Objet du Conseil n. 315 du 17 décembre 1998 - Resoconto
SÉANCE DU 17 DÉCEMBRE 1998 (APRÈS-MIDI)
OGGETTO N. 315/XI Disegno di legge: "Modifiche alla legge regionale 15 dicembre 1994, n. 77 (Norme in materia di asili-nido), già modificata dalla legge regionale 16 aprile 1997, n. 13".
Articolo 1 (Modifiche all'articolo 5 della l.r. 77/1994)
1. L'articolo 5 della legge regionale 15 dicembre 1994, n. 77 (Norme in materia di asili-nido), è sostituito dal seguente:
"Articolo 5
(Dimensioni)
1. Non possono essere costituiti asili-nido con un numero di posti inferiore a quindici."
Articolo 2 (Modifiche all'articolo 14 della l.r. 77/1994)
1. L'articolo 14 della l.r. 77/1994 è sostituito dal seguente:
"Articolo 14
(Enti gestori)
1. La gestione degli asili-nido compete agli enti locali che la possono esercitare sia in forma diretta che indiretta, prioritariamente mediante convenzionamento con cooperative sociali.
2. Le cooperative sociali e gli altri soggetti convenzionati ai sensi del comma 1 si pongono quali strumenti degli enti gestori ai quali competono comunque la vigilanza e il controllo degli asili-nido."
Articolo 3 (Modifiche all'articolo 30 della l.r. 77/1994)
L'articolo 30 della l.r. 77/1994 è sostituito dal seguente:
"Articolo 30
(Titoli per l'ammissione al concorso per educatore)
1. Per l'ammissione al concorso per educatore di asilo-nido è richiesto, in deroga all'articolo 62, comma 1, lettera d), del regolamento regionale 11 dicembre 1996, n. 6 (Norme sull'accesso agli organici dell'Amministrazione regionale, degli enti pubblici non economici dipendenti dalla Regione e degli enti locali della Valle d'Aosta), il possesso di un titolo di studio ad indirizzo pedagogico, conseguente ad un corso di studi di durata almeno triennale, conseguito presso una scuola secondaria di secondo grado, ovvero di altri titoli di scuola secondaria di secondo grado integrati da successivi corsi ad indirizzo pedagogico di durata non inferiore a 2400 ore. E' considerato, altresì, titolo idoneo di ammissione al concorso il possesso di uno dei diplomi di laurea indicati all'articolo 31."
Articolo 4 (Modifiche all'articolo 32 della l.r. 77/1994)
1. Il comma 4 dell'articolo 32 della l.r. 77/1994 è sostituito dal seguente:
"4. Ogni asilo-nido è dotato di un numero di personale addetto ai servizi generali definito dall'ente gestore in relazione al numero degli utenti e alle caratteristiche architettoniche della struttura."
2. Dopo il comma 5 dell'articolo 32 della l.r. 77/1994 è inserito il seguente:
"5bis. In ogni asilo-nido avente una capienza di almeno venticinque bambini è previsto un coordinatore dell'asilo-nido a tempo pieno. Due enti gestori possono convenzionarsi al fine di prevedere un'unica figura di coordinatore dell'asilo-nido."
3. I commi 6, 7 e 8 dell'articolo 32 della l.r. 77/1994 sono abrogati.
Articolo 5 (Modifiche all'articolo 36 della l.r. 77/1994)
1. L'articolo 36 della l.r. 77/1994 è sostituito dal seguente:
"Articolo 36
(Spese di gestione e di manutenzione ordinaria)
1. La Regione contribuisce alle spese di gestione e manutenzione ordinaria degli asili-nido sulla base di una quota capitaria per utente.
2. Possono essere previsti finanziamenti aggiuntivi riferiti a progetti specifici presentati dagli enti gestori.
3. La Giunta regionale individua la quota capitaria, nonché le modalità di erogazione, in relazione agli stanziamenti previsti dal bilancio triennale della Regione e, annualmente, gli eventuali finanziamenti aggiuntivi riferiti a progetti specifici."
Articolo 6 (Abrogazione degli articoli 37, 39 e 40 della l.r. 77/1994)
1. Gli articoli 37, 39 e 40 della l.r. 77/1994 sono abrogati.
Articolo 7 (Disposizioni transitorie)
1. Fino al 31 dicembre 2000, per la sostituzione del personale educativo assente dal servizio nei casi previsti dall'articolo 32, comma 5, della l.r. 77/1994, è utilizzata l'apposita graduatoria regionale in essere alla data di entrata in vigore della presente legge.
Président Le projet de loi en question a reçu l'avis favorable de la Vème Commission du Conseil régional qui a également formulé un amendement à l'article 2. La parole au rapporteur Conseiller Cuc.
Cuc (UV) Prima della lettura della relazione, vi comunico anche che l'Assessore Vicquéry ha presentato due emendamenti: il primo è un nuovo articolo 3 che va ad abrogare l'articolo 30 concernente i titoli per l'ammissione al concorso di educatore, il secondo aggiunge un secondo comma all'articolo concernente le norme transitorie.
Sono essenzialmente due gli obiettivi proposti dalla Giunta regionale nella modifica di questa legge: una maggiore competenza agli enti locali per la gestione degli asili e l'adeguamento delle norme per un migliore funzionamento delle strutture stesse.
L'articolo 1 modifica l'articolo 5, andando ad eliminare la figura del micro asilo-nido. Nella fattispecie, nella legge vigente, sono previste due tipologie di strutture: a) articolo 5, comma 2: il micro asilo-nido ha una ricettività minima di 10 bambini e massima di 15, tali strutture possono essere costruite come nuclei decentrati di altri asili nido o come sedi aggregate di scuole materne; b) articolo 5, comma 1: non possono essere costruiti asili nido con un numero di posti inferiore a 25 e superiore a 50 unità.
Inoltre l'articolo 25, comma 1, recita: "Il personale dell'asilo-nido si distingue in tre figure professionali: 1) il coordinatore dell'asilo nido, 2) personale educativo, 3) personale addetto ai servizi generali".
È chiaro quindi il vuoto legislativo per strutture con capienze fra i 16 e i 24 bambini che non possono ricadere né nella definizione di micro asilo-nido, né in quella di asilo-nido. La proposta di definire un'unica tipologia di servizio, asilo-nido, con una capienza minima di 15 bambini senza limitare la capienza massima, consente ad ogni ente gestore di stabilire sulla base delle strutture disponibili e le esigenze rilevate nonché con il parere delle autorità sanitarie la capienza ritenuta più idonea.
L'articolo 5 bis prevede che la figura del coordinatore sia presente a tempo pieno nelle strutture che hanno una capienza minima di 25 unità; si prevede altresì la possibilità per enti gestori di asili-nido con numero di utenti dalle 15 alle 24 unità di convenzionarsi al fine di prevedere un'unica figura di coordinatore.
