Oggetto del Consiglio n. 3577 del 14 marzo 1988 - Resoconto
OGGETTO N. 3577/VIII - RINVIO DELLA PROPOSTA Dl LEGGE CONCERNENTE: "INTERVENTI DELLA REGIONE PER L'ATTUAZIONE DEL DIRITTO ALLO STUDIO NELL'AMBITO UNIVERSITARIO".
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Pascale, ne ha facoltà.
PASCALE (P.S.I.): Alcune settimane fa si è tenuto un convegno nel Salone delle Manifestazioni del Palazzo regionale promosso dalla associazione Giovani imprenditori, dal titolo: "Investire nel capitale umano". Non sono emerse delle grosse novità da questo convegno, però sono stati dibattuti e sottolineati alcuni spunti interessanti che a mio avviso meritano di essere ricordati.
È stato detto anzitutto che in quest'era post-industriale, in quest'era tecnologica, il fattore produttivo più importante è diventata la risorsa umana. Un tempo, quando l'agricoltura era l'attività economica fondamentale, era la terra il fattore produttivo più importante e i paesi che avevano le terre più fertili erano i paesi più ricchi.
Poi, quando è cominciata l'era industriale, il fattore più importante è diventato il capitale, perchè bisognava investire per creare le industrie e il capitale era un fattore limitato e condizionato dalle politiche governative.
Oggi, nell'era industriale, nell'era tecnologica, di fronte ad una industria che è soprattutto una industria di trasformazione, con capitali che sono ingenti e mobilissimi e che si spostano da un paese all'altro, quello che fa la differenza fra i vari paesi è il fattore uomo, la qualità della forza lavoro. Ed è sull'uomo e sulla qualità della forza lavoro che si giocheranno le sfide future, in particolare le sfide europee del 1992.
Da questo assunto discende l'importanza che assumono oggi sia l'istruzione che la formazione professionale, che sono due momenti diversi, ma complementari. L'istruzione deve essere intesa come formazione di base, cioè come quell'insieme di nozioni fondamentali che servono all'individuo poi per tutta la vita e che servono soprattutto a favorire la capacità di apprendimento, a sua capacità di adattarsi alle mutevoli situazioni che gli si presentano nel momento in cui inizierà e porterà avanti il proprio lavoro. In questo convegno è stata fatta giustizia di un luogo comune che vuole la scuola come grande accusata perchè non riesce a mantenere un collegamento con il mondo del lavoro. In realtà oggi nessuna scuola ha la capacità di tenere il passo con i ritmi velocissimi che impone l'era tecnologica. La scuola va senza dubbio svecchiata, vanno innovati i processi educativi, però il compito fondamentale della scuola rimane quello di dare una formazione di base.
Il collegamento con il mondo del lavoro avviene attraverso un momento successivo che è quello della formazione professionale, formazione mirata alle esigenze delle singole aziende o delle singole amministrazioni, e che si pone quindi quasi come una formazione permanente, perchè oggi non si tratta più di favorire l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, ma si tratta anche di evitare che vengano espulsi dai processi coloro che già operano nel mondo del lavoro.
Allora, investire nel capitale umano significa investire sia nella istruzione che nella formazione professionale, e sono cose che forse già sapevamo, anche se non tutti avevamo intuito l'importanza che esse assumono oggi in questo momento storico.
Bene ha fatto il Presidente della Giunta in quella occasione a dire che l'Amministrazione regionale aveva già compreso queste necessità del mondo moderno e a ricordare gli sforzi soprattutto finanziari che l'Amministrazione regionale ha fatto, in modo particolare per la formazione professionale, che ha raggiunto oggi livelli di 15 miliardi di spese.
Ma se il Presidente della Giunta mi permette, da molti anni c'è un vuoto importante in questa politica regionale, ed è quello che riguarda l'istruzione ai suoi più alti livelli, cioè l'istruzione universitaria. Si è fatto molto per quanto riguarda l'istruzione primaria e secondaria, soprattutto in termini di strutture dislocate sul territorio, si è fatto molto (e si sta facendo molto) per la formazione professionale però, se si pensa che questo sia sufficiente per vincere le sfide europee del 1992, si commette un errore di valutazione gravissimo, perchè vuol dire continuare ad affidare ed a delegare ad altri la direzione dei processi decisionali, cioè la guida di quello che deve essere il futuro sviluppo economico.
C'è bisogno, oltre che di operai e di tecnici qualificati, di tecnici ad altissimo livello; non mi riferisco all'imprenditore, almeno per quello che è il significato originario dell'imprenditore puro perchè, come si è detto giustamente in quel convegno, "imprenditori si nasce", ed è difficile insegnare l'imprenditorialità. Non è più il caso di guardare all'imprenditore vecchio stampo, l'imprenditore padre-padrone che faceva tutto da sè; oggi quello che fa grande e competitiva l'impresa è soprattutto il "management", cioè quel gruppo di dirigenti e tecnici di altissimo livello che attorniano l'imprenditore, che collaborano con lui dentro e fuori l'impresa. Per questi tecnici altamente specializzati, l'istruzione universitaria è fondamentale come formazione di base. Di questi dirigenti e di questi futuri tecnici ci sarà sempre più bisogno per il futuro, dappertutto; ce ne sarà soprattutto bisogno per la Valle d'Aosta perchè qui già oggi ci sono delle carenze vistose in questi settori. Ce ne accorgiamo noi quando facciamo concorsi per la Pubblica Amministrazione, a cui sono pochissimi i laureati che partecipano (ai concorsi per dirigenti si presenta a volte anche un solo candidato); ce ne accorgiamo ascoltando le lamentele del mondo economico, che non sempre riesce a trovare manager di altissimo livello; basta comunque tener presente un dato che è importante, ed è quello del tasso di scolarità universitaria presente in Valle d'Aosta, che è bassissimo.
