero completati questi trasferimenti, in effetto lo Stato italiano avrebbe già un vantaggio, perché molti oneri ricadrebbero già sulla Regione. Penso che in questo modo la nostra autonomia verrebbe finalmente completata.
Ecco perché noi siamo contrari decisamente ad un ritocco della legge 690; siamo contrari perché finalmente con questa legge si è ottenuta l'autonomia finanziaria, che è quella che ci ha permesso di ottenere l'autonomia politica, e per una forza autonomista l'autonomia politica è una cosa irrinunciabile. Per queste ragioni insistiamo perché tutte le forze presenti a Roma e in questo Consiglio si attivino in modo concreto, per far sì che quanto ci è stato proposto venga stralciato, e da parte nostra non possiamo che ribadire l'impegno che ha già assunto il nostro parlamentare, insieme al deputato Caveri, per fare tutto quanto è possibile nelle sedi competenti.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Beneforti, ne ha facoltà.
BENEFORTI (D.C.): Brevemente, per dare l'assenso del Gruppo della D C. all'ordine del giorno che ha proposto il Presidente della Giunta.
Concordiamo con i contenuti di questo ordine del giorno, perché è quanto già noi abbiamo detto nei confronti che in questi ultimi tempi abbiamo avuto con i nostri rappresentanti centrali del partito e con i rappresentanti della D.C. che fanno parte dell'attuale Governo.
Io, come il mio Gruppo, in questa sede, in occasione dell'approvazione dei bilanci di previsione, dei bilanci consuntivi, abbiamo sempre messo in evidenza l'aspetto importante che ha avuto per noi, per la nostra Regione la legge 690, perché abbiamo sempre sostenuto che è stata la legge (qualcun altro lo ha già ricordato) che ci ha permesso di avere l'autonomia finanziaria, ed è stata anche una dimostrazione dello Stato centrale nei confronti della Valle d'Aosta di riconoscimento dell'autonomia, a tutti gli effetti, perché quando non si vuole concedere una autonomia non si concede l'autonomia finanziaria. Ci è stato dato, quindi, un riconoscimento alle prerogative dello Statuto speciale della nostra Regione da parte del Governo centrale.
Certamente oggi siamo arrivati in una situazione di debito pubblico che ha travalicato certi limiti, e in proporzione abbiamo contribuito anche noi a creare questo debito pubblico a livello nazionale. Il debito pubblico che oggi ha lo Stato dipende dall'aumento della indennità di disoccupazione, dalla cassa integrazione, dalla integrazione pensionistica, dagli interventi nel settore della sanità; di questi benefici certamente una parte ne è tornata anche nella nostra Regione.
Allora giustamente si dice, tenendo presente proprio questi aspetti, prima nell'ordine del giorno dei Capigruppo, poi in questo che ripropone il Presidente della Giunta, che la Valle d'Aosta intende farsi carico certamente della situazione che esiste a livello nazionale, perché siamo cointeressati a questa situazione che si è creata nel Paese.
Pertanto noi oggi dobbiamo ribadire il principio, che è previsto dallo Statuto speciale e che è richiamato da questo ordine del giorno, che, nonostante tutta la solidarietà che anche la Valle d'Aosta può dare, quello che la nostra Regione deve pagare in termini economici e finanziari non deve essere deciso sulla sua pelle, ma deve essere concordato in incontri a livello istituzionale. Su questa strada noi siamo d'accordo, perché non si può e non si deve decidere nei confronti delle Regioni, perché in quel momento non si dà la possibilità alle Regioni di dimostrare quali sono le esigenze e le necessità del mantenimento di un bilancio regionale, come è necessario nella nostra Regione.
Mi auguro che dall'incontro di domani il Presidente della Giunta possa riportare questa forma di principio che deve sopravvivere, perché quando abbiamo rivendicato e sostenuto la 690, che per noi non deve essere modificata, abbiamo anche inteso che eventuali variazioni dovessero essere riviste di comune accordo fra la Regione e lo Stato italiano.
Siccome queste riflessioni che ho fatto sono contenute nell'ordine del giorno fatto dal Presidente della Giunta regionale, come Gruppo della D.C. voteremo a favore dell'ordine del giorno. Nello stesso tempo riaffermiamo la nostra volontà per poter cercare di dare un appoggio alle trattative che il Presidente della Giunta avrà in sede romana.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Rusci, ne ha facoltà.
