Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 1333 du 25 juin 1990 - Resoconto

OGGETTO N. 1333/IX - Dibattito sulle dichiarazioni del Presidente della Giunta Regionale.

Presidente - Ricordo, colleghi Consiglieri, che il dibattito ha luogo sulle dichiarazioni rese dal Presidente della Giunta. Dichiaro aperta la discussione generale su di esse.

Ha chiesto di parlare il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.

Riccarand (VA) - Alcune considerazioni sulle dichiarazioni politico-programmatiche rese stamani dal Presidente della Giunta riteniamo opportuno farle, anche se si tratta di osservazioni un po’ frettolose, fatte sulla base di una prima lettura del documento e che richiederanno un approfondimento ed un dibattito più articolato anche all’interno del nostro movimento.

Le osservazioni che oggi mi sento di fare sono sostanzialmente queste. Il documento letto questa mattina dal Presidente della Giunta contiene delle enunciazioni di principio che sono in gran parte condivisibili e che sono anche valide. C’è ad esempio nel documento la consapevolezza, finalmente maggioritaria in questo Consiglio, che questo periodo di grande disponibilità finanziaria in cui si trova la Regione Valle d’Aosta costituisce una stagione, costituisce cioè una fase che è destinata a finire, come tutte le stagioni, e che quindi occorre saper usare le risorse finanziarie straordinarie di questo momento per degli interventi strutturali, capaci di produrre (dice il documento) benefici solidi e duraturi.

Si tratta di cose che andiamo dicendo da alcuni anni; avevamo anche proposto l’istituzione di uno specifico capitolo dell’entrata nel bilancio di previsione per l’IVA da importazione, in modo da distinguere questa voce dell’entrata, destinata a scomparire nel tempo, dalle entrate che invece rimarranno più durevolmente, e quindi usare queste entrate dell’IVA da importazione solo o prevalentemente per dei progetti strutturali destinati a innescare un certo tipo di sviluppo.

Questa consapevolezza è presente nel documento e noi speriamo che anche nelle scelte di impostazione del bilancio ci siano dei correttivi conseguenti.

E’ espressa nel documento anche una concezione dello sviluppo che viene chiamata solida e duratura, in un altro punto si parla di uno sviluppo che si autoalimenti, che è sostanzialmente il concetto che noi abbiamo più volte espresso riferendoci ad uno sviluppo autocentrato, cioè uno sviluppo che cerca di basarsi sulle risorse locali, materiali, intellettuali; sostanzialmente alcune espressioni che troviamo nel documento sono quasi le testuali parole che abbiamo più volte usato nei nostri documenti, quindi sotto questo aspetto ci interessa l’impostazione del discorso.

Quello che però manca in questo documento è il passaggio dai principi alle scelte operative. Più che un programma, questa è una dichiarazione di intenti, che però non trova poi una conseguente articolazione programmatica. Quindi, il limite di questo documento è lo stesso che aveva il documento programmatico presentato nel luglio 1988 dalla vecchia Giunta, che conteneva anche quello molte cose interessanti e positive. Allora dissi riferendomi a quel programma (voglio citarlo testualmente): "A parte il punto sull’autostrada, che è l’unico punto sul quale il nostro dissenso è totale, credo che sul resto del documento ci sia la possibilità di un’ampia convergenza, però questo ci dice anche che il documento è molto generico".

Anche in questo caso prendiamo atto positivamente di alcune novità di linguaggio, di alcune dichiarazioni di intenti che condividiamo, ma segnaliamo anche l’inadeguatezza e la genericità di questo documento come è stato presentato stamattina dal Presidente della Giunta e che poi rimanda a successive articolazioni programmatiche.

Anzitutto il documento è generico (e qui sorprende un po’ la cosa) proprio nei punti che starebbero alla base della giustificazione di questa maggioranza, cioè una maggioranza ed una Giunta che dovrebbero rivitalizzare il dibattito politico, la centralità del Consiglio, un’articolazione di potere più decentrata a livello comunale e di Comu-nità Montana. Nel documento non troviamo in realtà delle indicazioni concrete ed operative in questa direzione, c’è l’enunciazione di principio, però qualcosa in più credo fosse opportuno inserire. Ad esempio, sui rapporti fra Giunta e Consiglio regionale c’è una legge regionale specifica, precisa, che disciplina le rispettive competenze: si vuole modificare questa legge, oppure si vuole intervenire con altri strumenti? Così come sul decentra-mento finanziario dei Comuni ci sono diverse leggi regionali che prevedono questi finanziamenti; allora, si vuole mettere mano a queste leggi, rivederle, articolarle diversamente, o cosa si vuole fare? Quindi, ci sembra che tutto quanto rimanga nell’indeterminato.

Questa genericità e talvolta anche reticenza la ritroviamo anche su alcuni grossi nodi, su alcune grosse scelte che poi stanno alla base dell’azione amministrativa; ne vorrei indicare alcune perchè sono le decisioni più importanti su cui dovremo confrontarci. Intanto la questione dell’autostrada: questa dell’autostrada non è una nostra mania ma è un nodo oggettivamente cruciale rispetto al tipo di sviluppo che vogliamo.

Difficilmente si può parlare di sviluppo endogeno, di sviluppo autocentrato, di sviluppo che si autoalimenta in loco con le risorse locali, se poi si sostengono progetti come questo, che è sostanzialmente esterno alle realtà della nostra regione, è un prezzo che dovremmo pagare rispetto ad una logica di sviluppo e di sistemi di trasporto a livello internazionale che è completamente distorta.

Nel programma si parla, a pagina 23, di completamento dell’autostrada in costruzione; su questo punto chiediamo un chiarimento, e lo chiediamo tanto più che in questa maggioranza è presente un nuovo gruppo politico, il Partito Comunista, che in questi ultimi anni ha preso una posizione contra-ria all’autostrada o quantomeno a questo progetto di autostrada. Cosa vuol dire parlare oggi di completamento dell’autostrada in costruzione? Que-sto tipo di autostrada, questo progetto vuol dire arrivare con l’autostrada fino a Courmayeur, o vuol dire fermarsi al tronco su cui si sta lavorando oggi, il tratto Aosta-Morgex? E’ una questione di grossissima rilevanza su cui vorremmo avere un chiarimento.

L’altro punto riguarda la limitazione del transito dei TIR ed il raddoppio del tunnel del Monte Bianco. Sul fatto che occorre ridurre il traffico dei TIR attraverso la nostra regione ed evitare quindi il raddoppio del Monte Bianco credo che su questo tutto il Consiglio in teoria non possa che essere d’accordo, ma anche qui però bisogna passare possibilmente, diversamente da quello che è successo in questi anni, dalle parole ai fatti.

Crediamo che il no al raddoppio del tunnel del Monte Bianco, con tutta la logica che sta dietro a questa proposta di raddoppio, debba essere un no secco, inequivocabile e non condizionato a fattori che possono o non possono prodursi, e che si debba articolare poi, con una serie di provvedimenti concreti nel tempo, l’impegno di limitare il traffico dei TIR. Anche qui prendiamo atto di enunciazioni che condividiamo e che vanno nella direzione che abbiamo sempre auspicato, ma che ci sembrano piuttosto sfumate, molto generiche e non sufficientemente precise nella loro articolazione, quindi ci riserviamo di capire in sostanza cosa questo significa.

Un altro punto importante è quello della Casa da Gioco di Saint-Vincent. Nel documento c’è un solo riferimento molto sbrigativo al Casinò di Saint-Vincent, con cui si invoca il massimo di trasparenza nella gestione, nel controllo della Casa da Gioco; anche qui credo che qualcosa di più preciso vada detto in un programma di una maggioranza che si costituisce alla vigilia del rinnovo o della scadenza di convenzioni molto importanti.

Sappiamo che alla fine dell’anno prossimo verranno meno le convenzioni fra Casa da Gioco e Sitav e Siser che durano da ben dodici anni; sappiamo che le decisioni rispetto a cosa fare in futuro non possono essere prese all’ultimo momento, ma a partire da adesso; anzi eravamo dell’avviso che era meglio già partire da ieri nella discussione su quello che si vuole fare. Anche qui dobbiamo segnalare che in questa nuova maggioranza la presenza del Partito Comunista porta un elemento di diversità, perchè quest’ultimo ha sempre sostenuto rispetto al Casinò la tesi di una società a maggioranza di capitale pubblico. Quindi vorremmo capire in che direzione si vuole andare: si vuole fare una società a maggioranza di capitale pubblico? Si vuole fare una trattativa privata con la Sitav e la Siser? Si vuole fare una gara di appalto? Secondo noi queste cose bisogna dirle, la nostra posizione l’abbiamo più volte espressa molto chiaramente: siamo per una gara di appalto aperta ad una serie di società attraverso forme di cautela rigorosa. Però queste cose vanno preparate, vanno dette, e quando si forma una maggioranza, che poi si definisce maggioranza di programma, su una cosa che ha dei risvolti finanziari, occupazionali, di rapporti, di tensione, di potere così grossi come il Casinò, qualcosa in più nel documento dovrebbe essere detta.

La questione dell’uso del territorio della nostra regione, in particolare delle aree protette: qui ci sono tantissime cose da dire, ma voglio limitarmi solo ai nodi più grossi che sono la questione del Parco nazionale del Gran Paradiso ed il progetto di parco internazionale del Monte Bianco. A questo nel documento non si fa alcun riferimento, e guardate che non sono problemi da poco, perchè la questione del Parco nazionale del Gran Paradiso, che ormai affatica il dibattito del Consiglio regionale da decenni, è un nodo grossissimo, che implica un modo di concepire l’autonomia, un modo di concepire l’uso del territorio, l’ambiente e tutto quanto. Su questo ci piacerebbe capire dove si vuole andare, vorremmo conoscere alcune linee di tendenza.

Questa maggioranza vuole riproporre un discorso di trasferimento delle competenze tout court dal parco nazionale alla Regione Valle d’Aosta, quindi un discorso di regionalizzazione del parco, che abbiamo ritenuto sbagliato? Si vuole rimettere in discussione i confini legali come è successo nel passato? Si vuole ritentare la carta delle norme di attuazione come è stato fatto alcuni mesi fa? Oppure si vuole cercare un’altra strada che è fattibile? Questa è una scelta grossa, su cui occorre confrontarsi anche con le popolazioni che vivono all’interno del parco e con tutta la comunità valdostana, perchè si tratta di scelte di grossissima rilevanza. Così come è una scelta di grossa importanza quella del parco internazionale del Monte Bianco.

Finora abbiamo avuto un ruolo inadeguato rispetto a questa ipotesi; questa nuova maggioranza intende operare perchè questo parco internazionale si realizzi, oppure no? E a quali condizioni, con quali strumenti, con quali tappe? Sono problemi che poniamo e che non trovano risposte nel documento programmatico. Così come notiamo un’altra assenza di rilievo, che è quella relativa alla candidatura della Valle d’Aosta alle olimpiadi. Dico subito che non c’è nessun riferimento in questo documento come non c’era nel documento programmatico della Giunta Rollandin nel luglio 1988; che poi questi argomenti non figurino nei documenti programmatici ma vengano portati all’esame del Consiglio magari con atti straordinari, magari sottoscritti da trentaquattro Consiglieri su trentacinque, con richiesta di discussione di urgenza, sono proprio questi i comportamenti che fanno a pugni con una centralità del Consiglio. Infatti una decisione come è quella di fare le olimpiadi in Valle d’Aosta ha delle grossissime implicazioni economiche, sociali, culturali per una realtà piccola come la nostra, e tutto questo se si vuol fare, va fatto con determinati criteri, con determinati dibattiti. Dimenticare tutto questo in un documento programmatico non ci sembra deporre a favore di una chiarezza di prospettive e di un dibattito all’altezza delle proposte che sono comunque sul tappeto, perchè una candidatura è stata presentata.

E sempre rimanendo sul terreno dell’uso del territorio della nostra Regione vi è la questione del piano paesaggistico. Qui a dire il vero un riferimento c’è, a pag.22, dove si parla di "compatibilità ambientale di cui strumento essenziale è il piano paesaggistico". Però non dovremmo dimenticare che questo benedetto piano paesaggistico è uno strumento previsto da una legge regionale che risale al 1960.

Quindi sono trenta anni che aspettiamo che si realizzi questo piano previsto da una nostra legge regionale, sollecitatoci poi di nuovo da una normativa statale, la cosiddetta Legge Galasso, che ha chiesto alle Regione di dotarsi entro il 31 dicembre 1986 (da allora sono trascorsi quattro anni) di un piano paesaggistico. Questo è un altro nodo centrale, che non può essere soltanto ricordato in un inciso e di sfuggita: anche qui bisogna porre dei tempi, delle scadenze, degli strumenti.

Il comitato scientifico che lavora a questo piano paesaggistico già tre anni fa ha indicato come urgente un provvedimento di salvaguardia transitoria, per evitare che, essendo lunghi i tempi per la redazione, soprattutto per l’approvazione del piano, nel frattempo venissero fatti tutta una serie di interventi che poi andassero a snaturare lo stesso piano da redigere. Anche qui, questo provvedimento di salvaguardia transitoria lo si può fare, lo si vuol fare? E’ una cosa che ci interessa molto.

Sotto l’aspetto sanitario un’altra indicazione che non ritroviamo nel programma è quella relativo all’ospedale regionale. Questa richiesta, che dai banchi dell’opposizione abbiamo più volte fatta, di un’unica sede ospedaliera che riesca a raggruppare realtà disperse, non la ritrovo all’interno di questo documento ed anche qui ci interessa capire cosa si vuole fare. L’ipotesi di realizzare questa unica sede ospedaliera in Viale Ginevra, attraverso la realizzazione di un nuovo corpo sull’attuale parcheggio a fianco della palestra CONI è una ipotesi che sarà fatta propria dalla nuova maggioranza, oppure no? L’ipotesi avanzata con forza dal PCI in passato di una nuova sede ospedaliera a Saint-Christophe è quella su cui si muoverà la maggioranza? Tutto questo non ci è assolutamente chiaro dalla lettura del documento.

L’ultimo punto a cui volevo accennare è quello della legge elettorale regionale; a dire il vero qui andiamo ben oltre il campo di una maggioranza o di una minoranza, oltretutto deve essere votata a maggioranza qualificata, quindi è una questione che riguarda il Consiglio nel suo insieme. Tuttavia per una maggioranza che si costituisce e che credo non abbia una prospettiva di breve durata di fronte a sè (dice di voler lavorare per tre anni) ma abbia l’intenzione, se funziona, di proiettarsi avanti negli anni, ritengo che il problema di questa legge elettorale si ponga.

Sarebbe una sconfitta gravissima della nostra capacità di autogoverno, dopo che per decenni abbiamo rivendicato la competenza primaria in materia elettorale, andare a fare le prossime elezioni con la vecchia legge statale; quindi a questa legge dovremo pur metterci mano. Anche qui orientamenti, proposte mi pare non solo che non ce ne siano, ma che all’interno delle forze che costituiscono questa maggioranza ci siano le opzioni più diversificate rispetto a questo punto.

Ho fatto queste osservazioni, riservandomi comunque un approfondimento anche all’interno del movimento ed un dibattito più approfondito sui contenuti di questo documento, per dire che se da una parte apprezziamo alcune novità di linguaggio, alcune dichiarazioni di intenti che riteniamo positive, d’altra parte questo documento lo riteniamo fortemente generico, carente in alcuni punti cruciali, reticente in altri. Quindi non lo consideriamo, come è stato detto stamattina dal Consigliere Limonet e dallo stesso Presidente della Giunta, un documento espressione di una maggioranza di programma, perchè troppe, e su nodi decisivi, sono le indeterminatezze e le genericità.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.

