Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 340 del 15 febbraio 1989 - Resoconto

OGGETTO N. 340/IX - INTERVENTO PER LA MODIFICA DEL TESTO UNICO DELLE LEGGI COSTITUZIONALI RECANTI LO STATUTO SPECIALE PER IL TRENTINO ALTO ADIGE. (Reiezione di mozione)

PRESIDENTE:Do lettura della mozione in oggetto, presentata dal Consigliere Aloisi.

MOZIONE

PREMESSO che è doveroso, necessario ed urgente che il Parlamento intervenga per modificare le norme contenute nel testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo Statuto Speciale per il Trentino Alto Adige, approvato con Decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670;

il Consiglio regionale

della Valle d'Aosta

DELIBERA

di impegnare la Giunta ad intervenire con urgenza presso il Presidente del Consiglio dei Ministri affinché presenti in tempi brevi un disegno di legge costituzionale cui in particolare con si abroghi:

1) l'articolo 89 al cui terzo comma si prevede la cosiddetta "proporzionale etnica" e cioè che "i posti di ruolo di cui al primo comma, considerati per amministrazione e per carriera, sono riservati a cittadini appartenenti a ciascuno dei tre gruppi linguistici, in rapporto alla consistenza dei gruppi stessi, quale risulta dalle dichiarazioni di appartenenza rese nel censimento ufficiale della popolazione".

2) l'ultimo comma dell'articolo 25 secondo cui "per l'esercizio dell'elettorato attivo è richiesto il requisito di residenza nel territorio regionale per un periodo ininterrotto di quattro anni"

PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Aloisi; ne ha facoltà.

ALOISI (MSI):Qualche Consigliere o qualche forza politica si domanderà come mai viene presentata in questo Consiglio regionale una mozione in cui si chiede al Governo italiano di modificare il famigerato "pacchetto", cioè lo statuto speciale della Provincia di Bolzano.

Le motivazioni sono molto semplici.

Non sto ovviamente ad elencare la situazione esistente nella Provincia di Bolzano, che è discriminatoria soprattutto nei confronti dei cittadini di lingua italiana.

Il MSI è stato sempre all'avanguardia nella battaglia per la revisione del "pacchetto", cioè del sistema autonomistico risultante dalla riforma dello statuto speciale della Provincia di Bolzano. Per noi "revisione" non significa "abolizione", ma eliminazione delle norme che in Alto Adige hanno aggravato il problema della convivenza tra i gruppi linguistici, determinando una situazione molto anomala che dello strapotere della Sü dtiroler Volkspartei ha fatto l'antitesi e la contrapposizione allo Stato nazionale. E' per noi quindi molto importante ripristinare anche in Trentino Alto Adige l'autorità ed il prestigio dello Stato.

Mentre nel contesto nazionale il mondo del lavoro è travagliato dalla mancanza di posti e di occasioni di lavoro, in Provincia di Bolzano si verifica esattamente il contrario: le aziende private non riescono a trovare spazio per espandersi ed il pubblico impiego, pur soffrendo per carenza di organici, non può assumere per mancanza di concorrenti. Questi ultimi, infatti, nel partecipare ai concorsi sono condizionati dalla difficoltà per ottenere il patentino di bilinguismo e, superate le prove, non vengono assunti secondo il merito, ma secondo l'appartenenza al gruppo linguistico, sulla base della proporzionale, come discende dal terzo comma dell'art. 89 dello statuto di autonomia (la legge n. 670 del 1972), del quale chiediamo l'abrogazione.

Questa assurda situazione della Provincia di Bolzano, inquadrata nell'ottica dell'art. 89 della legge n. 670, è un’ennesima conferma della miopia politica di varie forze politiche nazionali che hanno partecipato alle coalizioni di governo in questi ultimi anni e che hanno accettato il famigerato "pacchetto".

Il MSI ha sempre detto e coerentemente continuerà sempre a dire che la proporzionale è una norma razzista e di apartheid, che non favorisce la pacifica convivenza tra i vari gruppi linguistici. Il bilinguismo può essere accettato solo come fattore culturale e preferenziale nei concorsi tra candidati a parità di punteggio, ma non come elemento di discriminazione sociale.

La presentazione di questa mozione serve quindi a sollecitare le autorità di governo a procedere alla modifica della legge costituzionale riguardante lo statuto speciale del Trentino Alto Adige, onde porre fine all'attuale scandalosa ed iniqua penalizzazione dei cittadini di lingua italiana. Si chiede di abrogare:

1°) la norma che prevede la cosiddetta "proporzionale etnica", che di fatto ha realizzato in Alto Adige una situazione di vera e propria apartheid a danno dei cittadini di lingua italiana;

2°) la norma che, per l'esercizio del diritto di voto, prevede l'obbligo della residenza ininterrotta per quattro anni nel territorio regionale, perché il diritto dell'elettorato attivo è riconosciuto alla persona con il suo raggiungimento dell'età prevista e può venire sospeso soltanto dal magistrato con una sentenza passata in giudicato. Ci troviamo quindi in una situazione veramente assurda: in una regione italiana, il cittadino italiano non può votare se prima non vi ha raggiunto i quattro anni di residenza.

Queste situazioni di discriminazione e, per chiamarle col giusto nome, di apartheid sono oggetto di poca considerazione da parte delle forze politiche di questo Consiglio, mentre le cosiddette situazioni di apartheid o di soppressione dei diritti umani vengono tenute nella debita considerazione quando riguardano altre nazioni, come il Sud Africa, i Paesi dell'Est, il Centro America... Mi auguro, quindi, che la vostra sensibilità sia tale da permettervi di vedere la trave che c'è negli occhi della nazione italiana e non solo le pagliuzze che ci sono in altre nazioni. E' veramente vergognoso che un cittadino italiano non possa avere il diritto di voto in una regione italiana.

Vorrei inoltre ricordarvi che, in occasione delle ultime elezioni del Consiglio regionale in Alto Adige, tutti i leader dei partiti politici nazionali hanno preso posizione per l'abrogazione dell'art. 89 e dell'ultimo comma dell'art. 25. Poiché la DC, il PSI, il PCI, il PRI ed il PLI, cioè tutti i partiti nazionali, hanno preso questo impegno, nei confronti dei cittadini italiani dell'Alto Adige, per abrogare quelle leggi che creano discriminazioni e disparità di trattamento, mi auguro che i loro rappresentanti in questo Consiglio abbiano almeno la coerenza di seguire le indicazioni lanciate dai loro leader nazionali per abrogare queste anomalie e questo sistema di apartheid.