RUSCI (P.R.I.): Voteremo a favore dell'ordine del giorno presentato dal Presidente della Giunta. E' un ordine del giorno responsabile da un duplice punto di vista: da un lato, tiene conto di quelle che sono le conclamate gravi difficoltà in cui si dibatte la finanza pubblica a livello nazionale, quindi è una dichiarazione di disponibilità di farci carico per quanto è possibile, per quanto ci compete, di questo tipo di problematiche; dall'altro, fa esercitare a questa istituzione il diritto-dovere di riconoscere la nostra autonomia. Il citato art. 50 impone in materia finanziaria che le decisioni assunte in sede governativa siano trovate in accordo con l'Amministrazione regionale: ebbene, credo che l'ordine del giorno sottolinei positivamente questa indispensabilità.
Dal nostro punto di vista, e l'incontro di domani mattina alle dieci fra il Presidente della Giunta e il Ministro Maccanico sta a dimostrarlo, ci siamo attivati per cercare di sfatare un po' questo clima sorto nella Repubblica italiana nei confronti della Regione Valle d'Aosta, terra di "Bengodi", terra in cui il reddito pro-capite sembra essere sproporzionatamente più alto rispetto a quello del resto del Paese.
Con gli elementi conoscitivi che avevamo a disposizione abbiamo palesato, da un lato, le nostre competenze specifiche, statutaria, dall'altro, dei grossi impegni finanziari che la Regione Valle d'Aosta si è assunta nel corso di questi anni nell'ambito della grande viabilità, nell'ambito industriale e dello sviluppo economico della Regione stessa. Credo che ci siamo soprattutto attivati al fine che l'esegesi interpretativa dell'art. 50 dello Statuto fosse una esegesi di tipo politico, molto precisa, nel senso che non si potesse giocare su eventuali possibilità di considerare come la parola "accordo" potesse servire "in illo tempore" e non più per tutte le volte in cui si sarebbe dovuto discutere di materia finanziaria.
Abbiamo la sensazione che queste cose siano state meglio capite; ci impegniamo "ça va sans dire" a seguire opportunamente e doverosamente gli sviluppi di questa situazione.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.
MAFRICA (P.C.I.): Avevo già annunciato nella precedente riunione dei Capigruppo che noi avevamo delle modifiche verbali da proporre. In particolare, ci pare che non sia ben precisato il punto in cui si dice di impegnare "la Giunta a non concordare svantaggiose condizioni di modifica dell'attuale ordinamento finanziario".
Il fatto che le condizioni proposte dal Governo siano svantaggiose è puramente casuale, potrebbero anche essere vantaggiose; ma se vanno a ledere un fondamento dei rapporti fra la Regione e lo Stato, oggi potrebbero essere lievemente svantaggiose o anche vantaggiose, ma in futuro potrebbero essere decisamente gravi. Quindi, a nostro giudizio, è più opportuno, soprattutto se vogliamo iniziare un rapporto con il Parlamento, riferirsi alle norme, riferirsi ai principi stabiliti, riferirsi alla specialità della Regione, piuttosto che andare ad elencare conti, competenze.
Sono argomenti che possono anche essere fatti, ma possono essere presi per vittimistici; invece presentare una posizione che si riferisce alla norma statutaria, ai diritti riconosciuti e concordati in forme solenni fra Stato e Regione, a nostro avviso è una posizione più forte. Quindi noi proponiamo, invece di "impegna la Giunta a non concordare svantaggiose condizioni di modifica dell'attuale ordinamento finanziario", di scrivere "di impegnare la Giunta a difendere i principi e i criteri ispiratori dell'attuale ordinamento finanziario".
PRESIDENTE: E' chiusa la discussione generale. Ha chiesto di parlare il Presidente della Giunta, ne ha facoltà.
ROLLANDIN (U.V.): Les interventions des différents Conseillers ont souligné avant tout un accord sur la question de principe; là c'est inutile d'ajouter des mots sur les différentes interventions. Sans doute c'est un fait remarquable qu'il y ait cette attitude.
En même temps quelqu'un a dit qu'il y a la nécessité de dire que les recettes de l'Administration régionale sont exagérées: on développera ce sujet au moment où on discutera les documents que j'ai annoncés.
