Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 643 du 21 avril 1994 - Resoconto

OGGETTO N. 643/X - Disegno di legge: "Delega ai comuni della Valle d'Aosta di funzioni amministrative in materia di tutela del pae­saggio".

Presidente - La trattazione dell'oggetto riguardante la delega ai comuni di funzioni amministrative in materia di tutela del paesaggio ri­prende dopo l'interruzione di questa mattina. La discussione generale è stata chiusa; invito il Consiglio a procedere alla vo­tazione del disegno di legge.

La parola al Consigliere Linty.

Linty (LN) - Ai sensi dell'articolo 62 del Regolamento è consentito esprime­rsi a un membro per gruppo.

Presidente - Vorrei precisare che è consentito l'intervento per 10 minuti.

Linty (LN) - ...sì, l'ho detto. Ci terrei a fare alcune puntualiz­zazioni riguardo alla difesa del territorio dal momento che questa legge parla anche di questo argomento.

Lo sfasciume idrogeologico - o più semplicemente l'insicurezza del territorio che è poi teatro di tutte le azioni od attività che si manifestano e si sviluppano sulla terra - è la conseguenza delle azioni degli eventi naturali, unitamente a quelle determinate dai comportamenti degli esseri viventi, dei quali l'uomo è ov­viamente la componente dominante. Un fortissimo incremento demografico e le profonde evoluzioni socio-economiche sono da considerarsi le concause determinanti delle modificazioni dell'ambiente, modificazioni che trovano l'espressione più com­prensibile nell'urbanizzazione sempre più spinta, nell'intensifi­cazione delle comunicazioni a tutti i livelli, nella riduzione delle componenti forestali ed agrarie e nello sfruttamento sempre più spinto delle risorse naturali. Tutto ciò è direttamente colle­gato con l'aumento degli inquinamenti dello spazio, dell'aria, dell'acqua, del suolo e cioè con il deterioramento di quello che si usa definire "qualità della vita".

La tutela dell'ambiente dagli inquinamenti e la sicurezza del suolo rappresentano il problema fondamentale per la vita e lo sviluppo della società, intesa questa come globalità degli esseri viventi. La difesa del territorio dev'essere intesa come la som­matoria degli interventi di conservazione dinamica del suolo, di prevenzione e salvaguardia dei beni e dei suoi centri di produ­zione contro l'aggressione delle acque, l'instabilità dei versanti, la caduta di valanghe e di altri fenomeni naturali.

La difesa del territorio impone inoltre, accanto agli interventi soprarichiamati, la virtuale attivazione di interventi indiretti, vale a dire interventi normativi miranti a regolare l'utilizza­zione delle risorse e la gestione del territorio. Si rende cioè as­solutamente necessario unire alle azioni dirette di difesa, azioni comportamentali tali da non aggravare i pericoli a causa degli eventi naturali attraverso l'adozione di corrette politiche urbanistiche che tengono conto delle realtà fisiche, biologiche e anche ambientali degli spazi che si vogliono occupare e dei limiti cui ci si deve attenere per gli equilibri dei fattori essen­ziali per il mantenimento della qualità della vita e dell'equili­brio degli ecosistemi presenti.

Per quanto attiene alle attività di difesa diretta è fondamentale operare non solo in modo da attenuare i pericoli o defilarsi dagli stessi, ma mettere in atto opere complementari tendenti ad esaltare la produzione dei beni naturali e l'equilibrio degli ecosistemi.

La regimazione delle acque per esempio non deve essere solo vista come smaltimento od allontanamento delle stesse nei pe­riodi critici, ma deve essere impostata in modo da poterla uti­lizzare nei periodi di "magra". Le acque sono un bene naturale e limitato che la nostra società consuma con incremento cre­scente. La sistemazione di zone franose o la lotta contro la ca­duta delle valanghe devono mirare certamente all'annulla­mento o all'attenuazione dei rischi, ma anche ad essere impo­state in modo da permettere di incrementare le potenziali ri­sorse ambientali, favorendo altri interventi concorrenti ai riequilibri, quali la ricostruzione di coperture erboree, l'utiliz­zazione agraria e la creazione di nuove strutture produttive.

Per quanto attiene alle azioni indirette di sicurezza del suolo e cioè alla pianificazione urbanistica ed economica, tutti gli in­terventi devono sottostare a precise esigenze circa i limiti dell'utilizzazione degli spazi e dello sfruttamento delle risorse agrarie; ciò al fine di evitare la distruzione del patrimonio o di portarlo verso un degrado irreversibile. Così indicata, si evince come una completa politica di sicurezza del territorio sia assai ampia e debba basarsi su complesse valutazioni comparate. Il piano d'intervento deve basarsi su obiettivi generali di sicurez­za territoriali e di uso multiplo delle risorse. La sua realizza­zione passa attraverso obiettivi intermedi che tengono conto delle emergenze del momento e soprattutto delle realtà socio-economiche presenti. Qualora determinati fattori mutassero nel tempo i termini del problema - e quindi gli obiettivi generali - anche gli interventi di difesa dovranno cambiare ed adeguarsi alle nuove realtà.

L'evoluzione economica e sociale che ha caratterizzato la vita negli ultimi 40 anni ha avuto conseguenze rilevanti sul terri­torio regionale coinvolgendo, spesso pesantemente, le condi­zioni di sicurezza dello stesso. Le sensibili riduzioni degli ad­detti nel settore agricolo hanno determinato l'abbandono di strutture e attività, le cui presenze erano strettamente legate al mantenimento degli equilibri dell'assetto idrogeologico. Al mantenimento dell'assetto idraulico e idrogeologico del territo­rio concorrono, infatti, non solo le opere ingegneristiche biologi­che, ma anche l'uso di giuste tecniche e opportune modalità di utilizzazione agricola e forestale dei terreni.

Al forte calo degli imprenditori addetti alle attività agricole si è quasi sempre reagito sviluppando tecniche che tendono a favo­rire interventi estensivi, rendendo di fatto impossibile eseguire anche semplici operazioni di governo delle acque, di manuten­zione dei canali irrigui e della viabilità.

Anche tutte quelle serie di terrazzamenti costituenti veri e pro­pri opere di consolidamento e stabilizzazione dei versanti oltre­ché elementi caratterizzanti del paesaggio e testimoni della cultura del passato, senza la presenza dell'uomo sono in preda degli agenti naturali e di fatto privi di qualsiasi opere manu­tentorie. Questi ambienti modellati dalla mano dell'uomo, la­sciati a se stessi, degradano spontaneamente verso forme più stabili, attraverso processi intermedi di degrado idrogeologico. Le conseguenze sul piano della sicurezza del territorio di que­ste grosse evoluzioni socio-economiche tendono, tra l'altro, a spostare la problematica su ambiti territoriali diversi da quelli tradizionali, investendo zone e tipologie d'intervento - un tempo di competenza stretta dei privati - di associazioni di privati o di enti territoriali minori. Ci si riferisce, in particolare, al minuto governo delle acque, alla pulizia di canali di irrigazione, alle puntuali manutenzioni di antiche e consolidate forme di utiliz­zazione del territorio.

Gli eventi meteorici di questi ultimi anni, anche di portata as­sai limitata, stanno innescando processi di disgregazione che sono il tarlo originale del dissesto idrogeologico. Nella disamina della programmazione degli interventi di difesa del territorio è necessario pertanto tenere conto anche di questa realtà, che contribuisce a definire la reale situazione idrogeologica dei vari bacini. Un cenno particolare meritano i "rus", queste strutture esempi di veri capolavori di ingegneria popolare e costituenti una complessa ragnatela che interessa una notevole parte del territorio regionale, oltre a raggiungere fini di produzione agri­cola, a dare interessanti contributi alla formazione di tipici passaggi, rivestono un ruolo non indifferente circa la distribu­zione delle acque e l'assetto idrogeologico.

Per poter contare in­fatti su di una rete di distribuzione delle acque alternativa ai collettori naturali, dà la possibilità di un maggiore e più lento assorbimento delle stesse da parte del terreno contribuendo, da un lato, a ridurre i danni derivanti da piogge ad intensità ele­vata e, dall'altro, ad impedire il verificarsi di erosioni accelera­te con la possibilità, ora, di eseguire puntuali manutenzioni. Le necessità derivanti dalle nuove tecnologie in atto nel settore agricolo richiedono radicali cambiamenti di queste infrastrut­ture, che non possono che portare a nuovi equilibri, con riflessi sia sulla sicurezza del territorio che sulla componente paesisti­co-ambientale.

La realizzazione delle strutture di servizio, fondamentali per le attività economiche agricole, forestali e turistiche incide più o meno sensibilmente sul reticolo naturale di deflusso delle acque e sulla stabilità dei versanti. La mancanza di attente e pun­tuali opere di contrasto e di governo delle acque portano a gravi conseguenze negative per la sicurezza idrogeologica, unitamen­te a pesanti riflessi sull'ambiente.