Un mancato sostegno o l'opposizione a questa iniziativa sarebbero la prova dell'indifferenza di queste forze politiche regionali per la sorte e per l'iniqua condizione in cui vivono i cittadini di lingua italiana in Alto Adige.

Tengo a precisare che mozioni analoghe a questa sono già state presentate in molte città-capoluogo ed in molte regioni italiane: alla Regione Puglia è stata votata all'unanimità, in alcune grandi città sono state accettate a maggioranza ed in altre sono passate con l'astensione del PCI.

Ritengo di aver concluso questa breve illustrazione, non voglio dilungarmi oltre sui sistemi discriminatori esistenti nel Trentino Alto Adige, che è una regione italianissima; mi auguro però che da parte delle forze politiche nazionali ci sia una giusta presa di coscienza e soprattutto una coerente impostazione politica, nelle loro prese di posizione. Del resto, visto che tra poco vi saranno le elezioni comunali a Bolzano, non è accettabile che i leader nazionali del PCI, della DC e del PSI a Bolzano dicano una cosa e che i loro rappresentanti regionali dicano esattamente il contrario.

PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Gremmo; ne ha facoltà.

GREMMO (UAP):Signor Presidente e signori colleghi, in periodo di quaresima bisogna fare tanti sacrifici e tante penitenze; tra le tante penitenze che il Padreterno ha inflitto al Consiglio regionale della Valle d'Aosta c’è anche quella di dover subire l’ennesima "trombonaggine" littoria dei fascisti.

Io non so se il collega che mi ha preceduto stava leggendo la pagina delle barzellette della "Domenica del Corriere" o un testo di propaganda postuma del ministero della cultura popolare, ma so che le norme che tutelano la popolazione di lingua tedesca del Südtirol sono garantite anche da trattati internazionali che, malgrado il Governo di Roma abbia sempre cercato di disattendere, vengono fortunatamente richiamate nelle sedi opportune.

Certo, queste norme si prestano ad una facile propaganda "instivalata" che cerca in tutti i sensi di presentarle sotto una forma strana e discriminatoria. Oltre che di razzismo - ma era logico che se ne parlasse, perché, come diceva qualcuno, il razzismo è il socialismo degli sciocchi - si è sentito addirittura parlare di apartheid nel momento in cui, invece, una lettura intelligente, puntuale ed oggettiva dei fatti dimostra esattamente il contrario.

Fortunatamente ci sono delle norme costituzionali che prevedono la tutela delle minoranze linguistiche. I sudtirolesi, anche per la garanzia internazionale, hanno saputo farle rispettare, mentre noi in Val d'Aosta cerchiamo di farle rispettare, perché non siamo ancora riusciti a farle rispettare con la dovuta fermezza con cui lo fanno i sudtirolesi: è un vero peccato.

In ogni caso la Costituzione garantisce delle tutele ai gruppi etnici e linguistici minoritari, questo è un dato di fatto, e la carta costituzionale è il documento essenziale dello Stato, su cui si basa tutta la costruzione giuridica successiva. Una delle tutele previste nel Südtirol è proprio quella per cui i posti pubblici non vengono assegnati al primo calabrese che sbarca con concorso pubblico in casa d'altri e che cerca di fare da padrone, non vengono assegnati al primo romano che arriva in casa d'altri e cerca di fare da padrone, ma vengono distribuiti equamente secondo quella che è giustamente una proporzionale etnica. Ben venga in altre regioni! Ben venga, nelle regioni che più subiscono lo scippo continuo dei posti pubblici, delle case popolari e di qualunque sovvenzione regionale, una norma di questo tipo.

Purtroppo, le regioni ordinarie non hanno la possibilità di muoversi in questa direzione. Fortunato il popolo sudtirolese, che ha questa norma, che ha questa tutela e che ha questa difesa costituzionale e garantita sul piano internazionale.

Qui si è cercato in qualche maniera di presentare come se fosse una norma discriminatoria il fatto che il primo venuto non può votare se non dopo quattro anni che è residente ininterrottamente nella regione. Questa norma è giusta, questa iniziativa è giusta. Noi stiamo affrontando il problema della modifica della legge elettorale della Valle d'Aosta: bisognerà pensare a questo, al fatto cioè che per votare e per partecipare in una comunità bisogna esservi integrati.

(... Interruzione del Consigliere Aloisi ...)

... Detto da me questo ha un doppio peso, Consigliere Aloisi.

ALOISI (fuori microfono):...sei un deficiente!

GREMMO (UAP):Presidente, scusi: io non ho insultato il collega del MSI e pertanto gradirei non essere insultato. Capisco che alla sua (del Consigliere Aloisi) forza politica, quando mancano gli argomenti, rimangono solo gli insulti ed il bastone, però francamente gradirei non essere insultato...

PRESIDENTE:Consigliere Aloisi, non interrompa...

GREMMO (UAP):Signor Presidente, in Valle d'Aosta risparmiamoci almeno le frasi ingiuriose: si possono dire in tanti posti, ma non in Valle d'Aosta! Abbia pazienza Consigliere Aloisi! Capisco che lei è abituato ad una dialettica politica più viva, ma qui direi che non è il caso. Io non so se il collega Aloisi ha riflettuto sul fatto che, per capire una realtà, bisogna comunque esserci dentro e che quattro anni sono comunque il minimo per capire in che tipo di comunità si vuole operare.

Io credo, però, che si possano dire due cose, di fronte a questa specie di piccolo e dozzinale ricattino morale che qualcuno ha cercato di fare a quelle che sono state chiamate "le forze politiche nazionali". "Nazionali" è già un'invenzione, "la nazione italiana" è un'invenzione dei libri di fantascienza. Esiste invece lo Stato italiano: noi tutti ne facciamo parte, lo rispettiamo, perché noi rispettiamo le leggi dello Stato italiano, anche quelle che riguardano il Südtirol; ma esistono poi i vari popoli e le varie nazioni che compongono lo Stato italiano.

Lunedì, a Torino, su questo tema c'è stato un'interessante manifestazione o riunione, nel corso della quale il Presidente Rollandin ha fatto un intervento estremamente preciso, che tra l'altro è stato accolto con grande interesse da interlocutori che per la prima volta sentivano parlare in termini puntuali di federalismo, di regioni che finalmente cominciano a proiettarsi in una dimensione diversa rispetto a quel centralismo che continuiamo a subire. Ebbene, parlare di partiti nazionali è un'astrazione inaccettabile; ci sono i partiti con la "i" e ci sono i partiti ed i movimenti senza la "i": sono tutti legittimi e sono tutti legittimati ad operare.

