Trascrizione informale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 295 del 28 dicembre 1974 - Resoconto

OGGETTO N. 295/74 - Dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta.

Andrione (UV) - Chiedo la parola al Presidente del Consiglio per illustrare brevemente le dichiarazioni programmatiche.

Dolchi (Presidente) - La parola al Presidente della Giunta.

Andrione (UV) - Monsieur le Président, Mesdames, Mademoiselle, Messieurs, comme je viens de le rappeler au début de cette séance, la crise a été résolue d'une façon improvisée et j'affirme que nous nous sommes trouvés dans un cas d'état de nécessité.

Une longue milice politique qui a commencé il y a vingt-six ans dans les rangs de l'Union Valdôtaine et que j'ai poursuivie à différents échelons, me rends parfaitement conscient des graves responsabilités que, en ce moment, j'ai assumée.

Je crois également que les trois mouvements régionalistes ont donné la même preuve de responsabilité en assumant dans une période difficile et devant une crise qui risquait de s'éterniser en dégradant la fonction du Conseil régional et de l'Administration régionale, en prenant, disais-je, leurs responsabilités.

De même nous croyons que cela a été un acte de courage de la part des partis nationaux qui appuient cette Junte, de rester à l'extérieur pour marquer encore plus clairement qu'il ne s'agit qu'une Junte de transition.

Il est clair cependant que la massive présence des mouvements régionalistes est une garantie pour la défense de la minorité valdôtaine, est une garantie pour tous ceux qui, comme nous, pensent que les peuples, même petits, ont le droit de vivre. C'est à cause de cet aspect que Monsieur Fosson, qui personnellement en ce moment aurait préféré ne pas recouvrir des charges, a accepté, sur invitation du Comité exécutif de l'Union Valdôtaine, de prendre la place, lourde de responsabilités, de l'Assessorat aux Finances.

C'est en même temps une garantie pour ce qui concerne la valorisation et le développement de la culture valdôtaine parce que nous sommes convaincus que sans des études approfondies, sans un développement et une diffusion générale de la culture, il est impossible pour notre peuple de sortir de la situation dans laquelle tant d'années de domination l'ont placé.

C'est pourquoi je répète ici le mot de Danton qui disait: "Ce qui est le plus nécessaire au peuple, après le pain, c'est l'instruction". C'est pourquoi également, d'entente avec Mademoiselle Viglino, nous avons l'intention de donner une priorité absolue dans la mesure où cela sera possible, à la création de bibliothèques afin qu'en Vallée d'Aoste tout le monde, mais en particulier les jeunes gens, puissent se former à la vie sociale et politique.

Signore e Signori, farò in italiano le dichiarazioni più specificatamente politiche al fine che il dibattito sia chiaro e preciso per tutti.

Innanzitutto questa non vuole e non può essere che una Giunta di transizione poiché il quadro politico non è ancora chiaro e ogni forza deve trovare la sua precisa collocazione. Non abbiamo accettato alcun altro impegno se non quello preciso di dire al Consiglio che questa è una Giunta a termine e che a questo termine sarà necessario che tutte le forze politiche precisino chiaramente quello che pensano di fare, quello che desiderano, quello che vogliono per il bene della Valle d'osta.

Ma, d'altra parte, era indispensabile avere il coraggio di dare un colpo di frusta, come si dice in francese, di dare "un coup de barre", si indicare qualche cosa perché da un lato la vita amministrativa era completamente paralizzata e dall'altro i giochi politici stavano diventando talmente complicati e talmente sottili che più si andata avanti e meno si intravedeva una soluzione.

È per questo motivo che noi, al fine di turbare il meno possibile il buon andamento dei lavori del Consiglio e l'ordinata discussione di quanto vi proporremo, abbiamo pregato il Partito Comunista di voler lasciare il Presidente Dolchi e l'Ufficio di Presidenza al suo posto.

Preghiamo ugualmente, per quanto riguarda le Commissioni consiliari, che si facciano soltanto i minimi, indispensabili movimenti ma che, attraverso questi fatti, si dimostri che questa Giunta è una Giunta che vuole amministrare, vuole permettere a tutti di definire una politica, non è un Governo stabile.