I grossi cambiamenti nel tes­suto sociale della montagna hanno provocato anche la cancel­lazione di figure tipiche del passato e hanno favorito l'insorgere di figure nuove che poco o nulla hanno a che fare, o sono co­munque collegabili con le necessità di sicurezza e difesa del suolo.

Si sta inoltre assistendo alla concentrazione sempre più spinta di centri di formazione delle ricchezze, con conseguenti espo­nenziali incrementi dei pericoli e dei danni in caso di eventi meteonivometrici la costruzione di strade, piste da sci, impianti di risalita meteonivometrici, acquedotti, fognature, alberghi, case, ville, senza valutare attentamente la loro influenza sul bacino idrogeologico nel suo complesso, hanno profondamente aggravato il disordine idrogeologico dei deflussi conseguenti e anche l'abbandono dei campi e dei boschi. Tutto ciò richiede realisticamente di attivare azioni e strutture sostitutive in gra­do di mantenere la sicurezza del territorio e di garantire gli equilibri idrogeologici. La Valle d'Aosta comprende solo un pic­colo settore dell'intero arco alpino ma per le sue caratteristiche geografiche così ben definite...

Presidente - Consigliere Linty sono trascorsi i 10 minuti a sua disposizione. La parola al Vicepresidente Viérin Marco.

Viérin M. (PpVA) - Grazie, Presidente. Innanzitutto condivido lo spirito di questa proposta di legge perché va verso quel decentramento che da molto tempo si auspica. Soprattutto come ex sindaco posso dire che ho ancora alcune grosse perplessità che avevo già avuto modo di esprimere durante gli incontri della I Commissione. Queste perplessità sono essenzialmente due: la prima, riguarda il discorso di coloro che hanno preparato queste proposta. La proposta è stata predisposta da una Commissione paritetica, nominata dalla Giunta e non dal Consiglio, che si è confrontata con gli enti locali. Alcuni problemi che il sottoscritto ha solleva­to in I Commissione non hanno avuto alcuna risposta perché le persone che facevano parte della Commissione paritetica o non erano presenti o non sapevano dare delle risposte.

La proposta che avevo già fatto era di costituire una Commis­sione specifica su questo rapporto tra enti locali e amministra­zione regionale per preparare tutti i vari disegni di legge fina­lizzati a quel decentramento tanto decantato ma non ancora attuato.

Ho anche sottomano la lettera delle comunità montane, inviata il 21 marzo e ricevuta una decina di giorni fa, dove si dice, in merito a questo disegno di legge, che: "l'Associazione dei presi­denti delle comunità montane ha esaminato il 15 marzo scorso il testo del disegno di legge in oggetto su sollecitazione del Pre­sidente della Giunta regionale. Il disegno di legge viene da noi considerato come provvedimento stralcio". Questo è l'aspetto sostanziale da me contestato in Commissione consiliare perché adottando troppi provvedimenti-stralcio si rischia di ingarbu­gliare ulteriormente la matassa e di non riuscire a creare, in seguito, un provvedimento che sia pari ad una legge-quadro. Le comunità montane, infatti, inquadrano benissimo il problema; al punto 2 infatti dicono ancora: "Appare invece evidente, qua­lora l'ente Regione considerasse il provvedimento come una de­finitiva determinazione della materia, che il nostro parere non potrebbe essere favorevole, infatti il ruolo delle comunità mon­tane, come da noi più volte segnalato, risulta totalmente assente mentre, a nostro avviso, dovrebbe essere centrale in ogni prov­vedimento che inserisce direttamente l'assetto ambientale e di dinamica e di sviluppo socio-economico del territorio della co­munità".

Al punto 3 poi precisa: "Cogliamo l'occasione per se­gnalare la profonda perplessità dei componenti dell'Associa­zione di fronte ad un processo innovativo in materia di esercizio dell'attribuzione della competenza primaria sulla ridefinizione dell'ordinamento delle autonomie locali, che sembra a noi pro­cedere in modo episodico e scarsamente innovativo". Il termine "episodico" mi sembra si riallacci molto bene a quanto dicevo prima. Continua poi la lettera: "...soprattutto in termini di fede­ralismo, così come noi lo intendiamo. Riteniamo infatti, concor­dando con le perplessità a suo tempo espresse nel convegno promosso dalla Presidenza della Giunta il 20 gennaio ultimo scorso, che occorra limitare ogni forma di normazione anticipa­tiva, privilegiando invece almeno con un provvedimento d'indi­rizzo espresso dal Consiglio regionale". Qui si capisce che si pre­ferisce un documento che raccolga in maniera generale queste modificazioni in modo da avere una situazione più chiara. La nostra paura è quella di arrivare, un domani, ad avere una se­rie di modifiche e di regolamenti vari che creeranno nuova con­fusione e le leggi poi già in essere daranno nuovi problemi, sen­za giungere però a delle modifiche veramente sostanziali.

Continuo con la lettura del documento: "Sentita l'Associazione delle autonomie locali si chiede un disegno organico che defini­sca ruoli e compiti di ciascuno degli enti locali che operano nel territorio della Regione. In particolare riteniamo che, almeno a livello di indirizzi politici, debba essere ridefinito il ruolo della Regione che noi intendiamo quale ente di programmazione e di legislazione, mentre pensiamo debba essere attuato, pur con la gradualità necessaria, a garantire un ordinato trasferimento di funzioni". Concludendo la lettera dice: "Il confronto, a volte aspro, tra le esigenze di decentramento di cui i nostri rappresen­tanti sono storicamente portatori e le politiche centralistiche dello Stato, hanno imposto la definizione di un sistema istitu­zionale locale fortemente incardinato sul ruolo della Regione. Sia l'ottenimento delle competenze primarie in materia di ordi­namento delle autonomie locali da parte della nostra Regione, sia l'avvio di un processo di riforma della pubblica ammini­strazione, indica inevitabilmente una sostanziale modificazione del rapporto Stato-Regioni a favore di un concetto di regionali­smo notevolmente accentuato, che consente di poter procedere in termini di federalismo a ridurre il peso organizzativo e gestio­nale della Regione a favore di una migliore distribuzione dei poteri nell'ambito di diverse espressioni amministrative e parte­cipative delle comunità locali. In tal senso, noi riteniamo indi­spensabile la salvaguardia dell'attuale articolazione delle esi­genze comunali, certi come siamo dell'importanza del ruolo che anche il più piccolo comune ha nel favorire lo sviluppo della collettività locale. Auspicando tuttavia un forte decentramento regionale, non possiamo esimerci dal sottolineare il ruolo che le comunità montane potrebbero svolgere poiché, grazie al lavoro svolto in questi anni da tanti amministratori, pur sostanzial­mente privi di poteri reali per una scelta di organizzazione re­gionale che oggi va superata, proprio tale processo ha consentito di fare divenire tali istituzioni punti di riferimento per le collet­tività locali".

Non voglio dilungarmi oltre, il concetto è chiaro: noi andiamo ad approvare normative di vario tipo che toccano leggi specifi­che su diversi argomenti e rischiamo di essere ingabbiati pro­prio perché troppe normative sono state avviate, anziché elimi­nare le vecchie normative esistenti e procedere all'istituzione di leggi-quadro chiare e semplici. Questo è un momento di pas­saggio che dà inizio a quel decentramento tanto decantato ma poco realizzato. Aspettiamo dunque i passaggi successivi per vedere se c'è veramente l'intenzione di arrivare ad una concre­ta attuazione del decentramento. Grazie.

Presidente - Informo il Consiglio che sono state presentate due risoluzioni da parte dei consiglieri dell'opposizione. La parola al Consiglie­re Chiarello.

Chiarello (RC) - Vi è stata una lunga discussione nelle Commissioni competenti su questa legge-delega, proprio per andare a tappare dei buchi che erano stati provocati da diversi anni di governo accentrato­re. Noi abbiamo sempre voluto il decentramento delle compe­tenze che è una necessità inderogabile dovuta alla richiesta dei sindaci che non riescono più ad amministrare e devono solo portare carta dai comuni in Regione e non hanno più potestà amministrativa.

Questa legge-delega è un primo passo; noi non siamo stati bloccanti in Commissione e speriamo che sia l'inizio di un decentramento verso gli enti locali e che la maggioranza, almeno in questo campo, dimostri la volontà di fare quello che chiediamo come Regione allo Stato. Non intendo dilungarmi oltre, ma mi riservo di intervenire nella discussione dell'articolato.

Presidente - La parola al Consigliere Florio.

Florio (VA) - Sottolineo con sollievo che stiamo discutendo del disegno di legge n. 40 che ha elementi di notevole novità. Se questa mat­tina il tempo che è stato dedicato a leggere questioni di ordine urbanistico ed edilizio fosse stato dedicato ad analizzare il dise­gno di legge, saremmo riusciti a capire di più il senso di questa legge. Questo pur riconoscendo all'opposizione il diritto di pro­cedere come meglio crede.