Gli iscritti all'università attualmente risultano essere 1291; in rapporto alla popolazione di età compresa fra i 19 e i 24 anni la percentuale è del 13,93%. I nati nel periodo 1964-69 sono 9273, e in rapporto a questi gli studenti universitari sono circa 1300.
Quindi il tasso di scolarità universitaria in Valle d'Aosta è del 13,93%; ebbene il tasso percentuale medio a livello nazionale è del 24%. Se poi andiamo ai livelli europei, i tassi sono ancora più alti; si parla del 27% in Francia e del 29% in Germania, il che vuol dire che se noi volessimo anche solo mantenere la media nazionale, gli studenti universitari valdostani dovrebbero essere non 1291, ma 2500 circa, e se volessimo raggiungere i livelli europei, dovrebbero essere 2600, cioè il doppio.
Perchè questo tasso di scolarità bassissimo? I motivi sono quelli che quasi costantemente per tutta la legislatura abbiamo cercato di portare all'attenzione delle forze politiche e dell'esecutivo, non solo noi, ma anche altre forze di opposizione.
Il primo motivo è la mancanza di un centro universitario, anche solo limitato a poche facoltà decentrate, come oggi avviene in molte province del Piemonte. La mancanza di un centro universitario è importante, perché influisce moltissimo sulla scelta che fanno gli studenti e i genitori degli studenti per l'iscrizione all'Università. Sono vari i fattori che influiscono su questa scelta; intanto i fattori emozionali, in quanto c'è da parte dei genitori la preoccupazione, a volte la paura di mandare i propri figli, soprattutto se sono delle donne, al di fuori della Valle d'Aosta in grandi città come Torino, dove la violenza, la droga, la delinquenza in genere, assumono aspetti allarmanti.
C'è poi il motivo dei collegamenti. La Valle d'Aosta è al centro delle vie di comunicazione internazionali dal punto di vista viario, però dal punto di vista dei collegamenti ferroviari siamo all'anno zero, perchè siamo su un ramo secco e sappiamo le difficoltà che incontrano i nostri studenti per andare anche solo a Torino, che dista 100 km. Infine ci sono i costi, che sono importantissimi. Abbiamo calcolato che la frequenza all'università a Torino costa mediamente dagli 8 ai 10 milioni all'anno, il che non è poco anche per una famiglia di reddito medio-alto. Questo è uno dei fattori che influisce sulla scelta della iscrizione, ma è uno dei fattori che influisce anche dopo l'iscrizione, perchè molto spesso lo studente universitario che non ha i mezzi economici per continuare gli studi, cerca un lavoro, e una volta trovato lavoro abbandona gli studi universitari.
Abbiamo posto più volte l'accento in questo Consiglio, e non soltanto noi, sulla necessità di una università in Valle d'Aosta; ci siamo sempre scontrati con un diniego da parte delle forze di maggioranza, con delle motivazioni che francamente non ci hanno convinto del tutto. Non voglio fare polemiche su questo punto; indubbiamente può essere un tema di difficile assunzione, ci auguriamo soltanto che la sensibilità nei confronti di questo tema cresca anche da parte delle forze politiche che oggi sono contrarie, e che nella prossima legislatura si arrivi quanto meno ad approfondire il problema della possibilità o meno di un centro universitario valdostano, e in che termini e con quali modalità.
Proprio la mancanza di questo centro universitario, a nostro avviso, doveva spingere l'Amministrazione regionale a ricercare degli incentivi e dei meccanismi che favorissero comunque l'affluenza degli studenti all'università, che cercassero di alleggerire gli attuali disagi e gli attuali costi che gli studenti universitari incontrano per frequentare le università a Torino, come altrove.
Invece l'attuale intervento regionale, l'unico intervento regionale che esiste, è quello di un assegno di studio che va da un minimo di 500 mila lire ad un massimo di 2 milioni e che richiede alcune condizioni di reddito e di merito, tale che accede a questo assegno di studio in definitiva il 10-15% della categoria, il che ci sembra davvero poco.
Non potendo affrontare in Consiglio regionale con una proposta di legge la possibilità di un centro universitario in Valle d'Aosta, perché non è questa la prassi, né la competenza, come Gruppo socialista abbiamo cercato di affrontare il secondo dei problemi, quello di prevedere degli incentivi tali che possano comunque favorire l'iscrizione e la frequenza all'università.
Lo abbiamo affrontato con una prima proposta di legge presentata tre anni fa, che riscosse dei consensi, almeno dal punto di vista dei principi, da parte di tutte le forze politiche, che riconobbero l'importanza di intervenire in questo settore, che era stato fino ad oggi un po' dimenticato. C'erano soltanto delle difficoltà sui contenuti, per cui ci chiesero del tempo per approfondire queste tematiche e per riflettere.
Noi abbiamo atteso tre anni che venissero dei segnali, soprattutto da parte dell'esecutivo, ma questi segnali non sono arrivati; abbiamo rielaborato la nostra proposta di legge, che è quella che oggi discutiamo, e lo abbiamo fatto tenendo conto di tutti i suggerimenti che allora vennero dalle forze politiche di maggioranza o di minoranza, da parte della Consulta femminile, da parte degli stessi studenti che avevamo sentito in assemblea.
Voglio ricordare che, ad esempio, dal lo stesso Assessore alla Pubblica Istruzione venne il suggerimento di andare verso forme di sostegno che responsabilizzassero gli studenti, come il prestito d'onore, e questa è una delle proposte che abbiamo recepito, anche perchè nel frattempo questa proposta è diventata oggetto di dibattito a livello nazionale. È una proposta che è già una realtà nella Regione Toscana e che sta per essere dibattuta in molte Regioni.