Per arrivare alla formazione di questa Giunta è stato necessario, come dicevo prima, da parte di tutti i partiti nazionali, accettare il sacrificio di non fare parte dell'esecutivo.

Noi crediamo che questi partiti hanno compreso quella che era l'imperiosa necessità del momento e affermiamo qui solennemente che sono liberi essi di trovare altre soluzioni quando e come lo credono.

Per questi motivi non è possibile, come si sta tentando di fare da più parti, mettere su una Giunta di transizione delle etichette relative alla vita politica nazionale; parlare di centro sinistra o di centro destra o di sinistra non ha nessun significato quando i partiti che compongono queste formule non sono rappresentati nell'esecutivo.

Noi dell'Union Valdôtaine abbiamo detto e ripetuto numerose volte, e lo ripetiamo qui, che non crediamo al facile manicheismo con il quale si divide destra e sinistra e con il quale, semplicemente appiccicando un'etichetta a qualcuno, lo si rende gradevole o sgradevole a seconda dei punti di vista.

Noi crediamo che i nostri movimenti abbiamo il dovere fondamentale di amministrare la Valle d'Aosta, di ricercare l'integrale applicazione dell'autonomia, di fare innanzitutto del regionalismo e, anche se l'espressione può apparire forte, voglio dirla in Consiglio, e di servirsi dei partiti nazionali nella misura in cui questi partiti aderiscono al regionalismo integrale che noi rappresentiamo.

È per questo che, come ogni altra Giunta che ci he preceduto, perché non vogliamo togliere meriti a nessuno, noi garantiamo di ricevere il massimo sviluppo dell'autonomia e, in tal senso di richiedere il trasferimento delle funzioni amministrative dello Stato alla Regione.

A questo proposito, tengo a ringraziare pubblicamente il Presidente Dujany che al momento del passaggio delle consegne mi ha illustrato la posizione del problema e mi ha offerto la sua totale collaborazione perché questo importantissimo problema, questo importantissimo punto che permetterà una maggiore autonomia alla Regione sia portato in porto al più presto possibile. Dichiaro subito che approfitterò di questa sua generosa proposta e che lo consulterò su questi problemi.

Allo stesso, nella stessa misura, riteniamo che sia ormai indispensabile che vengano emanate le famosissime norme di attuazione. In particolare crediamo che sia necessario per la Valle d'Aosta, faccio un accenno, avere la possibilità di nominare dei Segretari comunali anche non laureati. Sono cose che l'Alto Adige ha già ottenuto nel famoso pacchetto; crediamo che in questo momento politico, con l'aiuto di tutti i partiti nazionali, anche per la Valle d'Aosta sia possibile ottenere un pacchetto e mi piace ricordare qui un esempio clamoroso di questa possibilità e cioè lo sforzo di tutti, dalla Giunta presieduta dal Presidente Dujany, dal Partito Comunista con il Senatore Germano, dalla Democrazia Cristiana con il Senatore Berthet che a quei tempi è riuscita a ottenere un riparto che è un riparto onesto e giusto e che mi permetto di dire che è il solo riparto che noi abbiamo sempre chiesto.

Veniamo a esaminare quelli che sono gli impegni più precisi, più concreti di questa Giunta.

Innanzitutto vogliamo dire che, dato che crediamo profondamento nella democrazia, sarà nostra cura valorizzare al massimo i lavori del Consiglio, sarà nostra cura accettare il contributo di tutte le forze politiche e sindacali e delle altre forze sociali. Vogliamo che i dibattiti, la discussione, le proposte siano quanto mai numerosi, riserviamo però al Consiglio regionale e alla Giunta, per quanto di sua competenza, di prendere delle decisioni perché fare politica non vuole dire parlare, vuole dire avere il coraggio di decidere, anche quando decidere costa dei sacrifici, anche quando è impopolare.

