Objet du Conseil n. 206 du 6 juin 1975 - Verbale
OGGETTO N. 206/75 - PROBLEMI CONCERNENTI LA VITA DEMOCRATICA IN PORTOGALLO. (Mozione presentata dal Consigliere Ramera a nome del Gruppo consiliare della Democrazia Cristiana). DISCUSSIONE GENERALE.
Il Presidente CAVERI dichiara aperta la discussione sulla seguente mozione, presentata dal Consigliere Ramera, concernente l'oggetto: "Problemi concernenti la vita democratica in Portogallo", mozione trasmessa in copia ai Consiglieri unitamente all'ordine del giorno dell'adunanza del 15 maggio 1975:
Ill.mo Signor PRESIDENTE
del Consiglio Regionale
AOSTA
Il sottoscritto Consigliere regionale Sergio RAMERA, a nome del Gruppo della D.C., chiede alla S.V. di voler iscrivere all'ordine del giorno dei lavori del prossimo Consiglio Regionale la seguente
MOZIONE
Il Consiglio Regionale della Valle d'Aosta
conosciuta la decisione dei militari portoghesi di escludere dalla campagna elettorale i democratici cristiani,
rilevato che le promesse di democratizzazione del Portogallo si siano dimostrate illusorie dopo il brutale impedimento alla maggioranza relativa dell'elettorato di esercitare il diritto di voto e di elezione;
RIAFFERMA
che la coscienza democratica del popolo valdostano respinge il disegno di costruire le istituzioni di una Nazione con l'appoggio delle armi e non piuttosto con il consenso popolare;
ESPRIME
la piena solidarietà al popolo portoghese in questa ora grave, auspicando che gli siano restituite al più presto libertà di espressione, di parola, di voto, unica garanzia per un avvenire di democrazia e di progresso;
DELIBERA
di impegnare la Giunta:
a) a far conoscere al Governo e al Parlamento la viva protesta di questa Assemblea;
b) a provvedere che il testo della mozione sia fatto stampare e affiggere in tutti i Comuni della Regione.
Per il Gruppo D.C.
F.to: Ramera
Il Consigliere RAMERA dichiara di ritenere che la mozione in esame possa essere accettata da tutti i Gruppi consiliari, perché in fondo non costituisce che una presa di coscienza, una constatazione di quanto realmente è accaduto in Portogallo.
Stante poi il fatto che la mozione stessa viene in discussione a circa due mesi dalla data di presentazione e che, nel frattempo, in Portogallo sono accaduti avvenimenti che ne hanno modificato la situazione, propone i seguenti emendamenti al testo originario, allo scopo di renderlo attua le con i mutati tempi:
- al secondo capoverso: sostituire le parole "dopo il brutale impedimento alla maggioranza relativa dell'elettorato di esercitare il diritto di voto e di elezione," con le parole "anche dopo la consultazione elettorale del 25 aprile;"
- alla terza linea del quarto capoverso: sostituire le parole "di voto" con le parole "e di autogoverno";
- sopprimere tutta la parte dispositiva.
Il Consigliere DOLCHI, dopo aver fatto rilevare come la mozione in esame porti in discussione in sede di Consiglio regionale un argomento schiettamente politico di carattere internazionale, sottolinea la strumentalizzazione degli avvenimenti fatta dal Segretario regionale della Democrazia Cristiana, il quale, al pari del suo collega a livello nazionale, non esita ad approfittare, in occasioni elettorali, di fatti esteri per distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica dalle gravi responsabilità di quel Partito in ordine alla politica sociale ed economica interna. Aggiunge che questa intenzione è tanto più evidente, in quanto, più di una volta, in passato, i Consiglieri democristiani avevano manifestato la loro contrarietà alla discussione in aula di fatti puramente politici, a differenza dei Consiglieri comunisti che hanno invece sempre sostenuto che il Consiglio regionale deve occuparsi anche di fatti puramente politici.