Venendo al merito, vorrei parlare a proposito delle richieste dei comuni e dei sindaci. Devo dire che il modo con il quale ho discusso, da relatore della legge, con i sindaci, non mi è piaciuto, perché nessuno all'esterno di questo Consiglio può tentare di imporre a questo stesso Consiglio scelte di politica amministrativa. A poco serve giustificare ciò dicendo che i sindaci non riescono più a governare, che non hanno più potestà, eccetera, eccetera, criticando il fatto che non si procede agli accordi raggiunti in sede di trattativa con la Regione.

Io rivendico ad ogni Consigliere il dovere-diritto di intervenire con precisione su ogni provvedimento, libero da ogni vincolo di mandato. Poi contesto il fatto che i sindaci non siano in grado di governare: nel tema specifico i sindaci avevano un'arma principe per ovviare all'obbligo fissato per legge di inviare tutti gli interventi alla Sovrintendenza, l'avevano sin dal 1978 ed era quella di individuare per le zone A la normativa apposita che avrebbe consentito appunto di superare quell'obbligo. Po­chissimi comuni si sono dotati di quello strumento, era quella la strada per assumersi la competenza in materia all'interno di un intervento di gestione del territorio.

Quando poi abbiamo di­scusso nel concreto, mi è sembrato di intuire che i sindaci vo­lessero strappare alla Regione competenze; ma non è così, per­ché noi riteniamo che, comunque, una sorta di criterio generale di valutazione della bellezza paesaggistica, delle potenzialità monumentali, deve rimanere all'organismo centrale, la Regio­ne, che è l'unica che può avere una visione complessiva della dimensione del patrimonio paesaggistico e monumentale. Mi sembra che con molti sindaci e con il Presidente dell'Associa­zione quest'idea non mi è parsa così forte.

Presidente - La parola al Presidente della Giunta, Viérin Dino.

Viérin D. (UV) - Je voudrais donner quelques précisions sur les questions qui ont été posées, sur les objectifs, les finalités que nous nous sommes posés, de concert avec les collectivités locale, notamment, pour rassurer qu'il ne s'agit pas d'avoir résolu les rapports entre la Région et les collectivités locales. Il s'agit des premières mesures concertées en vue de la définition de cette loi organique qui devra redéfinir ces rapports. Il s'agit de mesures urgentes, afin de donner des réponses aux requêtes formulées par les collectivités.

Je peux donc assurer, et c'est la conclusion de la Commission de travail, qu'au début mai une réunion du Groupe et des représentants des communautés de montagne et les secrétaires des mairies aura lieu afin d'examiner ce nouveau cadres de rapports. De plus, je veux vous rassurer dans le sens que dans le Groupe de travail il y avait aussi des représentants du Conseil et il est dans nos intentions de maintenir cette même composition avec, aussi, un membre de la minorité du Conseil.

En effet, dorénavant, chaque fois que nous devrons nous pencher sur une loi-cadre, nous assurerons la présence des représentants de l'opposition.

Presidente - Se non ci sono altri interventi possiamo passare alla votazione dell'articolato. Articolo 1.

Presenti, votanti e favorevoli: 27

Presidente - Passiamo alla votazione dell'articolo 2.

Presenti, votanti e favorevoli: 27

Presidente - Passiamo alla votazione dell'articolo 3. La parola al Consigliere Mostacchi.

Mostacchi (UV) - Vorrei motivare la mia astensione in quanto esiste una palese contraddizione: si delegano ai comuni le ristrutturazioni facen­do riferimento al comma 4 dell'articolo 2, legge 1978, ma in quella legge le ristrutturazioni non sono presenti, pertanto c'è, a mio avviso, una palese contraddizione.

Presidente - La parola al Consigliere Florio.

Florio (VA) - Nutro anch'io le stesse perplessità e mi sono battuto affinché nella lettera c) del 1° comma venissero cancellate le ultime due righe e mezzo. Si tratta di una dizione che non ha alcun senso logico perché la definizione di ristrutturazione è fissata da una legge dello Stato all'articolo 30 della n. 450 del 1978 e la ri­strutturazione individua, tra le opere da potersi realizzare, an­che gli interventi sostitutivi e/o ablativi.

Vi è poi una quantità di sentenze del Consiglio di Stato che individuano l'integrale sostituzione di un edificio come ristrutturazione. Questa defi­nizione della legge non ha quindi senso, non solo, ma è una de­finizione che interviene in una legge che non ha diretta corri­spondenza con la normativa edilizia e può fare intendere che si voglia innovare in materia urbanistica, materia che è invece regolata dalla legge regionale n. 14 del 1978 che impedisce, tra gli interventi ammissibili in zona A, in assenza di quell'appo­sita normativa di cui dicevo prima, proprio le ristrutturazioni.

Io ho cercato di far capire a Ruffier che l'inserimento di queste due righe potrebbe far sorgere nei sindaci maggior confusione di quanta già ce n'è; non ne ha voluto sentire ragione e la Giunta ha fatto propria l'esigenza di Ruffier. Io voto anche questo articolo, ma ci rivedremo presto su questo argomento.

Presidente - La parola al Consigliere Chiarello.

Chiarello (RC) - Anch'io su questo articolo ho delle perplessità e, come si evince dai rapporti della Commissione, si vede che vi sono degli emen­damenti di Florio, ed uno era proprio relativo a ciò. Ora non lo vedo più tra gli emendamenti, e io ho dei seri dubbi su questo concetto.

Non vorrei che questo decentramento divenisse un punto di forza dei comuni verso la Regione; mi sembra che la Regione fosse stata comprensiva, e perciò mi astengo.

Presidente - La parola al Consigliere Collé.

Collé (PpVA) - Per quanto riguarda la lettera f), abbiamo l'installazione delle bombole per il gas. Io avevo avuto questo problema e non vorrei che ci trovassimo ad avere questi bomboloni senza sapere come essi devono essere inseriti nell'ambiente. Inviterei l'Assessorato competente a vedere se sia possibile fare un regolamento. Poi al punto i): "Installazione per un tempo non superiore a 5 anni di costruzione provvisoria e funzionale ad esecuzione di impianti ed opere all'esercizio di attività temporanee", vorrei sapere che cosa sono queste attività e non vorrei che con questa dicitura si possa, dopo 5 anni, demolirla e rifarla accanto per altri 5 anni.

Presidente - La parola al Consigliere Florio.

Florio (VA) - Vorrei dare alcune spiegazioni. Per quanto riguarda la lettera f), mi richiamo all'articolo 12 e la bozza di regolamento prevede una sorta di normativa alla quale i sindaci dovranno attenersi. Per quanto riguarda la lettera i) si è pensato di inserire questa dizione perché si è ritenuto meno incidente sul paesaggio la realizzazione di strutture provvisorie, piuttosto che la realiz­zazione di strutture in duro.

Si è accettata l'idea che per affron­tare aspetti produttivi momentanei si consenta la realizzazione di strutture smontabili. Ciò va incontro all'esigenza di moltis­simi agricoltori, ma non definisce il paesaggio in una certa zo­na. Credo che sia una soluzione razionale che correla una sorta di regime vincolistico e l'esigenza di realizzare strutture da parte dei singoli cittadini.

Presidente - La parola al Consigliere Dujany.

Dujany (PVA) - Vorrei anch'io chiarire che questi punti in realtà rappresentano un'esplicazione concreta di una serie di casi che sono già pre­visti. Si trattava, per chiarire meglio, di esemplificare dei casi concreti e vi sono quelli indicati. Ma non rappresentano una novità perché comunque li si sarebbe ricondotti in questa ipo­tesi di delega.

Per il punto i), oltre all'esempio fatto da Florio, ci si riferisce anche a quegli immobili legati ad una attività eco­nomica, come i cantieri edili e le cave; si è voluto aggiungere la temporaneità per evitare che questi manufatti diventino per­manenti.

Presidente - La parola al Consigliere Marguerettaz.

Marguerettaz (PpVA) - Dopo aver ascoltato le delucidazioni di Dujany la cosa mi preoc­cupa ulteriormente se penso alla situazione dei cantieri che so­no provvisori; ad esempio, ad Aosta, il numero di cantieri piaz­zati per lungo tempo è un problema enorme. Nell'articolo 12 dove si fa riferimento a questo regolamento non sarebbe male che anche a livello di comuni si definisca un po' meglio il con­cetto di provvisorietà. Vedo che si parla di criteri a cui si devo­no uniformare i progetti ma non si parla di tempo; una struttu­ra non può rimanere su 20 anni.

Presidente - La parola al Consigliere Dujany.

Dujany (PVA) - Nel momento in cui il punto i) fa presente che queste costru­zioni provvisorie devono avere quest'autorizzazione, evidente­mente il provvedimento stesso dovrà stabilire il periodo di tem­po che giustifichi la provvisorietà. Direi che ciò va incontro alle esigenze che dicevi prima.

Presidente - La parola al Consigliere Collé.

