Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 1166 du 18 avril 1990 - Resoconto

OGGETTO N. 1166/IX - Giuramento del Neoconsigliere regionale Cristina Mo-nami.

Presidente - Come ben sarà a conoscenza il Consiglio, con provvedimento n. 1165 del 4 aprile 1990 la signora Monami Cristina è stata convalidata Consigliere regionale in sostituzione del dimissionario Tonino Alder.

Ricordo che ai sensi dell’articolo 23 dello Statuto Speciale e dell’articolo 6 del Regolamento interno del Consiglio, prima di poter svolgere la sua attività, il neoconsigliere è tenuto a prestare giuramento. Solo dopo l’effettuazione del giuramento il Consigliere entra nel pieno delle sue funzioni e nell’esercizio dell’attività di Consigliere regionale.

Pertanto invito il Consigliere Monami a prestare giuramento; leggerò la formula per il giuramento e ella in piedi dirà: "Lo giuro":

"Giuro di essere fedele alla Costituzione della Repubblica e allo Statuto Speciale per la Valle d’Aosta e di esercitare il mio ufficio al solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione Autonoma della Valle d’Aosta".

Monami Cristina (PCI) - Lo giuro.

Presidente - Con lo spirito di collaborazione che regna all’interno di quest’aula, la Presidenza, facendosi interprete dello spirito di tutti i Consiglieri, le rivolge un augurio caldo e un caloroso benvenuto, e i migliori sentimenti di buon lavoro, di una fattiva opera di Consigliere regionale.

Ha chiesto di parlare il Consigliere Monami, ne ha facoltà.

Monami Cristina (PCI) - Sono emozionata e quindi già per questo chiedo scusa in anticipo.

Intanto ringraziare due anni dopo gli elettori e le elettrici che hanno permesso il mio ingresso qui oggi, può apparire fuori luogo, eppure sento l’esigenza di doverlo fare proprio da questa sede, così come sento di dover ringraziare tutti coloro che in questi giorni, sopravalutandomi anche, mi hanno dimostrato stima, affetto, solidarietà e simpatia.

Vorrei rivolgere un pensiero alle donne che in questo Consiglio regionale, fin dalla sua prima istituzione, si sono susseguite e mi hanno preceduta; ognuna ha lasciato di sé un ricordo positivo e pur nelle differenziazioni, tutte hanno saputo dirci e insegnarci qualcosa.

Per quanto mi riguarda, nonostante l’emozione di cui parlavo prima, voglio partecipare a questo Consiglio che l’atteggiamento mentale con il quale intendo intraprendere questo nuovo compito è quello di volermi sbarazzare, nei limiti del possibile, da ogni pregiudizio possa avere rispetto a questa assemblea e rispetto al rapporto che lega questa assemblea con il suo esecutivo. Questo farò e questo chiedo ai miei colleghi di fare, perchè vorrei davvero riuscire a pormi in termini interlocutori con ognuna delle persone presenti e di conseguenza in termini costruttivi.

Credo infatti che molto ci sia da fare in un momento come questo, in cui la realtà delle cose ha messo davvero in crisi la parola "politica".

Se davvero riuscissimo ad astrarci da questa realtà per poterla osservare allo stesso modo di chi la osserva da un altro pianeta, credo si presenterebbe ai nostri occhi una società civile che brulica, che vive, che esprime; parlo di quella società composta da donne, da uomini, da anziani e bambini, che quotidianamente misurandosi con le loro difficoltà e i loro drammi, le loro gioie e le loro vittorie, crescono e fanno crescere il mondo intorno a loro, man mano sottraendolo al passato, sospingendolo ora con più ora con meno slancio, ora con più ora con meno consapevolezza, ma costantemente verso il futuro.

Credo che potremmo vedere altresì, accanto a questa società appena descritta e comunque sempre in divenire, un’altra società che cammina parallelamente alla prima, ma ben distanziata e su un altro piano. Mi riferisco al mondo istituzionale dello stato e al mondo istituzionale dei partiti, che si presenterebbe ai nostri occhi quando non addirittura immobile, almeno goffo, costretto, imbrigliato, vecchio.

