Oggetto del Consiglio n. 260 del 11 gennaio 1989 - Resoconto
OGGETTO N. 260/IX - PROSPETTIVE PRODUTTIVE ED OCCUPAZIONALI DELLA DELTACOGNE DI AOSTA IN RELAZIONE AL DOCUMENTO CEE SUL PIANO FINSIDER (Interpellanza).
PRESIDENTE:Do lettura dell'interpellanza in oggetto, presentata dal Consigliere Riccarand ed iscritta al punto 12 dell'ordine del giorno.
INTERPELLANZA
RICORDATO che nell'ultima riunione del Comitato regionale per i problemi della siderurgia in Valle d'Aosta, svoltasi il 27 ottobre 1988, il Presidente della Giunta e l'Assessore all'Industria avevano annunciato che nel corso del mese di novembre 1988 ci sarebbe stato un incontro con il Presidente dell'IRI, Romano PRODI, per definire il ruolo e la collocazione dello stabilimento DELTACOGNE di Aosta;
EVIDENZIATO che nulla più si è saputo di tale incontro, né delle intenzioni dei vertici dell'IRI in merito agli stabilimenti siderurgici in Valle d'Aosta
RILEVATO che, a quanto affermano gli Organi di stampa, la Comunità Economica Europea avrebbe ipotizzato per lo stabilimento di Aosta due sole soluzioni:
1) cessione dello stabilimento di Aosta ai privati entro il 30 settembre 1989;
2) chiusura definitiva dello stabilimento entro il 31 dicembre 1989;
EVIDENZIATO che non solo occorre sventare la minaccia di chiusura ma che anche la cessione al settore privato avrebbe probabilmente risvolti negativi con una riduzione significativa della produzione e dell’occupazione;
AL FINE di conoscere le informazioni e le intenzioni della Giunta regionale in merito alla situazione che appare sempre più grave;
il sottoscritto Consigliere regionale
INTERPELLA
la Giunta regionale per sapere:
1) se rispondono al vero le notizie riportate dagli organi di stampa in merito a tassative direttive CEE sullo stabilimento DELTACOGNE di Aosta;
2) quali contatti e trattative vi sono state, in questi ultimi mesi, fra la Giunta regionale ed i responsabili dell’IRI;
3) quale è il risultato economico ottenuto negli ultimi due anni (1987 e 1988 dallo stabilimento di Aosta e quali decisioni sono state assunte in merito al nuovo T.A.F. ed alla nuova PRESSA 5000;
4) quali iniziative si intendono assumere per evitare una ulteriore riduzione della produzione e dell’occupazione presso lo stabilimento di Aosta.
PRESIDENTE: Do lettura dell'interpellanza in oggetto, presentata dai Consiglieri Mafrica e Tonino ed iscritta al punto 13 dell'ordine del giorno.
INTERPELLANZA
Secondo recenti notizie di stampa, nel documento sul piano FINSIDER, approvato dalla comunità europea a metà dicembre, vi sarebbero indicazioni perentorie e precise rispetto al destino della DELTACOGNE di Aosta.
Il documento CEE - secondo La Repubblica del 29 dicembre 1988 - chiede che gli impianti di Aosta siano venduti ai privati.
Se questo adempimento non venisse rispettato - sempre secondo La Repubblica - lo stabilimento dovrebbe essere chiuso definitivamente entro il 31 dicembre 1989, a meno che alla Commissione non venga incontrovertibilmente dimostrata la redditività degli impianti in questione.
Poiché le notizie sopra riportate creano giustificate preoccupazioni tra i lavoratori e - se corrispondenti al vero - potrebbero vanificare il faticoso lavoro unitario compiuto dal Comitato per la Siderurgia, i sottoscritti Consiglieri regionali del Gruppo comunista
INTERPELLANO
l'Assessore competente per sapere:
1)quali sono le notizie acquisite dalla Giunta in merito ai contenuti ed alle effettive implicazioni delle decisioni CEE sulla DELTACOGNE di Aosta;
2) quali sono gli intendimenti dell’esecutivo regionale in ordine alle iniziative da prendere per difendere i livelli di occupazione ed il ruolo produttivo dello stabilimento siderurgico aostano.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand; ne ha facoltà.