Collé (PpVA) - Solo per dire che non vorrei che si arrivasse ad avere quelle situazioni di precarietà di casette che sorgeranno per sistemare tutto quello che, fino ad oggi, i sindaci hanno dovuto limitare. Il Consiglio deve fare una scelta precisa se vuole che la Valle ab­bia una sua immagine, o non ci interessa niente e vedremo il sorgere di costruzioni temporanee. Noi ci asterremo su questo articolo.

Presidente - La parola al Consigliere Chiarello.

Chiarello (RC) - In Commissione avevamo chiesto di cambiare le parole agli ar­ticoli g), e), h), dove è scritto "varianti", noi avevamo proposto "variazioni", non ho capito come mai sono rimaste queste paro­le.

Presidente - La parola al Consigliere Florio.

Florio (VA) - Collé, bisogna stare attenti a non confondere questa legge con la normativa urbanistica. Non significa che i singoli sindaci siano di per sé autorizzati a rilasciare concessioni per realizza­re un mare di costruzioni provvisorie. Questa legge consente al sindaco di rilasciare l'eventuale autorizzazione, senza chiedere il preventivo parere da parte della Sovrintendenza: sono due cose differenti.

Rimane valida la normativa comunale; nel caso in cui questa consenta la realizzazione di tali strutture il sinda­co può rilasciare le relative autorizzazioni. Quindi la diffusione di queste costruzioni è sempre legata alla potestà urbanistica di ogni singolo comune. L'osservazione di Chiarello è pertinente: nella lettera h) è corretto mantenere la dizione "varianti" per­ché ci si riferisce a quello strumento progettuale, richiamando al progetto iniziale di cui alla lettera c). Nella lettera g) la di­zione esatta è "variazioni" perché non ci si riferisce all'atto pro­gettuale, ma alla richiesta di apportare modifiche costruttive edilizie. Questa è un'altra di quelle cose su cui il benedetto Sin­daco di Cogne non ha voluto intendere ragione.

Presidente - La parola al Presidente della Giunta, Viérin Dino.

Viérin D. (UV) - Sur toute une série de problèmes il y a eu aujourd'hui encore une confrontation avec les responsables des services et les syndics, mais je veux souligner que les dispositions portant application de ce projet de loi relatif au transfert de compétences seront examinées lors du débat sur le règlement d'application.

Ensuite on délègue aux communes une compétence et c'est une responsabilisation accrue de la part des communes, mais je crois qu'il est important de réfléchir sur le sens de ce transfert de compétences; on ne peut pas penser que les élus locaux doivent être mis sous tutelle, ils ont un certain pouvoir discrétionnaire et ils pourront donc évaluer et décider s'il est possible de donner cette autorisation. Le sens politique de l'acte doit être interprété dans cette direction.

Presidente - Se non ci sono altri interventi passiamo alla votazione dell'articolo 3.

Presenti: 29

Votanti e favorevoli: 24

Astenuti: 5 (Chiarello, Collé, Marguerettaz, Mostacchi, Viérin M.)

Presidente - Passiamo alla votazione dell'articolo 4. La parola al Consigliere Collé.

Collé (PpVA) - Molte volte, in montagna, con le piogge, avvengono delle frane ed è necessario fare la pulizia degli alvei. Volevo chiedere se la pulizia viene considerata nell'articolo 4 e quindi non è neces­saria l'autorizzazione, visto che la cosa interessa molti comuni.

Presidente - La parola al Consigliere Dujany.

Dujany (PVA) - Ritengo che questa ipotesi rientri nei punti d) ed e).

Presidente - Se non ci sono altri interventi passiamo alla votazione dell'arti­colo 4.

Presenti, votanti e favorevoli: 29

Presidente - Articolo 5. La parola al Consigliere Florio.

Florio (VA) - Quest'articolo ha un altro elemento di dubbio perché ripete pari pari un articolo della legge "Galasso", che definisce i piani ur­banistici non sottoposti a vincolo. Ciò è stato riportato per dare una sequenza logica all'articolato. La prima parte dell'articolo è chiarissima, ma dopo si dice: "limitatamente alle parti ivi com­prese nei piani pluriennali di attuazione"; ora i piani sono stati rivisti dalla legge n. 10 del 1977, ma non sono mai stati fatti propri dall'Amministrazione regionale. Quindi non ci sono i criteri generali attraverso i quali i comuni avrebbero dovuto o potuto dotarsi di questi piani.

Non vi sono poi comuni in Valle che si siano dotati di questi piani di attuazione. Quindi i piani di attuazione sono uno strumento inesistente in Valle d'Aosta; il legare l'esclusione di alcuni ambiti urbanistici all'esistenza dei piani non lega per nulla. In sede di discussione si era pro­posto di sostituire questo con l'adozione del P.T.P. con funzioni di tutela del paesaggio. Questa richiesta non è stata accettata, per cui si dovrà mantenere questo riferimento che costituirà obtorto collo un ostacolo pesantissimo.

Presidente - Passiamo alla votazione dell'articolo 5.

Presenti: 27

Votanti e favorevoli: 26

Astenuti: 1 (Chiarello)

Presidente - Passiamo alla votazione dell'articolo 6.

Presenti, votanti e favorevoli: 28

Presidente - Passiamo alla votazione dell'articolo 7. Il Consigliere Margue­rettaz ha presentato un emendamento; lascio a lui la parola.

Marguerettaz (PpVA) - L'emendamento propone di aggiungere al termine del comma 1, le parole: "Tale esperto dovrà fornire all'Amministrazione co­munale una documentazione sufficiente ad attestarne le compe­tenze". Un esperto in materia mi è di difficile collocazione, è evidente che la competenza debba essere certificata; al tempo stesso, questo per i comuni può essere una difficoltà: non è faci­le individuare un esperto.

Tuttavia, credo che l'emendamento sia necessario, altrimenti si nominerebbe sul campo un esperto che avrebbe poi delle carenze.

Presidente - La parola al Consigliere Dujany.

Dujany (PVA) - Ritengo che questo emendamento sia poco utile, nel senso che spetta alla piena libertà di scelta dei comuni dei criteri in base ai quali individuare l'esperto.

Mi parrebbe condizionare questa libera scelta che spetta solo al comune. Fra l'altro, tutti i co­muni nelle commissioni edilizie hanno già questa figura, quindi non si dovrà integrarla.

Presidente - La parola al Consigliere Tibaldi.

Tibaldi (LN) - Pare anche a me che il comma 1 dell'articolo 7 sia generico. Bi­sogna individuare quali requisiti debba avere questo esperto e, se si tratta di nominare 74 esperti, ci potrebbe essere una certa disorganicità nelle scelte.

Quindi, se si delega, sarebbe oppor­tuno individuare quali competenze debba avere questo esperto.

Presidente - La parola al Consigliere Perrin Giuseppe Cesare.

Perrin G.C. (UV) - Je veux dire que si on parle de décentralisation, de fédéralisme, je crois qu'on doit ajouter la confiance dans les collectivités locales.

Presidente - La parola al Consigliere Florio.

Florio (VA) - Essere federalisti non significa difendere il paesaggio, significa un'altra cosa. D'altra parte, o riconosciamo l'autonomia dei co­muni o non la riconosciamo. La legge del 1939 dice che il parere sulle domande viene espresso dalla Sovrintendenza; il docu­mento che attesta l'avvenuto parere viene invece espresso dall'assessore o dal Presidente della Giunta: c'è una duplicità di figure. Sul tecnico esperto è riconosciuta al sindaco l'emana­zione dell'effettivo parere.

É chiaro che poi, in Valle, di esperti in quanto tali non ne esistono; allora il problema non è questo, ma è quello di realizzare dei corsi formativi per coloro che ver­ranno chiamati dai comuni. Inoltre, la percezione che ognuno di noi ha del paesaggio, è tutta personale, e quindi potremmo alla fine verificare che a Pontboset si va in una direzione e a Cogne in un'altra.

Bisognerà giungere ad una sorta di individuazione di criteri almeno per grandi categorie. Ciò è possibile farlo at­traverso un collegamento stretto tra gli esperti e la Sovrinten­denza.

Presidente - La parola al Consigliere Voyat.

Voyat (UV) - Se già ci troviamo in difficoltà per trovare gli esperti, indicare il tipo di documentazione da portare diventa ancora più difficile. Quasi tutti i comuni hanno già individuato un tipo di esperto: c'è chi ha preso degli architetti, c'è chi ha preso dei geometri della Sovrintendenza.

Dire qui che gli architetti sono più adatti di altre figure professionali è un po' forzato; comunque si dove­va prevedere una figura di esperto e, pertanto, si è già parlato con gli ordini professionali per fare come in Liguria dove esiste l'albo degli esperti. Quindi si farebbero dei corsi per formare questi esperti.

Ora non è possibile dire quale figura può svolge­re il lavoro, ci si rimette alla scelta dei comuni, anche se è ne­cessario che si faccia questo albo.

Presidente - La parola al Consigliere Marguerettaz.

Marguerettaz (PpVA) - La presentazione dell'emendamento derivava più che altro dalla necessità di capire il significato di questo articolo. Non es­sendo un conoscitore della materia non sapevo quale fosse la realtà sul territorio e mi sono detto che, o questi esperti esisto­no e hanno un pezzo di carta che dimostri la loro esperienza, o questi esperti non esistono.