Anche per questo mi ha convinta la scelta dell’ultimo congresso del mio partito, quella prima di tutto di rimettersi in discussione e quella di andare ad una fase costituente per una nuova formazione politica.

Sempre di più mi convince la necessità di cambiare il volto, i metodi, i tempi, i contenuti che la politica e i partiti hanno fatti loro. Ritengo però che questo mutamento debba essere radicale e non formale, generalizzato, coinvolgendo tutti e non interessando solo il PCI.

La riforma della politica, dunque, si impone come condizione indispensabile per giungere alle riforme istituzionali; la riforma della politica si impone perchè essa deve saper ascoltare, saper parlare ai bisogni ed ai sentimenti profondi della gente; la riforma della politica si impone perchè essa deve essere capace di dare valore al singolo ed in favore di questo singolo deve sapersi indignare.

Noi donne siamo una delle forze vive di questa società e la politica la vogliamo cambiare; gli uomini che condividono questa necessità si troveranno a lavorare con noi che già stiamo operando intorno a questo progetto. Abbiamo dimostrato con il nostro pensare, con il nostro dire, con il nostro fare che si possono travalicare i rigidi steccati che circoscrivono i nostri partiti per incontrarsi su temi di interesse comune, ma soprattutto nella comune volontà di agire, sulla volontà di agire in un certo modo anziché in un altro, ed infine sull’agire più a favore di qualcuno piuttosto che a favore di qualcun altro.

Non solo si possono travalicare questi confini, ma si devono. Tutti noi credo che questo impegno dovremmo saperlo assumere con convinzione, rompendo con coraggio vecchi schemi mentali ed abitudini che appartengono al passato.

Noi donne abbiamo dimostrato che si può andare al cuore dei problemi per ridefinire e ripensare i valori su cui questa società si fonda.

Le nostre proposte, di legge o di altro tipo, non si limitano a sommare idea ad idea, a tutto si può aggiungere qualcosa e di tutto si può dire qualcosa; esse tendono invece ad andare alla radice del problema per ridiscuterlo completamente, paragonandolo e coniugandolo alla realtà attuale, alle necessità nuove, quelle degli uomini e delle donne di oggi che sono diverse (quando non addirittura antitetiche) a quelle degli uomini e delle donne di ieri.

Muoversi in questo modo vuol già dire rinnovare la politica, ma non basta; dobbiamo tutti quanti smettere di pensare alla politica come si pensa ad un fatto personale, dobbiamo smettere di pensarci come ad una scienza e ad una pratica a pochi riservata e rigorosamente tenuta lontana e separata dalla società civile.

Riforma della politica è mettersi a suo servizio ed è soprattutto incoraggiare, favorire, sollecitare tutti quei processi democratici che permettono a tutti i cittadini di riappropriarsi della politica stessa.

Credo che chi siede nel Palazzo del Governo regionale debba saper fare questo, altrimenti non sarà in grado di cogliere e capire, per poterli guidare e governare, i profondi cambiamenti in atto nella società, che ci sono, che sono grandi e che sono prorompenti più di quanto non si possa immaginare o non si voglia credere.

Ed ora, colleghi, finalmente concludo e concretizzo, perchè credo doveroso che alle parole, o meglio ai pensieri seguano i fatti.

Nella V Commissione, ai cui lavori ho chiesto di partecipare, sottoporrò subito la questione della assistenza economica e non nei mesi immediatamente precedenti e seguenti il parto, che le leggi dello Stato già assicurano alle lavoratrici dipendenti; lo chiederò per tutte quelle donne valdostane, che sono molte, e mi riferisco alle lavoratrici precarie, alle lavoratrici del commercio, a quelle del turismo, alle artigiane, che costituiscono uno dei più solidi e saldi pilastri della economia val-dostana.

Ho terminato, vi ringrazio e contraccambio a tutti voi il buon lavoro che mi è stato offerto entrando qui.

Presidente - La ringrazio, Consigliere Monami, e rinnovo ancora gli auguri di buon lavoro.

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