RICCARAND (NS):Questa interpellanza è stata presentata appena sono uscite sugli organi di stampa le prime notizie relative alla decisione della C.E.E. in merito al piano Finsider. In base a tali notizie, la Commissione C.E.E. avrebbe imposto alla Finsider di vendere al settore privato, entro il 30 settembre 1989, gli impianti della Delta Cogne di Aosta; in alternativa, sarebbe prevista la chiusura dello stesso stabilimento entro la fine del 1989.
Tali notizie sono poi state sostanzialmente confermate dalle informazioni giunte successivamente, tant'è che, come risulta da una lettura dell'articolo 3 della decisione della C.E.E. del 23 dicembre 1988, si impone la vendita ai privati e la chiusura degli impianti della Delta Cogne di Aosta (non è chiaro se ci si riferisca anche allo stabilimento di Verrès) e si lascia soltanto un piccolo spiraglio, in quanto si afferma: "a meno che non venga incontrovertibilmente dimostrata la specifica efficienza economica degli impianti in questione". Si lascia quindi un piccolo spiraglio d'uscita all'alternativa secca, a patto però che venga dimostrata la reale validità economica dello stabilimento.
E' evidente che questa decisione della C.E.E. rappresenta un nuovo e duro colpo al ruolo ed alle prospettive della DeltaCogne di Aosta: invece di entrare nell'ILVA, insieme alle altre aziende che sono ritenute redditizie e che quindi per ora hanno un futuro solido e sicuro, la DeltaCogne rimane per il momento fuori dall'ILVA e viene sostanzialmente sospinta dalla decisione della C.E.E. verso i privati.
A nostro avviso ci sono molti elementi preoccupanti nell'attuale situazione e ne vorrei indicare alcuni.
Intanto, da quanto risulta dal testo che è stato diffuso, le decisioni della C.E.E. sono drastiche e solo difficilmente potranno essere modificate.
Inoltre, in questi giorni abbiamo potuto seguire attraverso gli organi di stampa le forti proteste che ci sono state a Bagnoli, Genova, Torino e Milano nei confronti delle decisioni della C.E.E.. Si tratta evidentemente di situazioni di disagio e di protesta che sono tutte motivate, ma che rischiano di rendere ancora più debole la nostra posizione in un contesto generale in cui c’è una forte pressione da parte di ogni zona, regione o città, per salvaguardare il proprio stabilimento o la propria fetta di stabilimento e per ottenerne l'inserimento nell'ILVA.
Vi è poi la situazione all'interno dello stabilimento di Aosta, che presenta degli aspetti di preoccupazione. Sappiamo tutti che il treno a filo, che doveva essere potenziato, anzi si era parlato addirittura di farne uno completamente nuovo, non è stato ammodernato e rappresenta uno degli elementi di maggiore difficoltà e di intralcio al potenziamento produttivo dell'azienda. Sappiamo che l'impianto di decapaggio è totalmente inadeguato e carente. Sappiamo che la pressa 2500 dovrebbe essere sostituita per poter garantire un certo tipo di produzione.
All'interno dello stabilimento sarebbero quindi necessari degli investimenti superiori ai 100 miliardi per ridare efficienza e reale capacità produttiva allo stabilimento. Sappiamo però anche che questa possibilità di intervento è al momento del tutto problematica, perché ci sono dei vincoli pesanti da parte della C.E.E. e l'azienda potrebbe soltanto ricorrere all'autofinanziamento, cosa impossibile attualmente per la presenza di debiti ed oneri finanziari che risalgono alle gestioni precedenti.
Oltretutto, come affermano la F.L.M. ed il Consiglio di fabbrica in un recente documento, ci sono anche delle preoccupazioni legate alla chiusura dello stabilimento di Sesto San Giovanni alla data del 31 marzo 1989, perché attualmente alcune decine di migliaia di tonnellate dell'acciaio DeltaCogne vengono mandate appunto alla Breda di Sesto San Giovanni per essere laminate, date le carenze di funzionamento del treno a filo. Anche la chiusura dello stabilimento di Sesto San Giovanni, sempreché venga attuata per i tempi previsti, comporterà ulteriori difficoltà rispetto alla DeltaCogne.
