Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 244 du 25 novembre 1998 - Resoconto

SÉANCE DU 25 NOVEMBRE 1998 (MATIN)

OGGETTO N. 244/XI Programma di insegnamento della storia nelle scuole medie superiori. (Interpellanza)

Interpellanza Preso atto della recente circolare della Direzione delle Politiche educative inviata alle scuole medie della regione in merito ai Programmi di insegnamento della storia;

Considerato che tale circolare intende applicare in valle la direttiva ministeriale che innova la suddivisione annuale del programma di storia nelle scuole medie superiori;

Constatato che in tale direttiva ministeriale si indica anche la possibilità di integrare il "quadro storico generale con riferimento ad aspetti delle realtà storico - culturali locali";

Constatato altresì che tale possibilità è stata interpretata nella circolare della Direzione delle Politiche Educative come un obbligo e come un'occasione di "superamento di una didattica monolingue".

I sottoscritti Consiglieri regionali

Interpellano

L'Assessore competente per conoscere:

a) in base a quale normativa e in quale sede è stato deciso di trasformare una possibilità in un obbligo;

b) in base a quali motivi non si è ritenuto opportuno rispettare la procedura indicata dall'articolo 40 dello statuto e dall'articolo 28 della L. 196/78;

c) In quale sede è stato deciso che l'applicazione degli articoli 39 e 40 nelle scuole superiori passa in modo specifico attraverso l'insegnamento della storia.

F.to: Squarzino Secondina - Beneforti - Curtaz

Président La parole à la Conseillère Squarzino Secondina.

Squarzino (PVA-cU) Il problema dell'insegnamento della storia e la definizione del programma di insegnamento nell'ultimo anno delle scuole medie superiori, incentrato sul Novecento, hanno fatto oggetto di diverse discussioni e rimostranze quando sono apparse nel 1996 le indicazioni del Ministro Berlinguer. Non è certamente su questo che voglio intervenire, perché personalmente ritengo che sia estremamente positivo che nell'ultimo anno delle superiori gli studenti abbiano la possibilità di approfondire le tematiche che riguardano il nostro recente passato, il nostro ieri.

Rispetto a questa determinazione, c'è una disposizione molto precisa del Ministro Berlinguer del 4 novembre 1996, in cui viene esplicitata la volontà di modificare la suddivisione di storia nei programmi delle scuole superiori e viene chiesto di farlo alla luce dell'importanza del Novecento.

Viene inoltre detto che questa può essere un'occasione perché nell'ambito della programmazione didattica potrà altresì "procedersi all'integrazione del quadro storico generale con riferimento ad aspetti della realtà storico-culturali locali che siano coerenti con le peculiarità formative del curriculum".

Di fronte a questo decreto ministeriale c'è stata in Regione la nomina di una commissione che ha studiato quali sono le attività formative che vanno messe in cantiere in Valle e quali potrebbero essere all'interno di queste attività formative, le competenze locali e non locali da attivare.

Il 14 ottobre 1998 c'è una circolare dell'Assessore che riguarda il recepimento del decreto ministeriale; però, è un recepimento che ha alcuni elementi che si discostano a mio avviso dal quadro generale. Viene affermata l'importanza della storia: questa, fra l'altro, è un'indicazione di tipo politico, nel senso che si dice chiaramente a cosa serve la storia: "per la consapevolezza dell'identità specifica"; è un'affermazione di tipo politico, è un Assessore che la fa e quindi rientra nei suoi ambiti di competenza. C'è poi una parte in cui si chiede di recepire quest'attenzione alla storia del Novecento e si dice che "nell'ambito della programmazione didattica si procederà all'integrazione del quadro storico generale con riferimenti ad aspetti della realtà storico-culturale e linguistica locale".

Qui si deve rilevare un primo elemento: mentre a livello di indicazioni ministeriali l'integrazione di elementi locali nella storia generale è una possibilità data nell'ambito della programmazione didattica degli organi collegiali, o dei singoli insegnanti, cioè si dice: "tenete presente che potrebbe essere anche questa un'occasione per essere più attenti alla realtà storica locale", nella circolare dell'Assessore c'è già uno slittamento: da un livello di possibilità a quello di obbligo, di dovere. Per cui chiedo come mai assistiamo a questo slittamento di senso e di livello di indicazioni.