Mafrica (PCI) - Il dibattito che oggi sta continuando in questa Assemblea dimostra come effettivamente si sia aperta una fase politica nuova nella nostra Regione. Se il Collega Lanivi dopo anni in cui ha esercitato il ruolo del somministratore di "camomilla" all’opposizione ritrova alti accenti sui valori e sui destini "de notre petite patrie", se il collega Riccarand può illustrare con molti spunti interessanti invece che alla sola Giunta all’intero Consiglio le sue opinioni e il suo rapporto tra politica e cittadini, tra elettori e istituzioni, qualche piccolo merito devono pure averlo coloro che hanno reso possibile il movimento in una situazione politica chiusa e stagnante.

Quando cade una Giunta che pareva eterna, quando viene sfiduciato un Presidente che sembrava saldamente insediato al suo posto, quando - come ha detto un amico unionista - una statua di marmo rivela di avere il basamento di argilla, non ci si può, a mio giudizio, limitare alla tesi del "complotto", della cattiveria, del tradimento, degli amici oggi diventati avversari; devono esserci ragioni più profonde.

Se in pochi giorni è stato possibile raggiungere una intesa tra forze che sono e restano diverse, ciò non può essere soltanto il risultato di una raffinatissima congiura; deve trattarsi invece di una risposta che si è costruita giorno dopo giorno e diventata possibile grazie ad una serie di fatti e di comportamenti che si sono accumulati nel tempo fino a raggiungere la massa critica.

Qualche avvisaglia dell’attuale situazione c’era stata e non in sedi nascoste ma in pubblici congressi: da quello della DC, nella relazione dell’allora Segretario Fosson, a quello del PSI, senza trascurare una tavola rotonda tenutasi all’ultimo congresso del PCI, a cui ha partecipato anche l’UV, tavola rotonda fedelmente riportata su Le Travail, nel corso della quale le disaffezioni degli ex alleati alla conduzione della Giunta erano apparse in tutta la loro evidenza.

Si discute oggi del metodo usato per mettere in minoranza la Giunta uscente. Si può concordare sul fatto che non sia quello più augurabile, per le sue caratteristiche machiavelliche di riservatezza, purchè il giudizio non si limiti alla situazione attuale, ma investa tutte le numerose occasioni in cui anche coloro che oggi se ne lamentano, se ne sono serviti.

Se vogliamo possiamo concordare sul fatto che il ribaltamento a sorpresa delle Giunte regionali è una delle tradizioni valdostane meno auguste, a patto che si prendano tutte le iniziative necessarie per non renderlo più nè possibile, nè necessario. E questo significa ovviare a quelle caratteristiche del potere in Valle d’Aosta che regolarmente trasformano ottime persone in Presidenti della Giunta accentratori ed irrispettosi del ruolo del Consiglio regionale e delle forze politiche in esso presente.

E allora servono poco credibili lamentazioni sul complotto, perchè in successivi complotti - se così li vogliamo definire - di volta in volta come vittime e come congiurati sono state coinvolte tutte le principali forze politiche di questo Consiglio. Servono invece nuove regole sulla durata temporale massima della carica del Presidente della Giunta; sui requisiti soggettivi richiesti per far parte dell’esecutivo; sulle rispettive competenze della Giunta, del Consiglio, delle Commissioni; sui limiti di applicazione delle procedure di urgenza, che sempre sono una imposizione da evitare.

Non complotto dunque, ma accordo programmatico tra forze diverse. Sì, accordo programmatico, perchè gli orientamenti oggi letti dal Presidente della Giunta, non sono il frutto successivo di un accordo di potere, ma la reale base che tale accordo ha reso possibile.

E’ chiaro per tutti che l’attuale maggioranza non deriva da una scelta preferenziale di affinità tra forze politiche. Nessuno vuole nascondere ciò che è evidente di per sè.

Se, dopo sedici anni di opposizione, il PCI accetta di sottoscrivere un accordo con tutti gli ex alleati dell’UV, non si può facilmente parlare di accordo di potere. Prima di tutto perchè non si capisce come mai gli stessi incarichi diventino posti di potere quando li ricoprono altri; in secondo luogo perchè comunque il PCI non partecipa all’esecutivo.

Per il PCI, che per sedici anni ha inutilmente formulato all’UV proposte di alleanza e ne ha ricevuto sempre cortesi ripulse, si è trattato di una scelta difficile, sofferta, ma considerata necessaria, perchè si rivelava come l’unica possibile per una forza di opposizione che volesse rimettere in moto una scena politica valdostana ormai da troppi anni statica. Il fine per cui il Partito Comunista si è impegnato non è quindi di bassa bottega politica, non è detto che poi porti frutti elettorali alla nostra parte, è per noi invece un obiettivo politico generale, un fine in cui crediamo.

Crediamo nella possibilità di una riforma della politica, della costruzione di nuove regole, dello smantellamento di ogni sistema di potere, per ridare spazio alle istituzioni, ai cittadini singoli e associati.

Negli orientamenti letti dal Presidente della Giunta ci sono punti che condividiamo profondamente: la volontà di riattribuire un ruolo al Consiglio regionale, l’apertura di canali di comunicazione reali con i sindacati e con le altre espressioni sociali della realtà valdostana, la formulazione di nuovi meccanismi per ridare trasparenza all’amministrazione: dal difensore civico, alle procedure per le nomine basate sulla competenza, alla possibilità di attribuire poteri effettivi e quote del riparto fiscale ai Comuni e alle Comunità Montane, alla revisione dei criteri per gli appalti e le forniture, di modo che non siano privilegiati sempre i medesimi fornitori della Real Casa, a procedure più semplificate che tutelino meglio i cittadini nei loro rapporti con la Regione.

Nel programma c’è ovviamente la volontà di proseguire le azioni positive intraprese dalla precedente Giunta in materia di cooperazione agricola, di sviluppo del bilinguismo, di politica del lavoro, e anche di altri campi.

C’è però una maggiore attenzione ai problemi dell’ambiente, sui quali non sarà possibile una conversione ad U, ma su cui potranno essere attuate graduali e significative correzioni.

C’è un preciso impegno per una politica di solidarietà, politica oggi a nostro avviso più enunciata che messa in pratica per reale scelta verso le fasce più deboli.

C’è un impegno forte per un federalismo non visto come tendenza alla separazione e alla gestione di particolari privilegi, ma come stimolo a rivendicare anche per altre realtà diritti e competenze, come battaglia per ottenere una trasformazione in senso federale dello Stato italiano, dell’Europa, battaglia che, a nostro giudizio, riprende correttamente lo spirito del progetto di statuto votato da questo Consiglio nel 1947.

C’è una volontà di affrontare i problemi della scuola e dell’università con spirito aperto, senza nessuna chiusura localistica.

C’è la volontà di favorire, con investimenti mirati, la crescita di una imprenditoria e di un sistema produttivo non dipendenti prevalentemente dalle sovvenzioni regionali, realmente competitivi sul terreno dell’organizzazione aziendale e dell’innovazione. La nostra volontà è quella di partecipare ad una fase di ricostruzione delle regole, che permetta in futuro a tutte le forze politiche della Valle d’Aosta di partecipare con pari dignità alla competizione per il governo regionale, di una fase di ricostruzione che smantelli rendite di posizione e condizionamenti del potere.

Oggi gli amici dell’UV lamentano un attentato da parte della partitocrazia. Noi abbiamo molta stima del ruolo che ha svolto e che continuerà a svolgere l’UV in questa Valle. Crediamo sia stata importante la sua azione per l’affermazione dei valori autonomistici. Ancora più meritoria - anche se purtroppo certamente meno efficace -la battaglia per la diffusione della "langue ethnique".

Crediamo però di poter formulare due critiche alla politica seguita dai suoi gruppi dirigenti, proprio perchè riteniamo che in un futuro non lontano i cammini della sinistra e quelli dell’UV potranno reincontrarsi.

La prima: è giusta la critica alla partitocrazia. Il ruolo dei partiti nel nostro paese è da rivedere ed i comunisti hanno coraggiosamente iniziato a farlo - con contraddizioni, difetti, nostalgie e ricadute in vecchi vizi partitocratici - ma con sufficiente determinazione. E’ giusto - dicevo - criticare i partiti, ma a che cosa stava sempre più assomigliando in questa fase l’UV se non al più forte ed al più tradizionale dei partiti? Cosa distingue un partito da un movimento se non il fatto di avere iscritti, di avere sezioni, di avere riti e vessilli, di seguire logiche e discipline interne, di privilegiare spesso i propri aderenti rispetto alla generalità dei cittadini? Siete sicuri - amici dell’UV - di essere ancora quel movimento esclusivamente impegnato nella difesa della lingua e delle tradizioni del popolo valdostano e di essere immuni dalla logica della raccolta del consenso comunque motivato, anche di quello proveniente dall’esercizio del potere?

Se un fatto ha contribuito a creare quell’accordo che oggi si sta realizzando, esso consiste nella convinzione che non un movimento politico culturale guidava la coalizione di governo, ma un partito ispirato spesso a logiche di parte.

E ora la seconda critica, se mi è consentito: in ogni paese (e soprattutto in quelli dell’Est europeo, che per lungo tempo i comunisti hanno troppo debolmente criticato) ha creato pessimi frutti la confusione tra partito e Stato, tra partito e popolo, tra partito e istituzioni.

Noi abbiamo l’impressione che anche in Valle d’Aosta si sia troppo spesso confuso il ruolo dell’UV con quello della Giunta regionale, si siano confuse le fortune di quel movimento con i consensi al potere istituzionale.

Non si capisce altrimenti perchè un movimento forte come l’UV consideri una iattura la momentanea collocazione all’opposizione in una istituzione in cui comunque svolge e svolgerà un ruolo di primaria importanza.

Chi è oggi all’opposizione domani potrà essere al governo - e viceversa - purchè non consideri tale fatto come un tragedia senza sbocchi e purchè cerchi di riannodare i fili di alleanze politiche-sociali momentaneamente interrotti.

Noi crediamo fortemente nel ruolo centrale che, pur dall’appoggio esterno, ci viene assegnato dalla attuale situazione politica. Vediamo bene - dopo decenni - il fatto che la sinistra storica e altre forze della sinistra si trovino unite in un accordo di governo con altri partner, verso i quali una "gauche valdôtaine", sganciata da ogni logica nazionale (e semmai federata a più referenti) potrà esercitare un ruolo di proposta e di aggregazione.

Abbiamo l’intenzione di rispettare lealmente un accordo politico liberamente sottoscritto, perchè non è strutturato su singoli fatti amministrativi, ma per la riforma del sistema politico valdostano. Si tratta di un accordo non di affinità politiche, ma finalizzato alla riscrittura dei rapporti di potere nella nostra regione.

Finchè ci sarà da parte degli alleati - della Giunta in particolare - la volontà di proseguire sul cammino tracciato dagli indirizzi programmatici ci sarà il consenso responsabile e non acquisito a priori del gruppo regionale comunista.

Lo spazio restituito ai cittadini, alla progettualità delle associazioni, dei singoli, e della società civile: questo sarà il criterio guida della nostra permanenza nel quadro politico che oggi si insedia al Governo regionale.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Vallet, ne ha facoltà.

Vallet (UV) - M. Riccarand vient de dire que les énonciations de principe, surtout quand elles sont pleines de belles paroles telles que autonomie, participation, solidarité, transparence, etc. sont bien souvent partageables par la grande majorité des gens, tout de même elles ne restent que des paroles sans signification si on ne les traduit pas en faits concrets et surtout si les faits conséquents ne sont pas cohérents avec ces mêmes énonciations.

Nous ne sommes pas à même aujourd’hui de prévoir les effets qui se produiront dans le futur, même si quelque chose nous pourrions bien l’imaginer, et alors on ne peut qu’examiner les faits que cette nouvelle majorité a déjà produit. Le fait d’affirmer qu’on veut favoriser au maximum la participation à la gestion du pouvoir est sûrement partageable, mais quand j’entends les mots participation et transparence, obligatoirement je pense à la participation et à la transparence qu’il y a eu dans toute cette opération. Une opération comme celle face à laquelle nous nous trouvons confrontés, n’a rien à voir avec la participation et la transparence, à moins qu’on entend pour participation les réunions des secrétaires des partis. Il est probable que tous les cinq secrétaires ont bien participé aux réunions préparatoires; ceci est presque certain. Quant à la transparence, je crois que nous en sommes bien loin.

Nous avons pu constater dès le début la tant clamée transparence. Nous savons que les locaux du Conseil sont ceux qu’ils sont; nous l’avons vérifié maintes fois et, faute de locaux, nous avons dû constater, malgré nous, qu’une réunion d’à peu près 15-20 minutes c’est tenue ce matin avant la réunion du Conseil entre M. Bondaz et le Conseiller Gremmo.

Le résultat nous l’avons constaté lors de la votation pour l’élection du Président de la Junte. En craignant qui sait quelle manoeuvre, sûr comme il était de la solidité de la nouvelle majorité, le néo-président a bien pensé de trouver une rue de secours; nous le comprenons: Je veux tout de même ici souligner la plus totale incohérence du Conseiller Gremmo, ce nouveau paladin de l’autonomie qui c’est bien prêté comme rue de secours d’une majorité que lui même avait définie fruit de la partitocratie, antiautonomiste, etc. Ce fait inattendu nous sert pour encore mieux définir et encadrer le personnage.

Cela dit, tant pour rester à la participation des gens à la gestion du pouvoir, si l’exemple qu’on veut nous donner est ce qui nous vient de la péninsule, il est certain qu’aussi en Vallée d’Aoste il y aura de la participation, certainement, à la division du gâteau. Je dis ceci, car les énonciations de principe sont belles et peuvent même frapper le public, mais ne peuvent pas frapper ceux qu’on définit "gli addetti ai lavori".

Je me souviens des premières réunions des Chefs de Groupe et des secrétaires de la majorité sortante, il y a deux ans, et sincèrement pour moi qui venais d’une expérience administrative en tant que Syndic d’une petite Commune, un fait m’avais frappé: je n’ai pas eu l’occasion d’entendre dans ces réunions des grandes suggestions sur les programmes, des grandes suggestions sur les choses à faire, pas de grandes idées nous sont venues de la part de nos partenaires, mais une seule grande cons-tante préoccupation: la phrase recourante dans ces réunions c’était "Mais et à nous?"

Sincèrement ce fait m’avais frappé; cela pour dire que le document présenté ce matin n’est qu’un miroir pour les alouettes.

Nous connaissons très bien les acteurs de cette opération et nous connaissons aussi la façon de gouverner que leurs partis emploient dans le restant de la péninsule. Là je crois qu’aussi les valdôtains, il y a longtemps, ont bien compris la différence.

C’est pour ces quelques raisons que nous continuons à croire que cette manoeuvre est une manoeuvre que nous avons définie de pouvoir pour le pouvoir, avec le but, pas déclaré mais évident, d’isoler l’Union Valdôtaine, qui cependant sera peut-être isolée dans ce Conseil, mais ne le sera jamais entre les valdôtains.

Nous prenons acte des bonnes intentions de cette nouvelle majorité, mais du moment que nous vous connaissons très bien, nous veillerons pour voir si les bonnes intentions resteront des intentions, ou s’il y aura des débouchés pratiques, outre que le partage des charges de gouvernement et de soi-disant sottogoverno.

Compte tenu aussi des contradictions idéales évidentes que cette majorité présente, ressort le risque que l’administration régionale tombe dans le plus absolu immobilisme, car sur les faits, sur les problèmes réels, nous craignons que plutôt que risquer le déchirement, la nouvelle majorité choisira de rien faire, pour le bien de la Vallée d’Aoste naturellement.