La modifica dell'articolo 14 prevede una maggiore libertà agli enti gestori, i quali possono gestire gli asili-nido in forma diretta o avvalendosi di convenzioni con cooperative sociali iscritte all'Albo delle cooperative sociali. L'ente gestore rimane sempre il responsabile del buon funzionamento del servizio, vigilando e controllando l'attività svolta negli asili-nido.
L'articolo 32, comma 4, dà facoltà agli enti gestori di definire in modo più flessibile la gestione del personale addetto ai servizi generali, cuochi, addetti alle pulizie in base alle caratteristiche architettoniche della struttura.
L'articolo 36 stabilisce il finanziamento sulla base di una quota capitaria con possibilità di altre variazioni in base a problematiche diverse, ad esempio, costi fissi di gestione per asili-nido ubicati in montagna o su presentazione di progetti specifici.
Fondamentale è la responsabilizzazione dell'ente gestore sui costi di gestione. Rimane compito della Giunta regionale l'individuazione della quota capitaria e delle modalità di erogazione.
Nelle disposizioni transitorie, per ciò che riguarda la sostituzione del personale educativo, è consentito agli enti gestori di utilizzare la graduatoria regionale attuale sino al 31 dicembre 2000. L'emendamento proposto, articolo 7, comma 2, abroga esplicitamente le disposizioni dell'articolo 30 della legge regionale n. 77/94, peraltro non più in vigore, ai sensi dell'articolo 66, comma 1, della legge regionale n. 45/95, legge regionale di riforma.
Nello stesso comma si prevede una deroga per la prima applicazione della legge che consente la partecipazione ai concorsi per la figura di educatore anche ai candidati in possesso di un titolo di studio triennale e quadriennale purché ad indirizzo pedagogico. Possono essere altresì ammessi al concorso di educatori coloro i quali sono in possesso del diploma di laurea in pedagogia, scienze dell'educazione, psicologia o titolo equipollente.
Président Si l'Assesseur ne demande pas la parole, nous ouvrons la discussion générale sur le projet de loi.
La parole au Conseiller Marguerettaz.
Marguerettaz (Aut) Questo disegno di legge per alcune parti ci convince, per altre no, quindi compito mio è quello di dire quali parti ci convincono e quali invece ci destano delle perplessità. Inizio a dire quelle positive che noi riteniamo tali.
Credo sia positivo il fatto che si dia la gestione degli asili-nido agli enti locali così come ritengo altrettanto positivo togliere dalla vecchia normativa il parametro per quanto concerne il personale addetto alla cura dei bambini che se non vado errato era di 1 a 6. Lasciare in mano all'ente gestore la possibilità di decidere autonomamente, chiaramente con responsabilità, il numero ideale di personale necessario credo sia sicuramente una cosa utile. Fin qui le cose che ci convincono.
Passando alle cose che ci sollevano ancora qualche perplessità, come è stato detto dal relatore con questa legge spariscono i micro asili-nido, spariscono e qui bisogna subito fare una riflessione perché se la memoria non mi fa difetto, ricordo che quando fu proposta in quest'aula l'istituzione dei micro asili-nido, non molti anni fa per la verità, la cosa fu presentata come un'innovazione assai significativa ed importante, addirittura all'interno di un panorama direi quasi nazionale.
A pochi anni di distanza siamo qui ad assumere questa legge che sta a sottolineare il fallimento di quell'iniziativa, un fallimento che mi è parso che l'Assessore abbia giustificato in Commissione adducendo le motivazioni che da un punto di vista meramente economico un micro asilo con un'utenza di 10 bambini è di difficile gestione. Una riflessione vorrei fare su questo punto.
Con la legge sulla famiglia siamo andati ad individuare alcuni servizi alternativi all'asilo-nido, cioè che vengono incontro a situazioni e familiari e di dislocazione sul territorio che rispondono con più efficacia rispetto ad una eventuale offerta di un servizio quale l'asilo-nido, penso ad esempio alle tate familiari. È altrettanto vero però che non riesco a capire fino in fondo la motivazione per la quale si cancella la possibilità di dare vita a dei micro asili-nido. Penso che non sia un principio giusto abrogare una possibilità perché la possibilità non ha fin qui avuto risposta e, per quanto mi riguarda, ritengo che se questo è successo, la motivazione è anche da andare a ricercarsi in come è impostata la legge originaria che regola l'organizzazione degli asili-nido.
C'è un altro punto di questa legge che o andrebbe verificato, approfondito ed eventualmente modificato, o addirittura abrogato; mi riferisco alla normativa ancora in vigore che questo disegno di legge non modifica ed è il penultimo capo della legge, laddove si parla di asili-nido privati.
Questo è un capo della legge che dà la possibilità ai privati di farsi degli asili-nido, ma a questo riguardo poi la legge non dice altro. Allora c'è da chiedersi innanzitutto il senso che ha una normativa di questo genere, cioè una legge che dice che il privato può fare un asilo-nido e la Regione lo autorizza; l'unica cosa gli si mette un po' di burocrazia nel senso che questo per farsi l'asilo-nido deve ottenere l'autorizzazione della Regione, ma non dice una parola di più.
Per quanto riguarda in particolare - e qui torno a quello che dicevo prima - la nascita di eventuali micro asili-nido, ritengo che questa potrebbe essere un'opportunità data al privato che probabilmente ha sistemi di gestione del servizio più efficienti rispetto a quelli che ha il pubblico, in questo caso la Regione, e che potrebbe dar vita per situazioni familiari e locali particolari a dei micro asili-nido privati, ma - e qui sta il punto - con un aiuto della Regione. Così come la Regione decide, attraverso questa proposta che stiamo discutendo, di venire incontro in maniera più puntuale per quanto concerne i contributi che verranno dati agli enti locali, per quanto concerne i privati - come dicevo - non è previsto il becco di un quattrino, quindi una riflessione in questo senso, visto che mettiamo mano alla legge madre, poteva essere fatta e questa è una perplessità che ci rimane.
La seconda perplessità ho avuto già modo di farla presente all'Assessore in Commissione e riguarda l'articolo 14 dove parliamo degli enti gestori, dove non so se esistono delle normative a monte che in un certo senso ci costringono a formulare un articolo così come è stato formulato. Qui si dice che gli enti locali - comuni o singoli o associati - possono gestire direttamente un servizio di asilo-nido e poi, quando gli si offre la possibilità - che mi sembra logica - di gestirlo in maniera diretta, si inserisce nel comma 1 dell'articolo 14 una parola che a mio giudizio burocratizza molto - a meno che, ripeto, non si sia costretti da altra normativa - e può creare delle difficoltà a determinati enti. Perché si dice, come i colleghi avranno avuto modo di leggere, che la gestione degli asili-nido compete agli enti locali che la possono esercitare sia in forma diretta che indiretta, prioritariamente mediante convenzione con cooperative sociali.
