Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 2317 du 11 décembre 1996 - Resoconto

SEDUTA POMERIDIANA DELL'11 DICEMBRE 1996

OGGETTO N. 2317/X Impegno per una revisione del progetto recante lo schema delle tipologie di attività economiche da insediare nell'area autoportuale di Pollein. (Reiezione di mozione)

Mozione Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta

Visto l'ordine del giorno approvato da questo Consiglio in data 9 novembre 1994, che impegnava la Giunta regionale

"a) a sottoporre al Consiglio regionale entro 90 giorni lo schema delle tipologie di attività insediabili nell'area in questione considerando il cosiddetto "serpentone" come sede di attività produttiva e/o di stoccaggio, immagazzinamento, trading internazionale con la sola eccezione riguardanti possibili trasferimenti di punti vendita della grande distribuzione già operanti nel Comune di Pollein;

b) a rendere possibile, per ciò che concerne le attività localizzabili nel Centro direzionale, l'insediamento di punti di vendita di prodotti locali, gestiti da cooperative o associazioni o consorzi di produttori e/o artigiani operanti in Valle, fermo restando le condizioni economiche di insediamento che debbono essere a prezzi di mercato".

Visto l'oggetto n. 1187/X in data 22 febbraio 1995 con il quale questo Consiglio ha approvato lo schema delle tipologie dei attività economiche insediabili nell'area oggetto del piano di ristrutturazione e riconversione nel quale si prevede l'insediamento di attività commerciali quali: intermediazione commerciale e commercio all'ingrosso di prodotti alimentari e di altri beni di consumo finale, commercio al dettaglio per corrispondenza, commercio di motocicli e pezzi di ricambio, commercio al dettaglio limitatamente a trasferimento e/o potenziamento di punti vendita della grande distribuzione già operanti nel Comune di Pollein;

Considerato come sia stato palesemente disatteso il contenuto dell'Ordine del Giorno sopra citato, poiché esso prevedeva esplicitamente il solo trasferimento di punti vendita della grande distribuzione già operanti nel Comune di Pollein e non il loro potenziamento;

Vista la scheda tecnico-economica di richiesta di finanziamento al CIPE relativa al secondo stralcio funzionale di investimenti per l'attuazione del piano di ristrutturazione e di riconversione dell'area autoportuale di Pollein-Brissogne, redatta nel settembre 1996 e presentata dalla Presidenza della Giunta al fine di ottenere i contributi statali previsti per questa tipologia di opere;

Rilevato come dalla scheda sopra citata emerga un'ennesima incongruenza, laddove si paventa la realizzazione di: Ipermercato, Brico Center, Sport Center, Centro del Mobile e dell'Elettrodomestico, Centro Auto (tabella 5.4.1 di pagina 73 e seguenti), poiché nello schema delle tipologie insediabili approvato da questo Consiglio non rientrano né il Brico Center, né lo Sport Center, né il Centro del Mobile e dell'Elettrodomestico;

Considerato come la grande distribuzione stia generando effetti devastanti per i piccoli commercianti valdostani, che operano in un mercato nel quale l'attività della grande distribuzione (Cidac, Mega, Conti, Standa, Hard Discount eccetera) ha già da tempo saturato la domanda proveniente da un bacino di utenza stimato intorno a 115.000 abitanti;

Appreso della decisione del Governo francese ed inglese di procedere ad un graduale ridimensionamento delle licenze commerciali della grande distribuzione, a fronte del depauperamento del tessuto socioeconomico dei centri abitati, causato dalla progressiva chiusura delle piccole e medie imprese commerciali;

Atteso come da studi qualificati emerga che per ogni posto di lavoro creato all'interno della grande distribuzione ne vengano eliminati tre nelle piccole imprese commerciali;

il Consiglio regionale

Impegna

la Giunta regionale a predisporre un immediato stralcio dai piani e progetti fin qui approvati delle parti incompatibili con gli indirizzi approvati dal Consiglio stesso nell'Ordine del Giorno di cui in premessa ed il contestuale aggiornamento della scheda tecnico-economica inviata al CIPE.