Voglio ricordare a questo proposito la proposta del Partito Sardo d'Azione che prevede la concessione di prestiti d'onore non solo agli studenti universitari, ma anche agli studenti delle scuole superiori, senza interesse e con restituzione cinque anni dopo la laurea.
Abbiamo previsto nella nostra proposta di legge un tasso del 3% e la restituzione dopo tre anni, perchè non volevamo apparire troppo assistenzialisti; in realtà ha ragione il Partito Sardo d'Azione, perchè non è più il momento di guardare con forme assistenzialistiche a questo problema: l'ottica con cui affrontare questi temi deve mutare completamente. Un tempo l'università era riservata all'élite, a coloro che avevano i mezzi finanziari, e poi era riservata, in ottica assistenziale, a quelli che erano i più bisognosi e i più meritevoli, a quelli che erano i "mostri" dell'istruzione. Oggi bisogna cambiare questa ottica, non soltanto per favorire in termini effettivamente positivi il diritto allo studio universitario a tutti, ma soprattutto per favorire un incremento e uno sviluppo di questa ricchezza culturale, che serve oggi a tutte le comunità.
La nostra si presenta come una legge-quadro, una legge che fissa dei principi di intervento e lascia poi a successive delibere della Giunta o del Consiglio regionale le modalità di questo intervento. Si presenta come una legge aperta: non abbiamo la pretesa di pensare che sia una legge perfetta, può essere senz'altro emendata, perchè è aperta, come abbiamo sempre detto, a tutti i suggerimenti che possono venire da altre forze politiche. Non la illustro nel dettaglio, sia perché presumo che tutti l'abbiano letta, sia perchè, come dicevo, il problema fondamentale non è quello di decidere se dare 100 o 200, se darlo in un modo o in un altro modo; il problema fondamentale è di capire che questa è una proposta non strumentale, è una proposta di legge che non mira a dare dei contributi a qualcuno solo in termini assistenziali, è una proposta di legge che vuole inserirsi nel quadro delle iniziative che l'Amministrazione regionale deve assumere in vista delle sfide europee del 1992, che mira a creare quel gruppo di dirigenti di cui la Valle d'Aosta ha bisogno e di cui avrà sempre più bisogno. Abbiamo approvato prima il D.L. 487 per una fondazione di un centro di studi con uno stanziamento di mezzo miliardo solo per studiare quelli che possono essere i processi integrativi che si verificheranno dal 1992 in poi; mi auguro che da parte delle forze di maggioranza e da parte dell'esecutivo si dimostri eguale sensibilità nei confronti di questa proposta di legge che mira a creare i dirigenti che dovranno guidare lo sviluppo economico della nostra Regione dal 1992 in poi.
A voler sintetizzare il senso della nostra proposta, direi che è una proposta che tende a fare un investimento nel capitale umano.
PRESIDENTE: È aperta la discussione generale. Ha chiesto di parlare il Consigliere Cout, ne ha facoltà.
COUT (P.C.I.): Anche noi concordiamo con le affermazioni del Consigliere Pascale quando dice che è molto importante per la Valle d'Aosta, in vista del 1992, preparare i giovani che guideranno il nostro futuro in quegli anni, quando cambieranno diverse cose in Europa, quando la Valle d'Aosta, piccola Regione italiana, sarà costretta a confrontarsi in Europa a dei livelli che vedranno le nazioni obbligate a fare delle trasformazioni, sia nell'economia che nella tecnologia, repentine, che forse ancora non immaginiamo.
Comunque, più che in capitale umano, forse sarebbe opportuno parlare di investimenti in risorse umane; non è tanto il capitale la risorsa determinante, quanto questi giovani che avremo in Valle d'Aosta, che ci permetteranno di fare della Valle d'Aosta una Regione capace di un confronto ai vari livelli che ci verranno imposti dai tempi in cui vivremo.
Sarà dunque molto importante l'istruzione a tutti i livelli: da quelli di scuola materna ed elementare, dove giustamente abbiamo fatto dei passi in avanti per l'adattamento dei programmi alle realtà locali, fino alle scuole superiori. Mano a mano che consideriamo i livelli superiori dovremo far sì che le nostre scuole siano ricche della nostra cultura e dei riferimenti alle nostre particolarità etniche, ma soprattutto dovranno essere d'ora in poi ricche di contenuti culturali che siano all'altezza dei tempi, che ci verranno imposti sia dai mass media che dalle rivoluzioni che ci vengono dall'informatica.
Come potremo altrimenti confrontarci e far sì che la nostra cultura sia alla altezza dei tempi?
Concordiamo quindi con la necessità di seguire di più quelli che sono i problemi dell'Università, a partire da quelli assistenziali, così come vengono suggeriti dalla legge proposta dal Partito Socialista, su cui concordiamo - che però avremmo preferito discutere ed approfondire meglio in Commissione, proprio per trovare gli emendamenti necessari-, per giungere anche ad esaminare delle proposte diverse, quale quella che abbiamo avanzato noi, volta ad istituire un convitto universitario a Torino. Non è immaginabile che non si affrontino in modo determinante quelli che sono i problemi di 1160 e più ragazzi su 1200, dicendo che affrontando i problemi di questi non risolviamo i problemi di tutti.
Siamo dell'idea che i problemi possono essere affrontati anche per gradi, e soprattutto partendo dai più grossi. Siamo anche dell'idea che forse sarebbe più che opportuno porsi con urgenza il problema di una sede universitaria o di corsi universitari in Valle d'Aosta; ultimamente si è arenato il progetto quadriennale di revisione dell'università in Piemonte e della istituzione del secondo ateneo, che prevedeva l'università decentrata: Vercelli-Novara-Alessandria, con dei corsi decentrati ad Asti e in provincia di Cuneo. Noi vediamo che la Valle d'Aosta è l'unica Regione, fra l'altro a statuto speciale, priva di Università, pur essendo collocata in una posizione che è "carrefour d'Europe", che potrebbe in futuro diventare centro di una sede o almeno di alcuni corsi universitari non chiusi in sé stessi, ma aperti alle realtà al di qua e al di là delle Alpi, in vista di queste novità che dovrebbero esserci con il 1992. La Valle d'Aosta potrebbe essere inserita in un piano di decentramento delle università, per di più in collegamento con le università francofone più vicine a noi in Francia.