Qui ho sentito presentare un partito, che ha l'adesione di oltre il 90% della popolazione di lingua tedesca, in termini antitaliani: la Sü dtiroler Volkspartei antitaliana, quando invece è un elemento di equilibrio e di convivenza tra i gruppi etnici diversi del Sudtirolo! Se non ci fosse la Sü dtiroler Volkspartei, che fa un’opera di mediazione e di intelligente governo, si sarebbe già arrivati alla guerra civile, perché la prevaricazione di certa gente che vuole comandare in casa d'altri non ha più limiti, perché il tentativo di allargarsi in casa d'altri non ha più limiti e, se non ci fosse la Sü dtiroler Volkspartei, che fa un'opera di mediazione intelligente, si sarebbe già arrivati alle barricate. Invece qui ho sentito presentare la Sü dtiroler Volkspartei in termini assolutamente inaccettabili.

E poi, rispetto a quelli che indebitamente vengono chiamati "partiti nazionali", ma che sono soltanto partiti diffusi su tutto il territorio della Repubblica, ho sentito dire: "Se voi qui non appoggiate questa mozione propagandistica e senza gambe del MSI-Destra Nazionale, noi andremo a Bolzano a dire che voi non siete coerenti".

Ai movimenti ed ai partiti presenti nel Consiglio regionale della Valle d'Aosta invece io dico: "Se vi accodate alle iniziative propagandistiche di un movimento antiautonomistico, come il M.S.I., andrò io a dire in Valle d'Aosta che vi siete prestati all'ennesima manovra antiautonomistica, perché vi siete accodati all'ennesimo tentativo di cambiare le carte in tavola, di fare il gioco delle tre carte (ma qui non siamo a Napoli) e vi siete prestati al solito tentativo di andare contro le peculiarità delle autonomie".

Allora, all'elettorato comunista della Valle d'Aosta, al quale il PCI va a raccontare di essere autonomista e federalista, andremo a spiegare che i suoi rappresentanti si sono accodati ad un'iniziativa antiautonomistica dei fascisti; ed all'elettorato democristiano andremo a spiegare che i suoi rappresentanti si sono accodati all'ennesimo tentativo antiautonomista dei fascisti.

Valutino poi i partiti se ritengono più lineare accodarsi ad un'iniziativa propagandistica senza gambe, oppure rispettare quello che avevano promesso ai loro elettori, sia al momento delle elezioni sia al momento della formazione della maggioranza, di rispettare le autonomie.

L'ultima considerazione telegrafica che mi sento di fare è che volere di nuovo, a 70 anni da quella, che perfino il Santo Padre definì a suo tempo, "inutile strage", cioè l'invasione di popolazioni che non erano e non sono di lingua italiana, che non erano e non sono assolutamente legate a schemi mediterranei, a quell'invasione violenta, fatta in modo proditorio, perché a suo tempo l'Italia violò gli accordi con gli alleati... `

ALOISI (fuori microfono):Signor Presidente, lo interrompa...

GREMMO (UAP):...l'Italia violò...

ALOISI (fuori microfono):Questa è una provocazione a tutta l'Italia! Non è accettabile..

GREMMO (UAP):Eh, a tutta l'Italia! Al mondo, al mondo! Questa è una provocazione al mondo, anche a Marte!...

ALOISI (fuori microfono): ...a richiamare il Consigliere Gremmo ed a ritrattare tutte queste idiozie!

GREMMO (UAP):Presidente, io non voglio essere insultato! Io non voglio essere insultato! Io non voglio essere insultato dai fascisti! Io non voglio essere insultato da lei! (Rivolgendosi al Consigliere Aloisi) Lei vada con questi metodi in Calabria! Lei questi metodi li adopera in Calabria! Lei non può insultare un Consigliere regionale, perché la Valle d'Aosta è Europa! Lei non può insultare nessuno! Ha capito?

ALOISI (fuori microfono):Ha offeso la dignità di tutti gli italiani...! Signor Presidente

PRESIDENTE:Sì, ma se non mi lasciate parlare ...

GREMMO (UAP): Io ho ancora diritto, signor Presidente...

DOLCHI (Vicepresidente del Consiglio):Sì, un attimo. Visto che questo dibattito finisce per essere un duetto, vi pregherei entrambi di mantenere il discorso su termini accettabili. Pregherei il Consigliere Aloisi di non esprimersi in modo non consono a quest’aula.

Il giudizio del Consigliere Gremmo è un giudizio storico, è un giudizio che è stato dibattuto per anni ed anni ed è stato oggetto di libri e di ricerche sulla validità del sacrificio, che nessuno disconosce, delle popolazioni nella guerra del 1915-18. La sua opinione non è un insulto al popolo italiano, né un insulto al Paese: è una considerazione che è avallata, discussa e controversa a livello di storici, di politici e di quanti si sono interessati ed hanno approfondito questo tema.

Io non credo che possa essere preso come un insulto al Paese, ma è il riconoscimento di una guerra che ha distrutto intere popolazioni, che ha comportato 600.000 morti e che ha le sue origini non sempre nell'irredentismo, che è stato più volte sbandierato, ma in altri interessi di quell'Europa del 1914 - non voglio fare una lezione di storia - che hanno portato a quel grande conflitto.

Raccomanderei al Consigliere Gremmo di non lasciarsi trasportare dalla foga ed a tutti e due i Consiglieri di mantenere quel comportamento che ci vuole in un dibattito che, in questo Consiglio, è sempre stato improntato alla massima correttezza e civiltà.

Ha chiesto la parola il Consigliere Gremmo; ne ha facoltà.

GREMMO (UAP): Signor Presidente, la ringrazio. Lei ha avuto delle nobili parole e gliene sono profondamente grato, anche a titolo personale. Non solo lei ha ottimamente rammentato al Consigliere Aloisi quello che è appunto un dibattito estremamente ampio ed articolato, e di questo gliene sono grato, ma credo che lei abbia puntualizzato come si abbia ancora diritto ad esprimere delle opinioni senza essere sempre villaneggiati. Qui non siamo in Place Chanoux. Non vorrei ricordare qui che, in Place Chanoux, già durante i comizi elettorali, c'era qualcuno che veniva a cercare la provocazione. Ritengo opportuno, invece, mantenere qui un minimo di rispetto anche per le opinioni degli altri.