Nell'interpellanza noi chiediamo anche di avere dei dati sulla situazione economica della DeltaCogne, nel senso che vogliamo conoscere i reali risultati economici di questi ultimi due anni, perché questo terreno diventa decisivo sia per un ingresso nell'ILVA sia per un'eventuale cessione parziale o totale ai privati. D'altra parte, per il mantenimento dello stabilimento con una sua fisionomia autonoma, diventa decisivo sapere se lo stesso ha fatto dei progressi in termini economici e se è riuscito a fare dei passi in avanti, pervenendo ad una gestione redditizia, al netto evidentemente di oneri finanziari che non possono che aggravarne la situazione complessiva.
Noi abbiamo potuto vedere ed esaminare i risultati del 1987, che non erano stati positivi sia come M.O.L. sia come fatturato, perché si erano discostati, ma in negativo, rispetto alle previsioni iniziali del 1987. Da alcune informazioni che ci sono giunte, sembra che l'andamento del 1988 sia stato migliore, specie in questi ultimi mesi, però bisognerebbe avere in merito dei dati ufficiali e precisi per vedere se può essere effettivamente percorsa la strada dello spiraglio lasciato aperto dalla CEE, relativo al possibile mantenimento dell'azienda nel comparto pubblico, con una sua precisa specializzazione, ma in presenza ovviamente di condizioni di economicità.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.
MAFRICA (PCI):Noi crediamo che si sia giunti ad una fase decisiva per la DeltaCogne, nel senso che quest'anno si presenta la stretta finale di una situazione che ormai si prolunga da un decennio e che è stata affrontata da questo Consiglio regionale con continuità negli ultimi tre anni. La stretta finale, secondo le decisioni della C.E.E., comporta tre possibilità.
Il Consigliere Riccarand diceva che all'articolo 3 è prevista la cessione ai privati o la chiusura dello stabilimento entro la fine dell'anno. Io voglio però ricordare che al primo comma dell'articolo 4 è anche stabilita la data per il trasferimento delle attività e passività della FINSIDER all'ILVA, cioè alla nuova società di gestione dell'acciaio pubblico, entro il 31 marzo 1989.
Ovviamente, l'ipotesi della chiusura dello stabilimento non è neanche da prendere in considerazione da parte di questo Consiglio. Rimangono pertanto le altre due alternative: la possibilità di una trattativa con i privati, oppure (e questa è la soluzione che noi riteniamo di dover sottolineare) occorre compiere il massimo sforzo perché entro il 31 marzo 1989 la DeltaCogne entri a tutti gli effetti nell'ILVA.
In questa fase ci pare che l'eventuale trattativa con i privati sia da contrastare, perché oggi non presenta alcuna garanzia né sul piano occupazionale né sul piano della continuità. Se ci dovessero essere trattative con i privati, queste dovrebbero essere condotte quando l'azienda avesse riacquisito, dal punto di vista economico e finanziario, una sua stabilità ed una sua forza contrattuale.
Rimane aperta perciò soltanto la strada dell'ingresso della Deltacogne nell'ILVA ed in questo senso noi invitiamo la Giunta ad operare negli incontri che ci saranno. La Regione, con il contributo di tutte le forze sindacali e politiche, ha stilato un protocollo d’intesa con l'I.R.I., che prevede un ruolo dell'acciaio speciale, investimenti ed interventi anche dell'Amministrazione regionale, per cui noi crediamo che in questa fase debba essere giocato tutto il peso politico e finanziario della Regione per uscire in modo positivo da questa situazione. Non ci pare di intravedere altre soluzioni.