Non scartiamo l'ipotesi di una possibilità del genere; siamo d'accordo con la legge proposta dal Gruppo socialista che vuole rivedere le normative e i contributi che possono aiutare gli studenti, e sottolineiamo ancora una volta che ci sono altri tipi di intervento, fra cui quello che abbiamo riproposto per il prossimo Consiglio, di un convitto universitario che potrebbe essere istituito a Torino per gli studenti valdostani che sono più di 1100 su 1200, cioè dall'80 al 90 per cento.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Sandri, ne ha facoltà.
SANDRI (N.S.): Devo rammaricarmi con il Partito Socialista di non aver richiesto ad altri Gruppi di firmare, anche se in seconda o in terza fila, questo progetto di legge, perchè lo avrei firmato molto volentieri, a nome di Nuova Sinistra. Penso che anche da parte di altri Gruppi politici sarebbe arrivato un immediato ed incondizionato apprezzamento.
I motivi della mia adesione a questa proposta di legge sono sostanzialmente due: il primo è che essa sottolinea l'importanza strategica e decisiva della cultura universitaria in Valle d'Aosta. Come ha ben sottolineato il Consigliere Pascale nella sua reazione, il problema dell'università non è solo un problema formale, scolastico, ma è un problema di istruzione e di formazione professionale, e diventa urgente rendersi conto di questo tema perchè non solo la scadenza del 1992 è vicina, ma perchè c'è una scadenza costituita dalla costruzione di questa nostra società valdostana, autonoma, che è ancora più impellente, proprio in un mondo in cui determinati sistemi di comunicazione, come diceva anche il Consigliere Cout, rischiano di far passare una cultura e una preparazione professionale scontata e libresca, mentre invece è fondamentale per la nostra società trovare gli strumenti ideativi di istruzione e di formazione professionale per creare della gente capace di affrontare a nostra realtà, con nostre idee e con una cultura che abbia radici in questa Regione.
Per questo motivo il tema dell'università è estremamente attuale. La necessità di costituire una università in Valle d'Aosta, e comunque di consentire un accesso estremamente facile agli studenti valdostani alle università poste al di fuori della Valle d'Aosta, per quelle facoltà che non è possibile istituire in Valle, è talmente impellente e chiara che ci dobbiamo porre il problema di come mai questa maggioranza non riesce a capire questi dati, che sono inoppugnabili.
Abbiamo un tasso di scolarità universitaria del 14%, quando in Francia è del 27%, in Germania Federale è del 29%; non abbiamo i dati di altri paesi che possono essere più simili alla Valle d'Aosta, come potrebbe essere il Lichtenstein o l'Olanda o il Lussemburgo, e sarebbe interessante andare a vedere in questi paesi qual è l'importanza della scolarità universitaria.
Abbiamo, malgrado questo livello di scolarità, 1300 universitari; se facciamo una suddivisione per aree, troviamo che nell'area letteraria-linguistica-educativa ci sono 370 iscritti, ugual numero nell'area giuridico-economica, nell'area di scienze naturali-matematica fisica-agraria 164, nell'area politecnica 264, nell'area medica e farmaceutica 118.
Emerge un dato di scolarità bassa, un tasso di scolarità che sicuramente tenderà ad aumentare grazie al reddito maggiore che si sta sviluppando in Valle d'Aosta, però ci sono dati estremamente insufficienti dal punto di vista della realtà lavorativa. A livello di sanità, ad esempio, la stragrande maggioranza dei medici assunti dall'USL negli ultimi anni viene da fuori, perchè negli ultimi dieci anni non siamo stati capaci di preparare il personale medico sufficiente alle nostre necessità. È questo un problema grosso, ma non solo nell'ospedale, ma perfino fra i medici di famiglia, fra i medici di guardia medica e fra quelli presenti sul territorio che operano in questo settore.
A livello di scuola abbiamo tutto il problema di adattamento del personale delle scuole elementari ad un livello di tipo universitario, perchè questa è la prospettiva che si sta costruendo in Italia, ma non sappiamo come andremo a preparare queste persone.
Vorrei citare un altro problema che forse è un tema che a livello di Giunta potrebbe essere capito meglio. I Segretari Comunali dal 1° gennaio 1988 in poi dovranno essere tutti laureati, per cui i fabbisogni della nostra società nel campo educativo, nel campo sanitario, nel campo dell'amministrazione pubblica aumenteranno drammaticamente nei prossimi anni.
Non andiamo poi ad affrontare il problema delle richieste di universitari, di persone laureate con capacità professionali a livello di imprenditoria privata, perchè lì davvero è ancora tutto da costruire. Su questo aspetto non voglio ripetere quanto il Consigliere Pascale riferiva essere emerso da tutte le parti rappresentate, quindi anche da parte sindacale, nel convegno sull'imprenditoria in Valle d'Aosta.
Vorrei però sottolineare l'importanza dell'università come dato fondamentale di vigore per la nostra società nel campo dell'aggiornamento professionale. Sono convinto che avremmo degli insegnanti di scuola media superiore estremamente più preparati e motivati nel loro lavoro, se potessero nelle ore esterne al loro lavoro usufruire della struttura universitaria, portando il proprio contributo di capacità ideative e cercando un contributo di idee, di innovazione, di rinnovamento della propria cultura. Identicamente potrebbero trovarlo a livello giuridico, a livello di scienze naturali o in altri settori.