Président La parole au Conseiller Linty.

Linty (LNPIAP) La presentazione di questa mozione nasce dalla comparazione di tre atti, due di paternità consiliare, l'altro invece della Giunta, partendo da un ordine del giorno che in data 9 novembre '94 impegnava la Giunta regionale in modo molto preciso a sottoporre lo schema delle tipologie, considerando il cosiddetto serpentone come sede di attività produttive e di stoccaggio, immagazzinamento, trading internazionale con la sola eccezione riguardante possibili trasferimenti di punti vendita della grande distribuzione già operanti nel Comune di Pollein. Successivamente il Consiglio regionale, con l'astensione di alcuni consiglieri, richiamando questo ordine del giorno inserisce anche il potenziamento dei centri di grande distribuzione già in esercizio nel comune di Pollein. Questa è la prima incongruenza che viene rilevata all'interno di questa mozione.

Una seconda incongruenza emerge poi dalla scheda tecnico-economica che è stata inviata al CIPE per ottenere il finanziamento da parte dello Stato di questo nuovo insediamento commerciale, perché emergono alcune tipologie di attività insediabili, nella fattispecie a pagina 73, come Brico Center, Sport Center, Centro del Mobile e dell'Elettrodomestico, che non trovano un riscontro fra le tipologie approvate da questo Consiglio, poiché nella fattispecie si prevedono solo forme di commercio all'ingrosso e non al dettaglio, all'interno del serpentone e del centro direzionale.

Vi è poi un discorso più ampio da fare che è quello relativo al bacino di utenza della Valle d'Aosta per quel che riguarda la grande distribuzione. Pensiamo che la tutela del consumatore in Valle d'Aosta è più che mai garantita da Standa, GS Mega, Cidac, ci sono 4 Discount: Eurospin, Hard Discount, Sosti, Lombardini, i quali permettono una vastissima scelta sia come qualità che prezzi, supportata da 2684 esercizi commerciali in sede fissa, 230 ambulanti, 242 grossisti. Come rapporto esercizio commerciale - abitanti siamo la prima regione in Italia e in Europa secondi solo al Liechtenstein, Lussemburgo e San Marino.

C'è una tendenza come quella citata all'interno della mozione di grandi città europee, che è quella di limitare le licenze dei centri della grande distribuzione ed è sintomatico come una delle prime nazioni europee che ha iniziato un dietro front al riguardo sia proprio la Francia, dalla quale sono partiti questi centri di grande distribuzione. In Francia si sono accorti che questi centri possono, è vero, praticare prezzi più bassi, però danneggiano alla fine i centri storici e gli agglomerati urbani, là dove i centri commerciali si vedono costretti a chiudere. Quindi riteniamo che una conferma del potenziamento di un centro della grande distribuzione in quel dell'autoporto di Pollein vada a danneggiare il piccolo e medio commercio presente nella fattispecie della città di Aosta.

Non solo, questo può avere ripercussioni anche sugli esercizi commerciali delle vallate laterali, e già questa mattina abbiamo più volte ribadito la necessità di evitare lo spopolamento di questi comuni minori.

Questo nuovo centro che vuole essere insediato non solo non porterà nuova occupazione, ma penalizzerà quella esistente, perché sovente quando si parla di questi centri neo-nascenti si dice che tutto è giustificato da una assunzione massiccia di personale, però dobbiamo tenere in considerazione che da uno studio approssimativo, qual è quello citato nella mozione - mi rendo conto che è approssimativo sempre per difetto e non per eccesso -, un posto di lavoro che nasce all'interno di un centro di grande distribuzione ne elimina regolarmente tre in quello che è il commercio al minuto per forza di cose.

Mettetevi nei panni di chi ha un esercizio commerciale in quel di Aosta, che si trova con una concorrenza incredibile; già oggi c'è una concorrenza insostenibile, pensiamo a quanti vanno a fare la spesa alla Cidac, pensiamo agli altri Hard Discount. Quindi potenziare il settore della grande distribuzione, vorrebbe dire condannare alla chiusura il piccolo commercio valdostano.