Questo vuol dire che da un punto di vista procedurale un comune, che decide di gestire indirettamente un servizio quale l'asilo-nido, deve bandire una gara di appalto, a invito o non so come, ma rivolta alle cooperative sociali. Questa mi sembra una forzatura. E qui emerge un altro grosso discorso che se avessimo occasione di approfondire nel corso della legislatura non sarebbe male, quello delle cooperative sociali, perché anche qui le cose meriterebbero una riflessione. Abbiamo esempi di comuni laddove si è preferita la strada della cooperativa sociale a fronte di proposte di altre forme associative di carattere non "profit" che sarebbero state anche più convenienti per il comune stesso, ma che in questo caso, essendo una prassi quella di rivolgersi alle cooperative sociali, l'appalto della cosa in questione si è rivelato poi assai meno conveniente da un punto di vista economico. Perché obbligare i comuni o gli enti locali a percorrere prioritariamente questa strada sinceramente non lo capisco. Ripeto, o c'è una normativa a monte e allora è chiaro, o c'è una scelta politica e allora chiedo che sia giustificata o c'è una qualche piccola "lobby" anche in questo campo che ha spinto la cosa.
L'ultimo punto che ci crea qualche perplessità, ma sul quale non siamo aprioristicamente contrari, è l'articolo 5 che va a sostituire l'articolo 36 della legge n. 77. Qui c'è una volontà politica condivisibile, quella di dire: fin qui abbiamo rimborsato le spese gestionali degli asili-nido praticamente a piè di lista, oggi cerchiamo una via diversa e più seria che responsabilizzi anche gli enti gestori e via dicendo, scrivendo in legge che la contribuzione della Regione sarà fissata sulla base di una quota capitaria per utente.
Ripeto, la volontà di andare nella direzione di modificare il sistema attuale ci convince, vorremmo però sapere dall'Assessore cosa significa andare a stabilire una quota capitaria per utente. Il costo del singolo utente non è uguale per tutti gli asili-nido perché il costo della gestione dell'asilo-nido è dovuto in gran parte anche alle spese di gestione della struttura, penso al riscaldamento, all'elettricità eccetera, voci che hanno un peso diverso a seconda del tipo di struttura che ospita il servizio. Allora quello che volevo chiedere all'Assessore, e anche qui penso che quando andremo a discutere sul sistema che gli uffici avranno elaborato certamente ogni dubbio sparirà, ma quello che volevo sapere è quali saranno i criteri che porteranno alla determinazione di questa quota capitaria che dal mio punto di vista difficilmente potrà essere uguale per tutti anche perché l'Assessore stesso ci confermava in Commissione che la forbice entro la quale troviamo il costo di ogni bambino ospite di un asilo-nido varia in maniera sensibile, credo nell'ordine di 800 mila o 1 milione il costo pro capite di un bambino.
In una struttura un bambino costa, mi sembra ci dicesse l'Assessore, 2,5 milioni e mezzo o qualcosa del genere, in un'altra arriva a costarci 3,3-3,4 milioni. Vi rendete conto che, nel momento in cui si parla di un costo pro capite, se diciamo 3 milioni, quello il cui costo è di 2,5 milioni avanzerà dei soldi - chiaramente non li percepirà, ma dico così per intenderci -, ma gli stessi soldi non saranno sufficienti per coprire le spese di gestione di quegli asili-nido dove invece il costo pro capite è di 3,5 milioni. A questo riguardo volevo sapere quali sono le intenzioni della Giunta.
Président La parole au Conseiller Frassy.
Frassy (FI) Su questo disegno di legge noi ci eravamo già soffermati in Commissione per cercare di capire alcune scelte che - lo devo confermare - non abbiamo capito in Commissione e difficilmente riusciremo a capire in aula. Abbiamo riconosciuto anche in Commissione all'Assessore degli aspetti positivi, mi riferisco all'articolo 5 che va a colmare quello che nella relazione viene definito il vuoto per le capienze fra 16 e 24, che prima non erano previste, o meglio non avevano configurazione in quanto gli asili andavano da 25 a 50 e i micro da 10 a 15. Rimangono comunque le perplessità sul fatto che il tetto minimo per costituire l'asilo-nido non sia stato identificato nei 10 utenti del micro asilo, ma nei 15.
Al di là di questo dettaglio ci sono alcuni altri aspetti che sono contraddittori rispetto agli indirizzi che la Giunta nel suo programma di legislatura e la legge nelle sue intenzioni dovrebbe di fatto realizzare e mi riferisco all'autonomia degli enti locali.
Ci sono dei momenti in cui l'autonomia degli enti locali viene sicuramente valorizzata, il personale dei servizi generali viene demandato alla discrezionale valutazione dell'ente locale per quanto concerne il numero ed è una scelta sicuramente positiva perché l'ente locale ha la possibilità di fare valutazioni sulla tipologia della struttura e su quelle che sono le esigenze reali del servizio. Diventa però difficile capire come possa conciliarsi con quest'ipotesi di emancipazione dell'ente locale l'articolo 36 che innova tutto l'aspetto del finanziamento.
Ora, l'innovazione c'è perché vi è una modifica rispetto a quella che era la previsione del precedente dettato normativo; sostenere che sia un'innovazione positiva ci lascia delle perplessità perché il meccanismo dell'articolo 36 è incentrato sulla quota capitaria per utente e in Commissione ci siamo domandati a più riprese cosa intendesse l'Assessore nel momento in cui la legge parlava di quota capitaria anche perché dice l'articolo 36 che la quota capitaria è individuata dalla Giunta regionale in relazione agli stanziamenti di bilancio e questo può essere sicuramente legittimo, ma non è compatibile con quelle tempistiche che necessitano all'ente locale per poter gestire in autonomia le proprie risorse. E questo perché i tempi del bilancio regionale coincidono con i tempi dei bilanci degli enti locali, di conseguenza è evidente che all'ente locale, in mancanza di un riferimento prefissato sulla quota capitaria, rimane l'incertezza più assoluta sul fatto che possa essere confermato o meno il finanziamento dell'anno precedente.
Ecco perché auspicavamo che la quota capitaria trovasse già nel testo della legge una sua predefinizione, soggetta poi a quelle che potevano essere le variazioni di adeguamento ISTAT o soggetta a quelle che potevano essere variazioni per situazioni particolari, straordinarie, eccezionali.
Questo meccanismo di finanziamento che, dichiarava l'Assessore, vuole per certi versi responsabilizzare l'ente locale, noi riteniamo che non solo non lo responsabilizzi, ma non lo metta nelle condizioni di poter essere autonomo da un punto di vista di quelle che sono le valutazioni di spesa. E non solo, la quota capitaria - non è scritto in maniera chiara nella legge, ce lo ha detto l'Assessore in Commissione, probabilmente lo ribadirà in aula - sarà una quota capitaria variabile e quindi né preordinata né predefinita per queste situazioni.
Se questo è vero, sarebbe opportuno che venisse specificato che la quota capitaria sarà individuata in relazione agli stanziamenti di bilancio, ma anche in relazione alla configurazione delle singole realtà dei singoli plessi…
Vicquéry (fuori microfono) … l'emendamento…
Frassy (FI) … l'emendamento non l'ho letto nella sua interezza, mi riservo di leggerlo quando lo discuteremo.
