Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 429 du 24 février 1999 - Resoconto

SÉANCE DU 24 FÉVRIER 1999 (MATIN)

OBJET N° 429/XI Commémoration de l'ancien Conseiller Renato Nouchy.

Président Au cours de la dernière séance du Conseil nous avions commémoré officiellement, quoique d'une façon très rapide, étant donné le délai avec lequel la nouvelle nous était parvenue, l'ancien Conseiller et Assesseur Renato Nouchy.

Le Conseiller Nicco a demandé de pouvoir évoquer la figure de l'ancien Conseiller dans cette salle au cours de la matinée, nous lui donnons la parole. La parole au Conseiller Nicco.

Nicco (GV-DS-PSE) Grazie, Presidente, per l'opportunità che mi è concessa di sviluppare alcune note biografiche a cui già lei nella precedente adunanza del Consiglio ha accennato.

Renato Nouchy, di famiglia antifascista originaria di Saint-Marcel, si avvicina già in gioventù a quella sinistra valdostana laica ed autonomista dei Binel, dei Carral, dei Vacher, dei Savioz che si riconosceva nelle posizioni espresse sin dal 1919 sull'Ordine Nuovo nel noto articolo in cui si propugnava una Valle d'Aosta governata da un proprio Consiglio che esercitasse "un potere sovrano sugli affari della Valle".

Chiamato in servizio militare, Nouchy frequenta la scuola allievi ufficiali di Orvieto, diventa capitano di complemento, viene inviato sul fronte occidentale ove partecipa alle operazioni contro la Francia nel giugno 1940, poi in Albania e in Grecia. Sarà decorato al valor militare con croce di guerra. L'8 settembre 1943 si trova a Kalamata nel Peloponneso. Qui è anch'egli fatto prigioniero dai tedeschi ed inviato nei campi di concentramento, in Polonia.

Gravemente ammalato, viene rimpatriato. Rafforzato nelle sue convinzioni laiche ed antifasciste dalla tragedia della guerra, riprende subito i contatti con l'opposizione clandestina aostana ed opera a sostegno della Resistenza. In particolare, recupera munizioni che occulta in una buca scavata nel pavimento della panetteria paterna in via Sant Anselmo. Una staffetta partigiana, Anna Dati, passa poi a ritirarle nascondendole sotto il pane e le consegna al tredicesimo Gruppo "Chanoux".

Dopo la Liberazione, Nouchy partecipa attivamente alla cruciali vicende politiche dell'immediato dopoguerra nelle file della sinistra comunista che lo designa a far parte del primo Consiglio della Valle di emanazione CLN, costituito sulla base del decreto luogotenenziale 7 settembre 1945.

Il 10 gennaio 1946 Nouchy è nominato Assessore all'Agricoltura e foreste, settore che conosce in modo approfondito sia sulla base di studi e letture, sia per l'attività che ha direttamente svolto nelle proprietà agricole della famiglia a Saint-Marcel.

Chi ha lavorato al suo fianco ricorda lo spirito innovativo con cui affronta la situazione dell'agricoltura in quel difficile dopoguerra caratterizzato da risorse finanziarie esigue ed impellenti necessità di ricostruzione. Si preoccupa, per esempio, di quel territorio attraversato dalla statale in territorio di Quart, alle porte di Aosta, che egli descrive come "una plaga paludosa interamente ricoperta da canneto, in molti tratti soggetta all'allagamento della Dora". Nouchy è fra i promotori delle iniziative di bonifica che, attraverso il Consorzio Quart - Villefranche, avrebbe dovuto consentire di mettere a coltura circa 500 ettari di terreno, realizzando - egli scrive - "l'antica aspirazione dei più intelligenti fra gli abitanti di Quart, Pollein, Brissogne e Saint-Christophe".

Spirito innovativo di cui Nouchy informa il programma in materia di agricoltura, in gran parte opera sua, con cui il Blocco socialista progressivo si presenta alle elezioni del 24 aprile 1949. Vi si propone l'istituzione di un centro sperimentale regionale di agricoltura per l'incremento delle colture e dei prodotti tipici con annessa scuola di agricoltura; lo spietramento degli alpeggi; la fertirrigazione; la costituzione di un ente per il credito agrario e di casse mutue contro la mortalità del bestiame, ed ancora iniziative per la ricomposizione fondiaria.

Si occupa con passione anche dell'intricata questione del Parco nazionale del Gran Paradiso. Il decreto 11 dicembre 1933, n° 1718 aveva soppresso la Commissione reale che gestiva in modo autonomo il Parco demandandone l'amministrazione all'Azienda di Stato per le foreste demaniali.