Io non condivido l'opinione che è espressa in questo documento, dove credo che ci sia molta fantasia e molta speculazione, però credo di avere ancora il diritto di argomentare, come io cerco sempre di fare, le opinioni diffuse su degli avvenimenti.

La ringrazio signor Presidente di aver detto che non è assolutamente in gioco - e qui mi rivolgo di nuovo al Consigliere Aloisi - l'onore di nessuno. Io ho giurato - e continuo ad essere fiero di averlo fatto - fedeltà allo Stato ed alle sue istituzioni. Io rispetto tutti i popoli che compongono lo Stato italiano, la Repubblica italiana: nessuno deve sentirsi minimamente toccato dal fatto che si vadano a rivedere dei periodi storici controversi. Ci mancherebbe poi ancora che non possiamo dire che avere mandato 650.000 poveri innocenti a farsi ammazzare per conquistare pochi metri di montagna, sia stata chissà quale vittoria o chissà quale impresa! Noi dobbiamo poter dire che sono stati sacrifici immensi, che la povera gente ha pagato e che, tra l'altro, nella gran parte non capiva e non voleva.

Io ho ricordato il Santo Padre, ma potrei ricordare tutta l'esperienza storica del movimento operaio socialista, che fortunatamente metteva in guardia contro il pericolo di andare, poveri contro poveri, a farsi scannare.

Signor Presidente, ha ragione di dire che non è questa la sede per fare degli excursus storici, ma è questa la sede per dire che, nel momento in cui andiamo a studiare di capire quale Europa vogliamo, perché questo è il punto, forse proprio nel momento in cui noi diciamo e continuiamo a dire che l'Europa deve essere l'Europa dei popoli, l'Europa rispettosa delle varie identità e del pluralismo, noi non vogliamo avere un'Europa che parli tutta in dialetto napoletano: noi vogliamo un'Europa in cui i napoletani parlino a Napoli in napoletano, dove in Calabria si parli in calabrese, dove in Val d'Aosta se possibile si parli molto di più in francese ed in franco-provenzale, dove la gente del Sudtirolo, che anche giuridicamente ha conquistato il diritto di vedere tutelata la sua identità, non venga tutte le volte, e sempre per ragioni propagandistiche ed estranee alla realtà locale, villaneggiata e messa in forse nella sua identità.

Noi andiamo verso un'Europa che non potrà essere solida se non darà ad ogni popolo la certezza di starci dentro come vuole, la certezza di starci dentro libero, la certezza di stare in un'Europa libera, dove nessuno possa prevaricare in casa d'altri. Questo è il concetto di fondo, perché è finito il mito dell'Europa che doveva essere unica perché arrivavano gli stivali di qualcuno. L'idea che aveva qualcuno, per cui si faceva l'unità europea perché arrivavano gli stivali a calpestare la terra d'altri, è passata ed è passata proprio perché c'è stata la Resistenza ed è passata perché c'è stato il grande movimento popolare dell'antifascismo, che ha fatto in maniera che si affermasse il diritto alla diversità, il diritto ad ogni popolo ad essere se stesso, il diritto di fare delle leggi anche sulla base delle tradizioni e delle identità locali.

Se qualcuno ha la nostalgia degli stivali, se qualcuno ha la nostalgia dei pennacchi, se qualcuno ha la nostalgia del "tutti livellati e tutti automi", secondo me non è allineato all'idea d'Europa che si sta affermando, perché un'Europa di stivali, un'Europa di fanfare...

Io sono stato a Bozen a vedere quella cosa incredibile che è il cosiddetto monumento alla vittoria, dove ci sono ancora i fasci littori! Io sono stato a Bozen a vedere gli uffici finanziari, dove c'è ancora adesso il monumento a Mussolini, che, dopo 40 anni, nessuno ha ancora pensato di andare a togliere! Queste sono delle cose che alla gente del Sudtirolo bruciano dentro, perché quella gente ha avuto un'immagine solo negativa dell'Italia, perché l'ha vista soltanto in quei termini.

Allora io dico: cominciamo a togliere il monumento a Mussolini sul frontone degli uffici finanziari di Bozen, e non queste disposizioni; facciamo una mozione, perché siamo stufi di sentire soltanto retorica "patriottarda" nel Südtirol, e allora sì che diamo un contributo alla convivenza! Facciamo in modo che le lupe rimangano da altre parti e non vadano sempre a troneggiare in casa d'altri!

PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.

MAFRICA (PCI):Il Trentino ed il Sudtirolo non rappresentano per noi né un modello istituzionale, né un modello politico. In quella Regione ed in quella Provincia esistono sicuramente dei problemi di convivenza civile, che sono stati più volte riportati dalla cronaca. Esistono dei problemi che anche dal punto di vista politico hanno provocato effetti che noi non riteniamo positivi: non ci pare che lo strapotere della Volkspartei da una parte e la reazione del voto al MSI dall'altra siano cose da prendere a modello per la nostra Regione. Sicuramente, quindi, riteniamo che tocchi agli abitanti ed ai politici del Sudtirolo e del Trentino risolvere quei problemi.

Noi abbiamo fiducia nella gente e nella capacità della gente di risolvere i problemi e quindi crediamo che il raccordo tra le province autonome del Sudtirolo e di Trento, tra il Trentino e lo Stato italiano, sia la strada migliore per risolvere quei problemi. Non tocca a noi intervenire in questo caso. Proprio perché siamo fieri dell'autonomia di questa Valle, non tocca a noi insegnare ad altri come risolvere i loro problemi.

Noi quindi, come comunisti valdostani, non abbiamo nessuna difficoltà ad avere una nostra posizione; Occhetto farà la sua parte in Parlamento, per ciò che riguarda lo Stato; Galletti, che è segretario regionale comunista del Trentino, vedrà come risolvere i problemi del Trentino. Noi non intendiamo esprimerci su questa mozione, perché riteniamo che non abbia a che fare con il nostro possibile intervento; ma soprattutto non intendiamo accodarci al ricatto del Consigliere Aloisi o del Consigliere Gremmo in merito al votare o meno, e non intendiamo entrare in questa polemica, per noi inutile, che in alcuni momenti è anche degenerata, tra rappresentanti del vecchio razzismo della purezza della razza e rappresentanti del nuovo razzismo che, anche in questa occasione, hanno avuto modo di esprimere concetti e giudizi che sicuramente non sono condivisi dal Consiglio.