È seguendo questa linea che fin dalla mia elezione quale Presidente, elezione che avevo accettato con riserva e con l'accordo di tutte le forze politiche che sostengono questa Giunta e dei miei colleghi, ho pregato il Presidente Dolchi, che ha accettato, di trasferire l'Ufficio Stampa della Regione dalle dipendenze della Giunta a quelle del Presidente del Consiglio. E ciò perché l'informazione deve essere democratica, perché bisogna che siano riportate le differenti opinioni, che l'opinione pubblica prenda parte su ogni problema per le soluzioni date dall'uno o dall'altro partito. In tal modo noi crediamo che sarà possibile non soltanto informare ma anche formare alla politica la popolazione valdostana.

Nella stessa misura, e voi sapete tutti, Signori, che è quasi diventato il mio pallino, ci impegniamo per dare sede adeguate nel più breve tempo possibile ai Gruppi consiliari affinché il tono del dibattito e i lavori di questo Consiglio possano svolgersi nel modo migliore, al più alto livello possibile, in modo da dare un vero esempio di preparazione e di approfondimento della politica regionale.

Nello stesso senso pensiamo di presentare, ai termini dello Statuto, un progetto di legge per l'organizzazione del referendum regionale, prova di democrazia diretta, che ci sembra essere molto importante.

Venendo all'amministrazione vera e propria, il nostro primo impegno sarà quello di cercare di collaborare affettuosamente ma fermamente, con tutto il personale e senza smentire l'Isap, accettando anzi i suggerimenti che vorrà dire, crediamo che sia indispensabile fare tutto quello che può essere fatto subito.

Crediamo cioè che sia indispensabile che tra amministratori e burocrazia vi siano rapporti cordiali, precisi e vi siano rapporti di collaborazione. Al prossimo Consiglio spero di poter illustrare una delibera che la Giunta prenderà prossimamente, delibera che io ritengo, e spero che molti di voi condivideranno questa idea, di fondamentale importanza.

Cercheremo ugualmente di impostare, perché sarebbe presuntuoso dire di più, di impostare il problema della meccanizzazione dei servizi regionali. Molto sovente abbiamo dovuto constatare che quella che è la più vecchia Regione autonoma dello Stato italiano è anche, sotto certi profili, la più arretrata e che l'Amministrazione da noi è sovente condotta con i metodi dell'inizio del secolo, quando vi sono possibilità enormi di sveltire il lavoro, di perfezionarlo, di avere sempre dati aggiornali e, di conseguenza, di condurre l'Amministrazione con conoscenza di causa.

Ugualmente prendiamo l'impegno di presentare, anche qui nei più brevi termini possibili, un bilancio all'approvazione del Consiglio. Per evidenti ragioni sarà un bilancio tradizionale, non è in questo momento che si possono vantare aspirazioni di un bilancio rivoluzionario; cercheremo però di presentare, accanto a questo bilancio, una parte funzionale e cioè, seguendo quello che era l'insegnamento del professor Onida all'Università di Torino, cercheremo di presentare non bilanci diversi ma bilanci differenziati, per esigenze differenziate.

E in questo stesso campo che è quello dell'attività specifica della spesa pubblica, cercheremo di dare applicazione agli studi già avvenuti della programmazione. Noi non crediamo nella perfezione, sappiamo che siamo soggetti a sbagliare e accettiamo il rischio che prendiamo oggi. Non crediamo quindi che sia opportuno continuare a eternizzare degli studi che ormai hanno più di dieci anni e che questo Consiglio non ha quasi mai dibattuto.

Nel prendere le consegne della carica di Presidente ho appreso che i residui passivi ammontano a ventiquattro miliardi di lire circa; ritengo che questa somma sia enorme, sono ventiquattromila milioni immobilizzati proprio perché quanto è stato detto dalla programmazione non ha trovato la sua naturale conclusione. Sono ventiquattromila milioni di lire che, se dovessero essere oggi spesi per corrispondere alle opere previste, sarebbero insufficienti e che servono invece per trasformare un ente come la Regione che ha il dovere di investire, che ha il dovere di creare le strutture attraverso cui si forma il benessere delle Nazioni, in una specie di piccolo travet che gioca al risparmio e mette i soldi in banca. Noi non siamo d'accordo su questa impostazione, noi diciamo che, in maniera oculata, diciamo che, in maniera onesta, vogliamo spendere i soldi della Regione.