Comprendiamo che in altre zone del Paese, dove non esisteva la carta del protocollo d'intesa, si sia stati costretti ad agitazioni ed a dure lotte, anche se non sappiamo con quali risultati. A noi sembra che oggi debba essere giocato tutto il peso di questo protocollo e quindi siamo disponibili ad intervenire, per quanto possibile, in tutte le sedi perché in questi tre mesi si superi questo scoglio e si faccia entrare la DeltaCogne nell'ILVA, in modo che solo a quel punto sia possibile esaminare e verificare tutte le altre possibili ipotesi.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola l'Assessore all'Industria, Commercio, Artigianato e Trasporti, Lanivi: ne ha facoltà.
LANIVI (ADP):Prima di dare puntuale risposta alle domande che le due interpellanze hanno posto all’Amministrazione regionale, vorrei fare alcune premesse per ribadire che la Regione ha operato una scelta strategica, cui ha fatto corrispondere azioni coerenti e concrete. Tale scelta, condivisa dal Consiglio regionale, oltre che dalle forze sociali, mirava a far svolgere all'industria un ruolo fondamentale per garantire un equilibrio non solo economico ma anche occupazionale in Valle d'Aosta.
Non sto ad elencare quanto è stato fatto, ma sottolineo che in questa prospettiva, era stato assegnato alla presenza della DeltaCogne un ruolo centrale, per cui dal luglio del 1985, data del primo incontro con il Presidente dell'I.R.I., Prof. Romano Prodi, s'è svolta tutta una serie di incontri e di atti che hanno reso possibile alla realtà industriale della Deltacogne di non trovarsi oggi in una condizione di debolezza.
Aggiungo ancora che il metodo seguito, quello cioè di costituire un Comitato regionale per i problemi della DeltaCogne e della siderurgia pubblica in Valle d'Aosta, che coinvolgesse, oltre a tutte le forze politiche, gli enti locali, i Parlamentari ed i tecnici, ha dato frutti complessivamente positivi, che fanno anche sperare in un esito favorevole di questa situazione.
Con queste premesse intendo dire che mai è venuta meno l'attenzione dell'Amministrazione regionale e che l'Amministrazione non è mai venuta meno all'impegno assunto nei confronti del Comitato, di gestire cioè questo problema come un problema regionale di interesse complessivo per l'intera comunità valdostana e di agire con la massima correttezza nei confronti del Comitato al quale infatti l'Amministrazione regionale ha sempre presentato e col quale ha sempre dibattuto ed esaminato le proposte che via via ha poi sottoposto alle autorità centrali.
Dobbiamo peraltro dare atto alle autorità centrali dell'I.R.I. ed alla sua Presidenza, di aver sempre mantenuto con la Regione Valle d'Aosta dei rapporti estremamente corretti.
Ho detto ciò anche perché oggi è possibile dare notizia, già peraltro anticipata dal Presidente della Giunta, dell'incontro avvenuto ieri con l'Amministratore Delegato dell'ILVA, Gambardella, i Vicedirettori Generali, Noce e Zappa, il Direttore Generale della DeltaCogne, Pancaldi, e con Vittorio Bo, addetto ai rapporti istituzionali.
Vengo ora alla prima parte del mio intervento, che intende fare il punto sui lavori e sulla situazione in atto, nonché fornire indicazioni sulle prospettive future.
Primo. Il gruppo di lavoro, che era stato nominato dal Comitato nel corso della sua ultima riunione del 27 ottobre 1988, ha messo a punto un documento che puntualizza la posizione della Regione in vista dell'incontro con il Presidente dell'I.R.I., che è previsto per il giorno 19 gennaio 1989, mentre per il 17 è convocato il Comitato regionale per i problemi della DeltaCogne e della siderurgia pubblica in Valle d'Aosta, al quale non solo presenteremo un documento, ma esporremo più dettagliatamente le informazioni e gli approfondimenti che si sono avuti ieri a Roma presso la sede dell'ILVA.
Secondo. Pur essendoci riservati di esporre maggiori dettagli nel corso dell'incontro con l'apposito Comitato, riteniamo opportuno indicare qui alcuni punti di riferimento molto precisi sull'incontro di ieri a Roma.
1°) Ieri sono state ribadite ancora una volta la validità e la volontà dell'ILVA di rispettare sia i contenuti del protocollo IRI - Regione del 21 aprile 1987, sia i contenuti del successivo protocollo di accordo IRI - FINSIDER - Regione del 28 aprile 1988.