Non volendoci accodare a nessuno, noi non parteciperemo alla votazione di questa mozione.

PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Milanesio; ne ha facoltà.

MILANESIO (PSI):Sarò brevissimo anche perché mi sembra che in un Consiglio dove solitamente, almeno a detta degli osservatori e della stampa, non succede mai niente di clamoroso, questa mattina c'è stata quantomeno una bella sceneggiata.

Mi è parso che da un lato ci sia stata un'illustrazione, se non provocatoria, quantomeno discutibile di una posizione che è tipica del MSI, che non ne ha mai fatto mistero su nessuna delle piazze in cui si è presentato nel corso delle ultime competizioni elettorali. Questa illustrazione è stata anche quantomeno intimidatoria, perché ha fatto appello al patriottismo di partito che dovrebbe albergare in ciascuno di noi che apparteniamo ai cosiddetti partiti nazionali.

Ora noi un certo patriottismo di partito certamente ce l'abbiamo, ma non in misura tale da farci sconfinare in quel tipo di comportamento che vorrebbe i rappresentanti del P.S.I. della Valle d'Aosta allineati su presunte posizioni che sarebbero state assunte non so come, né dove e perché, da nostri esponenti, anche autorevolissimi, a livello nazionale.

Anche se non da sempre, certamente però da un bel po' di tempo, noi rivendichiamo una nostra autonomia di giudizio, sia in ordine a vicende delicate, come questa, che oltretutto poi non si riferisce alla nostra Regione ed al Consiglio regionale, e rivendichiamo anche in altri casi autonomia di giudizio addirittura sulle scelte che il partito può fare a livello nazionale in ordine a problemi nazionali.

Se è vero che il razzismo è il socialismo degli sciocchi, come qualcuno ha ricordato questa mattina, noi ci sentiamo di dire che certamente il socialismo non è il razzismo dei demagoghi.

Quindi, per quello che autonomamente ci riguarda, senza nessuna imbeccata e senza dover sentire le sirene minacciose da una parte e dall'altra, noi non siamo assolutamente per esprimere un voto favorevole a questa mozione: noi siamo per respingerla, perché, e questo è importante secondo me, si tratta di una mozione che vuole impegnare il Consiglio regionale ad occuparsi di problemi che non lo riguardano e che, semmai, riguardano un contenzioso aperto da moltissimi anni, tra la Provincia autonoma di Bolzano (che possiamo chiamare Alto Adige o Südtiroler, secondo i punti di vista) ed il Governo o lo Stato italiano. Questo contenzioso è ancora aperto ed ha lasciato e lascia certamente delle zone d'ombra, dove non crediamo che tutto vada per il meglio, ma dove, per quel che ci riguarda, noi non possiamo che rispettare le posizioni che autonomamente le forze politiche, che vengono elette dalle popolazioni locali, esprimono a loro volta; e poi, se ci sarà chiesta un'opinione, la esprimeremo al Governo italiano attraverso i nostri parlamentari e attraverso le forme consentite in questi casi.

Poiché mi pare che la mozione sia un'indebita intromissione negli affari di un'altra regione, io credo che il nostro Consiglio debba dichiararsi non competente ad intervenire sull'argomento con una presa di posizione politica. Aggiungo, poi, che personalmente non condivido nel merito le richieste che vengono avanzate dal Consigliere Aloisi.

Nel dichiarare che noi del PSI non ci sentiamo sotto lo schiaffo di nessuno, voteremo autonomamente ed in piena coscienza contro questa mozione, per le ragioni che ho appena ricordato.

PRESIDENTE:Ha chiesto la parola Consigliere Louvin; ne ha facoltà.

LOUVIN (UV):Nous aussi, en tant que Union Valdôtaine, sentons le devoir d'exprimer quelques considérations à ce sujet, tout en étant assez loin des polémiques qui ont éclaté ce matin dans cette salle.

Nous exprimons un avis objectif parce que nous - en tant que Mouvement. même à différents niveaux - nous ne vivons pas de contradictions internes sur ces questions; nous avons une grande sensibilité face au problème de la défense des ethnies et des cultures minoritaires et c'est la raison pour laquelle aujourd'hui nous dirons deux mots au sujet de la motion qui a été présentée par le Conseiller Aloisi.

D'abord, la question évoquée dans cette motion est extrêmement complexe pour en faire un instrument d'une polémique qui nous parait tout à fait artificielle. La proportion ethnique établie pour les administrations publiques au Tyrol du Sud (ou en Haut-Adige si vous préférez) est sans doute un mécanisme qui a soulevé des contestations, mais c'est également le fruit d'un compromis, d'une médiation difficile qui a été rejointe après de longues années; une médiation qui a permis le déblocage d'une situation indiscutablement difficile qui s'était créée à l'intérieur de cette Région, de cette Province autonome de Bolzano.

Je ne saurais dire, et je crois que personne ici ne pourrait dire, s'il s'agit de la meilleure solution pour résoudre les problèmes de cette Région: il y a, d'un côté, évidemment, l'exigence de protéger, d'assurer le plus grand respect des trois ethnies présentes dans la province (les communautés italienne, allemande et ladine), mais, de l'autre côté, il s'agit de l'exigence d'équilibrer à nouveau les présences des trois groupes dans l'administration publique où, pendant de longues années, pendant toute la période fasciste, les citoyens de langue allemande et ladine étaient constamment exclus de la participation à l'administration.

Il s'agit maintenant, dans cette Région, de vivre une phase de transition qui permette un certain équilibre entre les trois groupes à l'intérieur de l'administration.

La situation est donc compliquée; elle est différente de la nôtre à plusieurs égards et je crois que nous devrons surtout respecter l'effort qui a été fait de tous côtés (au niveau politique, mais aussi social) pour rejoindre des solutions paisibles qui permettent de dépasser toute forme d'extrémisme et de discrimination.

Je voudrais faire une réflexion supplémentaire sur le deuxième point de la motion, point qui concerne la question de la résidence dans la province pour le droit électoral actif. On a employé à ce sujet des termes extrêmement forts de discrimination et d'apartheid, en oubliant peut-être qu'une disposition semblable, du moins en ce qui est du principe, est établie dans notre propre Statut, qui prévoit la nécessité d'une certaine période de résidence pour exercer ce même droit électoral.