Ci sono poi dei parametri che vengono utilizzati per la determinazione dei centri della grande distribuzione relativamente ai bacini di utenza. Per 30-40mila abitanti si prevede un grande magazzino o un supermercato integrato e un centro commerciale piastra, supermercato, più 20-50 negozi, sempre per un bacino di 30-40mila abitanti. In Valle con 110mila abitanti abbiamo già 8 grandi superfici, quindi abbiamo già 8 centri di grande distribuzione, in più sappiamo che la Cidac è in aumento.

Questo come discorso generale sul futuro del commercio della Valle d'Aosta e per non andare contro corrente rispetto a chi in Europa ha già iniziato questa inversione di tendenza, quindi di rivalutare quelli che sono i centri abitati, gli agglomerati urbani e di limitare la grande distribuzione.

Vi è poi un altro aspetto nella scheda tecnica, questo fa parte del dispositivo, perché si chiede una variazione di quelli che sono stati gli atti fin qui adottati in merito all'autoporto di Pollein; però è curioso come vi sia una palese contraddizione almeno in termini di numeri, perché in questa scheda che viene presentata a Roma a pagina 81 si prevede un passaggio di TIR, traffico medio annuo delle merci, di circa 843.500 unità in quel dell'area interessata.

Ora, facendo i debiti conti con i dati rilasciatici in data 29 maggio '96 in occasione dell'ecotassa per i TIR, dove si parlava di 2500 passaggi al giorno, e moltiplicando i 2500 passaggi al giorno per 300 giorni (perché bisogna togliere le festività e i giorni nei quali i TIR non possono circolare), siamo notevolmente al di sotto del dato proposto a Roma. Chiedo dunque se il dato che è stato proposto a Roma era un dato che prevedeva l'approvazione di una ecotassa, altrimenti qui approviamo una legge per diminuire il traffico e a Roma si dice che ne passano di più di quelli che noi vogliamo limitare. Questa è la grande contraddizione che esiste all'interno di questa scheda.

Non solo. Sempre a pagina 61 della scheda, tabella 4.3.8, si vede come la zona nord-ovest del paese sia già permeata da centri di grande distribuzione perché vediamo che sono un totale di 283 centri contro i 100 del nord-est, i 121 del centro e i 46 delle isole. Quindi credo che qualunque azione mirata ad incrementare questo tipo di attività vada contro quelle che sono le statistiche a livello nazionale.

Si chiede quindi una inversione di tendenza da parte dell'amministrazione regionale, per evitare un danneggiamento del tessuto economico commerciale della città di Aosta e per eventualmente utilizzare questo centro, anche se la Lega Nord si è sempre dimostrata contraria all'apertura di questo centro commerciale, e nel limite del possibile coinvolgere gli operatori commerciali della nostra città e della nostra regione per la gestione del centro in questione. Mi riservo di intervenire dopo.

Si dà atto che, dalle ore 19,01, presiede il Vicepresidente Aloisi.

Presidente Siamo in tema di discussione generale, chi chiede la parola? Non ho nessun iscritto a parlare. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha chiesto la parola l'Assessore al bilancio e finanze, Lévêque.

Lévêque (Ass.tec.) Rispetto a questa mozione del Consigliere Linty la Giunta propone una astensione per una serie di motivi che illustrerò. Motivi che sono di carattere tecnico e di carattere più generale.

La mozione appena illustrata da Linty si inserisce in un procedimento in cui il Consigliere Linty prende in esame, dice lui, tre atti: due del Consiglio e uno della Giunta, ma non prende in esame i precedenti che sono fondamentali e determinanti non solo per leggere il senso della iniziativa che è la riconversione dell'autoporto e non è l'ampliamento della grande distribuzione in Valle, ma che consente forse anche di spiegare alcuni aspetti che il Consigliere Linty evidenzia nella mozione e che per quanto mi riguarda ritengo di condividere e che ritengo che non siano compromessi da quanto sino ad oggi Consiglio e Giunta hanno provveduto a deliberare.