En synthèse, je ne crois pas que cette majorité, composite et bariolée, soit à même d’assurer aux valdôtains l’avenir qu’il méritent, au delà des déclarations de bonnes intentions.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Trione, ne ha facoltà.

Trione (DC) - Signor Presidente, colleghi Consiglieri, con la costituzione della nuova coalizione di maggioranza sta oggi per insediarsi un nuovo esecutivo ed il neo-eletto Presidente della Giunta ci ha questa mattina esposto la sua relazione programmatica.

Prima di avviarmi a commentare brevemente le dichiarazioni del Presidente Bondaz, permettete innanzitutto che a nome dell’intero Gruppo della DC gli porga il più cordiale e sincero augurio di buon lavoro, e che svolga poi qualche riflessione sul particolare momento nel quale si colloca questa delicata fase della vita della nostra regione.

Guardando infatti alla nostra realtà, possiamo notare che essa si pone nella fase dell’avvenuta soluzione di alcune questioni di grande rilevanza. Mi riferisco in particolare all’approvazione delle norme di attuazione ed al consolidamento di disponibilità finanziarie, al cui conseguimento hanno contribuito, ciascuna svolgendo un proprio ruolo, tutte le forze politiche e democratiche; disponibilità finanziarie che conferiscono certezza e programmabilità alle risorse dell’autonomia e concorrono ad assicurare un diffuso benessere alla comunità valdostana.

Si sono avviati ed intensificati i rapporti con le altre regioni a statuto speciale e con le altre regioni dell’arco alpino, soprattutto quelle franco-svizzere, per stabilire i raccordi ed i riferimenti di maggior consistenza rispettivamente nell’ambito nazionale ed in quello europeo. Ma abbiamo anche registrato in particolare nel momento di definizione della legge finanziaria il riaffiorare di segnali centralisti e disattenti al contesto storico e giuridico nel quale si è realizzato lo statuto di autonomia e le relative norme di attuazione. Proprio a questo proposito mi preme riprendere quanto è stato detto e scritto nei giorni scorsi in relazione alla esclusione dell’Union Valdôtaine da questa maggioranza regionale, operazione che rappresenterebbe un grave attentato alla democrazia ed all’autonomia della nostra regione. Non crediamo neppure alla buona fede di chi ha espresso tali concetti riferendoli alle forze politiche presenti in questa sala consiliare, ma su questi temi occorrerà da parte di tutti - noi ci impegnamo per primi e lo abbiamo sempre fatto - una vigilanza rigorosa ed inflessibile, affinchè la nostra radicata tradizione autonomista e di autogoverno non sia sottesa ad istanze che non trovano sicuramente qui nella nostra Valle, fra i partiti di questo Consiglio regionale, la loro matrice.

Ciò detto, se lo scenario nel quale è chiamata a muoversi la fase nuova dell’autonomia valdostana è quello che ho appena succintamente descritto, appare evidente, e spero che tutti in questa aula lo avvertano, che il momento che attraversiamo è straordinariamente importante e carico in misura uguale di potenzialità e di rischi. Potenzialità e rischi che il Presidente Bondaz ha puntualmente individuato nella sua relazione programmatica.

Vorrei sottolineare alcune potenzialità che a mio parere sono particolarmente importanti. In primo luogo, la possibilità di costruire concretamente la fase matura dell’autonomia, realizzando l’effettivo decentramento di funzioni verso i Comuni e le Comunità Montane, la necessità di portare a completamento il processo di riconversione della grande industria per reimpostarla su aziende di piccola e media dimensione ad alta tecnologia e con elevato valore aggiunto, integrate senza rischio in un ambiente naturale che non può sacrificare ulteriormente gli spazi per l’esercizio delle attività agricole e del turismo.

La riconversione qualitativa dell’industria dovrà essere accompagnata dallo sforzo per far crescere una robusta e volitiva imprenditoria locale, propensa all’investimento ed al rischio. La potenzialità si riferisce ancora alla necessità di costruire un sistema scolastico che consenta di superare l’incoerenza qualitativa fra domanda ed offerta di lavoro, che migliori il livello quantitativo dei giovani che completano gli studi universitari, che inserisca i giovani nella prospettiva dell’Europa aiutandoli nella conoscenza delle lingue straniere, che insegni infine già dalla scuola elementare la storia della nostra terra e le motivazioni della nostra autonomia. L’ambiente è un bene prezioso e la sua salvaguardia nella scala delle priorità deve avere un posto privilegiato; dobbiamo in particolare per quel che riguarda l’ambiente di montagna ricercare e sviluppare quelle attività economiche che siano non solo compatibili ma funzionali alla conservazione del territorio; fra queste rientra certamente l’agricoltura.

Nella zootecnia il problema del risanamento del bestiame non può subire ulteriori dilazioni, ne va della nostra serietà e della nostra credibilità di amministratori.

Altri settori ancora sono interessati a processi di riorganizzazione che dobbiamo essere in grado di favorire e di completare: quello del credito, della cooperazione, dei trasporti, della viabilità, della casa, dello sport ecc.

Alle questioni istituzionali, al riordino della sanità, alla politica sociale ed assistenziale, ai temi da tempo noti, se ne sono aggiunti altri; sono problemi di urgente soluzione che richiedono risposte sollecite ed adeguate, basti citare per tutti il problema dei lavoratori extracomunitari.

La gravità e l’urgenza della questione sono anche nella nostra regione, giorno dopo giorno, facilmente identificabili; si susseguono iniziative del volontariato, si registrano occasioni di incontro e di confronto sia nelle parrocchie che nei partiti, nei movimenti come nelle associazioni e nel sindacato. Su questi problemi è indispensabile porre un’attenzione particolare. Noi vogliamo esserci con la nostra solidarietà, con la nostra ispirazione cristiana, con la nostra volontà legislativa.

La Democrazia Cristiana ha assunto con altre forze democratiche lealmente e collegialmente il compito di rispondere a queste attese, promuovendo un dialogo serio e rispettoso e convergendo utilmente per definire obiettivi, strumenti e soprattutto nuovi metodi di lavoro. A questo proposito riteniamo fermamente che per governare, per crescere, per progredire, per interpretare le esigenze della collettività, occorra dare spazio al confronto, al dialogo, alla collaborazione.

Il Consiglio regionale deve riappropriarsi delle iniziative e delle competenze che gli sono proprie; è indispensabile rafforzare i rapporti di collaborazione e le iniziative di stimolo e di sostegno nei confronti dell’esecutivo per contribuire alla realizzazione delle scelte politico- programmatiche. Crediamo risolutamente che questa strada possa portare tutte le forze politiche e democratiche, dico tutte, siano esse di maggioranza o di minoranza, a recuperare dignità, rispetto, senso politico ed efficacia propositiva.

Queste sono le nostre proposte, questi sono i nostri propositi. Vogliamo assieme alle forze che compongono questa coalizione - ma l’invito è rivolto a tutte le forze politiche ed agli uomini di buona volontà - attuare questo cambiamento grazie ad un confronto aperto e leale, da cui ognuno tragga insegnamenti e cresca in idee e proposte nell’interesse della Valle d’Aosta.

Questa è la via tracciata dalla nuova coalizione e su questa via noi ci siamo; la percorreremo con impegno ed attenzione, con faticosa ricerca del bene per la nostra Valle e con tutta la capacità critica per correggerne eventualmente il percorso là dove dovesse essere corretto.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Agnesod, ne ha facoltà.

Agnesod (UV) - Je désire avant tout souligner mon opposition à cette manoeuvre de basse politique et à ce document présenté.

La relation de M. Bondaz est pleine des déclarations de principe qui ne vont pas à éclaircir la méthode de travail. Selon mon point de vue il y a un ensemble d’idées déjà patrimoine de tout le monde, le tout expliqué d’une façon superficielle et générique. Je crois pouvoir expliquer par la suite qu’il ne s’agit pas d’un groupe avec une ligne de travail, mais d’un groupe de pouvoir pour le pouvoir.

Ce qui peut sortir de cette opération est certainement quelque chose de contraire aux intérets de la population valdôtaine et de l’autonomie du Val d’Aoste en particulier.

A l’égard aussi de l’électorat catholique, de la partie de cet électorat qui a voulu donner en bon-ne foi confiance à la Démocratie Chrétienne, je crois qu’il peut et il doit y avoir une réaction, peut-être silencieuse, mais une réaction résolue pour jamais plus donner confiance à ceux qui, au lieu de s’engager pour le travail que chacun de nous doit accomplir pour concrétiser une ligne de programme, une conduite sérieuse et avec des principes, oeuvrent dans toute autre direction dans une contradiction évidente e t marquée à l’égard de toutes les considérations qui avaient été fai-tes avant.

Je m’excuse avec les valdôtains francophones, mais j’ai le doute et la crainte que cette nouvelle équipe puisse comprendre bien le français et puis-que j’aimerais bien faire comprendre à eux quelques considérations, je ferai le raisonnement suivant en langue italienne.

M. Bondaz disait à propos des communistes dans un article paru sur La Région du mois de mai denier: "La DC si presenta al giudizio degli elettori unita e compatta - a naso turato, aggiungo io - nel difendere ancora una volta la libertà e la democrazia insidiate da molti nemici, questa volta ancora più pericolosi perchè camuffati sotto vesti solo appartentemente nuove; voglio alludere alla strategia del PCI, che di fronte al fallimento del passato tenta oggi di presentarsi con un volto diverso e più accettabile, senza però uscire dal solco tradizionale del marxismo-leninismo". Questo scriveva Gianni Bondaz un mese fa su La Région per ingannare il suo elettorato, per carpire dei voti da gente in buona fede, ed oggi ad un mese di distanza, senza più consultare chi ha votato DC, viene a proporre una combinazione eterogenea con il PCI.

Bondaz continuava su La Région ed affermava un mese fa: "Per darsi un volto nuovo, per tentare di riacquistare una credibilità brutalmente compromessa dagli eventi dell’Est europeo, i comunisti locali hanno abbandonato il loro simbolo tradizionale ed hanno presentato ad Aosta una lista cosiddetta di apertura (fra virgolette), capeggiata però dal loro Segretario regionale e comprendente anche una sparuta pattuglia di sedicenti cattolici sconfessati dalla autorità ecclesiastica".

Questo scriveva. Ed ora crede il signor Bondaz di avere, solo perchè la fa lui, l’approvazione dell’autorità ecclesiastica di questa operazione di potere sostenuta da coloro che, come lui dice, non sono usciti dal solco tradizionale del marxismo-leninismo? Questo è un inganno prima di tutto verso il proprio elettorato, verso il proprio credo, verso i propri principi professati per molti anni. Lascio il giudizio alle gente, ai cattolici, alle persone oneste e sincere.

Al riguardo dell’azione, del comportamento del PCI c’è a mio modo di vedere ben poco da commentare; quale forza di opposizione ha svolto il suo ruolo, ha colto un obiettivo politico ed astutamente si è tenuta fuori dalla spartizione del potere, ha lasciato la torta ai famelici perchè, anche solo tentando di gustarla, avrebbe potuto pregiudicare tutta l’operazione. Però resta il fatto di fondo, gravissimo, dell’avallo del ruolo di garante. Ma si rendono conto i comunisti che gli operai dell’Ilssa Viola e soprattutto gli anziani reagiscono con rabbia ancora oggi al solo sentire pronunciare certi nomi? Non sanno della ereditarietà di certi incarichi nella nuova democrazia a rovescio, ma conoscono a fondo certi personaggi e certi metodi, passati, presenti e futuri.

Al PCI pongo un quesito riferendomi alle parole dette dal loro Segretario generale su La Stampa del 20 giugno scorso. Diceva il loro Segretario: "Il nostro progetto, lo dico e lo voglio ripetere, mira alla rinascita del meglio del PCI in un’altra formazione, a contatto con altri itinerari progressisti ed alternativi, sulla base di un programma che sia quello di una forza di governo e che ha l’obiettivo di entrare nella internazionale socialista".

Progetto ambizioso e degno del più grande rispetto, ma chiedo: credete che gli itinerari progressisti ed alternativi a cui si riferisce l’on. Occhetto siano esprimere un progetto di questo tipo, magari con l’avallo di un Milanesio o di un Gremmo? Penso proprio di no. Questa operazione patisce limiti e contraddizioni palesi, viene sbandierata la volontà di portare più dibattito in Consiglio, ma mi chiedo perchè, invece di agire in questo modo, non si è portato, se problemi c’erano, il dibattito aperto di tali problemi in Consiglio, a viso aperto, con correttezza, con dignità, con coraggio. Ma sono convinto che qui il coraggio, la correttezza, la dignità ben pochi li conoscono.

Faccio appello a coloro i quali hanno ancora fiducia nelle pubbliche istituzioni, di non assecondare queste azioni di potere puro, che di autonomista non hanno nulla, di democratico ancora meno e di progressista solo il proprio tornaconto personale. Uniti a naso turato, dicevo prima: questo è quello che succede qui, ma è pure un titolo apparso sul periodico Panorama del 22 aprile scorso, in cui si legge un j’accuse di Leo Luca Orlando contro l’attuale Gruppo dirigente della DC.

Sempre in quell’articolo, fra le altre considerazioni interessanti, c’è una osservazione di Arturo Parisi, direttore dell’Istituto Cattaneo di Bologna, il quale afferma che se i cattolici restano democristiani, i democristiani sono sempre meno cattolici. E’ questa perdita di identità, questa mancanza di valori che permette le piroette, i cambiamenti repentini ed ingiustificati di vecchi attori consumati di un teatro decadente e sorpassato.

Voglio terminare il mio intervento ponendo un interrogativo, lo stesso che fu posto da più parti in questi giorni, ma che per primo scrisse il Corriere della Valle: "Le scelte degli elettori sono rispettate? Una Giunta che esclude chi ha ottenuto la maggioranza relativa di consensi nello stesso periodo, sia in regione che nel capoluogo regionale di Aosta, rispetta le regole della democrazia?"

Spieghino i comunisti questa loro scelta agli operai, alle masse lavoratrici che nel paese in questo momento stanno vivendo giorni drammatici in quanto sono messi in discussione i contenuti contrattuali, sono messe in discussione le fondamenta delle conquiste che ci sono state negli ultimi venti anni, opera di riferimento condotta dal governo democristiano di Giulio Andreotti con l’appoggio democristiano di Carli, Mandelli, del Presidente della Confindustria Pininfarina. Sono questi i motivi per cui anche in Valle d’Aosta gli operai, le forze sociali ed economiche sono allibite di fronte ad un atteggiamento del PCI di sostegno e garanzia rispetto ad una guida dell’Amministrazione regionale della DC, della parte più conservatrice, quella parte della Democrazia Cristiana che da sempre ha condotto una battaglia contro gli interessi della classe lavoratrice. Questi sono i motivi e le contraddizioni per cui i comunisti saranno chiamati a render conto del loro operato.

Quant à nous, il faut amener une bataille marquante et gagnante. Nous n’avons pas besoin de suivre de particulières stratégies, car notre unité et nos méthodes différentes, qui rien ont à avoir avec les méthodes des partis romains, nous amènerons toujours plus à être présents et gagnants dans la population valdôtaine, parmi laquelle nous sommes enracinés, et nous portons dans ce contexte régional, dans cette assemblée la voix libre du peuple valdôtain.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Faval, ne ha facoltà.

Faval (UV) - Quelqu’un a dit que l’Union Valdôtaine "considera una iattura il passaggio all’opposizione". Eh bien, évidemment on n’est pas heureux d’être à l’opposition! Tout de même, comme vous pouvez constater, nous ne sommes pas accablés d’être à l’opposition.