Conclude affermando che il Gruppo consiliare del Partito comunista non ha, comunque, alcuna difficoltà ad affrontare pubblicamente il discorso sul Portogallo, perché sono note a tutti le posizioni del Partito su questo argomento, ed a manifestare la sua solidarietà a quelle forze portoghesi di sinistra che, dopo essere riuscite a debellare, con dure lotte, una dittatura durata quarantanni, affrontano ora una difficile opera di decolonizzazione e di stabilizzazione democratica.
Il Consigliere CHANU osserva che il problema portoghese, portato in discussione in aula consiliare dal gruppo democristiano con la mozione ora in esame, deve essere spogliato da troppe interessate prese di posizione elettoralistiche, che lo ancorano a finalità che poco o nulla hanno a che vedere con la solenne affermazione dei principi e dei valori della libertà, del pluralismo democratico, della partecipazione popolare nella sua universalità, principi e valori che vedono i democratici popolari non secondi a nessuno e per la loro ideologia e per la loro fede democratica e per il loro costume autonomistico.
Rileva come, dopo la caduta della dittatura di Salazar, una rigorosa difesa antifascista doveva richiedersi ed imporsi in Portogallo, per evitare che l'ordine democratico riconquistato, venisse nuovamente sovvertito; questa constatazione non esime però i democratici popolari dal manifestare la loro preoccupazione per l'evolversi della situazione politica in quel Paese, che in questi ultimi giorni sembra però prendere la piega auspicata.
Rendendoci quindi responsabilmente conto - conclude - della situazione di obbiettiva difficoltà in cui la giovane democrazia di sinistra portoghese si è venuta a trovare, ma nello stesso tempo, ribadendo che la dittatura non si combatte e non si vince con un'altra dittatura, i democratici popolari si dichiarano disposti a concordare e votare un ordine del giorno, possibilmente unitario, nel quale si sottolinei:
1°) la necessità di una rigorosa ed irrinunciabile lotta al fascismo;
2°) il richiamo pressante ad una professione reale di vita democratica con un vero regime parlamentare fondato sul pluralismo delle idee, che riconosca e salvaguardi libertà e autonomia a tutti i democratici;
3°) la necessità di considerare la vera democrazia come strumento di rinnovamento radicale delle strutture economiche e sociali di un Paese vittima di quarant'anni di servaggio fascista.
Il Consigliere MONAMI, dopo aver puntualizzato il maldestro tentativo della Democrazia Cristiana locale di speculare sui fatti portoghesi, afferma che anche attorno a questo problema può essere trovata la unità di tutte le forze democratiche valdostane, a condizione però che al problema stesso sia dato il giusto volto, attraverso un serio esame di tutti gli aspetti, per poterne trarre quelle conclusioni di carattere unitario.
Ricostruisce, quindi, la storia recente e tormentata del Portogallo, a partire dal 25 aprile 1974, sottolineando le date ed i fatti salienti della vita di quel popolo, costretto a dura lotta per difendere le libertà democratiche riconquistate, tra slanci di generosità e, talora, anche tra errori, che i comunisti non hanno esitato a denunciare in un clima di serietà e di analisi obbiettiva dei fatti, ben lontani da quello spirito speculativo elettoralistico che ha caratterizzato il comportamento della Democrazia Cristiana italiana di fronte agli stessi avvenimenti.
Conclude il suo intervento con la lettura del seguente ordine del giorno che sottopone all'esame del Consiglio:
ORDINE DEL GIORNO
IL CONSIGLIO REGIONALE DELLA VALLE D'AOSTA
Ribadita la piena solidarietà a tutte quelle forze politiche e sociali che hanno sconfitto il governo fascista che da cinquant'anni opprimeva il popolo e i lavoratori portoghesi;
Approvata la politica di decolonizzazione portata avanti dal nuovo governo portoghese, politica che tra l'altro, ha messo fine alle sanguinose repressioni nelle colonie africane;
Valutata come legittima la rigorosa difesa antifascista messa in atto dal nuovo governo portoghese anche se ciò non giustifica la messa al bando di una forza politica organizzata;
Respinte le motivazioni che hanno portato alla sospensione della pubblicazione del giornale "Repubblica";
AUSPICA
che in Portogallo sia accelerato il processo di piena democratizzazione della vita politica dando luogo ad un regime parlamentare, fondato sui partiti, che restano i pilastri primari della democrazia parlamentare, che riconosca tutte le libertà, innanzi tutto quella di stampa e di opinione, tutte le autonomie e che al tempo stesso, consenta quell'indispensabile rinnovamento della struttura economica e sociale di quel Paese.