Non solo, ma questo è un problema anche culturale, quasi di orgoglio per la nostra Regione. Penso che dobbiamo avere la forza, la volontà e il coraggio di costituire una nostra università volendola fare di ottimo livello, superiore al livello di istruzione che è fornito da altre università.
Non è una cosa semplice, però è anche vero che questa università avrebbe le caratteristiche che noi le vogliamo dare; potrebbe essere più slegata dagli interessi delle industrie, come invece lo sono certe facoltà politecniche di Torino, o più slegate da interessi di baronie più o meno asservite a determina ti partiti politici come in altre università.
Che questo fatto culturale di orgoglio sia importante dobbiamo impararlo da qualcuno che di orgoglio nazionale ne ha da vendere e che abita di fianco a noi: la Francia. Chambéry è città universitaria da molti anni e in termini di abitanti non è molto superiore ad Aosta; ebbene, ha tre facoltà differenti. Corte, città della Corsica, con dodicimila abitanti, ha tre facoltà e cinque corsi universitari. Non vi sto a raccontare quanti abitanti vi sono nell'isola della Réunion, sempre Département français, in cui esiste una università con più facoltà.
Credo, come dicevo prima, che i dati siano del tutto inoppugnabili e ci sia da capire oggi come mai la Giunta regionale è arroccata su una posizione così antistorica e tutto sommato anche così sciocca. I casi sono due: o è in arretrato dal punto di vista dell'elaborazione politica su questo tema, e credo che noi tutti siamo disponibili a dare tempo alla Giunta e a questa maggioranza di aggiornarsi, di studiare il problema, di confrontarsi con le persone che operano e che vivono questo che potrei definire un dramma per certi aspetti, sia in termini organizzativi che in termini economici, oppure ha paura di non potersi più scegliere i consulenti come più le aggrada, scegliendo coloro che la pensano come lei e non invece - come si dovrebbe fare - scegliendo fra quelli più preparati tecnicamente, ha paura di confrontarsi con un potere che non può più controllare, manu militari, come fa attualmente, ha paura forse che in Valle d'Aosta si sviluppi una cultura. Ma allora, se ci sono queste paure, lo diciamo chiaramente, la Giunta regionale sbaglia.
Questa legge del Consigliere Pascale degli altri Consiglieri del Partito Socialista è interessante, sia perchè pone il problema dell'università, sia soprattutto per i contenuti stessi della legge. L'ho già detto in Commissione, lo ripeto qui, questa è la più bella legge che abbia visto da quando sono in Consiglio regionale, intanto perchè si pone il problema delle competenze regionali. Il contenuto dell'art. 1 è infatti l'identificazione molto precisa dei motivi e delle competenze per cui questa legge viene fatta, ed è questo un problema di tecnica legislativa che spesso in Amministrazione regionale non è captato.
In secondo luogo la legge delinea molto bene i problemi che si devono affrontare ed estende questo intervento a tutti coloro che ne hanno diritto, delimitando molto bene fra quelli che non ne devono avere. Ad esempio mi sembra una definizione molto precisa quella che è stata fatta di evitare i cosiddetti doppi laureati, e fra l'altro questo mi consente di parlare senza essere accusato di avere degli interessi privati in atti d'ufficio.
All'art. 4 si pone uno dei determinanti fondamentali di questa legge; non solo dobbiamo porci il problema dell'università, purtroppo dobbiamo ancora a monte porci il problema di fare un catalogo, una informazione, una fotografia di ciò che è la situazione attuale di quelli che sono gli studenti universitari. Ancora oggi non sappiamo chi sono gli studenti universitari in Valle d'Aosta, e non sempre l'Assessore ci ha aiutato da questo punto di vista, per cui il fatto che l'ufficio previsto da questo articolo si ponga come primo problema quello di censire tutti gli iscritti universitari distinti per corsi di laurea, e significa avere i dati in mano per poter lavorare. E questa è una attenzione particolare.
Concordo con tutte le proposte che ha fatto il Consigliere Pascale, ma volevo sottolinearne una per la sua intelligenza ed anche per la sua lungimiranza e sensibilità, ed è quella che riguarda le categorie protette di disabili. È un problema poco sentito in giro per l'Italia; in Valle d'Aosta in questo settore abbiamo fatto molto, il solo fatto di avere inserito in questa legge questo tipo di provvedimento dovrebbe consentire alla Giunta regionale un atteggiamento positivo. È una testimonianza non solo di intelligenza ma anche di sensibilità quella di prevedere il finanziamento di tutto ciò che è possibile dal punto di vista tecnico e dal punto di vista umano (tramite un assistente di studi ecc.) per coloro che devono a mio parere andare all'università anche per superare determinati handicap fisici.
Per queste motivazioni ovviamente il voto di Nuova Sinistra è completamente favorevole.
Si dà atto che alle ore 17,20 assume la Presidenza il Presidente BONDAZ.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare l'Assessore alla Pubblica Istruzione Faval, ne ha facoltà.
FAVAL (U.V.): Avant tout je dois reconnaître au parti socialiste une sensibilité tout à fait particulière et spéciale par rapport au problème de la culture et surtout des universitaires et de l'université. En effet, c'est la deuxième fois qu'à la suite d'une proposition du parti socialiste l'on discute cet argument.
Je déclare et j'avoue très volontiers que les soucis qui ont été signalés par M. Pascale en grande partie nous les partageons, surtout en ce qui concerne la date du défi de 1992, dans le sens que nous devons tâcher de nous préparer aux différents niveaux, évidemment aussi au niveau le plus haut de la formation professionnelle, surtout de la formation culturelle en Vallée d'Aoste, pour affronter cette date avec les moyens les meilleurs.
Je partage aussi toute une série de considérations par rapport à la situation des universitaires et des jeunes valdôtains qui vont fréquenter l'université.