Nous avons la conscience que nous devons continuer à faire notre travail aussi de ce côté. D’ailleurs laissez-moi dire que votre proposition, votre requête, votre objectif de reporter le débat dans les institutions, vous pourrez peut-être le réaliser au moyen de l’Union Valdôtaine, parce que s’il n’y avait pas d’Union Valdôtaine, aujourd’hui il n’y avait pas de débat: vous n’arrivez même pas à alterner une intervention d’un représentant de l’Union Valdôtaine avec l’intervention de quelqu’un qui appartient à cette nouvelle majorité. En tout cas, dans ce sens - c’est-à-dire pour que les institutions soient respectées - vous pouvez compter sur nous, parce que ça a été notre travail depuis toujours, c’est-à-dire depuis que le Conseil régional est né.

Vous pourrez de plus en plus constater que l’Union Valdôtaine est un Groupe d’opposition dès maintenant très bien organisé, chacun a son rôle: moi on m’a chargé par exemple de relire attentivement ce que nous a lu ce matin le Président du Gouvernement et de paraphraser ce qui a été écrit.

Ho fatto il compitino: on est d’ailleurs dans une période d’examens et je vous propose mon travail. Avant tout dans l’illustration et dans la lecture des raisons qui sont à la base de la formation de cette nouvelle majorité et dans l’illustration des lignes politiques que vous proposez de suivre et de réaliser, M. le Président du Gouvernement, j’ai l’impression que vous avez utilisé un ton digne de la lecture de l’Evangile selon Jean; dans ce cas évidemment Jean Bondaz. Mais comme l’on sait très bien, Evangile - étymologiquement euaggelion - signifie la bonne nouvelle. D’après moi ce document est bien loin d’être une bonne nouvelle et je vais vous le démontrer d’après les réflexions que je viens de faire. Dans cette tâche je devrai relire (et pour cela je m’excuse avec vous) les phrases contenues dans ce document.

Vous commencez, M.le Président, par une phrase de ce genre: "J’adresse mes salutations respectueuses à la communauté valdôtaine tout en l’invitant à la confiance dans les institutions démocratiques et autonomistes que nos Pères ont conquises dans très dures luttes, mais qui sont aujourd’hui menacées par l’indifférence".

En traduisant de façon littéraire cela signifie "benchè, nonostante la inviti ecc.", et non n’a pas compris ce que vous dites là-dedans. Si vous parlez d’indifférence je ne sais pas si vous avez le sens et la conscience de vous trouver au Val d’Aoste, parce que s’il y a une communauté qui n’est absolument pas indifférente à la vie politique est justement la Vallée d’Aoste. Vous avez dû mettre des haut-parleurs dans la salle en dessous du Conseil régional, pour permettre à la foule de venir vérifier ce qui se passe à l’intérieur de cette salle. Je vous laisse juger s’il s’agit d’indifférence.

Puis vous proposez entre-autres que "dans les années futures l’on puisse atteindre de nouveaux sommets de civilisation". Très bien, on est content parce que vous affirmez par là que jusqu’ici on a atteint nombreux sommets de civilisations et je crois que là, et d’ailleurs plusieurs d’entre vous l’ont reconnu, une grande responsabilité dans cette tâche et dans ce travail revient sûrement à l’Union Valdôtaine.

Par la phrase suivante vous dépassez vraiment toute limite de bon goût parce que vous nous dites: "Pour nous acquitter dignement de notre devoir, il nous faut de la stabilité". Là vraiment on n’a pas compris si vous vouliez être spirituel, mais on peut vous assurer, M. le Président, que vos petites historiettes ne font pas rire. Si vous parlez de stabilité, alors je vous dis: pendant cette période la stabilité a été assurée par la DC avec qui l’Union Valdôtaine et d’autres mouvements ont travaillé, et cette stabilité a été assurée. Maintenant vous nous proposez la stabilité en chambardant tout. Je répète, on n’a pas compris quelle est votre intention. Peut-être que vous n’avez pas bien relu ce que vous nous avez proposé, parce que je ne peux pas me passer de vous signaler cette énorme contradiction entre ce que vous dites et ce que vous avez fait.

Après vous nous proposez une phrase de ce genre: "Di questa urgente ed improcrastinabile necessità di una democrazia più matura si è fatto interprete, con rara lucidità di analisi, il Presidente della Repubblica On.le Cossiga che, in uno dei suoi ultimi e penetranti moniti indirizzati all’intero paese e soprattutto alla classe politica, ha espresso il profondo disagio delle istituzioni ed ha, nel contempo, suggerito la via maestra per dissipare la spirale di indifferenza che avvolge le istituzioni". Là j’ai l’impression que nous sommes encore dans une situation de la part du Président de la Junte un peu drôle, parce que je ne sais pas s’il se rend compte d’être en Vallée d’Aoste.

Les critiques que vous énumérez et que vous attribuez au Président de la République italienne ne concernent pas l’Union Valdôtaine; ce sont des critiques qui vont directement envers les partis nationaux que vous représentez ici, parce que nous appartenons à un style de politique tout à fait différent. Bien probablement, puisqu’il connaît très bien la situation italienne, M. Cossiga n’ignore pas l’existence de l’Union Valdôtaine, mais je suis sûr de pouvoir affirmer que quand il s’exprime de la façon, il ne pense pas à l’Union Valdôtaine, mais plutôt à la DC, au Parti Socialiste, au Parti Communiste et aux autres partis qui font la politique de cette façon en Italie.

Vous vous trompez encore si vous nous signalez ce genre de monito, parce que la Vallée d’Aoste n’est sûrement pas dans les mêmes conditions du reste du pays. Les statistiques, les articles des journaux, les rapports que nous entendons à la radio et à la télévision disent exactement le contraire, et peut-être cela est dû aussi à l’action de l’Union Valdôtaine que nous revendiquons.

Puis en rappelant encore Bobbio: "Era dunque indispensabile, a fronte di una situazione così delicata, che prendesse l’avvio una coraggiosa iniziativa politica, mirante a ristabilire il pieno rispetto delle regole del gioco che in democrazia vanno accettate nella loro totalità, pena la decadenza del sistema ed il verificarsi di quei fenomeni degenerativi previsti con grande lungimiranza politica da Alcide De Gasperi agli albori della Repubblica".

Alors, si le prof. Bobbio, personne que nous estimons autant que vous, mais que peut-être nous respectons un peu plus, est devenu d’après ce document "il nume tutelare della nuova Giunta regionale", j’aimerais savoir si vous lui avez demandé qu’est-ce qu’il pense de la méthode que vous avez utilisée. J’ai l’impression que son style de vie, sa philosophie, mais surtout sa morale que nous connaissons aussi bien que vous, ne pourraient pas approuver ce que vous allez imposer à la Vallée d’Aoste et au Conseil régional.

"Si vuole procedere ad una profonda riforma del nostro sistema autonomistico, con l’obiettivo di ridare voce al popolo che liberamente ha scelto i suoi rappresentanti in seno al Consiglio della Valle, visto come il motore della vita politica della Regione". Très bien, mais est-ce que vous avez réfléchi au message qui a été donné par le vote exprimé soit en occasion des élections régionales soit en occasion des élections communales tout récemment? Quel a été le signal de l’électeur? D’après nous le signal de l’électeur est marquant, on ne peut pas faire d’équivoques sur cela. L’électeur a marqué que son représentant autonomiste, l’Union Valdôtaine, doit pouvoir porter tout son appui pour gouverner la Vallée d’Aoste, les Communes et toutes les instances connues dans notre Vallée. J’imagine que vous n’avez pas tenu compte de cela et que vous aimez faire des phrases qui parfois ont un effet même amusant, comme je vous ai souligné tout à l’heure.

"Esprimiamo l’auspicio che tutte le forze politiche, compresa l’Union Valdôtaine, sappiamo accogliere pienamente la portata della nostra proposta programmatica. Dall’Union Valdôtaine ci aspettiamo un atteggiamento costruttivo, anzi siamo profondamente convinti che così sarà, avendo noi ben presente la funzione storica del movimento regionalista". On vous remercie, mais on peut vous dire que nous n’attendions pas de patentes de vous, de cette majorité, parce que ces patentes sont réalité, mais surtout ce rôle que l’Union Valdôtaine a joué, ce rôle que l’Union Valdôtaine va encore avoir dans la communauté valdôtaine et surtout la conscience qu’il y a dans notre communauté et dans les électeurs qui continuerons à avoir confiance dans l’Union Valdôtaine.

Nous travaillons depuis longtemps dans ce sens et vous pouvez être sûrs que nous continuerons à bâtir la maison valdôtaine, parce que notre travail ne s’arrêtera pas car nous sommes à l’opposition. Bien au contraire, notre travail, si possible, sera encore plus important et efficace.

La première phrase qui introduit le chapitre des Indirizzi politico-programmatici est la suivante: "La formazione di una nuova maggioranza regionale in questo momento della storia valdostana segna e rappresenta una profonda e significativa svolta politica". Voilà encore une affirmation que nous partageons, mais évidemment nous pensons que cette situation politique représente non pas un pas de l’avant, non pas un aspect positif pour la Vallée d’Aoste, mais nous pensons que nous allons avoir une période assez difficile à vivre. Je n’appartiens pas au genre catastrophique, mais je dis que nous allons affronter une période très difficile parce qu’il a été démontré, les gens le sentent, ils ont cette sensation matérielle qu’il est très diffi-cile pouvoir mettre ensemble d’hommes, si vous voulez, de bonne volonté, mais venant d’expériences aussi lointaines et aussi divergentes l’une des autres. Et que cette sensation soit partagée non seulement par le Conseiller de l’opposition qui vous parle, mais qu’elle soit partagée par la grande partie de la communauté valdôtaine, a été démontré dans les faits en 1987. Vous allez reproposer le même projet, vous n’avez même pas la capacité - et cela est grave pour ceux qui prétendent faire de la politique - de tenir compte de l’expérience, com-me si vous étiez à même avec une baguette magique d’inventer quelque chose. On ne peut rien inventer en politique, il faut être le pied sur terre et le pied sur terre c’est que la communauté valdôtaine a boulé, et de façon très lourde, cette proposition.

La partie qui concerne le secteur de l’adminis-tration que j’ai soigné jusqu’à ce matin dit: "La compatibilità ambientale - il cui strumento essenziale è il piano paesaggistico - dovrà contraddistinguere ogni scelta regionale ed interventi specifici saranno adottati per ridurre gli squilibri ecologici esistenti". Quelqu’un l’a déjà dit, nous avons ici par hasard touché l’argument que nous estimons très important, que ce Conseil régional doit affronter dans le plus bref délai possible. Je vous signale, M. le Président, qu’à ce propos vous trouverez du bon matériel dans le bureau de l’Assessorat et si vous voudrez l’utiliser nous sommes convaincus que la Vallée d’Aoste pourra faire un pas de l’avant aussi dans ce domaine.

Après vous ajoutez: "La Valle d’Aosta pensiamo possa diventare sinonimo di "turismo in ogni stagione", e ciò attraverso la qualificazione ed il coordinamento dell’offerta, l’ammodernamento del sistema ricettivo, un’agile ed efficiente struttura di promozione commerciale, in grado di affrontare il mercato internazionale". En ce qui concerne le tourisme, je me permets de vous dire que c’est un peu mince: le tourisme mérite une réflexion un peu plus profonde et surtout une disponibilité de travail bien plus large que celle qui nous paraît être démontrée par cette petite phrase.

D’ailleurs, M. le Président, même dans ce que je lis, je crois d’avoir relevé qu’un bon nombre de composants de l’actuelle majorité a été un peu distrait pendant les dernières séances du Conseil régional, parce que tous ceux qui appartenaient à la majorité précédente ont voté toute une série de lois qui réalisent ce genre de choses. Il y en a une, au contraire, qui à cause de la DC on n’a encore pu discuter, celle qui concerne la formation d’une unique APT. Quand vous dites: "la qualificazione e il coordinamento dell’offerta", vous dites exactement ce que nous avons proposé et discuté longuement et que la DC entre-temps n’a pas voulu que l’on discute. Nous souhaitons que peut-être finalement on arrive à réaliser ce discours.

Mais vous avez oublié, comme on vous l’a souligné, le discours des jeux olympiques. Cette initiative a été votée ici par trente-quatre Conseillers sur trente-cinq, donc la plus grande majorité. Nous considérons qu’entre autres la candidature aux jeux olympiques représente d’un côté la possibilité de lancer définitivement au niveau international la promotion de la Vallée d’Aoste, et ceci est sûrement un des côtés le plus intéressant. Mais de l’autre, face aussi à l’expérience que nous venons de faire en vérifiant ce qui a été fait par les autres cités candidates, la candidature aux jeux olympiques peut offrir à la Vallée d’Aoste l’occasion de mettre en évidence sa vocation naturelle d’organiser une manifestation de ce genre-là, soit au point de vue logistique, soit au point de vue des structures, soit surtout au point de vue culturel. Donc nous pensons que le fait d’avoir oublié cet aspect du travail est assez grave.

Pour terminer, je viendrai à celle qui, dans cette espèce de summa teologica du travail de la nouvelle majorité, a été la partie la plus étonnante. En effet vous affirmez, M. le Président, que la langue maternelle est une religion. Nous croyons que le problème de la langue n’est pas une question de foi; la langue est plutôt une dimension culturelle en plus d’une façon de s’exprimer et de sentir. Mais M. le Président, vous mêmes, vous dites exactement le contraire immédiatement après, car vous reprenez votre discours et vous dites: la politique ne consiste pas à écrire des professions de foi.

Si vous pensez que la question de la langue maternelle est une question de religion, nous devons constater que vous êtes pourvu d’une bien petite foi si, comme nous sommes obligés, nous devons constater que l’emploi de notre langue maternelle chez vous est absolument très vague.

Cela dit, nous souhaitons que d’ici peu, en vérifiant toutes ces contradictions qui existent entre les affirmations d’un côté, les constatations de l’autre, entre l’une et l’autre des forces politiques qui composent cette nouvelle majorité, le Conseil régional puisse affronter concrètement les problèmes de notre communauté et retrouver la capacité de travailler dans le sillon qui a assuré à travers la stabilité la croissance matérielle, morale et culturelle de la Vallée d’Aoste.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Viérin, ne ha facoltà.

Viérin (UV) - Madame et Messieurs, permettez-moi d’exprimer ma déception quant aux déclarations, ou plutôt aux non-déclarations des représentants de la nouvelle majorité, qui auraient dû nous présenter le changement sollicité ou, comme promis, définir les règles nouvelles.

Une majorité de programme sans programme, pas de programme présenté aujourd’hui: comme un mauvais élève l’on devra travailler tout l’été pour repasser en septembre et, finalement, connaître le programme de cette nouvelle majorité.

Des orientations: un petit bouillon de légumes en attendant le plat de résistance.

Quand même, ce matin la majorité s’est définie, ou plutôt s’est auto-définie une voiture de dix-neuf chevaux; une voiture blanche avec les roues rouges, un volant rose, trois strapontins (l’un vert, les deux autres on n’arrive pas encore à les définir) et avec une roue de secours pour faire face à d’éventuels accidents de parcours.

Les déclarations du Prèsident du Gouvernement: un collage en trois parties: la première et la dernière étant des considérations générales d’ordre politique, la deuxième représentant les orientations de la nouvelle majorité.

Des considérations générales d’ordre politique, à mon sens, teintées de démagogie, avec des contradictions évidentes entre ce que l’on affirme et le comportement réel, avec de plus une tentative d’intoxication de l’opinion publique, en affirmant certains principes ou en les soulignant.