2°) Altra notizia, già comunicata dal Presidente della Giunta e che ha un notevole riflesso in questa vicenda, è quella che riguarda la volontà manifestata dall'ILVA di rispettare il D.P.R. n. 1142 del 27 dicembre 1985, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 5 gennaio 1989, concernente: "Norme di attuazione in materia di industria, commercio, annona e utilizzazione delle miniere".
Il Consigliere Mafrica aveva segnalato come non positivo il fatto che gli organi centrali dello Stato avessero atteso tanto tempo per la pubblicazione di questo D.P.R., che, come ho detto, è stato pubblicato il 5 gennaio 1989 e che comunque costituisce un punto di riferimento che è stato accettato dall'ILVA.
Credo poi che una delle preoccupazioni più consistenti riguardasse l'interpretazione della Comunità Economica Europea.
Mi sembra di poter dire che nella illustrazione delle interpellanze i Consiglieri non abbiano sottolineato alcuni aspetti, che secondo me rendono in qualche modo giustizia all'impegno che la Regione ha sostenuto a favore della DeltaCogne, per cui aggiungerei alcune annotazioni.
La DeltaCogne non è né tra gli stabilimenti da chiudere né tra gli stabilimenti da vendere. Questo è molto importante. Vorrei infatti far notare che anche da una lettura sommaria dell'elenco delle attività industriali siderurgiche da chiudere o da vendere si può desumere che sono state praticamente piallate tutte le presenze industriali di carattere siderurgico del Nord Italia. Leggo che ci sono attività da chiudere a: Campi, Torino, Terni, Sesto San Giovanni, Torino; mentre vi sono attività da vendere a: Marghera, San Giovanni Valdarno, Sisma, Trieste, Lovere.
Faccio ora alcune considerazioni, che forse non sarebbe opportuno fare in pubblico, ma che tuttavia possono valere come ulteriore dato di lettura dell'articolo 3, che per certi aspetti è ambiguo, ma che nel contempo presenta più di un aspetto positivo per l'azienda, proprio perché la realtà della DeltaCogne è trattata a parte. In definitiva, così come ci è stato relazionato ieri, l'articolo 3 va letto alla luce di questa logica e di queste considerazioni: se si realizza e si dimostra l'efficienza degli impianti della DeltaCogne, il futuro di quest'ultima è garantito. L'articolo 3 va quindi letto alla rovescia, nel senso che il punto principale è quello della giustificazione economica, mentre gli altri eventuali dati vengono dopo; del resto abbiamo già delle assicurazioni in questo senso.
Terzo. L'ILVA vuole operare per il rafforzamento industriale, gestionale ed economico della DeltaCogne e non esistono ostacoli da parte sua affinché si realizzi il passaggio della DeltaCogne all'ILVA, mantenendo alla DeltaCogne particolari caratteristiche. Leggo l'affermazione fondamentale, che non solo è positiva nel senso che non esistono ostacoli, ma è positiva anche perché vi è già la richiesta dell'ILVA, nei confronti della liquidazione, per il conferimento della DeltaCogne entro il 31 marzo all'ILVA, contestualmente alle necessarie operazioni finanziarie e patrimoniali. Non solo quindi l'ILVA non frappone ostacoli, ma ha già provveduto a chiedere alla liquidazione il passaggio della realtà DeltaCogne all'ILVA.
Ho voluto sottolineare un particolare aspetto, che poi preciserò meglio nei suoi contenuti nella riunione con l'apposito Comitato, quello cioè che concerne il passaggio della DeltaCogne all'ILVA, garantendo però alla DeltaCogne il mantenimento delle sue particolari caratteristiche.
Altro punto. Allo stato attuale non esistono accordi con privati, né nazionali, né extra nazionali, per cui tutte le notizie finora messe in giro dagli organi di informazione non sono sostenute da nessuna pezza giustificativa. Ripeto che allo stato attuale non esiste nessun accordo.