Vorrei richiamare solo brevemente la logica dell'intervento sull'autoporto, richiamando la chiusura dello stesso al 1° gennaio '93 con la dismissione di 130 posti di lavoro, l'azione di acquisto e il programma di riconversione della Regione che prevede un investimento complessivo di 160 miliardi, programma che è stato approvato da questo Consiglio nell'aprile '93 e di cui la delibera del febbraio '95 costituisce un'attuazione, o meglio una specificazione di alcune parti.

Quella delibera dell'aprile '93, l'approvazione del progetto di ristrutturazione dell'autoporto, era frutto di una serie di elaborati e di studi fatti ovviamente precedentemente l'aprile '93, fra l'autunno '92 e l'inizio del '93, in cui un ruolo abbastanza rilevante era giocato da un'analisi socio-economica e di previsione che serviva a valutare la portata dell'intervento e il suo rapporto con le prospettive di ricaduta successiva che l'intervento poteva avere.

É evidente che tutte le analisi socio-economiche si fondano su presupposti che nel tempo possono anche essere in parte corretti o che possono trovare contesti modificati che ne inficiano o ne amplificano alcuni aspetti. Però quello che è importante è che una ricca documentazione di analisi e di studio è stata alla base della redazione del piano, il quale non è stato redatto con l'unico obiettivo poi di realizzarlo finanziandolo con fondi regionali, ma anzi fin dall'inizio è stato accompagnato dalla preoccupazione di conseguire gli obiettivi di interesse regionale, che erano il rilancio di un'area strategica, il rilancio di un aspetto dell'economia locale importante legato ai traffici, cercando di minimizzare gli oneri per la regione e di utilizzare al meglio i finanziamenti comunitari e statali che nelle zone di frontiera a seguito della caduta delle barriere doganali erano messi a disposizione.

E quindi dei 160 miliardi previsti per la realizzazione della riconversione si è scelta la strada di un progetto che fosse co-finanziabile dall'Unione Europea in particolare, che chiedeva investimenti con ritorno: creazione di nuova occupazione, creazione di valore aggiunto e un equilibrio fra gli investimenti che complessivamente venivano fatti dal settore pubblico e il ritorno nel medio-lungo periodo. Quindi era un'area che doveva essere attrezzata perché degli inquilini produttori di valore aggiunto consentissero, con la remunerazione dei servizi che l'area metteva loro a disposizione, di ripagare nel tempo l'investimento.

Ma non ci siamo fermati lì. Il progetto co-finanziato prevedeva anche una sua rilevante copertura finanziaria da parte degli insediamenti privati: dei 160 miliardi è previsto che 60 dovranno essere a carico di coloro che andranno ad ubicarsi lì e che dovranno investire nelle attrezzature, nelle attività, a seconda dei settori in cui opereranno, lasciando invece i 100 miliardi di infrastrutturazione a carico del settore pubblico, cioè della regione, dell'Unione Europea. e dei fondi statali.

Cos'è la delibera incriminata, cioè questa delibera di Giunta che presenta al CIPE il piano autoporto per un suo co-finanziamento? Tenuto anche conto di tempi urgentissimi che il CIPE ha dato alle regioni per presentare questi progetti (mi pare che il 4 agosto abbia disposto di presentare i progetti entro il 15 settembre, ed infatti c'è stata in sede di Conferenza Stato-Regioni una levata di scudi da parte delle regioni per il poco tempo avuto a disposizione) e dei 3000 miliardi che il CIPE ha messo a disposizione perché le regioni presentassero progetti cantierabili, possibilmente già in corso, per ripartire tali fondi fra i progetti che venivano presentati, la Regione ha presentato il progetto che il Consiglio ha approvato e gli allegati tecnici e gli allegati di supporto tecnico-economico sono gli estratti dello studio che nel '93 era stato a supporto della stessa deliberazione del Consiglio.