Tout de même je dois quelques réponses. A propos de l'ordre du jour je voudrais dire à M. Mafrica, qu'on avait mis la phrase "a non concordare svantaggiose condizioni di modifica" justement pour le fait qu'au-delà de la question de principe, on a voulu mettre l'accent sur les propositions qui doivent être encore faites au point de vue mathématique, c'est-à-dire: "Quelles sont les conditions qui se rapportent à l'art. 2?". C'est pour cela qu'on avait spécifié "svantaggiose condizioni".
Je crois que, si M. Mafrica n'insiste pas, on pourrait quitter cette phrase, qui va s'accorder avec l'autre phrase après: "pur accettando di discutere altre eventuali soluzioni per la definizione dei problemi che stanno di fronte al Governo". C'est-à-dire, on va reprendre la suggestion qu'on avait déjà donnée au Ministre compétent, qu'on est disponible d'examiner les problèmes concernant la réduction de fonds de secteur, tandis qu'on est contraire à modifier la loi 690.
Sur les deux motions: la motion de M. Riccarand voulait arriver à "impegnare la Giunta a predisporre e presentare, entro sei mesi, all'esame delle Commissioni consiliari un rapporto sul 1992, con particolare riferimento alle conseguenze che la creazione del Mercato unico europeo avrà sulle finanze .... Invita la Giunta ad avvalersi per la redazione di tale rapporto degli uffici regionali competenti in materia di programmazione e di finanza ..." Comme je viens de dire, il y aura la présentation de cette commission; si à ce moment M. Riccarand jugera que la solution n'est pas suffisante, il pourra ou représenter ou mieux spécifier, autrement on s'abstiendra sur cette motion, étant donné qu'on a déjà déclaré qu'on présentera la proposition soit d'une commission pour 1992, soit d'une commission pour les rapports entre l'Etat et les Régions.
La motion du Parti communiste a déjà été dépassée, étant donné qu'on est en train de prédisposer le document. Donc je ne sais pas si c'est le cas d'insister sur la votation. Au cours du débat sur l'ordre du jour, les forces politiques ont déjà déclaré leur accord, sauf la déclaration de M. Riccarand.
Je voudrais avant tout répondre aux différentes questions qui ont été posées de la part des Conseillers. M. Tonino d'autres soulevaient le problème des rencontres qui ont eu lieu à Rome entre le soussigné, l'Assesseur et le Ministre: avant tout je voudrais dire qu'il n'y a pas eu la rencontre avec le Conseil des Ministres; il y a eu une rencontre, qui précédait la rencontre officielle du Conseil des Ministres, avec le Président du Conseil et les deux Ministres compétents.
Quel a été le mandat du Gouvernement? Il y a une délibération de la Junte, là où on donne mandat au soussigné de "prendere atto della partecipazione del Presidente della Giunta alla riunione del Consiglio dei Ministri, di dare preciso mandato al Presidente della Giunta di opporsi a qualsiasi proposta intesa a modificare l'ordinamento finanziario della Regione, di cui alla legge 690, ecc.".
Le sujet des rencontres: je croyais qu'au moment de la réunion avec les Chefs de Groupe j'avais donné un compte-rendu des différentes rencontres; tout de même, pendant la première rencontre avec M. Maccanico, il y avait eu différentes propositions: la proposition de 4%, la proposition de prévoir des interventions que le Gouvernement était en train d'étudier et qu'il allait signaler aux différentes Régions, la réduction des fonds de secteur. Etant donné qu'il n'y avait pas encore une indication précise, j'ai dit qu'au moment où il y aura la possibilité d'évaluer les choix du Conseil des Ministres, on aura eu la possibilité de discuter sur le thème.
Par la suite on avait annoncé une rencontre avec le Président du Conseil, qui n'a pas eu lieu; il y a eu une autre rencontre avec M. Maccanico et la dernière rencontre avec le Président du Conseil et les deux Ministres.
Face à la proposition de prévoir "il contenimento del 4%", j'ai déclaré mon désaccord et en effet même M. Amato a souligné le problème constitutionnel, en disant que sans l'accord on n'aurait pas pu prévoir cette intervention.