Per carità, diamo tutta la delega e tutta la fiducia ai comuni di amministrarsi, però non si stabili­scano dei principi che siano delle prese in giro.

Non si può fare una legge regionale che parli di esperti e poi dire che non esi­stono. Oppure si dice che questi esperti sono già presenti come geometri o architetti, ma questa è la situazione e ciò che ha detto Florio mi convince di più perché, se c'è la disponibilità a fare dei corsi, allora siamo sulla strada giusta. Questa è una questione-chiave di tutta la normativa e l'impegno dell'Ammi­nistrazione deve essere quello di fare in modo che l'esperto venga formato in un tempo dato.

Quindi, avute queste chiarifi­cazioni, posso anche ritirare l'emendamento proposto.

Presidente - Passiamo alla votazione dell'articolo 7 nel testo della Commis­sione.

Presenti, votanti e favorevoli: 26

Presidente - All'articolo 8 abbiamo degli emendamenti presentati dai Con­siglieri Marguerettaz e Dujany. Marguerettaz chiede di sosti­tuire al comma 1 dell'articolo 8 le parole: "entro 60 giorni" con la parole: "entro 90 giorni". La parola al Consigliere Margueret­taz per l'illustrazione.

Marguerettaz (PpVA) - Pensando alla realtà ingolfata dei comuni e alla non semplicità di trovare l'esperto, mi sembrava opportuno proporre l'emen­damento. Il che non significa che un comune che lo nomina in due giorni non possa agire dal terzo giorno.

Presidente - La parola al Consigliere Florio.

Florio (VA) - Questo periodo è stato richiesto dai sindaci ed è in relazione con l'articolo 12 che dà 60 giorni al Consiglio regionale per ap­provare il regolamento. D'altra parte, se il Consiglio non adotta il regolamento, la legge risulta inoperante e ancora se i comuni non integrano le proprie commissioni edilizie con l'esperto il sindaco non potrà attuare la delega di cui stiamo discutendo oggi. Avremmo potuto persino non mettere nessun termine, quindi è possibile mantenere i 60 giorni.

Presidente - La parola al Consigliere Dujany.

Dujany (PVA) - L'articolo in esame è collegato con l'articolo 10 che prevede che, nell'ipotesi che il comune non si attivi, nel termine dei 60 gior­ni, alla nomina dell'esperto provveda, con decreto, l'Assessore regionale al turismo, sport e beni culturali. Quindi è già previ­sto un organo sostitutivo che debba attivarsi nell'ipotesi di inattività del Consiglio comunale; comunque il termine è già stato ritenuto congruo dall'Associazione sindaci. Per quel che riguarda l'emendamento da me proposto si riferisce alla modifi­ca del comma 2 che prevedeva che i pareri relativi agli inter­venti di cui all'articolo 3 fossero rilasciati dal sindaco entro il termine di 60 giorni dalla relativa domanda, sentito il parere della Commissione edilizia.

In questo modo il sindaco avrebbe dovuto emettere due provvedimenti: il primo, sotto forma di pa­rere a se stesso, il secondo, sotto forma di rilascio o di diniego dell'autorizzazione. Per evitare ciò, si è ovviato con una nuova dicitura in cui si dice che il sindaco, sentito il parere della Commissione edilizia, emette il provvedimento autorizzativo o negativo relativo agli interventi di cui all'articolo (?) e tale provvedimento, debitamente motivato, viene notificato al ri­chiedente in calce alla trasmissione del parere della Commis­sione edilizia comunale.

Si è dovuto indicare espressamente l'obbligo di riportare il parere della commissione edilizia comu­nale essendo questo un obbligo previsto dalla normativa stata­le. Dopodiché il comma terzo viene ad acquisire la numerazione di comma 4.

Presidente - La parola al Consigliere Tibaldi.

Tibaldi (LN) - É vero quello che dice il Consigliere Florio che il termine di cui al primo comma dell'articolo 8 di 60 giorni è ordinatorio e non perentorio e quindi i comuni possono ampiamente derogare e hanno più tempo a disposizione per poter provvedere.

Lo stesso Florio ha però detto che questi esperti in materia di tutela del paesaggio non si sa se esistono o no e, se già esistono, sono in­dividuabili in quegli architetti, geometri o ingegneri che già compongono la Commissione edilizia comunale. Se poi non esi­stono, è necessario dare vita a quei corsi di formazione che sono necessari alla formazione - scusate il gioco di parole - delle competenze necessarie per esaminare ed esprimere dei pareri in merito all'edilizia e all'urbanistica.

Ecco perché credo che l'emendamento presentato dal Consigliere Marguerettaz possa avere un significato, nel senso che i 90 giorni sono compatibili con l'esigenza dei comuni di dotarsi di un esperto in materia. Ritengo quindi che l'emendamento sia degno di approvazione da parte del Consiglio.

Presidente - Se nessun altro chiede la parola possiamo votare l'emendamento presentato dal Consigliere Marguerettaz di cui do lettu­ra:

Emendamento - Si propone di sostituire al comma 1 dell'articolo 8, le parole: "entro 60 giorni" con le parole "entro 90 giorni".

Presenti: 29

Votanti e favorevoli: 7

Astenuti: 22 (Agnesod, Aloisi, Bionaz, Borre, Dujany, Ferraris, Florio. Lanivi, Lavoyer, Louvin, Mafrica, Mostacchi, Parisi, Perrin G.C., Perron, Piccolo, Riccarand, Squarzino, Stévenin, Vicquéry, Viérin D., Voyat).

Presidente - Votiamo ora gli emendamenti al secondo comma e la nuova formulazione del terzo comma proposti dal Consigliere Dujany e di cui do lettura.

Il secondo comma è stato così modificato:

Emendamento - Il Sindaco, sentito il parere della Commissione edilizia comu­nale come integrata ai sensi del comma 1, emette il provvedi­mento autorizzativo o negativo relativo agli interventi di cui all'articolo 3 nel termine perentorio di sessanta giorni dal rice­vimento della relativa domanda. Tale provvedimento, debita­mente motivato, viene notificato al richiedente in calce alla tra­smissione del parere della Commissione edilizia comunale, e viene integralmente trascritto nella concessione edilizia.

Presenti, votanti e favorevoli: 29

Presidente - Do ora lettura della nuova formulazione del comma 3 dell'arti­colo 8:

Emendamento - Il Comune invia immediatamente copia del provvedimento au­torizzativo, corredata dai relativi elaborati, all'Assessorato re­gionale del turismo, sport e beni culturali. Inoltre esso invia bimestralmente copia dei provvedimenti di cui sopra al Ministe­ro per i beni culturali e ambientali ai sensi dell'articolo 38 della legge 196/78.

Presenti, votanti e favorevoli: 29

Presidente - Votiamo ora l'articolo 8 emendato nel testo così emendato:

Articolo 8 - (Adempimenti dei comuni)

1. I comuni, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigo­re della presente legge, con deliberazione consiliare provvedono a nominare in seno alla Commissione edilizia comunale un esperto in materia di tutela del paesaggio.

2. Il Sindaco, sentito il parere della Commissione edilizia co­munale come integrata ai sensi del comma 1, emette il provve­dimento autorizzativo o negativo relativo agli interventi di cui all'articolo 3 nel termine perentorio di sessanta giorni dal rice­vimento della relativa domanda. Tale provvedimento, debita­mente motivato, viene notificato al richiedente in calce alla tra­smissione del parere della Commissione edilizia comunale, e viene integralmente trascritto nella concessione edilizia.

3. Il Comune invia immediatamente copia del provvedimento autorizzativo, corredata dai relativi elaborati, all'Assessorato regionale del turismo, sport e beni culturali. Inoltre esso invia bimestralmente copia dei provvedimenti di cui sopra al Ministe­ro per i beni culturali e ambientali ai sensi dell'articolo 38 della legge 196/1978.

4. Sono fatte salve le competenze del Ministero per i beni cultu­rali e ambientali di cui all'articolo 82, commi nono, decimo, undicesimo e tredicesimo, del decreto del Presidente della Re­pubblica. 616/1977, come integrato dall'articolo 1 del decreto-legge 312/1985, convertito, con modificazioni, nella legge 431/1985.

Presenti, votanti e favorevoli: 29

Presidente - Passiamo alla votazione dell'articolo 9. Ci sono tre emenda­menti proposti dal Consigliere Marguerettaz. Cedo la parola per l'illustrazione al Consigliere Marguerettaz.

Marguerettaz (PpVA) - Ci sono tre emendamenti per questo articolo e credo che sia il caso di discuterne uno alla volta.

