Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 1168 du 18 avril 1990 - Resoconto

OGGETTO N. 1168/IX - Comunicazioni del Presidente del Consiglio.

Bich (Presidente del Consiglio) - Do lettura dell’attività degli organi del Consiglio dopo l’ultima adunanza del 4 aprile 1990:

Progetti di legge presentati:

Disegno di legge n. 172, presentato dalla Giunta regionale in data 5 aprile 1990, concernente: "Apposizione di vincolo di destinazione sugli immobili adibiti ad azienda alberghiera" (IV Commissione )

Disegno di legge n. 173, presentato dalla Giunta regionale in data 10 aprile 1990, concernente: "Rifinanziamento per l’anno 1990 della legge regionale 30 dicembre 1982, n. 101 e successive modificazioni ed integrazioni, recante costituzione di fondi di rotazione per l’artigianato, il commercio e la cooperazione" (III e I Commissione)

Disegno di legge n. 174, presentato dalla Giunta regionale in data 10 aprile 1990, concernente: "Rifinanziamento della legge regionale 17 giugno 1988, n. 53 recante concessione di finanziamenti a tasso agevolato per la realizzazione di una struttura alberghiera in località Stafal di Gressoney-La-Trinité" (IV e I Commissione)

Disegno di legge n. 175, presentato dalla Giunta regionale in data 10 aprile 1990, concernente: "Rifinanziamento per l’anno 1990 della legge regionale 8 ottobre 1973, n. 33 e successive modificazioni ed integrazioni recante la costituzione di fondi regionali di rotazione per la promozione di iniziative economiche nel territorio della Valle d’Aosta" (II, IV e I Commissione)

Disegno di legge n. 176, presentato dalla Giunta regionale in data 10 aprile 1990, concernente: "Rifinanziamento per l’anno 1990 della legge regionale 28 giugno 1989, n. 16 e successive modificazioni ed integrazioni, recante la costituzione della società finanziaria regionale per lo sviluppo economico della Regione Valle d’Aosta" (I Commissione)

Disegno di legge R. 177, presentato dalla Giunta regionale in data 10 aprile 1990, concernente: "Rifinanziamento per l’anno 1990 della legge regionale 29 marzo 1988, n. 17 recante ulteriori modificazioni alla legge regionale 15 luglio 1985, n. 46 e successive modificazioni, concernente la concessione di incentivi per la realizzazione di impianti di risalita e di connesse strutture di servizio" (IV e I Commissione)

Disegno di legge n. 178, presentato dalla Giunta regionale in data 10 aprile 1990, concernente: "Rifinanziamento per l’anno 1990 della legge regionale 28 dicembre 1984, n. 76 e successive modificazioni ed integrazioni, recante costituzione di fondi di rotazione per la ripresa dell’industria edilizia" (II e I Commissione)

Disegno di legge n. 179, presentato dalla Giunta regionale in data 17 aprile 1990, concernente: "Rifinanziamento della legge regionale 15 gennaio 1987, n. 3 e successive modificazioni, concernente interventi finanziari per il funzionamento di case di riposo convenzionate per anziani ed inabili gestite da istituzioni private e da enti morali"

Disegno di legge n. 180, presentato dalla Giunta regionale in data 17 aprile 1990, concernente: "Aumento della spesa relativamente all’anno 1990 per applicazione della legge regionale 28 dicembre 1981, n. 85 e successive modificazioni concernente l’inserimento nella vita sociale di portatori di handicap"

Progetti di legge vistati:

Disegno di legge n. 141, concernente: "Testo unificato delle norme regionali per il personale addetto ai servizi a favore delle persone anziane ed inabili di cui alla legge regionale 15 dicembre 1982, n. 93"

Disegno di legge n. 154, concernente: "Ruolo regionale degli ispettori tecnici e norme in materia di reclutamento del personale direttivo, docente ed educativo delle istituzioni scolastiche regionali"

Si comunica che il disegno di legge n. 133, approvato dal Consiglio regionale in data 12 marzo 1990, con provvedimento n. 1095/IX recante: "Riapprovazione, ai sensi dell’ultimo comma dell’articolo 31 dello Statuto Speciale, della legge regionale: "Norme transitorie per il rilascio dell’autorizzazione al funzionamento di presidi residenziali socio assistenziali privati", è divenuto esecutivo ai sensi dell’ultimo comma dell’articolo 31 dello Statuto.