Si dice inoltre che lo studio della realtà storico-culturale linguistica locale è da intendersi, quindi va inteso, "come mezzo di superamento di una didattica monolingue, fatto sia nell'uso delle fonti e dei documenti" - mi sembra normale che se sono documenti, questi vadano letti nella lingua originaria, e quindi anche in lingua francese - "sia nell'interazione docenti-studenti". E qui si dà un'indicazione preventiva: si dice che, nel momento in cui si sviluppa questa parte di storia, si dovrà procedere all'uso della lingua francese nell'interazione fra studenti e docenti. Non solo, si afferma come ulteriore elemento che si procederà all'organizzazione di una serie di corsi di aggiornamento perché i docenti si possano impadronire dell'impostazione didattica e delle linee prioritarie individuate a livello regionale.

Rispetto all'aggiornamento, non abbiamo mai posto preclusioni; quello che non capisco è chi è deputato ad individuare, a livello regionale, le linee prioritarie per quanto riguarda le metodologie e i contenuti. Sappiamo che c'è libertà di insegnamento, c'è libertà di programmazione all'interno della programmazione didattica dei collegi dei docenti, dei consigli di classe, delle riunioni di filone o dei singoli insegnanti, c'è la responsabilità di individuare, all'interno di un grande quadro generale di contenuti, cosa si ritiene prioritario. Faccio notare che, a livello di decreto ministeriale, era detto con molta chiarezza che all'interno della programmazione ci può essere l'attenzione a tematiche considerate prioritarie, ma giudicate d'interesse rilevante dagli organi collegiali e dagli stessi insegnanti; qui invece sembra che la decisione venga presa a livello regionale, non si capisce chi decide per tutta la Regione, cosa devono fare le singole scuole o le singole classi.

Rispetto a questa circolare assessorile, voglio essere molto chiara e dire: sì, a tutto quello che riguarda l'autonomia didattica, i progetti pluridisciplinari, bilingui che le scuole nella loro autonomia scelgono e decidono. Ricordo che noi avevamo difeso la legge regionale n. 50/96 in cui sono previsti gli interventi propedeutici per l'applicazione degli articoli 39 e 40 nella scuola media superiore, questo per dire che l'attenzione rispetto a questi problemi è molto chiara e la scelta è molto precisa. E la scelta di fondo, che viene fatta in questa legge che noi abbiamo votato e condiviso, è che ci sono iniziative di formazione del personale docente e direttivo che l'Amministrazione regionale approva annualmente e propone tanto che già nel piano regionale di aggiornamento per l'anno scolastico 1998-1999 ci sono "cours de formation à l'intention des enseignants d'histoire" proprio per la scuola media superiore. È infatti compito dell'Amministrazione regionale fare delle proposte formative che vanno in questo senso.

Continua la legge: "… I vari progetti educativi e didattici sono individuati dalle singole istituzioni scolastiche nell'ambito della propria attività di programmazione…", da questo discende l'affermazione della priorità della programmazione da parte delle scuole, queste quando programmano fanno delle scelte e scelgono fra una serie di proposte. Noi diciamo sì al fatto che l'Amministrazione faccia delle proposte di aggiornamento, sì al fatto che siano previsti dei finanziamenti per aiutare le scuole e per realizzare i progetti bilingue e plurilingue che le singole scuole nella loro autonomia didattica e di programmazione accettano di svolgere. Diciamo no invece, e a questo riguardo vorrei capire bene il significato di questa circolare, ogni volta che c'è un'imposizione di scelte, di contenuti e di metodi da attuare.

Ripeto, non è a livello regionale che vanno definiti metodi e contenuti che le scuole sono obbligate poi a svolgere nelle proprie classi; questo non è secondo la legge e secondo le regole dell'autonomia didattica di insegnamento.

Inoltre, tutte le attività di attuazione degli articoli 39 e 40 dello Statuto sono soggette ad una procedura ben definita.