Je crois donc que nous ne pourrions intervenir sur cette question, suivant l'opinion du Conseiller Aloisi, sans démentir un principe qui est contenu dans notre Statut et dont notre Mouvement souhaite voir l'application dans la future loi électorale qui sera votée par ce Conseil.

En conclusion, nous souhaitons que les affaires des Sudtyroliens puissent être résolues paisiblement par leur propre communauté, car nous croyons qu’ils sont très capables et habiles. Nous respectons la volonté des représentants de cette communauté et c'est la raison pour laquelle aujourd’hui nous nous abstiendrons sur la motion proposée par le Conseiller Aloisi.

PRESIDENTE:Le Président du Gouvernement régional a demandé à prendre la parole; il y a droit.

ROLLANDIN (UV):La proposition présentée par le Conseiller Aloisi a déjà été l’objet de différentes observations à propos de la possibilité de discuter le mérite d'un statut et de certaines règles appartenant à une communauté qui a vu reconnaître des possibilités face à certains passages historiques qui ont déjà été rappelés.

Après 40 ans de statut, nous mêmes avons décidé de faire un examen et de soumettre à l'attention, avant tout des forces politiques et ensuite de celles sociales et économiques, les possibilités d'améliorer, de modifier notre Statut dans le sens de l'autonomie, en reconnaissant toujours valides ses bases historiques, et de faire un effort pour mieux placer notre opportunité législative dans une période où tout se modifie.

Il y a eu un débat, même à niveau international, sur ce qui est du futur de l'Alto Adige face à l'Europe et je crois que les réponses ont été différentes; il s'agit d'examiner la possibilité de sauvegarder le droit de certaines populations de se reconnaître dans certaines règles et de pouvoir s’épanouir sans rien enlever aux autres, mais, au contraire, en prévoyant de donner aux autres leur expérience et leur système de vie face à une évolution qui est sous les yeux de tout le monde.

Je pense que ces deux appréciations sont indispensables pour mieux comprendre le choix de ne pas accepter cette indication au-delà des évaluations de mérite. En effet, il faut dire que pas seulement les régions à statut spécial, mais aussi celles à statut ordinaire, sont en train de soulever le problème de leur possibilité et capacité de vivre, de légiférer et de soumettre certains problèmes à l'attention des communautés locales; je pense que face à ces thèmes il est indispensable de soulever la question des rapports entre les régions et le Gouvernement et celui-ci est un thème que nous avons jugé opportun de discuter pendant cette législature. Dans ce sens je crois que dans toutes les régions, au-delà du fait d'appartenir à un parti ou à un autre, cette question a été posée avec force et on a demandé d'avoir une capacité politique et administrative qui puisse dépasser largement ce qui est aujourd'hui dans les différents statuts. L'expérience des régions à statut ordinaire pendant vingt ans a déjà donné un premier résultat, celui d'arriver à dire que les instruments ne sont plus suffisants.

Et alors, au lieu de revoir en négatif certaines possibilités qui remontent à des lois constitutionnelles, je crois qu'il serait mieux faire une analyse sur ce qui se passe en Vallée d'Aoste et sur nos exigences et respecter ce qui se passe ailleurs. Respecter ne signifie pas méconnaître ou refuser de discuter: respecter signifie comprendre les raisons des autres. On ne demande rien d'autre. Alors, à M. Aloisi, qui disait qu'on devrait intervenir "pour faire valoir l'autorité et le prestige de l'Etat", je répondrais: "Attention, le prestige de l'Etat serait encore plus grand s'il avait la possibilité de décentraliser de plus en plus son autorité aux régions, tout en prévoyant, bien sûr, un contrôle et la coordination des activités régionales; au fond, il s'agirait du même type de rapport qui se passe entre régions et communes.".

Donc, pour toutes ces raisons et pour le fait que nous sommes convaincus que s’il y a des modifications la population devra être consultée sur ses opinions, on s'abstiendra de cette votation.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Aloisi; ne ha facoltà.

ALOISI (MSI):Prima di iniziare la replica, vorrei chiedere scusa al Presidente del Consiglio ed ai colleghi Consiglieri per essermi lasciato prendere dalla provocazione che mi è stata fatta; avrei dovuto mantenere i nervi un po' più saldi. Prometto, comunque, che non si ripeterà più una cosa del genere, perché ho capito che a qualcuno serve la provocazione per cercare di emergere nell'attività politica, specie su queste questioni, mentre è completamente assente in tutto il resto che può interessare la nostra realtà.

Fatta questa doverosa premessa, vorrei brevemente rispondere alle osservazioni che sono state avanzate dalle altre forze politiche.

Posso capire l'imbarazzo dell'Union Valdôtaine e la posizione di questo Movimento regionalista che segue a distanza l'indirizzo strategico del concetto di autonomia, che noi definiamo "esasperato"; e quindi le sue osservazioni possono anche essere comprensibili.

Non condivido però quello che ha detto il Presidente della Giunta, quando ha ricordato che bisogna capire le ragioni degli altri: certamente bisogna capire le ragioni degli altri, ma occorre soprattutto cercare di capire anche le nostre ragioni.

Voglio ricordare a me stesso ed a voi tutti che l'Italia è una Nazione dove sono comprese varie regioni, tra le quali la Valle d'Aosta il Trentino Alto Adige, il Friuli Venezia Giulia..., e quindi tutti noi facciamo parte di un solo Stato nazionale.

Proprio per contrastare le accuse che mi sono state mosse con l'addebito di voler strumentalizzare questa questione, mentre ciò non era vero, farò solamente alcune brevissime osservazioni. Nel Trentino Alto Adige esiste una situazione particolare: gli italiani di lingua tedesca e gli italiani di lingua italiana sono separati nelle scuole, nei cimiteri, nei posti di lavoro... Questo che cos'è? Mi rivolgo al collega del PSI, che ha dichiarato di votare contro questa mozione, mentre il Presidente del suo stesso partito, l'on. Bettino Craxi, ha dichiarato a Bolzano che vuole abrogare queste leggi. E' forse questa una strumentalizzazione del MSI? Avere nella nostra Italia e nelle nostre regioni cimiteri separati, bambini che vanno a scuola separati, abitazioni separate, lavoro separato e, quando c'è da assumere del personale, non si guarda la capacità o la professionalità, ma su quattro assunzioni si assumono tre tedeschi ed un italiano... E voi avete forse il coraggio di dire che questa è una strumentalizzazione da parte del MSI?