Allegati che contengono, condivido quello che dice Linty, alcune cose che il Consiglio aveva già provveduto a correggere o a reindirizzare; per esempio, quando Linty fa cenno all'ipotesi non solo di ipermercato, ma di Brico Center, Sport Center e via dicendo, questi erano i temi che erano contenuti nello studio economico di supporto, che avevano costituito una sezione del piano, e che sono stati recepiti in questa documentazione allegata al CIPE (perché è stato recepito quel piano e quella documentazione), ma che il Consiglio aveva già deciso di vedere in modo diverso quando ha definito le tipologie di attività insediabili e i settori.

In più, quell'ordine del giorno prevedeva al punto b) - e questo mi pare un aspetto importante, anche per motivare la posizione della Giunta su questa mozione - che si rendesse possibile, per quanto riguardava le localizzazioni del centro direzionale, l'insediamento di punti di vendita di prodotti locali attraverso cooperative, consorzi di produttori e di commercianti, eccetera.

Ora, la questione ipermercato si configura perfettamente in linea con l'iter procedurale che questo Consiglio ha portato avanti dal '93, c'è la piena aderenza alla delibera del Consiglio. Che poi la delibera del Consiglio abbia meglio specificato alcuni aspetti dell'ordine del giorno, questo è un problema di gerarchia delle fonti, ma sicuramente è la delibera del febbraio '95 che fa testo per la Giunta e per la società Autoporto per dare attuazione al piano.

C'è stato quindi, in piena aderenza a questo, l'accordo fra due società: la società Autoporto e il privato, e come ho avuto già occasione di dire rispondendo ad una interpellanza in questo Consiglio, non poteva esserci selezione rispetto a questo insediamento, perché per come erano impostati sia la delibera di Consiglio sia il piano, una sola impresa poteva trasferire la sua sede nello stesso comune da un posto all'altro, eventualmente potenziandolo nei limiti di legge, ed era il Mega.

E' per questo che non ci sono state selezioni o criteri per selezionare, perché c'era solo una impresa che poteva fare questo, e l'accordo fra Autoporto e privato, oltre che essere in linea con il dettato delle delibere consiliari, è in linea anche con la filosofia dell'intervento, perché il privato nella convenzione che ha previsto investe - al di là di quello che investirà sulle sue attrezzature - 4 miliardi nella proprietà che resterà della società Autoporto, quindi contribuisce a quella parte di finanziamento anche della struttura; inoltre si impegna all'assunzione di 135 occupati aggiuntivi pagando un canone di locazione intorno ai 700 milioni all'anno.

Ma c'è di più, l'iter è proseguito; il comune di Pollein ha dato la licenza legittimamente, perché il trasferimento era nei limiti e nelle condizioni previste dalla legge.

Vorrei aggiungere, rispetto al tema specifico dell'ipermercato, che nelle valutazioni che sono state fatte sarei contento che il Consigliere Linty più precisamente definisse quali sono questi studi che dicono che aritmeticamente ogni posto creato nella grande distribuzione ne distrugge tre nel piccolo, perché non sono citati nella sua mozione e questo è un tema molto dibattuto a livello teorico. Ma quello che aveva dato origine ad una valutazione di questo genere negli studi preliminari era la presenza di due elementi importanti che giocavano contro questa preoccupazione, che abbiamo a cuore e che seguiremo sicuramente.

Il primo è il posizionamento dell'ipermercato su quel punto particolare, un punto di grande transito autostradale, che era la logica a cui si ispira anche la possibile attrattività del resto dell'area per le altre tipologie di iniziative, cioè essere collocati in una posizione di grande traffico, perché questo significa andare ad offrire dei servizi (in questo caso commerciali) ad un target che non è la popolazione valdostana, ma che è la popolazione in transito.

(... vivaci commenti dal pubblico in tribuna...)