Per quanto riguarda il primo, si tratta di cambiare una parola che è sostanziale. Noi riteniamo che proprio in termini di fede­ralismo e di decentramento le competenze vadano date ai co­muni ma la Regione ha il dovere dell'indirizzo e del controllo. Il dovere non è una possibilità ma è un dovere e come tale noi ri­teniamo che sulla attuazione della presente legge tale articolo debba sancire il dovere dell'Amministrazione regionale e dell'Assessore regionale al turismo, sport e beni culturali di intervenire in questo senso nella misura che gli sarà possibile. Credo che sancire il principio del dovere del controllo sull'appli­cazione della legge sia doveroso. Mi chiedo se l'Assessore al tu­rismo può già dirmi qualche cosa in merito.

Presidente - Altri chiedono la parola? La parola al Consigliere Florio.

Florio (VA) - Io credo che sia invece importante lasciare la dizione "può di­sporre" perché si tratta di un insindacabile giudizio dell'Asses­sore. É tra l'altro da notare che qui si dice Assessore regionale al turismo perché è colui che emana il parere; colui che, invece, si pronuncia oggi sulle singole domande non è l'Assessore, ma è il Sovrintendente che utilizza la commissione. Quindi l'Asses­sore è legato anche agli atteggiamenti della Sovrintendenza e credo che, nel caso in cui la Sovrintendenza venga a conoscenza che in qualche comune si attua la legge in modo non regolare, l'Assessore sia tenuto per legge e per le competenze che gli sono attribuite dalla legge del 1939 e per i decreti di trasferimento delle competenze alla Regione autonoma, ad agire. Lascerei comunque la dizione "può" per non imporre soluzioni radicali, lasciamo una certa discrezionalità all'Assessore.

Questa pos­sibilità la leggo dunque come un elemento positivo; devo poi anche dire che, nei confronti di questo problema del controllo e dell'articolo 10 che riguarda i poteri sostitutivi, ci possono an­che essere alcuni problemi di legittimità della norma stessa perché, in presenza della decisione di delegare ad altri una propria funzione diventa, a mio avviso, difficile pretendere un controllo preciso e puntuale su ogni atto non capisco altrimenti di che razza di deroga si tratta. Questa serie di articoli è stata inserita per salvaguardia della bontà e della validità della de­lega, ma ci sono anche alcuni dubbi circa la piena legittimità, pur essendo assolutamente d'accordo sull'obiettivo politico che si vuole raggiungere con questi articoli.

Presidente - Passo la parola al Consigliere Dujany.

Dujany (PVA) - Anch'io concordo con quanto riferito dal Consigliere Florio, per­ché qui torniamo al discorso di fondo: se un'attività è delegata e se riteniamo che quest'organo che viene delegato abbia la ca­pacità di gestire al posto di un altro ente certe funzioni, non possiamo poi prevedere immediatamente un altro ente control­lore. Quello che ha senso, invece, è l'articolo 10, che stabilisce i poteri sostitutivi dell'Assessore dicendo che questi poteri sosti­tutivi sono diretti a verificare nel concreto se l'attività delegata al comune viene esplicitata effettivamente nell'ambito che questa legge regionale ha voluto ritenere proprio del comune. Qui quindi non si tratta di andare a controllare un'attività de­legata al comune perché non vi sarebbe rispetto dell'ente dele­gato, ma si tratta di andare a controllare se l'attività posta in essere dal comune si espliciti effettivamente in quell'ambito previsto dalla legge regionale o non vada, invece, a sconfinare in territori che non competevano al comune stesso.

Presidente - La parola al Consigliere Marguerettaz.

Marguerettaz (PpVA) - Mi spiace ma le argomentazioni portate in questo senso non mi convincono perché, o questo comma ha un senso, o non ce l'ha. Io credo che la potestà dell'Assessore regionale al turismo, così come credo quella della Giunta regionale di effettuare dei con­trolli sull'applicazione di una legge da lei stessa promulgata, sia già nei fatti.

Credo che l'Amministrazione regionale, nel momento in cui promulga una legge abbia, di conseguenza, la possibilità di controllarne l'applicazione. Ecco perché l'articolo e il comma così come sono espressi non hanno senso; se invece si tratta di un principio da affermare, affermiamo quello del do­vere, perché quello della possibilità c'è già oppure diciamo che, come mi è parso di capire dall'intervento del Consigliere Florio, questo compito è della Sovrintendenza. Se è così i casi sono due: o si abroga il comma in questione o, se la competenza è anche dell'Amministrazione regionale, questo diventa automa­ticamente un dovere, non può essere una possibilità.

Presidente - La parola al Consigliere Parisi.

Parisi (VAP) - Volevo soltanto sollecitare l'Assessore a integrare le unità or­ganiche che riguardano questo settore, perché da quelli che so­no i dati in mio possesso mi sembra che l'organico sia sottodi­mensionato rispetto a quelle che sono le funzioni che dovrebbe svolgere. Forse anche l'ex Assessore Voyat era a conoscenza di questo e quindi vorrei rivolgere l'invito all'Assessore a far sì che le unità organiche vengano aumentate, anche perché, se si parla di controlli, credo che nella situazione attuale di controlli se ne possano fare pochi, e forse una delle cause di una manca­ta presenza di unità organiche nelle varie commissioni edilizie comunali era dovuta proprio alla carenza di organico.

Per quanto riguarda l'emendamento sono d'accordo con quanto di­ceva Dujany: mi sembra assurdo, da una parte, voler delegare ai sindaci e responsabilizzarli e poi, dall'altra, andare a mettere il naso in ogni provvedimento che il sindaco prende. Se la dele­ga serve a snellire le procedure...io esprimevo soltanto un mio pensiero personale che non andava ad intaccare l'emendamento proposto dal Consigliere Marguerettaz. Volevo soltanto far pre­sente lo scopo di questa delega.

Presidente - La parola all'Assessore del turismo, sport e beni culturali, Agnesod.

Agnesod (UV) - Volevo solo ribadire che il discorso è nettamente diverso dal "può"; anche Marguerettaz dice "nella misura in cui è possibi­le", ma allora il verbo "deve" è in contrasto con questa prima af­fermazione. Ma allora, se si esercita sempre quest'opera di controllo, viene meno il senso della delega, invece quando la Sovrintendenza ritiene che ci sia la necessità di questo control­lo lo si può predisporre.

Presidente - Possiamo a questo punto passare all'esame del secondo emen­damento. La parola al Consigliere Marguerettaz.

Marguerettaz (PpVA) - Qui si tratta di aiutare la stessa Amministrazione con una leg­ge che sia più chiara perché quando si dice: "tempestivamente comunicare al Sovrintendente medesimo" mi sembra che "tempestivamente" sia un termine un po' aleatorio. Credo che la cosa migliore sia che quando parte la convocazione della Commissione edilizia questa sia inviata contestualmente al So­vrintendente medesimo.

Presidente - Chiederei al Consigliere Marguerettaz di illustrare anche il terzo emendamento.

Marguerettaz (PpVA) - L'ultimo è un vincolo sulla corrispondenza che dovrebbe avve­nire tra la Sovrintendenza e i comuni in ordine all'evoluzione delle problematiche, ai programmi regionali, eccetera.

Io credo che, anche qui, sia giusto indicare un minimo di tempo entro il quale queste comunicazioni debbano avvenire, perché "periodicamente" può significare tutto e niente. Inserire che queste comunicazioni debbano avvenire almeno una volta all'anno credo che aiuti a concretizzare maggiormente gli in­tenti della legge.

Presidente - Chi intende rispondere? La parola all'Assessore del turismo, sport e beni culturali, Agnesod.

Agnesod (UV) - Per quanto riguarda l'emendamento n. 4 penso che sia accet­tabile e quindi da introdurre. Per l'altro, il n. 5, credo che, an­che se non ho partecipato alla stesura della legge, quando si di­ce "informa periodicamente i comuni in ordine all'evoluzione delle problematiche attinenti alla tutela del paesaggio" il "periodicamente" è collegato all'evoluzione delle problematiche stesse, perché può anche succedere che non sia una volta all'anno ma più volte all'anno a seconda appunto dell'evolu­zione delle problematiche stesse.

Presidente - La parola al Consigliere Marguerettaz.

Marguerettaz (PpVA) - Prendendo spunto dall'intervento dell'Assessore Agnesod, mi rendo conto che ci possa essere la necessità che queste comuni­cazioni sulle programmazioni, sulle ricerche archeologiche ef­fettuate nei rispettivi territori possano avere delle scadenze che vadano al di là dell'anno; c'è però all'interno di questo comma un aspetto che, secondo me, è importante, perché riprende ciò che diceva Florio quando parlavamo dell'articolo 3 inerente alla possibilità di aggiornare questa materia.

Le ultime righe del comma infatti dicono: "...anche mediante sessioni di studio ri­servate ai tecnici comunali e agli esperti di cui all'articolo 7 comma 1". Io credo che, periodicamente, almeno una volta all'anno, questi stessi tecnici abbiano la possibilità di incon­trarsi per una giornata e confrontarsi sui problemi che loro stessi possono incontrare nelle loro funzioni.

Presidente - La parola all'Assessore del turismo, sport e beni culturali, Agnesod.