Altro dato molto importante concerne il fatto che eventuali accordi o sinergie con privati saranno presi in considerazione solo nella logica di un rafforzamento industriale e commerciale della DeltaCogne sui mercati nazionali ed internazionali e, comunque, sentita la Regione.
Prima di fornire altri dati, indico ancora un ulteriore punto fermo. Ritengo molto importante mantenere una certa riservatezza su certi temi, specie nelle attuali situazioni della siderurgia, ma ieri ne sono stati proposti ed esaminati alcuni, che comunque presenteremo, su questi quattro punti che riteniamo fondamentali:
- il piano degli investimenti da realizzare ad Aosta;
- la situazione e gli sbocchi possibili per lo stabilimento di Verrès;
- i trasferimenti immobiliari;
- le centrali idroelettriche.
Su questi punti presenteremo una relazione dettagliata al Comitato di coordinamento regionale sui problemi della DeltaCogne che è già convocato per il giorno 17 gennaio.
Fornisco ora i dati relativi al consuntivo 1987 ed al preconsuntivo 1988, che credo possano rispondere ai quesiti delle interpellanze.
Fatturato netto: consuntivo 1987: 287 miliardi;
preconsuntivo 1988: 385 miliardi.
Valore aggiunto: consuntivo 1987: 67 miliardi;
preconsuntivo 1988: 105 miliardi.
Costo del personale:
consuntivo 1987: 100 miliardi;
preconsuntivo 1988: 96 miliardi.
M.O.L. (margine operativo lordo):
consuntivo 1987: 33 miliardi;
preconsuntivo 1988: +9 miliardi.
Ammortamenti:
consuntivo 1987: 28 miliardi;
preconsuntivo 1988: 32 miliardi.
Oneri finanziari:
consuntivo 1987: 51 miliardi;
preconsuntivo 1988: 57 miliardi.
Queste cifre si commentano da sole. Dalla loro lettura, infatti, risulta che solo con un ripianamento della situazione pregressa e quindi con la riduzione del peso degli ammortamenti e degli oneri finanziari, l'azienda ha la possibilità di raggiungere in maniera concreta una situazione di pareggio, forse già nel corso del 1989, sempreché si realizzi il ripianamento della situazione storica pregressa.
Per quanto riguarda la produzione, io ho due dati, uno si riferisce al colato e l'altro allo spedito, ma non so quale possa interessare di più.
(...Interruzione...)
... Allora leggo lo spedito ed in particolare: inossidabile più valvole...
ROLLANDIN (fuori microfono): Ma è l'altro che interessa di più, perché lo spedito è quello...
LANIVI (ADP):Allora li leggo tutti e due.
1) Produzione complessiva:
Acciaio inox più valvole:
consuntivo 1987: 122.000 tonnellate;
preconsuntivo 1988:123.000 "
Utensili:
consuntivo 1987: 22.000 tonnellate;
preconsuntivo 1988: 9.000 "
Rapidi, più leghe speciali:
consuntivo 1987: 5.000 tonnellate;
preconsuntivo 1988: 5.000 "
Costruzione, più altri:
consuntivo 1987: 131.000 tonnellate;
preconsuntivo 1988: 50.000 "
Treno a filo:
consuntivo 1987: 52.000 tonnellate;
preconsuntivo 1988: 52.000 "
Treno piccoli profili (T.P.P.):
consuntivo 1987: 3.000 tonnellate;
preconsuntivo 1988: 13.000 "
Temag di Sesto San Giovanni:
consuntivo 1987: 27.000 tonnellate;
preconsuntivo 1988: 19.000 "
2) Spedizioni:
Acciaio inox più valvole:
consuntivo 1987: 83.000 tonnellate;
preconsuntivo 1988: 100.000 "
Utensili:
consuntivo 1987: 11.400 tonnellate;
preconsuntivo 1988: 13.100 "
Rapidi, più leghe speciali:
consuntivo 1987: 2.500 tonnellate;
preconsuntivo 1988: 3.200 "
Costruzione, più altri:
consuntivo 1987: 120.000 tonnellate;
preconsuntivo 1988: 48.000 "
3) Livelli occupazionali.