Il più urgente e forse uno dei più gravi problemi di questo momento è quello della sanità. Vi sono scadenze prossime che mettono la Regione in una situazione difficile, in una situazione che potrebbe diventare pericolosa.

Con il 1° gennaio dell'anno 1975, e non vi manca certo molto, saranno trasferiti alla competenza regionale gli ospedali esistenti nella Regione. L'ospedale di Aosta ha un passivo che, dalle informazioni che ho avuto recentemente, ammonta a oltre cinque miliardi. Non si sa ancora adesso chi sarà chiamato a colmare questo passivo e in questo campo faremo fronte comune con tutte le altre Regioni, noi diciamo che la sanità è un onere dello Stato e non siamo disposti ad accettare che, con la solita disinvoltura, si passi un carico di questo genere, una patata bollente, perché sia la Regione a trovare la soluzione.

Vi sono ugualmente degli adempimenti legislativi di grandissima urgenza, per esempio la legge prevede la nomina di un Comitato di collegamento e abbiamo già stabilito per domani, d'intesa con altre forze politiche, una riunione con i Sindacati per cercare di trovare una soluzione a questo problema, vale a dire nominare il Comitato attraverso un decreto del Presidente della Giunta.

Vi è ugualmente sul tappeto il grosso problema del decentramento amministrativo. Voi tutti ricordate le nostre perplessità, non condivise da tutti i Gruppi che oggi appoggiano la maggioranza, le nostre perplessità espresse in una mozione sulla legge delle Comunità di montagna.

Non riteniamo però che sia corretto e democratico fare valere oggi queste perplessità e di tenere una legge che non ha già, non ha mai avuto applicazione, chiusa in un cassetto quasi fosse una da boicottare. In tal senso, con adesione immediata e pratica abbiamo chiesto alla programmazione copia del rapporto stilato da quegli uffici per lo studio del piano di ripartizione fra le diverse comunità, per lo studio delle modifiche indispensabili alla legge, perché essa possa essere operante. Come Presidente, anche se personalmente potevo essere confortato dal parere di persone che in quel momento non erano ancora Assessori, ma come Presidente ho chiesto al Segretario generale di inviare immediatamente il rapporto della programmazione alle sette Comunità montane, a tutti i Gruppi politici; nella lettera di trasmissione vi è ugualmente detto che le Comunità montane, i Gruppi politici e le altre forze che lo chiedano, debbono, preferisco dire "debbono" fare i loro rilievi e le loro osservazioni entro il 30 gennaio 1975 e che debbono ugualmente nominare due rappresentanti per Comunità, in modo da essere presenti alla discussione che avverrà tra la Giunta, l'Ufficio programmazione e tutti i Consiglieri che vorranno essere presenti, oltre i rappresentanti delle Comunità montane, circa gli adempimenti necessari per la distribuzione delle somme iscritte dallo Stato a favore delle Comunità montane e per lo studio delle modificazioni alla legge, necessari per questi adempimenti.

Non si tratta certo di avere risolto, anche dopo il 17 febbraio, il gravissimo problema del decentramento amministrativo, si tratto solo di dimostrare che la nostra intenzione è quella di agire, e di agire in modo democratico.

Quali punti particolarmente qualificanti dell'operato di questa Giunta, abbiamo concentrato la nostra attenzione sulla casa e dichiariamo che nel prossimo bilancio sarà approvato il finanziamento per la casa. La casa a tutti e in questo campo tutti i valdostani devono essere uguali, tutti coloro che risiedono in Valle sono uguali agli occhi della Giunta poiché i tuguri si trovano ad Aosta come a Brissogne; questa legge sarà aperta e e democratica e noi speriamo in tal modo di dimostrare concretamente con i fatti quali siano le nostre posizioni.