Questo è scritto con molta chiarezza nello Statuto quando si dice che l'insegnamento delle varie materie è disciplinato dalle norme e dai programmi in vigore nello Stato con gli opportuni adattamenti alle necessità locali. Quindi supponiamo anche che questa circolare volesse richiamare l'attenzione sul fatto che bisogna applicare gli articoli 39 e 40 nelle superiori, tali adattamenti nonché le materie che possono essere insegnate in lingua francese sono approvati e resi esecutivi, sentite commissioni miste composte di rappresentanti del Ministero della pubblica istruzione, di rappresentanti del Consiglio della Valle, di rappresentanti degli insegnanti.

La legge n. 196/78, Norme di attuazione dello Statuto speciale della Valle d'Aosta, all'articolo 28 precisa che "gli adattamenti dei programmi di insegnamento alle necessità locali di cui all'articolo 40 dello Statuto vengono approvati e resi esecutivi dalla Regione, previa intesa con il Ministero della pubblica istruzione, sulla base delle proposte del Consiglio scolastico regionale sentite le commissioni miste di cui all'articolo 40 medesimo, nominate dal Presidente della Giunta regionale", e che "con la stessa procedura si provvede alla determinazione delle materie da insegnare in lingua francese". Questi dati spiegano il senso delle domande che abbiamo posto nella nostra interpellanza.

Président La parole à l'Assesseur à l'éducation et à la culture, Pastoret.

Pastoret (UV) Effectivement, d'après l'interprétation qui vient d'être donnée à cette note de l'Assesseur, je dois considérer que si les soucis qui en reviennent au monde de l'école sont les mêmes qui ont été soulevés par Madame Squarzino, j'ai de quoi me soucier, s'il était vrai qu'en quelque sorte cette circulaire avait l'intention de poser l'accent sur ces choses et de les adresser en ce sens.

Ce que je trouve un peu drôle c'est que nous sommes ici face à une question dont la réponse de l'Assesseur ne pourrait et ne devrait pas donner des informations différentes par rapport à celles que Madame Squarzino possède. Les réponses, que l'Assesseur va donner, sont les mêmes que Madame Squarzino a reçues de la part des responsables des politiques scolaires auxquels je crois qu'elle s'est adressée pour avoir les éléments suffisants pour toute une série d'informations. Donc là aussi je relève que s'il y a des contradictions dans les choses, il y a quelque chose qui cloche parce qu'il me semble que les éléments qui sont contenus d'un côté et les éventuels éclaircissements qui ont pu être donnés de l'autre devraient en quelque sorte rassurer face à la lecture qui a été donnée quant au contenu de cette note de l'Assesseur.

En adoptant cette circulaire l'Assesseur a repris les indications de la Commission d'études régionales pour l'histoire composée d'experts en ce domaine. Je ne cite pas tous les composants de la Commission, mais quelqu'un je dois le dire; par exemple, le Responsable de l'Institut historique de la résistance M. Momigliano, des chefs d'établissements scolaires et d'autres ont travaillé à ce sujet. Cette Commission a fait toute une série d'observations et de propositions et c'est, sur la base des propositions de ladite Commission au sujet de ce décret ministériel concernant la subdivision annuelle des programmes d'histoire et compte tenu des particularités historiques, culturelles et linguistiques de la Vallée d'Aoste, sur lesquelles se fond d'ailleurs le Statut spécial, que la circulaire a dit certaines choses qui avaient déjà été introduites par cette Commission.

Donc il y a une Commission qui a fait un travail et dont les suggestions ont été reprises d'une façon très large; cette circulaire a été adoptée avec l'intention de fournir aux enseignants une trace précise en définissant un itinéraire plus détaillé afin de compléter le programme d'histoire par des références aux différents aspects de la réalité socioculturelle locale. Cette circulaire souligne encore une fois l'importance du recours aux sources et aux documents disponibles, l'importance que la référence au contexte historique, culturel et linguistique local peut représenter pour la formation des élèves et le renouvellement des méthodes d'enseignement d'histoire, ce qui est le but de ces nouvelles dispositions nationales.