Stabilimento di Aosta:
A ruolo:
consuntivo 1987: 2.577 unità
preconsuntivo 1988: 2.391 "
Attivi:
consuntivo 1987: 2.205 unità
preconsuntivo 1988: 2.053 "
Cassintegrati ed altri:
consuntivo 1987: 372 unità
preconsuntivo 19 88: 388 "
Stabilimento di Verrès:
A ruolo:
consuntivo 1987: 111 unità
preconsuntivo 1988: 104 "
Attivi:
consuntivo 1987: 106 unità
preconsuntivo 1 988: 101 "
Cassintegrati ed altri:
consuntivo 1987: 5 unità
preconsuntivo 1988; 3 "
Impianti elettrici:
A ruolo: consuntivo 1987: 52 unità
preconsuntivo 1988 53 "
Attivi:
consuntivo 1987: 54 unità
preconsuntivo 1988: 53 "
Come ho già detto nel corso della riunione del 17 gennaio prossimo, presenteremo una relazione che affronterà nel dettaglio gli argomenti che ho letto finora.
Si dà atto che alle ore 11,19 assume la Presidenza il Vicepresidente DOLCHI.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.
MAFRICA (PCI): Le risposte dell'assessore sono state esaurienti e ci rallegriamo anche per quella certa carica di ottimismo che ci ha voluto dare rispetto alla situazione, alle minacce ed alle preoccupazioni che, in questi dieci giorni, hanno toccato tutti gli ambienti interessati al futuro della DeltaCogne.
Rinnoviamo comunque alla Giunta la richiesta di impegnare tutte le sue energie, nonché quelle del Consiglio, affinché entro il 31 marzo 1989 si riesca a superare lo scoglio decisivo dell'ingresso della DeltaCogne nell'ILVA. Mi pare che anche su questo fronte ci siano notizie positive. Come ricordava l'Assessore, infatti, per il momento la DeltaCogne non è tra le aziende salvate, ma non è neppure tra quelle condannate, perché è in una posizione intermedia.
Ora, se si riesce ad entrare nell'ILVA con l'intervento finanziario, che comunque è autorizzato dalla decisione della C.E.E., verrà anche risolta una parte delle questioni relative agli oneri, per cui potrà ulteriormente migliorare la situazione finanziaria dell'azienda, che in questi anni è stata l’elemento di maggiore preoccupazione.
Nell’esprimere apprezzamento per le notizie positive e pur volendo condividerne l’ottimismo, invitiamo comunque l'Assessore ad insistere nel giocare tutto il peso dell'intervento regionale in questi tre mesi che, a nostro giudizio, saranno decisivi.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand; ne ha facoltà.
RICCARAND (NS):Noi ci riserviamo di esaminare accuratamente i dati che sono stati forniti e le ulteriori informazioni e valutazioni che ci saranno date il 17 gennaio nel corso della riunione del Comitato per la siderurgia.
Ci sono indubbiamente indicazioni ed assicurazioni che, in un quadro preoccupante, ci possono far ben sperare; ci sono però dei dati oggettivi che ci consigliano di mantenere una notevole cautela e preoccupazione. L'aspetto degli oneri finanziari è notevole, anzi è ulteriormente cresciuto; ma perché l'azienda possa avere un futuro, bisogna intervenire soprattutto con degli investimenti onerosi, mentre attualmente ci sono strozzature produttive che rischiano di aggravarsi con la chiusura dello stabilimento di Sesto San Giovanni, dove, come abbiamo appena sentito, viene lavorata una parte dell'acciaio della DeltaCogne.
Evidentemente al più presto, e comunque entro la fine del mese di marzo, bisogna riuscire a definire l'ingresso, la partecipazione o l'inserimento della DeltaCogne di Aosta all'interno dell'ILVA, in modo da poter poi affrontare nei mesi successivi, con un certo respiro e senza l'assillo di fatti traumatici, il problema di un effettivo rilancio di questo stabilimento, che è ancora tutto da giocare e da verificare, ma che è legato soprattutto alla possibilità di intervenire finanziando i notevoli investimenti di ristrutturazione.