Questo per dire che ci sono dei passaggi di questa legge che sono contraddittori rispetto alle finalità che la legge stessa voleva percorrere.
Un altro aspetto sul quale abbiamo delle forti perplessità riguarda la figura del coordinatore. L'articolo 5 bis, che viene introdotto, prevede l'obbligatorietà per le strutture, che hanno una capienza minima sino a 25 unità, di avere un coordinatore a tempo pieno e la possibilità per le strutture fra 15 e 24 di convenzionarsi ai fini del coordinatore.
La possibilità così prevista dall'articolo 5 bis non comporta, come alternativa, l'obbligo di avere il coordinatore a tempo pieno, ma comporta come alternativa la possibilità di non avere il coordinatore.
È evidente che questa situazione che viene a crearsi comporta una disparità non soltanto da un punto di vista, Assessore, dei costi gestionali, ma comporta anche un dubbio di fondo sulla funzione del coordinatore perché il coordinatore non ha un rapporto diretto con i bambini, il coordinatore ha un rapporto diretto con gli istruttori, con il personale educativo e se questo personale educativo ha la necessità di essere coordinato, non capiamo per quale motivo questa necessità vi sia soltanto nelle strutture più grandi e non in quelle più piccole.
Paradossalmente dovrebbe essere vero l'opposto perché nelle strutture più grandi il maggior numero di educatori ha possibilità di confrontarsi, di scambiarsi quelle che sono le esperienze educative, mentre nelle strutture più piccole l'unicità dell'educatore impedisce questo scambio di esperienze. Perciò anche quest'articolo 5 bis è un'innovazione che per certi versi non è comprensibile in quanto non arriva a far capire all'ente locale e all'utente quale sia la funzione di questo coordinatore.
Questi sono tutti aspetti che avevo già sollevato in Commissione sui quali peraltro non c'era stata poi una definizione da parte dell'Assessore. Mi auguro che in aula ci possano essere maggiori definizioni anche perché quel voto di astensione che avevo espresso in Commissione era subordinato all'esito del dibattito in aula. Perciò le valutazioni che l'Assessore vorrà formulare su queste perplessità che ho espresso andranno a modificare in peggio o in meglio quel giudizio che era stato espresso in Commissione.
Président La parole à la Conseillère Squarzino Secondina.
Squarzino (PVA-cU) Parliamo di un disegno di legge che è ridotto proprio ai minimi termini perché modifica solo alcuni aspetti della precedente legge, quindi inevitabilmente riprenderò alcuni degli argomenti già presentati dai colleghi senza dilungarmi ulteriormente.
Questo disegno di legge cerca di rispondere ad un problema reale: al fatto, cioè che ci sono dei micro asili, come ad esempio Gignod e Sarre, che si trovano ad avere una quindicina di bambini e che non riescono a trovare una loro collocazione all'interno dell'attuale organizzazione prevista dalla legge sugli asili-nido.
A questo problema, che è reale, viene data però, a nostro avviso, una risposta che risolve la situazione forse di questi due asili-nido, quindi risolve una situazione specifica, ma crea ulteriori problemi e complica ulteriormente il sistema perché tutta la legge è stata pensata come un'organizzazione per dimensioni abbastanza grandi, tant'è vero che laddove si pensava a piccole dimensioni le si relegava all'organizzazione della scuola materna.
Ora, nel momento in cui andiamo ad incidere su un aspetto della legge, cioè soltanto sulla modifica del numero di utenti che può giungere fino a 16 per essere considerato un asilo, ma non interveniamo su tutto l'insieme della struttura, assistiamo a due elementi che non funzionano.
Il primo riguarda il coordinatore; se è vero che il coordinatore ha tutta una serie di funzioni interessanti quali curare la gestione economica dell'asilo-nido, dirigere, coordinare e controllare l'attività del personale, mantenere i rapporti con l'équipe psico-socio-sanitaria, curare in accordo con l'Assemblea del personale tutte le ipotesi pedagogiche, coordinare le attività pedagogiche, tenere i collegamenti con il coordinatore a livello regionale per collaborare sui programmi, quindi se il coordinatore deve fare tutte queste cose e se nella legge sono previste delle realtà in cui non esiste più la figura del coordinatore, perché l'ente gestore è obbligato a prendere il coordinatore se ha almeno 25 utenti (se ne ha di meno, può prenderlo in convenzione con un altro ente gestore), in un asilo-nido con un numero di utenti che varia da 16 a 25 in cui l'ente gestore non è obbligato ad assumere un coordinatore, chi esercita tutte queste funzioni?
Seconda osservazione. Sono andata a rivedermi anche la parte che riguarda i finanziamenti per le spese di investimento; tutta questa parte, l'articolo 35 in modo particolare, prevede una serie di interventi di studi di valutazione delle condizioni necessarie per realizzare una nuova opera, prevede un'indagine socio-demografica cioè tutto un lavoro molto consistente che, se è comprensibile, giustificabile e necessario per strutture che ospitano fino a 50 utenti, perché si tratta di investimenti molto ingenti che devono avere una valutazione di coerenza con il territorio in cui vanno ad essere costituiti, se cioè è opportuno per le grandi strutture, non lo è più per queste piccole strutture che questo disegno di legge prevede. Quindi c'è questo secondo elemento che, a nostro avviso, è in contrasto con l'intera struttura della legge.
C'è poi l'elemento che riguarda la quota capitaria e io qui rifaccio mie le stesse domande poste dai colleghi, domande già poste in Commissione, cioè quali sono i criteri in base ai quali viene individuata questa quota capitaria? L'Assessore ci ha detto in Commissione che c'è una quota capitaria per utente sulla base di criteri che non si sa quali sono, di cui però uno dovrebbe almeno avere una vaga idea.
C'è quindi un parametro uguale per tutti; ci sono poi degli interventi differenziati per strutture per rispondere ad esigenze particolari. Per cui arriviamo all'assurdo, come ricordava Marguerettaz, che una struttura può richiedere delle grandi spese, superiori ad altre strutture di tipo diverso, non perché l'ente gestore non sia capace di gestire, ma per le dimensioni e le caratteristiche architettoniche delle opere.
Si può verificare il caso allora che una grande struttura proprio perché è grande (e che è costata già molto di più alla collettività al momento della costruzione) adesso richieda ulteriori finanziamenti dalla collettività per poter mantenere i bambini per cui, come al solito, chi ha di più continua ad avere di più, mentre le strutture che hanno realizzato dei locali funzionali, ma non così faraonici (costati sicuramente di meno alla collettività) non hanno diritto a una quota aggiuntiva, che risponde ad esigenze particolari che questi tipi di asili-nido incontrano. Questo è un aspetto che andrebbe precisato. Come andrebbe precisata un'altra cosa: se è vero che si sceglie la strada della quota capitaria per quanto riguarda i servizi all'infanzia, la mia domanda è se la stessa strada viene perseguita anche per i servizi agli anziani o se invece usiamo modalità e sistemi di finanziamento diversi dei servizi.