On fait appel aux Pères fondateurs de l’autonomie, quand on poursuit un projet politique qui nie la spécificité valdôtaine et l’on veut suivre ou adopter une conception de la politique qui ne nous appartient pas. Vous voulez faire du Val d’Aoste un laboratoire de la politique, mais vous oubliez les faits concrets, vous obliez les contenus, les problèmes réels de la communauté valdôtaine. Vous recherchez ou vous déclarez rechercher la stabilité et vous introduisez des facteurs d’instabilité; vous parlez, dans vos déclarations générales, d’accord de législature, tandis que d’autres représentants de votre majorité parlent d’accord limité dans le temps, de phase constituante, de recherche des conditions d’une alternative à la Démocratie Chrétienne.

Vous voulez rechercher la concorde et vous avez créé une fracture profonde de la communauté valdôtaine; vous vous assumez la responsabilité d’une radicalisation de la vie politique et d’un durcissement des rapports personnels. Vous voulez également rechercher une convergence des objectifs, sans pour autant les définir dans les détails et dans les contenus, sauf trouver la convergence voulue dans le partage du pouvoir.

Vous avez aussi, M. le Président, le toupet d’affirmer vouloir redonner confiance aux institutions. Je pense que les faits de ces derniers jours sont là pour prouver comment cette nouvelle majorité fait confiance aux institutions. Vous voulez favoriser la participation à la gestion du pouvoir, donner de la transparence à l’action administrative. Mais les méthodes que vous avez suivies diffèrent de ces propos. En utilisant vos mêmes mots, par "il segreto esteso alla vita delle istituzioni" vous avez atteint cette transparence et essayé de former "un governo del potere pubblico in pubblico"!

Quant au fonctionnement des institutions, à leur renforcement ou à la volonté de les rendre fonctionnelles, toutes les citations de Cossiga, de Bobbio, sont faites par le secrétaire d’un parti qui, depuis quarante ans, détient le pouvoir en Italie et, je crois que vous devriez les adresser à vous-même ou, au moins, aux responsables de votre parti, avant de les présenter à la communauté valdôtaine.

Vous voulez également recréer de nouveaux rapports entre les citoyens et la politique, entre les citoyens et les institutions, mais vous partez d’une équation qui veut faire du pouvoir le seul élément de recherche du consensus des gens. Vous oubliez que, pour ce qui est des rapports entre citoyens et institutions, les valdôtains se sentaient, jusqu’à hier chez eux, quand ils venaient à l’Administration régionale. Vous faites appel à la démocratie, mais comment ne pas se souvenir d’une phrase célèbre qui dit: "combien de crimes sont commis en ton nom!"

De même quand vous parlez d’engagement idéal et moral, nous n’avons pas ressenti dans vos mots et dans vos déclarations cet engagement moral et idéal. Mais vous prétendez refonder sur le plan éthique la politique valdôtaine. C’est une tâche impossible, quand on constate que par crainte de ne pouvoir compter sur les suffrages nécessaires, vous avez recherché des accords qui sont encore obscurs du point de vue politique.

Quand on considère ou l’on prend acte du concept qui a été illustré au sein même de ce Conseil, de possession partitique des institutions (voir l’exemple des maisons populaires), quand on constate les raisons de cette crise (les postes de pouvoir qui n’ont pas été attribués), ou bien quand vous suivez des méthodes que nous sommes tous prêts à condamner (surtout de la part de ceux qui ne les ont pas vécues directement) la volonté de refondation éthique de la politique valdôtaine nous paraît assez lointaine.

Donc je ne vois pas qu’est-ce qu’il y a d’éthique dans vos agissements que nous considérons finalisés exclusivement à la défense du pouvoir des partis et à la poursuite des intérêts personnels.

Quant aux orientations, avec une prose de gauche que nous avons, pour certains points, appréciée, vous reprenez le programme de législature qui avait été présenté en 1988. Ce sont, en tout cas, des affirmations de principe, des affirmations génériques. Nous ne savons pas encore comment vous pensez procéder pour les réaliser.

De plus vous annoncez des règles nouvelles, des changements dans le système, dans la méthode de gouvernement et dans le fonctionnement du Conseil. A cet effet, nous espérons - M. Mafrica l’autre jour le prétendait dans son intervention - un débat plus ouvert, plus dynamique au sein de ce Conseil. A cet égard, ces premiers jours, les ténors de la majorité se sont néanmoins démontrés assez discrets. Nous aurons en tout cas la possibilité de constater quelle sera la participation effective aux débats de cette assemblée. Vous parlez de dignité et de prestige du Conseil. Nous pensions que de votre part il y aurait des propositions nouvelles, concernant les rapports entre majorité et opposition; des propositions, par exemple sur l’attribution de la Présidence du Conseil ou sur la Présidence des Commissions. Si ce n’est ainsi, "les règles anciennes" étaient-elles de bonnes règles que vous partagez aujourd’hui?

Vous proposez uniquement des modifica-tions au règlement intérieur. Peut-être, en passant des énoncés de principe au "partage du pouvoir", vous avez la nécessité de plier les Commissions à vos exigences et à votre volonté. Nous le contrasterons.

Nous avons quand même vérifié que, avec ces nouvelles méthodes, le principe du contrôle du vote est désormais un principe accepté et toléré par tous les partis; nous en prenons acte, et nous pensons toujours à la nouvelle tension idéale et morale dont vous nous avez parlé.

Rien, à l’exception d’une déclaration sur la nécessité de transformer la république italienne dans un état fédéral, déclaration que nous suivrons avec attention, rien, je disais, sur les problèmes concrets: loi électorale, référendums électoraux, Parc du Grand Paradis, rapports avec l’Etat, application des articles 39 et 40, instruction technico-professionnelle et possibilité d’application des compétences transférées par l’Etat.

Par ailleurs nous espérons que pour les nominations vous respecterez la compétence, la disponibilité au travail: c’est un engagement que vous avez pris. Nous aurons la possibilité de le vérifier et de revenir donc sur ce thème.

Quant aux indications concernant l’instruction publique, la formation professionnelle, la culture valdôtaine, la politique linguistique, les jeunes, nous en prenons acte et nous espérons que le processus qui s’est déclenché, le renouveau et l’innovation au sein de l’école, ainsi que l’épanouissement culturel de la communauté valdôtaine, pourront se poursuivre et ne seront pas stoppés par vos actions.

J’ai été également surpris par votre déclaration: "la langue française pour nous est comme une religion". Force nous est de demander: quelle religion? A quels principes religieux vous faites référence? Si après cette étonnante affirmation, les résultats devaient correspondre à vos agissements et à vos comportements actuels je pense avoir certaines craintes et certains doutes quant à votre bonne foi.

Je ne peux donc, en confirmant mon opinion, exprimer un avis négatif sur vos déclarations, continuer à juger cette majorité comme étant le fruit d’une opération de pouvoir - il n’est pas question de sonorité, mais plutôt d’examen des conditions - et manifester encore une fois toute notre disponibilité à rechercher la clarté des propositions et la transparence des programmes. Et ce, dans la perspective de recréer de nouvelles conditions d’ordre politique, afin de pouvoir à nouveau assurer une véritable stabilité politique et adminis-trative à notre région.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Gremmo, ne ha facoltà.

Gremmo (UAP) - Signor Presidente, colleghi, il Consigliere Vallet si è stranamente rivelato profondo conoscitore dei voti segreti che vengono espressi in questo Consiglio, anche di quelli che non hanno nessuna importanza: una Giunta può avere diciannove voti, diciotto, sedici, quindici, non ha importanza. Più importante forse - ma quel giorno i profondi osservatori erano distratti - sarebbe stato osservare che, quando abbiamo votato sulla Centrale del Latte, le palline bianche provenivano tutti dai banchi a cui sono state attribuite; sarebbe stato interessante osservare già in quella occasione e forse sarà più interessante da ora in avanti controllare e dare interpretazioni sulle palline bianche e sulle palline nere.

E’ un invito, Consigliere Vallet: lei è molto attento a questa dietrologia, io sono molto ingenuo invece su queste cose.

E’ sicuramente sbagliata, lo avevo detto stamattina e lo ripeto adesso, tutta la impostazione che gli amici dell’Union Valdôtaine hanno dato fino adesso al controcanto da fare rispetto a quello che la maggioranza ha detto. Non ho nessuna difficoltà a dire che sarei stato imbarazzatissimo se il voto di stamattina avesse visto coinvolto il collega dell’MSI. Mi sarei sentito a disagio, lo avevo già detto l’altro giorno, sarebbe stata una cosa che avrebbe chiuso da questo punto di vista ogni possibilità di ragionamento. Così, secondo me, le possibilità di ragionamento ci sono.

Dice un manifesto molto duro della Jeunesse Valdôtaine: "Che vergogna, in che mani siamo finiti!". Il commento che ho sentito dalla gente, ma anche gente che vota l’Union Valdôtaine è stato: "Ma sono le mani di quelli che fino ad ieri stringevano la mano all’Union Valdôtaine". Non c’è niente di male in questo; erano i vostri alleati, non i miei, non lo sono mai stati, ed erano gli alleati con cui avete dato vita ad una formazione che ebbe il mio voto, perchè - questa fu la mia motivazione - quello era un modo che vedeva gli autonomisti governare la Valle d’Aosta.

Allora, collega Vallet, mi aspettavo non dico un grazie, ma quanto meno un invito come ultimo degli osservatori al congresso nazionale dell’Union Valdôtaine; sarebbe stata proprio una cosa da niente dire: bene, verifichiamo se questo personaggio ha qualcosa da dire anche lui. Eravate convinti e contenti di quella scelta che stringeva le mani che adesso recriminate; non abbiamo trovato, amici e colleghi dell’Union Valdôtaine, modo di ragio-nare insieme fino a che quelle sole sette pal-line bianche non vi hanno dimostrato che le mani che voi stringevate non erano più disposte a stringere le vostre.

A quel punto potevo benissimo, e credo sarebbe stato legittimo dire - dal momento che era fresco l’atto di amicizia che l’Union Valdôtaine aveva dato agli autonomisti in Piemonte, presentando quella splendida lista alle elezioni provinciali di Torino che ha fatto perdere all’Unione piemontese il secondo Consigliere provinciale di Torino - adesso fate un po’ voi quello che volete.

Chiesi l’incontro con voi, incontro che voi correttamente avete accettato, per verificare se esistevano le possibilità di riportare l’Union Valdôtaine al governo nel momento in cui altri le avevano tolto la fiducia, ritenendo, come io ritengo, che non fosse legittimo, non fosse corretto che questo avvenisse.

Questa operazione politica è finita stamattina con un insuccesso, ma ve l’ho detto, non è stato per colpa mia, io non conto niente. Per due giorni ho comprato tutti i giornali, ho ascoltato tutte le Voix de la Vallée per vedere se dall’Union Valdôtaine veniva un segnale politico, segnale politico che voleva dire: va bene, la critica che avete fatto rispetto al nostro esecutivo può avere o meno delle ragioni, siamo disposti a ragionare di nuovo.

Ho ascoltato quello che recriminano i vostri ex amici, ma sono delle recriminazioni (qui si par-lava molto di modi) tutte interne ad una logica che coinvolge pienamente e ruota attorno a certe volontà dell’Union Valdôtaine. Lo sanno perfino i sassi che ve li siete aizzati tutti contro nel momento in cui pensavate di avere la maggioranza assoluta e di avere attorno soltanto dei comprimari, nel momento in cui gli altri ritenevano che sul Comune di Aosta e su certe cose avevano diritto di rita-gliarsi degli spazi di un potere che non volevate lasciare a loro.

Adesso, è inutile che ve la prendiate con me che con queste cose non c’entro nulla nel modo più assoluto. Ho fatto per alcuni giorni qui in Consiglio un ragionamento, che ripeto: l’Union Valdôtaine ha (o meglio aveva) una sola possibilità per tornare ad essere quella che anche io ritengo debba essere, cioè la forza centrale dello schieramento politico valdostano: quella di aprire dei ragionamenti politici. Qui, a parte le "sberle" dirette a me - ma io ho la pelle robusta e non cambio opinione - avete ritenuto di chiudervi nel modo più netto rispetto ad altre forze autonomiste che hanno fatto un percorso che può essere transitorio, ma che può cambiare nella misura in cui voi date loro delle garanzie che il nuovo percorso è migliore di quello di prima.

Quindi l’arroccamento di stamattina, l’arroccamento di oggi pomeriggio è un errore politico. Non ho la forza di fare delle proposte alternative, non ne ho i numeri, conto per uno, e ringrazio comunque il Presidente Bondaz che stamattina ha ricordato che qui ognuno di noi conta per uno; voi non lo avevate fatto a suo tempo.

Io conto per uno, chi conta di più potrebbe e dovrebbe nei prossimi mesi, dal ruolo nuovo in cui i fatti e le cose lo hanno portato, avere la capacità di fare delle proposte alternative. Secondo me le possibilità ci sono tutte, purchè non cominciate a definire ruota di scorta quelli che come me hanno il torto - unico grande torto della mia vita - di non essere mai voluti diventare cameriere di nessuno, tanto meno di un partito come tutti gli altri, anche se ha la sede ad Aosta e non a Roma. Se voi ritenete che il voler ritagliare un ruolo autonomo sia l’occasione per poter dare delle definizioni che precludono i ragionamenti, sbagliate. Più intelligentemente io farei questa riflessione: quali sono fra le forze che si sono cementate quelle più sensibili ad un ragionamento?

E’ inutile venire qua e fare un discorso da Giano bifronte, da un lato cattolico-conservatore, dall’altro progressista- popolare e dire che questo non viene fatto soltanto per mantenere una posizione comunque di potere, perchè questa è la realtà. Ho sentito tutto e il contrario di tutto, il discorso che copre l’area cattolica umiliata ed il discorso dei lavoratori dell’Ilssa Viola traditi dai dirigenti cattivi. Magari sarà anche così, però delle due l’una.

Una sola cosa ho colto di importante nella lunga relazione - che per la verità correttamente qualcuno mi ha fatto leggere ed io lo ringrazio (voi non lo avevate mica fatto) - una cosa politicamente centrale, ed è l’affermazione "per la trasformazione dello Stato italiano in Stato federale". Può darsi che sia aria fritta, i partiti sono abituati a farla, ma in politica le parole sono pietre, questo lo dico per il Consiglio.

Quando diciamo noi che vogliamo operare per la trasformazione dell’Italia in Stato federale, siamo accusati fuori di qui, a Torino, a Milano, di essere dei velleitari, di essere della gente che sogna chissà cosa. Ma qui lo dice il Presidente della Giunta regionale della Valle d’Aosta, e non mi stupisco che il collega del Movimento Sociale si sia dissociato e si sia tirato fuori, perchè quando sentiamo che esiste una maggioranza (perchè lo ha ripetuto anche il Consigliere Mafrica ed io l’ho notato) che vuole operare per la trasformazione dello Stato italiano in Stato federale, le parole, ripeto, sono pietra, è una scelta politica molto importante.

E’ una scelta che può essere magari disattesa e bisognerà controllare, verificare, essere oppositori se questo non avverrà, ma se dovesse avvenire il discorso cambia, perchè non è più una velleitaria forza da niente che lo dice, ma è il Consiglio regionale della Valle d’Aosta, sono le forze politiche presenti in Valle. E questo è un dato politicamente che a me è sembrato forte ed importante.

Allora i margini politici, collega Vallet, i margini per un ragionamento ci sono tutti, a meno che - l’ho già detto stamattina - qualcuno, che è più forte di me, non commetta l’errore di fare la Lega Lombarda della situazione. Se voi cadete in questa trappola, colleghi dell’Union Valdôtaine, per tre anni restate fuori dal governo.