Quante volte avete parlato in questa aula dei problemi dell'apartheid del Sud Africa, di negri discriminati dai bianchi! Abbiamo votato tutti gli ordini del giorno contro quella forma di discriminazione razziale; eravamo tutti d'accordo! Qui, invece, per voi non esiste apartheid, perché questa è una strumentalizzazione del MSI; però a Bolzano gli stessi partiti dicono esattamente il contrario!

Non voglio dilungarmi oltre, perché tanto con colui che vuole fare il sordo non ci si può comprendere. Probabilmente in quest'aula le varie forze politiche non hanno libertà di analisi e di decisione. Devo dichiarare, e purtroppo io ne sono convinto, che varie forze politiche, soprattutto quelle nazionali, hanno una forma di sudditanza nei confronti di certi Movimenti regionalistici, per cui assumono certe posizioni per cattivarsene la simpatia, visto che detengono il potere. Da qui ne discende allora la strumentalizzazione del MSI e tutte queste cose assurde che dimostrano concretamente che si ha solamente la volontà di fare quello che ha fatto Ponzio Pilato: ci si lava le mani, tanto sono problemi che non riguardano la Valle d'Aosta, ma il Trentino Alto Adige, per cui non ce ne frega niente. Però, quando si parla del Sud Africa, del Nicaragua e delle altre nazioni che sono fuori dalla realtà nazionale, allora interessa a tutti quanti; invece questo problema nazionale non interessa a nessuno. Prendo atto di questa vostra posizione.

Per carità! Non volevo assolutamente strumentalizzare il problema, perché questa è un'azione politica che facciamo in tutti i Consigli regionali: l'abbiamo fatta anche in Puglia. In tanti Consigli regionali è passata all'unanimità, in altri c'è stata l'astensione del PCI o di altre forze politiche. Qui mi sarei aspettato l'astensione dell'Union Valdôtaine, ma non certamente questo atteggiamento così sfuggente, alla Ponzio Pilato, dei partiti nazionali qui presenti, e ne prendo atto con rammarico.

E' vero quello che ha detto il Consigliere Milanesio: sarà mio dovere chiedere la verbalizzazione di questo dibattito, per mandare il tutto al mio collega Pietro Mittolo di Bolzano, affinché egli possa dimostrare agli italiani di Bolzano e del Trentino qual è stato l'atteggiamento di certe forze politiche, che in campo nazionale dicono una cosa, mentre a livello regionale dicono esattamente il contrario, con atteggiamenti talmente equivoci da confondere la gente. Bisogna essere coerenti con se stessi: se si ha un atteggiamento politico e se si assume una certa posizione, questa deve valere comunque in tutto l'ambito nazionale. Non è ammissibile che il Segretario di un partito dica una cosa e che un altro dica: "A me non frega niente di quello che ha detto lui".

Per carità! Ognuno è libero di scegliere quello che vuole, però su questi concetti di discriminazione, di apartheid, dove - e lo ripeto - cittadini di lingua italiana sono emarginati e ghettizzati, ci si sarebbe dovuta attendere perlomeno una presa di coscienza, specie dai rappresentanti dei partiti nazionali.

PRESIDENTE:Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il Consigliere Gremmo; ne ha facoltà.

GREMMO (UAP):Il collega Aloisi ha ragione solo nel fatto che il MSI parla allo stesso modo sia dans la Vallée d'Aoste che nel Sûdtirol.

Due anni fa io ho partecipato ad un convegno sulla toponomastica, organizzato dall'Istituto di cultura sudtirolese. Dopo il mio intervento, in cui ricordavo come in Valle d'Aosta il fascismo aveva italianizzato in modo vergognoso alcuni toponimi, come ad esempio "Cormaiore", scendendo dalla tribuna venni fermato da un signore grande e grosso che si mise ad insultarmi. Mi dissero che era il Consigliere regionale del MSI. E' vero quindi che il MSI parla allo stesso modo, cioè con gli insulti, sia là che qua. Bisogna prenderne atto: ognuno ha la politica che più gli compete.

Fatto salvo questo e la piccola riflessione che non vorrei che l'obiezione sui cimiteri separati, tutta da dimostrare, rivelasse magari una nostalgia per fosse comuni, che non condivido, debbo dire che ho apprezzato molto invece il collega Milanesio, che ha fatto un discorso serio, pur nella diversità dei ruoli fra il suo partito e le altre forze politiche, specie quando ha accennato al fatto che è ora di finirla di considerare e di pensare che, perché si è presenti a Roma, bisogna per forza catapultare un’impostazione romana su tutte le cose, a prescindere dalle realtà locali: a Roma si ha una particolare dialettica ed un particolare tipo di rapporti, mentre nelle realtà locali ce ne sono altri.

Ricordava bene il Presidente prima che ormai questo dibattito e questa discussione travalica le Regioni a statuto speciale per arrivare a quelle a statuto ordinario, dove ci si rende sempre più conto che si subiscono dei rapporti di sudditanza rispetto al potere centrale, che vanno contro gli interessi di tutti. Allora cominciamo veramente, ed ha fatto bene il Presidente a richiamare unitariamente il Consiglio in questo senso, a ragionare in termini di autonomia, mettendo al primo posto quei principi di autogoverno e di federalismo che ormai sono l'unica strada per uscire dal baratro, dove invece la burocratizzazione, la centralizzazione e certe norme continuano a portare.

Per entrare nel merito del Sudtirolo, io continuo a pensare che la ragione possa essere benissimo data a tutti ed a nessuno, ma le eredità storiche negative continuano a pesare. Ha ragione il Consigliere Mafrica quando dice: "Certo la soluzione dovrà venire da altre parti e da altre cose". I miei amici della Südtiroler (Heimatbund), che non sono la Südtiroler Volkspartei, sostengono addirittura che l'unica soluzione sarebbe uno Stato libero del Sudtirolo: è un'ipotesi ed una possibilità.

In questo crogiolo di Europa che si va a costruire, perché non pensare e non ipotizzare, non solo per il Südtirol, che le Regioni e le minoranze etniche e linguistiche possano avere dei poteri? Esiste ormai una lunga teoria, a livello di pensiero federalista, sulle sovranità sfumate, nel senso che lo Stato più va verso la periferia geografica e più concede poteri, perché questi poteri devono essere calibrati meglio dalle Regioni di frontiera con le Regioni d'oltralpe.