Il y a eu une discussion entre les différents Présidents des Régions: certaines Régions acceptaient le principe car elles avaient d'autres revenue - c'est là la difficulté de trouver un point d'accord entre les Régions à statut spécial - et enfin le mandat du Président du Conseil aux Ministres compétents c'était d'examiner la façon d'aboutir au même résultat, c'est-à-dire d'arriver au chiffre de 800 milliards, qui est rapporté dans le projet de loi, et d'intervenir sur les fonds de secteur. Avec cette proposition on a quitté l'assemblée.
Donc l'entente était de prévoir un système qui puisse intervenir sur les fonds de secteur et le choix avait une double signification: avant tout on ne pouvait pas intervenir pour une question de principe; deuxièmement, les fonds de secteur ce sont des fonds que très souvent l'Administration régionale n'arrive même pas à utiliser, parce qu'ils sont tellement finalisés qu'ils ne correspondent pas aux choix programmés par la Région. Alors là on a déclaré notre accord pour examiner les propositions qui pouvaient être faites sur ces différents fonds. Voilà ce qui s'est passé pendant ces rencontres.
J'espère que la rencontre de demain avec le Ministre des Régions peut surtout éclaircir le problème constitutionnel, le problème de principe, au-delà de la substance, c'est-à-dire les points qui pourraient être discutés sur les fonds de secteur.
A l'égard de l'intervention de M. Riccarand, en effet quelqu'un a dit que parfois les interventions contre l'autonomie viennent de l'intérieur: ce n'est pas une nouveauté de la part de M. Riccarand; il suffirait de se rappeler son attitude face au Parc. Son idée "degli organismi che vanno al di là della Regione" et qui selon M. Riccarand doivent être magnifiés, ou de l'organisme qui va sauver la responsabilité des Régions, je crois que les exemples que nous avons sont remarquables: le Parc, "partecipazioni statali" pour ce qui est de la Cogne.
Si les organismes qui doivent gérer directement de Rome ce qui se passe en Vallée d'Aoste ce sont ces exemples là, je crois que nous ne partageons pas cet avis. Nous sommes là pour dire qu'au contraire, s'il fallait être autonomistes, il fallait être aussi dans le sens de donner la possibilité de gérer notre autonomie, car on a le problème du Parc qui n'est pas encore résolu. Là on voulait intervenir, allouer de l'argent et prévoir des interventions; au contraire il y a eu une méfiance de la part de quelqu'un vis-à-vis des possibilités des autonomies locales de gérer le territoire. Là c'est la démonstration de ce qui se passe face aux réalités des Régions.
La valeur de notre Région c'est sans doute la culture, mais elle est aussi le territoire; je crois que M. Riccarand a oublié l'exploitation qui a été faite en Vallée d'Aoste de la part des mines. Je veux porter un exemple à propos des frais que l'Etat soutient en Vallée d'Aoste par rapport aux revenus: la production en Vallée d'Aoste d'énergie hydroélectrique est de 3 milliards de kw et le plan qui a été présenté prévoit de doubler cette production. Je voudrais que M. Riccarand fasse des calculs sur les revenus concernant les centrales hydroélectriques en Vallée d'Aoste, après nous allons discuter.
Si M. Riccarand donne comme un frais du pauvre Etat la question du chemin de fer et des autres petites interventions, je crois que c'est peu de chose. En plus il dit que le pauvre Etat va payer aussi les frais de la communauté, qui est aussi en faveur de la Vallée d'Aoste. Tout le monde a lu que l'Italie va payer des frais à la communauté qu'elle n'est pas à même d'utiliser. Alors ces exemples, jamais personne ne va les soumettre!
M. Riccarand oublie une autre petite chose: on ne parle jamais des impôts rapportés aux activités en Vallée d'Aoste et rapportés à la population; toujours les statistiques - si on veut mentionner les statistiques - donnent la première place à la Vallée d'Aoste par rapport aux impôts payés. Quelqu'un doit réfléchir sur ces données, car je crois que la politique qu'on allait souligner à l'Etat et donner comme suggestion c'était qu'au lieu de réduire les recettes des Régions à statut spécial, c'était mieux de suivre les indications qu'aussi les syndicats avaient données, de faire payer tout le monde.