Infine, credo che ci sia un'esigenza reale di differenziare i servizi che riguardano la cura dei bambini; da più parti è stata affermata la necessità di "garderie", tata, cioè di risposte flessibili diverse. Ora, a nostro avviso era questo il momento per intervenire e dare questa risposta; la risposta di cui il territorio ha bisogno non è ridurre il numero degli utenti di ogni asilo-nido, ma individuare forme flessibili diverse non solo sulla carta, bensì realizzarle, incominciare a renderle possibili. Questa era la cosa da fare, Assessore, a nostro avviso.
Président La parole au Conseiller Curtaz.
Curtaz (PVA-cU) Proprio quest'ultima osservazione della collega Squarzino, che condivido pienamente, mi induce ad aprire una parentesi brevissima su una circostanza: circa due mesi or sono, a seguito di una petizione che avevamo ricevuto da parte di alcuni abitanti del Comune di Charvensod, il mio Gruppo aveva presentato un'interpellanza a proposito del mega progetto di asilo-nido dell'Envers, previsto a Plan-Félinaz.
In quell'occasione l'Assessore si disse disponibile a rivedere questo progetto anche perché necessitava comunque di adeguamenti normativi, adesso non ricordo la ragione tecnica, e nell'occasione fu invitata la V Commissione ad audire gli interessati e ad esaminare il problema. A seguito di quell'interpellanza credo che tutti i Capigruppo abbiano ricevuto un'ulteriore lettera del Comitato che ha raccolto le firme del Comune di Charvensod chiedendo di essere sentito dalla V Commissione. Vedo che il Presidente Rini non è interessato alla cosa, però vorrei chiedergli se mi ascolta un attimo, scusi, Rini, ma sto parlando di lei da circa dieci minuti…
Président Les conseillers sont priés de garder leur place pendant la séance.
Curtaz (PVA-cU) Non so se devo ripetere tutto…
Président … vous pouvez continuer, Conseiller.
Curtaz (PVA-cU) Volevo solo invitare il Presidente Rini, come era stato fatto circa 2 mesi or sono, a convocare la V Commissione mettendo quale punto all'ordine del giorno le problematiche relative al realizzando asilo-nido di Pont-Suaz, audendo l'Assessore Vicquéry, quanto meno le comunità interessate attraverso i sindaci e i rappresentanti del Comitato che ha raccolto le firme per una ridefinizione di quel progetto.
Président Il n'y a plus de requêtes d'intervention en discussion générale, je ferme la discussion générale. La parole à l'Assesseur à la santé, au bien-être et aux politiques sociales, Vicquéry.
Vicquéry (UV) Voglio fare una premessa. Questo disegno di legge, che è contenuto nel suo articolato perché sono 5 articoli e anche striminziti, è stato oggetto di approfondito esame "préalable" con gli enti gestori e soprattutto con gli operatori interessati, che "à maintes reprises" avevano fatto presente ai tecnici dell'Assessorato, in primo luogo al Coordinatore pedagogico dell'Assessorato, alcune incongruenze e alcune difficoltà gestionali. Per questo motivo è nato il disegno di legge, per correggere queste incongruenze senza stravolgere il significato stesso della legge in vigore che, come sapete, è entrata in vigore nel 1994, ma che nella legislatura precedente per molti motivi si era arenata nei cassetti degli uffici perché era ed è un provvedimento organico di notevole spessore.
Non mi ricordo, Consigliere Marguerettaz, se all'epoca dissi che i micro asili erano una novità nel panorama nazionale, può anche darsi che lo abbia detto; devo dire che ero molto all'oscuro della gestione come lo eravamo tutti in questi anni, qualcosa di più si è potuto accertare sul funzionamento nel bene e nel male di queste strutture e devo dire che un impulso c'è stato nella costruzione degli asili-nido, anche se siamo ancora nella media nazionale fra le regioni che si pone a metà strada rispetto alle regioni dove il numero degli asili-nido in rapporto alla popolazione è molto più alto.
Faccio riferimento per esempio all'Emilia Romagna e questo per mille motivi perché il concetto stesso di asilo-nido in una Regione tradizionalmente montanara come la nostra e con una cultura "enracinée" nel villaggio difficilmente attecchisce. Per questo motivo nella legge all'articolo 35 si era detto che non ci metteremo a costruire asili-nido così; lo si costruisce previa attenta analisi demografica del bisogno e delle esigenze della popolazione, ma è un'analisi che viene fatta dagli enti locali in collaborazione con i nostri servizi, non è niente di straordinario. Si tratta di far capire bene alla gente a cosa si va incontro, quali costi possono essere sostenuti, quali sono gli aspetti favorevoli e quali sono le difficoltà gestionali.
E allora perché è stato un insuccesso, chiede Marguerettaz, il micro asilo? È stato un insuccesso perché laddove viene posta l'esigenza, e l'esigenza viene dalle famiglie, in genere si tratta di zone con un bacino di utenza superiore alle necessità dei micro asili; è stato un caso che stava per nascere il micro asilo di Sarre, ma stava per nascere perché quel micro asilo era consorziato con il Consorzio dell'Envers tant'è che poi, nel momento in cui è uscito il Consorzio dell'Envers, ci siamo trovati nella difficoltà di dargli una connotazione giuridica al micro asilo di Sarre perché non era un asilo, ma non aveva la capienza proprio come numeri di richieste di utenza e soprattutto come spazi di locali per essere considerato un asilo-nido.
Gignod è nato anche per dare una risposta non a Gignod quanto alle due vallate della Coumba Freida e qui ci siamo trovati nella difficoltà di considerare strutturalmente quest'istituto perché, essendo previsto in legge che il micro asilo costituisce il nucleo decentrato, una sede aggregata della scuola materna, non si è riusciti a farlo passare nei consigli direttivi della scuola materna né come sede aggregata né come nucleo decentrato. Per questo motivo e anche perché non c'è nessuna richiesta agli atti, si va ad eliminare questa figura.
Si elimina questa figura, ma non si sconvolge il mondo perché giochiamo su una forbice di 5 utenti rispetto alla situazione attualmente in vigore perché, abbassando il numero degli utenti per l'asilo-nido a 15 rispetto a prima, di fatto giochiamo su 5 utenti e non mi pare che sia il caso di dilungarci troppo su questo motivo. Io mi preoccuperei piuttosto sull'aspetto gestionale e sull'aspetto organizzativo degli asili-nido stessi.
Marguerettaz mi chiede anche perché non si dà l'opportunità al privato di istituire il micro asilo. Non la si dà né al privato né al pubblico perché lo si elimina, ma il privato in genere anche qui dai documenti agli atti che abbiamo si muove laddove c'è un certo bacino di utenza che è ben superiore ai 15.