Presidente Inviterei il pubblico ad assumere un comportamento conforme, perché non siamo allo stadio. Grazie.

Lévêque (Ass.tec.) Il secondo elemento che avevano preso in esame la commissione e gli studi preliminari era il fatto, inconfutabile, che esiste già una fortissima componente di domanda locale che va a consumare servizi della grande distribuzione fuori della Valle d'Aosta, ovvero nelle vicine aree della Savoia, del Canavese e del Torinese.

Quindi tutto faceva e fa prevedere che in prima battuta l'effetto sia quello di un mercato che si amplia, non di un mercato costante che si deve ripartire fra nuovi e ulteriori soggetti offerenti.

Rispetto invece al punto b) dell'ordine del giorno, cioè quello che faceva riferimento al centro direzionale e all'offerta di punti di vendita di consorzi, cooperative, associazioni eccetera, questo rimane sicuramente uno degli obiettivi importanti che si dovrà conseguire con l'allestimento e il ripopolamento dell'area autoportuale. Abbiamo un serpentone che prevede 16 moduli, 32mila mq, di cui due saranno organizzati a gallerie con attività commerciali ed artigiane e con botteghe. C'è un centro direzionale di 9000 mq in cui, esclusa la funzione di struttura ricettiva, restano più di 3000 mq per attività commerciali di piccola dimensione: vendita prodotti, commercio, servizi, bar.

Questi sono spazi che sicuramente a parità di condizioni, proprio in applicazione dell'ordine del giorno, saranno affidati, sulla base dei criteri che saranno stabiliti prioritariamente, a piccole strutture locali. Evidentemente a parità di condizioni, cioè con la disponibilità di dare i ritorni di redditività dagli affitti di mercato che l'autoporto dovrà necessariamente avere per mantenersi in linea con gli impegni assunti in sede comunitaria, con il fatto che creino mano d'opera aggiuntiva e non sostitutiva, con il fatto che creino valore aggiunto, cioè che siano attività produttive, in utile.

Perché non possiamo accogliere la parte impegnativa di questa mozione? Perché non può essere stralciato nulla da una proposta che doveva essere consegnata entro il 15 settembre per ottenere 36 miliardi di finanziamento dal CIPE, e che si trova oggi a procedura chiusa. Pur condividendo che alcune parti di questo documento di supporto possono essere superate dalle delibere del Consiglio o possono essere comunque opinabili, e per quanto mi riguarda ho detto prima che alcune cose erano a titolo esemplificativo, ma che già il programma non prevede più specificamente Brico Center o cose di questo genere, la presentazione di questa documentazione entro il 15 settembre è condizione perché dei 101 miliardi previsti a carico pubblico per la realizzazione dell'intero progetto la regione abbia l'onere di finanziarne non più di 20.

C'è la possibilità di arrivare alla fine della vicenda con 31 miliardi previsti dall'Interreg, 48 miliardi previsti dal CIPE, di cui 36 con la richiesta di questo progetto - e siamo state una delle poche regioni che hanno presentato nei tempi un progetto finanziabile con tutti i crismi -, quindi siamo a coprire più dell'80 percento con fondi pubblici non regionali la parte a fondo pubblico.

Condividiamo le preoccupazioni che il settore della distribuzione, soprattutto quello tradizionale, nutre non tanto nei confronti dell'ipermercato, ma di quelle che sono le evoluzioni che il settore commerciale-distributivo sta avendo in Europa, in Italia e in Valle d'Aosta, e sarà evidentemente cura e attenzione del Consiglio e della Giunta adottare tutte le misure che potranno essere utili a che questo non succeda, ma anzi a che vi sia la compresenza di un fiorente e produttivo settore del commercio tradizionale, insieme ad un commercio all'ingrosso, ad un commercio di grande distribuzione, cosiddetto moderno, che fra l'altro con nessun atto questa amministrazione da anni sta ampliando. Al contrario, anche a costo di andare incontro a contenziosi di diversa natura ed entità la Giunta non ha più concesso nessuna autorizzazione, per quanto di competenza, alla grande distribuzione, ed anzi è stato affidato uno studio sul settore del commercio proprio per fare un punto sulla situazione e per definire prospettive politiche in futuro.