Faccio un’ultima cattiva riflessione che non avrei fatto se non ci fosse stato l’intervento del Consigliere Vallet: se voi restate fuori dal governo per tre anni, altro che le palline bianche, nere, ecc., voi correte il rischio di spaccarvi, rischio che io non corro perchè rispondo alla mia coscienza, rispondo al fatto di voler dare alla Valle d’Aosta (e su questo potete fare tutte le battutine che volete, non mi importa nulla) un governo che veda gli autonomisti in posizione centrale, ma gli autonomisti, ripeto, non sono l’Union Valdôtaine. A voi sfugge questo piccolo dato. Non sono qui per grazia divina, sono qui perchè mi hanno votato gli elettori....

Interruzione dai banchi dell’Union Valdôtaine

. . . tanti, abbastanza per esserci, esattamente come siete stati votati voi. Quelli che hanno votato per me non hanno votato per voi, quelli che hanno votato per Martin non volevano votare voi. Credo che dovete capire, anzi dobbiamo capire - per-chè anch’io ho tanto da capire, non tanto delle congiure che avvengono nel Consiglio, ma di quelle che avvengono nelle sezioni di certi partiti non movimenti, o di certi movimenti non partiti - che se vogliamo riportare il mondo autonomista centrale al governo in Valle d’Aosta, la condizione di fondo è il confronto con altri autonomisti che hanno fatto altre scelte, per allacciare dei rapporti con le forze politiche che sono più sensibili ad un certo tipo di ragionamento. Altrimenti andiamo pure a votare.

Ecco, io vedo anche questa strada: se l’Union Valdôtaine ritiene di avere davvero il peuple valdôtain, andiamo al confronto: io sono disposto, credo sempre alla validità di un nuovo confronto elettorale. Può essere anche molto facile da realizzare, ve lo suggerisco, ma lo sapete meglio di me: al Comune di Aosta, se non si fa una Giunta entro tanti giorni si è obbligati ad andare a votare di nuovo. Stavolta non farò più l’errore di non presentare la lista e di votare comunque gli autonomisti, ma ci sarò magari anch’io al Comune di Aosta.

In conclusione, credo che sia sbagliato arroccarsi su certe posizioni, ma sia più utile, più produttivo, più ragionevole, proprio per il consesso politico in cui ci troviamo, andare ad un confronto politico. Sono stato deluso questa mattina nel vedere che è mancata una iniziativa politica che, dati i tempi ed i modi, poteva essere ancora in grado di modificare, anche se nel medio e lungo termine, alcune cose. Bisognava scegliere, sarebbe stato sufficiente scegliere un dialogo e un confronto.

Ho sentito qualcuno recriminare un mancato rispetto da parte degli ADP e del PRI di un’asse preferenziale. Può darsi che l’Union Valdôtaine avesse questo asse preferenziale con le due forze politiche, ma da quello che ho capito queste non se ne erano neanche accorte. Era talmente un asse prioritario che tutta Aosta sapeva che nelle trattative e nei ragionamenti l’Union Valdôtaine andava da tutti meno che da queste forze. E’ stato quello l’errore politico, è inutile parlare sempre e solo in termini di congiura.

A questo proposito vi consiglio un nuovo alleato: c’è il Senatore Bossi, grande capo della Lega Lombarda, che su questo ha la vostra stessa mentalità: vede sempre congiure dappertutto, e se uno non è d’accordo con lui dice che appartiene ai servizi segreti. Fra l’altro sapete, colleghi dell’Union Valdôtaine, che c’è una azione giudiziaria da parte mia nei vostri confronti perchè il Sen. Bossi vi ha attribuito una frase che voi adesso dovrete smentire nelle opportune sedi. Bossi ha detto: "L’Union Valdôtaine dice che Gremmo è dei servizi segreti".

Io credo che invece qui non ci siano nemici e ringrazio per la seconda volta chi questa mattina ha ricordato che siamo tutti espressione del peuple valdôtain.

?-

Si dà atto che alle ore 17,50 assume la Presidenza il Vicepresidente Beneforti.

?-

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Mostacchi, ne ha facoltà.

Mostacchi (UV) - Sarò estremamente breve, altrimenti rischierei di ripetere cose già dette e risentite.

Questa mattina il Presidente ha parlato di decadimento del Consiglio; ne condivido l’opinione in quanto l’azione che ha portato al discorso odierno è di basso contenuto politico.

In uno dei Consigli precedenti, mentre si discuteva sui referendum, i promotori di quei referendum sono stati definiti degli intellettuali da bottega. Io gli autori di questa azione li definirei degli intellettuali da retrobottega, in patois li definirebbero degli intellettuali dell’"enduille".

Si dice che in Valle d’Aosta da tempo non si verifica un avvicendamento nella gestione del potere. Penso che questa nuova maggioranza non sia l’alternativa alla precedente, ma solo l’estromissione di una forza politica, della forza politica di maggioranza, perchè il Partito Comunista dice di farne parte ma è solo sulla porta, e gli auguro di non ottenere gli stessi risultati del compromesso storico di dodici anni fa.

Il Partito Comunista continua nelle sue interviste a chiedere, quasi a pretendere da noi una autocritica; è giusto, l’Union Valdôtaine ha senz’altro commesso degli errori, nelle sedi opportune farà la sua autocritica e se ci saranno delle conclusioni da trarre senz’altro le trarremo. Però vorrei anche darvi un consiglio: a forza della vostra autocritica non vorrei che alle prossime riunioni per la rifor-ma elettorale foste costretti a proporre di non porre degli sbarramenti per la semplificazione del qua-dro politico.

E’ la terza volta nella storia della Valle d’Aosta post- statutaria che si verifica una azione del genere: la prima nel 1954, la seconda nel 1966, la terza oggi. Non sto qui a ricordarvi i personaggi e i partiti che parteciparono a quelle operazioni, ma il fine era sempre lo stesso: se non quello di eliminare, certamente quello di cercare di indebolire l’Union Valdôtaine. Penso che oggi come allora l’Union Valdôtaine uscirà da questa azione rafforzata, perchè l’Union Valdôtaine è diversa, affonda le sue radici su degli ideali e su dei principi che nulla hanno a che vedere e nulla hanno a che condividere con i partiti italiani.

E’ giusto che in ogni democrazia consolidata con libere elezioni vengano rispettate le volontà degli eletti, ma per essere completa penso che debbano essere rispettate anche le volontà degli elettori. Penso che il caso odierno di cui stiamo discutendo non sia tale, ma esattamente l’opposto.

Comunque sono convinto che gli elettori valdostani al momento opportuno sapranno trarre le conclusioni ed esprimere un loro giudizio.

La Democrazia Cristiana, che dice di volere una alternativa ai sedici anni in cui era l’Union Valdôtaine a dirigere l’amministrazione regionale, non più tardi di due mesi fa festeggiava in tutta Italia l’anniversario del 18 aprile di quarantadue anni fa, e in questi quarantadue anni non si è mai posta il problema dell’alternativa; dunque chiede solo l’alternativa dove non è al potere. Questa è l’opinione che noi non condividiamo.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Fosson, ne ha facoltà.

Fosson (DC) - Dal dibattito di oggi e dello scorso Consiglio regionale si sono delineate chiaramente due posizioni, che sono emerse e hanno preso corpo e figura nelle settimane, nei mesi e forse anche negli anni scorsi. Due posizioni che oggi stiamo confrontando. Faval diceva prima con una battuta: "noi dell’UV siamo garanti della democraticità del dibattito in questo Consiglio perchè garantiamo anche l’alternanza degli interventi che, se fossero riservati soltanto a quelli della nuova maggioranza, porterebbero ad un’alternanza un po’ scarsa e il dibattito ne risentirebbe". Ma io devo dire a Faval, come a tutti gli altri dell’UV, che le posizioni che oggi voi avete sostenuto, come quelle che avete sostenuto mercoledì, potevano essere condensate in un intervento solo. In fondo avete espresso sempre lo stesso concetto: quello del disappunto, giusto direi da parte vostra, di essere stati messi all’opposizione; non ho sentito altre parole, non ho sentito che pochissimi cenni di autocritica. Bisogno di autocritica ce ne sarebbe, ce ne sarebbe per tutti: per noi che siamo stati a condividere con voi responsabilità di governo e che forse non abbiamo saputo essere così incisivi nelle nostre proposte; autocritica per non essere stati capaci di far valere le nostre posizioni nei mesi e negli anni passati.

Ma, tant’è, si arriva al momento del dunque, si arriva al momento del "redde rationem" e a quel punto bisogna prendere delle decisioni: stare al di qua o al di là del fosso. Noi la posizione l’abbiamo presa. E sono analisi che abbiamo fatto già nei mesi scorsi nei congressi delle nostre forze politiche, ed io rileggo alcuni passaggi brevissimi della relazione che allora, in quanto segretario regionale della DC, avevo letto, dove sottolineavo come la situazione della Regione Valle d’Aosta, del Consiglio regionale, fosse una situazione mai verificatasi nei quaranta-quarantacinque anni di Regione Autonoma: quella di un blocco massiccio di governo e di un blocco ridotto di opposizione.

"Normalmente - sottolineavo - le situazioni erano state più equilibrate" e dicevo ancora "La galassia cattolico-regionalista - e su questo concetto vorrei tornare dopo - tende ad essere onnicomprensiva e a ricoprire tutti gli spazi, tende soprattutto ad essere caratterizzata soltanto con i colori dell’Union Valdôtaine. Un potere troppo grande senza una vera opposizione può far correre alla comunità il pericolo di una omologazione, di un appiattimento sulle posizioni del più forte". Questo era il congresso della DC del dicembre del 1989; posizioni analoghe erano state sostenute in congressi regionali di altri movimenti e di altri partiti, ma non svelo nessun mistero nel dire che posizioni analoghe erano sostenute, e nemmeno tanto sottovoce, da consistenti settori dell’Union Valdôtaine.

Quello che si sta verificando oggi è la conseguenza di una somma di tante piccole cose, la conseguenza della somma di tanti atteggiamenti e di tante decisioni.

Il momento, dicevo, è sicuramente di autocritica, di autocritica da parte di tutti, di profonda riflessione, soprattutto un momento sicuramente eccezionale ed anomalo; lo sottolineava Mafrica nel suo intervento dicendo che l’accordo non è su singoli fatti amministrativi, ma è sulla riscrittura dei rapporti politici.

Io posso capire e capisco il travaglio di Lanivi, capisco il travaglio dell’amico Aimé Maquignaz, e mi scuso anzi se durante il suo intervento di questa mattina l’ho disturbato in qualche modo, ma capisco perfettamente il suo travaglio, capisco la sua sofferenza interna, capisco la sua dedizione e la passione con la quale affronta questo dibattito, con la quale affronta, così come è nel suo carattere, ogni questione che gli si pone davanti e che deve risolvere. Capisco la sua preoccupazione di cattolico quale sinceramente è, ma il problema è ben più complesso: la Democrazia Cristiana non si identifica con tutto il mondo cattolico, e tanto meno il mondo cattolico è rappresentato soltanto dalla Democrazia Cristiana. La Democrazia Cristiana è un partito di uomini liberi che si rifanno ad una certa tradizione, ad un certo insegnamento e che prendono le proprie decisioni sotto la propria personale responsabilità, anche e soprattutto quando queste decisioni sono sofferte, anche e soprattutto quando queste decisioni possono essere, così come diceva giustamente Viérin, "forières de dégâts dans les rapports interpersonnels".

Io spero che tutto questo non porti dei guasti nei rapporti interpersonali, io spero che da parte di tutti ci sia una valutazione squisitamente politica sulle motivazioni che hanno portato a questa nuova maggioranza e che quindi si possano fare delle valutazioni conseguenti per il futuro.

Il mondo cattolico, le preoccupazioni dei cattolici, sono ben più ampie, così come i problemi da affrontare. Lo sottolineava Andreotti commentando il voto delle elezioni comunali di Roma dello scorso ottobre, in cui si vede la DC con il 32 percento dei voti a fronte di un 16 percento di romani che possono ritenersi, perlomeno dalle statistiche, praticanti. Quindi il ragionamento sul mondo cattolico è molto più ampio e molto più complesso, tale da non poter essere rinchiuso nella dialettica e nel dibattito di un Consiglio regionale. Addirittura direi, il problema è più ampio, lo sottolineava bene, vent’anni fa, Pasolini, quando nei suoi scritti faceva rilevare come, a fronte di una caduta di idealità e di tensioni, andasse avanti soltanto la vittoria del consumismo e del materialismo. Questo è il problema vero al quale noi tutti insieme dobbiamo dare una risposta, noi come uomini, come associazioni, come cittadini di questa regione.

Per questo Consiglio regionale, per il nuovo Presidente della Giunta, per la maggioranza, il compito è certamente più ristretto: è quello di stabilire dei limiti di azione, di stabilire dei programmi comuni da realizzare, senza con- fondere per questo posizioni che sono diverse e - sottolineo quanto diceva Mafrica - è un momento di convergenza che dovrà permettere una riflessione a tutte le forze politiche.

Riccarand parlava prima di transitorietà del governo regionale che sta per nascere, ma, vivaddio, tutti i governi sono transitori. Milanesio (mi pare che fosse lui) alcuni giorni fa diceva: "la politica è come un grande fiume del divenire; tutto si muove, tutto si evolve, tutto si modifica".

Sarà un governo transitorio, come tutti gli altri governi d’altra parte, perchè nulla vi è di fisso, nulla vi è di definitivo; anzi, forse la pretesa di cristallizzare una situazione, di renderla definitiva, è proprio quella che ha fatto cadere la maggioranza uscente, è quella che ha fatto cadere il governo regionale uscente.

E’ bene che questo momento, questi anni che ci dividono dalla fine della legislatura, possano permettere a tutte le forze politiche una riflessione su quanto è avvenuto, possano permettere a tutte le forze politiche di liberare energie che prima erano latenti, di liberare idee che forse prima erano bloccate, possa permettere un dibattito ampio sul futuro della Valle d’Aosta. Se tutti insieme, ripeto tutti insieme, saremo stati capaci di fare questo, l’episodio delle palline nere, l’episodio del 6 giugno, con tutto quello che l’ha preceduto, e con le conseguenze che stiamo vivendo oggi, io ritengo non sarà stato inutile.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Aloisi, ne ha facoltà.

Aloisi (MSI) - Questa mattina ho seguito con molta attenzione le dichiarazioni politico-programmatiche del nuovo Presidente della Giunta e prendo atto che effettivamente esse affrontano vari argomenti; li affrontano in linea generale, senza entrare nel merito delle questioni.

Il Presidente della Giunta ha fatto una analisi alquanto limitata, perchè ci sono tante buone intenzioni, c’è tanta buona volontà, ma chi è che non ci mette la buona volontà? Il problema è poi vedere il dopo, nel momento in cui bisogna amministrare, se questi intenti, se questa volontà manifestata all’inizio di un programma, viene sviluppata.

Quindi noi vorremmo vedere all’opera questa maggioranza, vorremmo vedere se sarà sensibile e soprattutto rispettosa degli intenti che pro-pone. Oggi non vogliamo entrare nel merito, anche perchè riconosciamo che nei prossimi mesi ci sarà un programma molto più ampio; in quel momento entreremo nel merito e valuteremo con molta attenzione quello che sarà capace di fare questa maggioranza.

Mi rendo conto che è una maggioranza alquanto ibrida e le dichiarazioni fatte dal Capogruppo del PCI fanno riflettere, perchè questo pomeriggio ha detto che "in un futuro lontano non è detto che noi, partito della sinistra, assieme ad altri partiti, organizzati in un grande raggruppamento di sinistra, non possiamo nuovamente essere alleati con l’Union Valdôtaine". Quindi all’inizio di un cambiamento dichiarazioni del genere devono far riflettere, soprattutto gli altri partiti che assieme al PCI in questo momento formano la maggioranza.