Faccio riferimento all'unica esperienza che conosco bene, quella di Saint-Vincent, che sta ragionando in termini di comunità montana, di asilo-nido comprensoriale addirittura per cui il problema per il privato si potrà porre e si porrà nel momento in cui vengono messe in piedi la "garderie" e la tata familiare. Su questo, anche rispondendo alla domanda della Consigliera Squarzino, devo dire che il documento è quasi pronto, il gruppo di lavoro si è riunito più volte, proprio la settimana scorsa mi ha consegnato i verbali delle riunioni; checché se ne dica, c'è molta dialettica interna al gruppo di lavoro che è composto da rappresentanti degli enti locali, da rappresentanti tecnici, da rappresentanti del mondo della cooperativa sociale, non c'è assolutamente identità di vedute tra gli stessi. È stata fatta una corposa ricerca scientifica e di documentazione sull'argomento e si vuole mettere in piedi un servizio che prenda spunto dagli aspetti favorevoli di altre esperienze, timide esperienze che sono partite per evitare che decollino le esperienze e poi si interrompano a metà strada perché alcune di esse sono tragicamente fallite. Secondo me lo spazio operativo del privato è soprattutto in questo settore e su questo dovremo discutere perché anche a livello di impostazione tecnica non tutti interpretano la volontà del legislatore in questo senso.
Marguerettaz mi chiede sulla questione degli enti locali; il fatto di poter gestire direttamente va bene, ma vuole sapere perché si è inserito questo prioritariamente in riferimento alle cooperative sociali. Questa è una scelta politica, ma è una scelta politica che deriva dalla legge quadro sulla cooperativa sociale, la legge regionale n. 27/98 che dà un'indicazione precisa all'Amministrazione regionale, ma non solo, alle comunità locali.
Dice la legge n. 27 che con atto amministrativo dovranno essere definiti i settori nei quali prioritariamente si deve fare riferimento al mondo della cooperazione sociale e qui c'è una grossa spinta da questo settore che ricordo sta crescendo enormemente in Valle. Non parliamo solo di cooperative edilizie o cooperative del settore produttivo, parliamo di cooperative sociali di tipo A e di tipo B che hanno negli ultimi 5-6 anni dato un'occupazione forte al settore con una snellezza operativa molto maggiore rispetto a quella dell'ente locale per molti problemi tant'è che la gestione diretta sta diventando un'eccezione.
Dagli ultimi contatti che ho, le amministrazioni comunali che stanno aprendo hanno deciso di appaltare il servizio alle cooperative sociali. Qui si potrebbe chiedere: ma perché la cooperativa sociale e non il mondo dell'associazionismo, non una S.p.A. o una S.r.l. o quant'altro? È vero, la domanda è legittima e se si facesse un'altra scelta potrebbe essere altrettanto legittima, però dobbiamo dircelo in camera "caritatis", la legge quadro sulla cooperativa sociale è una legge blindata, è una legge che monopolizza in Valle d'Aosta tutto il settore della cooperativa sociale, nel senso che dà la possibilità di evitare ingressi impropri su settori così delicati come i settori di gestione di servizi alle persone. Non stiamo parlando di costruire case, ma stiamo parlando di servizi alle persone ed è molto delicato.
Qualcuno ieri ha citato l'appalto famigerato dell'USL per le pulizie dell'Ospedale; parliamo di pulizie dell'Ospedale, i risultati di abbattimenti così alti dei prezzi base porta a non dare dei servizi o a far sì che poi le cooperative non paghino i dipendenti e non si possa ricorrere perché a volte i dipendenti sono soci delle cooperative e in quanto tali non possono rivalersi nei confronti del datore di lavoro perché essi stessi sono i propri datori di lavoro. Noi vogliamo blindare questo settore dei servizi alle persone e lo blindiamo così senza evidentemente dire che chi c'è ormai c'è e ha diritto di avere tutto, ma perché la cooperativa sociale? Perché sulla cooperativa sociale noi come Amministrazione regionale abbiamo la possibilità di intervenire.
Ricordo che le cooperative sociali devono essere iscritte ad un registro e a un albo che sono regolarmente controllate da una commissione specifica, la quale ha il compito di verificare se queste cooperative mantengono o meno il possesso dei requisiti sia soggettivi che oggettivi. Questa è una garanzia per poter verificare se diamo in mano dei servizi all'infanzia o servizi all'anziano o servizi alle persone a delle strutture che sono adeguatamente preparate.
Questo è molto, molto importante e proprio per questo motivo si è ritenuto di indicare con quest'avverbio, prioritariamente, la strada per gli enti locali per svolgere i loro capitolati di appalto perché proprio alcuni enti locali ci avevano posto il problema che, così com'era formulata la legge attualmente esistente, non c'era quest'obbligo di espletare prioritariamente questa gara di appalto. Secondo noi c'era già perché c'era già la legge precedente sulle cooperative sociali di competenza dell'ex Assessorato dell'industria e commercio, ma così abbiamo voluto chiarirlo maggiormente per evitare equivoci.
I Consiglieri Marguerettaz e Squarzino mi chiedono anche sull'aspetto dell'articolo 36, sulla quota capitaria. Qui ricordo che proprio in seguito al dibattito che è avvenuto in V Commissione, già in quella sede è stato presentato e votato l'emendamento che specifica meglio quanto abbiamo cercato di dire in parte; specifica cioè che l'emendamento n. 1 legato al disegno di legge aggiunge dopo "La Giunta regionale individua la quota capitaria, le modalità di erogazione" le parole "in relazione a parametri oggettivi di valutazione dei costi di esercizio delle singole strutture". Questo lo abbiamo messo in V Commissione proprio sentendo le osservazioni che venivano fatte. Allora qui delle due l'una.
Si chiede perché non viene indicata in legge la quota capitaria: in primo luogo perché saremmo in contrasto con la 45 perché se dobbiamo delegificare non andiamo in legge a fissare una quota capitaria; in secondo luogo perché questa quota capitaria potrà variare annualmente a seconda dei rendiconti e degli interventi che noi stessi potremmo mettere a carico degli enti locali.
Evidentemente questa partita va discussa con gli enti locali; l'intenzione è di fissare una quota capitaria base che vale per tutti gli enti locali e di definire delle variabili indipendenti a seconda di aspetti specifici che vengono registrati all'interno di ogni singola struttura.
Faccio riferimento al valore sociale, alla situazione sociale dei singoli bambini, delle singole famiglie perché non possiamo addossare in carico agli enti locali un minore incasso se in quella comunità c'è una situazione sociale che fa sì che l'80 percento dei bambini sia esente dalla retta. Così come non possiamo mettere a carico degli enti locali costi imprevisti che non derivano da loro scelte personali, però dobbiamo dircelo chiaramente: noi vogliamo con questo responsabilizzare direttamente gli enti locali sulla gestione perché il sistema a piè di lista probabilmente siamo rimasti gli unici nel panorama nazionale ad adottarlo.