Deliberazioni vistate: 10

Riunioni:

Conferenza dei Capigruppo: 1

Ufficio di Presidenza: 1

I e III Commissione in riunione congiunta: 1

II Commissione: 1

IV Commissione: 1

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L’Associazione Nazionale Primari Ospedalieri ha trasmesso a questa Presidenza un documento contenente "Considerazioni e controproposte" dell’ANPO sull’articolo 9 del disegno di legge n. 4227, riguardante la "riforma della riforma sanitaria", attualmente all’esame della Commissione Affari Speciali della Camera.

Il documento è depositato in Segreteria, a disposizione dei Consiglieri che intendono con-sultarlo.

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Il Presidente del Consiglio regionale della Lombardia, con lettera in data 28 marzo 1990, ha inviato a questa Presidenza la deliberazione, approvata dall’Assemblea nella seduta del 15 marzo, con la quale è stato richiesto, ai sensi dell’articolo 75 della Costituzione, il referendum per l’abrogazione dell’articolo 3 della legge 26 luglio 1988, n. 291: "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 30 maggio 1988 n. 173 recante misure urgenti in materia di finanza pubblica per l’anno 1988. Delega al Governo per la revisione delle categorie delle minorazioni e malattie invalidanti e dei relativi benefici", nonchè le successive modificazioni dell’articolo stesso, e cioè l’articolo 6 bis della legge 25 gennaio 1990, n. 8: "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 25 novembre 1989 n. 382 recante disposizioni urgenti sulla partecipazione alla spesa sanitaria e sul ripiano dei disavanzi delle unità sanitarie locali".

Il Presidente ha informato, inoltre, che sono stati nominati quali delegati previsti dall’articolo 29 della legge 25 maggio 1970, n. 352 i Consiglieri regionali Prof.Giuseppe TORRI (titolare) e Avv. Giuseppe GIBILISCO (supplente) ed ha invitato questa Assemblea ad approvare un analogo provvedimento.

Il provvedimento è depositato in Segretaria a disposizione dei Consiglieri che intendono consultarlo.

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Il Presidente regionale e Consigliere nazionale dell’Associazione Nazionale Combattenti ha inviato a questa Presidenza copia della dichiarazione finale del Colloquio internazionale de "L’Union fédérale Rhone-Alpes des Anciens Combattants et Victimes de guerre", svoltosi ad Annecy nei giorni 16 e 17 marzo u.s., sul tema della solidarietà tra le due Europe.

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Sono state presentate nei giorni scorsi al Presidente del Consiglio, ai sensi dell’articolo 36 del Regolamento interno per il funzionamento del Consiglio, tre petizioni popolari sottoscritte da cittadini valdostani, con i seguenti oggetti:

1) Petizione per la promozione di una ricognizione archeo-logica nell’area sud-est dell’attuale edificio della Chiesa parrocchiale "San Pietro" di Châtillon (presentata in data 11 aprile 1990 e sottoscritta da 734 persone);

2) Petizione per la promozione di un’azione di salvaguardia delle vestigia del ponte romano sul Marmore in Comune di Châtillon (presentata in data 11 aprile 1990 e sottoscritta da 640 persone);

3) Pétition pour l’élimination de l’échangeur Aoste-ouest de l’autoroute du Mont-Blanc (presentée par M.Leonardo Tamone, au nom du Groupement des Ethnistes Valdôtains, en date du 13 avril 1990).

Ai sensi dell’articolo 36 del Regolamento interno, le petizioni saranno sottoposte all’Ufficio di Presidenza per la ricevibilità e per l’avvio dell’istruttoria.

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Permettetemi, Colleghi Consiglieri, di commemorare la scomparsa di Natalino Sapegno, che senza dubbio ha lasciato un grande vuoto nel mondo culturale sia nazionale che europeo, privando in particolar modo la letteratura italiana di uno dei suoi più significativi esponenti.

L’occasione di questa seduta consiliare, a distanza di una settimana dalla sua scomparsa, avvenuta l’11 aprile scorso a Roma, ci consente di ricordare, per sommi capi, la figura e l’opera di quel grande critico ed interprete della storia della letteratura italiana che fu Natalino Sapegno.