Brevemente per entrare in un discorso che mi è molto caro in questo momento, anche perchè è stato citato da alcuni Consiglieri che mi hanno preceduto. Sento ancora rimbombare nelle mie orecchie le dichiarazioni, le urla di un Consigliere regionale che aveva tacciato questa futura maggioranza di avere il marchio, l’avallo del MSI; invece adesso, e voi ne siete buoni testimoni, posso affermare, al contrario di quello che era stato affermato allora subdolamente, neanche tenendo in considerazione le mie affermazioni, perchè ero stato chiaro nell’illustrazione la posizione politica del partito che rappresento, che questa maggioranza purtroppo ha il marchio della viltà.

Perchè dico questo? E vorrei raccomandare al Presidente della Giunta di fare molta attenzione a questo personaggio. Viltà semplicemente per un motivo, perchè quella persona non ha il coraggio di dire chiaramente quello che pensa e quello che farà.

Abbiamo avuto il coraggio sempre in questa aula di dire pubblicamente quale sarebbe stata la nostra posizione e quale sarebbe stato il nostro comportamento, un comportamento probabilmente non accettato dalle altre forze politiche, ma noi almeno abbiamo questa correttezza e questa dirittura morale di essere sinceri. Crediamo ancora nei valori, ma purtroppo oggi i valori non esistono più; oggi non esiste più il senso dell’onore, che deve essere invece rivalutato soprattutto in quest’aula e nell’ambiente politico.

Allora il marchio della viltà, perchè? Perchè subdolamente questo personaggio, che ora an-che voi dell’Union Valdôtaine cominciate a conoscere molto bene, è stato il diciannovesimo di questa nuova maggioranza e se il sottoscritto non avesse avuto giustamente il sentore di astenersi e quindi di non andare a votare, subdolamente e falsamente avrebbe avuto il coraggio di insinuare che quel diciannovesimo voto era il rappresentante dell’MSI. Questa è la vergogna di questo personaggio che si comporta in modo subdolo in questa assemblea.

In un consesso qual è il Consiglio regionale della Valle d’Aosta perlomeno fra le forze politiche ci deve essere il senso di responsabilità, di onestà, di correttezza politica; invece qualcuno - e non da oggi, ma da quando si è insediato in quest’aula - aspetta volutamente di parlare dopo il rappresentante dell’MSI per creare i soliti guazzabugli, per mettersi in mostra, perchè questo personaggio non ha nulla da esprimere se non esclusivamente i suoi interessi personali, i suoi interessi familiari, le società di carattere familiare. Avevo già elencato nell’altro Consiglio quelli che sono gli incarichi familiari del Consigliere Gremmo.

Evidenziato questo aspetto, cioè che questa maggioranza ha un diciannovesimo personaggio che non è il rappresentante del MSI, ma ha il marchio del Consigliere Gremmo...

Interviene ripetutamente, fuori microfono, il Consigliere Gremmo

Presidente - Consigliere Gremmo, per cortesia, lasci parlare il Consigliere Aloisi, poi se vuol parlare, le dò la parola.

Aloisi (MSI) - Adesso vorrei porre una domanda al Presidente della Giunta: questa maggioranza è composta da diciotto rappresentanti, o dobbiamo prendere atto che esiste un diciannovesimo rappresentante? E’ importante saperlo, perchè, per la forza politica che rappresento, è un aspetto determinante nell’atteggiamento che avremo in quest’aula.

Abbiamo dato esempio in passato di essere all’opposizione e di fare una dura opposizione; per noi è preliminare non associarsi a simili personaggi che non hanno il senso dell’onore, che non hanno il senso del dovere, che sono qui solo per fare i loro interessi personali.

Dopo queste mie dichiarazioni, lo dico oggi per la prima e l’ultima volta, mi auguro, non accetterò più alcuna provocazione da questo individuo, il quale sistematicamente tenta di creare incidenti qui dentro solo perchè non ha niente da dire e soprattutto non sa cosa significhi fare politica. Noi ci vogliamo dissociare da questi metodi e da questi sistemi.

Chiusa questa parentesi, tornando al dibattito vero e proprio - vi chiedo scusa se mi sono dilungato, ma l’ho fatto proprio per evidenziare una manovra artificiosamente messa in atto per screditare una forza politica che invece ha il coraggio di esprimere le proprie opinioni alla luce del sole e non nascondendosi nel segreto delle urne - vogliamo solo ribadire quella che sarà la nostra posizione politica all’interno di questo Consiglio.

Lo abbiamo detto: siamo alla opposizione; eravamo all’opposizione prima con la vecchia Giunta, saremo all’opposizione oggi con la nuova. Siamo attenti a quello che sarà l’atteggiamento di questa nuova maggioranza, leggeremo con molta attenzione, studieremo a memoria quello che è il programma, perchè per noi è importante quello che è scritto qui dentro.

Ho condiviso le accuse che sono state mosse contro la vecchia maggioranza, di un certo metodo, di un certo sistema di governo accentratore, a volte anche clientelare; non vorrei però che questa nuova maggioranza, al di là delle buone intenzioni, si comportasse esattamente come la vecchia o peggio. Quindi saremo attenti al futuro comportamento della nuova maggioranza, saremo sensibili agli interessi della collettività della Valle d’Aosta, di tutta la popolazione, perchè ci rendiamo conto che una regione quale la nostra, con la possibilità economica che ha, è in grado di risolvere tutti i problemi della nostra gente.

Abbiamo gente ancora senza casa, senza alloggio, ma non solo gente immigrata, perchè basta andare nei vecchi paesi per vedere che ci sono valdostani che vivono nelle baracche, a volte senza luce e senz’acqua. Sono questi i problemi che devono essere risolti.

Quindi saremo molto attenti a questo comportamento, perchè quello che ci interessa - al di là delle speculazioni e delle strumentalizzazioni che non hanno più significato dopo quaranta anni, perchè il sottoscritto è qui, è stato eletto dal popolo e rappresenta l’MSI, e non ha nulla a che vedere con quello che era il partito fascista di cinquanta anni fa - è che vengano risolti i problemi della gente, i problemi di tutti, perchè la disponibilità economica c’è, le possibilità per affrontare questi problemi ci sono, quindi siamo qui nell’esclusivo interesse di amministrare il denaro pubblico che è denaro di tutti e di risolvere i problemi della nostra gente.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Louvin, ne ha facoltà.

Louvin (UV) - M. le Président, nous avons entendu, avec beaucoup d’intérêt, les déclarations politiques du nouveau Président du Gouvernement régional.

En vérité ces déclarations étaient fort attendues, mais la montagne a accouché d’une souris. C’est peut-être par respect des formes que M. Bondaz est intervenu ce matin, mais il a tenu de dire lui-même que, pour dire vrai ou pour dire faux, l’on emploie les mêmes mots et il n’y a que la sonorité qui change, sonorité comme synonyme d’inutilité, peut-être, de son discours. Nous ne voudrions pas le croire, mais nous avons eu la sensation ce matin que quelque chose clochait dans ce discours et que parfois il sonnait un peu faux.

Le Président du Gouvernement régional a voulu voler très haut; c’est en contraste avec nos habitudes, nos traditions, avec les mêmes enseignements d’Emile Chanoux qui nous suggérait de rester très bas pour regarder très haut. De plus, dans son intervention le nouveau Président du Gouvernement n’a pas voulu trop entrer dans les détails, peut-être n’a-t-il pas eu le temps de trop parfaire son discours, peut-être avait trop de problèmes dans la nouvelle majorité de régler toutes les rouages, de mettre un peu d’huile à ces rouages pour les faire marcher.

Toujours est-il que ce discours me paraît manquer de cohérence d’ensemble, dans la tentative de contenter tout le monde. Un clin d’oeil au Parti Communiste sur la politique des transports, un tour de piste pour dire oui aux ADP sur le terrain de la decéntralisation et des Communautés de Montagne, la griffe du Parti Républicain sur l’Institut des maisons populaires, un rappel aux activités universitaires toujours chéries par le Parti Socialiste, et la part du lion à la politique sociale que la Démocratie Chrétienne tient toujours à l’honneur.

La mosaïque dans l’ensemble n’est pas cohérente et les couleurs rapprochées sont un peu choquantes.

Chaque fois, M. le Président, que vous êtes entré dans les détails, vous avez dû, malgré vous, rappeler les succès et les conquêtes de la majorité qui vient d’être annulée, et dont vous-même vous étiez membre: la banque de la Vallée d’Aoste, la convention entre l’ENEL et la Région valdôtaine, le protocole d’entente entre la Région et l’IRI.

Il y a aussi une chose qui nous a beaucoup frappé dans votre allocution: c’est le rappel continuel à la durée que vous voulez attribuer à cette future majorité. Vous dites, peut-être par superstition, M. le Président, qu’elle devra oeuvrer "fino alla scadenza della legislatura" et qu’elle va bientôt nous présenter "un programma di respiro triennale".

La respiration de cette nouvelle majorité est un peu asthmatique et nous croyons qu’elle aura bientôt besoin d’une tente à oxygène. Est-ce par hasard que vous avez cité ce matin Paul Deschanel le Président de la république française dans la 3ème république, qui ne fut Président que pendant six mois?

Vous avez parlé de réformes institutionnelles: vous touchez là un argument sur lequel nous sommes particulièrement sensibles. Vous avez bien fait d’évoquer la centralité de ce problème et vous avez voulu souligner que la nouvelle majorité tend à la transformation de l’état italien dans un état fédéral. D’autres ont bien fait de rappeler combien ces mots sont importants et nous suivrons avec énormement d’attention les projets et les propositions que vous voudrez soumettre à cette assemblée.

Mais nous ne voudrions pas que ce soit un trompe-l’oeil pour dire que cette majorité veut regarder loin, alors qu’elle manque d’affinité politique; c’est M. Mafrica qui justement a souli-gné, tantôt qu’elle manque aussi d’un accord sur les faits administratifs principaux, ce qui serait de son ressort.

L’intervention de M. Mafrica est une arme à double tranchant; si d’un côté elle vous appuie, elle vous donne un coup de main, M. le Président, de l’autre elle prend plutôt les distances, comme pour dire qu’il peut y avoir des mariages qui ne sont pas parfaitement accomplis: matrimonio rato ma non consumato.

Nous avons également entendu les propos qu’a lancés M. Fosson. Il s’est livré à une autocritique, il s’est aspergé de cendre pour dire combien des péchés avait accompli la majorité passée, de laquelle il ne voulait pas se dérober en tant que responsable. Eh bien, si une profonde réflexion, une décision soufferte a été accouchée, cette décision soufferte se traduit dans une drôle d’expiation des péchés: les quatre autres membres de l’ancienne majorité ont décidé que l’expiation aurait touché à l’Union Valdôtaine elle seule.

Je ne voudrais pas que ce soit ce que Voltaire aurait défini une "solution de jésuites".

Le terrain des réformes institutionnelles, pour revenir à cet argument, mais à un niveau plus direct et concret, est évoqué dans le discours de M. Bondaz, où il nous anticipe que l’on va pourvoir à "la revisione delle modalità di funzionamento delle Commissioni consiliari permanenti". Nous avons dit à maintes reprises qu’il fallait réfléchir en profondeur; vous vous en souvenez lorsque vous étiez membre de la Commission pour les réformes institutionnelles sur le fonctionnement de ce Conseil. Mais cela ne doit pas être un trompe-l’oeil, M. le Président, car nous devons faire beaucoup d’attention à ces petits jeux par lesquels on voudrait commencer à couper la langue à l’opposition. On a déjà convoqué la Commission pour le Règlement pour examiner des propositions de modification au Règlement interne de ce Conseil.

J’ai vérifié tantôt, il n’existe pas l’ombre d’une proposition déposée à la Présidence du Conseil dans ce sens. Est-ce là le respect du Conseil, une attention tout spéciale à la centralité de cet or-gane, ou n’est-ce pas plutôt l’intention de faire aller de l’avant sur des rails privilégiés des propositions qui sont encore dans la tête de quelques secrétaires de parti?

M. le Président, vous réclamez toute la sincérité dans la sonorité de votre discours; nous sommes prêts à vous l’accorder, mais nous estimons quand même que quelque chose cloche là où vous nous dites que pour vous la langue maternelle est une religion. Nous sommes prêts à vous l’accorder, mais si cela est vrai, je crains fort que vous soyez parmi ceux qui ne se rendent pas souvent à la messe.

M. le Président, la politique n’a qu’une seule mission: organiser la société, vous nous l’avez dit; c’est un nouveau pragmatisme que l’on veut introduire dans cette salle, d’où l’on voulait bannir un autre pragmatisme.

Nous croyons que la politique ne doit pas être l’organisation pure et simple de la société; elle doit être la poursuite des buts de nature morale. C’est bien parce que l’Union Valdôtaine a incarné depuis sa naissance un but de ce genre, que les Conseil-ler de l’Union Valdôtaine continuerons dans leur travail.

Un Conseiller du Président Mitterrand a écrit qu’un peuple, pour vivre, a besoin de rêver; non pas d’avoir de rêveries, mais d’avoir des buts à poursuivre, celle que Norberto Bobbio appelle l’"utopia". C’est bien parce que nous avons ce rêve, ce but, cette utopie, que nous continuerons dans les rangs de l’opposition notre travail au service du peuple valdôtain.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Milanesio, ne ha facoltà.

Milanesio (PSI) - Brevemente, signor Presidente e signori Consiglieri, perchè credo che molte delle cose che sono state dette anche egregiamente da molti Consiglieri che sono intervenuti sono un po’ scontate. Il Consiglio deve certamente produrre confronti e quindi parole, perchè in politica ci si confronta attraverso le parole prima che seguano i fatti, e le parole che sono state dette questa sera, ed anche stamattina, sono abbastanza precise, sono abbastanza chiare.

Qualcuno ha detto che le parole sono come pietre, come pietre che servono a costruire un edificio, come pietre che ci si può tirare dietro, o tirare addosso; quest’oggi ho sentito prevalere le pietre che costruiscono, non le pietre che offendono e fanno male, quindi mi sembra sia già uno spunto importante per poter dire che si sta rientrando nell’alveo della discussione, della correttezza, del confronto politico.

Ma le parole che ha pronunciato il Presidente della Giunta sono parole che vanno tenute nella dovuta considerazione, al di là delle esegesi che sono state fatte, e mi rendo conto che le esegesi sono di due tipi: quelle che stanno nella maggioranza e quelle che stanno all’opposizione, per cui è legittimo che chi sta all’opposizione cerchi di dare una interpretazione diminutiva e capziosa, e magari anche maliziosa delle cose che sono state dette. Chi ha sottoscritto invece questo programma è convinto che le affermazioni che sono contenute dovranno essere seguite da dei fatti. Pertanto questa sera sarò brevissimo e dico: noi chiediamo di essere presi sul serio, nel senso che dette queste parole cercheremo di fare in modo che seguano dei fatti. Riusciremo a far seguire i fatti? Questa è la scommessa, è la scommessa sulla quale voi avete le vostre opinioni, noi abbiamo le nostre. Evidentemente siamo convinti che a queste parole dovranno e potranno seguire dei fatti, conseguenti e coerenti.

Sarà facile, sarà difficile? Probabilmente sarà difficile, ma io dico che non è certamente impossibile, anzi dico che è possibile e dico anche che forse si sta sottovalutando questa svolta, si sta sottovalutando quella che è una rivoluzione pacifica, ma una rivoluzione del modo di pensare, di porsi e di proporsi in questa assemblea regionale.

Guai a sottovalutare l’interlocutore o l’avversario; mi sembra che continui ad esserci una ten-denza a sottovalutare questa maggioranza e le cose che dice.