Elle met aussi en évidence les questions relatives à l'autonomie et aux particularismes linguistiques en leur qualité d'éléments fondamentaux et caractéristiques de la Vallée d'Aoste tout en soulignant que l'acquisition pour chacun d'une identité consciente de ses caractéristiques ne saurait été très dissociée d'une ouverture dialectique face aux autres réalités dans une optique interculturelle. Cela est pour répondre au point de l'alinéa a) et j'ajoute encore que tous ces éléments ont été tirés du travail que ladite Commission avait effectué.

Pour ce qui est du point b), la circulaire ne fait aucunement référence à des éventuelles adaptations des programmes nationaux en application des articles 39 et 40 du Statut que nul n'a jamais envisagé d'opérer par le biais d'une circulaire ni pour une seule et unique matière.

C'est pourquoi il n'a jamais été question de suivre la procédure visée à l'article 40 du Statut et à l'article 28 de la loi n° 196/78 simplement parce que ce n'était pas celle-là l'intention, qui d'ailleurs ressort bien de la circulaire, mais si doute en était, je confirme que l'intention n'était pas celle-là.

Au point c) j'ai déjà donné en partie la réponse, mais je souligne de nouveau que personne n'a jamais décidé par le biais de cette circulaire que l'application des articles 39 et 40 du Statut spécial dans les établissements scolaires passe spécifiquement par l'enseignement de l'histoire.

J'espère d'avoir éclairci le cadre en disant quelles n'étaient pas sûrement les intentions des contenus de cette circulaire.

Président La parole à la Conseillère Squarzino Secondina.

Squarzino (PVA-cU) Prendo atto delle dichiarazioni dell'Assessore. Devo precisare che non ho chiesto nessun chiarimento all'estensore della circolare perché, trattandosi di una circolare rivolta ai presidi delle scuole superiori della Regione, essa deve essere redatta in un linguaggio chiaro, tale che i capi di istituto capiscano cosa è scritto e ne applichino le disposizioni senza possibilità di equivoco.

L'Assessore riconosce che questa circolare forse poteva dare adito alle interpretazioni che la Consigliera Squarzino propone; se questo è vero, bisognerebbe che ci fosse una circolare di chiarimento rispetto al passaggio della circolare che rileggo, in cui si dice: "… Nell'ambito della programmazione didattica e coerentemente con le peculiarità formative del curriculum relativo ad ogni ordine di grado e di scuola si procederà quindi all'integrazione del quadro storico generale con riferimenti ad aspetti della realtà storica, culturale e linguistica locale da intendersi sia come oggetto di studio, sia come mezzo di superamento di una didattica monolingue, fatto nell'interazione docente - studente quanto nell'uso di fonti e documenti…". Qui è detto con molta chiarezza che si tratta di un obbligo che i capi di istituto devono eseguire. Per questo chiedevo in base a quale normativa è stato deciso di trasformare una possibilità in un obbligo.

L'Assessore mi ha detto che si era pensato proporre tali integrazioni nello studio della storia generale, vista l'importanza della storia locale. Questa è una decisione politica che dovrebbe tradursi nella proposta di corsi di aggiornamento. La stessa proposta della Commissione di studio non dice ciò che le scuole devono fare, ma propone una serie di attività di formazione "per favorire un accostamento alla storia del Novecento con riguardo ai diversi livelli di scuola nell'intento di stabilire un rapporto non occasionale con esperti e docenti attraverso incontri seminariali di programmazione e di approfondimento tematici nel quadro di un progetto complessivo". Questo è un progetto interessante e intelligente di formazione e di aggiornamento e su questo, come dicevo all'inizio, non ho niente da dire. Quello che invece non va bene in questa circolare è il fatto che quest'aggiornamento, che ha la finalità di dare agli insegnanti gli strumenti per poter agire nell'ambito della programmazione, secondo le proprie scelte didattiche, questo strumento di formazione diventa invece per gli insegnanti propedeutico all'obbligo, di introdurre la storia locale, culturale, linguistica. Ripeto: obbligo di farlo in francese, utilizzando fonti francesi, utilizzando il francese come lingua di interazione.

Quindi chiederei all'Assessore, visto che non è intento di questa circolare o dell'Assessore - e ne prendo atto con piacere - di imporre una parte di insegnamento di storia nella scuola media superiore, di emanare una circolare esplicativa e di chiarificazione, altrimenti questa circolare significa "obbligo".