Io continuo a pensare che sia la cosa più sbagliata di questo mondo considerare il confine dello Stato come un confine naturale, linguistico ed etnico. Non c'è niente da fare: chiunque di noi va in Savoia, si sente a casa; ma se va ad Avellino francamente non si sente a casa, anche se ad Avellino, quando il ritmo stagionale non viene alterato, c'è più sole che in Valle d'Aosta. Queste cose quindi hanno un peso e devono averlo anche a livello giuridico.

A me spiace che si voglia pensare che, perché uno esprime la propria opinione su cose in cui crede, possa essere accusato di strumentalizzazione. Io posso stare zitto sempre, ma francamente non quando si vanno a toccare una serie di cose e dei principi, che non è vero che non riguardano la Valle d'Aosta (ne parleremo dopo in occasione di una interessantissima mozione presentata da altri, dove si cerca di buttare qua dentro qualunque cosa, per fare del polverone contro chi, senza entrare nel merito, comunque crede nell'autonomia). Se uno crede in queste cose, quando può, quando ha la forza ed i voti, che, può piacere o non piacere, comunque gli concedono di poter esprimere con un minimo di forza la sua opinione, la esprime. Può esprimerla un rappresentante del MSI, evidentemente possono esprimerla anche degli altri.

Detto questo, dichiaro che il mio voto sarà contrario e ringrazio il collega del PSI che ha già dichiarato di votare contro. Io credo che il Consiglio regionale della Valle d'Aosta difenda la sua autonomia quando, comunque sia, difende l'autonomia degli altri.

PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Milanesio; ne ha facoltà.

MILANESIO (PSI):Ho chiesto la parola anche per replicare ad alcune affermazioni del Consigliere Aloisi che, però, non c'è; penso ad ogni buon conto che le mie dichiarazioni rimarranno a verbale.

Intanto noi rivendichiamo la nostra autonomia di decisione, in questo come in altri casi, perché questa mozione vuol far sì che il Consiglio della Regione autonoma Valle d'Aosta si pronunci su di una questione nella quale esso non è parte. Per meglio intenderci posso dire che, al massimo, le parti potrebbero essere la Provincia di Bolzano ed il Governo nazionale: scusatemi, ma che cosa ci stiamo a fare noi in questo tipo di discorso?

Il Consigliere Aloisi obietta: "Ma voi votate ordini del giorno sulle questioni internazionali...". Attenzione: lì, in definitiva, noi prendiamo delle posizioni ed assumiamo degli indirizzi che in qualche modo possono essere recepiti da chi è titolare della politica estera; ci rivolgiamo cioè ad un'entità che ha dei rapporti con degli Stati diversi dallo Stato italiano. Credo che noi non proveremmo nessun piacere, nessun godimento se altre Regioni, ancorché a statuto speciale, venissero ad occuparsi delle questioni che riguardano la Valle d'Aosta.

Faccio un esempio: prima o poi dovremo discutere la legge elettorale, perché ci è stata data una specifica competenza in materia. Ora, io non gradirei per niente che il Consiglio regionale del Trentino Alto Adige, o il Consiglio provinciale di Bolzano, venisse a dirci come dobbiamo decidere sulla legge elettorale. Questa non è solo una questione di fair play, ma direi proprio che è una questione di fondo, cioè è una questione fondamentale.

Non è vero, inoltre, che noi assumiamo questa posizione per compiacere i potenti alleati dell'Union Valdôtaine: in altra circostanza, su un ordine del giorno presentato da alcuni Consiglieri dell'Union Valdôtaine e che riguardava delle questioni sulle quali s'era svolta una discussione senz'altro più serena di quella di oggi, anche se non sempre pertinente, noi ci siamo astenuti. Per esempio, noi abbiamo ritenuto che un certo articolo del Codice Penale, del quale si chiedeva l'abrogazione, fosse da mantenere, ed infatti ci siamo astenuti su tutto l'ordine del giorno che era stato presentato.

Noi non siamo favorevoli alla "gabbia etnica", anche perché cristallizza una situazione e ne impedisce l'evoluzione; ma da lì ad approvare un ordine del giorno che ha un chiaro significato politico ce ne corre. Con questo però io non impedisco a te, Consigliere Aloisi, di fare politica. Tu sei un Consigliere del MSI e porti avanti la tua politica. Io però non mi sento di essere funzionale a questo tipo di discorso, perché, pur avendo dei dubbi sulla "gabbia etnica", non la vedo nei termini in cui la vedi tu.

Occorre precisare inoltre che la questione dei quattro anni di residenza per esercitare il diritto al voto è prevista in una di quelle norme che gli altoatesini si sono date, d'intesa con lo Stato. Per quello che mi riguarda, quindi, se non decidono loro di cambiarla e se non ci sarà una trattativa, non vedo perché debba essere io ad andarci a ficcare il becco.

E' per queste ragioni, e non per fare uno sfregio al Consigliere Aloisi, che noi votiamo contro la mozione, proprio perché non riteniamo che il suo significato possa essere accolto. L'astensione potrebbe essere intesa quasi come una benevola considerazione, mentre noi, specie in questa situazione, non vogliamo che sia così. Tutto qui.

PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Stévenin; ne ha facoltà.

STEVENIN (UV):Je prends la parole pour dire qu'on ne peut pas accepter ce que le Conseiller Milanesio vient de dire: celle que nous allons proclamer n'est pas une abstention bénévole, mais, au contraire, elle est motivée par le fait que nous ne prenons vraiment pas en considération une proposition de ce genre.

Il fallait éclaircir notre position; nous aussi aurions voté contre cette proposition, mai, en réalité, nous ne la considérons du tout et donc celle-ci est la raison pour laquelle on s'abstient, pas celle qu’on est tolérant.

Si dà atto che i Consiglieri del Gruppo comunista Bajocco, Chenuil, Mafrica e Tonino, si assentano dall'aula durante la votazione.

PRESIDENTE:Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione la mozione in oggetto.

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti: 29

Votanti: 5

Favorevoli: 1

Contrari: 4

Astenuti: 24 (Andrione, Beneforti, Bondaz, Dolchi, Faval, Fosson, Lanièce, Lanivi, Lavoyer, Limonet, Louvin, Marcoz, Martin, Mostacchi, Perrin, Riccarand, Rollandin, Rusci, Stévenin, Trione, Vallet, Vesan, Viérin e Voyat)

Il Consiglio non approva