Agnesod (UV) - L'emendamento è su "informa periodicamente" e quindi non ha niente a che vedere con il discorso dell'aggiornamento periodi­co. Quando ci sarà la necessità provvederemo all'informazione e quindi noi voteremo favorevolmente all'emendamento n. 4 e ci asterremo per il n. 5.

Presidente - Possiamo passare alla votazione del primo emendamento pro­posto dal Consigliere Marguerettaz al comma 1 dell'articolo 9 di cui do lettura:

Emendamento - le parole "può disporre" sono sostituite dalle parole "deve di­sporre".

Presenti: 30

Votanti: 24

Favorevoli: 7

Contrari: 17

Astenuti: 6 (Aloisi, Chenuil, Ferraris, Florio, Mostacchi, Squarzino)

Presidente - Passiamo ora alla votazione dell'emendamento n. 4 proposto dal Consigliere Marguerettaz di cui do lettura:

Emendamento - le parole "sarà tempestivamente comunicata" sono sostituite con le parole "sarà contestualmente inviata".

Presenti, votanti e favorevoli: 31

Presidente - Passiamo ora alla votazione dell'emendamento n. 5 proposto dal Consigliere Marguerettaz di cui do lettura:

Emendamento - al comma 3 dell'articolo 9 dopo le parole "informa periodica­mente" inserire le parole "e comunque almeno una volta all'anno".

Presenti: 30

Votanti: 7

Favorevoli: 7

Astenuti: 23 (Agnesod, Aloisi, Bionaz, Borre, Chenuil, Dujany, Ferraris, Florio, Lanivi, Lavoyer, Louvin, Mafrica, Mostacchi, Parisi, Perrin G.C., Perrin C., Perron, Riccarand, Squarzino, Stévenin, Vicquéry, Viérin D., Voyat)

Presidente - Metto ora in votazione l'articolo 9 nel testo così emendato:

Articolo 9 - (Controllo e partecipazione)

1. L'Assessore regionale al turismo, sport e beni culturali può disporre l'effettuazione di controlli in merito all'attuazione della presente legge, ivi compresa l'esecuzione degli interventi, anche mediante verifiche degli atti depositati presso l'ufficio tecnico comunale concernenti le funzioni amministrative dele­gate.

2. Il Soprintendente regionale per i beni culturali e ambientali, o suo delegato, può partecipare alle riunioni della Commissione edilizia comunale, nelle quali siano esaminate domande ai sen­si della presente legge; a tale fine, la convocazione della Com­missione sarà contestualmente inviata al Soprintendente mede­simo avendo cura di indicare se esistano o meno progetti rile­vanti ai fini della tutela paesistica.

3. La Soprintendenza regionale per i beni culturali e ambientali informa periodicamente i comuni in ordine all'evoluzione delle problematiche attinenti alla tutela del paesaggio, ai programmi regionali per la valorizzazione delle componenti storico-cultura­li e paesaggistico-ambientali e agli esiti delle ricerche archeolo­giche effettuate nei rispettivi territori, anche mediante sessioni di studio riservate ai tecnici comunali e agli esperti di cui all'articolo 7, comma 1.

Presenti: 30

Votanti e favorevoli: 24

Astenuti: 6 (Collé, Lanièce, Linty, Marguerettaz, Tibaldi, Vié­rin Marco)

Presidente - Passiamo ora all'esame dell'articolo 10. Il Consigliere Margue­rettaz ha presentato un emendamento, gli cedo la parola per l'illustrazione.

Marguerettaz (PpVA) - Mentre con diversi articoli precedenti noi andiamo comunque a fissare, pur se concordati, dei tempi e delle scadenze con i sin­daci, la Regione, nel momento in cui assume delle competenze quali quella di nominare l'esperto qualora il Comune non sia stato in grado di operare, non si dà dei tempi.

Io credo sia giu­sto, in questo senso, inserire e aggiungere alla fine del comma 1 dell'articolo 10 le parole: "gli eventuali decreti di cui al presente comma saranno promulgati entro 90 giorni dall'entrata in vig­ore della presente legge". I comuni hanno 60 giorni di tempo, il Presidente della Giunta, sentito l'Assessore al turismo, avrebbe un mese di tempo per nominare questi esperti del settore am­bientale.

Presidente - La parola al Consigliere Tibaldi.

Tibaldi (LN) - Da una prima lettura sommaria di questo prima comma mi pa­re che ci sia una certa incompatibilità tra lo stesso e l'articolo 8, primo comma. Nell'articolo 8 si parlava di un termine mera­mente ordinatorio per il quale i comuni, entro 60 giorni, devono provvedere alla nomina di un esperto in materia di tutela del paesaggio. É un termine ordinatorio nel senso in cui, se non fossero riusciti entro questo termine a nominare l'esperto, avrebbero potuto nominarlo successivamente.

Qui, d'altro canto, invece, si dice che c'è questo potere sostituti­vo dell'assessore regionale e quindi si surroga al mancato adempimento da parte del comune. Se vogliamo tornare al di­scorso del decentramento nell'ottica federalista di cui diceva prima il Capogruppo dell'Union, Perrin, io direi che sull'articolo 9, primo comma, si può addirittura provvedere ad un'abroga­zione. Qui però mi sembra che il decentramento perda senso perché, se il comune ha questo potere-dovere, è inutile prevede­re questo potere sostitutivo da parte di un organo superiore, altrimenti viene snaturata la potestà del comune sulla figura perno di questa legge, e cioè l'esperto in materia di tutela am­bientale. Io, più che apportare degli emendamenti, vorrei prima sentire l'opinione del relatore sulla legge e poi, se è il caso, pr­ocedere all'abrogazione del comma 1 dell'articolo 10.

Presidente - La parola al Consigliere Dujany.

Dujany (PVA) - A me pare che la dicitura del disegno di legge in questa parte sia valida così come proposta, in quanto gli articoli precedenti prevedono un termine ordinatorio entro il quale deve pronun­ciarsi la pubblica amministrazione comunale.

L'articolo 10, primo comma, prevede invece un potere sostitutivo e quindi un potere che se non viene esercitato immediatamente da questo organo comporta l'omissione in atti d'ufficio con tutta una serie di conseguenze; quindi non avrebbe senso prevedere un termi­ne entro il quale provvedere, proprio perché non è un ente che agisce nell'ambito di un procedimento amministrativo ma è un organo che si sostituisce a quell'organo che avrebbe dovuto at­tivarsi entro un certo tempo fissato dalla legge. Sotto questo profilo io ritengo che debba essere mantenuta la dicitura così come proposta.

Presidente - La parola al Consigliere Tibaldi.

Tibaldi (LN) - Forse non mi sono spiegato bene. Io non ho chiesto di fissare un termine all'esercizio del potere sostitutivo da parte dell'Asses­sore al turismo nel caso di mancanza di adempimento da parte dell'organo comunale; mi sembra però che, se vogliamo ispirarci al decentramento cioè trasferire le competenze dall'organo re­gionale agli organi comunali, sia assurdo prevedere questo po­tere sostitutivo dell'organo superiore o dell'organo decentrante rispetto all'organo che viene decentrato cioè attribuito di nuove competenze.

Questo nel disegno federalista mi sembra assurdo e contraddittorio, sia con quanto detto dal Consigliere Perrin, sia con quanto è stato detto prima, quando si è parlato dell'arti­colo 9, comma 1, dove si voleva assolutamente evitare di sosti­tuire il verbo "potere" con il verbo "dovere" cioè sostituire la fa­coltà con l'obbligo. Mi sembrava dunque unicamente un discor­so di coerenza e, secondo me, il primo comma dell'articolo 10 dovrebbe essere abrogato.

Presidente - La parola al Consigliere Chiarello.

Chiarello (RC) - Anche l'opposizione talvolta è divisa. Siccome questa legge è una legge-delega ritengo opportuno che il delegante, quando il delegato non si attiene a certe norme, abbia la possibilità di agire. Quello che invece mi stupisce è un'altra cosa: si dice che si nomina un esperto ma non si dice in quanto tempo, se sei mesi, uno o due anni.

Presidente - La parola al Consigliere Perrin Giuseppe Cesare.

Perrin G.C. (UV) - Je crois qu'en discutant sérieusement de fédéralisme tôt ou tard on réussira à trouver des règles communes, ce qui aurait fait avancer le discours et donc ce n'est pas pour contrebattre une idée mais pour préciser ce que j'ai dit tout-à-l'heure.

Je crois que ce ne soit pas anti-fédéraliste poser cette norme du premier alinéa de l'article 10, parce que le fédéralisme n'est pas du désordre mais plutôt de l'ordre. Alors on peut avoir de la confiance dans les communes mais si justement les collectivités locales ne répondent pas à la loi il est clair que ces mêmes organismes doivent être repris. Il est donc juste que l'organisme supérieur puisse intervenir à leur place.

Presidente - Possiamo quindi passare alla votazione dell'emendamento pro­posto dal Consigliere Marguerettaz di cui do lettura:

Emendamento - Al comma 1 dell'articolo 10 si propone di aggiungere le parole: "gli eventuali decreti di cui al presente comma saranno promul­gati entro 90 giorni dall'entrata in vigore della presente legge".