Evidentemente però quello che deve essere tenuto ben presente è che, come in tutti i settori, anche in quello della grande e della piccola distribuzione, l'evoluzione dell'impresa, del mercato, del consumatore, del contesto, è un'evoluzione rapida e veloce, per cui sarà indispensabile ragionare, nel momento in cui si dovranno adottare le scelte e le linee, su quello che il settore complessivo del commercio sarà diventato e non su quello che era dieci anni fa. In questo se, con la collaborazione delle associazioni di questo settore, si potrà giungere ad identificare delle strade e degli obiettivi comuni, credo che la concorrenza non farà paura, Anzi, la concorrenza sarà, come dovrebbe essere sempre, come è scritto in tutti i libri di economia, il veicolo principale per rendere più profittevole e più redditive tutte le attività, sia quelle della piccola che della grande distribuzione.

Presidente Inviterei per l'ennesima volta in tribuna ad avere un comportamento corretto, anche perché credo che civilmente l'Assessore abbia espresso un suo punto di vista.

Ha chiesto la parola il Consigliere Linty.

Linty (LNPIAP) Credo che dalle parole dell'assessore siano emersi alcuni fatti almeno preoccupanti, lasciatemelo dire, perché se vogliamo farla tutta la storia penso che quando aprirà il primo negozio in questo centro di distribuzione, non sono previste le librerie, però ce ne metterei una per vendere il libro degli atti amministrativi che hanno portato alla realizzazione di quel centro.

Se andiamo al passato vediamo che il 14 gennaio '93, quindi la nona legislatura, è stato approvato con le stesse forze politiche che oggi sono in maggioranza: "Indicazioni programmatiche di urbanistica commerciale", che va in una direzione un tantino difforme da quella sentita più di recente in quest'aula. Dicevo in occasione di altri interventi che sto cominciando ad abituarmi a questi cambi di direzione, quindi non mi toccano più di tanto. Quello che mi tocca però è che anche l'assessore riconosce che all'interno di questa scheda, che è stata inviata al CIPE, sono state citate delle tipologie di insediamento che non erano previste all'interno di quest'altra deliberazione, quella del 22 febbraio '95, tipo Brico Center e tutto quello che ne deriva.

Ora, questa scheda è stata fatta nel settembre del '96, se anche queste sono già superate oggi, che siamo a dicembre del '96, non voglio pensare a cosa succederà nel mese di marzo '97, perché se nel giro di due mesi le tipologie cambiano con una tale accelerazione, quando aprirà questo centro non so cosa ne verrà fuori. Però sono sicuro che ci sarà l'ipermercato, di questo ne ho avuto conferma.

Per quanto riguarda il discorso del piano (ed ho sempre riconosciuto all'Assessore Lévêque una grande abilità nel destreggiarsi in queste cose), si parla di riconversione e non di ampliamento. L'indicazione è giusta, il Consiglio si era dichiarato d'accordo a trasferire il Mega - perché pareva ci fosse anche l'interessamento della birreria per quell'area - nel centro direzionale; poi in seconda battuta gli stessi che dicevano di trasferirlo, parlano nella delibera approvata dal Consiglio di trasferimento più potenziamento.

Allora il discorso non è quello di sindacare una delibera piuttosto che un'altra, ma è il discorso di richiedere un'attenta riflessione da parte di quest'aula circa quello che si sta realizzando lì, perché quando mi si dice che il privato si impegna all'assunzione di 135 impiegati, mi chiedo se sono poi come quelli della Converter di Pont-Saint-Martin. Vogliamo andare a prendere tutte le convenzioni che ha fatto la regione sulle promesse di assunzioni e vedere quante potrebbero decadere domani mattina perché non sono stati rispettati i parametri? Possiamo anche farlo, chiaramente nessuno di noi ha interesse a che quelle convenzioni decadano per il fatto che sta a cuore a tutti noi l'occupazione nella nostra regione, però se andiamo a vedere ce ne rendiamo conto. Quindi io, quando sento promesse di centinaia di posto di lavoro, ci andrei cauto.