Tout de même, à ce propos, pour revenir à la question concernant la présence en Vallée d'Aoste d'une université, je dois faire quelques petites réflexions. J'ai déjà eu occasion ici et ailleurs de vous exprimer quel est la pensée de cette majorité par rapport au fait qu'il n'y a pas et qu'il ne faut pas demander qu'il y ait en Vallée d'Aoste un siège universitaire.
S'il est vrai, comme il a été dit, que les données ne peuvent pas être discutées, il est aussi vrai que les données peuvent être interprétées de façon différente. Vous avez exprimé votre avis, permettez-nous à notre tour d'exprime le nôtre, qui est le suivant.
Je ne crois pas qu'aucun Conseiller ici puisse penser qu'au Val d'Aoste l'on puisse réaliser une université avec une gamme ample de facultés universitaires. Nous ne pouvons songer qu'à 2-3-4 maximum spécialités universitaires et cela signifie au fond travailler pendant 4-5 ans, pour arriver à la maîtrise, former le nombre peut-être suffisant à satisfaire les exigences présentes au Val d'Aoste, après quoi garder une université qui forme des lauréats qui ne travailleront pas en Vallée d'Aoste, parce que nous aurons saturé cette situation.
Il a été cité comme exemple en positif Chambéry. Nous sommes de l'avis que Chambéry est exactement ce que nous ne souhaitons pas d'avoir en Vallée d'Aoste, parce qu'à Chambéry il n'y a que trois facultés: lettres, langues et langues appliquées. Est-ce que vous voulez qu'en Vallée d'Aoste l'on fasse l'université où il y a trois facultés universitaires? Cela signifie aussi, comme venait d'évoquer M. Pascale - et je partage le souci qu'il a souligné de a part des parents d'envoyer les étudiants dans les villes où se vérifient certaines choses - que nos étudiants, ou bien une grande partie, pour la facilité qu'ils auraient de s'inscrire en Vallée d'Aoste, ne s'inscriraient que dans les facultés présentes ici et le danger ce serait encore plus grand de ne pas avoir la possibilité de satisfaire dans les différents milieux de travail les exigences d'avoir des lauréats. De cette façon on irait conditionner le choix en fonction de ce qui existe en Vallée d'Aoste et très difficilement on choisirait d'aller ailleurs.
Voilà, ça c'est notre avis par rapport à la présence de l'université, tout en reconnaissant l'importance qu'elle pourrait avoir, mais si on avait la possibilité d'en avoir une qui présente une gamme assez ample de facultés universitaires.
Mais laissez-moi aussi faire une autre considération, qui ne m'appartient pas, mais qui appartient en même temps au monde académique, au monde politique, à la société et aux industriels. On demande de modifier l'école entière, on dit qu'une des grandes difficultés au niveau européen pour la reconnaissance réciproque des titres entre les différents pays qui appartiennent à la communauté européenne est justement le "curriculum studiorum" des universités italiennes. Donc, envers les étudiants valdôtains, pour leur donner les atouts les plus efficaces possibles, nous devons viser à dépasser les frontières et faire de façon que nos étudiants puissent fréquenter le mieux en Europe, et dans ce sens nous sommes en train de nous bouger. Je vous donne la démonstration de ce que je suis en train de dire. Il a été dit: "Dal 1985 non abbiamo avuto segnali". J'en ai fait partie ici au Conseil, en tout cas je vais le répéter: le 23 janvier 1987 la Junte régionale a adopté la délibération portant "Istituzione di sezioni staccate di scuole dirette ai fini speciali previsti dal D. P. R. 10.3.1982, n. 162". Le "scuole speciali" ce sont les diplômes prévus par la modification de la loi concernant l'université; à ce propos, après les contacts pris avec le "Politecnico" de Turin, nous avons voté cette délibération qui prévoit l'institution en Vallée d'Aoste d'écoles de ce type.
Les professeurs enseignant dans ces écoles, ce sont des professeurs de l'université, et les écoles "dirette a fini speciali" rentrent dans cette modification de la loi des universités, qui prévoit la décentralisation des activités universitaires, au-delà du siège normal de l'université.
Les écoles que nous prévoyons de constituer en Vallée d'Aoste concernent "l'istituzione in Valle d'Aosta di sedi distaccate dirette ai fini speciali nei seguenti settori: informatica, telecomunicazioni, tutela delle acque e del territorio, biotecnologia e tecnologia alimentare, impianti di trasporto a fune".
Dans la liste que je viens de vous lire nous avons des secteurs de pointe, des secteurs de l'avenir d'un côté, et de l'autre des secteurs, voire la défense du territoire, voire les transports par câble, qui concernent directement les activités important en Vallée d'Aoste.
Dans ce sens des signaux sont venus de la Junte régionale et nous allons dans cette direction.
Pas plus tard que mercredi passé j'ai été à Grenoble, accompagné par le Professeur Zich - qui est le Recteur du Politecnico de Turin -: là on a rencontré le Président de l'Institut National Polytechnique de Grenoble pour vérifier s'il y avait la possibilité de réaliser ce qu'il est dit dans le protocole signé en 1982 entre le Président Pertini et le Président Mitterand, qui entre autres est devenu loi en Italie.
Il est dit dans ce protocole que d'après les rapports entre les université son peut arriver à avoir le diplôme reconnu dans les deux pays. Ces Messieurs ont décidé de faire cet accord, chose qui existe déjà avec Chambéry, comme tout le monde connaît. Il s'agit de vérifier dans les différents domaines qui intéressent l'Institut National Polytechnique de Grenoble et le "Politecnico" de Turin, quels sont les cours où les jeunes étudiants peuvent suivre pendant deux ans les cours en Italie ou en France, et de quelle façon obtenir la reconnaissance du titre. Cela va dans une perspective plus européenne de ce que l'on prévoit ici, parce que nous donnerons la possibilité aux jeunes étudiants valdôtains de vérifier sur la même matière différentes façons de l'affronter et de l'étudier, ce qui est très important.