Non voglio sprecare altre parole perchè rientro anche io nel gioco delle parti, voglio solo dire che noi chiediamo di essere giudicati dai fatti che cercheremo di mettere in atto e che metteremo in atto. Quindi, per quello che mi riguarda, ribadisco la nostra piena totale disponibilità a sostenere questo programma, a sostenere questa Giunta, a sostenere questa maggioranza, e siamo convinti che alle parole seguiranno i fatti e su quelli chiederemo di essere giudicati da questo Consiglio e al momento opportuno dal corpo elettorale. Tutto il resto è retorica; è retorica che serve, me ne rendo conto, ma è retorica.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Lavoyer, ne ha facoltà.

Lavoyer (ADP) - Sarò telegrafico. Voglio evitare di cadere nelle polemiche, non ripeto quindi i motivi e le motivazioni di fondo che stanno alla base del programma della nuova maggioranza, che sono stati ripetuti e spiegati da quasi tutte le altre forze politiche che sono intervenute prima di me.

Per quanto ci riguarda il nostro Gruppo condivide ampiamente le linee politico-programmatiche illustrate dal Presidente della Giunta, sia perchè abbiamo contribuito direttamente alla elaborazione del documento assieme alle altre forze politiche facenti parte della nuova maggioranza, sia perchè riteniamo, scendendo sul concreto, che lo stesso vada nella direzione di rafforzare l’autonomia nella nostra regione, con un effettivo decentramento di competenze dall’ente Regione verso i Comuni e le Comunità Montane.

Traspare inoltre la volontà precisa, da noi sempre sostenuta, di ridare il giusto spazio e il ruolo che al Consiglio regionale compete di programmazione, più che di gestione.

Daremo quindi tutto il nostro appoggio alla nuova Giunta, affinchè quanto previsto dal programma elaborato si traduca in azioni concrete a favore della crescita culturale ed economica, e soprattutto della crescita della libertà dei cittadini valdostani, affinchè possiamo veramente diventare una terra di uomini liberi e solidali al centro dell’Europa.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Rollandin, ne ha facoltà.

Rollandin (UV) - Le débat mérite à mon avis des réflexions. On a à maintes reprises évoqué le mot démocratie et, il n’y a pas tellement de temps, quelqu’un insistait sur le fait que démocratie c’est surtout information, possibilité donc qu’il y ait un jugement, possibilité de la part des gens qui vivent ce moment d’une façon différente d’apprécier ce qui se passe. Là vraiment le plus gros échec c’est que le point qui devait être la base d’un discours, a été le premier point à ne pas être respecté.

Il faut le dire, quelqu’un l’a rappelé, il s’agit toujours à un moment donné de présenter des programmes, et je ne veux pas y revenir; mes collègues ont déjà très bien apprécié les contradictions existantes. Mais le vrai moment où on peut juger si, au dela des affirmations de principe, on a vraiment essayé d’être conséquent c’est au moment des élections. Ce qui a déçu les élus c’est de vérifier qu’il y avait une réponse qui n’était pas selon les attentes de quelqu’un. Je voudrais rappeler qu’on a passé des années très difficiles: à présent on n’a plus à évoquer certains passages de notre histoire même plutôt récents; puis on est arrivé aux élections de 1988 et là tout le monde voulait examiner le résultat de ce qui s’est passé au niveau des personnes qui avaient eu la possibilité de voir si aux paroles on faisait suivre les faits.

Sans doute c’est l’unique bon système pour examiner ce qui est le rôle des élus. Ici on pourra faire des grands discours pour rien dire, on pourra se présenter comme le défenseur de certains principes en sachant très bien que n’existe rien.

Toute une série de raisonnements seraient possibles, sauf la difficulté qui existe par rapport à certains passages d’il y a deux ans: à présent il n’y a pas la possibilité d’avoir la réponse de la population. Pour le restant personne ne veut dire que c’est possible de faire des modifications; je voudrais rappeler qu’un des derniers actes de la Junte passée a été l’approbation d’une loi sur les biotechnologies. J’avais dit: bon, ici on essayera de voir ce qui se passe pour éviter qu’il y ait des dégâts au niveau de nos forêts, et M. Riccarand était préoccupé qu’il n’y ait pas d’expérimentations sur les mutations génétiques. Voilà, la première mutation politique. J’espère que les fonds de cette loi ne soient pas distribués entre la nouvelle majorité.

Quant à la possibilité d’avoir un rapport différent, mais je crois que c’est normal; ce qui est difficile aujourd’hui c’est de donner une réponse à ce qui n’existe pas et de faire voir ce qui malheureusement est très réduit. Alors ce n’est pas vrai qu’on n’a pas des possibilités de s’insérer à plein titre dans un discours que nous avons toujours fait. Ce qui est au moins étonnant c’est de voir que face à un programme qui avait souscrit, maintenu - et à ce sujet aux élections on n’avait pas eu la possibilité d’entendre des questions - on a présenté un nouveau programme qu’a voulu reprendre le vieux programme: eh bien, toute une série d’indications pas seulement on les avait annoncées, mais on les avait vérifiées.

Une crise sans doute difficile mais surtout difficile car on y est arrivé, comme tout le monde l’a dit, d’une méthode différente. On pourrait sans doute prévoir un débat, mais en présentant ce qu’il y avait d’inachevé, ce qu’il y avait de difficile entre les différentes forces. Après, tout le monde pouvait saisir le problème et mieux comprendre ce qui se passait, et pouvait à ce moment intervenir. Au contraire, la méthode n’a pas donné la possibilité à la population de comprendre et c’est là une des méthodes, la pire que vous avez utilisée.

Ce n’est pas le fait qu’aujourd’hui vous êtes à dix-neuf, bien loin, ça ne nous tracasse point du tout; le problème c’est qu’encore une foisque vous n’avez pas respecté une méthode. Ce sera la même méthode qui peut-être va présenter quelques difficultés pour quelqu’un de vous.

Pour le restant, dire de ce qui s’est passé ce n’est pas le moment; nous sommes là pour donner notre contribution aux travaux réels, mais comment cacher un fait qui est immédiat, le fait qu’il y avait une difficulté de la part de ceux qui voulaient être majorité, de présenter le vrai problème, c’est-à-dire la répartition (car d’une répartition il s’agit) de façon appréciable? C’est normal que de la part des communistes il y ait un certain tracas, de dire on est en train de pousser ce chariot dont on ne sait pas où il ira. L’unique mot qui nous pouvait être présenté dans cette relation c’est le mot "svolta"; en général il s’agit là d’aller où d’on côté ou de l’autre, ici au contraire, comme pour quelqu’un c’est un débat à l’intérieur, il s’agit de savoir de la part de la nouvelle majorité où elle veut aller.

Les contradictions sont tellement évidentes qu’on n’a pu les cacher. Mais c’est là le vrai problème: le fait qu’il y ait quelqu’un qui veut arriver à présenter d’une façon différente un accord; mais où est l’accord, sur quels problèmes? On a présenté une ébauche qui sans doute ne résout pas les problèmes qui sont à la base des différences qui ont porté à un certain débat jusqu’à présent.

Si on aurait toute une autre série de remarques qu’on fera sans doute au moment donné, permettez-moi encore de dire qu’on avait critiqué pendant longtemps le fait que la Région voulait gérer aussi la Commune d’Aoste, qu’il ne fallait pas tout mélanger; voilà, on n’a plus parlé de la crise de la Commune d’Aoste, jusqu’au moment où ne sera pas résolue la crise qui a été voulue en conséquence d’un manque de quelques places à la Commune d’Aoste.

En ce qui concerne le travail qui se pose et qui sera l’objet de notre engagement, on est là pour dire que nous y sommes. Là aussi c’est un peu drôle de la part de quelqu’un de parler d’autocritique: sans doute il n’existe aucun travail qui n’ait pas de difficultés. Peut-être nous avons mal fait certains passages, mais de la part de qui est venu l’appétit? Le problème se posera d’une façon très différente et je crois, pour conclure, qu’il pourrait ici se passer ce qu’il se passe parfois par certains accords qui sont trop secrets. Comme disait quelqu’un, parfois certains accords mal faits "sono come i lampioni, hanno due funzioni: o far luce o impiccarsi".

Presidente - Dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha chiesto di parlare il Presidente della Giunta, ne ha facoltà.

Bondaz (DC) - Vorrei iniziare dalla fine e cioè dalle parole che ha detto il Consigliere Rollandin riguardo al lampione: mi auguro che la nostra maggioranza sia il lampione che dà la luce e che il lampione per impiccarsi sia per qualcun altro.

Per quanto attiene alle critiche che si sono avanzate in questa sede, giuste, valide, anche oggettivamente valutabili, voglio solo ricordare ai signori Consiglieri che non ho mai avuto l’ardire in questa sede, l’ho anche detto, di presentare il programma di questa maggioranza ed è anche scritto nel documento che vi è stato consegnato. Si tratta di indirizzi politico-programmatici della nuova maggioranza regionale e sulla base di questi indirizzi, e di altri che evidentemente verranno, sarà presentato il nostro programma. In quella sede accetteremo tutte le critiche a tutto quanto di cattivo saremo capaci di presentare (spero che viceversa presenteremo molte cose buone).

Il criticare degli indirizzi politici programmatici, è vero, qualcuno lo ha detto, è criticare niente, perchè manca la sostanza; ma la sostanza la faremo vedere quando presenteremo il programma. Non siamo venuti qui per dirvi: questo è il nostro programma; no, sono degli indirizzi sulla base dei quali la nuova maggioranza intende predisporre il proprio programma per i prossimi tre anni.

Ho sentito parlare molto di documento generico da parte di tutti, credo, di dichiarazioni di principio; è vero, ma queste dichiarazioni di principio hanno una loro consistenza e credo che il Consiglio regionale se ne potrà rendere conto nel momento in cui presenteremo il nostro programma e presenteremo gli atti amministrativi sulla base dei quali il Consiglio regionale dovrà dare il suo assenso o il suo diniego.

Si è parlato anche di trasparenza, da parte del Consigliere Vallet; ma quale migliore trasparenza quando lei viene in quest’aula e mi dice: "Questa mattina lei era a parlare con il Consigliere Gremmo"? Non abbiamo fatto niente di nascosto, non c’era niente da far di nascosto per parlare con il Consigliere Gremmo.

Il Consigliere Gremmo mi ha chiesto cortesemente di avere alcune valutazioni di quello che avremmo fatto ed io gliele ho date. Con qualunque altro Consigliere mi sarei comportato allo stesso modo. Se poi il Consigliere Gremmo avrà ritenuto di votare, sono affari suoi, non sono affari della maggioranza. Il Consigliere Gremmo, se ha ritenuto di votare a favore, io non lo so, avrà ritenuto di farlo perchè le spiegazioni che gli ho dato sono state di suo gradimento. Questo è evidente.

Qualcun altro è stato molto più cattivo ed ha detto che questa maggioranza è formata da uomini famelici, e mi riferisco al Consigliere Agnesod. Quando parla, non deve essere così arrabbiato, non serve, perchè in politica un giorno si è su e un giorno si è giù; questo purtroppo dopo tanti anni che faccio politica posso dirlo con tutta serenità, e lei, Consigliere Agnesod, che comincia adesso a far della politica, almeno credo, non cominci così perchè finirebbe per trovarsi male in futuro. Pri-ma di tacciare gli altri di essere famelici, biso-gnerebbe guardare a casa propria, per vedere dove era la famelicità o meno di questa passata amministrazione.

Noi saremmo anche dei cattivi autonomisti, o addirittura non saremmo autonomisti. Consigliere Agnesod, le hanno già risposto gli altri Consiglieri: guardate che l’autonomia non è un fatto dell’Union Valdôtaine, è un fatto di tutto il popolo valdostano. Il popolo valdostano ha dato a voi il 35 percento dei voti, ma l’altro 63 percento si è diviso fra le altre forze politiche. Credo che tutte le forze politiche che sono in quest’aula siano composte da buoni valdostani, fino a prova contraria; se poi qualcosa faranno contro la Valle d’Aosta, sarò d’accordo con lei a bollarli.

Ve l’ho già detto nell’intervento, non vi è nessuna intenzione da parte nostra di isolare nessuno, tantomeno l’Union Valdôtaine. Credo che questa forza politica oggi abbia dato un esempio di quello che farà in futuro, cioè di isolarsi da sola, cosa che non gradiremmo. Non so chi lo ha già anticipato, io credo che questo sia il modo peggiore di fare politica per un movimento che temporaneamente si trova all’opposizione. Cercate di vivere tranquillamente, cercate di trovare dei raccordi con le altre forze politiche e vedrete che tutto si risolverà nel benessere e nel bene di tutta la Valle d’Aosta.

Quello che mi ha fatto piacere è stato sentire il Consigliere Faval, che mi ha fatto ritornare agli anni del liceo o forse della scuola media, perchè ha fatto una parafrasi del mio intervento. Credo che questa sia la cosa più facile da fare, la insegna-no alle scuole medie, non certamente all’università. Lo ringrazio di avermi portato indietro nel tempo: è sempre piacevole ricordare i tempi in cui si era più giovani.

Metteva in evidenza il Consigliere Faval che oggi sono presenti in tribuna circa trecento persone, o anche quattrocento o cinquecento se vuole; sono contento che vi sia del pubblico, perchè molto spesso ai Consigli regionali di gente non se ne vede. Abbiamo dovuto aprire la sala sotto e mettere un maxi schermo, tipo partita dei mondiali, per permettere ad altra gente di seguire i lavori del Consiglio. Abbiamo avuto la presenza di tante persone, ma non credo che quattrocento o cinquecento persone rappresentino la Valle d’Aosta; rappresentano anche loro la Valle d’Aosta.

Vorrei ricordare fra le altre cose che quando abbiamo fatto la riunione dei dirigenti, avevo una certa preoccupazione di quello che sarebbe potuto venire fuori. Poi è andato tutto bene sotto certi profili, ma vi è stato un ex Sindaco della Valle d’Ayas che, dando il suo benestare a questa operazione, ha detto con estrema sincerità che nel 1989 e nel 1990 si erano verificati due episodi estremamente importanti per lui: nel 1989 era caduto il muro di Berlino, nel 1990 è caduta la Giunta Rollandin. Allora lei capisce, Consigliere Faval, che non tutta la verità è da una parte. Non credo, nè crede questa maggioranza, di avere la verità infusa, ma cercheremo di operare come meglio potremo; forse sbaglieremo anche ma lo faremo in buona fede. Cercheremo però in ogni modo di non sbagliare perchè siamo sicuri che la vostra presenza sarà di pungolo a quello che andremo a fare per il futuro.

Per quanto riguarda il Consigliere Mostacchi, che ha parlato del mio come di un partito che da quaranta anni è al governo dell’Italia, è vero; vi sono stati dei partiti che hanno cercato di modificare questo fatto, sono nate delle svolte, delle alternative, però ciò non è mai stato fatto. Probabilmente è mancato il collante di creare una situazione alternativa. Le dico allora, Consigliere Mostacchi, che qui il collante c’è stato. E quando si fanno le trattative per il Consiglio comunale di Aosta, per il Consiglio regionale o per qualunque altra cosa, bisogna essere molto più corretti nei confronti dei propri alleati, e non dico di più, perchè voglio evitare che un Consigliere di fronte a me continui a ridere, perchè probabilmente è stato uno dei responsabili di quanto è successo.

Fatte queste modeste affermazioni, prego il Consiglio di ridiscutere quando sarà opportuno (cioè quando presenteremo il programma) sulla veridicità o meno di questi indirizzi, perchè qui ci siamo trovati solo ed esclusivamente di fronte ad indirizzi programmatici. Nel merito discuteremo molto più approfonditamente e sono sicuro che quando si presenta un programma, se si vogliono trovare cose negative si trovano sempre, è molto facile, però sarà molto più difficile per voi fra due o tre mesi dire quello che avete detto in quest’aula in questi minuti.

***