Sul discorso dei tre posti che vengono meno per ogni posto in più nella grande distribuzione, credo che ci voglia poco a comprendere questa logica: proviamo a pensare al giro di affari che può avere un centro come il Cidac, là dove è tutto concentrato, unificato, là dove forse è il consumatore che va verso il supermercato e non il negozietto che va dal consumatore sotto casa, sto cercando di spiegare la differenza che c'è fra la piccola e la grande distribuzione. Quindi è normale che un centro così grande per forza di cose penalizzi il centro più piccolo, perché se la bottiglia di Coca Cola al Cidac costa 1.500 lire, sotto casa ne costa 3.000, potrà essere che qualche volta la compri sotto casa per non dover andare in macchina fino al Cidac, ma se mi trovo lì a far la spesa, la compro lì. Poi basta controllare le licenze al commercio che sono state restituite al comune di Aosta: se guardiamo il trend che ha la restituzione delle licenze al commercio al comune di Aosta, penso che questi dati sarebbero al limite da aumentare. Licenze peraltro non rinnovate, quindi vi lascio immaginare.

Penso che l'Amministrazione regionale e questo Consiglio ai quali era rivolta la mozione dovrebbero tenere in considerazione l'opportunità di non aumentare questo tipo di grande distribuzione, al di là della provenienza del denaro, fosse anche che arriva tutto da Bruxelles. Qui non è un discorso di quanto deve mettere la Regione, quanto deve mettere il privato, quanto devono mettere altri organismi europei; qui è il discorso di cosa va a realizzare e quali sono gli effetti che questa struttura scaricherà inevitabilmente sul tessuto economico della Valle d'Aosta.

Ribadisco il voto favorevole, chiedo che il Consiglio faccia un'attenta riflessione su quanto è chiamato oggi a votare e auspico che in futuro ci sia un po' più di responsabilità nell'iniziare avventure tipo quella dell'autoporto di Pollein.

Presidente Per dichiarazione di voto ha chiesto la parola il Vicepresidente del Consiglio, Viérin Marco.

Viérin M. (PpVA) Per dire che i Popolari per la Valle d'Aosta voteranno questa mozione. Non sto qui a ripetere le considerazioni che da parecchi anni il nostro gruppo fa sulla crisi del lavoro autonomo, specialmente del commercio; dico solo che la legge dei numeri sarà quella che è già emersa in tutte le altre occasioni.

Approfitto di questo spazio per invitare in futuro la Giunta e l'assessore a verificare eventuali intese con le associazioni del commercio, con i rappresentanti del lavoro autonomo, per evitare che l'attuazione dell'area dell'autoporto crei tutti i disagi che potrebbe creare e dei quali tutti quanti siamo preoccupati.

Non dimentichiamo che c'è anche il problema Covim, non voglio ripeterlo stasera, sappiamo tutti a che punto è, oltretutto è una struttura che non è mai esistita in Valle, per cui la situazione che verrebbe a crearsi in quell'ambito sarebbe ancora peggiore.

Ribadendo che voteremo la mozione, faccio appello all'assessore e alla Giunta che affrontino questo tema, sicuramente delicato e importante per la comunità valdostana, anche con le associazioni di categoria.

Presidente Pongo in votazione la mozione in oggetto:

Presenti: 26

Votanti e favorevoli: 6

Astenuti: 20 (Agnesod, Aloisi, Bionaz, Chenuil, Dujany, Ferraris, Florio, Lavoyer, Louvin, Mafrica, Parisi, Carlo Perrin, Giuseppe Cesare Perrin, Perron, Piccolo, Riccarand, Secondina Squarzino, Vallet, Dino Viérin e Voyat)

Il Consiglio non approva