Dans cette perspective j'imagine que après le Politecnico (j'ai parlé aussi avec le Recteur de l'université, Prof. Dianzani) suivront d'autres contacts; surtout nous comptons de ne pas limiter cette fonction, qu'on a eu à cette occasion de stimuler ces contacts, à la France, mais de l'épanouir dans le restant de l'Europe, dans le but d'aider nos étudiants à fréquenter les cours de la façon la meilleure.
Nous sommes en train de suivre le projet européen Erasmus, qui prévoit l'échange d'étudiants entre les différents pays d'Europe, un projet très important qui va toujours dans cette direction.
Quelqu'un a dit que cette attitude par rapport à l'université est un choix "antistorico e sciocco": je pense que qui fait de telles affirmations y va un peu lourd. On dit aussi que "si ha paura che in Valle d'Aosta si sviluppi una culture ". Je crois que la sensibilité par rapport aux problèmes de la culture en Vallée d'Aoste n'attend pas d'affirmations de ce genre pour démontrer le contraire. Je voudrais rappeler seulement l'existence des écoles en montagne, les consortiums qui géraient l'école; je veux rappeler surtout que les valdôtains qui ont participé à a discussion pour obtenir e statut ont demandé que ce soit le Conseil régional à gérer et à payer lui-même directement l'école.
Je vous signale un article que j'ai eu l'occasion de lire à Grenoble: sous le titre "Diplomatie" ("Le Monde" daté 9 mars 1988) il y avait: "Le 40ème anniversaire du Conseil de la Vallée d'Aoste: un exemple pour l'Europe".
Notre souci est dans cette direction; nous partageons toute une série de soucis qui ont été présentés et nous sommes de l'avis que nous devons quand même intervenir en tenant compte de ce qui a été dit par rapport à la situation actuelle et aussi en fonction de ce que nous voulons construire pour les étudiants de la Vallée d'Aoste.
Il y a une deuxième considération dont on doit tenir compte, c'est-à-dire l'engagement de toutes forces politiques présentes au Conseil régional était celui de ne pas modifier l'organigramme de l'Administration régionale avant la fin de cette législature.
Compte tenu aussi du fait que la Vallée d'Aoste c'est l'unique Région en Italie qui n'a pas un siège universitaire, et que nous avons entre-temps fait un travail dans cette direction, nous ne pouvons pas maintenant penser de voter une loi de ce genre, même avec les modifications que nous pourrions discuter, si l'on ne modifie pas l'organigramme de l'Administration régionale. M. le Surintendant est venu en Commission pour illustrer cette partie technique, que nous ne pouvons pas négliger, parce qu'ici ce n'est pas une question de manque de volonté politique. Ce serait trop facile, après qu'on a voté la loi, arriver ici au mois de septembre, où toute une série de choses prévues par la loi elle-même n'ont pas pu être satisfaites, et nous reprocher de ne pas les avoir faites. Nous n'avons pas un service spécifique qui actuellement puisse s'adonner à cette activité, nous devons l'inventer, nous sommes disponibles et nous croyons dans la nécessité de créer un service spécifique pour les universitaires, mais puisqu'en ce moment cela n'est pas possible, à la suite de cet accord qui a trouvé la disponibilité de toutes les forces politiques présentes au Conseil régional, nous ne pouvons pas négliger ce point, qui est un des points fondamentaux. Ici ce n'est pas question de manque de volonté politique, c'est une question objective, technique, parce qu'il faut une structure qui puisse suivre cela.
Nous pensons de demander donc, à la suite de ces considérations, au parti socialiste de bien vouloir suspendre la discussion de ce projet de loi et revenir sur la question dès le début de la prochaine législature, en vous assurant toute la disponibilité (moi je peux parler de l'Union Valdôtaine) pour continuer cette discussion, mais surtout pour arriver à déterminer une intervention concrète et valable aussi dans les perspectives que je viens de vous illustrer..
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Pascale, ne ha facoltà.
PASCALE (P.S.I.): Vorrei ringraziare anzitutto i Consiglieri che sono intervenuti portando anche un contributo fattivo alla discussione, in modo particolare il Consigliere Sandri che ci ha fatto degli elogi che forse non meritiamo.
Ancora una volta, come già in Commissione, l'Assessore alla Pubblica Istruzione è piuttosto sconcertante. Sulla tematica dell'università ha riproposto temi che avevamo già sentito in Consiglio regionale quando avevamo discusso la mozione che avevamo presentato, cioè il fatto che in Valle d'Aosta potrebbero esserci solo tre-quattro facoltà, il che potrebbe condizionare le scelte degli studenti. Avevamo già detto allora che non ci sembrava questa una preoccupazione che hanno altre Regioni, le quali hanno piccole università con tre-quattro facoltà. Non vediamo perchè la Valle d'Aosta dovrebbe porsi di queste preoccupazioni, e solo queste, per dire no all'università.
L'Assessore ha citato tutta una serie di iniziative che ha portato avanti in questo periodo, che noi gli riconosciamo, per favorire l'istituzione di scuole dirette a fini speciali, iniziative per favorire il riconoscimento paritetico degli studi universitari fra Torino e Grenoble, il progetto Erasmus che deve essere attivato. Tutto è positivo, però non credo che aumenterà il numero degli studenti universitari, perchè il problema di fondo che avevamo posto è questo: la Valle d'Aosta ha il più basso tasso di scolarità universitaria in tutta l'Italia: il 14% contro il 24% della media nazionale. Il problema è di incrementare l'accesso agli studi universitari, di creare più laureati, per creare dopo più dirigenti. Tutte le iniziative assunte non vanno in questa direzione, nè hanno niente a che fare con la legge che abbiamo presentato e che stiamo discutendo, perchè questa proposta di legge va bene per gli studenti che frequentano a Torino, come per quelli che possono frequentare a Grenoble, o in altre scuole europee.