Su domanda della Consigliera Squarzino rispondo che questo sistema verrà applicato, anzi è già stato inserito nella finanziaria anche per i servizi per gli anziani e anche su questa partita c'è già una bozza di lavoro su cui discutere. Andremo a definire una quota capitaria per le spese sanitarie a seconda del grado di non autosufficienza degli anziani e una quota capitaria per le spese generali che in una logica della riforma delle politiche sociali è a carico degli enti locali. Questo dice la bozza del disegno di legge "Signorino-Turco", attualmente in discussione, stabilisce cioè una distinzione chiara fra spesa sanitaria che è a carico del servizio sanitario dell'USL e spese generali che sono a carico degli enti locali e in quota parte del singolo utente. Per cui questo concetto, che comunque è stato accettato dagli enti locali, dovrà cominciare a fare i suoi piccoli passi e anzi abbiamo già iniziato ad applicarlo con la convenzione con il Bonifacio Festaz.
Frassy su questo tema mi chiede se viene rispettata l'autonomia degli enti locali e quale garanzia potrà avere l'ente locale nel momento in cui il tutto viene collegato alla finanziaria regionale, ma già oggi è così, già tutti gli interventi del grosso comparto dei trasferimenti della finanza locale avvengono così: l'Amministrazione regionale approva il bilancio, all'interno dei bilanci ci sono i capitoli per il trasferimento alla finanza locale per la gestione degli asili-nido, per la gestione delle microcomunità per anziani, per la gestione delle aree verdi, per la gestione di tutto il comparto della finanza locale.
Devo dire che non c'è mai stato nessun tipo di problema perché ci si basa sul bilancio triennale, tradizionalmente gli enti locali, nel momento in cui impostano il loro bilancio comunale, lo fanno in base sull'assegnato dell'anno precedente aumentato del tasso di inflazione. Quest'anno abbiamo già segnalato agli enti locali che i servizi per gli anziani devono aumentare il loro impegno di spesa dell'1,8 percento rispetto all'anno precedente però, definendolo poi con la quota capitaria, il sistema si semplificherà sicuramente rispetto ad oggi perché ad oggi ci sono degli sbalzi notevoli sui rendiconti per cui, essendoci comunque un impegno di spesa sul triennale, i comuni sanno su cosa basarsi.
Sul problema del coordinatore che mi viene posto sia da Frassy che da Squarzino anche qui il discorso deriva da proposte degli stessi operatori che con forza ribadiscono la necessità di avere un coordinatore per le strutture più grandi. Alle strutture più piccole si dice: "Convenzionatevi, fate in modo di mettervi d'accordo sia con accordi di programma fra comuni nel momento in cui ci sia una gestione diversa dell'asilo da parte dei due comuni, sia addirittura senza necessità di accordo di programma nel momento in cui ci sia la stessa cooperativa che gestisce i due". Per i piccoli oggi questa funzione viene svolta impropriamente da un operatore che fa un po' il coordinatore, che fa i turni, che firma le ferie e quant'altro, ma ci sono dei problemi di pari livello che tutti possiamo capire perché se c'è un ruolo prestabilito la funzione viene rispettata, se non c'è un rapporto gerarchico, questo salta.
Problemi grossi io non me li porrei, poi tutte le leggi sono perfettibili, vanno messe in campo, vanno provate, ma a noi pare di poter dire che con questa formulazione non è vero che c'è la possibilità di convenzionarsi solo per le più grandi strutture perché anche le più piccole possono convenzionarsi fra loro.
Ricordo che a monte di tutto questo personale c'è anche il coordinatore pedagogico che ha una funzione di interrelazione fra i vari servizi, funzione che già svolge egregiamente da questo punto di vista.
La Consigliera Squarzino dice che il coordinatore non esiste più, se ha meno di 25 è obbligato, è obbligato relativamente, ripeto, è invitato perché gli si dà la possibilità di convenzionarsi, nulla vieta che venga inserito un coordinatore part-time, cosa che nella legge viene detta chiaramente.
Per quanto riguarda il finanziamento all'articolo 35 in conto capitale, mi pare che il ragionamento fatto sia un po' azzardato perché il dire che si prevede tutta una procedura pesante che avrebbe un senso solo per le strutture grandi e non ha senso per le strutture piccole, mi pare sia un controsenso. Se metto in piedi una struttura piccola di un asilo per 15 utenti, a maggior ragione devo verificare che ci sia l'assoluta necessità di realizzarlo perché quell'asilo-nido mi costerà molto di più dell'asilo-nido di Saint-Christophe che aprirà fra tre mesi e che probabilmente avrà 50-60 utenti e questo è di tutta evidenza perché i costi fissi del rapporto personale 1 a 3 ci sono e i costi fissi delle strutture ci sono.
Per cui a maggior ragione bisogna fare attenzione sulle piccole strutture piuttosto che sulle grandi strutture. Eliminando il rapporto del personale da 1 a 6, come è stato detto, per i servizi generali, abbiamo voluto dare la possibilità agli enti gestori di gestirsi meglio e di risparmiare in termini di spesa perché alcuni servizi possono essere comuni.
Curtaz mi pare che si rivolgesse più al Presidente della V Commissione; devo dire che sull'argomento dell'Envers ci siamo incontrati, ci sono i tecnici che stanno discutendo fra di loro e non appena avremo delle prime indicazioni ne parleremo. Se si ritiene di investire la V Commissione, da parte mia non c'è nulla in contrario, anzi.
Président Nous sommes en déclaration de vote. Sur l'article 1er la parole au Conseiller Marguerettaz.
Marguerettaz (Aut) Vorrei solo fare due osservazioni sulla replica dell'Assessore che parzialmente mi ha convinto soprattutto per quanto riguarda l'individuazione di questa quota capitaria.
Rimango in contrasto per quanto concerne la questione dei micro asili ed è la questione di come coinvolgere il privato in queste cose. Assessore, la valutazione che lei ha fatto è soggettiva al massimo, come si fa a dire: lasciamo agire il privato nel campo delle "garderies", delle tate familiari - anche se poi vedremo, perché stiamo ancora discutendo di queste cose, come lei stesso ci ha confermato - ma perché quelle sì e questa no? Non riesco a capire qual è il principio che fa affermare all'Assessore che questo campo non può essere anche affidato al privato.
L'Assessore ci ha fatto alcuni esempi sempre riguardo ai micro asili che però nascono da una visione non voglio usare il termine statalista, ma Regione centrica se posso dire così, nel senso che le considerazioni che lui faceva partivano dal presupposto che i servizi tipo questo sono forniti dal pubblico perché solo il pubblico con la legge così come è impostata può fornire certi servizi. È chiaro che se il Comune di Sarre partiva con l'idea di fare un servizio alla popolazione e partiva con l'idea di fare un micro asilo, il micro asilo era sottodimensionato con tutte le conseguenze che ha fatto presente l'Assessore.
A questo punto mi pongo una domanda. Prendiamo a riferimento una realtà come quella di Aosta, dove sappiamo che spesso le strutture non sono sufficienti a rispondere a tutte le domande anche perché spesso su Aosta convergono le domande di chi non è residente nel Comune, ma abita nel circondario; allora, perché non pensare che dei privati possano istituire dei micro asili che certamente non risponderanno alla necessità dell'intera comunità, ma comunque solleveranno un certo numero di famiglie dal problema? Perché non pensare questo? Perché deve essere sempre la Regione o il Comune a decidere dove far l'asilo, quanti ce ne devono essere, che dimensioni devono avere? L'Assessore mi dice che le cooperative sociali crescono, ma questo potrebbe essere un segnale estremamente positivo perché potrebbe essere un segnale di una rinata voglia di intrapresa privata eccetera.