Si on allait faire une autre politique, on n'allait pas discuter pendant une journée pour voler à la Vallée d'Aoste 17 milliards! Au contraire, on va discuter avec M. Riccarand qui soutient l'Etat comme s'il était le ministère public de l'Etat! Je ne croyais plus qu'il y avait cette attitude de la part de M. Riccarand. Je croyais qu'il pouvait comprendre, pendant ces années de travail en tant qu'administrateur, quelle est la difficulté des communes à soutenir les frais qui augmentent pour des exigences qui sont liées aux différentes règles que l'Etat va poser. Mais les différentes indications qui sont données avec des décrets ministériels, les Régions les doivent appliquer sans avoir les fonds, sans avoir le personnel. Ca c'est l'attitude de l'Etat face aux autonomies.
On a prédisposé un ordre du jour là où on dit qu'on est disponible à examiner, mais dans le contexte général. On est d'accord de faire des efforts si c'est nécessaire, mais d'abord on veut savoir quel est le cadre de référence, quelles sont les possibilités de l'Etat d'intervenir d'une autre façon. Par exemple, je n'ai pu savoir quelle était la contribution de notre Région par rapport aux 800 milliards; personne le sait. Alors là il nous manque la possibilité de faire une discussion sérieuse.
Si on veut faire un raisonnement sérieux sur la position que les forces politiques doivent avoir face à l'Etat, on va le faire dans son ensemble.
Si on a payé pendant ces dernières années, face aux problèmes du chômage, des milliards pour le secteur forestier, ce sont des frais que l'Administration régionale a soutenus, étant donné que l'Etat n'a rien donné. Il y a toute une série de lois qu'on pourrait discuter et qui démontrent que les 9/10 sont justes Il ne nous intéresse pas que les 9/10 soient inscrits sur le Statut, parce que ceci ne changerait rien du tout; il faut voir quel est le montant qui porte les 9/10 à 556 milliards, et c'est justement la préoccupation que nous avons. Sans doute l'Irpef et l'Irpeg aujourd'hui donnent 150 milliards, mais il ne suffit même plus les 2/10 des revenus pour payer les frais des écoles. Alors on n'a plus les 9/10, mais on a déjà les 7/10. Les propositions pour les autres Régions sont de 5/10 à 7/10.
Si M. Riccarand veut examiner jusqu'au fond, il faut voir quelle est l'intervention de l'Etat, quelle sera l'intervention de la Communauté Européenne; par exemple toutes les Régions qui participent aux P.I.M. vont avoir de milliards et de milliards qu'elles n'arrivent même pas à utiliser. Et la Vallée d'Aoste? Alors que raisonnements ne font plus l'objet pour arriver à dire que la loi 690 était contre l'esprit d'autonomie et la sensibilité fédéraliste; le sens fédéraliste ne se résout pas dans une prédisposition de loi face à un financement qui n'est même pas suffisant à suivre l'évolution de l'économie. Et je m'étonne encore une fois qu'un Conseiller régional fasse le ministère public de l'Etat.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica, per dichiarazione di voto, ne ha facoltà.
MAFRICA (P.C.I.): Avevo preannunciato un emendamento; tenuto conto che si vuole raggiungere in tempi brevi la votazione di questo ordine del giorno, noi ritiriamo la mozione, perché la sostanza della mozione è contenuta nell'ordine del giorno, e, per non creare difficoltà, ritiriamo anche l'emendamento.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Riccarand, per dichiarazione di voto, ne ha facoltà.
RICCARAND (N.S.): L'ordine del giorno presentato dal Presidente della Giunta, come ho già detto nell'intervento, contiene delle affermazioni che sono sicuramente condivisibili rispetto al metodo, ma è del tutto insufficiente rispetto agli impegni che vuole assumere la Regione Valle d'Aosta e rispetto alle prospettive future. Quindi su questa risoluzione la posizione di Nuova Sinistra sarà di astensione.
Per quanto riguarda la mozione concernente il 1992, c'è stata la richiesta di ritirare la mozione perché c'è l'impegno, da parte della Giunta, di presentare una proposta di una commissione. Non ho capito molto bene come sarà costituita questa commissione (se sarà composta da Consiglieri oppure da esperti), comunque ritiro la mozione e mi riservo di riproporla nel momento in cui verrà formalizzata la proposta di commissione, se non giudicherò valida quella proposta.