Presenti: 31

Votanti e favorevoli: 5

Astenuti: 26 (Agnesod, Aloisi, Bich, Bionaz, Borre, Chenuil, Dujany, Ferraris, Florio, Lanivi, Lavoyer, Linty, Mafrica, Mo­stacchi, Parisi, Perrin C., Perrin G.C., Perron, Piccolo, Ricca­rand, Squarzino, Stévenin, Tibaldi, Vicquéry, Viérin D., Voyat)

Presidente - Passiamo quindi alla votazione dell'articolo 10 così come pro­posto dalla Commissione.

Presenti: 31

Votanti e favorevoli: 24

Astenuti: 7 (Chiarello, Collé, Lanièce, Linty, Marguerettaz, Ti­baldi, Viérin M.)

Presidente - Passiamo alla votazione dell'articolo 11.

Presenti, votanti e favorevoli: 31

Presidente - Passiamo alla votazione dell'articolo 12.

Presenti, votanti e favorevoli: 31

Presidente - Passiamo alla votazione dell'articolo 13.

Presenti, votanti e favorevoli: 31

Presidente - Passiamo alla votazione dell'articolo 14.

Presenti, votanti e favorevoli: 31

Presidente - Si dà atto che la dichiarazione d'urgenza è approvata con il numero previsto dalla legge. Ci sono delle dichiarazioni di voto? La parola al Consigliere Marguerettaz.

Marguerettaz (PpVA) - Nonostante solo un emendamento di quelli da noi presentati sia stato accolto, i Popolari della Valle d'Aosta voteranno que­sto disegno di legge, sostenendo lo spirito che sta alla base dello stesso.

Va dato atto, anche se talvolta non vediamo la stessa cosa da parte delle forze di maggioranza, che noi correttamente "diamo atto" alle forze della maggioranza che questo era un atto da as­sumere; anche noi abbiamo sempre detto di condividere la ne­cessità di andare verso un decentramento delle competenze, decisamente troppo assorbite dall'ente Regione, verso i comuni. Non possiamo però fare a meno di notare come in questa ma­teria, a nostro avviso, esistano ancora delle contraddizioni all'interno della linea politica della maggioranza.

Noi ieri non eravamo presenti in aula quando si sono discussi i sussidi che la Regione emanerà a favore delle categorie sociali più povere. Lì, a nostro avviso, poteva essere fatto un passo simile a que­sto, perché credo che anche la materia dell'assistenza sociale sia da affidare quanto prima alle competenze dei comuni. Dob­biamo cercare tutti insieme, con la collaborazione della mino­ranza nella misura in cui essa verrà riconosciuta, di portare davvero la Valle d'Aosta verso questo. Ci sono tematiche come quella che abbiamo appena discusso ma anche tutta un'altra serie di temi sui quali mi sembra di notare ancora una certa resistenza ad andare nella direzione che tutti auspicano.

Presidente - La parola al Consigliere Tibaldi per dichiarazione di voto.

Tibaldi (LN) - Per esprimere il voto favorevole della Lega Nord nei confronti di questo disegno di legge, visto che lo riteniamo importante; ci rammarichiamo, ovviamente, della poca considerazione che hanno avuto gli emendamenti proposti dalla minoranza, in particolare dal Consigliere Marguerettaz, e le osservazioni che sono state fatte in aula.

Ritengo comunque che sia importante sostenere, coma già diceva lo stesso Marguerettaz, lo spirito della legge che oggi siamo chiamati a votare, nel senso che au­menta notevolmente il rapporto tra amministratori ed ammi­nistrati, in particolare tra gli amministratori che sono più vi­cini ai cittadini e cioè i sindaci. É dunque auspicabile che que­sta legge sortisca gli effetti desiderati, ovvero che provveda ad un maggior controllo ed impulso, in maniera corretta ovvia­mente, dei cittadini nel territorio ove risiedono.

Presidente - La parola al Consigliere Chiarello per dichiarazione di voto.

Chiarello (RC) - Anch'io sono contento che questa legge sia giunta alla votazio­ne finale. Tengo comunque a ribadire che, dal mio punto di vista, all'articolo 3 la parola "ristrutturazione" era un punto qualificante di questa legge e non auspico certo che la Com­missione di controllo bocci la legge.

Questo è il frutto del clima che si è creato in un periodo di forte accentramento della Re­gione; adesso probabilmente si è arrivati ad un periodo ricatta­torio da parte dei sindaci nei confronti della Regione. Penso che giustamente, come detto dai colleghi prima, ci sia dietro questa legge un discorso serio anche perché tutto poi ricade sugli abi­tanti della Valle perché, se le strutture funzionano, sono gli utenti a beneficiarne. Ribadendo ancora il fatto che l'articolo 3 potrebbe creare delle difficoltà più grandi di quelle che tenta di risolvere, voto favorevolmente a questa legge.

Presidente - La parola al Consigliere Lavoyer.

Lavoyer (ADP-PRI-Ind) - Solo per esprimere il voto favorevole della Federazione Au­tonomista. Noi consideriamo questo disegno di legge il risultato importante di un lavoro positivo e qualificante di questa Giunta e di tutto il Consiglio tramite i gruppi di lavoro costi­tuiti ad hoc, comprendenti i consiglieri di maggioranza e di mi­noranza.

Non si è certamente risolto tutto ma è certo il segnale importante di una inversione di tendenza verso il decentra­mento e la sburocratizzazione. Non è stato un lavoro facile, ma voglio sottolineare l'importanza di un metodo nuovo di lavoro basato sulla concertazione tra Regione, Giunta, Consiglio ed i sindaci quali rappresentanti degli enti locali.

Presidente - La parola al Consigliere Perrin Giuseppe Cesare.

Perrin G.C. (UV) - Je veux tout simplement souligner qu'au mois de juin de l'année dernière quand cette majorité a nommé le Gouvernement actuel, c'était un des objectifs celui de parvenir le plus rapidement possible à une ample décentralisation envers les collectivités locales afin de donner ou de redonner autonomie à ces collectivités. Je crois que nous devons donner acte au Gouvernement et aux groupes qui ont collaboré, les représentants des syndics, les Présidents des commissions concernées, les Assesseurs et le Président, que le travail a été fructueux et je crois que ces deux jours de Conseil on été aussi très fructueux.

Les trois dessins de loi que ce Conseil vient de voter, la délégation aux communes de fonctions administratives en matière de défense du paysage, les interventions votées hier pour la finance locale pour l'année 1994 et l'intervention régionale pour favoriser l'accès au crédit, vont justement dans le sens souhaité par le Gouvernement et par la majorité. Nous avons donc mis en marche une action qui doit évidemment se poursuivre, action qui d'ailleurs a été concertée avec les représentants des syndics qui, dans l'attente d'une réforme plus vaste, demandaient des interventions immédiates pour boucher les trous les plus urgents.

Il s'agit maintenant de poursuivre dans cette action et nous donnons acte à l'opposition de la volonté d'aider la majorité dans cette direction.

Presidente - La parola al Presidente della Giunta, Viérin Dino.

Viérin D. (UV) - Il s'agit, comme il l'a été souligné, d'une mesure importante qui était inscrite par ailleurs en tant que point spécifique dans le programme de législature, que nous avons présenté au mois de juin dernier. Cette matière est sans doute complexe et difficile, tout aussi difficile que le parcours pour concilier les différentes exigences et pour arriver à une concertation et à une entente qui représentent, comme toutes les ententes, un point d'équilibre de ces instances et des ces exigences différentes. Mais je crois que ce projet de loi a aussi une signification symbolique car, avec les deux projets approuvés hier, il constitue la première série de mesures qui ont été présentées au Conseil et qui vont dans la direction souhaitée par toute l'assemblée pour mieux réglementer et définir les rapports entre la Région et les collectivités locales.

A cet égard je voudrais mettre en évidence deux aspects qui ont joué un rôle important dans la présentation de ce projet de loi: tout d'abord, l'action et l'activité de Ugo Voyat en tant qu'assesseur au tourisme, parce car son apport a été important pour dépasser les difficultés et trouver ce point d'équilibre qui nous a permis de présenter ce projet de loi; deuxièmement, le rôle et la fonction exercés par les rapporteurs. Je crois que les rapporteurs, messieurs Dujany et Florio, ont rempli leurs fonctions à plein titre et je crois que, de ce point de vue, nous ne pouvons que les féliciter car leur action a permis, pendant l'examen au sein des différentes commissions du texte proposé par le Gouvernement et, surtout au moment de la discussion de ce projet au sein de cette assemblé, d'apporter un soutien et surtout de contribuer à éclaircir et à définir une matière qui est tout à fait complexe.

Presidente - A questo punto possiamo passare alla votazione del disegno di legge nel suo complesso. I consiglieri sono invitati a votare.

Presenti, votanti e favorevoli: 31

Il Consiglio approva all'unanimità.