Stiamo attenti perché a detta di almeno un rappresentante delle cooperative che è stato audito nella V Commissione c'è un campanellino di allarme che sta suonando e che bisogna stare molto attenti a cogliere, questa forma di intrapresa attenzione che non diventi qualcosa di simile al settore industriale, cioè nascono forme di imprenditoria di carattere industriale, delle quali conosciamo la situazione, ma anche a carattere sociale cooperativistico e perché? Perché il pubblico appalta dei servizi, ma sarebbe interessante vedere quante cooperative, e forse ci spaventeremmo, quante forme di intrapresa sociale sono nate a prescindere dall'appalto regionale perché è questo che fa crescere la capacità di lavoro - di cui abbiamo parlato tanto ieri - del valdostano. Certo che con quest'impostazione si precludono delle opportunità e, secondo me, questo sarebbe un ragionamento da estendere, ma anche questo molto profondo, sul quale bisognerebbe riflettere.
Quando alcuni gruppi politici dicono che l'economia della nostra Regione è tutto sommato fragile, con le conseguenze che ne derivano nel mondo del lavoro eccetera, è perché questo popolo valdostano, questa forza lavoro del popolo valdostano è ancora troppo Regione dipendente.
Allora in questo Palazzo bisogna partire da cose magari piccole come queste, anche se il discorso è enorme, e incominciare a lasciare aperte delle porte ad una capacità di intrapresa che non sia Regione dipendente.
In questo senso non mi sembra che questa, così come tante altre, diano una risposta, anzi chiudono ancora più il discorso e, mi permetta Assessore, le ho anticipato che su una parte del suo ragionamento mi ha convinto, su questa no anche perché lei non mi ha dato delle motivazioni a mio avviso sufficienti. Per questo motivo ci asterremo dal votare il disegno di legge.
Président Je soumets au vote l'article 1er:
Conseillers présents: 31
Votants: 25
Pour: 23
Contre: 2
Abstentions: 6 (Beneforti, Collé, Curtaz, Lanièce, Marguerettaz, Squarzino Secondina)
Le Conseil approuve.
Je soumets au vote l'article 2:
Conseillers présents: 31
Votants: 25
Pour: 23
Contre: 2
Abstentions: 6 (Beneforti, Collé, Curtaz, Lanièce, Marguerettaz, Squarzino Secondina)
Le Conseil approuve.
A l'article 3 nous avons un amendement présenté par l'Assesseur Vicquéry, dont je donne la lecture:
Emendamento L'articolo 3 è sostituito dal seguente:
"Articolo 3
(Abrogazione dell'articolo 30)
1. L'articolo 30 del l.r. 77/1994 è abrogato."
Je soumets au vote l'article 3 tel qu'il a été amendé:
Conseillers présents: 31
Votants: 25
Pour: 23
Contre: 2
Abstentions: 6 (Beneforti, Collé, Curtaz, Lanièce, Marguerettaz, Squarzino Secondina)
Le Conseil approuve.
Je soumets au vote l'article 4:
Conseillers présents: 31
Votants: 25
Pour: 23
Contre: 2
Abstentions: 6 (Beneforti, Collé, Curtaz, Lanièce, Marguerettaz, Squarzino Secondina)
Le Conseil approuve.
A l'article 5 nous avons un amendement présenté par la Vème Commission, dont je donne la lecture:
Emendamento L'articolo 5 è sostituito dal seguente:
Articolo 5
(Modifiche all'articolo 36 della l.r. 77/1994)
1. L'articolo 36 della l.r. 77/1994 è sostituito dal seguente:
"Articolo 36
(Spese di gestione e di manutenzione ordinaria)
1. La Regione contribuisce alle spese di gestione e manutenzione ordinaria degli asili-nido sulla base di una quota capitaria per utente.
2. Possono essere previsti finanziamenti aggiuntivi riferiti a progetti specifici presentati dagli enti gestori.
3. La Giunta regionale individua la quota capitaria e le modalità di erogazione, in relazione a parametri oggettivi di valutazione dei costi di esercizio delle singole strutture nonché agli stanziamenti previsti dal bilancio triennale della Regione e, annualmente, gli eventuali finanziamenti aggiuntivi riferiti a progetti specifici."
Je soumets au vote l'article 5 tel qu'il a été amendé:
Conseillers présents: 31
Votants: 25
Pour: 23
Contre: 2
Abstentions: 6 (Beneforti, Collé, Curtaz, Lanièce, Marguerettaz, Squarzino Secondina)
Le Conseil approuve.
Je soumets au vote l'article 6:
Conseillers présents: 31
Votants: 25
Pour: 23
Contre: 2
Abstentions: 6 (Beneforti, Collé, Curtaz, Lanièce, Marguerettaz, Squarzino Secondina)
Le Conseil approuve.
A l'article 7 nous avons un amendement présenté par l'Assesseur Vicquéry, dont je donne la lecture:
Emendamento L'articolo 7 è sostituito dal seguente:
"Articolo 7
(Disposizioni transitorie)
1. Fino al 31 dicembre 2000, per la sostituzione del personale educativo assente dal servizio nei casi previsti dall'articolo 32, comma 5, della l.r. 77/1994, è utilizzata l'apposita graduatoria regionale in essere alla data di entrata in vigore della presente legge.
2. Per l'ammissione al primo concorso per educatore di asilo-nido bandito da ciascun ente gestore successivamente all'entrata in vigore della presente legge è richiesto, in deroga all'articolo 62, comma 1, lettera d), del regolamento regionale 11 dicembre 1996, n. 6 (Norme sull'accesso agli organici dell'Amministrazione regionale, degli enti pubblici non economici dipendenti dalla Regione e degli enti locali della Valle d'Aosta), il possesso di un titolo di studio ad indirizzo pedagogico, conseguente ad un corso di studi di durata almeno triennale, conseguito presso una scuola secondaria di secondo grado, ovvero di altri titoli di scuola secondaria di secondo grado integrati da successivi corsi ad indirizzo pedagogico di durata non inferiore a 2400 ore. È considerato, altresì, titolo idoneo di ammissione al concorso il possesso di uno dei diplomi di laurea indicati all'articolo 31".
Je soumets au vote l'article 7 tel qu'il a été amendé:
Conseillers présents: 31
Votants: 25
Pour: 23
Contre: 2
Abstentions: 6 (Beneforti, Collé, Curtaz, Lanièce, Marguerettaz, Squarzino Secondina)
Le Conseil approuve.
Je soumets au vote le texte de loi dans son ensemble:
Conseillers présents: 31
Votants: 25
Pour: 23
Contre: 2
Abstentions: 6 (Beneforti, Collé, Curtaz, Lanièce, Marguerettaz, Squarzino Secondina)
Le Conseil approuve.