E lo ricordiamo fin dalla lontana giovinezza, quando comprese che la letteratura, per avere valore, doveva necessariamente ricondursi ai problemi ed ai valori propri della società civile in un preciso momento storico, onde evitare che si trasformasse in un puro gioco formale o in mera erudizione fine a se stessa.

Proprio per questo non stupì il fatto che, pur essendo uno studioso che aveva subito la decisiva influenza crociana alla vigilia del trionfo della dittatura fascista, fu fra i collaboratori più assidui della rivista "Baretti" fondata da Piero Gobetti. Da lì a poco scrisse un saggio, ancora oggi memorabile, su "Ossi di seppia" di Montale.

Sotto il profilo della indagine critica Sapegno si distinse, fin dagli anni trenta, per un’analisi attenta del Trecento, con particolare attenzione alle opere del Petrarca e di Dante. Soprattutto nei riguardi di quest’ultimo, dalla necessità di porre al centro dell’analisi critica il raccordo fra società e letteratura, è nato il commento alla "Divina Commedia", analizzato tenendo conto della cultura del tempo e privandolo di facili abbandoni alla sensibilità soggettiva.

Altre eminenti pagine critiche furono quelle relative al grande romanzo manzoniano dei "Promessi Sposi", da lui inteso non solo come sublime espressione di cattolicesimo liberale ma come preciso punto di raccordo tra le istanze illuministiche e la nuova poetica romantica.

Ma uno dei punti più alti della sua produzione letteraria fu quel manuale sul quale si sono formate generazioni di studenti, quel classico e popolarissimo "Compendio di storia della letteratura italiana" che mai come allora seppe coniugare il rigore con la chiarezza espositiva: in esso molti di noi hanno trovato le ragioni di uno storicismo più complesso ed integrale, giocato sul filo di una trama densa di valori intellettuali e morali più che mai sottesi al rigore dell’informazione ed al distacco critico.

Ecco che proprio a Sapegno - mentre l’Italia era ormai fatta da decenni e l’italianità della letteratura (malgrado le riflessioni di De Sanctis) era ancora tutta da sistematizzare - va il merito di aver saputo affrontare in modo sommesso e senza clamori questa non facile impresa, permettendo allo storicismo critico di diffondersi a macchia d’olio.

Ma vogliamo ricordare Natalino Sapegno anche sotto un aspetto diverso, legato al momento in cui si fece forte, parallelamente alla vita accademica, l’esigenza di un impegno politico e sociale limpido e quotidiano, manifestato con un perfetto connubio fra studio, anti-fascismo e Resistenza e la pressante scoperta della libertà.

Politicamente fu un uomo di sinistra e seppe mantenere margini di "autonomia critica", tanto che significativamente ruppe con il Partito Comunista dopo i dolorosi fatti d’Ungheria. E come lui altri intellettuali come Italo Calvino.

Ma oltre alla figura di letterato e di politico non possiamo non ricordare Natalino Sapegno come semplice uomo, come valdostano legato alla propria terra natale, che ritrovava regolarmente nel corso dei periodi estivi. E proprio ad Aosta, sua città natale, ha trovato definitivo riposo, privando il mondo della cultura della sua fulgida figura di grande intellettuale nazionale ed europeo, da sempre ispirato ai valori della democrazia e del processo sociale e civile.

Vorrei concludere con una frase da lui pronunciata anni fa in un’aula universitaria che sembra riassumere contemporaneamente la sua grandezza e la sua umiltà, riflettendo in essa gli sforzi intrapresi dai critici a lui contemporanei: "Non ci siamo mai sentiti importanti, non c’è mai passato per la testa di considerarci dei maestri, tutt’al più artigiani esperti nel loro mestiere".

E’ quest’immagine che portiamo con noi, carissima, a ricordo del debito anche umano oltre che culturale, che ci lega alla figura di Natalino Sa-pegno.

Presidente - Ha chiesto di parlare sulle Comunicazioni del Presidente del Consiglio il Consigliere Stévenin, ne ha facoltà.

Stévenin (UV) - Avec Natalino Sapegno a disparu l’une des plus importantes personnalités de la littérature italienne et de la culture européenne.

Presque tout a été dit et écrit sur lui: professeur, historicien, critique, académicien.