Vorremmo ugualmente proporre nella legge sulla casa la proposta già fatta dallo Stato e che ci pare equa, quella di un canone indicizzato secondo i dati Istat e cioè che non avvenga più quello strano fenomeno che avviene adesso per il quale esistono case per i lavoratori il cui affitto è di tremila ottocento lire, case il cui affitto è di ottomila, case il cui affitto è di venticinquemila.

Riteniamo che l'equo canone vuole dire canone uguale per tutti, quale che sia la data di entrata in un certo alloggio e, di conseguenza, pensiamo che questa riforma, già voluta dallo Stato, debba essere accettata e sottolineata dalla Regione.

Un impegno tutto particolare, e vorrei dire anche personale, è quello riguardante la legge urbanistica. Noi riteniamo che il nostro territorio sia la più grande risorsa della Valle d'Aosta; riteniamo che se non procediamo all'emanazione di una legge urbanistica, in primo luogo, come legge di transizione e alla formazione successiva di un Piano Regolatore regionale, riteniamo che la valle d'Aosta avrebbe perso la sua battaglia perché saremmo mangiati vivi e distrutti.

È per questo che la legge intende prendere la legge urbanistica Manganoni, la chiamo così per comodità e credo che tutti mi capiate, rivedere alcuni punti che hanno suscitato delle perplessità in diverse forme politiche e inviarla ai Gruppi consiliari per un primo esame e quindi, dopo le necessarie discussioni che speriamo siano aspre ma concrete, portare questa legge in Consiglio.

Per quanto ci riguarda, vogliamo indicare le grandi linee di quella che sarà la legge urbanistica della Giunta regionale; innanzitutto stroncare la speculazione, da qualsiasi parte venga e sotto qualsiasi mantello si nasconda; in secondo luogo, valorizzare i vecchi villaggi abbandonati, patrimonio enorme di cultura e di tradizioni e riuscire a reinserirli nella vita economica moderna.

La legge non sarà così restrittiva da impedire ogni attività edilizia ma sarà una legge che darà un tempo ragionevole alla futura Giunta regionale per predisporre quell'indispensabile strumento di lavoro che è il Piano Regionale Urbanistico.

Su due altri problemi la Giunta di transizione chiede al Consiglio di capire una posizione, non dico di rinvio nel senso brutale della parola, perché evidentemente ci occuperemo a fondo e della scuola e dei trasporti, ma chiede al Consiglio di capire che è impossibile, per una Giunta di transizione, prendere un impegno serio su problemi di questo genere.

La scuola è il certo della grave crisi che sconvolge la nostra società. Noi abbiamo delle idee in materia; cercheremo, nella misura del possibile, di applicarle e ci impegniamo a seguire il lavoro iniziato dalla Giunta precedente per quanto riguarda i decreti delegati. Al tempo stesso è chiaro che sarà nostro sforzo quotidiano quello di ottenere l'applicazione integrale dell'articolo 40 dello Statuto.

Nello stesso modo intendiamo procedere per i trasporti; secondo noi la situazione non è ancora chiara, le idee sono molto contrastanti e vi sono dei problemi di fondo che non si possono risolvere con facili affermazioni. Abbiamo bisogno di una analisi dei costi, abbiamo bisogno di studi profondi che riescano a superare quell'ostacolo che a prima vista sembra insormontabile: l'orografia della Valle d'Aosta. Trasporti pubblici che debbano collegare Rhêmes-Notre-Dame e Gressoney-La-Trinité sono cose che neanche gli Stati Uniti d'America o Nazione ancora più ricca possa pagarsi senza dichiarare fallimento a priori. E non crediamo nemmeno che questa sia la priorità delle priorità quando sul tappeto, in modo empirico, debbono essere affrontati tanti altri problemi sociali, quali la scuola materna, gli asili nido e potrei continuare a lungo un'elencazione di questo genere.

Io ho finito, ho descritto soltanto quelle che sono delle linee di tendenza e degli impegni di questa Giunta. Io prego tutti che dalle differenti posizioni cerchino di collaborare per il bene della Valle d'Aosta.