Si tratta di vedere incentivi, meccanismi tali da favorire a scelta degli studi universitari e la frequenza degli studi universitari da parte dei nostri giovani.
L'unica motivazione che l'Assessore ha portato per dire no oggi a questa proposta di legge è che manca l'organico nell'ambito dell'Assessorato alla Pubblica Istruzione. Devo sinceramente confessare che questa argomentazione mi sembra poco seria, perchè se si dovesse, ogni volta che si presenta una proposta di legge, andare a verificare se esiste l'organico o il funzionario che possa portare avanti le iniziative, questo criterio lo si dovrebbe seguire anche per le proposte di legge che presenta la Giunta.
Nella realtà sappiamo che nell'ambito della Pubblica Amministrazione molto spesso si crea prima la funzione e poi si crea il posto in organico, affidando provvisoriamente l'incarico a qualche funzionario. Vorrei sapere dal Presidente della Giunta, che è anche il capo dell'Amministrazione, se tra i 1600 dipendenti della Regione non ne esista uno al quale possa provvisoriamente essere affidato questo servizio che riguarda gli studenti universitari, in attesa di modificare la pianta organica.
Vorrei sapere se questo è un argomento serio e convincente per dire di no ad una proposta di legge che poi si ritiene valida. Qui siamo nel ridicolo.
Dirò di più. Questo discorso dell'organico era già stato fatto dall'Assessore tre anni fa al momento della originaria proposta di legge, era già stato detto allora che la Pubblica Istruzione non aveva nel suo ambito un ufficio per seguire gli studenti universitari, il che vuol dire che l'Assessorato ha avuto tre anni di tempo per modificare questa pianta organica, e non l'ha fatto.
Si chiede il rinvio alla prossima legislatura; ma allora ci sarà un nuovo Consiglio regionale e non possiamo sapere come la penserà il Consiglio della prossima legislatura. Inoltre, rinviare alla prossima legislatura vuol dire già perdere un anno, perchè approvandola adesso questa proposta di legge può essere operativa per l'anno accademico che inizia a settembre, mentre approvandola nella prossima legislatura slittiamo di un anno. Eppure abbiamo sottolineato, e credo che su questo convengano l'esecutivo e le forze di maggioranza, il fabbisogno urgente che c'è di questi dirigenti, di questi laureati per la Valle d'Aosta per gli anni a venire.
La maggioranza ha dimostrato oggi una poca coerenza, perchè alcune volte dice delle cose e poi ne fa altre quando siamo alla prova della verità, a meno che la vera motivazione che porta a respingere questa proposta non sia quella che essa venga da parte di un gruppo di opposizione, perchè non mi pare di aver ascoltato delle motivazioni contrarie sul contenuto della legge.
Mi auguro che non sia questo il motivo, non solo perchè smentirebbe tutte le belle parole che sono state dette dal Presidente della Giunta e dall'esecutivo sulla fattiva collaborazione che dovrebbe esserci fra la maggioranza e la minoranza, ma svilirebbe proprio il ruolo del Consigliere regionale, soprattutto di opposizione, al quale è consentita la critica, ma non è permesso di dare un contributo concreto su quelli che sono i problemi della comunità.
Non credo che sia questo il ruolo del Consigliere regionale; se la maggioranza crede questo, non fa onore alle forze politiche che la compongono.
Se volessi sintetizzare questo dibattito direi che oggi l'opposizione ha volato alto, mentre la maggioranza si è nascosta fra i cespugli.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare l'Assessore alla Pubblica Istruzione Faval, ne ha facoltà.
FAVAL (U.V.): Je veux vous donner une démonstration de la disponibilité de la majorité à collaborer avec l'opposition, parce que nous avons l'habitude de faire des affirmations auxquelles nous croyons.
J'ai demandé au Conseiller Pascale de renvoyer la discussion de ce projet de loi pour les raisons que j'ai expliquées. Je ne crois pas que de la part du Parti Socialiste et de l'Union Valdôtaine puisse changer l'attitude face à ce problème.
Nous disons que les représentants de l'Union Valdôtaine, n'importe qui soit présent au Conseil régional, continuent une certaine activité politique; en tout cas, pour démontrer que nous croyons à ce que nous disons, quand je dis qu'il y a toute une partie importante de la loi que nous partageons, je suis disponible à discuter en Commission avec M. Pascale les intégrations que nous demanderions à cette loi, de façon à obtenir qu'il y ait toute une série de questions ouvertes dont je vous viens de dire, parce que nous ne voudrions pas fermer avec cette loi toute une série de possibilités que nous avons.
Je demande aussi que l'on dise très clairement que nous allons voter cette loi parce que nous croyons à toute une série de données qui sont contenues là dedans, mais que pour la réalisation de la même en fonction des possibilités de l'organigramme on verra au fur et à mesure qu'on pourra améliorer la situation à l'intérieur des bureaux. Ce n'est pas une sottise, ce n'est pas une excuse, mais c'est une réalité, et vous la connaissez.
Donc je vous demande de vouloir discuter à nouveau la loi, avec les amendements que nous présenterons, et de prévoir aussi que la réalisation de cette loi est en fonction de l'organigramme existant à l'Assessorat.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Pascale, ne ha facoltà.
PASCALE (P.S.I.): Accetto il rinvio in Commissione per esaminare assieme all'Assessore la possibilità di emendamenti alla proposta di legge, al più presto.
PRESIDENTE: La proposta di legge n. 484 viene rinviata in Commissione.
IL CONSIGLIO prende atto.