Nell'immediato dopoguerra il Ministero del Tesoro esprime parere contrario all'istituzione di un ente parco che, nel mutato contesto, operi nuovamente con una gestione autonoma. Spetta a Nouchy recarsi più volte a Roma, in condizioni anche materiali certamente non facili, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, i Ministeri dell'Agricoltura e del Tesoro, l'onorevole Calamandrei e quant'altri per perorare la causa della ricostituzione del Parco nazionale del Gran Paradiso.

Nota è la sua determinazione nell'operare sempre in stretto contatto con i diretti interessati e nel cercare di far diventare protagonista il mondo agricolo allora largamente emarginato dai centri decisionali. Nouchy auspicava che nel futuro Consiglio fossero eletti numerosi agricoltori. In tale ottica si situa anche la sua proposta, discussa dal Consiglio il 5 dicembre 1946, di consentire l'uso "oltre che dell'italiano e del francese - si legge nel verbale della seduta - anche del patois, al fine principalmente di dare modo ai contadini che entreranno a far parte del Consiglio, e non abbiano sufficiente dimestichezza con la lingua italiana e la lingua francese, di esprimersi convenientemente". Proposta che il Consiglio approva a larga maggioranza, 19 contro 3, accogliendo il principio del libero uso del patois nelle discussioni delle adunanze di Consiglio e di Giunta.

Nell'elezione del primo Consiglio della Valle, proprio per questa sua capacità di essere parte organica della popolazione valdostana ("sono cresciuto fra voi", scrive in un appello al voto), di proporre soluzioni innovative, ma concrete, ai problemi reali del mondo agricolo, pur non essendosi potuto impegnare direttamente nella campagna elettorale a causa di persistenti febbri malariche, Nouchy ottiene un significativo successo, risultando, con 15.077 voti, di gran lunga il primo degli eletti del Blocco socialista progressivo.

A fianco dell'impegno nel settore di sua specifica competenza, Nouchy fornisce il suo contributo anche su questioni di carattere generale. Va ricordato, in particolare, un suo intervento nell'acceso dibattito svoltosi in seno al Consiglio il 7 marzo 1946 sulla garanzia internazionale dell'autonomia valdostana. Com'è noto, la questione era stata posta già nel documento sottoscritto il 19 maggio 1945 da vari esponenti valdostani di differente ispirazione politica ed era diventata l'elemento centrale del dibattito politico in Valle d'Aosta.

Il 7 marzo, il Consiglio, sulla base di un ordine del giorno di cui primo firmatario era Severino Caveri, è invitato ad esprimere "adhésion pleine et entière au principe d'une garantie internationale". Federico Chabod, Presidente del Consiglio, si oppone alla possibilità stessa che il Consiglio si pronunci sulla questione.

E' a questo punto che Nouchy presenta una mozione in cui in termini espliciti si pone l'accento su uno degli aspetti che hanno caratterizzato negativamente quella fase della vita politica valdostana e lo stesso dibattito sulla garanzia internazionale ed hanno contribuito ad impedire il conseguimento di più avanzati obiettivi. "Il est temps d'en finir - recita la mozione - avec les querelles et les vaines discussions entre hommes et personnalités. Trop de temps a déjà été perdu en stériles discussions. Ces discussions ont pour objectif de diviser les populations de notre Vallée et de paralyser tout effort tendant à apporter plus de bien-être à la Vallée".

Dopo aver svolto il suo mandato con passione civica, abnegazione, dirittura morale, senza clamori o spirito di protagonismo, Nouchy riprende, con discrezione, la sua attività di funzionario dell'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale.

Abbandona poi la Valle d'Aosta, trasferendosi in Liguria, a Santo Stefano al Mare, a pochi chilometri da Imperia, alla ricerca di quella serenità che qui, in una Valle forse un po' ingrata, nelle istituzioni e nei partiti, non riusciva più a trovare. Serenità che riscopre invece sulla costa ligure, seduto per ore a pescare in quel mare verso il quale, con il passare degli anni, prova un'attrazione sempre più profonda e che diventa anzi il suo referente fondamentale, e di fronte al quale chiese espressamente che fosse posta la sua ultima dimora.

A Renato Nouchy vadano oggi, senza alcuna retorica, il nostro commosso ricordo e il più sincero ringraziamento per l'opera svolta in questo Consiglio della Valle in favore della Comunità valdostana.

Alla sorella Elda, al fratello Ezio, a tutti i familiari rinnoviamo le più sentite condoglianze.

Président Je me permets simplement d'ajouter que très prochainement une délégation du Conseil de la Vallée rendra hommage à l'ancien Conseiller décédé à Santo Stefano al Mare en déposant une gerbe de fleurs sur la tombe de cet ancien collègue.