F.ti: Luigi Monami - Giulio Dolchi - Franco Chincheré.
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L'Assessore MILANESIO illustra la posizione del P.S.I. di fronte alla situazione del Portogallo, escludendo ogni strumentalizzazione elettoralistica delle vicende.
Mette, innanzi tutto, in rilievo le profonde differenze di carattere storico e culturale esistenti tra le varie componenti politiche portoghesi e le varie componenti politiche italiane, che, nel maggior numero di casi, hanno in comune solo le etichette, fatta eccezione forse per il solo Partito Socialista Portoghese, che, appartenendo all'Internazionale socialista, ha una configurazione analoga a quella del P.S.I.
Precisa che la scelta fatta dal popolo portoghese dopo la caduta della dittatura fascista è senz'altro una scelta di carattere socialista; sul piano dell'espressione democratica, esprime però delle riserve sulla attuale strutturazione di governo, che a suo avviso, costituisce una pseudo democrazia protetta dalla componente militare, con scarsa rappresentatività e possibilità pluralistica ai livelli inferiori, dove non sono consentite le elezioni dei rappresentati popolari negli Enti locali e dei lavoratori nelle organizzazioni sindacali.
Sottolinea la profonda diversità esistente tra il Partito Comunista Italiano e il Partito Comunista Portoghese e a livello ideologico e a livello di metodo, a suo giudizio, in questo momento, quel Partito Comunista porta avanti una scelta di tipo stalinista, ormai superata dal P.C.I., con tutte le conseguenze negative che tale scelta comporta sul tipo di democrazia parlamentare che dovrebbe instaurarsi in questo momento in Portogallo.
Conclude, dichiarandosi favorevole, in linea di massima, all'accoglimento dell'ordine del giorno del Gruppo consiliare del P.C.I., che dovrebbe però recepire alcune istanze da lui testé rappresentate, quali la elezione democratica dei lavoratori nelle rispettive organizzazioni sindacali e la elezione dei rappresentanti popolari per gli Enti locali.
Il Consigliere RAMERA si dimostra sorpreso della piega assunta dalla discussione in corso, perché a suo avviso, e il tenore della mozione e il tenore del suo primo intervento sono tali da escludere ogni intenzione della Democrazia Cristiana di fare una speculazione elettorale sui fatti del Portogallo.
Respinge, pertanto, le accuse ricevute in tale senso, soprattutto da parte comunista, e ritorce contro la medesima le accuse stesse, perché dagli interventi dei relativi oratori risulta chiara la strumentalizzazione a scopo elettorale delle vicende portoghesi, distorte addirittura nella loro realtà storica, che, allo stato attuale, non è certamente quella di una democrazia parlamentare, pluralistica ed effettiva.
Auspica dunque che anche quel tormentato Paese possa trovare, al più presto, un suo equilibrio politico, basato su di un regime autenticamente democratico, in cui ogni forza politica possa liberamente esprimersi e contare per quanto rappresenta.
Respinge anche le accuse di mancata presenza della Democrazia Cristiana nelle prese di posizione contro i regimi dittatoriali, perché, in effetti la D.C., secondo un costume che è sua caratteristica, ha sempre condannato tutti i regimi totalitari, di destra o di sinistra che siano.
Concludendo, dichiara che il Gruppo consiliare della Democrazia Cristiana, pur essendo disponibile all'accettazione di emendamenti alla propria mozione, non intende ritirarla e sostituirla con un ordine del giorno in cui non si fa alcun cenno di condanna alla sorte toccata alla Democrazia Cristiana portoghese.
Il Consigliere PARISI fa presente che questione portoghese non è una tragedia della Democrazia Cristiana che è stata messa fuori gioco o del Partito Socialista che sta per essere messo fuori gioco, ma è la tragedia dell'intero popolo portoghese che, a breve scadenza, noi saremo costretti a prendere in esame.