Nous voulons aujourd’hui rappeler l’homme, le valdôtain, enraciné dans ce milieu qui l’a vu naître, ce que beaucoup de monde ignore.

Pour cette raison je veux lire quelques passages d’un programme qui a été réalisé il y a un an par la RAI d’Aoste. A la suite d’une question posée par la réalisatrice de ce programme, M.me Maria Luisa Di Loreto, concernant l’autonomie de la Vallée d’Aoste, il avait répondu: "Quando ero giovane, ho sentito profondamente il problema del regionalismo valdostano". Ayant parlé de son amitié avec Alessandro Passerin d’Entrèves il devait ajouter: "Noi abbiamo avuto un carteggio per un periodo abbastanza lungo di tempo, ci scrivevamo in francese, perchè così ci pareva di essere più valdo-stani".

En parlant de son amour pour la Vallée d’Aoste il devait affirmer: "Il senso delle autonomie locali portatrici di civiltà, di cultura, di tradizione, non deve essere spento. Purtroppo molto si va spegnendo mi pare. Oggi è diverso, in centro città (di Aosta) non si sente più parlare francese, quando ero bambino si parlava solamente in francese, tutto era francese, dagli atti dell’anagrafe ai tribunali. Accanto alla Regione c’era il Palais de Justice, in chiesa le prediche erano in francese, tutti parlavano francese o il dialetto. Parlavano anche l’italiano, forse non parlavano bene nè l’uno nè l’altro, ma parlavano entrambe le lingue".

A l’occasion de cette interview il voulait également lancer un message sur comment faire face à cette situation: "Bisogna cercare di difendere il particolarismo della Valle d’Aosta, portare avanti l’insegnamento bilingue nella scuola, che sia fatto bene, estenderlo alle scuole superiori e forse pensare a una università". Mais sur ce problème il devait manifester par la suite quelques perplexités sur les couts trop élevés d’une université par rapport à une communauté si peu nombreuse.

Voici donc la pensée du "Professore", comme tout le monde l’appelait, sur les questions politiques et sociales, vitales pour notre pays, questions et problématiques que bien des gens hier comme aujourd’hui continuent à mettre en discussion.

Nous souhaitons que ce message soit recueilli par tous les valdôtains et que l’on puisse continuer à travailler dans la direction que Natalino Sapegno lui même a indiquée.

Le Groupe de l’Union Valdôtaine s’associe aux condoléances exprimées par le Président du Conseil et les renouvelle à toute sa famille.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.

Mafrica (PCI) - Il Presidente del Consiglio ha ricordato bene la figura di Natalino Sapegno per la sua attività di critico e di storico della letteratura; ha ricordato la sua statura di maestro dello storicismo critico.

Voglio solo sottolineare un po’ di più la parte di attività di Natalino Sapegno nel politico e nel sociale.

Già è stato detto che si è trattato di un impegno limpido, quotidiano, modesto ma efficace. Natalino Sapegno si era formato come giovane intellettuale nella Torino di Gramsci e di Gobetti e la sua adesione agli orientamenti della sinistra continuò per tutta la vita.

Negli anni della guerra, negli anni più brutti del fascismo, fu maestro ed amico di intellettuali comunisti come Mario Alicata, Carlo Salinari, Paolo Bufalini, amicizia che ha continuato a mantenere fino alla scomparsa di Alicata e Salinari e che tuttora manteneva con Bufalini.

Dice Agostino Lombardo: "Fra le aule e i corridoi della facoltà di lettere romana lo studio era tutt’uno con l’antifascismo e la resistenza e la riscoperta della libertà".

La sua militanza nel Partito Comunista, la sua adesione alla sinistra, al filone culturale marxista fu sempre critica e lucida; fin dal 1956 vide la necessità di non scindere i valori dell’uguaglianza da quelli della democrazia. Quella lucidità, quella autonomia critica conservò fino alla fine.

Voglio concludere questo breve ricordo esprimendo il rammarico per la scarsa attenzione che le nostre istituzioni riservano ai grandi valdostani che pure valorizzano la cultura della "petite patrie" in Italia e nel mondo.

Solo con la loro scomparsa spesso ci accorgiamo di quanto erano grandi, di quanto avevano dato, di quale stima godessero nel mondo della cultura.

Credo che si possa dire che Sapegno è tornato alla sua terra, ma soprattutto è tornato al suo popolo.

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