Ritiene pertanto che nella discussione della mozione in esame non si sarebbe dovuta fare della demagogia elettoralistica esaltando l'azione di questo o di quel partito portoghese, soprattutto l'azione del Partito comunista portoghese, la cui fede democratica, per i metodi usati nella situazione specifica, non può che suscitare molte perplessità.
Aggiunge che in effetti, in Portogallo i comunisti si sono subito prodigati per ottenere l'appoggio dei militari: in Portogallo colonnelli sì, in Grecia colonnelli no, a seconda della convenienza momentanea del partito stesso.
Chiede pertanto una maggiore coerenza ai rappresentanti del Partito Comunista Italiano e muove l'appunto ai rappresentanti della Democrazia Cristiana di non saper difendere al momento opportuno le loro posizioni.
Dichiara infine di essere favorevole all'approvazione della mozione del Gruppo consiliare della Democrazia Cristiana e di essere contrario all'approvazione dell'ordine del giorno presentato dal Gruppo consiliare del Partito Comunista Italiano.
A proposito di democrazia e di libertà, ricorda ancora che al Movimento Sociale Italiano, in questa fase pre-elettorale, è stato negato l'uso della piazza E. Chanoux per i comizi elettorali con una ordinanza del Presidente della Giunta, contro la quale non ha nulla da eccepire, ma con delle motivazioni false ed obbrobriose contro il M.S.I. da parte del Sindaco di Aosta, motivazioni che egli respinge con tutta la sua forza.
Conclude infine che l'esempio testé indicato è un chiaro indice del metodo di azione dei Partiti Comunisti, ivi compreso il Partito Comunista Italiano, che, a suo avviso, non esiterebbe a scendere sulle piazze con tutta la sua forza per imporre la sua volontà qualora o la destra o la Democrazia Cristiana o un qualsiasi altro prendessero la maggioranza assoluta in Italia.
Il Consigliere CHANU ritiene che si debba trovare una soluzione unitaria di fronte al problema che sta tormentando il popolo portoghese, evitando di strumentalizzare a fini elettorali il dramma di quella giovane democrazia.
A questo scopo, dopo aver dichiarato che, il Gruppo dei Democratici Popolari riconosce la validità delle affermazioni contenute e nella parte espositiva e nella parte conclusiva dell'ordine del giorno presentato dal Gruppo consiliare del P.C.I. propone l'aggiunta del seguente capoverso come parte iniziale dell'ordine del giorno stesso:
"IL CONSIGLIO REGIONALE
- manifestata la propria viva preoccupazione per i recenti fatti sopravvenuti in Portogallo di palese insofferenza ai principi fondamentali del rispetto del pluralismo, del libero confronto di opinioni, del rispetto delle idee, della partecipazione reale del popolo alle scelte che intende assumere per il proprio futuro, fatti che possono compromettere, rischiando di renderlo illusorio, il processo di democratizzazione del popolo portoghese,"
Ritiene che con l'aggiunta del soprariportato emendamento l'ordine del giorno dei Consiglieri comunisti possa rappresentare un documento di sintesi, accettabile da tutte le forze politiche presenti in Consiglio, della complessa problematica relativa alla grave situazione politica portoghese.
Il Consigliere RAMERA ribadisce di essere disposto ad accettare eventuali emendamenti modificativi alla mozione da lui presentata, per renderla un documento di sintesi condiviso da tutte le forze politiche presenti in aula, ma non sostituire la mozione stessa con l'ordine del giorno presentato dal Consigliere Monami, anche nel testo modificato come da emendamento testé proposto dal Consigliere Chanu.
Dichiara comunque di essere pronto a partecipare a una riunione dei Gruppi consiliari per ricercare una soluzione unitaria del problema, partendo però dalla mozione da lui proposta.
Il Presidente CAVERI, nel riassumere la discussione finora svoltasi sulla mozione di cui si tratta, propone di sospendere la discussione in corso, rinviando la soluzione del problema ad una riunione dei Capi gruppo da tenersi prima dell'odierna seduta pomeridiana.
Si dà atto che la proposta del Presidente del Consiglio viene accolta all'unanimità.
